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T ARTICOLI DEL 13 settembre 2008
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IN EVIDENZA
- Alitalia: manca il
carburante, voli garantiti fino a domenica (Il Sole 24 Ore 13 settembre 2008)
- SINDACATI E PILOTI
Compagnia di veto. di Dario Di Vico (Il
Corriere della Sera 13-9-2008)
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15.40 - Lunedì parte la cassa integrazione
Lunedì prossimo il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi,
attiverá le procedure di cassa integrazione per il personale di volo dei 34
aerei giá messi a terra. Ad annunciarlo ai sindacati, riferiscono fonti presenti
all'incontro ai sindacati è stato lo stesso Fantozzi nel corso dell'incontro
alla Magliana. Le 34 macchine erano state messe a terra con l'attuazione del
piano varato dall'ex presidente della compagnia Maurizio Prato.
15.30 - Voli garantiti fino a lunedi
«Fino a domani abbiamo i voli garantiti, da lunedì no. Non ci
riforniscono di carburante». Lo ha detto il commissario straordinario di
Alitalia Augusto Fantozzi secondo quanto hanno riferito i sindacati.
14.00 - Sabelli: l'offerta della CAI non cambia
Non si è fatta attendere la risposta della cordata italiana alle sollecitazioni
del commissario straordinario di Alitalia, Fantozzi, dopo l'incontro a Palazzo
Chigi. La Cai ha detto l'amministratore unico della Cai, Rocco Sabelli, ha la
massima disponibilità a proseguire la trattativa sull'Alitalia, ma tenendo
ferma la propria proposta sul piano industriale e sui contratti. Uscendo da
Palazzo Chigi dove ha partecipato all'incontro presieduto dal sottosegretario
alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
«Niente di nuovo - ha risposto Sabelli ai giornalisti che lo hanno interpellato
all'uscita della sede del governo -. Abbiamo ribadito a Letta la nostra
posizione sulla proposta di contratto e di piano. C'é disponibilità assoluta a
trattare, ma la nostra posizione é ferma: Non ci muoviamo da lì - ha concluso
Sabelli - perché crediamo nel progetto».
13.45 - Fantozzi: la situazione sta precipitando.
Alitalia non fallisce stasera ma la situazione è «davvero
grave». Non usa giri di parole Augusto Fantozzi, commissario straordinario
della compagnia di bandiera, lasciando Palazzo Chigi dopo aver fatto il punto
sulla vicenda con il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e l'ad della
nuova società Cai Rocco Sabelli. «Le cose stanno precipitando - spiega ai
cronisti - ci sono problemi di carburanti, i creditori stringono i freni. La
cassa sta finendo e ci sono problemi di carburante. Io vado doverosamente -
dice Fantozzi - ad ascoltare i sindacati, ho ascoltato il governo, dirò ai
sindacati quello che devo dire, farò quello che devo fare». Fantozzi ha chiesto
a tutte le parti in gioco di «dimostrare buona volontá, questo è il momento
della veritá. Dobbiamo lavorare tutti insieme per salvare Alitalia. Ogni
componente deve fare la sua parte, soprattutto i lavoratori ma anche la Cai».
13.34 - Berlusconi: il Governo non chiude la trattativa «Non è
vero che il governo chiude la trattativa su Alitalia. L'Esecutivo è sempre
disponibile con i suoi ministri, e oggi anche con il presidente del Consiglio,
per dare tutto il supporto possibile per giungere all'unica soluzione possibile
per evitare il fallimento della compagnia». Lo ha affermato il premier Silvio
Berlusconi, conversando telefonicamente con l'Ansa,
mentre rientrava da Bari a Roma per coordinare gli incontri del Governo sulla
vicenda delle compagnia. La situazione dell'Alitalia «mi preoccupa moltissimo,
non riesco a capire cosa succede e perchè ci sia questo atteggiamento suicida,
ci sono motivazioni politiche che non hanno nulla a che fare con le richieste dei
lavoratori. Oggi mi incontro con il sottosegretario Letta
per dare il contributo alla soluzione del problema».
12.30 - Fantozzi convoca i sindacati
Il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi
convoca i rappresentanti sindacali in azienda alle 14 di questo pomeriggio,
«accogliendo la loro richiesta e per comunicazioni urgenti».
All'aeroporto di Fiumicino, intanto, si registrano le proteste
di alcuni manifestanti ma la situazione è tranquilla e i voli sono regolari.
ROMA - "Dobbiamo assolutamente risolvere la questione, altrimenti
si scatena il caos". Il caso Alitalia piomba di nuovo sul tavolo di
Palazzo Chigi. E per la prima volta il premier Silvio Berlusconi deve fare i
conti con uno scenario completamente mutato: non più a un passo dalla soluzione,
bensì a un passo dal blocco del trasporto aereo in tutta la penisola.
"Perché - rifletteva ieri sera Berlusconi con i suoi più stretti
collaboratori - se si va al fallimento si fermano per mesi i collegamenti
aerei. Una figuraccia". Con una caduta verticale del consenso per il
governo "del fare". Una situazione drammatica che pareva ormai
scongiurata, dopo la formazione della cordata italiana guidata da Roberto
Colaninno e l'approvazione di un decreto ritagliato su misura, e con tanti strappi
alla regole sui fallimenti e sulla concorrenza, proprio sulla Cai, la Compagnia
area italiana.
Correre ai ripari, è diventato allora l'imperativo di Palazzo Chigi. Berlusconi
ha chiesto un intervento diretto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,
troppo defilato in questa vicenda che, infatti, al Tesoro considerano "in
appalto" a Gianni Letta, più capace di mediare nelle intricate relazioni
sindacali. Ma ora servono soldi. Risorse per provare a compensare le perdite
retributive (fino a quasi il 30 per cento) dei piloti. Perché è qui che si è
incagliata la trattativa notturna. Il come dovrà trovarlo Tremonti. Ci vuole
creatività, perché il premier non vuole "fallire" su uno scenario,
che per ragioni oggettive, è diventato globale. Le grandi compagnie del volo (Air
France, Lufthansa, British) da tempo si sono attestate lungo la riva del fiume.
Tremonti si è messo al lavoro.
Ma il premier ha giocato anche sull'altro versante: quello dei rapporti con la
cordata tricolore. Ci sono stati contatti anche con Banca Intesa di Corrado
Passera, l'advisor che ha preparato il "piano Fenice" rendendo
plausibile via via la costruzione di una soluzione alternativa al fallimento. E
- pare - ci sia stata anche una lunga telefonata tra il presidente del
Consiglio e lo stesso Colaninno, prima che questi riprendesse il treno per la
sua Mantova. Il patron della Piaggio è stato irremovibile: "Io non posso
fare niente. Mantengo la mia offerta ma chiedo un sì o un no". Modello
Jean-Cyril Spinetta, l'uomo forte di Parigi, che se ne andò di fronte ai niet
dei nostri sindacati e all'opposizione del centro destra guidato proprio da
Berlusconi. Ma il pressing non si è fermato. A Colaninno il premier ha
ricordato anche le misure varate per spianare la strada a una soluzione tutta
italiana per la compagnia di bandiera. Più o meno: "Se facciamo una
figuraccia noi, la farete anche voi. Come noi, d'altra parte, siete passati
come i salvatori della patria". Insomma, serve un passo avanti. Non ci si
può ritirare alla vista del traguardo. In gioco ci anche sono i nuovi rapporti
tra Berlusconi e l'establishment industriale. E ciascuno, a cominciare dai 16
cosiddetti "capitani coraggiosi", ha più di un interesse perché il
piano Fenice decolli.
È che la strategia di Colaninno e Passera non aveva previsto il peso dei
piloti. Anzi, pensavano di aggirare il potere dei piloti proprio attraverso
l'introduzione di un contratto unico e, dunque, con la costituzione di una
rappresentanza sindacale non più frantumata in tante categorie. I piloti hanno
detto tanti no dopo avere scoperto di essere quasi la metà in esubero (circa
mille su duemila). Hanno fermato lì la trattativa - e fatto infuriare il
ministro Altero Matteoli, rappresentante di An con cui i comandanti hanno
sempre flirtato -nonostante la proposta di inserirli tra i dirigenti e la
possibilità di ricorrere al part time per ridurre il numero degli eccedenti.
Uno stop che ha impedito anche agli altri, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, di tentare
l'affondo. Quello che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni - stando a alcune
ricostruzioni -, avrebbe pure rischiato se non fosse stato fermato dagli altri
nella notte: "Se firmi senza i piloti domani ti ritrovi con tutti gli
aerei a terra". Sarebbe stata una sconfessione. Oppure un suicidio
sindacale.
Forse non restano più di 48 ore per uscire dal pantano. Ma lo scenario non può
nemmeno escludere la discesa in campo di Mediobanca di Cesare Geronzi. E allora
l'ultimo feroce scontro sulla governance di piazzetta Cuccia potrebbe
cominciare a leggersi sotto una chiave diversa. Politica.
(13 settembre 2008)
Una cosa va messa subito in chiaro: quello che sta andando in
scena in queste ore a Roma non è un tradizionale conflitto sindacale. Nella
storia, anche recente, della rappresentanza dei lavoratori italiani abbiamo
assistito a battaglie e vertenze molto aspre durate giorni e giorni. In gioco
quasi sempre c'era la forza del sindacalismo italiano, la difesa delle sue
postazioni e la capacità di condizionare le decisioni della controparte ma in
un contesto in cui le ragioni di un interesse comune allo sviluppo dell’azienda
assai raramente sono venute meno. In Alitalia è diverso. Nella compagnia di
bandiera vige, purtroppo ormai da tempo immemorabile, una forma particolare di
governance che è non esagerato chiamare «consociativismo aereo». Partiti,
governi di turno, management e sindacati hanno dato vita a una gestione
irresponsabile delle risorse che ha portato alle degenerazioni descritte ieri
su questo giornale da Sergio Rizzo. A pagare alla fine era Pantalone e in
questo marasma si sono perse o diluite le differenze di comportamento tra
sindacalismo autonomo e tradizione confederale. E non è certo un caso che in
queste ore i leader del tavolo appaiano i rappresentanti delle organizzazioni
dei piloti e che la busta paga sia composta da 550 voci.
Il consociativismo non vuole la privatizzazione dell'Alitalia.
Il primo test della pervicace volontà di boicottare il risanamento lo abbiamo
avuto sei mesi fa, quando il sindacato decise più o meno a tavolino di far
scappare Air France, di rendere impossibile la vendita ai francesi pur di
preservare lo status quo. Il governo di allora, guidato da Romano Prodi, a
causa delle contraddizioni interne e dell'influenza esercitata dalla Cgil, non
riuscì a rompere l'incantesimo e ne ha pagato le conseguenze. Con il
centro-destra a palazzo Chigi il copione si sta ripetendo. La propensione al
veto di piloti e sindacalisti dell’Alitalia è no partisan, non guarda in faccia
a nessuno.
La richiesta di discutere congiuntamente esuberi e piano
industriale si sta rivelando un machiavello per evitare non solo la
normalizzazione dell'Alitalia, ma persino di discutere gli indispensabili
sacrifici richiesti dalla situazione pre-fallimentare. L'obiettivo dei
consociativi è quello di limitare preventivamente l'autonomia della nuova
dirigenza ed evitare di mettere in discussione i propri privilegi. Come
interpretare altrimenti la pretesa che le organizzazioni dei piloti possano
mettere bocca sulle promozioni, l'assegnazione degli incarichi e persino le
assunzioni? Non è bastato finora che in sede di mediazione si individuassero
aree contrattuali specifiche e forme contrattate di flessibilità per chi guida
un aeromobile. Anpac e soci vogliono di più, vogliono tenere in mano la cloche
delle scelte aziendali come è riuscito loro in tutti questi anni nonostante il
Paese sia stato guidato da coalizioni di colore opposto.
Stando così le cose è ovvio che il negoziato sia appeso a un
filo e il futuro della compagnia di bandiera appaia nero. In queste settimane
si è aperto sul piano Fenice un ampio dibattito di politica industriale e
aziendale che ha visto confrontarsi — con pareri opposti — sia economisti sia
uomini d'impresa. Se però ad avere la meglio sarà il partito del veto ci sarà
poco da gioire anche per chi ha legittimamente criticato il piano. E' difficile
che un terzo compratore si azzardi a bussare.
13 settembre 2008
ROMA — Perché in Italia esistano ben due sindacati autonomi dei
piloti d'aereo, per i più rimane un mistero. Tutto ha origine quando c'era
ancora l'Ati. Quelli che guidavano gli aerei della compagnia domestica dell'
Alitalia erano guardati come piloti di serie B e allora orgogliosamente presero
le distanze dall'Anpac, fondando il sindacato che poi sarebbe diventato
l'Unione Piloti. Da allora, i rapporti sono stati di forzata fratellanza.
Differenze nelle piattaforme sindacali, praticamente nessuna: a parte qualche
passato distinguo sui tempi della privatizzazione dell'Alitalia. E anche sulla
tragedia della compagnia di bandiera, siamo più che altro alle sfumature. A
Fabio Berti (42 anni), presidente dell'Anpac, non dispiaceva la soluzione Air
France? Massimo Notaro (53 anni), capo dell'Unione Piloti, avrebbe preferito un
matrimonio con l'Iberia o Lufthansa. O magari con russi o cinesi. Notaro voleva
partecipare con i suoi iscritti e il sostegno finanziario delle banche di
credito cooperativo alla gara per comprare l'Alitalia? Berti adesso rilancia pure
lui allo stesso modo, lasciando intendere che dietro ha nientemeno che
l'Unicredit di Alessandro Profumo (che ha però smentito). Ma sulla sostanza, e
cioè che le buste paga dei piloti non si devono nemmeno sfiorare con il
pensiero, la sintonia è assoluta.
Inutile pure cercare differenze nei rispettivi punti di
riferimento politici, che all'Alitalia, com'è noto, sono imprescindibili. Tanto
l'Anpac quanto l'Unione Piloti hanno sempre guardato verso la stessa direzione:
il centrodestra. Anzi, più destra che centro. Soprattutto adesso, che al
governo è tornato Silvio Berlusconi e che al ministero delle Infrastrutture e
dei Trasporti, dicastero con compiti di vigilanza sulla compagnia di bandiera,
si è insediato il sindaco di Orbetello Altero Matteoli, esponente di spicco di
Alleanza nazionale e padre di Federico Matteoli: nome noto in azienda, se non
altro perché è stato l'ultimo pilota assunto a tempo indeterminato
dall'Alitalia dopo l'11 settembre 2001.
Chi conosce bene Notaro riferisce dei suoi ottimi rapporti
personali con il ministro Andrea Ronchi, uno degli uomini più vicini al Leader
di Alleanza nazionale e presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ma anche
delle amichevoli relazioni che il capo dell'Unione piloti intratteneva con
Luigi Muratori, parlamentare di Forza Italia e pilastro della commissione
Trasporti della Camera al tempo del precedente governo Berlusconi.
Di Berti si ricordano le circostanze che, nel 2004, proiettarono
quel giovane pilota figlio d'arte, consapevole delle proprie qualità, ai vertici
di quella che un tempo era conosciuta come "Aquila selvaggia".
I maligni dicono che il suo predecessore, Andrea Tarroni, rimase
vittima di una manovra di corridoio dopo aver messo in crisi l'operazione
dell'acquisto da parte dell'Alitalia della compagnia Volare. Scombinando magari
qualche progetto dei piani alti, se è vero, come dicono, che quell' operazione
non dispiaceva al potente sottosegretario del governo Berlusconi, Aldo
Brancher. Ma come sia andata davvero nessuno è in grado di dirlo. È però certo
che Tarroni non avrebbe mai lasciato di propria iniziativa, e in quel modo, il
vertice dell' Anpac. Ed è altrettanto certo che ora, affiancato dal
vicepresidente Stefano Di Carlo, che nella scalata al vertice del sindacato
avrebbe avuto un ruolo decisivo, al suo posto ci sia Berti. Nominato con l'84%
dei consensi nel 2004 e riconfermato lo scorso anno con una maggioranza ancora
più bulgara: 93%. Cose che capitano.
Il risultato è comunque che la potente Anpac è riuscita ad
allargare ancora la propria sfera d'influenza nell' azienda. A spese della più
piccola Unione Piloti. Perché quello che c'è davvero dietro questa singolare
duplicazione è la spartizione del potere interno. L'Anpac è in condizioni di
influenzare le scelte degli uomini in molte direzioni chiave, e di fatto
controlla le posizioni nevralgiche nel fondo di previdenza e nella cassa
sanitaria. Qualche anno fa il sindacato aveva creato anche un piccolo gruppo
societario con l'ambizioso progetto di sbarcare in forze nel mercato delle
consulenze. Di quel gruppo, oggi sopravvive l'Anpac services, proprietaria
dell'immobile del sindacato, che garantisce utili di 50 mila euro l'anno. Senza
che nessuno, ovviamente, se ne lamenti. Ma che ne sarà di tutto questo, se non
ci sarà più l'Alitalia?
13 settembre 2008
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C'è un «Piano B» per la privatizzazione dell'Alitalia sul quale
qualche autorevole tessitore, addentro ai santuari della finanza italiana, sta
dando fondo alle sue doti diplomatiche. È un progetto riservato che, secondo
fonti autorevoli, ipotizza il coinvolgimento di un grande vettore europeo come
Lufthansa o British Airways (Ba).
In queste ore c'è chi sta verificando la disponibilità di una di queste
compagnie a presentare un'offerta alternativa alla cordata italiana allestita
da Intesa Sanpaolo.
I contatti sono tenuti da autorevoli esponenti del mondo finanziario privato,
ma ufficialmente vengono smentiti. Secondo indiscrezioni, l'atterraggio di
Lufthansa o Ba sarebbe visto con favore dai principali aeroporti italiani, a
cominciare da Aeroporti di Roma. La società è esposta per circa 70 milioni di
euro con Alitalia ed Air One e teme di perdere sia i crediti per le difficoltà
finanziarie delle due compagnie (che si unirebbero nella «nuova Alitalia») sia
una riduzione di ricavi per il calo di attività previsto dalla nuova compagnia.
Anche la milanese Sea, in contrasto con AdR sulla questione dell'hub,
sembrerebbe però simpatizzare per una soluzione alternativa e più solida
rispetto alla cordata di Roberto Colaninno.
Che ci sia interesse dei vettori stranieri alla polpa buona dell'Alitalia è
evidente. C'è la possibilità di acquisire a condizioni economiche favorevoli il
controllo del mercato italiano. Anche Air France-Klm, respinta nei mesi scorsi
dopo aver fatto un'offerta che valeva un miliardo di euro di nuovo capitale più
l'accollo di 1,4 miliardi di debiti finanziari, sarebbe disposta a rilevare la
stessa attività a un prezzo oggi più che dimezzato.
Dall'estero nessuno si è fatto vivo con il commissario di Alitalia Augusto
Fantozzi né con il Governo. La procedura speciale di cessione ha scoraggiato
chiunque dall'avvicinarsi. Il venditore non ha pubblicato un invito a
presentare offerte. Sembrava tutto organizzato per un rapido passaggio di consegne
dallo Stato a Roberto Colaninno & C. La trattativa però si è arenata
sull'ostacolo più insidioso, il negoziato sindacale.
Intanto, in una lettera sul Corriere della sera dell'11 settembre, sette
giuristi guidati da Piero Schlesinger hanno sottolineato, come carenza
nell'operato del commissario di Alitalia, che «gli aerei non potrebbero essere
lasciati a terra ove la procedura non abbia prima rivolto un invito pubblico ed
ufficiale ad ogni impresa disponibile a presentare proposte di acquisizione dell'azienda
(...). Offerte che nei termini attuali (solo l'attivo, senza i debiti) non sono
mai state fatte in precedenza».
Fantozzi ha risposto ieri che in base alla legge speciale «nessuna forma di
pubblicità è richiesta per la cessione, dovendosi escludere l'obbligo di ogni
forma di gara o sollecitazione al mercato». Fantozzi sostiene però che «in più
occasioni è stato pubblicamente rivolto l'invito a chiunque fosse in grado di
formulare serie offerte – che rispettino i requisiti di legge – a farsi avanti»
e che «ogni offerta avente i requisiti di legge sarà presa nella massima
considerazione».
Insomma, nelle more di un'intesa tra Cai e sindacati (e di un accordo pieno tra
i 16-18 soci della Cai) sembra si sia aperto uno spiraglio per soluzioni
alternative. Ieri Unicredit ha smentito l'indicazione, trapelata dall'Anpac
(sindacato piloti), di contatti per organizzare una controfferta cui
parteciperebbero anche i lavoratori con 3-400 milioni del Tfr.
Secondo indiscrezioni, non confermate da fonti ufficiali, le prove di dialogo
con Lufthansa o Ba passerebbero attraverso Fabrizio Palenzona, il presidente di
AdR che è anche consigliere di sorveglianza di Mediobanca e vicepresidente di
Unicredit. Qualora il «Piano B» riuscisse a decollare, anche i Benetton, soci
di controllo di AdR, potrebbero aderire, smarcandosi dalla Cai, nella quale
sono, di malavoglia, attraverso Atlantia (Autostrade).
Tra i soci di AdR, controllata da Gemina, oltre ai Benetton ci sono altri
azionisti della Cai, il gruppo Ligresti e il fondo Clessidra. Nell'azionariato
di AdR anche Mediobanca, Generali, Unicredit, Regione Lazio e Comune di Roma.
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Articoli
Alitalia 2 (105)
Un
saluto da Cagliari ( da "Giornale.it, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
5 Emails
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tuaEgitto: tre italiani morti e tre feriti gravi in un incidente stradaleEsame
del dna conferma: "La bimba non è Denise"Il Papa: "La laicità
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"
Betori
a Firenze, annuncio lunedì ( da "Giornale.it, Il"
del 13-09-2008)
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Abstract:
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"
Il
Papa celebra la messa per Pio XII, un convegno su Siri
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
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Abstract:
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Persecuzioni
dei cristiani in Orissa ( da "Giornale.it, Il"
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Argomenti: Alitalia
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Se
un teologo organizza il concorso di bellezza per suore
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
5 Emails
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"
Alitalia
va in stalloCgil contro il governo
( da "Secolo
XIX, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il
vizio del ricatto - massimo riva ( da "Repubblica, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
O questa
notte o mai più": con un aut-aut il ministro Sacconi aveva avviato quella
che per lui doveva essere la trattativa finale coi sindacati su Alitalia.
Purtroppo, il linguaggio delle decisioni irrevocabili non ha portato fortuna al
suo autore in orbace, figuriamoci se poteva andare meglio al suo epigono in
grisaglia. SEGUE A PAGINA 37.
Salta
l'accordo, alitalia nel caos ( da "Repubblica, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia nel
caos Rotte le trattative. I lavoratori assediano Fiumicino: non ci piegherete
ROMA - Alitalia sempre più nel caos. Ieri è saltato l'accordo e la cordata che
dovrebbe rilevare la compagnia ad un certo punto si è tirata indietro:
"Non ci sono le condizioni", rompendo di fatto le trattative.
Epifani:
"si rischia un esito tragico tocca al governo smuovere la cai"
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
questo
epilogo ci si arriva dopo che il governo ha messo in campo un decreto ad hoc
sulle procedure fallimentari, pensato su misura per l'Alitalia, e che accolla
al paese, cioè a tutti noi, gli oneri e le passività della vecchia società. Un
provvedimento che è stato fatto per facilitare la formazione di una cordata di
imprenditori italiani disposti a investire sulla nuova Alitalia.
Alitalia,
salta la trattativa compagnia sospesa sul baratro - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il conto alla
rovescia per Alitalia è dunque iniziato e cresce il rischio di grounding,
ovvero lo stop improvviso e totale delle attività per mancanza di fondi e di
creditori disposti a chiudere un occhio sui pagamenti. Secondo alcune
indiscrezioni l'ultimo volo di Alitalia potrebbe partire già lunedì prossimo.
E
berlusconi teme il peggio "non possiamo fallire, sarà caos" - roberto
mania claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il caso
Alitalia piomba di nuovo sul tavolo di Palazzo Chigi. E per la prima volta il
premier Silvio Berlusconi deve fare i conti con uno scenario completamente
mutato: non più a un passo dalla soluzione, bensì a un passo dal blocco del
trasporto aereo in tutta la penisola.
Il
vizio del ricatto - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma che in
termini di trasparenza contabile potrebbe portare alla luce sorprese
interessanti sul valore degli attivi del bilancio Alitalia. Mentre, col passare
del tempo, potrebbero anche emergere verità oggi dissimulate relative
all'effettivo stato dei conti di AirOne, che da salvatrice di Alitalia
rischierebbe forse di dover indossare i panni di prima candidata a un
salvataggio.
Bassolino:
"governo, ci siamo anche noi" - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
Scajola a Napoli confermava che Atitech non rientra nei piani della nuova
società, ma "può essere ricollocata nel settore produttivo". L'idea
prospettata è quella di un polo mediterraneo della manutenzione aeronautica, in
cui ricollocare Atitech, "dato che gli aerei non assorbiti da Cai verranno
venduti nel Mediterraneo"
Berlusconi
accolto dalle proteste - ilaria ficarella
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la
cancellazione del Pendolino e il caos Alitalia Secondo l'ultimo aggiornamento
che arriva dalla presidenza del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi
giungerà allo Spazio 7 alle 10,50, dove si svolgerà la cerimonia, nel corso
della quale ai saluti delle autorità locali seguirà il discorso inaugurale del
premier: la conclusione è prevista per le 12,
Il
piano di confindustria sui contratti - barbara ardu
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
pratica degli
ultimatum come è avvenuto con Alitalia. Ed Emma Marcegaglia, presidente di
Confindustria, cita proprio la compagnia di bandiera, parlando del documento. è
un accordo, ha detto la Marcegaglia, che "dovrebbe portare a un cambiamento
generale delle relazioni sindacali: da una logica di contrapposizione e di
conflittualità, che è quella che stiamo vivendo per Alitalia,
Fiumicino
presidiato dai lavoratori - luisa grion carlo picozza
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Questo si
raccontavano ieri hostess, steward e piloti dell'Alitalia riuniti in una sorta
di assemblea permanente all'aeroporto di Fiumicino. Un'altra afosa e
appiccicosa giornata d'attesa per capire i destini dell'azienda e ripetersi
ancora una volta che "se la proposta della cordata non cambia, meglio la
mobilità".
Tutti
i conti da pagare dal catering agli alberghi ecco i debiti di alitalia -
ferdinando giugliano ( da "Repubblica, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
creditore
singolo è infatti Alitalia Servizi, a cui Alitalia Fly deve oltre 75 milioni di
euro. Ci sono, poi, all'interno del fascicolo, i documenti che descrivono quei
debiti il cui pagamento non può essere rimandato. Sono i pagamenti per cui il
Commissario ha dovuto chiedere un'eccezione al blocco dei crediti al tribunale,
per garantire "la prosecuzione del servizio di trasporto aereo"
Tabacci
attacca geronzi e passera ( da "Repubblica, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"I
banchieri hanno ripreso la marcia verso il potere con truculenza. Corrado
Passera si pensa ministro dei Trasporti e su Alitalia mena le danze. Sulla
riforma di Mediobanca, Cesare Geronzi ha aperto le ostilità per metter le mani
su Generali. Sembrano entrambi quantomeno scostumati".
Sugli
scudi i titoli bancari e petroliferi male gemina
( da "Repubblica,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Seduta
stonata per Gemina, che perde il 6% per l'acuirsi della crisi su Alitalia. Tra
gli industriali Fiat e Parmalat ben comprate, Piaggio perde il 2,1% il giorno
della fusione con Guzzi. Tra i minori vola Ergo Previdenza, +10% a un giorno
dall'offerta per il delisting.
Social
network in rete i genitori raccontano i bebé - alitalia, di chi sono le
responsabilità? ( da "Repubblica, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
R2 Politica -
Video Web Esteri - Foto - Video Il video La barzelletta di Berlusconi sui
comunisti I 70 anni di Califano "La vecchiaia non fa per me" Basket,
Jaime troppo brava non la fanno giocare Social network in Rete i genitori
raccontano i bebé Arriva "Ike" fuga di massa dal Texas ALITALIA, DI
CHI SONO LE RESPONSABILITà?.
Ma
è sbagliato lasciar decidere solo al mercato
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Come valuta
la vicenda di Alitalia? "Non ne ho seguito da vicino gli sviluppi, ma ci
sono settori dell'economia decisivi per la sovranità e quando uno di questi è
minacciato tutti i governi cercano di cambiare le regole del gioco: è successo
in Spagna con l'elettricità, in Francia in occasione dell'Opa di Enel su Suez
quando Villepin ha coniato la formula '
Alitalia,
un disastro da dilettanti Veltroni attacca il governo: dobbiamo combattere
questo modo di fare, più orgoglio per le nostre idee
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, un
disastro da dilettanti" Veltroni attacca il governo: dobbiamo combattere
questo modo di fare, più orgoglio per le nostre idee di Bruno Miserendino /
Bologna SULL'EUROSTAR che lo porta a Modena Veltroni si riguarda rassegna
stampa e agenzie, e si tiene in contatto con Roma per le ultime su Alitalia:
"Un disastro"
Epifani:
la responsabilità del disastro è del governo
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la metà dei
piloti Alitalia. Non si capisce...". È di questo avrebbe invece colpa il
governo? "Sì, è facile rispondere sì. Alitalia è precipitata in una
situazione incredibile per colpa del governo. Proprio il governo dopo aver
cambiato le procedure di commissariamento delle società in crisi, dopo aver
nominato un commissario,
Ore
drammatiche per Alitalia. La Cai esce dalla trattativa: Non ci sono le
condizioni Il governo che ha fatto fuggire Air France attacca i sindacati: dite
sì o tutti licenziati Int ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ore
drammatiche per Alitalia. La Cai esce dalla trattativa: "Non ci sono le
condizioni" Il governo che ha fatto fuggire Air France attacca i
sindacati: dite sì o tutti licenziati Intervista a Epifani: Palazzo Chigi si è
sfilato. Veltroni: premier irresponsabile Sono le ore più drammatiche per i
lavoratori di Alitalia.
IL
PAPA Da tempo prego per Alitalia ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Da tempo
prego per Alitalia" "DA TEMPO PREGO PER VOI". Così Papa
Benedetto XVI, all'aeroporto di Fiumicino, ha risposto al commissario
straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi che, salutandolo alla partenza per
Parigi e augurandogli buon viaggio, gli aveva chiesto: "Santità, le chiedo
una preghiera particolare per la Compagnia".
Un'idea
cilena ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
È come per
Alitalia: i costi li paga il contribuente e l'affare lo fanno gli amichetti di
cordata, che avranno chissà quali e quanti benefici dall'aver sostenuto
Berlusconi nel finto salvataggio della bandiera. Intanto, l'opinione pubblica
(da tempo privatizzata) viene opportunamente depistata e scatenata contro
sempre nuovi nemici:
Il
fallimento di Tremonti ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Marco Simoni
Operazione Fenice Nell'affrontare la vicenda Alitalia, il ministro Tremonti ha
commesso un grave errore, concettuale e politico, emerso chiaramente ieri con
la rottura delle trattative e il sostanziale ritiro della Cai, motivato dal
rifiuto dei sindacati di accettare un piano "prendere o lasciare" dai
pesantissimi costi occupazionali.
Nuovi
contratti, alla Cgil non piace la linea Confindustria Molti elementi critici
nel documento presentato ieri ai sindacati dai vertici di viale dell'Astronomia
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e la vicenda
di Alitalia è lì a dimostrarlo". Il sindacato di Guglielmo Epifani smorza
così i prematuri entusiasmi mostrati ieri, poco dopo la fine dell'incontro, dal
vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. "Credo - diceva
Bombassei - che si siano fatti ulteriori passettini in avanti, si stringono i
tempi e i contenuti.
Questa
crisi è una bomba atomica per il Lazio
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Prima di
andarmene vorrei vedere disinnescata questa "bomba atomica" chiamata
Alitalia". Tradisce una certa inquietudine il segretario generale della
Cgil di Roma e Lazio, Walter Schiavella, ad una settimana esatta dal suo
passaggio alla direzione nazionale della Fillea, la categoria degli edili.
"La vicenda Alitalia mi ha accompagnato dal 2004 ad oggi.
Alitalia,
in stallo sull'orlo del baratro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Primo Piano
Pagina 102 Alitalia, in stallo sull'orlo del baratro La Cai lascia ma resta
l'offerta. I sindacati a Fantozzi: ci riceva --> La Cai lascia ma resta
l'offerta. I sindacati a Fantozzi: ci riceva Rottura completa tra Cai e
sindacati, il caso Alitalia è in stallo.
Scajola:
l'alternativa al piano è il fallimento
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
alternativa
al piano è il fallimento Reazioni --> ROMA "Il piano industriale per
salvare Alitalia è duro, ma è anche l'unico possibile perché l'alternativa è il
fallimento". Parole che il governo va ripetendo da giorni e che ieri ha
fatto proprie il ministro Claudio Scajola. Parole dietro le quali - si
evidenzia - non bisogna vedere alcun ricatto.
Alta
tensione a Fiumicino ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Nonostante la
situazione tesa e il difficile andamento della trattativa, nell'aeroporto
romano i voli Alitalia e delle altre compagnie ieri sono partiti e atterrati
quasi sempre regolarmente. Sono solo una dozzina i voli che hanno registrato
ritardi, comunque contenuti (dai 30 ai 60 minuti), con una paio di eccezioni di
attese di un paio d'ore.
Alitalia,
diecimila lavoratori senza diritti Michele Meta: tanti sono, fra indotto e
precari della compagnia, coloro che non hanno ammortizzatori sociali. Alemanno
si smarchi e dif ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il gruppo
degli stagionali Alitalia che è diventato anche un sito internet. Il colpo più grave,
in caso di fallimento, sarà proprio per loro, privi di ammortizzatori sociali
come i lavoratori dell'indotto. Sulla crisi Alitalia, sottolineando proprio
questo aspetto, ieri è intervenuto anche il capogruppo Pd in commissione
trasporti della Camera,
Questo
è un prosciutto di Berlusconi ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è un
"prosciutto" che Berlusconi si è fatto per conto suo: ha promesso che
c'era la cordata italiana e, poichè non c'era, per provare che invece esisteva
si è messo a costruire norme su misura, bad company e new company, con il
risultato di creare una piccola compagnia, non una nuova Alitalia ma una nuova
Airone"
Il
giorno della rabbia e della paura Cortei e contestazioni dei lavoratori a
Fiumicino. Come faccio a pagare il mutuo?
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per i
dipendenti Alitalia dell'aeroporto di Fiumicino, ieri, è stato il giorno
dell'attesa, della paura, della rabbia. Tra assemblee spontanee e un corteo
improvvisato dagli assistenti di volo, per tutta la giornata nelle salette
personale di Alitalia e di Air One, non si è fatto altro che commentare le
diverse voci che,
Profumo
o Geronzi? C'è chi immagina il salvatore Unicredit nega ancora un suo
intervento. Mediobanca potrebbe dare una mano
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
tra paure di
licenziamenti e minacce di fallimento per Alitalia, emergono voci e
indiscrezioni in- controllate sul prossimo scenario. Se fallisce il negoziato,
se Alitalia va verso il fallimento, che cosa succede? Nel corso dell'assemblea
delle nove sigle sindacali ieri qualcuno ha ipotizzato l'arrivo di Unicredit
come salvatore di una situazione disperata.
Fallimenti
e acquisizioni, esplode la bagarre aerea nei cieli d'Europa La crisi delle
compagnie accelera il processo di concentrazione tra operatori. Il mercato è
ormai dominato da ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Non sono solo
le vicende relative alla sorte di Alitalia (e di AirOne) a creare turbolenze
nel mondo delle compagnie aeree: la crisi favorisce alleanze, fusioni e
acquisizioni. La compagnia aerea tedesca Lufthansa, indicata tra i possibili
partner tecnici della nuova Alitalia (se vedrà la luce) ha avviato un negoziato
per acquistare la scandinava Sas,
Alitalia,
conto alla rovescia per il fallimento La Cai si ritira dalla trattativa.
Sacconi teme il peggio. Non è stata dichiarata la mobilità
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia è a
un passo dalla fine. La trattativa tra Cai (la cordata organizzata da Intesa) e
i sindacati è rimasta sospesa per l'intera giornata: posizioni troppo distanti.
Il governo, chiamato a intervenire per ricomporre il confronto, ha
"congelato" la situa- zione chiedendo al commissario Augusto Fantozzi
di non intervenire con la messa in mobilità fino a lunedì.
Tabacci:
l'italianità è stata una truffa ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La cosiddetta
difesa dell'italianità di Alitalia da parte del governo "è stata una
truffa" ai danni dei contribuenti e degli utenti. Lo ha detto Bruno
Tabacci, durante un dibattito sulle liberalizzazioni alla Festa dell'Udc, nel
quale ha anche accusato i sindacati di "raccogliere quello che hanno
seminato".
E
nella notte i piloti si alzano ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Cosa è
accaduto realmente nella notte più lunga per l'Alitalia? Come in un film,
ognuno racconta una storia diversa. Cai accusa i piloti. Secondo fonti vicine
alla cordata, i rappresentanti dell'Anpac avrebbero rotto all'improvviso, senza
una motivazione credibile. Il nodo del contratto unico sarebbe stato
insormontabile.
STORIA
E POLEMICHE ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è sempre
colpa dei lavoratori Marasma all'Alitalia avviata a quanto pare (salvo un
miracolo) a un triste epilogo. Sembra di essere ormai, come dire, all'ultimo
decollo. Il primo (il volo inaugurale) aveva coperto, il 5 maggio del 1947, la
tratta Torino-Roma-Catania. Sono trascorsi quasi 60 anni di successi e
insuccessi, bilanci in rosso, traumi,
La
Moratti non molla: <Giù le mani da Linate>
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e un
danno enorme per il sistema-Paese. L'azzeramento di tutto quanto è stato fatto
in questi mesi. La speranza è che, nella vicenda Alitalia, tutti tornino al
tavolo delle trattative". Così il governatore Roberto Formigoni ieri da
Gubbio dove, a margine del seminario di Forza Italia, ha commentato gli ultimi
sviluppi del tentativo di salvataggio della compagnia di bandiera.
Alitalia,
la trattativa è appesa a un filo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La Cai
pessimista Alitalia, la trattativa è appesa a un filo I sindacati chiedono di
incontrare il commissario Fantozzi. La Cai pessimista L'appello del ministro
Scajola: l'alternativa al piano è il fallimento --> L'appello del ministro
Scajola: l'alternativa al piano è il fallimento Il piano Alitalia è in stallo,
sul baratro del fallimento.
Il
piano di salvataggio precipita Altre 24 ore e poi sarà il crac
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la sorte
dell'Alitalia è appesa a un filo sottilissimo. Il confronto notturno tra i
sindacati e la cordata acquirente si è concluso con una rottura netta, e dopo
una visita a palazzo Chigi di Roberto Colaninno e Corrado Passera la Cai
annuncia che "non ci sono le condizioni per proseguire le trattative".
Il
testimone Berlusconi <benedice> il matrimonio di miss Parlamento
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma nessuna
battuta ai cronisti che gli chiedono della vicenda Alitalia. Poi, una tappa a
via Frattina con destinazione la gioielleria Martini. Una quindicina di minuti
per acquistare forse il regalo per la Savino e poi piccolo bagno di folla con i
curiosi che si sono accalcati davanti alle macchine della scorta.
Il
sorpasso delle Veline a colpi di malizia
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Non tanto per
Alitalia. Piuttosto per miss Italia e roba del genere. Controllate il tabellone
dei programmi tivvù: semifinali di Veline, rullaggio dell'Isola dei famosi,
finalissima della di cui sopra miss Italia. Una sfilata da far perdere il
sonno, il fiato, gli occhi e altro, a mezzo Paese, stando ai dati di ascolto.
Scuola,
chi ha paura della Gelmini ( da "Giornale.it, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
1 Emails
Ultime News Alitalia, la Cai: "La trattativa è chiusa" I sindacati:
"Fantozzi ci riceva"PARLA SOFRI TUTTI ZITTICaso Alitalia, la parola
ai lettori: di' la tuaEgitto: tre italiani morti e tre feriti gravi in un
incidente stradaleIl Papa: "La laicità non contrasta con la
fede"Esame del dna conferma: "La bimba non è Denise"Texas,
Tonino
rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
1 Emails
Ultime News Alitalia, la Cai: "La trattativa è chiusa" I sindacati:
"Fantozzi ci riceva"PARLA SOFRI TUTTI ZITTICaso Alitalia, la parola
ai lettori: di' la tuaEgitto: tre italiani morti e tre feriti gravi in un
incidente stradaleIl Papa: "La laicità non contrasta con la fede"Esame
del dna conferma: "La bimba non è Denise"Texas,
Tornano
gli acquisti sul credito ( da "Giornale.it, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
in seguito al
mancato accordo con i sindacati per la privatizzazione di Alitalia. Denaro sui
petroliferi grazie al rialzo del greggio a New York: Eni è salita del 3% e la
controllata Saipem del 4,25%. Brillante anche Tenaris (+6,57%). Tra gli altri
titoli a maggiore capitalizzazione sono cresciute le Fiat (+0,57%) e le
Parmalat (+2,55%), poco mossa invece Pirelli (+0,11%).
ROMA
Alitalia, la trattativa resta appesa a un filo. Il ministro Sacconi è riuscito
a tenere i ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
LA
RABBIA e l'orgoglio dei dipendenti Alitalia. Hanno marciato a Fiumicino, urla
( da "Messaggero,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Di MAURO
EVANGELISTI LA RABBIA e l'orgoglio dei dipendenti Alitalia. Hanno marciato a
Fiumicino, urlato slogan contro la Cai, sospeso i check-in. "Ma è
un'azione dimostrativa, noi continuiamo a volare con la stessa passione. Noi
siamo l'Alitalia...", si commuove Doriana, hostess di 33 anni. Con loro
fermi alcuni minuti anche i colleghi di AirOne.
Alitalia
appesa a un filo ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Giornata
drammatica, i sindacati chiedono un incontro a Fantozzi. Proteste a Fiumicino
Alitalia appesa a un filo Cai sospende la trattativa. Sacconi: evitare la
mobilità.
OLTRE
18.500 dipendenti a casa, 163 aerei a terra, un indotto che dà lavoro a circa
( da "Messaggero,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
È lo scenario
da incubo in cui potrebbe precipitare Alitalia se la trattativa in corso
dovesse concludersi traumaticamente. Fallimento, insomma. Con i libri in
tribunale. E lo spettro della mobilità dietro l'angolo. Se - come appare - il
negoziato tra sindacati e Cai di Roberto Colaninno finisse in picchiata.
Crisi
Alitalia, proteste a Milano La Moratti difende Linate
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Trasporti I
nodi Il futuro degli scali Il ruolo delle istituzioni nella trattativa Alitalia
Crisi Alitalia, proteste a Milano La Moratti difende Linate Il sindaco: con
Formigoni nessuno scontro. Il Pd lunedì al Forlanini Ieri 500 dipendenti hanno
organizzato un presidio a Linate. Il Pd: "Un sistema degli scali del
N0rd" Grande preoccupazione per gli sviluppi della vicenda Alitalia.
Ma
i sindacati convocano Fantozzi ( da "Manifesto, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia.
Comportamento doppiamente curioso. Intanto perché abbiamo così appreso che la
Cai stava espletando quella che viene considerata di solito una
"esplorazione preliminare" dopo aver già presentato non solo un
"piano industriale" con tanto di obiettivi di fatturato, mol e
ammennicoli vari, ma anche una "proposta contrattuale"
Veltroni:
Allo sbando, governo di dilettanti
( da "Manifesto,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
non una nuova
Alitalia ma una nuova AirOne". "Padroncini di una cosa piccola",
un obiettivo "non dignitoso", dice il ministro ombra pd.
"Qualcuno gufa", gli risponde il ministro Renato Brunetta, "lo
stato di Alitalia è colpa della cattiva politica e del cattivo sindacato, ma
Bersani&Co non hanno alcuna legittimità politica,
Tutto
per aria ( da "Manifesto, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Salta il
negoziato sulla crisi Alitalia. La cordata di Colaninno sospende le trattative:
"Non ci sono le condizioni" per un accordo. I sindacati preparano una
nuova propostama Epifani prevede "un esito tragico". Scajolaminaccia:
"O si chiude o tutti licenziati". Tensione e proteste a Fiumicino
PAGINE 2, 3.
Alitalia
ai tempi supplementari ( da "Tempo, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma la partita
non è chiusa Alitalia ai tempi supplementari Il governo concede ancora un
giorno. La prossima mossa ai sindacati Scaduto l'ultimatum, la trattativa
Alitalia rimane appesa a un filo. Ieri doveva scattare la messa in mobilità dei
lavoratori, il governo si è adoperato per concedere ancora un giorno per
cercare una mediazione.
COMPAGNIA
DI VETO ( da "Corriere della Sera"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La
propensione al veto di piloti e sindacalisti dell'Alitalia è no partisan, non
guarda in faccia a nessuno. La richiesta di discutere congiuntamente esuberi e
piano industriale si sta rivelando un machiavello per evitare non solo la
normalizzazione dell'Alitalia, ma persino di discutere gli indispensabili
sacrifici richiesti dalla situazione pre-fallimentare.
I
due capi della rivolta dei piloti. Che tifano An
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
erano guardati come piloti di serie B e allora orgogliosamente presero le
distanze dall'Anpac, fondando il sindacato che poi sarebbe diventato l'Unione
Piloti. Da allora, i rapporti sono stati di forzata fratellanza. Differenze
nelle piattaforme sindacali, praticamente nessuna: a parte qualche passato
distinguo sui tempi della privatizzazione dell'
Ratzinger
loda Sarkozy e la sua <laicità positiva>
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia poco
dopo le 11 ed era stato accolto dal presidente accompagnato dalla moglie Carla
Bruni. Lo scambio dei discorsi c'è stato subito dopo all'Eliseo, nel Salone
delle feste. Dopo il pranzo e un'ora di riposo Ratzinger ha ricevuto in
Nunziatura alcuni rappresentanti della comunità ebraica ai quali ha detto le
parole forse per loro più gradite da quando è Papa.
Il
Papa: prego per la compagnia ( da "Corriere della Sera"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ha risposto
al commissario straordinario Alitalia, Augusto Fantozzi che, salutandolo alla
partenza per Parigi e augurandogli buon viaggio, gli aveva espressamente
chiesto: "Santità, le chiedo una preghiera particolare per la
compagnia". Lo scambio di battute è avvenuto in tedesco, alla presenza del
Sottosegretario Gianni Letta e del presidente di Adr,
Gli
scogli ( da "Corriere della Sera"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
I sindacati
giudicano la proposta contrattuale per alcune categorie "oltre la soglia
di povertà", dunque "inaccettabili". Corrado Passera invece
commenta che i sindacati "non si rendono conto della situazione del
gruppo" A Fiumicino Manifestazione di assistenti di volo a Roma A Linate
Sit in dei dipendenti di Alitalia all'aeroporto milanese.
Alitalia,
corsa contro il tempo Il governo chiama i sindacati
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
2008-09-13
num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Alitalia, corsa contro il tempo Il governo
chiama i sindacati "Intesa o il commissario va avanti sulla
mobilità". Spunta il "lodo Sacconi" La Nota di Massimo Franco
Palazzo Chigi teme lo smacco: perdere la seconda sfida della marcia
post-elettorale Suona a dir poco azzardata.
Alitalia,
ultima chiamata ( da "Corriere della Sera"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Oggi il
tavolo al Welfare Alitalia, ultima chiamata La Cai ferma la trattativa. Il
governo convoca i sindacati ROMA - Trattativa bloccata tra la Compagnia aerea
italiana (Cai) e i nove sindacati sul salvataggio di Alitalia. "Non
esistono le condizioni per proseguire" ha mandato a dire Cai.
A
L'azienda? Siamo solo noi ( da "Manifesto, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
comunque vada
a finire questa tragicommedia del fallimento e della "vendita" di
Alitalia. "E adesso, che succede?" è la domanda ricorrente. "Non
lo sa nessuno" è l'unica risposta onesta. Sono le quattro del pomeriggio,
all'ingresso del "varco equipaggi" dove transitano piloti e
assistenti di volo in partenza o in arrivo.
POSTA
Prioritaria ( da "Manifesto, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E' tutto un
parlare di Alitalia. Ci sono tutti i "tre moschettieri confederati"
che si sbattono e agitano perché si paventa un esubero di 5 mila posti in
Alitalia. Invece per la scuola "suor" Gelmini ha parlato di 87 mila
posti in esubero da tagliare. Ripeto: 87 mila.
Alitalia,
lo spettro della crisi su Roma ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Un altro
giorno di proteste e disagi: il corteo dei dipendenti blocca il check-in,
Fiumicino rischia la paralisi Alitalia, lo spettro della crisi su Roma
Alemanno: senza accordo non c'è futuro. L'opposizione: colpiti gli interessi
della Capitale.
Il
sindaco Gianni Alemanno sta seguendo con apprensione l'esito della vicenda
Alitalia, si sent ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La protesta
dei dipendenti Alitalia all'aeroporto di Fiumicino ha causato qualche ritardo,
ma è stata una sorta di prova generale per proteste più forti. In gioco c'è il
futuro di almeno 10 mila famiglie. E fra gli assistenti di volo c'è chi spiega:
"Vogliono fare pagare ai dipendenti della compagnia gli errori compiuti da
altri".
Alitalia
a un passo dal baratro, Roma col fiato sospeso
( da "Messaggero,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Roma
di fronte allo spettro del grande caos di Alitalia. I dieci voli in ritardo
ieri a Fium ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Non penso che
le responsabilità per quanto sta succedendo ad Alitalia siano tutte
loro...". Meno comprensiva una turista greca diretta a Firenze che
allargava le braccia: "Ma come è possibile che succeda tutto questo in un
aeroporto?". Un altro passeggero di Trieste: "Ad Alitalia siamo tutti
affezionati, ma è evidente che i tagli sono necessari.
ROMA
Si va avanti. Più precisamente, il confronto va avanti. Comunque in un clima
inca ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ma
probabilmente lunedì i libri contabili di Alitalia potrebbero già essere finiti
in tribunale. Fine della partita. I sindacati tutti hanno invece inviato al
commissario, Augusto Fantozzi, una lettera per essere ricevuti al fine di
"comprendere gli atti formali presi e quelli che si accinge a
prendere".
MILANO
- Non ci sono le condizioni per procedere nel negoziato. Detto questo, Cai
sospende l ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La flotta
della Nuova Alitalia passerebbe da
ROMA
- Fallimenti e licenziamenti , prometteva ieri pomeriggio il mini
( da "Messaggero,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
intera
Alitalia grazie anche alle condizioni più vantaggiose offerte dalla nuova legge
Marzano e dalla disponibilità del governo di accollarsi buona parte degli
ammortizzatori sociali. L'incontro di martedì a Parigi di Berlusconi con il
presidente francese Sarkozy potrebbe essere un'occasione per riaprire il canale
con Spinettà.
ROMA
Silvio Berlusconi, ieri, entra in un negozio di via Frattina, poi esce, sorride
a tutt ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
I ma di colpo
fa una faccia preoccupata quando gli si chiede: "E Alitalia?".
"Speriamo che alla fine Alitalia riesca a volare". Mentre il premier
è preoccupato, l'opposizione è all'attacco sulla "compagnia di
bandierina", come Veltroni definisce la nuova Alitalia. Ieri, il leader
del Pd ha osservato: "Il caos Alitalia?
Alitalia,
la trattativa resta appesa a un filo
( da "Messaggero,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
primi licenziamenti nell'indotto ( da "Corriere della Sera"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
con Fiumicino
e per salvare Alitalia". Ieri intanto al Leonardo da Vinci un centinaio di
hostess e steward hanno inscenato una protesta sfilando anche dentro ai
terminal, davanti a centinaia di passeggeri gridando "l'Alitalia non si
tocca, l'Alitalia siamo noi!". Alessandro Fulloni Preoccupato Il
presidente della Regione Piero Marrazzo.
ROMA
- Dopo il valzer dei conduttori che ha caratterizzato l'estate è il momento
delle ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia".
Per il direttore ad interim di Raiuno, Fabrizio del Noce (nominato da poco alla
direzione di Rai Fiction, dopo sette anni al comando della rete ammiraglia),
"Porta a Porta è un pò lo specchio di quello che succede alla Rai: dico
questo - ha spiegato - perchè uno dei miei compiti principali in questi anni di
direzione di Raiuno è stato quello di diffendere la quarta serata
Gran
partita degli studi su Alitalia ( da "Corriere della Sera"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
AVVOCATI Gran partita degli studi su Alitalia L a partita più calda, in tema di
salvataggi aziendali, è indubbiamente Alitalia. Sul fronte legale, al fianco di
Intesa SanPaolo sono impegnati lo studio Bonelli Erede Pappalardo (che sta
seguendo anche la ristrutturazione del gruppo Risanamento, mentre in passato si
è occupato del rifinanziamento di Impregilo e di Piaggio-
Il
piano Marcegaglia: <Contratti di 3 anni e nuova inflazione>
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
come dimostra
la vicenda Alitalia". Vediamo i contenuti della proposta delle imprese.
Gli obiettivi sono due, dice il documento: definire nuove regole di
contrattazione per rilanciare la competitività delle imprese e i salari dei
lavoratori; favorire un sistema di relazioni industriali meno conflittuali e
più partecipative.
ROMA
- Buste paga, permessi, ferie, benefit e indennità, allacciate le cinture di
( da "Messaggero,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Piloti e
hostess di Alitalia ci stanno provando fino all'ultimo a difendere con le
unghie e con i denti numeri e postille del loro contratto di lavoro. Sono loro
il nodo vero della difficile trattativa avviata con la Cai di Roberto
Colaninno. Perchè dare un taglio alla busta paga e mettere in discussione il
contratto di lavoro significa anche tagliarsi fuori dagli standard Ue,
ROMA
- Oltre 18.500 mila dipendenti a casa, 163 aerei a terra, un indotto che dà
lavoro ( da "Messaggero, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
lo scenario
da incubo in cui potrebbe precipitare Alitalia se la trattativa in corso
dovesse concludersi traumaticamente. Fallimento, insomma. Con i libri in
tribunale. E lo spettro della mobilità dietro l'angolo. Se - come appare - il
negoziato tra organizzazioni sindacali e Cai di Roberto Colaninno finisse in
picchiata.
ROMA
- Da tempo prego per voi . Così Papa Benedetto XVI, all'aeroporto di Fiumicino,
( da "Messaggero,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ha risposto
al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi che, salutandolo
alla partenza per Parigi e augurandogli buon viaggio, gli aveva espressamente
chiesto: "Santità, le chiedo una preghiera particolare per la
Compagnia". Lo scambio di battute è avvenuto in tedesco, alla presenza del
sottosegretario Gianni Letta e del presidente di ADR,
Strappo
al protocollo: e Nicolas piomba all'aeroporto con Carla
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Eliseo i
figli di Sarkò e la suocera Nostro inviato a Parigi Quando il Papa scende la
scaletta dell'Airbus Alitalia che lo ha portato a Parigi, ad attenderlo accanto
al presidente Sarkozy, che facendo uno strappo al protocollo ha voluto essere
personalmente presente all'aeroporto di Orly, c'è anche lei, l'elegante Carla
Bruni, perfetta nel suo nuovo ruolo.
Alitalia:
più che piloti, kamikaze ( da "Giornale.it, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
219 del
2008-09-13 pagina 1 Alitalia: più che piloti, kamikaze di Claudio Borghi Le
lotte sindacali hanno spesso avuto dalla loro il consenso popolare: anche chi
non era direttamente coinvolto nella vertenza poteva in qualche modo
immedesimarsi con il lavoratore in sciopero, spesso icona dello sfruttamento e
della povertà.
Ora
Palazzo Chigi chiede un aiuto a Finmeccanica
( da "Giornale.it,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
azienda di
Alitalia che si occupa della manutenzione. Si lavora per ricollocare gli
esuberi da Roma Per uscire dall'impasse della vertenza Alitalia il governo non
trascura nessun particolare. Anche Atitech, la controllata dell'ex compagnia di
bandiera attiva nel settore della manutenzione, non è rimasta fuori dal raggio
d'azione di Palazzo Chigi.
Veltroni:
<Allo sbando, governo di dilettanti>
( da "Manifesto,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
non una nuova
Alitalia ma una nuova AirOne". "Padroncini di una cosa piccola",
un obiettivo "non dignitoso", dice il ministro ombra pd.
"Qualcuno gufa", gli risponde il ministro Renato Brunetta, "lo
stato di Alitalia è colpa della cattiva politica e del cattivo sindacato, ma
Bersani&Co non hanno alcuna legittimità politica,
40%
TAGLIO AI SALARI ( da "Manifesto, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
della nuova
Alitalia ai dipendenti prevede un taglio agli stipendi di ben il 40% rispetto
ai livelli attuali. Le trattative, di fatto, su una cifra simile non sono mai
partite 6000 ESUBERI La situazione sembra ormai precipitata e in base alle
ultime notizie dal tavolo delle "trattative" di ieri, il numero dei
tagli al personale sarebbe lievitato a ben 6 mila unità.
La
radio ( da "Manifesto, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
RADIO24 Oggi
a Focus Economia in primo piano la trattativa Alitalia, dopo il confronto con i
sindacati sul rinnovo del modello contrattuale. Si parlerà poi dei dati diffusi
oggi da Eurostat sulla produzione industriale, che ha registrato un calo nella
zona euro dello 0,3% e in Italia dell'1,1% rispetto al mese di giugno.
L'ESEMPIO
ALITALIA ( da "Manifesto, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
tra I
sindacati e la Cai di Colaninno e soci sul futuro di Alitalia e dei suoi
lavoratori, fa sinistramente il paio con le trattative sul "nuovo"
modello contrattuale. Alitalia è il prototipo di quello che la Confindustria
intende per nuovo modello.Un ultimatum: prendere o lasciare. Una
riappropriazione del capitale di tutti i suoi poteri in un contesto politico
ultra favorevole.
Prodi:
tutto come avevo previsto di Tommaso Labate
( da "Riformista,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
possibile
ingresso di Unicredit nella partita Alitalia, Veltroni invita tutti a
"tenere ancora aperto il quadro di riferimento" e a vedere "se
ci sono altri gruppi che possono avere interesse" al salvataggio della
compagnia. "Si salvi Alitalia - scandisce il leader del Pd - e si eviti di
utilizzare questa vicenda, come ha fatto il governo, per motivi di carattere
puramente elettorale"
La
vendetta del mercato di Alberto Mingardi
( da "Riformista,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia. Se
stavolta risulta più difficile applicare il metodo già usato da Corrado Passera
alle Poste, cioè la restrizione della concorrenza per rincorrere la
redditività, è perché comunque la nuova Cai starà nel perimetro del privato.
Per quanti esercizi di elasticità possa fare la politica, i nodi che stanno
venendo al pettine riguardano le stesse ragioni per cui Alitalia è finita
La
Cai fa saltare il tavolo, frenetici incontri nella notte, Veltroni chiede di
riaprire il negoziato con altri SENZA PILOTA
( da "Riformista,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Rottura La
Cai fa saltare il tavolo, frenetici incontri nella notte, Veltroni chiede di
riaprire il negoziato con altri SENZA PILOTA Alitalia nel caos, i sindacati
chiedono più soldi, la cordata stringe il cappio, e il governo se ne lava le
mani.
Pronta
l'offensiva contro il sindacato in caso di insuccesso Berlusconi va al
matrimonio, il Pdl spera nel miracolo
( da "Riformista,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ipotesi del
disastro finale su Alitalia. Non foss'altro perché tutti confidano nelle virtù
taumaturgiche del premier Silvio Berlusconi che, come spiegano da Palazzo
Chigi, "con Alitalia, Ici e spazzatura si è giocato tre partite personali
in cui non può fallire". E che il Cavaliere non possa incassare una
sconfitta così clamorosa davanti al paese lo ripetono tutti,
<preferiamo
il fallimento> di Alessandro Calvi La rivolta del cappio a Fiumicino
( da "Riformista,
Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Da
tempo prego per voi", ha detto il Papa, parlando di Alitalia. Poi è salito
sull'aereo ed è volato a Parigi. Chissà se le sue preghiere basteranno a far sì
che anche l'aereo che lunedì prossimo lo riporterà a Roma avrà il marchio
Alitalia sulla coda. 13/09/2008.
<c'è
chi gioca al fallimento> di Alessandro De Angelis <Cediamo tutto, salvate
i salari> ( da "Riformista, Il"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
nero di
Alitalia. Alle otto di sera la trattativa è ancora sospesa. Da quando lo ha
annunciato la Cai, in tarda mattinata: "Non esistono le condizioni per
proseguire" ha affermato un portavoce della società spiegando che
"non ci si rende conto della drammatica situazione di Alitalia e della
necessità di profonda discontinuità rispetto al passato che il piano di
salvataggio richiede"
NON
C'è INTESA, ALITALIA NEL CAOS ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia nel
caos Scontro governo-Cgil. Scajola: si chiuda o tutti a casa. I sindacati a
Fantozzi: vediamoci "Cai prende atto, dopo sette giorni di incontri, che
non esistono le condizioni per proseguire le trattative". Lo ha riferito
un portavoce della cordata di imprenditori creata nel tentativo di salvare
Alitalia.
Fantozzi
convoca i sindacati Compagnia sull'orlo del baratro
( da "Quotidiano.net"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
per
incontrare il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e seguire da vicino
l'evoluzione della trattativa per l'Alitalia. Berlusconi ha ridotto al minimo
il suo intervento alla Fiera del Levante. Poi, appena sceso dal palco, si è
messo in contatto telefonico con Letta ed è immediatamente partito per Roma.
Trattativa appesa a un filoQuale futuro per Alitalia?
Incontro
Alitalia tra Fantozzi e i sindacati
( da "Voce
d'Italia, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
Articoli correlati: *Unicredit: "Nessun offerta per Alitalia"
*Alitalia: Cai pessimista. Ma si fa avanti l'Unicredit *Alitalia, i sidacati:
oltre 5 mila esuberi Guarda tutti i correlati.
IL
NO DI UNICREDIT ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il gruppo
bancario avesse intenzione di partecipare ad una cordata alternativa per
Alitalia o ad altre iniziative riguardanti la compagnia aerea. La voce era
rimbalzata in mattinata. Anche Lufthansa ha smentito qualsiasi interesse per lo
sviluppo della trattativa. Unicredit e la compagnia tedesca sono stati più
volte associati a ipotetici piani di interesse per la nuova Alitalia.
ALITALIA,
TRATTATIVA IN STALLO MA PER ORA NIENTE MOBILITà
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
500 totali,
in mille sarebbero fuori dalla nuova Alitalia. Troppi, dicono le loro
rappresentanze Anpac e Up. "I piloti non si rendono conto della situazione
in cui si trova Alitalia" attacca Corrado Passera, l'ad di Banca Intesa,
advisor dell'operazione. Immediata la replica dell'Anpac: "Richiami
inopportuni".
Incontro
Alitalia: "Domani voli garantiti, da lunedi' no"
( da "Voce
d'Italia, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
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"Nessun offerta per Alitalia" *Alitalia: Cai pessimista. Ma si fa
avanti l'Unicredit Guarda tutti i correlati.
Alitalia
sull'orlo del baratro ( da "Stampa, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tregua per
far partire il Pontefice Alitalia sull'orlo del baratro La cordata abbandona il
tavolo. Scajola: accordo o tutti licenziati "Per l'Alitalia non ci sono le
condizioni per trattare". Ieri sera la cordata Cai ha abbandonato il
tavolo anche se "l'offerta non è stata ritirata".
Fantozzi:
"Da lunedì voli a rischio" E Berlusconi accusa la sinistra
( da "Quotidiano.net"
del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dobbiamo
lavorare tutti insieme per salvare Alitalia. Ogni componente deve fare la sua
parte, soprattutto i lavoratori ma anche la Cai". ENAC Il presidente
dell'Enac, Vito Riggio esprime "forte preoccupazione" sull'andamento
delle trattative per rilevare la proprietà di Alitalia in relazione ai risvolti
che ciò comporta sull'operatività della compagnia stessa.
DEBOLE
( da "Stampa,
La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Compriamo l'Alitalia.
Facciamo una cordata anche noi. Tanto ne spunta una nuova ogni giorno. Avete
notato? Il giorno prima la comprano Rockerduk, l'omino Bialetti e Pino tre
dita. Il giorno dopo Gustav Thoeni, Lo spek Sudtirol e gli Amici della tinca di
Ceresole d'Alba.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cari amici, sono a
Parigi e da poco ho lasciato l'Eliseo: i discorsi del Benedetto XVI e di
Sarkozy sono stati importanti, ne riferirò sul Giornale domani. Volevo
trascrivervi ciò che il Papa ci ha detto sull'aereo, poco dopo il decollo,
rispondendo a una domanda sul motu proprio: è la prima volta che Ratzinger
parla pubblicamente del documento che ha emanato quattordici mesi fa per
liberalizzare la liturgia antica. La domanda riguardava il timore di alcuni che
il provvedimento rappresenti un passo indietro rispetto al Concilio. Ecco le
parole di Benedetto XVI: "È un timore assolutamente infondato. Il motu
proprio è soltanto un atto di tolleranza e di amore pastorale per le persone
che sono state formate in questa liturgia e l'amano, la conoscono e voglio vivere
con questa liturgia. È un piccolo gruppo, perché presuppone una formazione al
latino e una certa cultura. Ma da parte dei vescovi e della nostra Chiesa
sembra un'esigenza normale essere tolleranti verso queste persone. Non c'è
alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II e questa
liturgia. I padri conciliari ogni giorno hanno celebrato con l'antico rito e
allo stesso tempo hanno concepito una liturgia che si è sviluppata. Ci sono
degli accenti diversi ma un'identità comune che esclude un'opposizione. Penso
che ci sia un possibile arricchimento tra le due parti: gli amici dell'antica
liturgia devono conoscere i salmi e i prefazi della nuova, mentre la liturgia
nuova, che sottolinea di più la partecipazione comunitaria, non va considerata
solo un'assemblea di una certa comunità ma sempre un atto universale. La
liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria". Scritto in Varie Commenti (
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 10Sep 08 Il Papa nel cuore della Francia laica e di quella cattolica
Questa sera sarò a Roma, domani devo completare il giro degli accrediti e dei
biglietti aerei, venerdì mattina parto con Benedetto XVI per il viaggio a
Parigi e Lourdes. E' un pellegrinaggio che, nelle intenzioni di Papa Ratzinger,
doveva rimanere circoscritto a Lourdes, in occasione del 150 anniversario delle
apparizioni mariane alla grotta di Massabielle. Ma, trattandosi del primo viaggio
in Francia del Pontefice, il presidente Sarkozy ha insistito perché la visita a
Lourdes fosse preceduta da una tappa nella capitale. Il Papa ha accettato:
esiste una sintonia con Sarko che si è resa evidente - almeno nelle parole -
quando quest'ultimo è venuto a Roma per prendere possesso del suo seggio di
canonico del Laterano. La sintonia riguarda il concetto di laicità e il
contributo che le religioni, e in particolare la fede cristiana, può dare. Il
presidente francese, infatti, non tuona contro le ingerenze ecclesiali, ma al
contrario invita la Chiesa ad essere se stessa fino in fondo e a partecipare al
pubblico dibattito. Papa Ratzinger ha preparato personalmente il discorso che
farà all'Eliseo e Sarko - con uno strappo al protocollo - andrà a ricevere il
Pontefice all'aeroporto. Sarà poi importante il discorso che Benedetto XVI farà
al mondo della cultura francese, al Collège des Bernardins, così come c'è
attesa - in una Francia dove mancano vocazioni - per le parole che il Papa
rivolgerà ai giovani a Notre Dame. Il cuore del pellegrinaggio, però resta
Lourdes: Benedetto XVI svolgerà una catechesi mariana affidando alla Madonna in
particolare i sacerdoti. Scritto in Varie Commenti ( 99 ) " (7 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Sep 08 Un saluto
da Cagliari Sono a Cagliari, per seguire la visita di Benedetto XVI. Insieme
all'amico Luigi Accattoli, abbiamo appena visto passare il Papa vicino a noi,
all'ingresso del piazzale del santuario della Madonna di Bonaria. Scritto in
Varie Commenti ( 236 ) " (7 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 06Sep 08 Betori a Firenze, annuncio lunedì Benedetto
XVI ha nominato il Segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori nuovo
arcivescovo di Firenze, al posto del cardinale Ennio Antonelli, chiamato prima
dell'estate al Pontificio consiglio per la famiglia. L'annuncio sarà dato
lunedì 8 settembre, festa della Natività di Maria, e 712 anniversario della
posa della prima pietra della cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore.
Per sapere chi sarà il successore di Betori alla segreteria della Conferenza
episcopale bisognerà attendere il 20 settembre, il prossimo Consiglio
permanente. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (5 votes, average: 3.2 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 06Sep 08 Il Papa celebra la messa per
Pio XII, un convegno su Siri E' stato annunciato ufficialmente che il 9
ottobre, alle
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cari amici, sono a
Parigi e da poco ho lasciato l'Eliseo: i discorsi del Benedetto XVI e di
Sarkozy sono stati importanti, ne riferirò sul Giornale domani. Volevo
trascrivervi ciò che il Papa ci ha detto sull'aereo, poco dopo il decollo,
rispondendo a una domanda sul motu proprio: è la prima volta che Ratzinger
parla pubblicamente del documento che ha emanato quattordici mesi fa per
liberalizzare la liturgia antica. La domanda riguardava il timore di alcuni che
il provvedimento rappresenti un passo indietro rispetto al Concilio. Ecco le
parole di Benedetto XVI: "È un timore assolutamente infondato. Il motu
proprio è soltanto un atto di tolleranza e di amore pastorale per le persone
che sono state formate in questa liturgia e l'amano, la conoscono e voglio
vivere con questa liturgia. È un piccolo gruppo, perché presuppone una
formazione al latino e una certa cultura. Ma da parte dei vescovi e della
nostra Chiesa sembra un'esigenza normale essere tolleranti verso queste
persone. Non c'è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio
Vaticano II e questa liturgia. I padri conciliari ogni giorno hanno celebrato
con l'antico rito e allo stesso tempo hanno concepito una liturgia che si è
sviluppata. Ci sono degli accenti diversi ma un'identità comune che esclude
un'opposizione. Penso che ci sia un possibile arricchimento tra le due parti:
gli amici dell'antica liturgia devono conoscere i salmi e i prefazi della
nuova, mentre la liturgia nuova, che sottolinea di più la partecipazione
comunitaria, non va considerata solo un'assemblea di una certa comunità ma
sempre un atto universale. La liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria".
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Francia laica e di quella cattolica Questa sera sarò a Roma, domani devo
completare il giro degli accrediti e dei biglietti aerei, venerdì mattina parto
con Benedetto XVI per il viaggio a Parigi e Lourdes. E' un pellegrinaggio che,
nelle intenzioni di Papa Ratzinger, doveva rimanere circoscritto a Lourdes, in
occasione del 150 anniversario delle apparizioni mariane alla grotta di
Massabielle. Ma, trattandosi del primo viaggio in Francia del Pontefice, il
presidente Sarkozy ha insistito perché la visita a Lourdes fosse preceduta da
una tappa nella capitale. Il Papa ha accettato: esiste una sintonia con Sarko
che si è resa evidente - almeno nelle parole - quando quest'ultimo è venuto a
Roma per prendere possesso del suo seggio di canonico del Laterano. La sintonia
riguarda il concetto di laicità e il contributo che le religioni, e in
particolare la fede cristiana, può dare. Il presidente francese, infatti, non
tuona contro le ingerenze ecclesiali, ma al contrario invita la Chiesa ad
essere se stessa fino in fondo e a partecipare al pubblico dibattito. Papa
Ratzinger ha preparato personalmente il discorso che farà all'Eliseo e Sarko -
con uno strappo al protocollo - andrà a ricevere il Pontefice all'aeroporto.
Sarà poi importante il discorso che Benedetto XVI farà al mondo della cultura
francese, al Collège des Bernardins, così come c'è attesa - in una Francia dove
mancano vocazioni - per le parole che il Papa rivolgerà ai giovani a Notre
Dame. Il cuore del pellegrinaggio, però resta Lourdes: Benedetto XVI svolgerà
una catechesi mariana affidando alla Madonna in particolare i sacerdoti.
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Cagliari, per seguire la visita di Benedetto XVI. Insieme all'amico Luigi
Accattoli, abbiamo appena visto passare il Papa vicino a noi, all'ingresso del
piazzale del santuario della Madonna di Bonaria. Scritto in Varie Commenti (
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amico 06Sep 08 Betori a Firenze, annuncio lunedì Benedetto XVI ha nominato il
Segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori nuovo arcivescovo di Firenze,
al posto del cardinale Ennio Antonelli, chiamato prima dell'estate al Pontificio
consiglio per la famiglia. L'annuncio sarà dato lunedì 8 settembre, festa della
Natività di Maria, e 712 anniversario della posa della prima pietra della
cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Per sapere chi sarà il
successore di Betori alla segreteria della Conferenza episcopale bisognerà
attendere il 20 settembre, il prossimo Consiglio permanente. Scritto in Varie
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su Siri E' stato annunciato ufficialmente che il 9 ottobre, alle
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
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Cari amici, sono a
Parigi e da poco ho lasciato l'Eliseo: i discorsi del Benedetto XVI e di
Sarkozy sono stati importanti, ne riferirò sul Giornale domani. Volevo
trascrivervi ciò che il Papa ci ha detto sull'aereo, poco dopo il decollo,
rispondendo a una domanda sul motu proprio: è la prima volta che Ratzinger
parla pubblicamente del documento che ha emanato quattordici mesi fa per
liberalizzare la liturgia antica. La domanda riguardava il timore di alcuni che
il provvedimento rappresenti un passo indietro rispetto al Concilio. Ecco le
parole di Benedetto XVI: "È un timore assolutamente infondato. Il motu
proprio è soltanto un atto di tolleranza e di amore pastorale per le persone
che sono state formate in questa liturgia e l'amano, la conoscono e voglio
vivere con questa liturgia. È un piccolo gruppo, perché presuppone una
formazione al latino e una certa cultura. Ma da parte dei vescovi e della
nostra Chiesa sembra un'esigenza normale essere tolleranti verso queste
persone. Non c'è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio
Vaticano II e questa liturgia. I padri conciliari ogni giorno hanno celebrato
con l'antico rito e allo stesso tempo hanno concepito una liturgia che si è
sviluppata. Ci sono degli accenti diversi ma un'identità comune che esclude
un'opposizione. Penso che ci sia un possibile arricchimento tra le due parti:
gli amici dell'antica liturgia devono conoscere i salmi e i prefazi della
nuova, mentre la liturgia nuova, che sottolinea di più la partecipazione
comunitaria, non va considerata solo un'assemblea di una certa comunità ma
sempre un atto universale. La liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria".
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Francia laica e di quella cattolica Questa sera sarò a Roma, domani devo
completare il giro degli accrediti e dei biglietti aerei, venerdì mattina parto
con Benedetto XVI per il viaggio a Parigi e Lourdes. E' un pellegrinaggio che,
nelle intenzioni di Papa Ratzinger, doveva rimanere circoscritto a Lourdes, in
occasione del 150 anniversario delle apparizioni mariane alla grotta di
Massabielle. Ma, trattandosi del primo viaggio in Francia del Pontefice, il
presidente Sarkozy ha insistito perché la visita a Lourdes fosse preceduta da
una tappa nella capitale. Il Papa ha accettato: esiste una sintonia con Sarko
che si è resa evidente - almeno nelle parole - quando quest'ultimo è venuto a
Roma per prendere possesso del suo seggio di canonico del Laterano. La sintonia
riguarda il concetto di laicità e il contributo che le religioni, e in
particolare la fede cristiana, può dare. Il presidente francese, infatti, non
tuona contro le ingerenze ecclesiali, ma al contrario invita la Chiesa ad
essere se stessa fino in fondo e a partecipare al pubblico dibattito. Papa
Ratzinger ha preparato personalmente il discorso che farà all'Eliseo e Sarko -
con uno strappo al protocollo - andrà a ricevere il Pontefice all'aeroporto.
Sarà poi importante il discorso che Benedetto XVI farà al mondo della cultura
francese, al Collège des Bernardins, così come c'è attesa - in una Francia dove
mancano vocazioni - per le parole che il Papa rivolgerà ai giovani a Notre
Dame. Il cuore del pellegrinaggio, però resta Lourdes: Benedetto XVI svolgerà
una catechesi mariana affidando alla Madonna in particolare i sacerdoti.
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Invia questo articolo a un amico 07Sep 08 Un saluto da Cagliari Sono a
Cagliari, per seguire la visita di Benedetto XVI. Insieme all'amico Luigi
Accattoli, abbiamo appena visto passare il Papa vicino a noi, all'ingresso del
piazzale del santuario della Madonna di Bonaria. Scritto in Varie Commenti (
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amico 06Sep 08 Betori a Firenze, annuncio lunedì Benedetto XVI ha nominato il
Segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori nuovo arcivescovo di Firenze, al
posto del cardinale Ennio Antonelli, chiamato prima dell'estate al Pontificio
consiglio per la famiglia. L'annuncio sarà dato lunedì 8 settembre, festa della
Natività di Maria, e 712 anniversario della posa della prima pietra della
cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Per sapere chi sarà il
successore di Betori alla segreteria della Conferenza episcopale bisognerà
attendere il 20 settembre, il prossimo Consiglio permanente. Scritto in Varie
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articolo a un amico 06Sep 08 Il Papa celebra la messa per Pio XII, un convegno
su Siri E' stato annunciato ufficialmente che il 9 ottobre, alle
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cari amici, sono a
Parigi e da poco ho lasciato l'Eliseo: i discorsi del Benedetto XVI e di
Sarkozy sono stati importanti, ne riferirò sul Giornale domani. Volevo
trascrivervi ciò che il Papa ci ha detto sull'aereo, poco dopo il decollo,
rispondendo a una domanda sul motu proprio: è la prima volta che Ratzinger
parla pubblicamente del documento che ha emanato quattordici mesi fa per
liberalizzare la liturgia antica. La domanda riguardava il timore di alcuni che
il provvedimento rappresenti un passo indietro rispetto al Concilio. Ecco le
parole di Benedetto XVI: "È un timore assolutamente infondato. Il motu
proprio è soltanto un atto di tolleranza e di amore pastorale per le persone
che sono state formate in questa liturgia e l'amano, la conoscono e voglio vivere
con questa liturgia. È un piccolo gruppo, perché presuppone una formazione al
latino e una certa cultura. Ma da parte dei vescovi e della nostra Chiesa
sembra un'esigenza normale essere tolleranti verso queste persone. Non c'è
alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II e questa
liturgia. I padri conciliari ogni giorno hanno celebrato con l'antico rito e
allo stesso tempo hanno concepito una liturgia che si è sviluppata. Ci sono
degli accenti diversi ma un'identità comune che esclude un'opposizione. Penso
che ci sia un possibile arricchimento tra le due parti: gli amici dell'antica
liturgia devono conoscere i salmi e i prefazi della nuova, mentre la liturgia
nuova, che sottolinea di più la partecipazione comunitaria, non va considerata
solo un'assemblea di una certa comunità ma sempre un atto universale. La
liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria". Scritto in Varie Commenti (
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amico 10Sep 08 Il Papa nel cuore della Francia laica e di quella cattolica
Questa sera sarò a Roma, domani devo completare il giro degli accrediti e dei
biglietti aerei, venerdì mattina parto con Benedetto XVI per il viaggio a
Parigi e Lourdes. E' un pellegrinaggio che, nelle intenzioni di Papa Ratzinger,
doveva rimanere circoscritto a Lourdes, in occasione del 150 anniversario delle
apparizioni mariane alla grotta di Massabielle. Ma, trattandosi del primo viaggio
in Francia del Pontefice, il presidente Sarkozy ha insistito perché la visita a
Lourdes fosse preceduta da una tappa nella capitale. Il Papa ha accettato:
esiste una sintonia con Sarko che si è resa evidente - almeno nelle parole -
quando quest'ultimo è venuto a Roma per prendere possesso del suo seggio di
canonico del Laterano. La sintonia riguarda il concetto di laicità e il
contributo che le religioni, e in particolare la fede cristiana, può dare. Il
presidente francese, infatti, non tuona contro le ingerenze ecclesiali, ma al
contrario invita la Chiesa ad essere se stessa fino in fondo e a partecipare al
pubblico dibattito. Papa Ratzinger ha preparato personalmente il discorso che
farà all'Eliseo e Sarko - con uno strappo al protocollo - andrà a ricevere il
Pontefice all'aeroporto. Sarà poi importante il discorso che Benedetto XVI farà
al mondo della cultura francese, al Collège des Bernardins, così come c'è
attesa - in una Francia dove mancano vocazioni - per le parole che il Papa
rivolgerà ai giovani a Notre Dame. Il cuore del pellegrinaggio, però resta
Lourdes: Benedetto XVI svolgerà una catechesi mariana affidando alla Madonna in
particolare i sacerdoti. Scritto in Varie Commenti ( 99 ) " (7 votes,
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da Cagliari Sono a Cagliari, per seguire la visita di Benedetto XVI. Insieme
all'amico Luigi Accattoli, abbiamo appena visto passare il Papa vicino a noi,
all'ingresso del piazzale del santuario della Madonna di Bonaria. Scritto in
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questo articolo a un amico 06Sep 08 Betori a Firenze, annuncio lunedì Benedetto
XVI ha nominato il Segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori nuovo
arcivescovo di Firenze, al posto del cardinale Ennio Antonelli, chiamato prima
dell'estate al Pontificio consiglio per la famiglia. L'annuncio sarà dato
lunedì 8 settembre, festa della Natività di Maria, e 712 anniversario della
posa della prima pietra della cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore.
Per sapere chi sarà il successore di Betori alla segreteria della Conferenza
episcopale bisognerà attendere il 20 settembre, il prossimo Consiglio
permanente. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (5 votes, average: 3.2 out
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Pio XII, un convegno su Siri E' stato annunciato ufficialmente che il 9
ottobre, alle
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Cari amici, sono a
Parigi e da poco ho lasciato l'Eliseo: i discorsi del Benedetto XVI e di
Sarkozy sono stati importanti, ne riferirò sul Giornale domani. Volevo
trascrivervi ciò che il Papa ci ha detto sull'aereo, poco dopo il decollo,
rispondendo a una domanda sul motu proprio: è la prima volta che Ratzinger
parla pubblicamente del documento che ha emanato quattordici mesi fa per
liberalizzare la liturgia antica. La domanda riguardava il timore di alcuni che
il provvedimento rappresenti un passo indietro rispetto al Concilio. Ecco le
parole di Benedetto XVI: "È un timore assolutamente infondato. Il motu
proprio è soltanto un atto di tolleranza e di amore pastorale per le persone
che sono state formate in questa liturgia e l'amano, la conoscono e voglio
vivere con questa liturgia. È un piccolo gruppo, perché presuppone una
formazione al latino e una certa cultura. Ma da parte dei vescovi e della
nostra Chiesa sembra un'esigenza normale essere tolleranti verso queste
persone. Non c'è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio
Vaticano II e questa liturgia. I padri conciliari ogni giorno hanno celebrato
con l'antico rito e allo stesso tempo hanno concepito una liturgia che si è
sviluppata. Ci sono degli accenti diversi ma un'identità comune che esclude
un'opposizione. Penso che ci sia un possibile arricchimento tra le due parti:
gli amici dell'antica liturgia devono conoscere i salmi e i prefazi della
nuova, mentre la liturgia nuova, che sottolinea di più la partecipazione
comunitaria, non va considerata solo un'assemblea di una certa comunità ma
sempre un atto universale. La liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria".
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Francia laica e di quella cattolica Questa sera sarò a Roma, domani devo
completare il giro degli accrediti e dei biglietti aerei, venerdì mattina parto
con Benedetto XVI per il viaggio a Parigi e Lourdes. E' un pellegrinaggio che,
nelle intenzioni di Papa Ratzinger, doveva rimanere circoscritto a Lourdes, in
occasione del 150 anniversario delle apparizioni mariane alla grotta di
Massabielle. Ma, trattandosi del primo viaggio in Francia del Pontefice, il
presidente Sarkozy ha insistito perché la visita a Lourdes fosse preceduta da
una tappa nella capitale. Il Papa ha accettato: esiste una sintonia con Sarko
che si è resa evidente - almeno nelle parole - quando quest'ultimo è venuto a
Roma per prendere possesso del suo seggio di canonico del Laterano. La sintonia
riguarda il concetto di laicità e il contributo che le religioni, e in
particolare la fede cristiana, può dare. Il presidente francese, infatti, non
tuona contro le ingerenze ecclesiali, ma al contrario invita la Chiesa ad
essere se stessa fino in fondo e a partecipare al pubblico dibattito. Papa
Ratzinger ha preparato personalmente il discorso che farà all'Eliseo e Sarko -
con uno strappo al protocollo - andrà a ricevere il Pontefice all'aeroporto.
Sarà poi importante il discorso che Benedetto XVI farà al mondo della cultura
francese, al Collège des Bernardins, così come c'è attesa - in una Francia dove
mancano vocazioni - per le parole che il Papa rivolgerà ai giovani a Notre
Dame. Il cuore del pellegrinaggio, però resta Lourdes: Benedetto XVI svolgerà
una catechesi mariana affidando alla Madonna in particolare i sacerdoti.
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Cagliari, per seguire la visita di Benedetto XVI. Insieme all'amico Luigi Accattoli,
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del santuario della Madonna di Bonaria. Scritto in Varie Commenti ( 236 )
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amico 06Sep 08 Betori a Firenze, annuncio lunedì Benedetto XVI ha nominato il
Segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori nuovo arcivescovo di Firenze,
al posto del cardinale Ennio Antonelli, chiamato prima dell'estate al
Pontificio consiglio per la famiglia. L'annuncio sarà dato lunedì 8 settembre,
festa della Natività di Maria, e 712 anniversario della posa della prima pietra
della cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Per sapere chi sarà il
successore di Betori alla segreteria della Conferenza episcopale bisognerà
attendere il 20 settembre, il prossimo Consiglio permanente. Scritto in Varie
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articolo a un amico 06Sep 08 Il Papa celebra la messa per Pio XII, un convegno
su Siri E' stato annunciato ufficialmente che il 9 ottobre, alle
( da "Secolo XIX, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La trattativa La Cai
abbandona. Scajola: accordo o tutti licenziati se fallisce il salvataggio
13/09/2008 passeggeri garantiti non i risparmia tori 13/09/2008 SE L'AZIENDA
chiude, "chi ha un biglietto sarà rimborsato e, se si trova in viaggio, la
compagnia deve farsi carico del rientro, spese comprese". Lo spiega
l'Adiconsum, secondo la quale, invece, i punti "Mille miglia"
andranno persi. Ancor peggiore è il d estino degli azionisti: "I titoli
sono in fumo e senza possibilità di rimborsi, ma rischiano anche gli
obbligazionisti che dovrebbero essere più tutelati". lugaro >> 3
13/09/2008.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
IL VIZIO DEL RICATTO
MASSIMO RIVA "O questa notte o mai più": con un
aut-aut il ministro Sacconi aveva avviato quella che per lui doveva essere la
trattativa finale coi sindacati su Alitalia.
Purtroppo, il linguaggio delle decisioni irrevocabili non ha portato fortuna al
suo autore in orbace, figuriamoci se poteva andare meglio al suo epigono in
grisaglia. SEGUE A PAGINA 37.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La cordata
Colaninno: "Non ci sono le condizioni". Epifani: "Si rischia la
tragedia". Berlusconi: non voglio fare una figuraccia Salta l'accordo, Alitalia nel caos Rotte le trattative. I lavoratori assediano Fiumicino:
non ci piegherete ROMA - Alitalia sempre più nel caos. Ieri è saltato l'accordo e la cordata che
dovrebbe rilevare la compagnia ad un certo punto si è tirata indietro:
"Non ci sono le condizioni", rompendo di fatto le trattative.
Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani lancia l'allarme: "Si rischia
una tragedia tocca al governo muovere la Cai". All'aeroporto di Fiumicino
corteo interno dei lavoratori: "Non siamo come i minatori inglesi, il
governo non ci piegherà". Berlusconi allarmato: non voglio fare una
figuraccia. Colaninno: "Io non cedo" SERVIZI ALLE PAGINE 2, 3 E 4.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il leader
della Cgil: così ci sono zero possibilità di arrivare a un accordo, va cambiato
il piano industriale Epifani: "Si rischia un esito tragico tocca al
governo smuovere la Cai" "Non si può accettare la logica del prendere
o lasciare come con Air France" ROMA - "Allo stato ci sono zero
possibilità di fare l'accordo", dice Guglielmo Epifani, segretario
generale della Cgil, al termine di una giornata che doveva essere quella della
svolta per la nascita della Nuova Alitalia. Invece si
avvicina velocemente lo spettro del fallimento e di migliaia di licenziamenti.
Epifani, la trattativa è saltata. Sembra ripetersi la situazione che ha portato
in primavera alla "fuga" di Air France per colpa delle rigidità dei
sindacati. è così? "Diciamo che anche questa volta è stata l'azienda ad
alzarsi dal tavolo considerando chiuso il negoziato. C'è un'altra somiglianza,
che non è quella che dice lei: pure questa volta c'è stato un aut aut da parte
dell'azienda che ha imposto una trattativa in quattro giorni in alternativa al
fallimento. Con il sindacato che ha chiesto di discutere del piano industriale
e delle sue ricadute occupazionali. Ma non siamo a un passaggio ordinario
perché a questo epilogo ci si arriva dopo che il governo ha
messo in campo un decreto ad hoc sulle procedure fallimentari, pensato su
misura per l'Alitalia, e che accolla al paese, cioè a tutti noi, gli oneri e le
passività della vecchia società. Un provvedimento che è stato fatto per
facilitare la formazione di una cordata di imprenditori italiani disposti a
investire sulla nuova Alitalia. Però, al momento di raccogliere il frutto di questa
operazione, che ha suscitato perplessità, critiche, obiezioni, qualcosa non è
tornato". Non hanno fatto i conti con il muro eretto da voi? "Non è
così. Ma mi faccia continuare. Perché il governo, che in questa vicenda non è
stato affatto soggetto terzo, non ha verificato la disponibilità dell'azienda
sul piano industriale e sulla gestione degli esuberi? Perché la cordata, dopo
tutti i passaggi tortuosi che ha dovuto affrontare, si tira indietro all'ultimo
momento? E ancora: perché nell'ultima notte di trattativa si comunica ai piloti
che gli esuberi sono il doppio di quanto detto prima? Come si può chiedere a
chi guadagna tra i mille e i 1.300 euro al mese una decurtazione del 25-30 per
cento? Sono interrogativi senza risposte e fanno pensare che all'interno della
cordata sia maturata un'altra scelta". E ora? "Al punto in cui siamo
arrivati, penso che spetti al governo assumere un'iniziativa nei confronti
della cordata per evitare il fallimento". Ma cosa può fare ormai il
governo? "Rimettere insieme i cocci che si sono rotti. Oppure ripartire da
capo, sperando che lunedì non precipiti tutto". Dovrete abbandonare le
vostre rigidità. "Questa volta il sindacato ha dato un segnale forte di
responsabilità". Quante possibilità ci sono per arrivare ancora a
un'intesa? "Zero". Senza accordo l'alternativa sono 20 mila
licenziamenti. "è un'alternativa tragica che abbiamo cercato di
scongiurare e alla quale si arriva nel peggiore dei modi. C'è il rischio che la
situazione sfugga di mano perché l'esasperazione delle persone ha ormai
raggiunto un punto molto alto". Non era meglio accettare una riduzione
dello stipendio e avere un lavoro? "Noi abbiamo dato la disponibilità a cambiare
la parte normativa del contratto e puntare sulla produttività". Firmerebbe
un accordo senza i piloti? "No. Serve il consenso di tutti". Anche
questa volta siete rimasti col cerino in mano. "Questa volta il cerino ce
l'hanno gli altri. Siamo stati responsabili anche nella gestione delle forma di
lotta. Non abbiamo nulla da rimproverarci". Neanche di aver fatto scappare
Air France? "Non abbiamo detto no a Air France. Non abbiamo accettato la
logica del "prendere o lasciare"". Ma quello era un solido piano
industriale. "Era una situazione differente. C'erano vantaggi e di
svantaggi. Qui, se salta tutto, solo svantaggi". (r.ma.).
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Alitalia, salta la trattativa compagnia sospesa sul baratro
La cordata: non ci sono le condizioni per andare avanti Lo scontro I sindacati
scrivono a Fantozzi per chiedere un incontro urgente LUCIO CILLIS ROMA - Doveva
essere l'ultimo atto della crisi Alitalia. Ma
all'indomani della notte di trattative serrate e di confronti spigolosi,
restano solo polemiche e accuse reciproche. E un dialogo interrotto
bruscamente. Se Compagnia aerea italiana punta il dito sui piloti, colpevoli di
aver fatto franare il dialogo a prescindere dai contenuti dell'offerta, i
comandanti rilanciano e accusano la cordata di aver portato ai quattro tavoli
aperti al ministero del Lavoro, un carico maggiore di esuberi rispetto alle
premesse, oltre ad un insopportabile taglio alle retribuzioni e alla flotta.
Nessuno, però, al di là delle dichiarazioni di guerra, si assume oggi la
responsabilità di chiudere definitivamente la porta alla controparte. Anche se
per Cai "non ci sono più le condizioni per andare avanti", cadono nel
vuoto i due ultimatum lanciati da Augusto Fantozzi e da Maurizio Sacconi. Per
ora dallo studio del commissario straordinario non partono le temute lettere di
messa in mobilità del personale, mentre il ministro del Lavoro cerca di
ricucire gli strappi per giungere ad un rapido accordo prima del punto di non
ritorno. Il tempo, infatti, stringe: nelle casse di Alitalia
ci sarebbero ormai pochi spiccioli, soltanto qualche milione di euro dai 50
preventivati nella disponibilità residua di settembre. Al ritmo di 2-3 milioni
al giorno di emorragia restano poco più di 48 ore. Il conto
alla rovescia per Alitalia è dunque iniziato e cresce il rischio di grounding, ovvero lo
stop improvviso e totale delle attività per mancanza di fondi e di creditori
disposti a chiudere un occhio sui pagamenti. Secondo alcune indiscrezioni
l'ultimo volo di Alitalia potrebbe partire già lunedì prossimo. Tutte le sigle
sindacali, al termine di una drammatica riunione serale, hanno chiesto a
Fantozzi una rapida convocazione per capire "quali procedure formali siano
state avviate e quali saranno avviate e in che tempi". Il risultato della
riunione intersindacale non ha prodotto, contrariamente alle attese, la
controproposta unitaria auspicata dal ministro del Lavoro. Maurizio Sacconi
però spera ancora in un accordo e dice: "C'è un 50% di possibilità di
riannodare il filo". Le parti sono divise da un muro che appare ancora insormontabile:
questioni come l'abbattimento delle retribuzioni di circa il 25-30% o il numero
crescente di esuberi in arrivo (più di mille tra i piloti contro i 500
previsti), lasciano ben pochi margini alla trattativa. Sulle motivazioni
dell'agonia di Alitalia si riaccende lo scontro
politico. Il primo a lanciare l'attacco è il leader dell'opposizione, Walter
Veltroni che accusa l'esecutivo di dilettantismo: "Il governo non ha fatto
quello che doveva fare. Cioè scegliere la strategia, un'alleanza, immaginare di
avere un rapporto tra un gruppo italiano e un partner internazionale". Per
Veltroni "si è andati allo sbando in maniera dilettantesca. E questo è il
risultato". Sempre dal Pd il ministro ombra dell'Economia, Pierluigi
Bersani, invita tutti "ad un avvicinamento prima che sia troppo
tardi". Ma, sintetizza il ministro della Pubblica amministrazione, Renato
Brunetta "anche se c'è chi gufa, alla fine il buon senso prevarrà".
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia E
Berlusconi teme il peggio "Non possiamo fallire, sarà caos"
Colaninno: io non cedo. Il premier chiede fondi a Tremonti Contatti tra Palazzo
Chigi e il manager. Mediobanca alla finestra ROBERTO MANIA CLAUDIO TITO ROMA -
"Dobbiamo assolutamente risolvere la questione, altrimenti si scatena il
caos". Il caso Alitalia piomba di
nuovo sul tavolo di Palazzo Chigi. E per la prima volta il premier Silvio
Berlusconi deve fare i conti con uno scenario completamente mutato: non più a
un passo dalla soluzione, bensì a un passo dal blocco del trasporto aereo in
tutta la penisola. "Perché - rifletteva ieri sera Berlusconi con i
suoi più stretti collaboratori - se si va al fallimento si fermano per mesi i
collegamenti aerei. Una figuraccia". Con una caduta verticale del consenso
per il governo "del fare". Una situazione drammatica che pareva ormai
scongiurata, dopo la formazione della cordata italiana guidata da Roberto
Colaninno e l'approvazione di un decreto ritagliato su misura, e con tanti
strappi alla regole sui fallimenti e sulla concorrenza, proprio sulla Cai, la
Compagnia area italiana. Correre ai ripari, è diventato allora l'imperativo di
Palazzo Chigi. Berlusconi ha chiesto un intervento diretto al ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, troppo defilato in questa vicenda che, infatti,
al Tesoro considerano "in appalto" a Gianni Letta, più capace di
mediare nelle intricate relazioni sindacali. Ma ora servono soldi. Risorse per
provare a compensare le perdite retributive (fino a quasi il 30 per cento) dei
piloti. Perché è qui che si è incagliata la trattativa notturna. Il come dovrà
trovarlo Tremonti. Ci vuole creatività, perché il premier non vuole
"fallire" su uno scenario, che per ragioni oggettive, è diventato
globale. Le grandi compagnie del volo (Air France, Lufthansa, British) da tempo
si sono attestate lungo la riva del fiume. Tremonti si è messo al lavoro. Ma il
premier ha giocato anche sull'altro versante: quello dei rapporti con la
cordata tricolore. Ci sono stati contatti anche con Banca Intesa di Corrado
Passera, l'advisor che ha preparato il "piano Fenice" rendendo
plausibile via via la costruzione di una soluzione alternativa al fallimento. E
- pare - ci sia stata anche una lunga telefonata tra il presidente del
Consiglio e lo stesso Colaninno, prima che questi riprendesse il treno per la
sua Mantova. Il patron della Piaggio è stato irremovibile: "Io non posso
fare niente. Mantengo la mia offerta ma chiedo un sì o un no". Modello
Jean-Cyril Spinetta, l'uomo forte di Parigi, che se ne andò di fronte ai niet
dei nostri sindacati e all'opposizione del centro destra guidato proprio da
Berlusconi. Ma il pressing non si è fermato. A Colaninno il premier ha
ricordato anche le misure varate per spianare la strada a una soluzione tutta
italiana per la compagnia di bandiera. Più o meno: "Se facciamo una
figuraccia noi, la farete anche voi. Come noi, d'altra parte, siete passati
come i salvatori della patria". Insomma, serve un passo avanti. Non ci si
può ritirare alla vista del traguardo. In gioco ci anche sono i nuovi rapporti
tra Berlusconi e l'establishment industriale. E ciascuno, a cominciare dai 16
cosiddetti "capitani coraggiosi", ha più di un interesse perché il
piano Fenice decolli. è che la strategia di Colaninno e Passera non aveva
previsto il peso dei piloti. Anzi, pensavano di aggirare il potere dei piloti
proprio attraverso l'introduzione di un contratto unico e, dunque, con la
costituzione di una rappresentanza sindacale non più frantumata in tante
categorie. I piloti hanno detto tanti no dopo avere scoperto di essere quasi la
metà in esubero (circa mille su duemila). Hanno fermato lì la trattativa - e
fatto infuriare il ministro Altero Matteoli, rappresentante di An con cui i
comandanti hanno sempre flirtato -nonostante la proposta di inserirli tra i
dirigenti e la possibilità di ricorrere al part time per ridurre il numero
degli eccedenti. Uno stop che ha impedito anche agli altri, Cgil, Cisl, Uil e
Ugl, di tentare l'affondo. Quello che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni -
stando a alcune ricostruzioni -, avrebbe pure rischiato se non fosse stato
fermato dagli altri nella notte: "Se firmi senza i piloti domani ti
ritrovi con tutti gli aerei a terra". Sarebbe stata una sconfessione.
Oppure un suicidio sindacale. Forse non restano più di 48 ore per uscire dal
pantano. Ma lo scenario non può nemmeno escludere la discesa in campo di
Mediobanca di Cesare Geronzi. E allora l'ultimo feroce scontro sulla governance
di piazzetta Cuccia potrebbe cominciare a leggersi sotto una chiave diversa.
Politica.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti IL VIZIO
DEL RICATTO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La fatidica notte, infatti, è passata
invano e ora lo stesso risoluto ministro si vede costretto ad aggiornare i
tempi del diktat in un disperato inseguimento dei suoi interlocutori per
scongiurare il troppo disinvoltamente evocato esito del "mai più".
Tutto ciò perché - ecco il punto cruciale - questo negoziato è cominciato
davvero con il piede sbagliato. Tanto il governo quanto il commissario Fantozzi
e con lui la cordata dei sedicenti salvatori si sono presentati al tavolo del
confronto con l'arrogante sicumera di chi riteneva che la controparte sindacale
non potesse fare altro che piegare il capo e dire di sì. Per mesi e mesi prima
gli uomini di Berlusconi, poi gli esperti di Banca Intesa, infine Colaninno e
soci si sono esercitati in laboriose riunioni per mettere a punto il cosiddetto
piano di salvataggio, mentre - giorno dopo giorno - le casse di Alitalia bruciavano anche le ultime riserve liquide dei 300
milioni di prestito concesso in primavera. Trascinata in tal modo l'azienda sul
ciglio inevitabile della declaratoria di insolvenza, gli stessi hanno ritenuto
di poter trasformare questo elemento di debolezza oggettiva nel loro punto di
forza soggettivo per mettere i sindacati con le spalle al muro: o approvate le
nostre proposte o si chiude bottega. Con simili premesse platealmente
ricattatorie il clima delle trattative si è incarognito fin dalle prime battute
ed era prevedibile che portasse allo stallo attuale. A drammatizzare
ulteriormente il quadro è intervenuta ieri pomeriggio la decisione della
cordata Colaninno, candidata unica per scelta governativa a prendersi la polpa
di Alitalia, di proseguire nella linea dura,
abbandonando il tavolo negoziale. Iniziativa magari logica da parte di privati
imprenditori che hanno fatto i propri conti e non sono disposti a rischiare un
euro in più nell'operazione, ma che rafforza l'interpretazione del negoziato
come un secco prendere o lasciare rivolto ai sindacati. Ora che questi ultimi
abbiano responsabilità semplicemente enormi nel dissesto di Alitalia
è un fatto incontestabile. Ma forse chi, speculando su questa catena di errori,
rimugina l'astuto calcolo di rovesciare sui sindacati medesimi anche la colpa
dell'insuccesso della trattativa attuale e quindi anche del fallimento di Alitalia non prende in considerazione che anche altri
protagonisti della vicenda sarebbero pesantemente esposti nel caso di dissesto
conclamato dell'azienda. Intanto il commissario appena nominato perché l'ottimo
Fantozzi si vedrebbe costretto a svincolarsi dalle norme preferenziali del
decreto governativo concepito come un abito su misura della cordata Colaninno e
dovrebbe riaprire la gara al miglior offerente. Impresa ardua, ma che in termini di trasparenza contabile potrebbe portare alla
luce sorprese interessanti sul valore degli attivi del bilancio Alitalia. Mentre, col passare del tempo, potrebbero anche emergere verità
oggi dissimulate relative all'effettivo stato dei conti di AirOne, che da
salvatrice di Alitalia rischierebbe forse di dover indossare i panni di prima candidata
a un salvataggio. Altro soggetto che il fallimento metterebbe in seria
difficoltà è il governo. Non solo e non tanto per l'insuccesso d'immagine - si
può star certi che Berlusconi e i suoi portaparola cercherebbero di scaricare
ogni colpa sull'irresponsabilità del sindacato - ma soprattutto perché un
simile esito avrebbe pesanti contraccolpi politici e sociali in tutta la vasta
area degli interessi economici coinvolti: da Malpensa-Linate a Fiumicino, dove
già da qualche giorno si respira un'aria di crescente contestazione. Forse è
ora che almeno un dubbio si insinui nella mente di coloro che ritenevano di
poter chiudere le trattative fidando nel consenso già anticipato da personaggi
più accomodanti come il leader cislino Bonanni: quello che fra gli altri
sindacati - Epifani per la Cgil parla non a caso di "punto di non
ritorno" - si stia radicando per contrappasso la consapevolezza che il
fallimento di Alitalia è diventata un'arma a doppio
taglio. Essa può fare molto male anche a chi la brandisce. Come già accaduto al
ministro Sacconi.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XI - Napoli
Il presidente della Regione lancia un monito: quella bozza non è stata
concordata con le Regioni Bassolino: "Governo, ci siamo anche noi" Il
governatore incontra Scajola. Il ministro: Atitech da ricollocare nel settore
produttivo ROBERTO FUCCILLO "LA vicenda sarà lunga. Ma anche i decreti
delegati dovranno essere fatti d'intesa con la Regioni". Non è un passo
indietro, Antonio Bassolino ribadisce la volontà di essere dentro il dibattito
sul federalismo, ma lancia un avvertimento al governo. L'ultima bozza, nata
solo all'interno di Palazzo Chigi, non ha convinto. "La maggioranza ha
fatto una forzatura - dice il presidente durante un convegno sul tema
organizzato proprio dal suo assessore Mariano D'Antonio - Si possono capire le
ragioni di bandiera della Lega, ma quella bozza non è stata concordata con le
Regioni". E, poiché "scelte e dettagli devono essere definiti con le
Regioni", ecco che il governatore della Campania illustra il calendario
della prossima settimana: mercoledì si riuniranno a Roma i presidenti di
Regione, non per esprimere un parere sulla bozza (altro modo di non
legittimarla a priori), ma per formulare le proposte che verranno poi portate
il giorno dopo alla Conferenza Stato-Regioni. Insomma Bassolino avalla
l'impressione che le ultime mosse del governo siano state una fuga in avanti
rispetto al dibattito precedente, nel quale le osservazioni delle Regioni
avevano pesato. E dal dibattito emerge che alcuni punti verranno riproposti.
Primo: "I fondi europei debbono essere rigorosamente aggiuntivi rispetto a
quello ordinari", dice Bassolino. Secondo: il trasporto locale deve essere
inserito, al pari di sanità, istruzione e assistenza, fra le funzioni
essenziali, quelle di cui andrà comunque garantito uno standard. Terzo: si dovrà
prestare molta attenzione ai dettagli a come verranno definiti questi standard.
Quarto: la perequazione deve essere verticale, ovvero dovrà essere gestita
dallo Stato centrale e non dalla Regioni fra di loro. In attesa del confronto
sul federalismo, Bassolino ieri ha già incontrato il governo, nella persona del
ministro Claudio Scajola. Oggetto specifico la crisi di alcune realtà
produttive campane e in particolare il caso Atitech. Mentre da Roma arrivavano
brutte notizie, che davano più probabile il fallimento dell'Alitalia, Scajola
a Napoli confermava che Atitech non rientra nei piani della nuova società, ma
"può essere ricollocata nel settore produttivo". L'idea prospettata è
quella di un polo mediterraneo della manutenzione aeronautica, in cui ricollocare
Atitech, "dato che gli aerei non assorbiti da Cai verranno venduti nel
Mediterraneo". Ci dovrebbe essere una cordata anche per questo,
come dice Bassolino: "Vi sono state manifestazioni di interesse da parte
di imprenditori nazionali. Ne è arrivata una anche di campani, l'ho subito
girata a Scajola". Infine il presidente ha chiesto al ministro che venga
rinnovata la norma che escluda gli investimenti europei dal calcolo del patto
di stabilità.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Bari
Berlusconi accolto dalle proteste Tre sit-in in Fiera. Per il premier anche un
breve giro tra gli stand ILARIA FICARELLA Parte oggi la 72esima Fiera del
Levante. Un'edizione particolarmente attesa e non solo per le numerose novità
che la Campionaria 2008 offrirà al come sempre ampio pubblico, ma anche per
l'aspetto politico, rappresentato proprio dall'evento inaugurale di questa
mattina. Nell'auditorium Spazio 7, infatti, sarà il presidente del Consiglio
dei Ministri Silvio Berlusconi a presenziare alla cerimonia, cui prenderanno
parte anche il sindaco e il presidente della Provincia di Bari, Michele
Emiliano e Vincenzo Divella, e il presidente della Regione Puglia Nichi
Vendola, insieme con il presidente dell'ente fieristico, Cosimo Lacirignola. E
contemporaneamente al taglio del nastro per la Fiera del Levante, proprio
davanti ai cancelli del quartiere fieristico barese, i sindacati daranno il via
all'annunciato lungo autunno caldo. Saranno in particolare i rappresentanti del
mondo della scuola a scendere in strada e a organizzare un sit-in di protesta
contro la riforma del settore annunciata dal ministro Mariastella Gelmini. I
segretari provinciali Cgil, Cisl, Uil e Snals faranno pervenire al presidente
del Consiglio una nota congiunta "a difesa della qualità della scuola
pubblica barese ? spiega Claudio Menga, della Flc Cgil ? che sopportando già
ora il più alto rapporto di alunni per classe, con i tagli agli organici voluti
dai ministri Tremonti e Gelmini, rischia il definitivo collasso". Alla
protesta di docenti e personale amministrativo delle scuole baresi si assocerà
poi anche quella dei dipendenti della sanità privata, in attesa di un rinnovo
contrattuale che manca da 39 mesi. E poi le proteste del Pd per il nodo
trasporti: la cancellazione del Pendolino e il caos Alitalia Secondo l'ultimo aggiornamento che arriva dalla presidenza del
Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi giungerà allo Spazio 7 alle 10,50,
dove si svolgerà la cerimonia, nel corso della quale ai saluti delle autorità
locali seguirà il discorso inaugurale del premier: la conclusione è prevista
per le 12,30. E c'è attesa per il confronto fra i rappresentanti di
Comune, Provincia e Regione e il capo del governo su numerosi temi di
strettissima attualità anche locale: dalla riforma del federalismo alla
questione Petruzzelli. Al termine della cerimonia, il presidente Berlusconi visiterà
alcuni padiglioni espositivi della Campionaria. Per le 12,30 invece, con un
cocktail di benvenuto il presidente del Consiglio regionale della Puglia Pietro
Pepe aprirà le porte del rinnovato stand della Regione, al padiglione 152 bis:
all'evento prenderanno parte fra gli altri i rappresentanti del Consolato della
Repubblica d'Albania a Bari presieduto da Rezart Shkembi. Per oggi le porte
della Fiera del Levante resteranno aperte dalle 15 alle 21,30. Da lunedì al
venerdì dalle 9 alle 20,30 e sabato e domenica dalle 8,30 alle 21,30. Le prime
novità i visitatori potranno verificarle già per quel che riguarda i parcheggi,
in particolare quelli per i disabili. Diversamente dal passato infatti, alla
sosta per le auto di portatori di handicap è stato dedicato uno spazio esterno
al quartiere. Esattamente si tratta di un'area che si trova di fronte alla zona
edilizia.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il piano di
Confindustria sui contratti Addio all'inflazione programmata. No della Cgil,
aperture da Cisl e Uil Il tasso di aumento dei prezzi sarà depurato da una
parte dell'import BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Divide il sindacato l'atteso
documento di Confindustria sul rinnovo del modello contrattuale. Venti pagine
che se per Cisl e Uil costituiscono un buon punto di partenza per arrivare a un
accordo entro la fine del mese, per la Cgil non fanno che allungare le
distanze. Troppi punti critici e ambiguità. Rimane il contratto nazionale, ma
la durata passa da due a tre anni, si introduce la contrattazione di secondo
livello e quella territoriale, si formula un meccanismo per stabilire un premio
di produzione. E in ultimo si introducono tempi e sanzioni durante le
trattative per il rinnovo. Sette mesi durante i quali le parti che assumeranno
"iniziative unilaterali" o procederanno "ad azioni dirette"
verranno sanzionate. Guglielmo Epifani non entra nel merito dei punti, ma il
suo giudizio è netto. "Non va bene - dichiara il segretario della Cgil -
mi sembra un documento che arretra. Molte parti sono peggiorate. Bisogna
discutere, ma anche allargare a tutti i settori, perché la riforma non riguarda
solo Confindustria". Ma anche il settore pubblico. è un no deciso quello
che arriva da Corso Italia e che l'associazione degli industriali aveva cercato
di scongiurare mettendo sul piatto quell'indice previsionale dell'inflazione
che i sindacati avevano chiesto fin dall'inizio del negoziato. Niente
inflazione programmata, dunque, ma Confindustria chiede la depurazione di tutte
le componenti importate. Come dire che il petrolio non contribuirebbe a
scrivere il livello inflattivo. Un metodo che non convince nemmeno Raffaele
Bonanni (Cisl), ma sul quale la Cisl, come la Uil, è pronta a discutere e
chiudere. Ma anche sulla questione del valore retributivo su cui applicare
l'indice, i sindacati vorrebbero maggiore libertà per le singole categorie. Gli
altri punti del documento sono sul secondo livello di contrattazione, che per
viale dell'Astronomia dovrebbe essere "aziendale o alternativamente
territoriale". Poi c'è tutto il capitolo sui premi legati alla produttività
e le compensazioni per i lavoratori che non possono usufruire della
contrattazione di secondo livello. E per ultimo c'è il capitolo dei tempi e
delle sanzioni. Un punto, che secondo fonti vicine alla Cgil, sembra scritto
sotto dettatura di Finmeccanica. Un documento troppo vago, sempre secondo le
stesse fonti, dove anche il premio non si capisce più bene cosa sia, dove gli
ammortizzatori sociali, per fare un esempio, sembrano diventare solo un
problema tra le parti. E ancora: è un documento che sembra mirare a creare una
"pace sociale" per i prossimi quattro anni e che ha un impianto
autoritario sulle procedure. Le critiche della Cgil non chiudono però le porte
alla discussione. Anzi, intendono aprirla, rifiutando però la pratica degli ultimatum come è avvenuto con Alitalia. Ed Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, cita proprio
la compagnia di bandiera, parlando del documento. è un accordo, ha detto la
Marcegaglia, che "dovrebbe portare a un cambiamento generale delle
relazioni sindacali: da una logica di contrapposizione e di conflittualità, che
è quella che stiamo vivendo per Alitalia, a
una logica di maggiore condivisione degli obiettivi".
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Fiumicino
presidiato dai lavoratori Proteste e cortei: "Non siamo come i minatori
inglesi, il governo non ci piegherà" LUISA GRION CARLO PICOZZA ROMA - Non
ci credono che possa davvero finire nel peggiore dei modi, con la compagnia
fallita e tutti a casa. Non ci credono perché - dicono - "Noi non saremo i
minatori inglesi, ma questo governo non è la Thatcher" e non si assumerà la
responsabilità di mandare 20 mila persone per strada. Tantomeno reggerà ai
blocchi, quelli "veri" che durano settimane e che "ora non ci
sono, ma domani chissà". Questo si raccontavano ieri
hostess, steward e piloti dell'Alitalia riuniti in una sorta di
assemblea permanente all'aeroporto di Fiumicino. Un'altra afosa e appiccicosa
giornata d'attesa per capire i destini dell'azienda e ripetersi ancora una
volta che "se la proposta della cordata non cambia, meglio la
mobilità". Tanti appelli all'unità, qualche tensione (specialmente
quando al megafono qualcuno suggerisce di fare come Air France nel '93 e di
occupare le piste), ma niente voli cancellati e niente accessi bloccati. E una
giornata dura, da vivere "uniti" e l'entrata per gli equipaggi dell'aeroporto
si popola anche di dipendenti in ferie che tornano alla base, perché sentire le
notizie alla radio o in tivù in questi momenti non basta. La protesta si
"allunga" dal mattino alla sera e a un certo punto assume la forma di
un corteo di 500 persone che attraversa le partenze dai nazionali agli
internazionali, più volte, su e giù. Cori, slogan scanditi e battimani: si va
dal "governo scemo, guarda quanti "semo"" all'"Alitalia siamo noi", da "chi non salta Berlusconi
è" a "oggi a noi, domani a voi". C'è la scorta delle forze
dell'ordine e tanti passeggeri che guardano. Gli italiani osservano con una
certa indulgenza (anche perché tutti i voli, questa volta, partono), gli
stranieri non capiscono e fanno "ciao, ciao" con la manina o scattano
foto. Alcune assistenti di volo si portano dietro i figli sistemati nel
carrello per i bagagli ("perché oggi bisogna esserci e si fa come si
può"); Fabio Frati del sindacato autonomo Cub-trasporti agita la sua busta
paga da assistente alle partenze con trent'anni di servizio ("1560 euro,
ma 400 sono di festivi, maggiorazioni e straordinari"). Il corteo fa tappa
anche al check-in per Albenga, paese del ministro Scajola. "Quando è
tornato ministro ha fatto rinascere il volo: il governo ci ha messo un milione
di euro, sull'aereo - quando va bene - ci sono venti passeggeri".
"Ecco", commentano Paolo Pagnotta e Alberto Giusti della Cgil,
"in piccolo questo è l'Alitalia: una diligenza da
assaltare". Già perché il bandolo della matassa per i dipendenti è proprio
quello: "noi abbiamo lavorato, altri hanno spremuto. Sono anni che qui
mandano manager incapaci che hanno intascato megastipendi e ora continuano a
pararsi il didietro: sono stati loro a far fallire l'azienda". Ora, tutti
chiedono e scandiscono in coro: "u-ni-tà, u-ni-tà". La parola
d'ordine è: "nessuno ceda ad una proposta irricevibile, perfino la
mobilità fa guadagnare di più". Tutti d'accordo? Quasi tutti. "Ho
parlato con tanti colleghi - dice uno steward in Alitalia
da 25 anni - volete sapere quanti a quel tavolo direbbero di sì pur di salvare
il posto? Uno su dieci".
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Tutti i
conti da pagare dal catering agli alberghi ecco i debiti di Alitalia
FERDINANDO GIUGLIANO ROMA - Una quarantina di milioni di euro in cassa e
debiti, soltanto con i fornitori, pari a oltre dieci volte di più. è questo il
quadro drammatico che si ottiene aprendo il fascicolo dei documenti forniti dal
Commissario straordinario Augusto Fantozzi, al Tribunale fallimentare di Roma.
Un carteggio in cui si delinea, in tutta la sua chiarezza, il profilo di una
compagnia che, nei mesi di Luglio, agosto e settembre, è riuscita a perdere
quasi tre milioni di euro al giorno, bruciando così, in meno di cento giorni,
tutta la dote del prestito ponte donatole dagli italiani nella primavera
scorsa. Il fascicolo enumera in maniera impietosa tutte le passività di Alitalia. Al 31 Luglio 2008, quelle correnti arrivavano a 1
miliardo e 482 milioni di euro, di cui quasi 200 milioni erano i debiti
finanziari, oltre 550 quelli commerciali e poco sopra i 660 le altre passività.
Spicca, poi, l'elenco dei crediti dovuti ai fornitori che, nella mole di
documenti, si presenta come una lunghissima lista di segni meno, decine di
pagine per descrivere in dettaglio i 435 milioni di euro dovuti al 31 Luglio.
Le esposizioni più consistenti sono quelle nei confronti dei fornitori di
carburante, quali Eni (37 milioni di debiti) ed Esso (quasi 35), nonché i
debiti con gli aeroporti. Ad Aeroporti di Roma, Alitalia
deve infatti oltre 24 milioni, mentre sono oltre 28 milioni i debiti contratti
con varie società che fanno capo alla Sea. Non mancano poi le altre compagnie
aeree, a cui il gruppo della Magliana doveva, a fine luglio, quasi cinquanta
milioni di euro, con 9 milioni e mezzo circa dovuti ad Air France e oltre due
milioni dovuti ai russi di Aeroflot. Quasi un quinto dei debiti sono, poi,
quelli dovuti a società collegate: il creditore singolo è
infatti Alitalia Servizi, a cui Alitalia Fly deve oltre 75 milioni
di euro. Ci sono, poi, all'interno del fascicolo, i documenti che descrivono
quei debiti il cui pagamento non può essere rimandato. Sono i pagamenti per cui
il Commissario ha dovuto chiedere un'eccezione al blocco dei crediti al tribunale,
per garantire "la prosecuzione del servizio di trasporto aereo".
Si tratta dell'accordo con la Iata la quale, in una lettera del 21 Agosto 2008
inviata al'ex presidente Police e al Ministro dei Trasporti Matteoli, aveva
prospettato il rischio di sospensione di Alitalia dal
circuito di emissione dei biglietti aerei. Ci sono, però, anche società di
catering, fondamentali per rifornire di generi di prima necessità passeggeri e
staff, hotel situati in posizioni "di difficilissima sostituzione nel caso
di rifiuto di erogazione del servizio", oltre che alcune aziende di
manutenzione, impianti e pulizie, il cui know-how è tale da rendere
un'eventuale rescissione del contratto assolutamente insostenibile. Nei faldoni
della catastrofe Alitalia, c'è spazio, però, anche per
l'immedesimazione da parte del cittadino medio. Tra le eccezioni richieste da
Fantozzi c'è quella per effettuare il pagamento di quelle ditte di trasporti
che assicurano il trasporto dello staff all'aeroporto di Fiumicino. Il motivo è
quello conosciuto da tutti i viaggiatori romani, "la mancanza di
sufficienti parcheggi per supportare l'eventuale alternativa dell'uso di mezzi
propri".
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La polemica
Tabacci attacca Geronzi e Passera MILANO - Bruno Tabacci, deputato Udc, attacca
i vertici di Intesa e Mediobanca. "I banchieri hanno
ripreso la marcia verso il potere con truculenza. Corrado Passera si pensa
ministro dei Trasporti e su Alitalia mena le danze. Sulla
riforma di Mediobanca, Cesare Geronzi ha aperto le ostilità per metter le mani
su Generali. Sembrano entrambi quantomeno scostumati".
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Sugli scudi
i titoli bancari e petroliferi male Gemina MILANO - Chiusura positiva sui
massimi per Piazza Affari, confortata dall'inversione di marcia di Wall Street
per le voci sul salvataggio di Lehman. L'indice Mibtel e anche l'S&p/Mib
guadagnano l'1,54%. Sono i bancari i più premiati, dopo sedute difficili.
Mediobanca sale del 3% dopo l'ok al cambio di governance, Intesa Sanpaolo
+2,44%, Banco Popolare +1,9%. Rialzi frazionali per Mps e Unicredit, mentre
Unipol e Generali calano. Denaro sui petroliferi grazie all'aumento del
greggio, che si è riportato sopra 102 dollari (prima di scendere ancora in
serata). Eni sale del 3% e Saipem del 4,25%, brilla Tenaris (+6,57%), tra le
migliori. Seduta stonata per Gemina, che perde il 6% per
l'acuirsi della crisi su Alitalia. Tra gli industriali Fiat e Parmalat ben comprate, Piaggio perde
il 2,1% il giorno della fusione con Guzzi. Tra i minori vola Ergo Previdenza,
+10% a un giorno dall'offerta per il delisting.
( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
R2
Politica - Video Web Esteri - Foto - Video Il video La barzelletta di
Berlusconi sui comunisti I 70 anni di Califano "La vecchiaia non fa per
me" Basket, Jaime troppo brava non la fanno giocare Social network in Rete
i genitori raccontano i bebé Arriva "Ike" fuga di massa dal Texas
ALITALIA, DI CHI SONO LE RESPONSABILITà?.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Ma è sbagliato
lasciar decidere solo al mercato" di Andrea Carugati inviato a Cortona
Jean Paul Fitoussi, professore all'Istituto di Studi politici di Parigi e tra i
principali economisti europei, non porta messaggi rassicuranti alla scuola del
Pd di Cortona, dove ieri è stato tra gli ospiti più attesi. Anzi, al di là dei
doveri di cortesia dell'ospite, "Pd è un nome bellissimo", il suo è
stato tutto un discorso sui rischi per la democrazia, a partire da quello più
grave: l'idea che si sta diffondendo che la politica non serva, che sia
"impotente" e che imperi come la Cina, alla fine, "funzionino
meglio di noi" anche senza democrazia. Meglio di una Europa "che
ancora non è uscita dal guado" e rischia di ritrovarsi con delle
"sovranità nazionali sempre più limitate" e una sovranità europea
ancora di là da venire. Per questo Fitoussi invoca il manifestarsi della
politica, con la P maiuscola, in una Europa "dominata dalla
tecnocrazia". E così si inquadra anche il suo ragionamento sull'intervento
dello Stato in economia. Come valuta la vicenda di Alitalia? "Non ne ho seguito da vicino gli sviluppi, ma ci sono
settori dell'economia decisivi per la sovranità e quando uno di questi è
minacciato tutti i governi cercano di cambiare le regole del gioco: è successo
in Spagna con l'elettricità, in Francia in occasione dell'Opa di Enel su Suez
quando Villepin ha coniato la formula 'patriottismo economico'. Ed è
quello che sta accadendo in Italia: il trasporto aereo è un settore strategico,
e il mercato non può essere il solo riferimento". La vicenda infatti non è
stata lasciata solo alle regole di mercato. C'era l'ipotesi Air France...
"In Europa abbiamo un mercato unico, ma purtroppo non c'è una sovranità
europea e dunque ogni nazione, di fronte a casi come questo, non può chiamarsi
fuori da un intervento nei propri settori strategici. Detto questo, le
strategie adottate dai vari governi possono essere più o meno intelligenti. Io
non conosco il piano prospettato da Air France quando c'era il governo Prodi,
dunque non sono in grado di dire se fosse migliore dell'attuale. Ricordo però
che questo tipo di aziende ricevono spesso sussidi statali". Non la
sorprende che una operazione del genere sia guidata da un governo di destra?
"No, perché ormai lo spazio di azione dei governi nazionali si è molto
ridotto e si rischia di non percepire più la differenza tra governi di colore
diverso. C'è una sorta di pensiero unico". Un pericolo mortale per le
forze progressiste... "È così, in questo quadro di impotenza delle politiche
nazionali prevedo sconfitte per le forze progressiste: quando i discorsi non
riescono a tradursi in azioni la prima a rimetterci è la sinistra". Ha
qualche consiglio per uscire da questo tunnel? "È fondamentale che le
forze progressiste europee si mettano d'accordo tra loro e facciano delle
proposte sull'Europa che hanno in mente. Ma purtroppo questo non avviene, alla
fine i compromessi vengono sempre cercati tra i partiti nazionali e questo
porta a partorire proposte piuttosto morbide". Dunque lei propone più
coordinamento tra i progressisti europei? "Serve una federazione tra
queste forze". Che opinione ha del Pd? "Per il momento è in
costruzione, prima di dare un giudizio voglio vedere i fatti, i discorsi non
bastano...". Qual è il compito principale di una forza come il Pd?
"Parlare di Europa in modo serio, ma non credo che succederà, neppure in
occasione delle europee. C'è una regola tacita tra i partiti del nostro
Continente: di Europa è meglio non parlare". Eppure, lei dice, l'Europa è
in mezzo al guado... "C'è un vuoto di sovranità, una dissociazione tra
potere e legittimità: le istituzioni legittimate non hanno potere, e chi invece
ha il potere non ha legittimità. Il risultato è una duplice paralisi, siamo nel
vuoto della politica". Un'analisi impietosa. "Si parla di queste cose
da 20 anni ma non è cambiato niente. Proviamo a pensare a un piano fiscale di
portata europea: qualunque proposta, anche la migliore, sarebbe già superata in
attesa che tutti gli Stati si mettessero d'accordo e i parlamenti ratificassero.
La capacità di reazione della politica è il cuore della democrazia, ma in
Europa tutto questo non esiste". Ultima domanda: che opinione ha
dell'Italia sotto Berlusconi? "Sono troppo innamorato dell'Italia per
parlarne male. Ma quella Robin tax non mi è dispiaciuta".
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Alitalia, un disastro da dilettanti" Veltroni attacca il governo:
dobbiamo combattere questo modo di fare, più orgoglio per le nostre idee di
Bruno Miserendino / Bologna SULL'EUROSTAR che lo porta a Modena Veltroni si
riguarda rassegna stampa e agenzie, e si tiene in contatto con Roma per le
ultime su Alitalia: "Un disastro", è il commento. Arrivato alla
festa, davanti a duemila persone sfiancate dall'afa, conferma: "Sta per
andare a gambe all'aria una delle più grandi realtà industriali, il governo non
ha fatto quello che doveva fare, si è andati allo sbando in maniera
dilettantesca e questo è l'effetto". Eccolo l'effetto Berlusconi. Ed
eccolo il leit motiv. Comunque vada, la vicenda Alitalia
per Veltroni è il perfetto paradigma dell'idea di paese e di politica che ha il
premier: annunci e spettacolo. Poi la realtà è un'altra cosa. Certo, Veltroni
tifa perché una soluzione alla fine si trovi, ma "il disastro fatto di
umiliazioni per i lavoratori e di mani nelle tasche degli italiani",
dimostra quel che il segretario del Pd va dicendo in tutte le feste al popolo
ritrovato del Pd: avevamo ragione noi su Alitalia,
sulle tasse, sull'economia, anche per questo serve più orgoglio per le nostre
idee, più unità nel partito, più combattività nello svelare la realtà delle
politiche governative, e vedrete che la luna di miele del governo con il paese
finirà presto. Il popolo del Pd risponde al richiamo, come si capisce anche
dalla tappa emiliana: prima un'ora e mezzo a Modena intervistato da Bianca
Berlinguer, con tanti applausi per il segretario, poi a sera, bagno di folla
alla festa di Bologna, intervistato dal direttore dell'Unità Concita De
Gregorio. Molti applausi e calore anche per lei. Che parte così: "Veltroni,
la domanda che tutti si aspettano: come va?" Risposta: "Bene,
benissimo". "Perché - aggiunge - il clima è cambiato tra noi e il Pd
sta girando pagina, per questo ho una gran voglia di continuare".
"Qualcuno - aggiunge il segretario senza fare nomi - ha detto cose
ingenerose nei miei confronti, del resto a sinistra la sindrome Tafazzi è
sempre in agguato, ma ora si sta capendo che un partito deve fare meno
riunioni, meno autoanalisi, ma stare di più tra la gente, perché è lì che sarà
utile". Sì, Veltroni attacca, è così da Firenze, e sembra rinfrancato,
perché sente che il Pd, piano piano, può squarciare la nebbia che avvolge il
paese. "Tutti i dati dell'economia italiana sono negativi, tutti nessuno
escluso, e il Presidente del Consiglio dice che l'Italia è solida, perché lui è
presidente di una squadra di calcio che ha ottenuto tanti premi, quest'idea del
Paese va bene per lo spettacolo ma non per sessanta milioni di italiani che
hanno problemi a pagare le bollette che crescono". Le ricette del Pd, ignorate
da Tremonti, sono migliori e gli italiani lo capiranno, spiega Veltroni:
"Gli elementi di rilancio necessari si chiamano riduzione delle tasse e
lotta all'evasione, sostegno a salari e stipendi, investimenti per le
infrastrutture, esattamente le tre cose che il governo Berlusconi non fa".
A Bologna, sul tema, invita il Pd "a scatenarsi": "Andate in
giro a spiegare che dopo aver bollato Padoa Schioppa e Visco come sanguisughe,
dopo aver promesso riduzioni di imposte, 20 giorni dopo le elezioni, Berlusconi
e Tremonti hanno fatto marameo". Ovvero hanno aumentato le tasse, mentre
l'inflazione sale, la lotta all'evasione sfuma, l'abolizione dell'Ici per i
ceti più ricchi ha sottratto risorse, e anche la riforma federalista tanto
sbandierata, al momento è una scatola vuota: "Voglio capire se il
federalismo alla fine diventa più tasse per gli italiani, perché senza numeri
non si capisce niente, ma siccome il governo - ha aggiunto - si è impegnato ad
aumentare le tasse invece che a diminuirle, se con il federalismo aumentano
ancora, il rischio è molto elevato". Aggiunta a beneficio dell'Emilia:
"Sul federalismo a noi non deve insegnare niente nessuno, perché qui siamo
in una terra tanto bene amministrata nel corso di tanti anni, qui è nata la
cultura dell'altruismo e del federalismo". La realtà e lo spettacolo,
torna il leit motiv. "Questa è l'Italia di Berlusconi", dice Veltroni
riaprendo il capitolo Alitalia. Il direttore
dell'Unità avverte: "Se fallisce diranno che è colpa dei
sindacati...". Risposta: "E invece stavolta i sindacati hanno
ragione, hanno avuto le loro colpe all'epoca della prima trattativa con Air
France, ma la responsabilità è di Berlusconi, che è andato alla cieca, e quello
che sta accadendo è lo specchio del dilettantismo, con cui si muove il governo,
buono per le tribune televisive ma non per la realtà". Come per la
prostituzione. "Nessuno vuole vedere prostitute per strada, ma pensiamoci
bene, propongono il carcere per loro e per i clienti, devono mettere in carcere
milioni di persone, è questa la filosofia del governo, più carcere per
tutti". Annunci, come per la sicurezza, come per la scuola, un tema su cui
il Pd darà battaglia. "Lo diremo all'infinito, deve diventare
un'ossessione - dice tra gli applausi Veltroni - hanno cominciato a tagliare
nel comparto che funzionava meglio, le elementari, hanno proposto ai precari di
diventare guide alpine, e chi lo propone, parlando di merito, è un ministro che
ha scelto la via più facile per fare i suoi esami...". Questa destra, del
resto, esprime una cultura molto vecchia, dice Veltroni. Le polemiche degli
ultimi giorni sull'antifascismo, sui fascisti di Salò equiparati ai partigiani,
si commentano da sole: "E' chiaro perché sia dovuto intervenire il
presidente della Repubblica, che è garante della Costituzione, e deve
richiamare tutti alla fedeltà alla Carta sulla quale essi stessi hanno
giurato". Se Veltroni cercava risposte in questo tour a tappeto di feste
democratiche e dell'Unità, gli applausi di Modena e Bologna dicono che l'aria
sta cambiando.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Oreste Pivetta A
un passo dal fallimento. Per colpa dei sindacati? È quello che sempre si vuol
far credere. "Per colpa del governo - accusa Guglielmo Epifani, segretario
della Cgil - per colpa di un governo, che fa e disfa e che alla fine, di fronte
alle difficoltà si mette da parte e pretendere di recitare da ospite che
osserva...". E cita Sacconi, che all'ultimo ha promesso "un
intervento fattivo del governo affinché la situazione non precipiti con atti
irreversibili del Commissario o della Cai...". Tardi? Possibile che il
governo non abbia prima verificato i "margini" della trattativa, non
abbia discusso i fondamenti del piano, si sia piuttosto esercitato nella
pratica deleteria di diffondere cifre (quelle sugli esuberi, ad esempio) in
un'altalena insensata. Guglielmo Epifani, un'altra volta si prova a dar tutte
le colpe al sindacato: dopo quelle per la ritirata di Air France, quelle per la
mezza fuga degli imprenditori. Il quadro è confuso e tende al nero: è colpa
vostra? "Mai il sindacato ha dimostrato tanta disponibilità". Tutti i
sindacati, dalla Cgil all'Anpac? "Tutti i sindacati, in una situazione di
ambiguità, di incertezza, di confusione. Non ho mai assistito a una trattativa
in cui i dati fossero così evanescenti e in cui l'asticella venisse, ad ogni
ripresa, alzata. In genere si forniscono i numeri, si tratta e magari
l'asticella scende. Qui, per un esempio, abbiamo cominciando trattando di
cinquecento esuberi tra i piloti e siamo arrivati a mille, la
metà dei piloti Alitalia. Non si capisce...". È di questo avrebbe invece colpa il
governo? "Sì, è facile rispondere sì. Alitalia è
precipitata in una situazione incredibile per colpa del governo. Proprio il
governo dopo aver cambiato le procedure di commissariamento delle società in
crisi, dopo aver nominato un commissario, aver deciso di accollare alla
comunità, cioè a tutti i cittadini italiani, un miliardo e mezzo di passività
pregresse della compagnia, dopo aver annunciato la cordata di imprenditori
italiani, dopo aver contribuito anche se indirettamente a definirla, dopo aver
proclamato che in due giorni si doveva chiudere tutto, sembra non aver nulla da
dire di fronte all'abbandono dei possibili acquirenti, che hanno lasciato il
tavolo della trattativa lasciando sconcertati tutti. Cioè penso che sconcertato
sia rimasto lo stesso governo. Siamo sull'orlo del naufragio, con un ulteriore
pesante danno per Alitalia. Mi chiedo di nuovo perchè
il governo non abbia discusso prima quel piano, non abbia chiarito prima i
termini possibili del confronto, dopo aver esercitato tutta la sua influenza
perchè la cordata nascesse...". Infrangendo e cambiando a piacimento
regole, ripristinando condizioni di monopolio, prestando alla cordata di Banca
Intesa il vantaggio dell'esclusività... "Che cosa pensa di fare adesso il
governo? Ma tangibilmente, concretamente. Proprio per quelle ragioni non può
indossare, come dice Sacconi, le vesti del "soggetto terzo"".
Torniamo ai piloti e quindi agli esuberi. Il balletto delle cifre non ha
giovato. "Il balletto delle cifre è continuato. Una volta i posti di
lavoro in meno sono tremila, poi si scopre che potrebbero diventare seimila.
L'ultima notte veniamo a sapere che i piloti sono stati dimezzati e che le
retribuzioni vengono tagliate del 25 per cento, tutte le retribuzioni, comprese
quelle da milleduecento euro. Il sindacato è disponibile, ma toccherebbe al
governo dire una parola chiara. Non può trincerarsi... Non s'era mai
visto". La cordata comunque resta in campo: non tratta, ma non ritira
l'offerta... "Anche questa è una situazione paradossale. Non si ritira, ma
non tratta. Che cosa significa? Viene un sospetto: che sia accaduto qualcosa,
che siano insorti problemi molto gravi...". Che gli imprenditori
coraggiosi abbiano qualche timore in più... "Ma avrebbero il dovere della
trasparenza: se ci sono questioni pesanti, lo dicano. La verità è che la
situazione non solo è delicata: è anche strana, inusuale, costruita tra mille
ambiguità". A questo punto, a chi tocca una nuova mossa? "Il governo
si faccia avanti e la cordata si rassegni a discutere. Altrimenti non c'è via
d'uscita". Probabilmente non ha aiutato neppure agitare in ogni frangente
lo spettro del fallimento? "Non sarebbe la prima volta che si va ad una
trattativa e ci si trova di fronte al "prendere o lasciare" della
controparte. Era capitato anche con Air France, con Spinetta. Ma qui, al di là
dell'ultimatum, è successo qualche cosa di diverso e tutto lascia credere che
sia scattato qualche ragionamento il cui senso francamente ci sfugge. Come
fosse capitato qualcosa, che non ci è stato comunicato. Non torno alla cifre...
Noi abbiamo atteso invano di discutere un piano certo. Ci siamo trovati in una
terra di nessuno: tra la cordata che non chiariva i suoi progetti e il governo
che latitava. Non vedo una via d'uscita se il governo non esce allo scoperto.
Viene il dubbio che voglia scaricare tutte le responsabilità sul commissario.
Ma anche il commissario s'è visto limitare compiti e poteri. Non si concluda
allora che è tutta colpa del sindacato, anche se è sport diffuso attaccare il
sindacato". Lo si disse e si continua a ripeterlo a proposito della
rottura con i francesi. "Anche lì ci trovanmmo di fronte a un piano con la
formuletta "prendere o lasciare". Avremmo dovuto prendere tutto e
decidere nel giro di quattro giorni? Fu Spinetta ad andarsene. La storia di Alitalia è tutta sui generis. Peccato che i risultati per il
paese possano rivelarsi devastanti: un colpo all'immagine pesantissimo".
Eppure in questa "storia" si sarebbe dovuta esaltare quella'idea di
italianità, che pare stia a cuore al nostro presidente del consiglio. Lei,
Epifani, avverte il problema dell'italianità per una compagnia aerea? "Sì,
purchè non sia un'astrazione. ma una soluzione che incontri gli interessi della
comunità nazionale. Pensiamo al turismo, ai collegamenti interni: necessità
vere. Purtroppo paghiamo errori compiuti un decennio fa tra il 1999 e il 2002,
quando accordi si potevano raggiungere alla pari con Klm e con Air France.
Buttata quella possibilità è cominciato il declino fino al disastro d'oggi.
Mentre le altre compagnia hanno raddoppiato i passeggeri, Alitalia
è rimasta alle stesse quote di dieci anni fa e in compenso le perdite si sono
clamorosamente moltiplicate. Tutto diventa più drammatico in una situazione del
paese tanto grave, con il pil a zero, migliaia di esuberi annunciati da tante
aziende (bisognerebbe ricordare il piano Telecom), tanta cassa
integrazione". Con il sindacato impegnato anche su un altro delicato
fronte, quello della riforma contrattuale. "Confindustria ci ha presentato
un documento. Lo abbiamo letto, ci è parso molto più arretrato di quanto ci
potessimo attendere: non si danno garanzie all'estensione della contrattazione
di secondo livello, si prevedono interventi sulle sanzioni e sulle procedure
che non possono essere condivisi, si propone un allargamento degli istituti
bilaterali a compiti del tutto impropri, non c'è previsione di verifica e di
adeguamento tra inflazione reale e indici adottati e in più non si dice come e
quando si potrà allargare il tavolo alle altre controparti. Risponderemo punto
per punto".
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Ore
drammatiche per Alitalia. La Cai esce
dalla trattativa: "Non ci sono le condizioni" Il governo che ha fatto
fuggire Air France attacca i sindacati: dite sì o tutti licenziati Intervista a
Epifani: Palazzo Chigi si è sfilato. Veltroni: premier irresponsabile Sono le
ore più drammatiche per i lavoratori di Alitalia. Un'altra giornata convulsa di
trattative si è conclusa con un clamoroso passo indietro della Cai, la
Compagnia aerea italiana, ovvero la tanto declamata cordata favorita da
Berlusconi in contrapposizione ad Air France. "Non ci sono le condizioni
per andare avanti". Fino all'ultimo si è tentato di riaprire un canale.
Invano. Secondo il ministro Scajola per i sindacati non c'è alternativa: o dire
sì o licenziamenti in massa. E poco importa se al tavolo della trattativa il numero
degli esuberi è via via cresciuto rispetto a quelli annunciati da Sacconi. La
tensione è altissima. Manifestazioni spontanee si sono tenute all'aeroporto di
Fiumicino. In un'intervista a l'Unità, il segretario della Cgil Epifani accusa
il governo. Veltroni: "Si è andati allo sbando in maniera
dilettantesca". alle pagine 2, 3, 4 e 5.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
IL PAPA"Da tempo prego per Alitalia"
"DA TEMPO PREGO PER VOI". Così Papa Benedetto XVI, all'aeroporto di
Fiumicino, ha risposto al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi che, salutandolo alla partenza per Parigi e
augurandogli buon viaggio, gli aveva chiesto: "Santità, le chiedo una
preghiera particolare per la Compagnia".
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Maria Novella Oppo I
TG sono ormai diventati cataloghi di sempre nuovi reati e nuove pene, in
offerta speciale per produrre l'effetto salvifico di sanare tutti i mali del
Paese. Caso a parte quello della panacea invocata dai leghisti: il federalismo
fiscale, che dovrebbe fare il miracolo di diminuire le tasse al Nord senza
aumentarle al Sud e senza ridurre sul lastrico lo Stato italiano, di cui
peraltro loro se ne fregano. Ma da qualche parte i soldi dovranno pur venire e
si capisce benissimo dove andranno a finire. È come per Alitalia: i costi li paga il contribuente e l'affare lo fanno gli
amichetti di cordata, che avranno chissà quali e quanti benefici dall'aver
sostenuto Berlusconi nel finto salvataggio della bandiera. Intanto, l'opinione
pubblica (da tempo privatizzata) viene opportunamente depistata e scatenata
contro sempre nuovi nemici: in primis i pm, poi le prostitute che da
millenni già scontano la loro pena. Ma l'ultimo grido della moda è costruire
celle di detenzione direttamente negli stadi; un'idea così cilena che sembra
partorita dalla mente di Maurizio Gasparri. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Marco
Simoni Operazione Fenice Nell'affrontare la vicenda Alitalia, il ministro
Tremonti ha commesso un grave errore, concettuale e politico, emerso
chiaramente ieri con la rottura delle trattative e il sostanziale ritiro della
Cai, motivato dal rifiuto dei sindacati di accettare un piano "prendere o
lasciare" dai pesantissimi costi occupazionali. Tuttavia, il disastro che si sta
consumando ci racconta molto più degli episodi di una singola vicenda, sia pur
costellata di responsabilità individuali e collettive che è giusto analizzare.
segue a pagina 29.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Nuovi contratti,
alla Cgil non piace la linea Confindustria "Molti elementi critici"
nel documento presentato ieri ai sindacati dai vertici di viale dell'Astronomia
di Giuseppe Vespo/ Milano DISTANZE Sono molte le cose da riscrivere del modello
per il rinnovo dei contratti, proposto ieri ai sindacati da Confindustria.
Almeno per la Cgil, che non entra nel merito del documento presentato da viale
dell'Astronomia e si arrocca dietro un generico "sono necessari ulteriori
approfondimenti". La segreteria riunita ieri per una prima valutazione si
aggiornerà lunedì. Poi, mercoledì, cioè un giorno prima del prossimo incontro
con Confindustria fissato per il 18, i segretari delle confederazioni in seno a
Corso d'Italia, si incontreranno di nuovo. Oggi però "emergono distanze
ancora significative e molti punti gravemente critici". E nel confermare
"ancora una volta, l'obiettivo di definire un modello contrattuale
universale", la Cgil sottolinea che "le trattative non si fanno con gli
ultimatum, e la vicenda di Alitalia è lì a
dimostrarlo". Il sindacato di Guglielmo Epifani smorza così i prematuri
entusiasmi mostrati ieri, poco dopo la fine dell'incontro, dal vicepresidente
di Confindustria, Alberto Bombassei. "Credo - diceva Bombassei - che si
siano fatti ulteriori passettini in avanti, si stringono i tempi e i contenuti.
Siamo ottimisti sul 30 settembre come termine per chiudere la trattativa".
Impressioni, quelle del vicepresidente di Confindustria, forse in parte
condizionate dalle circoscritte aperture degli altri due leader, Bonanni e
Angeletti, entrambi ospiti a pranzo degli industriali. "Ci sono elementi
interessanti - ha detto Bonanni - ma restano questioni da rivedere. L'obiettivo
è di chiudere entro la fine del mese". Ad Angeletti "il documento
sembra una base sulla quale raggiungere un accordo". Anche se ci sono
alcuni nodi su cui bisogna negoziare. Per entrambi il riferimento è al calcolo
dell'indice previsionale di inflazione. Poi alla contrattazione di secondo
livello. La proposta, che da Bari il presidente di Confindustria Emma
Marcegaglia ha definito "ampia e completa", fa perno su alcuni punti.
Cambia la validità dei contratti, che passa dagli attuali due a tre anni, e
nasce un comitato paritetico per fare il punto ogni tre mesi sulla validità delle
regole stabilite. Per quanto riguarda l'indice di inflazione sul quale
calcolare gli aumenti salariali, sembra ci sia qualche differenza rispetto agli
ultimi incontri: si parla di "un indice previsionale triennale depurato da
alcune voci di inflazione importata". Alcune voci. Mentre prima
Confindustria chiedeva di depurare solo l'inflazione imporatata dalla bolletta
energetica. E già così alla Cgil non andava bene. Atro punto la proposta di
costituire enti bilaterali chiamati ad esprimersi su ammortizzatori sociali e
collocamento. Cosa che, sembra sottrrarre prerogative al sindacato. Resta
aperta la questione, della contrattazione di secondo livello, solo timidamente
estesa. Mentre le sanzioni previste per le parti che nei sette mesi utili per
il rinnovo dei Ccnl prevedono che "le parti non dovranno procedere ad
azioni dirette". Chiunque violasse le norme verrebbe sanzionato. Come
dire, chi si alza dal tavolo e protesta, paga pegno.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Questa crisi è
una bomba atomica per il Lazio" di Cesare Buquicchio "Prima di andarmene vorrei vedere disinnescata questa "bomba
atomica" chiamata Alitalia". Tradisce una certa inquietudine il segretario generale
della Cgil di Roma e Lazio, Walter Schiavella, ad una settimana esatta dal suo
passaggio alla direzione nazionale della Fillea, la categoria degli edili.
"La vicenda Alitalia mi ha accompagnato dal 2004 ad oggi. Quattro anni fa
eravamo alle prese con la ristrutturazione Cimoli, ma la situazione economica
del Lazio in quella fase era ancora di forte espansione. Ora lascio il mio
ruolo in una situazione poco felice", spiega il sindacalista che ha
cominciato la sua attività nel 1983 quando era nei vigili urbani del comune di
Palestrina. Ma quali sono gli spiragli per questa difficilissima trattativa?
"È difficile intravedere qualcosa. L'impresa deve fare un passo in avanti,
soprattutto nella qualità del progetto industriale e nella concezione del
lavoro che dovrà spendersi in quella azienda. Per il futuro di Fiumicino, più
della partecipazione degli enti locali, sarà decisiva la connessione con il
resto del mondo e l'importanza che avranno nel perimetro aziendale settori
qualificati come quello delle manutenzioni pesanti o i livelli alti
dell'amministrazione. Ma una trattativa non si può fare con la pistola puntata
alla testa...". Accennava al declino economico della regione in questi
anni. Di chi sono le responsabilità? C'è sicuramente una difficile congiuntura
nazionale e internazionale. Ma a livello locale Roma non può non essere
colpita, più di altre aree del paese, dai tagli all'occupazione pubblica. Si
pensi ad esempio a quanto sta avvenendo nella scuola. segue a pagina II.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Alitalia, in stallo sull'orlo del baratro La Cai
lascia ma resta l'offerta. I sindacati a Fantozzi: ci riceva --> La Cai
lascia ma resta l'offerta. I sindacati a Fantozzi: ci riceva Rottura completa
tra Cai e sindacati, il caso Alitalia è in stallo. Il
governo concede un'altra giornata ai sindacati per formulare una proposta. ROMA
Non è servita a nulla una intera notte di mediazione. La trattativa per Alitalia è in stallo sul baratro del fallimento. E i
sindacati, sotto il pressing per un sì al piano di governo e Cai, chiedono una
convocazione al commissario straordinario Augusto Fantozzi "per
comprendere gli atti formali presi e quelli che si accinge a
intraprendere". La società della cordata di imprenditori creata per
salvare la compagnia, la Cai, non ha formalmente ritirato la sua offerta ma ha
gelato le poche speranze di una apertura: "Non esistono le condizioni per
proseguire le trattative", ha annunciato in mattinata. Guglielmo Epifani
teme "un esito tragico", siamo "ad un punto di non
ritorno": l'offerta della Cai è "improponibile" ma, si chiede il
leader della Cgil, "pare possibile che il governo che sospende
l'Antitrust, accolla ai cittadini un miliardo e mezzo, trova imprenditori che
si prendono tutto questo, e poi non si riesce a trovare un accordo?". È
una "situazione critica, ma non definitiva" per il ministro del
Lavoro, Maurizio Sacconi, che con il ministro dei Trasporti Altero Matteoli nel
pomeriggio ha rivisto i sindacati, in uno scenario che però "fa temere il
peggio", e che impone al commissario straordinario di Alitalia
Augusto Fantozzi passi che già era "tenuto a fare", a partire dalla
mobilità per i dipendenti. Che il governo si impegna a frenare. Dopo un netto
muro contro muro con i piloti, anche la trattativa con i sindacati confederali
è arrivata nella notte al punto di rottura: "Problemi
insormontabili", dicono, ma lasciano aperta una fessura: la disponibilità
a trattare ancora, un "atto di responsabilità", anche se non sembra
esserci più alcuna fiducia. È il risultato, quando ormai è già mattina, di una
lunga serie di incontri, riservati e informali, avviati nella notte per
rianimare una situazione già compromessa: un fitto entrare ed uscire dalle
stanze del ministero di via Veneto, con i ministri Sacconi e Matteoli; i
segretari generali della Cisl Raffaele Bonanni, della Uil Luigi Angeletti,
dell'Ugl Renata Polverini; il segretario confederale della Cgil Fabrizio
Solari; e Rocco Sabelli, l'ad della Cai. Le diplomazie non si sono mai fermate
ad ogni livello. In mattinata è a Palazzo Chigi Corrado Passera, l'ad di Intesa
Sanpaolo, l'advisor che ha disegnato il piano, dal sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio Gianni Letta, come anche Sabelli, il presidente della
Cai Roberto Colaninno, ed il commissario straordinario Fantozzi. Passera
commenta: i sindacati "non si rendono conto della situazione in cui si
trova Alitalia, in particolare i piloti". Che
replicano: "Richiami inopportuni" dice l'Anpac; "mille esuberi è
un dramma non gestibile" per l'Up. Per 870 piloti ci sono cassa
integrazione e mobilità, e per altri 330 dei voli cargo l'esternalizzazione in
altre società. È il doppio dei tagli previsti dall'offerta di Air France,
ricorda l'Up. Mentre sul tavolo di confronto pesano anche 1.600 esuberi tra gli
assistenti di volo. Ed in tutto il gruppo oltre 5.500 tagli, tra ammortizzatori
sociali e esternalizzazioni. Non arrivano significativi passi indietro. La
proposta della Cai ai sindacati è ferma: la sostanza del piano industriale non
si tocca, e non è mai partito il confronto sulle condizioni contrattuali. Che i
sindacati giudicano "inaccettabili", per alcune categorie "oltre
la soglia di povertà". Trapelano anche indiscrezioni sul tentativo di un
intervento diretto dei dipendenti, con le risorse dei fondi previdenziali, e di
strappare il consenso di qualche grande banca. Esce il nome di Unicredit,
notizia poi smentita.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Reazioni Scajola: l'alternativa al piano è il fallimento Reazioni -->
ROMA "Il piano industriale per salvare Alitalia è
duro, ma è anche l'unico possibile perché l'alternativa è il fallimento".
Parole che il governo va ripetendo da giorni e che ieri ha fatto proprie il
ministro Claudio Scajola. Parole dietro le quali - si evidenzia - non bisogna
vedere alcun ricatto. Devono semplicemente essere lette come una presa d'atto
della realtà. La trattativa sul destino di Alitalia e
dei suoi lavoratori diventa di ora in ora più difficile, ma la speranza
nell'esecutivo ancora in serata è che alla fine i sindacati cedano. Una delle
letture più accreditate, e che sarebbe la più favorevole al governo, è che
stiano tirando la corda per ottenere il massimo possibile e per evitare di
scoprirsi di fronte al pressing dei dipendenti. Il Partito democratico, ma
anche l'Idv e l'Udc, intanto però attaccano: "Il governo è allo
sbando", accusa Walter Veltroni. Il Piano Fenice è, politicamente, uno dei
fiori all'occhiello di Silvio Berlusconi e il dissolversi della cordata
italiana e della Nuova Alitalia sarebbe quindi un duro
colpo da dover digerire. Ma, ancora in serata, la fiducia sembrava essere il
sentimento prevalente. Il premier ieri si è tenuto alla larga dalla vicenda,
che però ha continuato a seguire da vicino attraverso Gianni Letta. Oggi sarà a
Bari per inaugurare la Fiera del Levante e sul suo intervento, come sempre,
sono appuntate molte aspettative. Si tratta di un discorso che tradizionalmente
fa leva sulla politica economica, ma che è anche l'occasione per incursioni
nell'attualità. Che vi sia un accenno alla vicenda Alitalia
non è comunque scontato: previsto nella versione originale, non è infatti detto
che compaia anche nella stesura definitiva. Dipenderà, come è facilmente
comprensibile, dagli accadimenti. Quale sia il futuro che attende la compagnia
di bandiera è difficile da prevedere, ma il clima incandescente della
trattativa ha avuto come conseguenza certa quella di alzare il livello dello
scontro politico tra gli schieramenti che si rimpallano accuse e
responsabilità. Alitalia, "una delle più grandi
realtà industriali e occupazionali, sta andando all'aria", afferma il
segretario del Pd Walter Veltroni. La colpa? Del governo, che "non ha
fatto - sottolinea - quello che doveva fare. Cioè scegliere la strategia,
un'alleanza. Si è andati allo sbando in maniera dilettantesca". Ma i
Democratici soprattutto contestano all'Esecutivo la tesi per cui l'unica strada
alternativa alla privatizzazione in salsa italiana sia il fallimento della
compagnia: si potrebbe "vedere se ci sono altri gruppi interessati",
rilancia quindi il segretario. Opzione che non sembra essere sul tavolo. Dure
anche l'Italia dei Valori e l'Udc. Per Antonio Di Pietro è tutta "una
speculazione finanziaria", mentre Pier Ferdinando Casini ironizza sul
"miracolo" promesso dal presidente del Consiglio: "Non faccio
l'uccello del malaugurio - afferma - ma le contraddizioni sono sotto gli occhi
di tutti". Le opposizioni sferrano l'attacco e la maggioranza fa quadrato.
C'è chi come il ministro leghista Roberto Calderoli punta sui sindacati e li
invita ad avere "una posizione responsabile", così come quella tenuta
dal governo e dagli imprenditori. Ma c'è anche chi alza i toni come il senatore
(Pdl) Mario Ferrara che vede dietro il rischio che salti la trattativa sull'Alitalia un tentativo "orchestrato ad arte" fra la
sinistra e i sindacati per "capovolgere l'esito delle elezioni".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 La protesta dei dipendenti ma voli complessivamente regolari Alta tensione
a Fiumicino La protesta dei dipendenti ma voli complessivamente regolari -->
ROMA Tensione e qualche protesta ma pochi ritardi e voli tutto sommato regolari
all'aeroporto di Fiumicino. Nonostante la situazione tesa e
il difficile andamento della trattativa, nell'aeroporto romano i voli Alitalia e delle altre compagnie ieri sono partiti e atterrati quasi
sempre regolarmente. Sono solo una dozzina i voli che hanno registrato ritardi,
comunque contenuti (dai 30 ai 60 minuti), con una paio di eccezioni di attese
di un paio d'ore. Nel pomeriggio un gruppo di oltre cento assistenti di
volo in borghese hanno manifestato all'interno del terminal per le partenze
internazionali. "La cordata siamo noi. Dignità e rispetto", questo lo
slogan urlato a Fiumicino dai lavoratori. Sui cartelli agitati nel corso della
protesta un messaggio pessimista: "Alitalia è
morta, ne danno il triste annuncio i dipendenti di terra e volo". A parte
i momenti della protesta, comunque sono stati molti gli assistenti di volo che,
fuori dal loro orario di lavoro, hanno comunque presidiato per tutta la
giornata l'aeroporto per seguire insieme agli altri colleghi gli esiti della
trattativa in corso. Per gran parte della giornata è stata in fondo la speranza
a prevalere tra molti degli addetti della compagnia. "Le notizie che
arrivano - commentava una giovane hostess di terra - sono poco rassicuranti
anche se penso che poi alla fine politicamente l'Alitalia
sarà salvata". Tra i passeggeri in transito molti, pur non nascondendo le
grandi difficoltà, hanno espresso la speranza di un esito favorevole della
vicenda. "Mi dispiace vedere quanto sta accadendo", ha detto un
giovane manager in partenza per Trieste e ha aggiunto: "Per quanto mi
riguarda vorrei che la compagnia continuasse a volare e che il personale in
esubero venisse ricollocato da qualche altra parte". Un altro passeggero
in partenza per Vicenza ha auspicato che la Cai possa "concedere
qualcosa" per consentire alla trattativa di procedere e all'Alitalia di sopravvivere.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, diecimila lavoratori senza
diritti Michele Meta: tanti sono, fra indotto e precari della compagnia, coloro
che non hanno ammortizzatori sociali. "Alemanno si smarchi e difenda la
città da un disastro" di Gioia Salvatori Carlo, il nome è di fantasia,
pensava di salvarsi passando dal centro di elaborazione dati di Alitalia all'assistenza di terra. Così a 44 anni, qualche
mese fa, ha cambiato lavoro. "Adesso mi ritrovo lo stesso con la minaccia
del licenziamento; e sai qual è il paradosso? Che difficilmente potrò usare le
conoscenze informatiche acquisite in Alitalia per
lavorare altrove perché i nostri sistemi, anche se andiamo falliti, sono tra i
più avanzati e quasi nessuno ce li ha così". Come Carlo tanti altri se ne sono
andati dal Ced. Nell'ultimo anno almeno una cinquantina. E ieri all'aeroporto
di Fiumicino i dipendenti della compagnia di bandiera, Porta Portese alla mano,
già cercavano altri lavori. "Tanto qua non speriamo nell'aiuto di nessuno
- dice una hostess di terra". Disillusi, covano la rabbia. Però hanno
deciso di lavorare, ieri, i dipendenti Alitalia, Eas e
Air One, evitando disservizi nello scalo della Capitale. "Quando arriverà
la notizia della mobilità, però, se la compagnia verrà liquidata, metteremo a
ferro e fuoco lo scalo - dicono due stewards di terra". Ieri la giornata è
passata tra assemblee spontanee dei lavoratori Alitalia
e di quelli Air One, i secondi ce l'hanno con il patron Carlo Toto:
"Perché ci deve svendere così? - dice un pilota della compagnia
dell'Airone - Che bisogno aveva di buttare in questa incertezza una compagnia
che, seppur indebitata, poteva normalmente essere venduta? Solo tra noi piloti,
gira voce ci siano 150 esuberi secondo il piano Fenice e poi ci sono tutti i
precari, per esempio hostess di terra e d'aria, a cui tanto è stato promesso e
poco è stato dato". Ma la rabbia ieri è stata contenuta; l'unica protesta
è esplosa nel pomeriggio quando 200 dipendenti Alitalia
hanno improvvisato un corteo davanti ai terminal, finito di fronte la sala
equipaggio della compagnia di bandiera dove c'è un presidio permanente
capitanato da Sdl. Ci sono hostess, piloti e anche i precari organizzati di
mobastaprecari, il gruppo degli stagionali Alitalia che è diventato anche un sito internet. Il colpo più grave, in
caso di fallimento, sarà proprio per loro, privi di ammortizzatori sociali come
i lavoratori dell'indotto. Sulla crisi Alitalia,
sottolineando proprio questo aspetto, ieri è intervenuto anche il capogruppo Pd
in commissione trasporti della Camera, Michele Meta: "Che farà il
governo per i lavoratori precari e dell'indotto? Berlusconi e Tremonti sarebbe
il caso che si assumessero qualche responsabilità in zona Cesarini, dopo aver
compiuto un disastro indice di massimo dilettantismo". Dilettantismo e
poca lungimiranza considerato il taglio dell'hub di Fiumicino, scalo che di
anno in anno vede aumentare il numero di passeggeri (oggi 33 milioni, previsti
50 milioni nel 2020). "Come si fa a demandare a un privato la gestione di
politiche strategiche per il Paese come quella dello sviluppo aeroportuale? Per
non parlare, poi, delle modalità dell'operazione, dell'improvvisazione di una
cordata dopo un annuncio fatto in campagna elettorale". Secondo stime
sindacali i lavoratori dell'indotto dell'industria del volo, nel Lazio,
sarebbero almeno 7mila mentre i precari, quelli non calcolati negli esuberi del
piano Fenice, sono circa 3mila: "Diecimila lavoratori senza ammortizzatori
sociali nella Regione - aggiunge Meta - Il governo non può pensare di tenere
fuori dal tavolo gli enti locali. Credo che Marrazzo abbia fatto bene a
proporsi e ben venga anche l'ingresso di imprenditori romani in cordata, ma
avere l'1 % non è risolutivo soprattutto se sono coinvolte aziende che non
hanno il volo nel loro core business. Lo è, invece, discutere il piano
industriale che deve essere subito inviato agli enti locali". E il comune?
"Alemanno si smarchi e si schieri con i lavoratori superando le divisioni
politiche. Si impegni affinché continui la trattativa". AIR ONE A
Fiumicino anche la rabbia dei dipendenti della compagnia di Toto: "Che
bisogno aveva di svenderci?" Nel pomeriggio di ieri corteo e assemblee
spontanee.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Questo è un
prosciutto di Berlusconi" "Questo dell'Alitalia è un
"prosciutto" che Berlusconi si è fatto per conto suo: ha promesso che
c'era la cordata italiana e, poichè non c'era, per provare che invece esisteva
si è messo a costruire norme su misura, bad company e new company, con il
risultato di creare una piccola compagnia, non una nuova Alitalia ma una nuova Airone". Lo afferma il ministro ombra
del Pd per l'economia Pierluigi Bersani, in un'intervista alla 'Gazzetta
dell'economià, settimanale di economia di Puglia e Basilicata oggi in edicola
in occasione della Fiera del Levante. "Anche noi - aggiunge Bersani a
proposito di Alitalia - avremmo preferito mantenere
una grande compagnia di bandiera ma meglio avere un peso e una presenza
rilevante in una grande compagnia europea piuttosto che essere padroncini di
una cosa piccola, di una compagnia domestica che non ha strutture di
collegamenti internazionali e che sarà costretta a chiedere un passaggio ad
altri. Non è dignitoso".
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il giorno della
rabbia e della paura Cortei e contestazioni dei lavoratori a Fiumicino.
"Come faccio a pagare il mutuo?" di Gioia Salvatori "COME CE LA
PASSIAMO? Mi verrebbe da dire che siamo nelle mani di Dio, invece, purtroppo,
siamo nelle mani di Berlusconi". Per i dipendenti Alitalia dell'aeroporto di Fiumicino, ieri, è stato il giorno
dell'attesa, della paura, della rabbia. Tra assemblee spontanee e un corteo
improvvisato dagli assistenti di volo, per tutta la giornata nelle salette
personale di Alitalia e di Air One, non si è fatto altro che commentare le diverse
voci che, ora dopo ora, arrivavano dai palazzi. Se ne parla con rabbia
verso il governo e il mondo dell'imprenditoria e con una punta di
rassegnazione. Nel mirino delle critiche dei dipendenti Air One, c'è anche il
patron Carlo Toto: "Perché ha voluto partecipare alla cordata? Che bisogno
ha di svenderci? Il gruppo ha debiti ma non è mica disastrato come la compagnia
di bandiera. Siamo preoccupati, di noi si parla sempre come se fossimo l'altra
faccia del piano Fenice - dice un pilota - Eppure la voce è che su 360 piloti
Air One, 180, se con Cai o altre cordate passa questo piano, perderanno il
posto". Ma la rabbia non esplode con blocchi stradali come due giorni fa.
Resta nell'animo, nelle parole e nelle facce tese. La linea da tenere, nella
giornata dell' incertezza è quella della responsabilità e in aeroporto non ci
sono disservizi. Il morale basso e la disillusione aiutano: "Finché i
vertici dei sindacati non annunceranno che ogni margine di trattativa è chiuso
- dicono gli assistenti di terra - Cos'altro possiamo fare oltre che
lavorare?". La rabbia è pronta a manifestarsi se non arriverà lo stipendio
il 27 settembre e se si andrà alla mobilità. Ieri, comunque, 200 assistenti di
volo Alitalia, hanno improvvisato un minicorteo
davanti ai terminal al coro di "La cordata siamo noi, dignità e
rispetto". Hostess e stewards, hanno battuto le mani e invitato qualche
collega a non imbarcarsi. Poi il manipolo si è radunato in un'assemblea spontanea
capitanata da Sdl davanti alla saletta equipaggio. Ci sono meccanici, hostess e
molti piloti. È una platea consapevole e informata, che non crede che la
compagnia verrà liquidita, nonostante gli annunci di Augusto Fantozzi e che non
crede più nello Stato, nelle regole e nell'impresa: "Quando lavoravo in
nero come cameriera guadagnavo di più - dice un'assistente di terra - Dopo 16
anni di lavoro prendo 1100 euro al mese e con tutta probabilità, se mi
licenziano, avrò una pensione da schifo. Posso ancora credere nelle
regole?". Un suo collega di grado più alto si rammarica di essere nelle
mani di Berlusconi piuttosto che nelle mani di Dio e anche lui è convinto:
"Se mi licenziano è sicuro che andrò a lavorare in nero. Certo è che sarei
più contento di questa opzione che di ritrovarmi con lo stipendio dimezzato,
cioè di 700 euro: soldi che non mi basterebbero nemmeno per pagare il
mutuo". "Che volevano questi 16 imprenditori Cai? Si sarebbero presi
solo la parte produttiva della compagnia e avrebbero dismesso i settori meno
strategici. Nonostante questo ci avrebbero decurtato gli stipendi. È evidente
che volevano fare un affare sulle nostre spalle - dice un pilota". I
lavoratori guardano in faccia la realtà con realismo. Sono disposti a non
mollare, a riprendere la lotta al momento giusto: "Se dovesse andare in
liquidazione Alitalia, l'aeroporto sarà messo a ferro
e fuoco - dice un dipendente", ma nessuno crede che la compagnia di
bandiera verrà liquidata: "Con 20mila esuberi cade il governo - dice un
meccanico". Certo è che cadrà l'economia del Lazio. Ieri il capogruppo Pd
in commissione trasporti della Camera, Michele Meta, ha parlato di
irresponsabilità del governo: "Berlusconi ha messo insieme una compagnia
improvvisata per realizzare un annuncio elettorale. Si mette in mano ai privati
la gestione di un settore strategico per l'Italia e soprattutto per la Regione
Lazio che da sola produce il 10 % del Pil nazionale. Questo è
dilettantismo". Intanto un meccanico, Porta portese (giornale di annunci e
compra vendita) alla mano, si cerca un altro lavoro: "Ne ho trovati
quattro!" - dice fiducioso, poi si becca la replica dell'amico: "Si
vabbè, bisogna vedere se loro trovano te..".
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
/ Milano VOCI Nella
disperazione di una trattativa senza sbocchi positivi, tra
paure di licenziamenti e minacce di fallimento per Alitalia, emergono
voci e indiscrezioni in- controllate sul prossimo scenario. Se fallisce il
negoziato, se Alitalia va verso il fallimento, che cosa succede? Nel corso
dell'assemblea delle nove sigle sindacali ieri qualcuno ha ipotizzato l'arrivo
di Unicredit come salvatore di una situazione disperata. Ieri si è
parlato anche di una cortdata di imprenditori romani che avrebbe affiancato il
grande istituto di credito. Una voce che si è ripetuta altre volte nel corso
degli ultimi mesi, ma Alessandro Profumo, amministratore delegato della banca,
ha seccamente smentito qualsiasi interessamento nella vicenda della compagnia
aerea: "Unicredit non è assolutamente coinvolto" nel tenativo di
salvataggio. Negli ambienti di Borsa è volata un'altra voce che in altri tempi
forse avrebbe goduto di una certa credibilità. Qualcuno ha immaginato che la
Mediobanca di Cesare Geronzi potrebbe studiare un'intervento di emergenza per
salavare Alitalia e i suoi dipendenti. D'altra parte è
nella storia della Mediobanca di Enrico Cuccia e di Vincenzo Maranghi
l'ambizione di realizzare le operazioni impossibili. Geronzi, che è appena
riuscito a cambiare la governance dell'Istituito, potrebbe essere tentato di
far pesare il ruolo di Mediobanca nel sistema finanziario e industriale con
un'operazione rischiosa, ma capace di rinnovare antichi fasti. Ma la situazione
appare oggi assai difficile, e non è più il tempo in cui Mediobanca poteva fare
il bello e il cattivo tempo. Se, in qualche modo, Alitalia
riuscirà a trovare uno sbocco futuro, questa possibilità andrà ricercata in
qualche comopagnia aerea straniera che potrebbe affacciarsi con grande
interesse in caso di fallimento. I nomi? Sono sempre i soliti: Air France e
Lufthansa, prima di tutti. Ma potrebbero comparire anche altri operatori
interessati a mettere un piede in uno dei più ricchi mercati al mondo. E
pensare che dieci anni fa l'Alitalia era un gigante
capace di competere nel mondo e oggi non riesce a trovare nemmeno un corteggiatore
credibile.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Un pugno di potenti
soggetti industriali INCROCI. Lufthansa, Austrian Airlines, Virgin Atlantic, XL
Leisure. Non sono solo le vicende relative alla sorte di Alitalia (e di AirOne) a creare turbolenze nel mondo delle compagnie
aeree: la crisi favorisce alleanze, fusioni e acquisizioni. La compagnia aerea
tedesca Lufthansa, indicata tra i possibili partner tecnici della nuova Alitalia (se vedrà la luce) ha avviato un negoziato per acquistare la
scandinava Sas, da tempo in acque difficili. I tedeschi preferiscono non
commentare. Gli scandinavi - la società è controllata dai governi di Svezia,
Norvegia e Danimarca - si limitano a confermare di aver avviato una trattativa
finalizzata alla ricerca di una "soluzione strutturale" per i propri
problemi, senza specificare con chi stia negoziando. Di sicuro ha necessità di
trovarsi quantomeno un alleato. I bilanci di Sas sono in rosso da inizio anno
(solo nel secondo trimestre sono stati persi 70 milioni di dollari), nonostante
l'avvio di un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 2.500 posti, e
alcune delle sue controllate - è il caso di Spain Air, coinvolta nel tragico
incidente di Madrid dello scorso agosto - stanno anche peggio. Sempre nel cuore
dell'Europa, questa volta però sul fronte austriaco, quattro le compagnie sono
in corso per conquistare la quota di maggioranza di Austrian Airlines, messa in
vendita dal governo di Vienna per tamponare lo stato di crisi. Le quattro
compagnie dalle quali è atteso in queste ore l'invio di offerte non vincolanti,
sono, ancora una volta, Lufthansa - che gli esperti del settore danno per
favorita anche per via della contiguità linguistica, con Brussels Air e la
stessa Sas, Air France-Klm, la russa S7 e British Airways che però, già data in
dirittura d'arrivo nella corsa per la conquista della spagnola Iberia, viene
considerata come la meno determinata. La quota ceduta dalla holding pubblica
Oeiag è del 43%, con un 25% riservato ad azionisti strategici austriaci. La
prossima settimana si saprà quali saranno le tre compagnie che verranno
inserite nella short list. La scelta definitiva dovrebbe avvenire entro il 28
ottobre, data in cui scade il mandato del governo in carica. Per restare in
tema British Airways-Iberia, al di là della Manica ieri è sceso direttamente in
campo Richard Branson, il miliardario presidente e padrone di Virgin Atlantic.
Obiettivo, impedire la fusione tra la British Airways (che sta mettendo a punto
un piano per la buonauscita di circa 1.400 manager), American Airlines e,
appunto, gli spagnoli di Iberia. Ottenesse il via libera - ha spiegato - Virgin
verrebbe pesantemente danneggiata. Come tutti gli altri vettori operanti lungo
òle loro rotte. Per questo Branson si è detto disposto a pagare "milioni
di dollari" pur di bloccare il progetto. E a dipingere sulla carlinga dei
propri velivoli lo slogan "No way BA-AA". Gli scontri tra il patron
di Virgin - che ha anche affermato di non avere alcun interesse a partecipare
ad operazioni di salvataggio di altro compagnia, Alitalia
comporesa - e i vertici di BA - sottolineano i media d'oltremanica, non
costituiscono una novità. Tornando in Italia, Livingston, la compagnia aerea
del gruppo Ventaglio, e Eurofly del gruppo Meridiana, hanno stipulato un
accordo commerciale per la prossima stagione invernale. L'obiettivo - più
modesto rispetto a quello dei colleghi stranieri - è l'ottimizzazione del
prodotto, grazie ad un maggior numero di voli diretti e di destinazioni raggiunte,
armonizzando le frequenze e proponendo una serie di servizi aggiuntivi. Grazie
a sette nuovi Airbus, i due vettori prevedono di gestire circa 300mila
passeggeri nel corso dell'intera stagione. Anche se il settore dei tour
operator non gode di gran salute. È di ieri la notizia che XL Leisure group,
terzo tour operator del Regno Unito, è andato in fallimento. Cause, la
volatilità dei prezzi del petrolio, la recessione e l'impossibilità di accedere
a nuovi finanziamenti. Così intere legioni di turisti sono rimasti a terra
nelle circa 50 destinazioni del gruppo, ubicate soprattutto nel Mediterraneo.
Sono circa 85mila persone (oltre alle 200mila che avevano già prenotato) per le
quali si sta organizzando una sorta di ponte aereo per il rimpatrio.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di Bianca Di
Giovanni/ Roma BARATRO L'Alitalia è a un passo dalla fine. La trattativa tra Cai (la cordata
organizzata da Intesa) e i sindacati è rimasta sospesa per l'intera giornata:
posizioni troppo distanti. Il governo, chiamato a intervenire per ricomporre il
confronto, ha "congelato" la situa- zione chiedendo al commissario
Augusto Fantozzi di non intervenire con la messa in mobilità fino a lunedì.
Inoltre Maurizio Sacconi e Altero Matteoli hanno invitato le nove sigle
sindacali a cercare una posizione comune. Non si sa però se su quella base il
confronto potrà ripartire. In serata le posizioni restano rigidamente distanti,
con rimpalli di accuse reciproche, soprattutto tra Cai e le organizzazioni dei
piloti. A riunione conclusa il presidente Anpac "gela" Sacconi:
"non credo che oggi saremo in grado di produrre un documento che possa
giustificare un ottimismo maggiore nello sviluppo della trattativa". Le
nove sigle si sono compattate: tutti d'accordo sui nodi ancora da sciogliere.
Infine hanno chiesto a Fantozzi una convocazione "per comprendere gli atti
formali presi e quelli che si accinge a intraprendere". Ma resta ancora
qualche spazio per un recupero in extremis. "Sono pronto a riconvocare le
parti, ma solo per un accordo - dichiara il ministro ai microfoni del Tg1 - Le
possibilità sono al 50%". L'alternativa sarebbe il fallimento, nonostante
le voci (rimaste tali) di una cordata alternativa che potrebbe subentrare.
Mentre il confronto finisce nello stallo, si infuoca la polemica politica.
"Il governo è allo sbando in modo dilettantesco", attacca Walter
Veltroni. È l'una di ieri quando Cai annuncia il ritiro dal tavolo. "Non esistono
le condizioni per proseguire le trattative", ha annunciato in mattinata.
L'appuntamento con i sindacati "salta" e non riprenderà più. Il fatto
è che la situazione era velocemente precipitata nella notte. Prima con i
piloti, che si sono alzati dal tavolo vero le 22 dell'altroieri, poi con i
confederali, che hanno trattato fino all'alba. Dopo poche ore Cai ha sospeso la
"due diligence" alla Magliana. Poi ha chiuso la porta al confronto,
dichiarando però di confermare la sua offerta. Motivazioni opposte vengono
addotte riguardo ai motivi del naufragio del confronto. "I piloti non
vogliono accettare la discontinuità con il passato", dichiarano in casa
Cai. Secondo gli imprenditori Anpac e Up avrebbero "rotto" pur di
mantenere le loro posizioni di "privilegio" con un contratto unico
per la loro categoria. La replica dei piloti è secca: il doppio di esuberi
annunciati (circa mille), più lavoro e meno soldi. L'irritazione è alta, tanto
che in serata un comunicato Anpac accusa Corrado Passera (Intesa-Sanpaolo) di
essere "inopportuno". Anche per i Confederali lo stop è arrivato
quando si è trattato di decidere sui tagli alle retribuzioni. "Siamo stati
disponibili su piano - spiega Giuseppe Caronia (Uilt) - ma le condizioni erano
capestro. Il sospetto a questo punto è che Cai punti al fallimento. Speriamo
che ci sia qualcun altro disposto a comprare". Si diffonde così l'ipotesi
che una nuova cordata, guidata da Unicredit, sia ai blocchi di partenza. Ma in
serata i vertici dell'istituto smentiscono nettamente. È "una situazione
critica, ma non definitiva", commentato il ministro Sacconi. Tra le prime
ore del mattino e il pomeriggio, una lunga serie di incontri, con i ministri,
segretari sindacali (Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, Renata Polverini,
Fabrizio Solari per Cgil) e i vertici Cai con l'amministratore Rocco Sabelli.
Le diplomazie non si concedono tregua: a Palazzo Chigi arriva anche il regista
dell'operazione, l'amministratore di Intesa Corrado Passera, e poco dopo anche
Roberto Colaninno sempre con Sabelli. Ma gli angoli non si smussano. Cai non
cambia posizione: le cifre mostrate al tavolo non si cambiano. Nessun passo
dagli imprenditori, nessuna mossa (per ora) dai sindacati. Intanto anche la
vicenda Atitech si infittisce di voci. Secondo indiscrezioni il governo avrebbe
chiesto a Finmeccanica di rilevare almeno in parte la società finora impegnata
nella manutenzione pesante per Alitalia, e che Cai non
vuole includere nel suo piano. Secondo altri il gruppo potrebbe essere rilevato
da imprenditori campani.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La
cosiddetta difesa dell'italianità di Alitalia da parte del
governo "è stata una truffa" ai danni dei contribuenti e degli
utenti. Lo ha detto Bruno Tabacci, durante un dibattito sulle liberalizzazioni
alla Festa dell'Udc, nel quale ha anche accusato i sindacati di
"raccogliere quello che hanno seminato". "Si sarebbe potuto concludere
- ha detto l'esponente dell'Udc - con Air France, ma è entrata la campagna
elettorale e ora paghiamo il conto. Alitalia è stata
scorporata in due, con una parte cattiva a carico dei contribuenti, e così gli
azionisti perdono tutto e altrettanto succederà per gli obbligazionisti, che
invece con Air France mantenevano i loro diritti". "Tremonti - ha
proseguito Tabacci - non può dire che per i contribuenti andrà di lusso perchè
non continueranno a pagare le perdite di Alitalia,
perchè si dovranno accollare tutti i debiti, il che è la stessa cosa. Air
France, invece, si sarebbe presa anche i debiti della Compagnia".
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
/ Roma Erano le
dieci di sera quando è finito tutto per gli uomini in divisa. I piloti hanno
detto basta. Circa le tre del mattino quando si sono alzati i sindacati
confederali. Tutti a casa, senza intesa. Cosa è accaduto
realmente nella notte più lunga per l'Alitalia? Come in
un film, ognuno racconta una storia diversa. Cai accusa i piloti. Secondo fonti
vicine alla cordata, i rappresentanti dell'Anpac avrebbero rotto
all'improvviso, senza una motivazione credibile. Il nodo del contratto unico
sarebbe stato insormontabile. "Non si capisce che c'è bisogno di
discontinuità: non si può andare avanti con i benefici del passato".In
casa Anpac la tesi è contraria. "Chiedevamo più rotte a lungo raggio, per
essere più competitivi - spiegano - e chiedevamo di non dover guadagnare di
meno a fronte di maggior lavoro. Sappiamo di essere il miglior capro
espiatorio: ma così non si chiude nessun tavolo". La prova
"regina" della loro lealtà per i piloti sta nel fatto che hanno proposto
di partire da un contratto di una qualsiasi compagnia aerea e di modificarne
solo il trattamento economico. "Ma anche questo non è stato
accettato", dicono. Per loro, per i capitani di cbina, quello avanzato da
Cai è un contratto assolutamente inaccettabile "non per i soldi, non per
le ore da lavorare, ma proprio per l'impianto di base. Non c'è nulla che va
bene". Ma a decretare proprio la fine del confronto già dalle prime ore
del tavolo, per i piloti è stato il numero degli esuberi. Mille, il doppio di
quanto preannunciato. In effetti sui tre tavoli avviati nella serata
dell'altroieri i numeri si confondono. Rocco Sabelli "salta" da una
stanza all'altra: prima piloti, poi assistenti di volo, quindi il personale di
terra con i confederali. Le tabelle sfilano da una parte all'altra. Man mano
che passano le ore i sindacalisti si rendono conto che gli esuberi sono molti
di più di quanto si era annunciato. "Era come se Sabelli alzasse sempre di
più l'asticella", spiegano. Anche gli assistenti di volo lasciati a terra
in quelle ore frenetiche erano diventati 1.600. Le ore passavano: i confederali
erano disponibili anche ad un accordo molto sofferto. "Sappiamo che dietro
l'angolo ci sono soluzioni molto dolorose", spiegano in casa sindacale. "Ma
a un certo punto Sabelli si è irrigidito - aggiunge un rappresentante presente
alla trattativa - Ha iniziato a puntare i piedi. Noi abbiamo insistito: non
possiamo accettare tutto: più esuberi, più ore lavorative e stipendi più bassi.
Quale sindacato riuscirebbe a firmare una cosa di questo genere?" Un tira
e molla estenuante, con sospensioni in notturna, appuntamenti al ministero con
il governo alle prime luci dell'alba. Ma la situazione non si è sbloccata.
"Per me la trattativa è chiusa", ha detto Sabelli. b. di g.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Quelli che... è sempre colpa dei lavoratori Marasma all'Alitalia avviata a quanto pare (salvo un miracolo) a un triste epilogo.
Sembra di essere ormai, come dire, all'ultimo decollo. Il primo (il volo
inaugurale) aveva coperto, il 5 maggio del 1947, la tratta Torino-Roma-Catania.
Sono trascorsi quasi 60 anni di successi e insuccessi, bilanci in rosso,
traumi, scioperi, esuberi, accavallarsi di gruppi dirigenti. E ora già
le prime odi funebri pongono sul banco degli imputati sempre lo stesso capro
espiatorio, ovverosia il sindacato. Un soggetto sociale descritto, attraverso
una campagna furibonda, come una "casta" di privilegiati, in possesso
di chissà quali prebende, incuranti delle sorti del Paese. Un accanimento messo
in campo non per stimolare un rinnovamento necessario del sindacato. Ad esempio
rispetto alla necessità di rappresentare appieno il nuovo e vecchio mondo del
lavoro, adeguando le proprie strategie. Un accanimento che cancella le pagine
di un movimento che negli anni Sessanta-Settanta aveva portato la democrazia
nei luoghi di lavoro e negli anni Novanta aveva salvato il Paese dal disastro,
cercando di non svendere per questo le conquiste del passato. Ora cercheranno
di far passare il dramma dell'Alitalia come un
disastro conseguito per colpa di Epifani, Bonanni, Angeletti. Come se ci
trovassimo di fronte a tre pericolosi estremisti, in qualche modo seguaci di
Arthur Scargill, il famoso capo dei minatori inglesi portati alla sconfitta
negli anni Ottanta. Ma oggi in Italia non siamo di fronte alle conseguenze di
un impetuoso rinnovamento tecnologico che spazza via i posti e introduce le
macchine. La storia dell'Alitalia è soprattutto,
semmai, la storia di uno stretto intreccio, nella sua gestione, col potere
politico. Qui le "caste" non si contano e toccano anche esponenti del
centrodestra, come Marco Zanichelli (quota An) e Giuseppe Bonomi (quota Lega. E
si staglia nelle dolorose pagine finali la figura di Silvio Berlusconi,
presunto salvatore, colui che davvero provocò, lo scorso anno, il fallimento
della trattativa con Air France. Che cosa doveva fare il buon Jean Cyril
Spinetta, il manager francese, seduto a quel tavolo del negoziato, ascoltando
alle spalle il capo del centro destra che tuonava e minacciava? Ora i vari
commentatori sostengono che tutto andò a rotoli per la miopia dei sindacati. Ma
davvero si pensa che pesasse di più la voce di Epifani-Bonanni-Angeletti
rispetto alla campagna massmediatica condotta dal futuro leader del governo
italiano? Ora è probabile che la sceneggiata si ripeta. Eppure sarebbe bene
ricordare - lo ha fatto Guglielmo Epifani - come siano state innumerevoli le
prove di maturità e apertura date dai sindacati nella lunga odissea della
Compagnia di bandiera. Così, ai tempi del manager Domenico Cempella quando si
appoggiò l'intesa con la Klm. E poi quando si cercò di favorire (nuovo manager
Francesco Mengozzi) la prima intesa con l'Air France. E adesso povera compagnia
di bandiera? Il centrodestra ha scherzato col fuoco promettendo mari e monti e
ora non sono solo piloti o hostess a rischiare di pagare il danno. E' l'intero
Paese. Hanno agito con sicumera e faciloneria. Ancora l'altra sera davano per
scontato l'accordo come fatto. Hanno agito come se il loro compito fosse quello
di spettatori, ospiti di un confronto tra la nuova proprietà della "Good
Company" e le nove sigle che parlano per conto del variegato mondo del
lavoro aeroportuale. Hanno in sostanza, come amano dire, "favorito il
dialogo" magari con pasticcini e caffè. Senza saper porre in campo
concrete scelte e volontà politiche, strategie e proposte capaci di aiutare una
soluzione. Speriamo in un guizzo di serietà.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del
2008-09-13 pagina 3 La Moratti non molla: "Giù le mani da Linate" di
Giannino della Frattina Sea prosegue il piano di investimenti: "Più forti
le alleanze internazionali" "Il fallimento delle trattative sarebbe
drammatico, comporterebbe il fallimento di Alitalia e un
danno enorme per il sistema-Paese. L'azzeramento di tutto quanto è stato fatto
in questi mesi. La speranza è che, nella vicenda Alitalia, tutti
tornino al tavolo delle trattative". Così il governatore Roberto Formigoni
ieri da Gubbio dove, a margine del seminario di Forza Italia, ha commentato gli
ultimi sviluppi del tentativo di salvataggio della compagnia di bandiera.
Un intervento, quello del governo e della cordata di imprenditori, che comunque
vada a finire avrà importantissime conseguenze sul sistema aeroportuale
lombardo. Segnando, nel bene o nel male, il destino degli scali di Linate e
Malpensa. Argomento sul quale, assicura Letizia Moratti, "siamo
assolutamente allineati con Formigoni". Tutti insieme in trincea, dunque.
"Io - aggiunge il sindaco - ho sempre detto, così come il governatore, che
un ridimensionamento ovvero una riorganizzazione di Linate può essere possibile
solo con un contemporaneo rafforzamento di Malpensa. Perché è ovvio che se
Malpensa è un hub, allora ha bisogno di voli di alimentazione. Che si possono
fare su Linate. Ma nel piano della nuova Alitalia,
Malpensa comunque non è hub. E allora se non è hub, non si vede la ragione di
un ridimensionamento o una riorganizzazione di Linate". Ma all'orizzonte
le nuvole sono piuttosto scure. "Adesso poi con questo stop alla
trattativa è di nuovo tutto da vedere". Ma il Comune non demorde.
"Come Sea stiamo proseguendo sul nostro piano di investimenti, con
alleanze internazionali che si vanno consolidando: stiamo dimostrando di voler
dare comunque una risposta al Paese. Una ricerca dello studio Ambrosetti
dimostra come in Europa ci sia una forte necessità di avere meno vettori e più
aeroporti. Noi vogliamo dare a un'area del Paese che ne ha assolutamente
bisogno per la competitività del sistema dei passeggeri e delle merci, un
sistema aeroportuale che funzioni e cresca nel tempo". Fronte Expo. Si
attende. "Sul decreto della Presidenza del Consiglio non ho notizie.
Intanto stiamo lavorando su altre cose. Non c'è solo l'Expo ma un lavoro
quotidiano, costante e continuo di valorizzazione della nostra città". La
visita a Milano degli ispettori del Bie, l'organismo internazionale che ha
assegnato la manifestazione? "Per ora non ho avuto solleciti. Stiamo
definendo con il presidente del Consiglio una data". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Prima Pagina Pagina
2 I sindacati chiedono di incontrare il commissario Fantozzi. La Cai pessimista
Alitalia, la trattativa è appesa a un filo I sindacati
chiedono di incontrare il commissario Fantozzi. La Cai pessimista L'appello del
ministro Scajola: l'alternativa al piano è il fallimento --> L'appello del
ministro Scajola: l'alternativa al piano è il fallimento Il piano Alitalia è in stallo, sul baratro del fallimento. La Cai non
ci sta più: inutile continuare la trattativa, dice. Ma non ritira l'offerta. I
sindacati bocciano la proposta come irricevibile, e intanto pressati per dire
sì al piano del governo, chiedono una convocazione al commissario straordinario
Fantozzi. Non è servita dunque una notte di mediazione e un'altra febbrile
giornata all'insegna di incontri e diplomazie al lavoro. Il governo per bocca
del ministro Scaloja è categorico: "L'alternativa al piano è il
fallimento". Ma ha concesso un altro giorno ai sindacati per formulare una
proposta. Scettico il leader della Cgil, Epifani: "Siano al punto di non
ritorno". A PAGINA 2.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del
2008-09-13 pagina 3 Il piano di salvataggio precipita Altre 24 ore e poi sarà
il crac di Gian Battista Bozzo da Roma Nonostante le preghiere di Papa
Benedetto, assicurate personalmente dal Pontefice al commissario straordinario
Augusto Fantozzi, la sorte dell'Alitalia è appesa
a un filo sottilissimo. Il confronto notturno tra i sindacati e la cordata
acquirente si è concluso con una rottura netta, e dopo una visita a palazzo
Chigi di Roberto Colaninno e Corrado Passera la Cai annuncia che "non ci
sono le condizioni per proseguire le trattative". La cordata non
ritira formalmente l'offerta, ma sospende la due diligence sugli asset della
compagnia. Fonti della Cai incolpano i piloti di aver fatto saltare il tavolo,
non accettando di aumentare la produttività a parità di retribuzione. I
sindacati controbattono: "Ci hanno messo di fronte a 1000 piloti in
esubero, contro i 506 del piano Air France, senza alcun margine di
negoziato". L'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera,
definisce "capriccioso" l'atteggiamento dei piloti, ma Anpac e Up
replicano: "Frasi inopportune". Accuse reciproche che non spostano di
un millimetro la drammatica situazione: non ci sono altre offerte in ballo,
oltre a quella della cordata Colaninno; e adesso, al commissario Fantozzi non
resta che avviare le procedure per la messa in mobilità dei dipendenti. Il
commissario starà fermo fino a domani sera, in attesa di possibili sviluppi. Il
governo ha infatti offerto altre 24 ore ai sindacati per trovare una
piattaforma comune con cui riavviare in extremis il negoziato, "prima che
la situazione precipiti - dice il ministro del Welfare Maurizio Sacconi -: è
una corsa contro il tempo, resta ancora un 50% di possibilità". Il governo
continua a lavorare per la ripresa della trattativa. Silvio Berlusconi per il
momento tace: intercettato per Roma dai giornalisti che gli chiedono se Alitalia volerà ancora, si limita a rispondere
"speriamo...". Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola,
conferma tuttavia che "non ci sono altre offerte; il piano Cai è duro -
aggiunge - ma è l'unico possibile". Gli esuberi, secondo i calcoli
sindacali, sono pari a circa 5.500, fra cui 1.000 piloti (compresi i 130 del
cargo) e 1.600 assistenti. Su questi numeri il negoziato si è arenato nella
notte fra giovedì e ieri. Al "no" dei piloti e degli assistenti
autonomi si sono associati i confederali. "E se la trattativa fallirà -
osserva il segretario della Uil, Angeletti - nessuno potrà addebitarlo al
sindacato. Sappiamo che ci sono esuberi, ma non vediamo perché dovremmo
accettare una riduzione dei salari". E Bonanni auspica un ulteriore
intervento del governo, utilizzando "l'elasticità della politica" per
sbloccare la trattativa. La Cai nega il taglio alle retribuzioni. Fonti della
cordata sostengono che i piloti non hanno accettato di aumentare la
produttività a parità di stipendio: "Non sono gli esuberi il punto,
abbiamo discusso di riorganizzazione del lavoro e retribuzioni legate alla produttività,
e su questi punti è saltato il tavolo", affermano. Cai si sarebbe detta
disponibile anche ad allargare il network delle rotte. Epifani nega la
circostanza, e accusa il governo di aver abbandonato la trattativa. Ora,
aggiunge il segretario della Cgil, "siamo a un punto di non ritorno, e
prevedo un esito tragico". "Il governo è sempre stato presente",
replica il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. "Epifani
evidentemente dormiva" aggiunge il sottosegretario Paolo Bonaiuti. In
realtà, alla maratona notturna mancava proprio Epifani. In serata tutte le nove
sigle sindacali che partecipano al negoziato si riuniscono nella sede
dell'Anpac per elaborare una possibile piattaforma comune per riannodare i fili
spezzati del negoziato. Ma il leader dei piloti, Fabio Berti, spiega che
difficilmente sarà possibile produrre per ora un documento unitario, visto che
"le distanze sono serie". In una lettera, i sindacati chiedono al
commissario Fantozzi di essere convocati per conoscere "gli atti formali presi
e quelli che si accinge a intraprendere". Prima della riunione si erano
sparse voci, alimentate proprio dai piloti, di una proposta alternativa di
acquisto della compagnia da parte degli stessi dipendenti spalleggiati da
Unicredit. Ma l'ad del gruppo bancario, Alessandro Profumo, smentisce con
decisione. A Fiumicino, nella giornata di ieri, si sono susseguiti cortei e
assemblee che tuttavia non hanno provocato eccessivi disagi ai passeggeri. Si
sono verificati ritardi per una decina di voli Alitalia,
con una punta di due ore per una partenza per Amsterdam e una per Trieste. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del
2008-09-13 pagina 10 Il testimone Berlusconi "benedice" il matrimonio
di miss Parlamento di Redazione La deputata Elvira Savino si è sposata ieri a
Roma: alla blindatissima cerimonia anche La Russa e la Ravetto da Roma Per il
matrimonio di Elviria Savino, Silvio Berlusconi arriva in perfetto orario.
Tanto che chiacchierando con i parenti degli sposi durante l'attesa nella
chiesa di San Lorenzo in Lucina, si lascia scherzosamente scappare un
"sono più puntuale della sposa". Abito scuro, camicia bianca e
cravatta blu a pois, il premier dispensa strette di mano e qualche sorriso. E
pure una sollecitazione per Laura Ravetto, deputata del Pdl accompagnata dal
suo fidanzato: "E voi quando vi sposate?". Passa qualche minuto e
l'attenzione si sposta sulla Savino, abito bianco Versace e marcia nuziale di
sottofondo. Una volta tanto, gli occhi dei presenti non sono tutti puntati sul
Cavaliere ma su quella che qualche mese fa - stando a un piccolo sondaggio
fatto tra i deputati proprio dal Giornale - era la nuova Miss Montecitorio e
l'imprenditore napoletano Ivan Campili. La cerimonia è breve, ma il sacerdote
si dilunga sul passo del Vangelo che parla dell'indissolubilità del matrimonio.
Arriva il fatidico sì, "benedetto" anche dalla firma di Berlusconi,
testimone della sposa insieme al direttore di Formiche Paolo Messa. Si può
passare al riso e alle foto, che in chiesa erano off limits per un esclusiva
concessa al settimanale Chi. A festeggiare la neosposa, però, di big della
politica ce ne sono pochi. C'è il Cavaliere certo, e c'è il ministro della
Difesa Ignazio La Russa che anziché partecipare alla lista di nozze on line per
un quadro di Yayoi Kusama ha preferito regalare alla sposa una cornice
d'argento "per esporre la foto del suo ingresso a Montecitorio". Ma
sono soprattutto gli amici a riempire la chiesa di San Lorenzo in Lucina, molti
dei quali venuti direttamente da Conversano, cittadina di 25mila persone a sud
di Bari. Per l'occasione, dalla Puglia sono arrivati anche una troupe di
Telenorba e cronisti della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari e del quotidiano
locale Fax. Sono le sette di sera e dal cuore di Roma i circa trecento invitati
si iniziano a incamminare verso Villa Miani per il ricevimento. Berlusconi
s'infila in macchina concedendo solo qualche stretta di mano, ma nessuna battuta ai cronisti che gli chiedono della vicenda Alitalia. Poi, una tappa a via Frattina con destinazione la gioielleria
Martini. Una quindicina di minuti per acquistare forse il regalo per la Savino
e poi piccolo bagno di folla con i curiosi che si sono accalcati davanti alle
macchine della scorta. Qualche foto, due o tre autografi e solo una
battuta sulla giornata politica. "Presidente, ma Alitalia
volerà ancora?", chiede un cronista. "Speriamo, speriamo... ". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del
2008-09-13 pagina 19 Il sorpasso delle Veline a colpi di malizia di Redazione
Settimana memorabile. Non tanto per Alitalia. Piuttosto per miss Italia e roba del genere. Controllate il
tabellone dei programmi tivvù: semifinali di Veline, rullaggio dell'Isola dei
famosi, finalissima della di cui sopra miss Italia. Una sfilata da far perdere
il sonno, il fiato, gli occhi e altro, a mezzo Paese, stando ai dati di
ascolto. Bellezze di vario tipo, giovanissime, pupe, femmine, belle,
bone; a differenza dell'aritmetica, cambiando l'ordine del canale televisivo
cambia anche il prodotto, o quasi. La storiella della ragazza della porta accanto
resiste minuti due, anche perché non ci sono più le porte di una volta e
soprattutto bisogna stare attenti ai vicini di casa, di qualunque sesso. Di
certo da Mirigliani Enzo & famiglia a Ricci Antonio, un uomo solo al
comando, il passo non è poi così lungo, l'unione fa l'auditel, Veline e Miss
Italia riescono a raggrumare, davanti ai televisori, famiglie, giovani,
anziani, militari, guardoni e intellettuali, il meeting può durare mezzora come
tutta una settimana. Trattasi dunque di fenomeno sociale, ognuno è libero di
considerarne la cifra, la dimensione, la cilindrata, non più le misure, perché
grazie a Maurizio Costanzo le suddette sono state abolite, è finito l'incubo
del novantasessantanovanta come patente a punti per l'iscrizione al concorso, libere
tutte di allargarsi o restringersi, si potrebbe definire la vera scelta
"di vita". Non dovete nemmeno credere ai contemporanei noiosi
sacerdoti della critica televisiva: la storia delle sfilate registra giurati
del tipo Zavattini, De Chirico, Visconti, De Sica, Gatto, Repaci, Vergani,
Marotta (ma uno dei giudicanti osò definire Sofia Scicolone poi Loren "una
spilungona male impostata!"). Così come nel ventennio velinaro sono
passati ospiti di lusso, markettari per necessità, dovendo illustrare, in orario
fantastico per gli ascolti, dunque per il mercato delle vendite, libri, film,
fiction e merce simile. Eppoi l'arco di mezzo secolo si era aperto con le nozze
Edy Campagnoli-Lorenzo Buffon e si è chiuso con oggi sposi Ilary
Blasi-Francesco Totti, dunque nulla è successo. Ma il derby dell'ombelico, da
Salsomaggiore a Segrate, è in fondo finto, taroccato, astutamente spacciato
come opposto estremismo dell'arte della seduzione. Non è vero niente. Se il
contenitore è diverso il contenuto, in senso buono, è analogo, uguale,
identico. La ragazza oggetto, mostrata, esposta, esibita, facendo appunto
credere che da qui, alla voce miss Italia, finiscano in passerella soltanto le
mammolette acqua e sapone, costume da bagno tuttunpezzo, datato Anni Cinquanta,
guardo ma non guardo, proibito ancheggiare, vietate le ambiguità, il
testosterone resta sotto la minima quantità, il lato B è per i dischi in
vinile, qui al massimo l'inquadratura del cameraman parte dal casello di Parma
ovest, poi una lacrima sul viso, un bacio a papà, la carezza della mamma, un
saluto al moroso; mentre il paese mormora che di là, in casa del diavolo di
Albenga, sgambettino le figlie delle signorine fast food, quelle che dovevano
chiamarsi "Espresso" e "Panorama" ma in una parola sola
hanno riassunto le copertine, insomma le perverse, in pantaloncino da apnea
inguinale, quasi perizoma, scollatura balconcino con condono, maligna
strizzatina d'occhio, appuntamento previsto a telecamera spenta con il
calciatore dotato di torace a tartaruga, dunque le "ah bella de
mamma!" contro le "a'bbonazza", appunto, senza un passato
glorioso, con un presente borioso e con un futuro anteriore. Il totale conferma
che, dopo cena, se non c'è il pallone qualcosa di rotondo e di eccitante può
servire a tenere unito questo bel paese, sempre che qualcuno non preferisca
stimolarsi con gli infedeli, i ballarò, i portaaporta, godendo tra mister
Italia e veline di altro tipo, ritenendosi superiore a certi miserabili mercati
della carne femminile, non sapendo che un giorno, a una commessa che vendeva
cioccolatini e marrons glacès in un negozio del centro di Milano, via Victor
Hugo per la precisione, un cliente suggerì di presentarsi al concorso per la
più bella della nazione. La ragazza lasciò il boero al rhum e venne eletta miss
Italia. Si chiamava e si chiama Lucia Bosè. Obiezioni? Controindicazioni? Tra
qualche minuto, tra qualche giorno avremo le prime sentenze, chi sarà la
reginetta tricolore, incoronata, piangente come una madonna e chi la prossima
guascona, sculettante ballerina dell'ora di cena. Il corpo è stato sdoganato,
l'uomo malandrino osserva, le donne in tivvù si sono date una mossa, anche più
di una. Verrà anche il tempo delle letterine, delle letteronze, delle schedine,
delle ereditiere, tutte in doverosa e riverente memoria delle vallette,
Giovannini, Campagnoli, Ciuffini, Manfrin, le madri, silenziose, immobili,
pudiche, di tutte le buste di Mike Bongiorno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Chi tocca la scuola
muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un
mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e
gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti
delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti,
troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come
il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e
raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come
ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e Mariastella
Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole scelte, ma
ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione. Il dato di
partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone costoso,
inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa troppo e
rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e
dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti.
Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione,
che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si
passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate.
Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il
ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per
l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila
dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola,
piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e
la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che
la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare
la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che
servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su
scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in
condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento
dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per
insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del
precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una
rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli
insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più
ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono,
loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi
ha davvero paura della Gelmini. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) " (28
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08
Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si
rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader
del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati.
Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini
per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per
concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non
italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede
dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare..
(basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per
come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia
collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto
nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la
sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco
arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce
l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al
Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova
occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra
riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente
"il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude
l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il
premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina
e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che
riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per
fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni
verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che
legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice
Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse
quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza.
Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va
alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto
amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e
da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né
come garanzia assoluta di integrazione". Anche perché, ha ricordato il
presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia
godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e
Bulgaria "non hanno dimostrato una particolare volontà di
integrazione". "Se si riconosce il diritto di voto ad alcune
categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere
estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il
diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i
minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli aimmigrati
non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di
Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al
rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli
immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per
garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la
sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 107 )
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31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è
tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per
mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di
collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio
ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità
maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra
partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie
Commenti ( 6 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti
e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia",
qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio
per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile
finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56
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Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio
mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza
Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì,
compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a
soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato
improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio
grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo
per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina
da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e
Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro
Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso:
Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa
qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano"
e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve?
Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero
ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di
Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la
sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no
alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su
Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate
contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (43 votes, average: 3.7
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni
sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e
grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo
di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver
sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era
attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi
affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito.
casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si
smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e
della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo
apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui
comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho
Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti
berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione
di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto
qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo
strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per
l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia.
Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega
Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad
attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare,
a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani",
a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (42 votes, average: 3.55 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Chi tocca la scuola
muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un
mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e
gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti
delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti,
troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come
il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e
raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come
ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e
Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole
scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione.
Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone
costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa
troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e
dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti.
Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione,
che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si
passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate.
Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il
ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per
l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila
dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola,
piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e
la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che
la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare
la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che
servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su
scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in
condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione
civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per
citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato,
dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione
che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che
gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai
sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il
ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero
paura della Gelmini. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) " (28 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08 Veltroni
"grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si rivede,
Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader del Pd,
di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati. Proprio
così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini per
sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per concedere
il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non italiani"
che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede dunque la
cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare.. (basterebbe
cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per come la vede
Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia collegato al
requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto nella
Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol
cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco arriva anche da
Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo
elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di
Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova occasione per
"picconare" la traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che
anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente "il partito che non
c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita estemporanea di
Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier Silvio Berlusconi è
impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con
successo la "vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo
petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze
dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il dubbio
di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che sorprende
è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader Pd. Come
se il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli immigrati
equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a Veltroni
Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa del Pd a
Firenze e apre all'idea: "Il diritto di voto amministrativo per alcune
categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni
in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di
integrazione". Anche perché, ha ricordato il presidente della Camera, da
anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto ma alcune
gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria "non hanno dimostrato una
particolare volontà di integrazione". "Se si riconosce il diritto di
voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato -
bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è
criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo
di identità per i minori". Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il
voto agli aimmigrati non è nel programma di governo." Cosa ne pensate
della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento
del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa
votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la
xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e
la sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 107 )
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31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è
tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per
mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di
collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio
ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità
maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra
partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie
Commenti ( 6 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti
e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.2 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia
vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non
sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre",
quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che
sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere
definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al
monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina
rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento
di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere
"processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori
maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica",
"addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a
tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice).
ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro
che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici
hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se
questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto)
finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (56 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a
Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di
Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare
contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino
della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli
italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex
pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni.
Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del
loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra
giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono
affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno
ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si
collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e
pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo
del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 166 ) " (43 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà
a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti
dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome
della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella
convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol,
banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con
Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo.
io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter
è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a
riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere
il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità .
"Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da
settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare
in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare".
Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal
"popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato
fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella
speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri
problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la
"manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che
l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole
mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione
all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un
clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando
Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla
vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non
c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose
c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In
politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il
sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra,
scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito
a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in
questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a
circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da
Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a
dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi,
l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di
parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile
(Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza
del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che
fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica,
una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie
per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto
il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale
(e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (37
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( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del
2008-09-13 pagina 26 Tornano gli acquisti sul credito di Redazione Parmalat in
forte progresso Chiusura a un passo dai massimi di seduta per gli indici
milanesi di Piazza Affari, con Mibtel e S&P/Mib che hanno guadagnato l'1,54
per cento. A sostenere gli indici, l'inversione di rotta in territorio positivo
di Wall Street, in vista del salvataggio di Lehman Brothers. Giornata positiva
per i bancari, grazie alla buona intonazione del settore a livello
internazionale. Bene quindi Mediobanca (+3%) che a breve tornerà alla
governance tradizionale, Intesa Sanpaolo (+2,44%) e il Banco Popolare (+1,9%).
Segno più anche per Mps (+0,44%) e Unicredit (+0,81%). Controcorrente invece
gli assicurativi con Unipol (-0,18%) e Generali (-0,22%), a differenza di Alleanza
che ha guadagnato l'1,5%. A picco Gemina (-6,1%), società che controlla gli
scali aeroportuali di Fiumicino e Ciampino, in seguito al
mancato accordo con i sindacati per la privatizzazione di Alitalia. Denaro sui petroliferi grazie al rialzo del greggio a New York:
Eni è salita del 3% e la controllata Saipem del 4,25%. Brillante anche Tenaris
(+6,57%). Tra gli altri titoli a maggiore capitalizzazione sono cresciute le
Fiat (+0,57%) e le Parmalat (+2,55%), poco mossa invece Pirelli (+0,11%).
In accelerazione, poi, la holding di Roberto Colaninno, Immsi (+4,4%) e vendite
su Piaggio (-2,15%). Tra i titoli a minore capitalizzazione rialzi
considerevoli per Ergo Previdenza (+10% a 4,35 euro) a un giorno dal lancio
dell'offerta finalizzata a delistare il titolo da Piazza Affari. In Europa,
bene sulla piazza di Londra Eurasian Natural Resources (+9%), mentre alla Borsa
tedesca di Francoforte brusco calo di Deutsche Postbank (-6,2%). A Parigi rally
per Vallourec (+7,8%) grazie all'aumento del prezzo del greggio. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N piedi il confronto
- dopo che Cai, ieri mattina, aveva abbandonato il tavolo - e a congelare il
procedimento di mobilità. I sindacati chiedono un incontro a Fantozzi.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di
MAURO EVANGELISTI LA RABBIA e l'orgoglio dei dipendenti Alitalia. Hanno
marciato a Fiumicino, urlato slogan contro la Cai, sospeso i check-in. "Ma
è un'azione dimostrativa, noi continuiamo a volare con la stessa passione. Noi
siamo l'Alitalia...", si
commuove Doriana, hostess di 33 anni. Con loro fermi alcuni minuti anche i
colleghi di AirOne.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Giornata
drammatica, i sindacati chiedono un incontro a Fantozzi. Proteste a Fiumicino Alitalia appesa a un
filo Cai sospende la trattativa. Sacconi: evitare la mobilità.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
10 mila persone sul
lastrico. Con un impatto terribile sull'economia della Capitale e del Paese. Su
turismo e industria. È lo scenario da incubo in cui
potrebbe precipitare Alitalia se la trattativa in corso dovesse concludersi traumaticamente.
Fallimento, insomma. Con i libri in tribunale. E lo spettro della mobilità
dietro l'angolo. Se - come appare - il negoziato tra sindacati e Cai di Roberto
Colaninno finisse in picchiata.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-13 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Trasporti I nodi Il futuro degli
scali Il ruolo delle istituzioni nella trattativa Alitalia Crisi Alitalia, proteste a Milano La Moratti difende Linate Il sindaco: con
Formigoni nessuno scontro. Il Pd lunedì al Forlanini Ieri 500 dipendenti hanno
organizzato un presidio a Linate. Il Pd: "Un sistema degli scali del
N0rd" Grande preoccupazione per gli sviluppi della vicenda Alitalia. Le istituzioni milanesi seguono con attenzione la
trattativa in corso a Roma, mentre il Pd annuncia per lunedì una conferenza stampa
a Linate, "per essere vicini al problema e ai lavoratori ".
Lavoratori che, intanto, protestano anche a Milano: ieri mattina circa 500
dipendenti di Alitalia hanno organizzato un presidio
davanti agli imbarchi denunciando la gravità della situazione loro e dei
colleghi romani e chiedendo una diversa soluzione della querelle. Anche i
vertici istituzionali seguono l'andamento delle trattative, soprattutto per
capire quale tipo di sviluppi potrebbero comportare per gli scali milanesi. Il
sindaco Letizia Moratti auspica una riapertura della trattativa tra i vertici
di Alitalia-Cai e i sindacati e ritiene che con lo
stop al negoziato il futuro degli aereoporti milanesi sia "di nuovo tutto
da vedere". La Moratti ha ribadito che "questa è una partita importante
sulla quale il Governo è impegnato in modo significativo con un gruppo di
imprenditori e banche. Non posso che augurarmi che si possa trovare una
soluzione e riaprire la trattativa. Confermo che Milano, con il suo sistema
aeroportuale, è una risposta". Nessuna frizione con il presidente Roberto
Formigoni: "Con il Governatore - sottolinea il sindaco - siamo
assolutamente allineati nel sostenere che una riorganizzazione di Linate è
possibile con il rafforzamento di Malpensa. è ovvio che, se Malpensa è un hub,
ha bisogno di voli di alimentazione e non si possono fare su Linate e su
Malpensa. Nel piano Alitalia, Malpensa comunque non è
previsto come hub: per questo non si vede la ragione per un ridimensionamento
di Linate". E mentre Formigoni si associa ai molti che auspicano la
riapertura delle trattative, perché "il fallimento del confronto sarebbe
qualcosa di drammatico che comporterebbe il fallimento di Alitalia
e un danno enorme per il sistema-Paese", il presidente della Provincia,
Filippo Penati attacca: "Malpensa è morta quale grande hub
intercontinentale perché legata alla vecchia Alitalia
e Linate dovrebbe morire nei piani della nuova Alitalia.
Non si può chiedere - conclude - ai milanesi un prezzo così alto, oltre a
quello che pagano già tutti i contribuenti". E poi: "Il Nord -
conclude Penati - è sempre stato in grado di affrontare il mercato e sono
convinto che, se lo si libera dai vincoli e dalle protezioni monopolistiche,
saprà farlo anche per il suo sistema aeroportuale". Tutto il
centrosinistra milanese si mobilita intanto per una diversa soluzione alla
vicenda Alitalia. La segreteria regionale ha
organizzato per lunedì una conferenza stampa a Linate, durante la quale
verranno commentati gli sviluppi eventualmente occorsi nel frattempo. Toccherà
poi ai segretari regionale e provinciale Maurizio Martina ed Ezio Casati,
insieme al presidente Penati, illustrare le proposte del Pd per il futuro dei
due scali. Nel frattempo, il consigliere comunale del Pd Marco Cormio,
dipendente Sea in aspettativa, ribadisce la posizione già tenuta in aula
consiliare: "Il progetto della nuova compagnia italiana dovrebbe puntare a
fare più sistema tra gli scali italiani del nord, magari partendo con meno
ambizione e costruendo con il tempo un vero progetto che porti ad avere un
autentico hub nel nostro Paese". Necessario, secondo l'esponente del Pd,
anche porre rimedio a quelli che si sono rivelati essere punti di debolezza di
Malpensa: "Penso alla carenza di collegamenti nel nord Italia e, ancora di
più, ai problemi che i passeggeri lombardi devono affrontare per arrivare a
Malpensa. Carenze che spesso fanno preferire ai viaggiatori del nord o lombardi
il passaggio su altri scali". Elisabetta Soglio Trattativa Il sindaco
Letizia Moratti. Nel tondo: l'aeroporto di Linate.
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
IL TAVOLO · La Cai
ferma tutto: "Non ci sono le condizioni" Ma i sindacati convocano
Fantozzi La rottura è arrivata dopo una notte di "non trattativa".
L'insonnia, stavolta, non ha prodotto il "miracolo negativo" di un
accordo al ribasso. Eppure - sembra - nulla è stato tralasciato per arrivare a
una conclusione diversa. E' unanim il coro dei sindacati "non
confederali" sulle "strane assenze" da alcuni tavoli importanti.
Così come è unanime la relazione sull'insussistenza di alcuna vera discussione
di merito su qualsiasi punto dalla sterminata materia negoziale. "Appena
20 minuti di colloquio con Sabelli - raccontano gli assistenti di volo - dopo
una notte di attesa". Per sentirsi ripetere, alla fin fine, la stessa
proposta iniziale su piano esuberi, contratti, condizioni salariali da fame.
Non che i sindacati si siano dimostrati "troppo rigidi". Addirittura
è stata proposta la riduzione del salario del 20% e l'aumento del 15% della
produttività. Senza esito. L'immobilismo assoluto della "cordata" ha
convinto alla fine tutti, persino la Cisl - che l'accordo era pronto a firmarlo
già tre giorni fa -, che non si poteva chiudere a quelle condizioni. Il
ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, ne ha preso malvolentieri atto in tarda
mattinata. Era già pronto per un nuovo round annunciato per le 13, quando
improvvisamente la Compagnia aerea italiana (Cai) abbandonava la due diligence
sui conti dell'Alitalia. Comportamento doppiamente curioso. Intanto perché abbiamo così
appreso che la Cai stava espletando quella che viene considerata di solito una
"esplorazione preliminare" dopo aver già presentato non solo un
"piano industriale" con tanto di obiettivi di fatturato, mol e
ammennicoli vari, ma anche una "proposta contrattuale"
ritenuta "funzionale" al raggiungimento di obiettivi puramente
pensati, a prescindere dallo stato reale dei conti della compagnia di bandiera.
Come si dice, la professionalità, se fai l'imprenditore, può essere
un'optional... In secondo luogo, perché portava a carico dell'azienda
"subentrante" la responsabilità di affermare che "non esistono
le condizioni per andare avanti". In teoria , come avevamo scritto ieri, a
quel punto il commissario straordinario Augusto Fantozzi avrebbe dovuto avviare
le procedure di mobilità. Era la minaccia agitata davanti al muso di lavoratori
e sindacati per convincerli a firmare un accordo a prescindere. Tutti i
ministri coinvolti nell'operazione, a cominciare da Sacconi, hanno iniziato a
implorarlo di soprassedere. Il silenzio di Fantozzi, nel pomeriggio, è stato
degno del suo eponimo cinematografico. Ma "la palla" veniva comunque
rigettata ai sindacati. Saltato ogni impegno con le controparti, alle 15 veniva
convocata un'"intersindacale" nella sede dell'Anpac, il principale
sindacato dei piloti. Dopo le esperienze "differenziate" della notte,
la cautela si tagliava con il coltello. Dalla riunione non è uscito nessun
"documento di natura contrattuale" in grado di riaprire, cedendo
terreno, il confronto con Colaninno e governo. Al contrario, le 9 sigle concordavano
una breve lettera indirizzata a Fantozzi, in cui viene chiesto un "un
incontro urgentissimo al fine di ricevere informazioni in ordine agli atti
formali di sua competenza". Tradotto: se avvii la disdetta di contratti e
procedure di mobilità senza aver prima provato a trovare altri possibili
compratori, a termini di legge sei fuori dal mandato di commissario
straordinario. Il punto di convergenza che tiene ancora insieme l'intero fronte
sindacale (ricordiamo che Bonanni, segretario generale della Cisl, si era detto
disposto a firmare già tre giorni fa; e che quello della Uil, Luigi Angeletti,
sembrava sul punto di seguirlo) è però un altro. Senza chiarezza sul piano
industriale - e, pare incredibile dopo sette giorni di pseudo-trattativa, di
chiarezza non ce n'è molta - non si può neppure ragionare seriamente di tutti
gli aspetti derivati: flotta (e sua qualità), personale necessario (e relativi
"esuberi"), condizioni contrattuali. Gli esempi potrebbero essere
infiniti, vista la complessità della materia (se n'è accorta, ieri pomeriggio,
anche la presidente di Confindustria e protagonista, forse per eccesso di
confidenza, della stessa "cordata" accroccata da Berlusconi). Ma non
si fa fatica a comprendere che anche la migliore delle proposte contrattuali possibili
potrebbe risultare "indigesta", sul piano sindacale, se il numero
degli "esuberi" dovesse risultare ingestibile. Oggi è un altro
giorno. Le voci di corridoio raccontano di un Berlusconi particolarmente
nervoso. Ha messo la sua faccia su questa vertenza, prima impedendo la vendita
"pulita" ad Air France, poi scommettendo su una congrega di
costruttori edili improvvisamente interessati al business aereo (in vista degli
appalti di Milano Expò 2015). Non è da escludere che Cai possa rivedere il suo
atteggiamento di chiusura totale per "facilitare" un (ritardato)
successo del premier "faccio tutto io". Sarebbe, per i lavoratori,
già una mezza vittoria. -40% TAGLIO AI SALARI La proposta irricevibile - della
nuova Alitalia ai dipendenti prevede un taglio agli
stipendi di ben il 40% rispetto ai livelli attuali. Le trattative, di fatto, su
una cifra simile non sono mai partite 6000 ESUBERI La situazione sembra ormai
precipitata e in base alle ultime notizie dal tavolo delle
"trattative" di ieri, il numero dei tagli al personale sarebbe
lievitato a ben 6 mila unità. Ma per il momento nessuna cifra è definitiva.
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
OPPOSIZIONI · Tutti
all attacco: era una truffa Veltroni: "Allo sbando, governo di
dilettanti" Daniela Preziosi ROMA Isindacati hanno ragione,
"stavolta". La trattativa si blocca e la situazione dell'Alitalia precipita. Così Walter Veltroni
"stavolta" pensa che le organizzazioni fanno bene "a difendere i
lavoratori che prendono 1.300 euro al mese e ai quali si propone di ridurre del
25 per cento lo stipendio oltre a migliaia di esuberi". Alla vigilia di
quello che il leader della Cgil Guglielmo Epifani prevede come "un esito
drammatico" della vicenda della nostra compagnia di bandiera, il Pd
attacca a testa bassa l'esecutivo e si schiera con i sindacati nella trattativa
impossibile, effetto di un governo che "non ha fatto quello che doveva
fare. Cioè scegliere la strategia, semmai immaginare di avere un rapporto tra
un gruppo italiano e un'alleanza internazionale" e che, nonostante tutti i
trucchi (accollare i debiti allo stato, varare una nuova norma sul commissariamento,
sospendere la legge antitrust) ha portato la situazione "allo sbando in
maniera dilettantesca" tanto che ora "sta per andare a gambe all'aria
una delle più grandi realtà industriali e occupazionali". Se alla fine la
trattativa dovesse fallire Veltroni chiede di verificare "se ci sono altri
gruppi che possono avere interesse". Cercare nuovi acquirenti, rendere
trasparenti le condizioni alle quali l'azienda o rami di essa possano essere
ceduti, questa è la richiesta che il leader pd rivolge al commissario straordinario
Augusto Fantozzi. Alitalia era un problema risolto -
con l'acquisto da parte di Air France, dice Veltroni - finché, in campagna
elettorale, Berlusconi non ha detto che doveva essere venduta a qualcun altro.
Il premier, insomma, si è fatto "un prosciutto per conto suo", la
metafora è di Pierluigi Bersani. Prima ha promesso una cordata italiana, poi
"si è messo a costruire norme su misura con il risultato di creare una
piccola compagnia, non una nuova Alitalia ma una
nuova AirOne". "Padroncini di una cosa piccola", un obiettivo
"non dignitoso", dice il ministro ombra pd. "Qualcuno
gufa", gli risponde il ministro Renato Brunetta, "lo stato di Alitalia è colpa della cattiva politica e del cattivo sindacato, ma
Bersani&Co non hanno alcuna legittimità politica, morale e tecnica
per parlare dopo i disastri del loro governo". La maggioranza prova a fare
quadrato intorno al premer, ma è un'altra missione impossibile: il gioco di
prestigio ha scoperto i trucchi . E l'opposizione attacca quasi all'unisono, dalla
sinistra extraparlamentare all'Udc. "Evitare il fallimento e aprire le
trattative a tutto campo, valutare tutte le proposte tese ad evitare questo
tragico epilogo che possano venire dagli enti locali e dai lavoratori",
dice Paolo Ferrero (Prc). Per Pierferdinando Casini, Udc, "non avremo una
grande compagnia aerea ma una piccola compagnia regionale, che finirà per fare
l'agente commerciale di una grande compagnia internazionale". E Bruno
Tabacci: "L'italianità della compagnia era una truffa". Di Pietro
dinanzi alla sua platea della festa di Vasto (Chieti) parla dei "capitani
coraggiosi con i soldi degli altri", insiste sul salvataggio
"mascherato" di AirOne ("un favore non solo agli amici di
Berlusconi ma anche alle tante banche che vantano crediti"), e spiega che
"la bad company funziona come una discarica del cesso che lascia nella
disperazione i fornitori e l'indotto di Alitalia".
"La confusione nel pd regna sovrana", contrattaccano dal Pdl. E in
effetti di altro tenore sono le preoccupazioni di Piero Marrazzo, il presidente
del Lazio che aveva candidato la sua regione a far parte della cordata di
salvataggio. "Speriamo che si riesca a ragionare", il problema è che
"più si va avanti e più sembra aumentare il numero degli esuberi. Io non
ho mai tifato né a favore né contro, ma in questo momento sono con i
lavoratori, con Fiumicino e per salvare l'Alitalia
anche se mi sembra che i margini siano stretti". Stessa speranza viene
espressa da Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, e Gianni Alemanno, sindaco
di Roma. Ma non è con le preghiere che l'Alitalia
uscirà dallo stallo. Neanche con quelle del papa, a meno che non arrivino a
orecchie giuste, nel corso del suo viaggio in Francia. La cronaca segnala che
ieri all'aeroporto di Fiumicino Fantozzi ha incontrato Benedetto XVI
all'imbarco del suo volo Alitalia (cortesia vaticana,
quella di utilizzare la compagnia di bandiera, risalente a papa Montini nel
'64). E gli ha chiesto una preghiera per la compagnia morente. "Da tempo
prego per voi", è stata la risposta.
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Salta
il negoziato sulla crisi Alitalia. La cordata di
Colaninno sospende le trattative: "Non ci sono le condizioni" per un
accordo. I sindacati preparano una nuova propostama Epifani prevede "un
esito tragico". Scajolaminaccia: "O si chiude o tutti
licenziati". Tensione e proteste a Fiumicino PAGINE 2, 3.
( da "Tempo, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Vertenza in
stallo, per la nuova società non ci sono le condizioni per trattare. Ma la partita non è chiusa Alitalia ai tempi
supplementari Il governo concede ancora un giorno. La prossima mossa ai
sindacati Scaduto l'ultimatum, la trattativa Alitalia rimane
appesa a un filo. Ieri doveva scattare la messa in mobilità dei lavoratori, il
governo si è adoperato per concedere ancora un giorno per cercare una
mediazione. Ma i margini sono ridotti al lumicino. La nuova società non
ritiene ci siano le condizioni per continuare, ma resta alla finestra. Ora si
attende la prossima mossa sindacale. Tra i lavoratori c'è preoccupazione, anche
ieri ci sono stati presidi e cortei spontanei. I lavoratori vorrebbero essere
ricevuti da Fantozzi, gli assistenti di volo presenteranno una loro proposta
lunedì. Ma il leader della Cgil, Epifani, gela le speranze quando dice di
prevedere un esito tragico e la messa in discussione a Roma di 20 mila posti di
lavoro. Caleri, Coletti, Moro alle pag. 2, 3, 4 e 5.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-13 num: - pag: 1 autore: di
DARIO DI VICO categoria: REDAZIONALE SINDACATI E PILOTI COMPAGNIA DI VETO U na
cosa va messa subito in chiaro: quello che sta andando in scena in queste ore a
Roma non è un tradizionale conflitto sindacale. Nella storia, anche recente,
della rappresentanza dei lavoratori italiani abbiamo assistito a battaglie e
vertenze molto aspre durate giorni e giorni. In gioco quasi sempre c'era la
forza del sindacalismo italiano, la difesa delle sue postazioni e la capacità
di condizionare le decisioni della controparte ma in un contesto in cui le
ragioni di un interesse comune allo sviluppo dell'azienda assai raramente sono
venute meno. In Alitalia è diverso. Nella compagnia di
bandiera vige, purtroppo ormai da tempo immemorabile, una forma particolare di
governance che è non esagerato chiamare "consociativismo aereo".
Partiti, governi di turno, management e sindacati hanno dato vita a una
gestione irresponsabile delle risorse che ha portato alle degenerazioni
descritte ieri su questo giornale da Sergio Rizzo. A pagare alla fine era
Pantalone e in questo marasma si sono perse o diluite le differenze di
comportamento tra sindacalismo autonomo e tradizione confederale. E non è certo
un caso che in queste ore i leader del tavolo appaiano i rappresentanti delle
organizzazioni dei piloti e che la busta paga sia composta da 550 voci. Il
consociativismo non vuole la privatizzazione dell'Alitalia.
Il primo test della pervicace volontà di boicottare il risanamento lo abbiamo
avuto sei mesi fa, quando il sindacato decise più o meno a tavolino di far
scappare Air France, di rendere impossibile la vendita ai francesi pur di
preservare lo status quo. Il governo di allora, guidato da Romano Prodi, a
causa delle contraddizioni interne e dell'influenza esercitata dalla Cgil, non
riuscì a rompere l'incantesimo e ne ha pagato le conseguenze. Con il
centro-destra a palazzo Chigi il copione si sta ripetendo. La
propensione al veto di piloti e sindacalisti dell'Alitalia è no
partisan, non guarda in faccia a nessuno. La richiesta di discutere
congiuntamente esuberi e piano industriale si sta rivelando un machiavello per
evitare non solo la normalizzazione dell'Alitalia, ma
persino di discutere gli indispensabili sacrifici richiesti dalla situazione
pre-fallimentare. L'obiettivo dei consociativi è quello di limitare
preventivamente l'autonomia della nuova dirigenza ed evitare di mettere in
discussione i propri privilegi. Come interpretare altrimenti la pretesa che le
organizzazioni dei piloti possano mettere bocca sulle promozioni,
l'assegnazione degli incarichi e persino le assunzioni? Non è bastato finora
che in sede di mediazione si individuassero aree contrattuali specifiche e
forme contrattate di flessibilità per chi guida un aeromobile. Anpac e soci
vogliono di più, vogliono tenere in mano la cloche delle scelte aziendali come
è riuscito loro in tutti questi anni nonostante il Paese sia stato guidato da
coalizioni di colore opposto. Stando così le cose è ovvio che il negoziato sia
appeso a un filo e il futuro della compagnia di bandiera appaia nero. In queste
settimane si è aperto sul piano Fenice un ampio dibattito di politica
industriale e aziendale che ha visto confrontarsi - con pareri opposti - sia
economisti sia uomini d'impresa. Se però ad avere la meglio sarà il partito del
veto ci sarà poco da gioire anche per chi ha legittimamente criticato il piano.
E' difficile che un terzo compratore si azzardi a bussare. ddivico@rcs.it.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-13 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE I protagonisti Berti e Notaro al lavoro per cordate alternative. E
l'ultimo assunto nella compagnia è il figlio del ministro Matteoli I due capi
della rivolta dei piloti. Che tifano An ROMA - Perché in Italia esistano ben
due sindacati autonomi dei piloti d'aereo, per i più rimane un mistero. Tutto
ha origine quando c'era ancora l'Ati. Quelli che guidavano gli aerei della
compagnia domestica dell' Alitalia erano guardati come piloti di serie B e allora orgogliosamente
presero le distanze dall'Anpac, fondando il sindacato che poi sarebbe diventato
l'Unione Piloti. Da allora, i rapporti sono stati di forzata fratellanza.
Differenze nelle piattaforme sindacali, praticamente nessuna: a parte qualche
passato distinguo sui tempi della privatizzazione dell'Alitalia. E anche sulla tragedia della compagnia di
bandiera, siamo più che altro alle sfumature. A Fabio Berti (42 anni),
presidente dell'Anpac, non dispiaceva la soluzione Air France? Massimo Notaro
(53 anni), capo dell'Unione Piloti, avrebbe preferito un matrimonio con
l'Iberia o Lufthansa. O magari con russi o cinesi. Notaro voleva partecipare con
i suoi iscritti e il sostegno finanziario delle banche di credito cooperativo
alla gara per comprare l'Alitalia? Berti adesso
rilancia pure lui allo stesso modo, lasciando intendere che dietro ha
nientemeno che l'Unicredit di Alessandro Profumo (che ha però smentito). Ma
sulla sostanza, e cioè che le buste paga dei piloti non si devono nemmeno
sfiorare con il pensiero, la sintonia è assoluta. Inutile pure cercare
differenze nei rispettivi punti di riferimento politici, che all'Alitalia, com'è noto, sono imprescindibili. Tanto l'Anpac
quanto l'Unione Piloti hanno sempre guardato verso la stessa direzione: il
centrodestra. Anzi, più destra che centro. Soprattutto adesso, che al governo è
tornato Silvio Berlusconi e che al ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, dicastero con compiti di vigilanza sulla compagnia di bandiera, si è
insediato il sindaco di Orbetello Altero Matteoli, esponente di spicco di
Alleanza nazionale e padre di Federico Matteoli: nome noto in azienda, se non
altro perché è stato l'ultimo pilota assunto a tempo indeterminato dall'Alitalia dopo l'11 settembre 2001. Chi conosce bene Notaro
riferisce dei suoi ottimi rapporti personali con il ministro Andrea Ronchi, uno
degli uomini più vicini al Leader di Alleanza nazionale e presidente della
Camera, Gianfranco Fini. Ma anche delle amichevoli relazioni che il capo
dell'Unione piloti intratteneva con Luigi Muratori, parlamentare di Forza
Italia e pilastro della commissione Trasporti della Camera al tempo del
precedente governo Berlusconi. Di Berti si ricordano le circostanze che, nel
2004, proiettarono quel giovane pilota figlio d'arte, consapevole delle proprie
qualità, ai vertici di quella che un tempo era conosciuta come "Aquila
selvaggia". I maligni dicono che il suo predecessore, Andrea Tarroni,
rimase vittima di una manovra di corridoio dopo aver messo in crisi
l'operazione dell'acquisto da parte dell'Alitalia
della compagnia Volare. Scombinando magari qualche progetto dei piani alti, se
è vero, come dicono, che quell' operazione non dispiaceva al potente
sottosegretario del governo Berlusconi, Aldo Brancher. Ma come sia andata
davvero nessuno è in grado di dirlo. è però certo che Tarroni non avrebbe mai
lasciato di propria iniziativa, e in quel modo, il vertice dell' Anpac. Ed è altrettanto
certo che ora, affiancato dal vicepresidente Stefano Di Carlo, che nella
scalata al vertice del sindacato avrebbe avuto un ruolo decisivo, al suo posto
ci sia Berti. Nominato con l'84% dei consensi nel 2004 e riconfermato lo scorso
anno con una maggioranza ancora più bulgara: 93%. Cose che capitano. Il
risultato è comunque che la potente Anpac è riuscita ad allargare ancora la
propria sfera d'influenza nell' azienda. A spese della più piccola Unione
Piloti. Perché quello che c'è davvero dietro questa singolare duplicazione è la
spartizione del potere interno. L'Anpac è in condizioni di influenzare le
scelte degli uomini in molte direzioni chiave, e di fatto controlla le
posizioni nevralgiche nel fondo di previdenza e nella cassa sanitaria. Qualche
anno fa il sindacato aveva creato anche un piccolo gruppo societario con
l'ambizioso progetto di sbarcare in forze nel mercato delle consulenze. Di quel
gruppo, oggi sopravvive l'Anpac services, proprietaria dell'immobile del
sindacato, che garantisce utili di 50 mila euro l'anno. Senza che nessuno,
ovviamente, se ne lamenti. Ma che ne sarà di tutto questo, se non ci sarà più
l'Alitalia? Sergio Rizzo Unione Piloti Massimo Notaro
Anpac Il presidente Fabio Berti.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-13 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Ratzinger loda Sarkozy e la sua "laicità positiva"
"La diffidenza del passato si è trasformata in dialogo sereno"
"Un mondo senza Dio sarebbe il tracollo dell'umanesimo" DAL NOSTRO
INVIATO PARIGI - Appena arrivato a Parigi il Papa tedesco invita la Francia a
una "nuova riflessione " sulla laicità e applaude al presidente
Sarkozy che l'aveva salutato parlando di "laicità positiva". Più
tardi dice parole forti, appassionate, sulla Shoah: "Dio non dimentica
" e invita il "mondo della cultura" a non censurare la domanda
su Dio: "sarebbe un tracollo dell'umanesimo". Infine si gode il
tripudio dei giovani, in serata, prima e dopo la celebrazione dei Vespri in
Notre-Dame. Le parole forse più pungenti rispetto al dibattito pubblico
francese il Papa le pronuncia all'Eliseo, rispondendo al saluto di Sarkozy:
"La diffidenza del passato si è trasformata poco a poco in un dialogo
sereno e positivo", dice con riferimento ai conflitti storici in materia
di rapporti Chiesa-Stato. "Lei - continua rivolgendosi al presidente - ha
del resto utilizzato l'espressione di "laicità positiva" per
qualificare questa comprensione più aperta". In un momento di
"incrocio delle culture" come l'attuale - dice ancora - "una
nuova riflessione sul vero significato e sull'importanza della laicità è
divenuta necessaria ". Si dovrà tener ferma - argomenta - "la
fondamentale distinzione tra l'ambito politico e quello religioso " ma si
dovrà "dall'altra parte prendere una più chiara coscienza della funzione
insostituibile della religione per la formazione delle coscienze ". Quanto
ai problemi sui quali la religione può contribuire a creare un "consenso
etico" il Papa cita i giovani ("la mia preoccupazione più
grande"), i poveri, "lo stato del nostro pianeta". La visita del
Papa "è iniziata sotto i migliori auspici" ha detto poco dopo il
portavoce vaticano, accennando alla "cordialità" con cui Benedetto è
stato accolto all'Eliseo e per le strade. E infatti lo staff vaticano non
avrebbe potuto desiderare un interlocutore più vicino alle preoccupazioni del
Papa, almeno nell'uso delle parole, di quanto non si sia mostrato il presidente
francese: "Sarebbe una follia privarsi dell'apporto delle religioni, un
errore nei confronti della cultura e del pensiero", aveva detto. E ancora:
"Nella Repubblica laica che è la Francia tutti vi accolgono con rispetto
come capo di una famiglia spirituale il cui contributo alla storia del mondo e
della civiltà non è contestabile, né contestato". Papa Benedetto era
arrivato all'aeroporto di Orly con un aereo dell'Alitalia poco dopo
le 11 ed era stato accolto dal presidente accompagnato dalla moglie Carla
Bruni. Lo scambio dei discorsi c'è stato subito dopo all'Eliseo, nel Salone
delle feste. Dopo il pranzo e un'ora di riposo Ratzinger ha ricevuto in
Nunziatura alcuni rappresentanti della comunità ebraica ai quali ha detto le
parole forse per loro più gradite da quando è Papa. Primo punto:
"La Chiesa rispetta i figli dell'Alleanza come suoi amati fratelli nella
fede". Secondo: "Essere antisemiti significava anche essere
anticristiani". Terzo l'omaggio alla Shoah, cioè "a coloro che sono
morti ingiustamente e a coloro che si sono adoperati perché i nomi delle
vittime restassero presenti nel ricordo: Dio non dimentica". Rumorosa e
festosa è stata subito dopo l'accoglienza che gli hanno fatto i giovani
all'arrivo a Notre-Dame e un'ora dopo all'uscita dalla basilica. "Non
abbiate paura" ha detto loro parlando il linguaggio di Papa Wojtyla e
"io conto su di voi". Luigi Accattoli GUARDA il video della visita su
www. corriere.it Ricevimento All'arrivo a Orly con volo Alitalia
il Pontefice è stato accolto dal presidente e dalla moglie Carla L'arrivo Qui
sopra Benedetto XVI con il presidente Sarkozy. A sinistra Carla Bruni sfila tra
i cardinali. Nel tondo la "papamobile" a Notre-Dame.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-13 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Benedetto XVI a Fiumicino Il Papa: prego per la compagnia ROMA -
"Da tempo prego per voi". Così Papa Benedetto XVI, a Fiumicino, ha risposto al commissario straordinario Alitalia, Augusto Fantozzi che, salutandolo alla partenza per Parigi e
augurandogli buon viaggio, gli aveva espressamente chiesto: "Santità, le
chiedo una preghiera particolare per la compagnia". Lo scambio di battute
è avvenuto in tedesco, alla presenza del Sottosegretario Gianni Letta e del
presidente di Adr, Fabrizio Palenzona. Quello di ieri è stato forse
l'ultimo viaggio papale con un aereo della "vecchia" Alitalia. Una consuetudine cominciata il 4 gennaio 1964,
quando papa Montini si imbarcò su un Dc 8-43 per la storica visita in Terra
Santa.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-13 num: - pag: 3 categoria:
BREVI Gli scogli Il nodo degli esuberi fra i piloti L'Up: è peggio che con Air
France 1 2 Assistenti di volo, no alla proposta E ora la trattativa si incaglia
Condizioni contrattuali, scontro "Sotto la soglia di povertà" 3 \\
Raffaele Bonanni ci sono cose che solo il governo può fare. E quindi usi l'elasticità
propria della politica \\ Guglielmo Epifani: siamo al punto di non ritorno.
Quando è toccato stabilire quanti potevano perdere il lavoro è saltato tutto
Per Up, il sindacato dei piloti, il numero di esuberi previsto per la categoria
"è un dramma non gestibile". Per 870 di loro è prevista cassa
integrazione e mobilità, per altri 130 dei cargo l'esternalizzazione in altre
società. Per gli assistenti di volo sono previsti in tutto 1.600 esuberi, per
un totale nel gruppo di 5.500. Il numero dei tagli previsto per gli assistenti
di volo viene ritenuto eccessivo dai sindacati e pesa attualmente sui
negoziati. I sindacati giudicano la proposta contrattuale
per alcune categorie "oltre la soglia di povertà", dunque
"inaccettabili". Corrado Passera invece commenta che i sindacati
"non si rendono conto della situazione del gruppo" A Fiumicino
Manifestazione di assistenti di volo a Roma A Linate Sit in dei dipendenti di Alitalia all'aeroporto milanese.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-13 num:
- pag: 2 categoria: REDAZIONALE Alitalia, corsa
contro il tempo Il governo chiama i sindacati "Intesa o il commissario va
avanti sulla mobilità". Spunta il "lodo Sacconi" La Nota di
Massimo Franco Palazzo Chigi teme lo smacco: perdere la seconda sfida della
marcia post-elettorale Suona a dir poco azzardata. Ma la scommessa del
governo è di strappare comunque un accordo: magari accollandosi parte dei costi
che ieri hanno provocato la rottura della trattativa. Per Silvio Berlusconi, Alitalia rappresenta il secondo pilastro della sfida postelettorale,
dopo l'emergenza rifiuti a Napoli. Vederlo crollare ad un passo dall'intesa,
per il premier sarebbe uno smacco tale da contraddire la sua marcia trionfale
baciata da picchi di popolarità. Gli attacchi che già arrivano da sinistra e
Udc preannunciano un'offensiva ancora più pesante contro il "miracolo
mancato " del Cavaliere. Ma se in discussione c'è il profilo vincente e
decisionista del presidente del Consiglio, il modo in cui palazzo Chigi ha
affrontato i sindacati lascia intravedere qualche errore. L'idea di piegarli ad
accettare il progetto agitando il fantasma del disastro, peraltro
concretissimo, finora non ha funzionato. Anzi, ha esaltato la forza
contrattuale di categorie che sanno di avere molto da perdere; ma confidano nel
timore berlusconiano di subire una sconfitta di immagine. Dietro gli incontri
febbrili di ieri, e le minacce di un immediato "tutti a casa", si
intuisce una corsa contro il tempo che scarica sul potere politico il compito
di trovare una soluzione. Uno dei destinatari degli appelli dello stesso
centrodestra al senso di responsabilità sembra proprio il governo. Quando il
governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, avverte che un fallimento
implicherebbe "un danno enorme per il sistema Paese", dà voce all'allarme
della coalizione. Le opposizioni bombardano la maggioranza, che risponde
ricordando all'ex Unione l'ipotesi di "svendita ai francesi" della
compagnia di bandiera. Ma ormai il problema è un altro. E riguarda la capacità
di far marciare la "cordata italiana" promessa in alternativa al
piano del governo Prodi; e spuntata fra speranze e sospetti. Non è scontato che
si trovi una via d'uscita. Il gioco al rialzo dei piloti mette a nudo la
debolezza delle organizzazioni confederali. E consente agli avversari di accusare
palazzo Chigi di avere tentato di umiliare i sindacati. La trattativa del marzo
scorso con Air France sarebbe saltata "per cinici calcoli elettorali
". E ora l'Udc di Pier Ferdinando Casini vede Alitalia
già ridotta ad una "piccola compagnia regionale". Walter Veltroni,
segretario del Pd, definisce il governo "allo sbando"; ed imputa a
Berlusconi "una gestione dilettantesca" e "il disinteresse
" per i posti di lavoro. Sono critiche alle quali si unisce Antonio Di
Pietro; e che sottolineano ulteriormente l'esigenza del premier di uscire dal
vicolo cieco. Per questo, nonostante scenari segnati da un pessimismo
giustificato, non è escluso che nelle prossime 48 ore prenda corpo un qualche
compromesso: sebbene nessuno fino a ieri fosse pronto a giurarci. Anzi, lo
scambio di accuse fra governo, opposizioni e sindacati sembra quasi un anticipo
delle tensioni che esploderebbero in caso di fallimento. Con una quasi
certezza: un mancato accordo sarebbe un atterraggio politicamente disastroso
soprattutto per palazzo Chigi. Ieri la rottura. La cordata Cai: così non ci
sono le condizioni per trattare. L'appello delle nove sigle a Fantozzi ROMA - è
il momento del silenzio nella trattativa tra la Compagnia aerea italiana (Cai) e
i nove sindacati sul salvataggio di Alitalia. Ed è un
silenzio carico di tensione per i 19 mila lavoratori coinvolti. Le parti ieri,
dopo sette giorni e una notte di negoziato, sembrano aver esaurito le
argomentazioni. "Non esistono le condizioni per proseguire le trattative
" ha mandato a dire Cai, ritirandosi dai tavoli e sospendendo l'esame dei
conti, rimarcando come la controparte non si renda conto "della drammatica
situazione " di Alitalia. "Ci sono cose che
solo il governo può fare - ha replicato il segretario generale della Cisl,
Raffaele Bonanni, chiamando l'esecutivo alla mediazione con Cai - . Bisogna
usare l'elasticità della politica" ha suggerito. Così la palla sembra
tornare al governo: il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dovrebbe convocare
oggi i sindacati, i quali troveranno al tavolo Fantozzi che li metterà davanti
alla prospettiva di un fallimento lunedì. L'obiettivo è vedere se, sondata
anche la Cai, ci sono le condizioni per una proposta finale di mediazione del
governo, forse un lodo, domani sera. Ieri infatti il commissario Augusto
Fantozzi non ha avviato le procedure di mobilità, come aveva annunciato.
"Io e il ministro Matteoli - ha detto il responsabile del Lavoro, Maurizio
Sacconi - abbiamo accolto l'invito a adoperarci per evitare atti unilaterali
". Lo slittamento era condizionato alla formulazione di "una proposta
comune" dei sindacati. Ma i 9, incontratisi nel pomeriggio, non hanno
prodotto un documento unitario. Anzi si sono spaccati. "Non spetta a noi
fare un passo" ha sintetizzato il vicepresidente dei piloti del-l'Anpac,
Stefano De Carlo. I sindacati degli assistenti di volo (è stata loro l'unica
manifestazione a Fiumicino, senza conseguenze sull'operativo) e di terra invece
hanno deciso di rinviare a lunedì un testo comune. Le 9 sigle hanno concordato
invece su un'altra iniziativa: scrivere a Fantozzi chiedendo "un incontro
urgentissimo al fine di ricevere informazioni in ordine agli atti formali di
sua competenza". Lo scopo sarebbe mettere in guardia il commissario, facendo
sapere che ogni suo gesto potrebbe essere passibile di ricorsi se apparisse
ingiustificato. Fantozzi, che ieri è stato visto, circondato dai suoi avvocati,
fare capolino alla mensa, sarebbe in fibrillazione: i soldi in cassa sarebbero
agli sgoccioli e i creditori ieri avrebbero avanzato richieste di pagamenti, in
particolare per il carburante. Insomma il tempo sarebbe esaurito. Da parte sua
il governo ieri avrebbe fatto un altro passo, chiedendo a Finmeccanica di
acquisire l'Atitech (manutenzione). Ma il confronto ormai sembra diventato una
sfida tra Cai e i piloti. Questi, secondo l'amministratore di Intesa-Sanpaolo,
Corrado Passera, "non si rendono conto della situazione" di Alitalia. Ma l'Anpac respinge le accuse, definendole
"inopportune". Le parti non concordano neppure sulla ricostruzione
del loro ultimo confronto. Secondo Cai, alle "aquile " sarebbero
stati concessi il contratto separato, l'inquadramento dirigenziale, la
flessibilità utile al riassorbimento degli esuberi e la possibilità di ampliare
il network con ricadute occupazionali positive. Ma i piloti avrebbero
abbandonato il tavolo. L'Anpac sostiene invece che l'offerta ha riguardato il
contratto separato mentre sul network ci sarebbe stata una generica
disponibilità nel futuro. Inoltre gli esuberi sarebbero saliti da
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-13 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Corsa contro il tempo per evitare la mobilità dei lavoratori. Oggi il tavolo al Welfare Alitalia, ultima
chiamata La Cai ferma la trattativa. Il governo convoca i sindacati ROMA -
Trattativa bloccata tra la Compagnia aerea italiana (Cai) e i nove sindacati
sul salvataggio di Alitalia. "Non esistono le condizioni per proseguire" ha
mandato a dire Cai. Il leader della Cgil, Epifani, è pessimista, mentre
la Cisl con Bonanni, chiama il governo alla mediazione. è corsa contro il tempo
per evitare la mobilità dei lavoratori. ALLE PAGINE 2 E 3 Baccaro, Ferraino,
M.Franco.
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
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Francesco Piccioni
FIUMICINO A"L'azienda? Siamo solo noi " Entrano nel terminal cercando
con gli occhi il delegato di cui si fidano, quello che non gli ha dato
fregature nel corso degli anni. Anzi, quello che ha continuato a lavorare come
loro, senza rifugiarsi dietro la comodità del "distacco sindacale".
Quello, insomma, che subirà la stessa sorte, comunque vada
a finire questa tragicommedia del fallimento e della "vendita" di Alitalia. "E adesso, che succede?" è la domanda ricorrente.
"Non lo sa nessuno" è l'unica risposta onesta. Sono le quattro del
pomeriggio, all'ingresso del "varco equipaggi" dove transitano piloti
e assistenti di volo in partenza o in arrivo. Tutti sanno ovviamente che
le "trattative" si sono interrotte, cha l'"intersindacale"
sta per riunirsi. Non è la cronaca che vogliono sentirsi raccontare - la
conoscono già via radio o internet - ma se c'è una prospettiva, una svolta
dietro l'angolo, una soluzione. Anche un'ipotesi basterebbe. Non c'è, dicono
gli occhi del delegato. Si va avanti cercando di tenere la mente fredda.
L'indicazione per il momento è "piena operatività e professionalità dei
lavoratori a protezione dei beni aziendali". Si lavora, dunque, e bene.
Perché questa è una compagnia aerea, vive di traffico, che non può essere
interrotto nemmeno per un attimo, in questa situazione. Altrimenti le prossime
prenotazioni Alitalia le vedrebbe nel 2010. Sotto la
volta del "briefing" stazionano in molti, il megafono passa di mano
in mano. C'è chi tenta la carta del "buttiamola in caciara", con
slogan alla Beppe Grillo più che da movimento operaio (contro "i papponi
che hanno fatto fallire l'azienda") e strappa anche facili applausi.
Chiede lo "sciopero a oltranza" e gli sguardi diventano
interrogativi. Poi arriva il delegato esperto e descrive con meno enfasi la
situazione: "abbiamo un solo colpo da sparare; non dobbiamo sprecarlo".
Applausi convinti anche in questo caso. Dopo un po' parte un mini corteo dei
più "rabbiosi", che prova a coinvolgere soprattutto i precari. Ovvero
quelli nemmeno considerati, da azienda e governo, tra gli "esuberi"
da sistemare. Conquistano facilmente l'interesse delle telecamere, sempre alla
ricerca dell'immagine "mossa". Non aumentano molto di numero mentre
girano tra i check-in e i vari box delle partenze. La maggioranza continua a
ragionare e - quando arriva il turno - a salire e scendere dagli aerei. Francesco
Staccioli era al tavolo delle trattative, anche durante la notte. Ma non sembra
provato. Altri colleghi lo prendono in giro ("adesso che frequenti quelli
importanti, ci parli ancora con noi?"); da buon toscano risponde per le
rime, come si fa tra gente che ha deciso da tempo che si sta a galla, o si
affonda, tutti insieme. Tutti sono imbufaliti per l'evidente tentativo di
governo e impresa (la Cai di Colaninno e soci) di gettare la responsabilità
della rottura sui sindacati, senza nemmeno specificare troppo. "Noi
abbiamo portato la disponibilità a ridurre il salario attuale del 20% e ad
aumentare la produttività del 15%. Di più non si può, per le regole
internazionali del trasporto aereo". Ma non sono stati nemmeno presi in
considerazione, spiega. "Ci hanno risposto che c'è un problema di
filosofia". Che è poi, banalmente, voler stabilire chi comanda. L'azienda
stabilisce i paletti, i sindacati e i lavoratori si devono adeguare. Ma nessuno
può accettare di mandare neoassunti in aria per un mese in cambio di 800 euro.
"Veniamo da 15 anni di ristrutturazioni. I salari dei più vecchi sono
rimasti fermi; quelli dei nuovi sono ormai da impiegato del catasto".
Accettare un'ulteriore riduzione del 20% era considerato un gesto quasi eroico
di dedizione alla compagnia. "Siamo tutti estremamente consapevoli della
situazione; che abbiamo molto da perdere e che, probabilmente, il 27 non
prenderemo lo stipendio. Cosa mai successa da quando esiste Alitalia".
Ma "nessuno può chiederci di azzerarci". Capiscono anche che c'è in
gioco una partita ben più ampia, quella sulla "riforma del sistema
contrattuale". E hanno da dire anche su questo: "se Marcegaglia ha
dei problemi, provi a risolverseli in altra sede, se ci riesce. Qui, dove pure
sappiamo di rischiare il licenziamento, non ci stiamo". Tanto più davanti
a una "cordata" fatta da gente che "non sa cosa sia il trasporto
aereo" né quello che è stato fatto in altre ristrutturazioni.
"Parlano di salario cottimizzato e nemmeno sanno che qui c'è già".
Solo che non è basso quanto loro pretenderebbero. "Non conoscono questo
business, come possono gestire un'impresa di queste dimensioni e con questa
storia?". Il dubbio, esplicito, è che "la politica" abbia
giocato un ruolo perverso. "Possibile che Colaninno, da imprenditore, non
si sia fatto la domanda: sto cogliendo l'occasione di un business, devo
arrivare fino in fondo"? E' un florilegio di aneddoti sulla "gestione
sbagliata, muscolare, minacciosa" da parte dei vari Sacconi, o dello
stesso Berlusconi ("non possono che dire di sì" è una frase che è
rimasta impressa, da queste parti). Il dubbio è sempre lo stesso: che questa
vicenda dell'Alitalia serva in realtà da "test
sul campo" per imporre nuove regole, altre relazioni industriali, il
silenzio totale dei lavoratori all'interno di ogni azienda. "Se è così,
hanno fatto davvero male i loro conti, al momento di decidere
l'operazione". Sbagliati i conti industriali (concentrarsi sul mercato
domestico è un suicidio), ma anche quelli politicosindacali. "Nemmeno
Bonanni è riuscito a gestire un mandato a trattare con così pochi
margini...". La minaccia sono i 21.000 licenziamenti da un momento
all'altro. "Una popolazione come quella della città di Siena da domani è
senza lavoro. Chi può pensare che non succederà nulla?". Una serenità che
viene dal profondo della disperazione. "Abbiamo tutti famiglia e anche
paura. Sappiamo che non ne usciremo indenni. Ma in piedi, non sdraiati".
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
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Il Che lo chiamava
petiso , bassotto. E' stato suo compagno in quel viaggio in motocicletta che
nel 1951 li vide risalire parte del continente latinoamericano. Alberto
Granado, 86 anni, biochimico argentino, cubano di adozione, è uno spassoso
vecchietto impegnato in questi giorni in un tour fra la Svizzera e l'Italia,
dove ha esordito come ospite d'onore alla festa della solidarietà organizzata
dall'Associazione di aiuto medico al Centro America (A
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
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Un
altro giorno di proteste e disagi: il corteo dei dipendenti blocca il check-in,
Fiumicino rischia la paralisi Alitalia, lo spettro
della crisi su Roma Alemanno: senza accordo non c'è futuro. L'opposizione:
colpiti gli interessi della Capitale.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
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E costantemente con
il Governo. Avverte: "Spero nella chiusura della trattativa, senza
l'accordo sindacale non c'è prospettiva". Dall'opposizione, in particolare
dal Partito democratico, lo incalzano. Dice Michele Meta: "Colpiti gli
interessi della Capitale. Situazione drammatica, perché il sindaco resta a
guardare?". Ieri Roma ha compreso fino in fondo quanto possono essere dure
le ricadute sul territorio della crisi della compagnia aerea di bandiera. La protesta dei dipendenti Alitalia
all'aeroporto di Fiumicino ha causato qualche ritardo, ma è stata una sorta di
prova generale per proteste più forti. In gioco c'è il futuro di almeno 10 mila
famiglie. E fra gli assistenti di volo c'è chi spiega: "Vogliono fare
pagare ai dipendenti della compagnia gli errori compiuti da altri".
Evangelisti all'interno.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
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Mediazione di
Alemanno col governo: senza accordo non c'è futuro. L'opposizione: colpiti gli
interessi della città.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
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Di MAURO EVANGELISTI
Roma di fronte allo spettro del grande caos di Alitalia.
I dieci voli in ritardo ieri a Fiumicino, a causa della marcia di protesta nei
terminal, rischiano di essere solo un antipasto. E ieri, con molta più drammaticità,
Roma ha capito che possono cadere sul suo territorio buona parte degli esuberi.
Che siano i cinquemila emersi nella trattativa, che siano i 20 mila paventati
da Guglielmo Epifani a fine giornata, sarà soprattutto l'hinterland romano a
pagare. Per questo, ieri il sindaco Gianni Alemanno ha tentato la mediazione
sia pure dietro le quinte. Si è mantenuto costantemente in contatto con il
Governo. E nel tardo pomeriggio ha cercato, per quanto davvero apparisse
difficile, di infondere un po' di ottimismo: "Mi auguro che la trattativa
riprenda. Anche perché senza un accordo, nessuna prospettiva può essere
costruita". Ed è questo lo spettro che avvolge il Leonardo Da Vinci, ma si
intravede anche da Roma: l'esplosione della vertenza Alitalia
potrebbe paralizzare il traffico aereo, mettere in ginocchio almeno diecimila
famiglie romane ma anche trasferire con proteste e manifestazioni sulle strade
di Roma tensione e disagi. Ieri Michele Meta, capogruppo in Regione del Pd, ha
attaccato nuovamente il sindaco Gianni Alemanno, accusandolo di immobilismo:
"A pagare saranno i contribuenti e migliaia di famiglie in carne ed ossa.
Il Governo colpisce con una violenza inaudita gli interessi di Roma e quello
che più sorprende, e dispiace, è il silenzio assordante del sindaco Alemanno e
della classe dirigente del centrodestra romano". Nicola Zingaretti,
presidente della Provincia di Roma, ha sintetizzato: "La situazione è
drammatica". Spiegava ieri, durante la marcia dei dipendenti all'interno
dello scalo, un dirigente dell'aeroporto: "Non siamo preoccupati per
questa protesta, siamo preoccupati per quello che potrebbe succedere nelle
prossime ore". Fra i passeggeri ieri prevaleva la solidarietà ai
dipendenti, anche perché dopo le 50 cancellazioni dei giorni precedenti, ieri
sono stati registrate solo attese e una decina di ritardi. Andrea, 51 anni, un
dirigente d'azienda fermo al check-in, momentaneamente senza operatori, per il
volo diretto a Linate: "Sarebbe troppo facile dire che siamo arrabbiati
con questa gente che protesta. Ma io preferisco chiedermi chi ha portato questi
lavoratori in queste condizioni. Non penso che le
responsabilità per quanto sta succedendo ad Alitalia siano
tutte loro...". Meno comprensiva una turista greca diretta a Firenze che
allargava le braccia: "Ma come è possibile che succeda tutto questo in un
aeroporto?". Un altro passeggero di Trieste: "Ad Alitalia siamo tutti affezionati, ma è evidente che i tagli sono
necessari. Però questa cordata che ha dato vita alla Cai stao pensando
forse troppo ai propri interessi, dovrebbe concedere qualcosa di più".
Eppure, senza un accordo, Fiumicino e Roma rischia ben altro. Desiré, addetta
al check-in di Alitalia, mantiene la calma e spiega:
"Quando sono arrivati i colleghi che protestavano, mi sono alzata subito.
Ora torniamo tutti al lavoro. Come ogni giorno, con la stessa
professionalità". Lei stava svolgendo il check-in per la Turkish Airlines:
un altro esempio di come una protesta selvaggia dei dipendenti Alitalia potrebbe paralizzare lo scalo ben oltre i soli voli
della compagnia di bandiera. Racconta Marco, un assistente di volo durante
l'assemblea improvvisata vicino all'entrata degli equipaggi: "Io come
tanti ho il mutuo da pagare per la casa comprata da poco. Molte famiglie
gravitano su Roma. Alcuni di noi certo si possono riciclare, forse, in altre
compagnie. Ma chi ha già 50 anni? Guardate, per il territorio di Roma questa
rischia di essere una crisi devastante. E invece la cordata di imprenditori che
ha formato la Cai riceverà un bellissimo regalo: senza debiti, con i preziosi
slot di Alitalia. A pagare saremo noi dipendenti, sarà
il Paese. E sarà Roma. Si può accettare un'operazione di questo tipo?".
Fra le centinaia di dipendenti di Alitalia in
assemblea passa un equipaggio della Klm. Qualcuno urla: "Portateci con
voi...".
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIANO
COSTANTINI ROMA Si va avanti. Più precisamente, il confronto va avanti.
Comunque in un clima incandescente e sempre sul crinale della rottura. Il nodo
vero della trattativa, a voler sintetizzare al massimo, resta quello dei piloti
e, in subordine, degli assistenti di volo. Tra i primi sarebbero stati
individati 1.000 esuberi, anche se una parte di essi dovrebbe essere
reimpiegata. Comunque circa 500 potrebbero restare a terra. Una cifra
sindacalmente ingestibile per Anpac e Up. Sarebbero poi 1.200 hostess e steward
in sovrannumero e 1.300 i dipendenti di terra. In totale 3.500 persone. Cassa
integrazione e ricollocazione lavorativa per gli esuberi. Resta poi irrisolto
il problema degli assetti contrattuali. Comunque, se ci saranno le possibilità,
il negoziato andrà avanti ancora per un paio di giorni. Cancellati ultimatum e
aut aut. Ieri sera la posizioni erano abbastanza chiare: confederali pronti a
restare al tavolo per arrivare ad un'intesa, comandanti e assistenti di volo
sempre sulle barricate. Una riunione intersindacale, chiesta dai ministri
Sacconi e Matteoli, per avere un quadro sindacale d'assieme, una proposta
unitaria, non ha prodotto risultati. Almeno fino a ieri sera. "Non credo
che oggi (ieri sera; n.d.r) saremo in grado di produrre un documento che possa
giustificare un ottimsimo maggiore nella trattativa". In realtà sarebbe
intenzione di comandanti e assistenti di volo riconvocarsi lunedì mattina in
due tavoli separati. Ma probabilmente lunedì i libri
contabili di Alitalia potrebbero già essere finiti in tribunale. Fine della partita. I
sindacati tutti hanno invece inviato al commissario, Augusto Fantozzi, una
lettera per essere ricevuti al fine di "comprendere gli atti formali presi
e quelli che si accinge a prendere". Appena dietro l'angolo c'è la
mannaia della disdetta dei contratti e della conseguente messa in mobilità per
i quasi ventimila dipendenti della compagnia. Soltanto l'intervento di Silvio
Berlusconi a questo punto potrebbe portare ad uno sbocco positivo della vertenza.
Lo hanno fatto capire i sindacati tra le righe delle dichiarazioni, ma lo hanno
chiesto esplicitamente ai ministri Sacconi e Matteoli e al sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Ecco spiegati i faccia a faccia
dell'altra notte tra lo stesso Letta i i manager di Cai e di Alitalia.
Tentativo, ovvio, quello di ammorbidire le posizioni aziendali. Una mediazione
che evidentemente non è stata sufficiente a sbloccare l'impasse. Prova ne sia
che ieri mattina, attorno alle 10,30, dopo l'ennesimo scontro duro con i
sindacati ("Ci sono problemi insormontabili"), Cai ha fatto rientrare
dalla Magliana il team incaricato di svolgere la due diligence sull'offerta e
quasi contemporaneamente ha dovuto prendere atto che "non esistevano le
condizioni per proseguire la trattativa". Una decisione che tuttavia non
voleva significare il ritiro dell'offerta. Spiegava Cai in una nota: "Non
ci si rende conto della drammaticità della situazione e della necessità di una
profonda discontinuità rispetto al passato che il piano di salvataggio
richiede". L'ottimismo di Sacconi si trasformava in un quasi cupo
pessimismo: "Situazione critica che volge alle più negative conclusioni,
ma non definitiva". "Ci sono 50 probabilità su 100 per chiudere",
commentava in tarda serata. In effetti, il ministro del Welfare con grande
fatica riusciva a bloccare le procedure di mobilità annunciate da Fantozzi e a
mantenere i fili del negoziato: appello ai sindacati - tutti - a individuare
una proposta comune da presentare successivamente a governo e Cai. Condizione
assolutamente necessaria per aprire un possibile confronto direttamente a
palazzo Chigi. Comunque per sollecitare il premier a scendere in campo in prima
persona. Commento del leader della Cgil, Guglielmo Epifani: Prevedo un esito
molto preoccupante, penso che potrebbe avere un esito tragico. Se Alitalia salta perdiamo non solo ventimila posti, ma anche
le aziende dell'indotto rischiano grosso". E il ministro per lo Sviluppo
Scajola avverte: o si chiude o tutti licenziati.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di GIULIA LEONI
MILANO - Non ci sono le condizioni per procedere nel negoziato. Detto questo,
Cai sospende la due diligence ma non ritira l'offerta, perchè la sua efficacia
è condizionata. E spera ancora di poter chiudere con i sindacati entro il fine
settimana. Ieri - secondo quanto risulta a Il Messaggero - dopo lo stallo alle
trattative, l'a.d. di Cai Rocco Sabelli avrebbe sondato gli azionisti di peso.
Che si sarebbero detti disposti a restare in pista ma ad una condizione: che la
partita in un modo o nell'altro si chiuda entro domani. I soci avrebbero fatto
presente a Sabelli che si corre il rischio che eccessive concessioni alle
richieste sindacali finiscano per compromettere lo spirito dell'offerta. E non
solo. Il piano Fenice elaborato da Intesa Sanpaolo si fonda su parametri e
presupposti precisi sui quali sono stati elaborati gli obiettivi
economico-finanziari. La loro ritaratura, per accogliere le richieste dei
sindacati, potrebbe compromettere i target indicati: il pareggio entro il 2010,
il ritorno all'utile per 83 milioni nel 2011. E, nel 2013 un ritorno
dell'investimento del 15% circa. Su un punto, in particolare, i soci di Cai
prestato molta attenzione. Il tema in questione è quello sollevato dall'Anpac e
relativo al numero di aerei previsto dall'offerta di Cai. La
flotta della Nuova Alitalia passerebbe da
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di MARCO CONTI ROMA
- "Fallimenti e licenziamenti", prometteva ieri pomeriggio il
ministro Scajola da Napoli a sindacati e lavoratori. Eppure a palazzo Chigi si
è lavorato anche ieri per evitare che la trattativa arrivasse ad un punto di
non ritorno, spostando di ora in ora, se non di giorno in giorno,
"l'inesorabile percorso del commissario Fantozzi", come lo ha
definito il ministro Sacconi. La convulsa giornata di ieri si è chiusa con la
promessa dei sindacati di produrre per oggi una nuova controproposta unitaria
da sottoporre alla "Cai". Una proposta che potrebbe anche coinvolgere
il governo con la richiesta non solo di una mediazione, ma anche di un congruo
"contributo compensativo" che faciliti l'accordo con i piloti. Tra
sgravi fiscali e contributivi, la casistica potrebbe essere ampia e dentro il
governo, specie dal lato An, c'è molta disponibilità a lavorare per convincere
il ministro dell'Economia Tremonti e tutta la maggioranza, ad allargare ancora
il cordone della borsa. Raccontano che Berlusconi, prima e dopo la cerimonia di
nozze al quale ha partecipato in veste di testimone, abbia fatto più di una
telefonata ai componenti la cordata-Cai, affinchè ammorbidiscano la posizione
"troppo rigida" sul contratto dei piloti. Berlusconi ha ben presente
il rischio che, fallito il tentativo di Colaninno e soci, possa riaffacciarsi
AirFrance mettendo nelle mani del commissario Fantozzi un piano per rilevare l'intera Alitalia grazie anche alle condizioni più vantaggiose offerte dalla nuova
legge Marzano e dalla disponibilità del governo di accollarsi buona parte degli
ammortizzatori sociali. L'incontro di martedì a Parigi di Berlusconi con il
presidente francese Sarkozy potrebbe essere un'occasione per riaprire il canale
con Spinettà. D'altronde le voci di possibili alternative alla Cai
circolate ieri pomeriggio, e la richiesta di incontro dei sindacati al
commissario Fantozzi fanno supporre che ci sia chi pensa ci possano essere
ancora soluzioni alternative. Ieri il lavoro più gravoso, continuato per
l'intera notte, del sottosegretario Letta e dei ministri Sacconi e Matteoli, è
stato quello di tenere aperta la trattativa che ieri in più di un'occasione
sembrava già saltata. Il primo allarme rosso è scattato alle dieci di ieri
mattina quando i tecnici della "Cai" hanno lasciato in fretta e furia
gli uffici della Magliana dove stavano effettuando la "due-diligence"
dei conti di Alitalia. "Nessuno si muova e
abbandoni il tavolo. Tanto più quelli della cordata", è stato l'imput
arrivato da palazzo Grazioli. "Continuiamo a lavorare, ma devono sapere
tutti che non ci sono alternative e che il Paese rischia di perdere una grande
occasione", spiegava ieri il premier ad uno dei numerosi parlamentari di
FI saliti nel pomeriggio a palazzo Grazioli.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
I
ma di colpo fa una faccia preoccupata quando gli si chiede: "E Alitalia?".
"Speriamo che alla fine Alitalia riesca a
volare". Mentre il premier è preoccupato, l'opposizione è all'attacco
sulla "compagnia di bandierina", come Veltroni definisce la nuova Alitalia. Ieri, il
leader del Pd ha osservato: "Il caos Alitalia? Era prevedibilissimo. Hanno
accollato i debiti agli italiani, hanno sospeso la legge anti-trust e il tutto
per una soluzione difficile da realizzare. E ancora: "La vicenda Alitalia è stata usata strumentalmente in campagna
elettorale. Stavolta, devo dire con onestà che i sindacati, i quali secondo me
prima avevano sbagliato, ora hanno ragione a difendere i lavoratori che
prendono 1.300 euro al mese e a cui si propone di ridurre lo stipendio del
venticinque per cento, oltre ai migliaia di esuberi". "Cinismo
elettorale", è la stroncatura del ministro ombra, Bersani. E Antonio Di
Pietro è veemente: "Non si tratta di un salvataggio ma di una speculazione
finanziaria. Gli imprenditori della cordata Alitalia
fanno i capitani coraggiosi con i soldi degli altri". E l'Udc? Anche
questa parte dell'opposizione non fa sconti sulla vicenda aerea. nce "Non
voglio fare l'uccello del malaugurio ma sono sotto gli occhi di tutti le
contraddizioni che sono emerse nella gestione della vicenda Alitalia",
afferma Pier Ferdinando Casini. "Non avremo una nuova Alitalia
ma una compagnia più regionale che nazionale, che sarà essenzialmente l'agente
commerciale di una grande compagnia internazionale". "Le soluzioni
scartate", cioè quella della vendita ad AirFrance, secondo il leader
dell'Udc "potevano essere migliori". E comunque: "Le responsabilità
vengono da lontano, e mi riferisco anche a quelle gravissime dei
sindacati". Il Pdl respinge tutte le accuse e se la prende (per bocca di
Maurizio Lupi) con Veltroni: "Sa soltantio gettare discredito".
Peggio: "Veltroni fa demagogia a colpi di attacchi privi di fondamento".
Il Pdl rimprovera al Pd questa impostazione: "Veltroni, da un lato,
critica un progetto industriale serio, sostenuto da validi imprenditori e
l'unico possibile per salvare la compagnia di bandiera ed evitare il
fallimento. Dall'altro lato, però, sul territorio amministratori locali, come
il Presidente della Regione Lazio, Marrazzo, chiedono di poter offrire il loro
contributo a questo piano di rilancio. Come è successo in altre occasioni,
insomma, il Pd naviga a vista e la confusione regna sovrana". M.A.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Scontro con i piloti
su contratti e aerei. Stop a ultimatum e mobilità. Sacconi ai sindacati: serve
una proposta.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-13 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Fiumicino Alitalia, primi licenziamenti
nell'indotto Scattano a Fiumicino i primi licenziamenti mentre la trattativa
sul futuro dell'Alitalia resta appesa a un filo: anche
ieri assistenti di volo e personale di terra hanno sfilato in corteo per le
strade dello scalo. I licenziamenti sono concentrati tutti nel settore
dell'indotto. Al rientro dalle ferie, sono 8 i lavoratori che si sono ritrovati
senza occupazione: sono dipendenti della Condim, impresa che opera nella
manutenzione degli hangar della compagnia. Ma le difficoltà investono anche
altre ditte, Sefim, Logos e Ciem, con le ultime due che hanno chiesto la cassa
integrazione per il personale. "Sono soltanto le prime avvisaglie di una
tempesta che minaccia di rivelarsi incontrollabile", è la preoccupazione
di Canio Calitri, segretario regionale della Fiom-Cgil che l'altro ieri ha
incontrato gli operai rimasti senza impiego. Il sindacalista rivela che dal 28
agosto l'Alitalia ha sospeso i rimborsi ai fornitori
"e anzi, il consiglio che i suoi manager stanno dando alle aziende è quello
di continuare ad operare, anche correndo il rischio di non essere pagati, nella
speranza di tempi migliori". Ma per ora l'unica certezza è quella delle 8
lettere di licenziamento ricevute dagli operai della Condim. Provvedimenti
presi dopo che "Alitalia Servizi ha annunciato di
aver ridotto i livelli della manutenzione - è la spiegazione del dirigente Fiom
- . Per questo l'azienda ha ritenuto opportuno ridurre il numero dei
lavoratori. Siamo davanti a un effetto a cascata. Se non si risolve la crisi della
compagnia, è a rischio l'intero indotto ". Il settore, secondo una stima
dell'Airport Council International, vede l'impiego di circa 60 mila persone,
tra manutenzione, forniture di catering, tecnologia, l'area cargo e il comparto
del turismo. "Pesante preoccupazione" è stata nuovamente espressa dal
presidente della Regione, Piero Marrazzo, che parlando alla festa dell'Udc a
Chianciano, si è chiesto: "Può un Paese rinunciare a una compagnia di
bandiera? E può la Capitale rimanere con un sistema aereoportuale ai minimi
termini? Spero che al tavolo della trattativa si riesca a ragionare - è stata
l'esortazione del governatore - Anche se il problema è che più si va avanti e
più sembra aumentare il numero degli esuberi". "Io non ho mai tifato
a favore, nè contro - ha concluso Marrazzo, che aveva suggerito l'ingresso
della Regione nell'assetto proprietario della nuova compagnia - ma in questo
momento sto con i lavoratori, con Fiumicino e per salvare Alitalia". Ieri intanto al Leonardo da Vinci un centinaio di hostess
e steward hanno inscenato una protesta sfilando anche dentro ai terminal,
davanti a centinaia di passeggeri gridando "l'Alitalia non si
tocca, l'Alitalia siamo noi!". Alessandro Fulloni Preoccupato Il presidente
della Regione Piero Marrazzo.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ALBERTO GUARNIERI
ROMA - Dopo il valzer dei conduttori che ha caratterizzato l'estate è il
momento delle certezze. Sulla scena torna da lunedì prossimo Porta a Porta di
Bruno Vespa, il più visto e consolidato dei talk show politici con i suoi
ascolti e le quattro seconde serate che occupa sulla rete ammiraglia Rai. Vespa
ricomincia secondo abitudine con una puntata dedicata al premier in carica,
Silvio Berlusconi, e non anticipa altro, promettendo un menu sempre fresco di
giornata. "Cominciare col presidente del Consiglio ormai è una
tradizione", sottolinea il conduttore, ricordando i precedenti con Romano
Prodi e con lo stesso Berlusconi. Giovedì 25 sarà poi la volta del leader del
Pd Walter Veltroni. "In mezzo - ha ribadisce Vespa- tutto quello che suggeriranno
cronaca e attualità". Seguendo un'altra consuetudine, quella delle
punzecchiature tra conduttori, Vespa ha anche risposto per le rime al direttore
del Tg di La7, Antonello Piroso che sempre ieri mattina, presentando la nuova
stagione, aveva "ribattezzato" Porta a Porta come "Bocca a
Bocca", "perchè - ha detto- avrebbe bisogno di un po' di
rianimazione". "Lo trovo inutilmente offensivo e provocatorio - ha
risposto Vespa -. Il problema è che quando si arriva secondi o terzi...".
Vespa ha invece poi espresso soddisfazione perché l'amministratore delegato di
La 7 Stella, che ha fama di gran tagliatore di costi e teste, avrebbe elogiato
il rapporto costi-ricavi proprio di Porta a Porta. Per la puntata di lunedì
prossimo con Berlusconi, a chi gli chiedeva se avesse in serbo qualche colpo di
teatro come fu per il "contratto con gli italiani" con relativa
scrivania per la firma, Vespa ha risposto: "Quando si fa un programma di
attualità non si stabilisce nulla a tavolino con così grande anticipo. E poi
certe cose succedono prevalentemente in campagna elettorale". Ma sugli
argomenti che affronteranno, Vespa ha aggiunto: "Credo che inevitalmente
si parlerà anche di Alitalia". Per il direttore ad interim di Raiuno, Fabrizio del Noce
(nominato da poco alla direzione di Rai Fiction, dopo sette anni al comando
della rete ammiraglia), "Porta a Porta è un pò lo specchio di quello che
succede alla Rai: dico questo - ha spiegato - perchè uno dei miei compiti
principali in questi anni di direzione di Raiuno è stato quello di diffendere
la quarta serata di Porta a porta. Attaccata spesso più dall'esterno, da
persone che non avrebbero alcun titolo, che dall'interno della Rai. Eppure -ha
sottolineato Del Noce- questo programma porta nelle casse della Rai per lo meno
il doppio di quello che costa". Vespa, che mantiene la ladership della
seconda serata battendo sistematicamente, tranne rare eccezioni, la concorrenza
di Enrico Mentana e Maurizio Costanzo su Canale 5, non hai poi nascosto la
tendenza della tv generalista a perdere ascoltatori: "Più aumenta
l'offerta anche sul digitale e sul satellite, più lo share si distribuisce. E
non è più facile come un tempo fare grandi ascolti. Ma noi -ha concluso- ce la
metteremo tutta".
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia Mercati Finanziari - data: 2008-09-13 num: -
pag: 39 categoria: REDAZIONALE AVVOCATI Gran partita degli
studi su Alitalia L a partita più calda, in tema di salvataggi aziendali, è
indubbiamente Alitalia. Sul fronte legale, al fianco di Intesa SanPaolo sono impegnati
lo studio Bonelli Erede Pappalardo (che sta seguendo anche la ristrutturazione
del gruppo Risanamento, mentre in passato si è occupato del rifinanziamento di
Impregilo e di Piaggio-Aprilia) e l'avvocato Gregorio Gitti (che ha
appena archiviato il dossier Hopa). Al fianco del commissario Augusto Fantozzi
agisce lo studio Chiomenti: gli avvocati Francesco Ago, Michele Carpinelli e
Andrea Bernava (responsabile della business unit restructuring composta da 30
legali) seguiranno gli aspetti legali della procedura. Con Roberto Colaninno,
presidente della nuova Alitalia, c'è D'Urso Gatti e
associati. I partner Francesco Gatti e Stefano Valerio sono anche al lavoro sul
fronte Aedes. Tra gli studi stranieri che si occupano di aziende in crisi
spiccano Latham & Watkins (Andrea Novarese), che ha assistito Pininfarina
per il riscadenziamento del debito, e Lovells (con il partner Gianroberto de
Giovanni), autore dal punto di vista legale, assieme a Roberto Cappelli
(Grimaldi e associati), dell'accordo tra Unicredit e Italpetroli per la
ristrutturazione finanziaria della società che fa capo alla famiglia Sensi.
(M.B.).
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-13 num: - pag: 37 categoria:
REDAZIONALE Il negoziato Confindustria: meno tasse in busta paga Il piano
Marcegaglia: "Contratti di 3 anni e nuova inflazione" Ma Cgil frena:
giudizio "molto critico" Di diverso parere i leader della Cisl e
della Uil, Bonanni e Angeletti: passi importanti, possibilità di intesa elevate
ROMA - Si intitola "Ipotesi di accordo" il documento di 20 pagine che
la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha consegnato ieri mattina ai
segretari di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi
Angeletti per riformare l'accordo del luglio '93 sulle regole della
contrattazione. Considerando che Bonanni dice che ci sono "avanzamenti
importanti" e che Angeletti parla di "elevata possibilità di arrivare
a un'intesa ", si potrebbe concludere che le parti sociali sono vicine a
concordare il nuovo modello di contrattazione. Ma a frenare gli entusiasmi ci
pensa la Cgil, che ieri pomeriggio ha riunito la segreteria e poi ha diffuso
una nota per esprimere un "giudizio molto critico" sulla proposta
della Confindustria. Il prossimo appuntamento tra le parti è previsto per
giovedì 18 settembre. Confindustria, Cisl e Uil ribadiscono l'impegno a
chiudere la trattativa entro il 30 settembre. Epifani avverte che gli ultimatum
sono pericolosi, "come dimostra la vicenda Alitalia". Vediamo i contenuti della proposta delle imprese. Gli
obiettivi sono due, dice il documento: definire nuove regole di contrattazione
per rilanciare la competitività delle imprese e i salari dei lavoratori;
favorire un sistema di relazioni industriali meno conflittuali e più
partecipative. Resterebbero due livelli contrattuali. Quello nazionale
avrebbe durata triennale (oggi è quadriennale per la parte normativa e biennale
per quella economica) e definirebbe i minimi di retribuzione in rapporto a un
indice previsionale dell'inflazione, depurato da "alcune voci" di
quella importata. Con gli stessi contratti si potrebbe assegnare agli enti
bilaterali la gestione di servizi a favore dei lavoratori, dal collocamento
alla sanità integrativa (questa parte è tra le più indigeste per la Cgil). Per
evitare ritardi nei rinnovi si prevede che le trattative possano cominciare sei
mesi prima della scadenza del contratto. E fino a un mese dopo la scadenza non
sono consentiti scioperi, pena sanzioni economiche. Dopo sei mesi dalla
scadenza, se il contratto non è stato rinnovato, interverrebbe un comitato
interconfederale per verificare la situazione. Oltre al contratto nazionale può
esserci un contratto "aziendale o alternativamente territoriale" per
la definizione di "un premio variabile" collegato ai risultati. I
lavoratori che non fanno contrattazione integrativa potrebbero contare su una
somma forfettaria stabilita dal contratto nazionale. Si chiede al governo di
rendere strutturali gli sgravi fiscali sui premi. Resterebbe l'indennità di
vacanza contrattuale. La Cisl di Bonanni e la Uil di Angeletti chiedono in
sostanza una sola modifica importante: che l'indice di previsione dei prezzi
sia depurato non da molte voci voci importate ma solo dall'energia. Per il
resto l'accordo sembrerebbe a portata di mano. Ma alla Cgil circola il sospetto
che si voglia fare un'intesa senza il maggior sindacato. E questo avvelena il
clima. Enrico Marro Industria Emma Marcegaglia guida da maggio la Confindustria
impegnata nella riforma del modello contrattuale.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - "Buste paga, permessi, ferie, benefit e indennità, allacciate le
cinture di sicurezza". Piloti e hostess di Alitalia ci stanno provando fino all'ultimo a difendere con le unghie e
con i denti numeri e postille del loro contratto di lavoro. Sono loro il nodo
vero della difficile trattativa avviata con la Cai di Roberto Colaninno. Perchè
dare un taglio alla busta paga e mettere in discussione il contratto di lavoro
significa anche tagliarsi fuori dagli standard Ue, gridano a gran voce i
piloti dell'Anpac. Insomma, i traghettatori dei cieli minacciano di fare
saltare il banco, se si intende raschiare il barile di una busta paga già a
sconto del 30% rispetto alla media europea. Ma la Cai non ci sta: perchè senza
un colpo di cloche su produttività e redditività, i pretendenti della nuova Alitalia non sono disposti a volare. L'ultima fotografia
sulle retribuzioni scattata dal bilancio 2007 dà ragione ai piloti: non sono
loro i paperoni dei voli in Europa. Ma di certo i "capitani" italiani
sono quelli che volano di meno. I numeri lo dimostrano. L'anno scorso un pilota
della compagnia di bandiera (in tutto 2.151, senza contare i 4.640 assistenti
di volo) hanno guadagnato da un minimo di 68.000 euro a un massimo di 121.000
euro. Un livello che raggiunge la forchetta 88.000-174.000 per quanto riguarda
i comandanti. Per la più piccola Air One i 340 piloti (a cui si affiancano 660
tra hostess e steward) hanno guadagnato in media tra i 55.000 euro e i 155.000
euro. Ma come si fa a paragonare i numeri della compagnia di Carlo Toto,
"tra i peggiori in Europa" con quelli di Alitalia?,
ribattono dall'Anpac. Il paradigma è l'Europa dei francesi e dei tedeschi
aggiungono. E allora andiamo a vedere come si trattano in casa Air France e
Lufthansa. La prima nel
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Di UMBERTO MANCINI
ROMA - Oltre 18.500 mila dipendenti a casa, 163 aerei a terra, un indotto che
dà lavoro a circa 10 mila persone sul lastrico. Con un impatto terribile
sull'economia della Capitale e del Lazio. Ma anche sul turismo del Paese, sulla
crescita nazionale. E' lo scenario da incubo in cui
potrebbe precipitare Alitalia se la trattativa in corso dovesse concludersi traumaticamente.
Fallimento, insomma. Con i libri in tribunale. E lo spettro della mobilità
dietro l'angolo. Se - come appare - il negoziato tra organizzazioni sindacali e
Cai di Roberto Colaninno finisse in picchiata. Uno scenario fosco, anzi
nerissimo. Del resto Alitalia è già fallita almeno
sette volte. Sopravvissuta a se stessa e a miliardi di debiti. Salvata dallo
Stato e graziata dalla Ue. Adesso lo sbarco dei soci privati e l'efficacia
dell'offerta sono condizionati al via libera sindacale su contratto unico,
esuberi, costo del lavoro, nuova organizzazione del lavoro. Sulla discontinuità
con il passato. Ben marcata e senza concessioni. E a giudicare dal braccio di
ferro in atto ancora lontana dal realizzarsi. Rocco Sabelli, che insieme a
Colaninno, dovrebbe guidare la nuova compagnia, lo ha ripetuto anche ieri a
confederali, Ugl e piloti. E il commissario Augusto Fantozzi ha spiegato a sua
volta che la strada è segnata. Il venir meno dell'offerta di Cai per rilanciare
Alitalia - ora pericolosamente in sospeso dopo
l'abbandono del tavolo da parte di Sabelli e soci - costringerebbe il
commissario a disdire i contratti vigenti e ad avviare la messa in mobilità per
tutti i dipendenti. Tradotto significa: licenziamento per i dirigenti, mentre
per piloti, hostess e personale di terra ci sarebbe solo il "limbo"
della mobilità, anticamera della disoccupazione. Una eventualità che Fantozzi
ha evocato, annunciando che potrebbe scattare già oggi. Per poi sfumare i toni.
E concedere ossigeno alla trattativa, altre 24 ore. Il fallimento - perchè
altre offerte sul tavolo non ce ne sono - sarebbe una scossa impressionante.
Non solo alla credibilità dei sindacati, messi alle strette. Ma all'intero
sistema economico. Con il prevedibile caos negli scali, il blocco dei voli, le
proteste durissime. E le ripercussioni su turismo, affari, la stessa immagine
dell'Italia. Certo invece il terremoto occupazionale. "Fantozzi - spiegano
gli uomini della Cgil - potrebbe spedire 18.500 lettere mettendo tutto il
personale Alitalia in mobilità già domani. Disdire i
contratti. Cancellare tutto il passato. Privilegi e diritti compresi".
Mettere fine ad anni di concertazione e gestione della crisi. Tecnicamente la
procedura accelerata della Marzano bis prevede circa 30 giorni per questo tipo
di operazione. Dopo ci sarebbe solo il buio, gli ammortizzatori sociali. E
l'incertezza. Anche se, almeno teoricamente, Cai - qualora decidesse di restare
in campo - potrebbe riassorbire piloti, assistenti di volo e personale di terra
secondo gli standard previsti dal Piano Fenice. Saltando di fatto mediazioni e
vincoli sindacali. Puntando tutto sul recupero della produttività a parità di
salario. Ipotesi, ovviamente. Il Commissario, avviando il fallimento, sarebbe
poi costretto a vendere tutti gli slot della compagnia aerea, i terreni e ogni
bene in grado di soddisfare i creditori. In una parola, sarebbe la fine. In cassa
- ha detto Fantozzi - non restano che pochi milioni di euro, circa 30, ed entro
fine settembre la dotazione sarà pari a zero. Il tempo è praticamente scaduto.
Per questo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e Gianni Letta, forse lo
stesso Berlusconi, tenteranno un ultimo sforzo nel week end. Per convincere i
piloti a fare un passo indietro. Ma lo spettro del fallimento,
dell'azzzeramento della compagnia, è ogni ora più vicino. In molti, sia nel
sindacato che tra i soci privati, sono convinti che i margini siano
ristrettissimi.
( da "Messaggero, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA - "Da
tempo prego per voi". Così Papa Benedetto XVI, all'aeroporto di Fiumicino,
ha risposto al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi che, salutandolo alla partenza per Parigi e
augurandogli buon viaggio, gli aveva espressamente chiesto: "Santità, le
chiedo una preghiera particolare per la Compagnia". Lo scambio di battute
è avvenuto in tedesco, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta e del
presidente di ADR, Fabrizio Palenzona.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del
2008-09-13 pagina 9 Strappo al protocollo: e Nicolas piomba all'aeroporto con
Carla di Redazione La Bruni in tailleur grigio davanti al Pontefice: stretta di
mano a distanza e passo indietro come vuole l'etichetta. All'Eliseo i figli di Sarkò e la suocera Nostro inviato a Parigi
Quando il Papa scende la scaletta dell'Airbus Alitalia che lo ha
portato a Parigi, ad attenderlo accanto al presidente Sarkozy, che facendo uno
strappo al protocollo ha voluto essere personalmente presente all'aeroporto di
Orly, c'è anche lei, l'elegante Carla Bruni, perfetta nel suo nuovo ruolo.
È vestita con un tailleur grigio, ha i capelli raccolti a coda di cavallo e le
scarpe senza tacchi. Si avvicina al Papa ma non troppo, porgendogli a distanza
la mano e accennando a un piccolo inchino con la testa. Poi, mentre un breve
quanto fastidioso acquazzone rovinava in parte la cerimonia degli anni, l'ex
top model divenuta "première dame" ha fatto un passo indietro come
previsto dal protocollo. Clima disteso, amichevole, volti sorridenti e
soddisfatti: nella laicissima Francia si respira un clima nuovo e il Papa lo
sa. Meno di un'ora dopo, l'accoglienza ufficiale avviene all'Eliseo, con il
cerimoniale di Stato. Sarkò a Carla hanno accolto l'auto del Pontefice nel
cortile interno del palazzo con i plotoni in alta uniforme. Poi l'incontro
privato tra Ratzinger e il presidente, durato venticinque minuti, prima dei due
discorsi ufficiali. Nel salone delle Feste tutto stucchi e imponenti lampadari
di cristallo, tra le sedie occupate dalle autorità dello Stato e dalle
rappresentanze religiose, si sono visti altri parenti di Sarkò: il figlio Jean,
dall'inconfondibile chioma bionda, il fratello Pierre, la mamma e la suocera.
Proprio quest'ultima, la signora Marisa, era stata involontaria protagonista di
un piccolo incidente diplomatico lo scorso dicembre, quando Sarkozy si era
recato in visita in Vaticano ed era intenzionato a includere anche la futura
suocera nella delegazione di Stato che lo avrebbe accompagnato nei sacri
palazzi. La Santa Sede, vedendo il nome della mamma di Carla Bruni nell'elenco
degli accompagnatori del presidente, aveva fatto notare l'inopportunità della
sua presenza. E così la signora Marisa era rimasta in albergo. Ora la situazione
è cambiata, Carla è la moglie di Sarkò ed è lei stessa ad accogliere il Papa e
a salutarlo dopo i discorsi e ancora una volta prima che lasci l'Eliseo. Dopo
l'incontro privato e prima dei discorsi ufficiali, che hanno segnato
un'importante sintonia tra il "Papa della ragione" e il presidente
che vuole incarnare una "laicità positiva", c'è stato il tradizionale
scambio di doni. Nicolas Sarkozy ha regalato al Papa un'edizione originale di
Pascal, una litografia di Mozart e una medaglia commemorativa. Benedetto XVI ha
regalato agli inquilini dell'Eliseo una incisione originale all'acquaforte di
Piranesi, raffigurante una veduta della piazza e della basilica di San Giovanni
in Laterano, della quale il presidente francese è canonico. Finito l'incontro,
un Ratzinger più sorridente che mai ha lasciato il palazzo presidenziale,
mentre gli invitati, sciolta ogni tensione, si lanciavano verso il ricco buffet
offerto dal presidente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del 2008-09-13 pagina 1 Alitalia: più che
piloti, kamikaze di Claudio Borghi Le lotte sindacali hanno spesso avuto dalla
loro il consenso popolare: anche chi non era direttamente coinvolto nella
vertenza poteva in qualche modo immedesimarsi con il lavoratore in sciopero,
spesso icona dello sfruttamento e della povertà. Nel caso delle proteste
e delle intransigenze dei dipendenti di Alitalia
invece si respira un atteggiamento opposto: pressoché nessuna voce, anche fra
chi di solito è più sensibile alle rivendicazioni del mondo del lavoro, sembra
levarsi a sostegno delle numerose sigle sindacali che ieri hanno fatto
paurosamente traballare la trattativa per mantenere in volo gli aerei della
compagnia di bandiera. Anzi, non è difficile riscontrare fra la gente e nei
forum di internet (interessante polso di una parte della società
particolarmente informata) un misto di fastidio e di ostilità nei confronti di
una categoria ritenuta, a torto o a ragione, scandalosamente privilegiata e
immeritevole di qualsiasi corsia preferenziale che ne differenzi le sorti dalle
numerose e "normali" altre situazioni di disagio lavorativo. Fatte
salve alcune prese di posizione fortemente in odore di opportunismo politico la
piazza attorno alle sigle in agitazione sembra vuota e minacciosa.
Intendiamoci, non si può certo rimproverare ai sindacati Alitalia
di cercare di fare ancora una volta il loro gioco: sinora la strategia ha
pagato, eccome. In condizioni normali la saracinesca dell'hangar sarebbe stata
abbassata da tantissimi anni, ma ogni volta, fra uno sciopero e un'agitazione,
i soldi magicamente saltavano fuori e i dipendenti lievitavano in numero in
modo quasi speculare a quanto diminuivano quelli delle compagnie aeree europee,
sottoposte per tempo a drastiche cure snellenti. Logico da parte dei sindacati
pensare che quello fosse il normale corso delle cose: strategia vincente non si
cambia e quindi fede incrollabile nell'arrivo salvifico del consueto assegno di
Pantalone. Quello che forse non è chiaro ai rappresentanti dei lavoratori
divorati dalla voglia di ribaltare il tavolo è che, questa volta, la festa è
davvero finita: chi vuol provarci per l'ultima volta è libero di fare la sua
proposta e il governo non può più elargire niente, di più, se anche volesse e
si inventasse procedure eccezionali a carico della collettività dovrebbe
fronteggiare la disapprovazione dell'opinione pubblica non più disposta ad
alcun tipo di favore. Del resto, se si può capire la forma mentis di un
sindacato sempre abituato ad averle tutte vinte (anche durante la fallita
trattativa con Air France non mancarono i toni ultimativi, eppure è passato
quasi un anno e nulla è cambiato, perché mai comportarsi diversamente questa
volta? Perché preoccuparsi di più degli ammonimenti di Scajola rispetto a
quelli di chi lo ha preceduto?) è invece impossibile trovare qualsiasi
fondamento logico perché ai lavoratori di Alitalia
debba essere accordato un trattamento di classe diversa rispetto a quello di
qualsiasi altro lavoratore: lo spirito di solidarietà è sacrosanto, ma deve
essere riservato all'imprevisto, al rovescio improvviso e non preventivabile. I
lavoratori di Parmalat, ad esempio, niente sapevano delle frodi che di nascosto
i vertici aziendali stavano realizzando: logico quindi che alla scoperta del
disastro si dovesse fare il possibile per salvaguardare la continuità aziendale
di un'azienda che, dalla sera alla mattina, si ritrovò in ginocchio. Non è
certo questo il caso di Alitalia: nessun'altra azienda
è stata più chiacchierata, scrutata, analizzata di questa. Tutto si può dire
tranne che i lavoratori non fossero al corrente dello stato dell'arte della
trattativa, i penultimatum potrebbero riempire interi volumi e nessuno, ma
proprio nessuno dei suoi dipendenti è in condizione di poter dire di aver
rifiutato qualche proposta di lavoro alternativa perché gli si erano stati
ingannevolmente prospettati scenari rosei per la compagnia. Il posto in Alitalia quindi era chiaramente rischioso e pericoloso,
situazione che dovrebbe indurre a ben altro atteggiamento nei confronti
dell'ultima, insperata possibilità di far sopravvivere la compagnia di
bandiera. È preferibile quindi pensare che l'irresponsabilità che stanno
dimostrando le organizzazioni sindacali dei dipendenti Alitalia
sia dovuta ad una grossolana sottovalutazione del pericolo causata da una lunga
abitudine ai miracoli, in questo caso si chiamerebbe "delirio di
onnipotenza" e tutto sommato con un'opportuna terapia si può curare. In
caso contrario, vale a dire se consapevolmente i rappresentanti dei dipendenti
stanno attuando una tattica suicida incuranti delle conseguenze, ci troveremmo
di fronte ad un altro fenomeno che ai piloti dovrebbe essere noto, è un termine
giapponese che significava "vento divino", meglio conosciuto come
"kamikaze", e per questo non esiste né cura né rimedio. Dopo lo schianto,
il nulla. posta@claudioborghi.com © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 219 del
2008-09-13 pagina 3 Ora Palazzo Chigi chiede un aiuto a Finmeccanica di Gian
Maria De Francesco La società potrebbe rilevare Atitech, l'azienda
di Alitalia che si occupa della manutenzione. Si lavora per ricollocare gli
esuberi da Roma Per uscire dall'impasse della vertenza Alitalia il governo non trascura nessun particolare. Anche Atitech, la
controllata dell'ex compagnia di bandiera attiva nel settore della
manutenzione, non è rimasta fuori dal raggio d'azione di Palazzo Chigi.
In realtà, il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha reso noto giovedì
sera di aver ricevuto una manifestazione di interesse da parte di Aviation
Management Consulting, una piccola azienda che si occupa di manutenzione di
aeromobili. Forse troppo piccola per tranquillizzare i circa 800 dipendenti di
Atitech a Napoli. Per questo motivo ieri mattina il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Gianni Letta, avrebbe chiesto al presidente e
amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini di entrare
nella partita. L'ipotesi prefigurata, secondo quanto trapelato dalle
indiscrezioni, si fonda su un rafforzamento della compagine che punta ad
acquisire Atitech puntando sulla disponibilità della stessa Cai ad acquisirne
una quota di minoranza. Ma Guarguaglini è sempre stato scettico sulla
possibilità di utilizzare la holding a maggioranza pubblica del settore
aerospazio e difesa come ciambella di salvataggio per le imprese in crisi.
"Possiamo essere interessati a qualche dipendente, non ad Atitech",
aveva dichiarato il presidente giovedì scorso. Finmeccanica, tuttavia, non è
del tutto insensibile ai richiami del governo ma intende esercitare la propria
collaborazione in maniera diversa. Ossia partecipando alla ricollocazione dei
dipendenti in esubero. Basti pensare, osservano fonti di viale Montegrappa, che
negli ultimi tre anni nel Mezzogiorno sono state effettuate circa mille nuove
assunzioni. Finmeccanica, infatti, è molto impegnata al Sud attraverso la
controllata Alenia: a Napoli nel settore aeronavale e a Grottaglie, in
provincia di Taranto, per la costruzione di parti della fusoliera del nuovo
Boeing 787. E proprio a Grottaglie circa due anni fa sono stati impiegati circa
70 dipendenti di un ramo d'azienda Alitalia. Il
governo, e in primo luogo il ministro dello Sviluppo economico Scajola,
continuano comunque a lavorare sotto traccia. Atitech potrebbe essere
trasformata in un "polo di manutenzione del Mediterraneo". Il
problema, ha spiegato Scajola, non è l'"esubero di persone", ma
"preservare una realtà industriale" orientata sulla manutenzione di
Md 80 e Atr. Velivoli che non hanno un futuro con la nuova Alitalia
ma che comunque saranno ceduti ad altre compagnie soprattutto del bacino del
Mediterraneo. Di qui l'opportunità di recuperare Atitech: Scajola è al lavoro e
anche il governatore campano Bassolino sta raccogliendo le disponibilità degli
industriali locali potenzialmente interessati. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
OPPOSIZIONI
Veltroni: "Allo sbando, governo di dilettanti" Tutti all attacco: era
una truffa Daniela Preziosi ROMA Isindacati hanno ragione,
"stavolta". La trattativa si blocca e la situazione dell'Alitalia precipita. Così Walter Veltroni
"stavolta" pensa che le organizzazioni fanno bene "a difendere i
lavoratori che prendono 1.300 euro al mese e ai quali si propone di ridurre del
25 per cento lo stipendio oltre a migliaia di esuberi". Alla vigilia di
quello che il leader della Cgil Guglielmo Epifani prevede come "un esito
drammatico" della vicenda della nostra compagnia di bandiera, il Pd
attacca a testa bassa l'esecutivo e si schiera con i sindacati nella trattativa
impossibile, effetto di un governo che "non ha fatto quello che doveva fare.
Cioè scegliere la strategia, semmai immaginare di avere un rapporto tra un
gruppo italiano e un'alleanza internazionale" e che, nonostante tutti i
trucchi (accollare i debiti allo stato, varare una nuova norma sul
commissariamento, sospendere la legge antitrust) ha portato la situazione
"allo sbando in maniera dilettantesca" tanto che ora "sta per
andare a gambe all'aria una delle più grandi realtà industriali e
occupazionali". Se alla fine la trattativa dovesse fallire Veltroni chiede
di verificare "se ci sono altri gruppi che possono avere interesse".
Cercare nuovi acquirenti, rendere trasparenti le condizioni alle quali
l'azienda o rami di essa possano essere ceduti, questa è la richiesta che il
leader pd rivolge al commissario straordinario Augusto Fantozzi. Alitalia era un problema risolto - con l'acquisto da parte
di Air France, dice Veltroni - finché, in campagna elettorale, Berlusconi non
ha detto che doveva essere venduta a qualcun altro. Il premier, insomma, si è
fatto "un prosciutto per conto suo", la metafora è di Pierluigi
Bersani. Prima ha promesso una cordata italiana, poi "si è messo a
costruire norme su misura con il risultato di creare una piccola compagnia, non una nuova Alitalia ma una nuova AirOne".
"Padroncini di una cosa piccola", un obiettivo "non dignitoso",
dice il ministro ombra pd. "Qualcuno gufa", gli risponde il ministro
Renato Brunetta, "lo stato di Alitalia è colpa
della cattiva politica e del cattivo sindacato, ma Bersani&Co non hanno
alcuna legittimità politica, morale e tecnica per parlare dopo i
disastri del loro governo". La maggioranza prova a fare quadrato intorno
al premer, ma è un'altra missione impossibile: il gioco di prestigio ha
scoperto i trucchi . E l'opposizione attacca quasi all'unisono, dalla sinistra
extraparlamentare all'Udc. "Evitare il fallimento e aprire le trattative a
tutto campo, valutare tutte le proposte tese ad evitare questo tragico epilogo
che possano venire dagli enti locali e dai lavoratori", dice Paolo Ferrero
(Prc). Per Pierferdinando Casini, Udc, "non avremo una grande compagnia
aerea ma una piccola compagnia regionale, che finirà per fare l'agente
commerciale di una grande compagnia internazionale". E Bruno Tabacci:
"L'italianità della compagnia era una truffa". Di Pietro dinanzi alla
sua platea della festa di Vasto (Chieti) parla dei "capitani coraggiosi
con i soldi degli altri", insiste sul salvataggio "mascherato"
di AirOne ("un favore non solo agli amici di Berlusconi ma anche alle
tante banche che vantano crediti"), e spiega che "la bad company
funziona come una discarica del cesso che lascia nella disperazione i fornitori
e l'indotto di Alitalia". "La confusione nel
pd regna sovrana", contrattaccano dal Pdl. E in effetti di altro tenore
sono le preoccupazioni di Piero Marrazzo, il presidente del Lazio che aveva
candidato la sua regione a far parte della cordata di salvataggio.
"Speriamo che si riesca a ragionare", il problema è che "più si
va avanti e più sembra aumentare il numero degli esuberi. Io non ho mai tifato
né a favore né contro, ma in questo momento sono con i lavoratori, con
Fiumicino e per salvare l'Alitalia anche se mi sembra
che i margini siano stretti". Stessa speranza viene espressa da Roberto
Formigoni, presidente della Lombardia, e Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Ma
non è con le preghiere che l'Alitalia uscirà dallo
stallo. Neanche con quelle del papa, a meno che non arrivino a orecchie giuste,
nel corso del suo viaggio in Francia. La cronaca segnala che ieri all'aeroporto
di Fiumicino Fantozzi ha incontrato Benedetto XVI all'imbarco del suo volo Alitalia (cortesia vaticana, quella di utilizzare la
compagnia di bandiera, risalente a papa Montini nel '64). E gli ha chiesto una
preghiera per la compagnia morente. "Da tempo prego per voi", è stata
la risposta.
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La proposta
irricevibile - della nuova Alitalia ai
dipendenti prevede un taglio agli stipendi di ben il 40% rispetto ai livelli
attuali. Le trattative, di fatto, su una cifra simile non sono mai partite 6000
ESUBERI La situazione sembra ormai precipitata e in base alle ultime notizie
dal tavolo delle "trattative" di ieri, il numero dei tagli al
personale sarebbe lievitato a ben 6 mila unità. Ma per il momento
nessuna cifra è definitiva.
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
La radio RADIO2
Continua l'appuntamento con il programma "Tutti i colori del giallo"
in onda dalle ore 13.00 alle ore
( da "Manifesto, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Galapagos La rottura
delle trattative - in realtà mai iniziate davvero - tra I
sindacati e la Cai di Colaninno e soci sul futuro di Alitalia e dei
suoi lavoratori, fa sinistramente il paio con le trattative sul
"nuovo" modello contrattuale. Alitalia è il
prototipo di quello che la Confindustria intende per nuovo modello.Un ultimatum:
prendere o lasciare. Una riappropriazione del capitale di tutti i suoi poteri
in un contesto politico ultra favorevole. Di nuovo non c'è assolutamente
nulla, ma c'è un ritorno al capitalismo dei padroni delle ferriere, per dirla
con Ernesto Rossi. A cominciare dal problema della produttività. Nel documento
confindustriale la gravità della situazione viene descritta con uno slogan: la
bassa produttività. Premesso che i lavoratori italiani lavorano -
nell'industria - più ore degli occupati di quasi tutti i grandi paesi
industrializzati, la carenza di produttività non dipende dal lavoro, bensì
dall'apparato tecnologico - il capitale fisso - che gli imprenditori mettono a
disposizione del lavoro. Allora è colpa degli imprenditori che hanno investito
poco? Non è del tutto esatto: in dieci anni anni in Italia i nuovi investimenti
hanno raggiunto una cifra pari a quella del Pil. Però il rendimento (la
produttività) degli investimenti nostrani è stato poco più della metà di quello
dei paesi concorrenti. Di chi la colpa? Non certo del lavoro, madi un padronato
furbetto che - salvo eccezioni - cerca di aumentare la produttività non
innovando, ma cercando di contenere il costo del lavoro. Innescando però una
spirale deflattiva, visto che i bassi salari si traducono da anni in bassa
domanda e bassa crescita del Pil. La situazione di Alitalia
è tragica. Viene il sospetto che il fallimento della trattativa con Air
France-Klm sia stato funzionale a una strategia mirata a far crollare il valore
della compagnia di bandiera per poterla piazzare a "poco prezzo" in
mani amiche. La trattativa attuale è stata farsesca: alla Cai che aveva
richiesto una riduzione del 40% del costo del lavoro, era stata offerto un
taglio del 20%. E i sindacati accettavano anche un incremento del 15% della
produttività, attraverso un aumento del tempo di lavoro.Ma alla Cai non
bastava. Anche se i lavoratori sanno che a fine mese rischiano di non incassare
lo stipendio, non si può sottostare agli ultimatum. E neanche il sempre
accomodante Bonanni se l'è sentita di firmare. Per ora. Anche perché - aspetto
non secondario - il piano industriale era solo "fuffa". Anzi peggio:
aver puntato tutto o quasi sui voli interni è una scelta suicida: tra meno di
un anno la tratta più ricca (la Roma-Milano e viceversa) rischia di diventare
molto meno ricca per la concorrenza dell'alta velocità ferroviaria. Sulla
quale, non è un caso, si sono gettati imprenditori privati italiani e
stranieri. La Cai (e in particolare il promoter Berlusconi) sostiene di voler
difendere l'italianità della compagnia nell'interesse dell'economia nazionale.
Ma come si concilia questa dichiarazione d'intenti con lo smantellamento del
settore cargo? Cioè con il settore che dovrebbe valorizzare le merci prodotte
in Italia e spedite all'estero? Insomma, c'è qualcosa che non quadra. I
lavoratori Alitalia sono consapevoli che dovranno fare
molti sacrifici, ma sanno anche che non possono mollare. La dignità del lavoro
- quella di tutti i lavoratori - è sulle loro spalle.
( da "Riformista, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
"Il caso Alitalia? Ormai il passato è passato...". Romano Prodi
risponde alla telefonata del Riformista alle cinque di ieri pomeriggio. L'ex
premier sta aspettando l'ufficializzazione della sua nomina alla guida della
Commissione speciale delle Nazioni Unite per l'Africa, che arriverà un'ora più
tardi con una nota di Ban Ki-moon. C'è la cordata "berlusconiana" che
sospende la due diligence e minaccia la ritirata, il governo che parla a più
voci, i sindacati che tentano di riannodare il filo di una trattativa
impossibile: il Professore segue il venerdì più nero dell'affaire con distacco,
ma neanche troppo. D'altronde, lui è l'uomo che si era congedato dal governo
offrendo al paese la soluzione Air France, che con ogni probabilità avrebbe
chiuso il rompicapo della Magliana una volta per tutte. "Su questo
preferisco non aprire bocca", insiste Prodi. Che poi si lascia andare alla
più amara delle analisi: "Ha visto? Le cose stanno andando esattamente nel
modo che avevamo previsto. Proprio per questo, preferisco non aggiungere altro.
Il passato è passato". Ma quello che per Romano l'Africano è ormai
"il passato", per Walter Veltroni è il presente. Il segretario del Pd
parte dalle stesse recriminazioni del Professore ("Assistiamo alla
realizzazione di quello che si era previsto"), accusa il governo ("È
andato allo sbando in maniera dilettantesca") e difende i sindacati
("Hanno fatto bene a difendere gli interessi dei lavoratori"). Poi, a
ridosso della smentita di Alessandro Profumo sul possibile
ingresso di Unicredit nella partita Alitalia, Veltroni
invita tutti a "tenere ancora aperto il quadro di riferimento" e a
vedere "se ci sono altri gruppi che possono avere interesse" al
salvataggio della compagnia. "Si salvi Alitalia -
scandisce il leader del Pd - e si eviti di utilizzare questa vicenda, come ha
fatto il governo, per motivi di carattere puramente elettorale".
Prodi e Veltroni, due della banda pro Air France. "Ma il vero disastro è
successo nel 2001", spiega Vincenzo Visco. 3 13/09/2008.
( da "Riformista, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Al momento in cui
scriviamo, si direbbe che il "piano Fenice" rischia di diventare
cenere. Ieri la trattativa tra la nuova Cai e i sindacati ha raggiunto un punto
di stallo. Da una parte la cordata italiana mira a una drastica
razionalizzazione dei costi: che significa, com'era noto, esuberi, ma pure un
rilevante taglio delle retribuzioni, avvicinando i salari del personale del
nuovo vettore a quelli di AirOne. I margini di mediazione sono minimi. Tant'è
che Bonanni (contestato per il suo sostanziale avallo alla strategia di
salvataggio) si è appellato alla "elasticità della politica". È un
esito imprevisto, ma prevedibile. Il meccanismo che ci ha condotto a questo
punto, all'entrata in scena di Colaninno e dei suoi "cavalieri
tricolori", si era messo in moto quando proprio il sindacato aveva
rovesciato il tavolo con AirFrance. Era impossibile, allora, che i
rappresentanti dei lavoratori finissero per convergere su posizioni attaccate
"da sinistra" da Silvio Berlusconi. È impossibile oggi che il
sindacato mandi giù di buon grado, e con un governo di centro-destra, una
simultanea sforbiciata ai numeri del personale e delle retribuzioni.
L'"elasticità della politica" ha già fatto tutto il possibile. Sia la
soluzione AirFrance che quella Cai sono state fabbricate dai governi, pronti a
concessioni importanti, fondamentalmente sul fronte della tutela dell'utente e
della concorrenza, per rendere appetibile la privatizzazione di Alitalia. Se stavolta risulta più difficile applicare il metodo già usato
da Corrado Passera alle Poste, cioè la restrizione della concorrenza per
rincorrere la redditività, è perché comunque la nuova Cai starà nel perimetro
del privato. Per quanti esercizi di elasticità possa fare la politica, i nodi
che stanno venendo al pettine riguardano le stesse ragioni per cui Alitalia è finita come è finita: ovvero i motivi strutturali della
sua inefficienza. 3 13/09/2008.
( da "Riformista, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Rottura
La Cai fa saltare il tavolo, frenetici incontri nella notte, Veltroni chiede di
riaprire il negoziato con altri SENZA PILOTA Alitalia nel caos, i
sindacati chiedono più soldi, la cordata stringe il cappio, e il governo se ne
lava le mani.
( da "Riformista, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Centrodestra Pronta
l'offensiva contro il sindacato in caso di insuccesso Berlusconi va al
matrimonio, il Pdl spera nel miracolo Attesa spasmodica, con punte di cauto
ottimismo. Nel centrodestra nessuno vuole prendere in considerazione l'ipotesi del disastro finale su Alitalia. Non
foss'altro perché tutti confidano nelle virtù taumaturgiche del premier Silvio
Berlusconi che, come spiegano da Palazzo Chigi, "con Alitalia, Ici e spazzatura si è giocato tre partite personali in cui non
può fallire". E che il Cavaliere non possa incassare una sconfitta così
clamorosa davanti al paese lo ripetono tutti, quasi a mo' di esorcismo.
Ottimismo, quindi, la parola d'ordine anche di fronte alle evidenti immagini di
nervosismo e cupa tensione viste ieri. Il premier ha seguito le concitate fasi
della giornata dal suo studio di Palazzo Grazioli sentendosi frequentemente con
il fedele Gianni Letta, che insieme con il ministro forzista del Welfare
Maurizio Sacconi costituisce il ticket azzurro di governo per la difficilissima
mediazione triangolare con la cordata del Cai e i sindacati. Poi in serata è
andato al matrimonio della "sua" deputata Elvira Savino (battezzata
"topolona" da Dagospia) nel ruolo di testimone. Stamattina, infine,
sarà alla Fiera del Levante di Bari. In ogni caso, al di là del senso di attesa
e dell'ottimismo non di facciata, dentro il Pdl si cominciano ad affilare le
armi in caso di fallimento della trattativa. L'imperativo è evitare che le
responsabilità della sconfitta ricadano sulla maggioranza e in particolare sul
premier, che ci ha messo la faccia. Spiega un'autorevole fonte forzista:
"Gli italiani dovranno prendere atto ancora una volta che il paese sarà
danneggiato dall'atteggiamento ideologizzato dei sindacati. E che il vero
problema messo in evidenza da questo caso è la necessità non più rinviabile di
una loro profonda riforma. Quello che è certo è che Berlusconi, qualora dovesse
saltare tutto, addosserà ogni colpa ai sindacati". Insomma, il Cavaliere e
il governo butteranno la croce in una sola direzione, senza alcuna autocritica.
Non a caso, già ieri si è iniziato a vedere il fuoco di fila contro i
sindacati. Come dimostra il durissimo ultimatum arrivato dal ministro Claudio
Scajola, altro forzista: "Certo è che questa società è fallita, non c'è
un'alternativa, non c'è un'altra offerta, non c'è uno che viene a dire mi
prendo Alitalia. C'è da una parte la chiusura di
questa trattativa o dall'altra il licenziamento di tutti i dipendenti. Credo
che, pur con sacrificio, sia necessario chiudere la trattativa nei tempi più
brevi". Quindi, l'auspicio accompagnato da un'ammissione sul piano industriale:
"La vicenda Alitalia sta a cuore al governo e ci
auguriamo che possa riprendere la trattativa interrotta tra la nuova proposta
di acquisto degli imprenditori italiani con la parte sindacale. La trattativa
sicuramente si basa su un piano industriale duro, ma l'unico piano industriale
possibile perché ci possa essere un acquirente. Altrimenti nessuno è disposto a
entrare in questa avventura". Stessi toni anche dalla Lega, nonostante il
partito di Bossi abbia scelto in queste ore una linea attendista, quasi
indifferente. Ecco il ministro della Semplificazione Calderoli: "La
posizione dei piloti è fuori luogo e fuori tempo rispetto ai contratti europei.
L'atteggiamento dei sindacati dimostri la stessa responsabilità dimostrata al
governo dagli imprenditori che hanno aderito alla cordata". Più prudente,
invece, la linea di An, almeno sui sindacati. Del resto il partito di Fini si
trova in quota il sindaco di una città, Roma, che potrebbe pagare un prezzo
altissimo per l'eventuale fallimento della trattativa. Il ministro La Russa ha
parlato di "un passo indietro da parte di tutti" per far prevalere
"l'interesse generale". Ancora più esplicito Alemanno, primo
cittadino della Capitale. Al contrario di Scajola, per lui "l'accordo tra
le parti è indispensabile, altrimenti nessuna prospettiva può essere
costruita". Dentro An, poi, è affiorata qualche critica anche per il ruolo
di Altero Matteoli, titolare nel governo della delega ai Trasporti. L'accusa è
quella di essere rimasto troppo defilato rispetto a Sacconi e Letta nella
trattativa. (f.d'e) 13/09/2008.
( da "Riformista, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Proteste
"preferiamo il fallimento" di Alessandro Calvi La rivolta del cappio
a Fiumicino "Mi hanno detto che ora mi prendono al Grande Fratello. Sì,
qualche battuta scherzosa con i colleghi c'è stata. Ma l'idea del cappio è
servita per dare un segno forte". È assistente di volo da 8 anni. Ed è
indiscutibilmente bella. Si chiama Daniela ed è lei la ragazza della foto
finita su tutti i giornali, cappio al collo e un cartello: "questa è la
vera cordata italiana". È un'immagine perfetta: la bella hostess, occhiali
da sole e lunghi capelli neri, un cappio al collo; racconta bene un pezzo del
mondo che c'è dietro la trattativa sul futuro di Alitalia,
l'aria che si respira, l'umore di una parte della base. Giovedì quel mondo era
davanti al ministero del Lavoro. Ieri era a Fiumicino. E anche Daniela era lì,
insieme a tanti colleghi che hanno storie non troppo diverse dalla sua alle
spalle. "Il cappio - spiega - serviva per rappresentare la cordata
italiana: vogliono soffocarci. Ma se dobbiamo morire, moriamo con
dignità". Racconta di una vita "scombussolata" da quando ha
iniziato a fare il suo lavoro. Specifica di essere entrata in Alitalia Team. "Poi sono stata spostata a Milano ma
sono rimasta a vivere a Roma, facendo la pendolare". "A mie spese",
precisa con l'aria di chi è stufo di vedersi descritto come un privilegiato.
"Otto anni di questa vita, poi ad aprile finalmente sono tornata a Roma. E
ora mi ritrovo così, con il posto di lavoro a rischio". Parla anche di una
vita privata poco gestibile: "È difficile tenere insieme le amicizie, alla
fine si rischia di rimanere soli". E chiede rispetto per un lavoro che è
molto diverso da come i passeggeri se lo immaginano. E - si dice qui anche a
brutto muso - da come i giornali lo raccontano. I suoi colleghi fin dalla
mattinata sono riuniti al varco equipaggi dell'aeroporto di Fiuimicino. È un
luogo di gran passaggio, qui sono i tavoli dei sindacati. Ma oggi dietro quei
tavoli non c'è movimento. Gran parte di coloro che sono qui sono assistenti di volo,
ma non tutti. Molti di loro fanno riferimento ai sindacati autonomi, ma non
tutti. Tutti, invece, sono arrabbiati. E la sensazione è che il loro sia un
punto di vista da non trascurare per capire cosa sarà del sindacato. Basta
ascoltare la rabbia verso i confederali che sembrano chiamati a una trattativa
separata. O il fatalismo di chi preferirebbe la mobilità alla firma del
contratto. "Sarebbe una prospettiva migliore", spiegano, dopo aver
fatto qualche conto. Ma non sono soltanto i soldi a preoccupare. C'è la
dignità, ma anche questo non è tutto. C'è, soprattutto, la vita privata,
l'esistenza quotidiana, di chi vive di Alitalia, a
fare spesso capolino nei discorsi sul contratto. Carla ha 2 figli ed è
assistente di volo da 19 anni. "Con questo lavoro è difficile fare una
vita normale. Molti di noi sono separati", dice e chiarisce: "Sento
che siamo dei privilegiati. Che avremmo l'accompagno, ad esempio. Eppure quello
ce lo paghiamo noi, ce lo siamo pagato con pezzi di contratto e con le buste paga".
Poi arriva il resto: "Con i turni di lungo raggio sei fuori per almeno 3
giorni, a volte 6. Poi torni a casa, ti fermi due giorni. Hai appena il tempo
di lavare la divisa. Ma non per riposarti né per fare quello che avevi lasciato
in sospeso". Poi c'è il capitolo figli che "sono davvero
penalizzati". "I nostri figli ci odiano", dice con un sorriso
che non è un vero sorriso. E spiega che, soprattutto quando i figli sono molto
piccoli, "quando si torna a casa ci puniscono per la nostra assenza".
"Sì - interviene Maria, anche lei assistente di volo di lungo corso - Io
ad esempio ho scelto di non avere figli perché con questo lavoro ne fai dei
martiri". "Non si creda che sia una bella vita", dice ancora
Carla. "È faticosa, stressante. E devi saper stare da solo. È una vita di
solitudine". Poi, ma l'elenco è lungo, c'è il capitolo salute. Spiega
Maria: "a fine gennaio abbiamo assorbito già la dose di radiazioni che chi
non vola assorbe in un anno". E spiega che gli aerei non sono schermati:
"Per i passeggeri non è un problema ma lo è per noi che voliamo
spesso". Raccontano di continui controlli sui nei, di rischio infertilità.
E spiegano che non è solo una questione di soldi ma anche di vita. Dai
megafoni, nel frattempo, si fa il punto sulla trattativa. Si avverte di prepararsi,
potrebbe essere un'altra lunga notte. "Da tempo prego
per voi", ha detto il Papa, parlando di Alitalia. Poi è
salito sull'aereo ed è volato a Parigi. Chissà se le sue preghiere basteranno a
far sì che anche l'aereo che lunedì prossimo lo riporterà a Roma avrà il
marchio Alitalia sulla coda. 13/09/2008.
( da "Riformista, Il" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Manine "c'è chi
gioca al fallimento" di Alessandro De Angelis "Cediamo tutto, salvate
i salari" "I giornali faranno di sicuro titoloni sulla debacle
sindacale. E invece non è colpa nostra": si sfoga così, con i suoi, Luigi
Angeletti nel venerdì nero di Alitalia. Alle
otto di sera la trattativa è ancora sospesa. Da quando lo ha annunciato la Cai,
in tarda mattinata: "Non esistono le condizioni per proseguire" ha
affermato un portavoce della società spiegando che "non ci si rende conto
della drammatica situazione di Alitalia e della necessità di
profonda discontinuità rispetto al passato che il piano di salvataggio
richiede". Non solo: in mattinata è stato fatto anche rientrare
dalla sede della Magliana il team Cai incaricato di svolgere il lavoro di due
diligence legato all'offerta. Anche se "formalmente" l'offerta non è
stata formalmente ritirata, almeno per ora. Per tutta la giornata al ministero
del Lavoro sono proseguiti gli incontri tra i ministri Maurizio Sacconi e
Altero Matteoli, i sindacati confederali e l'Ugl: il governo - dopo l'annuncio
di Cai - ha deciso di concedere una giornata ai sindacati per formulare una
proposta comune. È l'ultimo spiraglio: un documento "unitario" che
tutte e nove le sigle di Alitalia hanno iniziato a
discutere nel tardo pomeriggio di ieri. Obiettivo: dare al governo una bozza
con cui tentare l'estrema mediazione con Cai. Il leader della Cisl Bonanni ha
rivolto un appello a tutti: "Voglio sperare che Cai non dia forfait. Noi
ce l'abbiamo messa tutta. Ci vuole senso di responsabilità anche da parte loro,
oltre che da parte nostra e spero anche da parte del governo". Il dramma
dei sindacati è tutto nello sfogo che il leader della Uil Angeletti consegna ai
suoi: "Noi abbiamo fatto il possibile. A voler pensar male pare che
qualcuno ha giocato al fallimento sperando che, una volta fallita l'azienda, se
la può ricomprare a prezzi più bassi". È lo spettro che aleggia nelle
ultime ventiquattr'ore: quale è la manina o la manona invisibile di questa
operazione? Perché solo se c'è una mano invisibile - dicono in ambienti
sindacali - a un certo punto una trattativa inizia a "girare a
vuoto". È questa la sensazione che i sindacati hanno avuto già giovedì
notte. Quando all'una passata l'amministratore delegato Sabelli ha affermato
perentorio: "Non ci sono le condizioni per andare avanti". A nulla è
servito il tentativo fatto di dividere la trattativa su tre tavoli: piloti,
assistenti di volo, dipendenti di terra. I margini per trattare sembravano
esauriti. Prima pausa. Poi - in clima surreale - le parti iniziano a parlare.
Alle sigle viene chiesta una proposta: la prima. Nero su bianco i sindacati
scrivono: meno ferie, via il trasporto da casa al lavoro. E, soprattutto:
"Accettiamo gli esuberi. Anche se si aggirano attorno ai diecimila. Purché
non si toccano i salari". I toni si alzano: "Come diavolo potete
pensare che diciamo ai lavoratori: lavorate di più e vi paghiamo di meno?"
tuonano le sigle. Pausa: la seconda. Passano le ore, e Cai avanza una
controproposta, che mette mano al capitolo assistenti di volo e piloti: meno
permessi, meno ferie e meno equipaggi. E ancora: riduzione del fondo pensioni
ed eliminazione del fondo malattia. Dice un sindacalista seduto al tavolo:
"Abbiamo accettato, trattando sulla previdenza e sull'assicurazione. Ma
abbiamo ribadito che i salari non si toccano". Altra pausa. Poi si va
avanti fino alle sette e mezza di mattina ma sui salari - dicono i sindacati -
non si riesce a parlare. Ci ha provato anche il ministro del welfare Sacconi
proponendo un percorso graduale sui contratti. Nulla da fare. Spiega un
sindacalista di rango: "Perché il governo è stato morbido con Cai? A un
certo punto si poteva riportare al tavolo con le cattive". Torna la teoria
della manina. I sospetti sono su Toto e una parte della cordata che vorrebbe
acquistare a condizioni di mercato. Circolano pure nomi di altre possibili
cordate. L'amministratore delegato di Unicredit Profumo smentisce qualsiasi
forma di interessamento. Prima di un'altra lunghissima notte, il leader della
Cgil ragionando con i suoi identifica il responsabile: "Il governo - ha
detto Epifani - ha favorito in tutti i modi questa cordata. Ha pure cambiato le
norme per agevolarla. E a fronte di ciò non ha chiesto assicurazione su salari
ed esuberi. È un atteggiamento incredibile". Resta da trovare la manina.
13/09/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Stallo dopo lo stop
della Cai: si attende una proposta unica delle parti sociali. Veltroni: crisi
prevista Non c'è intesa, Alitalia nel caos Scontro governo-Cgil. Scajola: si chiuda o tutti a
casa. I sindacati a Fantozzi: vediamoci "Cai prende atto, dopo sette
giorni di incontri, che non esistono le condizioni per proseguire le
trattative". Lo ha riferito un portavoce della cordata di imprenditori
creata nel tentativo di salvare Alitalia.
Il duro stop dopo un'intera notte di trattative. Ma non sembra ancora arrivata
la rottura formale nella difficile ricerca di un'intesa con i sindacati. Per la
Cai, però, "evidentemente non ci si rende conto della drammatica
situazione". Scontro tra governo e Cgil, monito di Scajola. I sindacati a
Fantozzi: "Ci riceva". Veltroni: "Governo allo sbando".
FRANZESE, MERLINO E TROISE ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Quotidiano.net" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Ore cruciali per il
vettore aereo. Il commissario straordinario ha convocato i rappresentanti
sindacali. Possibile la comunicazione della disdetta dei contratti e l'avvio
delle procedure di mobilità
"
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sull'orlo del baratro Ore cruciali per il vettore aereo. Il commissario
straordinario ha convocato i rappresentanti sindacali. Possibile la
comunicazione della disdetta dei contratti e l'avvio delle procedure di
mobilità Roma, 13 settembre 2008 - Il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha convocato i rappresentanti
sindacali per questo pomeriggio alle 14, "accogliendo la loro richiesta e
per comunicazioni urgenti". è quanto afferma una nota della compagnia.
Presumibilmente il commissario dovrà comunicare ai sindacati la disdetta dei
contratti e l'avvio delle procedure di mobilità, anche se non si conoscono
ancora le date. Attualmente Fantozzi si trova a Palazzo Chigi insieme al
sottosegretario Gianni Letta e al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. IL
PREMIER Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha lasciato Bari per
rientrare a Roma in anticipo sui tempi previsti, per
incontrare il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e seguire da vicino
l'evoluzione della trattativa per l'Alitalia. Berlusconi
ha ridotto al minimo il suo intervento alla Fiera del Levante. Poi, appena
sceso dal palco, si è messo in contatto telefonico con Letta ed è
immediatamente partito per Roma. Trattativa appesa a un filoQuale futuro per Alitalia?La protesta dei lavoratori Commenti Invia commento
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decurtata la pensione di 30 euro (50 commenti) Scuola, Bossi attacca la Gelmini
(48 commenti) 11:10:16 - @Nadalino: gradirei citassi la fonte dalla quale
emerge che Federer abbia dichiarato di avere perso [...] 5 volte
Federer!01:39:48 - Ciao Vincenzo, scusa il ritardo. Veramente non ho trovato
nulla...Dell'Acqua-Volante giocano domatti[...] Us Open in TV: bene ma non
benissimo. Accordo ATP-WTA: dal 2009 ci sarà un sito unico per lo streaming.
Settimana povera di tennis in televisione.00:10:55 - @superRoger, spiegami
allora come mai Federer perde alle olimpiadi e da la colpa alla mononucleosi,
[...] 5 volte Federer!23:06:54 - XXX GIUSEPPE ::: SI, DA UN DOTTORE
VETERINARIO...CIAO[...] Via libera al ddl Carfagna "Arresto per i clienti
delle lucciole"22:59:31 - Quegli italiani non possiamo mandarli in
Marocco, perché purtroppo sono italiani e dobbiano tenercel[...] Ambulanti
presi a calci e pugni I dieci aggressori si son dati alla fuga22:44:33 -
Purtroppo il sospetto del trabocchetto per fare cassetta è difficile da
scacciare dalla mente, speci[...] Cresce la protesta degli automobilisti ''Il
Comune tolga quelle videocamere''22:15:01 - Quelle donne che se la prendono con
le prostitute perchè i mariti le tradiscono sono patetiche.. se [...] Via
libera al ddl Carfagna "Arresto per i clienti delle lucciole" Sei
d'accordo con il disegno di legge Carfagna-Alfano sulla prostituzione?Miss
Italia, bisogna cambiare la formula televisiva del concorso?Celle negli stadi
per i tifosi violenti, sei d'accordo?Livorno-Pisa, sei favorevole alla presenza
dei tifosi ospiti per il derby?E' utile bloccare il traffico il giovedì per
combattere le polveri sottili e lo smog?Carcere per i clienti delle
prostituteUn anno di carcere per chi riga le auto, sei d'accordo?Carcere per i
clienti delle prostitute, sei d'accordo?Torna L'Isola dei Famosi, la
guarderai?Aprire l'interno delle Mura Urbane per renderle fruibili (con visite
guidate) ai visitatori. Sei d'accordo?Miss Italia 2008, vota la tua
preferitaPreferisci il treno o l'aereo?Salva due bambini dalle acque, poi muore
d'infarto. Giusto dargli una medaglia d'oro al Valor Civile?Contro il caro
libri pubblicità nei testi scolastici, sei d'accordo?Rifare subito la nuova
Romea, cosa ne pensi? LA FOTO DEL GIORNO 'The duchess', la storia si ripete Nel
film in uscita in Gran Bretagna Keira Knightley interpreta Georgiana Spencer,
duchessa di Devonshire nel 18esimo secolo, che ricorda in maniera sorprendente
Lady Diana: stesso cognome, stessa vita IMMAGINI KEIRA GUARDA IL VIDEO RICERCA
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( da "Voce d'Italia, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
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pessimista. Ma si fa avanti l'Unicredit *Alitalia, i sidacati:
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( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Il no di Unicredit
"Assolutamente no". Così l'amministratore delegato di Unicredit,
Alessandro Profumo, ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto se il gruppo bancario avesse intenzione di partecipare ad una
cordata alternativa per Alitalia o ad altre iniziative riguardanti la compagnia aerea. La voce
era rimbalzata in mattinata. Anche Lufthansa ha smentito qualsiasi interesse
per lo sviluppo della trattativa. Unicredit e la compagnia tedesca sono stati
più volte associati a ipotetici piani di interesse per la nuova Alitalia.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, trattativa in stallo ma per ora
niente mobilità GIUSY FRANZESE Roma. Ancora un nulla di fatto. Dopo una nuova
giornata di intense trattative, di contatti ufficiali e ufficiosi, di voci
sempre più preoccupanti e preoccupate, la vertenza Alitalia
non sembra trovare uno sbocco. Ora si spera nel fine settimana. L'unica novità
è la richiesta, avanzata con una lettera da tutte e nove le sigle sindacali
interessate, di "un incontro urgentissimo" con il commissario
straordinario Augusto Fantozzi "per comprendere gli atti formali presi e
quelli che si accinge a intraprendere". In realtà più scorrono le ore, più
appare difficile trovare il punto di equilibrio. E nemmeno ieri sono mancati i
momenti convulsi. Come quando, dopo una intera e purtroppo infruttuosa nottata
di trattative, in mattinata due eventi hanno rischiato di far precipitare i già
traballanti tentativi di trovare un esito positivo alla vicenda: l'annuncio
della Cai, la cordata di imprenditori che vorrebbe rilevare la nuova Alitalia, di aver "sospeso" la due diligence sui
conti; la notizia che Fantozzi stava per dare il via alle procedure di disdetta
dei contratti e della mobilità. Tanto che occorre tutta l'abilità del
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che convoca a metà
mattinata a Palazzo Chigi sia Fantozzi che i vertici della Cai (Colaninno, Sabelli
e anche Corrado Passera), per evitare il peggio. E così la Cai prima fa sapere
di "prendere atto, dopo sette giorni di trattativa, che non esistono le
condizioni per proseguire la trattativa", ma poi precisa: "Abbiamo
fermato la due diligence, non ritirato l'offerta". Poco dopo il ministro
del Welfare dice: "Meglio evitare atti unilaterali e per dare tempo ai
sindacati di incontrarsi e formulare una proposta comune". Dal canto suo
Fantozzi fa trapelare che in giornata non è in programma la firma di nessun
provvedimento per la messa in mobilità. Intanto si cerca anche una soluzione
che possa meglio garantire il futuro dell'Atitech. Si inquadra così l'incontro
a Palazzo Chigi tra Letta e il numero uno della Finmeccanica, Pier Francesco
Guarguaglini. A un certo punto si vocifera di una cordata alternativa,
realizzata con il Tfr dei dipendenti e l'appoggio di Unicredit. Ma la banca
tirata in causa smentisce. Nel frattempo il tavolo tra la parti (sindacati e
azienda) previsto all'ora di pranzo salta. Al suo posto si svolge un incontro
tra i confederali e l'Ugl con Sacconi e Matteoli e poi nel pomeriggio la
riunione intersindacale tra le varie categorie dei dipendenti Alitalia. Al termine, però, nonostante gli auspici dei
ministri, non c'è nessuna proposta comune. Né tantomeno la richiesta di un lodo
governativo. Ma solo quella di un incontro con Fantozzi. Gli scogli che si
frappongono ad una conclusione positiva restano moltissimi. C'è il numero degli
esuberi, ad esempio: ieri si parlava di cinquemila, parecchi di più rispetto a
quelli finora annunciati da governo e Cai. Dirimente è la questione piloti: su
2.500 totali, in mille sarebbero fuori dalla nuova Alitalia. Troppi, dicono le loro rappresentanze Anpac e Up. "I
piloti non si rendono conto della situazione in cui si trova Alitalia" attacca Corrado Passera, l'ad di Banca Intesa, advisor
dell'operazione. Immediata la replica dell'Anpac: "Richiami
inopportuni". E poi c'è il taglio agli stipendi per tutti a fronte
di una maggiore produttività. "Una voracità inaudita" osservano in
Cisl, uno dei sindacati certamente meno intransigenti in questa vertenza. In
serata il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, fa sapere: "Siamo a un
punto di non ritorno". In questo surriscaldatissimo clima non mancano le
polemiche dell'opposizione. "Il governo è allo sbando e sta mandando a
gambe all'aria una delle più grandi realtà industriali e occupazionali del
Paese", accusa il leader del Pd, Walter Veltroni. E anche il numero uno
dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, osserva: "Il miracolo promesso non c'è
stato e avremo solo una piccola compagnia".
( da "Voce d'Italia, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
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( da "Stampa, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
I sindacati: il
commissario ci convochi. Angeletti: c'è chi spera nel fallimento. Tregua per far partire il Pontefice Alitalia sull'orlo
del baratro La cordata abbandona il tavolo. Scajola: accordo o tutti licenziati
"Per l'Alitalia non ci sono le condizioni per trattare". Ieri sera la
cordata Cai ha abbandonato il tavolo anche se "l'offerta non è stata
ritirata". Per il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola
"non ci sono alternative. È un piano industriale duro, ma l'unico
possibile. O lo si accetta o tutti licenziati". Dai sindacati non c'è
stata ancora nessuna proposta unitaria anche se ieri sera le forze sociali
hanno chiesto al commissario straordinario Fantozzi di essere convocati. Il più
duro è Epifani: "Siamo a un punto di non ritorno". Caustico
Angeletti: "Qualcuno vuole fare l'affare". Tutti d'accordo solo nel
concedere una "tregua" per far partire il Papa per Parigi. Barbera e
Fornovo ALLE PAG. 2 E 3.
( da "Quotidiano.net" del 13-09-2008)
Argomenti: Alitalia
Ore cruciali per la
compagnia. Il commissario straordinario aprirà la procedura di Cassa
integrazione straordinaria per il personale di volo dei 34 aerei che sono già a
terra. Enac: licenza a rischio
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Politica Esteri Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute
Tecnologia Meteo Scommesse Casa ALITALIA Fantozzi: "Da lunedì voli a
rischio" E Berlusconi accusa la sinistra Ore cruciali per la compagnia. Il
commissario straordinario aprirà la procedura di Cassa integrazione
straordinaria per il personale di volo dei 34 aerei che sono già a terra. Enac:
licenza a rischio Roma, 13 settembre 2008 - Voli a rischio da lunedì. Il
commissario straordinario dell'Alitalia, Augusto
Fantozzi, nel corso dell'incontro con i sindacati ha infatti spiegato che
"esistono difficoltà derivanti dagli approvvigionamenti di carburante, che
potrebbero mettere a rischio alcuni voli". Fantozzi ha anche dichiarato
che lunedì aprirà la procedura di Cassa integrazione straordinaria (Cigs) per
il personale di volo dei 34 aerei che sono già a terra. "La mobilità per
tutti - ha aggiunto - scatterà quando non ci sarà più niente da fare".
"Le cose stanno precipitando per problemi con i carburanti e i creditori
stringono i freni. La cassa sta finendo e ci sono problemi di volo. Non sto
dichiarando stasera il fallimento ma la sitauzione è davvero grave", aveva
anticipato Fantozzi dopo aver incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario
Gianni Letta e il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. "Vado
doverosamente ad ascoltare i sindacati dirò loro cosa voglio fare - ha proseguito
-. Tutti devono dimostrare buona volontà, questo è il momento della verità. Dobbiamo lavorare tutti insieme per salvare Alitalia. Ogni componente deve fare la sua parte, soprattutto i
lavoratori ma anche la Cai". ENAC Il presidente dell'Enac, Vito Riggio
esprime "forte preoccupazione" sull'andamento delle trattative per
rilevare la proprietà di Alitalia in relazione ai risvolti che ciò comporta sull'operatività della
compagnia stessa. In particolare, il presidente evidenzia che,
"qualora in tempi brevi non si riesca ad individuare la soluzione che
garantisca la continuità operativa del vettore, verrebbero meno i presupposti
sulla base dei quali era stata lasciata dall'Enac, il 2 settembre, la licenza
provvisoria ad Alitalia per un periodo di sei
mesi". Riggio, nel seguire attentamente l'evolversi della situazione, si
augura che la vicenda "trovi a breve una soluzione positiva". IL PREMIER
"Il destino di Alitalia è messo in forse dal
comportamento irragionevole di alcune categorie di dipendenti e vediamo forte
l'influenza della sinistra". Lo ha detto il Presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con la scuola formazione di Forza
Italia a Gubbio. Berlusconi intravede anche l'opera di alcune forze politiche:
"In questo comportamento - ha aggiunto il premier - vediamo forte
l'influenza della sinistra, che pur di dare uno smacco al governo non esita a
considerare poco importante il disastro che arrecherebbe a tutto il paese se Alitalia dovesse portare i libri in tribunale. Spero che
questo non accada". Se Alitalia fosse costretta a
''portare i libri in tribunale'' sarebbe un ''disastro arrecato a tutto il
Paese'' che ''spero non accada'', ha concluso il Cavaliere. IL CAI ''Sulla
piattaforme contrattuale sul piano la nostra posizione è ferma. C'è
disponibilità assoluta ma la nostra posizione è ferma'', ha dichiarato
l'amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli, uscendo da Palazzo Chigi. E ha
aggiunto: ''Non ci muoviamo da lì". ''Crediamo nel progetto'' ha aggiunto
l'amministratore delegato di Cai, al termine della riunione a palazzo Chigi.
''Abbiamo ribadito al dottor Letta - ha spiegato Sabelli - la nostra posizione
sulla piattaforma contrattuale e sul piano'' che è ''ferma''. ECCO COSA PREVEDE
IL CONTRATTO CAI: TUTTE LE CIFRE - LA LETTERA "Essere umiliati così è
grottesco"Quale futuro per Alitalia?La protesta
dei lavoratori Commenti Invia commento Segnala ad un amico 13/09/2008 14:07
Angelo Lani Alitalia DEVE fallire! E' ora di smontare
il meccanismo di privilegi aiuti e aiutini che l'ha portata sempre più fuori
mercato e che ha trasformato i suoi dipendenti in una "casta".
Qualcuno si è mai chiesto perchè qualunque pilota, ma anche tecnico ad
apparente parità di condizioni preferiva lavorate per Alitalia?
Ve lo dico io, perchè rispetto ad altre compagnie era un privilegiato!
13/09/2008 15:24 ivan fra l'eventuale fallimento di oggi e la sicura vendita ad
airfrance ostacolata da berlusconi in primavera era molto meglio la seconda..
se si arriva al fallimento berlusconi è responsabile in prima persona di
migliaia di licenziamenti che non ci sarebbero stati (oltre che del prestito
ponte di 400 milioni di euro che lui ha preteso che prodi concedesse). chi paga
le tasse si dovrebbe incazzare con berlusconi, chi non le paga fa bene a
continuare a votarlo. 13/09/2008 15:29 Vittorio dice il buon sabelli: "c'è
disponibilità assoluta ma la nostra posizione è ferma". una assoluta
cotraddizione. a meno che intenda esprimere che 'quella' posizione è ferma dai
tempi della rivoluzione russa. nasdrovje. 13/09/2008 15:34 paolo Pur di fare lo
sgambetto a Berlusconi vedrete che l'accordo non verrà trovato- 13/09/2008
15:53 decio Che dire? Sergio Rizzo ha scritto oggi sul Corriere della Sera che
alla casta dei sindacati si aggiunge la casta di chi lavora in Alitalia, alimentata da moltissimi privilegi.....d'altra
parte siamo in Italia...... Bisognava pensarci prima.....Ora, a mio parere,
occorre accettare il piano, sei sindacati lo accettano bene....sennò
dimostraranno di essere i soliti egoisti, opporutnisti,
ideologizzati!!!!!!!!!!!!!!Della serie: pur di non far felice mia moglie, mi
eviro.... 13/09/2008 16:15 sara Io sono per i diritti dei lavoratori, è giusto
garantire un posto di lavoro ecc... ma sinceramente per quanto riguarda l'Alitalia i sindacati dovrebbero solo chiudere la bocca. è da
quando sono nata che prendo aerei, ho volato su quasi tutte le compagnie, e
posso dire che come l'Alitalia non esiste. L'unico
motivo per cui continuo a prenderla è perchè essendo sempre vuota, nei voli
Usa-Italia mi posso sdraiare su 4 seggiolini! Il servizio fa schifo, non
provare a chiamare una hostess perchè tanto non vengono, passano il volo sul
fondo a dormire! Sulle altre compagnie come le chiami dopo 1 secondo sono
subito lì a portarti quello che vuoi. Mi dispiacerebbe se fallisse perchè
comunque è comoda per gli italiani, soprattutto per i voli internazionali,
anche perché ovunque tu debba andare in Italia con un treno o una macchina
riesci a raggiungere la destinazione finale. Mi dispiace ma in questa compagnia
ci sono più cose negative che positive 13/09/2008 17:17 gabriele mandateli a
casa quei lavativi..... l'alitalia deve fallire cosi' tutti a casa poi i nuovo
imprenditori assumeranno il giusto numero di dipendenti.... come succede in
tutte le aziende private.... se no' manadateli tutti a lvaorare alla cgil da
epifani..... pagliacci 13/09/2008 17:22 decio Ivan, lo vuoi capire che Berlusconi
non ha impedito nessuna vendita!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! te l'ho già scritto, i
giocatori erano tre, 1)Air France, 2)Prodi 3) i sindacati. Berlusconi era
all'opposizione e quindi non poteva far
nulla!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ivan, apri gli occhi! i
sindacati hanno respinto l'offerta di Air France e viceversa, non si sono
traovati accordi! 13/09/2008 17:39 Alex Se fallisce la cordata di avvoltoi non
avrà modo di lucrare sull'alitalia lasciando le beghe allo stato e di questo
godo assai. Mi dispiace solo per i lavoratori che rimarrano a piedi. 13/09/2008
17:51 vito se l'accordo non si farà sarò contento.un po' perchè è una compagnia
del cavolo, un carrozzone costoso e inutile e poi perchè sarà chiaro a tutti
finalmente come il pd e i sindacati di sx ,in particolare la cgil, hanno fatto
l'impossibile perchè non si arrivasse all'accordo e farla fallire per incolpare
ll governo e berlusconi.povera e misera sx, se l'alitalia verrà dichiarata
fallita ,la colpa e il licenziamento dei suoi 20000 lavoratori sarà solo
vostra, dovreste vergognarvi di questo boicottagio. 13/09/2008 17:57
Giampyviola Fallimento? e sia! tra sei mesi di Alitalia
non importerà più niente a nessuno, tranne quei 25 mila lavoratori che saranno
costretti a barcamenarsi tra un call-center, un'assunzione part-time a Volare o
ad AirOne: d'altronde è stata una libera scelta. Gli altri 58 milioni di
italiani risparmieranno oltre 600 milioni di euro l'anno (tanto è costata la
compagnia di bandiera negli ultimi 6 anni) e non avranno certo problemi a
trovare una compagnia aerea alternativa (l'offerta non manca certo). 13/09/2008
18:33 angelo aquilani per Nuova Destra Sociale il piano industriale della nuova
ALITALIA e' gia' morto ,quindi l'unica certezza al momento e' il fallimento . scusate
ma non doveva essere un grande piano che avrebbe salvato la compagnia? non mi
pare proprio. grazie berlusca.... 13/09/2008 18:33 Dany Le vere motivazioni
politiche di quest' oscenità in atto, con la cordata "speculativa"
italiana e Air France (chapeau) che se la ride e prenderà fra due anni la
compagnia(?)a molto meno dei 20 cent x azione del Marzo 2008 (altro che
svendita) e troverà una compagnia "ripulita", è il caro B. che non si
è fatto scrupolo di usare la trattativa per motivi politici contro il governo P
a discapito dei 4000 esuberi in più e di quasi 1 miliardo di euro in meno se si
considera l' offerta del Marzo 2008, e la cosa più triste è che i dipendenti Alitalia lo hanno pure votato alle elezioni, che fessi ...
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delle lucciole" (107 commenti) La trattativa è appesa a un filo Matteoli:
il Governo farà il possibile (81 commenti) Pm contro Guzzanti Archiviazione per
Grillo (55 commenti) Si ammala mentre è di guardia a Kabul decurtata la
pensione di 30 euro (52 commenti) Scuola, Bossi attacca la Gelmini (48
commenti) Prostitute in rivolta contro Mara "Orrore per chi vende il
corpo? Ma se il ministro è nuda sui calendari!" (37 commenti) 18:33:57 -
Le vere motivazioni politiche di quest' oscenità in atto, con la cordata
"speculativa" italiana e Ai[...] Fantozzi: "Da lunedì voli a
rischio" E Berlusconi accusa la sinistra18:33:34 - per Nuova Destra
Sociale il piano industriale della nuova ALITALIA e' gia' morto ,quindi l'unica
cer[...] Fantozzi: "Da lunedì voli a rischio" E Berlusconi accusa la
sinistra18:22:34 - Che faccia di bronzo che ha il Sig. Ceriscioli! Come se non
era a conoscenza di quanto durava il sem[...] Anche il sindaco è d'accordo
"Il giallo deve durare 5 secondi"17:59:10 - LE PROVINCIE ANDREBBERO
ABOLITE TUTTE[...] "Abbiamo raccolto quindicimila firme per 'stoppare' la
Provincia di Fermo"17:58:24 - Perbacccco è giusto!Però vorrei sapere tutte
le assenze dei vari ministri,onorevoli ecc.ecc,vengono [...] Si ammala mentre è
di guardia a Kabul decurtata la pensione di 30 euro17:57:23 - Fallimento? e
sia! tra sei mesi di Alitalia non importerà più niente
a nessuno, tranne quei 25 mila [...] Fantozzi: "Da lunedì voli a
rischio" E Berlusconi accusa la sinistra17:51:46 - se l'accordo non si
farà sarò contento.un po' perchè è una compagnia del cavolo, un carrozzone
costo[...] Fantozzi: "Da lunedì voli a rischio" E Berlusconi accusa
la sinistra Fini: "La destra si riconosca nei valori dell'antifascismo".
Sei d'accordo?Sei d'accordo con il disegno di legge Carfagna-Alfano sulla
prostituzione?Miss Italia, bisogna cambiare la formula televisiva del
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sei favorevole alla presenza dei tifosi ospiti per il derby?E' utile bloccare
il traffico il giovedì per combattere le polveri sottili e lo smog?Carcere per
i clienti delle prostituteUn anno di carcere per chi riga le auto, sei
d'accordo?Carcere per i clienti delle prostitute, sei d'accordo?Torna L'Isola
dei Famosi, la guarderai?Aprire l'interno delle Mura Urbane per renderle
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acque, poi muore d'infarto. Giusto dargli una medaglia d'oro al Valor
Civile?Contro il caro libri pubblicità nei testi scolastici, sei d'accordo? LA
FOTO DEL GIORNO 'The duchess', la storia si ripete Nel film in uscita in Gran
Bretagna Keira Knightley interpreta Georgiana Spencer, duchessa di Devonshire
nel 18esimo secolo, che ricorda in maniera sorprendente Lady Diana: stesso
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Argomenti: Alitalia
DI Il pensiero
LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Sa. Diamoci un andi. Facciamo qualcosa di utile. Compriamo l'Alitalia. Facciamo una cordata anche
noi. Tanto ne spunta una nuova ogni giorno. Avete notato? Il giorno prima la
comprano Rockerduk, l'omino Bialetti e Pino tre dita. Il giorno dopo Gustav
Thoeni, Lo spek Sudtirol e gli Amici della tinca di Ceresole d'Alba.
Quello dopo ancora I Veterinari dell'Amaro Averna, le sorella Ebe, il maestro
Mazza e Stanislao Mulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti. D'altronde
se il capo della baracca è uno che si chiama Fantozzi non è che si può tanto
pretendere. Mica son tutti come Brunetta che è alto come un cerino ma ha
l'energia di un cinghiale della Val di Lanzo. Anvelenà. Avvelenato. Mi ricorda
la signora Geltrude, la direttrice del Collegio Pierpaolo Pierpaoli, quella
invasata che rincorreva Giamburrasca intorno al tavolo camminando sulle
ginocchia. Anche Bossi tocca dire che non perde un colpo. Quest'estate ha fatto
di nuovo vedere a tutta Italia quanto ce l'ha lungo. Per fortuna stavolta il
dito medio. Io lo valuterei già come un piccolo passo avanti. E' l'unico che
quando parla trova il modo di avere sempre le prime pagine dei giornali perché
spara delle robe talmente fuori dalla grazia di dio da far restare tutti a
bocca aperta. "Garibaldi era un cretino, abbiamo un sogno nel cuore,
bruciare il tricolore. Prendiamo i fucili e liberiamo l'Italia. Che schiava di
Roma Tiè!". Silenzio. Tutti zitti. Ma per forza! Perché tutti aspettano di
vedere come va avanti. Pensi: Cosa dirà adesso? Che Cavour era un pirla,
Mazzini era gay, e Donna nana tutta tana? E Calderoli il giorno dopo arranca,
perché non capisce cosa vuole il capo, ma pretende lo stesso di rincarare la
dose: "Sìì! Portiamo un porco a far pipì dove devono fare la moschea,
Leonardo Da Vinci rubava i Ferrero Rochet e Charlot era un mimo di
merda!". Restano tutti sbacaliti compreso Fini che se è inquadrato quando
parla Bossi sembra che la mascella gli resti attaccata alla testa solo per due
fili come alle marionette. E adesso ricominceranno pure i dibattiti televisivi.
Sarà che sto diventando anziana, ma non sopporto più la gente che litiga, grida
e si interrompe. Non si riesce mai a capire quello che dicono, uno ruba la
parola all'altro, sembra una gara a chi ce l'ha più lungo, e dire che hanno
anche una certa età e dovrebbero essersi rassegnati ciascuno alla sua misura.
Come comincia uno a parlare c'è subito l'altro che fa: "Guardi la devo
interrompere subito". Ma minchia!? Aspetta un minuto, infame. Il tuo rivale
sta dicendo una boiata? E fagliela finire... sarà mica la prima boiata che
senti nella vita? Tanto comunque quello che aveva cominciato a parlare mica
molla? Di solito si incanta e ripete sempre la frase: "Mi faccia finire,
mi faccia finire, mi faccia finire...!". Gli parte il disco, il conduttore
si aggiunge al coro e c'è quel bel crescendo dove non si capisce più niente e
ciascuno dice cosa vuole. Io sogno un dibattito televisivo dove chi partecipa
accetta le regola di partenza che è la seguente: o uno lascia finire l'altro
prima di parlare o dalla poltrona scatta un dito di gomma che gli fa l'esame
prostatico. Vedrai che non si interrompono più. E se dovesse capitare lo noti
subito perché all'interrompitore vengono di colpo gli occhi sporgenti come quelli
dei ghiri e tace.