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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “ALITALIA”

 

 

 

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Report "Alitalia 2"   11-14 mar 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

Parmalat una storia anticiclica ( da "Riformista, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: fautori della realizzazione del salvataggio di Alitalia, uno dei punti più sensibili della recente campagna elettorale di Silvio Berlusconi. La competizione ha visto prevalere Bondi che ha ottenuto che Parmarolo venisse definitivamente achiviato. A suggellare la morte del dossier, spiegano fonti bene informate, sono giunte le indiscrezioni sul possibile approdo di Carlo Prevedini,

alitalia cargo, ok alla vendita: speranze per 500 addetti ( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malpensa Alitalia Cargo, ok alla vendita: speranze per 500 addetti Via libera del governo alla vendita del settore cargo della vecchia Alitalia alla Alis, che si era offerta di rilevare la società Cargoitalia. Lo ha annunciato ieri il commissario straordinario uscente della compagnia Augusto Fantozzi, dopo il sì del ministro Claudio Scajola e del comitato di sorveglianza di Alitalia.

"Repubblica" s'indigna: gli hotel di lusso tagliano le "amenties" ( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: spin (2) svizzera (5) turchia (12) Varie (17) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.

<L'Iva in edilizia al 10% per sempre> ( da "Tempo, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2011 Semaforo verde anche per la vendita di Alitalia. Tajani: rispettate le condizioni di mercato «L'Iva in edilizia al 10% per sempre» Il ministro Tremonti all'Ecofin ottiene la stabilizzazione dell'agevolazione fiscale L'Unione Europea dà il via libera alla trasformazione da transitoria a permanente dell'Iva sulle ristrutturazioni nella misura del 10% piuttosto che il canonico 20%

slot congelati e la concorrenza può attendere ( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: commissione Trasporti guidata da Antonio Tajani regala una piccola boccata d´ossigeno ad Alitalia. Bruxelles proporrà infatti � vista la crisi � di congelare per qualche tempo l´assegnazione di slot non utilizzati. In base alle regole le compagnie dovrebbero coprire almeno l´80% dei servizi sui diritti di atterraggio e decollo a loro disposizione ogni stagione pena la loro revoca.

Il settore Cargo passa ad Alis ( da "Stampa, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cargo di Alitalia. Lo ha comunicato ieri il commissario straordinario Augusto Fantozzi. «Il 9 marzo - si legge nella nota - il ministero dello Sviluppo economico, previo parere favorevole del Comitato di sorveglianza, ha autorizzato l'accettazione dell'offerta vincolante di Alis Aerolinee Italiane per l'acquisto dei complessi di beni facenti capo alla Divisione denominata Full Cargo,

Aerei semivuoti. Biglietti venduti a prezzi inferiori agli obiettivi di redditività. Cambio sfa... ( da "Stampa, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sarebbe il segno delle difficoltà di Alitalia a riempire i posti: secondo quanto risulta da alcune fonti interne e sindacali, soprattutto sulla tratta Roma-Milano, nella quale sono previsti almeno due aerei l'ora, nell'ultimo mese la compagnia ha accorpato voli targati Alitalia ed Air One, risparmiando così su carburante e personale.

Anpac e Up chiedono la cassa a rotazione, i contratti di solidarietà o il job sharing ( da "Stampa, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: assistenti di volo e personale di terra, sono 7 mila gli ex dipendenti della «vecchia Alitalia» attualmente in cassa integrazione. Tra loro nessuno ha ricevuto gli 850 euro al mese previsti di indennità. Da dicembre, da quando cioè è iniziato il limbo della cassa integrazione i dipendenti hanno intascato 450 euro appena. In tre mesi.

E' una notizia appena uscita: in Svezia, nello zoo di Furuvik, uno scimpanzè è diventato u... ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sembra che alcuni amministratori dell'ex Alitalia vogliano assumere Santino (così si chiama lo scimpanzè) per pianificare a regola d'arte le strategie della compagnia di bandiera, diciamo. Santino ha accettato con piacere, ma ha fatto alcune richieste: alloggio con idromassaggio , macchina con autista, partecipare almeno a una puntata del Grande Fratello,

Nuova Alitalia, sì definitivo della Ue ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Mercoledì 11 Marzo 2009 Chiudi Nuova Alitalia, sì definitivo della Ue I piloti denunciano: «A rischio il brevetto per la prolungata inattività»

ROMA Buone notizie da Bruxelles, anzi confermate, per Alitalia: la Commissione ha dato il definitiv... ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: la Commissione ha dato il definitivo via libera alla privatizzazione della compagnia e all'ingresso, con una quota del 25%, del gruppo Air France-Klm. In sostanza, la Ue ha ritenuto che il passaggio è avvenuto a condizioni di mercato sia per quanto riguarda l'acquisto degli asset della vecchia aviolinea sia per la partecipazione dei francesi nel capitale della nuova Alitalia.

ROMA - L'uno lancia l'altro nella corsa al Quirinale che, per tutta ris... ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ci ha raccontato di rifiuti e Alitalia. Come in un qualunque comizio. E il partito?». Nell'ottica del «partito presidenzialista», sottolineata anche ieri dall'azzurro Fabrizio Cicchitto, è forse ovvio badare poco a regole e statuti. Per un partito radicato come è invece An, il problema non è da poco specie in periferia.

L 'Unione ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come, per esempio, quelli che Alitalia non usa fra Roma e Milano: compagnie minori come Easyjet si preparavano a conquistarli, e invece dovrannno aspettare ancora per un po'. Come dovrà aspettare la “liberalizzazione” invocata dalla Sea per gli scali di Malpensa e Linate.

Crisi, Franceschini attacca Berlusconi "Il premier finge di essere ottimista" ( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti». Ma il governo «ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?

Mille bambini ogni ora Alla radio annunciano il solito dibattito sulla povertà e sull... ( da "Stampa, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dopo Alitalia, Rai è un altro fallimento gestionale tenuto in vita con accanimento terapeutico. ROBERTO MANZONI, MILANO Il bene dello sport non si fa così La crisi non dovrebbe essere motivo di tagli indiscriminati, che magari vadano a colpire settori non strategici spesso già privi di un sostegno adeguato.

E la Magliana si vende i gioielli ( da "Stampa, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: «Alitalia ai suoi albori - ha spiegato il commissario Fantozzi- aveva l'abitudine di esporre opere d'arte negli aerei per presentare cose belle ai suoi passeggeri». Era un po' il «biglietto da visita» del Compagnia di bandiera e quindi del Paese.

Crisi, Franceschini a Berlusconi:... ( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti». Ma il governo «ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?

MARCO CONTI ROMA. L'UNO LANCIA L'ALTRO NELLA CORSA AL QUIRINALE CHE, PER TUTTA RISPOSTA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: commentava un parlamentare di An - ci ha raccontato di rifiuti e Alitalia. Come in un qualunque comizio. E il partito?». Nell'ottica del «partito presidenzialista», sottolineata dall'azzurro Fabrizio Cicchitto, è forse ovvio badare poco a regole e statuti. Per un partito radicato come è invece An, il problema non è da poco specie in periferia.

MARIA PAOLA MILANESIO ROMA. C'è CHI SOSTIENE CHE I PARLAMENTARI NON FANNO NIENTE.... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stasera cena con i vertici degli istituti bancari), la riforma della giustizia, della scuola, della pubblica amministrazione, la vendita dell'Alitalia. Il finale è un inchino ai quattro rappresentanti dei gruppi parlamentari. Sorridono loro, dopo che il Cavaliere guardandoli ha detto: «Noi vorremmo tutto, ma non certo un partito di nomenklatura...».

LA COMMISSIONE EUROPEA HA DECISO DI DARE IN MANIERA DEFINITIVA IL DISCO VERDE ALLA PRIVATIZZAZIONE D... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: acquisto degli asset della vecchia Alitalia da parte di Cai e sia per l'ingresso di Air France-Klm nel capitale della nuova compagnia». Intanto ieri il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, dopo l'ok giunto lo scorso 9 marzo da parte del ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato l'accettazione dell'offerta vincolante presentata da Alis aerolinee italiane spa.

Crisi, Pd: "Una tantum sui... ( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti". Ma il governo "ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?

Crisi, Pd: "Una tantum sui redditi più alti" Bossi apre: "Va bene" ( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti". Ma il governo "ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?

Pd: "Una tantum sui redditi... ( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti". Ma il governo "ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?

Ma Obama combatte davvero le lobbies? ( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: spin (2) svizzera (5) turchia (12) Varie (17) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.

ROMA Il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, è ad Hanoi in Vietnam, dove sta ... ( da "Stampa, La" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: agiti lo spauracchio di Lufthansa nel pieno di una delicata trattativa con Alitalia». Ma, prosegue Colaninno, «non vorrei che Malpensa corresse lo stesso rischio di Alitalia: essere svenduta ad una compagnia straniera». Nelle prossime settimane i vertici della nuova Alitalia incontreranno il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il presidente della Sea Bonomi,

Berlusconi alle banche: <Aiutate le aziende> ( da "Giornale.it, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Infine un riconoscimento a chi ha scommesso per evitare il fallimento di Alitalia. Rivolgendosi a Passera: «Lui e Colaninno si sono messi a capo di una cordata di coraggiosi, permettendo alla compagnia di bandiera di portare il turismo in Italia». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Alitalia, Colaninno a caccia di un partner asiatico In pole Vietnam Airlines ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Giovedì 12 Marzo 2009 Chiudi Alitalia, Colaninno a caccia di un partner asiatico In pole Vietnam Airlines

ROMA Roberto Colaninno, presidente della nuova Alitalia, è ad Hanoi, capitale del Viet... ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: presidente della nuova Alitalia, è ad Hanoi, capitale del Vietnam, per avviare la produzione della "Vespa" Piaggio, di cui è presidente e primo azionista. Un normale viaggio di lavoro se lo stesso Colaninno non avesse ammesso che l'obiettivo del suo viaggio in Estremo Oriente è anche un altro: individuare un partner per la compagnia aerea.

<Banche, continuate ad aiutare le imprese> ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il premier a Corrado Passera: «Per Alitalia lui e Colaninno si sono messi a capo di una cordata di coraggiosi». A Villa Madama da Alberto Nagel (Mediobanca) a Giuseppe Mussari (Monte dei Paschi di Siena) ROMA — «Dovete continuare a dare una mano alle imprese. Diteci come il governo, oltre ai 12 miliardi già stanziati, può fare qualcosa.

Colaninno: il rischio di Malpensa? Cadere in mani straniere ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: spauracchio di Lufthansa nel pieno di una delicata trattativa con Alitalia». Per il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno (che ha così commentato i progetti di sviluppo con Lufthansa riportati dal numero uno della Sea Giuseppe Bonomi al Corriere), è ancora aperta la partita sull'equilibrio tra gli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa nel network della compagnia.

Berlusconi alle banche:... ( da "Giornale.it, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: é una delle migliaia di residenze storiche che fanno "invidia a tutto il mondo"), il premier è tornato rapidamente sulla vicenda Alitalia. Ha ringraziato l'Ad di Intesa-SanPaolo, Corrado Passera, (presente alla cena) e Roberto Colaninno (presidente di Cai, ma non a Villa Madama), per la "cordata di coraggiosi" che ha permesso al vettore di restare compagnia di bandiera.

Piani di rilancio, l'Europa dice no a Obama (e fa bene). ( da "Giornale.it, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: spin (3) svizzera (5) turchia (12) Varie (17) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.

BEATRICE RUOCCO ESSERE SOCIALMENTE RESPONSABILI SIGNIFICA NON SOLO SODDISFARE PIENAMENTE GL... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: soprattutto a causa dei conseguenti disastrosi effetti della fusione della ex compagnia di bandiera (Alitalia) con Air One e trasformazione in Cai (nuova compagnia aerea). La Gesac, dunque, ha compiti più del solito al sapore di sfida, che gli derivano dalla concessione governativa quarantennale di «gestione totale dell'aeroporto di Napoli».

Quando la demagogia è al governo ( da "EUROPA ON-LINE" del 12-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: q u a n d o (mentre si spendeva per «salvare Alitalia dallo straniero») il dibattito pubblico era dominato dall?imposizione di una nuova tassa (si chiamava proprio Robin Tax), che colpiva i ricchi (petrolieri e banche) per dare ai poveri. Non l?avevano messa Prodi e Padoa-Schioppa ? che magari avrebbe voluto ?

il nostro territorio a rischio d'estinzione - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dell'Alitalia. Deplorevole poi il contenzioso cui potrebbe dar vita l'abolizione di ogni regola. Mi ha scritto Fabrizio Virgili (fabervi@libero.it): « Abito in un condominio composto da 38 abitazioni, su due scale di otto piani ciascuna. All'assemblea ho manifestato l'intenzione di "allargare" il mio appartamento di 24 mq,

ex alitalia in sciopero "rispettate il piano cai" ( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pagina IX - Napoli Capodichino Ex Alitalia in sciopero "Rispettate il piano Cai" Nuova manifestazione oggi all´aeroporto di Capodichino (nella foto) dei lavoratori di Atitech, Alitalia e Alitalia servizi. I dipendenti chiedono garanzie di occupazione stabile per tutti gli addetti nella nuova società Cai.

La fiera dei disoccupati Laureati in fila a Roma per un posto che non c'è ( da "Riformista, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Toyota, Ikea, Acer, Vodafone, Alitalia: sono solo alcune delle aziende che hanno disertato la nuova edizione di "Brain at work". Le altre quest'anno offrono solo stage, per la disperazione dei quasi 9 mila ragazzi che hanno preso d'assalto gli stand. Le soluzioni? «Emigrare all'estero».

di Serenella Mattera Dialogo tra neo-ingegneri ( da "Riformista, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Air One e Alitalia, e la cosa era resa ancor più evidente dalla presenza, invece, di un gruppetto di neo-licenziati dalle due aziende, anche loro intenti a consegnar curricula. «Non mi hanno rinnovato il contratto - si lamentava una di loro - e ora, fino a settembre, prenderò un assegno di disoccupazione ordinaria».

I sindacati di base: No all'esecutivo ( da "Manifesto, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, e altre aziende fioccano licenziamenti, esuberi, mobilità, con l'aggravio sulla qualità del servizio e dei costi. No quindi all'introduzione delle quote minime per proclamare lo sciopero (norma che colpirà soprattutto i sindacati minori), no al cosiddetto «sciopero virtuale», no al referendum preventivo.

Sciopero, il governo attacca la democrazia ( da "Manifesto, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di mobilitazioni che la Commissione di garanzia ha evidenziato nel suo ultimo rapporto, «è frutto dell'enfatizzazione della vicenda Alitalia o dei ritardi nella vertenza contrattuale del trasporto pubblico», nota Garilli. Non bastasse, anche il governo è piuttosto attivo in quanto a precettazioni (ieri sono stati precettati gli scioperi previsti previsti per il week end).

ROMA - Circa 450 emendamenti (115 solo dalla Lega) e altri in arrivo per il decreto legge "sal... ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: È allo studio il modo per poter garantire i risparmi dei piccoli obbligazionisti di Alitalia», spiega ad esempio uno dei relatori, Marco Milanese. La novità dovrebbe essere presentata dal governo e riguarda «gli obbligazionisti non istituzionali». Ancora indefinite le cifre, ma il valore della norma potrebbe aggirarsi intorno ai 100 milioni.

Linate, volo Milano-Roma Ricorso contro la Cai <Il monopolio è un danno> ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: un testo che di fatto autorizza l'operazione di concentrazione Cai-Alitalia fissata nel decreto governativo. Si stabilisce poi che solo il 3 dicembre 2011 (fra tre anni, insomma) sarà deciso il successivo termine entro il quale le posizioni di monopolio eventualmente determinatesi a seguito dell'operazione devono cessare».

Bond Alitalia, spunta un minirimborso ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: esclusi Tesoro e fondi Bond Alitalia, spunta un minirimborso ROMA — Il governo studia un rimborso per i piccoli obbligazionisti di Alitalia. Il provvedimento da un centinaio di milioni, che non riguarderebbe i fondi e il Tesoro (detentore del 62% del pacchetto emesso nel 2002: 445 milioni su 715), entrerebbe a far parte del decreto legge sugli incentivi per l'

LINEA 40, TUNNEL SOTTERRANEO GLI EXPO-DILEMMI DEL FUTURO ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che sta pagando un prezzo alto alla bancarotta di Alitalia, non può accettare che il declino di Linate venga imposto da chi punta sull'aeroporto di Fiumicino. Linate va difeso, il mancato collegamento con il metrò è un errore storico che va messo sul conto di una classe politica miope e poco attenta ai servizi al cittadino.

Ne usciremo solo insieme ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Quei 5 miliardi, in gran parte, ci sono già nei 9 miliardi degli ammortizzatori sociali. Quella è un?operazione giusta, ma richiede mesi per entrare in vigore. Noi diciamo: intanto, se ci sono, utilizziamo subito quelle risorse. Questo è il nostro primo problema ma ne abbiamo un altro, quello di aumentare i consumi:

La cassa integrazione c'è ma non si vede ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: i lavoratori di Alitalia stanno ancora aspettando le indennità di gennaio e febbraio. Milano e Roma, la rete di piccole aziende e il grosso gruppo industriale, casi diversi ma gli stessi problemi: al mondo produttivo italiano il denaro non arriva. Gli otto miliardi tanto sbandierati dal governo per gli ammortizzatori sociali sono ancora invischiati nella burocrazia ministeriale.

Franceschini: choc il viaggio Alitalia ( da "Stampa, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è stato una specie di metafora di un po' di cose che vanno sistemate nella nuova Alitalia». «Tra check-in Air One-Alitalia confusi, pullman che ci hanno portato ad aerei sbagliati e soliti ritardi, è stato un viaggio molto difficile». «Avevo un biglietto di Air One e sono andato a un check-in Alitalia, pensavo fossero informati.

Anche per l'estate Blu Express potrà volare fra Torino e Roma ( da "Stampa, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: CASELLE LA COMPAGNIA LOW COST HA OTTENUTO I PERMESSI MALGRADO LE RESISTENZE DI ALITALIA Anche per l'estate Blu Express potrà volare fra Torino e Roma [FIRMA]ANGELO CONTI Davide ha battuto Golia. Nonostante le resistenze di Alitalia, la compagnia low-cost Blu Express ha ottenuto di continuare ad operare, anche per l'estate, i suoi collegamenti giornalieri fra Torino e Roma Fiumicino.

La Cgil lancia l'allarme: la crisi nel Lazio è drammatica. Solo di cassa integrazione ordi... ( da "Unita, L'" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Solo di cassa integrazione ordinaria e straordinaria, rispetto a febbraio 2008 - quando si registrava per un totale di 1.441.967 lavoratori - si è arrivati a 3.039.283. Il peso maggiore è legato ai trasporti, con oltre 1,2 milioni di ore. Cresce il peso del dramma Alitalia. A PAGINA 53

Gli anziani si vendono la casa per trovare i soldi ( da "Unita, L'" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Anche a seguito della crisi Alitalia. Secondo il sindacato si tratterebbe di una tendenza confermata, anzi in peggioramento, anche per il mese di febbraio. «Al Campidoglio avevamo chiesto un sostegno al reddito delle fasce più deboli, attraverso anche la rimodulazione dell'irpef, ma non c'è stata finora alcuna risposta.

Distretti in movimento Carpi spedisce 30mila cartoline al premier ( da "Unita, L'" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia - sintetizza Enrico Campedelli, sindaco di Carpi, ricandidato dal Pd alle prossime amministrative per il secondo mandato - il governo deve prestare attenzione anche alle piccole e medie imprese che sono la spina dorsale del paese. Nei documenti fin qui usciti da Palazzo Chigi sembra che il settore moda non esista"

azionista alitalia cita berlusconi ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Bari Lecce Azionista Alitalia cita Berlusconi Un piccolo azionista di Alitalia, l´avvocato Francesco Toto, ha citato in giudizio dinanzi al tribunale civile di Lecce il premier, Silvio Berlusconi, per ottenere un risarcimento di circa un milione di euro. La citazione riguarda danni economici, morali e biologici subiti per le dichiarazioni che Berlusconi rilasciò quando censurò -

Il petrolchimico affonda ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: chiedono che il Governo intervenga per la chimica com'è intervenuto per l'Alitalia o per altri settori in crisi. I rappresentanti dei lavoratori sassaresi sono sconcertati, ma per ora la mobilitazione resta chiusa nel cassetto «perché il presidente della Regione si è appena insediato. Con noi ha preso degli impegni e aspettiamo che li mantenga.

Franceschini s'aggrappa ai banchieri ( da "Tempo, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: esatta metafora delle cose che non funzionano nella nuova Alitalia». Segue dettagliata descrizione delle peregrinazioni del segretario tra i banchi di Fiumicino fino all'atterraggio, un'ora dopo, nel grande e «drammaticamente vuoto» aeroporto di Malpensa. Quindi parte la solita litania anti-Berlusconi che «continua a nascondere la crisi» e ha messo in campo interventi insufficienti e,

Dal governo aiuti ai precari ( da "Stampa, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ne sanno qualcosa i 7 mila cassintegrati Alitalia che, da novembre a oggi, hanno avuto dall'Inps una media di 450 euro di indennità. Sacconi promette che le cose cambieranno rapidamente: «La semplificazione burocratica permetterà di chiudere il procedimento in 20 giorni, massimo un mese».

le assicurazioni, fonsai e il fattore ligresti ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Rcs, Pirelli, Impregilo, Alitalia) e degli affari immobiliari, anche se forse non sono gli investimenti migliori per gli assicurati. Per conoscere il bilancio Fonsai 2008 bisognerà attendere il 23 marzo. Quindi, faccio riferimento ai dati dei primi 9 mesi, che evidenziano già con chiarezza i problemi.

Franceschini: <Un'ora di ritardograzie alla nuova compagnia alitalia> ( da "Secolo XIX, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Franceschini: «Un'ora di ritardograzie alla nuova compagnia alitalia» il segretario del pd Cernobbio (Como). Il viaggiatore Dario Franceschini, segretario del Pd, non si lascia sfuggire l'occasione per raccontare le disavventure della nuova Alitalia. Arrivato in ritardo al forum di Confcommercio (era atteso alle 15.

Non basta il sussidioper aiutare davverochi ha perso il lavoro ( da "Secolo XIX, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ex Alitalia), tolgono l'Ici ai ricchi e si godono i loro lauti stipendi! Certo che il presidente del Consiglio con le sue ville, i suoi aerei, elicotteri, panfilo e automobili, gli 800 euro del disoccupato sono niente. Dato che non può capire come si possa vivere con 800 euro al mese non considera importante questo provvedimento.

Rai: la revoca di Petroni è <illegittima> ( da "Riformista, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ora presidente di Alitalia). Mentre faceva il ministro ombra dello Sviluppo, la Piaggio chiudeva un accordo separato (senza la firma della Cgil, cioè) che ora sarà sottoposta a un referendum tra i dipendenti. «L'azienda si è comportata secondo la logica del prendere o lasciare», dice Maurizio Landini, che per la Fiom sta seguendo la trattativa.

Festa della donna Cosa non si dice per essere correct la posta di zoro ( da "Riformista, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: un signore ha interrotto una hostess Alitalia che stava parlando dal palco, questionando sulla corretta interpretazione della vicenda Cai. Il merito di vivacizzare con un accenno di dibattito una mattinata troppo formale e priva di passione per celebrarsi al Pigneto, m'appariva evidente e meritorio.

Malpensa, Regione contro Tajani <No al congelamento degli slot> ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Oggi Alitalia ha circa 250 slot su Malpensa, ma solo uno su cinque è operativo. E Cattaneo aggiunge, quasi a placare la polemica: «In questo periodo ne stiamo sentendo di tutti i colori. Anche le affermazioni di Vito Riggio dell'Enac, secondo il quale il problema di Malpensa sarebbe Linate, del quale invoca la chiusura,

Franceschini: si litighi ma Palazzo Koch non venga coinvolto ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: una metafora di quel che va sistemato nella nuova Alitalia ». Partito con biglietto AirOne si è rivolto senza successo a un banco Alitalia. Imbarcato su un bus, dopo 30 minuti di ritardo, si trova di fronte a un aereo Alitalia: «Ma i bagagli erano su un aereo diverso». All'arrivo, il ritardo era di un'ora: «A Malpensa, nella tragicità di uno tra i più grandi aeroporti d'

La dialettica ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha più volte criticato la linea del governo Berlusconi su Malpensa e sugli slot Alitalia Il Colle Bossi ha difeso Napolitano dagli attacchi del Pdl sulla decretazione d'urgenza: «è una figura di garanzia, è giusto che intervenga» Intercettazioni La Lega ha frenato il progetto di legge per limitare l'uso delle intercettazioni nelle inchieste penali

Chicago, atterraggio d'emergenza per volo Alitalia ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2009)
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Abstract:

La Martani bussa, ma Alitalia non apre ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma Alitalia non apre di Redazione Non sa proprio più a che santo votarsi la bella Daniela Martani (nella foto) ex hostess dell'Alitalia, ormai notissima per vicende mediatiche e televisive. Daniela si era fatta immortalare agitando un cappio nei mesi della vertenza per la nascita della nuova compagnia aerea di bandiera ed era la stessa che,

DALL'INVIATO ANTONIO TROISE CERNOBBIO. MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE POSSONO LITIGARE S... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: una metafora delle cose che vanno sistemate nella nuova Alitalia», confessa con irritazione. Poi, rivendica il ruolo «propositivo» dell'opposizione, che negli ultimi giorni ha messo in campo una serie di proposte contro la crisi. Alcune, come l'assegno mensile per i disoccupati o l'election day a giugno, sono state già bocciate.

Il leader pd racconta il viaggio con l'alitalia un'odissea il sintomo che le cose non vanno ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il leader Pd racconta il viaggio con l'Alitalia «Un'odissea il sintomo che le cose non vanno»

TORNANO SUL PIEDE DI GUERRA I LAVORATORI DELL'ATITECH, CHE IERI HANNO BLOCCATO PER DUE ORE, DAL... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che non è entrato a far parte della nuova Alitalia targata Roberto Colaninno, chiedono al governo l'apertura di un tavolo di confronto per attuare quanto concordato tra Cai e i sindacati a fine ottobre a palazzo Chigi: l'acquisizione di Atitech da parte di una società di nuova formazione con la partecipazione di Fintecna, Finmeccanica e della stessa Cai,

MARCO TORIELLO PINO NERI ALLE NOVE E TRENTA UN VENTO FREDDO MITIGATO DAL SOLE PRIMAVERILE ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Una stoccata anche al governo: «Ha salvato Alitalia e banche ma perché noi no?». Peppe D'Alterio, delegato Uilm, rincara la dose: «Ad Acerra smetteranno di fare campagna elettorale». In chiusura i segretari di Uilm e Fiom, Crescenzo Auriemma e Massimo Brancato, se la prendono con Berlusconi.

LAVORATORI ALL'ATTACCO NELL'ASSEMBLEA DI FABBRICA: BERLUSCONI HA SALVATO ALITALIA, PERCHé NON NOI? ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lavoratori all'attacco nell'assemblea di fabbrica: «Berlusconi ha salvato Alitalia, perché non noi?»

L'ira dei piccoli azionisti Alitalia: "Citiamo in giudizio Berlusconi" ( da "Quotidiano.net" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ira dei piccoli azionisti Alitalia: "Citiamo in giudizio Berlusconi" La prima udienza è già fissata per luglio a Lecce. Secondo l?avvocato lo smembramento di quella che dallo stesso Berlusconi ha definito “bad company” ha procurato agli azionisti di minoranza un danno pari al totale azzeramento del capitale azionario Segnala ad un amico Tuo nome:

La crisi provocherà una nuova ondata di immigrati?. ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: spin (3) svizzera (5) turchia (12) Varie (17) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.


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Parmalat una storia anticiclica (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 11-03-2009)

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Sopravvivere/4 Come un crac diventa un boom Parmalat una storia anticiclica parmarolo. Il gruppo di Enrico Bondi, con 1,5 miliardi in cassa, è ambito. Potrebbe aggregare un nuovo polo alimentare. di Giorgio Meda Questa è una storia anticiclica. Parmalat in Borsa capitalizza poco più di 2,4 miliardi di euro. Stando ai risultati del 2008, pubblicati nei giorni scorsi, il gruppo guidato da Enrico Bondi ha disponibilità liquide per oltre 1,1 miliardi di euro, cifra che sale a 1,4 miliardi se si prende in considerazione solo la disponibilità liquida della società capogruppo. Parmalat si trova quindi nella paradossale condizione di essere passata in pochi anni dallo status di maggiore crac della storia del capitalismo italiano a scrigno capace di custodire una liquidita pari a circa la metà della sua capitalizzazione di Borsa. Questa considerevole dotazione di mezzi propri ha reso la nuova Parmalat una preda molto ambita. E l'interesse, già elevato prima che iniziasse la crisi dei mercati fiannziari, è diventato più avvertito oggi che il bene cash è diventato sempre più raro e sempre più caro. Enrico Bondi questo lo sa, e sa anche che il 2009, anche per il fortissimo deprezzamento subito dalle società in conseguenza del crollo dei mercati, è l'anno giusto per fare l'acquisizione che il mercato attende ormai da mesi. Negli anni scorsi, a più risprese, a Bondi è stato sottoposto il progetto di integrazione fra Parmalat e Granarolo. Il dossier è stato a lungo caldeggiato da banca Intesa Sanpaolo, interessata a creare un polo italiano del latte in grado di avere una massa critica simile ai colossi internazionali. Parmarolo, così era stato ribattezzato il dossier relativo all'integrazione delle due aziende, non ha mai fatto breccia nel cuore di Bondi che anzi ha sempre accusato gli estimatori del matrimonio di voler sposare i debiti di Granarolo con la cassa di Parmalat. Inoltre, spiegano fonti bene informate, la fusione fra le due aziende avrebbe generato una lunga serie di sovrapposizioni che avrebbero dovuto portare a un'altrettanto lunga serie di dismissioni. Nonostante le smentite di rito, gli ultimi timidi tentativi di rivitalizzare il dossier, sono stati compiuti pochi mesi fa. Ma la risposta di Bondi è stata sempre la stessa: no. Sul dossier si è gocata fra l'altro, una curiosa partita politica tutta interna al centrodestra. Entrambi gli attori infatti vantano dei crediti nei confronti dell'esecutivo. Bondi, grazie alla legge Marzano, concepita con un asse realizzato con il precedente governo Berlusconi, ha posto rimedio al crac di Parmalat, evitando che il crollo del sistema finanziario del gruppo che fu di Calisto Tanzi venisse seguito dal collasso dell'attività industriale, con le immaginabili conseguenze occupazionali e per l'indotto parmigiano ed emiliano in generale. Corrado Passera e Gaetano Miccichè, rispettivamente numero uno operativo di Intesa Sanpaolo, e potente capo della divisione corporate della banca, sono invece i fautori della realizzazione del salvataggio di Alitalia, uno dei punti più sensibili della recente campagna elettorale di Silvio Berlusconi. La competizione ha visto prevalere Bondi che ha ottenuto che Parmarolo venisse definitivamente achiviato. A suggellare la morte del dossier, spiegano fonti bene informate, sono giunte le indiscrezioni sul possibile approdo di Carlo Prevedini, ex direttore generale di Parmalat, alla guida di Granarolo. Prevedini, secondo quanto si apprende, ha lasciato il gruppo di Collecchio dopo furiose litigate con Bondi. Sembra quindi difficile che il ticket possa ricomporsi sotto l'insegna di Parmarolo. Prevedini, spiegano fonti bene informate, è una manager che ha una fortissima competenza domestica e minore per i mercati esteri che invece saranno quelli in cui Parmalat cercherà le sue prede. Infine Bondi, oltre a focalizzarsi sulla campagna acquisti, si concentrerà, nel 2009, sulla parte americana dei processi per le revocatorie Parmalat. I contendenti sono due, Citigroup e Bank Of America, e non hanno nessuna intenzione di cedere alle richieste del manager. Che invece vede nella capitolazione dei due (ex) grandi gruppi bancari statunitensi il coronamento ultimo della strategia che gli ha consentito di riportareParmalat nel numero delle aziende vive, strappandola a una fine che, all'epoca, quasi tutti davano per certa. 11/03/2009

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alitalia cargo, ok alla vendita: speranze per 500 addetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)

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Pagina VII - Milano Malpensa Alitalia Cargo, ok alla vendita: speranze per 500 addetti Via libera del governo alla vendita del settore cargo della vecchia Alitalia alla Alis, che si era offerta di rilevare la società Cargoitalia. Lo ha annunciato ieri il commissario straordinario uscente della compagnia Augusto Fantozzi, dopo il sì del ministro Claudio Scajola e del comitato di sorveglianza di Alitalia. «è una notizia molto positiva che aspettavamo» - commenta il segretario generale della Filt Cgil Lombardia Nino Cortorillo: che, però, non si sbilancia su quali effetti questa novità potrà avere sulla sorte dei circa 500 lavoratori dell´area cargo di Malpensa attualmente in cassa integrazione, su un totale di circa 2000 che, in base all´accordo raggiunto tra governo e sindacati, potranno usufruire per due anni degli ammortizzatori sociali non previsti per la categoria dei trasporti. (a. m.)

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"Repubblica" s'indigna: gli hotel di lusso tagliano le "amenties" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Attenti, amici bloggisti, la Cassazione ha deciso che "per i blog e i forum on-line non valgono le regole che tutelano la libertà di stampa". La ragione? Eccola: siccome "si tratta di una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero, rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum", spesso in forma anonima,."Blog, forum eccetera non possono essere considerati come una testata giornalistica, ma sono equiparabili ai messaggi che potevanoe possono essere lasciati in una bacheca". Dunque i blog hanno l'obbligo di rispettare il "buon custome" e il giudice può ordinare il sequestro di alcune pagine web. La controversia era nata in seguito alla decisione del Tribunale di Catania di sequestrare un forum di discussione sulla religione cattolica nel quale erano contenuti messaggi che la magistratura di Catania aveva ritenuto offensivi verso il comune sentimento religioso. Alcuni bloggisti "avevano travalicato limiti del buon costume alludendo espressamente a pratiche pedofile dei sacerdoti per diffondere il 'sacro seme del Cattolicesimo'". Il tema è delicatissimo. Certe ingiurie sono indifendibili, ma temo che la sentenza della Cassazione sia esagerata e che costituisca un precedente potenzialmente pericoloso per la libertà di espressione in questo Paese. Chi stabilisce cos'è il buon costume? E chi ci garantisce che questa sentenza non venga usata per mettere a tacere opinioni scomode? Scritto in giustizia, blog, manipolazione, società, Italia, democrazia, giornalismo Commenti ( 6 ) » (3 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 09 "Repubblica" s'indigna: gli hotel di lusso tagliano le "amenties" Il mondo va a rotoli e "Repubblica", giustamente, si preoccupa anche dei contraccolpi sugli hotel di lusso. Mercoledì ha dedicato all'argomento un'intera pagina. Ecco l'incipit: "Cominciamo da qui, dal fastoso Shangri La di Singapore e dal racconto di Alessandra Pavolini, general manager in viaggio per il 40 per cento del suo tempo-lavoro. Racconta che l'ultima volta è stato uno shock: "Niente più corbeille di fiori nella hall, neppure un valletto che ti prende i bagagli, in camera una lista di raccomandazioni da colonia estiva: spegni le luci, non usare tutti gli asciugamani, tieni la temperatura più alta. In bagno il deserto, con il barattolino dello shampoo che tiene solo una dose, spariti il cotton fioc e i dischetti struccanti. Sul comodino matite lunghe come un mozzicone e il bloc notes col logo ridotto a tre foglietti di carta bianca". E ancora, con tono inorridito, Cinzia Sasso racconta che "il grande bacino del risparmio è quello delle amenities. Basta accappatoi; stop alle pantofole; addio alle creme idratanti; contenitori più piccoli per shampoo, balsamo e bagnoschiuma, generi da sostituire, nel caso di presenze che si prolunghino, "solo dopo che siano stati utilizzati del tutto"; via i sottobicchieri nel bagno; i sigilli del water; kit per il cucito e kit per pulire le scarpe ridotti al minimo; via perfino il cioccolatino della buona notte. Ma, scrive ancora la Sasso, "per fortuna nell'era di internet, a parte i maniaci delle collezioni, non si accorgerà nessuno che sono già state tagliati i fogli per spedire i fax e la carta da lettere, così come le scatoline dei fiammiferi con il logo degli hotel". Come non capire i lettori chic di Repubblica: è un vero scandalo, un trauma, un'indecenza. Voi che dite: riusciranno a riprendersi? Sono sinceramente preoccupato. Scritto in crisi, globalizzazione, notizie nascoste, Italia, giornalismo Commenti ( 33 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Mar 09 Obama chiede aiuto agli hedge funds (e li premia) Un altro breve post sulla crisi economica. Obama ha trovato la soluzione per far ripartire il credito: chiede aiuto agli hedge funds e ai fondi di private equity offrendo loro condizioni di estremo favore: potranno accumulare profitti illimitatamente, ma con ampie garanzie statali in caso di perdita. L'accordo è legato ai cosiddetti "Talf", come spiego in questo articolo e prevede l'esborso da parte dello Stato di altri mille miliardi di dollari. Capito il progressista Obama? Chiede aiuto e protegge gli speculatori con i soldi dei contribuenti.. Intanto il totale degli interventi varati dal governo Usa raggiunge l'astronomica cifra di 3,5 trilioni di dollari ovvero 3500 miliardi di dollari, da finanziare con l'emissione di Buoni del Tesoro. Il debito Usa è ancora sostenibile? Attenti al dollaro, rischia una brutta fine. Scritto in banche, capitalismo, crisi, progressisti, era obama, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 49 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Mar 09 E' ora di lasciar fallire le banche. In un'intervista che mi ha concesso, Arthur C. Brooks, presidente dell'American enterprise institute, uno dei principali think tank conservatori, sostiene due punti importanti: 1) a suo giudizio i piani di Obama anziché contrastare la crisi finiscono per peggiorarla. 2) tentare di salvare tutti è impossibile ed è inaccettabile che gli aiuti vadano soprattutto alla casta dei banchieri che questa crisi l'ha provocata. Dunque visto che la recessione è inevitabile, meglio adottare misure radicali e lasciar fallire le banche che non sono in grado di resistere. Il punto più delicato è l'ultimo e dopo aver riflettuto a lungo su questo tema, grazie anche ai vostri qualificatissimi contributi, mi sono convinto che questa sia l'unica strada. L'entità del debito accumulato da certe banche (soprattutto americane ma non solo) è tale, a causa dell'effetto leva, da non poter essere coperto nemmeno dallo Stato. Dunque cercare di tappare buchi, che in realtà continuano ad allargarsi, non avrà altra conseguenza che trascinare l'economia reale nel baratro. E allora anzichè creare "bad banks" o fondi con titoli tossici, bisogna rafforzare le banche in salute e usare i fondi pubblici per trasferire a queste ultime le attività fondamentali (e sane) di quelle in fallimento. Ci sarà uno choc e chi detiene azioni o prodotti finanziarie delle banche cattive perderà il proprio investimento, ma passato il trauma l'economia potrà riprendere su basi solide. L'idea circola già da qualche settimana tra gli specialisti, ma mi sembra l'unica soluzione plausibile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: la Banca d'Inghilterra ha dato il via libera per stampare 150 miliardi di sterline da pompare nel sistema finanziario. E' un gesto disperato. A questo punto vedo solo due possibili conseguenze: l'operazione fallisce e la Gran Bretagna fila verso la bancarotta o va in porto ma a un prezzo altissimo: l'iperinflazione. Scritto in capitalismo, crisi, banche, era obama, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 71 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Mar 09 Quando Obama supplica il mondo. Obama non vede l'ora di avviare una nuova distensione con la Russia, ampiamente ricambiata, come spiego in questo articolo . Intanto invia due rappresentanti a Damasco per riallacciare il dialogo con la Siria, interrotto dal 2005. Sotto banco parla con l'Iran e, secondo indiscrezioni, anche con Hamas. Nei giorni scorsi Hillary Clinton, a Pechino, ha dichiarato che i diritti umani sono importanti, ma che l'economia lo è di più, avvallando così le repressioni del regime comunista cinese. Con i Paesi arabi del Golfo la Casa Bianca è sempre più conciliante, anzi accomodante e il presidente americano ha lanciato i primi segnali di preudente disponibilità anche al regime cubano dei fratelli Castro. La svolta è innegabile rispetto a Bush, ma proietta l'immagine di un Paese ansioso, improvvisamente insicuro, che dopo aver perso la supremazia economia teme di smarrire anche quella politica. E' come se Obama stesse supplicando il mondo: è vero siamo in recessione ma se ci riconoscerete ancora lo status di numero uno al mondo (e militarmente lo sono ancora), faremo i bravi con tutti. Insomma, un'America con il cappello in mano che cerca di far dimenticare le proprie debolezze. Ma basta la supremazia militare per giustificare lo status di superpotenza? E il mondo ha davvero voglia di farsi guidare dagli Usa? Scritto in globalizzazione, israele, era obama, democrazia, cina, gli usa e il mondo, russia, medio oriente, islam Commenti ( 91 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Mar 09 Ma Obama combatte davvero le lobbies? I media di tutto il mondo hanno rilanciato il discorso con cui Obama annuncia "di voler lottare contro le lobbies che intendono ostacolare il suo piano economico". La retorica è quella di sempre: "Questo è il cambiamento promesso agli americani" e giù l'elenco delle riforme che i rappresentanti degli interessi particolari intendono bloccare: "Alle assicurazioni non piacerà l'idea di dover diventare più competitive per continuare a offrire la copertura medica», ha detto Obama. «Anche le banche e chi ha concesso prestiti agli studenti per iscriversi all'università non ameranno lo stop agli enormi sussidi a loro accordati, ma così abbiamo salvato circa 50 miliardi di dollari per rendere i college più finanziariamente accessibili». Allo stesso modo, ha detto Obama, «le compagnie petrolifere non ameranno l'interruzione delle facilitazioni fiscali per 30 miliardi di dollari, ma è così che possiamo permettere all'economia delle energie rinnovabili di creare nuovi progetti e posti di lavoro». La realtà, però, è molto diversa. Il presidente americano non ha affatto combattuto le lobbies, le ha assorbite al governo. E l'esame sia bel pacchetto di salvataggio del sistema finanziario sia del piano di rilancio lo dimostra. Altro che riforme: Obama distribuisce soldi a pioggia. E tagli di poche decine di miliardi di dollari sono irrisori rispetto a sussidi che valgono migliaia di miliardi. Ma hanno una loro funzione mediatica: servono ad alimentare il mito del cambiamento e dunque l'impressione che Obama stia davvero trasformando l'America, tagliando con il passato. E' un'operazione di spin, basata sull'illusione o, se preferite, sul raggiro. Con queste riforme l'America non solo non cambia, ma rischia di accelerare il suo declino, perchè elude ancora una volta il vero problema dell'economia Usa, che è sistemico. E non sarà certo l'aumento dell'aliquota di un paio di percentuali ai ricchi a sanare le casse dello Stato americano. Anche perchè di questo passo, alla fine del 2010, di ricchi ne rimarranno davvero pochi. Non fatevi ingannare dai bluff di Obama. Scritto in banche, capitalismo, crisi, spin, era obama, democrazia, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 48 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Feb 09 In Terra Santa con i lettori de "Il Giornale" Da ieri sera sono infatti in Israele assieme ad Andrea Tornielli, Livio Caputo, Vittorio Dan Segre, nonchè Stefano Passaquindici e Maurizio Acerbi per accompagnare i lettori (numerosissimi) nel viaggio in Terra Santa organizzato al Giornale. E' una bella esperienza e molto intensa, ma anche a causa di connessioni internet assai lente (perlomeno qui a Nazareth) è possibile che nei prossimi giorni sia costretto a rallentare il ritmo dei post su "il cuore del mondo". Confido nella vostra comprensione. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Feb 09 Ma è questo l'Obama italiano? Il settimanale americano "Time" non ha dubbi: Matteo Renzi è l'Obama italiano, l'uomo su cui il Partito democratico deve puntare per rinascere dopo il fallimento di Veltroni. Renzi è il presidente della Provincia di Firenze ora candidato sindaco. "Time" lo descrive così: ha fatto largo uso di Internet e Facebook per riuscire a trionfare alle primarie. E, come Obama, Renzi ostenta un atteggiamento pragmatico nei confronti della politica. «Sono un politico, non faccio miracoli - ha detto spesso - Ho solo cercato di lavorare ogni giorno un pò meglio». Figlio di un piccolo imprenditore toscano, Renzi è un cattolico praticante ma ha già dichiarato che non permetterà al Vaticano di «guidare la sua politica». Secondo "Time" rispetto al presidente americano Renzi è qualche volta «turbolento» ed ha ancora «una faccia da bambino». Incuriosito, sono andato a cercare qualche video su You Tube. Ne ho trovati subito due, prodotti dallo stesso Renzi. L'astro nascente del Pd ritiene che Firenze "debba puntare in alto, ma anche in basso", che le "elezioni sono una sfida vinci o perdi e non ammettono pareggi"; seduce gli elettori affermando" che la città è gelosa del proprio passato e innamorata del proprio futuro", ma "deve fare un salto di qualità". Renzi stringe le spalle quando gli dicono che hanno costruito una nuova moschea "perchè tanto a Firenze ce ne sono tante" e ci illumina affermando che il più grande politico di tutti i tempi è Bob Kennedy (ma probabilmente voleva dire John Fitzgerald Kennedy). Il suo attore preferito è Jack Nicholson, e il film più gradito Blade Runner. La canzone prediletta? Naturalmente made in Usa. Insomma, un vero "Americano a Firenze", degno, più che di Obama, del miglior Veltroni. Ma giudicate voi stessi. Ecco i video: YouTube Direkt Che fiuto "Time" e che futuro, il Pd. Non c'è davvero nulla di meglio nel vivaio dell'Italia progressista? Scritto in progressisti, partito democratico, società, notizie nascoste, Italia, giornalismo Commenti ( 49 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Feb 09 Banche e crisi, il peggio deve ancora venire? Il debito delle banche irlandesi è pari al 250% del Prodotto interno lordo della stessa Irlanda, che potrebbe rischiare il default addirittura sui titoli di Stato. Molti Paesi dell'Europa dell'est stanno sprofondando in una crisi di tipo asiatico a causa delle banche che li hanno esposti a rischi insostenibili e sperano che l'Unione europea e il Fondo monetario internazionaler li salvi. In Svizzera il governo federale ha dovuto stanziare oltre 70 miliardi di franchi svizzeri per salvare Ubs e oggi ha addirittura violato lo stato di diritto e il segreto bancario, cedendo al ricatto di Obama, che aveva dato tempo fino a ieri ancora una volta a Ubs per svelare i nomi di 250 contribuenti americani che hanno frodato il fisco con l'aiuto decisivo della banca elvetica. Il governo americano non ha rispettato gli accordi tra gli Usa e la Confederazione elvetica e anzichè aspettare la fine del normale iter giudiziario, come accade tra tutti i Paesi civili, ha messo la Svizzera con le spalle al muro, minacciando di revocare la licenza bancaria all'Ubs, il che avrebbe provocato il fallimento dell'istituto bancario. E siccome Berna non può permettere di far fallire l'Ubs, perchè un evento del genere destabilizzerebbe la Confederazione, ha ceduto. Ci sono tanti altri esempi, ma la morale è sempre la stessa. Negli ultimi 15 anni le banche sono diventate più potenti degli stessi governi; ma ora che sono in difficoltà sperano che lo Stato, da loro stesse a lungo depotenziato, le salvi, mantenendo intatto il sistema ovvero preservando la prerogativa di condizionare il mondo. Questa non è democrazia e neppure capitalismo, è un'aberrazione. E fino a quando non verrà estirpata, non c'è possibilità di salvezza. Ma non vedo segnali di svolta. Anzi, la crisi economica, generata dalla finanza, sembra entrata in una spirale. Da qui il mio timore: il peggio deve ancora venire? Scritto in manipolazione, banche, capitalismo, era obama, economia, svizzera, democrazia, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 151 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Feb 09 Eppure Veltroni si sbaglia, il problema è il Pd. In un Paese come l'Italia, un leader che si dimette è una rarità. E non fosse per questo Veltroni merita l'onore delle armi, tanto più che si è preso la responsabilità per le cinque sconfitte elettorali consecutive. Walter è convinto di essere lui il problema e ritiene che andandosene il Partito democratico possa ritrovare l'unità. Ma credo si sbagli, la crisi del Partito è più grave e profonda per queste ragioni: 1) Il Pd non ha saputo proporre una visione coerente della società, né proporsi con credibilità in tempi di crisi. 2) Non suscita emozione e men che meno appartenenza. I diessini avevano un'anima e una forte identità, i democristiani di sinistra anche. La loro unione ha generato un Partito che in teoria piace a tutti, ma in cui nessuno davvero si riconosce. 3) Non ha capito che l'antiberlusconismo non è più premiante e da solo non basta a dare un'anima al partito. Al contempo non ha risolto il rapporto con l'estrema sinistra, che alcune correnti del Pd continuano a rimpiangere. 4) Non ha avuto il tempo di crescere. Veltroni sperava di poter crescere all'ombra di Prodi, ma la crisi politica lo ha costretto a lanciarsi subito nella contesa elettorale. Non era pronto lui, non era pronto il partito e le buone intenzioni non sono bastate: un vero partito non si improvvisa. 5) Non ha saputo sviluppare una nuova dirigenza. Che senso ha proporre il cambiamento se poi i leader sono quelli di sempre, a cominciare dal freschissimo Veltroni? Ecco perchè è molto probabile che le dimissioni di Veltroni non risolvano nulla. La scissione tra l'anima diessina e quella cristiano sociale resta l'epilogo più probabile. Si va verso la fine della "visione" e del "sogno" di un partito diverso, progressista e moderno. E la sinistra tornerà ad essere quella degli ultimi anni: un'ammucchiata di partiti e partitini vocianti, incoerenti, pasticcioni e dunque tendenzialmente perdenti. Il centrodestra ringrazia, elettoralmente questo è un regalo della provvidenza, ma per la democrazia italiana lo sfascio del Pd non è certo un passo avanti. Paghiamo ancora le anomalie del passato ovvero di un Partito comunista troppo forte, che nel Dopoguerra impedì lo sviluppo di un vero partito socialdemocratico, contrariamente a quanto avvenne negli altri grandi Paesi europei. Per quanto tempo ancora? L'Italia riuscirà mai ad avere una sinistra davvero normale? Scritto in progressisti, società, democrazia, Italia Commenti ( 65 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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<L'Iva in edilizia al 10% per sempre> (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 11-03-2009)

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stampa Vertice Bruxelles dà il via libera al piano di controllo della finanza pubblica per il triennio 2008-2011 Semaforo verde anche per la vendita di Alitalia. Tajani: rispettate le condizioni di mercato «L'Iva in edilizia al 10% per sempre» Il ministro Tremonti all'Ecofin ottiene la stabilizzazione dell'agevolazione fiscale L'Unione Europea dà il via libera alla trasformazione da transitoria a permanente dell'Iva sulle ristrutturazioni nella misura del 10% piuttosto che il canonico 20%. «Dall'Ue abbiamo avuto la conferma della trasformazione da temporaneo a permanente del regime Iva agevolato per l'edilizia»: ha spiegato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio Ecofin. «È una buona dote fiscale per la nostra nuova politica edilizia ed abitativa», ha affermato il ministro. «È stata una decisione - ha aggiunto - che abbiamo accolto in maniera particolarmente positiva, perché abbiamo difeso il regime speciale dell'Iva ridotta per le ristrutturazioni edilizie e abbiamo ottenuto che questo regime diventi permanente». Dunque, «la vecchia norma che sarebbe scaduta nel 2010 diventa eterna». L'accordo prevede la possibilità di applicare nei Paesi dell'Ue un'aliquota inferiore su tanti altri beni e servizi, come libri, barbieri e ristoranti. Ma non sui prodotto verdi, come aveva proposto Bruxelles. Una buona dote sono anche i 9 miliardi di euro in più stanziati per gli ammortizzatori sociali: «Non è un importo marginale, ma è una cifra sufficiente, seria e responsabile. E non c'è stato ancora bisogno di utilizzarla». «La crisi c'è - ha spiegato Tremonti - sappiamo che c'è e la gestiamo in modo serio. Ma non è responsabile questa moltiplicazione di dati, congetture, previsioni». Il ministro è tornato a sorridere solo per il via libera dato dall'Ecofin al Programma di stabilità italiano 2008-2011. «Il bilancio del 2008 chiude bene, meglio del previsto. Per il 2009 vediamo», ha affermato Tremonti, sottolineando come «il piano italiano è stato accolto in maniera fortemente positiva». Sempre ieri da Bruxelles è arrivato il via libera definitivo della commissione alla privatizzazione di Alitalia e all'ingresso nella nuova compagnia, con una quota del 25% del gruppo Air France-Klm. L'annuncio è arrivato dal vice presidente dell'esecutivo europeo Antonio Tajani. E via libera anche all'offerta di Alis per le attività cargo di Alitalia. Il monitoring trustee incaricato di verificare che le operazioni legate alla nascita della nuova compagnia avvenissero a prezzi e condizioni di mercato, ha spiegato Tajani, ha confermato che queste condizioni sono state rispettate.

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slot congelati e la concorrenza può attendere (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)

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Pagina 23 - Economia Global market Slot congelati e la concorrenza può attendere Dopo il governo italiano, anche l´Europa, attraverso la commissione Trasporti guidata da Antonio Tajani regala una piccola boccata d´ossigeno ad Alitalia. Bruxelles proporrà infatti � vista la crisi � di congelare per qualche tempo l´assegnazione di slot non utilizzati. In base alle regole le compagnie dovrebbero coprire almeno l´80% dei servizi sui diritti di atterraggio e decollo a loro disposizione ogni stagione pena la loro revoca. Oggi molti big (Magliana compresa) hanno ridotto i servizi e rischiano di perdere slot di cui avranno bisogno come il pane quando l´economia ripartirà. Alitalia manterrà così la titolarità su alcune frequenza di Linate e Malpensa non servite oggi cui molti rivali guardavano con interesse, magari per far partir la concorrenza sul Milano-Roma. Invece dovranno attendere ancora. Ettore Livini [un premio alla scuola] Nel denunciare i danni all´economia americana causati da un sistema scolastico in declino, Barack Obama ha proposto ieri una serie di riforme, tra cui un premio salariale per gli insegnanti più capaci e meritevoli. E´ una misura, questa, che è sempre stata sempre respinta con sdegno dai sindacati della scuola, i quali hanno molto peso nel partito democratico. Ma il presidente americano, pur prendendo atto della opposizione, ha sottolineato come «un incentivo del genere possa essere importante nel migliorare la vita scolastica». Ed è stato molto chiaro sul problema dei maestri e dei professori incapaci: «Se non riescono a migliorare con gli aiuti che metteremo a disposizione, non c´è bisogno che continuino a insegnare». Arturo Zampaglione

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Il settore Cargo passa ad Alis (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 11-03-2009)

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Sì del governo e del commissario Il settore Cargo passa ad Alis Via libera del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, all'offerta presentata da Alis per il settore Cargo di Alitalia. Lo ha comunicato ieri il commissario straordinario Augusto Fantozzi. «Il 9 marzo - si legge nella nota - il ministero dello Sviluppo economico, previo parere favorevole del Comitato di sorveglianza, ha autorizzato l'accettazione dell'offerta vincolante di Alis Aerolinee Italiane per l'acquisto dei complessi di beni facenti capo alla Divisione denominata Full Cargo, come individuati nell'istanza in data 12 febbraio 2009. L'offerta è stata presentata da Alis in favore della società CargoItalia, dalla stessa interamente controllata. Sarà, pertanto, cura del commissario straordinario procedere alla vendita con le modalità e le condizioni di cui all'istanza». L'acquisto avviene in un momento difficilissimo per il traffico merci per via aerea, calato di oltre un terzo tra dicembre e gennaio. Alis sta già contattando alcuni piloti di Alitalia in cassa integrazione per far volare gli aerei Cargo. Viene proposto un contratto con una forte incidenza della parte variabile (la remunerazione sarebbe cioè fortemente correlata al numero di ore effettivamente volate).

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Aerei semivuoti. Biglietti venduti a prezzi inferiori agli obiettivi di redditività. Cambio sfa... (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 11-03-2009)

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Aerei semivuoti. Biglietti venduti a prezzi inferiori agli obiettivi di redditività. Cambio sfavorevole. Conflittualità sindacale latente. Voli accorpati e ferie aggiuntive ai piloti per evitare sprechi. Se avessero saputo della tempesta che stava per abbattersi sull'economia mondiale, probabilmente Roberto Colaninno e gli altri soci della nuova Alitalia non si sarebbero avventurati in un decollo così difficile. Non più tardi di un mese fa, era il primo febbraio, il socio di maggioranza relativa, Jean-Cyril Spinetta, ha definito lo shock che sta subendo il traffico aereo mondiale «3-4 volte superiore quello dell'11 settembre». A febbraio la holding di cui è presidente - Air France-Klm, che proprio ieri ha ottenuto il via libera di Bruxelles all'ingresso nell'azionariato di Alitalia - ha perso l'8,1% dei passeggeri. I concorrenti di Lufthansa registrano -9,3%. British Airways non prevede il ritorno all'utile prima del 2011, l'agenzia di rating Standard and Poor's ha degradato a «junk» - spazzatura - la solvibilità della compagnia. Anche se sottratta sine die agli impietosi giudizi della Borsa, la nuova Alitalia non fa eccezione. I vertici rivendicano di aver migliorato la puntualità dei voli, di offrire un servizio regolare ed efficiente. Ma a due mesi dal battesimo - era il 12 gennaio - le prospettive di ritorno all'utile, previsto per il 2011, sono lontanissime. Posti vuoti, pochi ricavi L'amministratore delegato Rocco Sabelli in questi giorni ha puntato il dito sulla concorrenza sussidiata della Freccia Rossa sulla Roma-Milano. Nelle difficoltà di decollo della nuova Alitalia i treni ad Alta velocità delle Fs incidono però pochissimo: per ogni 5 punti percentuali di passeggeri persi rispetto al piano, l'impatto negativo sui conti non supera i 20 milioni di euro. Inoltre i passeggeri languono su tutte le tratte: il primo report interno riservato sul mese di gennaio - l'unico finora disponibile - descrive uno scenari da brivido: su cento posti offerti la nuova compagnia nata dalla fusione fra Alitalia ed Air One ha riempito mediamente 45 posti su 100, 43 sui voli nazionali, 44 sugli internazionali, 57 su quelli intercontinentali. Nello stesso mese del 2008 la somma delle due compagnie calcolava 51 posti occupati su 100 sui voli nazionali, 55 sui voli internazionali, 73 su quelli intercontinentali. «Il primo mese non fa testo, i dati sono in costante miglioramento», sottolinea Sabelli. Secondo le sue stime, a metà febbraio il coefficiente medio si sarebbe assestato al 55%, a inizio marzo avrebbe raggiunto anche «picchi» del 60%. Si tratta del doppio rispetto ai primi giorni di operatività, ma siamo ancora 11 punti sotto l'obiettivo del 71% previsto dal Piano Fenice. Un'ancora di salvezza per i conti è il prezzo del petrolio: calcolato nel piano a 128 dollari al barile, oggi non vale più di 48. A conti fatti, si tratta di minori costi per circa 500 milioni di euro. D'altra parte è peggiorato il cambio: se a fine agosto un euro valeva 1,58 dollari, ora oscilla fra 1,25 e 1,27. Questa variabile, piano alla mano, vale 300 milioni di minori ricavi. In virtù di questi numeri - spiegano ai piani alti di Alitalia - il coefficiente di riempimento per soddisfare i target di piano sarebbe sceso al 65%. L'offerta a 99 euro C'è un però: le stesse carte del piano indicano - a parità di ricavo medio sui biglietti venduti - che ogni punto in meno di «load factor» rispetto alle previsioni peserà in negativo sul conto economico per 55 milioni di euro. E nell'ultimo mese Alitalia, come tutte le altre compagnie a caccia di passeggeri, ha messo in vendita 1,6 milioni di biglietti nazionali (andata e ritorno) a 99 euro. Si tratta del 10% dei biglietti che il piano prevede di staccare in tutto l'anno in Italia, venduti però alla metà dei ricavi medi previsti dal piano. Insomma, se il 2009 confermasse un coefficiente medio del 60%, secondo le prime stime che circolano in azienda la nuova Alitalia potrebbe chiudere il primo anno con un rosso vicino ai 500 milioni di euro, duecento milioni in più rispetto ai 291 milioni previsti. Colaninno e Sabelli sperano nella stagione estiva, quando gli aerei di solito si riempiono di turisti: ad agosto 2008, a fronte di un coefficiente medio annuo del 68%, Alitalia ha riempito 77 posti su 100. La crisi però non era ancora esplosa. E le indiscrezioni raccontano che il piano di voli estivo avrà solo tre destinazioni in più. I piloti in trincea D'ora in poi le politiche commerciali saranno decisive. Ma la casella chiave della direzione business - quella che sovrintende a vendita, distribuzione e politiche di network - è ancora vuota e assegnata ad interim a Sabelli. Nonostante molti colloqui, l'ad non ha ancora trovato un manager di razza disponibile alla sfida. Quel che sembra decisamente cambiato è il clima sindacale: lasciati fuori dalla porta della Rsu aziendale i ribelli di Anpac, Unione Piloti e Sdl, Sabelli per ora deve trattare solo con i confederali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L'Anpac però conta fra i suoi iscritti almeno la metà dei piloti assunti, e ha proclamato il suo primo sciopero per l'8 aprile: sarà il banco di prova della sua forza all'interno della nuova azienda. I piloti lamentano il mancato rispetto degli impegni presi a Palazzo Chigi, il rischio di perdita del brevetto per i colleghi in cassa integrazione, ma soprattutto l'assegnazione di ferie e riposi «obbligatori» sia sul breve che sul lungo raggio. Sarebbe il segno delle difficoltà di Alitalia a riempire i posti: secondo quanto risulta da alcune fonti interne e sindacali, soprattutto sulla tratta Roma-Milano, nella quale sono previsti almeno due aerei l'ora, nell'ultimo mese la compagnia ha accorpato voli targati Alitalia ed Air One, risparmiando così su carburante e personale.

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Anpac e Up chiedono la cassa a rotazione, i contratti di solidarietà o il job sharing (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 11-03-2009)

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Anpac e Up chiedono la cassa a rotazione, i contratti di solidarietà o il «job sharing» [FIRMA]ROSARIA TALARICO ROMA «Noi siamo convinti di trovarci di fronte a un dramma sociale», cosi scrivono il comandante Fabio Berti dell'Anpac e Massimo Notaro dell'Unione piloti in una lettera indirizzata al ministro del lavoro Maurizio Sacconi. I piloti infatti rischiano di perdere il brevetto di volo a causa del prolungato periodo di lontananza dalla cloche, a causa della cassa integrazione. Il loro è solo l'ultimo grido di disperazione lanciato dai dipendenti lasciati a terra dalla Cai. In totale, tra piloti, assistenti di volo e personale di terra, sono 7 mila gli ex dipendenti della «vecchia Alitalia» attualmente in cassa integrazione. Tra loro nessuno ha ricevuto gli 850 euro al mese previsti di indennità. Da dicembre, da quando cioè è iniziato il limbo della cassa integrazione i dipendenti hanno intascato 450 euro appena. In tre mesi. «Si tratta dell'acconto corrisposto dall'Inps» spiega Andrea Cavola, segretario nazionale della Sdl. Una cifra «pari a circa il 15 per cento di quello che avremmo dovuto avere. Per non parlare dell'integrazione alla cassa integrazione che manca del tutto e dovrebbe garantirci di raggiungere l'80 per cento dello stipendio le prospettive per il futuro non sono incoraggianti». Anche il futuro, nonostante appelli, comunicati e sit-in di protesta, è quanto mai incerto. «Non si sa quando ci pagheranno perché ci sono problemi di elaborazione dati - spiega Cavola -. Il commissario Fantozzi ha appaltato alla nuova Alitalia questo servizio ma Cai effettua questo lavoro in coda alla propria amministrazione alle buste paga dei propri dipendenti. Si tratta di un lavoro di riserva». Oltre alla questione-soldi Anpac e Up aggiungono il problema dei brevetti, insomma del proseguimento della professione da parte dei piloti. «Sono passate poche settimane dall'inserimento dei colleghi nel contenitore della Cigs - scrivono le due associazioni a Sacconi - e già si avverte la drammaticità della situazione. Appare evidente che l'unica reale soluzione a questa gravissima problematica passa attraverso il ricorso in Alitalia-Cai a tipologie contrattuali già previste nel nostro ordinamento quali la Cigs a rotazione, i contratti di solidarietà o il job sharing». Secondo Anpac e Up le opportunità di lavoro, sia a livello nazionale che internazionale, «sono scarsissime e conseguentemente altrettanto esigue sono le speranze di reimpiego per i piloti posti in cassa». Di qui la richiesta al governo ed alle istituzioni locali, sia del Lazio che della Lombardia, un intervento su Alitalia-Cai perchè metta in atto ogni azione utile, peraltro senza oneri aggiuntivi, alla massimizzazione dei posti di lavoro disponibili». A loro volta gli assistenti di volo dell'Anpav e Avia hanno scritto a Fantozzi e Sacconi per denunciare «il perdurare di una situazione oramai insostenibile, nonostante le rassicurazioni ricevute». «I pagamenti ancora non avvengono, se non in modo in modo parziale», scrivono le due associazioni che puntano il dito contro «una serie di mancanze organizzative nella comunicazione dei dati all'Inps da parte degli enti aziendali preposti che generano situazioni di intollerabile ritardo nel pagamento di indennità necessarie al mantenimento minimo di centinaia di famiglie».

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E' una notizia appena uscita: in Svezia, nello zoo di Furuvik, uno scimpanzè è diventato u... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)

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Mercoledì 11 Marzo 2009 Chiudi E' una notizia appena uscita: in Svezia, nello zoo di Furuvik, uno scimpanzè è diventato un caso di studio comportamentale perchè il soggetto preso in esame, la mattina raccoglie sassi per poi tirarli nel pomeriggio ai visitatori dello zoo. Quindi, dicono gli scienziati, lo scimpanzè è una prova chiara della capacità di pianificare eventi futuri. Sembra che alcuni amministratori dell'ex Alitalia vogliano assumere Santino (così si chiama lo scimpanzè) per pianificare a regola d'arte le strategie della compagnia di bandiera, diciamo. Santino ha accettato con piacere, ma ha fatto alcune richieste: alloggio con idromassaggio , macchina con autista, partecipare almeno a una puntata del Grande Fratello, tre caschi di banane al giorno, depilazione settimanale al laser, conoscere Pupo. L'Alitalia non ha accettato.

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Nuova Alitalia, sì definitivo della Ue (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)

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Mercoledì 11 Marzo 2009 Chiudi Nuova Alitalia, sì definitivo della Ue I piloti denunciano: «A rischio il brevetto per la prolungata inattività»

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ROMA Buone notizie da Bruxelles, anzi confermate, per Alitalia: la Commissione ha dato il definitiv... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)

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Mercoledì 11 Marzo 2009 Chiudi ROMA Buone notizie da Bruxelles, anzi confermate, per Alitalia: la Commissione ha dato il definitivo via libera alla privatizzazione della compagnia e all'ingresso, con una quota del 25%, del gruppo Air France-Klm. In sostanza, la Ue ha ritenuto che il passaggio è avvenuto a condizioni di mercato sia per quanto riguarda l'acquisto degli asset della vecchia aviolinea sia per la partecipazione dei francesi nel capitale della nuova Alitalia. Nel novembre scorso la Ue aveva anticipato il verdetto che ieri è stato formalizzato. In quella circostanza Bruxelles aveva anche bollato come aiuti di Stato i 300 milioni di euro concessi dal governo chiedendo, nel contempo, il recupero in tempi brevi. C'è agitazione però sul versante sindacale perchè i piloti temono di perdere i brevetti di volo per «la prolungata inattività» rischiando in tal modo di restare «definitivamente esclusi dalla possibilità di ricollocarsi nel mondo del lavoro». I "comandanti" hanno inviato una lettera al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, chiedendo che si faccia interprete con il governo e le Regioni Lazio e Lombardia perchè Alitalia adotti «tipologie contrattuali già previste dal nostro ordinamento come la Cigs a rotazione, contratti di solidarietà e job sharing». In agitazione anche gli assistenti di volo di Avia e Anpav che «denunciano il perdurare di una situazione ormai insostenibile che vede, al 10 marzo, i lavoratori in cassa integrazione ancora in attesa del pagamento delle indennità previste secondo tempi e modalità garantite». Una denuncia contenuta in una lettera inviata al commissario straordinario della vecchia compagnia, Augusto Fantozzi, e per conoscenza al ministro Sacconi. La Ue ieri oltre a dare il via libera alla privatizzazione di Alitalia si è occupata di slot: le compagnie dell'Unione europea potranno ridurre, dal 29 marzo al 24 ottobre, i loro voli senza rischiare di perdere appunto gli slot, cioè le fasce orarie di decollo e atterraggio. Cos.

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ROMA - L'uno lancia l'altro nella corsa al Quirinale che, per tutta ris... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2009)

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Mercoledì 11 Marzo 2009 Chiudi di MARCO CONTI ROMA - L'uno lancia l'altro nella corsa al Quirinale che, per tutta risposta, propone il voto per capigruppo nel giorno di avvio del voto digitale. Avranno molte cose da chiarire oggi Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Il pranzo è ancora una volta previsto a Montecitorio e, a pochi giorni dal congresso fondativo del Pdl, c'è preoccupazione tra i più stretti collaboratori del premier per il clima teso che persiste ormai da mesi. Il Cavaliere avrebbe fatto a meno anche del pranzo di oggi, visto che vive l'appuntamento settimanale come una promessa da mantenere più ai suoi collaboratori che al presidente della Camera. I problemi tra i due sono più sul futuro assetto del Pdl che sull'azione di governo. E di futuro ha parlato ieri Fini in un'intervista a "El Pais", nella quale spiega di non sentirsi «il delfino» e che comunque Berlusconi «certamente oggi gode di un appoggio personale e popolare che fa sì che questa ipotesi (l'elezione al Quirinale ndr) sia tutt'altro che remota». Poco più di una constatazione, che però non è piaciuta al premier che ieri ha sostenuto di «non aver sentito nulla». Quasi a conferma del dialogo tra sordi che ormai c'è tra i due, malgrado il gran lavoro di Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e l'attenzione dei ministri Tremonti e Fitto che ieri si sono recati in aula per il primo voto con impronta. Ovvio che al Quirinale possa pensare anche il leader di An. Meno che l'aspirazione venga più volte irrisa dai giornali vicini al Cavaliere. La centralità del Parlamento, rispetto ad una deriva presidenzialista che molto piace al Cavaliere, può sembrare argomento per addetti ai lavori. Molto più concreto è invece la querelle sulle modalità di costruzione del Pdl di cui si ignora ancora lo statuto, visto che in circolazione ci sono tre bozze. Una per coordinatore nazionale. Un assaggio si è avuto ieri nella riunione dei parlamentari convocata al Capranica proprio in vista della costruzione del Pdl. Berlusconi ha dato anche ieri l'impressione di considerare la cosa ormai fatta, e fissa il giorno del "predellino" come data fondativa alla quale tutti possono aderire, ricevendo magari la medaglia con su scritto "Io c'ero", che il premier ha promesso ieri di distribuire alla Fiera di Roma il 27 di marzo. «Ci ha trattati come scolaretti un po' ignoranti - commentava ieri un parlamentare di An, reduce dal Capranica - ci ha raccontato di rifiuti e Alitalia. Come in un qualunque comizio. E il partito?». Nell'ottica del «partito presidenzialista», sottolineata anche ieri dall'azzurro Fabrizio Cicchitto, è forse ovvio badare poco a regole e statuti. Per un partito radicato come è invece An, il problema non è da poco specie in periferia. Un assaggio si sta avendo in Sardegna dove lo scontro tra Cappellacci e Artizzu per la presidenza del Consiglio regionale, si sta trasformando in uno scontro Berlusconi-Fini. Prima del congresso del Pdl, An terrà la sua assise di scioglimento. «Passano i giorni, meno emergono regole chiare, e più - come sosteneva ieri uno stretto collaboratore di Fini - rischia di trasformarsi in un appuntamento che affiderà al presidente della Camera il mandato di verificare al congresso del Pdl se esistono tutte le condizioni per sciogliere il partito». Per verificarne l'esistenza ci sarà tempo sino al 2013.

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L 'Unione (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-03-11 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE Sotto la lente Se l'Europa «congela» Milano Linate L 'Unione europea propone di congelare gli “slot” aeroportuali (le fasce orarie di decollo e atterraggio) non utilizzati. Come, per esempio, quelli che Alitalia non usa fra Roma e Milano: compagnie minori come Easyjet si preparavano a conquistarli, e invece dovrannno aspettare ancora per un po'. Come dovrà aspettare la “liberalizzazione” invocata dalla Sea per gli scali di Malpensa e Linate. Secondo le norme dell'Ue, se una compagnia non usa almeno l'80% dei suoi slot, deve restituirli al libero mercato. Ma oggi c'è la recessione, la gente viaggia di meno e - ha spiegato il commissario ai Trasporti Antonio Tajani- si può fare una deroga: «per proteggere non la compagnia Alitalia, ma i suoi lavoratori, in un momento di crisi». Così, tutto congelato, almeno per l'estate. Con l'amministratore delegato di Easyjet, Andy Harrison, che si vede un po'come Davide contro Golia: «La proposta della Commissione europea è nell'interesse ristretto di qualche compagnia di bandiera in difficoltà». L.Off.

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Crisi, Franceschini attacca Berlusconi "Il premier finge di essere ottimista" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)

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n. 60 del 2009-03-11 pagina 0 Crisi, Franceschini attacca Berlusconi "Il premier finge di essere ottimista" di Redazione Il segretario del Pd Dario Franceschini critica duramente l'atteggiamento del premier di fronte alla crisi: "Non è un atteggiamento corretto, giusto e onesto, ed è diverso dagli altri capi di governo che non negano la crisi, ma la affrontano con misure concrete" Roma - "Berlusconi non è ottimista, finge di esserlo. Non è un atteggiamento corretto, giusto e onesto, ed è diverso dagli altri capi di governo che non negano la crisi, ma la affrontano con misure concrete". Il segretario del Pd Dario Franceschini, ospite di Unomattina, critica severamente l?atteggiamento del premier di fronte alla crisi. "Se non hai più un euro con cosa vai a consumare? E oggi anche i redditi fissi sono appena sufficienti a vivere". Non siamo il partito del no Franceschini respinge quindi l?accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come 'il partito del no': "Diciamo no alle cose sbagliate e sì a quelle giuste. Continueremo a fare così. C?entra solo il buonsenso, e in questo momento il buonsenso dice di occuparsi prima di tutto di chi da solo non ce la fa: redditi bassi, chi perde il posto di lavoro, anziani con pensione al minimo". L'assegno per i disoccupati Per questo il segretario democratico rilancia la proposta dell?assegno per chi perde il posto di lavoro: "Costa 5-6 miliardi, la stessa cifra buttata via con l?operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti». Ma il governo «ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?assegno di disoccupazione: "Significa pensare che l?Italia sia fatta di cattive persone". Lotta all'evasione Il Pd poi, aggiunge Franceschini, avrebbe "continuato nella lotta all?evasione fiscale" per reperire le risorse necessarie a sostenere chi è in difficoltà: "Da quando governa Berlusconi, ci sono 8 miliardi di evasione in più in pochi mesi". Inoltre "avremmo fatto ripartire le imprese con le opere immediatamente cantierabili", ovvero quelle finanziate dai Comuni che invece "sono state bloccate con un?interpretazione restrittiva del patto di stabilità interno"; e "saremmo intervenuti su pensioni e salari bassi, per far ripartire i consumi e quindi l?economia". Infine, "bisognerebbe forzare il sistema bancario a non chiudere le linee di credito alle Pmi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Mille bambini ogni ora Alla radio annunciano il solito dibattito sulla povertà e sull... (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 11-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Mille bambini ogni ora Alla radio annunciano il solito dibattito sulla povertà e sulla fame nel mondo. Spengo, infastidito da quei cascami di retorica populistica e sociologica. Povertà e fame non m'interessano più. Loro invece, i poveri e gli affamati, continuano a interessarmi, tanto che spesso fantastico su come risolverei il problema, almeno nell'ambito della mia città, se fossi potente, se vincessi una somma esorbitante alla lotteria, se, se, se. È appena passata un'ora da quando ho cominciato a pensare da altruista e già il mio orologio mi avvisa che altri mille bambini del Sud del mondo sono morti per mancanza di cibo, di acqua e di medicinali. Già, proprio così, ogni giorno una città come Alessandria di abitanti sotto i cinque anni muore di stenti. Prima d'entrare al centro benessere mi specchio in una vetrina e mi sistemo il cappotto. Con un'alzata di spalle. UGO TOZZINI, TORINO Licenziata perché incinta Invio questa lettera, anche se un po' in ritardo, perché desidero fare gli auguri per la festa della donna a mia moglie, licenziata a settembre 2008 perché incinta. A Torino, non nel Burundi. Speriamo che qualcuna di quelle mimose sciattamente sventolate dalle sedicenni (e no), qualcuno di quegli striptease per donne, di quelle cene solo per donne possa servire a qualcosa per far capire alla gente che siamo ben lungi dall'eguaglianza sociale. Ovviamente, i nostri politici ci consigliano di fare figli perché gli italiani sono pochi, e di essere fiduciosi nel futuro: appunto! MARCO CAPOZZI Testamento biologico ecco la soluzione Continua il dibattito tra chi sostiene se, in caso di comprovato coma irreversibile, debba essere la volontà del singolo a decidere della propria morte o se sia una legge dello Stato a disporre che il soggetto debba essere comunque tenuto in vita. Però è un dialogo tra sordi perché ognuno continua a sostenere le proprie convinzioni senza cedere alla controparte. Eppure la soluzione è abbastanza semplice: si accontentino coloro che sostengono che l'alimentazione forzosa debba essere continuata, ma nel contempo si sospenda la somministrazione di qualsiasi medicinale, accontentando coloro che sostengono che l'accanimento terapeutico sia disumano. Il fisico del paziente, già molto debilitato dal lungo coma, senza alcun aiuto terapeutico si spegnerà più lentamente, ma senza soffrire. L. PESENTI Rai, accanimento terapeutico Ferruccio De Bortoli declinando l'offerta della presidenza Rai tra le altre cose dichiara che «la Rai è azienda patrimonio del Paese». La Rai, più che «azienda patrimonio», è una azienda che costa ed è costata un patrimonio al contribuente; azienda che sta in piedi solo perché qualche milione di persone paga il canone. Dopo Alitalia, Rai è un altro fallimento gestionale tenuto in vita con accanimento terapeutico. ROBERTO MANZONI, MILANO Il bene dello sport non si fa così La crisi non dovrebbe essere motivo di tagli indiscriminati, che magari vadano a colpire settori non strategici spesso già privi di un sostegno adeguato. Penso alla cultura, allo spettacolo, allo sport: la tenuta e la rinascita di un Paese nascono anche da questi. Servirebbe invece limare il superfluo. Ecco perché risulta a dir poco incomprensibile il mini-vitalizio che il governo assicurerà agli atleti olimpici vincitori di medaglia d'oro per il periodo del loro primato in carica, cioè fino ai successivi Giochi. Si tratta di una donazione pari a 50 mila euro annui, 25 mila per i paralimpici. Calcolando le 8 medaglie d'oro di Pechino, campioni in carica per 4 anni, le 6 di Torino (invernali), per due anni, e i 10 paralimpici, anch'essi 4 anni, l'esborso complessivo per le casse dell'erario ammonta a 3 milioni e 200 mila euro. Ricordo che tali atleti sono tutti professionisti, spesso stipendiati con contratti a tempo indeterminato nei corpi dell'esercito e godono già del premio assegnato dal Coni per il podio olimpico (da Pechino in poi peraltro detassato), oltre a carnet pubblicitari più o meno elevati. Se il governo avesse arrotondato questa cifra a 4 milioni, suddividendone altresì l'uso come bando annuale per progetti sport & sociale, il movimento sportivo e non ne avrebbe sortito qualche beneficio in più. MARCO LOMBARDI Meglio soccorrere i bisognosi Ho letto che entra in funzione in Parlamento il nuovo sistema di votazione anti pianisti, che analizza le impronte digitali. La notizia riporta pure che l'aggeggio è costato, ovviamente a noi contribuenti, la modica spesa di 400 milioni di euro! In tempi di crisi durissima sperperare una tale somma, stornandola magari da possibili aiuti alle famiglie, mi sembra una cosa veramente fuori da ogni immaginazione! E tutto ciò per evitare che «gente» che si fa chiamare «onorevole» commetta delle azioni riprovevoli! Mi sento di avanzare una proposta in merito. Perché non si fa pagare direttamente e di tasca propria i cosiddetti onorevoli? I 400 milioni vengano devoluti per soccorrere i bisognosi! Che ne dite? LUIGI LAVIA, TORINO I privilegi degli agricoltori Ho assistito alla manifestazione degli agricoltori per le quote latte e ho fatto alcune considerazioni sul trattamento fiscale riservato agli agricoltori e quello riservato ai lavoratori dipendenti che di fatto sono la forza motrice della nazione. Agli agricoltori viene concesso di pagare le imposte sul valore catastale dei terreni e non già sui reali guadagni, oltre ad altri benefici (gasolio, finanziamenti ecc.). Agli agricoltori sono stati concessi e forse vengono ancora concessi contributi e/o finanziamenti estremamente agevolati che i lavoratori dipendenti nemmeno si sognano. Perché non proponete ai lettori una comparazione della reale situazione economica fiscale di questa categoria a confronto con altri settori, ma soprattutto, visto che operano in Europa, perché non estendete la comparazione della categoria con quelle gli altri Stati dell'Unione? EZIO NAVA

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E la Magliana si vende i gioielli (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 11-03-2009)

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In rosso E la Magliana si vende i gioielli Ci sono i terreni di Fiumicino (47 ettari, valore 120 milioni di euro), un casale alla Magliana con 3 ettari di terreno, gli aerei scartati dalla Cai (dai vecchi Md80 agli Atr) e c'è anche una piccola galleria d'arte. Tutto in vendita, perché tutto serve a fare cassa, a rimpolpare i conti del commissario liquidatore della vecchia compagnia di bandiera. Nelle disponibilità di Augusto Fantozzi, custodite in un caveau alla Magliana, ci sono infatti ben 163 opere d'arte: un centinaio valgono tra i 400 ed i 500 euro l'una, ma un'altra da cinquantina si potrebbero ricavare bei soldi. In alcuni casi, forse, anche diversi milioni di euro. L'elenco completo è stato consegnato nelle scorse settimane alle più importanti case d'aste, da Sotheby's a Christie's a Finarte, chi farà l'offerta migliore e chiederà le commissioni più basse metterà le mani sulla collezione accumulata nel corso degli anni dalla compagnia della Magliana per impreziosire aerei e saloni della compagnia. Ci sono sculture e numerosi quadri di autori importanti, nomi illustri del primo Novecento come Salvador Dalì, Giorgio De Chirico, Giacomo Balla e Giacomo Manzù. E ancora: Depero, Capogrossi, Ottone Rosai, Gino Severini, Massimo Campigli e Mario Ceroli, autore di «Squilibrio» l'omaggio a Leonardo Da Vinci che accoglie i viaggiatori a Fiumicino e che molto probabilmente non verrà ceduto. «Alitalia ai suoi albori - ha spiegato il commissario Fantozzi- aveva l'abitudine di esporre opere d'arte negli aerei per presentare cose belle ai suoi passeggeri». Era un po' il «biglietto da visita» del Compagnia di bandiera e quindi del Paese. Preventivi e stime sarebbero già state fornite da giorni ma nulla trapela al momento, ma il conto alla rovescia è già iniziato.

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Crisi, Franceschini a Berlusconi:... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 60 del 2009-03-11 pagina 0 Crisi, Franceschini a Berlusconi: finge ottimismo di Redazione Il segretario del Pd Dario Franceschini critica duramente l'atteggiamento del premier di fronte alla crisi: "Non è un atteggiamento corretto, giusto e onesto, ed è diverso dagli altri capi di governo che non negano la crisi, ma la affrontano con misure concrete" Roma - "Berlusconi non è ottimista, finge di esserlo. Non è un atteggiamento corretto, giusto e onesto, ed è diverso dagli altri capi di governo che non negano la crisi, ma la affrontano con misure concrete". Il segretario del Pd Dario Franceschini, ospite di Unomattina, critica severamente l?atteggiamento del premier di fronte alla crisi. "Se non hai più un euro con cosa vai a consumare? E oggi anche i redditi fissi sono appena sufficienti a vivere". Non siamo il partito del no Franceschini respinge quindi l?accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come 'il partito del no': "Diciamo no alle cose sbagliate e sì a quelle giuste. Continueremo a fare così. C?entra solo il buonsenso, e in questo momento il buonsenso dice di occuparsi prima di tutto di chi da solo non ce la fa: redditi bassi, chi perde il posto di lavoro, anziani con pensione al minimo". L'assegno per i disoccupati Per questo il segretario democratico rilancia la proposta dell?assegno per chi perde il posto di lavoro: "Costa 5-6 miliardi, la stessa cifra buttata via con l?operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti». Ma il governo «ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?assegno di disoccupazione: "Significa pensare che l?Italia sia fatta di cattive persone". Lotta all'evasione Il Pd poi, aggiunge Franceschini, avrebbe "continuato nella lotta all?evasione fiscale" per reperire le risorse necessarie a sostenere chi è in difficoltà: "Da quando governa Berlusconi, ci sono 8 miliardi di evasione in più in pochi mesi". Inoltre "avremmo fatto ripartire le imprese con le opere immediatamente cantierabili", ovvero quelle finanziate dai Comuni che invece "sono state bloccate con un?interpretazione restrittiva del patto di stabilità interno"; e "saremmo intervenuti su pensioni e salari bassi, per far ripartire i consumi e quindi l?economia". Infine, "bisognerebbe forzare il sistema bancario a non chiudere le linee di credito alle Pmi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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MARCO CONTI ROMA. L'UNO LANCIA L'ALTRO NELLA CORSA AL QUIRINALE CHE, PER TUTTA RISPOSTA... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2009)

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MARCO CONTI Roma. L'uno lancia l'altro nella corsa al Quirinale che, per tutta risposta, propone il voto per capigruppo nel giorno di avvio del voto digitale. Avranno molte cose da chiarire oggi Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Il pranzo è ancora una volta previsto a Montecitorio e, a pochi giorni dal congresso fondativo del Pdl, c'è preoccupazione tra i più stretti collaboratori del premier per il clima teso che persiste da mesi. Il Cavaliere avrebbe fatto a meno anche del pranzo di oggi, visto che vive l'appuntamento settimanale come una promessa da mantenere più ai suoi collaboratori che al presidente della Camera. I problemi tra i due sono più sul futuro assetto del Pdl che sull'azione di governo. E di futuro ha parlato ieri Fini in un'intervista a "El Pais", nella quale spiega di non sentirsi «il delfino» e che comunque Berlusconi «certamente gode di un appoggio personale e popolare che fa sì che questa ipotesi (l'elezione al Quirinale, ndr) sia tutt'altro che remota». Poco più di una constatazione, che però non è piaciuta al premier che ha sostenuto di «non aver sentito nulla». Quasi a conferma del dialogo tra sordi che ormai c'è tra i due, malgrado il gran lavoro di Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e l'attenzione dei ministri Tremonti e Fitto che ieri si sono recati in aula per il primo voto con le impronte. Ovvio che al Quirinale possa pensare anche il leader di An. Meno che l'aspirazione venga più volte irrisa dai giornali vicini al Cavaliere. La centralità del Parlamento, rispetto ad una deriva presidenzialista che molto piace al Cavaliere, può sembrare argomento per addetti ai lavori. Molto più concreta è invece la querelle sulle modalità di costruzione del Pdl di cui si ignora ancora lo statuto, visto che in circolazione ci sono tre bozze. Una per coordinatore nazionale. Un assaggio si è avuto nella riunione dei parlamentari convocata al Capranica. Berlusconi ha dato l'impressione di considerare la cosa ormai fatta e fissa il giorno del "predellino" come data fondativa alla quale tutti possono aderire, ricevendo magari la medaglia con su scritto "Io c'ero", che il premier ha promesso ieri di distribuire alla Fiera di Roma il 27 marzo. «Ci ha trattati come scolaretti un po' ignoranti - commentava un parlamentare di An - ci ha raccontato di rifiuti e Alitalia. Come in un qualunque comizio. E il partito?». Nell'ottica del «partito presidenzialista», sottolineata dall'azzurro Fabrizio Cicchitto, è forse ovvio badare poco a regole e statuti. Per un partito radicato come è invece An, il problema non è da poco specie in periferia. Un assaggio si sta avendo in Sardegna, dove lo scontro tra Cappellacci e Artizzu per la presidenza del Consiglio regionale si sta trasformando in uno scontro Berlusconi-Fini. Prima del congresso del Pdl, An terrà la sua assise di scioglimento. «Passano i giorni, meno emergono regole chiare, e più - come sosteneva ieri uno stretto collaboratore di Fini - rischia di trasformarsi in un appuntamento che affiderà al presidente della Camera il mandato di verificare al congresso del Pdl se esistono tutte le condizioni per sciogliere il partito». Per verificarne l'esistenza ci sarà tempo sino al 2013.

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MARIA PAOLA MILANESIO ROMA. C'è CHI SOSTIENE CHE I PARLAMENTARI NON FANNO NIENTE.... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2009)

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MARIA PAOLA MILANESIO Roma. «C'è chi sostiene che i parlamentari non fanno niente. E bravi, voi ne avete approfittato oggi per venire a teatro». Teatro Capranica, in platea i parlamentari del Pdl, sul palco i capigruppo e i loro vice (Cicchitto, Gasparri, Bocchino e Quagliariello), al microfono il premier Silvio Berlusconi. L'occasione è l'ultimo appuntamento in vista della nascita del Pdl, già fissata per fine mese alla Fiera di Roma. Lui è quello di sempre: alterna battute e barzellette, invita sul palco i suoi ministri, ironizza sulla sinistra - «ha il mal di pancia? Loro sono pessimisti, sfiduciati, scettici, noi esattamente il contrario» - e relega solo all'ultima parte del suo intervento il tema principale del convention, la nascita del Pdl. «Sarà la cosa più importante che lasceremo alla storia del Paese. Innalzerà l'Italia al livello delle grandi democrazie». Per oltre mezz'ora, infatti, l'attenzione della platea viene attratta da ben altri propositi del Cavaliere. Primo fra tutti, un sistema rapido di voto nelle commissioni e nelle aule parlamentari, e - in aggiunta - un dimezzamento degli eletti: «Ho proposto, visto che non ci sono tempi certi per avere le leggi, che ad un certo momento si riconosca il voto di un partito nel voto del solo capogruppo. Ovviamente chi è contrario può venire in aula per esprimere il suo dissenso o per astenersi». La sala non dà cenni di reazione, ma dallo scranno più alto di Montecitorio arriva subito un alt. «È impossibile che accada. È una proposta che è già stata avanzata ed è caduta nel vuoto. Accadrà così anche questa volta», dice il presidente della Camera Gianfranco Fini, con toni che lasciano intendere come non sia neanche il caso di soffermarsi troppo sulla questione. Il vertice di An - a partire da Ignazio La Russa e da Italo Bocchino - invece non la interpreta così. «Quella di Fini non era una critica ma solo un giudizio sulla fattibilità dell'idea», dice il ministro. «Non è una ipotesi scandalosa. Valuteremo, anche se non credo che passerà perché serve una maggioranza dei 2/3 per approvarla», spiega Bocchino. Non si tratta, infatti, di una semplice modifica dei regolamenti parlamentari - che il premier critica perché non garantiscono «tempi adeguati e certi per i disegni di legge» -, visto che in realtà servirebbe una modifica della Carta costituzionale. «Non credo che ci siano le condizioni politiche per attuare questa riforma», conclude La Russa. E non era necessario aspettare le reazioni da parte dell'opposizione per capirne le ragioni. «Riemergono le pulsioni autoritarie di Berlusconi. Qualcuno nella sua maggioranza lo fermi», dicono i capigruppo del Pd Anna Finocchiaro e Antonello Soro. Antonio Di Pietro, Idv, definisce il Cavaliere «un nuovo Saddam Hussein che si vuole impossessare del Paese», mentre il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione ironizza con amarezza. «Esisteva già un sistema simile ed era la cattiva prassi secondo la quale l'unico deputato del gruppo presente votava per tutti. È ciò che si è voluto contrastare con il voto attraverso le impronte digitali». Anche la Lega, alleata del premier, non si entusiasma all'idea: «È stata una provocazione, non è realizzabile», commenta Roberto Cota. Il voto in aula, però, resta un rovello per il Cavaliere. E lo è soprattutto perché uno dei primi appuntamenti in aula - con il nuovo sistema di impronte digitali - sarà sulle pregiudiziali di costituzionalità per il disegno di legge sulle intercettazioni. «Mi raccomando siate tutti presenti e lavatevi bene i polpastrelli. Questa legge non è quella che volevo ma va bene comunque. Ecco perché va votata. Deve finire l'incubo di non poter parlare liberamente al telefono», dichiara Berlusconi. Archiviata la fase delle proposte e degli appelli, il presidente del Consiglio ripercorre le tappe del governo ed enumera i risultati raggiunti. Il ruolo internazionale svolto dall'Italia, gli interventi contro la crisi - «Abbiamo le possibilità per sostenere chi non lavora» -, gli aiuti alle banche (stasera cena con i vertici degli istituti bancari), la riforma della giustizia, della scuola, della pubblica amministrazione, la vendita dell'Alitalia. Il finale è un inchino ai quattro rappresentanti dei gruppi parlamentari. Sorridono loro, dopo che il Cavaliere guardandoli ha detto: «Noi vorremmo tutto, ma non certo un partito di nomenklatura...».

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LA COMMISSIONE EUROPEA HA DECISO DI DARE IN MANIERA DEFINITIVA IL DISCO VERDE ALLA PRIVATIZZAZIONE D... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2009)

Argomenti: Alitalia

La Commissione Europea ha deciso di dare in maniera definitiva il disco verde alla privatizzazione di Alitalia e all'ingresso nella nuova compagnia, con una quota del 25% del gruppo Air France-Klm. Lo ha reso noto il vice presidente dell'Esecutivo europeo responsabile per i trasporti Antonio Tajani. «Il monitoring trustee incaricato di verificare che le operazioni legate alla nascita della nuova compagnia avvenissero a prezzi e condizioni di mercato - ha spiegato Tajani - ha confermato che queste condizioni sono state rispettate, Ciò è avvenuto sia per quanto riguarda l'acquisto degli asset della vecchia Alitalia da parte di Cai e sia per l'ingresso di Air France-Klm nel capitale della nuova compagnia». Intanto ieri il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, dopo l'ok giunto lo scorso 9 marzo da parte del ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato l'accettazione dell'offerta vincolante presentata da Alis aerolinee italiane spa. Per l'acquisto dei complessi di beni facenti capo alla divisione denominata full cargo. Intanto Anpac e Unione Piloti hanno inviato una lettera al ministro del lavoro, Sacconi per «evidenziare il grave stato della situazione che coinvolge centinaia di piloti posti in cassa integrazione». Lavoratori che a causa della «prolungata inattività sono in procinto di perdere le qualificazioni e conseguentemente la validità del loro brevetto di volo».

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Crisi, Pd: "Una tantum sui... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)

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n. 60 del 2009-03-11 pagina 0 Crisi, Pd: "Una tantum sui redditi più alti" Bossi apre: "Va bene" di Redazione Franceschini contro il premier: "Sulla crisi finge ottimismo". Propone "un contributo straordinario" di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro per finanziare 500 milioni e contrastare la povertà Roma - "Un contributo straordinario" per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro, cioè come quelli dei parlamentari, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della povertà estrema. è questa la proposta del Pd annunciata dal segretario Dario Franceschini al termine di un incontro con le associazioni di volontariato che si occupano delle povertà. Franceschini ha detto che la proposta si tradurrà in un?iniziativa parlamentare. E, nel governo, il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, apre alla propost: "Può anche andare bene in un momento di crisi". Il contrasto alla povertà Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticità della situazione della povertà che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l?esplosione della crisi economica. Nell?intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che "nega e nasconde la crisi", una linea, ha affermato, "poco onesta". Ha quindi spiegato la proposta dell?assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali "se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella povertà estrema". Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta: "Mettiamo nel 2009 500 milioni per il volontariato e i comuni per contrastare la povertà estrema, per chi non ha nulla. Per finanziare questa iniziativa possiamo introdurre un contributo straordinario di due punti sull?Irpef dei redditi alti, da quelli dei parlamentari in su, e cioè di 120mila euro". "Chiediamo - ha aggiunto - a circa 150-200mila persone con redditi alti, compresi i parlamentari, di farsi carico di chi non ce la fa". Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: "andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni". Il leader democratico si è detto "consapevole" del fatto che si tratti di "una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale". Bossi apre alla proposta Il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, ha apprezzato la proposta di Franceschini di un contributo solidarietà. "Questo può anche andare bene in un momento di crisi - ha detto l'esponente leghista a Montecitorio - è bene che chi ha di più contribuisca". Non siamo il partito del no "Berlusconi non è ottimista, finge di esserlo. Non è un atteggiamento corretto, giusto e onesto, ed è diverso dagli altri capi di governo che non negano la crisi, ma la affrontano con misure concrete". Il segretario del Pd Dario Franceschini, ospite di Unomattina, critica severamente l?atteggiamento del premier di fronte alla crisi. "Se non hai più un euro con cosa vai a consumare? E oggi anche i redditi fissi sono appena sufficienti a vivere". Franceschini respinge quindi l?accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come 'il partito del no': "Diciamo no alle cose sbagliate e sì a quelle giuste. Continueremo a fare così. C?entra solo il buonsenso, e in questo momento il buonsenso dice di occuparsi prima di tutto di chi da solo non ce la fa: redditi bassi, chi perde il posto di lavoro, anziani con pensione al minimo". L'assegno per i disoccupati Per questo il segretario democratico rilancia la proposta dell?assegno per chi perde il posto di lavoro: "Costa 5-6 miliardi, la stessa cifra buttata via con l?operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti". Ma il governo "ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?assegno di disoccupazione: "Significa pensare che l?Italia sia fatta di cattive persone". Lotta all'evasione Il Pd poi, aggiunge Franceschini, avrebbe "continuato nella lotta all?evasione fiscale" per reperire le risorse necessarie a sostenere chi è in difficoltà: "Da quando governa Berlusconi, ci sono 8 miliardi di evasione in più in pochi mesi". Inoltre "avremmo fatto ripartire le imprese con le opere immediatamente cantierabili", ovvero quelle finanziate dai Comuni che invece "sono state bloccate con un?interpretazione restrittiva del patto di stabilità interno"; e "saremmo intervenuti su pensioni e salari bassi, per far ripartire i consumi e quindi l?economia". Infine, "bisognerebbe forzare il sistema bancario a non chiudere le linee di credito alle Pmi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Crisi, Pd: "Una tantum sui redditi più alti" Bossi apre: "Va bene" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 60 del 2009-03-11 pagina 0 Crisi, Pd: "Una tantum sui redditi più alti" Bossi apre: "Va bene" di Redazione Franceschini contro il premier: "Sulla crisi finge ottimismo". Propone "un contributo straordinario" di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro per finanziare 500 milioni e contrastare la povertà Roma - "Un contributo straordinario" per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro, cioè come quelli dei parlamentari, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della povertà estrema. è questa la proposta del Pd annunciata dal segretario Dario Franceschini al termine di un incontro con le associazioni di volontariato che si occupano delle povertà. Franceschini ha detto che la proposta si tradurrà in un?iniziativa parlamentare. E, nel governo, il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, apre alla propost: "Può anche andare bene in un momento di crisi".Mentre Capezzone, portavoce di Forza Italia dice no. Il contrasto alla povertà Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticità della situazione della povertà che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l?esplosione della crisi economica. Nell?intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che "nega e nasconde la crisi", una linea, ha affermato, "poco onesta". Ha quindi spiegato la proposta dell?assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali "se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella povertà estrema". Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta: "Mettiamo nel 2009 500 milioni per il volontariato e i comuni per contrastare la povertà estrema, per chi non ha nulla. Per finanziare questa iniziativa possiamo introdurre un contributo straordinario di due punti sull?Irpef dei redditi alti, da quelli dei parlamentari in su, e cioè di 120mila euro". "Chiediamo - ha aggiunto - a circa 150-200mila persone con redditi alti, compresi i parlamentari, di farsi carico di chi non ce la fa". Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: "andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni". Il leader democratico si è detto "consapevole" del fatto che si tratti di "una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale". Bossi apre alla proposta Il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, ha apprezzato la proposta di Franceschini di un contributo solidarietà. "Questo può anche andare bene in un momento di crisi - ha detto l'esponente leghista a Montecitorio - è bene che chi ha di più contribuisca". Non siamo il partito del no "Berlusconi non è ottimista, finge di esserlo. Non è un atteggiamento corretto, giusto e onesto, ed è diverso dagli altri capi di governo che non negano la crisi, ma la affrontano con misure concrete". Il segretario del Pd Dario Franceschini, ospite di Unomattina, critica severamente l?atteggiamento del premier di fronte alla crisi. "Se non hai più un euro con cosa vai a consumare? E oggi anche i redditi fissi sono appena sufficienti a vivere". Franceschini respinge quindi l?accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come 'il partito del no'. L'assegno per i disoccupati Per questo il segretario democratico rilancia la proposta dell?assegno per chi perde il posto di lavoro: "Costa 5-6 miliardi, la stessa cifra buttata via con l?operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti". Ma il governo "ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?assegno di disoccupazione: "Significa pensare che l?Italia sia fatta di cattive persone". Lotta all'evasione Il Pd poi, aggiunge Franceschini, avrebbe "continuato nella lotta all?evasione fiscale" per reperire le risorse necessarie a sostenere chi è in difficoltà. Inoltre "avremmo fatto ripartire le imprese con le opere immediatamente cantierabili", ovvero quelle finanziate dai Comuni che invece "sono state bloccate con un?interpretazione restrittiva del patto di stabilità interno"; e "saremmo intervenuti su pensioni e salari bassi, per far ripartire i consumi e quindi l?economia". Infine, "bisognerebbe forzare il sistema bancario a non chiudere le linee di credito alle Pmi". Capezzone (Fi): er la posizione di Rifondazione... "Se questa è l?impostazione, il centrosinistra può prepararsi ad almeno altri 10 anni di opposizione". Daniele Capezzone commenta così la proposta di Franceschini in tema di solidarietà sociale. "Quella che nella scorsa legislatura era la posizione estremista di Rifondazione comunista, emblemizzata nel manifesto 'anche i ricchi piangano?, sembra oggi divenuta la linea del Pd a guida Franceschini, con l?assurda proposta odierna di una tantum". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Pd: "Una tantum sui redditi... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 60 del 2009-03-11 pagina 0 Pd: "Una tantum sui redditi più alti" La proposta piace a Bossi: "Va bene" di Redazione Franceschini contro il premier: "Sulla crisi finge ottimismo". Poi propone "un contributo straordinario" di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro per finanziare 500 milioni e contrastare la povertà. Il ministro leghista: "Va bene in un momento di crisi". C'è il sì di Epifani: "Aumentare le risorse verso le classi sociali più svantaggiate" Roma - "Un contributo straordinario" per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro, cioè come quelli dei parlamentari, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della povertà estrema. è questa la proposta del Pd annunciata dal segretario Dario Franceschini al termine di un incontro con le associazioni di volontariato che si occupano delle povertà. Franceschini ha detto che la proposta si tradurrà in un?iniziativa parlamentare. E, nel governo, il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, apre alla propost: "Può anche andare bene in un momento di crisi". Il contrasto alla povertà Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticità della situazione della povertà che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l?esplosione della crisi economica. Nell?intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che "nega e nasconde la crisi", una linea, ha affermato, "poco onesta". Ha quindi spiegato la proposta dell?assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali "se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella povertà estrema". Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta: "Mettiamo nel 2009 500 milioni per il volontariato e i comuni per contrastare la povertà estrema, per chi non ha nulla. Per finanziare questa iniziativa possiamo introdurre un contributo straordinario di due punti sull?Irpef dei redditi alti, da quelli dei parlamentari in su, e cioè di 120mila euro". "Chiediamo - ha aggiunto - a circa 150-200mila persone con redditi alti, compresi i parlamentari, di farsi carico di chi non ce la fa". Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: "andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni". Il leader democratico si è detto "consapevole" del fatto che si tratti di "una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale". Il dibattito nel Pdl Il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, ha apprezzato la proposta di Franceschini di un contributo solidarietà. "Questo può anche andare bene in un momento di crisi - ha detto l'esponente leghista a Montecitorio - è bene che chi ha di più contribuisca". "Il Pd chi? Non conosco nessun Pd", ha commentato con ironia il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. "Le tasse, in Italia, sono già a livelli elevatissimi, oltre ogni limite di sopportabilità: e questo vale sia per le fasce basse che per quelle più alte di reddito. Il tema ora non deve essere quello di 'spaventare' e 'castigare' le fasce più elevate, come accadrebbe con la proposta di Franceschini, ma semmai quello di indurre chi sta meglio e può permetterselo a spendere di più, ad alimentare il ciclo dei consumi, a contribuire al miglior andamento possibile dell?economia", ha affermato Daniele Capezzone, portavoce di Fi. "E' bene, quindi, evitare che la furia ideologica e un qualche pauperismo di ritorno - ha concluso Capezzone - ci spingano ad errori che colpirebbero qualcuno, senza avvantaggiare nessun altro" Sì di Epifani L?idea di introdurre una una tantum sull?Irpef che consenta di raccogliere 500 milioni di euro per le classi sociali più in difficoltà piace al leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Il segretario ha così commentato la proposta: "C?è bisogno di aumentare le risorse verso le classi sociali più svantaggiate. Trovo giusta la proposta e condivido la modalità d?intervento che si propone". D?altra parte, continua Epifani, "il governo non può pensare di risolvere tutto con le social card". La Cgil propone anche di estendere il periodo di cassa integrazione da 52 a 104 settimane. Non siamo il partito del no "Berlusconi non è ottimista, finge di esserlo. Non è un atteggiamento corretto, giusto e onesto, ed è diverso dagli altri capi di governo che non negano la crisi, ma la affrontano con misure concrete". Il segretario del Pd Dario Franceschini, ospite di Unomattina, critica severamente l?atteggiamento del premier di fronte alla crisi. "Se non hai più un euro con cosa vai a consumare? E oggi anche i redditi fissi sono appena sufficienti a vivere". Franceschini respinge quindi l?accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come 'il partito del no'. L'assegno per i disoccupati Per questo il segretario democratico rilancia la proposta dell?assegno per chi perde il posto di lavoro: "Costa 5-6 miliardi, la stessa cifra buttata via con l?operazione sbagliata di Air France-Alitalia e con l?abolizione dell?Ici sulla prima casa anche per i redditi alti". Ma il governo "ci ha detto no, con dieci motivazioni diverse", tra cui quella del premier secondo il quale in questo modo ci sarebbe chi continua a lavorare in nero percependo al tempo stesso l?assegno di disoccupazione: "Significa pensare che l?Italia sia fatta di cattive persone". Lotta all'evasione Il Pd poi, aggiunge Franceschini, avrebbe "continuato nella lotta all?evasione fiscale" per reperire le risorse necessarie a sostenere chi è in difficoltà. Inoltre "avremmo fatto ripartire le imprese con le opere immediatamente cantierabili", ovvero quelle finanziate dai Comuni che invece "sono state bloccate con un?interpretazione restrittiva del patto di stabilità interno"; e "saremmo intervenuti su pensioni e salari bassi, per far ripartire i consumi e quindi l?economia". Infine, "bisognerebbe forzare il sistema bancario a non chiudere le linee di credito alle Pmi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Ma Obama combatte davvero le lobbies? (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Attenti, amici bloggisti, la Cassazione ha deciso che "per i blog e i forum on-line non valgono le regole che tutelano la libertà di stampa". La ragione? Eccola: siccome "si tratta di una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero, rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum", spesso in forma anonima,."Blog, forum eccetera non possono essere considerati come una testata giornalistica, ma sono equiparabili ai messaggi che potevanoe possono essere lasciati in una bacheca". Dunque i blog hanno l'obbligo di rispettare il "buon custome" e il giudice può ordinare il sequestro di alcune pagine web. La controversia era nata in seguito alla decisione del Tribunale di Catania di sequestrare un forum di discussione sulla religione cattolica nel quale erano contenuti messaggi che la magistratura di Catania aveva ritenuto offensivi verso il comune sentimento religioso. Alcuni bloggisti "avevano travalicato limiti del buon costume alludendo espressamente a pratiche pedofile dei sacerdoti per diffondere il 'sacro seme del Cattolicesimo'". Il tema è delicatissimo. Certe ingiurie sono indifendibili, ma temo che la sentenza della Cassazione sia esagerata e che costituisca un precedente potenzialmente pericoloso per la libertà di espressione in questo Paese. Chi stabilisce cos'è il buon costume? E chi ci garantisce che questa sentenza non venga usata per mettere a tacere opinioni scomode? Scritto in giustizia, blog, manipolazione, società, Italia, democrazia, giornalismo Commenti ( 27 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 09 "Repubblica" s'indigna: gli hotel di lusso tagliano le "amenties" Il mondo va a rotoli e "Repubblica", giustamente, si preoccupa anche dei contraccolpi sugli hotel di lusso. Mercoledì ha dedicato all'argomento un'intera pagina. Ecco l'incipit: "Cominciamo da qui, dal fastoso Shangri La di Singapore e dal racconto di Alessandra Pavolini, general manager in viaggio per il 40 per cento del suo tempo-lavoro. Racconta che l'ultima volta è stato uno shock: "Niente più corbeille di fiori nella hall, neppure un valletto che ti prende i bagagli, in camera una lista di raccomandazioni da colonia estiva: spegni le luci, non usare tutti gli asciugamani, tieni la temperatura più alta. In bagno il deserto, con il barattolino dello shampoo che tiene solo una dose, spariti il cotton fioc e i dischetti struccanti. Sul comodino matite lunghe come un mozzicone e il bloc notes col logo ridotto a tre foglietti di carta bianca". E ancora, con tono inorridito, Cinzia Sasso racconta che "il grande bacino del risparmio è quello delle amenities. Basta accappatoi; stop alle pantofole; addio alle creme idratanti; contenitori più piccoli per shampoo, balsamo e bagnoschiuma, generi da sostituire, nel caso di presenze che si prolunghino, "solo dopo che siano stati utilizzati del tutto"; via i sottobicchieri nel bagno; i sigilli del water; kit per il cucito e kit per pulire le scarpe ridotti al minimo; via perfino il cioccolatino della buona notte. Ma, scrive ancora la Sasso, "per fortuna nell'era di internet, a parte i maniaci delle collezioni, non si accorgerà nessuno che sono già state tagliati i fogli per spedire i fax e la carta da lettere, così come le scatoline dei fiammiferi con il logo degli hotel". Come non capire i lettori chic di Repubblica: è un vero scandalo, un trauma, un'indecenza. Voi che dite: riusciranno a riprendersi? Sono sinceramente preoccupato. Scritto in crisi, globalizzazione, notizie nascoste, Italia, giornalismo Commenti ( 33 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Mar 09 Obama chiede aiuto agli hedge funds (e li premia) Un altro breve post sulla crisi economica. Obama ha trovato la soluzione per far ripartire il credito: chiede aiuto agli hedge funds e ai fondi di private equity offrendo loro condizioni di estremo favore: potranno accumulare profitti illimitatamente, ma con ampie garanzie statali in caso di perdita. L'accordo è legato ai cosiddetti "Talf", come spiego in questo articolo e prevede l'esborso da parte dello Stato di altri mille miliardi di dollari. Capito il progressista Obama? Chiede aiuto e protegge gli speculatori con i soldi dei contribuenti.. Intanto il totale degli interventi varati dal governo Usa raggiunge l'astronomica cifra di 3,5 trilioni di dollari ovvero 3500 miliardi di dollari, da finanziare con l'emissione di Buoni del Tesoro. Il debito Usa è ancora sostenibile? Attenti al dollaro, rischia una brutta fine. Scritto in banche, capitalismo, crisi, progressisti, era obama, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 50 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Mar 09 E' ora di lasciar fallire le banche. In un'intervista che mi ha concesso, Arthur C. Brooks, presidente dell'American enterprise institute, uno dei principali think tank conservatori, sostiene due punti importanti: 1) a suo giudizio i piani di Obama anziché contrastare la crisi finiscono per peggiorarla. 2) tentare di salvare tutti è impossibile ed è inaccettabile che gli aiuti vadano soprattutto alla casta dei banchieri che questa crisi l'ha provocata. Dunque visto che la recessione è inevitabile, meglio adottare misure radicali e lasciar fallire le banche che non sono in grado di resistere. Il punto più delicato è l'ultimo e dopo aver riflettuto a lungo su questo tema, grazie anche ai vostri qualificatissimi contributi, mi sono convinto che questa sia l'unica strada. L'entità del debito accumulato da certe banche (soprattutto americane ma non solo) è tale, a causa dell'effetto leva, da non poter essere coperto nemmeno dallo Stato. Dunque cercare di tappare buchi, che in realtà continuano ad allargarsi, non avrà altra conseguenza che trascinare l'economia reale nel baratro. E allora anzichè creare "bad banks" o fondi con titoli tossici, bisogna rafforzare le banche in salute e usare i fondi pubblici per trasferire a queste ultime le attività fondamentali (e sane) di quelle in fallimento. Ci sarà uno choc e chi detiene azioni o prodotti finanziarie delle banche cattive perderà il proprio investimento, ma passato il trauma l'economia potrà riprendere su basi solide. L'idea circola già da qualche settimana tra gli specialisti, ma mi sembra l'unica soluzione plausibile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: la Banca d'Inghilterra ha dato il via libera per stampare 150 miliardi di sterline da pompare nel sistema finanziario. E' un gesto disperato. A questo punto vedo solo due possibili conseguenze: l'operazione fallisce e la Gran Bretagna fila verso la bancarotta o va in porto ma a un prezzo altissimo: l'iperinflazione. Scritto in capitalismo, crisi, banche, era obama, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Mar 09 Quando Obama supplica il mondo. Obama non vede l'ora di avviare una nuova distensione con la Russia, ampiamente ricambiata, come spiego in questo articolo . Intanto invia due rappresentanti a Damasco per riallacciare il dialogo con la Siria, interrotto dal 2005. Sotto banco parla con l'Iran e, secondo indiscrezioni, anche con Hamas. Nei giorni scorsi Hillary Clinton, a Pechino, ha dichiarato che i diritti umani sono importanti, ma che l'economia lo è di più, avvallando così le repressioni del regime comunista cinese. Con i Paesi arabi del Golfo la Casa Bianca è sempre più conciliante, anzi accomodante e il presidente americano ha lanciato i primi segnali di preudente disponibilità anche al regime cubano dei fratelli Castro. La svolta è innegabile rispetto a Bush, ma proietta l'immagine di un Paese ansioso, improvvisamente insicuro, che dopo aver perso la supremazia economia teme di smarrire anche quella politica. E' come se Obama stesse supplicando il mondo: è vero siamo in recessione ma se ci riconoscerete ancora lo status di numero uno al mondo (e militarmente lo sono ancora), faremo i bravi con tutti. Insomma, un'America con il cappello in mano che cerca di far dimenticare le proprie debolezze. Ma basta la supremazia militare per giustificare lo status di superpotenza? E il mondo ha davvero voglia di farsi guidare dagli Usa? Scritto in globalizzazione, israele, era obama, democrazia, cina, gli usa e il mondo, russia, medio oriente, islam Commenti ( 96 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Mar 09 Ma Obama combatte davvero le lobbies? I media di tutto il mondo hanno rilanciato il discorso con cui Obama annuncia "di voler lottare contro le lobbies che intendono ostacolare il suo piano economico". La retorica è quella di sempre: "Questo è il cambiamento promesso agli americani" e giù l'elenco delle riforme che i rappresentanti degli interessi particolari intendono bloccare: "Alle assicurazioni non piacerà l'idea di dover diventare più competitive per continuare a offrire la copertura medica», ha detto Obama. «Anche le banche e chi ha concesso prestiti agli studenti per iscriversi all'università non ameranno lo stop agli enormi sussidi a loro accordati, ma così abbiamo salvato circa 50 miliardi di dollari per rendere i college più finanziariamente accessibili». Allo stesso modo, ha detto Obama, «le compagnie petrolifere non ameranno l'interruzione delle facilitazioni fiscali per 30 miliardi di dollari, ma è così che possiamo permettere all'economia delle energie rinnovabili di creare nuovi progetti e posti di lavoro». La realtà, però, è molto diversa. Il presidente americano non ha affatto combattuto le lobbies, le ha assorbite al governo. E l'esame sia bel pacchetto di salvataggio del sistema finanziario sia del piano di rilancio lo dimostra. Altro che riforme: Obama distribuisce soldi a pioggia. E tagli di poche decine di miliardi di dollari sono irrisori rispetto a sussidi che valgono migliaia di miliardi. Ma hanno una loro funzione mediatica: servono ad alimentare il mito del cambiamento e dunque l'impressione che Obama stia davvero trasformando l'America, tagliando con il passato. E' un'operazione di spin, basata sull'illusione o, se preferite, sul raggiro. Con queste riforme l'America non solo non cambia, ma rischia di accelerare il suo declino, perchè elude ancora una volta il vero problema dell'economia Usa, che è sistemico. E non sarà certo l'aumento dell'aliquota di un paio di percentuali ai ricchi a sanare le casse dello Stato americano. Anche perchè di questo passo, alla fine del 2010, di ricchi ne rimarranno davvero pochi. Non fatevi ingannare dai bluff di Obama. Scritto in banche, capitalismo, crisi, spin, era obama, democrazia, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 48 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Feb 09 In Terra Santa con i lettori de "Il Giornale" Da ieri sera sono infatti in Israele assieme ad Andrea Tornielli, Livio Caputo, Vittorio Dan Segre, nonchè Stefano Passaquindici e Maurizio Acerbi per accompagnare i lettori (numerosissimi) nel viaggio in Terra Santa organizzato al Giornale. E' una bella esperienza e molto intensa, ma anche a causa di connessioni internet assai lente (perlomeno qui a Nazareth) è possibile che nei prossimi giorni sia costretto a rallentare il ritmo dei post su "il cuore del mondo". Confido nella vostra comprensione. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Feb 09 Ma è questo l'Obama italiano? Il settimanale americano "Time" non ha dubbi: Matteo Renzi è l'Obama italiano, l'uomo su cui il Partito democratico deve puntare per rinascere dopo il fallimento di Veltroni. Renzi è il presidente della Provincia di Firenze ora candidato sindaco. "Time" lo descrive così: ha fatto largo uso di Internet e Facebook per riuscire a trionfare alle primarie. E, come Obama, Renzi ostenta un atteggiamento pragmatico nei confronti della politica. «Sono un politico, non faccio miracoli - ha detto spesso - Ho solo cercato di lavorare ogni giorno un pò meglio». Figlio di un piccolo imprenditore toscano, Renzi è un cattolico praticante ma ha già dichiarato che non permetterà al Vaticano di «guidare la sua politica». Secondo "Time" rispetto al presidente americano Renzi è qualche volta «turbolento» ed ha ancora «una faccia da bambino». Incuriosito, sono andato a cercare qualche video su You Tube. Ne ho trovati subito due, prodotti dallo stesso Renzi. L'astro nascente del Pd ritiene che Firenze "debba puntare in alto, ma anche in basso", che le "elezioni sono una sfida vinci o perdi e non ammettono pareggi"; seduce gli elettori affermando" che la città è gelosa del proprio passato e innamorata del proprio futuro", ma "deve fare un salto di qualità". Renzi stringe le spalle quando gli dicono che hanno costruito una nuova moschea "perchè tanto a Firenze ce ne sono tante" e ci illumina affermando che il più grande politico di tutti i tempi è Bob Kennedy (ma probabilmente voleva dire John Fitzgerald Kennedy). Il suo attore preferito è Jack Nicholson, e il film più gradito Blade Runner. La canzone prediletta? Naturalmente made in Usa. Insomma, un vero "Americano a Firenze", degno, più che di Obama, del miglior Veltroni. Ma giudicate voi stessi. Ecco i video: YouTube Direkt Che fiuto "Time" e che futuro, il Pd. Non c'è davvero nulla di meglio nel vivaio dell'Italia progressista? Scritto in progressisti, partito democratico, società, notizie nascoste, Italia, giornalismo Commenti ( 49 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Feb 09 Banche e crisi, il peggio deve ancora venire? Il debito delle banche irlandesi è pari al 250% del Prodotto interno lordo della stessa Irlanda, che potrebbe rischiare il default addirittura sui titoli di Stato. Molti Paesi dell'Europa dell'est stanno sprofondando in una crisi di tipo asiatico a causa delle banche che li hanno esposti a rischi insostenibili e sperano che l'Unione europea e il Fondo monetario internazionaler li salvi. In Svizzera il governo federale ha dovuto stanziare oltre 70 miliardi di franchi svizzeri per salvare Ubs e oggi ha addirittura violato lo stato di diritto e il segreto bancario, cedendo al ricatto di Obama, che aveva dato tempo fino a ieri ancora una volta a Ubs per svelare i nomi di 250 contribuenti americani che hanno frodato il fisco con l'aiuto decisivo della banca elvetica. Il governo americano non ha rispettato gli accordi tra gli Usa e la Confederazione elvetica e anzichè aspettare la fine del normale iter giudiziario, come accade tra tutti i Paesi civili, ha messo la Svizzera con le spalle al muro, minacciando di revocare la licenza bancaria all'Ubs, il che avrebbe provocato il fallimento dell'istituto bancario. E siccome Berna non può permettere di far fallire l'Ubs, perchè un evento del genere destabilizzerebbe la Confederazione, ha ceduto. Ci sono tanti altri esempi, ma la morale è sempre la stessa. Negli ultimi 15 anni le banche sono diventate più potenti degli stessi governi; ma ora che sono in difficoltà sperano che lo Stato, da loro stesse a lungo depotenziato, le salvi, mantenendo intatto il sistema ovvero preservando la prerogativa di condizionare il mondo. Questa non è democrazia e neppure capitalismo, è un'aberrazione. E fino a quando non verrà estirpata, non c'è possibilità di salvezza. Ma non vedo segnali di svolta. Anzi, la crisi economica, generata dalla finanza, sembra entrata in una spirale. Da qui il mio timore: il peggio deve ancora venire? Scritto in manipolazione, banche, capitalismo, era obama, economia, svizzera, democrazia, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 151 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Feb 09 Eppure Veltroni si sbaglia, il problema è il Pd. In un Paese come l'Italia, un leader che si dimette è una rarità. E non fosse per questo Veltroni merita l'onore delle armi, tanto più che si è preso la responsabilità per le cinque sconfitte elettorali consecutive. Walter è convinto di essere lui il problema e ritiene che andandosene il Partito democratico possa ritrovare l'unità. Ma credo si sbagli, la crisi del Partito è più grave e profonda per queste ragioni: 1) Il Pd non ha saputo proporre una visione coerente della società, né proporsi con credibilità in tempi di crisi. 2) Non suscita emozione e men che meno appartenenza. I diessini avevano un'anima e una forte identità, i democristiani di sinistra anche. La loro unione ha generato un Partito che in teoria piace a tutti, ma in cui nessuno davvero si riconosce. 3) Non ha capito che l'antiberlusconismo non è più premiante e da solo non basta a dare un'anima al partito. Al contempo non ha risolto il rapporto con l'estrema sinistra, che alcune correnti del Pd continuano a rimpiangere. 4) Non ha avuto il tempo di crescere. Veltroni sperava di poter crescere all'ombra di Prodi, ma la crisi politica lo ha costretto a lanciarsi subito nella contesa elettorale. Non era pronto lui, non era pronto il partito e le buone intenzioni non sono bastate: un vero partito non si improvvisa. 5) Non ha saputo sviluppare una nuova dirigenza. Che senso ha proporre il cambiamento se poi i leader sono quelli di sempre, a cominciare dal freschissimo Veltroni? Ecco perchè è molto probabile che le dimissioni di Veltroni non risolvano nulla. La scissione tra l'anima diessina e quella cristiano sociale resta l'epilogo più probabile. Si va verso la fine della "visione" e del "sogno" di un partito diverso, progressista e moderno. E la sinistra tornerà ad essere quella degli ultimi anni: un'ammucchiata di partiti e partitini vocianti, incoerenti, pasticcioni e dunque tendenzialmente perdenti. Il centrodestra ringrazia, elettoralmente questo è un regalo della provvidenza, ma per la democrazia italiana lo sfascio del Pd non è certo un passo avanti. Paghiamo ancora le anomalie del passato ovvero di un Partito comunista troppo forte, che nel Dopoguerra impedì lo sviluppo di un vero partito socialdemocratico, contrariamente a quanto avvenne negli altri grandi Paesi europei. Per quanto tempo ancora? L'Italia riuscirà mai ad avere una sinistra davvero normale? Scritto in progressisti, società, democrazia, Italia Commenti ( 65 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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E' vero, noi siamo spesso troppo facili a prender... marista: Potrei sbagliare, ma mi sembra che molti qui stiano facendo un poco di confusione: il forum di cui si parla... 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ROMA Il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, è ad Hanoi in Vietnam, dove sta ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 12-03-2009)

Argomenti: Alitalia

ROMA Il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, è ad Hanoi in Vietnam, dove sta sondando l'interesse di grandi compagnie aeree del Far East per una partnership. Interessi «concreti» raccolti dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola durante una missione in Vietnam e ora al centro di un confronto diretto tra le compagnie. E dal Vietnam, dove è in viaggio anche per Piaggio che sta per iniziare la produzione della Vespa, Colaninno replica al presidente della Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi, Giuseppe Bonomi, che ha legato più a Lufthansa che ad Alitalia le prospettive di sviluppo per lo scalo lombardo. «Comprendo la necessità del signor Bonomi di raggiungere accordi per salvare Malpensa dalle gravi difficoltà in cui si trova e non mi sorprende che agiti lo spauracchio di Lufthansa nel pieno di una delicata trattativa con Alitalia». Ma, prosegue Colaninno, «non vorrei che Malpensa corresse lo stesso rischio di Alitalia: essere svenduta ad una compagnia straniera». Nelle prossime settimane i vertici della nuova Alitalia incontreranno il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il presidente della Sea Bonomi, per sciogliere le riserve su Malpensa in competizione con Fiumicino nelle rotte a lungo raggio. Resta, poi, il nodo del futuro di Linate per la difficoltà di sostenere i costi di una duplicazione dei voli per l'area di Milano. \

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Berlusconi alle banche: <Aiutate le aziende> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 12-03-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 61 del 2009-03-12 pagina 5 Berlusconi alle banche: «Aiutate le aziende» di Vincenzo La Manna Il premier a cena con i vertici dei principali istituti: «Diteci cosa possiamo fare di più rispetto ai 12 miliardi già stanziati». Poi parla degli accordi strategici con la Libia: «Lì i nostri nonni ne hanno fatte di tutti i colori» RomaSi parte con il piano casa, si chiude con l'impulso del sistema bancario alle imprese, che deve «continuare a dare una mano alle aziende». In mezzo, il faccia a faccia con Gianfranco Fini, tarato su gioie e dolori dell'attività parlamentare (vedi voto con «minuzie» e modifica dei regolamenti) e sul percorso del nuovo partito unico, che avrà il suo battesimo a fine mese. E in chiusura la difesa dell'intesa con la Libia e l'ammissione delle colpe del colonialismo italiano: «Altro che italiani bravi gente, ne abbiamo fatte di tutti i colori», ha ammesso il premier durante la cena a Villa Madama dove ha riunito il gotha del settore creditizio e assicurativo, per fare il punto sulla crisi («il governo sta operando per fronteggiarla al meglio») e rilanciare il sostegno a industriali e pmi. La giornata politica del Cavaliere prende avvio al mattino, quando a palazzo Grazioli fa il suo ingresso il titolare dell'Economia, Giulio Tremonti. Al centro del colloquio, le misure a favore dell'edilizia, già annunciate dal premier, che finiranno all'esame del Consiglio dei ministri di domani. Piano casa, dunque, ma anche infrastrutture. A seguire, infatti, Berlusconi riceve Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo, che riferisce: «Abbiamo parlato di grandi opere, in particolare del Ponte sullo Stretto» per cui «si procede secondo i programmi». E così, dopo una breve tappa a Villa Doria Pamphili - per visionare un plastico (circa due metri) dell'isola della Maddalena, dove a luglio si svolgerà il G8 - Berlusconi si confronta a pranzo con il presidente della Camera. Nel menù, un antipasto (nodo Rai) e due piatti principali: regolamenti parlamentari e road-map del Pdl. Archiaviato il vis-à-vis, il Cavaliere si concentra sulla crisi economica. E lo fa a cena, quando ripristina gli incontri informali con la cosiddetta Italia del fare. A tavola, infatti, accompagnato da alcuni ministri (uno per ogni gruppetto d'ospiti), Berlusconi scambia opinioni e prospettive con i manager dei principali istituti bancari e assicurativi (Ina, Unipol, Alleanza), capitanati dal presidente dell'Abi, Corrado Faissola. E a loro rinnova l'appello affinché non restringano il credito alle aziende in questo momento di crisi. «Dovete continuare a dare una mano alle aziende», rimarca il Cavaliere. Insomma, non bisogna chiudere i rubinetti del credito, ribadisce il presidente del Consiglio, che nel corso della serata rivolge un invito ai commensali: «Diteci cosa possiamo fare in più rispetto ai 12 miliardi» - somma stanziata a favore del settore -. «La crisi si può battere», è il motivo ricorrente del premier. «Il nostro compito - spiega - è diffondere la fiducia, perché con il pessimismo non si va da nessuna parte». Intanto, rimarca, il governo è al fianco dell'Italia che produce: «Io mi ricordo che da imprenditore vedevo il mondo della politica come un mondo distante, non c'era un giusto collegamento». Ma «adesso non è così». E il Cavaliere arriva al tema dell'accordo con la Libia: «Il governo ha fatto tantissimo per le imprese italiane all'estero». L'intesa con Tripoli «ha garantito la priorità alle imprese italiane nell'assegnazione degli appalti per la ristrutturazione del Paese». Un compito - dice - «niente affatto facile, perché in Libia ne abbiamo combinate di tutti i colori, certo non noi ma i nostri nonni». «Abbiamo messo 130mila persone nei campi di concentramento - spiega - bombe avvelenate nelle oasi, i nostri aerei hanno mitragliato questi poveracci». Infine un riconoscimento a chi ha scommesso per evitare il fallimento di Alitalia. Rivolgendosi a Passera: «Lui e Colaninno si sono messi a capo di una cordata di coraggiosi, permettendo alla compagnia di bandiera di portare il turismo in Italia». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Alitalia, Colaninno a caccia di un partner asiatico In pole Vietnam Airlines (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2009)

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Giovedì 12 Marzo 2009 Chiudi Alitalia, Colaninno a caccia di un partner asiatico In pole Vietnam Airlines

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ROMA Roberto Colaninno, presidente della nuova Alitalia, è ad Hanoi, capitale del Viet... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2009)

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Giovedì 12 Marzo 2009 Chiudi di LUCIANO COSTANTINI ROMA Roberto Colaninno, presidente della nuova Alitalia, è ad Hanoi, capitale del Vietnam, per avviare la produzione della "Vespa" Piaggio, di cui è presidente e primo azionista. Un normale viaggio di lavoro se lo stesso Colaninno non avesse ammesso che l'obiettivo del suo viaggio in Estremo Oriente è anche un altro: individuare un partner per la compagnia aerea. Bocche cucite sul partner che sarebbe nel mirino: perchè l'operazione è delicata e perchè non è detto che l'eventuale, futuro alleato abbia lo stesso interesse. Alleanza che sarebbe esclusivamente commerciale. Almeno in un primo momento. Dunque, un fatto certo: la ricerca di un partner orientale e poi tante ipotesi sull'identità del vettore. Vi sono però almeno due elementi oggettivi che potrebbero indirizzare la ricerca alla Vietnam Airlines: è una aviolinea che non è mai stata presente in Italia e che ha forti interessi ad entrare nel nostro mercato; il Vietnam è ancora un Paese in forte crescita e quindi offre ampi margini di fatturato. E poi in Vietnam sta per debuttare la "Vespa" di Colaninno, il quale possiede stabilimenti anche in India e Cina. Insomma, il Vietnam rappresenta un punto di riferimento rilevante. La Vietnam Airlines potrebbe essere in pole position, ma non è esclusa un'alleanza commerciale anche con Indochina Airlines, la prima compagnia privata vietnamita che ha iniziato ad operare nello scorso mese di novembre. Naturalmente le chanches maggiori sono appannaggio dell'aviolinea statale non fosse altro perchè Alitalia per avviare un'intesa commerciale dovrebbe necessariamente passare attraverso un accordo con il governo di Hanoi. Non sono esclusi tentativi anche con vettori di altri Paesi come Japan Airlines, Korean Air, China Southern (le ultime due già in Sky Team), ma francamente si tratta di ipotesi più remote. L'unica certezza al momento è l'interesse di Colaninno per il mercato del Far East e quello di alcune compagnie orientali per quello italiano, interesse raccolto dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, proprio nel corso della sua recente missione in Vietnam. Sullo sfondo l'eterna questione di Malpensa: ieri il presidente dell'Enac, Vito Riggio, è stato molto chiaro: lo scalo varesino e Linate non possono coesistere: «Non c'è Paese al mondo in cui si è fatto un nuovo grande aeroporto e si sia mantenuto quello che c'era. Linate non ha margini di sviluppo, Malpensa ha una capacità di 70 movimenti all'ora e lavora a circa 50». Ed è stato ancora Colaninno a spiegare il suo punto di vista, in polemica con il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi: «Comprendo la sua necessità di raggiungere accordi per salvare Malpensa e non mi sorprende che agiti lo spauracchio di Lufthansa. Non vorrei però che Malpensa corresse lo stesso rischio che correva Alitalia: essere svenduta a una compagnia straniera».

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<Banche, continuate ad aiutare le imprese> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-12 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE «Banche, continuate ad aiutare le imprese» Il premier ai banchieri: «Più fiducia, la crisi si può battere. La politica vi è vicina» Il premier a Corrado Passera: «Per Alitalia lui e Colaninno si sono messi a capo di una cordata di coraggiosi». A Villa Madama da Alberto Nagel (Mediobanca) a Giuseppe Mussari (Monte dei Paschi di Siena) ROMA — «Dovete continuare a dare una mano alle imprese. Diteci come il governo, oltre ai 12 miliardi già stanziati, può fare qualcosa. Noi stiamo operando per fronteggiare al meglio questa crisi». Dopo il gotha dell'industria, dopo i protagonisti del made in Italy e i rappresentanti delle utilities, è toccato ieri sera ai primi banchieri del Paese sedersi al tavolo con i rappresentanti di quasi tutto il governo, a Villa Madama, per una cena dal carattere informale e soprattutto per ascoltare un presidente del Consiglio convinto che uno scambio virtuoso di informazioni fra esecutivo e mondo delle imprese debba avere scadenze periodiche. «Io mi ricordo che da imprenditore vedevo il mondo della politica come un mondo distante, non c'era un giusto collegamento. Ora, come dimostra questa cena, non è così», ha detto in apertura dell'incontro il premier, rivolto agli ospiti. Ad ogni tavolo, come nelle scorse occasioni, era seduto un ministro, presentato come appartenente a «una squadra piena di uomini del fare, composta da giovani molto capaci ». Nel salutare gli ospiti il Cavaliere si è rivolto fra gli altri all'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, per il ruolo svolto nella partita Alitalia: «Lui e Colaninno si sono messi a capo di una cordata di coraggiosi, permettendo alla compagnia di bandiera di continuare a portare il turismo in Italia». Per le banche, oltre a Passera, erano presenti fra gli altri Corrado Faissola, presidente dell'Abi, Enrico Salza, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, l'ad di Unicredit Alessandro Profumo, Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, Giuseppe Mussari, presidente di Monte dei Paschi di Siena, Alberto Nagel, ad di Mediobanca, Luigi Abete, presidente della Bnl, Flavio Valeri, ad di Deutsche Bank, Franco Carraro, presidente di Mediocredito Centrale. Fra gli ospiti anche i rappresentanti del mondo delle assicurazioni: Ina, Alleanza Assicurazioni (Sandro Panizza), Unipol, con il direttore generale Carlo Cimbri. A dare il timbro all'incontro ovviamente l'ottimismo del capo del governo. «La crisi si può battere — ha insistito il Cavaliere — e il nostro compito è diffondere la fiducia, perché con il pessimismo non si va da nessuna parte, non si combina nulla di buono». Un invito associato a quello, specifico per il mondo della banche, a non smettere di sostenere le imprese con il credito, a fare il più possibile il mestiere proprio degli istituti bancari, ovvero accompagnare lo sviluppo e l'espansione del tessuto imprenditoriale italiano. In sintesi: «Dovete continuare a dare una mano alle aziende», una responsabilità che per il premier le banche devono sentire nei confronti del Paese, aiutando il governo in «uno sforzo che deve essere comune» per uscire prima e meglio dalla crisi economica. Per il governo, oltre ai ministri Giulio Tremonti, Raffaele Fitto, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Claudio Scajola, Luca Zaia e Angelino Alfano, erano presenti anche i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e il segretario generale di Palazzo Chigi Mauro Masi. Marco Galluzzo

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Colaninno: il rischio di Malpensa? Cadere in mani straniere (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-03-12 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Lo scalo di Varese e Lufthansa Colaninno: il rischio di Malpensa? Cadere in mani straniere MILANO — «Comprendo la necessità del signor Bonomi di raggiungere accordi per salvare Malpensa dalle gravi difficoltà in cui si trova e non mi sorprende che agiti lo spauracchio di Lufthansa nel pieno di una delicata trattativa con Alitalia». Per il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno (che ha così commentato i progetti di sviluppo con Lufthansa riportati dal numero uno della Sea Giuseppe Bonomi al Corriere), è ancora aperta la partita sull'equilibrio tra gli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa nel network della compagnia. «Non vorrei — dice Colaninno — che Malpensa corresse lo stesso rischio che correva Alitalia: essere svenduta a una compagnia straniera». Il presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno. Sciolte a breve le riserve sul ruolo di Malpensa

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Berlusconi alle banche:... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 12-03-2009)

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n. 61 del 2009-03-12 pagina 0 Berlusconi alle banche: "Continuate a dare credito e a aiutare le imprese" di Redazione Il premier incontra a villa Madama i vertici di banche e assicurazioni e rinnova l'appello agli istituti di credito perché sostengano le aziende in questo momento di crisi. Poi: occorre diffondere fiducia, perché con il pessimismo non si combina nulla di buono, come politica vicina alle imprese. E con Fini è duello sui regolamenti Roma - Silvio Berlusconi rinnova l'appello agli istituti di credito affinché non restringano il credito alle aziende in questo momento di crisi. "Dovete continuare a dare una mano alle aziende", ha detto il premier nel corso della cena a villa Madama con i vertici di numerose banche ed assicurazioni, secondo quanto riferito da alcuni presenti. Il presidente del Consiglio ha quindi chiesto ai presenti di esporre le loro idee e i loro suggerimenti: "Diteci cosa possiamo fare in più rispetto ai 12 miliardi", ha detto il Cavaliere con riferimento alla somma stanziata a favore del settore creditizio. "Il dovere è diffondere fiducia" Berlusconi, torna a premere sul tasto dell'ottimismo: "Il governo - ha detto, secondo quanto riferito da alcuni presenti - sta operando e sta facendo il possibile per affrontare la crisi: il suo dovere è quello di diffondere fiducia, perché con il pessimismo non si combina nulla di buono". L'Italia del fare "Quando ero imprenditore ricordo che il mondo della politica era distante e che era difficile avvicinarvisi: ora, come dimostra questa cena, non è più così". Berlusconi ha spiegato in questi termini le ragioni delle cene organizzate dal governo con quella che lui stesso ha definito l'Italia del fare. Un modo, ha detto, per permettere al governo di "ascoltare" e al mondo delle imprese di suggerire cosa l'esecutivo debba fare per andare incontro alle esigenze delle aziende. "Cordata di coraggiosi" Dopo aver ringraziato i presenti e aver sottolineato l'unicità di Villa Madama (é una delle migliaia di residenze storiche che fanno "invidia a tutto il mondo"), il premier è tornato rapidamente sulla vicenda Alitalia. Ha ringraziato l'Ad di Intesa-SanPaolo, Corrado Passera, (presente alla cena) e Roberto Colaninno (presidente di Cai, ma non a Villa Madama), per la "cordata di coraggiosi" che ha permesso al vettore di restare compagnia di bandiera. Berlusconi ha infine elogiato la sua squadra di governo: "Sono ministri giovani, bravi, preparati, competenti e pieni di voglia di fare" ha detto. Ciascuno dei responsabili dei dicasteri presenti è stato messo ad un tavolo diverso per illustrare l'azione di governo e per ricevere i suggerimenti da manager e imprenditori. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Piani di rilancio, l'Europa dice no a Obama (e fa bene). (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 12-03-2009)

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Giornale di oggi scrivo un articolo incentrato sulle crescenti incomprensioni tra l'Unione europea e la nuova America di Obama, in vista del prossimo G20. Il punto centrale riguarda il piano di stimolo dell'economia, la Casa Bianca da giorni preme affinchè anche l'Europa ne adotti uno in grande stile (quello Usa è pari al 5,7% del Pil), ma i Ventisette sono restii. "Hanno già stanziato spese straordinarie pari all'1,5% del Pil, che porteranno quelli dell'area euro a sfondare il deficit del 3% previsto dal Trattato di Maastricht, ma non intendono andare oltre nel timore che disavanzi eccessivi possano incrinare la tenuta o perlomeno la credibilità della moneta unica". Infatti quello americano quest'anno sfiorerà il 10% e che chi lo vede addirittura al 15%. Inoltre, Berlino e Parigi prestano sempre più ascolto agli economisti secondo cui manovre come quelle americane servono a poco; infatti a breve porteranno nelle tasche dei contribuenti importi irrisori pari a poche decine di dollari a testa, mentre gli investimenti sulle infrastrutture incideranno sulla crescita solo verso la fine del 2010. Insomma, si dovrebbe rinunciare a equilibri finanziari costruiti in oltre 15 anni per adottare misure espansioniste di dubbia efficacia". Io dico che l'Europa fa bene a resistere alle pressioni americane nonostante siano sempre più insistenti, con l'appoggio di grandi testate come Financial Times ed herald Tribune, che abboccano allo spin della Casa Bianca. La mia impressione è che gli Usa sperino di trascinare anche gli altri Paesi nella spirale dei deficit (e a lungo termine inflazionistica) perchè se tutti vanno male è più facile che il dollaro resti la moneta di riferimento; ma se l'Europa non segue la corrente e mantiene conti più o meno in ordine il biglietto verde rischia il capitombolo e Washington di perdere la leadership finanziaria sull'economia globale. Questa è la vera posta in gioco. Sbaglio? Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi, manipolazione, era obama, globalizzazione, europa, economia, società, gli usa e il mondo Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Mar 09 Libertà di stampa? Sì, ma non per i blog Attenti, amici bloggisti, la Cassazione ha deciso che "per i blog e i forum on-line non valgono le regole che tutelano la libertà di stampa". La ragione? Eccola: siccome "si tratta di una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero, rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum", spesso in forma anonima,."Blog, forum eccetera non possono essere considerati come una testata giornalistica, ma sono equiparabili ai messaggi che potevanoe possono essere lasciati in una bacheca". Dunque i blog hanno l'obbligo di rispettare il "buon custome" e il giudice può ordinare il sequestro di alcune pagine web. La controversia era nata in seguito alla decisione del Tribunale di Catania di sequestrare un forum di discussione sulla religione cattolica nel quale erano contenuti messaggi che la magistratura di Catania aveva ritenuto offensivi verso il comune sentimento religioso. Alcuni bloggisti "avevano travalicato limiti del buon costume alludendo espressamente a pratiche pedofile dei sacerdoti per diffondere il 'sacro seme del Cattolicesimo'". Il tema è delicatissimo. Certe ingiurie sono indifendibili, ma temo che la sentenza della Cassazione sia esagerata e che costituisca un precedente potenzialmente pericoloso per la libertà di espressione in questo Paese. Chi stabilisce cos'è il buon costume? E chi ci garantisce che questa sentenza non venga usata per mettere a tacere opinioni scomode? Scritto in giustizia, blog, manipolazione, società, Italia, democrazia, giornalismo Commenti ( 42 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 09 "Repubblica" s'indigna: gli hotel di lusso tagliano le "amenties" Il mondo va a rotoli e "Repubblica", giustamente, si preoccupa anche dei contraccolpi sugli hotel di lusso. Mercoledì ha dedicato all'argomento un'intera pagina. Ecco l'incipit: "Cominciamo da qui, dal fastoso Shangri La di Singapore e dal racconto di Alessandra Pavolini, general manager in viaggio per il 40 per cento del suo tempo-lavoro. Racconta che l'ultima volta è stato uno shock: "Niente più corbeille di fiori nella hall, neppure un valletto che ti prende i bagagli, in camera una lista di raccomandazioni da colonia estiva: spegni le luci, non usare tutti gli asciugamani, tieni la temperatura più alta. In bagno il deserto, con il barattolino dello shampoo che tiene solo una dose, spariti il cotton fioc e i dischetti struccanti. Sul comodino matite lunghe come un mozzicone e il bloc notes col logo ridotto a tre foglietti di carta bianca". E ancora, con tono inorridito, Cinzia Sasso racconta che "il grande bacino del risparmio è quello delle amenities. Basta accappatoi; stop alle pantofole; addio alle creme idratanti; contenitori più piccoli per shampoo, balsamo e bagnoschiuma, generi da sostituire, nel caso di presenze che si prolunghino, "solo dopo che siano stati utilizzati del tutto"; via i sottobicchieri nel bagno; i sigilli del water; kit per il cucito e kit per pulire le scarpe ridotti al minimo; via perfino il cioccolatino della buona notte. Ma, scrive ancora la Sasso, "per fortuna nell'era di internet, a parte i maniaci delle collezioni, non si accorgerà nessuno che sono già state tagliati i fogli per spedire i fax e la carta da lettere, così come le scatoline dei fiammiferi con il logo degli hotel". Come non capire i lettori chic di Repubblica: è un vero scandalo, un trauma, un'indecenza. Voi che dite: riusciranno a riprendersi? Sono sinceramente preoccupato. Scritto in crisi, globalizzazione, notizie nascoste, Italia, giornalismo Commenti ( 33 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Mar 09 Obama chiede aiuto agli hedge funds (e li premia) Un altro breve post sulla crisi economica. Obama ha trovato la soluzione per far ripartire il credito: chiede aiuto agli hedge funds e ai fondi di private equity offrendo loro condizioni di estremo favore: potranno accumulare profitti illimitatamente, ma con ampie garanzie statali in caso di perdita. L'accordo è legato ai cosiddetti "Talf", come spiego in questo articolo e prevede l'esborso da parte dello Stato di altri mille miliardi di dollari. Capito il progressista Obama? Chiede aiuto e protegge gli speculatori con i soldi dei contribuenti.. Intanto il totale degli interventi varati dal governo Usa raggiunge l'astronomica cifra di 3,5 trilioni di dollari ovvero 3500 miliardi di dollari, da finanziare con l'emissione di Buoni del Tesoro. Il debito Usa è ancora sostenibile? Attenti al dollaro, rischia una brutta fine. Scritto in banche, capitalismo, crisi, progressisti, era obama, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 50 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Mar 09 E' ora di lasciar fallire le banche. In un'intervista che mi ha concesso, Arthur C. Brooks, presidente dell'American enterprise institute, uno dei principali think tank conservatori, sostiene due punti importanti: 1) a suo giudizio i piani di Obama anziché contrastare la crisi finiscono per peggiorarla. 2) tentare di salvare tutti è impossibile ed è inaccettabile che gli aiuti vadano soprattutto alla casta dei banchieri che questa crisi l'ha provocata. Dunque visto che la recessione è inevitabile, meglio adottare misure radicali e lasciar fallire le banche che non sono in grado di resistere. Il punto più delicato è l'ultimo e dopo aver riflettuto a lungo su questo tema, grazie anche ai vostri qualificatissimi contributi, mi sono convinto che questa sia l'unica strada. L'entità del debito accumulato da certe banche (soprattutto americane ma non solo) è tale, a causa dell'effetto leva, da non poter essere coperto nemmeno dallo Stato. Dunque cercare di tappare buchi, che in realtà continuano ad allargarsi, non avrà altra conseguenza che trascinare l'economia reale nel baratro. E allora anzichè creare "bad banks" o fondi con titoli tossici, bisogna rafforzare le banche in salute e usare i fondi pubblici per trasferire a queste ultime le attività fondamentali (e sane) di quelle in fallimento. Ci sarà uno choc e chi detiene azioni o prodotti finanziarie delle banche cattive perderà il proprio investimento, ma passato il trauma l'economia potrà riprendere su basi solide. L'idea circola già da qualche settimana tra gli specialisti, ma mi sembra l'unica soluzione plausibile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: la Banca d'Inghilterra ha dato il via libera per stampare 150 miliardi di sterline da pompare nel sistema finanziario. E' un gesto disperato. A questo punto vedo solo due possibili conseguenze: l'operazione fallisce e la Gran Bretagna fila verso la bancarotta o va in porto ma a un prezzo altissimo: l'iperinflazione. Scritto in capitalismo, crisi, banche, era obama, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 74 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Mar 09 Quando Obama supplica il mondo. Obama non vede l'ora di avviare una nuova distensione con la Russia, ampiamente ricambiata, come spiego in questo articolo . Intanto invia due rappresentanti a Damasco per riallacciare il dialogo con la Siria, interrotto dal 2005. Sotto banco parla con l'Iran e, secondo indiscrezioni, anche con Hamas. Nei giorni scorsi Hillary Clinton, a Pechino, ha dichiarato che i diritti umani sono importanti, ma che l'economia lo è di più, avvallando così le repressioni del regime comunista cinese. Con i Paesi arabi del Golfo la Casa Bianca è sempre più conciliante, anzi accomodante e il presidente americano ha lanciato i primi segnali di preudente disponibilità anche al regime cubano dei fratelli Castro. La svolta è innegabile rispetto a Bush, ma proietta l'immagine di un Paese ansioso, improvvisamente insicuro, che dopo aver perso la supremazia economia teme di smarrire anche quella politica. E' come se Obama stesse supplicando il mondo: è vero siamo in recessione ma se ci riconoscerete ancora lo status di numero uno al mondo (e militarmente lo sono ancora), faremo i bravi con tutti. Insomma, un'America con il cappello in mano che cerca di far dimenticare le proprie debolezze. Ma basta la supremazia militare per giustificare lo status di superpotenza? E il mondo ha davvero voglia di farsi guidare dagli Usa? Scritto in globalizzazione, israele, era obama, democrazia, cina, gli usa e il mondo, russia, medio oriente, islam Commenti ( 96 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Mar 09 Ma Obama combatte davvero le lobbies? I media di tutto il mondo hanno rilanciato il discorso con cui Obama annuncia "di voler lottare contro le lobbies che intendono ostacolare il suo piano economico". La retorica è quella di sempre: "Questo è il cambiamento promesso agli americani" e giù l'elenco delle riforme che i rappresentanti degli interessi particolari intendono bloccare: "Alle assicurazioni non piacerà l'idea di dover diventare più competitive per continuare a offrire la copertura medica», ha detto Obama. «Anche le banche e chi ha concesso prestiti agli studenti per iscriversi all'università non ameranno lo stop agli enormi sussidi a loro accordati, ma così abbiamo salvato circa 50 miliardi di dollari per rendere i college più finanziariamente accessibili». Allo stesso modo, ha detto Obama, «le compagnie petrolifere non ameranno l'interruzione delle facilitazioni fiscali per 30 miliardi di dollari, ma è così che possiamo permettere all'economia delle energie rinnovabili di creare nuovi progetti e posti di lavoro». La realtà, però, è molto diversa. Il presidente americano non ha affatto combattuto le lobbies, le ha assorbite al governo. E l'esame sia bel pacchetto di salvataggio del sistema finanziario sia del piano di rilancio lo dimostra. Altro che riforme: Obama distribuisce soldi a pioggia. E tagli di poche decine di miliardi di dollari sono irrisori rispetto a sussidi che valgono migliaia di miliardi. Ma hanno una loro funzione mediatica: servono ad alimentare il mito del cambiamento e dunque l'impressione che Obama stia davvero trasformando l'America, tagliando con il passato. E' un'operazione di spin, basata sull'illusione o, se preferite, sul raggiro. Con queste riforme l'America non solo non cambia, ma rischia di accelerare il suo declino, perchè elude ancora una volta il vero problema dell'economia Usa, che è sistemico. E non sarà certo l'aumento dell'aliquota di un paio di percentuali ai ricchi a sanare le casse dello Stato americano. Anche perchè di questo passo, alla fine del 2010, di ricchi ne rimarranno davvero pochi. Non fatevi ingannare dai bluff di Obama. Scritto in banche, capitalismo, crisi, spin, era obama, democrazia, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 48 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Feb 09 In Terra Santa con i lettori de "Il Giornale" Da ieri sera sono infatti in Israele assieme ad Andrea Tornielli, Livio Caputo, Vittorio Dan Segre, nonchè Stefano Passaquindici e Maurizio Acerbi per accompagnare i lettori (numerosissimi) nel viaggio in Terra Santa organizzato al Giornale. E' una bella esperienza e molto intensa, ma anche a causa di connessioni internet assai lente (perlomeno qui a Nazareth) è possibile che nei prossimi giorni sia costretto a rallentare il ritmo dei post su "il cuore del mondo". Confido nella vostra comprensione. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Feb 09 Ma è questo l'Obama italiano? Il settimanale americano "Time" non ha dubbi: Matteo Renzi è l'Obama italiano, l'uomo su cui il Partito democratico deve puntare per rinascere dopo il fallimento di Veltroni. Renzi è il presidente della Provincia di Firenze ora candidato sindaco. "Time" lo descrive così: ha fatto largo uso di Internet e Facebook per riuscire a trionfare alle primarie. E, come Obama, Renzi ostenta un atteggiamento pragmatico nei confronti della politica. «Sono un politico, non faccio miracoli - ha detto spesso - Ho solo cercato di lavorare ogni giorno un pò meglio». Figlio di un piccolo imprenditore toscano, Renzi è un cattolico praticante ma ha già dichiarato che non permetterà al Vaticano di «guidare la sua politica». Secondo "Time" rispetto al presidente americano Renzi è qualche volta «turbolento» ed ha ancora «una faccia da bambino». Incuriosito, sono andato a cercare qualche video su You Tube. Ne ho trovati subito due, prodotti dallo stesso Renzi. L'astro nascente del Pd ritiene che Firenze "debba puntare in alto, ma anche in basso", che le "elezioni sono una sfida vinci o perdi e non ammettono pareggi"; seduce gli elettori affermando" che la città è gelosa del proprio passato e innamorata del proprio futuro", ma "deve fare un salto di qualità". Renzi stringe le spalle quando gli dicono che hanno costruito una nuova moschea "perchè tanto a Firenze ce ne sono tante" e ci illumina affermando che il più grande politico di tutti i tempi è Bob Kennedy (ma probabilmente voleva dire John Fitzgerald Kennedy). Il suo attore preferito è Jack Nicholson, e il film più gradito Blade Runner. La canzone prediletta? Naturalmente made in Usa. Insomma, un vero "Americano a Firenze", degno, più che di Obama, del miglior Veltroni. Ma giudicate voi stessi. Ecco i video: YouTube Direkt Che fiuto "Time" e che futuro, il Pd. Non c'è davvero nulla di meglio nel vivaio dell'Italia progressista? Scritto in progressisti, partito democratico, società, notizie nascoste, Italia, giornalismo Commenti ( 49 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Feb 09 Banche e crisi, il peggio deve ancora venire? Il debito delle banche irlandesi è pari al 250% del Prodotto interno lordo della stessa Irlanda, che potrebbe rischiare il default addirittura sui titoli di Stato. Molti Paesi dell'Europa dell'est stanno sprofondando in una crisi di tipo asiatico a causa delle banche che li hanno esposti a rischi insostenibili e sperano che l'Unione europea e il Fondo monetario internazionaler li salvi. In Svizzera il governo federale ha dovuto stanziare oltre 70 miliardi di franchi svizzeri per salvare Ubs e oggi ha addirittura violato lo stato di diritto e il segreto bancario, cedendo al ricatto di Obama, che aveva dato tempo fino a ieri ancora una volta a Ubs per svelare i nomi di 250 contribuenti americani che hanno frodato il fisco con l'aiuto decisivo della banca elvetica. Il governo americano non ha rispettato gli accordi tra gli Usa e la Confederazione elvetica e anzichè aspettare la fine del normale iter giudiziario, come accade tra tutti i Paesi civili, ha messo la Svizzera con le spalle al muro, minacciando di revocare la licenza bancaria all'Ubs, il che avrebbe provocato il fallimento dell'istituto bancario. E siccome Berna non può permettere di far fallire l'Ubs, perchè un evento del genere destabilizzerebbe la Confederazione, ha ceduto. Ci sono tanti altri esempi, ma la morale è sempre la stessa. Negli ultimi 15 anni le banche sono diventate più potenti degli stessi governi; ma ora che sono in difficoltà sperano che lo Stato, da loro stesse a lungo depotenziato, le salvi, mantenendo intatto il sistema ovvero preservando la prerogativa di condizionare il mondo. Questa non è democrazia e neppure capitalismo, è un'aberrazione. E fino a quando non verrà estirpata, non c'è possibilità di salvezza. Ma non vedo segnali di svolta. Anzi, la crisi economica, generata dalla finanza, sembra entrata in una spirale. Da qui il mio timore: il peggio deve ancora venire? Scritto in manipolazione, banche, capitalismo, era obama, economia, svizzera, democrazia, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 151 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie banche (5) blog (1) capitalismo (5) cina (17) crisi (5) democrazia (58) economia (27) era obama (11) europa (10) francia (21) germania (3) giornalismo (49) giustizia (2) gli usa e il mondo (57) globalizzazione (39) immigrazione (38) islam (19) israele (2) Italia (148) manipolazione (4) medio oriente (13) notizie nascoste (42) partito democratico (1) presidenziali usa (22) progressisti (3) russia (14) sicurezza (1) sindacati (1) società (19) spin (3) svizzera (5) turchia (12) Varie (17) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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X antonio mason padova. Grazie, dell'informazione, sarebbe stato veramente uno scoop... 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BEATRICE RUOCCO ESSERE SOCIALMENTE RESPONSABILI SIGNIFICA NON SOLO SODDISFARE PIENAMENTE GL... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2009)

Argomenti: Alitalia

BEATRICE RUOCCO «Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici, ma anche andare al di là, investendo di più nell'ambiente e nei rapporti con le parti interessate». Così ha esordito Emanuela Capece Minutolo, referente del programma di Cooperazione con le comunità limitrofe, nell'incontro con gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Enrico Caruso». Da questi princìpi, evidenziati nel libro verde della Commissione europea, la Gesac, la società di gestione dell'aeroporto di Napoli, ha tratto una strategia produttiva. «Realizzando progetti in partnership con le scuole del territorio dimostriamo concretamente che l'aeroporto costituisce un'opportunità di crescita e rappresenta un interlocutore credibile e affidabile», continua Emanuela Capece Minutolo. Il programma è articolato in filoni quali formazione, cultura, promozione dello sport tra i giovani, tutela ambientale e in particolare, collaborazione in progetti che contemplano l'assistenza alle fasce sociali più deboli. Per la prima lezione, a fare da prof agli studenti delle quarte classi c'è Davide Behar, della Gestione risorse umane e organizzazione della Gesac. Una lezione interattiva dove gli studenti hanno approfondito la realtà aeroportuale con Davide Behar, che ha subito catturato la loro attenzione soffermandosi inizialmente sulla struttura organizzativa dell'azienda, spiegando con l'aiuto di slides le varie figure e i ruoli professionali della Gesac security e tutti i servizi di controllo, di ispezione e sorveglianza previsti in aeroporto. «Le strutture organizzative, delle quali si dotano le aziende, devono normalmente rispondere a criteri di efficienza ed efficacia», sottolinea Davide Behar. Attualmente il comparto del trasporto aereo sta vivendo un grave momento di crisi che sta determinando forti e preoccupanti ripercussioni anche sul nostro scalo, soprattutto a causa dei conseguenti disastrosi effetti della fusione della ex compagnia di bandiera (Alitalia) con Air One e trasformazione in Cai (nuova compagnia aerea). La Gesac, dunque, ha compiti più del solito al sapore di sfida, che gli derivano dalla concessione governativa quarantennale di «gestione totale dell'aeroporto di Napoli». In pratica, la Gesac deve garantire lo sviluppo infrastrutturale dell'aeroporto, la sua manutenzione e la continuità dei servizi erogati direttamente, o attraverso terzi, ai passeggeri. Per perseguire tali finalità, la società è stata da sempre particolarmente attenta a dotarsi di strutture efficienti. «L'organizzazione di un'azienda - continua Davide Behar - viene rappresentata attraverso lo strumento dell'organigramma, che sintetizza tutti i ruoli presenti, legati fra loro da rapporti di dipendenza gerarchica. In particolare, i ruoli organizzativi possono distinguersi in due grandi categorie: quelli di line, che perseguono gli obiettivi principali dell'organizzazione (in Gesac sono i ruoli operativi) e di staff, cioè di supporto (come le risorse umane, amministrazione & controllo). Ogni risorsa che opera in azienda deve avere una job description che descriva, in modo più o meno sintetico, le principali responsabilità assegnate e si compone dei seguenti elementi: scopo, dimensioni, contesto, interfacce, attività e finalità». Gli studenti sono stati, infine, i protagonisti di alcune esercitazioni: hanno costruito la job description relativa al ruolo «Security Guard» e poi, suddivisi in sottogruppi, hanno individuato, nell'ambito del Sinottico delle Competenze Trasversali (il team working, la gestione delle relazioni, il problem solving e il decision making), le competenze peculiari al ruolo «Security Guard».

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Quando la demagogia è al governo (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 12-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Quando la demagogia è al governo l giudizi sono duri, netti. Sul Corriere Massimo Franco scrive che la proposta di Franceschini segnala «una deriva confusamente demagogica » del Pd. Più sbrigativo, Vittorio Feltri lancia come ritorsione la «tassa sui cretinetti» che naturalmente colpirebbe dal medesimo Franceschini in giù tutti i democratici (cretinetti è già un passo avanti rispetto al consueto baluba). Ci sono poi i politici della destra, che da Formigoni a Bocchino si ergono severi contro la demagogia dell?opposizione. Sembrano convinti (e alcuni di loro felici) di aver di nuovo a che fare con la sinistra tassa e spendi, quella con la quale la destra s?è battuta con buoni argomenti e risultati per un quindicennio. Peccato che le cose ultimamente siano un po? cambiate. Fanno finta di non accorgersene. Oppure non c?erano nel g i u g n o 2 0 0 8 , q u a n d o (mentre si spendeva per «salvare Alitalia dallo straniero») il dibattito pubblico era dominato dall?imposizione di una nuova tassa (si chiamava proprio Robin Tax), che colpiva i ricchi (petrolieri e banche) per dare ai poveri. Non l?avevano messa Prodi e Padoa-Schioppa ? che magari avrebbe voluto ? bensì Berlusconi e Tremonti, il quale si vantava di avere una sensibilità sociale ben superiore a quella di una sinistra ormai snaturata e serva dei poteri forti. Non ricordiamo uno stracciarsi di vesti simile a quell?odierno, per una demagogia più pericolosa visto che proveniva dal governo (e si faceva quindi legge, anzi decreto) e colpiva istituti che di lì a poche settimane (il profetico Tremonti l?avrebbe dovuto prevedere) sarebbero stati a rischio di collasso. Europa racconta oggi all?interno come alcune banche, fra tanti problemi, risentano oggi nei propri bilanci anche di quella trovata da foresta di Nottingham. Questi giorni saranno da ricordare, e i custodi del rigore da richiamare in servizio, all?apparire di nuove demagogie più insidiose di quella di Franceschini. C?è da decidere per esempio se sia più dannoso oggi puntare su un aggravamento della crisi (si potrebbe meglio dire: prendere atto della realtà, da politici responsabili) oppure sperare di occultarla mediaticamente.

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il nostro territorio a rischio d'estinzione - corrado augias (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)

Argomenti: Alitalia

C aro Augias, ho 17 anni ma credo d'avere capito che questo governo ha a cuore solo gli interessi di una ristretta élite, non il bene collettivo. Mi chiedo che senso abbia ora la riforma delle costruzioni edilizie. E' così urgente una legge che permetta di ampliare gli edifici fino al 20%? In fondo, per il poco che posso capire questo piano del governo favorirebbe solo i proprietari di ville, tra l'altro proprietari ricchi che possono permettersi in tempi di crisi di ampliare la loro "piccola" abitazione, quindi una minoranza. Secondo me in questo periodo un governo con un minimo di buon senso politico e sociale dovrebbe cercare di venire incontro a chi si trova in difficoltà, coloro che una casa riescono a stento ad averla, soffocati dai mutui e dipendenti dalla cassa integrazione. Linda Capodagli Ancona lindi-@hotmail.it S e il sondaggio promosso da Repubblica.it dopo l'appello di alcuni grandi architetti, rispecchia davvero l'opinione generale, se ne ricava che circa l'80 per cento degli italiani considera l'alzata d'ingegno del presidente del Consiglio un male, se non una sciagura. L'edilizia è materia delicata. L'attività del costruire case incrocia varie esigenze e bisogni, interessi privati e pubblici. In primo luogo c'è il legittimo desiderio di ciascuno di vivere possedendo il tetto, le pareti, tra le quali abita. C'è però anche un interesse generale che il tappeto delle case non ricopra l'intero territorio sfruttabile in un paese di esigua superficie con molte zone collinari e montuose. Negli ultimi decenni sono state commesse autentiche devastazioni, "costruendo troppo e male" (opinione di Rafael Moneo, uno dei maggiori architetti spagnoli). C'è da inorridire guardando che cosa sono diventate le coste ioniche della Calabria o l'area di Agrigento, certe periferie urbane al Sud le ex campagne del Veneto. La trovata di Berlusconi è folle: un ambiente più degradato e i flussi turistici in diminuzione sarebbero un prezzo ancora più salato di quello pagato per l' 'italianità' dell'Alitalia. Deplorevole poi il contenzioso cui potrebbe dar vita l'abolizione di ogni regola. Mi ha scritto Fabrizio Virgili (fabervi@libero.it): « Abito in un condominio composto da 38 abitazioni, su due scale di otto piani ciascuna. All'assemblea ho manifestato l'intenzione di "allargare" il mio appartamento di 24 mq, l'esatto 20%, a discapito del confinante. Anch'egli però ha esibito domanda di ampliamento, mentre il dirimpettaio vorrebbe espandersi oltre il balcone su strada... l'inquilino sopra di me ha chiesto di scendere di un metro volendo ricavare una "sala giochi" per il suo piccolo». Certe volte si cerca di ridere per non piangere.

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ex alitalia in sciopero "rispettate il piano cai" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Napoli Capodichino Ex Alitalia in sciopero "Rispettate il piano Cai" Nuova manifestazione oggi all´aeroporto di Capodichino (nella foto) dei lavoratori di Atitech, Alitalia e Alitalia servizi. I dipendenti chiedono garanzie di occupazione stabile per tutti gli addetti nella nuova società Cai. Sollecitano il rispetto del piano per Napoli con 109 unità e di conseguenza l´inserimento di tutto il personale non assunto e di quello assunto a tempo determinato, il rispetto delle leggi sulla maternità e sulle invalidità. Alle istituzioni ricordano: «Il nostro territorio già devastato sul piano occupazionale, non può pagare il prezzo maggiore della nuova Alitalia».

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La fiera dei disoccupati Laureati in fila a Roma per un posto che non c'è (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Alitalia

La fiera dei disoccupati Laureati in fila a Roma per un posto che non c'è DOTTORE OFFRESI. Toyota, Ikea, Acer, Vodafone, Alitalia: sono solo alcune delle aziende che hanno disertato la nuova edizione di "Brain at work". Le altre quest'anno offrono solo stage, per la disperazione dei quasi 9 mila ragazzi che hanno preso d'assalto gli stand. Le soluzioni? «Emigrare all'estero». Oppure accontentarsi di un lavoro qualunque: «Un curriculum non si nega a nessuno».

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di Serenella Mattera Dialogo tra neo-ingegneri (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Alitalia

di Serenella Mattera Dialogo tra neo-ingegneri di Serenella Mattera Dialogo tra neo-ingegneri. «Io ho consegnato 18 curriculum e tu?». «Io solo cinque, non ne ho stampati abbastanza. Ma non ne avevo neanche voglia: sto pensando di andare all'estero». «Ah, fai bene. Ho due amici che hanno trovato subito lavoro in Olanda. E lì pagano». «Qui a un selezionatore mi è venuto da chiedergli se ho fatto bene a laurearmi. E lui ha fatto una faccia?». Cercare lavoro ai tempi della crisi. Più di 9000 laureandi e laureati hanno sgomitato, ieri, tra gli stand del "Brain at work 2009", kermesse romana che mette in contatto gli universitari con le aziende. Hanno sudato, stretto mani, ascoltato presentazioni, accettato consigli, sorriso e soprattutto distribuito curricula. Senza fare troppo gli schizzinosi. Va bene, infatti, aspirare al mestiere per cui si è studiato. Ma questo è il momento di accontentarsi. Perché "crisi" vuol dire che il lavoro c'è, ma poco. E quando c'è si nasconde spesso sotto le spoglie di uno stage con rimborso spese. «Ottimismo della volontà» ripeteva come un mantra, tra gli stand, il professor Pietro Lucisano, responsabile di Soul, progetto di orientamento delle università pubbliche romane. «La situazione è difficile - ammetteva - Dobbiamo solo aspettare che passi. Ma non possiamo aspettare aspettando. Perché il rischio è la perdita delle competenze acquisite e, ancor più, che ci si deprima». Hanno risposto 46 aziende alla chiamata di Planet Seven, la società che, quest'anno con la collaborazione di Soul (Sistema orientamento università lavoro), organizza il "Brain at work". Una vera e propria fiera del lavoro, che attira a Roma giovani da tutto il centro-sud. «Noi accettiamo solo imprese che abbiano effettivamente posizioni lavorative aperte - spiega Pier Paolo Vicinanzo, organizzatore responsabile - Accogliamo aziende che abbiano qualcosa di più da offrire che un posto in un call center. Ma questa volta devo ammettere che abbiamo fatto fatica». Alla scorsa edizione gli stand erano 50, non molti di più, in fondo. Ma a confrontare le brochure, saltava subito all'occhio l'assenza, ieri, di tanti marchi importanti (Toyota, Ikea, Acer, Vodafone), sostituiti da altri sconosciuti. Mancavano, tra gli altri, Air One e Alitalia, e la cosa era resa ancor più evidente dalla presenza, invece, di un gruppetto di neo-licenziati dalle due aziende, anche loro intenti a consegnar curricula. «Non mi hanno rinnovato il contratto - si lamentava una di loro - e ora, fino a settembre, prenderò un assegno di disoccupazione ordinaria». Due figli a carico, un marito con posto a rischio. Ma non è questo a preoccuparla: «È che a trentacinque anni, con una laurea in promozione turistico-culturale e due master, non riesco a trovare non dico un lavoro, ma neanche qualcuno che mi prenda con uno stage di formazione. Sono venuta qui a vedere che speranze ci sono per me. L'iniziativa è ben organizzata, ma sono sempre più convinta che quando scadrà la disoccupazione dovrò accettare quel posto da commessa che finora mi sono permessa di rifiutare». Avere una laurea. Secondo le statistiche ancora paga: reddito più alto e un tasso di occupazione maggiore di dieci punti rispetto a quello dei diplomati. Il problema è: quale tipo di lavoro? «A quanto pare, non quello per cui abbiamo studiato» spiegano all'unisono, col sorriso sulle labbra, Carla e Paola, laureande in lingue orientali. Non c'erano, ieri, offerte di lavoro adatte alle loro competenze. Nelle aziende, economisti e ingegneri restano i più gettonati. Ma le due amiche avrebbero potuto proporsi a chi, come Cattolica assicurazioni o Decathlon, cercava indifferentemente anche diplomati. «Ci penseremo, grazie», la risposta amara. Molti loro colleghi, invece, non ci pensavano affatto: un curriculum non si nega a nessuno, poi si vedrà, è la filosofia più diffusa. Salvatore Spatafora, elegantissimo praticante avvocato, uno l'ha lasciato anche a Italpol, società che si occupa di sicurezza e investigazioni. Non si sa mai, anche se loro per il momento cercano ingegneri elettronici. Quanti? «Uno». Nel primo bimestre 2009, secondo i dati diffusi da Almalaurea, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno c'è stato un calo del 23 per cento nelle richieste di laureati. «Noi abbiano anche registrato - conferma Pier Paolo Vicinanzo - che se prima le aziende offrivano un contratto a tempo determinato, oggi propongono uno stage, che spesso non è neanche finalizzato all'assunzione». Facile verificare sul campo: «C'è un freeze nelle selezioni, ma prendiamo stagisti» spiegano allo stand della informatica Ibm. A quello della farmaceutica Basf a domanda rispondono: «Non sappiamo se ci sono posizioni aperte in Italia. Siamo un'azienda internazionale». Spavaldi quelli di Accenture, società americana di consulenza: «Noi siamo recession resistant. Continuiamo ad assumere a tempo indeterminato». «Concentratevi su un continuo cammino spirituale su voi stessi» spronava Paolo D'Anselmo, della piccola società Alfa Scarl. Irritando una non più tanto giovane laureata: «Sono stufa di sentirmelo dire! Non diamo al precario anche la colpa della sua condizione». Ma intanto, tutt'intorno, sordo a ogni riflessione, un continuo fruscio di curriculum. In tempi di crisi si impara anche questo: la concorrenza aumenta, bisogna far presto e tentarle tutte. 13/03/2009

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I sindacati di base: No all'esecutivo (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 13-03-2009)

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SCIOPERO /2 I sindacati di base: «No all'esecutivo» «No all'abolizione del diritto di sciopero», recitava lo striscione di fronte il ministero del lavoro a Roma, in una via Veneto blindatissima. Un centinaio di lavoratori dei trasporti aderenti a RdB, Sdl e SlaiCobas e Cobas lavoro privato, delegati di diverse città italiane, si erano dati appuntamento dalle prime ore del pomeriggio per protestare sia contro gli ultimi provvedimenti presi dal governo in merito alla regolamentazione degli scioperi che per il rinnovo del contratto, scaduto ormai da 15 mesi. «Un disegno di legge, quello proposto dal ministro Sacconi, uscito fuori guarda caso proprio in un momento in cui i trasporti sono in ebollizione», spiegano i manifestanti, che non ci stanno a essere ridotti al silenzio mentre in Fs, Alitalia, e altre aziende fioccano licenziamenti, esuberi, mobilità, con l'aggravio sulla qualità del servizio e dei costi. No quindi all'introduzione delle quote minime per proclamare lo sciopero (norma che colpirà soprattutto i sindacati minori), no al cosiddetto «sciopero virtuale», no al referendum preventivo. Lo sciopero è un diritto sancito dalla Costituzione, e le recenti proposte sono «antidemocratiche». Non si sono risparmiate critiche a Cgil, Cisl e Uil, accusate di «firmare contratti capestro». Intanto le nuove regole che restringono gli spazi di manifestazione a Roma, cominciano a mietere vittime. Per oggi era stato indetto, dal sindacalismo di base, un pacifico sit-in Corso Italia, sotto la sede centrale Telecom, nell'ambito dello sciopero nazionale Telecom. In nome del protocollo siglato da prefetto e sindacati confederali, il sit-in è stato vietato.

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Sciopero, il governo attacca la democrazia (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 13-03-2009)

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CGIL Bocciata la riforma di Sacconi «Sciopero, il governo attacca la democrazia» Sara Farolfi ROMA «Se vogliamo difendere la democrazia serve fermezza nel difendere i diritti fondamentali». Tra questi Luigi Ferrajoli, ordinario di Teoria generale del diritto, mette il diritto di sciopero, di cui il disegno di legge delega già predisposto dal governo vorrebbe fare piazza pulita. Dice il governo, precisamente, di volere «regolamentare e contemperare» l'esercizio del diritto di sciopero (garantito dalla Costituzione) con il diritto alla mobilità e alla libera circolazione delle persone (la Costituzione garantisce la libertà di circolazione). Che si tratti solo del settore dei trasporti, sono solo parole per ora: in nessuna delle cinque pagine se ne parla esplicitamente. Mentre esplicite sono le «disposizioni finali» che prevedono la possibilità di redigere, entro due anni, un testo unico «in materia di diritto di sciopero». «Una delega in bianco al governo?», domanda Ferrajoli. Il testo del governo ha raccolto il «sì» di Cisl e Uil. La Cgil - reduce da un accordo separato, il 22 gennaio, sulle regole della contrattazione - sente puzza di bruciato, ma non intende stare alla finestra. Lo ha detto ieri il segretario generale Epifani concludendo il seminario «Lo sciopero in Europa, un confronto tra esperienze»: «A forza di comprimere i diritti, la pentola rischia di saltare, ma non vogliamo fare solo i 'signor no', il confronto va spostato sul merito». Sul merito, è il segretario confederale (ex segretario dei trasporti) Fabrizio Solari a buttare là qualche idea «perchè, non nascondiamocelo, qualche area di sofferenza c'è, concentrata nel settore dei trasporti»: «La dico così: il sindacato deve limitare il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, ma anche i diritti delle imprese devono sottostare a regole diverse da quelle delle imprese di altri settori». Si preannuncia dibattito a corso d'Italia, a giudicare da alcune reazioni in sala. Pochi i dubbi comunque sulle intenzioni del governo, quali emergono dal disegno di legge (a partire dallo strumento scelto). Il ddl, secondo Ferrajoli, «presenta profili macroscopici di incostituzionalità». «E' vero che l'articolo 40 della Costituzione dice che il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano, ma qui lo si vuole sopprimere, in nome di un diritto alla mobilità che non è costituzionale». La soglia di rappresentatività al 50%, necessaria per poter proclamare uno sciopero, cancella lo sciopero come «diritto individuale», rendendolo di fatto impossibile a chi non è sindacalizzato. Infine, lo sciopero virtuale, «che è sciopero dalla retribuzione e non dal lavoro», sintetizza Ferrajoli: «Un raggiro legislativo», insomma, «una truffa di parole». «E' necessaria una ferma opposizione», conclude Ferrajoli. «Non nascondiamoci che delle aree di sofferenza ci sono però, soprattutto nei trasporti». Lo dice Alessandro Garilli, ordinario di Diritto del lavoro a Palermo, e lo ripete Solari. La legge sui diritti essenziali è rispettata («tanto è vero che i casi sanzionati non raggiungono l'1% del totale»), e anche il 'grande incremento' di mobilitazioni che la Commissione di garanzia ha evidenziato nel suo ultimo rapporto, «è frutto dell'enfatizzazione della vicenda Alitalia o dei ritardi nella vertenza contrattuale del trasporto pubblico», nota Garilli. Non bastasse, anche il governo è piuttosto attivo in quanto a precettazioni (ieri sono stati precettati gli scioperi previsti previsti per il week end). Il confronto europeo, d'altro canto, non consola. Soprattutto perchè in Europa vige la frammentazione più assoluta. Un esempio? Le recenti sentenze della corte europea che di fatto hanno dato parere negativo su alcuni scioperi antidumping (i casi noti come Viking e Laval). Nella stessa costituzione europea il diritto di sciopero non trova una spazio di regolamentazione, come anche la questione del salario. E così la casistica è la più svariata, tra chi prevede un diritto garantito dalla Costituzione o sviluppato attraverso la giurisprudenza, tra paesi dove si tratta di un diritto individuale e paesi dove invece può essere esercitato solo dai sindacati, fino a stati dove lo sciopero politico politico o quello di solidarietà sono espressamente vietati.

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ROMA - Circa 450 emendamenti (115 solo dalla Lega) e altri in arrivo per il decreto legge "sal... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2009)

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Venerdì 13 Marzo 2009 Chiudi ROMA - Circa 450 emendamenti (115 solo dalla Lega) e altri in arrivo per il decreto legge "salva auto", quello che regola le varie incentivazioni varate dal governo. E con alcune possibili novità davvero interessanti. «È allo studio il modo per poter garantire i risparmi dei piccoli obbligazionisti di Alitalia», spiega ad esempio uno dei relatori, Marco Milanese. La novità dovrebbe essere presentata dal governo e riguarda «gli obbligazionisti non istituzionali». Ancora indefinite le cifre, ma il valore della norma potrebbe aggirarsi intorno ai 100 milioni. Contemporaneamente, gli incentivi per la rottamazione potrebbero essere estesi anche ai ciclomotori mentre si amplierebbe la platea delle moto che ne potranno fruire. Lo prevedono emendamenti del relatore. I testi presentati da Enzo Raisi propongono fra l'altro che per l'acquisto di un ciclomotore "euro2" con contestuale rottamazione di un "euro0" o "euro1" sia riconosciuto il contributo di 500 euro. Per le moto invece, al precedente limite di 400 cc di cilindrata si prevede di affiancare un tetto alternativo di 60kW di potenza. Modifica che, ad esempio, consentirebbe anche alla più piccola e venduta delle Ducati, la Monster 696 (quasi 700 cc ma 58,8kW di potenza) di fruire degli incentivi. Per tutte le due ruote è previsto un contributo di 80 euro per la rottamazione. Sempre Raisi propone di estendere gli incentivi previsti dal dl anche al «parco delle macchine agricole e movimento terra». Il contributo per la sostituzione è «a fondo perduto e pari al 10% del prezzo di listino del costruttore - si legge nell'emendamento - elevato al 15% in caso di sostituzione con macchine ad emissioni over Tier 3». Prevista anche l'estensione degli incentivi previsti per i veicoli commerciali leggeri a metano dagli autocarri anche ad altri tipi di veicoli, come il trasporto refrigerato, piattaforme aeree, veicoli per il soccorso stradale. Altri punti passibili di inserimento, e di cui il governo sta discutendo, sono la revisione del limite per l'acquisto delle azioni proprie delle società e per le comunicazioni, l'accelerazione del termine di un anno per la nomina dei commissari per le grandi opere e l'ipotesi che la quota Fas destinata agli ammortizzatori sociali non sia vincolata al criterio dell'85% di risorse al Mezzogiorno ma ripartita 50%-50% tra Nord e Sud. Uno degli emendamenti della Lega prevederebbe il non pagamento degli oneri previdenziali o di quelli assicurativi per le imprese che assumono a tempo indeterminato cittadini italiani. La novità, se passasse, verrebbe introdotta «in via sperimentale e per un periodo di un anno dalla data di conversione in legge del decreto». Il costo previsto è pari a 503 milioni per il 2009 e 223 per il 2010. La Lega chiede anche tetti per gli stipendi dei manager.

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Linate, volo Milano-Roma Ricorso contro la Cai <Il monopolio è un danno> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-03-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La denuncia I legali del caso derivati: «Garantire la libera concorrenza» Linate, volo Milano-Roma Ricorso contro la Cai «Il monopolio è un danno» «Violate le nome comunitarie e la Costituzione» Il documento, presentato al Tar del Lazio, impugna il provvedimento firmato dall'Autorità garante della Concorrenza Un ricorso contro il monopolio di Cai sulla tratta Milano- Roma. Un ricorso nel nome della libera concorrenza e per tutelare i diritti e gli interessi di tutti i cittadini. Non è un caso che questa iniziativa sia stata studiata ed elaborata a Milano e dallo stesso pool di esperti e legali, guidati dall'avvocato Daniele Portinaro, che ha seguito il caso dei derivati, altro episodio in cui gli interessi della collettività sono stati scavalcati da logiche diverse. Il documento, che è stato fatto proprio e presentato formalmente dalla Federconsumatori al Tar del Lazio, impugna il provvedimento del 3 dicembre scorso firmato dal-l'Autorità garante della Concorrenza e del mercato: un testo che di fatto autorizza l'operazione di concentrazione Cai-Alitalia fissata nel decreto governativo. Si stabilisce poi che solo il 3 dicembre 2011 (fra tre anni, insomma) sarà deciso il successivo termine entro il quale le posizioni di monopolio eventualmente determinatesi a seguito dell'operazione devono cessare». Insomma: per tre anni numerose rotte, tra cui il Linate-Fiumicino, sono roba di Cai e nessuna Autorità può intervenire per evitare che vengano sfruttati a danno degli utenti gli effetti della mancanza di concorrenza. è vero che l'Autorità, interpellata sul tema anche dalle segnalazioni di Easy Jet e Meridiana, ha posto alcuni vincoli «ma di fatto ha accettato e autorizzato il regime di monopolio », ribadisce il consigliere comunale del Pd, Davide Corritore che, come sui derivati, ha lavorato con il pool di legali. E il danno per i cittadini non è da poco: il ricorso fa riferimento sia al Diritto Comunitario che alla Costituzione per ribadire che i consumatori si avvantaggiano, in termini di minori costi e di maggiore qualità dei servizi, di una situazione di piena concorrenza fra più competitors. Corritore incalza: «Milano dovrebbe essere la città della libera impresa e della libera concorrenza. Invece si trova a dover subire, in prima persona, le conseguenze di una scelta che va nel segno contrario anche rispetto a quanto alcuni degli stessi imprenditori della cordata di Cai vanno predicando da sempre». Ora la parola è al Tar, che nel giro di 40 giorni verificherà l'ammissibilità del ricorso: se si ravvisassero estremi di incostituzionalità, il procedimento verrebbe trasferito nelle mani della Corte Costituzionale. Aeroporto Nel mirino della Federconsumatori il monopolio della tratta Milano-Roma di Alitalia Elisabetta Soglio

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Bond Alitalia, spunta un minirimborso (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-03-13 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE Risparmio Risarcimento da 100 milioni per i piccoli obbligazionisti, esclusi Tesoro e fondi Bond Alitalia, spunta un minirimborso ROMA — Il governo studia un rimborso per i piccoli obbligazionisti di Alitalia. Il provvedimento da un centinaio di milioni, che non riguarderebbe i fondi e il Tesoro (detentore del 62% del pacchetto emesso nel 2002: 445 milioni su 715), entrerebbe a far parte del decreto legge sugli incentivi per l'auto, all'esame della Camera, sotto forma di emendamento. «Siamo ancora in fase di elaborazione — spiega il deputato Marco Milanese (Pdl), uno dei relatori del decreto, nonché stretto collaboratore del ministro del Tesoro, Giulio Tremonti — è probabile che tutto sarà definito nella riunione con l'esecutivo lunedì prossimo». Il costo della misura sarebbe intorno ai 100 milioni di euro, a valere, almeno in parte, sul Fondo alimentato dai conti dormienti. L'utilizzo di tali fondi allo stesso scopo era già contenuto in un decreto, trasformato in legge, che finora non hai mai avuto un regolamento attuativo. La somma potrebbe bastare a rimborsare, anche se non per intero, il 40-50% dei piccoli obbligazionisti. L'intento dunque sembra essere quello di escludere chi ha assunto le obbligazioni in tempi recenti con evidenti scopi speculativi. Il provvedimento arriva dopo una sorta di anticipazione data dal presidente della Consob (organismo di vigilanza sulla Borsa), Lamberto Cardia, che, in un'intervista, sollecitando l'attenzione sul caso, si era detto convinto di «una soluzione in tempi brevi ». Qualsiasi sorte abbia l'emendamento, gli obbligazionisti (circa 40 mila) si riuniranno il 20 aprile nell'assemblea convocata dal loro rappresentante: l'avvocato Gianfranco Graziadei, che commenta: «Se davvero il governo dimostrasse di non rimanere insensibile di fronte alle nostre richieste, sarebbe da applaudire». Intanto ieri il commissario di Alitalia, Augusto Fantozzi, avrebbe riferito al sottosegretario Gianni Letta le difficoltà di ottenere dalla compagnia la documentazione necessaria per espletare le proprie funzioni. Ma c'è anche un altro problema: Fintecna, Finmeccanica e Alitalia non hanno ancora presentato l'offerta prevista per l'Atitech, l'azienda napoletana che fornisce servizi a Alitalia. La prossima settimana si completerà invece la vendita del Cargo a Alis. Il provvedimento riguarderebbe i possessori di obbligazioni, esclusi i grandi investitori Entrerebbe a far parte del decreto legge sugli incentivi per l'auto, all'esame della Camera Antonella Baccaro

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LINEA 40, TUNNEL SOTTERRANEO GLI EXPO-DILEMMI DEL FUTURO (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-03-13 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il caso di Giangiacomo Schiavi LINEA 40, TUNNEL SOTTERRANEO GLI EXPO-DILEMMI DEL FUTURO La questione di Malpensa ha quasi del tutto «oscurato» i cieli sopra Linate: molti pensano che il Forlanini possa continuare così come se niente fosse, a cominciare dalla seria concorrenza dell'Alta velocità ferroviaria tra Milano-Roma. Molti, a cominciare dalla Cai, vorrebbero mantenere il city-airport solo per la navetta Milano-Roma e vedere se tale scelta può reggere economicamente; tra l'altro la Lufthansa ha deciso di aprire dei voli su Roma direttamente da Malpensa. Inoltre, non crede che bisognerebbe interrogarci sulla convenienza economica della linea 4 della MM che, con il drastico ridimensionamento di Linate, imporrebbe altresì di chiederci se ha senso realizzare il tratto tra San Babila e Linate, mentre sarebbe molto meno costoso prolungare la linea 3 da San Donato fino all'aeroporto. Walter Merzagora Caro Merzagora, la confusione sul piano infrastrutture regna sovrana, ma la crisi di Malpensa e Linate non c'entra. Milano, che sta pagando un prezzo alto alla bancarotta di Alitalia, non può accettare che il declino di Linate venga imposto da chi punta sull'aeroporto di Fiumicino. Linate va difeso, il mancato collegamento con il metrò è un errore storico che va messo sul conto di una classe politica miope e poco attenta ai servizi al cittadino. Oggi non possiamo permetterci di sbagliare: i fondi in arrivo bisogna spenderli nel modo giusto, e bene. è anacronistico che Linate non sia raggiungibile con una linea sotterranea e in teoria la MM4 ha una sua tardiva logica, come pure ce l'ha il prolungamento della MM3 da San Donato a Paullo e al Forlanini, più rapido e meno costoso. Alle nostre considerazione bisogna aggiungere una carta che spariglia tutto, come nel gioco della scopa: quella dell'Expo. è in arrivo su Milano una pioggia di fondi, finalizzati alle infrastrutture per il 2015. Da quel che ci risulta il sindaco aveva già deciso: si finanziano le metropolitane, la 4, la 5, i collegamenti con Cinisello e Monza. Poi è rispuntato il tunnel, l'autostrada sotterranea che attraversa Milano da Rho a Linate, 15 chilometri con 11 uscite in città: un'opera faraonica che la giunta Albertini ha lasciato in eredità alla Moratti, e che lei ha prudentemente congelato. Perché sconfessa la sua strategia dell'Ecopass: lei vuole estendere la tassa d'ingresso alle porte della città, i fautori del tunnel vogliono il pedaggio per ripagare i costi esorbitanti dell'opera. Sono saltati gli equilibri politici sull'Expo-dilemma tra il tunnel e il metrò, tra la città sostenibile e quella con le auto, ed è caduta la testa di Paolo Glisenti. Si sta decidendo il futuro della viabilità milanese coi soldi pubblici, caro Merzagora, bisogna stare all'occhio: i vantaggi o gli svantaggi li pagheremo noi. gschiavi@rcs.it

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Ne usciremo solo insieme (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Ne usciremo solo insieme DARIO FRANCESCHINI Abbiamo sentito spesso in questi giorni rivolgere al Partito democratico l?accusa di strumentalizzare la crisi per scaricare le responsabilità sul governo. Naturalmente nessuno di noi ha mai immaginato di farlo, perché sappiamo che la crisi è globale, attraversa tutti i paesi e va affrontata con risposte che vanno ben oltre i confini nazionali. Sappiamo anche che la crisi impatta in modo diverso sulle economie nazionali e sulla vita delle famiglie e delle persone, in base alla forza o alla fragilità della singola economia nazionale (la nostra purtroppo è tra le più fragili), ma soprattutto in base agli interventi che i singoli governi mettono in campo per fronteggiare l?emergenza della crisi. Abbiamo l?assoluta consapevolezza che le misure che abbiamo proposto non sono una risposta strutturale alla crisi. Ma sappiamo che, in un momento di difficoltà, chi guida un paese, al di là del colore politico, oltre che il dovere di cercare risposte strutturali e cominciare a lavorarci, ha quello di immaginare contemporaneamente come affrontare le situazioni drammatiche in cui rischiano di precipitare o sono già precipitate migliaia di persone alle quali non si può dire, in attesa che la crisi venga superata con interventi strutturali, di arrangiarsi. Molti di noi parlamentari, in particolare della Lega ma non solo, vengono come me dalla Pianura padana: quando il nostro grande fiume stava per straripare a causa di un?ondata di piena, la gente del Po, che viveva sotto gli argini, non discuteva su quali fossero gli interventi per ristrutturare gli argini, ma correva, in un meccanismo di solidarietà, a mettere pile di sacchi di sabbia che nell?emergenza impedissero al fiume di straripare. In seguito, dopo aver affrontato l?emergenza, si mettevano a discutere su come rafforzare gli argini. È esattamente quello che stiamo cercando di fare, sapendo che nel paese ci sono tante povertà e paure, una più grave dell?altra. Ci sono persone che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, quelli che noi avevamo immaginato di aiutare da subito, se avessimo vinto le elezioni. Poi è scoppiata la crisi e sono emerse situazioni di gravità sempre maggiore (...). C?è chi ha perso il posto di lavoro e ha meccanismi di protezione sociale, a cominciare dalla cassa integrazione. Il ministro Brunetta ha detto che va tutto bene, una meraviglia, lo ha ripetuto, con toni diversi, il ministro Sacconi: contemporaneamente, pochi minuti fa, la Cisl della Lombardia ha indicato che non ci sono più risorse per gli strumenti di cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Ci sono categorie di lavoratori che hanno un meccanismo che li aiuta nel momento della crisi della propria azienda o della perdita del posto di lavoro, ma ce ne sono centinaia di migliaia che, dopo aver vissuto già una situazione di precarietà, rischiano di precipitare a reddito zero. Poi c?è la povertà estrema, di cui non si parla. Nella politica italiana c?è la paura di usare la parola «poveri»: invece i poveri ci sono e purtroppo stanno crescendo. Persone, come ci hanno raccontato le associazioni di volontariato, che non hanno nulla da mangiare e molto spesso non hanno un posto dove dormire. Allora, come si affrontano queste diverse emergenze? Per quelli che perdono il posto di lavoro e non hanno ammortizzatori sociali, noi proponiamo due operazioni: interventi strutturali e interventi per l?emergenza 2009. Di interventi strutturali siamo pronti a discutere con il governo e le parti sociali, se avranno un qualche interesse. Pensiamo che entro il 2009 si debba lavorare per un ridisegno e una semplificazione di tutti gli ammortizzatori sociali, con l?obiettivo di rivolgerci a tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto che avevano quando lavoravano. Poi c?è l?emergenza, che impone di non lasciare centinaia di migliaia di persone di colpo a reddito zero. Per questo abbiamo proposto un assegno mensile di disoccupazione del 60 per cento dell?ultima retribuzione mensile per tutti quelli che hanno perso o perderanno il posto di lavoro durante la crisi, cioè dal 10 settembre 2008 al 31 dicembre 2009, immaginando che questo periodo servirà per la riforma degli ammortizzatori sociali, evitando però intanto di lasciarli nella disperazione e nella paura del futuro. Anche perché non c?è cosa più sbagliata che immaginare che nella crisi le difficoltà personali possano essere messe le une contro le altre, facendo scontrare i diversi gradi di povertà tra di loro: questo fa esplodere il tessuto sociale del paese, questo rende una parte del territorio terreno fertile per la criminalità organizzata, perché quando ci sono migliaia di persone che non hanno i soldi per fare la spesa o per comprare i vestiti per i figli, forse cedono anche rispetto al loro livello di moralità o a quello che vorrebbero fare nella vita rispettando la legge. Ci si risponde che si tratta di demagogia. Qualsiasi cosa diciamo, in dieci dodici in televisione a dire: demagogia, demagogia! Se uno dice che domani è venerdì: è demagogia! Rispondete nel merito invece, dite di sì o di no! La nostra proposta ha coperture precise, è stata preparata da esperti, solo in questo ramo del parlamento da Bersani, Letta, Damiano: persone che hanno avuto responsabilità di governo. Non costa tanto, perché abbiamo calcolato ? e siamo stati prudenti ? 500 o 600 mila disoccupati; abbiamo detto che servono 5 miliardi di euro. Vorrei che diceste a quegli italiani che non siete in condizione di trovare 5 miliardi, dopo che li avete buttati dalla finestra con l?eliminazione dell?ici sui redditi alti e con il suicidio dell?operazione Air France-Alitalia. Quei 5 miliardi, in gran parte, ci sono già nei 9 miliardi degli ammortizzatori sociali. Quella è un?operazione giusta, ma richiede mesi per entrare in vigore. Noi diciamo: intanto, se ci sono, utilizziamo subito quelle risorse. Questo è il nostro primo problema ma ne abbiamo un altro, quello di aumentare i consumi: una persona che ha zero euro se gliene diamo 6, 7 o 800 non li mette nel risparmio, li mette tutti nel circuito dei consumi e questo è un modo per far ripartire l?economia. A meno che voi non pensiate che una persona che non ce la fa a vivere col suo stipendio abbia la preoccupazione di costruire il 20 per cento di cubatura in più nella sua casa. Se ha un po? di soldi in più li usa per i figli, per la spesa, per le urgenze della vita. Anche per la povertà estrema abbiamo proposto un meccanismo molto esplicito e chiaro. Per i comuni e per le associazioni di volontariato, 2 punti di Irpef sui redditi dai parlamentari compresi in su, sopra i 120 mila euro: un contributo di solidarietà straordinario per il 2009, in attesa che anche in questo campo si effettuino misure strutturali, come il reddito minimo garantito e il reddito di solidarietà attiva, un?idea di altri paesi a cui dobbiamo guardare. Abbiamo detto che per la seconda copertura (ne hanno parlato poco i giornali) bisogna andare sui soggetti che non raggiungono i 120 mila euro nella dichiarazione dei redditi, ma che magari li raggiungono nel reddito effettivo. Lì bisogna riprendere la lotta all?evasione, non in modo generico: bisogna tornare subito alla tracciabilità dei pagamenti, al limite massimo dei trasferimenti in contanti. C?è tra noi e voi una differenza di fondo, al di là delle singole scelte: noi pensiamo che nella crisi debbano scattare meccanismi di solidarietà, voi che sia inevitabile che qualcuno soccomba e qualcuno si salvi. Noi sappiamo che il paese si salva tutto assieme o non si salva nessuno. (Dichiarazione di voto in aula)

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La cassa integrazione c'è ma non si vede (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

La cassa integrazione c?è ma non si vede GIANNI DEL VECCHIO Le imprese lombarde che da oggi faranno domanda per la cassa integrazione in deroga non avranno un euro, visto che i soldi sono già finiti. Nel frattempo i lavoratori di Alitalia stanno ancora aspettando le indennità di gennaio e febbraio. Milano e Roma, la rete di piccole aziende e il grosso gruppo industriale, casi diversi ma gli stessi problemi: al mondo produttivo italiano il denaro non arriva. Gli otto miliardi tanto sbandierati dal governo per gli ammortizzatori sociali sono ancora invischiati nella burocrazia ministeriale. La crisi invece non conosce rallentamenti. E in mezzo, a soffrire, il solito vaso di coccio: il lavoratore. A evidenziare i ritardi del governo nel venire in soccorso delle imprese e dei dipendenti lombardi sono i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, che per l?occasione hanno messo da parte i rancori degli ultimi mesi. Da inizio anno ? è la denuncia del segretario cislino della Lombardia, Gigi Petteni ? lo stato non ha messo nulla sul piatto per la cassa integrazione. Si è tirato avanti in questi due mesi prendendo parte dei fondi destinati alla crisi di Malpensa. Un bel gruzzolo, circa 31 milioni. Soldi che però si sono esauriti in breve tempo, di pari passo con l?aggravarsi della recessione. Così adesso le aziende che hanno bisogno di mettere in cassa integrazione i propri dipendenti sono nei guai. Anche perché ancora non è arrivato l?acconto di dieci milioni che l?esecutivo aveva promesso: denaro stanziato per decreto ma che senza la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (che ancora manca) restano sulla carta. Mancano le risorse, quindi, ma quello che è peggio che mancano anche le procedure amministrative per accedere ai fondi del governo. «Serve un sistema snello e trasparente ? dice Petteni ?. Vorrei sapere che pratica devo fare, come e a chi istruirla, ma finora non si sa nulla. Bisogna far presto, tante imprese e lavoratori lombardi rischiano grosso». Ritardi burocratici che sono stati confermati anche dal governatore Roberto Formigoni, che ha ammesso che le somme non sono state ancora erogate, si spera che possano arrivare per fine mese. Ma se Milano piange, Roma non ride. Non se la passano meglio quei dipendenti di Alitalia per cui è scattata la cassa integrazione. I due sindacati che rappresentano gli assistenti di volo, Anpav e Avia, hanno scritto una lettera al commissario Augusto Fantozzi per denunciare i mancati pagamenti per i mesi di gennaio e febbraio. Due casi particolari da cui si evincono le difficoltà che questo governo sta incontrando per garantire la cassa integrazione. Ritardo ancora più grave se si pensa che la cig si sta gradualmente avvicinando alle punte fatte registrare nel 1993. Non è un pericoloso comunista che lancia l?allarme, ma il serio centro studi di Confindustria. Secondo l?ultima congiuntura flash, a febbraio il monte ore annualizzato è stato pari all?1,16 per cento della forza lavoro, molto di più rispetto al mese precedente, fermo a un più contenuto 0,8 per cento. Cifre molto vicine ai picchi storici: nel ?93 è stato pari all?1,4 per cento mentre quello registrato nell?84 al 2,1. Rilevazioni che, se dovessero peggiorare, potrebbero anche aprire uno scenario preoccupante. «Andando di questo passo, anche gli otto miliardi stanziati da governo e Regioni corrono il rischio di non bastare», fa sapere il parlamentare del Pd, Paolo Nerozzi. Soprattutto se verrà accolta la proposta lanciata dalla Cgil e prontamente accolta dalla Confindustria: raddoppiare il periodo di cassa integrazione dalle attuali 52 settimane a 104.

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Franceschini: choc il viaggio Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

«METAFORA DI COSE CHE VANNO SISTEMATE» Franceschini: choc il viaggio Alitalia ROMA È stato una vera e propria odissea il viaggio in aereo tra Roma e Milano, fatto ieri pomeriggio dal segretario del Partito democratico, Dario Franceschini, per partecipare al forum di Confcommercio a Cernobbio, in provincia di Como. Un tragitto travagliato a bordo di un velivolo della nuova Alitalia che ha tra l'altro come presidente il padre di uno dei deputati Pd, Matteo Colaninno. «Il mio viaggio da Roma a qui - ha detto all'inizio del proprio intervento di fronte alla platea di imprenditori, manager e commercianti - è stato una specie di metafora di un po' di cose che vanno sistemate nella nuova Alitalia». «Tra check-in Air One-Alitalia confusi, pullman che ci hanno portato ad aerei sbagliati e soliti ritardi, è stato un viaggio molto difficile». «Avevo un biglietto di Air One e sono andato a un check-in Alitalia, pensavo fossero informati... e mi hanno detto di no, che devo andare a un check-in di Air One. Ci hanno messi sul pullman con venti minuti di ritardo e ci hanno portato a un aereo Alitalia. Ci hanno tenuto sul pullman altri cinque-dieci minuti e poi ci hanno portato davanti ad un altro aereo Alitalia». A quel punto «siamo saliti sull'aereo ma i bagagli erano sull'altro aereo, quello precedente». Alla fine, dopo altre soste, il volo è partito con un'ora di ritardo ed è «arrivato a Malpensa nella tragicità di quel grande aeroporto, tra i più grandi di Europa e drammaticamente vuoto». \

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Anche per l'estate Blu Express potrà volare fra Torino e Roma (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

CASELLE LA COMPAGNIA LOW COST HA OTTENUTO I PERMESSI MALGRADO LE RESISTENZE DI ALITALIA Anche per l'estate Blu Express potrà volare fra Torino e Roma [FIRMA]ANGELO CONTI Davide ha battuto Golia. Nonostante le resistenze di Alitalia, la compagnia low-cost Blu Express ha ottenuto di continuare ad operare, anche per l'estate, i suoi collegamenti giornalieri fra Torino e Roma Fiumicino. Le riserve sono state sciolte ieri mattina, dopo una serie di contatti anche con la Sagat. I voli saranno 5 al giorno, incrementati a 6 i lunedì ed i venerdì di luglio e settembre. L'orario estivo di Blu Express (che diventerà operativo dall'1 aprile) prevede di norma cinque voli nei giorni feriali, un solo volo alla domenica, zero voli al sabato, zero voli per tutto agosto. Da Torino gli aeromobili Blu Express decolleranno alle 6,30; 08,35; 11,00; 17,15; 18,10. Da Roma alle 8,35; 15,35; 16,25; 19,15; 20,15. Il prezzo minimo è di 35 euro. Attualmente sono disponibili posti a queste tariffe in quasi tutte le date. «Mantenere cinque-sei voli al giorno fra Torino e Roma - ha spiegato Franco Pecci, presidente di Blu Express, che nei giorni scorsi ha visitato Turismo Torino di cui è consigliere il presidente Sagat Montagnese - rappresenta una sfida ed un grande sforzo. Non volevamo perdere, rinunciando a questi collegamenti, il forte legame che abbiamo tessuto con i passeggeri torinesi. Siamo stati comunque costretti ad accettare slot meno felici di quelli che avevamo. Soprattutto la prima partenza da Torino, alle 6,30, avviene un'ora prima di quella attuale. Ci rendiamo conto che tutto questo porterà ad una flessione dei passeggeri sul primo volo, ma contiamo sulla simpatia dei torinesi». Pecci ieri era a Torino per partecipare ad una tavola rotonda a Ttg Italia sulle agenzie di viaggio e poi per incontrare Turismo Torino: «Stiamo tessendo contatti per ottimizzare la nostra presenza a Caselle, una piazza sulla quale crediamo moltissimo. Stiamo studiando anche nuovi voli charter. Quest'estate voleremo da Torino a Ibiza, Sharm e Marsa Alam. Ma stiamo studiando altre "iniziative creative" soprattutto per l'inverno». Le possibili «iniziative creative» potrebbero essere voli etnici verso la Romania, da effettuare in orario notturno, approfittando degli aerei che, impegnati sulla Torino-Roma, dormono tutte le notti a Caselle. www.lastampa.it/caselle

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La Cgil lancia l'allarme: la crisi nel Lazio è drammatica. Solo di cassa integrazione ordi... (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

La Cgil lancia l'allarme: la crisi nel Lazio è drammatica. Solo di cassa integrazione ordinaria e straordinaria, rispetto a febbraio 2008 - quando si registrava per un totale di 1.441.967 lavoratori - si è arrivati a 3.039.283. Il peso maggiore è legato ai trasporti, con oltre 1,2 milioni di ore. Cresce il peso del dramma Alitalia. A PAGINA 53

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Gli anziani si vendono la casa per trovare i soldi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

«Gli anziani si vendono la casa per trovare i soldi» LUCIANA CIMINO La crisi nel Lazio ha una portata drammatica e la Cgil non lo nasconde. Anzi. Quella di Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil Roma e Lazio all'assemblea dei quadri regionali (in vista della manifestazione del 4 aprile al Circo Massimo) è una denuncia netta delle condizioni in cui versa il territorio. Nel 2008 nel Lazio hanno cessato l'attività 10 mila aziende, di cui 8 mila nella sola Capitale. Stessa situazione per i negozi al dettaglio: 6 mila hanno chiuso i battenti, 4.500 a Roma. Non si salvano neppure le imprese turistiche, che pure fino all'anno scorso trainavano l'economia regionale: hanno chiuso in 500. I bonus pensati dal Governo, poi, finora si sono rivelati inefficaci. Sui 150 mila aventi diritto alla social card ne hanno usufruito appena in 50 mila. Il tutto in un contesto in cui la disoccupazione non accenna a decrescere. Si è passati da un tasso al 5,7% nel 2007 all'8.2 del 2008. La crisi dunque ha investito in pieno la Regione. «Anche Roma che finora si era difesa bene rispetto alle altre province del Lazio, non ha retto l'urto della crisi, come dimostra la desertificazione industriale e l'utilizzo sempre più ridotto degli impianti produttivi». Anche il pubblico ne risente, a partire dalla scuola: «Nel 2009 - ha detto Di Berardino - lasceranno il lavoro 4.500 persone, 15.000 nel triennio». «La crisi riguarda tutti i settori - ha continuato il segretario - e un fenomeno che spiega chiaramente i suoi effetti è quello che vede molte persone anziane vendere le proprie abitazioni con il metodo dell'usufrutto per ricavare il denaro necessario per vivere». Ma il dato più allarmante è quello relativo al ricorso alla cassa integrazione, aumentata da dicembre 2008 a gennaio 2009 del 225%. Anche a seguito della crisi Alitalia. Secondo il sindacato si tratterebbe di una tendenza confermata, anzi in peggioramento, anche per il mese di febbraio. «Al Campidoglio avevamo chiesto un sostegno al reddito delle fasce più deboli, attraverso anche la rimodulazione dell'irpef, ma non c'è stata finora alcuna risposta. Se non arriverà promuoveremo azioni di protesta». Di Berardino: «Al Campidoglio avevamo chiesto un sostegno al reddito delle fasce più deboli, anche attraverso la rimodulazione dell'Irpef: per ora nessuna risposta e se non arriverà promuoveremo azioni di protesta».

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Distretti in movimento Carpi spedisce 30mila cartoline al premier (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Distretti in movimento Carpi spedisce 30mila cartoline al premier ROBERTO SERIO Contro "il grande freddo" del settore moda, srotoleranno in Piazza Martiri a Carpi, questa mattina alle 10, una maxisciarpa di cinquanta metri di lunghezza per uno di altezza, realizzata da imprese locali. Il decoro è tricolore, biancorossoeverde, a ricordare come la moda sia cuore del Made in Italy. Sulla sciarpa, uno slogan: "Scalda la Moda", per sottolineare il bisogno di protezione del settore dalle "malattie" che possono arrivare nella stagione della crisi. Tutti insieme La peculiarità della manifestazione carpigiana, che segue le due di Biella e Prato, sta nel fatto che a scendere in piazza sono tutti gli attori: istituzioni locali, associazioni imprenditoriali industriali e artigiane, e i sindacati. E l'invito è esteso a imprese, lavoratori, forze politiche. Tutti insieme per tutelare il sistema tessile-abbigliamento-calzaturiero di Carpi e di tutta la regione, e per mandare, insieme alla sciarpona, un messaggio al Governo. "In considerazione delle crescenti difficoltà del comparto moda italiano, che a tutt'oggi non hanno trovato risposte nei provvedimenti del decreto anticrisi del Governo - spiegano i promotori - abbiamo deciso di organizzare l' iniziativa per sostenere e rilanciare un settore manifatturiero tra i principali della regione. Chiediamo concrete risposte in materia di ammortizzatori sociali, credito, sostegno al reddito e ai consumi". "Non ci sono solo la Fiat e l'Alitalia - sintetizza Enrico Campedelli, sindaco di Carpi, ricandidato dal Pd alle prossime amministrative per il secondo mandato - il governo deve prestare attenzione anche alle piccole e medie imprese che sono la spina dorsale del paese. Nei documenti fin qui usciti da Palazzo Chigi sembra che il settore moda non esista". Il distretto tessile carpigiano di crisi e trasformazioni, anche profonde, ne ha conosciute. E Campedelli le ricorda bene. "Qui, dal 1995 al 2005, si sono dimezzati gli addetti: da 14mila a 7mila. Sono stati anni in cui la filiera ha sofferto molto, in particolare i piccoli artigiani, e hanno chiuso in tanti. Chi ha iniziato a investire sui marchi, l'immagine e il marketing, ha avuto ulteriori opportunità, ha innovato e fatto un salto di qualità. Fino a dicembre i nostri marchi hanno tenuto nell'export, ma ora il calo degli ordini si fa sentire". Ci sarà anche musica in Piazza Martiri, e saranno distribuite 30mila cartoline nelle quali si ricorda al Presidente del Consiglio Berlusconi l'impegno a proteggere un settore tanto importante per la nostra economia. Oggi manifestazione di lavoratori, imprese e istituzioni a Carpi per aiutare il polo della moda e dell'abbigliamento. Il sindaco Campedelli: «Ricordo al governo che non ci sono solo l'Alitalia e la Fiat».

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azionista alitalia cita berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Bari Lecce Azionista Alitalia cita Berlusconi Un piccolo azionista di Alitalia, l´avvocato Francesco Toto, ha citato in giudizio dinanzi al tribunale civile di Lecce il premier, Silvio Berlusconi, per ottenere un risarcimento di circa un milione di euro. La citazione riguarda danni economici, morali e biologici subiti per le dichiarazioni che Berlusconi rilasciò quando censurò - secondo l´azionista - la convenienza economica del piano di acquisto di Alitalia proposto da Air FranceKlm, che dopo qualche tempo revocò la proposta. L´azionista leccese era titolare di un pacchetto azionario del valore di circa 384mila euro. Ma dopo la dichiarazione di Berlusconi il valore delle azioni si è annullato.

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Il petrolchimico affonda (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 104 Il petrolchimico affonda Etilene bloccato, rischia tutta la chimica isolana --> Etilene bloccato, rischia tutta la chimica isolana Polimeri Europa blocca la fornitura di etilene alla società Ineos per insolvenza. Il diktat potrebbe scatenare un effetto domino per tutta la chimica isolana: gli impianti sono legati tra loro a doppio filo. I venti di chiusura del petrolchimico si riaffacciano sul Golfo dell'Asinara. Centinaia di lavoratori vedono il baratro dopo la decisione di Polimeri Europa di bloccare la fornitura di etilene alla società Ineos per insolvenza. Il diktat potrebbe scatenare un effetto domino per tutta la chimica isolana, perché gli impianti sono legati tra loro a doppio filo. BRACCIO DI FERRO A Porto Torres ricomincia a suonare l'allarme, innescato stavolta dal braccio di ferro tra Polimeri Europa e Ineos. La consociata dell'Eni ha bloccato i rifornimenti di etilene alla società inglese per il mancato pagamento di una commessa da quasi un milione di euro. Ineos, che sta per passare nelle mani dell'imprenditore veneto Fiorenzo Sartor (anche se nelle ultime ore l'accordo sembra non essere più così sicuro) ha attivato le procedure di stop dell'impianto Cvm, indispensabile per produrre il Pvc. Nei magazzini arriverà etilene solo per i prossimi dieci giorni, per non lasciare incompiute le produzioni già avviate nello stabilimento, ma dal 31 marzo il blocco sarà realtà. NUOVO VERTICE Nella querelle ieri è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ha convocato martedì a Roma i massimi rappresentanti delle due società e il possibile numero uno di Ineos, Fiorenzo Sartor. «Vogliamo verificare - ha detto Scajola - che cosa è accaduto e di chi sono le responsabilità, perché la chimica italiana è strategica e non lascerà nulla di intentato». Ma Ineos ha già informato del blocco gli enti, la Prefettura e i sindacati. Più di 140 operai, a Porto Torres, rischiano di ritrovarsi su una strada, ma a saltare sarebbe quasi tutto il sistema isolano. TERREMOTO IN TUTTA L'ISOLA Il cuore del petrolchimico turritano, l'impianto cracking che produce etilene, potrebbe fermarsi causa assenza clienti. Ineos è il principale acquirente del prodotto che miscelato con il dicloroetano prodotto dalla Syndial di Assemini è alla base della filiera dell'ossiclorurazione. La decisione, convinta e unilaterale, di Polimeri Europa, potrebbe provocare un nuovo terremoto nella chimica sarda dopo quello che si è verificato a cavallo tra dicembre e gennaio a Porto Torres, con la chiusura totale. A frantumarsi, difatti, sarebbe la catena che lega tutti gli stabilimenti, dal capo di sotto a quello di sopra. Nel nord Sardegna sono sulla graticola 1500 famiglie più quelle dei centinaia di fornitori che gravitano attorno al petrolchimico. La rottura Ineos-Polimeri Europa arriva a ridosso della firma di Sartor sul contratto di cessione del ramo italiano di Ineos, prevista per la prossima settimana. Un'acquisizione data per certa qualche giorno fa, ma che secondo indiscrezioni potrebbe anche sfumare. La società ha un debito nei confronti di Eni che si aggira sugli ottanta milioni di euro. Per questo l'Ente nazionale idrocarburi tempo fa era corso ai ripari, chiedendo che le nuove commesse venissero pagate puntualmente per evitare la crescita esponenziale del debito, cosa che non è avvenuta. Da qui la decisione di tagliare i rifornimenti. Anzi, di sospenderli del tutto. SCELTA FATALE Una scelta che ha messo in crisi la filiera del Pvc di Ineos, ma che potrebbe ripercuotersi sulla forza lavoro di Polimeri Europa. A essere messo in discussione sarebbe quello che fino a poche settimane fa veniva ritenuto l'unico impianto in cassaforte, il cracking da cui si produce proprio l'etilene. LA RABBIA DELLA PROVINCIA L'altro ieri il presidente della Provincia, Alessandra Giudici, ha fatto esplodere la sua rabbia contro Polimeri Europa, che avrebbe messo in atto «l'ennesima azione di prepotenza» verso le istituzioni. La presidente Giudici aveva chiesto la sospensione di qualsiasi azione che potesse «mettere a repentaglio l'attività produttiva del polo industriale di Porto Torres e l'intero sistema economico della Provincia di Sassari». Ma la multinazionale non sembra disposta ad ascoltare. Entro una decina di giorni dovrebbe arrivare lo stop degli impianti Cvm di Ineos, inizialmente previsto per il 7 aprile. Le pratiche dovrebbero essere accelerate dal mancato arrivo di una chimichiera carica di dicloroetano. Intanto anche nella Penisola monta la protesta. LA PROTESTA I sindacati e i lavoratori di Porto Marghera ieri avevano già programmato uno sciopero per sollecitare la chiusura dell'accordo tanto agognato con Sartor. Ma ieri mattina si sono trovati a scendere in piazza, ancora una volta, per salvare il posto. In più di duecento hanno bloccato gli svincoli della tangenziale per Venezia, mandando il traffico in tilt. I sindacati veneti, se la chiusura degli impianti di Ineos dovesse essere confermata, chiedono che il Governo intervenga per la chimica com'è intervenuto per l'Alitalia o per altri settori in crisi. I rappresentanti dei lavoratori sassaresi sono sconcertati, ma per ora la mobilitazione resta chiusa nel cassetto «perché il presidente della Regione si è appena insediato. Con noi ha preso degli impegni e aspettiamo che li mantenga. In caso contrario tutte le sigle si riuniranno e decideranno il da farsi», commenta Antonio Rudas, segretario generale della Cgil di Sassari, di ritorno ieri sera dalla marcia di protesta nel Sulcis. «Stanno chiudendo la Sardegna - attacca poi Rudas - Finito il tempo delle promesse non rimane nulla. L'Eni vuole chiudere gli stabilimenti e lo farà. Lo ha detto anche al ministro delle Attività produttive, Scajola. È un dramma». «In questi mesi siamo passati da un momento di buio alla grande mobilitazione, alle promesse ricevute da ogni parte politica», commenta Giovanni Tavera, segretario provinciale dei chimici della Uil. «Poi è arrivato il silenzio, con il tavolo della chimica nemmeno convocato. Ora questa bomba che rischia di metterci definitivamente in ginocchio», aggiunge. RESPONSABILITÀ Il segretario sassarese dei chimici della Cisl, Giampiero Murgia divide le colpe tra le due multinazionali. «La responsabilità è di entrambe le società: Ineos non dovrebbe permettersi di non pagare, Polimeri dovrebbe rendersi conto del danno che provoca a tutta la filiera della chimica isolana». SAMUELE SCHIRRA

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Franceschini s'aggrappa ai banchieri (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

stampa Il segretario al meeting attacca anche Ferrero Franceschini s'aggrappa ai banchieri Contraddizioni Prima l'assegno per i disoccupati Ora si mette a difendere l'autonomia di Bankitalia dall'inviato Nicola Imberti CERNOBBIO (CO) Dai disoccupati a Bankitalia. Il passo non è breve né facile da compiere. Almeno che non si vestano i panni del segretario del Pd. Così Dario Franceschini, arrivato a Cernobbio per partecipare all'annuale Forum di Confcommercio, non si lascia sfuggire l'occasione e rivolto al ministro dell'Economia Giulio Tremonti lo apostrofa: «Bankitalia ha detto di non condividere la proposta di affidare ai prefetti il compito di vigilare sulle banche. Il ministro ha chiesto, con parole ritorsive, di affidare tutti i controlli alla Banca centrale europea. Io gli dico: non tocchiamo l'autonomia e l'indipendenza della Banca d'Italia». Il leader democratico fa il suo ingresso a Villa d'Este a metà pomeriggio. Lo aspettavano subito dopo pranzo ma, spiega, «sono reduce da un viaggio che è l'esatta metafora delle cose che non funzionano nella nuova Alitalia». Segue dettagliata descrizione delle peregrinazioni del segretario tra i banchi di Fiumicino fino all'atterraggio, un'ora dopo, nel grande e «drammaticamente vuoto» aeroporto di Malpensa. Quindi parte la solita litania anti-Berlusconi che «continua a nascondere la crisi» e ha messo in campo interventi insufficienti e, soprattutto, in ritardo. Ecco spiegato perché il Pd ha deciso di proporre misure che possano affrontare, in attesa di riforme strutturali, le emergenze del Paese. A cominciare dalla «povertà estrema che si sta allargando». Quindi aggiunge: «Cosa c'entrano destra e sinistra con questo?» Difficile capire se si tratti di un invito al governo a dialogare. Basta attendere qualche minuto e il segretario del Pd riparte all'attacco di Berlusconi: «Lui e Ferrero mi hanno detto che la mia proposta di tassare i redditi alti per dare un contributo di solidarietà ai più poveri è "elemosina". O il segretario di Rifondazione si sta spostando a destra o e Berlusconi che va a sinistra». L'ultima battuta è per strappare l'applauso della platea quando, parlando d'evasione, ricorda che c'è una differenza tra chi «evade per sopravvivere e chi per comprarsi la barca». Più o meno la stessa differenza che c'è tra un disoccupato e Bankitalia.

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Dal governo aiuti ai precari (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Dal governo aiuti ai precari [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Procedure più rapide per l'assegno di cassa integrazione, allargamento dei settori in cui si potrà pagare i lavori a giornata con un «buono previdenziale», ma anzitutto raddoppio dell'indennità una tantum per i collaboratori a progetto che rimangono senza lavoro. Mentre i dubbi di Lega e An hanno rinviato di almeno una settimana il via libera al piano casa, dal consiglio dei ministri arriva qualche novità per il mercato del lavoro. Il ministro Maurizio Sacconi dice che la crisi è grave, ma se si guarda bene al numero di disoccupati e alle ore di cassa integrazione, siamo ancora lontani dalle cifre del 1987 o del 1993. E però, «vogliamo essere pronti ad affrontare il peggio». Fino a ieri l'indennità per i «co.co.pro» rimasti disoccupati valeva il 10% di quanto guadagnato nell'anno precedente fino al limite di 1.300 euro: ora la soglia massima salirà a 2.600 euro. La Nidil della Cgil, l'organizzazione che difende i diritti dei precari, liquida l'aiuto come «una elemosina». Sacconi ammette che si tratta solo di un passo verso la tutela dei giovani lavoratori, ma la crisi e la situazione dei conti pubblici non permettono di più: il «gruzzoletto» al quale la settimana scorsa aveva accennato Giulio Tremonti altro non sono che 100 milioni trovati fra le pieghe del bilancio del ministero del Welfare. Poiché invece i consigli sono gratis, ai giovani disoccupati Sacconi lancia un appello che raccoglierà critiche da sinistra: «Accettino quel che trovano. Quando la crisi sarà alle nostre spalle, nel curriculum di una persona peserà anche la sua capacità di essersi messo in gioco, di aver accettato un lavoro manuale, umile, con il quale ha imparato ad essere responsabile di una mansione, a raggiungere un risultato». Dal pacchetto Sacconi arrivano novità anche per chi ha la fortuna di godere della cassa integrazione. Oggi chi si trova costretto a chiederla aspetta mediamente dai 4 ai 5 mesi per ricevere l'assegno; ne sanno qualcosa i 7 mila cassintegrati Alitalia che, da novembre a oggi, hanno avuto dall'Inps una media di 450 euro di indennità. Sacconi promette che le cose cambieranno rapidamente: «La semplificazione burocratica permetterà di chiudere il procedimento in 20 giorni, massimo un mese». Inoltre d'ora in poi i cassintegrati, per integrare l'indennità, potranno svolgere un secondo lavoro fino al limite di 3.000 euro. Si rafforza anche lo strumento del voucher, il «buono» che permette di pagare regolarmente i lavori a giornata. Oggi vale 10 euro: 7,5 euro vanno al lavoratore, il resto viene direttamente versato ad Inps ed Inail come contributo previdenziale. Ne esiste anche una versione da 50 euro, che permette di incassare 37,5 euro netti. Sacconi lo ha già sperimentato nell'agricoltura e per le colf: «I dati ci dicono che nel periodo delle vendemmie, al nord, ha avuto successo, al sud fanno fatica ad accettare la regolarizzazione». L'uso del voucher verrà esteso agli eventi sportivi, culturali, a chi si trova a fare accoglienza alle fiere. Tutte queste novità dovrebbero essere introdotte rapidamente come emendamento al decreto salva-auto in discussione alla Camera. Nulla di fatto invece per il piano casa che nelle intenzioni del premier dovrebbe permettere di aumentare di almeno il 20% - e senza autorizzazione formale - la superficie di ogni casa. Le divisioni all'interno del governo (ci sono di mezzo le liste per le amministrative) e alcuni dubbi tecnici hanno costretto Berlusconi a soprassedere. «Se non lo approveremo questa settimana sarà quella successiva», spiega il ministro Altero Matteoli. Secondo alcune indiscrezioni ieri in consiglio si è discussa una bozza che farebbe rientrare nell'aumento volumetrico concesso non solo le parti attigue di un appartamento, ma anche un eventuale dépendance come un garage o una seconda casetta per chi ha un giardino. Inoltre gli sgravi fiscali per chi decide di ampliare la prima abitazione potrebbero errivare al 60%. Il leghista Roberto Cota ribadisce le richieste del Carroccio per il sì: «Vogliamo una moratoria sui mutui prima casa dei precari che perdono il lavoro», «priorità ai cittadini italiani nell'assegnazione degli alloggi popolari», «rispetto dell'ambiente e delle competenze delle regioni».

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le assicurazioni, fonsai e il fattore ligresti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina 18 - Economia LE ASSICURAZIONI, FONSAI E IL FATTORE LIGRESTI Nel ramo vita è finita la pacchia dei prodotti mascherati, che hanno generato polizze complicate e commissioni spropositate Anche le assicurazioni piangono. Dai massimi, il settore in Europa ha perso il 70%: 27% più dell´indice del mercato. Le compagnie, in quanto investitori istituzionali, soffrono quando le Borse vanno male. Ma il loro sembra un lento declino: in 10 anni, il valore complessivo delle assicurazioni di Eurolandia, in percentuale sul totale delle società quotate, è calato dal 12% al 5%. Ai problemi del settore, Fonsai somma l´intrinseca debolezza finanziaria del gruppo, imposta dal mantenimento del controllo da parte di Ligresti con il minimo impegno di capitali, e dall´uso degli attivi della compagnia per garantire al medesimo un posto al tavolo del capitalismo delle relazioni (Mediobanca, Rcs, Pirelli, Impregilo, Alitalia) e degli affari immobiliari, anche se forse non sono gli investimenti migliori per gli assicurati. Per conoscere il bilancio Fonsai 2008 bisognerà attendere il 23 marzo. Quindi, faccio riferimento ai dati dei primi 9 mesi, che evidenziano già con chiarezza i problemi. Le prospettive per il settore automobilistico sono nere. E dato che la spesa per assicurare i veicoli segue quella per i beni assicurati, per Fonsai, leader italiano nell´Rc Auto, si annunciano tempi difficili. Aggravati dal Decreto Bersani 2 che, a detta di Fonsai, ha aumentato la concorrenza e ridotto il premio medio pagato. Così, i premi Rc Auto sono diminuiti del 3% (e il trend rimane negativo). Nel ramo vita, sembra finita la pacchia dei prodotti finanziari mascherati, che hanno generato polizze complicate, per giustificare commissioni spropositate, contabilizzate al collocamento pur essendo pluriennali, e vendute attraverso il quasi monopolio bancario nell´accesso al risparmio. E che spesso hanno scaricato il rischio sulle spalle dell´investitore: Fonsai ha 207 milioni di proventi finanziari netti, mentre ne contabilizza 597 di perdite sui prodotti a rischio degli assicurati. Per non parlare delle Index con titoli Lehman e dalle banche islandesi, poi fallite. Nel futuro di Fonsai ci dovrà essere il ritorno a prodotti vita tradizionali, meno redditizi, la perdita di rilevanza del canale bancario (oggi predominante), lo sviluppo in rami diversi da Rc Auto e un robusto taglio dei costi (1,4 miliardi di provvigioni e costi di gestione su 8 di premi). Non sarà breve, né indolore. Come tutte le assicurazioni, anche Fonsai deve convincere di avere i capitali per assorbire le perdite in borsa e fronteggiare il trend negativo dell´immobiliare. A settembre dichiarava 3,6 miliardi di attività immobiliari e 2,2 di titoli azionari. Quante perdite abbia cumulato a oggi, non è stimabile. Una parte del rischio azionario è stato coperto, ma non si sa a quale livello del mercato. Né si conoscono i criteri di valutazione degli immobili e delle partecipazioni "strategiche". E sorprende che abbia riclassificato 1,5 miliardi di investimenti, grazie a una deroga alle regole contabili pensata per i titoli "tossici", pur dichiarando di non averne in portafoglio. Ironicamente, però, sono le obbligazioni a basso rischio (80% degli investimenti) che alla lunga potrebbero costituire la principale minaccia alle fortune di Fonsai. Oggi limitano le perdite, ma in uno scenario prolungato di bassi tassi, la gestione finanziaria non riesce più a contribuire agli utili, e costringe la compagnia ad assumersi più rischi. Così gli investitori penalizzano Fonsai: in Borsa vale appena il 45% del suo patrimonio, uno sconto del 34% rispetto alla media mondiale di settore. Prima o poi, potrebbe essere necessario rafforzarsi patrimonialmente. Ma è un´opzione non percorribile, viste le risorse limitate a disposizione di Ligresti. Che, anzi, impegna capitali del gruppo assicurativo per facilitare il suo controllo, chiedendo a Fonsai di detenere l´11% di azioni proprie e il 6,7% della controllante Premafin. E nonostante la crisi, Fonsai dichiara di voler pagare un lauto dividendo. Forse bisogna far salire liquidità ai piani altri della piramide, per far fronte ai debiti.

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Franceschini: <Un'ora di ritardograzie alla nuova compagnia alitalia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Franceschini: «Un'ora di ritardograzie alla nuova compagnia alitalia» il segretario del pd Cernobbio (Como). Il viaggiatore Dario Franceschini, segretario del Pd, non si lascia sfuggire l'occasione per raccontare le disavventure della nuova Alitalia. Arrivato in ritardo al forum di Confcommercio (era atteso alle 15.30, s'è presentato un'ora dopo), appena ha preso la parola ha spiegato: «Ho avuto una prova di come funziona la nuova Alitalia: avevo in tasca un biglietto AirOne, mi sono presentato al check-in di Alitalia e mi hanno detto che non potevano fare nulla. Poi, al momento di partire, ci hanno imbarcati su un pullman e portati a un aereo in attesa, in pista. Di che insegna? Alitalia». Ma la "disavventura" del segretario democratico - e degli altri viaggiatori, ovviamente - non è finita: «Caricano i bagagli su quell'aereo, ma non ci fanno scendere dal bus. Che resta fermo in pista venti minuti. Poi riparte e va verso un altro volo Alitalia? Alla fine siamo partiti con un'ora di ritardo». È finita qui? «No, perché a Malpensa ho vissuto la tragicità di uno degli aeroporti più grandi d'Europa così desolatamente vuoto». 14/03/2009

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Non basta il sussidioper aiutare davverochi ha perso il lavoro (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-03-2009)

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Non basta il sussidioper aiutare davverochi ha perso il lavoro Un assegno di 500/800 euro per un disoccupato, per un precario che ha perso il posto di lavoro e non ha la cassa integrazione, è un'ancora di salvezza davanti al baratro del nulla. Ma come fanno a non capirlo i ministri di questo governo che regalano i nostri soldi alla Cai (ex Alitalia), tolgono l'Ici ai ricchi e si godono i loro lauti stipendi! Certo che il presidente del Consiglio con le sue ville, i suoi aerei, elicotteri, panfilo e automobili, gli 800 euro del disoccupato sono niente. Dato che non può capire come si possa vivere con 800 euro al mese non considera importante questo provvedimento. È un po' come Maria Antonietta che quando ai francesi mancava tutto, persino il pane, consigliava loro di mangiare le brioches. Ma a questi soloni l'idea di rinunciare a qualche briciola delle loro ricchezze non passa mai per la testa? Franca Ottonello RAPALLO (GE) 14/03/2009 La proposta del leader a tempo del Pd, Dario Franceschini, di un assegno ai disoccupati è, a mio parere, una buona sortita propagandistica per dimostrare che l'opposizione è ancora viva e per dare una scossa alle truppe degli elettori in vista del doppio appuntamento elettorale di giugno. Se invece la dobbiamo considerare come un'ipotesi praticabile, le cose cambiano. Franceschini ha indicato, come copertura, una cifra attorno ai 500 milioni di euro, che è largamente insufficiente, buona al massimo per distribuire un po' di elemosina. Altro sarebbe il discorso se, assieme all'idea del sussidio di disoccupazione, fosse stato avanzato anche un progetto complessivo per la ricollocazione di chi ha perso, sta perdendo o perderà il lavoro. Prendendo come parametro ciò che già avviene in alcuni Paesi europei (la Germania, tanto per fare il primo esempio che viene in mente) e perfino negli Stati Uniti, c'è tutto un sistema da mettere in piedi. Si può basare su quattro punti. Il primo è che il sussidio non può venir considerato come una prestazione assistenziale, ma deve essere tarato sull'ultimo reddito di lavoro, durare al massimo due anni, essere decrescente (dal 60/70 per cento al 40) e svanire se in quell'arco di tempo non si viene ricollocati. Allora dovrebbe essere sostituito da un istituto questa volta sì assistenziale, legato al reddito complessivo della famiglia. Il secondo punto è la creazione di centri per l'impiego (i vecchi uffici di collocamento) che raccolgano le domande delle imprese e le girino ai disoccupati tenendo conto della loro storia lavorativa: se uno rifiuta la prima volta, il sussidio gli viene dimezzato, se rifiuta la seconda gli viene tolto. Il terzo punto è la rifondazione della formazione, che oggi in Italia funziona esclusivamente per dare i soldi ai formatori. Ci dovrebbe essere un'agenzia nazionale di valutazione del lavoro dei centri di formazione, che dà o toglie i finanziamenti a seconda della loro efficienza (gli stessi criteri dovrebbero valere per la scuola, dalle elementari all'università? ma questo è un altro discorso). L'ultimo punto è un maggiore controllo sul lavoro nero, perché molti di quelli che chiedono il sussidio prestano la loro opera nel sommerso. A queste condizioni, l'assegno ai disoccupati è una proposta seria. Altrimenti è solo propaganda. 14/03/2009 l'avvocato di famiglia i quesiti su diritto di famiglia e in materia di eredità e successioni avv. GIOVANNA COMANDÉ corso A. Podestà 6/5 tel. e fax: 010 8686807; e-mail: giovannacomande@fastwebnet.it Per problemi di eredità e successioni indirizzare all'associazione C.L.A.S.S.E. 14/03/2009

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Rai: la revoca di Petroni è <illegittima> (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 14-03-2009)

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Rai: la revoca di Petroni è «illegittima» di Stefano Feltri C'è una storia di crisi e recessione che sta spaccando il Partito democratico e che ripropone una vecchia questione: gli imprenditori possono essere di sinistra? La vicenda è quella della Indesit, una delle società del gruppo Merloni, che ha deciso di chiudere lo stabilimento di None, a Torino, e trasferire tutta la produzione di lavastoviglie a Radomsko, in Polonia. La decisione, spiega l'azienda in un comunicato, «è dovuta esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali». I seicento operai di None si troveranno quindi senza lavoro, con la fabbrica chiusa e senza la speranza di una ristrutturazione come quella che, a Firenze, ha permesso alla Elettrolux di smettere di produrre frigoriferi non competitivi per dedicarsi ai pannelli solari. Fin qui una delle tante ristrutturazioni aziendali che hanno toccato il Piemonte negli ultimi mesi. La differenza è che in Parlamento siede Maria Paola Merloni, 43 anni, figlia del presidente della Indesit Vittorio, deputata del Pd e, finché è durato, ministro del Governo ombra. In eccellenti rapporti con Francesco Rutelli, l'onorevole Merloni ha rivendicato in una recente intervista: «Non sono né prestata alla politica né in aspettativa dall'impresa, cerco di conciliare le due cose». Infatti continua a sedere nel consiglio di amministrazione. Ai deputati del Pd che andavano ai cancelli dell'Indesit a discutere con gli operai del futuro dell'azienda e di come fare pressione sul Governo, veniva risposto: parlatene con lei. Così Stefano Esposito, anche lui onorevole, ha provato a chiedere alla Merloni di incontrare i dipendenti, ma visto il suo silenzio, ha fatto un comunicato pubblico firmato anche da altri due deputati, Antonio Boccuzzi e Giorgio Merlo in cui si appellano all'onorevole Merloni perché «pur nel rispetto di scelte imprenditoriali, faccia sentire la sua voce su questa drammatica crisi che investe il nostro territorio, dimostrando che può esistere una naturale coesistenza tra l'appartenere a un partito riformista e le soluzioni che si adottano in momento di crisi economica». E il Pd chiede al Governo (nello specifico al ministro dello Sviluppo Claudio Scajola) di convocare un tavolo per discutere della crisi della Indesit. Ma tra i banchi della maggioranza qualcuno ironizza che il tavolo dovrebbero convocarlo all'interno dello stesso Partito democratico con Maria Paola Merloni. Intanto i sindacati preparano una manifestazione nazionale a Torino contro la Indesit e la sua proprietà: «Noi ci opponiamo all'ipotesi della chiusura e chiediamo soluzioni alternative», spiega Gianluca Ficco della Uilm, ma soprattutto protestano contro la svolta dell'azienda, che ha rotto una lunga tradizione di confronto con i lavoratori per andare allo scontro diretto. E il 20 marzo, con il corteo, forse sfileranno anche alcuni deputati del Pd marciando, di fatto, contro la propria collega Merloni. La sensazione che comincia a circolare a sinistra, ma che nessuno si sente di dichiarare pubblicamente, è che la crisi stia dimostrano che gli industriali non possono essere davvero di sinistra perché, quando la situazione è difficile, le logiche aziendali prevalgono sempre sui valori del partito. Un argomento a favore di questa tesi lo si trova anche alla Piaggio, altra azienda che conta un parlamentare tra i componenti della proprietà. Matteo Colaninno, altro ministro ombra democratico, non si occupa direttamente della gestione del gruppo industriale comprato pochi anni fa dal padre Roberto (ora presidente di Alitalia). Mentre faceva il ministro ombra dello Sviluppo, la Piaggio chiudeva un accordo separato (senza la firma della Cgil, cioè) che ora sarà sottoposta a un referendum tra i dipendenti. «L'azienda si è comportata secondo la logica del prendere o lasciare», dice Maurizio Landini, che per la Fiom sta seguendo la trattativa. Nel caso dei Colaninno, dice un osservatore, c'è un'altra variabile che conferma l'imbarazzo di essere imprenditori a sinistra: i rapporti di famiglia. Quando suo padre Roberto si candidò a comprare Alitalia - nella cui quota evidentemente Matteo è giocoforza cointeressato - il giovane ministro ombra per lo Sviluppo doveva andare in tv a dire che l'investimento famigliare (cioè anche suo) era politicamente sbagliato e dannoso per i conti pubblici. «A volte è molto meglio tagliare un dito che perdere un braccio», ha detto ieri in un'intervista Massimo Calearo, che prima di entrare in Parlamento con il Pd aveva la fama di essere tra i più duri in Federmeccanica, associazione di categoria delle imprese di metalmeccanica e minacciava lo sciopero fiscale contro l'inefficienza romana. Ha spiegato che Maria Paola Merloni «sta soffrendo tantissimo per tutta questa situazione» e il Pd «è un partito molto ampio, dove ci sono imprenditori e anche sindacalisti. Ed è giusto che ci sia dialettica e confronto». Non sarà che con la Grande Recessione si scopre che, sotto sotto, gli imprenditori sono sempre di destra? «Non me lo faccia dire, voglio ancora pensare che si possa essere imprenditori in modo diverso, riformista, e sul modello di Adriano Olivetti. Per questo mi aspetto che la Merloni dica qualcosa, qualsiasi cosa, ma non sono certo che lo farà», risponde l'onorevole Stefano Esposito. 14/03/2009

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Festa della donna Cosa non si dice per essere correct la posta di zoro (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 14-03-2009)

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Festa della donna Cosa non si dice per essere correct la posta di zoro Quale di queste due frasi dette l'8 marzo a un signore che chiedeva la parola è più grave? «Mi scusi, non è previsto l'interloquire, poi lei è un uomo». Franceschini non ha reagito Caro Zoro, cosa ne pensi degli oscar 2008 del Riformista? Sei d'accordo con i risultati? Se fossi stato parte della giuria a chi avresti dato i premi? Circolo Pd And The Loser Is Degli Oscar del Riformista ho saputo solo giovedì pomeriggio, leggendo distrattamente il giornale, e pensavo, chissà perché, si trattasse di un pezzo di satira. E invece no. Andando avanti nella lettura ho capito che quel premio esiste davvero, da anni, e che di lì a poche ore sarebbe stato consegnato, tra fanfare e spellamani, direttori e giurati, politici e portaborse, nientemeno che a Silvio Berlusconi, meritevole di aver semplificato il quadro politico creando un partito dal predellino di un'auto. Ora, a parte il fatto che se è questa la ragione della vittoria, nessuno più di Walter Veltroni avrebbe meritato il riconoscimento essendo stato indubbiamente lui, nel bene e nel male, ad aver avviato il processo di semplificazione in questione, con la differenza sostanziale che il Pd è nato davvero, mentre per il Pdl manca ancora qualche settimana. A parte il fatto che se non fosse questa la discutibile motivazione, è di tutta evidenza come il politico dell'anno sia stato, piaccia o no, Antonio Di Pietro. Ecco, al di là di queste marginali osservazioni da giurato potenziale, non capisco proprio l'opportunità, per un giornale riformista e in teoria vagamente di sinistra, di offrire su un piatto d'argento un'altra platea, un'altra passerella, un'altra occasione di delirio incontinente e trionfante al politico che rappresenta tutto ciò che i lettori di questo giornale, gli elettori del Pd in generale e i tanti "esuli in patria" alla ricerca di rappresentanza, non vorrebbero più dover subire. E non si tratta di omettere notizie sgradevoli, ma di resistere alla tentazione di creare dal nulla notizie inesistenti. Una copia in più comincia ad avere un prezzo troppo alto da pagare. Ciao Diego, hai visto la trasmissione di Santoro dedicata al Pd con Matteo Renzi e Antonio Bassolino? Ti è piaciuta? Circolo Pd Souleymane Diamoutene Obama Maliano Nonostante il taglio localistico della puntata focalizzata su Firenze e Napoli e la sempre più difficile sostenibilità della ricerca di un Obama italiano, ho seguito il tutto nella speranza quasi vana di assistere a uno scontro che non fosse solo generazionale. La sensazione che Renzi dovesse giustificarsi perché reo di coltivare l'ambizione di fare politica a 35 anni l'ho trovata imbarazzante, per lui, e per gli altri, a partire da chi in studio tentava di sminuirne l'eventuale potenziale ricordando i suoi 10 anni di politica militante e popolare. Ora, io con Renzi non ho quasi niente a che spartire, ma il fatto che faccia politica da 10 anni è una delle poche cose che me lo rendono in qualche modo affidabile. È il resto che andrebbe approfondito. È lì che nonostante i miei 40 anni mi sento più rappresentato dai vecchietti delle case del popolo che da Renzi, dalle loro perplessità, dalle loro nostalgie, dai loro quadri appesi alle pareti. È tra loro, forse, che si nasconde l'Obama italiano. È a loro che avrei chiesto con più insistenza cosa ne pensano di Bassolino. Ciao Zoro, ti ho visto al Pigneto l'8 marzo a sentire Franceschini. Che te ne è parso? Circolo Pd Pigneto Is Burning Di quello che ha detto Franceschini ricordo solo che ha iniziato parlando di un episodio di razzismo protagonista del quale erano stati due uomini e che solo due uomini potevano aggredire così, perché le donne non ne sono capaci (tranne l'Annunziata che per festeggiare l'8 marzo di lì a poche ore l'avrebbe maltrattato più del solito). Ciò detto, in quel contesto è avvenuto altro. Dalla terza fila dello sparuto pubblico presentatosi ad ascoltare Franceschini e deputate Pd variamente assortite, un signore ha interrotto una hostess Alitalia che stava parlando dal palco, questionando sulla corretta interpretazione della vicenda Cai. Il merito di vivacizzare con un accenno di dibattito una mattinata troppo formale e priva di passione per celebrarsi al Pigneto, m'appariva evidente e meritorio. Eppure la mistress of ceremony, Antonella Cantaro (candidata non eletta nelle liste franceschinianbettiniane del Pd), ha pensato bene di prendere il microfono alla hostess interrotta e interrompere a sua volta il signore dicendogli: «Mi scusi, non è previsto l'interloquire, poi lei è un uomo». Mentre il signore incredulo e indignato se ne andava senza che nessuno, dal Segretario a scendere, sentisse il bisogno di scusarsi con lui (che il Pd non è che può stare a tenersi così tutti i voti che forse ancora ha, allontanarne qualcuno facendo figure di merda pare essere ancora pratica in voga), ragionavo su quale delle due frasi dette dalla signora fosse più grave. Ancora oggi non ho deciso. Diego, ma non dici niente di quest'ondata di "cattocomunismo" alla riscossa? Non ne sei contento? Circolo Pd Esproprio ProleDario Sì, mi fa piacere e il solo fatto che Berlusconi sia costretto a rispondere per epiteti a iniziative altrui è un fatto che non si può tacere o trattare con superficialità. Nello specifico, se con Berlusconi è d'accordo anche Ferrero (che parla di elemosina), c'è il fondato rischio che Franceschini, magari per culo, abbia detto e fatto la cosa giusta. di Diego Bianchi 14/03/2009

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Malpensa, Regione contro Tajani <No al congelamento degli slot> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-03-14 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pdl diviso L'assessore Cattaneo boccia la proposta del commissario Ue ai Trasporti Malpensa, Regione contro Tajani «No al congelamento degli slot» La Provincia su Linate: stop al monopolio Cai sui voli Milano-Roma Penati: affiancheremo con il ricorso al Tar della Federconsumatori contro una piccola cordata che strozza il territorio Divide e imbarazza il Pdl la proposta del commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, di congelare gli slot di Malpensa, sospendendo cioè la regola in vigore secondo la quale chi non li utilizza, li perde. La reazione dell'assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione, Raffaele Cattaneo, si fa attendere. Arriva a tre giorni di distanza: «L'ipotesi di Tajani è alquanto sorprendente. In un periodo di crisi appare inopportuno ricorrere a misure che limitano il mercato, invece di favorirlo». La questione è delicata. Se c'è stato un tentativo di ricomporla, forse è andato a vuoto. Cattaneo smorza la polemica: «Semplicemente prima di parlare — dice — ho voluto vedere il testo del regolamento che sarà discusso lunedì». Ma intanto il presidente della Provincia, Filippo Penati, che aveva già bocciato l'idea del commissario azzurro come «l'ennesima firma sul certificato di morte di Malpensa e firma di garanzia per il monopolio di Cai sulla rotta Linate-Fiumicino », è già andato oltre. Ha cioè annunciato che la Provincia interverrà ad adiuvandum nel ricorso al Tar contro l'Autorità garante della concorrenza e contro Cai, appoggiando il ricorso presentato da Federconsumatori e preparato da un pool di legali milanesi coordinati da Daniele Portinaro. Il ricorso fa riferimento alla Costituzione e alle norme comunitarie per sostenere la necessità di tutelare il libero mercato sulla tratta aerea Milano-Roma, a salvaguardia degli interessi di cittadini e consumatori. «Fare ricorso — ha spiegato Penati — è una vera iniziativa patriottica contro una piccola cordata di monopolisti che strozza il territorio. Nostro obiettivo è la libertà di mercato». Il provvedimento della Provincia, che si avvarrà della consulenza di un legale esterno, verrà discusso in giunta lunedì prossimo. E dopo Cattaneo, rilancia il leghista Davide Boni: «Tajani non si può permettere di dire blocchiamo gli slot. Un regalo a Cai pericoloso». Oggi Alitalia ha circa 250 slot su Malpensa, ma solo uno su cinque è operativo. E Cattaneo aggiunge, quasi a placare la polemica: «In questo periodo ne stiamo sentendo di tutti i colori. Anche le affermazioni di Vito Riggio dell'Enac, secondo il quale il problema di Malpensa sarebbe Linate, del quale invoca la chiusura, non trova riscontri in dati oggettivi. Solo il 4 per cento dei passeggeri che partono da Milano per poi utilizzare altri hub europei partono da Linate anziché da Malpensa ». Paola D'Amico Trasporti L'assessore Cattaneo

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Franceschini: si litighi ma Palazzo Koch non venga coinvolto (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-14 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Franceschini: si litighi ma Palazzo Koch non venga coinvolto «La sua autonomia non si tocca. Prefetti? Idea assurda» Il leader pd racconta il viaggio aereo-choc da Roma tra i disguidi e l'arrivo «in una Malpensa drammaticamente vuota» DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO (Como) — «Ogni tanto Tremonti ha scatti di nervosismo. Però, attenzione: litighiamo pure tra maggioranza e opposizione, ma lasciamo fuori la Banca d'Italia. Nessuno ne tocchi l'autonomia e la libertà». Dario Franceschini, invitato alla tre giorni organizzata sul lago di Como da Confcommercio, gioca in trasferta: proprio l'altra sera, il sondaggista Nando Pagnoncelli ha spiegato ai vertici pd che commercianti, artigiani e casalinghe sono in Italia le categorie più scettiche sul nuovo partito. Eppure, il neosegretario riesce a strappare l'applauso: teorizzando la differenza («I collaboratori mi avevano scongiurato di non parlare di evasione fiscale in questa sede») tra «l'evasione per comprare ai figli i libri di scuola e quella per comperare la seconda barca». Il leader pd entra in argomento raccontando i tormenti del suo viaggio, «una metafora di quel che va sistemato nella nuova Alitalia ». Partito con biglietto AirOne si è rivolto senza successo a un banco Alitalia. Imbarcato su un bus, dopo 30 minuti di ritardo, si trova di fronte a un aereo Alitalia: «Ma i bagagli erano su un aereo diverso». All'arrivo, il ritardo era di un'ora: «A Malpensa, nella tragicità di uno tra i più grandi aeroporti d'Europa drammaticamente vuoto». Poi, Franceschini si concentra sull'obiettivo: il ministro dell'Economia. Esordisce illustrando la gravità della crisi: «Aumentano persino i furti al supermercato, c'è chi ruba la lattina di pelati». Poi, spara: «Se davvero Tremonti vede così lungo, come mai il governo ha debuttato con il taglio dell'Ici? Come mai ha annunciato la stretta sulle banche pochi mesi prima di dover pensare a salvarle? ». Soprattutto, il segretario pd lancia l'altolà su Bankitalia. L'ipotesi di «affidare tutta la vigilanza all'Europa», suggerita da Tremonti in polemica con Mario Draghi è, secondo Franceschini, «ritorsiva ». Mentre è semplicemente «assurda » quella dei controlli da delegare alle prefetture: «Non siamo in Francia, da noi non ci sono le competenze». Ma il segretario pd porta a Confcommercio anche proposte tarate ad hoc sulle piccole imprese. Ironizzando sul fatto che la tassazione dei redditi più alti sia stata definita «un'elemosina sia dal segretario di Rifondazione comunista che, il giorno dopo, da Silvio Berlusconi», Franceschini elenca tre punti. Primo: dimezzare dal 40 al 20% l'acconto sulle imposte e scongiurare così «l'incubo di giugno». Secondo: portare da 30 a 70 mila euro il tetto per il «forfettone» al di sopra del quale cessa la possibilità di ricorso al regime fiscale semplificato. Infine, l'istituzione di un fondo statale di garanzia per rimodulare il debito delle imprese in difficoltà con le banche. Marco Cremonesi

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La dialettica (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-14 num: - pag: 9 categoria: BREVI La dialettica tra Bossi e il Cavaliere Gli slot Il leader della Lega Bossi (nella foto con Berlusconi e Fini) ha più volte criticato la linea del governo Berlusconi su Malpensa e sugli slot Alitalia Il Colle Bossi ha difeso Napolitano dagli attacchi del Pdl sulla decretazione d'urgenza: «è una figura di garanzia, è giusto che intervenga» Intercettazioni La Lega ha frenato il progetto di legge per limitare l'uso delle intercettazioni nelle inchieste penali

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Chicago, atterraggio d'emergenza per volo Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2009)

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n. 63 del 2009-03-14 pagina 0 Chicago, atterraggio d'emergenza per volo Cai di Redazione Alle 22,30 il velivolo, un Airbus 330 ex Air One (ora Cai) appena decollato per Roma, ha avuto un problema agli strumenti di pressurizzazione. Il fumo ha invaso la cabina di pilotaggio e la carlinga con i 240 passeggeri. Emergenza risolta al meglio dal pilota Chicago - Atterraggio di emergenza per un Airbus 330 della compagnia ex Air One (ora Cai). Sul volo AP 629 diretto a Roma, poco dopo il decollo, a 3mila piedi, si sarebbe verificato un problema con gli strumenti di pressurizzazione e il fumo avrebbe invaso la cabina di pilotaggio e la carlinga dei passeggeri, che erano 240. Impossibile utilizzare le mascherine dell?ossigeno. Il mezzo viaggiava col pieno di carburante. L?emergenza sarebbe stata risolta nel migliore dei modi, con il rientro in aeroporto, grazie al pilota, Emidio Isidoro, di Pescara. L?episodio è avvenuto alle 22.30 ora locale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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La Martani bussa, ma Alitalia non apre (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2009)

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n. 63 del 2009-03-14 pagina 14 La Martani bussa, ma Alitalia non apre di Redazione Non sa proprio più a che santo votarsi la bella Daniela Martani (nella foto) ex hostess dell'Alitalia, ormai notissima per vicende mediatiche e televisive. Daniela si era fatta immortalare agitando un cappio nei mesi della vertenza per la nascita della nuova compagnia aerea di bandiera ed era la stessa che, pronti via, era entrata nella casa del Grande fratello da dove era poi uscita per rispondere in ritardo alla lettera di assunzione della Cai. Subìto il licenziamento per giusta causa Daniela atterra sull'Isola dei famosi. Eliminata in un baleno, la Martani torna a bussare alla porta della Cai. Spiacenti - è la risposta dell'azienda - il licenziamento per giusta causa non prevede né conciliazioni né contestazioni. E Daniela rimase a piedi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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DALL'INVIATO ANTONIO TROISE CERNOBBIO. MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE POSSONO LITIGARE S... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)

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DALL'INVIATO ANTONIO TROISE Cernobbio. «Maggioranza e opposizione possono litigare su tutto, è fisiologico, ma per favore teniamo fuori dalle liti della politica la Banca d'Italia». Dario Franceschini, leader del Pd, non gradisce per niente la replica del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, alla decisione del governatore di via Nazionale, Mario Draghi, di chiudere le porte delle banche ai prefetti che dovrebbero vigilare sull'erogazione del credito. Una replica, spiega Franceschini, che «ha tutto l'aspetto di un atto ritorsivo visto che il ministro vorrebbe affidare la vigilanza sul credito alla Bce». Invece la posizione di Draghi, dice il numero uno dei democratici, è corretta dal momento che le «prefetture, in Italia, non hanno gli strumenti per valutare l'attività degli istituti di credito, come avviene invece in Francia». Franceschini parla per una ventina di minuti davanti alla platea di dirigenti e responsabili della Confcommercio che il presidente dell'organizzazione, Carlo Sangalli, ha riunito a Cernobbio per la decima edizione del forum sull'economia. Rompe il ghiaccio raccontando le sue disavventure nel viaggio fra Roma e Milano, «una metafora delle cose che vanno sistemate nella nuova Alitalia», confessa con irritazione. Poi, rivendica il ruolo «propositivo» dell'opposizione, che negli ultimi giorni ha messo in campo una serie di proposte contro la crisi. Alcune, come l'assegno mensile per i disoccupati o l'election day a giugno, sono state già bocciate. Altre, come l'introduzione di un contributo di solidarietà del 2% per i redditi oltre i 120mila euro, saranno discusse nei prossimi giorni. Anche se la maggioranza ha già fatto scattare il suo disco rosso. Franceschini tocca anche il tema dell'evasione fiscale: «Un politico deve parlare con una sola lingua. E, per me, non è normale un Paese dove i redditi che sfuggono al fisco hanno raggiunto i 120miliardi di euro. Basterebbe recuperare un decimo di questa cifra per coprire tutte le misure che proponiamo». Messaggio che la platea sottolinea con un applauso. Piacciono anche le altre tre proposte. Ovvero: riduzione dell'acconto di giugno dal 40 al 20%, innalzamento della soglia per accedere al «forfettone» fiscale da 30 a 70mila euro, costituzione di un fondo di garanzia per allungare la durata dell'indebitamento delle aziende. Misure per le quali il Pd ha anche predisposto le relative coperture. Mentre, aggiunge Franceschini, quelle del governo sono «insufficienti», soprattutto di fronte al forte aggravamento della situazione delle fasce più deboli della popolazioni. «L'area della povertà si sta paurosamente allargando, crescono i furti nei supermercati di generi alimentari, aumenta il numero di coloro che si rivolgono ai centri di assistenza per i prodotti di prima necessità». Di fronte a tutto questo il governo, «più che proporre misure adeguate, si ostina a negare l'emergenza». E il leader del Pd non rinuncia alla battuta sarcastica nei confronti di Tremonti: «Continua a dire di aver capito per prima la portata della recessione. Ma allora non si capisce perché ha detassato gli straordinari, ha aumentato le imposte sulle banche per poi restituire il tutto con i bond del Tesoro, o perché ha eliminato l'Ici sulla prima casa». Insomma, per il leader del Pd, serve una vera e propria svolta nelle politiche anticrisi mentre «finora, dal governo, non è arrivata nessuna risposta».

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Il leader pd racconta il viaggio con l'alitalia un'odissea il sintomo che le cose non vanno (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)

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Il leader Pd racconta il viaggio con l'Alitalia «Un'odissea il sintomo che le cose non vanno»

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TORNANO SUL PIEDE DI GUERRA I LAVORATORI DELL'ATITECH, CHE IERI HANNO BLOCCATO PER DUE ORE, DAL... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)

Argomenti: Alitalia

Tornano sul piede di guerra i lavoratori dell'Atitech, che ieri hanno bloccato per due ore, dalle 14 alle 16, le vie d'accesso all'aeroporto di Capodichino, con rallentamenti anche sul traffico della Tangenziale. Gli oltre 650 addetti del polo di manutenzione napoletano, che non è entrato a far parte della nuova Alitalia targata Roberto Colaninno, chiedono al governo l'apertura di un tavolo di confronto per attuare quanto concordato tra Cai e i sindacati a fine ottobre a palazzo Chigi: l'acquisizione di Atitech da parte di una società di nuova formazione con la partecipazione di Fintecna, Finmeccanica e della stessa Cai, quest'ultima con una quota di minoranza. Una soluzione auspicata anche dal segretario della Uil Luigi Angeletti, ieri a Napoli a un convegno del suo sindacato: «Gli accordi vanno rispettati - ha ammonito Angeletti - Ci sono tutte le ragioni industriali e di mercato perché Atitech possa crescere: riparare gli aerei è più vantaggioso che produrli, perché c'è meno concorrenza». Il convegno Uil è stato interrotto due volte da alcuni addetti dell'azienda, che hanno mostrato uno striscione e intonato slogan. Ma sul futuro della società di manutenzione pesano come macigni le parole del numero uno di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, che nei giorni scorsi ha ribadito con decisione un concetto già espresso nei mesi scorsi: Finmeccanica è disposta a partecipare soltanto «in modo marginale» al futuro di Atitech. «Probabilmente Guarguaglini non vede un vantaggio immediato nell'acquisizione dell'azienda - spiega Antonio D'Auria, della segreteria regionale Filt Cgil - ma andrebbe bene anche una soluzione con Fintecna come socio principale. Chiediamo sostegno per i prossimi due o tre anni, per poter ritornare ai vecchi splendori». Gli addetti Atitech sono in cassa integrazione a rotazione da novembre e ci resteranno almeno fino a luglio. Per ogni lavoratore ci sono in media 7 giorni al mese di cig. Le commesse scarseggiano e non bastano a garantire gli attuali livelli di occupazione. Commesse, peraltro, che sono assicurate da un accordo-ponte siglato con Cai. Un accordo che scadrà il 13 aprile, con la società di Colaninno intenzionata a bandire una gara per assegnare al miglior offerente la manutenzione degli aerei Alitalia effettuata ora da Atitech. «Questo bando dev'essere bloccato», è l'appello di Giovanni Aruta, della Rsa Fit Cisl, che spiega: «Ci hanno promesso che un primo incontro col governo a palazzo Chigi si terrà a metà della prossima settimana». Negli stessi giorni è in programma anche una manifestazione unitaria a Roma tra gli addetti Atitech e quelli di Ams, il polo manutentivo di Fiumicino, che versa in condizioni analoghe a quelle dell'azienda napoletana. ma.to.

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MARCO TORIELLO PINO NERI ALLE NOVE E TRENTA UN VENTO FREDDO MITIGATO DAL SOLE PRIMAVERILE ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)

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MARCO TORIELLO PINO NERI Alle nove e trenta un vento freddo mitigato dal sole primaverile soffia sulle facce di duemila operai. I reparti della Fiat di Pomigliano sono vuoti. I lavoratori in tuta bianca e grigia sono assiepati all'aperto, sotto l'alta torre scura dello stabilimento. L'assemblea di fabbrica inizia nel silenzio di tanti sguardi che attendono proposte. Alla fine ne scaturirà una, minacciosa: lunedì 23 marzo, alle dieci, tutti in presidio davanti alla prefettura di Napoli. Obiettivo: consegnare nelle mani del prefetto Alessandro Pansa un messaggio da girare al premier Silvio Berlusconi: «Vogliamo la trattativa con l'azienda a palazzo Chigi e un incontro ad Acerra con lui». Il presidente del Consiglio sarà ad Acerra il 26 per inaugurare il vicino inceneritore. «Saremo là», promettono gli operai. Michele Liberti, segretario della Fim, si sfoga: «Se necessario ce la prenderemo anche con i nazionali del sindacato». Quindi Mario Di Costanzo, delegato Fiom: «Prima delle ferie la Fiat chiuderà la produzione della 147, migliaia di noi perderanno tutto, per cui dobbiamo essere uniti perché i padroni lo sono sempre: l'auto ecologica non risolve i problemi ma ci sono l'Alfa 149, la Mito, la Panda. Marchionne, ci hai deluso». Una stoccata anche al governo: «Ha salvato Alitalia e banche ma perché noi no?». Peppe D'Alterio, delegato Uilm, rincara la dose: «Ad Acerra smetteranno di fare campagna elettorale». In chiusura i segretari di Uilm e Fiom, Crescenzo Auriemma e Massimo Brancato, se la prendono con Berlusconi. Auriemma: «Deve obbligare Fiat al confronto e dare risposte ai lavoratori perché tanto le aziende le risposte le hanno». Brancato: «La fabbrica più giovane e tra le più efficienti del gruppo deve avere produzioni adeguate. Perché Berlusconi non aiuta gli operai a colpi di decreto?». L'assemblea è sciolta. Alle 12 un piccolo brivido: corto circuito di una presa elettrica in un bagno del reparto 159. Un po' di fumo, puzza di bruciato. Arrivano i vigili del fuoco della fabbrica e in due minuti è tutto finito. Le produzioni non subiscono stop. Sempre in mattinata l'azienda comunica le due giornate di lavoro per la linea 147, spostate a martedi 18 e a mercoledì 19, e rassicura: «La produzione della 147 non cesserà». Alle 17 l'assessore regionale Corrado Gabriele incontra i sindacati. L'obiettivo: definire meglio gli aiuti ai cassintegrati. E di Pomigliano parla anche il numero uno della Uil Luigi Angeletti, ieri a Napoli per partecipare a un convegno sulla crisi economica nel Mezzogiorno, organizzato da Uil Campania e Uil Sicilia. «Prima o poi la Fiat costruirà nuovi modelli - afferma Angeletti - Uno di quelli che è realistico ritenere possano vendere di più dev'essere assegnato a Pomigliano». In caso contrario, aggiunge il leader sindacale, «magari in altre parti cesserà la cassa integrazione, mentre a Pomigliano continuerà, con il rischio di un forte ridimensionamento». Più ottimista il sottosegretario al lavoro Pasquale Viespoli che nota «segnali positivi» da parte dell'azienda. «Il tavolo di crisi - spiega - è sempre aperto». Per il deputato del Pd Enrico Letta è «assolutamente necessario considerare la questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano come una cosa nazionale». Dal convegno della Uil arriva un forte appello a riportare al centro della discussione nazionale la questione meridionale. «Non usciremo dalla crisi se i problemi del Sud non saranno avvertiti come problemi di tutto il Paese», avverte il segretario della Uil Campania Anna Rea, che invoca l'attuazione di una nuova politica industriale incentrata sul settore manifatturiero, i servizi avanzati e le nuove tecnologie. «Non siamo la palla al piede dell'Italia», è il grido di Claudio Barone, leader della Uil Sicilia, convinto che il Mezzogiorno possa diventare la grande piattaforma logistica del Mediterraneo.

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LAVORATORI ALL'ATTACCO NELL'ASSEMBLEA DI FABBRICA: BERLUSCONI HA SALVATO ALITALIA, PERCHé NON NOI? (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-03-2009)

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Lavoratori all'attacco nell'assemblea di fabbrica: «Berlusconi ha salvato Alitalia, perché non noi?»

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L'ira dei piccoli azionisti Alitalia: "Citiamo in giudizio Berlusconi" (sezione: Alitalia 2)

( da "Quotidiano.net" del 14-03-2009)

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La prima udienza è già fissata per luglio a Lecce. Secondo l’avvocato lo smembramento di quella che dallo stesso Berlusconi ha definito “bad company” ha procurato agli azionisti di minoranza un danno pari al totale azzeramento del capitale azionario

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