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DOSSIER “ALITALIA”

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T ARTICOLI DEL   11 settembre 2008       #TOP



Report "Alitalia 2"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Alitalia 2 (68)


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

Federalismoalla primaverifica ( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Conto alla rovescia per Alitalia. Oggi al ministero del Lavoro si gioca l'ultima partita e il commissario Augusto Fantozzi lancia l'ultimatum ai sindacati: "Auspico un buon esito della trattativa, altrimenti dovrò procedere alla disdetta dei contratti di lavoro e ad aprire le procedure di mobilità".

Italia, incubo recessione ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Allarme da Bruxelles e Istat: Pil a meno 0,1%, il dato peggiore dal 2003. Ma Berlusconi: il Paese è solido Italia, incubo recessione Fantozzi ai sindacati: accordo sull'Alitalia o licenziamenti SEGUE A PAGINA 4.

"il sacrificio di fiumicino costerà 10mila posti di lavoro" - paolo boccacci ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: voli e della crisi Alitalia coinvolge il destino di migliaia di famiglie di lavoratori e dell'intera economia del territorio. "Tra gli esuberi dei lavoratori e precari Alitalia e Air One (3.500 e 2500) e quelli dell'indotto - spiega Marrazzo - secondo degli studi, potremmo arrivare addirittura a una cifra di circa 10 mila lavoratori il cui posto sarà quasi sicuramente a rischio,

Alitalia, tutti in mobilità se non si firma l'accordo - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: O la firma o la messa in mobilità del personale Alitalia. Augusto Fantozzi, commissario straordinario della compagnia, ha chiamato ieri a raccolta le sigle sindacali della Magliana e comunicato che in assenza di un accordo con la Cai, Alitalia, di fatto, chiuderà. Si tratta di un passaggio "formale", un "atto dovuto imposto dalla legislazione in materia",

"vogliono metterci con le spalle al muro ma a queste condizioni non ci stiamo" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ala del sindacalismo oltranzista nella trattativa Alitalia. Ma il tourbillon di mosse tattiche di ieri sta cambiando il ruolo di ciascuno e surriscaldando il clima sociale. Il negoziato davvero è a un passo dal fallimento, come la compagnia della Magliana, d'altra parte. E nei prossimi giorni non è proprio detto che si voli normalmente.

La rabbia delle hostess "meglio fare le commesse" - federica angeli ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ultimo giorno di Alitalia. Francesca Cherubini, assistente di volo da diciotto anni, mentre trascina il suo trolley verso l'entrata del Leonardo da Vinci, è lapidaria. L'aut aut di Augusto Fantozzi sembra aver esasperato le posizioni dei dipendenti. Sono in tanti, infatti, a pensarla come Francesca.

Cai, sì a una cordata romana ma senza interventi pubblici - laura serloni ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Entra in difesa dei lavoratori aeroportuali romani e di Alitalia, Umberto Marroni capogruppo del Pd al consiglio comunale. "Non bastano queste rassicurazioni - ha affermato - soprattutto alla luce delle dichiarazioni del presidente Formigoni che condivide il piano di rilancio proposto dalla Cai a tutela del servizio aeroportuale lombardo.

Vago (msc): <io non butterei il cargo, si possono sfruttare molte sinergie> ( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: È un peccato buttare via il cargo di Alitalia. Così ieri, a margine di una conferenza stampa, Pierfrancesco Vago, ad di Msc crociere (Gruppo Aponte), tra i soci della Cai, con un investimento tra 100 e i 150 milioni. Cai che nella propria offerta per salvare la compagnia di bandiera, come noto, ha lasciato fuori il cargo.

<Carige, la nuova guida verrà dall'interno> ( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: rispettivamente per la nazionalizzazione di Fannie e Freddie e per il salvataggio di Alitalia, mentre boccia il sistema finanziario, "responsabile dell'imprevidenza che oggi crea tante difficoltà alle famiglie con i mutui". Quanto a Genova, "sarà Milano la salvezza demografica della città". La quale, però, "deve puntare ancora molte "fiches" sul porto".

Protesta col nodo scorsoio al collo i dipendenti atitech oggi a roma ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: azienda coinvolta nelle possibili dismissioni Alitalia hanno dato vista all'ennesima manifestazione a Capodichino. Sono anzi sfilati per due ore nella sala imbarchi dell'aeroscalo, esibendo stavolta un nodo scorsoio al collo, simbolo del fatto che la cordata che dovrà rilevare Alitalia "stringerà solo il collo dei 1200 lavoratori napoletani".

Alitalia, la solitaporcata nazionalecon tantodi canto dell'inno ( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per la cordata che rileverà Alitalia, la nuova Alitalia, cioè la good company, è prevista una deroga alla legge Marzano, perché i capitani coraggiosi della cordata non vogliono rischiare nulla, vogliono annullare il rischio d'impresa e mettersi al riparo da eventuali rivendicazioni che dovessero provenire da creditori o ex-dipendenti.

Ecco perché è importante il forlanini - marco ponti ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E i concorrenti di Alitalia (che gode di diritti esclusivi su quella rotta, in duopolio con le linee designate dal paese asiatico) offrono tariffe allettanti per compensare la scomodità del volo spezzato. Se limito Linate alla navetta Milano-Roma, elimino questa possibilità per i milanesi, a tutto vantaggio della nuova Alitalia.

Moratti: "il governo a malpensa" - alessia gallione ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ritiene che non sia nei piani della nuova Alitalia fare di Malpensa il proprio hub: "Non ha senso ridimensionare Linate a meno che non ci sia una fase di rafforzamento di Malpensa con un vettore di bandiera che ne faccia il proprio hub". E a Malpensa o Linate, oltre al governo, potrebbe riunirsi "eccezionalmente" anche il consiglio comunale, annuncia il presidente Manfredi Palmeri.

Rosati: "ammortizzatori sociali anche per i lavoratori di sea" - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A Roma si occupano solo degli esuberi Alitalia ma da noi sono migliaia i posti a rischio" Rosati: "Ammortizzatori sociali anche per i lavoratori di Sea" Ci chiamino al tavolo sugli scali o sarà dura fermare proteste spontanee Moratti e Formigoni non parlano, con Prodi erano sulle barricate per l'hub TERESA MONESTIROLI Critica Moratti e Formigoni per "l'incomprensibile silenzio"

L'importanza di linate - marco ponti ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nuova Alitalia sulla lucrosissima rotta Milano-Roma, sembra avere in realtà risvolti meno drammatici: l'Alta velocità (pagata, al contrario del trasporto aereo, dai contribuenti) creerà in effetti una rilevante concorrenza su quella rotta. Ma anche un risultato paradossale, e pericolosissimo sia per la nuova Alitalia sia per la stessa Alta velocità ferroviaria:

Houghton, gli americani spengono la fabbrica - raffaele r. riverso ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: In ogni modo ci aspettiamo che, alla pari della Houghton, anche loro ci promettano aiuti economici anche se non siamo targati Alitalia. L'amarezza è quella di vedere un ridimensionamento così grande che sa di anticamera a una chiusura totale".

Dal teatro ai treni il gioco sporco dei guastatori - stefano costantini ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, dai treni declassati al federalismo selvaggio, la sensazione è di trovarci di fronte a quegli eserciti che minano il terreno prima che i nemici lo invadano. La strategia dell'onorevole Raffaele Fitto, promosso ministro e consulente del Cavaliere per il Mezzogiorno, pare proprio quella di spuntare ogni arma agli avversari,

Boccia attacca tremonti "su alitalia solo bugie" ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Giulio Tremonti su Alitalia. "Il ministro Tremonti - prosegue Boccia - continua a scaricare le responsabilità sui 22 mesi di governo Prodi, dimenticando che nei 60 mesi di governo Berlusconi Alitalia aveva sempre chiuso in perdita. Comunque l'azienda ha chiuso in perdita 19 esercizi degli ultimi 21 anni e sarebbe stato più onesto intellettualmente dire che l'

Alitalia, lavoratori con le spalle al muro Fantozzi: intesa ora o licenziamenti. Pil fermo, è stagnazione. Ma per Berlusconi è tutto ok ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

La lezione di Pagnoncelli ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il sondaggio ha rivelato che non viene affatto giudicato positivo l'operato del governo su almeno tre terreni: 1) ordine pubblico; 2) difficoltà economiche delle famiglie; 3) Alitalia. L'opposizione è servita: il popolo italiano non è poi così boccalone come lo dipinge chi lo disinforma da trent'anni. Basta fargli le domande giuste. FRONTE DEL VIDEO.

Italia, una crisi al buio ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ancora devono prodursi gli effetti diretti e indiretti della crisi Alitalia. Per l'intero 2008 l'Unione europea ancora prevede un Pil italiano in crescita dello 0,1% (contro un 1,3% per la Ue a 15), ma non c'è da farsi illusioni: la stessa Ue aggiunge fin d'ora, sempre a proposito dell'Italia, che "questo magro risultato implica che non c'è alcun impulso di crescita per il 2009".

L'Alitalia? Il vero genio è l'Ad di Air France: ora ha la possibilità di avere la compagnia senza spendere una lira ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "L'Alitalia? Il vero genio è l'Ad di Air France: ora ha la possibilità di avere la compagnia senza spendere una lira".

Una nuova stagione per l'opposizione Veltroni a Milano: Il governo ha ingannato gli italiani. Aumentano le tasse e il paese va a rotoli ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Innanzitutto Alitalia: "Il vero genio di questa vicenda è l'amministratore delegato di Air France, che pochi mesi fa doveva caricarsi i debiti e i problemi della nostra compagnia di bandiera, mentre adesso ha la possibilità di averla tra le mani senza spendere una lira.

E i leghisti attaccano la famiglia Colaninno ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Botta e riposta sul valore delle azioni Alitalia, tra il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, e il ministro ombra dello sviluppo economico, Matteo Colaninno. All'esponente del pd, che in televisione aveva detto che alla fine del governo Amato, nel 2001, Alitalia in borsa valeva 10 euro, mentre alla fine del governo Bberlusconi ne valeva 1,

Bersani accusaTremonti: basta menzogne Duro scontro all'audizione del ministro. Volete fare una nuova Airone, altro che Alitalia ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Volete fare una nuova Airone, altro che Alitalia" / Roma DUELLO Sul caso Alitalia sono volate parole pesanti nelle stanze parlamentari. Giulio Tremonti, attesissimo, ha ricostruito da par suo gli anni passati: ha di- stribuito meriti (a destra) e demeriti (a sinistra), ha puntigliosamente replicato alle critiche.

Ultimatum Alitalia: accordo o licenziamenti ( da "Unita, L'" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha incontrato le sigle sindacali Alitalia ed ha prospettato un'unica alternativa: un'intesa in 24 ore, o si avviano subito le procedure di mobilità e la disdetta dei contratti. Governo e commissario vogliono chiudere oggi: hanno convocato le parti alle 10 al ministero del Lavoro.

Alitalia, senza accordo tutti in mobilità ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Politica Italiana Pagina 107 Alitalia, senza accordo tutti in mobilità L'ultimatum di Fantozzi. Oggi la trattativa finale con i sindacati --> L'ultimatum di Fantozzi. Oggi la trattativa finale con i sindacati Oggi è il giorno della verità per Alitalia: senza un accordo con i sindacati la compagnia fallirà e i lavoratori andranno subito in mobilità.

Tutti i ministri a Malpensa: <Salvi gli aeroporti del Nord> ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: piano presentato dalla nuova Alitalia è un piano realistico e che spazza via i timori che erano stati portati dalla svendita di Alitalia ad Air France". Giudizio positivo firmato da Roberto Formigoni sulla nuova Alitalia Valutazione del governatore, con tanto di documenti - "conosco la realtà dei fatti, ho lavorato in silenzio sia con il governo che con i nuovi operatori di Alitalia"

Un'associazione a difesa dell'hub ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ben vengano quindi gli accordi tra Sea e Lufthansa". Ben definita anche la posizione su Alitalia: "Decida pure il governo, ma senza che ci siano vincoli o limitazioni per Malpensa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Cliniche private da chiudere: esplode la rivolta ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: altra Alitalia nelle cliniche del Lazio" il presidente dell'Associazione che raccoglie le case di cura del Lazio, Mauro Casamatta, che protesta contro il colpo di spugna che il governatore ha dato a ventidue cliniche convenzionate, mettendo a rischio il posto di lavoro di più di tremila persone, più quelli dell'indotto,

La crisi del turismo, le colpe degli operatori ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia; penso al corpus di riforme nella scuola di Mariastella Gelmini; penso al lavoro di altri ministri, da Maurizio Sacconi a Giulio Tremonti, passando per Sandro Bondi. Tutto questo, sinceramente, al Turismo non è avvenuto. E - pur senza infierire sulla Brambilla, a cui spesso abbiamo riconosciuto alcuni indubbi meriti -

Fantozzi mette all'angolo i sindacati: <Firmate quell'accordo o tutti a casa> ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia convoca i lavoratori per disdire i contratti: "Atto dovuto". "No, è un ricatto" da Roma L'ultimatum è arrivato a mezzogiorno di ieri: se i negoziatori della cordata Cai e i sindacati non troveranno un'intesa entro oggi, il commissario straordinario dell'Alitalia, Augusto Fantozzi, darà subito il via alle procedure per la messa in mobilità di tutti i dipendenti della compagnia

Dai bond al prestito: bruciati 5,4 miliardi ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 4 miliardi di Laura Verlicchi da Milano Quella di Alitalia è una crisi che dura da vent'anni. E che agli italiani è costata l'iperbolica cifra di 5,4 miliardi di euro, tra ricapitalizzazioni, emissioni di bond e altre iniezioni di denaro fresco, immediatamente bruciato da questa inesauribile fornace.

L'ultima notte al tavolo: possibile un'intesa separata ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: decisivo per le sorti della nuova Alitalia, e questo sembra essere il canovaccio della controproposta sindacale all'ad della Cai, Rocco Sabelli. Colpiti dalla mossa del commissario Fantozzi - certamente dovuta, ma anche i tempi hanno il loro significato - i dipendenti dell'Alitalia avvertono che i margini sono diventati davvero molto stretti.

Intervista a Michela Brambilla ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La nuova Alitalia sarà una leva della vostra strategia? "Nei prossimi anni il trasporto aereo governerà il 50-55% dei flussi turistici. È questa la ragione per la quale Air France voleva acquisirla, ora però bisogna pensare al suo rilancio." © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

Moratti: Linate non si tocca Formigoni: niente ultimatum ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma dato che questo non è il piano di Alitalia, per noi un ridimensionamento di Linate non è discutibile ed è assolutamente fuori luogo". Alla vigilia dell'incontro decisivo tra governo e sindacati su Alitalia, il sindaco Letizia Moratti gioca nuovamente le sue carte. E annuncia che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi terrà un consiglio dei ministri a Malpensa.

Veltroni: Expo e Alitalia Il governo di centrosinistra era più vicino a Milano ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Expo e Alitalia Il governo di centrosinistra era più vicino a Milano "Troppi giochi di potere, Silvio ha dimenticato questa città" SEGUE DA PAGINA 1 Che si stia cercando di dare la carica alla base lo si capisce subito, quando il presidente della Provincia, Filippo Penati, seduto accanto a Veltroni con i segretari provinciale e regionale,

Penati: Expo, Provincia fuori dal cda Letizia ha tradito il territorio ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E i tre posti del Governo saranI temi caldi Alitalia (più gli scali milanesi) ed Expo. Due temi sempre più caldi. Letizia Moratti: "Linate non si tocca. A meno che non ci sia un vero rafforzamento di Malpensa". E sull'Esposizione, il sindaco è attaccata da Penati: "Ha tradito il territorio".

La Moratti: nessuno tocchi Linate ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il dopo Alitalia La Moratti: nessuno tocchi Linate Ancora polemiche su Linate. Per la Moratti non si tocca e basta, visto che il piano di Alitalia non prevede il rafforzamento di Malpensa. Per Formigoni, invece, si sta andando nella direzione giusta.

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 autore: di ELI... ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di ELISABETTA SOGLIO Partito democratico LA FESTA AL PALASHARP VELTRONI: ALITALIA E EXPO SILVIO BERLUSCONI HA DIMENTICATO MILANO I l caso Expo? "Una estenuante guerra di potere". La vicenda di Alitalia? "L'approccio del Governo è stanco e confuso". Per dirla in sintesi, "Silvio Berlusconi e i suoi hanno dimenticato Milano".

Le colpe del governo. e dei sindacati di Emma Bonino Su Alitalia in fondo ha ragione Berlusconi È una scommessa vinta. Ma da Air France ( da "Riformista, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e dei sindacati di Emma Bonino Su Alitalia in fondo ha ragione Berlusconi È una scommessa vinta. Ma da Air France Siamo alle solite. L'audizione alla Camera del ministro Tremonti sulla vicenda Alitalia non ha fatto altro che rafforzare quello che era già ovvio ai più, vale a dire che si tratta ancora una volta di un'operazione politica (preannunciata in campagna elettorale)

<Alitalia, intesa subito o mobilità> ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, intesa subito o mobilità" ROMA - Oggi al ministero del Lavoro si apre la trattativa finale per chiudere la vertenza Alitalia. L'obiettivo è arrivare a una soluzione al massimo per domani mattina. L'alternativa, ha ammonito il commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi, è la disdetta dei contratti e l'

Il compagno giulio e l'amico massimo di Stefano Cappellini E D'Alema disse: <Attento, stai esagerando...> ( da "Riformista, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: su Alitalia scoppiava il finimondo, e D'Alema perdeva la patente di statista da poco guadagnata. Vedremo nei prossimi giorni se a Tremonti toccherà invece di non essere più considerato "un'altra costola della sinistra", definizione del dalemiano Nicola Latorre, che segue quella storica affibiata dal capo alla Lega,

L'ultima mediazione sui piloti ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Se cediamo noi in Alitalia, che sarà dei nostri colleghi nelle altre compagnie?" era la domanda ricorrente tra le sigle coinvolte. Al momento il tema del piano industriale appare in secondo piano, ma anche di quello si dovrà parlare oggi fino a arrivare a una condivisione e a una firma.

Fantozzi: Alitalia, accordo o via alla mobilità ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, accordo o via alla mobilità Tremonti: nello statuto Cai serve il 66% per cedere. Oggi non-stop al ministero del Lavoro Il sottosegretario Maurizio Sacconi: "L'alternativa è il fallimento" ROMA - Sarà una giornata lunga per Alitalia quella della trattativa finale che si apre oggi alle 10 al ministero del Lavoro con tre tavoli,

Eluana, il pg chiede un nuovo stop ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la pista della corruzione BUSTO ARSIZIO - La gara che consentì ad Alitalia di acquistare la compagnia aerea Volare era truccata e viziata da un episodio di corruzione. Lo ha svelato la conclusione dell'inchiesta condotta dalla procura di Busto Arsizio nella quale per bancarotta è indagato anche Giorgio Fossa (nella foto).

<Lavoratori come gli altri> ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E ora il "salto" di categoria, come advisor dell'Unione piloti di Alitalia. "Dei privilegiati? Sono lavoratori come gli altri e hanno grosse responsabilità", spiega Sergio Cusani ( nella foto), che per i piloti lavora "da un pezzo, dalla proposta di Air France".

Il commissario e le altre offerte ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, sia opportuno che all'opinione pubblica siano dati i maggiori ragguagli possibili sulla esatta situazione in cui si trova l'Azienda. Il commissario di Alitalia, nell'auspicare una definizione della trattativa in corso per poter poi addivenire alla cessione alla Compagnia Aerea Italiana, ha oggi comunicato ai sindacati che in mancanza di sottoscrizione entro domani di tale

Tononi rientra in Goldman Con il parere dell'Antitrust ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tononi aveva seguito vari dossier fra cui quello su Alitalia. In Goldman invece, dov'è partner, Tononi opererà nel settore banca d'affari in Europa. Si tratta di un ritorno: prima di arrivare al Tesoro nel maggio 2006, Tononi era già partner a Londra nello stesso ruolo, dopo aver guidato le attività della banca a Milano.

Cresce l'ipotesi <cordata romana> Servizio A PAGINA 4 SCUOLA Proposte per i rom Fischi al ministro ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE All'interno CRISI ALITALIA Cresce l'ipotesi "cordata romana" Servizio A PAGINA 4 SCUOLA Proposte per i rom Fischi al ministro di CLARIDA SALVATORI A PAGINA 6.

Sì alla cordata romana Colaninno rassicura sul futuro di Fiumicino ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: tra Gianni Alemanno e il presidente di Alitalia Roberto Colaninno Una cordata romana per Alitalia. Dopo la proposta del presidente di Federlazio Massimo Tabacchiera, l'idea è stata rilanciata nel corso dell'incontro in Campidoglio - il secondo in poche settimane - tra Gianni Alemanno e il presidente di Alitalia Roberto Colaninno.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 28 categoria: ALT... ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. E il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non solo non demonizza lo Stato ma cerca di rivalutarne il ruolo davanti alla crisi… "Essere liberisti in Europa è più difficile. In America quando guardi avanti vedi il mercato e le opportunità che offre, quando guardi indietro vedi i "padri fondatori" che hanno costruito un "

<Favori sospetti ad Alitalia> Le sorprese del crac Volare ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: verso il rinvio a giudizio di 16 indagati "Favori sospetti ad Alitalia" Le sorprese del crac Volare Il pm: pressioni e accordi sottobanco per falsare l'asta Oltre alle accuse di bancarotta e falso in bilancio, contestati anche i reati di corruzione e turbativa d'asta MILANO - Volare Group doveva planare tra le braccia di Alitalia.

Stop alle telefonate. E a 30 mila posti ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, il caso del momento. Secondo, perché siamo proprio sicuri che dopo questa decisione non sentiremo più squillare il nostro telefono? "Le attività dei call center che lavorano in outsourcing, cioè a cui le aziende esternalizzano le chiamate da fare - spiega Alberto Zunino, direttore di Assocontact - occupano circa 70 mila persone in Italia.

Ore decisive per Alitalia, con il governo che cerca la stretta finale. Il tavolo di confronto tra le ( da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

La Moratti: <Giù le mani da Linate> ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Giù le mani da Linate" di Redazione "Il piano della nuova Alitalia è realistico, le cose si stanno avviando nella giusta direzione". Parola di Roberto Formigoni. E Linate? "Un ridimensionamento può essere accettabile a patto che il traffico sugli aeroporti lombardi venga mantenuto inalterato e, anzi, possa crescere nel tempo".

La Brambilla: "Estate andata male ora riconquistiamo i turisti" ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La nuova Alitalia sarà una leva della vostra strategia? "Nei prossimi anni il trasporto aereo governerà il 50-55% dei flussi turistici. è questa la ragione per la quale Air France voleva acquisirla, ora però bisogna pensare al suo rilancio." © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

"Trattativa difficile se gli stipendi restano così bassi" ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sui redditi e fare saltare su questo aspetto la trattativa di un'operazione come l'acquisizione di Alitalia? La palla ce l'hanno loro". A sentire lei, se non ci fossero tagli agli stipendi il resto della trattativa andrebbe a buon fine. Però i piloti, fra i quali la Uil conta molti iscritti, hanno fatto saltare il primo tavolo perché la cordata non gli concede un contratto proprio.

Tremonti benedice il piano e zittisce Bersani: "In 22 mesi al potere non avete fatto ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: esponente del governo più defilato nel corso di tutta la vicenda Alitalia. Battute con il contagocce e interviste assenti, almeno fino alla settimana scorsa. Prima martedì, a Ballarò, ha rotto il silenzio. Poi ieri, l'attesa audizione parlamentare sulla crisi della vecchia società e la nascita della Compagnia aerea italiana.

Alitalia, ultima chiamata: intesa o a casa ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 11 pagina 1 Alitalia, ultima chiamata: intesa o a casa di Redazione Aut aut di Fantozzi ai sindacati. Oggi si decide. Angeletti al "Giornale": ma non toccate gli stipendi Aut aut ai sindacati di Augusto Fantozzi. Il commissario straordinario di Alitalia ha comunicato che se non ci sarà un accordo sul piano di salvataggio entro giovedì,

L'ex finanziere Cusani sarà consulente dell'Unione piloti ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la seconda organizzazione sindacale di categoria, nelle trattative per la nuova Alitalia: ormai da diverse settimane Cusani sta studiando il dossier messo a punto da Intesa Sanpaolo. L'ex finanziere amico di Raul Gardini torna così a misurarsi con Roberto Colaninno, suo storico "avversario" nei tavoli che contano dell'economia.

Solo ventiquattro ore per chiudere l'accordo: oggi, ( da "Tempo, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: intesa con i sindacati sul piano di salvataggio per Alitalia, la compagnia tirerà dritto verso la liquidazione, a partire dall'avvio immediato delle procedure per la mobilità dei dipendenti. L'amministratore straordinario Augusto Fantozzi è stato chiaro anche perché in cassa sarebbero rimasti soltanto 50 milioni per pagare stipendi e carburante.

Alitalia: Bonanni contestato dai lavoratori ( da "Voce d'Italia, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

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Alitalia, il giorno decisivo ( da "Voce d'Italia, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

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L'altra verità su Sarah e la democrazia di sola immagine ( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano)

Duello in Parlamento Tremonti-Bersani ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tema del confronto-scontro l'Alitalia. Il titolare del Tesoro arriva in Parlamento e davanti alle commissioni di Camera e Senato difende a spada tratta la scelta del governo: la privatizzazione della compagnia di bandiera non solo non pesa sui cittadini-contribuenti ma è l'unica strada attualmente in grado di bloccare le perdite.

Alitalia, accordo o tutti a casa ( da "Stampa, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Aut aut di Fantozzi ai sindacati: senza un'intesa, scatta subito la mobilità. Epifani: non accettiamo ultimatum Alitalia, accordo o tutti a casa Allarme dall'Ue: in Italia Pil fermo. Berlusconi: ma l'economia è solida.

Alitalia: fischi per Bonanni ( da "Voce d'Italia, La" del 11-09-2008)
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Articoli

Federalismoalla primaverifica (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

La riforma del federalismo fiscale andrà oggi in Consiglio dei ministri per un sigillo collettivo dopo i contrasti tra la Lega e il Pdl 11/09/2008 Roma. Conto alla rovescia per Alitalia. Oggi al ministero del Lavoro si gioca l'ultima partita e il commissario Augusto Fantozzi lancia l'ultimatum ai sindacati: "Auspico un buon esito della trattativa, altrimenti dovrò procedere alla disdetta dei contratti di lavoro e ad aprire le procedure di mobilità". I dati economici continuano a peggiorare: l'Istat certifica che il Prodotto interno lordo nel secondo trimestre è diminuito e quindi il dato di quest'anno sarà una crescita minima, 0,1%. L'Ue parla di "stagnazione italiana". Berlusconi replica: "Il Paese è solido e ricco: abbiamo più telefonini e televisori di tutti, un patrimonio d'arte e la squadra campione del mondo". cresci, scarcella e altri servizi >> 10 11/09/2008 monito di napolitano 11/09/2008 "non tutti credono nella costituzione" 11/09/2008 Roma. "Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione". Lo ha detto il presidente Giorgio Napolitano durante la visita in Finlandia. Il riferimento è alle rivalutazioni del fascismo e della Repubblica sociale da parte del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del ministro della Difesa, Ignazio La Russa. bocconetti >> 3 11/09/2008 Il numero uno della maggiore banca ligure parla per la prima volta della sua successione. Difende la scelta di mantenere il gruppo autonomo e affronta i nodi del futuro di Genova 11/09/2008 luigi leone genova. Il successore di Giovanni Berneschi alla guida di Banca Carige uscirà"dalla rosa dell'attuale gruppo dirigente, fortemente ringiovanito". Parola di... Giovanni Berneschi. In questa intervista al Secolo XIX il numero uno del più importante istituto bancario ligure affronta per la prima volta esplicitamente l'argomento. Che, però, non è all'ordine del giorno del gruppo, impegnatissimo a "digerire l'acquisizione di 120 sportelli, da integrare prima di avviare le strategie per una stagione di crescita". segue >> 2 11/09/2008.

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Italia, incubo recessione (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Allarme da Bruxelles e Istat: Pil a meno 0,1%, il dato peggiore dal 2003. Ma Berlusconi: il Paese è solido Italia, incubo recessione Fantozzi ai sindacati: accordo sull'Alitalia o licenziamenti SEGUE A PAGINA 4.

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"il sacrificio di fiumicino costerà 10mila posti di lavoro" - paolo boccacci (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il presidente della regione Lazio, Marrazzo, traccia il futuro dello scalo romano "Il sacrificio di Fiumicino costerà 10mila posti di lavoro" PAOLO BOCCACCI ROMA - "Nei primi cinque mesi del 2008 la crescita di Fiumicino è stata del 6,7%, quella dell'aeroporto di Madrid del 6,1, a Parigi del 3, a Francoforte del 2,8, Amsterdam 1,6 e Londra ha avuto addirittura una contrazione dello 0,3%. Non solo: Roma ha avuto il maggiore incremento nei movimenti intercontinentali extra Ue: un +24,2%. Ora mi chiedo: si vuole distruggere tutto questo, mettendo in crisi l'economia di un intero territorio?". Chiuso nel suo studio, ai piani alti del palazzo di via Cristoforo Colombo, dopo le docce fredde che arrivano dalla nuova Alitalia, il presidente della Regione Marrazzo sferra il suo attacco. "Hanno minacciato di voler portare le rotte intercontinentali a Milano. Noi siamo convinti che sia un errore. Quello della Capitale è naturalmente, soprattutto alla luce di questi dati che ho citato, un hub intercontinentale e sino a qualche mese fa Adr, la società Aeroporti di Roma, si era impegnata con la Regione, la Provincia e il Comune in un progetto di investimenti molto importanti per il raddoppio di Fiumicino. Che cosa farà l'azionista di maggioranza di Adr Benetton, che tra l'altro partecipa alla cordata Alitalia?". Di qui la mossa studiata dal governatore in questa difficile partita di scacchi: "In qualità di azionista come Regione di Adr chiedo un consiglio straordinario per capire il futuro destino di Fiumicino". Il problema dei voli e della crisi Alitalia coinvolge il destino di migliaia di famiglie di lavoratori e dell'intera economia del territorio. "Tra gli esuberi dei lavoratori e precari Alitalia e Air One (3.500 e 2500) e quelli dell'indotto - spiega Marrazzo - secondo degli studi, potremmo arrivare addirittura a una cifra di circa 10 mila lavoratori il cui posto sarà quasi sicuramente a rischio, se si continua così". Non solo. C'è la ricaduta sul turismo. "La crescita del turismo - aggiunge il governatore del Lazio - è stata direttamente proporzionale alla crescita degli aeroporti e dei voli anche low cost. Non potremmo che trovarci di fronte ad una contrazione. Basta pensare che Lufthansa ha 79 voli intercontinentali, la British 86, Air France 139, mentre la nuova Alitalia ne avrebbe solo 15. La preoccupazione che abbiamo è evidente. Tra alberghi, ristorazione e agenzie di viaggio, la gestione complessiva del volo coinvolge 60 mila lavoratori". Ma Marrazzo non si ferma alla mossa che riguarda Adr. "Nel momento in cui ho detto che la Regione era disposta ad entrare nella cordata era evidente un'apertura di credito, ma di fronte alle notizie allarmanti secondo cui verrebbero cedute a Malpensa le rotte intercontinentali e che dunque si avrebbe una compagnia aerea a "trazione settentrionale", chiedo al governo un incontro immediato per affrontare il tema degli accordi bilaterali con gli altri Paesi: lascerà alla libera concorrenza di poter effettuare da Fiumicino quelle tratte per l'estero che Alitalia non farà più? La politica del trasporto aereo in Italia non la fa una nuova azienda, ma il governo, che deve mettere insieme interessi del territorio e sistema Paese. Chiedo se l'Italia può fare a meno di un aeroporto intercontinentale a Roma, mettendo in ginocchio un'intera regione".

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Alitalia, tutti in mobilità se non si firma l'accordo - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia I nodi della trattativa Alitalia, tutti in mobilità se non si firma l'accordo Fantozzi avverte i sindacati. Altolà della Corte dei Conti La magistratura contabile contro la deroga che mette al riparo gli amministratori LUCIO CILLIS ROMA - O la firma o la messa in mobilità del personale Alitalia. Augusto Fantozzi, commissario straordinario della compagnia, ha chiamato ieri a raccolta le sigle sindacali della Magliana e comunicato che in assenza di un accordo con la Cai, Alitalia, di fatto, chiuderà. Si tratta di un passaggio "formale", un "atto dovuto imposto dalla legislazione in materia", non c'è alcuna pistola puntata sui lavoratori, precisa Fantozzi, che nel corso del colloquio avrebbe avvertito i sindacalisti della necessità di giungere ad un accordo entro domani. La modifica della legge Marzano che ha permesso il commissariamento di Alitalia, preoccupa però la Corte dei conti: l'esclusione della responsabilità di amministratori, dirigenti, revisori dei conti contenuta nel decreto è una vera e propria "deroga a principi universali di buona e corretta amministrazione". Ma i fari restano puntati sull'atteso confronto finale, che inizierà stamattina intorno alle 10 in via Flavia, sede del ministero del Lavoro. Le parti lavoreranno su tre tavoli separati (piloti, hostess, terra), come richiesto dai sindacati, con la mediazione del ministro Maurizio Sacconi. Un piccolo spiraglio in una no-stop che potrebbe salvare il posto a migliaia di persone o, in alternativa, bloccare per diverso tempo il traffico aereo. I piloti di Alitalia e Air One sono pessimisti sulla possibilità di chiudere in poche ore la partita: "Se la proposta della Compagnia aerea italiana non cambierà" dicono in coro Anpac, Up, i rappresentanti dei comandanti presenti in Cisl, Uil Trasporti e Ugl, il rischio di blocco a partire dal fine settimana è "molto concreto". Gli assistenti di volo, dal canto loro, hanno preparato un documento alternativo a quello della Cai che verrà messo sul tavolo del ministero. A questo punto sono due i finali ipotizzabili: il primo è quello del sospirato accordo raggiunto all'alba, dopo una corsa contro il tempo e trattativa serrata. La firma potrebbe essere apposta su un documento condiviso e blindato, contenente le linee generali dei contratti per piloti, assistenti di volo e dipendenti di terra. Una volta garantito il volo di Alitalia 2, nel corso delle prossime settimane ci sarà più tempo per limare e chiudere tutti i passaggi ancora aperti. E quindi se domani, come auspica il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, si arrivasse all'accordo, ci sarebbero 3.250 esuberi e 2.050 lavoratori esternalizzati ad altre aziende. In salvo 12.200 posti di lavoro su 17.500 (compresa Air One) anche se al costo di un forte aumento di produttività e una sforbiciata a diversi benefit. Per chiudere però, i lavoratori chiedono garanzie in primo luogo sul numero di aerei indispensabili per il rilancio: la controproposta dei piloti parte da almeno 180 velivoli, contro i 150 di flotta media annunciata da Cai per i prossimi anni. Più aerei significano infatti, più piloti, hostess, operai e tecnici di manutenzione. Altra richiesta, non negoziabile, è relativa alle modalità di uscita dei lavoratori in esubero, che "vanno assolutamente condivise" per evitare uno svuotamento di professionalità nella nuova azienda. Lo scenario più cupo è invece quello del blocco delle attività di Alitalia in seguito alla rottura del confronto. In questo caso lo stesso personale potrebbe decidere di non attendere la progressiva messa in mobilità di Fantozzi: i motori del vettore verrebbero fermati dagli stessi dipendenti. Sul tavolo, nella peggiore delle ipotesi, c'è anche il ritiro del Certificato di operatore aereo da parte dell'Enac e quindi il blocco d'autorità dei voli. La vigilia del confronto, che si era aperta in Parlamento con l'audizione su Alitalia del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, si è chiusa ieri sera con una mano tesa del patron di Air One verso i lavoratori. Carlo Toto, che qualcuno dava in uscita dalla cordata Cai, è uscito allo scoperto mettendo fine alle illazioni: "Il progetto è serio e sono pronto a fare la mia parte", ha detto, "e mi auguro che si raggiunga un accordo".

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"vogliono metterci con le spalle al muro ma a queste condizioni non ci stiamo" - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Sindacati spiazzati dalla mossa del commissario. Contatti tra Sabelli e i piloti che restano sul piede di guerra "Vogliono metterci con le spalle al muro ma a queste condizioni non ci stiamo" Epifani: "Gli ultimatum sono sbagliati, bisogna continuare a trattare" Angeletti: "Un conto è eliminare i privilegi, altro è tagliare del 40% gli stipendi" ROBERTO MANIA ROMA - "La situazione è esplosiva. Ma se le cose non cambiano io non firmo nulla". Non si può certo dire che Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, rappresenti l'ala del sindacalismo oltranzista nella trattativa Alitalia. Ma il tourbillon di mosse tattiche di ieri sta cambiando il ruolo di ciascuno e surriscaldando il clima sociale. Il negoziato davvero è a un passo dal fallimento, come la compagnia della Magliana, d'altra parte. E nei prossimi giorni non è proprio detto che si voli normalmente. Augusto Fantozzi, il tributarista chiamato a fare il commissario della bad company, doveva essere l'uomo delle garanzie, ma la sua decisione di convocare i sindacati per annunciare la prossima disdetta formale dei contratti di lavoro e anche l'avvio delle procedure per l'accesso alla mobilità, che vuol dire l'anticamera del licenziamento, lo ha fatto percepire dalle organizzazioni dei lavoratori come una controparte anomala, a metà strada tra l'azienda e l'esecutivo. "Il suo - spiegavano ieri dalle parti del governo - è stato un gesto dovuto. Non poteva non farlo perché non può rischiare di essere chiamato in causa dai creditori". Sbottava in serata, Raffaele Bonanni, capo della Cisl: "Un gesto dovuto? Ma a chi?". A dir poco "sorpreso", raccontano, sia rimasto anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani per il quale "gli ultimatum sono sempre sbagliati perché irrigidiscono le posizioni, mentre si deve trattare". Più realisticamente quella di Fantozzi è parsa una mossa ad effetto, per pressare i sindacati. "Per metterci con le spalle al muro", come diceva il segretario della Uil-trasporti, Giuseppe Caronia. Le nove sigle sindacali si aspettavano una trattativa quasi normale: prima il piano industriale, poi gli esuberi, avevano precisato. Ma le cose non sono andate così. Nessuno aveva messo in conto la variabile che ora rischia di drammatizzare la situazione e far saltare tutto: i nuovi contratti di lavoro. Nei contatti informali che i leader sindacali hanno avuto con il governo e la Cai non si era andati oltre a qualche accenno sulla questione. Nemmeno nell'ultimo faccia a faccia con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, dove al centro del colloquio c'erano state le garanzie sul mantenimento per almeno cinque anni dell'italianità e la costituzione delle società destinate ad assorbire i lavoratori in outsourcing. Neppure di privilegi contrattuali si era parlato. "E in ogni caso, un conto e tagliare i presunti privilegi - sostiene Angeletti - un conto è tagliare lo stipendio, togliere i soldi a tutti". Per una percentuale, che a seconda dei casi, va dal 25 al 40%. E, con il paradosso che probabilmente chi va in cassa integrazione e poi in mobilità per un totale di sette anni finirà per ricevere una indennità superiore a chi dovesse restare in Alitalia con il nuovo contratto. è stato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, infatti, a dire che gli esuberi riceveranno circa l'80% dell'attuale retribuzione. "Ma così si ammazza il sindacato", sosteneva ieri uno dei leader sindacali. Perché il nuovo corso dell'Alitalia, il modello "Fenice" con fallimento e rinascita con nuovi contratti, potrebbe facilmente provocare un effetto imitativo. Ora si aspettano le prossime mosse. Con l'ultimatum dell'11 settembre (non proprio una data ben augurante per una compagnia aerea) destinato però ad allungarsi. Gianni Letta, d'altra parte, l'aveva già detto nelle riunioni informali. Anche perché con l'Alitalia gli ultimatum non valgono quasi mai. Probabilmente ci sarà tempo fino a fine mese. Seppure negati da tutti, pare che da ieri sera i contatti tra i piloti e lo stesso Rocco Sabelli si siano intensificati. E se dovesse sbloccarsi il caso-piloti, si riapriranno a cascata tutte le partite. Anche quella del sindacato confederale con la sua base. Altrimenti non ci sarà la prova d'appello.

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La rabbia delle hostess "meglio fare le commesse" - federica angeli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La rabbia delle hostess "Meglio fare le commesse" E alla Magliana urlano: se firmate vi linciamo "1.100 euro dormendo fuori casa 20 giorni al mese? Preferisco la mobilità" FEDERICA ANGELI ROMA - "Meglio la mobilità che un contratto umiliante come quello che vorrebbero farci accettare. Da domani preferisco fare la commessa". Ultimo giorno di Alitalia. Francesca Cherubini, assistente di volo da diciotto anni, mentre trascina il suo trolley verso l'entrata del Leonardo da Vinci, è lapidaria. L'aut aut di Augusto Fantozzi sembra aver esasperato le posizioni dei dipendenti. Sono in tanti, infatti, a pensarla come Francesca. Alla Magliana, davanti alla sede della compagnia, un centinaio di dipendenti l'ha persino urlato a gran voce, al termine dell'incontro tra il commissario straordinario e i sindacati. "Meglio la mobilità annunciata da Fantozzi. Vi linciamo - hanno detto più volte rivolgendosi ai rappresentanti sindacali - se firmate quell'accordo". L'aria che si respira all'aeroporto di Fiumicino è tesa. Le ragazze ai check-in hanno perso il sorriso, sono confuse, impaurite dal vicinissimo futuro. "L'Alitalia è stata per anni l'acquasantiera dalla quale hanno attinto tutti i governi - dice Angela Rabelli, assistente di terra - e ora che siamo arrivati al collasso e siamo costretti ad assistere a un gioco al ribasso, a rimetterci ovviamente siamo noi lavoratori". Hostess in giacca verde e gonna blu, pronte al decollo, sembrano ormai non aver più speranze di salvezza. "Ma vi rendete conto? - sbotta Valentina De Salvis - Se accettassimo il nuovo contratto, io dovrei dormire venti giorni al mese fuori casa per 1.100 euro al mese. Avrei diritto a 30 giorni di ferie l'anno. L'anzianità aziendale verrebbe azzerata. La malattia sarà decurtata dallo stipendio. Dormiteci voi lontano dai vostri figli per uno stipendio da fame, senza un Natale o un Capodanno retribuito come festività". "Se le condizioni sono queste - sentenzia Maurizio Villaggio, steward - meglio stare tre anni in cassa integrazione, ad uno stipendio ridicolo e avere tutto il tempo per trovarsi un altro impiego". All'Alitalia, Mario Capraia, comandante, ha trascorso oltre vent'anni della sua vita. "Tutto questo è mortificante. Si direbbe che vogliano costringerci alle dimissioni di massa. Ma dove pensano poi di trovare gente così alla canna del gas da sostituirci accettando il taglieggiamento?". "Purtroppo gente pronta a dire sì a stipendi da fame c'è, eccome se c'è", interviene un collega. Meglio la mobilità, dunque, anche per piloti e comandanti? "No, nella maniera più assoluta - dichiara il pilota Michele Bello, in Alitalia da una quindicina d'anni - accettare la mobilità significa attribuire un potere assoluto a chi gestisce la nuova compagnia (la Cai). In pratica non appoggiando più il lavoro sindacale, diamo la possibilità di chiudere la compagnia Alitalia e da venerdì di farne aprire un'altra con un contratto magari anche peggiore dell'attuale. Delegittimare proprio ora i sindacati significa che, tra ventiquattro ore, ognuno di noi, preso singolarmente, verrà chiamato a scegliere davanti al nuovo padrone se accettare lo zero contrattuale o il licenziamento". Ancora poche ore e il destino delle migliaia di dipendenti della compagnia di bandiera sarà definito. "Incrociamo le dita - conclude Daniela Sava - certo se i sindacati avessero accettato la proposta di Air France, che è comunque entrata come azionario di minoranza, a quest'ora saremmo salvi. Mi chiedo perché, per quale vero motivo, quell'accordo sia saltato".

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Cai, sì a una cordata romana ma senza interventi pubblici - laura serloni (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina XI - Roma Il sindaco: "Nessun ridimensionamento dell'hub di Fiumicino che sarà invece raddoppiato" Cai, sì a una cordata romana ma senza interventi pubblici In Campidoglio l'incontro con Colaninno. E il 18 settembre un tavolo con Comune, Provincia e Regione LAURA SERLONI Dice sì, Alemanno, all'ingresso di una cordata di imprenditori romani nella Compagnia aerea italiana (Cai). Dice no a commistioni con interventi pubblici. è questa l'idea del sindaco dopo l'incontro con Roberto Colaninno. E ha annunciato che "il 18 settembre sarà aperto un tavolo con Comune, Provincia e Regione finalizzato alla valorizzazione di Fiumicino e alla riduzione di tutte le ricadute negative sia sociali sia occupazionali". Insomma, il sindaco condivide l'idea lanciata dal presidente di Federlazio Massimo Tabacchiera di far entrare nella nuova compagnia le imprese del Lazio. Ma resta fermo su un punto: nessuna ingerenza pubblica. "C'è la disponibilità - ha precisato Gianni Alemanno al termine dell'incontro con il presidente della Cai - purché sia una cordata interamente privata e non ci siano commistioni con interventi pubblici. Come comune di Roma siamo disponibili ad accompagnare le imprese laziali, ma questo discorso non deve essere confuso con l'ingresso della Regione, della Provincia o del Comune nella società. Questa nuova compagnia deve essere una cosa del tutto privata, una vicenda di competitività del sistema Italia". L'altro tema caldo affrontato con i rappresentati del nuovo gruppo riguarda l'aeroporto di Fiumicino. Nessun ridimensionamento, ma anzi "c'è la volonta di rilanciare l'hub romano", ha precisato Alemanno. E ha aggiunto: "Ho già incontrato anche gli azionisti di riferimento del gruppo Adr che ruota intorno a Benetton. A febbraio sarà presentato il nuovo Piano non solo di ampliamento, ma di totale ricostruzione dell'aeroporto di Fiumicino che verrà raddoppiato". Il messaggio inviato agli interlocutori istituzionali è che pur con tutte le cautele del caso "occorre lavorare per il successo dell'operazione e non creare allarmismi e tensioni che non aiutano la soluzione positiva perché sono convinto che la cordata italiana sia incredibilmente superiore alla vendita ad Air France". Entra in difesa dei lavoratori aeroportuali romani e di Alitalia, Umberto Marroni capogruppo del Pd al consiglio comunale. "Non bastano queste rassicurazioni - ha affermato - soprattutto alla luce delle dichiarazioni del presidente Formigoni che condivide il piano di rilancio proposto dalla Cai a tutela del servizio aeroportuale lombardo. Il Consiglio comunale straordinario da noi richiesto e fissato per il giorno 18 settembre, sarà l'occasione per capire chi e come intenda salvaguardare il nostro territorio".

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Vago (msc): <io non butterei il cargo, si possono sfruttare molte sinergie> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Vago (msc): "io non butterei il cargo, si possono sfruttare molte sinergie" il socio della cai milano. È un peccato buttare via il cargo di Alitalia. Così ieri, a margine di una conferenza stampa, Pierfrancesco Vago, ad di Msc crociere (Gruppo Aponte), tra i soci della Cai, con un investimento tra 100 e i 150 milioni. Cai che nella propria offerta per salvare la compagnia di bandiera, come noto, ha lasciato fuori il cargo. "Msc - ha detto Vago -è la seconda compagnia al mondo nel trasporto container. Si potrebbero sfruttare le sinergie anziché buttare via conoscenze e professionalità". Vago vede "molte sinergie possibili tra la nuova Alitalia e Msc", che ad esempio potrebbe garantire una percentuale di passeggeri in aree strategiche come quella genovese. Restando nella città della Lanterna, l'ad di Msc ha confermato la volontà di entrare nel capitale dell'aeroporto del capoluogo ligure: "Genova è per noi molto importante, quindi ci siamo ripromessi di partecipare, quando ci sarà, alla gara per la concessione". "Ma ciò non ha nulla a che vedere con Alitalia", ha precisato. C. Scoz. 11/09/2008.

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<Carige, la nuova guida verrà dall'interno> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

"Carige, la nuova guida verrà dall'interno" Il presidente Giovanni Berneschi parla del futuro della banca e di Genova dalla prima pagina Ma Berneschi, da poche settimane anche vicepresidente dell'Abi, l'associazione italiana delle banche, parla a tutto campo: promuove George W. Bush e Silvio Berlusconi, rispettivamente per la nazionalizzazione di Fannie e Freddie e per il salvataggio di Alitalia, mentre boccia il sistema finanziario, "responsabile dell'imprevidenza che oggi crea tante difficoltà alle famiglie con i mutui". Quanto a Genova, "sarà Milano la salvezza demografica della città". La quale, però, "deve puntare ancora molte "fiches" sul porto". Presidente Berneschi, che cosa devono aspettarsi le famiglie "impiccate" da mutui divenuti insostenibili per il rialzo dei tassi? "Semplicemente devono utilizzare gli strumenti resi disponibili, come la rinegoziazione o l'allungamento del contratto. Ma bisognerebbe anche cominciare a dire le cose come stanno e cioè che la prima crisi dei mutui risale a dieci anni fa, solo che non ci fu la stessa enfasi mediatica. Già allora noi intervenimmo anche riducendo i tassi". Addirittura... "Lei fa dell'ironia, ma guardi che c'erano mutui fino al 16%. Difatti i Bot rendevano il 12% e ancora adesso ne circolano alcuni che danno il 9. Noi ci facemmo carico del problema anche subentrando a istituti che, invece, erano più rigidi". Non stia nel vago, presidente. "Posso citarle il caso della Bei (Banca europea degli investimenti ndr), che aveva erogato mutui al 12% e che non modificava i contratti perché a fronte di essi aveva emesso delle obbligazioni. Noi ci sostituimmo, in alcuni casi riducendo i tassi fino al 7%. Forse il nostro difetto è dire poco o niente di quel che facciamo. Ma è meglio fare che parlare, parlano già così tanti. Anche adesso: bla-bla-bla, ma nessuno spiega davvero". Lo faccia lei. "La colpa di questo ambaradan non è delle banche, ma di chi ha spinto l'acceleratore quando i mutui venivano erogati al 2,5-3%, cioè ad un tasso inferiore all'inflazione!". Colpa dell'Istat, che certificava un carovita distante da quello reale, dei governi? "Macché Istat e governi. È il sistema finanziario ad aver sbagliato. Nessuno, in quei momenti, si è incaricato di avvertire che il denaro era remunerato meno del carovita. Non ci voleva uno scienziato per capire che, prima o poi, la bolla sarebbe esplosa. La regola delle patate non la puoi violare". Se ce ne sono molte il prezzo scende, se ce ne sono poche il prezzo sale. "Appunto. La banca centrale fa quel che vuole, dà le spinte... Ma poi c'è il mercato e il mercato è ciclico, ora siamo nella fase del meno. Comunque, prima il ministro Pierluigi Bersani, in modo forse più confuso, ora il ministro Giulio Tremonti, con più chiarezza, insieme all'Abi hanno realizzato un meccanismo che dà ossigeno alle famiglie". Le quali, però, non pagano di meno. "Non c'è riduzione dei tassi, bensì la spalmatura del dovuto. Difatti parlo di ossigeno, per fronteggiare meglio la congiuntura". Senta, alla fine Bush ha nazionalizzato Fannie e Freddie, che sui mutui erano al crac. Sorprendente. "E che cosa dovevano fare gli americani, mandare tutto in malora? Hanno consolidato i mutui in mano allo Stato, attraverso il Tesoro, hanno ricapitalizzato e ora gestiscono il problema. Consideri che là le case non sono come da noi, che durano cent'anni. Là sono di legno, ci vuol poco a farle ma sono un patrimonio meno sicuro". Tanto per rimanere ai salvataggi, che cosa ne dice di quello dell'Alitalia? "Stiamo perdendo turismo e un'infrastruttura come quella, perché per me è una infrastruttura, va tutelata. Doveva essere governata meglio da chi c'era prima, invece raccomandazioni a go-go... E ora ecco gli esuberi. Ma Banca Intesa ha fatto un bel lavoro e io credo che se questi imprenditori saranno severi con se stessi faranno una barcata di soldi". Che cosa vuol dire severi? "Che non si facciano imbrigliare dalle pressioni di uno e dell'altro. Già qualcuno ci ha provato (il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, e il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, ndr), per quattro voti...". Parliamo di Carige, presidente. Bankitalia vi ha detto: basta shopping. "Veramente l'abbiamo detto noi. Abbiamo acquisito in tutto 120 sportelli, quasi una banca intera, tipo la "Toscana" che viene venduta adesso. E non vogliamo fare indigestione: ora digeriamo queste operazioni, poi ripartiremo". Crescita ancora per linee esterne? "Vedremo il mercato. È prematuro parlarne, però siamo sempre attenti a ciò che si muove intorno a noi. E poi si dimentica l'aspetto pratiche di queste operazioni. Invece c'è da fare: il cambio delle insegne, le modificazioni informatiche, l'integrazione del personale, la riorganizzazione del lavoro". Si mormora di un crescente interesse verso la Francia meridionale. "Abbiamo una filiale a Nizza, che va bene ma ha costi elevati. Riteniamo che aprire una seconda filiale in Costa Azzurra ci farà aumentare i ricavi a costi pressoché inalterati. L'ipotesi più concreta è Mentone, ma abbiamo altre proposte". Presidente, lei parla come se non dovesse andarsene mai. Invece si sussurra molto della sua successione. "Come le ho già detto, troppi parlano... Comunque, abbiamo fortemente ringiovanito il gruppo dirigente e abbiamo tre vicedirettori generali cinquantenni". Mario Cavanna, Ennio La Monica, Giacomo Ottonello: sarà uno di loro il futuro Berneschi? E chi dei tre? "Non sono il padrone e non decido io, anche se al momento opportuno esprimerò la mia opinione. Per ora mi interessa sottolineare che poche aziende bancarie hanno rinnovato e ringiovanito il vertice operativo come ha fatto Carige". Ma il presidente... "...non confondiamo la presidenza con il management. Il presidente può avere anche novant'anni, è la squadra sul campo che dev'essere fresca e motivata". Si parla di un amministratore delegato. "La nostra governance è fatta così: un presidente e un direttore generale. Se non c'è direttore generale c'è l'amministratore delegato. Il primo è un dipendente, l'altro no. Anticipo la sua domanda: io preferisco la formula presidente e direttore generale e mi auguro che il direttore generale venga dal nostro gruppo dirigente perché serve chi conosce a fondo l'azienda, che è articolata e complessa. E serve chi "pedala": lo so bene io che cosa significa e mi ricordo i tempi con Gianni Dagnino. Lui era il saggio e io l'operativo: giù discussioni a non finire, poi si decideva e io tiravo". Ma non bisognerebbe sprovincializzarla, Carige? "Se essere provinciali significa rispettare le peculiarità dei territori nei quali si opera, i rapporti con i clienti, le migliori tradizioni che abbiamo trovato dove abbiamo rilevato degli sportelli, allora sono fiero di essere provinciale". Rifarebbe la scelta di tenere indipendente e autonoma la banca? "Posso dirlo alla genovese? Belin se lo rifarei! Ma il merito è di Gianni Dagnino. Chiaro che se uno non avesse avuto voglia di lavorare, cioè io, e l'altro di soffrire, cioè lui...". Mi riferisco a tempi più recenti, marcati da acquisizioni alle quali Carige è sfuggita. "La nostra fortuna è essere andati in Borsa nel '95. C'erano gli spazi e ci siamo quotati, in autonomia. Il percorso che ci ha portato fin qui è iniziato allora. Non è stato facile, ma ce l'abbiamo fatta". Alle corte: di non sposare Carige l'ha deciso lei. "Chi ha perso l'autonomia è perché ha fatto ragionamenti egoisti, un egoismo che, in alcuni casi, ha rovinato delle aziende. La veritàè che gli spazi c'erano e chi aveva voglia di combattere poteva farlo, come noi. A ripensarci, però, abbiamo avuto un coraggio spaventoso". Il credito alla Festival Crociere del greco Georges Poulides, la scalata all'Antonveneta, la gestione un po' così delle due compagnie assicurative di Carige: che cosa non rifarebbe? "Non mancherei di seguire il consiglio di mio padre: fai attenzione ai levantini, diceva... Quanto alle assicurazioni, non hanno problemi di riserve, perché abbiamo calcolato delle minusvalenze sui titoli, per oltre 150 milioni, che però diventeranno utili nei prossimi anni". Si spieghi meglio. "Sono minusvalenze generate al 94% dall'acquisto di obbligazioni. Per esemplificare: le abbiamo prese a 90 euro e ora sono a 80, quindi ecco le minusvalenze. Ma sappiamo che a scadenza ci daranno 100, per cui possiamo parlare di un utile che oggi è virtuale e che domani, invece, sarà reale". Il porto è futuro virtuale o reale di Genova? "Reale, ma a patto di seguire l'avvertimento del mio amico Flavio Repetto (il presidente di Fondazione Carige): il porto non finisca come la striscia di Gaza, ostaggio di conflitti permanenti. Quindi, una gestione accorta e poi gli interventi che lo decongestionino: il Terzo valico e la gronda di ponente". Dolenti note. "La gronda deve farla Autostrade e basta che i nostri amministratori si decidano, una volta per tutte, a dire quale dev'essere il tracciato. Altrimenti Autostrade non la farà mai, perché non ha alcun interesse. Quanto al Terzo valico, significa merci, turismo e passeggeri. E la possibilità di far diventare Milano il motore demografico di Genova". Vede un flusso migratorio dalla Lombardia alla Superba? "Questa cosa l'ho imparata dopo le nostre acquisizioni là. Sa dove vivono molti nostri colleghi? Sui laghi. Per raggiungere Milano devono prendere il treno e la metropolitana, ogni giorno un'ora e anche un'ora e mezza al mattino e altrettanto alla sera. Se si fa il Terzo valico, potrebbero impiegare meno tempo venendo a vivere a Genova. Un paradiso". E pure la capitale portuale del Mediterraneo? "Le dico solo questo. Anche quando dominavano, gli arabi utilizzavano la moneta battuta a Genova...". luigi leone leone@ilsecoloxix.it 11/09/2008.

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Protesta col nodo scorsoio al collo i dipendenti atitech oggi a roma (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Napoli La vertenza Nuova manifestazione a Capodichino: la cordata rovinerà 1200 lavoratori napoletani Protesta col nodo scorsoio al collo i dipendenti Atitech oggi a Roma Ordine del giorno dei parlamentari campani del Pd e del Pdl indirizzato al governo COME previsto, sale la tensione sul caso Atitech. Ieri i lavoratori dell'azienda coinvolta nelle possibili dismissioni Alitalia hanno dato vista all'ennesima manifestazione a Capodichino. Sono anzi sfilati per due ore nella sala imbarchi dell'aeroscalo, esibendo stavolta un nodo scorsoio al collo, simbolo del fatto che la cordata che dovrà rilevare Alitalia "stringerà solo il collo dei 1200 lavoratori napoletani". Sono talmente preoccupati gli addetti alla manutenzione che oggi andranno a Roma. Partiranno in 500, con 5 autobus, per andare a presidiare il ministero del Lavoro, in via Flavia, tentando di chiedere anche un colloquio al ministro Maurizio Sacconi. Nel frattempo i sindacati sparano a zero. Le rappresentanze aziendali tornano a battere su un tasto: Atitech può ottenere dalla Cai commesse a sufficienza per proseguire l'attività nello stabilimento di Napoli. La Cisl si muove col suo segretario generale campano, Pietro Cerrito, che chiama in causa anche il suo leader nazionale Buonanni: "La protesta è giusta, va sostenuta, bisogna trovare le soluzioni. L'amico Raffaele Buonanni sa bene che la perdita dei posti di lavoro in Campania diventa una situazione insostenibile". Il segretario regionale della Ugl trasporti, Pasquale Lione, spiega che "trasferendo la manutenzione pesante da Napoli ai paesi del Maghreb, oltre ai tagli occupazionali si rischia di abbassare gli standard di sicurezza di cui le nostre professionalità vanno fiere. I costi si abbasserebbero del 50 per cento, ma la nostra manutenzione ha già i costi più bassi di Europa ed uno standard di sicurezza tra i migliori". Si muove anche il mondo politico. Il Pd ha mobilitato i suoi parlamentari. Teresa Armato, Costantino Boffa, Stefano Graziano, Andrea Sarubbi e Riccardo Villari, dopo aver partecipato alla riunione congiunta delle commissioni Trasporti, Bilancio ed Industria con il ministro Tremonti hanno chiesto al loro ministro ombra Pierluigi Bersani di calcare la mano sulla "grave situazione che si è verificata all'Atitech di Napoli". E Bersani in effetti è intervenuto per sostenere che "Atitech è una questione nazionale sulla quale il Pd continuerà a svolgere la sua battaglia". Un ordine del giorno che impegna il governo a formulare un piano industriale con l'inclusione di Atitech è stato poi presentato dai parlamentari campani del Pd e firmato anche da quelli del Pdl. Anche Arturo Iannaccone dell'Mpa rivolge un appello a Tremonti. Quest'ultimo viene contestato a Napoli da Domenico Tuccillo, coordinatore della segreteria provinciale del Pd: "é grave il silenzio del ministro Tremonti sulla vicenda Atitech". In difesa di Tremonti arriva però Maurizio Iapicca del Pdl: "Non sono d'accordo con Tuccillo. Ero presente in commissione, dove il ministro Tremonti ha acquisito tutte le informazioni possibili sulla vicenda Atitech, ha ascoltato con grande interesse ed ha raccolto ulteriori elementi per i quali, al momento, non è ancora possibile fornire risposte definitive. Questo comunque è un tema che sta a cuore non solo a Tremonti, ma a tutti noi del Pdl Campania". (r.f.).

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Alitalia, la solitaporcata nazionalecon tantodi canto dell'inno (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Per la cordata che rileverà Alitalia, la nuova Alitalia, cioè la good company, è prevista una deroga alla legge Marzano, perché i capitani coraggiosi della cordata non vogliono rischiare nulla, vogliono annullare il rischio d'impresa e mettersi al riparo da eventuali rivendicazioni che dovessero provenire da creditori o ex-dipendenti. Le quattro più alte cariche dello Stato hanno il loro scudo spaziale, il Lodo Alfano. Per non essere da meno questi audaci imprenditori vogliono il loro scudo spaziale, che nel caso specifico li immunizzi dai rischi d'impresa. E da chi potranno andare a presentare le rivendicazioni gli eventuali creditori o ex-dipendenti? Ovviamente dalla bad company e il conto sarà pagato da noi cittadini, un modico prezzo per lo scudo spaziale degli imprenditori della cordata. Joanna Pelc E-MAIL 11/09/2008 Alcuni giorni fa il Frankfurter Algemeine Zeitung, assai compassato e assai titolato quotidiano tedesco di orientamento moderato, sulla vicenda Alitalia titolava così: "La sfacciataggine del governo", strillo: "Elimina la concorrenza, danneggia i piccoli azionisti, i contribuenti e i consumatori. Più che un risanamento sembra un progetto di bancarotta fraudolenta". E pensare che la compagnia aerea tedesca avrebbe pure qualche buona possibilità di fare i suoi interessi con l'attuale piano di salvataggio Alitalia. Che dire? Nulla, ma proprio nulla. Come già mille altre volte, come sempre, come da copione, come è iscritto nel destino cinico e baro, come lasciamo che sia perché abbiamo sempre lasciato che sia, e ci abbiamo pure l'orgoglio di aver lasciato e continuare a lasciare, ci apprestiamo a fare la nostra porcata nazionale, tradizionalmente bipartisan, dove a rimetterci sono quelli che ci hanno sempre rimesso e a guadagnarci altrettanto. Se le facessero in silenzio le porcate, se avessero un po' di riserbo nel concepirle ed eseguirle, sarebbe tutto più facile, vivremmo se non altro senza troppi problemi di digestione. Il fatto è che ci strombazzano sopra e ci cantano dietro anche l'inno nazionale. 11/09/2008.

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Ecco perché è importante il forlanini - marco ponti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Milano L'intervento Ecco perché è importante il Forlanini MARCO PONTI La vera questione di Linate in termini tecnici si chiama "seste passive" . Che cosa vuol dire in parole povere? Che un aeroporto piccolo ma vicino a un grande centro urbano può favorire la concorrenza, a beneficio dei viaggiatori, contro uno grande ma lontano (Malpensa, in questo caso, uno dei più lontani d'Europa alla città di riferimento). Un esempio per chiarire: se un milanese deve andare in una capitale asiatica, oggi confronta tariffe e tempi tra un volo diretto via Malpensa, e un volo "spezzato" via Francoforte o Amsterdam. E i concorrenti di Alitalia (che gode di diritti esclusivi su quella rotta, in duopolio con le linee designate dal paese asiatico) offrono tariffe allettanti per compensare la scomodità del volo spezzato. Se limito Linate alla navetta Milano-Roma, elimino questa possibilità per i milanesi, a tutto vantaggio della nuova Alitalia. Si chiama "rafforzare il monopolio" a danno degli utenti. Ora, i "capitani coraggiosi" che per amor di patria intendono salvare la compagnia di bandiera e rischiare i loro soldi "sul mercato", la seconda cosa che hanno chiesto (dopo quella di accollare debiti ed esuberi ai contribuenti) è ridurre la concorrenza, sia esautorando per tre anni l'Antitrust sia limitando drasticamente l'attività di Linate. L'argomento secondo il quale altri paesi europei hanno limitato la concorrenza con modalità analoghe è pelosissimo: perché dovremmo imitare il peggior protezionismo, protezionismo contro il quale è stata creata la stessa Unione Europea? SEGUE A PAGINA VI.

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Moratti: "il governo a malpensa" - alessia gallione (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Milano Moratti: "Il governo a Malpensa" Castelli: mancano 10 miliardi per le opere lombarde Il sindaco: "Il Consiglio dei ministri si terrà qui, Berlusconi me l'ha assicurato" ALESSIA GALLIONE Un consiglio dei ministri riunito a Malpensa. è Letizia Moratti ad annunciarlo: "L'ho chiesto a Berlusconi e il premier ha detto che lo farà", assicura il sindaco. Lo rivendica da tempo la Lega. Lo invocano da giorni il Comune e soprattutto la Provincia: "Serve un tavolo per discutere del futuro di Malpensa e Linate". Adesso, il governo potrebbe ascoltare la richiesta di Milano. Anche se, sulla difesa degli scali lombardi e in particolare del Forlanini, da Palazzo Isimbardi il presidente Filippo Penati lancia un appello: "Quando c'era da schierarsi contro il governo Prodi non mi sono tirato indietro. Chiedo a Moratti e Formigoni di avere altrettanto coraggio, perché gli interessi dei milanesi si difendono a prescindere dal colore politico". Ma c'è anche un altro allarme che parte dalla Lombardia. E a lanciarlo è il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli, che più di ogni altro ha in mano il dossier delle future strade e autostrade: "La partita è difficile", ammette. In gioco ci sono i soldi per le opere di Expo: "Mancano ancora 2,5 miliardi". Ma soprattutto dieci miliardi ancora tutti da trovare per far uscire dalla carta dei progetti il piano triennale delle infrastrutture del Nord. Il conto totale arriva a 14 miliardi: "Di questi solo 4,3 sono coperti" dice Castelli. è stata una giornata di inaugurazioni quella di ieri. Il nastro da tagliare era quello del raddoppio della linea ferroviaria Milano-Lecco: quattro anni di lavori per completare 14 chilometri di binari, a regime un treno ogni mezz'ora per 40mila pendolari giornalieri. Inevitabile pensare che, in vista di Expo, bisognerà costruire ben altro. In sette anni. Ma non è soltanto il fattore tempo a preoccupare: dei 14 miliardi di euro necessari per realizzare l'Esposizione del 2015, quasi 11 sono dedicati alle infrastrutture connesse, e attualmente ne mancano 2,5. Sulla possibilità di colmare il deficit, Castelli dichiara: "Sono realista. Abbiamo avuto contatti con tutti a ogni livello". Più difficile sarà scovare i soldi per le altre opere: un dossier da 14 miliardi che in parte, spiega il sottosegretario, "si va ad accavallare ai 14 previsti per l'Expo". Secondo Castelli mancano ancora 10 miliardi che il governo dovrà assicurarsi "in parte in project financing, in parte con una serie di progetti innovativi". Vicenda aeroporti. La prossima settimana, spiega il presidente della Regione Formigoni, ci sarà un vertice a Roma con il governo, nell'ambito di un piano che il governatore definisce "realistico" dato che "torna a valorizzare gli aeroporti lombardi". Formigoni è ottimista: "La giusta direzione per Malpensa è l'hub, anche se può esserci un cammino intermedio". Per lui, un ridimensionamento di Linate "sarebbe accettabile a patto che si rafforzi il sistema aeroportuale lombardo". Un'opinione divergente rispetto a quella della Moratti. Che difende Linate: "Il ridimensionamento non è discutibile ed è fuori luogo". Il sindaco ritiene che non sia nei piani della nuova Alitalia fare di Malpensa il proprio hub: "Non ha senso ridimensionare Linate a meno che non ci sia una fase di rafforzamento di Malpensa con un vettore di bandiera che ne faccia il proprio hub". E a Malpensa o Linate, oltre al governo, potrebbe riunirsi "eccezionalmente" anche il consiglio comunale, annuncia il presidente Manfredi Palmeri. Una seduta a cui il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino chiede che partecipi anche il sindaco: "Vogliamo un consiglio straordinario su Linate - spiega - perché riteniamo si debba difendere l'interesse della città in maniera limpida e trasparente. In caso contrario il centrosinistra è pronto all'ostruzionismo in aula". Martedì prossimo, spiega Manfredi Palmeri, "la commissione trasporti incontrerà il presidente di Sea Giuseppe Bonomi per un approfondimento del ruolo del gestore del nostro sistema".

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Rosati: "ammortizzatori sociali anche per i lavoratori di sea" - teresa monestiroli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Milano Il sindacato Il silenzio Il segretario Cgil: "A Roma si occupano solo degli esuberi Alitalia ma da noi sono migliaia i posti a rischio" Rosati: "Ammortizzatori sociali anche per i lavoratori di Sea" Ci chiamino al tavolo sugli scali o sarà dura fermare proteste spontanee Moratti e Formigoni non parlano, con Prodi erano sulle barricate per l'hub TERESA MONESTIROLI Critica Moratti e Formigoni per "l'incomprensibile silenzio" di questi giorni. Chiede ammortizzatori sociali "per tutti i dipendenti delle società che operano negli scali". E lancia un appello ai milanesi: "Chiunque sia contrario alla chiusura di Linate batta un colpo". Il giudizio di Onorio Rosati, segretario milanese della Cgil, sul nuovo piano Alitalia è durissimo, ma nel mirino ci sono soprattutto le istituzioni lombarde che "non stanno parlando chiaro". Sindaco e presidente della Regione stanno nascondendo qualcosa? "Il piano presentato a Roma ai sindacati presuppone due cose per Milano: la chiusura di Linate e il sostanziale depotenziamento di Malpensa, altro che hub internazionale come qualcuno rivendicava fino a qualche mese fa. Di fronte a questo scenario Formigoni tace e la Moratti chiede l'apertura di un tavolo. Come mai tutto questo silenzio? Quando il governo era guidato da Prodi e si parlava dell'ipotesi Air France le stesse persone erano pronte a salire sulle barricate". Come mai secondo lei? "Si usano due pesi e due misure. Ma in questo modo non si stanno facendo gli interessi né dei cittadini né del territorio". Che cosa ne pensa del nuovo piano Alitalia? "Capisco che la situazione sia difficile, ma il mio giudizio è molto negativo. Primo perché non ha come obiettivo quello di costruire una grande compagnia aerea e sappiamo bene che le piccole compagnie non hanno futuro. La società che viene a profilarsi è del tutto inadeguata per stare su un mercato internazionale come quello aereo che è molto aggressivo. Secondo, non sono ben chiari gli interessi degli imprenditori della cordata. E non mi vengano a dire che sono al servizio del Paese. Terzo, la nuova Alitalia non garantisce, come qualcuno chiedeva mesi fa, l'italianità della compagnia. Si è già iniziato a parlare di Air France e Lufthansa nei prossimi cinque anni. Infine nessuno tiene conto delle ricadute sociali che ci saranno". Parliamo di esuberi. Al di là dello stravolgimento del traffico aereo del Nord, quali saranno le ricadute occupazionali? "Saranno evidenti e gravissime. I 3250 esuberi di Alitalia di cui si parla sono solo una parte di quelli reali. Oltre alla compagnia aerea infatti bisogna calcolare tutto l'indotto, oltre all'incalcolabile impatto che questa operazione avrà per tutto il nord Italia". In cifre? Avete già calcolato quanti lavoratori potrebbero perdere il posto? "Saranno migliaia. Il problema è che la trattativa a Roma si occupa solo dei lavoratori di Alitalia. Per loro si parla di ammortizzatori sociali (4 anni di cassa integrazione e 3 di mobilità) mentre tutti gli altri non sono neanche nominati. Dopo il trasferimento di alcune tratte da Malpensa a Fiumicino abbiamo fatto un accordo con Sea per un piano industriale di due anni finalizzato a salvaguardare l'integrità aziendale. Ora quell'accordo rischia di saltare. E la Sea handling, con i sui 3500 dipendenti, rischia il collasso". Chiederete gli ammortizzatori sociali per i dipendenti Sea e delle società legate ai due aeroporti? "Certo. La trattativa nazionale non può guardare solo ai lavoratori della compagnia aerea dandogli anche più del dovuto. Non è possibile che in una vicenda come questa ci siano ipergaranzie per alcuni mentre nessuno si occupa degli altri. Gente che verrà lasciata a casa nel silenzio più assoluto. Ma non chiederemo solo questo". Cosa? "Che la nuova società che subentra onori i contratti che Alitalia aveva con queste società. Inoltre, se ci sarà il tavolo chiesto dalla Moratti per discutere degli scali milanesi vogliamo essere presenti anche noi. In caso contrario, per il sindacato sarà difficile fermare episodi di protesta spontanei".

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L'importanza di linate - marco ponti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Milano L'importanza di Linate MARCO PONTI Invece l'altro argomento per favorire la concorrenza allo scalo di Linate, cioè la formazione di un monopolio AirOne - nuova Alitalia sulla lucrosissima rotta Milano-Roma, sembra avere in realtà risvolti meno drammatici: l'Alta velocità (pagata, al contrario del trasporto aereo, dai contribuenti) creerà in effetti una rilevante concorrenza su quella rotta. Ma anche un risultato paradossale, e pericolosissimo sia per la nuova Alitalia sia per la stessa Alta velocità ferroviaria: libererà molti slot, cioè molta capacità aeroportuale, sia per le citate "seste passive" sia per un eventuale ingresso di compagnie low cost che (Dio non voglia!) potrebbero davvero costituire una concorrenza pericolosissima all'Alta velocità così come ad Alitalia, a vantaggio dei viaggiatori di cui peraltro nessuno si preoccupa. Per concludere, guardiamo al futuro, e citiamo il professor Alberto Alesina che, sulla vicenda, ha scritto un duro articolo sul Sole 24 Ore: si tratta di un precedente terribile. Alla base c'è l'affermazione tutta politica che la compagnia di bandiera non può non essere italiana (Iberia è appena stata venduta agli inglesi, senza drammi). Se la nuova Alitalia va male (speriamo di no) i "capitani coraggiosi" ricorderanno al governo questo patriottico impegno, che provvederà, riducendo ancora la concorrenza o con altri tipi di favori, a mantenere in vita a qualsiasi costo (nostro) l'italianissima compagnia. Per fortuna qualcosa si muove sulla vicenda Linate, davvero paradossale, e sembra emergere una ragionevole convergenza bipartisan a difendere questo asset, prezioso per i milanesi ma anche divenuto simbolo di un assetto meno protezionistico per il nostro sistema industriale.

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Houghton, gli americani spengono la fabbrica - raffaele r. riverso (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VII - Genova Houghton, gli americani spengono la fabbrica Cambia la proprietà, cancellata produzione. Lavoratori in sciopero contro i tagli "Dispiace per chi ci rimetterà il posto, ma la chiusura fa parte del programma" RAFFAELE R. RIVERSO "La decisione è irreversibile". Josep Maria Mestre, presidente di Houghton Italia, non lascia spazio a dubbi. Il lavoro negli stabilimenti di via Fratelli Bronzetti a Teglia sarà irrimediabilmente ridimensionato. La fase produttiva, però, non si bloccherà completamente, come alcuni paventavano: "Assieme all'assistenza tecnica e al cliente - precisa Mestre - rimarrà la produzione di cinque o sei mila tonnellate l'anno del nostro prodotto di punta: un fluido idraulico resistente al fuoco. Mi dispiace per chi ci rimetterà il posto di lavoro, ma la chiusura di Houghton Italia fa parte del programma di razionalizzazione dell'impresa, iniziata da quando la finanziaria americana Aea ha rilevato l'azienda". Contro questa "razionalizzazione", che costerà il posto di lavoro a 45 degli 83 lavoratori, ieri mattina gli operai della Houghton, in sciopero, si sono riuniti in segno di protesta davanti ai grossi cancelli arancioni che per un giorno sono rimasti chiusi. Leo ha 43 anni e un figlio. Lavora a Teglia dal 1987: "Siamo tutti nella stessa condizione: persone tra i 30 e 40 anni con una famiglia e un mutuo da pagare. Essendo così giovani non c'è neanche la speranza di un prepensionamento". Anche Ciro ha un figlio a casa: "Lavoro qui da sette anni e mi ritrovo in mezzo alla strada da un giorno all'altro". Il ridimensionamento non riguarda solo gli operai, ma anche gli ingegneri. L'azienda gli ha comunicato che tra 75 giorni non avranno più uno stipendio fisso: "Con che spirito veniamo a lavorare sapendo che tra due mesi ci mandano via? A novembre ci avevano detto che i nostri stabilimenti erano fondamentali, oggi invece ci buttano fuori". In effetti, la Aea "da quando nel dicembre scorso ha rilevato la Houghton - spiega Mestre - ha cambiato il piano di sviluppo dell'azienda decidendo di trasferire la produzione italiana negli stabilimenti inglesi, spagnoli e tedeschi. Per il momento l'Italia non rientra nei piani della Aea". Perché? "Problemi di logistica - chiosa Mestre - Gli stabilimenti di Teglia sono in pieno centro abitato e questo crea due ordini di problemi. Il primo relativo alla sicurezza. La vicinanza alle case non permette, poi, alcun progetto di ampliamento della fabbrica. Abbiamo già dato la nostra disponibilità ad aiutare, quanti rimarranno senza un lavoro, sia economicamente che a trovare un impiego nell'area di Genova". Lucio Ottino, segretario della Filcem-Cgil, ieri "picchettava" con i lavoratori: "C'è la necessità di ridiscutere il progetto per ridurre al minimo il numero di esuberi che in questo momento è enorme". Tra l'altro gli stabilimenti di Teglia "con un unico turno riuscivano a produrre 18 milioni di chili, mentre le altre fabbriche della Houghton in Europa ne producono 12 in due turni". Sembra quasi che la decisione sia di natura geopolitica piuttosto che economica. L'anno scorso l'azienda ha chiuso con un utile di 300 mila euro e "basterebbe aumentare la produzione di quattro ore, mezzo turno, per coprire la normale produzione in due turni", precisa Rino Cereseto, rsu della Filcem alla Houghton. "Ora incontreremo le istituzione affinché ci aiutino a far pressione sulla Aea riuscendo così a ottenere una riduzione degli esuberi. In ogni modo ci aspettiamo che, alla pari della Houghton, anche loro ci promettano aiuti economici anche se non siamo targati Alitalia. L'amarezza è quella di vedere un ridimensionamento così grande che sa di anticamera a una chiusura totale".

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Dal teatro ai treni il gioco sporco dei guastatori - stefano costantini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina III - Bari Dal Teatro ai treni il gioco sporco dei guastatori STEFANO COSTANTINI C'è uno spettro che si aggira da queste parti. Anzi, più di uno. Il primo è sicuramente quello della riapertura del Petruzzelli, sulla cui data da mesi ci si sta accapigliando. Il centrodestra, senza più nascondersi, sta cercando in ogni modo di rovinare la festa ad Emiliano, in vista della campagna elettorale che deciderà il nuovo sindaco. Quella del buco di 13 milioni di euro (smentito dallo stesso ministro Bondi), che impedirebbe di completare i lavori di ricostruzione, puzza da lontano di trappola preparata a tavolino. Ma, come dicevamo, non è l'unica minaccia che circola in questo periodo. Dai tagli alla scuola ai voli dell'Alitalia, dai treni declassati al federalismo selvaggio, la sensazione è di trovarci di fronte a quegli eserciti che minano il terreno prima che i nemici lo invadano. La strategia dell'onorevole Raffaele Fitto, promosso ministro e consulente del Cavaliere per il Mezzogiorno, pare proprio quella di spuntare ogni arma agli avversari, invece di rendere meno indigesta la ricetta governativa in salsa leghista che penalizza la regione di cui è stato presidente e che lo ha mandato in Parlamento. All'opinione pubblica, o a quello che ormai ne resta, però, non importa più cercare di distinguere la tattica dalla sostanza, la verità dalla bugia, la vendetta politica dal progetto. L'aria che si respira è di chi, una volta persa la speranza, ora ha smarrito anche la pazienza. Al netto della vicenda giudiziaria, di cui ci sfugge l'esito, nessuno provi a toccare il Petruzzelli, a spostare anche solo di qualche ora la data di riapertura di un teatro scippato fin troppo a lungo alla città. Così come nessuno provi a far tornare indietro il sistema dei trasporti. In una realtà che ha portato le ferrovie al disastro più completo, dove per andare da Bari a Napoli ci vogliono almeno quattro ore e dove i treni Eurostar sono stati rubati per portarli al Nord, non ci possiamo permettere di retrocedere anche sul fronte dei voli, che negli ultimi anni hanno consentito ai pugliesi di avvicinarsi al resto del mondo a tariffe abbordabili, ma che hanno soprattutto consentito alla Puglia di realizzare dei risultati economici, i quali altrimenti sarebbero riamasti un sogno, o una promessa elettorale. è chiaro che scuola, trasporti, sanità e cultura non sono materie sulle quali trattare. Si può discutere come investire in questi settori, ma non siamo più disposti a sentirci dire se ne vale la pena. Chiunque tergiversi o puntualizzi su questi temi deve essere considerato un nemico della Puglia e dei suoi cittadini. Indipendentemente dalla casacca che indossa.

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Boccia attacca tremonti "su alitalia solo bugie" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Bari Al termine dell'audizione in commissione Bilancio Boccia attacca Tremonti "Su Alitalia solo bugie" "Come si fa a rappresentare la Repubblica dicendo sistematicamente bugie? Assistere ad audizioni così, è semplicemente umiliante". Lo afferma il deputato del Pd Francesco Boccia dopo l'audizione in commissione Bilancio della Camera del ministro dell'Economia Giulio Tremonti su Alitalia. "Il ministro Tremonti - prosegue Boccia - continua a scaricare le responsabilità sui 22 mesi di governo Prodi, dimenticando che nei 60 mesi di governo Berlusconi Alitalia aveva sempre chiuso in perdita. Comunque l'azienda ha chiuso in perdita 19 esercizi degli ultimi 21 anni e sarebbe stato più onesto intellettualmente dire che l'azienda è in quelle condizioni per precise responsabilità della politica degli ultimi vent'anni e delle stesse organizzazioni sindacali". Per Boccia, oggi Tremonti avrebbe dovuto spiegare chi pagherà i debiti di Alitalia, se i debiti finanziari sono privilegiati e con quali criteri i piccoli risparmiatori saranno rimborsati. "Se questo è il cammino che abbiamo davanti - chiude Boccia - inizio a pensare che abbia più senso passare tutto il tempo per strada, nelle piazze, sui marciapiedi ad affrontare i problemi di ogni giorno delle nostre comunità".

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Alitalia, lavoratori con le spalle al muro Fantozzi: intesa ora o licenziamenti. Pil fermo, è stagnazione. Ma per Berlusconi è tutto ok (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Aut Aut del commissario straordinario: "O si trova un accordo o avvieremo la disdetta dei contratti". Tensione altissima tra i dipendenti mentre Sacconi si dichiara ottimista. Il sindacato punta a modificare il piano. E sul fronte della crescita economica nuovo arretramento per l'Italia. Lo dice l'Europa, lo confermano i dati Istat: il prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2008 è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Rischio recessione tecnica. Solo il Cavaliere millanta un'altra Italia: siamo una nazione solida. Matteucci e Di Giovanni alle pagine 4 e 5.

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La lezione di Pagnoncelli (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Maria Novella Oppo È TORNATO BALLARÒ. Quello che nei tg è monologo della maggioranza, è ridiventato dialogo, pur con tutti i suoi limiti di durata, di spezzettamento e di conduzione. Anche se Floris appariva in gran forma e D'Alema e Tremonti agguerriti. Resta il fatto che, come sempre nei talk show, ognuno dice la sua e lo spettatore non viene messo in condizione di capire quali siano i dati inoppugnabili. Qualcosa però si è capito, in particolare dai sondaggi di Pagnoncelli, che ha confermato il favore di cui ancora gode Berlusconi, ma ha evidenziato anche dei punti critici. E non di poca importanza, visto che si tratta di temi fondamentali, sui quali ha battuto la campagna elettorale della destra. Dunque, il sondaggio ha rivelato che non viene affatto giudicato positivo l'operato del governo su almeno tre terreni: 1) ordine pubblico; 2) difficoltà economiche delle famiglie; 3) Alitalia. L'opposizione è servita: il popolo italiano non è poi così boccalone come lo dipinge chi lo disinforma da trent'anni. Basta fargli le domande giuste. FRONTE DEL VIDEO.

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Italia, una crisi al buio (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Alfredo Recanatesi A questo punto parlare solo di stagnazione è un eufemismo. Siamo, infatti, in una recessione bella e buona. Come era facile prevedere, il deterioramento del clima economico mondiale sta colpendo l'Italia più degli altri Paesi europei. Nei due o tre anni che hanno preceduto il disastro finanziario innescato dalla faccenda dei mutui americani Paesi come Germania, Francia o Spagna avevano conseguito discreti incrementi del prodotto. Ora anche loro hanno qualche problema, ma almeno qualche passo in avanti lo avevano messo a segno per cui le difficoltà attuali cadono su spalle più robuste. Da noi, invece, quei due o tre anni più favorevoli sono serviti solo per non arretrare. Certo, alcune imprese hanno tratto dall'aumento della domanda mondiale qualche vantaggio troppo precipitosamente interpretato come un recupero di competitività o un segno di riconversione del sistema produttivo. Ma la realtà che oggi appare più chiara è che anche quel poco di confortante che le analisi potevano rilevare ora si va sciogliendo come neve al sole: le esportazioni hanno il fiato grosso e, con la domanda interna sempre più depressa, hanno perso la capacità di evitare il segno meno nei dati trimestrali del prodotto interno. E così un -0,3% che l'Istat ha calcolato per il secondo trimestre dell'anno è valso a portare in negativo il dato del Pil relativo all'anno che è andato dal luglio 2007 al giugno scorso. Cosa può essere accaduto dopo giugno è facilmente intuibile: i consumi hanno continuato a ridursi, il turismo estivo è andato male, il quadro internazionale si è ancor più oscurato creando infauste premesse sull'andamento delle esportazioni, il ricorso alla cassa integrazione sta aumentando e ancora devono prodursi gli effetti diretti e indiretti della crisi Alitalia. Per l'intero 2008 l'Unione europea ancora prevede un Pil italiano in crescita dello 0,1% (contro un 1,3% per la Ue a 15), ma non c'è da farsi illusioni: la stessa Ue aggiunge fin d'ora, sempre a proposito dell'Italia, che "questo magro risultato implica che non c'è alcun impulso di crescita per il 2009". A questo punto - che non è un imprevisto, iscrivendosi in un processo di declino e di impoverimento in atto da almeno dieci anni - davvero sorge la curiosità di vedere cosa mai debba accadere perché la politica si ponga il problema della crescita dell'economia. Non basta darsi carico dell'emergenza, del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni e del disagio sociale che conseguentemente investe una parte sempre più ampia della popolazione. L'emergenza ha rilevanza mediatica e il solo farne un oggetto di attenzione può suscitare consenso. È il prodotto della malattia, ma la malattia è un'altra cosa. Il problema che la politica sembra ignorare è quello della crescita. Quali sono le azioni, le misure, o almeno le proposte sulle quali poter appuntare la speranza che l'economia italiana possa guarire e tornare a crescere almeno quanto quelle del resto d'Europa, che l'arretramento delle condizioni di vita della maggior parte degli italiani possa cessare di regredire, che in definitiva venga superata la disperante attesa di un futuro più critico del presente? O almeno: qual è il giudizio che le forze politiche danno su quel poco che hanno fatto nell'intenzione di correggere questo nefasto corso delle vicende economiche? C'è in qualche misura la consapevolezza che soccorrere le imprese con il contenimento dei salari, con una flessibilità utilizzata come precarietà, con una finanza pubblica aggiustata riducendo i servizi dei quali si avvalgono soprattutto le categorie meno abbienti, insomma con tutta la politica di questi anni invece di ottenere sviluppo si è ottenuta recessione, la produttività anziché aumentare è diminuita, le sperequazioni distributive sono diventate le più accentuate dell'intera Europa, il disagio sociale si è esteso alle categorie di mezzo? Ogni crisi sarebbe meglio se non ci fosse, ma quando c'è diventa più sostenibile, e alla fine può anche generare effetti positivi, se viene affrontata con un disegno credibile sulla cui realizzazione i più possano appuntare la speranza, anzi la convinzione, che se ne possa venir fuori riprendendo il cammino verso un progresso diffuso delle condizioni di vita di tutti. Elaborare un tale disegno e chiamare sulla sua attuazione tutte le forze attive del Paese è un compito primario della politica, ma che la politica neppure avverte. Al disagio determinato dalla crisi economica si aggiunge così quello sociale ad opera di chi, in mancanza di una cornice entro la quale iscrivere il proprio impegno e le proprie capacità, è tentato di risolvere come può i propri problemi particolari, e poco importa se a scapito di qualcun altro, o ai confini della legalità, o con offesa dei valori del vivere civile. Non sono solo economiche le conseguenze di una crisi del sistema economico tanto a lungo lasciata a se stessa o, peggio, affrontata con politiche improprie e addirittura controproducenti.

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L'Alitalia? Il vero genio è l'Ad di Air France: ora ha la possibilità di avere la compagnia senza spendere una lira (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

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"L'Alitalia? Il vero genio è l'Ad di Air France: ora ha la possibilità di avere la compagnia senza spendere una lira".

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Una nuova stagione per l'opposizione Veltroni a Milano: Il governo ha ingannato gli italiani. Aumentano le tasse e il paese va a rotoli (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

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"Una nuova stagione per l'opposizione" Veltroni a Milano: "Il governo ha ingannato gli italiani. Aumentano le tasse e il paese va a rotoli" di Luigina Venturelli/ Milano SINISTRA Fare il segretario è un duro lavoro, Walter Veltroni lo sa bene. È alla festa democratica di Milano, sta parlando della difficile situazione in cui versano i partiti di centrosinistra in tutta Europa e della preoccupante crisi economica in cui si trova l'Italia senza avere una definita strategia politica per affrontarla. Eppure non si sotttrae all'interruzione di un singolo e preannunciato contestatore: "Serve uno sforzo per avere una maggioranza riformista in questo Paese, bisogna lavorare, ci vuole del tempo". Risponde al solito Pietro Ricca, quello del "puffone" a Berlusconi, chiassoso disturbatore onnipresente alle manifestazioni del centrosinistra milanese che gli chiede le dimissioni. "Uno dei difetti della nostra simpatica famiglia politica è di essere come il conte Ugolino, che solitamente mangia i suoi figli". Una battuta semischerzosa: "Diciamo la verità, se avessero pensato che si vinceva non chiamavano me". Poi Veltroni diventa serio: "Io sono stato buono e tranquillo per tutta l'estate, perché l'esperienza mi dice che ad ogni campagna elettorale segue un'invincibile inerzia. Ma adesso sta cominciando un'altra stagione, sia nel Partito Democratico sia nel rapporto tra il Paese e questo governo". Il segretario si riferisce alla campagna di autunno del Pd, quella che vedrà impegnato tutto il partito in vista della manifestazione del 25 ottobre, con assemblee e manifestazioni in tutta Italia sui temi della scuola, del carovita, dei salari e delle pensioni. Nella capitale produttiva del Paese, Veltroni pone l'accento sui temi di natura economica. Innanzitutto Alitalia: "Il vero genio di questa vicenda è l'amministratore delegato di Air France, che pochi mesi fa doveva caricarsi i debiti e i problemi della nostra compagnia di bandiera, mentre adesso ha la possibilità di averla tra le mani senza spendere una lira. Il governo ha caricato sulle spalle di tutti noi miliardi di debiti senza chiarire quale sarà il destino del nostro sistema aeroportuale". Veltroni ricorda le ultime rilevazioni dell'Istat, la crescita che si è fermata, i consumi che sono scesi del 7% in un anno. "E mentre accadeva tutto questo - sottolinea Veltroni - il governo ha parlato solo dei problemi personali del premier". E sui temi fiscali: "Con questo governo le tasse non diminuiranno fino al 2013, anzi aumenteranno nel 2010 dello 0,2%. Ma c'è di peggio, ha programmato il tasso di inflazione all'1,5%, quando sappiamo bene che il carovita reale è ben più pesante. Infine, per la prima volta da decenni, la spesa per gli investimenti è scesa per la prima volta sotto il 4%". La conclusione del segretario democratico è spietata: il centrodestra ha ingannato gli elettori. "Mi auguro che i cittadini abbiano ancora la capacità di indignarsi di fronte alle bugie".

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E i leghisti attaccano la famiglia Colaninno (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

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Botta e riposta sul valore delle azioni Alitalia, tra il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, e il ministro ombra dello sviluppo economico, Matteo Colaninno. All'esponente del pd, che in televisione aveva detto che alla fine del governo Amato, nel 2001, Alitalia in borsa valeva 10 euro, mentre alla fine del governo Bberlusconi ne valeva 1, il ministro ha replicato: "Se si riferisce alla Borsa deve usare valori di Borsa, e i valori rettificati che lei usa sono sbagliati. Non può dare i valori rettificati, ma i valori di allora". In realtà si danno sempre valori rettificati, soprattutto quando nel frattempo si sono fatti aumenti di capitale. Ma Tremonti insiste: l'azione valeva all'incirca un euro sia all'inizio che alla fine del governo Berlusconi. Non serve che Colaninno presenti documentazione, grafici e fixing di Bloomberg. Durante il suo intervento Colaninno, sollecitato dal deputato della Lega, Massimo Polledri, è tornato sulla vicenda Olivetti: "Il collega ha detto una cosa falsa. Io ero amministratore delegato della società di famiglia che ha partecipato alla cessione, come dice lui, di Olivetti e non abbiamo ceduto nessuna azione olivetti, ma azioni Hopa e Fingruppo, che erano a monte. La cifra fatta da polledri, 2 miliardi di euro in tasca ai Colanninno, è falsa. Parliamo di meno di un ventesimo ed è verificabile dai bilanci ufficiali depositati in camera di commercio a Mantova e all'agenzia delle entrate di Mantova". A quel punto Polledri reagisce: "Avevate azioni in Lussemburgo". E Colaninno di rimando: "Non abbiamo mai avuto un'azione della società lussemburghese, non c'entriamo niente con Bell sa. Abbiamo pagato le tasse a Mantova".

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Bersani accusaTremonti: basta menzogne Duro scontro all'audizione del ministro. Volete fare una nuova Airone, altro che Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

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Bersani accusaTremonti: basta menzogne Duro scontro all'audizione del ministro. "Volete fare una nuova Airone, altro che Alitalia" / Roma DUELLO Sul caso Alitalia sono volate parole pesanti nelle stanze parlamentari. Giulio Tremonti, attesissimo, ha ricostruito da par suo gli anni passati: ha di- stribuito meriti (a destra) e demeriti (a sinistra), ha puntigliosamente replicato alle critiche. Di fronte a lui Pier Luigi Bersani, che non ha usato mezzi termini. "Lei ha detto davanti a milioni di cittadini che il mio piano sarebbe la stessa cosa del vostro - ha detto l'esponente Democratico - o lei vive nell'assoluta incomprensione dei meccanismi , o lei prende l'abitudine di mentire davanti agli italiani. Se vuole mentire lo faccia, ma non usi il mio nome". L'attacco di Bersani parte da lì, da quella "menzogna" spacciata per vera davanti alle telecamere di Ballarò, con un furente Massimo D'Alema al suo fianco. Il piano di salvataggio in estremis ideato da Bersani prevedeva infatti una modifica molto leggera alla Marzano: il commissario liquidatore avrebbe dovuto gestire comunque l'azienda, come ha fatto Enrico Bondi in Parmalat. Nella versione del centrodestra, invece, la correzione della Marzano è molto più pesante, tanto che il commissario deve semplicemente liquidare. tant'è che Augusto Fantozzi ha spiegato alla stampa che non può certo tenersi la manutenzione pesante, perchè dovrebbe semplicemente liberarsene. Perché questa differenza? "Semplice: per motivi politici - attacca ancora bersani - perché a questo punto il premier non poteva essere smentito: bisognava costruire una soluzione su misura per far avanzare la cordata italiana". Le modifiche alla Marzano hanno suscitato anche le preoccupazioni della Corte dei Conti. Il procuratore generale ha notato una poco comprensibile deroga a principi universali di buona e corretta amministrazione, che desta viva preoccupazione". In Parlamento intanto Bersani è un fiume in piena, e fuori dall'aula spiega: "Dico sempre che in Italia siamo abituati ai tortelli da offrire in bocca agli imprenditori piccoli, che non vogliono rischiare". Sì, l'Alitalia poteva essere un pranzo di gala, invece è ridotta a un boccone di tortellini. "Non volete fare una nuova Alitalia, ma una nuova Airone - insiste dal banco Bersani - Una società piccola, che dovrà comunque campare su prezzi alti. È dignitoso che la nuova compagnia dovrà portare passeggeri all'estero? È dignitoso? È di bandiera fare i commercianti di clienti per le altre compagnie?" L'ex ministro dello Sviluppo è furente. "Lasciatemi parlare, sono mesi che aspetto", replica al presidente di Commissione che tenta di togliergli la parola. "In questa operazione si è derogato a tutto: Consob e Antitrust - insiste Bersani - Chi valuterà Cai o Airone che non stanno sul mercato?". L'economia e il mercato, si intrecciano con la politica, con la campagna elettorale, con la propaganda spicciola e il sentimento nazionale: tutto questo è stata Alitalia per mesi. E ora sembra quasi uno show down, una resa dei conti invertita. "Ci avete massacrati per mesi perché questo Paese doveva avere minimo due hub - continua Bersani guardando fisso un Tremonti glaciale sul banco del governo - Ora non ce n'è neanche uno: ci siamo chiesti come si copriranno i collegamenti interni, quelli dalla Puglia o dalla Sardegna?". Il partito Democratico non è per il tanto peggio tanto meglio, spiega Bersani, che parla con accanto Colaninno junior. "Vogliamo che la partita finisca bene, ma confermiamo la nostra critica radicale al piano Fenice". Tremonti, laconico, conclude che se davevro la sinistra aveva la soluzione avrebbe dovuto trovarla nei 22 mesi di governo. Una non risposta, visto che si può capovolgere (perché la destra non l'ha trovata nei 5 anni antecedenti?) e si può smentire (la sinistra organizzò la gara, finita in un nulla di fatto perché la trattativa saltò). b.di g.

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Ultimatum Alitalia: accordo o licenziamenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Di Bianca Di Giovanni/ Roma La bomba a orologeria è scattata ieri alle 12. Il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha incontrato le sigle sindacali Alitalia ed ha prospettato un'unica alternativa: un'intesa in 24 ore, o si avviano subito le procedure di mobilità e la disdetta dei contratti. Governo e commissario vogliono chiudere oggi: hanno convocato le parti alle 10 al ministero del Lavoro. Ci saranno tutti: Fantozzi, Claudio Sabelli per Cai, governo e rappresentanti dei lavoratori Alitalia e Air One. Alla vigilia i sindacati sono molto cauti: accordo possibile, ma solo a certe condizioni. Spazzare via quella proposta di contratto unico e ripartire dal piano: questa l'intenzione. Serve un piano sostenibile, altrimenti addio "pace dei cieli". Già negli ultimi giorni negli aeroporti l'atmosfera si è fatta rovente: manifestazioni spontanee, assemblee, mobilitazioni. I vertici sindacali fanno continui inviti alla calma, ma la situazione potrebbe anche degenerare. Nonostante tutto, il ministro Maurizio Sacconi resta ottimista. "L'alternativa è il fallimento e porterà tutti ad avere comportamenti ragionevoli", spiega. Insomma, si ripetono appelli alla "ragionevolezza", ma la partita non è affatto facile, soprattutto se restano i numeri già filtrati con quasi novemila lavoratori lasciati a casa. Proprio sui numeri si è concentrato il faccia-a-faccia con Fantozzi. Dopo la "deadline" ribadita dal commissario, i sindacati hanno chiesto per l'ennesima volta di conoscere i numeri precisi sul personale, perché le cifre filtrate finora secondo le organizzazioni non corrisponderebebro a quelle reali. Già al tavolo Fantozzi ha ricordato che i dipendenti di Alitalia Fly al 31 luglio sono di 10.700 unità ed ha fornito i dettagli sul personale di terra, di volo e sui piloti. Tra ieri sera e stamani dovrebbero arrivare nuove cifre. Il commissario straordinario ha spiegato che l'apertura della mobilità e la disdetta dei contratti sarebbero atti dovuti, imposti dalla legge, visto che le relative procedure erano state avviate dalla gestione precedente. Per alcuni esponenti sindacali, però, si è trattato di un vero aut aut, di un'indebita pressione. Nonostante il nervosismo, i rappresentanti dei lavoratori si siederanno tutti oggi attorno al tavolo: cercare un'intesa è d'obbligo. "Vedremo se ci sono risposte sulle questioni sollevate fin dall'inizio - spiega Franco Nasso segretario Filt-Cgil - Da sempre abbiamo chiesto di ampliare perimetro aziendale, flotta, network. Il secondo capitolo è il contratto, il terzo riguarda gli strumenti per chi resterà fuori dalla nuova azienda: ammortizzatori sociali e altro. Anche se all'inizio avevano detto che nessuno sarebbe rimasto a casa". Anche in casa Uil si chiedono miglioramenti: almeno una proposta decente su cui lavorare. La Cisl parla di un'intesa sostenibile, una cornice solida da cui partire, rinviando i dettagli al dopo. A questo punto ci si chiede: cosa davvero potrebbe cambiare nel giro di queste ore? Difficile fare pronostici alla vigilia: come tutte le trattative le diplomazie entrano in funzione prima del rush finale. Sul perimetro aziendale potrebbe alleggerirsi il destino della manutenzione pesante: in altre parole la questione Atitech di Napoli. Ma secondo un'altra lettura, la marcia d'avvicinamento alle posizioni dei sindacati sarà più orientata sul recupero della manutenzione leggera e degli amministrativi, cioè di quella "zona grigia" di 700 dipendenti rimasta finora senza una collocazione precisa. Il resto starebbe ancora fuori. Altre aperture potrebbero arrivare sul contratto. A tarda sera è iniziata la riunione intersindacale che dovrebbe produrre una proposta alternativa a quella avanzata da Cai nella parte che riguarda il contratto. I piloti restano sul piede di guerra. Come dire: la non-stop è già iniziata.

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Alitalia, senza accordo tutti in mobilità (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-09-2008)

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Politica Italiana Pagina 107 Alitalia, senza accordo tutti in mobilità L'ultimatum di Fantozzi. Oggi la trattativa finale con i sindacati --> L'ultimatum di Fantozzi. Oggi la trattativa finale con i sindacati Oggi è il giorno della verità per Alitalia: senza un accordo con i sindacati la compagnia fallirà e i lavoratori andranno subito in mobilità. ROMA Ventiquattro ore per chiudere l'accordo: poi, se non ci sarà una intesa con i sindacati sul piano di salvataggio per Alitalia, la compagnia tirerà dritto verso la liquidazione, a partire dall'avvio immediato delle procedure per la mobilità dei dipendenti. L'amministratore straordinario Augusto Fantozzi è stato chiaro. Ai sindacalisti, in un incontro di pochi minuti, ha comunicato come "atto dovuto" un ultimatum che è nei fatti: se non decolla il Piano Fenice la compagnia dovrà "doverosamente" muovere i passi imposti da una situazione fallimentare, disdire i contratti di lavoro, avviare la mobilità. Un pressing alla vigilia della ripresa del tavolo di confronto per la trattativa finale, ad oltranza, da oggi alle 10 presso la sede di via Flavia a Roma del ministero del Lavoro. Dove potrebbero aprirsi timidi spiragli sull'ostacolo del nuovo contratto previsto per i dipendenti, tema di un netto muro contro muro: ci sarebbe la disponibilità a discutere della parte retributiva, sia pur con pochi margini e a fronte di un forte recupero di produttività, ma nessuna concessione sull'impianto complessivo del nuovo contratto, unico per tutti i dipendenti, e fortemente semplificato e alleggerito rispetto agli accordi attualmente in vigore. Potrebbe essere per esempio prevista, almeno per i dipendenti di terra, una forma di recupero del taglio della quattordicesima spalmandone il valore sulle altre mensilità. Tornare ad un tavolo significa che "si è disponibili a mediare qualcosa", dice il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli. Il confronto si riapre, oggi, a poche ore dal termine ultimo per raggiungere un accordo, che resta fermo alla mezzanotte: le sigle tornano al tavolo con il commissario straordinario di Alitalia, il governo, e i vertici della Cai (Compagnia Aerea Italiana), la cordata di imprenditori che si è candidata ad acquistare asset di Alitalia per farla rinascere in una nuova compagnia nella quale integrare anche Air One. I piloti restano fermi sulla richiesta di un tavolo separato come condizione per riaprire il confronto. Intanto il procuratore generale presso la Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, è critico sul decreto con cui il governo ha spianato la strada al piano di salvataggio, e chiede modifiche in Parlamento: l'esclusione della responsabilità per gli organi sociali, dice, "non può che destare viva preoccupazione". Per Carlo Toto il piano di salvataggio offre una "soluzione industriale concreta, solida ed efficace per il futuro di Alitalia". Il presidente e fondatore di Air One ha auspicato un sì dei sindacati "che sostenga questo grande progetto", ed ha garantito il suo sostegno alla cordata di imprenditori: "Farò la mia parte". Mentre il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, ha ribadito di essere "ottimista", ricordando che la giornata di oggi "è decisiva. Sarà lunga e impegnativa. Confido - dice - che prevarrà la consapevolezza che l'alternativa è il fallimento. Questo porterà tutti ad avere un comportamento ragionevole". Ma per la maggior parte dei rappresentanti sindacali è un ottimismo ingiustificato: "fuori luogo" per la Uil Trasporti, "assolutamente non condivisibile" per l'Anpav, "prematuro" per l'Avia, "il barometro indica sempre più il pessimismo" commenta l'Anpac. E il clima resta teso. I dipendenti, che da martedì si sono riuniti sotto la sede della compagnia, sono stati molto duri con i sindacalisti: "Vi linciamo se firmate quell'accordo".

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Tutti i ministri a Malpensa: <Salvi gli aeroporti del Nord> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 2 Tutti i ministri a Malpensa: "Salvi gli aeroporti del Nord" di Gianandrea Zagato Formigoni crede nel nuovo piano del governo. Più cauta la Moratti : "Nessuno tocchi Linate" "Il piano presentato dalla nuova Alitalia è un piano realistico e che spazza via i timori che erano stati portati dalla svendita di Alitalia ad Air France". Giudizio positivo firmato da Roberto Formigoni sulla nuova Alitalia Valutazione del governatore, con tanto di documenti - "conosco la realtà dei fatti, ho lavorato in silenzio sia con il governo che con i nuovi operatori di Alitalia" - che provano come questo "piano torna a valorizzare gli aeroporti lombardi". Certo, "Alitalia è una compagnia fallita e strafallita, che bisogna far ripartire" ma, avverte il presidente della Regione Lombardia, "le cose si stanno avviando nella giusta direzione" che, tanto per essere chiari, "per Malpensa è l'hub" ma, attenzione, "ci può essere anche un cammino intermedio". E Linate? "Un ridimensionamento può essere accettabile a patto che il traffico sugli aeroporti lombardi venga mantenuto inalterato e, anzi, possa crescere nel tempo". Tema che, preannnuncia Formigoni, sarà affrontato dalla Regione in un vertice "con il governo e con Alitalia tra una settimana". Appuntamento romano dove però, secondo Letizia Moratti, non si può procedere a "un ridimensionamento di Linate": "Linate continua a essere molto importante per tratte significative e non ha nessun senso che venga ridimensionato lo scalo a meno che non ci sia una fase di rafforzamento di Malpensa con un vettore di bandiera di riferimento che ne faccia il proprio hub". Virgolettato del sindaco che, dunque, sul futuro degli aeroporti milanesi ha idee divergenti da quelle del presidente della Regione. "Questo non è il piano di Alitalia" ribadisce, infatti, il sindaco: "Un ridimensionamento di Linate non è discutibile ed è assolutamente fuori luogo". Opinione del sindaco Moratti che sottoscrive Filippo Penati: "L'aeroporto di Linate non deve essere in nessun modo in discussione perché anche solo prendere in considerazione l'ipotesi di un ridimensionamento di Linate, unitamente allo scenario negativo per Malpensa, significa dare un nuovo colpo di scure al sistema aeroportuale milanese". Fotografia della realtà che, quindi, spinge il presidente della Provincia a non offrire alcuna apertura al piano di salvataggio per Alitalia. "Con la nuova Alitalia" rimarca il presidente Penati "Malpensa non sarà mai un hub intercontinentale": "Non c'è futuro per Malpensa con un piano della nuova Alitalia che prevede di tagliare un terzo della flotta ai aerei per le rotte intercontinentali, passando dagli attuali 27 ai 18 previsti nel piano, cosa che prevedibilmente porterà alla riduzione di un terzo delle rotte intercontinentali". Lettura dei fatti che però non corrisponde alla realtà, come segnala Roberto Castelli: il sottosegretario ai Trasporti rivela che "Malpensa ha grandissime possibilità di sviluppo, ci sono già 40 richieste di collegamenti internazionali e intercontinentali che vanno stabiliti con accordi bilaterali tra i governi". Futuro dell'hub milanese che, secondo il viceministro leghista, dev'essere "insieme a Linate libero di operare": "Ben venga il rilancio di Alitalia e la nuova compagnia, a patto però che Malpensa e Linate siano libere di operare". Intanto, il sindaco Moratti garantisce "un consiglio dei ministri sul tema Malpensa al Nord": "L'ho chiesto a Silvio Berlusconi e il presidente del consiglio mi ha detto che lo farà". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Un'associazione a difesa dell'hub (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 217 del 2008-09-11 pagina 2 Un'associazione a difesa dell'hub di Redazione Per sostenere le ragioni di Malpensa, nasce l'associazione "Viva Malpensa viva". Obbiettivo è tutelare il territorio e gli interessi economici che gravitano intorno all'aeroporto. "Vogliamo che Malpensa sia un hub - spiegano i membri del gruppo - a tutti gli effetti e che continui nello sviluppo intrapreso e nei suoi piani industriali. Ben vengano quindi gli accordi tra Sea e Lufthansa". Ben definita anche la posizione su Alitalia: "Decida pure il governo, ma senza che ci siano vincoli o limitazioni per Malpensa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Cliniche private da chiudere: esplode la rivolta (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 3 Cliniche private da chiudere: esplode la rivolta di Redazione Robilotta (Sr): "Una manovra inutile e dannosa" Cursi (Pdl): "A rischio la salute dei cittadini" A distanza di sei giorni dall'approvazione in consiglio regionale del provvedimento sul piano di rientro del deficit sanitario, è ormai assodato che più che un commissario ad acta, nominato dal Governo per il ripianamento dei conti in rosso di undici milioni di euro della Sanità del Lazio, il presidente della Regione Piero Marrazzo sembra un generale. Che dichiara guerra al settore, aprendo un campo di battaglia su due fronti: da una parte le ostilità del governatore riguardano le strutture pubbliche, con la chiusura di tre ospedali - il San Giacomo, il Nuovo Regina Margherita e il Forlanini (il cui comitato "Salviamo il Forlanini" ha esposto, ieri, un progetto di riconversione della struttura alla commissione speciale "Raccolta di analisi e predisposizione proposte per la riforma del sistema sanitario", presentando, inoltre, al Campidolgio una petizione con più di 45 mila firme contro la chiusura del nosocomio). Per poi concentrarsi anche sulla riconversione in presidi sanitari territoriali di ben 13 ospedali e sul taglio di 386 posti letto. Da un'altra, la "furia risparmiatrice" del presidente-commissario si accanisce contro le strutture private accreditate, con la chiusura di ben 22 cliniche con meno di 90 posti letto e la conseguente riduzione di 1140 letti entro il 31 dicembre di quest'anno. Confermando così l'antico pregiudizio ideologico della sinistra contro l'imprenditoria privata. Per scongiurare la chiusura (e la disoccupazione), i dipendenti delle cliniche protestano e i titolari annunciano reazioni. E promettono, qualora gli venisse notificato il provvedimento, di parare il colpo, rivolgendosi agli avvocati per presentare una serie di ricorsi al Tar. Tra i primi a reagire è l'amministratore della casa di cura "Ncl- Istituto di Neuroscienze", di Latina, che giudica "il provvedimento di Marrazzo, partorito in appena quindici giorni, superficiale e privo di fondamenti razionali oggettivi. Che come conseguenza, determinerà costi e ricadute sociali più onerosi del disavanzo che si vuole arginare". Ed entrando nello specifico giustifica la chiusura delle strutture private "se si prendono in esame altri indicatori, come la bassa qualità degli interventi eseguiti e non il taglio "discriminato" dei posti letto in strutture dove il servizio di prestazioni erogate è di alto livello e su fascia alta". Dello stesso avviso Francesco Guarnieri che compartecipa alla proprietà della Fabia Mater, la clinica ubicata al civico 25 di via Olevano Romano, al Prenestino: "Il numero dei posti letto non è un parametro accettabile per tenere aperta o chiudere una struttura convenzionata. Il criterio da seguire dovrebbe essere non "topografico", ma di appropriatezza. Le strutture di secondo livello come la nostra, in cui si effettuano parti a rischio, interventi di cardiochirurgia, si producono urgenze, casistica di un certo livello, dovrebbero infatti rimanere aperte". Parla di "un'altra Alitalia nelle cliniche del Lazio" il presidente dell'Associazione che raccoglie le case di cura del Lazio, Mauro Casamatta, che protesta contro il colpo di spugna che il governatore ha dato a ventidue cliniche convenzionate, mettendo a rischio il posto di lavoro di più di tremila persone, più quelli dell'indotto, e snocciola i numeri dei ricorsi che gli iscritti hanno presentato al Tar nel 2007: ben 150 per la riabilitazione, i ricoveri e la dialisi. E dalle sale operatorie si passa ai palazzi della politica, dove le disposizioni di Marrazzo non raccolgono consensi, se non all'interno della sua scuderia. Il capogruppo regionale Sr-Pdl Donato Robilotta giudica la manovra di Marrazzo "inutile e dannosa", perché alla luce di una riduzione di quasi 2.000 posti letto ipotetici, si avrebbe un risparmio di soli 70 milioni di euro all'anno. "Una goccia nell'oceano - spiega - se si considera che la sanità del Lazio produce un disavanzo di 2 miliardi l'anno". La riorganizzazione della rete sanitaria non convince nemmeno Cesare Cursi(Pdl), presidente della commissione Industria e Commercio a Palazza Madama che evidenzia: "La casa di vetro promessa da Marrazzo è andata in frantumi per la paura stessa del governatore di essere ricommissariato. Sceglie, però, di generare disservizi e rischio per la salute dei cittadini su tutto il territorio con la chiusura delle strutture con meno 90 posti letto. "Non sarebbe più equo un confronto basato - si interroga - su criteri economici, che dimostrano che la sanità in convenzione costa circa il 25 per cento in meno rispetto a quella pubblica?". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La crisi del turismo, le colpe degli operatori (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 4 La crisi del turismo, le colpe degli operatori di Massimiliano Lussana (...) non ha fatto sfracelli nel settore turistico, affidato al sottosegretario Michela Vittoria Brambilla. Occorre essere onesti intellettualmente e dire che, in pochi mesi, i miracoli non li fa nessuno e quindi sarebbe fuori luogo aspettarseli da MVB. Però è vero che, altrove, i miracoli in pochi mesi sono avvenuti e che Berlusconi li ha fatti: penso alla sicurezza; penso alla diminuzione del 40 per cento delle assenze nel pubblico impiego, grazie all'ottimo lavoro del ministro Renato Brunetta; penso al ritorno del nucleare voluto da Claudio Scajola; penso, soprattutto, al miracolo napoletano del sottosegretario Guido Bertolaso che ha ripulito la città in meno di due mesi; penso all'Alitalia; penso al corpus di riforme nella scuola di Mariastella Gelmini; penso al lavoro di altri ministri, da Maurizio Sacconi a Giulio Tremonti, passando per Sandro Bondi. Tutto questo, sinceramente, al Turismo non è avvenuto. E - pur senza infierire sulla Brambilla, a cui spesso abbiamo riconosciuto alcuni indubbi meriti - certo non è bellissimo che gli interventi più significativi firmati nel mese di agosto (nel mese di agosto!) da colei che dovrebbe occuparsi della miniera d'oro italiana, il turismo, siano stati un'intervista a Repubblica per definire "incomprensibile" l'operato del custode veneziano che ha respinto la donna velata e una nota per dire che "nella crisi georgiana l'operato del ministro degli Esteri Frattini merita 10 e lode". Ora, al di là del merito dell'intervento, forse MVB era l'unica che avrebbe fatto meglio a tacere, visto che la polemica su Frattini riguardava la sua mancata presenza a un vertice internazionale sulla Georgia, visto che il titolare della Farnesina era in vacanza. Alle Maldive, però, non alle nostre latitudini. Ma, per l'appunto, non si può demolire chi è al governo da pochi mesi. E il giudizio è sospeso, anche perchè nel frattempo la Brambilla si sta riscattando con un piano per le riforme, come ad esempio quelle che sta elaborando per la scuola insieme alla Gelmini. Insomma: giudizio rimandato ad ottobre. Chi si può demolire, però, sono la giunta Burlando e il suo assessore Margherita Bozzano. Perchè, nonostante reiterate promesse e annunci, in questi anni non è stato partorito da parte dei politici regionali - che dopo l'abolizione del ministero hanno i veri poteri in campo turistico - lo straccio di un'idea vera per rilanciare Riviere e Entroterra. Non c'è marketing territoriale, non ci sono iniziative, non c'è sviluppo. Niente di niente. E grazie al cielo che ci sono le Cinque Terre, Portovenere, Santa e Portofino, il Tigullio e il Paradiso, Varigotti e la costa Savonese e la straordinaria pista ciclabile di Area 24 nell'imperiese e i borghi dell'interno. E grazie al cielo che c'è la Liguria, con la sua impagabile bellezza. Il resto, lo fanno gli operatori. E anche qui non mi dilungo. Perchè, purtroppo, l'esosità, la tendenza a trattare il turista come un pollo da spennare, la freddezza quando non la maleducazione nei confronti dei turisti, un certo modo di fare per il quale tutto è dovuto e i clienti sono fondamentalmente "utenti" di un monopolista della bellezza della costa, sono elementi che non scopriamo oggi. Il problema è che - tutti gli anni - siamo qui a denunciare le stesse cose e gli stessi problemi. Ma che, nonostante la crisi, molti operatori continuano a ragionare allo stesso modo, non facendo nulla per venire incontro ai turisti. E mi scuso con tutti quelli, e sono tanti, spesso anche tanti amici, che non ragionano così e che non solo rispettano il cliente, ma quasi lo coccolano. Ecco, se sono d'accordo, la loro battaglia è anche la nostra. Ma proteggere chi si approfitta dei turisti è il miglior modo per essere messi nel calderone e per dare testi ai cabarettisti della torta di riso che è finita. Ripeto: mi scuso con i tanti che lavorano bene e soprattutto con gli amici personali che lavorano bene. Ma basta passare il confine, andare solo a Serravalle Scrivia da un lato, a Cap Martin dall'altro e a Viareggio dall'altro ancora per trovare un'altra accoglienza turistica. Non è un'opinione, è un fatto, purtroppo è un fatto. Se si vuole essere credibili, gli operatori che lavorano bene (e sono tanti) devono essere i primi a condannare gli operatori che non lavorano bene (e non sono pochi). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Fantozzi mette all'angolo i sindacati: <Firmate quell'accordo o tutti a casa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 3 Fantozzi mette all'angolo i sindacati: "Firmate quell'accordo o tutti a casa" di Gian Battista Bozzo Il commissario Alitalia convoca i lavoratori per disdire i contratti: "Atto dovuto". "No, è un ricatto" da Roma L'ultimatum è arrivato a mezzogiorno di ieri: se i negoziatori della cordata Cai e i sindacati non troveranno un'intesa entro oggi, il commissario straordinario dell'Alitalia, Augusto Fantozzi, darà subito il via alle procedure per la messa in mobilità di tutti i dipendenti della compagnia e disdirà i contratti di lavoro. Un atto dovuto da parte del commissario, che tuttavia i sindacati interpretano - alla vigilia della giornata decisiva per il negoziato - come lo sguainare di una spada di Damocle. "Siamo con le spalle al muro - spiega il segretario della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia -, ma non per questo rinunceremo a trovare una soluzione dignitosa, spendendo fino all'ultimo minuto della trattativa". Stamattina alle dieci, tutti i protagonisti del confronto si riuniscono al ministero del Welfare, per quello che tutti pronosticano come il "giorno più lungo" della infinita e travagliata vicenda Alitalia. Parteciperanno probabilmente anche i leader di Cgil-Cisl-Uil. Sarà presente di certo Raffaele Bonanni, il segretario cislino che ha annunciato preventivamente la firma sull'intesa. Gli umori della vigilia non sono fra i migliori. Maurizio Sacconi assicura che il governo non farà semplicemente da notaio ma si spenderà nella mediazione. "Sarà una giornata lunga, impegnativa, giungeranno all'ultimo miglio tutti i problemi irrisolti che sono numerosi. Ma siccome l'alternativa è il fallimento - dice il ministro del Welfare - sono certo che in tutti prevarrà la ragionevolezza". Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è convinto che "con i sindacati sia possibile un buon accordo, e nell'arco di un paio d'anni Alitalia potrà espandersi". I ministri fanno il loro mestiere, ma fra le nove sigle sindacali che partecipano alla trattativa nessuno nasconde le difficoltà del momento. La decisione di Fantozzi di preannunciare la disdetta dei contratti è stata definita una "pressione impropria". Il commissario ha spiegato che le procedure sono necessarie per garantire la continuità operativa, secondo le regole dell'amministrazione straordinaria. Inevitabilmente, però, l'annuncio è stato visto da molti dipendenti come una minaccia. Un appello al senso di responsabilità dei sindacati viene da Carlo Toto. Il patron di AirOne, che finora ha lavorato in silenzio, definisce la proposta Cai "una soluzione solida ed efficace per il futuro dell'Alitalia", e sollecita i lavoratori a raggiungere un accordo che sostenga il progetto. "Io - assicura - farò la mia parte". Anche il mondo politico resta in fermento. La sorte degli scali milanesi di Malpensa e Linate, e dell'ex "hub" di Fiumicino preoccupa gli amministratori di Roma e Milano. Letizia Moratti annuncia che il premier Berlusconi ha accettato di tenere alla Malpensa un Consiglio dei ministri, aggiungendo che un ridimensionamento di Linate "non ha alcun senso". E il sindaco di Roma Gianni Alemanno annuncia che in febbraio sarà presentato il nuovo piano per il "raddoppio" dell'aeroporto di Fiumicino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Dai bond al prestito: bruciati 5,4 miliardi (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 3 Dai bond al prestito: bruciati 5,4 miliardi di Laura Verlicchi da Milano Quella di Alitalia è una crisi che dura da vent'anni. E che agli italiani è costata l'iperbolica cifra di 5,4 miliardi di euro, tra ricapitalizzazioni, emissioni di bond e altre iniezioni di denaro fresco, immediatamente bruciato da questa inesauribile fornace. In questo senso, i 300 milioni del "prestito ponte", attualmente nel mirino della Ue, rappresentano soltanto l'ultima fetta di una torta divorata senza lasciare neanche una briciola dall'insaziabile Moloch. In vent'anni, dal 1988 al 2007, le perdite "correnti" del gruppo Alitalia - cioè della gestione, che tiene conto di tutti i costi, prima delle tasse e delle partite straordinarie positive o negative - hanno raggiunto i 4,9 miliardi di euro. Una cifra praticamente identica a quella versata dagli azionisti con le ricapitalizzazioni, che hanno assorbito 3.776 milioni negli ultimi 15 anni, a partire dalla gestione di Domenico Cempella nel 1996-1998, poi con Francesco Mengozzi nel 2001-2002, infine con l'aumento da un miliardo lanciato con il piano di Giancarlo Cimoli. Ma ci sono stati aumenti di capitale anche prima: 108 milioni di euro nel 1988 e 290 milioni nel 1990, quando amministratore delegato era Giovanni Bisignani. In tutto si arriva a 4.174 milioni di ricapitalizzazioni in vent'anni. Ma a questa cifra si devono sommare i cosiddetti "Mengozzi bond", 715 milioni di obbligazioni convertibili emesse nel 2002 con scadenza 2007, poi prorogata al 2010. Infine, il piano Cimoli ha previsto l'intervento di una società statale, la Fintecna, chiamata a versare circa 200 milioni nelle esauste casse di Alitalia Servizi. Un totale di 5,1 miliardi. Senza contare l'ultimo "prestito ponte" da 300 milioni: ma i conti sono rimasti in profondo rosso. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'ultima notte al tavolo: possibile un'intesa separata (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 3 L'ultima notte al tavolo: possibile un'intesa separata di Redazione È iniziato il rush finale. Si andrà avanti a oltranza, forse fino a domenica. E i rappresentati dei lavoratori potrebbero dividersi da Roma Un "contratto-quadro" unico, che tenga conto però delle specificità dei piloti. Una partenza del rush finale con tre tavoli separati (piloti, assistenti di volo, personale di terra), che verrebbero unificati in giornata. La garanzia di un contratto di fornitura decennale per il settore della manutenzione pesante. Tagli salariali meno dolorosi. Le tre parti in causa - sindacati, Cai e governo - hanno passato al lavoro la lunga vigilia dell'incontro di oggi, decisivo per le sorti della nuova Alitalia, e questo sembra essere il canovaccio della controproposta sindacale all'ad della Cai, Rocco Sabelli. Colpiti dalla mossa del commissario Fantozzi - certamente dovuta, ma anche i tempi hanno il loro significato - i dipendenti dell'Alitalia avvertono che i margini sono diventati davvero molto stretti. Il nervosismo affiora, tanto che i sindacati degli assistenti di volo sono costretti a invitare hostess e steward "alla calma". Alla sede della compagnia, alla Magliana, qualcuno gridava ai sindacalisti appena usciti dall'ufficio di Fantozzi: "Se firmate quella roba, vi linciamo". Il segretario dell'Unione piloti parla di tensione "a livelli preoccupanti" a Fiumicino. Piloti e assistenti di volo hanno passato la notte mettendo giù proposte alternative a quelle della cordata acquirente, specie sui salari. La sensazione della vigilia è che il negoziato non potrà concludersi nell'arco di una sola giornata e che, secondo una prassi sindacale di lunga data, si procederà a "fermare gli orologi". "Chiudere giovedì o venerdì ha poca importanza", dice il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Qualcuno parla persino di una no stop che potrebbe prolungarsi fino a domenica. È indubbio che, al momento cruciale, molto dipenderà dalle carte che il governo potrà calare sul tavolo. Fonti sindacali riferiscono che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è al lavoro per trovare una soluzione soddisfacente per i dipendenti dell'Atitech, la società che opera nella manutenzione pesante: pur restando fuori dalla nuova azienda, Atitech potrebbe avere la garanzia di contratti di fornitura (forse tramite Finmeccanica), operando in outsourcing. Cinquecento dipendenti della società napoletana sono in arrivo a Roma, per manifestare sotto le finestre del ministero del Welfare. Per la stretta finale di oggi, nessuno azzarda pronostici. L'intesa appare inevitabile, pena il fallimento dell'Alitalia. Ma tutti sanno anche che un fallimento coinvolgerebbe l'immagine del governo, degli imprenditori della Cai, dello stesso Paese. Perciò si tratterà ad oltranza, e potrebbe perfino profilarsi l'ipotesi di un accordo firmato da una sola parte delle nove organizzazioni sindacali presenti al tavolo. "Fantozzi ci ha fatto capire che ormai la macchina si è messa in moto e non si ferma più", conclude un sindacalista. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Intervista a Michela Brambilla (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 16 intervista a Michela Brambilla di Gian Maria De Francesco da Roma Onorevole Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, com'è andata la stagione estiva? "Se prendessi il momento attuale come riferimento, dovrei parlare di gelata. È andata molto male, ma aspettiamo la fine di settembre perché molti approfittano di questo mese per andare in vacanza risparmiando. Ma sempre di una doccia fredda si tratterà. La frenata sta assumendo i contorni di una crisi del settore e bisogna invertire la tendenza o anche l'anno prossimo andrà male". La crisi ha radici profonde. "Nel periodo 2002-2006 gli arrivi di turisti stranieri in Europa sono aumentati del 15,3%, in Italia soltanto del 3,2% contro il 12,4% della Spagna. Nelle classifiche di competitività turistica, redatte nel 2008 dal World Economic Forum, l'Italia che nel 1970 era, dopo gli Usa, il Paese più attrattivo, è scesa al 28º posto". Quali sono i fattori? "L'incapacità di adottare una politica aggressiva. E poi la mancanza di servizi e infrastrutture. Per anni abbiamo dormito sugli allori e si è pensato che bastasse qualche fotografia per attrarre flussi turistici". Quindi? "Serve una struttura centralizzata come in Francia e in Spagna, ma anche reti di trasporto adeguate. Inoltre bisogna reperire capitali per promuovere investimenti mirati. I grandi gruppi stranieri possiedono solo l'1% delle strutture alberghiere italiane e il 4% delle camere, mentre in Spagna le camere appartenenti a catene internazionali sono il 31% e in Francia il 22. Nessun gruppo alberghiero italiano è tra i primi 50 del mondo". Le autonomie locali continueranno ad andare a briglia sciolta? "È stato lo stesso governatore dell'Emilia Romagna Errani a dirci che 21 politiche diverse per il turismo sono insostenibili. Stiamo lavorando a un'intesa tra Stato e Regioni per una strategia forte. Inoltre stiamo mettendo a punto un decreto per la competitività del comparto". Anche l'Enit, l'agenzia governativa di settore, non ha raggiunto i suoi scopi. "La politica ha dormito sugli allori. Non si è tenuto conto del fatto che il valore aggiunto dell'economia turistica italiana è di 154 miliardi di euro e rappresenta l'11,4% del pil dando lavoro a 2,8 milioni di occupati. L'Enit è un carrozzone che non funziona, non porta turisti in Italia: con il presidente Marzotto stiamo lavorando per renderla più efficiente". L'Osservatorio nazionale del turismo rivela che il 70% degli italiani, pur avendo scelto in maggioranza il proprio Paese come meta delle vacanze, ha percepito un aumento dei prezzi. Ma la qualità in molti casi non è all'altezza. "La prossima settimana presenteremo alla Conferenza Stato-Regioni una proposta di classificazione degli standard alberghieri su base nazionale e non più locale. Definendo parametri come disponibilità di parcheggi e dimensioni delle camere non si dovrebbero verificare casi in cui un 3 stelle viene classificato come un 4 stelle deludendo i turisti. Questa è una politica trasparente". Che ne sarà del portale turistico nazionale? Un'esperienza archiviata? "Il ministro Brunetta me ne ha affidato la responsabilità. Non sarà solo un portale di informazione ma un vero e proprio marketplace dove sarà possibile effettuare prenotazioni". La nuova Alitalia sarà una leva della vostra strategia? "Nei prossimi anni il trasporto aereo governerà il 50-55% dei flussi turistici. È questa la ragione per la quale Air France voleva acquisirla, ora però bisogna pensare al suo rilancio." © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Moratti: Linate non si tocca Formigoni: niente ultimatum (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-11 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE La polemica La prossima settimana incontro con il governo sul futuro degli aeroporti Moratti: Linate non si tocca Formigoni: niente ultimatum "A Malpensa un Consiglio dei ministri". L'opposizione: ostruzionismo su tutto Giù le mani di Linate. A meno che non ci sia un vero potenziamento di Malpensa come hub. "Ma dato che questo non è il piano di Alitalia, per noi un ridimensionamento di Linate non è discutibile ed è assolutamente fuori luogo". Alla vigilia dell'incontro decisivo tra governo e sindacati su Alitalia, il sindaco Letizia Moratti gioca nuovamente le sue carte. E annuncia che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi terrà un consiglio dei ministri a Malpensa. "L'ho chiesto a Berlusconi e ha detto che lo farà". Ancora una volta, le istituzioni milanese e lombarde si presentano in ordine sparso a un appuntamento clou. Se la Moratti usa toni ultimativi, il presidente della Regione, Roberto Formigoni prende una strada quasi opposta. Annuncia che settimana prossima ci sarà un incontro con il Governo sugli aeroporti. "La settimana prossima la discussione con il governo riguarderà gli aeroporti" nell'ambito di un piano che Formigoni ha definito "realistico" dato che "torna a valorizzare gli aeroporti lombardi". Il governatore ha poi spiegato che, sulla questione Alitalia, ha "preferito tacitare ogni tipo di polemica per lavorare in silenzio sia con il governo sia con i nuovi operatori di Alitalia". Che sia un riferimento neanche tanto indiretto alle polemiche della Moratti? "Credo - ha proseguito - che a questo punto le cose si stanno avviando verso la giusta direzione ". In particolare, dopo avere sottolineato che "per Malpensa la strada dell'hub è quella giusta, ma può anche esserci un cammino intermedio " il governatore lombardo ha aggiunto che "un ridimensionamento di Linate sarebbe accettabile a patto che si rafforzi il sistema aeroportuale lombardo". Rigetta in toto il piano Alitalia, il presidente della Provincia, Filippo Penati: "Da parte mia non c'è nessuna apertura ad accogliere le proposte contenute nel nuovo piano di Alitalia, che prevede la permanenza a Linate solo della navetta Milano- Roma. A meno che, come qualcuno ha recentemente sostenuto, non si voglia trasformare l'aeroporto di Linate in un aeroclub dove partono e atterrano solo jet privati". Si muove anche il Consiglio comunale. L'opposizione ha chiesto la convocazione di un consiglio straordinario sugli aeroporti milanesi con la presenza del sindaco. "Chiediamo di mettere in atto tutte le possibili strategie per difendere Linate - attacca il capogruppo del partito Democratico, Pierfrancesco Majorino Se ci venisse negato metteremo in atto un ostruzionismo durissimo". E il presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri annuncia che la seduta potrebbe tenersi, in via eccezionale, a Linate o a Malpensa. Situazione incandescente. Con gli occhi puntati sul vertice di oggi. E la preoccupazione di lavoratori degli aeroporti lombardi: "Siamo preoccupati - scrivono le rsu di Linate, Malpensa e Bergamo - per le sorti di Alitalia, al centro di una complicata, e drammatica trattativa e per la sorte di migliaia di dipendenti (delle società di handling, di gestione aeroportuale, di catering, di pulizie e servizi) che lavorano in tutta Italia per la compagnia di bandiera e che saranno travolti dalle ricadute della crisi del vettore". M.Gian.

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Veltroni: Expo e Alitalia Il governo di centrosinistra era più vicino a Milano (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-11 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Palasharp Il segretario del Pd alla Festa democratica Veltroni: Expo e Alitalia Il governo di centrosinistra era più vicino a Milano "Troppi giochi di potere, Silvio ha dimenticato questa città" SEGUE DA PAGINA 1 Che si stia cercando di dare la carica alla base lo si capisce subito, quando il presidente della Provincia, Filippo Penati, seduto accanto a Veltroni con i segretari provinciale e regionale, Ezio Casati e Maurizio Martina, si fa un baffo della scaramanzia e alza la voce: "Caro Walter, te lo promettiamo. Ci impegneremo al massimo e vinceremo le prossime elezioni provinciali". Euforia in sala e Veltroni parte da Milano: "Perché molti esponenti del Governo vengono da questa regione, ma non basta avere la carta d'identità. Servono impegno e consapevolezza dei problemi e della storia di questo territorio". Impegno e consapevolezza che fino a ora non si sono visti. Lo aveva detto, pochi minuti prima, anche Casati: "Con Prodi abbiamo avuto un Tavolo per Milano. Ora si riuniscono lontano da qui e si è visto che cosa hanno fatto per la nostra città e la nostra regione...". Lo ripete il segretario nazionale, partendo dal caso Expo: "Ci eravamo impegnati tutti, era stata una vittoria collettiva perché tutti abbiamo creduto che l'Expo fosse una occasione per il rilancio di Milano e del Paese. Ma dal giorno dopo l'assegnazione sono cominciati i guai". E poi: "Ci sono stati rinvii, litigi, contraddizioni, condizionamenti. Si sono persi mesi preziosi". Così nella discussione sul sistema aeroportuale: "Cosa succederà degli scali di Milano e della Lombardia?". Il Governo non se ne occupa, come aveva spiegato Martina, che giusto ieri ha proposto una class action di tutti i clienti di Alitalia. Il Governo non c'è, "non ci ha neppure risposto quando abbiamo chiesto un tavolo istituzionale, ed era il 26 agosto ", ripete Penati ribadendo che "siamo stufi di accordi che si prendono ad Arcore, nel chiuso del salotto buono di Berlusconi". Della vicenda Alitalia si parla in continuazione, qui alla festa. In serata era arrivato l'onorevole Vinicio Peluffo, che prima era stato in commissione a seguire, "prendendo appunti", la relazione di Tremonti: "Ma non ha detto nulla del futuro dei nostri aeroporti. Non ha neppur risposto alle domande e alle critiche che gli hanno mosso i suoi", denuncia. La sensazione è netta: "Tante promesse non mantenute". Ed è con questa condizione di fondo che viene lanciata la campagna elettorale che riguarderà un centinaio di comuni della provincia e, soprattutto, la prima poltrona di Palazzo Isimbardi. Il faro, ovviamente, è Walter, che viene acclamato da studenti e pensionati, quando parla di scuola, tasse, federalismo, quando annuncia la manifestazione del 25 ottobre a Roma: "Siamo con te", gli ripetono dalla sala e il battimani è continuo. Ne sa qualcosa Pietro Ricca, che tenta la solita azione di disturbo invitando Veltroni ad andarsene: ma è la folla a rivoltarsi contro di lui. Perché Veltroni non si discute, "con Walter ce la possiamo fare". "E poi dicono - chiosa Casati - che i milanesi sono freddi". Elisabetta Soglio Il segretario Pd Walter Veltroni.

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Penati: Expo, Provincia fuori dal cda Letizia ha tradito il territorio (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-11 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Il presidente di Palazzo Isimbardi Penati: Expo, Provincia fuori dal cda Letizia ha tradito il territorio "Milano poteva decidere autonomamente su Expo, mentre ancora una volta Roma deciderà per Milano". Filippo Penati, presidente della Provincia perché è così preoccupato? "L'insistenza della Moratti ad avere un uomo solo al comando di Expo è stata un errore. Quella soluzione non è passata. Il sindaco ha dovuto fare retromarcia. Ci sarà un'assemblea dei soci e un cda. Ma questo fa correre un grande rischio ai milanesi perché il sindaco ha dovuto consegnarsi mani e piedi alle forze che lo sostengono e agli equilibri della maggioranza". Le fa paura il decreto Calderoli? "Il decreto, quasi sicuramente, prevede che le quote di partecipazione della società le determinerà il Cipe su impulso di Tremonti. Ritengo anche che il Governo vorrà essere socio di maggioranza se non assoluto, relativo in modo da poter controllare e determinare le scelte dell'assemblea. Quindi se il cda sarà composto da 5 membri, tre saranno del Governo, uno del Comune e uno della Regione. E i tre posti del Governo saranI temi caldi Alitalia (più gli scali milanesi) ed Expo. Due temi sempre più caldi. Letizia Moratti: "Linate non si tocca. A meno che non ci sia un vero rafforzamento di Malpensa". E sull'Esposizione, il sindaco è attaccata da Penati: "Ha tradito il territorio".

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La Moratti: nessuno tocchi Linate (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il dopo Alitalia La Moratti: nessuno tocchi Linate Ancora polemiche su Linate. Per la Moratti non si tocca e basta, visto che il piano di Alitalia non prevede il rafforzamento di Malpensa. Per Formigoni, invece, si sta andando nella direzione giusta. A PAGINA 4.

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 autore: di ELI... (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 autore: di ELISABETTA SOGLIO Partito democratico LA FESTA AL PALASHARP VELTRONI: ALITALIA E EXPO SILVIO BERLUSCONI HA DIMENTICATO MILANO I l caso Expo? "Una estenuante guerra di potere". La vicenda di Alitalia? "L'approccio del Governo è stanco e confuso". Per dirla in sintesi, "Silvio Berlusconi e i suoi hanno dimenticato Milano". Walter Veltroni infiamma la platea della festa Democratica in corso al Palasharp: sotto il tendone dello spazio Coop conclude l'ennesima giornata passata, partendo da Roma, facendo una fermata a Genova e infine a Milano, a spiegare al popolo del Pd che "siamo stati buoni fino all'estate, ma adesso si cambia". E si va all'attacco. CONTINUA A PAGINA 5.

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Le colpe del governo. e dei sindacati di Emma Bonino Su Alitalia in fondo ha ragione Berlusconi È una scommessa vinta. Ma da Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 11-09-2008)

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Leftmargin="5" topmargin="0" marginwidth="0" marginheight="5" style="scrollbar-arrow-color:#FFFFFF; scrollbar-track-color:#FFFFFF; scrollbar-shadow-color:#FFFFFF; scrollbar-face-color:#666666; scrollbar-highlight-color:#FFFFFF; scrollbar-darkshadow-color:#330000; scrollbar-3dlight-color:#FFFFFF;"> --> fenice le colpe del governo. e dei sindacati di Emma Bonino Su Alitalia in fondo ha ragione Berlusconi È una scommessa vinta. Ma da Air France Siamo alle solite. L'audizione alla Camera del ministro Tremonti sulla vicenda Alitalia non ha fatto altro che rafforzare quello che era già ovvio ai più, vale a dire che si tratta ancora una volta di un'operazione politica (preannunciata in campagna elettorale) a spese della collettività. Come per la Rai, pure lei impropriamente chiamata "azienda" come se operasse veramente a condizioni di mercato, anche per l'Alitalia la musica non cambia: la soluzione prospettata con il Piano Fenice è fuori da qualsiasi parametro aziendale, non tiene conto del contesto internazionale del settore dei trasporti, elude la normativa antitrust, si scontra con le regole europee, il tutto caratterizzato da un bassissimo grado di trasparenza. Al di là della storia della crisi Alitalia artatamente ricostruita dal ministro, è sull'oggi e il domani che Tremonti è stato vistosamente omissivo. Si è rifugiato dietro un riserbo istituzionale invocando "l'alto grado di complessità della trattativa" che impone "che le risposte siano date dal governo a valle della trattativa in atto". Ma l'esecutivo non avrebbe piuttosto il dovere di fornire tutti gli opportuni chiarimenti al cittadino contribuente "a monte" della trattativa? A causa di una lista già lunga di oratori, non sono riuscita ad intervenire in commissione ma avrei posto alcune precise domande a Tremonti: quanti sono i debiti di Alitalia verso i fornitori e quali garanzie intende dare al riguardo il Tesoro, azionista di controllo? A quanto ammonta l'esposizione di Air One con Intesa Sanpaolo? Quale piano di ammortamento per i 60 Airbus 320 di provenienza Air One caricati da un costoso canone di leasing? Su chi graverà chi non riuscirà a ricollocarsi nella Cai? Cosa prevede il Tesoro come contromisura se uno dei soci della cordata ignora il lock-up e vende prima della scadenza dei cinque anni? Tutte domande rimaste per ora senza risposta. Una cosa è comunque chiara, nonostante la lacunosa informativa: in nessun aspetto la proposta della italo-centrica Cai è migliorativa rispetto a quella di Air France-Klm, anzi numerosi appaiono i peggioramenti per la compagnia e i lavoratori, per gli utenti, per i contribuenti, per i creditori e gli azionisti. I vantaggi dell'italianità sono andati a farsi benedire sin dall'inizio visto che gli imprenditori hanno posto giustamente come condizione un'alleanza con un partner straniero, unico fattore che potesse, e possa, assicurare il successo dell'iniziativa; la deroga alle norme sulla concorrenza, con l'assegnazione di asset di valore a trattativa privata, rischia di non dare ai creditori il massimo realizzo possibile; l'unione di Alitalia con il principale concorrente annulla quasi tutta la concorrenza sui cieli nazionali, creando un sostanziale monopolio sulle rotte più ghiotte a partire dalla Roma-Milano, un modello di business che rischia di rimanere fortemente esposto alla congiuntura nazionale spesso non brillante; Air France-Klm si era impegnata a versare almeno un miliardo entro giugno 2008, accollandosi anche circa 1,4 miliardi di debiti finanziari netti che invece il nuovo piano lascia nella bad company (cioè ai cittadini italiani), mentre la Cai ha annunciato un impegno fino a un miliardo solamente; Tremonti non ha spiegato quale sia il beneficio portato da Air One, anzi il Progetto Fenice suona piuttosto come il salvataggio di Air One; il piano francese prevedeva circa 2 mila esuberi, il piano del governo Berlusconi circa 7 mila, se si contano i precari e i dipendenti di Air One... "Una scommessa vinta" nelle parole del premier Berlusconi. Semmai la scommessa l'ha vinta l'Air France, rapidamente tornata in pista a ben più vantaggiose condizioni, altro che la "svendita" di cui era accusato il governo Prodi. Insomma un brutto copione quello scritto dal governo Berlusconi, copione di cui si dovrà assumere in toto le responsabilità. Assieme ai sindacati ovviamente, i veri protagonisti del fallimento precedente e che usciranno da questa storia con la coda tra le gambe. vicepresidente del Senato 11/09/2008.

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<Alitalia, intesa subito o mobilità> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Ultimatum di Fantozzi "Alitalia, intesa subito o mobilità" ROMA - Oggi al ministero del Lavoro si apre la trattativa finale per chiudere la vertenza Alitalia. L'obiettivo è arrivare a una soluzione al massimo per domani mattina. L'alternativa, ha ammonito il commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi, è la disdetta dei contratti e l'avvio delle procedure per la messa in mobilità del personale. Più chiaro ancora il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: "L'alternativa all'accordo è il fallimento". Ieri sul caso Alitalia c'è stata un'audizione in Parlamento del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che ha cercato di fugare i timori sindacali sulla stabilità della compagine azionaria della "nuova" Alitalia. E sull'operazione, e in particolare sul decreto di modifica della Marzano, ha acceso un faro anche il procuratore generale della Corte dei Conti. A PAGINA 26 Baccaro.

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Il compagno giulio e l'amico massimo di Stefano Cappellini E D'Alema disse: <Attento, stai esagerando...> (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 11-09-2008)

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Leftmargin="5" topmargin="0" marginwidth="0" marginheight="5" style="scrollbar-arrow-color:#FFFFFF; scrollbar-track-color:#FFFFFF; scrollbar-shadow-color:#FFFFFF; scrollbar-face-color:#666666; scrollbar-highlight-color:#FFFFFF; scrollbar-darkshadow-color:#330000; scrollbar-3dlight-color:#FFFFFF;"> --> segue il compagno giulio e l'amico massimo di Stefano Cappellini E D'Alema disse: "Attento, stai esagerando..." Due anni di amore-odio, fino all'ultimo Ballarò (segue dalla prima) La coalizione dei migliori, chioserebbero i diretti interessati, perché al di là della comune passione per il dibattito "alto" sui grandi temi,del recente feeling antimercatista e del vezzo antipatizzante, a cementare il rapporto della strana coppia è soprattutto la convinzione di esser ciascuno il miglior del proprio campo, insieme al riconoscimento reciproco della primazia, non fosse poi che i due, ogni qual volta si ritrovano di fronte, non resistono alla tentazione di dimostrare chi sia il migliore in assoluto. Ecco perché anche l'altra sera, a casa Floris, il dibattito è cominciato in un clima da salotto pietroburghese ("Mi permetta di...", "Mi sia concesso...") ed è finito in duello rusticano. Ma c'è da giurare che, decantata l'ira, il dialogo a distanza ripartirà, come è ripartito dopo che D'Alema aveva dato a Tremonti di "terrorista", accusandolo di mistificare consapevolmente le proposte fiscali del governo Prodi, e dopo che "Giulio" aveva battezzato la prima intervista di "Massimo" da ministro degli Esteri alla Frankfurter Allgemeine Zeitung rimproverandogli di guardare alle cose tedesche con "stile Telefunken", marca di teutonici tubi catodici che andava forte nel tinello piccolo-borghese italiano degli anni Settanta. Del resto, l'ambivalenza della relazione sta tutta nel misto di tu e lei con cui i duellanti hanno battibeccato negli studi Rai: Tremonti non si è mai discostato dall'antisessantottesco lei, a D'Alema è scappato due volte il tu, la prima in diretta, la seconda durante l'ultima pausa pubblicitaria, dopo che la discussione si era già parecchio accesa su Ici e dintorni: "Adesso stai esagerando, stai attento..." ha ammonito D'Alema a telecamere spente, ricevendo in cambio dall'avversario un indecifrabile ghigno. Pochi minuti dopo, ripresa la trasmissione, su Alitalia scoppiava il finimondo, e D'Alema perdeva la patente di statista da poco guadagnata. Vedremo nei prossimi giorni se a Tremonti toccherà invece di non essere più considerato "un'altra costola della sinistra", definizione del dalemiano Nicola Latorre, che segue quella storica affibiata dal capo alla Lega, e che è frutto dell'ammirazione per il successo dell'operazione La paura e la speranza, bestseller la cui lettura i tremontiani di sinistra consigliano in primo luogo ai mercatisti a oltranza del Pd. Perché quest'amore-odio è anche una storia di spiazzamenti e scavalchi, di Tremonti che cita Marx alla Festa nazionale del Pd di Firenze e di D'Alema che su Alitalia gli scaglia addosso un editoriale del Sole 24 Ore, il quotidiano che l'altro, sempre a Firenze, ha spregiativamente buttato nel mucchio dei "grandi giornali del capitale". Quando nel maggio scorso al Foro Italico Tremonti si presentò al dibattito con un ritardo di un'ora e mezza, causa impegni governativi, D'Alema non fece una piega. Poi però lasciò in anticipo il palco, "sennò mia moglie mi fucila, è la famiglia, Tremonti, un valore di destra". Sempre pronti a scannarsi sulla polemica più spicciola pur di inchiodare l'antagonista alla sconfitta nella contesa di favella, entrambi restano innamorati soprattutto della disputa accademica. Tremonti scrisse una lettera al Corriere della sera, sempre dopo la citata intervista alla Faz, per spiegare che D'Alema, parlando di governo della globalizzazione, aveva pasticciato le interpretazioni da Kant e Schmitt: "C'è un solo pezzo della globalizzazione su cui è impossibile non concordare con il pensiero espresso dal ministro. E' quello sui mondiali di calcio", concludeva Tremonti (si era alla vigilia di Germania 2008). Poteva mancare la replica? Altra lettera, altro giro sul Corriere: "Quell'alternativa tra Kant e Schmitt che Tremonti ha sottolineato con la matita blu non è un'idea mia ma di Jurgen Habermas". E ancora: "Mi inchino di fronte all'autorità filosofica di Tremonti. Si potrebbe anzi proporre uno scambio. Se avessimo potuto qualche anno fa fare di Tremonti il vate della filosofia europea e di Habermas il gestore dei conti pubblici italiani vi sarebbe stato certamente un grande vantaggio. Soprattutto per il nostro Paese". 11/09/2008.

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L'ultima mediazione sui piloti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Le ipotesi sull'intesa separata. Atitech: la risposta alla Cgil L'ultima mediazione sui piloti ROMA - Per tutta la giornata di ieri la diplomazia sotterranea si è spesa alla ricerca di un accordo tra minacce e blandizie. Alla fine i punti forti da sciogliere sembrano due: il primo riguarda la manutenzione e Atitech e sta a cuore soprattutto alla Cgil. La risposta potrebbe essere la vendita delle attività (a Finmeccanica o a privati) e il mantenimento di una piccola quota da parte della Compagnia aerea italiana (Cai) oltre alla certezza di un contratto di fornitura di 5 anni più 5, sul modello della proposta fatta da Air France-Klm. Stessa soluzione per il cargo, caro ai piloti. Minime concessioni potrebbero essere fatte sulla parte economica (retribuzioni e previdenza) per un po' tutte le categorie. Ma ai piloti di Anpac e Up potrebbe non bastare: il loro obiettivo imprescindibile resta un contratto separato che consenta loro il mantenimento della posizione di forza sindacale della categoria che con il contratto unico verrebbe meno. La proposta di Cai invece si limiterebbe a individuare un'"area contrattuale autonoma" per le "aquile", in più verrebbero fatte concessioni su flotta e rotte. Che succederebbe se i piloti non firmassero? Secondo indiscrezioni Cai sarebbe disposta a andare avanti anche senza il loro assenso sfidando le reazioni che potrebbero avere ripercussioni sui voli. Sul piede di guerra si trovano anche gli assistenti di volo che ieri hanno dato vita a una lunga intersindacale. Per loro il contratto proposto da Cai è "irricevibile". Condizione per aprire una trattativa sarebbe quella di partire dal contratto attuale. Quanto alla parte economica, avrebbero preparato una controproposta che, a parità di riduzione di costi per Cai, garantirebbe il livello dei salari delle hostess. "Se cediamo noi in Alitalia, che sarà dei nostri colleghi nelle altre compagnie?" era la domanda ricorrente tra le sigle coinvolte. Al momento il tema del piano industriale appare in secondo piano, ma anche di quello si dovrà parlare oggi fino a arrivare a una condivisione e a una firma. Si dovrà decidere però senza che venga sciolto il dilemma Malpensa- Fiumicino, la cui soluzione è legata al tema delle alleanze. Ieri il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, incontrando il capocordata Roberto Colaninno, ha detto di aver ricevuto garanzie per lo scalo. Mentre la collega di Milano, Letizia Moratti, ha chiesto la convocazione di un consiglio dei ministri a Malpensa. Antonella Baccaro 3.250 gli esuberi previsti dal piano Fenice per Alitalia.

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Fantozzi: Alitalia, accordo o via alla mobilità (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Il salvataggio L'obiettivo è chiudere domani le trattative sul contratto unico. Il patron di Air One, Toto: è un progetto serio Fantozzi: Alitalia, accordo o via alla mobilità Tremonti: nello statuto Cai serve il 66% per cedere. Oggi non-stop al ministero del Lavoro Il sottosegretario Maurizio Sacconi: "L'alternativa è il fallimento" ROMA - Sarà una giornata lunga per Alitalia quella della trattativa finale che si apre oggi alle 10 al ministero del Lavoro con tre tavoli, uno per categoria. L'obiettivo è chiudere massimo venerdì mattina. "L'alternativa è il fallimento" ricorda il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. E il commissario Augusto Fantozzi, convocando ieri le 9 sigle, ha annunciato che, anche senza accordo, procederà a disdire i contratti e aprire le procedure di mobilità. Proteste di lavoratori hanno accolto i sindacati all'uscita: "Se firmate, vi linciamo". Oggi si preannunciano manifestazioni con possibili blocchi a Fiumicino e Capodichino. Ascoltato ieri dalle commissioni parlamentari interessate, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha provato a rispondere a alcune delle condizioni poste da Cgil e Cisl sulla permanenza dei soci della Compagnia aerea italiana (Cai) per cinque anni. Ha spiegato che la clausola che li vincola "non è un patto parasociale ma una componente strutturale dello statuto" che per essere modificata ha bisogno della maggioranza del 66%. Analoga percentuale sarebbe necessaria per cedere l'attività a terzi, ha spiegato Tremonti, così rispondendo alla preoccupazione dei sindacati di una "scalata" di un vettore straniero. "Non si sta facendo una nuova Alitalia - ha attaccato il ministro-ombra del Pd, Pierluigi Bersani - ma una nuova Air One e per andare all'estero dovremo chiedere "passaggi" alle compagnie straniere". Ieri, mentre Roberto Colaninno incontrava il leader del Pd, Walter Veltroni, è ricomparso sulla scena anche il patròn di Air One, Carlo Toto, auspicando l'accordo con i sindacati. In una nota ha dichiarato di voler "far la propria parte" all'interno della proposta Cai, definita "una soluzione industriale concreta, solida ed efficace", smentendo così le voci di abbandono. Intanto la Corte dei Conti ha acceso un faro sul decreto Alitalia in quanto "deroga a principi universali di buona e corretta amministrazione e desta viva preoccupazione". E sulla vendita di Volare a Alitalia il Pm di Busto Arsizio ha ipotizzato un accordo corruttivo tra l'allora commissario Carlo Rinaldini (nel frattempo deceduto) e Eduardo Eurnekian allo scopo di far vincere Alitalia. A. Bac. La protesta Capodichino Un nodo scorsoio al collo: è così che i lavoratori dell'Atitech hanno ieri protestato all'aeroporto Capodichino di Napoli. Un modo, hanno spiegato, per dimostrare come "la cordata stringerà solo il collo dei 1200 lavoratori napoletani".

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Eluana, il pg chiede un nuovo stop (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-11 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE In breve IL DECRETO DELLA CORTE D'APPELLO Eluana, il pg chiede un nuovo stop MILANO - Il sostituto pg di Milano Maria Antonietta Pezza ha firmato la richiesta di sospensiva della esecutività del decreto con cui la Corte d'Appello ha autorizzato il padre di Eluana Englaro (foto) a interrompere alimentazione e idratazione artificiali. I legali della famiglia hanno notificato il controricorso in Cassazione. Plausi dal Pdl: per il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, la sospensiva "evita di trasformare il caso in un gravissimo precedente giudiziario". L'EX FIDANZATO DELLA HATHAWAY Follieri confessa truffa da 2 milioni di dollari MILANO - Arrestato il 24 giugno per truffa e riciclaggio, ieri si è detto "colpevole" per 14 capi d'accusa e ha patteggiato una condanna tra i 4 e i 5 anni. Così Raffaello Follieri, 30 anni, di Foggia (foto), ha ammesso di aver mentito sui rapporti con il Vaticano e anche di aver intascato illegalmente due milioni di dollari. Aveva fatto credere agli investitori di essere vicino al Vaticano, tanto da acquistare proprietà della chiesa in Usa a prezzo scontato. Follieri è noto anche per essere stato il fidanzato dell'attrice Anne Hathaway. L'INCHIESTA Crac Volare, la pista della corruzione BUSTO ARSIZIO - La gara che consentì ad Alitalia di acquistare la compagnia aerea Volare era truccata e viziata da un episodio di corruzione. Lo ha svelato la conclusione dell'inchiesta condotta dalla procura di Busto Arsizio nella quale per bancarotta è indagato anche Giorgio Fossa (nella foto). Il commissario governativo di Volare Carlo Rinaldini - ora deceduto - "pilotò" la gara in cambio di aiuti finanziari alle sue imprese personali (Richard Ginori e Pagnossin).

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<Lavoratori come gli altri> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Cusani sui piloti "Lavoratori come gli altri" ( giu. fer.) Da consulente dei metalmeccanici della Fiom su Fiat e Piaggio alla Slc-Cgil su Telecom e Rai. E ora il "salto" di categoria, come advisor dell'Unione piloti di Alitalia. "Dei privilegiati? Sono lavoratori come gli altri e hanno grosse responsabilità", spiega Sergio Cusani ( nella foto), che per i piloti lavora "da un pezzo, dalla proposta di Air France".

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Il commissario e le altre offerte (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE La lettera Il commissario e le altre offerte Caro Direttore, ci perdoni l'intromissione, ma ci sembra che in questo momento, alla vigilia di sviluppi potenzialmente decisivi per la vicenda Alitalia, sia opportuno che all'opinione pubblica siano dati i maggiori ragguagli possibili sulla esatta situazione in cui si trova l'Azienda. Il commissario di Alitalia, nell'auspicare una definizione della trattativa in corso per poter poi addivenire alla cessione alla Compagnia Aerea Italiana, ha oggi comunicato ai sindacati che in mancanza di sottoscrizione entro domani di tale accordo avvierà la procedura di mobilità dei dipendenti e la disdetta di tutti gli accordi collettivi in essere con il personale. Questo preluderebbe allo smantellamento dell'impresa, o almeno al suo grave deterioramento, con ulteriore pregiudizio per i lavoratori, per i creditori, e in definitiva per lo Stato. Ci sembra indispensabile sottolineare, in modo che tutti ne siano al corrente, che gli aerei non potrebbero essere lasciati a terra ove la procedura non abbia prima rivolto un invito pubblico ed ufficiale ad ogni impresa disponibile a presentare proposte di acquisizione dell' azienda, o quanto meno di sue componenti sufficienti per garantirne la continuità di funzionamento. Offerte che, nei termini attuali (solo l'attivo, senza i debiti) non sono mai state fatte in precedenza. Avviare dei licenziamenti, o comunque mettere in moto procedure di liquidazione aziendale, per il solo fatto che non si perfezioni l'accordo con l'unico acquirente consultato (CAI), senza che si sia proceduto ad una ricerca di possibili acquirenti alternativi, anche se stranieri, costituirebbe fatto molto grave. Si tratterebbe di atto intempestivo anche in base alla normativa speciale dettata per Alitalia, che consente sì vendite a trattativa privata, ma nel rispetto del principio di trasparenza, e dunque aperte al mercato ed al migliore offerente, proprio per cercare di ottenere in ogni modo di garantire la continuità aziendale. Piero Schlesinger, Università Cattolica Lorenzo Stanghellini, Università di Firenze Massimo Fabiani, Università del Molise Umberto Tombari, Università di Firenze Federico M. Mucciarelli, Università di Modena e Reggio Emilia Alberto Jorio, Università di Torino.

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Tononi rientra in Goldman Con il parere dell'Antitrust (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Autorità e mercato Tononi rientra in Goldman Con il parere dell'Antitrust (f. fub.) Si tratta di un caso di applicazione della legge sul conflitto d'interessi da parte del Garante per la concorrenza. Massimo Tononi, ex sottosegretario al Tesoro, dal primo settembre lavora a Goldman Sachs a Londra con in tasca una lettera dell'Antitrust. Al ministero dell'Economia, dov'è rimasto in carica fino all'insediamento del nuovo governo in maggio, Tononi aveva seguito vari dossier fra cui quello su Alitalia. In Goldman invece, dov'è partner, Tononi opererà nel settore banca d'affari in Europa. Si tratta di un ritorno: prima di arrivare al Tesoro nel maggio 2006, Tononi era già partner a Londra nello stesso ruolo, dopo aver guidato le attività della banca a Milano. Ma ora prima di rientrare, come permesso dalla legge, il banchiere ha chiesto un parere scritto all'Antitrust di Antonio Catricalà. Massimo Tononi, ex sottosegretario al Tesoro, dal primo settembre è in Goldman Sachs.

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Cresce l'ipotesi <cordata romana> Servizio A PAGINA 4 SCUOLA Proposte per i rom Fischi al ministro (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-11 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE All'interno CRISI ALITALIA Cresce l'ipotesi "cordata romana" Servizio A PAGINA 4 SCUOLA Proposte per i rom Fischi al ministro di CLARIDA SALVATORI A PAGINA 6.

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Sì alla cordata romana Colaninno rassicura sul futuro di Fiumicino (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-09-11 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Crisi Alitalia Dopo la proposta di Tabacchiera (Federlazio) Sì alla cordata romana Colaninno rassicura sul futuro di Fiumicino Alemanno: "Dev'essere una iniziativa privata" Dopo la proposta del presidente di Federlazio Massimo Tabacchiera, l'idea è stata rilanciata nel corso dell'incontro in Campidoglio - il secondo in poche settimane - tra Gianni Alemanno e il presidente di Alitalia Roberto Colaninno Una cordata romana per Alitalia. Dopo la proposta del presidente di Federlazio Massimo Tabacchiera, l'idea è stata rilanciata nel corso dell'incontro in Campidoglio - il secondo in poche settimane - tra Gianni Alemanno e il presidente di Alitalia Roberto Colaninno. "Ne abbiamo parlato spiega il sindaco - e da parte loro non c'è nessuna preclusione. C'è anche la disponibilità di una cordata". Una cosa, però, Alemanno la precisa: "Deve essere un intervento di natura privata. Le istituzioni possono dare una mano ma nulla di più. Le commistioni con il pubblico ci riportano a film già visti". L'idea di Tabacchiera era stata già sottoscritta da Comune, Provincia e Regione: "E prima di dare il mio assenso dice il sindaco - avevo già parlato dell'ipotesi con Colaninno ". Piero Marrazzo, invece, ha convocato per oggi il tavolo degli imprenditori "per coordinare questa iniziativa con la proposta della Regione, e mettere insieme idee e risorse ". Tra i primi ad appoggiare l'idea della cordata, c'è Francesco Bellavista Caltagirone, presidente del gruppo Acqua Marcia: "Siamo tra i soci fondatori della Cai, tra i pochi a rappresentare Roma. Ben vengano naturalmente, altri imprenditori della capitale. L'Alitalia, per noi, è principalmente Roma e Milano, e abbiamo sposato questo progetto da prima delle elezioni. Coinvolgere altri amici? Questo è un compito che spetta al presidente e all'amministratore delegato, non a noi". Nei prossimi giorni, lo stesso Tabacchiera farà un primo giro di consultazioni con Confindustria, Confcommercio, Confesercenti: si pensa ad un gruppo di 20-30 imprenditori, riunioniti in una "Newco", che entri nella Cai. "E serve dice il presidente di Federlazio - una sede istituzionale, che potrebbe essere la Camera di Commercio". Marrazzo, nei giorni scorsi, aveva anche parlato di un ingresso della Pisana in Alitalia, con un capitale di dieci milioni di euro. E ieri Alemanno ha polemizzato: "Non posso venire a sapere dai giornali che la Regione vuole mettere un chip su Fiumicino: queste cose o si decidono insieme oppure non si fanno. E poi l'idea di Marrazzo si è rivelata poco fattibile e inutile. è più serio che le istituzioni collaborino a trovare delle soluzioni, come quella della cordata romana". Anche nell'incontro di ieri Colaninno ha dato al sindaco ampie rassicurazioni sul futuro di Fiumicino: "La notizia che ci saranno solo quattro voli internazionali è completamente infondata. Fiumicino non perderà nulla rispetto a prima: sarà rilanciato e non ridimensionato ". Anzi, come già anticipato, lo scalo romano dovrebbe essere ampliato: "Ho parlato col gruppo Benetton, azionisti di riferimento di Adr: a febbraio presenteranno il loro piano per ampliare e addirittura raddoppiare l'aeroporto ". E gli esuberi? "è una trattativa tra governo e sindacati: ci auguriamo che siano il minor numero possibile". Il 18 settembre, via al tavolo di confronto istituzionale, con Comune, Provincia e Regione, in concomitanza con il consiglio comunale straordinario su Alitalia per "valorizzare Fiumicino e ridurre le ricadute sociali ed occupazionali negative". E. Men. Proteste I sindacati di Alitalia sono in fibrillazione: temono, infatti, che col nuovo piano industriale si perdano molti posti di lavoro.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 28 categoria: ALT... (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 28 categoria: ALTRI OGGETTI La sede di Lehman Brothers a New York. L'amministratore delegato della quarta banca d'affari Usa, Richard Fuld (a destra), ha messo in atto un piano di ristrutturazione Grover Norquist Il leader del partito anti-tasse Usa: lo statalismo ci avvelena "Il mercato tornerà Da voi è più difficile" DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - Nell'anno in cui il governo Usa salva banche private come Bear Stearns e Indy Mac, vara un piano per aiutare chi è in difficoltà col mutuo, distribuisce 168 miliardi di dollari "a pioggia" alle famiglie americane, immette senza sosta liquidità nel sistema creditizio e, ora, nazionalizza Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti dei prestiti immobiliari, il "nemico pubblico numero uno" dello statalismo dovrebbe prendersi una lunga vacanza. Invece Grover Norquist, l'uomo che nel 1985 fondò il "partito antitasse" su mandato di Ronald Reagan, ha passato tutta la settimana scorsa a St Paul a cercare di convincere politici e delegati della convention repubblicana a non mollare: "Lo statalismo è una malattia mortale. Siamo ancora in tempo per curarla". "Non voglio cancellare lo Stato, voglio solo rimpicciolirlo fino al punto di poterlo affogare in una vasca da bagno" è lo slogan radicale che ha reso celebre Norquist. Ma, fino a non molto tempo fa, il "crociato" del liberismo e dell'antistato bivaccava volentieri alla Casa Bianca, ospite di Karl Rove, lo stratega delle vittorie elettorali di Bush. Poi i rapporti si sono raffreddati, un po' perché il presidente ha speso troppo per i gusti di Norquist, un po' per gli schizzi di qualche scandalo che hanno raggiunto il leader antitasse, suggerendo al team del presidente maggiore prudenza nei rapporti col suo movimento. Bush, da lei sostenuto e poi criticato, conclude il suo mandato come il presidente più impopolare dell'ultimo secolo. Perché, secondo lei, ha sperperato o perché ha applicato la ricetta liberista in modo caricaturale, non ha saputo regolare il mercato nè far funzionare l'Amministrazione nelle emergenze come l'uragano Katrina? "Ho tre risposte alla sua domanda: Iraq, Iraq, Iraq. L'impopolarità di Bush viene tutta da lì. Il dopo-Katrina è stato gestito male non per colpa di Washington, ma perché la Louisiana e il sindaco di New Orleans, che avevano il grosso delle responsabilità, si sono rifiutati di collaborare coi poteri federali". La crisi finanziaria dell'ultimo anno ha obbligato Bush a violare i suoi precetti liberisti. Le sovvenzioni agli americani schiacciati dai mutui sono il contrario della "ownership society". E poi, banche e finanziarie nazionalizzate. Lei ha appena pubblicato "Leave us alone" (Lasciateci in pace), un manifesto per lo "Stato minimo" il cui senso è tutto nel sottotitolo: "Governo, giù le mani dai nostri soldi, dalle nostre armi e dalle nostre vite". Non le sembra di aver scelto il momento sbagliato per la sua nuova crociata? "Al contrario. E' questo il momento di reagire prima che la situazione divenga incontrollabile. E' un problema ideologico, politico e anche di marketing delle idee. Se lei trova la testa di un topo in una confezione di cibo, si limita a buttare la scatola o decide di non comprare più prodotti di quella marca? E questo il rischio che corrono oggi i repubblicani. I politici che spendono troppo e tassano sono teste di topo che danneggiano non solo sé stessi ma l'immagine di tutto il partito". Lei è proprio sicuro che l'antistatalismo sia una valore fondante della destra? In Europa, ad esempio, non sempre è così. In Italia governa la destra e Berlusconi, un grande alleato di Bush, sta salvando l'Alitalia. E il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non solo non demonizza lo Stato ma cerca di rivalutarne il ruolo davanti alla crisi… "Essere liberisti in Europa è più difficile. In America quando guardi avanti vedi il mercato e le opportunità che offre, quando guardi indietro vedi i "padri fondatori" che hanno costruito un "nuovo mondo" inseguendo il loro sogno liberale. Voi, invece, quando guardate avanti vedete, come noi, il mercato. Ma quando vi voltate indietro trovate le monarchie, il potere temporale della Chiesa, i compartimenti stagni dei nazionalismi. Liberarvi dello statalismo per voi è molto più difficile". Lei parla con entusiasmo di McCain e della Palin, ma nessuno dei due ha sottoscritto l'impegno solenne a non aumentare le tasse che lei fa firmare a tutti i conservatori. "McCain ha firmato il nostro documento nel 2000. Non ha ripetuto l'impegno quest'anno perché la domanda gli è stata posta durante un dibattito televisivo in un modo che lo ha spinto a rispondere che lui sottoscrive solo la Costituzione. Ma è la sostanza che conta. La Palin in Alaska ha ridotto gli sprechi e risanato i conti dello Stato. McCain non aumenterà le tasse e metterà il veto sulle leggi del Congresso che dilatano la spesa. I democratici lo attaccano dicendo che sarà un altro Bush. La verità è che un terzo mandato di spese a go-go in stile Bush lo avremo con Obama: McCain è l'antidoto". Massimo Gaggi 11 banche Usa fallite.

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<Favori sospetti ad Alitalia> Le sorprese del crac Volare (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-09-11 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Busto Arsizio Chiusa l'inchiesta, verso il rinvio a giudizio di 16 indagati "Favori sospetti ad Alitalia" Le sorprese del crac Volare Il pm: pressioni e accordi sottobanco per falsare l'asta Oltre alle accuse di bancarotta e falso in bilancio, contestati anche i reati di corruzione e turbativa d'asta MILANO - Volare Group doveva planare tra le braccia di Alitalia. La compagnia aerea di Gallarate, salvata in extremis dal fallimento, venne segretamente pilotata fino a essere acquistata dal colosso dei cieli nonostante l'offerta di Air One fosse stata giudicata migliore. E per quella deviazione di rotta doveva anche essere pagato un pedaggio illecito: l'allora commissario governativo di Volare, Carlo Rinaldini, chiese, in cambio dell'affare, ossigeno finanziario per le sue imprese personali - la Richard Ginori e la Pagnossin ceramiche - che erano in profonda crisi. Un caso di corruzione che prevedeva aerei in cambio bidet e vasche da bagno, per farla breve. C'è dell'ulteriore veleno nella coda dell'inchiesta sul disastro finanziario di Volare, 500 milioni di euro inghiottiti in un buco nero di spese pazze, investimenti spericolati o drenati illecitamente. La sorpresa finale è stata svelata ieri quando il pm di Busto Arsizio Giovanni Polizzi ha depositato gli atti dell'inchiesta chiedendo il processo per 16 manager succedutisi ai comandi della compagnia. Oltre alle accuse di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio emerse nella prima fase dell'inchiesta - contestate tra gli altri all'ex presidente di Confindustria Giorgio Fossa e all'ex ad di Interbanca e dell'Inter Mauro Gambaro - compaiono contestazioni di corruzione e turbativa d'asta. Si riferiscono appunto alla gara di vendita di Volare, finita ad Alitalia prima che Tar e Consiglio di Stato azzerassero il tutto per irregolarità formali. Registi dell'affare furono appunto Carlo Rinaldini (nel frattempo deceduto), nominato commissario della società dal governo Berlusconi, il finanziere argentino Eduardo Eurnekian (socio di Volare durante la presidenza di Giorgio Fossa) e il collaboratore di quest'ultimo Roberto Naldi. Secondo il pm Polizzi ci sono intercettazioni telefoniche, testimonianze e documenti scritti che permettono di scrivere la seguente "sceneggiatura ". Rinaldini riceve pressioni da parte di Eurnekian perché Volare venga venduta ad Alitalia. Ma c'è un ostacolo da rimuovere: la compagnia di bandiera ha fatto l'offerta economica più alta, tuttavia il piano di rilancio presentato dalla rivale Air One è giudicato migliore dai consulenti di Ernest & Young. Rinaldini passa così informazioni riservate ad Alitalia attraverso Naldi ed Eurnekian, in modo che l'offerta venga corretta e il verdetto della gara ribaltato. In cambio però il commissario si fa promettere aiuti finanziari per le sue aziende a quel tempo (siamo nel 2006) quotate in Borsa. Il soccorso finanziario non si concretizzerà, Richiard Ginori e Pagnossin si salveranno ugualmente, ma nel frattempo l'esito della gara di Volare era stato falsato. E' solo l'ultimo caso illecito - secondo la magistratura che accompagna la parabola discendente di Volare. Fondata dagli imprenditori nordestini Gino Zoccai e Vincenzo Soddu sarebbe stata "vampirizzata " per far nascere la compagnia rivale Myair. Quando Volare sembrava vicina al crollo venne in soccorso Giorgio Fossa, che trovò nuovi soci in Gambaro ed Eurnekian disposti a versare nuovi capitali. Capitali che, come in una porta girevole, sarebbero in gran parte e presto tornati al punto di partenza: Gambaro, nonostante il bilancio di Volare fosse in "profondo rosso" si sarebbe fatto saldare a tamburo battente dei crediti vantati da Interbanca; Eurnekian avrebbe invece rifilato alla moribonda società gallaratese due compagnie aeree da lui possedute in Uruguay, rivelatesi degli autentici bidoni: erano indebitate fino al collo e gli unici velivoli da loro posseduti erano sotto sequestro perché usati in Sudamerica per il traffico di stupefacenti. Claudio Del Frate cdelfrate@corriere.it Protagonisti Socio argentino Eduardo Eurnekian Ex presidente Giorgio Fossa Pubblico ministero Giovanni Polizzi Aerei e bidet Per l'accusa, Rinaldini chiese in cambio del suo aiuto il salvataggio della Ginori e della Pagnossin.

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Stop alle telefonate. E a 30 mila posti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-09-11 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Le imprese I call center in outsourcing occupano 70 mila persone. Poco meno della metà fanno chiamate commerciali L'accettazione Dopo il 2005 solo 750 mila persone hanno dato il loro assenso ad essere contattate dalle aziende Stop alle telefonate. E a 30 mila posti Telemarketing, gli effetti del blocco del Garante Il consenso (discusso) di 15 milioni di italiani Q uesta volta è veramente dura prendere posizione: da una parte ci sono ancora loro, gli "schiavi " del neo-fordismo tecnologico, i lavoratori dei call center con microfono, cuffietta e contratto, talvolta precario, nel cassetto. Insomma, quelli del film di Paolo Virzì finiti sotto le grinfie della Ferilli in versione Crudelia De Mon per intenderci. Dall'altro, però, ci siamo noi: che per una firma magari strappata con l'inganno di fronte a un supermercato, una banca o chissà dove (qualcuno si ricorda quando ha dato l'autorizzazione a trattare i propri dati personali?), ora dobbiamo subire quelle chiamate di telemarketing che giungono, per sfiga astrale, sempre nel momento peggiore della giornata. Banda larga sì, banda larga no. Servizi di Iptv. Nuovi contratti telefonici ed energetici (magari anche più economici del precedente). Rinnovo degli abbonamenti alle riviste. Ma anche altro. La lista è infinita (e peggiora). E, dunque, perché non emettere un bel sospiro di sollievo di fronte alla decisione del Garante della privacy di farla finita con le telefonate fatte partendo da una lista di 15 milioni di italiani che quel consenso non lo avevano dato o a cui era stato richiesto in maniera tutt'altro che trasparente? Prima di tutto perché con la decisione sacrosanta dell'authority il mercato del telemarketing, antipatico e geneticamente aggressivo, rischia di perdere 30 mila posti di lavoro secondo le stime dell'Assocontact, l'associazione del settore affiliata a Confindustria. Numeri che vanno analizzati e spiegati ma che, in ogni caso, anche dopo la giusta vivisezione rischiano di far impallidire la discussione sugli esuberi dell'Alitalia, il caso del momento. Secondo, perché siamo proprio sicuri che dopo questa decisione non sentiremo più squillare il nostro telefono? "Le attività dei call center che lavorano in outsourcing, cioè a cui le aziende esternalizzano le chiamate da fare - spiega Alberto Zunino, direttore di Assocontact - occupano circa 70 mila persone in Italia. Di queste poco meno di metà lavorano sul cosiddetto inbound, cioè rispondono alle chiamate fatte dagli stessi clienti. Il resto, tra i 35 e i 40 mila sono invece impegnate nell'outbound, in poche parole il telemarketing, telefonate fatte a nome dell'azienda a fini commerciali. Partendo da questi numeri stimiamo che circa il 70-75% di questa attività subirà un forte impatto dalla decisione presa". è un mercato popolato da decine di imprese che rispondono alle richieste di sempre maggiore flessibilità che arrivano da parte delle aziende, con punte in concomitanza con il lancio di nuovi servizi. E in alcuni casi il telemarketing non è il core business. Ma le principali sono Almaviva, Comdata, Omnianetwork, Teleperformance (la prima azienda del settore nel mondo, con base a Parigi), CalleCall, Gruppo Visiant, Phonemedia, Transcom, Telic e Allmedia Group. A sottolineare l'importanza del passaggio c'è anche una stima dei gruppi minori di tlc secondo la quale senza l'attività di telemarketing la capacità delle aziende di entrare nel mercato della banda larga si ridurrebbe anche del 25%. Zunino specifica correttamente che buona parte di queste persone hanno dei contratti part-time, perché per ragioni commerciali le telefonate rivolte alle famiglie vanno concentrate in due fasce orarie: quella principale che va dalle 18 alle 21 e quella secondaria che va da mezzogiorno alle 15 quando qualcuno torna a casa. Insomma, tradotto in termini di ore lavorative, i 30 mila non corrispondono a 30 mila posti di lavoro full-time. E andrebbe considerato che una fetta di queste persone è rappresentata da studenti universitari o comunque persone alla prima esperienza lavorativa che - si spera - riusciranno a crescere professionalmente spostandosi in altri settori. Anche se da un altro punto di vista, proprio perché part-time sono posizioni più fragili delle altre. Un mercato importante, dunque. Costretto spesso a lavorare sottotraccia, aspettando le commesse dalle grandi aziende. Ma che si è conquistato una posizione e, soprattutto, che è figlio delle norme e delle regole introdotte in Italia con la legge sulla privacy. E, secondo molti, da proprio da quella scelta iniziale deriva un peccatuccio originale. Lo spartiacque è il 2005. Prima c'era il caos primordiale e la raccolta selvaggia di dati. Dopo una situazione ben definita con un database risultato di una fatica erculea: nel 2005, 25 milioni di famiglie italiane ricevettero i moduli per dare il proprio consenso ad entrare nella lista di persone contattabili a disposizione di tutte le aziende. Ma solo il 3%, secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, diede il proprio assenso pieno per ricevere telefonate commerciali: 750 mila. Da qui l'importanza delle liste aggiuntive di 15 milioni di persone precedenti al 2005 vendute da Consodata del gruppo Seat Pg, da Ammiro Partners e da Telextra e ora bloccate, con il rischio di sanzioni anche penali, dal Garante. Peraltro l'accusa è pesante: i dati erano stati raccolti in maniera "selvaggia". "Se qualcuno vuole entrare in casa nostra - ha commentato il relatore Mauro Paissan - deve bussare. Così, se qualcuno vuole chiamarci per vendere un prodotto o un servizio, deve avere il nostro consenso per usare il nostro numero telefonico. Il Garante vuole difendere i cittadini che si sentono molestati da telefonate non desiderate. In questo modo si tutelano anche gli operatori di telemarketing che si comportano correttamente". Il provvedimento ne ha anche vietato l'utilizzo da parte delle società che avevano acquistato questi dati (Sky Italia, Wind, Fastweb e Tiscali). Ed ecco che il cerchio sui 30 mila si chiude: non potendo più usare quei dati le società non daranno più lavoro ai canali in outsourcing per raggiungere nuovi clienti. I malumori che si registrano nei toni di alcuni operatori sono sempre gli stessi, tre anni fa come oggi: alla fine, nei fatti, ad uscirne favorita è sempre l'ex monopo-lista Telecom Italia che può fare riferimento al parco clienti che aveva dato il proprio assenso in qualche maniera (non era previsto come ora un fax) prima del 2005. E, ormai, anche Vodafone Italia, che può contare sugli oltre 30 milioni di clienti-sim del mobile. Infatti, unica deroga, ogni operatore può chiamare un proprio cliente che ha già un servizio per proporgli un upgrade, un aggiornamento. E, dunque, un nuovo servizio. Massimo Sideri msideri@corriere.it La tutela Paissan: "Vogliamo difendere i cittadini che si sentono molestati da chiamate non desiderate" Il mercato Con la norma la capacità delle aziende di Tlc di entrare nel mercato della banda larga crolla del 25%.

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Ore decisive per Alitalia, con il governo che cerca la stretta finale. Il tavolo di confronto tra le (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 11-09-2008)

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Parti è stato convocato per stamattina al ministero del Lavoro, e oggi dovrebbe essere il termine ultimo per trovare un'intesa sul piano di salvataggio della compagnia. Se, infatti, non verrà raggiunto un accordo con i sindacati, il commissario Fantozzi disdirà i contratti di lavoro e avvierà le procedure di mobilità. Secca la replica del leader della Cgil, Epifani: "Non accettiamo ultimatum". Barbera, Milone e Paolucci ALLE PAG. 2 E 3.

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La Moratti: <Giù le mani da Linate> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 1 La Moratti: "Giù le mani da Linate" di Redazione "Il piano della nuova Alitalia è realistico, le cose si stanno avviando nella giusta direzione". Parola di Roberto Formigoni. E Linate? "Un ridimensionamento può essere accettabile a patto che il traffico sugli aeroporti lombardi venga mantenuto inalterato e, anzi, possa crescere nel tempo". Tema che sarà affrontato dalla Regione in un vertice "con il governo e con Alitalia tra una settimana". Appuntamento dove però, secondo Letizia Moratti, non si può procedere a "un ridimensionamento di Linate": "Linate continua a essere molto importante per tratte significative e non ha nessun senso che venga ridimensionato lo scalo a meno che non ci sia una fase di rafforzamento di Malpensa con un vettore di bandiera di riferimento che ne faccia il proprio hub". Virgolettato del sindaco sottoscritto da Filippo Penati: "L'aeroporto di Linate non deve essere in nessun modo in discussione, significa dare un nuovo colpo di scure al sistema aeroportuale milanese". Intanto, garantisce Moratti, a breve un Consiglio dei ministri a Malpensa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La Brambilla: "Estate andata male ora riconquistiamo i turisti" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 217 del 2008-09-11 pagina 0 La Brambilla: "Estate andata male ora riconquistiamo i turisti" di Gian Maria De Francesco La ricetta del sottosegretario: "Basta con 21 strategie regionali, per superare la crisi input più forti da Roma e infrastrutture migliori. Nel 1970 l'Italia era il paese più attraente del mondo, ora siamo ventottesimi" da Roma Onorevole Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, com'è andata la stagione estiva? "Se prendessi il momento attuale come riferimento, dovrei parlare di gelata. è andata molto male, ma aspettiamo la fine di settembre perché molti approfittano di questo mese per andare in vacanza risparmiando. Ma sempre di una doccia fredda si tratterà. La frenata sta assumendo i contorni di una crisi del settore e bisogna invertire la tendenza o anche l'anno prossimo andrà male". La crisi ha radici profonde. "Nel periodo 2002-2006 gli arrivi di turisti stranieri in Europa sono aumentati del 15,3%, in Italia soltanto del 3,2% contro il 12,4% della Spagna. Nelle classifiche di competitività turistica, redatte nel 2008 dal World Economic Forum, l'Italia che nel 1970 era, dopo gli Usa, il Paese più attrattivo, è scesa al 28º posto". Quali sono i fattori? "L'incapacità di adottare una politica aggressiva. E poi la mancanza di servizi e infrastrutture. Per anni abbiamo dormito sugli allori e si è pensato che bastasse qualche fotografia per attrarre flussi turistici". Quindi? "Serve una struttura centralizzata come in Francia e in Spagna, ma anche reti di trasporto adeguate. Inoltre bisogna reperire capitali per promuovere investimenti mirati. I grandi gruppi stranieri possiedono solo l'1% delle strutture alberghiere italiane e il 4% delle camere, mentre in Spagna le camere appartenenti a catene internazionali sono il 31% e in Francia il 22. Nessun gruppo alberghiero italiano è tra i primi 50 del mondo". Le autonomie locali continueranno ad andare a briglia sciolta? "è stato lo stesso governatore dell'Emilia Romagna Errani a dirci che 21 politiche diverse per il turismo sono insostenibili. Stiamo lavorando a un'intesa tra Stato e Regioni per una strategia forte. Inoltre stiamo mettendo a punto un decreto per la competitività del comparto". Anche l'Enit, l'agenzia governativa di settore, non ha raggiunto i suoi scopi. "La politica ha dormito sugli allori. Non si è tenuto conto del fatto che il valore aggiunto dell'economia turistica italiana è di 154 miliardi di euro e rappresenta l'11,4% del pil dando lavoro a 2,8 milioni di occupati. L'Enit è un carrozzone che non funziona, non porta turisti in Italia: con il presidente Marzotto stiamo lavorando per renderla più efficiente". L'Osservatorio nazionale del turismo rivela che il 70% degli italiani, pur avendo scelto in maggioranza il proprio Paese come meta delle vacanze, ha percepito un aumento dei prezzi. Ma la qualità in molti casi non è all'altezza. "La prossima settimana presenteremo alla Conferenza Stato-Regioni una proposta di classificazione degli standard alberghieri su base nazionale e non più locale. Definendo parametri come disponibilità di parcheggi e dimensioni delle camere non si dovrebbero verificare casi in cui un 3 stelle viene classificato come un 4 stelle deludendo i turisti. Questa è una politica trasparente". Che ne sarà del portale turistico nazionale? Un'esperienza archiviata? "Il ministro Brunetta me ne ha affidato la responsabilità. Non sarà solo un portale di informazione ma un vero e proprio marketplace dove sarà possibile effettuare prenotazioni". La nuova Alitalia sarà una leva della vostra strategia? "Nei prossimi anni il trasporto aereo governerà il 50-55% dei flussi turistici. è questa la ragione per la quale Air France voleva acquisirla, ora però bisogna pensare al suo rilancio." © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Trattativa difficile se gli stipendi restano così bassi" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 0 "Trattativa difficile se gli stipendi restano così bassi" di Antonio Signorini Il segretario della Uil Angeletti: "Tagliare il 30% della busta paga a chi guadagna 1.500 euro? Tanto vale accettare gli ammortizzatori" Roma - Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, voi sindacalisti sembrate un po' meno ottimisti in queste ultime ore. è tattica prima di chiudere l'accordo sulla nuova compagnia aerea oppure ci sono problemi veri? "In un contesto normale sarei ottimista. Però io non conosco bene chi fa la trattativa dall'altra parte, sono tutti nuovi del settore. Non vorrei scoprire nelle prossime ore di essere stato esageratamente ottimista". Cosa teme? "Che si siano messi in testa di stravincere". Cosa glielo fa pensare? Stanno andando male i contatti informali con la società e con il governo? "No, di trattative non ce ne sono state. L'ultima novità è la convocazione di Fantozzi. Ci ha chiamato per dire che i tempi sono stretti e che senza accordo lui sarà costretto a mettere tutti in mobilità". Niente di nuovo. Che la vecchia compagnia non sia più in condizione di operare è noto da tempo. Oppure no? "Certo, ma è stato interpretato come un tentativo di fare pressione sui sindacati per accettare soluzioni che, allo stato attuale, nessuno vuole". Qual è l'ostacolo maggiore all'accordo? "Sono le retribuzioni. E non parliamo di una riduzione dei privilegi. Di quelli i lavoratori possono anche fare a meno, ma sottrarre il 30 per cento dello stipendio a chi guadagna 1.500 euro non può passare. Ci sono famiglie che possono ritrovarsi nell'impossibilità di pagare il mutuo. Se non si troverà una soluzione su questo aspetto la trattativa può diventare ingestibile". Pensa che qualcuno sia disponibile a mandare tutto all'aria per un taglio allo stipendio e, nel caso la Cai non scenda a patti, scelga la mobilità e quindi la disoccupazione? "Con una decurtazione del salario drammatica sono molti quelli che cominciano a pensare non valga la pena interessarsi del resto. Oltre un certo limite nella busta paga alcuni pensano non ci sia poi tanta differenza con la mobilità". E ne vale la pena? "Questa sua domanda la giro alla compagnia. è ragionevole irrigidirsi sui redditi e fare saltare su questo aspetto la trattativa di un'operazione come l'acquisizione di Alitalia? La palla ce l'hanno loro". A sentire lei, se non ci fossero tagli agli stipendi il resto della trattativa andrebbe a buon fine. Però i piloti, fra i quali la Uil conta molti iscritti, hanno fatto saltare il primo tavolo perché la cordata non gli concede un contratto proprio... "Su questo un accordo a metà strada è a portata di mano. Una soluzione che salvaguardi le specificità dei piloti, visto che fanno un lavoro diverso". E sul salario variabile, cioè legato ai risultati, siete d'accordo? "Certo, è un tema da discutere". Mobilità, fine dell'accompagnamento dei dipendenti dall'abitazione al luogo di lavoro. Privilegi che non molti lavoratori hanno. I sindacati faranno barricate su questi aspetti? "Se a uno tolgono il pullman per andare a lavorare e quindi lo aggravano di spese per la benzina, non sottraggono un privilegio. Però, in una situazione come questa, può anche decidere di accettare. Certo, se poi si aggiunge l'eliminazione della quattordicesima e la fine delle indennità, le cose cambiano. Non scordiamoci che la busta paga è il documento più letto dagli italiani. La sanno interpretare bene". Lei sembra più ottimista sul piano industriale e sugli esuberi, giusto? "Sembra che su Cargo e manutenzione e servizi si vada verso soluzioni ragionevoli. Anche perché sono tutte attività indispensabili che prima venivano gestite in modo improduttivo, ma che non potranno semplicemente scomparire. Qualcuno deve raccogliere le prenotazioni o riparare gli aerei". Torna ottimista? "Alla fine spero che ci siano le condizioni per un accordo sul piano e il perimetro aziendale. Su questo credo si possano intravedere soluzioni, sui redditi ancora no. Lì la vedo più complicata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Tremonti benedice il piano e zittisce Bersani: "In 22 mesi al potere non avete fatto (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 0 Tremonti benedice il piano e zittisce Bersani: "In 22 mesi al potere non avete fatto nulla" di Redazione Il titolare dell'Economia: "Il salvataggio della compagnia simile a quello ipotizzato dal Pd" Roma - Giulio Tremonti, esponente del governo più defilato nel corso di tutta la vicenda Alitalia. Battute con il contagocce e interviste assenti, almeno fino alla settimana scorsa. Prima martedì, a Ballarò, ha rotto il silenzio. Poi ieri, l'attesa audizione parlamentare sulla crisi della vecchia società e la nascita della Compagnia aerea italiana. Un intervento nella più ufficiale delle occasioni per dare garanzie su due punti critici dell'operazione (la possibilità che la Cai, prima o poi, passi in mani straniere e i costi per lo Stato), che il ministro dell'Economia ha comunque deciso di giocare in attacco, gettando sulle opposizioni la peggiore delle accuse. In sintesi: il nostro piano è quello che avreste realizzato anche voi, se vi foste trovati di fronte al tramonto di Air France. Confermata la valutazione sulla società guidata da Jean-Cyril Spinetta: "Non c'è più, si è dissolta il 2 aprile. è una chimera", ha dapprima rimarcato prendendo di mira chi, nel centrosinistra, continua a parlare della compagnia franco-olandese come se fosse un'alternativa praticabile. Considerazioni "surreali e strumentali". Impossibile mettere sullo stesso piano la cordata con l'acquisizione da parte di un'altra compagnia. Poi ha punzecchiato Pierluigi Bersani citando un suo intervento di qualche giorno fa, nel quale l'esponente del Pd ed ex ministro ha illustrato il "piano B" del governo Prodi. Era "sostanzialmente simile a quello in atto", cioè quello del governo Berlusconi, ha rilevato Tremonti. "Se vuole mentire va bene ma non usi il mio nome", ha ribattuto Bersani, secondo il quale la differenza tra i due progetti sta nel fatto che il governo Berlusconi ha fatto un "finto commissariamento" per poi dare vita a una bad company. Critiche che il ministro ha respinto ricordando come la crisi della compagnia di bandiera fosse già nota quando al governo c'era la sinistra. Fu Prodi ad "attardarsi", per cercare di favorire un compratore, Air France appunto, che poi è stato respinto dai sindacati dei dipendenti Alitalia. "Se vi era possibile tutto questo, se avevate i mezzi per fare tutto questo, perché non lo avete fatto voi in 22 mesi?". Ma Air France si ritrova anche al centro dei timori sul futuro. Si parla di una cessione di quote oggi agli imprenditori della cordata alla compagnia di Parigi. Tremonti ha sostenuto che si tratta di un'ipotesi che non si realizzerà. Il vincolo "è una componente strutturale dello statuto della società che si è presentata all'offerta. Una sua modifica richiederebbe una maggioranza del 66 per cento". Una difesa a spada tratta dell'operazione, quindi. Che ha anche toccato i temi propri del dicastero di via XX Settembre. "è stato detto che la procedura costa", ha ricordato riferendosi a chi anche ieri sosteneva che con il piano del governo gli oneri sono tutti a carico dello stato. "Non è vero, non crea perdite, ma interrompe il processo di formazione di nuove perdite". Poi un'altra strada non c'era perché "non c'è nessuno disposto a rilevare passività e trasporto aereo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, ultima chiamata: intesa o a casa (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 1 Alitalia, ultima chiamata: intesa o a casa di Redazione Aut aut di Fantozzi ai sindacati. Oggi si decide. Angeletti al "Giornale": ma non toccate gli stipendi Aut aut ai sindacati di Augusto Fantozzi. Il commissario straordinario di Alitalia ha comunicato che se non ci sarà un accordo sul piano di salvataggio entro giovedì, la compagnia avvierà le procedure per la mobilità e la disdetta dei contratti. Questa mattina alle dieci, tutti i protagonisti del confronto si riuniscono al ministero del Welfare, per quello che tutti pronosticano come il "giorno più lungo" della infinita e travagliata vicenda Alitalia. Parteciperanno probabilmente anche i leader di Cgil-Cisl-Uil. E intanto segretario generale Uil Angeletti fa sapere: "L'ostacolo maggiore all'accordo sono le retribuzioni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'ex finanziere Cusani sarà consulente dell'Unione piloti (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

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N. 217 del 2008-09-11 pagina 2 L'ex finanziere Cusani sarà consulente dell'Unione piloti di Redazione Per anni è stato il condannato simbolo di Tangentopoli, ed è il manager che alla fine di Mani Pulite ha pagato di più: condannato a 5 anni e mezzo di reclusione nel processo Enimont, ne ha passati 4 in carcere. In cella Sergio Cusani si è battuto per i diritti dei condannati, e tornato libero è stato più volte consulente dei sindacati. Ora l'ex top manager, a 59 anni, torna sotto i riflettori come consulente dell'Unione piloti, la seconda organizzazione sindacale di categoria, nelle trattative per la nuova Alitalia: ormai da diverse settimane Cusani sta studiando il dossier messo a punto da Intesa Sanpaolo. L'ex finanziere amico di Raul Gardini torna così a misurarsi con Roberto Colaninno, suo storico "avversario" nei tavoli che contano dell'economia. Negli ultimi anni infatti Cusani ha già pesantemente attaccato Colaninno, sia ai tempi della scalata a Telecom sia per la sua gestione del gruppo Piaggio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Solo ventiquattro ore per chiudere l'accordo: oggi, (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Solo ventiquattro ore per chiudere l'accordo: oggi, ... Solo ventiquattro ore per chiudere l'accordo: oggi, infatti, se non ci sarà un'intesa con i sindacati sul piano di salvataggio per Alitalia, la compagnia tirerà dritto verso la liquidazione, a partire dall'avvio immediato delle procedure per la mobilità dei dipendenti. L'amministratore straordinario Augusto Fantozzi è stato chiaro anche perché in cassa sarebbero rimasti soltanto 50 milioni per pagare stipendi e carburante. Intanto ci sarebbero dieci imprenditori romani pronti ad entrare nella nuova Compagnia per scongiurare il declassamento di Fiumicino. Caleri e Di Majo alle pag. 2 e 3.

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Alitalia: Bonanni contestato dai lavoratori (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

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Alitalia, il giorno decisivo (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

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L'altra verità su Sarah e la democrazia di sola immagine (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Pian pianino sta emergendo un'altra verità su Sarah Barracuda, meno idilliaca di quella proietta finora dai media: ha cercato di far fuori il cognato per vendetta, avrebbe incassato la diaria di trasferta mentre stava a casa e secondo il National Enquirer (un giornalaccio che però recentemente ha realizzato scoop veri tra cui quello sul senatore Edwards), Sarah avrebbe avuto un amante qualche anno fa, l'allora socio d'affari di suo marito, mentre emergono dettagli sulla sua famiglia: il primogenito, il 19enne Trax pare sia un tossicodipendente con problemi giudiziati alle spalle e un curriculum scolastico scadente. La figlia Bristol sarebbe "una scatenata dedita a droghe varie e assai promiscua" e quando cinque mesi fa è rimasta sarebbe stata cacciata di casa da Sarah Barracuda. Da europeo dico: pazienza, sono problemi suoi, non mi scandalizzo. Ma, come sappiamo, in America i criteri sono diversi e queste rivelazioni rischiano di incidere non poco sulla campagna elettorale, tanto più se, come la Palin, hai usato la famiglia per sedurre il pubblico esibendola sul palco della Convention. Da qui alcune considerazioni: 1) Diffidare sempre dei moralisti, come Sarah Palin un'oltranzista evangelica che abbandonò la Chiesa cattolica ritenendola troppo tollerante. 2) Lo spin è uno strumento potentissimo, ma va maneggiato con cura; se si sbaglia il dosaggio, rischia di ritorcersi contro chi lo usa. E in questo caso pare sia stata commessa una leggerezza: i consulenti repubblicani non hanno setacciato il passato della Palin prima dell'annuncio della sua candidatura. McCain l'ha scelta all'ultimo minuto, sulla fiducia (e su consiglio di Rove). 3) Fino ad oggi la campagna elettorale è stata determinata dall'immagine dei candidati (il fascino di Obama prima, l'esplosiva carica della Palin poi) e dalla pubblicità negativa, tutto il resto non conta: vince chi è più bravo a infangare l'avversario, non chi ha le idee migliori per il Paese. Provo un crescente disagio e mi chiedo: la democrazia ridotta a una guerra di disinformazione e di manipolazione dell'opinione pubblica, è ancora una vera democrazia? La comunicazione politica nelle sue attuali, diffamanti e fuorvianti forme è vero progresso? Io dico di no. Scritto in democrazia, presidenziali usa Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Sep 08 Un mese di Georgia: Mosca ha vinto, l'Occidente ha perso Ieri Sarkozy è volato ancora una volta a Mosca e, come era accaduto un mese fa, Medvedev si è preso gioco di lui. Non ha esposto la bandiera della Ue e ha ironizzato sui negoziati di Ginevra anticipando che li considera inutili. Che cosa ha ottenuto il presidente francese? L'invio di 200 osservatori e la promessa generica di un ritiro dalle zone della Georgia entro il 15 ottobre ovvero praticamente nulla. L'America continua a dar fiato alla retorica pro-Georgia, anche in campagna elettorale. Ma con quali risultati? Ben pochi e dopo tante polemiche, Washington ha annunciato una misura concreta: la sospesione del programma di cooperazione sul nucleare civile. Sai che roba. E' trascorso un mese dalla guerra in Ossezia del Sud ed è tempo di bilanci. Diciamolo francamente: la Russia ha vinto perché é riuscita a ottenere la secessione di Ossezia del Sud e Abkhazia, l'Occidente ha perso perché non può far nulla per impedirla, visto che ha fatto altrettanto (e per primo) nel Kosovo. Ancora: la Russia ha vinto perché ha dimostrato di poter esercitare la propria influenza in ampie zone dell'Urss e tra poco tenterà di applicare il modello Ossezia all'Ucraina (dove il governo sembra già in crisi) e alla Moldavia. La formula è la stessa: anziché riconquistare il Paese, Mosca punta a dividerlo alimentando la rivolta delle minoranze russofone. L'Occidente ha perso perché vede fallire la strategia di accerchiamento della Russia e dimostra tutta la sua impotenza: noi europei siamo dipendenti dal gas russo, l'America in questo momento non ha le risorse morali, né finanziarie, nè strategiche per contrastare efficacemente i piani del Cremlino. Domanda: per l'Occidente è solo una crisi transitoria o, passate le elezioni presidenziali americane, troverà il modo per reagire? Lo scudo spaziale, che di fatto è rivolto contro Mosca, è davvero necessario o non è meglio cambiare strategia considerando la Russia un alleato di lungo periodo anziché un potenziale nemico? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 41 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Sep 08 L'America sotto ricatto economico è ancora una superpotenza? Titoli sui giornali americani di questa mattina: il governo americano prende il controllo di Fannie Mae e Freddie Mac. Bene, anzi male. I liberisti sono furiosi, perché secondo le logiche del mercato i due colossi dovevano fallire, come perlatro la Bera Starns. Gli americani e gli operatori economici tirano un sospiro di sollievo, perché il crollo totale di queste due compagnie, che controllano o garantiscono quasi meta' dei 12.000 miliardi di dollari di mutui Usa, avrebbe definitivamente affossato il mercato immobiliare, che ha perso oltre il 20% del valore e in cui i pignoramenti sono saliti ai livelli massimi degli ultimi trent'anni. Ma l'aspetto più interessante riguarda le modalità dell'intervento. Gli azionisti perderanno quasi tutto, mentre i titoli obbligazionari verranno garantiti dal governo. E sapete chi ha in portafoglio questi bond? Fondi sovrani e grandi investitori arabi, giapponesi e soprattutto cinesi per cifre colossali. Un mese fa hanno bussato alla porta delle Federal reserve e del Tesoro americano e hanno fatto questo discorso: non accetteremo perdite così ingenti e dunque o il governo Usa si fa carico di quelle obbligazioni o da ora in avanti non daremo più credito agli Usa e disinvestiremo tutti i nostri asset dal mercato statunitensi: dunque, di fatto, niente più Buoni del tesoro, obbligazioni private, Wall Street; una fuga dall'America che avrebbe provocato uno tsunami sui mercati. E Washington ha piegato la testa. E' un retroscena di importanza colossale, che fa riflettere. L'America afflitta dai debiti e sotto ricatto straniero è ancora una superpotenza? Scritto in notizie nascoste, gli usa e il mondo Commenti ( 37 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Sep 08 Ecco cosa c'è dietro il fenomeno Sarah Palin Qualcuno l'ha paragonata a Margaret Thatcher, altri a Ronald Reaga. Esagerazioni. Sarah Palin è un azzardo mediatico, ora vincente. Sulla carta voluto da McCain, in realtà dietro le quinte imposto dal regista occulto di questa campagna, il cinico ex spin doctor di Karl Rove. L'operazione è stata decisa all'ultimo minuto, senza che ci fosse il tempo di scandagliare il passato della governatrice dell'Alaska. E questo spiega le tante rivelazioni dei giorni scorsi, dalla gravidanza della figlia alle sbandate legali del marito. Ma a quanto pare non ci sono altri scheletri nell'armadio. Dunque il piano va avanti. secondo questo schema: 1) Sarah Palin è un'ultraconservatrice, graditissima alla destra evangelica e tradizionalista, che con McCain non riusciva ad entusiasmarsi e che ora invece è motivatissima. 2) Come ha ammesso lo stesso Rove, la Palin è una scelta elettorale e non di governo. Ovvero: chi esprime dubbi sulle sue credenziali come vicepresidente non ha tutti i torti. Ma questo è influente secondo le logiche dello spin. Sarah Palin è un personaggio che deve vivere fino al 4 novembre, dopo si vedrà. 3) E' riuscita a rubare la ribalta mediatica a Barack Obama, che non è più la novità di queste elezioni. 4) Il discorso che ha pronunciato l'altra notte è stato magistrale, ma non lo ha scritto lei, lo ha solo interpretato, benissimo. E non era rivolto alla base repubblicana, bensì al pubblico a casa, all'americano medio che non ha ancora deciso per chi votare e che in realtà non si identifica nè in Obama, nè in McCain in Beiden. Ma nella Palin ora sì, come scrivo in una corrspondenza sul Giornale. Che cosa ha visto in lei il pubblico? Una madre di famiglia che "superando gli alti e i bassi della vita", riesce a conciliare figli e carriera. Poi una donna di temperamento, forse un po' mascolina, ma che grazie alla sua grinta e al suo incrollabile ottimismo arriva dappertutto. Infine, una ragazza di provincia dai gusti semplici e dai valori sani, che dopo aver messo in riga i politici corrotti dell'Alaska, promette di fare altrettanto a Washington. Un po' eroina da film di Hollywood (tipo la Erin Brckovich interpretata da Julia Roberts), un po' donna della porta accanto. In ogni caso una vera americana. E questo è un elemento decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Lo fu per Bush quattro anni fa, lo sarà anche quest'anno. Mentre scrivo, le agenzie battono i primi sondaggi. Grazie alla Palin, McCain ha recuperato lo svantaggio su Obama e ora è di nuovo alla pari. In più Sarah, soprannominata Barracuda, sa mordere, come ha dimostrato attaccando più volte efficacemente Obama. Insomma, la corsa per la Casa Bianca è più aperta che mai. E non è difficile prevedere che cosa accadrà adesso: una campagna sempre più emotiva, sempre più sporca. Cattiva, cattivissima, da una parte e dall'altra. Vincerà non chi ha le idee migliori, ma chi riesce a distruggere l'immagine e la credibilità del proprio avversario. Una volta di più: la democrazia, perlomeno in America e nei Paesi anglosassoni, funziona così. Ci divertiremo. Purtroppo. Scritto in presidenziali usa Commenti ( 33 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Sep 08 Tra Obama e McCain vince.. la Coca-Cola Ancora qualche spigolatura sulla campagna elettorale. A Denver la settimana ho ricevuto dagli organizzatori, con il pass, una borsa nera con lo stemma della Convention democratica e quello della Coca-Cola. A Minneapolis-St. Paul ho ricevuto la stessa borsa nera con il simbolo della Convention repubblicana e. quello della Coca-Cola. Capito? Entrambi i candidati promettono il rinnovamento e,via Internet, ricevono milioni di dollari dai sostenitori. Ultimi dati: in luglio McCain 47 milioni, Obama 50 milioni. Ma dietro le quinte l'influenza di K Steet, la via dei lobbisti a Washington, continua ad essere pressante e molte grandi aziende ancora una volta si cautelano sponsorizzando sia il partito dell'elefante sia quello dell'asinello. A Denver, ad esempio, due grandi industrie dell'industria della difesa hanno organizzato dei seminari per formare le nuove leve democratiche, mentre un giornalista dell'Abc è stato arrestato mentre tentava di filmare (stile le Iene) una riunione tra pezzi grossi del partito e un potente gruppo di finanziatori. Niente male per un leader moralizzatore e progressista. A St. Paul is business as usual: anche qui le lobbies imperano e nei corridoi della Convention incontri le solite facce.. del clan Bush. Ma McCain non era un anticonformista quasi indipendente? E' il sistema che li intrappola, come d'altronde anche nelle altri grandi democrazie occidentali. La politica costa troppo e rende prigionieri. Sono troppo pessimista se dico che anche questa volta chi si aspetta un vero rinnovamento rimarrà deluso? Il metodo americano non funziona e finisce per generare corruzione, quello italiano incentrato sul finanziamento pubblico nemmeno. Tra i grandi Paesi non ne vedo alcuno esemplare. Un problema senza soluzione? Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 26 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Sep 08 L'uragano Gustav e gli errori dei media Usa Sono negli Stati Uniti, eppure mi sento fuori dal mondo. Ero a Denver (Colorado) e ora sono a St.Paul (Minnesota), ma da una decina di giorni non so più che cosa accade in Europa o in Asia. O meglio: lo so perché grazie a Internet leggo i siti del Vecchio Continente, ma guardando la Cnn americana e le altre tv, leggendo i giornali locali e Usa Today non avrei avuto nemmeno l'eco degli ultimi sviluppi in Georgia, né delle rinnovate polemiche tra Putin e l'Occidente. Il che mi suggerisce alcune considerazioni: 1) In queste condizioni lo spin (ovvero l'informazione condizionata o nei casi estremi manipolata) funziona benissimo e con estrema facilità, perché al cittadino, quancdo scoppiano delle crisi, mancano gli strumenti per valutare criticamente le notizie diramate dalla Casa Bianca. Questo spiega (lo sapevo già, ma ne ho avuto conferma) perché l'opinione pubblica americana ha impiegato molto più tempo di quella europea ad accorgersi delle bugie sull'Irak. 2) L'informazione è troppo americano-centrica, con alcune distorsioni clamorose. Da 24 ore pubbliche non si parla che dell'uragano Gustav, nel timore che si ripeta quanto accaduto con Kathrina tre anni. Il che è comprensibile, ma logica imporrebbe che si parlasse anche dei paesi dove Gustav ha già colpito: la Repubblica domenicana, Haiti, la Giamaica, Cuba. E con conseguenze tragiche: 70 morti, migliaia di feriti, centinaia di migliaia senza tetto. E invece niente o quasi: poche righe, scarse immagini televisive, non una parola di compassione o di semplice umana solidarietà. . Le principali tv americane sono viste nella maggior parte di questi Paese e sentirsi ignorati dalla superpotenza provoca rancore. Non mi meraviglio che ciò accada; mi meraviglio, piuttosto, che gli Usa reiterino lo stesso errore e non solo con Gustav. Accade in molte altre parti del mondo. E' un meccanismo infernale, che peraltro non rispetta il sentimento dell'americano medio, che una volta di più mi colpisce per la sua cordialità e la sua cortesia, anche in tempi di crisi economica. Eppure nè il governo, nè i media cambiano rotta. L'antiamericanismo nel mondo ha molte cause, ma i media Usa danno il loro contributo e tutt'altro che secondario. Purtroppo. O sbaglio? Scritto in gli usa e il mondo, giornalismo Commenti ( 25 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Aug 08 Barack Obama, una promessa o un'illusione? Visto dall'America, dove sono da qualche giorno per seguire le convention democratica e repubblicana, un altro Obama. L'opinione pubblica italiana, come quella europea, subisce ancora il fascino del candidato democratico; qui invece si diffondono i dubbi. Sì , Barack è un grande parlatore ed è molto affascinante. Fino a oggi gli è bastato promettere il cambiamento e invocare la speranza, per incantare gli elettori. Ma in una campagna che dura nove mesi, l'ipnosi collettiva da sola non basta. Occorre che Obama dia contenuto e spessore al proprio programma. Nei primi due giorni della convention questo non è avvenuto e infatti i sondaggi danno i due candidati alla pari. Domani notte Barack pronuncerà il discorso di accettazione: vedremo se riuscirà a imprimere la svolta che molti strateghi invocano. Intanto però la sua figura appare appannata. Nella sua biografia "i sogni di mio padre" , ad esempio, ha raccontato tante frottole proprio su suo padre, come spiego in questo articolo qualche giorno fa. Ma non solo: il mito di Obama che superando le barriere razziali emerge eroicamente in un mondo politico corrotto, appare esagerato e fuorviante. Esaminando l' attività politica svolta finora nel Senato dell'Illinois e in quello del Congresso americano emerge il profilo di un politico alquanto convenzionale; furbo e opportunista più che innovatore. Come fa Obama a proporre un cambiamento che lui stesso non ha mai applicato e, a quanto pare, al di là degli slogan nemmeno progettato? Intanto McCain attacca con spot molto efficaci . Il dubbio c'è: Obama è una promessa o un'illusione? AGGIORNAMENTO: Poco fa è terminato il discorso all'Invesco Field di Denver, Oama è stato spettacolare e arrembante e finalmente ha formulato proposte concrete, ma non ha sviluppato un discorso coerente. Anzi: è emersa la sua anima liberal (socialdemocratica) che certo non gli gioverà: promette più stato, più governo, e al contempo meno tasse per la classe media, ma i soldi dove li trova? Ha pronunciato slogan accattivanti ma poco credibili sulla fine della dipendenza dal petrolio entro dieci anni e ha sferrato attacchi troppo duri contro McCain su un terreno a lui non favorevole, politica estera e sicurezza. Infine: si è comportato da star in una scenografia hollywwodiana con fuochi d'artificio finali, un trionfalismo inopportuno perché prematuto e dunque arrogante. I dubbi su Obama aumentano. Intanto Veltroni e Rutelli vanno a caccia di popolarità a Denver, con risvolti divertenti, come racconto in questo articolo. Scritto in presidenziali usa Commenti ( 65 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Aug 08 L'educazione dei figli, tra utopie e piccolissime virtù E' capitato, in qualche post, di parlare un tema fondamentale e delicato come quello dell'educazione dei figli. Ora un caro amico, Giovanni Scirocco, mi segnala questo brano di Natalia Ginzburg, che propongo sul blog perché offre molti spunti di riflessione: Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e all'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere. Di solito invece facciamo il contrario: ci affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù, fondando su di esse tutto il nostro sistema educativo. Scegliamo, in questo modo, la via più comoda: perché le piccole virtù non racchiudono alcun pericolo materiale, e anzi tengono al riparo dai colpi della fortuna (.) L'educazione non è che un certo rapporto che stabiliamo fra noi e i nostri figli, un certo clima in cui fioriscono i sentimenti, gli istinti, i pensieri. Ora io credo che un clima tutto ispirato al rispetto per le piccole virtù maturi insensibilmente al cinismo, o alla paura di vivere. Le piccole virtù, in se stesse, non hanno nulla da fare col cinismo, o con la paura di vivere: ma tutte insieme, e senza le grandi, generano un'atmosfera che porta a quelle conseguenze (.) Il modo di esercitare le piccole virtù, in misura temperata e quando sia del tutto indispensabile, l'uomo può trovarlo intorno a sé e berlo nell'aria: perché le piccole virtù sono di un ordine assai comune e diffuso tra gli uomini. Ma le grandi virtù, quelle non si respirano nell'aria: e debbono essere la prima sostanza del nostro rapporto coi nostri figli, il primo fondamento dell'educazione. Inoltre, il grande può anche contenere il piccolo: ma il piccolo, per legge di natura, non può in alcun modo contenere il grande. Domanda a tutti voi: la Ginzburg ha ragione? Personalmente ritengo la citazione bella ma un po' troppo in bianco e nero. Seguendo quel che dice la Ginzburg si rischia di far crescere dei piccoli esaltati, fuori dal mondo; d'accordo sulla necessità di coltivare l'amore, la generosità, l'abnegazione, ma ritengo che queste siano virtù ancora più grandi se abbinate all'equilibrio interiore e all'armonia con se stessi. Questa è, secondo me, la vera sfida. Scritto in Italia, Varie Commenti ( 28 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Aug 08 L'America è debole e il mondo ne approfitta. Per sempre? Dopo la Russia, altre brutte notizie per l'Occidente. Il terrorismo islamico si è risvegliato: attentati in Algeria, ripresa dei kamikaze in Irak, i talebani all'offensiva in Afghanistan, dove hanno ucciso 10 soldati francesi, non sono mai stati così vicini alla capitale Kabul. Intanto, in Pakistan gli Usa perdono il fido Musharraf e mentre il mondo pensa alle Olimpiadi, la Cina prosegue la penetrazione in Africa. Come previsto l'opposizione alla Russia in Georgia è risultata sterile e Mosca continua a gestire la situazione a proprio piacimento (e infatti oggi l'Abkhazia ha chiesto l'indipendenza). L'accordo firmato dalla Rice con la Polonia per la fornitura di missili nell'ambito del progetto di scudo spaziale non proietta un'immagine di forza, bensì, per la fretta che ha caratterizzato le ultime trattative, di ansia. L'America è in disagio e la sua debolezza evidente: ho l'impressione che molti dei suoi antagonisti ne stiano approfittando per conquistare fette di potere o per rialzare la testa. Fino a dove si spingeranno? La debolezza geostrategica americana è strutturale o transitoria? Basterà un nuovo presidente a ridare lo smalto perduto? Come paiono lontani i tempi dell'America arrembante, eppure era appena il 2003. Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 65 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Aug 08 Due sprechi (tutti italiani) da eliminare Torno ad occuparmi un po' di vicende italiane, rilanciando qualche riflessione. La prima: perché in Italia i cantieri autostradali durano in eterno? Ad esempio sulla Milano-Genova i lavori di ampliamento per la terza corsia sono in corso da molti anni. E' un'autostrada che percorro abbastanza frequentemente in settimana, il sabato, la domenica, di giorno e la sera. Non vedo mai operai al lavoro, sembra tutto fermo. e infatti i progressi sono lentissimi. Negli altri Paesi a inizio lavori viene fissata una data per la conclusione che, salvo imprevisti e documentati motivi, viene rispettata. In Italia invece si sfora sui tempi e, naturalmente, sulla spesa. Domanda per Tremonti e Brunetta che finora si stanno comportando molto bene a mio giudizio: non è il caso di porre fine a questa indecenza? La seconda considerazione: sono d'accordo che vengano tagliate le spese statali e, di conseguenza, anche quelle agli enti locali. Ma perché punire tutti indiscriminatamente? Nella sanità, ad esempio, ci sono alcune regioni che gestiscono bene i fondi a disposizione, altre invece dove regna l'inefficienza e gli sprechi sono colossali. Perché non introdurre una linea meritocratica anche in materia? I tagli dovrebbero colpire soprattutto le regioni che sprecano, ho l'impressione che, se così, fosse, diventerebbero improvvisamente più virtuose. Sbaglio? Scritto in Italia Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (26) europa (3) francia (16) germania (2) giornalismo (38) gli usa e il mondo (31) globalizzazione (8) immigrazione (25) islam (12) Italia (104) medio oriente (8) notizie nascoste (29) presidenziali usa (13) russia (12) svizzera (3) turchia (12) Varie (15) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Rodolfo de Trent: Ambrogio, scusa, errate corrige: nel precedente ho sritto â?¬, ma intendevo $! 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Duello in Parlamento Tremonti-Bersani (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Politica Italiana Pagina 107 l'audizione Duello in Parlamento Tremonti-Bersani L'audizione --> ROMA Dopo il duello di martedì sera con Massimo D'Alema, ieri il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha fatto il bis con Pierluigi Bersani. Tema del confronto-scontro l'Alitalia. Il titolare del Tesoro arriva in Parlamento e davanti alle commissioni di Camera e Senato difende a spada tratta la scelta del governo: la privatizzazione della compagnia di bandiera non solo non pesa sui cittadini-contribuenti ma è l'unica strada attualmente in grado di bloccare le perdite. Non è vero, attacca però il Pd, quella che sta nascendo non è una nuova Alitalia, ma solo una nuova AirOne. Insomma, una piccola e domestica compagnia di bandiera che difficilmente riuscirà a competere con i giganti internazionali. L'audizione di Tremonti è stata chiesta a gran voce e a più riprese ma il timing vuole si tenga proprio nelle ore in cui la trattativa con i sindacati sul piano Fenice è alla stretta finale. Il "grado di complessità è alto" e il governo "potrà rispondere - chiarisce quindi il ministro - solo a valle della trattativa". Così il titolare di via XX Settembre si limita a ripercorrere la storia dell'epopea Alitalia e poi concede assai poco: dice che al momento "non c'e alcun acquirente disposto a accollarsi le passività dell'azienda" e che i continui riferimenti all'intesa con Air France sono "strumentali e irreali". Niente di più che "una chimera" ormai, aggiunge. Un attacco diretto, al quale il Pd reagisce immediatamente: "Nessuna persona di buon senso - spiega Bersani - può negare" che l'opzione Air France offriva una "prospettiva industriale e il rispetto delle regole". Certo, ammette, "c'era il problema della bandiera", ma non c'e dubbio che sarebbe stato di gran lunga meglio "mettere soldi pubblici nel rafforzamento della presenza italiana in un grande operatore". Bersani, però, si deve togliere anche un altro sassolino dalla scarpa: da titolare dello Sviluppo Economico nel governo Prodi aveva preparato un Piano B (in caso di fallimento della trattativa con Parigi) che prevedeva di modificare la Legge Marzano. Ma nessuno può osare, accusa, paragonarlo a quello messo a punto da Berlusconi. E Tremonti replica: "Se era possibile tutto questo perchè non lo avete fatto voi in 22 mesi?".

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Alitalia, accordo o tutti a casa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

Aut aut di Fantozzi ai sindacati: senza un'intesa, scatta subito la mobilità. Epifani: non accettiamo ultimatum Alitalia, accordo o tutti a casa Allarme dall'Ue: in Italia Pil fermo. Berlusconi: ma l'economia è solida.

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Alitalia: fischi per Bonanni (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Alitalia

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