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T ARTICOLI DEL 1-5 febbraio 2009
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Articoli
Alitalia 2 (117)
Addio agli aerei in orario ma nessuno si arrabbia più
( da "Secolo
XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
uno con
cravatta salmone a righe gialle su giacca carta da zucchero e camicia che ne
riprende i colori). Tutti che cristonano nel telefonino, tutti che chiedono
come stai a chi risponde dall'altro capo. segue >>
L'aereo
è in ritardoma nessuno alza la voce
( da "Secolo
XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: durante i quali si è svolto il pazzesco teatrino della privatizzazione di Alitalia, hanno a tal punto fiaccato la pazienza della gente che adesso il ritardo fa parte del novero delle cose certe, assieme alla morte e le tasse. Quelli di noi che si erano illusi, nelle meno delle due settimane trascorse dall'avvio della nuova Alitalia, che quella brutta parentesi si fosse chiusa,
Protesta
il sindaco di Torino: quanto s'è perso anche con l'Ici? Beffati proprio i
comuni virtuosi ( da "Unita, L'"
del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e altrettanti con l'abolizione dell'Ici, l'unico modo che il governo ha trovato per fare soldi è toglierli agli enti locali. Altro che federalismo». Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e ministro ombra delle Riforme, condivide in pieno la presa di posizione dell'Anci contro la nuova circolare del ministero dell'
da
malpensa a boffalora il deserto sulla bretella - stefano rossi
( da "Repubblica,
La" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
apertura di
Malpensa 2000 e addirittura inaugurata a fine marzo del
DUE
verità stanno emergendo. La prima è che le politiche di salvataggio delle
banche, il p... ( da "Messaggero, Il"
del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere.
ROMA
- Lufthansa punta su Roma. E si prepara a sfidare Alitalia in casa,
rosicchiando quote ... ( da "Messaggero, Il"
del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E si prepara a sfidare Alitalia in casa, rosicchiando quote di mercato e offrendo un servizio di qualità. Nei piani di Wolfgang Mayrhuber non c'è infatti solo la richiesta degli slot sulla Fiumicino-Linate, la rotta più redditizia, ma anche l'espansione di Air Dolomiti - posseduta al 100% dai tedeschi - nel Centro-Sud Italia.
È
rimasta nei bilanci per cautelarsi di fronte all'incertezza o è stata usata...
( da "Messaggero,
Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere.
Quella
lettera di Bruxelles sui turni di notte <L'esenzione per le mamme?
Discriminatoria> ( da "Corriere della Sera"
del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia di Roberto Colaninno e Rocco Sabelli. La lettera di Å pidla, che concede al nostro governo due mesi per rispondere prima di andare avanti con la procedura di infrazione, farà certamente piacere all'azienda, spaventata dall'idea di dover esonerare dal lavoro notturno ben 360 hostess che sotto la vecchia Alitalia godevano di questo diritto e intendono avvalersene anche nella
Colaninno:
"Mai ricevuto offerta da Lufthansa"
( da "Giornale.it,
Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: perché Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese". Quotazione in borsa "Non credo chiederemo fra 3 anni la quotazione in Borsa" ha proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un "miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha precisato, "la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air France"
SI
è INVECE SALVAGUARDATA LA LIQUIDITà E I REQUISITI PATRIMONIALI, AL FINE DI
EVITARE LO S... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere.
Colaninno:
nessun patto segreto con Air France
( da "Giornale.it,
Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: perché Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese". Quotazione in borsa "Non credo chiederemo fra 3 anni la quotazione in Borsa" ha proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un "miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha precisato, "la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air France"
Colaninno
su Alitalia: 'Nessuna cessione ad AirFrance'
( da "Voce
d'Italia, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Cronaca Articoli correlati: *Gf 9, Daniela Martani: hostess a rischio licenziamento *Alitalia, primo sciopero: e' guerra sui numeri *Alitalia: primo sciopero dell' 'era Cai' Guarda tutti i correlati
Se
la Germania nazionalizza ( da "Manifesto, Il"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: un istituto statale in cui far confluire tutti i titoli «tossici» in circolazione - e ricalca alla lettera il «lodo Alitalia» (scissa in due società diverse, la good company regalata ai privati e la bad garantita dallo stato). Era questa, del resto, la prima idea-guida del «piano Paulson» (l'ex ministro del Tesoro Usa), con 300 miliardi di dollari di dotazione.
Cancellazioni
e accorpamenti per riempire gli aerei
( da "Stampa,
La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La nuova Alitalia (che su Caselle ha i colori di Air One) non opera sempre tutti i collegamenti previsti tendendo ad accorpare sovente voli troppo vicini, altrimenti destinati a coefficienti di riempimento troppo bassi. Succede di solito con quelli del pomeriggio e la "manovra" ha quasi sempre il risultato di provocare la cancellazione di due collegamenti,
Caselle,
Cai scatena la lotteria dei prezzi
( da "Stampa,
La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Qui la nuova Alitalia e la low-cost Blu Express si stanno affrontando in una vivace battaglia: se Alitalia programma nei giorni feriale 13 voli al giorno (da 85 euro), molto attraente è anche l'offerta di Blu Express che ne offre 6 (ma a partire da appena 25 euro).
Brunetta:
<8 miliardi per la cassa integrazione>
( da "Secolo
XIX, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: come è stato nel caso di Malpensa e dell'accordo di Alitalia con Air France, che si è fatto comunque. È chiaro che il governo non aiuterà solo la Fiat e infatti, in settimana, è previsto un secondo giro di tavolo con le parti sociali sulla crisi dell'auto, che è anche emergenza dell'indotto: «Non c'è solo un aiuto specifico alla Fiat.
Colaninno:
<Non esistonoaccordi segreti con Air France>
( da "Secolo
XIX, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la nuova alitalia roma. A poco più di 15 giorni dal varo della nuova Alitalia il suo presidente, Roberto Colaninno, usa parole di grande ottimismo sui primi vagiti del nuovo vettore. «La societàè partita straordinariamente bene anche al di là delle nostre più rosee aspettative», ha detto ai microfoni della trasmissione "In mezz'ora"
"nessun
patto segreto con air france" - vittoria puledda
( da "Repubblica,
La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Va fatta una scelta tra Malpensa e Linate" "Nessun patto segreto con Air France" Colaninno: Alitalia non tornerà in Borsa fra tre anni VITTORIA PULEDDA MILANO - «Gli azionisti che hanno fondato Cai per quattro anni lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perché Alitalia torni ad essere la compagnia-ambasciatore del nostro Paese».
Nuova
Alitalia, nessun patto segreto ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Politica Italiana Pagina 104 Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il controllo azionario Nuova Alitalia, nessun patto segreto Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il controllo azionario --> ROMA Nessun patto segreto sulla nuova Alitalia per la cessione, tra qualche anno, della quota di controllo della compagnia italiana ad Air France-Klm.
Colaninno:
Linate ha costi insostenibili ( da "Corriere della Sera"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Gli scali Il presidente Alitalia: Malpensa, ora serve una scelta. Le comodità
si pagano Colaninno: Linate ha costi insostenibili «Non possono coesistere due
aeroporti, con la stessa vocazione, a
Colaninno:
Linate o Malpensa, scelta obbligata
( da "Corriere
della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
scelta
obbligata Il presidente di Alitalia: due aeroporti così vicini non possono
coesistere Sembra ormai delineato il sacrificio dello scalo di viale Forlanini,
definito il «silenzioso cannibale» dell'hub varesino La premessa è che «non
possono coesistere due aeroporti con la stessa vocazione a
I
vertici e la compagnia ( da "Corriere della Sera"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-02 num: - pag: 4 categoria: BREVI I vertici e la compagnia Il presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno. La compagnia sta valutando la situazione degli scali milanesi
Colaninno:
<La scelta è tra Linate e Malpensa>
( da "Corriere
della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La scommessa di Alitalia non si gioca solo in volo ma anche sui binari: «Il grande concorrente dell'Alitalia sulla rotta Roma-Milano, non c'è dubbio, sono le Ferrovie dello Stato — ha aggiunto Colaninno —. Dobbiamo trovare il modo migliore di competere: migliorare nei servizi, nel tempo impiegato e nelle tariffe».
Rimpasto:
tutti contro tutti Partiti alla lotta delle poltrone
( da "Corriere
della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma un risultato c'è già: tra Fiat di Cassino, Alitalia e Telecom il Lazio sarà colpito dall'emergenza occupazionale in modo drammatico. I partiti, però, sembrano da tempo concentrati su altro. Alessandro Capponi Piero Marrazzo Francesco De Angelis
Alitalia,
resta il rebus Fiumicino ( da "Tempo, Il"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: stampa resta il nodo Malpensa-Linate-Roma Alitalia, resta il rebus Fiumicino Resta ancora in sospeso il ruolo dei due aeroporti, Linate e Malpensa nel futuro di Cai e di conseguenza quello di Fiumicino. In una intervista al Sole 24Ore il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, lascia intendere che la questione è ancora aperta.
In
arrivo provvedimenti severi per l'hostess al Grande Fratello
( da "Tempo,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: hostess al Grande Fratello Si profilano problemi per l'hostess Alitalia che ha partecipato al reality telvisivo «Grande Fratello», la pasionaria Daniela Martani. Il presidente della Cai Roberto Colaninno ha annunciato che la compagnia userà «un atteggiamento molto severo ed intransigente» nei confronti della dipendente.
I
segreti del Grande Fratello ( da "Tempo, Il"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: oro dei boiardi Alitalia avrebbe giovato), e nelle scorse ore minacciata di "sanzioni severe e intransigenti" da Colaninno, dovrà dire alla Marcuzzi se intende restare dietro la porta rossa o tornare a indicare le uscite di emergenza ai passeggeri. In caso di tracollo emotivo, gli autori sono pronti a rivoluzionare la scaletta.
Il
maltempo si abbatte sull'Italia: neve e gelo Porto chiuso a Genova
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lunghe le code agli sportelli di British Airways ma anche allo stand informativo di Alitalia che ha cancellato i voli diretti da Roma delle 12.30 e delle 13. Disagi si segnalano in genere su tutte le rotte. Al momento non ci sono voli in fase di partenza. Dal volo air one delle 8.10 per Roma, ancora in attesa a Linate, al volo per Madrid di Alitalia delle 11.
ALESSANDRA
CHELLO MA QUALE ACCORDO SOTTOBANCO. SUL DESTINO DELLA NUOVA ALITALIA NON CI SONO
OMBRE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: si pensi alla sorpresa quando Alitalia presenterà il primo bilancio in utile. Colaninno ha poi ribadito che Cai non ha «mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France». Il presidente della nuova Alitalia si è poi soffermato sul nodo Milano Malpensa-Linate-Roma Fiumicino.
SONO
STATE DATE INDICAZIONI AL PERSONALE DI TRATTARE LA FACCENDA IN MANIERA MOLTO
SEVERA E INT... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Questo il commento del presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno alla domanda posta da Lucia Annunziata, nel corso del programma «In mezz'ora». La giornalista gli aveva chiesto se l'hostess che partecipa al «Grande fratello» sarà licenziata o meno. «Dopo di che di questa vicenda se ne è parlato anche troppo», ha poi concluso Colaninno.
A
SINISTRA LA HOSTESS ALITALIA CONCORRENTE AL GRANDE FRATELLO SOTTO IL...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: A sinistra la hostess Alitalia concorrente al «Grande Fratello» sotto il cardinale Tettamanzi e un pranzo della Caritas al centro aerei Alitalia e Air France
Ecco
perché il clandestino in realtà non viene espulso.
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: società (9) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.
Formigoni:
"Se non c'è accordo con Alitalia potenzieremo Linate"
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Se non c'è accordo con Alitalia potenzieremo Linate" di Redazione Il presidente della Lombardia: "Cerchiamo una soluzione unitaria, se non ci sarà proseguiremo con il piano alternativo, cioè la raccolta delle compagnie straniere che effettuino collegamenti col resto del mondo, e il potenziamento di Linate come city airport".
Il
Nord sotto la neve: Milano-Lecco bloccata Ritardi e voli cancellati
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: stand informativo di Alitalia che ha cancellato i voli diretti da Roma delle 12.30 e delle 13. Disagi si segnalano in genere su tutte le rotte. Al momento non ci sono voli in fase di partenza. Ripercussioni sui voli per il nord e centro Italia, in particolare Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna colpite dal maltempo, e per le avverse condizioni meteo che interessano anche Parigi,
Colaninno
e GF ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente»: così il presidente della nuova Alitalia ha risposto a Lucia Annunziata (nel programma ?In mezz'ora?), che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al GF sarà licenziata o meno. «Dopo di che di questa vicenda si è parlato anche troppo».
La
casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: società (9) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.
Crisi,
Berlusconi: 40 miliardi di aiuti "Intercettazioni, raggiunta
l'intesa" ( da "Giornale.it, Il"
del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.
Crisi,
Berlusconi: "Quaranta miliardi di aiuti"
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.
Eterna
campagna elettorale di Berlusconi: contro la crisi 40 miliardi. Anzi no, 80
( da "EUROPA
ON-LINE" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Nel preannunciare per i prossimi consigli dei ministri nuovi provvedimenti a sostegno di settori industriali strategici come auto e componentistica e del credito al consumo, il premier si spinge anche oltre fino a sostenere che i debiti di Alitalia (pari a 4 miliardi) saranno pagati dalla Cai e non dai cittadini. Il Pd definisce gravissime queste affermazioni e chiede chiarimenti.
passa
da linate il futuro di fiumicino - massimo riva
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: FUTURO DI FIUMICINO MASSIMO RIVA La nuova Alitalia ha preso il volo indicando come sua base principale ? il cosiddetto "hub" ? l´aeroporto di Fiumicino. Per le istituzioni politiche locali (Comune, Provincia e Regione) questa è stata una battaglia vinta, anche se con perdite piuttosto elevate: il numero complessivo dei voli dallo scalo capitolino è stato comunque ridimensionato,
"alle
europee ci vogliono cancellare" e il governatore sceglie di trattare -
emanuele lauria ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nella trattativa con Berlusconi sulla vicenda Alitalia-Cai. E ai vertici dell´Mpa, con un filo di perfidia, si ricorda che Caronia senior aveva chiesto agli autonomisti una candidatura per le Europee. «Marianna ha preferito il calduccio del sistema di potere palermitano alle battaglie per l´innovazione», commenta il presidente dei senatori autonomisti Giovanni Pistorio.
atitech,
vertice con lonardo e cozzolino "ora serve un incontro con il
governo" ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: stato avviato un nuovo network integrato con rete di collegamenti Alitalia e Air One, cercando di lasciare inalterati i voli e razionalizzando gli operativi laddove c´erano duplicazioni». «Su Atitech ci sono state delle manifestazioni di interesse di imprenditori locali che la Regione ha incoraggiato e che ha portato all´attenzione del governo, con il quale ora serve un incontro»,
una
raccolta di firme per linate - stefano rossi
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il sindaco attacca il presidente di Cai Alitalia, Roberto Colaninno: «Spero che le sue dichiarazioni siano state mal riportate, quando dice che Alitalia è un´impresa privata e non vuole pagare i costi delle comodità dei milanesi fra Malpensa e Linate. Se davvero Alitalia è un´impresa privata, non si capisce perché abbia sovvenzioni statali con una sorta di monopolio sulla Milano-
slot
vuoti, il colombo non vola più - massimo minella
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nuova compagnia aerea nata dalle ceneri della vecchia Alitalia e che ha assorbito Air One, sono scesi i collegamenti giornalieri fra Genova e la capitale. Trattative con altri vettori, ce ne sono da mesi. Si parla soprattutto di Air Vallée e di Blue Panorama. Ma anche su questo fronte, non ci sono novità, perché la trattativa esiste ma è ancora lontana dalla sua formalizzazione.
mambo
Se La Russa provasse a lavorare? ( da "Riformista, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: si era occupato della hostess Alitalia del Grande Fratello chiedendone il licenziamento. Gasparri mi ha telefonato amichevolmente rivendicando il proprio zelo perché scandalizzato dal fatto che tanti poveri dipendenti della compagnia di bandiera fossero finiti in cassa integrazione mentre la signorina in questione se la godeva in tv.
Alitalia,
il reality del licenziamento ( da "Unita, L'"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, il reality del licenziamento LICENZIataPer Daniela Martani, l'hostess dell'Alitalia protagonista del Grande Fratello, è in arrivo la lettera di licenziamento. A dirlo sono i suoi avvocati dopo che il presidente Colaninno aveva annunciato che la vicenda sarebbe stata trattata «in maniera molto severa ed intransigente»
vento
e mare agitato cancellati quattro voli
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: un Alitalia per Milano Malpensa e un RyanAir per Londra Stansted. Cinque voli non sono invece mai atterrati al Karol Wojtyla. Ai disagi al trasporto aereo ieri si sono aggiunti i problemi sulle strade nel Sud-Est barese: le raffiche di vento di scirocco, che ieri hanno raggiunto i 55 nodi, con alberi divelti,
Contro
la crisi Berlusconi annuncia ottanta miliardi Dove sono nessuno lo sa
( da "Unita,
L'" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia sono finiti in capo a Cai. «È gravissimo» replica Tiziano Treu. PAESE FERMO La realtà fotografa un paese che deve combattere con continui tagli di spesa. Le Regioni fanno l'altolà sui fondi per la formazione, i Comuni denunciano l'impossibilità di chiudere i bilanci, ieri gli assessori al sociale di Legautonomie riuniti in un convegno hanno fatto i conti con lo stop al piano-
l'hostess
pasionaria accusa "cai contro di me, lascio il gf" - roberto rombi
roma ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, diventata celebre per la fotografia, pubblicata su tutti i giornali, dove appariva con un cappio, ha deciso per il lavoro rinunciando alle sue speranze di entrare nel mondo della televisione. Rischiava il licenziamento dalla Cai perché era entrata nella casa del Grande Fratello senza dare nessun avviso della sua assenza.
<Basta
privilegi a Cai, su Linate serve concorrenza>
( da "Corriere
della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Porte sbattute Nelle tre settimane che separano l'affondo pubblico di Letizia Moratti contro Alitalia dell' 11 gennaio scorso (sempre davanti alle telecamere di In mezz'ora) e l'uscita di Colaninno domenica, si era tentata la via del dialogo. Ma ora Milano e Alitalia tornano a sbattersi la porta in faccia. «Ho una visione diversa da quella di Colaninno —
Volareweb,
comprata per 39 milioni e cancellata
( da "Corriere
della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: scomparso e ad ogni clic si viene automaticamente indirizzati sul sito di Alitalia; gli slot che appartenevano alla compagnia sono stati presi da Cai, che mette però in vendita i biglietti a tariffe normali. Dei dipendenti, 160 circa sono in «cassa», qualche pilota è passato ad Alitalia e una pattuglia di impiegati rimane in servizio per portare a termine la procedura fallimentare.
Aeroporti,
la Moratti contro Colaninno <Cai? Troppi favori a un'azienda privata>
( da "Corriere
della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ex Alitalia per 39 milioni e poi cancellata Aeroporti, la Moratti contro Colaninno «Cai? Troppi favori a un'azienda privata» «Visto che ora Alitalia è privata, non si capisce perché possa contare sul monopolio Roma-Milano». Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, attacca i vertici di Alitalia difendendo Malpensa e Linate.
Cancellato
un volo, anche attese di 6 ore ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ancora ritardi sul volo EasyJet per Malpensa delle 12,40 (partito alle 17,30) e sull'AirOne per Roma delle 13,30 (decollato alle 16,45). Forti disagi sugli arrivi con numerosi ritardi e con la cancellazione del volo Alitalia da Milano Linate delle 13,30. In serata la situazione è migliorata e i collegamenti sono ripresi con regolarità.
ROMA
- La frase è epica, degna dell'occasione: Con il cuore resto nella casa, ma
con... ( da "Messaggero, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, ha scelto il posto sicuro e ha lasciato le effimere lusinghe del Grande Fratello. Con il dovuto corredo di lacrime, il videomessaggio della mamma e l'occasione irrinunciabile della diretta del lunedì (l'Auditel vuole la sua parte) ha comunicato al popolo televisivo la sua decisione, ampiamente preparata con tanto di suspence creata ad hoc (
Il
contagio degli operai protezionisti
( da "Corriere
della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: alla questione Alitalia, non consentendo che la società venisse comprata da Air France-KLM, anche se poi quella stessa compagnia aerea straniera ha finito per comperare un 25 per cento di azioni ancora più a buon mercato di prima. Questo nazionalismo potrebbe sembrare giusto ad alcuni, specialmente quando si spende il denaro dei contribuenti.
<Finmeccanica
punta sugli Usa Non taglieremo gli investimenti>
( da "Corriere
della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Siamo disponibili anche a intervenire nella manutenzione Alitalia, però solo con un ruolo secondario» ROMA — Presidente, con l'attuale crisi che futuro vede per Finmeccanica? «Sul lungo periodo ha notevoli possibilità di espandersi e mantenere il livello di redditività. Sono abbastanza ottimista ma lo scenario economico globale esige un grande sforzo.
La
hostess: abbandono il Grande fratello
( da "Corriere
della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è avvisata. «Non posso assolutamente restare qui dentro, devo difendere il mio diritto al lavoro. E quello dei tanti colleghi che hanno perso il posto ». Così, tra lacrimoni e sospiri sotto al fiore di paillettes rosse del corpetto da prima serata, l'hostess Daniela Martani ha fatto la scelta che nessuno (Cai compresa)
Cappio
e proteste ( da "Corriere della Sera"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-03 num: - pag: 47 categoria: BREVI Cappio e proteste Daniela Martani, assistente di volo Alitalia, lo scorso settembre alla manifestazione presso la sede del ministero del Lavoro
Berlusconi:
"Quaranta ... ( da "Giornale.it, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.
L'impero
dei sensi è qui, a un niente da me. Cristina ...
( da "Tempo,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: oro dei boiardi Alitalia avrebbe giovato), e nelle scorse ore minacciata di "sanzioni severe e intransigenti" da Colaninno, dovrà dire alla Marcuzzi se intende restare dietro la porta rossa o tornare a indicare le uscite di emergenza ai passeggeri. In caso di tracollo emotivo, gli autori sono pronti a rivoluzionare la scaletta.
Slot
a Malpensa, la Consulta <atterra> la Regione
( da "Giornale.it,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I tecnici della Regione si stanno confrontando con quelli di Alitalia e se non arriveremo a una visione comunale con Alitalia porteremo avanti il nostro piano alternativo». Quale? La liberalizzazione dei voli su Malpensa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
<Per
uscire dalla crisi 40 miliardi in tre anni>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: fallimento Alitalia evitato, nuovo impulso al settore infrastrutture), assicurare che il Paese uscirà presto e meglio di altri dalla crisi economica, ribadire la necessità di riformare la giustizia, limitando le intercettazioni. Collegato telefonicamente da Arcore, il premier elogia innanzitutto il «nuovo metodo comunicativo,
La
pasionaria Alitalia lascia e... ( da "Giornale.it, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 29 del 2009-02-03 pagina 30 La pasionaria Alitalia lascia e torna a lavorare di Laura Rio La hostess pasionaria dei giorni caldi di Alitalia ha deciso di lasciare la casa del Gf per evitare il licenziamento. La donna accusa la Cai: "Non mi ha concesso l'aspettativa" Milano - Daniela Martani è uscita dalla casa del Grande Fratello.
FRANCESCA
BELLINO ROMA. DEVO DIFENDERE IL MIO DIRITTO AL LAVORO E I MIEI COLLEGHI CHE
HANNO... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: hostess della nuova Alitalia minacciata di licenziamento, è uscita ieri dalla casa del «Grande fratello». Una decisione difficile e presa piangendo in diretta tv, incalzata dalle domande della conduttrice del reality di Canale 5, Alessia Marcuzzi, e con tanto di videomessaggio della mamma che le consigliava di tornare al lavoro.
Alitalia,
Anpac e Up verso il primo sciopero
( da "Giornale.it,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 03 pagina 0 Alitalia, Anpac e Up verso il primo sciopero di Redazione L'accusa a Cai da parte delle associazioni di categoria: "La compagnia non rispetta gli accordi sottoscritti con i sindacati". Il primo di una serie di stop dovrebbe essere in calendario già a marzo: "Il management si deve sedere intorno a un tavolo" Roma - Pronti,
Fellay:
"Spiritualmente, siamo ebrei".
( da "Giornale.it,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia lascia e torna a lavorareRussia: uccidono una ragazza la fanno a pezzi e la mangianoSpagna: documenti falsi per al QaedaSci, SuperG mondiale alla Vonn. Azzurre male Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Francesco Agnoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Giacomo Galeazzi il blog di Jesùs Bastante Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog
Perché
è quasi impossibile sfuggire al Grande fratellamento
( da "Foglio,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia deve temere la sua verve di “pasionaria” – e a forza di appellarla tale, tra televisioni e giornali (che ieri alla faccenda dedicavano intere paginate: evento che onestamente Gutenberg non poteva prevedere), uno s?immagina la tratta Roma-Tokyo in compagnia di Dolores Ibarruri.
Che
si tratti di un'offensiva mediatica in piena regola non c'è dubbio. L'altro ...
( da "Stampa,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dalla cordata italiana per Alitalia. Altrimenti potrebbe correre grossi rischi non tanto per l'oggi quanto per il domani. Con una crisi come l'attuale, il rapporto di fiducia tra l'esecutivo, il suo leader e l'opinione pubblica è un elemento fondamentale. Dato che le risorse sono comunque limitate, la gente - sono i discorsi che fanno gli esperti del Cavaliere -
La
linea Torino-Roma via Crucis degli aerei
( da "Stampa,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Monica Perosino Alessandro Mondo Servizio Con la nuova Alitalia in ritardo il 40 per cento dei voli Profumo risponde a Pelizzetti «Le sue parole mi hanno sorpreso» Andrea Rossi Alla Cai non piace la rotta Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo il maxiritardo che ha condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, l'altra sera.
[FIRMA]JACOPO
D'ORSI Roma-Torino, quando il ritardo è capitale. Storia di un pomeriggio...
( da "Stampa,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Miracoli che nella nuova Alitalia targata Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G. - ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti». Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18.
"Ore
di attesa e ci perdono pure i bagagli"
( da "Stampa,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Miracoli che nella nuova Alitalia targata Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G. - ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti». Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18.
Torino-Roma
L'aereo in orario ( da "Stampa, La"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, dal canto, suo è stata esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del Carignano,
Ore
di attesa in aeroporto e ci perdono anche i bagagli
( da "Stampa,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia targata Cai. Mentre quasi tutto il resto dei voli su Caselle è arrivato in orario, sulla tratta da e per la capitale si sono registrati diversi ritardi. A volte un'ora, altre 40 minuti, altre mezz'ora: mai puntuali, però. E, se il ritardo fa più notizia quando sull'aereo c'è Roberto Benigni, l'attore premio Oscar deve dividere rabbia e disappunto con centinaia di altri viaggiatori
Torino-Roma,
ritardi quotidiani ( da "Stampa, La"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, dal canto, suo è stata esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del Carignano,
epifani
sulla hostess "ha dovuto decidere ha scelto il posto fisso" - roberto
rombi ( da "Repubblica, La"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia che partecipava al Grande Fratello. Di fronte all´aut aut dell´azienda ha scelto il posto fisso, nella situazione di incertezza di oggi non possiamo assumere come valore negativo il desiderio di certezza del posto di lavoro». Senza più lacrime, affiancata da due avvocati, ieri la Martani ha incontrato la stampa per ribadire che non c´
L'affondo
di Berlusconi: Soru ha fallito ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e tutte le aziende crisi», ha aggiunto Soru. BOTTA E RISPOSTA Interviene il Pd nazionale, con il portavoce Andrea Orlando: «C'è da chiedersi se il modo migliore di interpretare il ruolo di presidente del Consiglio in questo momento così difficile per il nostro Paese sia quello di trasformarsi in propagandista da campagna elettorale permanente allo scopo di coprire gli evidenti
È
davvero un segno dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria delle
hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il
posto di lavoro nella ( da "Riformista, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella nuova società Cai È davvero un segno dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella nuova società Cai.
Lo
scalo lombardo ha 11 anni di vita ma nessun padre. È stato disconosciuto da Ue,
governi, amministrazioni regionali. E adesso se ne va anche mamma Alitalia,
anche se arriva Lufth ( da "Unita, L'"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Lo scalo lombardo ha 11 anni di vita ma nessun padre. È stato disconosciuto da Ue, governi, amministrazioni regionali. E adesso se ne va anche mamma Alitalia, anche se arriva Lufthansa
berlusconi
all'attacco di soru - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi pensi piuttosto ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle aziende che hanno tagliato migliaia di posti di lavoro, faccia qualcosa per l´Italia». Il Cavaliere e il Governatore non sono proprio fatti per piacersi. Ecco come Berlusconi descrive il temperamento di Soru: «Ha distrutto con il suo carattere torvo, iroso, la stessa coalizione di sinistra che lo sosteneva»
Anpac
e Up pronti allo stop. Aerei semivuoti e tensioni
( da "Manifesto,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA /FINITA LA TREGUA Anpac e Up pronti allo stop. Aerei semivuoti e tensioni Anpac e Up hanno aperto le procedure per il primo di una serie di scioperi dei piloti di Alitalia-Cai, a cominciare dal mese di marzo. La categoria dei piloti «è ormai da molte settimane alla ricerca di un dialogo costruttivo con Alitalia-
CAGLIARI
- Il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna rischia di perdere sempre
più le c... ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E invita il premier a «fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e di tutte le aziende in crisi». Giunto poi nel tardo pomeriggio a Bologna, aggiunge: «Mi viene tristezza a vedere un uomo di 73 anni che per vincere un'elezione in più è disposto a calunniare chiunque e a dimostrare che si può vincere imbrogliando».
ROMA
Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le procedure per la
dichiarazione del prim... ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dichiarazione del primo di una serie di scioperi in Alitalia che saranno calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire da marzo. Lo rendono noto le due sigle spiegando che Alitalia non rispetta l'accordo quadro di palazzo Chigi e non ha rispettato i criteri di assunzione. Anpac e Up ricordano che «rappresentano la quasi totalità dei piloti della nuova compagnia guidata dall'
Alitalia,
a marzo nuovi scioperi ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi Alitalia, a marzo nuovi scioperi I piloti: «L'azienda viola l'accordo di palazzo Chigi e i criteri di assunzione»
GRANDE
mobilitazione per l'hostess che abbandona il reality perchè a rischio
licenziamento... ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia non
la farà atterrare a casa (quella sua, non quella con la C maiuscola del Grande
fratello). Lei, per dare corpo alla fama di pasionaria, non abbandona i toni
epici, ma in realtà la sua missione televisiva è compiuta. Nel senso che la sua
permanenza nella scombiccherata assemblea di varia umanità che popola il
reality di Canale
ROMA
- "Alea iacta est". Proprio così: "Il dado è tratto".
Dan... ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia come part time da una decina di anni riscuotendo il plauso anche di Epifani segretario generale della Cgil. Le esternazioni le ha fatte nel corso di una conferenza stampa alla quale si è presentata con i suoi legali. «Voglio comunque chiarire che non sono una hostess ma faccio la hostess, ovvero questo è il lavoro che mi dà da mangiare ma il mio desiderio più grande è cantare
Passera
contro la Moratti: su Linate sbaglia
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Rotte Il banchiere rinvedica il ruolo della nuova Alitalia: salvati 14 mila posti di lavoro. E Meridiana chiede 40 slot sul Forlanini Passera contro la Moratti: su Linate sbaglia L'ad di Intesa Sanpaolo: da agosto sapeva che Cai puntava su Malpensa Alitalia arrogante? Alitalia che s'avvantaggia di una posizione dominante sulla tratta Forlanini-Fiumicino?
L'hostess:
ho subìto un'ingiustizia, Berlusconi mi inviti
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Se davvero riesce a tenerselo quel contratto a tempo indeterminato con Alitalia, la Martani dovrà dire addio per sempre alle ambizioni da star. Ma va. «Perché dovrei? Vuol dire che richiederò il part-time». Il tempo stringe: il 10 febbraio scadono i termini per rispondere alla seconda contestazione disciplinare della compagnia di bandiera che l'ha sospesa dal servizio.
E
l'ex governatore <Silvio imbroglione>
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi farebbe bene a pensare ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle imprese che hanno tagliato migliaia di posti». Lui, come amministratore, si sente la coscienza a posto: «Abbiamo ricevuto in eredità dal centrodestra un debito di 5 miliardi: da tre anni siamo in pareggio e abbiamo cancellato mille posti di sottogoverno».
Passera:
aiutare la crescita fa bene anche ai conti pubblici
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma il sindaco di Torino Chiamparino accusa che sono stati buttati per l'Alitalia 3 miliardi di soldi pubblici. «Se fosse fallita, lo Stato se ne sarebbe probabilmente dovuti sobbarcare il doppio e avrebbe avuto alcune decine di migliaia di disoccupati in più. Lo dico senza polemica».
Colaninno?
Chi è senza peccato? ( da "Tempo, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La nuova Alitalia le contesta di non essersi presentata né alle visite mediche né all'imbarco del volo Roma-Tokio al quale era stata assegnata, ma anche i giudizi critici sull'azienda espressi in alcune interviste. Per i due legali della hostess, Alessia Montani e Rosario Siciliano, «la condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti dell'
E
i piloti della nuova Alitalia minacciano altri scioperi a marzo
( da "Tempo,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: stampa E i piloti della nuova Alitalia minacciano altri scioperi a marzo Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del primo di una serie di scioperi in Alitalia che saranno calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire da marzo.
<Cara
Alitalia, io non mi pento di nulla>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: televisive che dal 10 febbraio potrebbe essere licenziata dalla nuova Alitalia, non vuole mollare. Tutto è cominciato con la sua foto con il cappio al collo nei giorni caldi dell'Alitalia, pubblicata su tutti i giornali. Poi l'ingresso nella Casa del Grande Fratello , la presa di posizione della compagnia di bandiera, il rischio licenziamento e l'uscita dalla casa del reality show,
Parola
d'ordine: alzare il tiro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: L'Alitalia. Ed ecco che al Grande Fratello entra Daniela, la pasionaria del cappio al collo. Ci sta un mesetto, per farsi conoscere, e poi viene posta di fronte a un dubbio etico lacerante: uscire e combattere, oppure restare nella Casa, a farsi criticare da tutti.
<Aspetto
ancora di sapere perché Alitalia non mi dà l'aspettativa>
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 30 del 2009-02-04 pagina 11 «Aspetto ancora di sapere perché Alitalia non mi dà l'aspettativa» di Laura Rio Scusi, signora Martani, prima questione: ma se lei voleva fare la donna di spettacolo, perché si è messa in prima fila con un cappio al collo per riavere un posto di lavoro come hostess? «Perché non è così.
Quei
manager che si tagliano lo stipendio.
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: società (10) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.
Panasonic
manda a casa 15.000 persone ( da "Voce d'Italia, La"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Cronaca Articoli correlati: *Sacconi: "lavorare meno, ma lavorare tutti" *Esuberi Alitalia: 4.500 posti, la base della trattativa sindacale *Matteoli: "Impossibile quantificare gli esuberi" Guarda tutti i correlati
CARO
SIG. LUBRANO, SONO UN PICCOLO RISPARMIATORE, CIOè UNO, COME DICONO CERTI
OPERATORI ECONOMI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma incorreggibile come sono ho acquistato, due anni fa, cinquemila azioni Alitalia, che allora costavano un euro. Ora che la vecchia Alitalia è morta ed è rinata passando per la Cai, che succede alle mie povere azioni? Ho preso un'altra fregatura, mi trovo in mano titoli spazzatura. Me la prendo con me stesso, certo.
BOTTA
E RISPOSTA TRA SILVIO BERLUSCONI E IL CANDIDATO DEL PD ALLA POLTRONA DI
GOVERNATORE DELLA SARD... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: «Pensi lui a fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e tutte le aziende crisi». Poi dal palco Soru torna sul premier: «Berlusconi e i suoi stanno facendo di tutto per "conquistare" la Sardegna: ogni giorno arriva un ministro se non lui direttamente. Non si era mai visto un tale schieramento.
FABRIZIO
CORALLO ROMA. DANIELA è USCITA DALLA CASA DI CINECITTà, MA SU DI LEI NON SI
SP... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: per non essere licenziata dalla nuova Alitalia. Ed è pronta a dare battaglia: la decisione dell'azienda sul suo futuro non dovrebbe arrivare prima del 10 febbraio, lasciandole una settimana per rispondere alle contestazioni della direzione del personale. L'hostess che nei giorni caldi dell'Alitalia finì su tutti i giornali nella foto con il cappio al collo,
Anche
Meridiana-Eurofly chiede 40 slot a Linate
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ispiratore del piano di privatizzazione di Alitalia, si è detto in disaccordo con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, la cui posizione è di difesa di Linate. Alitalia chiede un ridimensionamento dello scalo cittadino nell'ottica di una valorizzazione di Malpensa. Ieri frattanto, dopo l'annuncio di EasyJet di aver chiesto 30 slot a Linate, anche il gruppo Meridiana-
Colaninno:
"Non volo da Malpensa". Furia leghista
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Malpensa
soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa
capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente.
Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito
all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da
Alitalia,
Colaninno: 'Mai volato da Malpensa'
( da "Voce
d'Italia, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Politica Articoli correlati: *Malpensa-Italia: un "Paragone" scomodo *Alitalia: primo sciopero dell' 'era Cai' *Alitalia: questa mattina il primo volo Guarda tutti i correlati
Colaninno:
"Non volo da Malpensa". Furia Lega
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Malpensa
soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa
capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente.
Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito
all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da
"Alitalia
ritarda i voli solo per risparmiare"
( da "Stampa,
La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia ritarda i voli solo per risparmiare" Squatter all'assalto di S. Salvario Irene Cabiati Servizio «C'è amianto nelle cantine» Monica Perosino Low cost all'attacco, e Colaninno non risponde sui disagi In quattordici ieri sera hanno fatto irruzione nel consiglio di quartiere che parlava di degrado Massimo Numa Continua la polemica sui ritardi dei voli Cai a Caselle.
La
sfida del super treno Torino-Roma in 4 ore e 15'
( da "Stampa,
La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: della nuova Alitalia sull'aeroporto di Caselle. La nuova compagnia di bandiera ha una decina di mesi per migliorare il servizio ma è evidente che il «Freccia Rossa» richiama un numero sempre maggiore di passeggeri. Senza dimenticare che le performance dell'alta velocità - ieri il treno che sta collaudando la linea veloce Bologna-Firenze è stato battuto il record italiano di velocità,
"Cai
cancella i voli, così risparmia"
( da "Stampa,
La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia su Torino tende, con una certa frequenza, ad accorpare i voli. E' una politica corretta? «Beh, una compagnia aerea può scegliere fra operare sempre e comunque tutti i suoi voli, rispettando scrupolosamente il proprio orario, oppure pensare a risparmiare quando due aerei che decollano a 50 minuti di distanza uno dall'
Colaninno:
io non parto da Malpensa ( da "Stampa, La"
del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il presidente di Alitalia La sua provocazione: meglio Francoforte Il Carroccio non si rassegna e lo attacca Ma lo scalo perde il 20% dei passeggeri Colaninno: io non parto da Malpensa Barbera A PAGINA 23
Alitalia,
Colaninno in Aula litiga con la Lega
( da "Secolo
XIX, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Colaninno in Aula litiga con la Lega bagarre durante un'audizione al Senato «Io non uso Malpensa, sono affezionato a Francoforte». E il Carroccio insorge: queste sono provocazioni 05/02/2009
Truffa,
arrestato"re" delle cliniche
( da "Secolo
XIX, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nei guai anche il padre Antonio Il figlio socio dell'alitalia 05/02/2009 Giampaolo Angelucci è il più attivo dei quattro figli nell'impresa di famiglia. Nel 2007 è stato indagato per una vicenda di presunta corruzione che vedeva coinvolto anche l'allora governatore della Regione Puglia, e attuale ministro, Raffaele Fitto.
Colaninno
(Cai) snobba Malpensa ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per viaggiare il presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno (nella foto) confessa di preferire Francoforte a Malpensa, che ritiene scomoda. Lo fa durante un'audizione in Senato e la Lega insorge. È l'emblema di una giornata di tensione, con uno scontro tra l'amministratore delegato Rocco Sabelli e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani,
Lega:
<Delusi da Cai, applica un piano di dieci anni fa>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il numero uno di Alitalia non vola da Malpensa. Sì, avete letto bene. Roberto Colaninno è «un affezionato di Francoforte». Il presidente della nuova Alitalia tra lo scalo lombardo e quello tedesco preferisce quest'ultimo: «Sono un affezionato di Francoforte e, infatti, per spostarmi faccio sempre Verona-Francoforte con la Air Dolomiti».
Bonomi:
<Sarà un anno orribile> ( da "Giornale.it, Il"
del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: «Colaninno annuncia che su Linate i voli Alitalia saranno 669 e 201 su Malpensa». Ma gli aeromobili della nuova Alitalia, continua il presidente di Sea, «oggi volano con un coefficiente di riempimento del 30 per cento su Malpensa e del 40 per cento su Linate quando il punto di pareggio è del 60 per cento».
L'AEROPORTO
DI MALPENSA ANCORA PIETRA DELLO SCANDALO. IL PRESIDENTE DELLA NUOVA ALITALIA,
ROBER... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, parlando del principale scalo lombardo nel corso di una audizione al Senato ha fatto infuriare la Lega Nord. Colaninno infatti attacca l'assenza di infrastrutture di collegamento allo scalo varesino e racconta: «Io abito a Mantova e per arrivare a Malpensa ci metto 5 ore di macchina: 4 ore di viaggio e un'
In
volo CON CAI ( da "Manifesto, Il"
del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è poca gente in attesa di imbarcarsi sul volo Alitalia per Newark, sobborgo satellite di New York. Meno di un centinaio di passeggeri. Di solito in questo periodo sono di più. I più numerosi sono un gruppo di studenti americani di ritorno dalle vacanze in Europa, scherzano ad alta voce stesi sui loro zaini o fanno il sudoku, poi ci sono quelli che viaggiano per affari.
Cai,
Colaninno provoca: io non volo da Malpensa
( da "Giornale.it,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Malpensa soffre
Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo
alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente.
Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito
all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da
Alitalia,
sgambetto a Malpensa Colaninno preferisce Francoforte L'ad Sabelli: aerei...
( da "Giornale.it,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ha detto - ho ricevuto una lettera da Roberto Colaninno, presidente di Alitalia, in cui diceva che su Linate la compagnia avrebbe operato 669 voli settimanali e 201 su Malpensa». E poi spiega: «Alitalia viaggia con coefficienti di riempimento del 30% a Malpensa e del 40% a Linate, quando il punto di pareggio è circa al 65%.
Caso
Eluana, un giudizio controcorrente che fa riflettere.
( da "Giornale.it,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Abstract: società (11) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.
( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Addio agli aerei in orario
ma nessuno si arrabbia più ordinarie disavventure di viaggio SONO le 21.34 di
venerdì 30 gennaio e, assieme a qualche decina di poveri cristi come me, mi sto
girando i pollici nell'aeroporto di Fiumicino. Ci hanno appena comunicato che
il volo delle 21.25 per Genova (che sarebbe dovuto decollare nove minuti fa) è
differito alle ore 22.00 (in realtà, ci faranno imbarcare in quel momento, col
risultato di arrivare a destinazione con quasi un'ora di ritardo). Differito -
così ha detto la gentile signorina al gate A22 per placare la rabbia di chi, a
quest'ora, vorrebbe tornare da moglie e figli. La reazione dei passeggeri, puoi
immaginartela. C'è il vecchietto isterico che "figgi de bagasce!".
C'è l'altro prototipo di vecchietto, quello bonaccione con una spolverata di
capelli bianchi che la prende sul ridere. C'è la coscialunga in carriera, c'è
il ragazzino col computer tempestato di stickers, c'è il manager che prende un
appuntamento per domani mattina, ci sono tutte le gradazioni del grigio e del
blu negli abiti anonimi e nelle cravatte di questa strana umanità che viaggia
per lavoro e rientra in giornata (e qualcuno che azzarda combinazioni più chic,
uno con cravatta salmone a righe gialle su giacca carta da zucchero e camicia
che ne riprende i colori). Tutti che cristonano nel telefonino, tutti che
chiedono come stai a chi risponde dall'altro capo. segue >>
( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
L'aereo è in
ritardoma nessuno alza la voce quando prevale la rassegnazione carlo stagnaro
dalla prima pagina Tutti che si affollano al bar per addentare un costosissimo
panino alla plastica, tutti che raccontano i pettegolezzi di oggi come se
questo potesse ingannare il grande cronometro dell'universo e comprimere lo
spazio che ci separa dall'ingresso sul velivolo. E invece tic toc tic toc,
l'orologio gira lento come non mai. Sai cosa non c'è, se si esclude qualche
isolata reazione iniziale? Non c'è più la rabbia. Una volta, l'annuncio di un
ritardo importante, soprattutto in certe giornate e in certi orari, destavano
la rabbia dei passeggeri. Qualcuno urlava, qualcuno pretendeva di parlare col
capo, qualcuno semplicemente diceva alla signorina al gate tutto quello che
pensava di lei, della sua mamma e soprattutto della compagnia per cui lavorava.
Invece, nulla. La rabbia è sparita. Gli ultimi due anni, durante
i quali si è svolto il pazzesco teatrino della privatizzazione di Alitalia, hanno a tal punto fiaccato la pazienza della gente che adesso
il ritardo fa parte del novero delle cose certe, assieme alla morte e le tasse.
Quelli di noi che si erano illusi, nelle meno delle due settimane trascorse
dall'avvio della nuova Alitalia, che quella brutta parentesi si fosse chiusa, oggi sono
tornati alla realtà. E' vero: secondo quanto ha riferito il pilota (di un volo
operato da Airone, peraltro) il ritardo era dovuto all'inefficienza dei servizi
aeroportuali. Però, resta il fatto che dei quattro voli che io ho preso oggi,
tre erano in ritardo, quale che ne fosse la causa. Il problema vero, in fondo,
è che la manovra governativa per la privatizzazione di Alitalia
e il salvataggio di Airone è stata concepita in modo tale da aggirare quello
che dovrebbe essere l'obiettivo vero del processo di de-statalizzazione
dell'economia: cioè introdurre concorrenza per fare efficienza. Mentre ai
contribuenti sono state accollate tutte le perdite (e il debito) del vettore
tricolore, attraverso la bad company, i consumatori hanno visto precipitare tra
le braccia del monopolio quello che era un mercato già scarsamente competitivo,
almeno per quel che riguarda le tratte nazionali. Uno degli elementi chiave
della cessione a Cai è stato infatti la sospensione dei poteri antitrust, che
servono proprio a evitare che le regole del confronto competitivo vengano
aggirate o annichilite. Così, si è cambiato tutto a condizione che nulla
cambiasse. Non bisogna, ciò detto, precipitare nel pessimismo. Nonostante tutte
le resistenze e gli accorgimenti in senso contrario, l'uscita del Tesoro dalla
compagine azionaria di Alitalia è una buona notizia, perché
difficilmente i grandi cambiamenti - e questo lo è, anche se avrebbe dovuto
verificarsi meglio e prima - restano senza conseguenze. Quindi, è ragionevole
attendersi nel lungo termine il ristabilirsi di un contesto concorrenziale
propriamente detto, anche perché le direttive europee puntano esattamente in
quella direzione. Si tratta di avere pazienza. Abbiamo sofferto tanto,
soffriremo ancora. Soffriremo forse di più, perché quello scampolo di
concorrenza che c'era tra Alitalia e Airone è venuto meno.
Pagheremo biglietti salati. E continueremo a volare in ritardo, a perdere le
connection, a ingurgitare il cibo di Big Jim coi nomi delle piazze romane in
quegli squallidissimi chioschetti di Fiumicino. Continueremo a telefonare per
annunciare che non aspettarmi a cena, arrivo tardi. Continueremo a fare tutto
questo, ma per favore, non perdiamo noi stessi. Continuiamo a incazzarci. Non
serve a nulla, ma almeno ci fa sentire vivi. 01/02/2009
( da "Unita, L'" del 01-02-2009)
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Protesta il sindaco di
Torino: quanto s'è perso anche con l'Ici? Beffati proprio i comuni «virtuosi»
Sono misure iugulatorie. Dopo aver buttato tre miliardi di euro con l'Alitalia e altrettanti con l'abolizione dell'Ici, l'unico modo che il
governo ha trovato per fare soldi è toglierli agli enti locali. Altro che
federalismo». Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e ministro ombra delle
Riforme, condivide in pieno la presa di posizione dell'Anci contro la nuova
circolare del ministero dell'Economia che irrigidisce il patto di stabilità.
E sull'Ici il primo cittadino della Mole vaticina: «Il federalismo la chiamerà
in un altro modo, ma se vuole funzionare non potrà fare a meno dell'imposizione
autonoma degli enti locali» Sindaco Chiamparino, cosa significherà in pratica
per Torino la circolare di Tremonti? «In termini quantitativi dovrei fare uno
studio dei dati. Ma in generale se, come capisco, prevede che i proventi delle
alienazioni patrimoniali dei Comuni debbano rientrare nel patto di stabilità e
non possano essere utilizzati per altri investimenti, ci danneggerà». Sembra
che per l'80% dei Comuni italiani non riuscirà a rispettare le regole... «Non
voglio continuare le polemiche con Roma. Ma se il governo lasciasse uscire i
Comuni dal patto per la spesa degli investimenti, ovviamente finanziandoseli
loro, sarebbe un modo per consentire a quelli "virtuosi" di
realizzare piccole opere e anche di dare un contributo a questa difficile
situazione economica generale». Perché questa mossa del ministro dell'Economia?
«Tremonti è preoccupato che nessuno gli sottoscriva il debito pubblico. Ma su Alitalia hanno buttato via tre miliardi di euro. E
altrettanti li hanno persi con l'abolizione dell'Ici». Togliere l'Ici è stato
un errore? Anche se la crisi era di là da venire? «La si poteva tranquillamente
lasciare esentando i redditi più bassi come aveva iniziato a fare l'esecutivo
Prodi. E poi, visto che si parla tanto di federalismo, si potrebbe lasciare che
decidano i singoli Comuni che conoscono i loro cittadini e i problemi che hanno
di fronte». Finirà che si dovrà rimettere l'Ici? «Il federalismo potrà
chiamarla diversamente, anche "Pippo" se crede. Ma se lo si vuole
realizzare, Comuni e Regioni devono per forza avere imposte autonome». Lei che
cosa farebbe con un po' di soldi in più? «Ci sono tante cose. Manutenzioni
straordinarie delle scuole, visto che c'è il tema della sicurezza dei ragazzi.
Manutenzione stradale. Piazze, strade, sottopassi. Ma se non puoi nemmeno usare
i soldi che hai ricavato dalla vendita dei tuoi immobili, è una presa in giro».
Il presidente dell'Anci Domenici ha scritto una lettera a Tremonti minacciando
la rottura delle relazioni istituzionali . È d'accordo? «Ci siamo sentiti. È
una posizione condivisa e concordata». Anche nella maggioranza si registrano
dissensi con l'operazione. C'è un imbarazzo della Lega? «C'è una chiara
preoccupazione dei sindaci leghisti. Si rendono conto che il federalismo è più
sbandierato che praticato. Capiscono che le poche città privilegiate e trattate
con attenzione dal governo non sono certo a Nord. Penso a Catania, ad esempio.
Alla fine, la sostanza è che l'unico modo trovato dall'esecutivo per fare soldi
è toglierli agli enti locali con misure iugulatorie». Il federalismo vi aiuterà
a rimpinguare le casse? «Se è federalismo vero, sì. Altrimenti è il solito
trasferimento dal centro. Tutto sta nella differenza tra finanza derivata, come
è oggi il regime, o finanza autonoma».
( da "Repubblica, La" del 01-02-2009)
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Pagina IV - Milano
Da Malpensa a Boffalora il deserto sulla bretella Cattaneo: "Ma resta
fondamentale per il Nord" Gli ambientalisti "La Regione fa strade
anche dove non servono a niente" Ogni giorno è percorsa da 10mila veicoli,
ma il progetto ne aveva previsti 90mila STEFANO ROSSI Costata 208 milioni per
( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)
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Domenica 01 Febbraio
2009 Chiudi DUE verità stanno emergendo. La prima è che le politiche di
salvataggio delle banche, il piano Paulson e variazioni internazionali, sono
state un fallimento. La liquidità ricevuta non è stata immessa nel sistema per
rialimentare il credito alle imprese e alle famiglie. È rimasta nei bilanci per
cautelarsi di fronte all'incertezza o è stata usata per fronteggiare altre
perdite. Le semi-nazionalizzazioni e ricapitalizzazioni, con meccanismi
punitivi, hanno distolto il management dal prendere i giusti rischi, quelli di
offrire credito all'economia. Si è invece salvaguardata la liquidità e i
requisiti patrimoniali, al fine di evitare lo stigma di un ulteriore intervento
pubblico. Willelm Buiter dice: bisogna nazionalizzare completamente per
eliminare questi incentivi perversi. Le banche inglesi sono degli zombie. Negli
Stati Uniti anche, e si fa sempre più avanti l'idea di istituire una banca
cattiva a livello aggregato, the bad bank, per isolare i titoli tossici e
permettere alle banche di ricominciare a sostenere il credito all'economia. Quanto
questo sia diverso dal Piano Paulson di quattro mesi fa non è chiaro. Negli
Stati Uniti e in Gran Bretagna, bisogna prima ripulire i bilanci delle
famiglie, condonare i debiti e i mutui. Questa è la priorità e Obama sa di
doverlo fare. È consapevole, insomma, di dover lavare i "panni
sporchi" dell'America. Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a
prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a
quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni
privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio
mestiere. Nazionalizzare per vendere, non svendere, riduce i costi
dell'operazione per il contribuente, rispetto al progetto di una banca fatta
solo di carta straccia. Ed è una scelta di "mercato". In fondo, la
liquidità di alcuni privati è abbondante, non solo tra i fondi sovrani. Manca
la giusta collocazione. Di questi tempi, nessun imprenditore vuole accollarsi
delle mele marce e una ristrutturazione aziendale in periodo di crisi. Più
avanti si va con l'avvilupparsi della crisi finanziaria in quella reale e
viceversa, più aumenta la parte delle banche che finirà in quella cattiva. Non
si tratta solo del problema dei derivati creditizi, ma anche dell'attività tradizionale
che incomincia a soffrire per i crediti dati ad imprese ora in difficoltà o per
gli investimenti nei Paesi emergenti, anch'essi in ritirata. Questa proposta
avrebbe sicuramente funzionato un anno fa. Ora meno. La seconda realtà. È
sempre più evidente che il piano di politica fiscale di Obama non potrà fare
molto. Lo dicono gli stessi consulenti economici. Per ogni dollaro speso, il
prodotto interno lordo aumenterà massimo di un dollaro e mezzo. L'impulso
maggiore ci sarà e questo fa molto riflettere nell'ultimo trimestre del 2010.
Per il 2009, la contrazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti è
prevista al 5% e la disoccupazione sopra il 9%, senza manovra. Con il piano di
Obama il prodotto interno lordo si contrarrà solo del 2-3% e la disoccupazione
al 7-8%. Poca cosa per un Paese viziato di crescita. Rivitalizzare le banche
significa restituire funzionamento alla parte più importante del motore di un
sistema capitalistico: la trasformazione della liquidità in investimenti di
lungo periodo in crescita. Più la crisi perdura, maggiore è la probabilità che
altre parti del motore richiedano simili misure. La stessa operazione di
nazionalizzazione e di scorporo si dovrà operare per le imprese in difficoltà.
Gli aiuti estemporanei servono solo a tappare i buchi. In tempi normali, la
strategia di licenziare per far quadrare i conti è desiderabile. In una crisi
sistemica meno, contano di più gli effetti moltiplicativi della disoccupazione:
minore domanda, minore produzione. Solo un pianificatore intelligente e
benevolo può internalizzare questi costi e distribuire l'aggiustamento fra
minori ore lavorate, salari più bassi e disoccupazione. Esiste? Tuttavia anche
se le imprese e le banche venissero rimesse a punto, occorre qualcuno che
spinga il piede sull'acceleratore. La domanda aggregata è in forte contrazione:
consumi, investimenti, resto del mondo. Se fosse un problema di capacità
produttiva o produttività, l'offerta scenderebbe maggiormente della domanda e i
prezzi salirebbero invece che scendere. I prezzi scendono, quindi è la domanda.
Se fosse un problema di bouquet produttivo, non tutti i prezzi scenderebbero.
La spinta può solo arrivare dai consumi privati. Questa crisi è ormai un
susseguirsi di eventi rari, cigni neri, e di politiche economiche
affannosamente in ritardo. Manca una buona dose di lungimiranza, che non è
catastrofismo. Come dice Taleb nel Il Cigno Nero, la società tende a premiare
chi ci salva dagli eventi critici piuttosto che chi anticipa e evita le
difficoltà. Ci ricorderemo del pilota che è ammarato nell'Hudson salvando 120
persone, perché le oche hanno inceppato i motori, e copriremo invece di
improperi quello che un minuto prima ha schivato le stesse oche con una
strambata all'ultimo secondo.
( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)
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Domenica 01 Febbraio
2009 Chiudi di UMBERTO MANCINI ROMA - Lufthansa punta su Roma. E si prepara a sfidare Alitalia in casa,
rosicchiando quote di mercato e offrendo un servizio di qualità. Nei piani di
Wolfgang Mayrhuber non c'è infatti solo la richiesta degli slot sulla Fiumicino-Linate,
la rotta più redditizia, ma anche l'espansione di Air Dolomiti - posseduta al
100% dai tedeschi - nel Centro-Sud Italia. E che i progetti siano molto
seri lo dimostra il fatto che la compagnia guidata da Michael Kraus ha iniziato
il potenziamento della flotta, acquistando 5 nuovi Embraer 195, gli aerei più
efficienti, "risparmiosi" e tecnologicamente avanzati nel segmento
del mercato regionale. Il primo entrerà in servizio a febbraio. Poi entro
giugno il decollo degli altri che andranno a incrementare il traffico tra il
Nord Italia, la base di Air Dolomiti è Verona, e la Germania. «Ma in
prospettiva - spiega Kraus, che ha portato Air Dolomiti al successo puntando
sull'efficienza teutonica e su uno stile made in Italy - pensiamo di crescere
verso Sud e ci piacerebbe avere una base nella Capitale con 3 jet». Con quelli
acquistati in Brasile, più potenti e moderni, aumenteranno dunque le città
italiane servite. Kraus non parla esplicitamente di quella che potrebbe essere
la concorrenza sulla Roma-Milano, ma ipotizza che il prezzo "giusto"
con i cieli "aperti" oscillerebbe intorno ai 150-190 euro. Molto meno
del biglietto attuale. Per ora l'Antitrust blocca tutto con l'esclusiva ad Alitalia. I tedeschi però non si arrendono. E con una
strategia avvolgente puntano a conquistare quote di mercato in maniera
graduale. Del resto Air Dolomiti con una flotta di 20 aerei prevede un aumento
dei passeggeri già quest'anno, mentre al gruppo Lufthansa - che chiuderà l'anno
con un utile operativo di circa 1,1 miliardi - verranno consegnati circa 50
nuovi aerei. Insomma, la voglia di crescere nonostante la crisi, c'è ed e
tanta. «Abbiamo avuto ottimi risultati in Italia - dice Kraus - con la
puntualità e la regolarità del servizio. Una nostra carta vincente? Il cibo di
qualità: l'equipaggio è dotato di blackberry e segnala in tempi reali se quello
servito a bordo risponde ai nostri requisiti. Se non va bene avvertiamo i
fornitori in pochi minuti. E chi non si adegua rischia di perdere la nostra
fiducia e la commessa».
( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Domenica 01 Febbraio
2009 Chiudi di PIERPAOLO BENIGNO È rimasta nei bilanci per cautelarsi di fronte
all'incertezza o è stata usata per fronteggiare altre perdite. Le
semi-nazionalizzazioni e ricapitalizzazioni, con meccanismi punitivi, hanno
distolto il management dal prendere i giusti rischi, quelli di offrire credito
all'economia. Si è invece salvaguardata la liquidità e i requisiti
patrimoniali, al fine di evitare lo stigma di un ulteriore intervento pubblico.
Willelm Buiter dice: bisogna nazionalizzare completamente per eliminare questi
incentivi perversi. Le banche inglesi sono degli zombie. Negli Stati Uniti
anche, e si fa sempre più avanti l'idea di istituire una banca cattiva a
livello aggregato, the bad bank, per isolare i titoli tossici e permettere alle
banche di ricominciare a sostenere il credito all'economia. Quanto questo sia
diverso dal Piano Paulson di quattro mesi fa non è chiaro. Negli Stati Uniti e
in Gran Bretagna, bisogna prima ripulire i bilanci delle famiglie, condonare i
debiti e i mutui. Questa è la priorità e Obama sa di doverlo fare. È
consapevole, insomma, di dover lavare i "panni sporchi" dell'America.
Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a
prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a
quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni
privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio
mestiere. Nazionalizzare per vendere, non svendere, riduce i costi
dell'operazione per il contribuente, rispetto al progetto di una banca fatta
solo di carta straccia. Ed è una scelta di "mercato". In fondo, la
liquidità di alcuni privati è abbondante, non solo tra i fondi sovrani. Manca
la giusta collocazione. Di questi tempi, nessun imprenditore vuole accollarsi
delle mele marce e una ristrutturazione aziendale in periodo di crisi. Più
avanti si va con l'avvilupparsi della crisi finanziaria in quella reale e
viceversa, più aumenta la parte delle banche che finirà in quella cattiva. Non
si tratta solo del problema dei derivati creditizi, ma anche dell'attività
tradizionale che incomincia a soffrire per i crediti dati ad imprese ora in
difficoltà o per gli investimenti nei Paesi emergenti, anch'essi in ritirata.
Questa proposta avrebbe sicuramente funzionato un anno fa. Ora meno. La seconda
realtà. È sempre più evidente che il piano di politica fiscale di Obama non
potrà fare molto. Lo dicono gli stessi consulenti economici. Per ogni dollaro
speso, il prodotto interno lordo aumenterà massimo di un dollaro e mezzo. L'impulso
maggiore ci sarà e questo fa molto riflettere nell'ultimo trimestre del 2010.
Per il 2009, la contrazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti è
prevista al 5% e la disoccupazione sopra il 9%, senza manovra. Con il piano di
Obama il prodotto interno lordo si contrarrà solo del 2-3% e la disoccupazione
al 7-8%. Poca cosa per un Paese viziato di crescita. Rivitalizzare le banche
significa restituire funzionamento alla parte più importante del motore di un
sistema capitalistico: la trasformazione della liquidità in investimenti di
lungo periodo in crescita. Più la crisi perdura, maggiore è la probabilità che
altre parti del motore richiedano simili misure. La stessa operazione di
nazionalizzazione e di scorporo si dovrà operare per le imprese in difficoltà.
Gli aiuti estemporanei servono solo a tappare i buchi. In tempi normali, la
strategia di licenziare per far quadrare i conti è desiderabile. In una crisi
sistemica meno, contano di più gli effetti moltiplicativi della disoccupazione:
minore domanda, minore produzione. Solo un pianificatore intelligente e
benevolo può internalizzare questi costi e distribuire l'aggiustamento fra
minori ore lavorate, salari più bassi e disoccupazione. Esiste? Tuttavia anche
se le imprese e le banche venissero rimesse a punto, occorre qualcuno che
spinga il piede sull'acceleratore. La domanda aggregata è in forte contrazione:
consumi, investimenti, resto del mondo. Se fosse un problema di capacità
produttiva o produttività, l'offerta scenderebbe maggiormente della domanda e i
prezzi salirebbero invece che scendere. I prezzi scendono, quindi è la domanda.
Se fosse un problema di bouquet produttivo, non tutti i prezzi scenderebbero.
La spinta può solo arrivare dai consumi privati. Questa crisi è ormai un
susseguirsi di eventi rari, cigni neri, e di politiche economiche
affannosamente in ritardo. Manca una buona dose di lungimiranza, che non è
catastrofismo. Come dice Taleb nel Il Cigno Nero, la società tende a premiare
chi ci salva dagli eventi critici piuttosto che chi anticipa e evita le
difficoltà. Ci ricorderemo del pilota che è ammarato nell'Hudson salvando 120
persone, perché le oche hanno inceppato i motori, e copriremo invece di
improperi quello che un minuto prima ha schivato le stesse oche con una
strambata all'ultimo secondo.
( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-02-01 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE Ue L'esonero per le lavoratrici vale solo per motivi di salute. Il
caso delle hostess Quella lettera di Bruxelles sui turni di notte «L'esenzione
per le mamme? Discriminatoria» ROMA — Con una decisione che farà discutere, la
Commissione europea ha messo in mora l'Italia perché prevede l'esonero
obbligatorio dal lavoro notturno per le donne con bambini piccoli. Secondo l'Ue
si tratta di una norma in contrasto con le direttive comunitarie e alla fine
discriminatoria per le donne stesse. Questa posizione è contenuta in una
lettera del 29 gennaio firmata dal commissario per l'Occupazione, Vladimir
Å pidla, e indirizzata al ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini.
La decisione, pur presa su un contenzioso nato nel 2006, arriva proprio mentre
sul lavoro notturno delle hostess madri è in corso un braccio di ferro tra i
sindacati e la nuova Alitalia di Roberto Colaninno e
Rocco Sabelli. La lettera di Å pidla, che concede al nostro governo due
mesi per rispondere prima di andare avanti con la procedura di infrazione, farà
certamente piacere all'azienda, spaventata dall'idea di dover esonerare dal
lavoro notturno ben 360 hostess che sotto la vecchia Alitalia
godevano di questo diritto e intendono avvalersene anche nella nuova compagnia,
richiamandosi alla legge. L'articolo 53 del testo unico 151 del 2001 dice
infatti: «è vietato adibire le donne al lavoro, dalle 24 alle ore 6, dall'accertamento
dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino ». E
aggiunge che non si possono obbligare al lavoro notturno le madri (o in
alternativa i padri) di bambini fino a tre anni e le madri (o i padri) che
siano l'unico genitore affidatario di un figlio con meno di 12 anni, così come
il lavoratore o la lavoratrice che abbia a proprio carico un disabile. La
commissione europea afferma che l'articolo 53 è «in contrasto con il diritto
comunitario». Principalmente per due motivi. Le direttive europee, sottolinea
Å pidla, esonerano le lavoratrici madri dal turno di notte «quando ciò va
a detrimento della loro salute» e dietro presentazione della documentazione
sanitaria che «attesti la necessità per la sicurezza o la salute della lavoratrice»
di essere esonerata. La norma italiana, prosegue il commissario, «che impone il
divieto automatico del lavoro notturno» va «al di là della protezione» prevista
dalle norme comunitarie e «si configura come una discriminazione delle donne»
anche perché — ed è questo il secondo motivo — le norme italiane stabiliscono
che le donne esonerate «hanno diritto a un'indennità giornaliera pari all'80%
della retribuzione ». E quindi, conclude il commissario, «il divieto totale e
automatico ha come conseguenza per le donne interessate una perdita del 20% del
reddito, dovuta unicamente al fatto che sono donne». La finalità delle
direttive europee, conclude Å pidla, è «quella di proteggere le
lavoratrici dall'obbligo del lavoro notturno, ma non di impedire alle stesse
lavoratrici di lavorare se, dal punto di vista della sicurezza e della salute
esse sono in grado e disposte a lavorare di notte». Tornando al caso Alitalia (ma non solo, perché il lavoro notturno è
ampiamente diffuso) è chiaro che la posizione presa da Bruxelles non potrà che
scontentare i sindacati, convinti, al contrario del commissario europeo, che
sia discriminatorio per le donne costringerle a fare i turni di notte anche se
madri di bambini piccoli o in affidamento. Una delle sigle più intransigenti,
Sdl, già si è rivolta al ministero del Welfare con un «interpello» e minaccia
di ricorrere alla magistratura se non otterrà il rispetto dell'esonero dal
lavoro notturno come previsto dall'articolo 53 della legge 151 del 2001 e
ribadito in una risposta a un precedente interpello (il 33 del 2007)
riguardante proprio il «personale navigante» delle compagnie aeree. Ma ora
quella norma, dice la commissione europea, va cambiata. Enrico Marro
( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 28 del 2009-02-01
pagina 0 Colaninno: "Mai ricevuto offerta da Lufthansa" di Redazione
"Abbiamo parlato, ma non abbiamo mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non
siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France": lo ha
affermato il presidente della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno,
ospite di "In mezz'ora" Roma - "Abbiamo parlato, ma non abbiamo
mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come
abbiamo fatto con Air France": lo ha affermato il presidente della
Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite di "In mezz'ora"
di Lucia Annunziata, aggiungendo di non aver creduto possibile che stesse
arrivando un fax della compagnia tedesca a due ore dall'assemblea che ha dato
l'ok all'intesa con i francesi. La compagnia resterà italiana Il presidente
della nuova compagnia aerea di bandiera fuga i dubbi anche sull'eventuale
accordo con Air France. Non c'é alcun patto segreto che consenta tra qualche
anno ad Air France di rivelare la maggioranza di Alitalia,
ha detto Colaninno, dopo le parole in questo senso di Jean-Cyril Spinetta,
presidente di Air France-Klm. "La realtà dei fatti è che non è prevista
alcuna norma, alcun accordo in questo senso", ha detto Colaninno
ricordando che gli "azionisti che hanno fondato Cai" per
"quattro anni lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perché Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro
Paese". Quotazione in borsa "Non credo chiederemo fra 3 anni la
quotazione in Borsa" ha proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un "miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha
precisato, "la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter
vendere ad Air France" e comunque la quotazione "non é il
nostro obiettivo primario". Migliorare i prezzi Roma-Milano "Il
grande concorrente di Alitalia" sulla tratta
Roma-Milano "é il treno" e c'é quindi la necessità di competere con
le Ferrovie: "dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e
abbassare le tariffe". Lo ha precisato Roberto Colaninno, a proposito del
prezzo del biglietto sulla rotta Roma-Milano e la concorrenza sempre più agguerrita
da parte delle Ferrovie sulla stessa tratta. Linea dura sull'hostess del Gf Il
presidente di Alitalia, dice la sua anche sulla
discussa questione di Daniela Martani, l'hostess-pasionaria, ora inquilina
della casa del Grande Fratello 9. ''Sono state date indicazioni al personale di
trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente'': cosi' il
presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, ha
risposto a Lucia Annunziata che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al
Grande fratello sara' licenziata o meno. ''Dopo di che di questa vicenda se ne
e' parlato anche troppo'', ha aggiunto Colaninno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Si è invece
salvaguardata la liquidità e i requisiti patrimoniali, al fine di evitare lo
stigma di un ulteriore intervento pubblico. Willelm Buiter dice: bisogna
nazionalizzare completamente per eliminare questi incentivi perversi. Le banche
inglesi sono degli zombie. Negli Stati Uniti anche, e si fa sempre più avanti
l'idea di istituire una banca cattiva a livello aggregato, the bad bank, per
isolare i titoli tossici e permettere alle banche di ricominciare a sostenere
il credito all'economia. Quanto questo sia diverso dal Piano Paulson di quattro
mesi fa non è chiaro. Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a
prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a
quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni
privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio
mestiere. Nazionalizzare per vendere, non svendere, riduce i costi
dell'operazione per il contribuente, rispetto al progetto di una banca fatta
solo di carta straccia. Ed è una scelta di «mercato». In fondo, la liquidità di
alcuni privati è abbondante, non solo tra i fondi sovrani. Manca la giusta
collocazione. Di questi tempi, nessun imprenditore vuole accollarsi delle mele
marce e una ristrutturazione aziendale in periodo di crisi. Più avanti si va
con l'avvilupparsi della crisi finanziaria in quella reale e viceversa, più
aumenta la parte delle banche che finirà in quella cattiva. Non si tratta solo
del problema dei derivati creditizi, ma anche dell'attività tradizionale che
incomincia a soffrire per i crediti dati a imprese ora in difficoltà o per gli
investimenti nei Paesi emergenti, anch'essi in ritirata. Questa proposta
avrebbe sicuramente funzionato un anno fa. Ora meno. La seconda realtà. È
sempre più evidente che il piano di politica fiscale di Obama non potrà fare
molto. Lo dicono gli stessi consulenti economici. Per ogni dollaro speso, il
prodotto interno lordo aumenterà massimo di un dollaro e mezzo. L'impulso
maggiore ci sarà - e questo fa molto riflettere - nell'ultimo trimestre del
2010. Per il 2009, la contrazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti
è prevista al 5% e la disoccupazione sopra il 9%, senza manovra. Con il piano
di Obama il prodotto interno lordo si contrarrà solo del 2-3% e la
disoccupazione al 7-8%. Poca cosa per un Paese viziato di crescita. Rivitalizzare
le banche significa restituire funzionamento alla parte più importante del
motore di un sistema capitalistico: la trasformazione della liquidità in
investimenti di lungo periodo in crescita. Più la crisi perdura, maggiore è la
probabilità che altre parti del motore richiedano simili misure. La stessa
operazione di nazionalizzazione e di scorporo si dovrà operare per le imprese
in difficoltà. Gli aiuti estemporanei servono solo a tappare i buchi. In tempi
normali, la strategia di licenziare per far quadrare i conti è desiderabile. In
una crisi sistemica meno, contano di più gli effetti moltiplicativi della
disoccupazione: minore domanda, minore produzione. Solo un pianificatore
intelligente e benevolo può internalizzare questi costi e distribuire
l'aggiustamento fra minori ore lavorate, salari più bassi e disoccupazione.
Esiste? Tuttavia anche se le imprese e le banche venissero rimesse a punto,
occorre qualcuno che spinga il piede sull'acceleratore. La domanda aggregata è
in forte contrazione: consumi, investimenti, resto del mondo. Se fosse un
problema di capacità produttiva o produttività, l'offerta scenderebbe
maggiormente della domanda e i prezzi salirebbero invece che scendere. I prezzi
scendono, quindi è la domanda. Se fosse un problema di bouquet produttivo, non
tutti i prezzi scenderebbero. La spinta può solo arrivare dai consumi privati.
Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, bisogna prima ripulire i bilanci delle
famiglie, condonare i debiti e i mutui. Questa crisi è ormai un susseguirsi di
eventi rari, cigni neri, e di politiche economiche affannosamente in ritardo.
Manca una buona dose di lungimiranza, che non è catastrofismo. Come dice Taleb
ne «Il Cigno Nero», la società tende a premiare chi ci salva dagli eventi
critici piuttosto che chi anticipa e evita le difficoltà. Ci ricorderemo del
pilota che è ammarato nell'Hudson salvando 120 persone, perché le oche hanno
inceppato i motori, e copriremo invece di improperi quello che un minuto prima
ha schivato le stesse oche con una strambata all'ultimo secondo. Pierpaolo
Benigno
( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 28 del 2009-02-01
pagina 0 Colaninno: nessun patto segreto con Air France di Redazione Nessun
accordo segreto di cessione con Air France: lo ha affermato il presidente della
Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite di "In mezz'ora"
Roma - "Abbiamo parlato, ma non abbiamo mai ricevuto un'offerta da
Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air
France": lo ha affermato il presidente della Compagnia aerea italiana,
Roberto Colaninno, ospite di "In mezz'ora" di Lucia Annunziata,
aggiungendo di non aver creduto possibile che stesse arrivando un fax della
compagnia tedesca a due ore dall'assemblea che ha dato l'ok all'intesa con i
francesi. La compagnia resterà italiana Il presidente della nuova compagnia
aerea di bandiera fuga i dubbi anche sull'eventuale accordo con Air France. Non
c'é alcun patto segreto che consenta tra qualche anno ad Air France di rivelare
la maggioranza di Alitalia, ha detto Colaninno, dopo
le parole in questo senso di Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm.
"La realtà dei fatti è che non è prevista alcuna norma, alcun accordo in
questo senso", ha detto Colaninno ricordando che gli "azionisti che
hanno fondato Cai" per "quattro anni lavoreranno per rilanciare la società,
per investire, perché Alitalia torni ad
essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese". Quotazione in borsa
"Non credo chiederemo fra 3 anni la quotazione in Borsa" ha
proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un
"miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha precisato, "la
quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air
France" e comunque la quotazione "non é il nostro obiettivo
primario". Migliorare i prezzi Roma-Milano "Il grande concorrente di Alitalia" sulla tratta Roma-Milano "é il
treno" e c'é quindi la necessità di competere con le Ferrovie:
"dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e abbassare le
tariffe". Lo ha precisato Roberto Colaninno, a proposito del prezzo del
biglietto sulla rotta Roma-Milano e la concorrenza sempre più agguerrita da
parte delle Ferrovie sulla stessa tratta. Linea dura sull'hostess del Gf Il
presidente di Alitalia, dice la sua anche sulla
discussa questione di Daniela Martani, l'hostess-pasionaria, ora inquilina
della casa del Grande Fratello 9. ''Sono state date indicazioni al personale di
trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente'': cosi' il
presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, ha
risposto a Lucia Annunziata che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al
Grande fratello sara' licenziata o meno. ''Dopo di che di questa vicenda se ne
e' parlato anche troppo'', ha aggiunto Colaninno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Voce d'Italia, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Cronaca
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( da "Manifesto, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
CRISI FINANZIARIA
HypoRe e Commerz, due voragini senza fondo che spiazzano il governo Se la
Germania nazionalizza Ipotesi alternativa, ma troppo impopolare: una o molte
«bad bank» Francesco Piccioni Non c'è piano di salvataggio che basti. Le banche
di tutto il mondo detengono nel proprio patrimonio una quantità incalcolabile
di titoli che non hanno più un prezzo certo di mercato. Non si possono vendere,
perché significherebbe svalutare il patrimonio fino al fallimento. Non si
possono considerare «risorse», perché nessuno li vuole. La soluzione - dal
punto di vista dei banchieri - è molto semplice: lo stato deve farsi carico
(con i soldi dei contribuenti) delle perdite e lasciare le banche libere di
agire secondo i propri interessi. In termini tecnici la soluzione porta il nome
di bad bank - un istituto statale in cui far confluire
tutti i titoli «tossici» in circolazione - e ricalca alla lettera il «lodo Alitalia» (scissa in due società diverse, la good company regalata ai
privati e la bad garantita dallo stato). Era questa, del resto, la prima
idea-guida del «piano Paulson» (l'ex ministro del Tesoro Usa), con 300 miliardi
di dollari di dotazione. Quell'idea non passò e quella cifra, in ogni
caso, oggi è una goccia nel mare. Dai mille miliardi di perdite bancarie
stimate solo qualche mese fa si è passati agli oltre 2.000 per i soli istituti
statunitensi. Ma la massa dei titoli «derivati» di dubbio valore supera i
600.000 miliardi di dollari. Undici volte il Pil mondiale. Nessuno può
garantire questa roba. Eppure nessun paese (o continente) può permettersi di
veder scomparire il sistema bancario. Così l'ipotesi della bad bank viaggia su
un binario parallelo a quello, più brutale e virtuoso, della nazionalizzazione.
I problemi sono molti, qualunque strada si scelga. E la Germania le sta
prendendo entrambe in considerazione. La bad bank statale, infatti, è molto
impopolare. Premia i banchieri «irresponsabili», penalizza i contribuenti ed
anche le (poche) banche che non hanno scheletri in cassaforte; la famosa
«concorrenza» verrebbe in questo caso distorta tra chi riceve aiuti di stato e
chi no. Nel caso tedesco, per risolvere il problema, si pensa a bad banks (al
plurale), ossia a «veicoli» predisposti da ogni singola banca, con relativa
assunzione dei rischi. Potrebbero comunque chiedere una garanzia pubblica, ma
solo nell'ambito del fondo da 500 miliardi di euro già costituito. La
nazionalizzazione sembra invece l'ultima risorsa possibile di fronte al
disastro di Hypo Real Estate, seconda banca tedesca, specializzata in
obbligazioni ipotecarie, e che ha fin qui dilapidato ben 90 miliardi di fondi
statali. Senza esito. Il ministro delle finanze, Peer Steinbruck, ha ammesso
che «non possiamo continuare a buttare miliardi in un buco nero senza fine».
Già. Ma anche per espropriare i soci di una qualsiasi impresa occorre intanto
una modifica legislativa. Non facile da realizzare, viste le polemiche nate al
momento di comprare - con soldi pubblici - il 25% di CommerzBank. Eppure è una
decisione che va presa al più presto. Soltanto le prime quattro banche tedesche
potrebbero accusare nelle prossime settimane svalutazioni per 34 miliardi di
euro. La metodologia mark-to-market, che tanto aveva spinto al rialzo bilanci e
titoli quando le cose andavano bene, ora agisce al contrario. Ma
«nazionalizzare» è una parola-choc. Le principali istituzioni della Ue - come i
giapponesi di alcune isole del Pacifico - stanno ancora combattendo per imporre
liberalizzazioni e privatizzazioni. Il cambio di direzione, provenendo
oltretutto dalla Germania, non potrebbe essere più radicale. Ma anche questa
soluzione presenta rischi enormi. Fin qui la «globalizzazione» ha esercitato
una funzione calmierante i contrasti tra interessi dei singoli paesi. Porre
interi sistemi bancari «nazionali» sotto controllo pubblico comporta la
certezza di mettere in moto un domino dalle conseguenze imprevedibili. Non
soltanto le banche, infatti, potrebbero essere considerate «asset strategici»
di un paese (si pensi solo all'industria pesante, con ricadute anche nel
militare). Ulteriore complicazione: molti istituti finanziari non hanno più una
composizione proprietaria «nazionale», ma - per così dire - «multietnica». Il
caso Fortis (istituto franco-belga) ha costretto diversi paesi a «riprendersi»
il controllo di quote e attività, smantellando un'architettura costruita in
molti anni. Non per caso, una settimana fa, Jacques Attali - a suo tempo
consigliere economico «speciale» di François Mitterand - ha ipotizzato un passo
che va oltre le attuali ipotesi in campo: l'«europeizzazione» dei principali
istituti di credito. Non esistendo un stato europeo, questa funzione dovrebbe
esser assunta dalla Bce. Rivoluzioni teoriche, dunque, rese urgenti dalla
realtà della crisi. Certo, non si può non notare che tutte le proposte prese
qui in esame hanno una radice comune: la constatazione che il profitto privato
(di manager o di impresa) è ormai una pietra al collo dell'economia globale.
Uno scopo troppo miserabile, per una macchina tanto complessa. Ma non è una
novità.
( da "Stampa, La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Nuovi disagi Cancellazioni
e accorpamenti per riempire gli aerei Non è stata una partenza perfetta, quella
di Cai su Torino. La nuova Alitalia (che su
Caselle ha i colori di Air One) non opera sempre tutti i collegamenti previsti
tendendo ad accorpare sovente voli troppo vicini, altrimenti destinati a
coefficienti di riempimento troppo bassi. Succede di solito con quelli del
pomeriggio e la "manovra" ha quasi sempre il risultato di provocare
la cancellazione di due collegamenti, uno in arrivo e l'altro in
partenza. Non sono poi nemmeno rari i ritardi (ieri ben 100 minuti per il
"Roma" atteso alle 16), soprattutto sulle turnazioni del tardo
pomeriggio-prima serata. Meglio sembra invece comportarsi la rivale low-cost
Blu Express che vanta un'apprezzata puntualità operativa e non di rado arriva
in anticipo.
( da "Stampa, La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
il caso C'è più
convenienza rispetto agli altri scali italiani Caselle, Cai scatena la lotteria
dei prezzi A Roma con 25 o 400 euro: chi prenota prima risparmia ANGELO CONTI
Arriva Cai, scendono i prezzi (ma non alcuni disagi). L'aeroporto di Caselle è
in controtendenza rispetto a Milano e ad altri scali italiani. I biglietti dei
voli nazionali risultano oggi meno cari rispetto a due mesi fa perché la nuova Alitalia è entrata sul mercato applicando consistenti
ribassi, a cui hanno risposto con iniziative analoghe le compagnie low-cost.
Anche su alcune tratte internazionali, per via di promozioni stagionali, c'è
stato qualche alleggerimento. Piuttosto a far paura è il calo dei passeggeri a
Caselle: -9 per cento a gennaio, con Alitalia più in
affanno di tutte (l'anno scorso ha perso circa il 20 per cento). Il trend resta
fortemente negativo nonostante la buona stagione sciistica e la novità del
"ponte aereo Ryanair" del sabato verso Spagna, Belgio, Irlanda e
Regno Unito. I maggiori risparmi per chi viaggia sono sulla tratta principe,
cioè la Torino-Fiumicino, cha vale quasi 1 milione di passeggeri l'anno. Qui la nuova Alitalia e la low-cost Blu Express
si stanno affrontando in una vivace battaglia: se Alitalia programma
nei giorni feriale 13 voli al giorno (da 85 euro), molto attraente è anche
l'offerta di Blu Express che ne offre 6 (ma a partire da appena 25 euro).
Tariffe minime che si possono ottenere anche su prenotazioni a breve, cioè
pochi giorni prima del volo. Ovvio che più cresce lo riempimento degli aerei (e
questo vale per entrambe le compagnie), più salgono i prezzi. Gli ultimi 2 o 3
posti possono anche essere venduti a 300-400 euro, ma si tratta di eventualità
rara, che comunque non fa storia. I prezzi di Blu Express (che punta anche
molto sulla puntualità) sembrano comunque fare paura alla nuova Alitalia che ha reagito con una dura lotta per gli slot che
potrebbe costringere la low-cost a diminuire il suo impegno da Caselle da
aprile. Anche se un agreement fra le due compagnie non è da escludere: Franco Pecci
(il patron di Blu Express) ha infatti appena comprato da Alitalia
un Boeing 767 e sta trattando alcuni Md80. Può darsi che, dopo lo shopping
degli aerei, possa saltare fuori qualche slot. E' meno marcata la differenza
tariffaria fra Alitalia e la low-cost Air Italy sulla
Torino-Napoli, appena otto euro (75,23 euro contro 67). Qui la compagnia di
bandiera ha optato per una politica tariffaria ancor più aggressiva che ha
messo difficoltà Air Italy, già costretta a tagliare uno dei suoi voli
giornalieri. Questa tratta sta inoltre soffrendo, più della Torino-Roma, del
calo passeggeri legato alla crisi. Il resto del panorama tariffario registra
qualche buon spunto su Londra (dove, oltre ai mini prezzi di Ryanair, anche
British Airways è spesso acquistabile ampiamente sotto i 100 euro per tratta) e
le solite dolenti note su Madrid (dove la monopolista Iberia tiene tariffe
molto alte, a volte rendendo persino conveniente volare Alitalia
con scalo a Roma...). Iberia ha invece ampiamente tagliato i prezzi sul Barcellona
(effetto della concorrenza di Ryanair con il Girona) ed è il miglior player
sulla classica destinazione di New York, con andata-ritorno acquistabile già a
350 euro. Sui collegamenti etnici Caselle è invece fuori mercato. I migliori
prezzi (andata ritorno) per Bucarest partono da 263 euro, 362 per Chisinau,
addirittura 860 per Dakar. Le destinazioni raggiungibili a costo ragionevoli da
Torino sono solo due: Casablanca a 189 (diretto con Royal Air Maroc) e Tirana a
196 (diretto con Albanian). Ma qui è gravissima la carenza delle low-cost che
preferiscono puntare su Levaldigi dove operano già Blue Air (Bucarest e Bacau)
e Belle Air (Tirana) e dove si affaccerà presto anche Ryanair con un volo su
Cagliari. Intanto il vetusto e plurisbandierato progetto di una base low-cost a
Caselle (che non piace all'azionista privato della Sagat, cioè al gruppo
Benetton, ma che vede piuttosto evanescenti anche i soci pubblici) continua a
restare tristemente sulla carta. E questo mentre lo scalo di Torino, quarta
città italiana, figura solo al dodicesimo posto nella graduatoria 2008 degli
aeroporti nazionali, in arretramento del 2,5 per cento rispetto al 2007, quindi
con perdite più marcate della media.
( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Brunetta: «8
miliardi per la cassa integrazione» emergenza occupazione In settimana il
governo alle prese con misure anticrisi. Ma la Lega sbarra la strada al
sostegno per Fiat: «Non se ne parla», dice Calderoli 02/02/2009 Roma. Si apre
una settimana cruciale per gli aiuti al settore dell'auto. Il governo si
prepara a varare il decreto con gli incentivi per la rottamazione e le altre
misure anti-crisi: il pacchetto approderà sul tavolo del Consiglio dei
ministri, che si riunirà giovedì o venerdì, con l'obiettivo di sbloccare anche
gli stanziamenti per la cassa integrazione. «Il governo ha stanziato 8 miliardi
di euro per la cassa integrazione in deroga, non finanziata da lavoratori e
imprese, per tutti, non solo per la Fiat. I lavoratori sappiano che il governo
non lascerà solo nessuno, in termini di garanzia del reddito», ha spiegato il
ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Ma la strada che porta al
Consiglio dei ministri è ancora costellata di ostacoli. C'è in primo luogo il
mal di pancia della Lega, che non intende concedere aiuti alla Fiat: «Non se ne
parla», ha ribadito il ministro Roberto Calderoli. Tuttavia, il dissenso del
Carroccio sembra più un manifesto politico che un diktat reale, come è stato nel caso di Malpensa e dell'accordo di Alitalia con Air France, che si è fatto comunque. È chiaro che il governo
non aiuterà solo la Fiat e infatti, in settimana, è previsto un secondo giro di
tavolo con le parti sociali sulla crisi dell'auto, che è anche emergenza
dell'indotto: «Non c'è solo un aiuto specifico alla Fiat. Ci saranno
misure di sostegno alla filiera dell'auto e ci saranno anche aiuti per altri
settori, che riguarderanno le piccole e medie imprese», ha precisato Calderoli.
E dunque, considerando che il pacchetto delle misure sarà articolato, la Lega
difficilmente farà mancare il suo voto in Consiglio dei ministri. Non c'è,
però, solo la fibrillazione del Carroccio da tenere sotto controllo, anzi
questo è forse il problema minore: molto più complicata è la questione delle
risorse disponibili, che devono finanziare la manovra anti-crisi e gli
ammortizzatori sociali. Il ministro Brunetta parla di 8 miliardi, che sono la
somma che servirà per fronteggiare per due anni il boom della cassa
integrazione, ma si tartan di stanziamenti ancora sulla carta perché non c'è
ancora un quadro preciso degli impegni di sera, cioè non si sa chi deve tirare
fuori questi soldi. Lo stesso Brunetta ha spiegato che «Dio sa quanto sia
difficile» trovare i fondi perché«bisognerà portarli via da qualche altra
parte». Insomma, «non sarà facile» mettere insieme gli 8 miliardi, attivando
risorse di varia natura e provenienza: «Li troviamo da fondi non utilizzati, da
risparmi nella pubblica amministrazione, purtroppo li troveremo anche rinviando
taluni investimenti, che non sono prioritari», ha spiegato Brunetta. E poi ci
sono le Regioni, che dovrebbero contribuire con 2,7 miliardi di euro ma
oppongono resistenza perché si tratta dei fondi sociali europei già programmati
per altri interventi. I governatori temono di perderli se non c'è un accordo
chiaro con Bruxelles per il loro riutilizzo sul fronte della cassa integrazione.
In settimana, tutti questi nodi verranno al pettine. E tornerà a proporsi anche
l'altro intoppo sulla strada degli aiuti all'auto: i vincoli di bilancio del
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che tiene stretti i cordoni della
borsa anche a costo di litigare con il collega dello Sviluppo, Claudio Scajola,
favorevole a mettere in campo almeno un miliardo, di cui circa 500 milioni
dovrebbero servire per la rottamazione e il sostegno degli acquisti di auto a
rate. Il resto della cifra verrebbe coperta mobilitando i fondi per
l'innovazione, che sono già disponibili nel bilancio del ministero dello
Sviluppo. Ma è sulla copertura finanziaria de bonus per la rottamazione che è
prevedile un braccio di ferro se il Tesoro confermerà la cifra di 300 milioni,
considerata troppo esigua da Scajola. Il problema è che solo quando sarà fatta
chiarezze sulla disponibilità di bilancio, si potrà decidere l'entità del bonus
e la platea dei beneficiari: si parla di 1400-1500 euro, ma il limite imposto
alle rottamazione potrebbe fermarsi al dicembre '97 invece che comprendere le
Euro 2 immatricolate fino al dicembre '99, come chiedono i concessionari.
Un'estensione che costerebbe troppo per le finanze pubbliche indebolite dalla
crisi. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 02/02/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Colaninno: «Non esistonoaccordi
segreti con Air France» la nuova alitalia roma. A poco più
di 15 giorni dal varo della nuova Alitalia il suo
presidente, Roberto Colaninno, usa parole di grande ottimismo sui primi vagiti
del nuovo vettore. «La societàè partita straordinariamente bene anche al di là
delle nostre più rosee aspettative», ha detto ai microfoni della trasmissione
"In mezz'ora". Parole che giungono nello stesso giorno in cui
per la prima volta, dopo l'intesa, parla Jean-Cyril Spinetta, numero uno di Air
France-Klm che detiene il 25% della nuova Alitalia.
Nonostante un'estrema cautela, anche Spinetta ritiene che la scelta «di aver
riunito tutte le forze del settore in Italia è stato un progresso immenso che
dà ad Alitalia molte più possibilità di successo»
rispetto alla situazione precedente. Dal punto di vista dei francesi la vera
«fortuna» della nuova Alitalia è che «non ci sarà più
il peso della politica e si partirà con nuove basi anche nel rapporto con il
sindacato». Dell'importanza della indipendenza dalla politica è convinto anche
Colaninno: «Io - ha detto - ho fatto due grandi operazioni dopo Olivetti:
Telecom e Alitalia, due operazioni con due governi
diversi a favore del mercato. In entrambe queste due esperienze la correttezza
e la volontà di raggiungere obiettivi in favore dell'Italia è sempre stato il
denominatore comune». Di qui la voglia di vedere le reazioni di chi,
soprattutto a sinistra, critica la sua scelta. «Saranno sorpresi - ha detto -
quando Alitalia presenterà il suo primo bilancio». C'è
assonanza tra le dichiarazioni dei due manager rispetto al futuro della
compagnia. Entrambi confermano che non c'è alcun accordo segreto per cedere ai
francesi Alitalia. «Non esiste alcun patto segreto,
nessuna side letter perchè siamo una società quotata in borsa, non avremmo il
diritto di farlo e neppure lo vorremmo» sono le parole di Spinetta. «La realtà
dei fatti - gli ha fatto eco Colaninno - è che non è prevista nessuna norma o
accordo» segreto tra Alitalia e Air France. Stessa
intesa anche quando parlano dei collegamenti Roma-Milano: «Il grande
concorrente di Alitalia sulla Roma-Milano è il treno»,
ha osservato Colaninno. 02/02/2009
( da "Repubblica, La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina 9 - Economia
Il presidente della compagnia smentisce intese per la vendita. "Va fatta una scelta tra Malpensa e Linate" "Nessun
patto segreto con Air France" Colaninno: Alitalia non
tornerà in Borsa fra tre anni VITTORIA PULEDDA MILANO - «Gli azionisti che
hanno fondato Cai per quattro anni lavoreranno per rilanciare la società, per
investire, perché Alitalia torni ad essere la compagnia-ambasciatore del nostro Paese».
Roberto Colaninnno, presidente di Cai e ospite di "In mezz´ora", il
programma di Lucia Annunziata in onda su Rai Tre, rilancia: «Siamo convinti che
Alitalia tornerà ad avere bilanci positivi», ma
aggiunge significativamente: «Non credo che tra tre anni chiederemo la
quotazione in Borsa della nuova Alitalia: se così
fosse significherebbe che è accaduto un miracolo». Miracoli a parte, il ritorno
al listino del titolo «non è il nostro obiettivo primario», ha detto ancora
Colaninno, e comunque non sarebbe mai la strada per vendere surrettiziamente
altre quote della compagnia ai francesi, sgombrando così il campo ad un altro
equivoco, a lungo girato: l´esistenza di un patto segreto che consenta tra
qualche tempo ad Air France di rilevare la maggioranza di Alitalia.
«Non è prevista alcuna norma, alcun accordo in questo senso», ha aggiunto; una
smentita-precisazione secca, che segue di un giorno le dichiarazioni analoghe
del presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, che in un´intervista al
Sole 24 ore aveva appena espresso a chiare lettere lo stesso concetto: l´unico
accordo che c´è è il lock up, di quattro anni (l´impegno a non vendere, se non
agli azionisti italiani già presenti nella cordata) più un altro anno
aggiuntivo, in cui le cessioni a terzi possono avvenire solo a determinate
condizioni, tra cui l´ok del cda. Colaninno ha fatto chiarezza anche sul nodo
Lufthansa («Abbiamo parlato ma non abbiamo mai ricevuto un´offerta da
Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo») mentre il momento delle scelte
arriverà, ma su altri fronti: per esempio tra gli scali, milanesi e romani. Ma
più che «tra Malpensa e Fiumicino, la scelta è tra Malpensa e Linate», ha
chiarito il presidente di Cai, «è una bella scelta, che altri Paesi hanno già
fatto - ha detto - noi siamo già in ritardo, dobbiamo decidere». Riferendosi ai
due aeroporti milanesi, ha sottolineato: «Non possono coesistere due aeroporti,
con la stessa vocazione, a
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Politica Italiana
Pagina 104 Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il
controllo azionario Nuova Alitalia, nessun patto
segreto Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il controllo
azionario --> ROMA Nessun patto segreto sulla nuova Alitalia
per la cessione, tra qualche anno, della quota di controllo della compagnia
italiana ad Air France-Klm. La conferma arriva dai presidenti delle due
società, che dallo scorso 12 gennaio sono ufficialmente partner, con i
franco-oladensi al 25%. Prima Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air
France-Klm, in una intervista al Sole 24 Ore e poi il numero uno di Compagnia
aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite del programma ?In mezz'ora? su
Raitre, hanno fornito la stessa versione a difesa dell'italianità della compagnia
aerea. «Siamo una società quotata in borsa, non avremmo il diritto di farlo e
neppure lo vorremmo», ha affermato Spinetta. «Non è prevista alcuna norma,
alcun accordo in questo senso», ha detto Colaninno, indicando questa come «la
realtà dei fatti» e ricordando la clausola di lock-up (il blocco di pacchetti
azionari) che «gli azionisti che hanno fondato Cai si sono dati autonomamente».
Per quattro anni, ossia il periodo in cui i soci italiani potranno vendere le
azioni solo tra loro (al quinto anno sarà possibile la cessione a terzi ma solo
a certe condizioni, tra cui l'ok del Cda) «lavoreranno per rilanciare la
società, per investire, perchè Alitalia torni ad
essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese», ha detto Colaninno. Esclusi
anche eventuali escamotage legati alla quotazione in Borsa, che cancellerebbe
il congelamento azionario ma che comunque sarebbe possibile solo a partire dal
terzo anno. «Non è certamente la strada per poter vendere ad Air France», ha
affermato Colaninno, aggiungendo peraltro che questo «non è il nostro obiettivo
primario» tanto che, ha detto, «non credo la chiederemo fra tre anni»; sarebbe
«un miracolo». In ogni caso, ha sottolineato, «oggi partiamo con una società
senza debiti» che «è partita straordinariamente bene, al di là delle
aspettative». Di qui la nuova sfida e una promessa: «si pensi alla sorpresa
quando Alitalia presenterà il primo bilancio in
utile». Colaninno ha poi ribadito che Cai non ha «mai ricevuto un'offerta da
Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air
France». Il presidente della nuova Alitalia si è
inoltre soffermato sul nodo Milano Malpensa-Linate-Roma Fiumicino. «È una bella
scelta, che altri Paesi hanno già fatto. Noi siamo già in ritardo, dobbiamo
decidere», ha detto riferendosi ai due scali milanesi: «Non possono coesistere
due aeroporti, con la stessa vocazione, a
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2009-02-02 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Gli scali Il presidente Alitalia:
Malpensa, ora serve una scelta. Le comodità si pagano Colaninno: Linate ha
costi insostenibili «Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa
vocazione, a
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-02 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Gli scali Il numero uno della compagnia a Raitre. «Le
comodità si pagano. Il nostro concorrente è il treno» Colaninno: Linate o
Malpensa, scelta obbligata Il presidente di Alitalia: due aeroporti così vicini non possono coesistere Sembra ormai
delineato il sacrificio dello scalo di viale Forlanini, definito il «silenzioso
cannibale» dell'hub varesino La premessa è che «non possono coesistere due
aeroporti con la stessa vocazione a
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-02 num: - pag:
4 categoria: BREVI I vertici e la compagnia Il presidente della nuova Alitalia Roberto
Colaninno. La compagnia sta valutando la situazione degli scali milanesi
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-02 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE A «In 1/2 h» Colaninno: «La scelta è tra Linate e Malpensa» MILANO
— Più che fra Malpensa e Fiumicino, «la scelta è tra Malpensa e Linate». Lo ha
detto il presidente della Cai, Roberto Colaninno, ospite ieri della
trasmissione di Lucia Annunziata In 1/2 h. Malpensa non ha futuro? «Non sarei
categorico sulle definizioni — ha sostenuto Colaninno —. C'è semmai la
necessità di parlare con l'autorità di Malpensa e Linate per fare la scelta
economicamente più sostenibile». Alla domanda dell'Annunziata se la campagna in
difesa di Malpensa sia solo una questione politica, ha risposto: «Non sa quanto
sono d'accordo. Mi si dice che Malpensa fu scelta al posto di Lodi perché le
analisi davano un numero di giorni di nebbia su Lodi improponibile per un
aeroporto. Oggi Malpensa presenta difficoltà logistiche». Il presidente della
nuova Alitalia, tuttavia, non ha chiuso
definitivamente la porta nei confronti dello scalo varesino: «Io non sarei mai
così categorico. Credo sia necessario parlare con le autorità degli aeroporti
milanesi, di confrontarci e fare la scelta più economicamente sostenibile». E
lo scalo di Linate? «Le comodità si pagano, non sono gratis. Allora o le paga
il cittadino milanese, o chi vuole queste comodità le paga in termini di
disservizio oppure di costo la comunità. Questa però è una scelta politica. Noi
come società privata abbiamo deciso di non sopportare il costo della comodità
dei cittadini di Milano». La scommessa di Alitalia non
si gioca solo in volo ma anche sui binari: «Il grande concorrente dell'Alitalia sulla rotta Roma-Milano, non c'è dubbio, sono le
Ferrovie dello Stato — ha aggiunto Colaninno —. Dobbiamo trovare il modo
migliore di competere: migliorare nei servizi, nel tempo impiegato e nelle tariffe».
Cai Il presidente Colaninno
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2009-02-02 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Regione Nessuno si dimette: l'Idv vuole un posto, il Pd è diviso
Rimpasto: tutti contro tutti Partiti alla lotta delle poltrone Per chi un poco mastica
di politica la sintesi è semplice: Scalia minaccia di mandare all'aria le
elezioni per la provincia di Frosinone a meno che non lo facciano assessore, De
Angelis non si dimette fino a che non sarà eletto alla Provincia, dalemiani e
lettiani fanno fronte comune per evitare che il rimpasto si faccia, il
segretario regionale del Pd, il veltroniano Morassut, vorrebbe sostituire Di
Stefano - difeso da lettiani e dalemiani - mentre l'Italia dei valori pretende
un assessore oppure cambierà i presidenti di Frosinone, Rieti e Viterbo. Stessa
richiesta dai parte dei popolari. Non bastasse: la sinistra è sì un po' divisa,
perché Tibaldi e Nieri sono sì di Rc ma del pezzo che segue Vendola, ma è
compatta nel promettere battaglia al Pd che, con Veltroni, promuove lo
sbarramento al 4 per cento. Poi ci sono i socialisti di Mencini, forti a
Frosinone, che nel loro «ricatto» a Marrazzo puntano sulla coerenza politica: o
ci date un assessore o passiamo col Pdl. Per chi non è solito interessarsi alle
vicende politiche, è necessaria qualche spiegazione. Dunque: l'Italia dei
valori - che pure sul piano nazionale è sempre più lontana dal Pd - punta da
tempo a una poltrona da assessore. Il nome scelto dal partito è quello di
Vincenzo Maruccio: secondo alcuni, il candidato è uno degli avvocati dello
studio dell'avvocato romano di Antonio Di Pietro. Vero o falso che sia, rimane
un fatto: il segretario regionale del partito, Stefano Pedica, non fa mistero
del «ricatto»: «O ci danno un assessore - ha dichiarato qua e là a vari giornali
locali - oppure cambiamo i presidenti di Rieti Frosinone e Viterbo». C'è da
dire che a Frosinone il candidato del Pd è Francesco De Angelis, attuale
assessore al commercio: logica vorrebbe che l'assessore e futuro presidente,
lasciasse con un certo anticipo la poltrona d'assessore. Macché. Il futuro
assessore, d'altro canto, è l'attuale presidente della provincia di Frosinone:
il messaggio che manda è chiaro, fatemi assessore oppure mando tutto all'aria
prima delle elezioni. Fioroni al suo posto aveva proposto Gargano, già cacciato
qualche anno fa dalla giunta Veltroni: Marrazzo ha detto no. Viene da
chiedersi: ma il Pd, cioè l'asse portante della coalizione, che fa? Risposta:
litiga. Dalemiani e lettiani che insieme non votarono Morassut alla segreteria
- difendono Di Stefano, che Morassut vorrebbe cambiare. La partita è quanto mai
complessa: anche perché, oltra a Michelangeli, potrebbe uscire dalla giunta una
donna. Ma al suo posto chi va? Loredana De Petris era una possibilità, ma
l'assessore Zaratti, anche lui dei Verdi, s'è barricato nell'ufficio. Il
problema si risolverà nei prossimi giorni: come, non è dato sapere. Ma un risultato c'è già: tra Fiat di Cassino, Alitalia e Telecom il Lazio sarà colpito dall'emergenza occupazionale in
modo drammatico. I partiti, però, sembrano da tempo concentrati su altro.
Alessandro Capponi Piero Marrazzo Francesco De Angelis
( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
stampa
resta il nodo Malpensa-Linate-Roma Alitalia, resta il
rebus Fiumicino Resta ancora in sospeso il ruolo dei due aeroporti, Linate e
Malpensa nel futuro di Cai e di conseguenza quello di Fiumicino. In una intervista
al Sole 24Ore il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, lascia
intendere che la questione è ancora aperta. Il governo ha sempre detto che la
decisione non è di sua competenza e in questo momento il Pdl non intende aprire
un fronte polemico con la Lega che sul tema Malpensa è particolarmente
sensibile. Quindi ieri bocche cucite sull'intervista di Spinetta che è parso in
linea con quanto ha detto il presidente di Cai Roberto Colaninno ospite di «In
1/2 ora». Il numero uno di Air France spiega che il piano presentato da Cai, ha
posto due opzioni sul sistema aeroportuale: «una è Milano Malpensa, a patto
però che venga ridefinita la vocazione di Linate come aeroporto specializzato
sui voli interni. Oppure se ciò non sarà possibile, si andrà su Fiumicino come
piattaforma di riferimento». Spinetta chiarisce di aver detto già a fine agosto
che «entrambe le opzioni erano valide». Ma ora si tratta di decidere e il
presidente di Air France sottolinea che «si devono fare scelte chiare perchè i
compromessi troppo sottili alla fine possono risultare deludenti». Spinetta
ribadisce che il piano di partnership concordato con il governo Berlusconi è
«migliore dello schema tentato con il governo Prodi. L'apporto di AirOne fa la
differenza, è stata una scelta strategica vincente». Il presidente della Cai,
Roberto Colaninno, offre qualche indicazione in più sullo scalo romano. Dice
che «più che fra Malpensa e Fiumicino, la scelta è tra Malpensa e Linate. Non
possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a
( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
stampa Il caso In
arrivo provvedimenti severi per l'hostess al Grande
Fratello Si profilano problemi per l'hostess Alitalia che ha
partecipato al reality telvisivo «Grande Fratello», la pasionaria Daniela
Martani. Il presidente della Cai Roberto Colaninno ha annunciato che la
compagnia userà «un atteggiamento molto severo ed intransigente» nei confronti
della dipendente. «Sono state già date indicazioni al personale» in
questo senso. L'hostess dovrebe decidere oggi se continuare la sua avventura
nel reality show o riprendere servizio alla Cai.
( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
stampa nella casa di
Cinecittà I segreti del Grande Fratello Il Tempo ha trascorso una giornata
(quasi) all'interno della casa del Grande Fratello. Le mille storie non dette del
reality, dove qualcuno si finge gay e dove i rom hanno "chiesto"
garanzie su Ferdi. L'impero dei sensi è qui, a un niente da me. Cristina
pastrugna le sue sontuose burrate, a stento contenute in una canottiera a pois.
Lancia nella mia direzione uno sguardo che pare un barbaglio di sole
nell'oceano, poi stringe la boccuccia come un fiore di carne, e lancia un
bacio. Peccato che non mi veda. Per l'eternità di un istante mi ero illuso di
essere l'eletto, il messo diplomatico di quei milioni che avevano reso il video
della sua prima doccia nella Casa uno dei più cliccati al mondo. Invece sono
solo uno dei tanti "nominati" dalla sorte. A dividerci per sempre è
una lastra di cristallo: dalla sua parte è uno specchio, dalla mia un vetro.
Benvenuti (quasi) dentro la dimora del Grande Fratello. Per arrivarci ho dovuto
attraversare una New York di fine ottocento, oltrepassare un treno parcheggiato
dietro una staccionata, costeggiare un canyon da Far West, superare l'Assisi
dei giorni santi di Francesco. Perché il reality dei reality non può che
trovare spazio nel regno della cartapesta e della finzione, su una collinetta
brulla al margine di Cinecittà. Alla fine approdo in un corridoio buio, a metà
fra la catacomba e il rifugio di una setta satanica. Corre per tutto il
perimetro dell'edificio. è un intercapedine dove stazionano le spie mediatiche,
lì di corvée per conto dei telespettatori. Mi hanno chiesto di vestire di
scuro, tra drappi neri alle pareti e voci bisbigliate. Passando per il
giardino, mi ero sorpreso notando facce sconosciute nel soggiorno: vuoi vedere
che parte della Casa è subaffittata? Macché, erano solo tecnici intenti a
riparare luci fulminate: i "ragazzi" erano stati rinchiusi nelle
stanze da letto. Dove infatti li scorgo, davanti a me, stavolta in tre
dimensioni. L'effetto è spiazzante, a metà fra un peep-show di Amsterdam e gli
ambienti protetti del bioparco: dentro, qui davanti, spaparanzati in vari
mucchi sui letti, ecco i fancazzisti. Per trovarne 15 (più in là, forse, ne
arriveranno altri) che pensassero a "sol" come una preposizione,
"Mignolo" uno dei sette nani, e sciorinassero per l'Inno nazionale
manciate di strofe a caso, ne hanno provinati 15mila. Uno su mille ce la fa.
Veri, mica taroccati. Compreso quel Marcello della Val Brembana che porta i
capelli tagliati con il trincetto come il Sordi del "Bello, onesto,
emigrato Australia": inutile chiedergli chi erano i Beatles. Nella sua
pronuncia, suonano come l'interruttore del confessionale. Qui, nel tenebroso
"acquario", ti senti un voyeur, o il guardiano di una specie in via
di estinzione. Trentasei cameramen passano otto ore a testa in questo
interstizio, vestiti come becchini. Uno di loro, una volta, picchiò sul vetro,
esasperato dai concorrenti che si lanciavano gavettoni: fu licenziato in
tronco. Accanto a me ce n'è uno che impreca contro Gianluca, il playboy
napoletano: «E nun te moveeee!!», soffia, mentre tenta di inquadrarlo. In
questa lotta tra esigenze opposte, ai reclusi si rimprovera di sgranchirsi un
po'. Eppure, una volta buttati fuori, sono tutti inevitabilmente colpiti dal
"mal di casa": li portano in macchina a far interviste, e quelli
vomitano subito. Il mondo continua a muoversi, anche in loro assenza. Qui
dentro, invece, non c'è molto da fare, se non sbranarsi per un pugno di riso o
aderire ai movimenti interiori, cercando alleanze sentimentali o una messa a
terra per l'elettricità ormonale. Perché, anche se l'alloggio misura
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 5 del 2009-02-02
pagina 0 Il maltempo si abbatte sull'Italia: neve e gelo Porto chiuso a Genova
di Redazione La neve torna a cadere anche a bassa quota. Al Sud le violente piogge
hanno causato ancora danni. Nel Trapanese straripa un fiume: due morti.
Stroncato dal freddo un clochard a Lecco. In Calabria scende in campo
l'esercito. Allarme acqua alta a Venezia Milano - Torna il maltempo. Torna la
neve. Ancora maltempo da Nord a Sud del Paese, con la neve che è caduta
abbondante anche in bassa quota nel centro nord, mentre le forti piogge hanno
causato ancora danni al sud, con due morti nel trapanese: un uomo è stato
travolto dalle acque di un fiume straripato, mentre un giovane ha perso la vita
in un incidente stradale durante una forte nubifragio. E mentre nel cosentino
sono state evacuate 500 persone, in tutta la Calabria interviene l?esercito per
ripristinare la viabilità. Dalle Sicilia, infine è arrivato l?allarme per i danni
agli agrumeti, "sono come risaie". Da ieri sera nevica su oltre
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
ALESSANDRA CHELLO Ma
quale accordo sottobanco. Sul destino della nuova Alitalia
non ci sono ombre. O patti segreti per fagocitarla. Niente che possa lasciare
la porta aperta alla cessione, tra qualche anno, della quota di controllo della
compagnia italiana ad Air France-Klm. Lo giurano i presidenti delle due società
che dallo scorso 12 gennaio sono partner, con i franco-olandesi al 25%. Prima,
Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm, in una intervista al «Sole
24 Ore». E poi il numero uno di Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno,
hanno fornito la stessa versione. Come dire insomma: l'italianità del gruppo
non si tocca. «Siamo una società quotata in Borsa, non avremmo il diritto di
farlo e neppure lo vorremmo», ha detto Spinetta. Poi, rivolto al premier
Berlusconi, lo ha ringraziato: «Mercì, monsieur le premier ministre - ha detto
- la fusione con Air One è stata una mossa strategica vincente». Anche
Colaninno ha ribadito: «Non c'è nessuna intesa. Esiste una clausola del blocco
di pacchetti che gli azionisti fondatori di Cai si sono dati autonomamente».
Per quattro anni, vale a dire il periodo in cui i soci italiani potranno
vendere le azioni solo tra loro «lavoreranno per rilanciare la società, per
investire, perché Alitalia torni a essere la compagnia
ambasciatore del nostro Paese», ha spiegato. Esclusi anche eventuali «trucchi»
legati alla quotazione in Borsa che cancellerebbe il congelamento azionario ma
che comunque sarebbe possibile solo dal terzo anno. «Non è la strada per poter
vendere ad Air France», ha detto Colaninno, aggiungendo che questo «non è il nostro
obiettivo primario tanto che non credo la chiederemo, fra tre anni sarebbe un
miracolo». In ogni caso, ha sottolineato, «oggi partiamo con una società senza
debiti che è partita bene, al di là delle aspettative». Di qui la nuova sfida.
E una promessa: si pensi alla sorpresa quando Alitalia presenterà il primo bilancio in utile. Colaninno ha poi ribadito
che Cai non ha «mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al
nocciolo come abbiamo fatto con Air France». Il presidente della nuova Alitalia si è poi soffermato sul nodo Milano Malpensa-Linate-Roma
Fiumicino. «È una bella scelta, che altri Paesi hanno già fatto. Noi
siamo già in ritardo, dobbiamo decidere», ha detto riferendosi ai due scali
milanesi: «Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
«Sono state date
indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e
intransigente». Questo il commento del presidente della
nuova Alitalia, Roberto Colaninno alla domanda posta da Lucia Annunziata, nel
corso del programma «In mezz'ora». La giornalista gli aveva chiesto se
l'hostess che partecipa al «Grande fratello» sarà licenziata o meno. «Dopo di
che di questa vicenda se ne è parlato anche troppo», ha poi concluso Colaninno.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
A
sinistra la hostess Alitalia concorrente al
«Grande Fratello» sotto il cardinale Tettamanzi e un pranzo della Caritas al
centro aerei Alitalia e Air France
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Sul Giornale di ieri
Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli
irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un
meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna
di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i
processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato
esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di
volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in
libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma,
l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua
vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza
documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona
per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la
lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre
più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario
correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa
del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento,
oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può
assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si
trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese
anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più
tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E
al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan.
Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con
angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti.
O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione
Commenti ( 3 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La
casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono
occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho
scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di
Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14
milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E
così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le
leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa
del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a
giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano
ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal
fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di
dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo
punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene
smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il
capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella
della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era
obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il
mondo Commenti ( 54 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.8 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando
(quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la
questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica
renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue.
Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei
prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca
fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono
risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno
lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione
rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione,
dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale
manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che
esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il
razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda
iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone,
anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non
si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come
ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri
che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri
sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e
si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli
americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In
tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati
europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non
partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire
il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non
viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad
alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare
più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee,
direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze
è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma
spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci
ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse
da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che
l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni
Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare
un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate
non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche
in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi)
tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti
( 71 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale
nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un
altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe
zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due
giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano
sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa
americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si
sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero
due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su
questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene
non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il
segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla
Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le
quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo
di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo
americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto
smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato
Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio?
I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del
debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di
Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende
ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare
l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il
suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse
gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai
cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere
doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il
principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra
commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello
di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che
aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile?
Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe
prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni
economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse
per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza
rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione,
notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (7 voti, il voto
medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09
Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non
tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto
nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della
democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma
McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che
la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che
l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un
modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di
Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni
orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza
nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle
prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni
prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi.
Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta
ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una
grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una
valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo
arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati
diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si
rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati
su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington
e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto
notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi
è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu
Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti
ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa
all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica
lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando
regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto
in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam
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questo articolo a un amico 21Jan
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 5 del 2009-02-02
pagina 0 Formigoni: "Se non c'è accordo con Alitalia potenzieremo Linate" di Redazione Il presidente della
Lombardia: "Cerchiamo una soluzione unitaria, se non ci sarà proseguiremo
con il piano alternativo, cioè la raccolta delle compagnie straniere che
effettuino collegamenti col resto del mondo, e il potenziamento di Linate come
city airport". E la Moratti critica Colaninno mentre Penati pensa a
un "Linate day" I tecnici della Regione Lombardia "si stanno
confrontando con quelli di Alitalia per vedere se è
possibile trovare una soluzione ma, se non ci sarà una visione unitaria, noi
proseguiremo con il piano alternativo che stiamo già costruendo, cioè la
raccolta delle compagnie straniere che effettuino collegamenti con il resto del
mondo, e il potenziamento di Linate come city airport". Lo afferma il
presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, a margine di un convegno
a Milano. "Ho una visione diversa - prosegue Formigoni - da quella di
Colaninno. Credo che Malpensa e Linate possano convivere, ciascuno con la sua
funzione: Malpensa hub o grande aeroporto intercontinentale, Linate un
aeroporto che deve diventare sempre più city airport, razionalizzando il
proprio traffico. Però certamente non deve annullarsi, come vorrebbe Cai, alla
semplice navetta Milano-Roma». Riguardo alla decisione di Lufthansa di
ricorrere alle autorità Antitrust europee, per Formigoni "é una decisione
corretta, credo che abbia buone probabilità di riuscita". La Moratti
critica Colaninno "Mi auguro che le dichiarazioni di Colaninno non siano
quelle che ho letto sui giornali", è invece il commento del sindaco
Letizia Moratti dopo che ieri Roberto Colaninno, presidente della nuova Alitalia, aveva definito Linate una comodità dei milanesi di
cui non intendeva pagare i costi. "Colaninno dice che la loro è una
compagnia privata e quindi non vuole pagare i costi delle comodità dei
milanesi, Malpensa e Linate - ha detto il sindaco a margine dell?incontro sul
commercio nel Mediterraneo organizzato questa mattina a Milano a Palazzo
Mezzanotte - non si capisce perché un?impresa privata debba avere avuto delle
sovvenzioni statali, con una sorta di monopolio sulla tratta Milano-Roma".
Per Letizia Moratti, per mettere un punto alla questione Alitalia
si deve fare una scelta: "O è una compagnia privata e allora non può avere
queste facilitazioni, oppure deve capire che non si tratta delle comodità dei
milanesi, ma di servire un territorio a vantaggio di tutti i milanesi".
Penati: pronti al Linate day Dopo il Malpensa day, il partito democratico è
pronto a dare vita a un?analoga iniziativa in difesa di Linate. Lo ha
annunciato il presidente della Provincia, Filippo Penati, durante la conferenza
stampa indetta per lanciare la raccolta firme promossa dal partito democratico
in difesa di Linate e Malpensa. "C?è un forte attacco alle forze economiche
e finanziarie dei milanesi. Se non bastasse la raccolta firme a spronare il
governo, bisognerà fare una mobilitazione e non è escluso che dopo il Malpensa
day ci sia un Linate day", ha specificato Penati. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 5 del 2009-02-02
pagina 0 Il Nord sotto la neve: Milano-Lecco bloccata Ritardi e voli cancellati
di Redazione Da ieri sera nevica su tutto il centro-nord (video). Al Sud le
violente piogge causano forti danni. Nel Trapanese straripa un fiume: due morti.
Stroncato dal freddo un clochard a Lecco. Porto chiuso a Genova Milano - Torna
il maltempo. Torna la neve. Ancora maltempo da Nord a Sud del Paese, con la
neve che è caduta abbondante anche in bassa quota nel centro nord, mentre le
forti piogge hanno causato ancora danni al sud, con due morti nel trapanese: un
uomo è stato travolto dalle acque di un fiume straripato, mentre un giovane ha
perso la vita in un incidente stradale durante una forte nubifragio. E mentre
nel cosentino sono state evacuate 500 persone, in tutta la Calabria interviene
l?esercito per ripristinare la viabilità. Dalle Sicilia, infine è arrivato
l?allarme per i danni agli agrumeti, "sono come risaie". Da ieri sera
nevica su oltre
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Spettacoli e Società
Pagina 10250 Colaninno e GF Notizie in breve --> Oggi è il giorno della
scelta per Daniela. Nella nuova puntata del Grande Fratello si tornerà a
parlare della hostess ?pasionaria? su cui ha detto la sua anche Roberto
Colaninno: «Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in
maniera molto severa e intransigente»: così il presidente della nuova Alitalia ha risposto a Lucia Annunziata (nel programma ?In
mezz'ora?), che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al GF sarà licenziata
o meno. «Dopo di che di questa vicenda si è parlato anche troppo».
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Sul Giornale di ieri
Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli
irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un
meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna
di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i
processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato
esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di
volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in
libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma,
l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua
vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza
documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una
persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo
sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare,
sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è
necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione
in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il
rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così
l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che
l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un
Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è
più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure
concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito
bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è
sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i
progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia,
immigrazione Commenti ( 8 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad
arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei
banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti,
ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa
residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari.
Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori.
Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai
banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro
finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E
quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le
loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono
accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel
quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche
se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono
d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù
indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita.
Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste,
democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 55 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.8
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione,
stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato
alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La
crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione
all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e
non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di
questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben
sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui
ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo
perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà,
indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e
molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani
schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo
alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione
europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione
delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione
extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco,
perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450
mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il
Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o
per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo
fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a
tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si
creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i
clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche -
anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho
spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè
dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando
partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un
frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica
del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli
immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio
fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve
rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle
africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa
promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che
oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio
diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano
prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro.
In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no?
Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 71 ) » (4
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25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle
ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e
dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone
d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due
giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano
sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa
americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si
sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero
due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su
questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene
non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il
segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla
Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le
quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo
di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo
americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto
smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato
Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio?
I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del
debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di
Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende
ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare
l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il
suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli
acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi:
se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere
doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il
principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra
commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello
di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che
aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile?
Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe
prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni
economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse
per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza
rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama,
globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) »
(7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran?
"L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha
sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori
della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma
McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che
la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che
l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un
modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di
Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni
orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza
nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle
prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni
prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi.
Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta
ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una
grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una
valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo
arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati
diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si
rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati
su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington
e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto
notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi
è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu
Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti
ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa
all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica
lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando
regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto
in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam
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articolo a un amico 21Jan
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 5 del 2009-02-02
pagina 0 Crisi, Berlusconi: 40 miliardi di aiuti "Intercettazioni,
raggiunta l'intesa" di Redazione Il presidente del Consiglio spiega la
linea del governo per fronteggiare la crisi economica: "Abbiamo messo a
disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra
che è compatibile con il debito pubblico. Sono soldi reali che andranno
all'economia reale". E potranno diventare 80 miliardi Avellino - "Il
governo ha messo a disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi
tre anni, una cifra che è compatibile con il debito pubblico" e che potrà
arrivare anche fino a 80 miliardi di euro "grazie ai fondi europei".
Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo
telefonicamente alla manifestazione Governincontra. "Sono soldi reali - ha
aggiunto Berlusconi - che transiteranno dallo Stato all?economia reale".
Il premier ha citato in particolare i fondi per le infrastrutture, i
finanziamenti alle imprese e gli aiuti al settore auto. Credito al consumo
"Per la crisi abbiamo fatto e stiamo facendo molto. A giorni vareremo un
nuovo provvedimento per il credito a consumo e per garantire nuovi settori
strategici. Abbiamo messo in porto - prosegue Berlusconi - anche riforme per
colmare i ritardi del sistema Paese che abbiamo ereditato. Lo sappiamo che per
realizzare grandi opere occorrono 10-15 anni ma stiamo agendo con la
determinazione necessaria. Stiamo lavorando in tutti i modi anche per un
ritorno in campo energetico attraverso il rilancio del nucleare e per accordi
sulle forniture di gas. Io credo - conclude il premieri - che grazie a tutto
questo il sistema in pochi anni sarà migliore". Sino a ora onorati gli
impegni "Posso dire senza tema di essere smentito che in questi 9 mesi il
governo ha lavorato molto bene. Abbiamo fatto tante cose positive in poco
tempo. Non abbiamo mai promesso la luna, ma tutto quelle promesse fatte durante
la campagna elettorale sono state mantenute". Il premier difende i risultati
conseguiti fino adesso alla guida di palazzo Chigi e considera "utili e
positive le iniziative che si inseriscono nel progetto Governicontra. Faccio i
miei complimenti al ministro Rotondi". Intercettazioni, c'è l'accordo
"Mi ero impegnato - rivela il premier - a combattere la violazione della
privacy con pubblicazioni di conversazioni anche di persone non indagate. Anche
quest?impegno, con molta difficoltà, è stato mantenuto, c?è un accordo nella
maggioranza per limitarle solo ai reati più gravi e per un tempo massimo di 30
giorni prolungabile per altri 15". La verità sui
debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata
fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una
disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è
neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle
degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.
Mai Air France aveva fatto un?offerta per incamere i debiti pregressi. E non siamo
stati noi a dire no ad Air France ma i sindacati". Autorevoli in politica
estera "Con il nostro governo l?Italia ha recuperato autorevolezza in
campo internazionale. Il governo Prodi era diviso su tutto, anche in politica
estera, mentre ora c?è un governo coeso con una chiara linea europeista e
atlantica". "La sinistra - prosegue Berlusconi - continua a
criticarci dicendo che noi siamo la politica delle pacche sulle spalle, io
invece - aggiunge ancora - sono convinto che i rapporti di amicizia siano fondamentali
in politica estera". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 5 del 2009-02-02
pagina 0 Crisi, Berlusconi: "Quaranta miliardi di aiuti" di Redazione
Il presidente del Consiglio spiega la linea del governo per fronteggiare la
crisi economica: "Abbiamo messo a disposizione del sistema 40 miliardi di
euro per i prossimi tre anni, una cifra che è compatibile con il debito
pubblico. Sono soldi reali che andranno all'economia reale". E potranno
diventare 80 miliardi Avellino - "Il governo ha messo a disposizione del
sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra che è
compatibile con il debito pubblico" e che potrà arrivare anche fino a 80
miliardi di euro "grazie ai fondi europei". Lo ha detto il presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla
manifestazione Governincontra. "Sono soldi reali - ha aggiunto Berlusconi
- che transiteranno dallo Stato all?economia reale". Il premier ha citato
in particolare i fondi per le infrastrutture, i finanziamenti alle imprese e
gli aiuti al settore auto. Senza finanziaria prezzo più pesante "Se non
avessimo fatto la finanziaria prima dello scoppio della crisi, avremmo pagato
un prezzo pesantissimo, molto più oneroso". In pochi mesi - ha detto il
premier - l?Italia ha acquisito autorevolezza all?estero come mai prima, nei
rapporti diplomatici, e in particolare di fronte all?esplosione della crisi
finanziaria. Siamo stati i primi, dopo lo scoppio della crisi, a garantire la
solidità del sistema bancario e a dire che nessuno avrebbe perso un euro".
Credito al consumo "Per la crisi abbiamo fatto e stiamo facendo molto. A
giorni vareremo un nuovo provvedimento per il credito a consumo e per garantire
nuovi settori strategici. Abbiamo messo in porto - prosegue Berlusconi - anche
riforme per colmare i ritardi del sistema Paese che abbiamo ereditato. Lo
sappiamo che per realizzare grandi opere occorrono 10-15 anni ma stiamo agendo
con la determinazione necessaria. Stiamo lavorando in tutti i modi anche per un
ritorno in campo energetico attraverso il rilancio del nucleare e per accordi
sulle forniture di gas. Io credo - conclude il premieri - che grazie a tutto
questo il sistema in pochi anni sarà migliore". Sino a ora onorati gli
impegni "Posso dire senza tema di essere smentito che in questi 9 mesi il
governo ha lavorato molto bene. Abbiamo fatto tante cose positive in poco
tempo. Non abbiamo mai promesso la luna, ma tutto quelle promesse fatte durante
la campagna elettorale sono state mantenute". Il premier difende i
risultati conseguiti fino adesso alla guida di palazzo Chigi e considera
"utili e positive le iniziative che si inseriscono nel progetto
Governicontra. Faccio i miei complimenti al ministro Rotondi".
Intercettazioni, c'è l'accordo "Mi ero impegnato - rivela il premier - a
combattere la violazione della privacy con pubblicazioni di conversazioni anche
di persone non indagate. Anche quest?impegno, con molta difficoltà, è stato
mantenuto, c?è un accordo nella maggioranza per limitarle solo ai reati più
gravi e per un tempo massimo di 30 giorni prolungabile per altri 15". La verità sui debiti di Alitalia "Da
parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione
della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio
sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi
caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia. Mai Air France aveva fatto un?offerta per incamere i
debiti pregressi. E non siamo stati noi a dire no ad Air France ma i
sindacati". Autorevoli in politica estera "Con il nostro governo
l?Italia ha recuperato autorevolezza in campo internazionale. Il governo Prodi
era diviso su tutto, anche in politica estera, mentre ora c?è un governo coeso
con una chiara linea europeista e atlantica". "La sinistra - prosegue
Berlusconi - continua a criticarci dicendo che noi siamo la politica delle
pacche sulle spalle, io invece - aggiunge ancora - sono convinto che i rapporti
di amicizia siano fondamentali in politica estera". Rifiuti, rispetteremo
gli impegni Rivolgendosi al ministro dell?Attuazione del programma Gianfranco
Rotondi il Cavaliere ha detto: "Mi hai segnalato che nei Comuni dell?alta
Irpinia sono sorti dei problemi a causa delle nuove discariche. Voglio subito
tranquillizzare i sindaci che sono lì da voi. Il completamento del
termovalorizzatore di Acerra è ormai vicino e anche lo stato di avanzamento
degli appalti degli altri impianti consentirà di superare l?emergenza e
risolvere una volta per tutte il problema dello smaltimento in questa regione".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "EUROPA ON-LINE" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Eterna campagna
elettorale di Berlusconi: contro la crisi 40 miliardi. Anzi no, 80 (ra. c.)
Gioca a lascia o raddoppia il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. E lo
fa con i fondi anticrisi che, a suo dire, sono stati messi a disposizione dal
governo per far uscire il paese dalla crisi. Nel corso di una telefonata a
?Governincontra? ad Avellino, il premier riscrive i conti dei primi mesi del
suo governo: finora si era sempre parlato di 5 miliardi messi a disposizione
dal governo per la crisi, ma Berlusconi ha rifatto i conti sostenendo che «i
provvedimenti presi valgono 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni e sono
soldi reali che transitano dallo stato all?economia reale e che potranno salire
a 80 miliardi grazie ai fondi europei». Nel preannunciare
per i prossimi consigli dei ministri nuovi provvedimenti a sostegno di settori
industriali strategici come auto e componentistica e del credito al consumo, il
premier si spinge anche oltre fino a sostenere che i debiti di Alitalia (pari a 4 miliardi) saranno pagati dalla Cai e non dai
cittadini. Il Pd definisce gravissime queste affermazioni e chiede chiarimenti.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina VII - Roma
PASSA DA LINATE IL FUTURO DI FIUMICINO MASSIMO RIVA La nuova Alitalia
ha preso il volo indicando come sua base principale ? il cosiddetto
"hub" ? l´aeroporto di Fiumicino. Per le istituzioni politiche locali
(Comune, Provincia e Regione) questa è stata una battaglia vinta, anche se con
perdite piuttosto elevate: il numero complessivo dei voli dallo scalo
capitolino è stato comunque ridimensionato, mentre la maggior parte di
lavoratori cassintegrati o addirittura lasciati a terra si concentra proprio
nell´area romano-laziale. Il punto più serio, tuttavia, è che questa vittoria è
ben lontana dall´aver posto fine alla domestica guerra degli aeroporti. Il
sindaco Alemanno ha un bel dire che quello di "Malpensa è un aeroporto
inventato, un sito che non esiste?". In realtà, la minaccia che lo scalo
lombardo possa riproporsi come hub alternativo a quello romano è più che mai
aperta. Non lo dicono soltanto i vari Formigoni o Moratti che potrebbero essere
ispirati da interessato strabismo campanilistico. A tener viva la questione è
lo stesso amministratore delegato della nuova compagnia, Rocco Sabelli, che ha
dichiarato in proposito che per lui "la scelta migliore sarebbe
Malpensa". Soggiungendo, per fortuna dello schieramento romano-laziale,
che una decisione in tal senso resta però condizionata dal problema Linate.
Ovvero dalla drastica riduzione dello scalo cittadino milanese a sede dei soli
voli fra il capoluogo lombardo e la capitale. Questa posizione di Sabelli ha
una logica fin troppo chiara. Linate è da sempre la maggior spina nel fianco di
Malpensa perché offre alle maggiori compagnie concorrenti di Alitalia
la comoda opportunità di attirare passeggeri, soprattutto "business",
nei propri hub europei da dove poi farli proseguire per le più battute rotte
intercontinentali. Cosicché, nei prossimi mesi, sarà paradossalmente il destino
di Linate il campo sul quale si deciderà lo scontro finale tra Fiumicino e
Malpensa. Finora gli esponenti degli enti locali lombardi sembrano offrire un
aiuto insperato al partito di Fiumicino, insistendo nel voler salvare insieme
la capra di Linate e i cavoli di Malpensa. Il giorno in cui a Milano si dovesse
comprendere l´insostenibilità di questa strategia, per Roma saranno guai.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Palermo
Dalle difficili alleanze per la corsa a Strasburgo alle defezioni interne. Le
spine del leader autonomista "Alle europee ci vogliono cancellare" E
il governatore sceglie di trattare Messaggio a Roma per ammorbidire lo
sbarramento L´addio della vice capogruppo all´Ars riaccende lo scontro
Palermo-Catania EMANUELE LAURIA (segue dalla prima di cronaca) «Scacco dalla
regina», diceva ieri sera scherzando un dirigente del Pdl. Dove la regina
sarebbe lei, Marianna Caronia, la deputatessa che ha abbandonato Lombardo e
l´Mpa additando con sdegno il trasversalismo del governatore. Fra i costituenti
siciliani del popolo della libertà ci sono pochi dubbi: la Caronia, irrequieta
guida degli autonomisti del Capoluogo finché non sono arrivati Musotto e
Vernuccio, finirà alla corte del Cavaliere. Anche se l´interessata nega, alla
decisione non sarebbero estranee le sirene dell´area Schifani-Alfano. Pure
l´Udc, per inciso, corteggia la transfuga. Un ruolo non secondario, in questa
decisione, l´avrebbe avuto il papà dell´onorevole, Giuseppe Caronia, segretario
della Uil trasporti che ha rappresentato l´ala sindacale "morbida" nella trattativa con Berlusconi sulla vicenda Alitalia-Cai. E ai vertici dell´Mpa, con un filo di perfidia, si ricorda
che Caronia senior aveva chiesto agli autonomisti una candidatura per le
Europee. «Marianna ha preferito il calduccio del sistema di potere palermitano
alle battaglie per l´innovazione», commenta il presidente dei senatori
autonomisti Giovanni Pistorio. Dando sostanza all´impressione che, nella
maggioranza in lite, sia in corso una furiosa campagna acquisti. Dalla quale,
finora, il movimento per le autonomia è uscito in perdita. Sono andati via due
deputati - la Caronia e Marco Forzese, passato all´Udc - e ne è arrvato solo:
Francesco Musotto, rimasto però prudentemente nel gruppo misto e tutt´altro che
felice di quel che sinora gli ha riservato la nuova esperienza: «Sì, mi
aspettavo qualcosa in più - afferma l´ex presidente della Provincia di Palermo
- Non è un fatto personale: sono pazientemente in attesa di una svolta, specie
per quanto riguarda la spesa dei fondi europei. I tempi d´azione del governo
sono troppo lenti, se rapportati alla crisi economica in atto». In ogni caso,
nel momento di maggiore tensione all´interno del centrodestra, il partito di
Lombardo si indebolisce. L´addio della Caronia segue quello di tre consiglieri
comunali dell´Mpa, Giovanni Di Maggio, Franco Orlando e Agostino Genova. La
Colomba perde quota nel Capoluogo. E autorizza la Caronia ad attaccare «il
partito dei catanesi». Portando, come esempio anche di una «mancanza di
democrazia interna», il caso dei delegati al prossimo congresso nazionale
dell´Mpa, in programma a fine febbraio. «L´ufficio politico del partito - dice
l´ormai ex esponente dei lombardiani - aveva stabilito che la quota dei
delegati per provincia sarebbe stata assegnata in proporzione al numero dei voti
raccolti alle Regionali. Ma una disposizione giunta dall´alto ha cancellato
questa regola, stabilendo che valgono solo i voti delle Politiche, competizione
nella quale non è stato eletto alcun palermitano. Morale: al congresso - dice
la Caronia - saranno molti di più gli esponenti catanesi». Il graffio della
pasionaria fa aumentare le preoccupazioni di Lombardo, in questi giorni
particolarmente irritato per la norma sullo sbarramento al 4 per cento per le
Europee, da oggi all´esame di Montecitorio. E il risentimento, nei confronti
degli alleati che sostengono questa legge, ha pesato sulla crisi siciliana
riesplosa alla fine della scorsa settimana. «è in atto un tentativo di
eliminarci», ha detto ieri il governatore a «Otto e mezzo». L´Mpa rischia di
non riuscire a fare eleggere alcun europarlamentare. Visti i tempestosi
rapporti con i compagni di coalizione, impossibile pensare a un´alleanza
elettorale con l´Udc, difficile credere a un´ospitalità da parte del Pdl nelle
proprie liste, c´è uno spiraglio di intesa con la Lega ma nel 2006 non andò
benissimo. E allora: «Apriremo le porte ad altre forze minori», aggiunge
Lombardo. Lanciando, però, davanti alle telecamere di La7 un appello neanche
velato al Pdl: il via libera a un emendamento che preveda uno sbarramento
"regionale" all´8 per cento, in forza del quale l´Mpa centrerebbe
almeno un seggio in Sicilia. La richiesta di una ciambella di salvataggio che,
in un clima da lotta armata, non potrebbe mai essere accolta. Ieri Lombardo,
con qualche sorpresa degli alleati, ha aperto al dialogo sulle riforme. Magari
non è stato un caso.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina II - Napoli
Regione Atitech, vertice con Lonardo e Cozzolino "Ora serve un incontro
con il governo" Una cordata di imprenditori locali pronta a entrare nella
compagine azionaria di Atitech; Cai disposta a farne parte «a condizioni di
mercato» e la Regione pronta al suo contributo «per garantire - come ha detto
il presidente del consiglio regionale, Sandra Lonardo - ai lavoratori
dell´azienda il trattamento di integrazione salariale straordinario». è quanto
emerso dall´incontro tecnico di ieri tra Cai, la giunta regionale e il
consiglio, per discutere sulla questione Atitech e sul trasporto aereo
regionale. Guido Improta, responsabile enti locali di Cai, ha assicurato che
«non c´è stato alcun disimpegno di Cai nei confronti di Napoli. Dal 13 gennaio
è stato avviato un nuovo network integrato con rete di
collegamenti Alitalia e Air One, cercando di lasciare inalterati i voli e
razionalizzando gli operativi laddove c´erano duplicazioni». «Su Atitech ci
sono state delle manifestazioni di interesse di imprenditori locali che la
Regione ha incoraggiato e che ha portato all´attenzione del governo, con il
quale ora serve un incontro», ha detto l´assessore regionale alle
Attività produttive Andrea Cozzolino. Contro l´avvio di Cai si è mostrato
critico l´amministratore delegato della Gesac, Mauro Pollio, che ha
sottolineato la riduzione di voli e passeggeri in transito a Capodichino dal 13
gennaio, data di avvio della nuova compagnia.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina IV - Milano Una
raccolta di firme per Linate E il consiglio comunale vota compatto una mozione
Pd Nel documento si esprime la preoccupazione per il Forlanini e si impegna il
sindaco a tutelare i due scali lombardi STEFANO ROSSI Per salvare Linate, il Pd
lancia una raccolta di firme attraverso i 160 circoli cittadini e il sito del
partito il 14, 15 e 16. Probabile un gazebo in piazza san Babila. è la risposta
alla pretesa di Cai Alitalia di azzerare l´aeroporto
milanese dopo aver accettato il pesante ridimensionamento di Malpensa.
«Registriamo - dice il coordinatore provinciale del Pd, Ezio Casati - il
silenzio di Forza Italia e An, favorevoli alle scelte romane a scapito di
quelle milanesi, mentre la Lega fa demagogia. Chiediamo ai parlamentari
milanesi, anche del centrodestra, di appoggiare questa battaglia». Per ora
aderisce Bruno Tabacci dell´Udc, altri secondo Casati avrebbero declinato,
«compreso il leghista Matteo Salvini». A livello locale, invece, il consiglio
comunale raccoglie subito la sollecitazione, approvando all´unanimità (42 voti)
una mozione presentata dal capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, che
esprimendo «la profonda preoccupazione del consiglio» per Linate impegna
sindaco e giunta a tutelare i due scali. Il centrodestra dice sì: «I due
aeroporti vanno salvaguardati - dice il capogruppo Fi Giulio Gallera - se poi
la Cai vuole concentrarsi su Malpensa va benissimo». Commenta Majorino: «è la
prima volta, nelle ultime settimane, che una istituzione si esprime in modo
così chiaro a favore di Linate. Un messaggio che nessuno, nemmeno il governo
Berlusconi, può ignorare». Infine, ci sono un comitato «Per salvare Linate» del
consigliere provinciale socialista Roberto Caputo, che ha raccolto 172
adesioni, e il ricorso che Assoconsumatoritalia presenterà all´antitrust
europeo contro il monopolio Cai. Anche il sindaco attacca
il presidente di Cai Alitalia, Roberto Colaninno: «Spero che le sue dichiarazioni siano state
mal riportate, quando dice che Alitalia è un´impresa privata e non
vuole pagare i costi delle comodità dei milanesi fra Malpensa e Linate. Se
davvero Alitalia è un´impresa privata, non si capisce perché abbia sovvenzioni
statali con una sorta di monopolio sulla Milano-Roma. Non si tratta
delle comodità dei milanesi ma di servire un territorio a vantaggio dell´intero
Paese». «Linate non è una comodità ma una risorsa», chiosa il presidente della
Camera di commercio, Carlo Sangalli. Ed Easy Jet si veste da cavaliere bianco:
«Siamo pronti a salvare Linate, abbiamo già chiesto 30 nuovi slot», svela FranÇois
Bacchetta, general manager della compagnia per il Sud Europa.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina I - Genova Il
caso Indagine del ministero: aeroporto utilizzato solo al 28 per cento delle
sue possibilità Slot vuoti, il Colombo non vola più MASSIMO MINELLA Che non
andasse bene, non era una novità. Ma che l´aeroporto di Genova lavorasse
sostanzialmente sotto il trenta per cento delle sue potenzialità, ancora non
era emerso con tanta chiarezza. Il dato circola da giorni al ministero dei
Trasporti, all´interno di una dettagliata analisi condotta in tutti i
principali scali della Penisola relativa al rapporto fra i movimenti massimi
consentiti per ogni ora e quelli effettivamente compiuti (per movimento si
intende un decollo o un atterraggio). Non si tratta, in sostanza, di un dato
assoluto, ma di un numero variabile da scalo a scalo e quindi realmente
indicativo dell´andamento di un aeroporto. Così, se ad esempio Fiumicino può
concedersi il lusso di novanta movimenti all´ora, tutti saturati, Genova deve
accontentarsi di sedici, per le caratteristiche della sua pista e per altri indicatori
che concorrono alla valutazione finale. Il fatto è che il dato del ministero,
per Genova, parla di 4,5 movimenti all´ora su 16, che si traduce appunto in un
utilizzo del 28 per cento. Perde quindi di spessore anche la vecchia querelle
sugli "slot", gli spazi in cui è consentito volare. A Genova ce ne
sono da vendere. Basta solo avere la voglia di occuparli. E qui si innesta
l´altro ragionamento. Al di là degli sforzi della società aeroportuale, che
cerca di reagire alla crisi e incassa una positiva crescita dei propri
traffici, va colmata al più presto la lacuna creata dal decollo di Cai. Con la nuova compagnia aerea nata dalle ceneri della vecchia Alitalia e che ha assorbito Air One, sono scesi i collegamenti
giornalieri fra Genova e la capitale. Trattative con altri vettori, ce ne sono
da mesi. Si parla soprattutto di Air Vallée e di Blue Panorama. Ma anche su
questo fronte, non ci sono novità, perché la trattativa esiste ma è ancora
lontana dalla sua formalizzazione. Nessuno, infatti, si è ancora
presentato al ministero e ai suoi enti competenti chiedendo ufficialmente gli
"slot" per volare quotidianamente da Genova a Roma. Quindi, bisogna
aspettare.
( da "Riformista, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
mambo Se La Russa
provasse a lavorare? Qualche giorno fa mi sono occupato di Maurizio Gasparri
che, nel Giorno della Memoria, si era occupato della
hostess Alitalia del Grande Fratello chiedendone il licenziamento. Gasparri mi ha
telefonato amichevolmente rivendicando il proprio zelo perché scandalizzato dal
fatto che tanti poveri dipendenti della compagnia di bandiera fossero finiti in
cassa integrazione mentre la signorina in questione se la godeva in tv.
Resto dell'idea che i politici che occupano posti di prima linea dovrebbero
disinteressarsi del gossip, ma ho ritenuto valide le spiegazioni di Gasparri.
Non so che cosa dirà, invece, il ministro La Russa quando leggerà che sto
dedicando a lui le stesse parole di sorpresa che avevo speso per Gasparri. Ieri
Ignazio La Russa ha imperversato sulle agenzie di stampa come fa ogni giorno
(lavorare no?). Prima ha annunciato che non si sarebbe recato, per protesta
contro il caso Battisti, a vedere la partita Italia-Brasile. Poi ha dettato il
suo pronostico sul prossimo derby Milan-Inter. La Russa è interista ma non si
fa i fatti suoi. Nei giorni cruciali della possibile dipartita verso Manchester
di Kakà, e della polemica sull'impiego di militari nelle città, aveva
rilasciato impegnative dichiarazioni sul fuoriclasse milanista. C'è stato un
tempo in cui i politici sono stati convinti dai loro spin doctor che dovevano apparire
uguali ai cittadini. C'è un altro tempo, è questo, in cui la gente vorrebbe che
i politici si concentrassero solo sul proprio lavoro. Chiediamo troppo? di
Peppino Caldarola 03/02/2009
( da "Unita, L'" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, il reality del licenziamento
LICENZIataPer Daniela Martani, l'hostess dell'Alitalia protagonista del
Grande Fratello, è in arrivo la lettera di licenziamento. A dirlo sono i suoi
avvocati dopo che il presidente Colaninno aveva annunciato che la vicenda
sarebbe stata trattata «in maniera molto severa ed intransigente».
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina IX - Bari
Allarme meteo Vento e mare agitato cancellati quattro voli Allerta meteo su
tutta la Puglia per i venti che fino a domenica soffieranno sulla regione, con
raffiche fino a 60 nodi. Ieri le condizioni avverse hanno rischiato di
paralizzare anche il traffico aereo: i voli programmati in partenza
dall´aeroporto di Bari non hanno potuto raggiungere alcune destinazioni
bloccate dalla neve. Quattro partenze cancellate: non sono mai decollati un
MyAir diretto a Parigi, un Alitalia per
Milano Malpensa e un RyanAir per Londra Stansted. Cinque voli non sono invece
mai atterrati al Karol Wojtyla. Ai disagi al trasporto aereo ieri si sono
aggiunti i problemi sulle strade nel Sud-Est barese: le raffiche di vento di
scirocco, che ieri hanno raggiunto i 55 nodi, con alberi divelti,
cartelloni e detriti sull´asfalto, hanno rischiato di creare danni agli
automobilisti su statali e provinciali fin dalle prime ore della mattina. Il
vento di scirocco proseguirà almeno fino a domenica prossima secondo gli
esperti: uno stato che ha determinato l´allerta meteo su tutta la regione.
Ionio e alto Ionio sono in burrasca, mentre il basso Adriatico è mosso o molto
mosso. L´ondata fortissima di vento però, secondo le previsioni del consulente
scientifico di Arpa Puglia Vitantonio Laricchia, dovrebbe attenuarsi a partire
da giovedì prossimo.
( da "Unita, L'" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Contro la crisi Berlusconi
annuncia ottanta miliardi Dove sono nessuno lo sa Ancora slogan e cifre
annunciate sui mass media. Finora il governo non ha stanziato un euro contro la
crisi. I provvedimenti varati sono restrittivi: lo Stato ci guadagna. Per
l'auto risorse al prossimo consiglio. Forse. Mentre l'economia italiana
sprofonda, il presidente del consiglio dà numeri a vanvera. Parla di 40
miliardi già stanziati, che potrebbero diventare il doppio con i fondi Ue.
Peccato che sia semplicemente falso, visto che finora tutte le misure adottate
(dalla manovra d'estate al decreto anticrisi) sono restrittive: lo Stato non
investe ma risparmia. Ogni voce è coperta con un'altra voce già finanziata, si
toglie da una parte e si mette in un'altra. Quei 16,6 miliardi per le infrastrutture
indicati, quei 10 miliardi (dove?) per le imprese, quei 6 miliardi sull'Iva o
gli 8 per gli ammortizzatori o sono fondi già esistenti, oppure sono numeri
solo annunciati sui giornali per ora. «Dopo 10 manovre di finanza pubblica da
giugno a dicembre - dichiara Stefano Fassina - non vi è un euro aggiuntivo per
affrontare la crisi. Gli 80 miliardi di euro strombazzati anche oggi dal
premier sono risorse interamente previste in Bilancio ben prima della crisi».
Ma Silvio Berlusconi non teme di fare proclami oontani dalla realtà.
Addirittura afferma che i debiti di Alitalia sono finiti in capo a Cai.
«È gravissimo» replica Tiziano Treu. PAESE FERMO La realtà fotografa un paese
che deve combattere con continui tagli di spesa. Le Regioni fanno l'altolà sui fondi
per la formazione, i Comuni denunciano l'impossibilità di chiudere i bilanci,
ieri gli assessori al sociale di Legautonomie riuniti in un convegno hanno
fatto i conti con lo stop al piano- casa e con i tagli alle politiche
per i più deboli. Il Paese è fermo. Maurizio Sacconi ammette: per gli
ammortizzatori si è aperta una trattativa con le Regioni, ci vorrà una
settimana per chiuderla. Il prossimo consiglio dei ministri dovrebbe deliberare
sugli aiuti all'auto (lo dice Berlusconi): ma non si esclude l'ennesimo rinvio.
Intanto Giulio Tremonti in un'intervista radiofonica conferma la sua politica
di rigore. «Non possiamo fare più spesa pubblica di quella che ci è consentita
- dichiara il ministro dell'Economia - perché dobbiamo considerare anche la concorrenza
degli altri paesi». Ai Comuni in rivolta manda a dire che «la legge è uguale
per tutti» (in realtà il patto di stabilità europeo è molto diverso da quello
interno), rivelando che la Cassa depositi e prestiti ha già erogato 8 miliardi
per investimenti degli enti locali. Dunque, nessun blocco degli investimenti
secondo il ministro. Eppure a denunciare l'impraticabilità delle ultime
disposizioni per i Comuni è stata ieri anche Letizia Moratti, sindaco di
centrodestra (anche se spesso in rotta di collisione con il ministro). Sugli
ammortizzatori il ministro si è detto fiducioso: «Una strada si troverà». Tra
le molte dichiarazioni, anche una «semi- difesa» dell'ex governatore Antonio
Fazio: «Faceva cose giuste in modo sbagliato». Detto dopo averlo defenestrato,
suona quasi come una conversione. Intanto ieri le Regioni hanno tenuto il primo
incontro tecnico sui fondi per gli ammortizzatori, iniziato con l'altolà di
Vasco Errani: «Il fas non è un bancomat». BIANCA DI GIOVANNI ROMA
bdigiovanni@unita.it
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina 40 - Spettacoli
L´hostess pasionaria accusa "Cai contro di me, lascio il GF" Tra le
lacrime: "Hanno violato i diritti dei lavoratori" Il sindacato:
"Per il nostro contratto se non rientrava doveva essere licenziata"
ROBERTO ROMBI ROMA Daniela Martani ieri sera è uscita dalla casa del Grande
Fratello. La hostess chiamata la pasionaria nei giorni dell´agonia dell´Alitalia, diventata celebre per la fotografia, pubblicata su tutti i
giornali, dove appariva con un cappio, ha deciso per il lavoro rinunciando alle
sue speranze di entrare nel mondo della televisione. Rischiava il licenziamento
dalla Cai perché era entrata nella casa del Grande Fratello senza dare nessun
avviso della sua assenza. Alessia Marcuzzi l´ha invitata quindi a andare
nel corridoio dove si aprivano due porte, una verso l´esterno, l´altra per
rientrare nella casa. Su tacchi altissimi la ragazza si è avviata turbata. E
l´apparizione della mamma ha dato il via alle sue lacrime. La signora Martani
ha fatto un appello al buonsenso: «Non siamo tranquilli pensando a quello che
sta accadendo con Alitalia. Pensaci bene».
«Irrazionalmente» ha detto la Martani piangendo «tornerei dentro la casa. Ma
c´è una ritorsione verso di me da parte della Cai. Non ho avuto la possibilità
di esercitare un mio diritto, quello di chiedere l´aspettativa. Mi si vuole
colpire. La Cai ha violato il diritto di moltissimi lavoratori». Alessia
Marcuzzi incalza perché Daniela Martani prenda una decisione definitiva. «Devo
difendere il mio diritto al lavoro» conclude affranta la ragazza «come devo
difendere quello dei miei colleghi che hanno perso il posto. Per questo non
potrei più rientrare nella casa. Quindi esco». Grandi applausi per la decisione
che è venuta dopo un lungo confrontarsi con se stessa. «Solo una mente
diabolica» si sfoga la Martani «avrebbe potuto pensare di mettersi un cappio al
collo per partecipare al Grande Fratello. Ora non so con che spirito potrei
rimanere qui dentro rinunciando a lottare per un risarcimento morale. Col cuore
rimango nella casa, con la testa so che devo uscire». Asciugandosi gli occhi ha
aggiunto: «Sono rimasta commossa da quello che ha detto mia madre: i miei sono
convinti che il lavoro fisso è una sicurezza per tutta la vita. Ma la mia
passione sono il canto e la recitazione». Così è uscita questa ragazza che dal
suo ingresso al Grande Fratello ha suscitato una serie di polemiche. Nei suoi
confronti aveva preso posizione anche il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno che ha dato istruzioni
all´ufficio del personale di «trattare questa vicenda in maniera molto severa
ed intransigente. Di questa vicenda abbiamo parlato fin troppo». E Marco
Veneziani, pilota e segretario nazionale della Uil, non è disposto a fare
grandi battaglie sul caso Martani: «Se lei intende fare il suo mestiere, ha
fatto bene ad andarsene dalla casa del Grande Fratello. Il nostro contratto»
aggiunge «non prevede che si possano prendere giorni di aspettativa per
partecipare a un reality e l´azienda, se non rientra al lavoro, ha tutto il
diritto di licenziarla».
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
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Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-03 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE «Basta privilegi a Cai, su Linate serve concorrenza» Moratti contro
il piano di Colaninno. La compagnia EasyJet: pronti a investire su Milano In
consiglio approvata una mozione bipartisan: pronti a scendere in piazza se il
governo non tutela gli scali lombardi Tra Alitalia e
Milano l'armistizio ha retto giusto un paio di settimane. A rompere la tregua,
domenica scorsa, il presidente della compagnia. «Siamo un'azienda privata e non
possiamo pagare le comodità dei milanesi accollandoci le diseconomie che
derivano dal gestire insieme sia Malpensa, sia Linate », ha detto Roberto
Colaninno intervistato su Raitre da Lucia Annunziata. La risposta di Letizia
Moratti è arrivata a stretto giro: «Non si capisce perché un'impresa privata
debba contare sul monopolio Roma-Milano ». «In ballo non c'è la comodità dei
milanesi — ha aggiunto il sindaco — ma il servizio a un territorio a vantaggio
di tutto il Paese». Porte sbattute Nelle tre settimane che separano l'affondo
pubblico di Letizia Moratti contro Alitalia dell' 11
gennaio scorso (sempre davanti alle telecamere di In mezz'ora) e l'uscita di
Colaninno domenica, si era tentata la via del dialogo. Ma ora Milano e Alitalia tornano a sbattersi la porta in faccia. «Ho una
visione diversa da quella di Colaninno — ha sottolineato ieri anche il
presidente della Regione, Roberto Formigoni —. Credo che Malpensa e Linate
possano convivere, ciascuno con la propria funzione. Il Forlanini non va
annullato come vorrebbe Cai». «L'aeroporto di Linate non è una comodità, ma
un'opportunità — ha ribadito il presidente della Camera di Commercio, Carlo
Sangalli —. Milano è così importante che due scali non solo convivono, ma sono
necessari». Stranieri all'attacco I tavoli tecnici con Alitalia,
in Sea come in Regione, restano aperti. Ma il margine d'azione è sempre più
ristretto. E così alzano la testa le compagnie straniere. «Cai guarda
soprattutto ai propri interessi e non a quelli dei consumatori - attacca
Francois Bacchetta, general manager di EasyJet per il Sud Europa -. Abbiamo già
chiesto 30 slot a Linate e
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-03 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Inchiesta La compagnia, fallita, fu acquistata dall'ex Alitalia con soldi pubblici Volareweb, comprata per 39
milioni e cancellata Per salvare la compagnia low cost Volareweb sono stati
spesi 39 milioni di euro di denaro pubblico, è stata modificata una legge ad
hoc e - secondo la procura di Busto Arsizio - è stata pure truccata la gara
d'asta in modo che la compagnia finisse tra le braccia di Alitalia.
Quando Cai ha assunto il controllo di quest'ultima, ha cancellato Volareweb e
ne ha messo in cassa integrazione gran parte dei dipendenti. E' una storia
tutta italiana - quella del tormentato vettore di Gallarate dove interessi
locali e opportunismo politico hanno il sopravvento su qualunque altro criterio
guida. La realtà dei fatti è che, da un mese circa, Volareweb è solo un'azienda
fantasma: il sito dal quale era possibile prenotare on line voli a basso costo
per l'Italia e l'Europa è scomparso e ad ogni clic si viene
automaticamente indirizzati sul sito di Alitalia; gli slot
che appartenevano alla compagnia sono stati presi da Cai, che mette però in
vendita i biglietti a tariffe normali. Dei dipendenti, 160 circa sono in «cassa»,
qualche pilota è passato ad Alitalia e una pattuglia di
impiegati rimane in servizio per portare a termine la procedura fallimentare.
Un epilogo lontano anni luce dalle ambizioni con cui era nata Volareweb
(all'inizio semplicemente Volare): fondata da un gruppo di industriali del
Nordest per far concorrenza ai colossi dei cieli, nel giro di pochi anni era
finita a picco in un mare di debiti, spese pazze e dirigenti arrestati. Per
scongiurarne la scomparsa nel 2005 era stata appositamente modificata la legge
Marzano: la massa debitoria di Volareweb era troppo piccola per usufruire del
beneficio con il quale vengono salvate aziende di grande rilevanza e la norma,
per volontà della Lega che nel Varesotto ha la sua cassaforte elettorale, era
stata modificata. Affidata a un commissario governativo (come Parmalat) e
risanata, la compagnia low cost era stata rimessa sul mercato; a sorpresa era
stata aggiudicata ad Alitalia (siamo nel 2006) già
sommersa dai debiti, che per assicurarsi il piccolo vettore aveva sborsato 39
milioni di euro. Fino all'epilogo di questi giorni. «Non è certo questo l'esito
che avevamo sperato - commenta oggi Marco Sartori che fu vicecommissario di
Volare durante l'applicazione della Marzano - e non nascondo che personalmente
avrei visto un acquirente diverso da Alitalia. Forse
sarebbe stata necessaria qualche riflessione in più e oggi avremmo già la
compagnia aerea del Nord bell'e pronta. Ma il management di Alitalia
fece un'operazione spregiudicata, solo per garantirsi gli slot di cui Volareweb
disponeva». «Perché è stato fatto tutto quel bailamme se l'esito era lasciare a
casa tutti i dipendenti?» - si domanda Giuliana De Poli, che ha vestito la
divisa di Volare per quindici anni. «Sarebbe stato meglio - riflette l'ormai ex
dipendente, che è stata anche rappresentante sindacale - valutare altre
offerte, garantire maggiormente la salvaguardia dell'azienda». Già, ma nel
frattempo la magistratura ha scoperto che la gara attraverso cui Alitalia si aggiudicò la low cost non fu proprio cristallina:
Carlo Rinaldini, commissario di Volare, morto due anni fa, avrebbe chiesto
favori per le sue aziende personali, che navigavano in cattive acque, in cambio
di informazioni riservate destinate a dare un vantaggio decisivo ad Alitalia nell'aggiudicarsi la gara. L'equipaggio I 160
dipendenti sono in «cassa», alcuni piloti sono passati ad Alitalia
e qualche impiegato sarà in servizio fino al fallimento Claudio Del Frate
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2009-02-03 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Polemiche anche su Volareweb, la compagnia comprata dall'ex Alitalia per 39 milioni e poi cancellata Aeroporti, la Moratti contro
Colaninno «Cai? Troppi favori a un'azienda privata» «Visto che ora Alitalia è privata, non si capisce perché possa contare sul monopolio
Roma-Milano». Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, attacca i vertici di Alitalia difendendo Malpensa e Linate. «Siamo un'azienda privata,
non possiamo accollarci i costi delle comodità dei milanesi », aveva detto
domenica scorsa il presidente della compagnia, Roberto Colaninno. Intanto il
consiglio comunale ha approvato una mozione bipartisan in difesa degli
aeroporti. E il Pd provinciale va all'attacco con una raccolta di firme a
tutela degli scali lombardi. In vista anche una manifestazione, mentre il
sindacato prepara lo sciopero. A PAGINA 3 Del Frate e Querzè
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Cronaca Italiana
Pagina 109 elmas Cancellato un volo, anche attese di 6 ore Elmas --> Un volo
cancellato e ritardi anche di sei ore. Il maltempo che ha colpito Milano e i suoi
aeroporti di Malpensa e Linate ha creato ripercussioni sui collegamenti da e
per Cagliari. I primi voli sono decollati dallo scalo di Elmas senza
particolari problemi. La situazione è precipitata a fine mattina quando il
traffico aereo è andato in tilt dopo che gli aeroporti milanesi hanno iniziato
a funzionare a singhiozzo, con le piste invase dalla neve. I voli AirOne delle
9 e delle 10,40 diretti a Roma e Milano Linate sono decollati rispettivamente
con quasi sei ore e con quattro ore di ritardo. Cancellato il collegamento
Meridiana delle 12,40 diretto a Linate. Ancora ritardi sul
volo EasyJet per Malpensa delle 12,40 (partito alle 17,30) e sull'AirOne per
Roma delle 13,30 (decollato alle 16,45). Forti disagi sugli arrivi con numerosi
ritardi e con la cancellazione del volo Alitalia da Milano
Linate delle 13,30. In serata la situazione è migliorata e i collegamenti sono
ripresi con regolarità.
( da "Messaggero, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Martedì 03 Febbraio
2009 Chiudi ROMA - La frase è epica, degna dell'occasione: «Con il cuore resto nella
casa, ma con la testa devo uscire». Daniela Martani, la hostess pasionaria,
celebrata con un cappio al collo durante la protesta degli assistenti di volo
nei giorni più caldi dell'Alitalia, ha scelto il posto sicuro e ha lasciato le effimere lusinghe
del Grande Fratello. Con il dovuto corredo di lacrime, il videomessaggio della
mamma e l'occasione irrinunciabile della diretta del lunedì (l'Auditel vuole la
sua parte) ha comunicato al popolo televisivo la sua decisione, ampiamente
preparata con tanto di suspence creata ad hoc (i suoi avvocati sono
arrivati nello studio poco prima della diretta). D'altra parte, lo stesso
presidente della Cai Colanninno l'aveva messa giustamente con le spalle al
muro: «L'ufficio del personale sarà intransigente», aveva detto in
un'intervista televisiva. E la hostess, che era stata assunta dalla azienda ma
non si era mai presentata al lavoro perché scelta nel cast del Gf numero
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-03 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE L'analisi Il contagio degli operai protezionisti SEGUE DALLA PRIMA
Ma la cosa non è sorprendente. In tempi di crisi economica è molto più facile
dare la colpa agli stranieri, e dobbiamo aspettarci parecchi casi di
nazionalismo di questo genere nel mondo. Dietro le proteste di questi
lavoratori britannici c'è però anche dell'altro. Che i sindacati britannici
protestino per l'impiego di lavoratori italiani è perlomeno curioso. Negli anni
Ottanta, il periodo più recente in cui la disoccupazione è stata
particolarmente alta in Gran Bretagna, c'era un popolare sceneggiato televisivo
che si intitolava «Auf Wiedersehen, Pet». Parlava di un gruppo di operai
inglesi che andavano in Germania a cercare lavoro («Pet» è un nomignolo
affettuoso usato nell'Inghilterra del nord-est per indicare la moglie e la
fidanzata). Se gli operai tedeschi avessero scioperato contro l'arrivo degli
operai inglesi, che senza dubbio lavoravano con paghe più basse, lo sceneggiato
non sarebbe mai stato fatto. Inoltre uno dei principi fondamentali dell'Unione
europea — il libero movimento del lavoro — sarebbe stato vanificato. Chi in
Inghilterra sciopera, alla raffineria di petrolio della Total e altrove, non
conosce gli articoli del Trattato di Roma o non se ne cura. Quel che sa bene,
però, è che il suo lavoro è incerto, visto che l'economia britannica sta
entrando quest'anno in una pesante recessione. Gli attivisti sindacali stanno
quindi cercando un modo di far pressione sul governo laburista, che secondo
l'opinione pubblica ha salvato le banche, ma non ha fatto molto per aiutare i
lavoratori. Il fatto che Gordon Brown, in un suo discorso del 2007, avesse
promesso di dare «lavoro britannico ai lavoratori britannici» ha consentito a
questa piccola disputa sull'impiego di lavoratori italiani di avere maggior
risonanza politica. Per questo gli scioperi si sono diffusi. Tutti vogliono
attaccare Gordon Brown. Ma si vogliono davvero attaccare anche gli stranieri?
Questi episodi si diffonderanno anche in altri Paesi del mondo? Purtroppo la
risposta a entrambe queste domande è sì. Quando Brown fece quel discorso, stava
cercando di risolvere una crescente controversia sull'immigrazione in Gran
Bretagna. Chi pensa che la Gran Bretagna abbia accolto troppi immigrati non si
lamenta, ovviamente, degli italiani, quanto degli europei dell'est e degli
africani. Ma sono pur sempre tutti stranieri, ed è per questo che i governi che
assecondano questo tipo di pregiudizi anti-immigrazione rischiano alla fine di
suscitare reazioni nazionaliste molto più estese e di provocare contromisure da
parte di altri Paesi. Non c'è dubbio, purtroppo, che il protezionismo, nei
confronti dei lavoratori, dei beni o perfino dei capitali stranieri, andrà
diffondendosi. Lo si vede nella vasta manovra economica antirecessiva appena
approvata dal Congresso americano e in procinto di essere esaminata dal Senato,
che contiene la clausola «Buy American» (comprare americano), per la quale nei
nuovi investimenti pubblici devono essere considerati solo prodotti americani e
non stranieri. Lo si è visto anche nella promessa elettorale di Silvio Berlusconi
di dare «una soluzione italiana» alla questione Alitalia, non consentendo che la società venisse comprata da Air
France-KLM, anche se poi quella stessa compagnia aerea straniera ha finito per
comperare un 25 per cento di azioni ancora più a buon mercato di prima. Questo
nazionalismo potrebbe sembrare giusto ad alcuni, specialmente quando si spende
il denaro dei contribuenti. Perché, molti si chiedono, i «nostri» soldi
dovrebbero essere usati per sostenere società o banche straniere? è inevitabile
che qualche provvedimento nazionalistico venga adottato. Il pericolo, però, è
che queste misure possano diventare così pesanti, e a volte anche così
offensive, da costringere altri Paesi a ripagare provvedimenti del genere con
la stessa moneta. Il commercio mondiale e gli investimenti oltre confine si
stanno già riducendo, e misure nazionalistiche non farebbero che peggiorare la
situazione. Le ragioni I sindacati attaccano il governo, accusato di occuparsi
solo di banche. Ma anche gli stranieri diventano un obiettivo. Il rischio sono
i nazionalismi contrapposti Bill Emmott (Traduzione di Maria Sepa)
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-02-03 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE Intervista «Con l'acquisizione Drs, un balzo per la nostra presenza
nell'hi tech» «Finmeccanica punta sugli Usa Non taglieremo gli investimenti»
Guarguaglini: ma nella ricerca lo Stato non arretri «Siamo disponibili anche a
intervenire nella manutenzione Alitalia, però solo con
un ruolo secondario» ROMA — Presidente, con l'attuale crisi che futuro vede per
Finmeccanica? «Sul lungo periodo ha notevoli possibilità di espandersi e
mantenere il livello di redditività. Sono abbastanza ottimista ma lo scenario
economico globale esige un grande sforzo. E' necessario rimettere in moto gli
investimenti pubblici». Risponde il «numero uno» del gruppo Finmeccanica. Che
tipo d'investimenti? «In infrastrutture, ma non solo strade e ferrovie. Bisogna
supportare quegli interventi che favoriscono la competitività dei prodotti,
soprattutto le tecnologie». A che punto siamo nel nostro Paese? «La ricerca e
lo sviluppo dei prodotti nel settore dell'aerospazio e difesa è sostenuta da
leggi specifiche del ministero dello Sviluppo Economico. Finmeccanica se ne è
servita per programmi come il C-27J, l'M346, gli elicotteri ». Ci sono
stanziamenti simili nell'ultima Finanziaria? «C'è una riconferma dei fondi
vincolati allo scopo. Mi auguro che restino invariati e garantiti». Cosa teme?
«Che si sacrifichi la ricerca a problemi contingenti. Sarebbe un grosso
sbaglio. E' necessario dare soluzioni non temporanee alla competitività del
Paese». In Francia 5 miliardi di euro pubblici incentiveranno l'export delle
industrie aeronautiche. «E' stato fatto essenzialmente per Airbus. Se e quando
ci fosse la ripresa, saranno un passo avanti». Sarkozy ha anche rafforzato il
budget per la tecnologia destinata alla difesa. «In questo momento bisogna
pensare anche alla difesa intesa come sicurezza: miglior controllo delle
frontiere e del mare. Basti pensare a quello che succede nel nostro Paese. O
alla pirateria in Medio Oriente». Cosa cambierà con l'avvento del democratico
Barack Obama nella politica di difesa Usa? «Intanto il budget per la difesa del
2009-2010 resta ai livelli previsti. L'accento sulla sicurezza è lo stesso
perché le strutture informative non cambiano da un momento all'altro. E poi per
un nuovo presidente la cosa peggiore sarebbe farsi trovare impreparato, come è
accaduto a Bush nel 2001». Ma la crisi Usa e l'orientamento politico del
presidente porteranno novità? «Per la difesa, a pari valore di spesa, il
governo punterà a attività che danno maggior occupazione: tra studiare un nuovo
prodotto e produrne molti con tecnologie esistenti, a mio parere sceglieranno
la seconda». Quindi meno investimenti in tecnologia? «Gli Usa hanno già una
tecnologia avanzata che possono riutilizzare. Per noi potrebbe essere un
vantaggio, visto che abbiamo piazzato già molti prodotti». Cosa cambia con
l'acquisto dell'americana Drs Technologies? «Drs ora figura come una società
Usa di proprietà straniera. Significa che se abbiamo un prodotto da presentare
sul mercato Usa, basta coinvolgere Drs senza cercare altri partner».
L'industria aeronautica è in crisi. Gli ordini si riducono con quali effetti
per Finmeccanica? «Il nostro portafoglio ordini è elevato. Per ora abbiamo da
lavorare. Certo, dipenderà da quanto dura questa crisi». Finmeccanica resterà
fuori dal nuovo A350 dell'Airbus? «I colloqui con Airbus ci sono sempre, non
credo specifici sull'A350 su cui siamo in fase di stallo. Vedremo come evolverà».
Che compito si dà Finmeccanica per il 2009? «Trovare sinergie tra Drs e le
altre nostre società e poi guardare con occhio critico ai punti deboli». Quali?
«Alcuni, piccoli e grandi, soprattutto nel settore trasporti. Bisogna
migliorare i processi e tagliare le spese inutili, ma non gli investimenti».
Ansaldo Energia non sarà più quotata? «Aspettiamo condizioni di mercato più
favorevoli. Nel frattempo non escludiamo un partner in grado di valorizzare
l'azienda». Finmeccanica rileverà la manutenzione di Alitalia?
«Al momento non ci siamo neppure seduti a un tavolo per discutere chi possano
essere i partner dell'operazione. Di certo siamo disponibili solo a un ruolo
secondario». \\ «Il portafoglio ordini è elevato. Per ora abbiamo da lavorare»
Pierfrancesco Guarguaglini Antonella Baccaro
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
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NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-03 num: - pag: 47 categoria:
REDAZIONALE Reality Daniela la pasionaria: è in atto un licenziamento e devo
difendermi, non sarei serena se rimanessi qui La hostess: abbandono il Grande
fratello «Ritorsione della Cai contro di me, ha violato un mio diritto».
L'addio in lacrime «Voglio tutelare anche i tanti colleghi che hanno perso il
loro posto» E Cristina: «Brava, sei una gran donna» ROMA — La pasionaria è
uscita, la pasionaria è tornata, Alitalia è avvisata. «Non posso
assolutamente restare qui dentro, devo difendere il mio diritto al lavoro. E
quello dei tanti colleghi che hanno perso il posto ». Così, tra lacrimoni e
sospiri sotto al fiore di paillettes rosse del corpetto da prima serata,
l'hostess Daniela Martani ha fatto la scelta che nessuno (Cai compresa)
forse si aspettava: alle 21.25, in diretta tv, ieri si è autoeliminata dal
Grande Fratello 9 ed è uscita da Cinecittà a passi incerti sui tacchi a spillo.
Tra gli applausi dei compagni: «Vai, così nessuno ti potrà più dire nulla ».
Consolata dalla maximaggiorata Cristina che le bisbigliava all'orecchio
(microfonato): «Brava, dimostri a tutti che sei una gran donna, al tuo posto
non l'avrei mai fatto». Daniela era appena uscita, è già un altro concorrente
piangeva pure lui: l'ex clandestino albanese Ferdy. Che dopo 18 anni ha rivisto
(in filmato) la madre che l'ha abbandonato da piccolo. «Darei la vita per
riabbracciarti, fui costretta a lasciarvi, papà mi maltrattava e aveva l'amante
». Ferdy replica: «Non dimentico che mia madre e mio padre non volevano né me
né mia sorella ». Ora deciderà se rivederla. Dunque dopo 22 giorni di
reclusione e colazioni a letto davanti alle telecamere, Dani la ragazza col
cappio che voleva fare la cantante, lascia il reality e ritorna nella vita
reale. Dove l'aspetta una dura battaglia legale per evitare il licenziamento.
Anzi l'hostess romana, 35 anni, ritrovando la grinta, comincia subito a
picchiare sulla compagnia di bandiera: «C'è una sorta di ritorsione contro di
me per le parole che ho detto sull'azienda e per quel gesto simbolico. Mi si
vuole colpire come simbolo», rivendica. E sembra quasi che il GF già non esista
più. «Io credo che Alitalia abbia violato il diritto
di moltissimi lavoratori. Compreso il mio: avrei voluto poter chiedere
l'aspettativa, non mi è stato concesso». Forse l'ha aiutata la preghiera di
illuminazione buddista. O come tante brave figlie, anche la Martani ha
ascoltato la mamma, intervenuta in video-messaggio: «Cara Dani, pensaci mille
volte prima di lasciare il tuo posto fisso. Ti vogliamo bene qualunque cosa
deciderai». Poi Daniela ha deciso: «Se scegliessi col cuore, tornerei nella
Casa e al mio sogno di bambina. Ma la ragione mi dice che devo uscire e
difendermi. Non sarei serena, non potrei ridere e scherzare pensando che io e
altri abbiamo perso il posto». Il suo è a massimo rischio. Ancor più dopo che
il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, ha
spiegato di «aver dato istruzioni all'ufficio del personale di trattare questa
vicenda in maniera molto severa ed intransigente ». Sotto procedimento
disciplinare per non essersi presentata a Fiumicino (il 23 gennaio) per
l'imbarco del Roma-Tokio, la Martani potrebbe ritrovarsi licenziata tra 20 giorni.
Ma i suoi legali, il professor Vincenzo Cerulli Irelli più gli avvocati Alessia
Montani e Rosario Siciliano, sono convinti che «sia solo un pretesto per
punirla» e che ci siano «ottimi margini per impugnare il provvedimento, è
evidente lo spirito di ritorsione dell'azienda». Così per l'hostess, riemersa
in studio alle 23 e accolta da Alfonso Signorini («Non fare la martire, tenevi
il piede in due staffe, hai fatto l'unica cosa sensata»), torneranno presto i
giorni del cappio. «Tutto quello che ho fatto è perché ci credevo. Il mio sogno
non svanisce. Ma ora con tanti colleghi mandati via e che non avranno una
seconda occasione, non so con che spirito sarei potuta restare. Senza almeno
aver lottato per un risarcimento, economico o morale». Giovanna Cavalli GUARDA
Le foto del Grande fratello su www.corriere.it
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-03 num: - pag: 47
categoria: BREVI Cappio e proteste Daniela Martani, assistente di volo Alitalia, lo scorso
settembre alla manifestazione presso la sede del ministero del Lavoro
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
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n. 29 del 2009-02-03
pagina 0 Berlusconi: "Quaranta miliardi contro la crisi" Misure per tre
anni di Redazione Il presidente del Consiglio: "Abbiamo messo a
disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni. Sono
soldi reali che andranno all'economia reale". E potranno diventare 80
miliardi Avellino - "Il governo ha messo a disposizione del sistema 40
miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra che è compatibile con il
debito pubblico" e che potrà arrivare anche fino a 80 miliardi di euro
"grazie ai fondi europei". Lo ha detto il presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla manifestazione
Governincontra. "Sono soldi reali - ha aggiunto Berlusconi - che
transiteranno dallo Stato all?economia reale". Il premier ha citato in
particolare i fondi per le infrastrutture, i finanziamenti alle imprese e gli
aiuti al settore auto. Senza finanziaria prezzo più pesante "Se non
avessimo fatto la finanziaria prima dello scoppio della crisi, avremmo pagato
un prezzo pesantissimo, molto più oneroso". In pochi mesi - ha detto il
premier - l?Italia ha acquisito autorevolezza all?estero come mai prima, nei
rapporti diplomatici, e in particolare di fronte all?esplosione della crisi
finanziaria. Siamo stati i primi, dopo lo scoppio della crisi, a garantire la
solidità del sistema bancario e a dire che nessuno avrebbe perso un euro".
Credito al consumo "Per la crisi abbiamo fatto e stiamo facendo molto. A
giorni vareremo un nuovo provvedimento per il credito a consumo e per garantire
nuovi settori strategici. Abbiamo messo in porto - prosegue Berlusconi - anche
riforme per colmare i ritardi del sistema Paese che abbiamo ereditato. Lo
sappiamo che per realizzare grandi opere occorrono 10-15 anni ma stiamo agendo
con la determinazione necessaria. Stiamo lavorando in tutti i modi anche per un
ritorno in campo energetico attraverso il rilancio del nucleare e per accordi
sulle forniture di gas. Io credo - conclude il premieri - che grazie a tutto
questo il sistema in pochi anni sarà migliore". Sino a ora onorati gli
impegni "Posso dire senza tema di essere smentito che in questi 9 mesi il
governo ha lavorato molto bene. Abbiamo fatto tante cose positive in poco
tempo. Non abbiamo mai promesso la luna, ma tutto quelle promesse fatte durante
la campagna elettorale sono state mantenute". Il premier difende i risultati
conseguiti fino adesso alla guida di palazzo Chigi e considera "utili e
positive le iniziative che si inseriscono nel progetto Governicontra. Faccio i
miei complimenti al ministro Rotondi". Intercettazioni, c'è l'accordo
"Mi ero impegnato - rivela il premier - a combattere la violazione della
privacy con pubblicazioni di conversazioni anche di persone non indagate. Anche
quest?impegno, con molta difficoltà, è stato mantenuto, c?è un accordo nella
maggioranza per limitarle solo ai reati più gravi e per un tempo massimo di 30
giorni prolungabile per altri 15". La verità sui
debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata
fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una
disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è
neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle
degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.
Mai Air France aveva fatto un?offerta per incamere i debiti pregressi. E non
siamo stati noi a dire no ad Air France ma i sindacati". Autorevoli in
politica estera "Con il nostro governo l?Italia ha recuperato
autorevolezza in campo internazionale. Il governo Prodi era diviso su tutto,
anche in politica estera, mentre ora c?è un governo coeso con una chiara linea
europeista e atlantica". "La sinistra - prosegue Berlusconi -
continua a criticarci dicendo che noi siamo la politica delle pacche sulle
spalle, io invece - aggiunge ancora - sono convinto che i rapporti di amicizia
siano fondamentali in politica estera". Rifiuti, rispetteremo gli impegni
Rivolgendosi al ministro dell?Attuazione del programma Gianfranco Rotondi il
Cavaliere ha detto: "Mi hai segnalato che nei Comuni dell?alta Irpinia
sono sorti dei problemi a causa delle nuove discariche. Voglio subito tranquillizzare
i sindaci che sono lì da voi. Il completamento del termovalorizzatore di Acerra
è ormai vicino e anche lo stato di avanzamento degli appalti degli altri
impianti consentirà di superare l?emergenza e risolvere una volta per tutte il
problema dello smaltimento in questa regione". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Tempo, Il" del 03-02-2009)
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stampa L'impero dei
sensi è qui, a un niente da me. Cristina ... L'impero dei sensi è qui, a un
niente da me. Cristina pastrugna le sue sontuose burrate, a stento contenute in
una canottiera a pois. Lancia nella mia direzione uno sguardo che pare un
barbaglio di sole nell'oceano, poi stringe la boccuccia come un fiore di carne,
e lancia un bacio. Peccato che non mi veda. Per l'eternità di un istante mi ero
illuso di essere l'eletto, il messo diplomatico di quei milioni che avevano
reso il video della sua prima doccia nella Casa uno dei più cliccati al mondo.
Invece sono solo uno dei tanti "nominati" dalla sorte. A dividerci
per sempre è una lastra di cristallo: dalla sua parte è uno specchio, dalla mia
un vetro. Benvenuti (quasi) dentro la dimora del Grande Fratello. Per arrivarci
ho dovuto attraversare una New York di fine ottocento, oltrepassare un treno
parcheggiato dietro una staccionata, costeggiare un canyon da Far West,
superare l'Assisi dei giorni santi di Francesco. Perché il reality dei reality
non può che trovare spazio nel regno della cartapesta e della finzione, su una
collinetta brulla al margine di Cinecittà. Alla fine approdo in un corridoio
buio, a metà fra la catacomba e il rifugio di una setta satanica. Corre per
tutto il perimetro dell'edificio. è un intercapedine dove stazionano le spie
mediatiche, lì di corvée per conto dei telespettatori. Mi hanno chiesto di
vestire di scuro, tra drappi neri alle pareti e voci bisbigliate. Passando per
il giardino, mi ero sorpreso notando facce sconosciute nel soggiorno: vuoi
vedere che parte della Casa è subaffittata? Macché, erano solo tecnici intenti
a riparare luci fulminate: i "ragazzi" erano stati rinchiusi nelle
stanze da letto. Dove infatti li scorgo, davanti a me, stavolta in tre
dimensioni. L'effetto è spiazzante, a metà fra un peep-show di Amsterdam e gli
ambienti protetti del bioparco: dentro, qui davanti, spaparanzati in vari
mucchi sui letti, ecco i fancazzisti. Per trovarne 15 (più in là, forse, ne
arriveranno altri) che pensassero a "sol" come una preposizione,
"Mignolo" uno dei sette nani, e sciorinassero per l'Inno nazionale
manciate di strofe a caso, ne hanno provinati 15mila. Uno su mille ce la fa.
Veri, mica taroccati. Compreso quel Marcello della Val Brembana che porta i
capelli tagliati con il trincetto come il Sordi del "Bello, onesto,
emigrato Australia": inutile chiedergli chi erano i Beatles. Nella sua
pronuncia, suonano come l'interruttore del confessionale. Qui, nel tenebroso
"acquario", ti senti un voyeur, o il guardiano di una specie in via
di estinzione. Trentasei cameramen passano otto ore a testa in questo
interstizio, vestiti come becchini. Uno di loro, una volta, picchiò sul vetro,
esasperato dai concorrenti che si lanciavano gavettoni: fu licenziato in
tronco. Accanto a me ce n'è uno che impreca contro Gianluca, il playboy
napoletano: «E nun te moveeee!!», soffia, mentre tenta di inquadrarlo. In
questa lotta tra esigenze opposte, ai reclusi si rimprovera di sgranchirsi un
po'. Eppure, una volta buttati fuori, sono tutti inevitabilmente colpiti dal
"mal di casa": li portano in macchina a far interviste, e quelli
vomitano subito. Il mondo continua a muoversi, anche in loro assenza. Qui
dentro, invece, non c'è molto da fare, se non sbranarsi per un pugno di riso o
aderire ai movimenti interiori, cercando alleanze sentimentali o una messa a
terra per l'elettricità ormonale. Perché, anche se l'alloggio misura
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
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n. 29 del 2009-02-03
pagina 4 Slot a Malpensa, la Consulta «atterra» la Regione di Gianandrea Zagato
Bocciata la legge che permetteva di gestire gli spazi di decollo. Cattaneo:
«Volevamo difendere i nostri scali» «È importante che Regione Lombardia sia
coinvolta nelle decisioni delle concessioni e degli slot perché lo sviluppo
economico del territorio è strettamente legato allo sviluppo del trasporto
aereo». Così, nel novembre
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
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n. 29 del 2009-02-03
pagina 7 «Per uscire dalla crisi 40 miliardi in tre anni» di Vincenzo La Manna
Berlusconi: «Nel nostro pacchetto a sostegno dell'economia soldi reali, che
raddoppieranno con i contributi Ue E a giorni vareremo nuovi provvedimenti per
il credito al consumo e a garanzia di settori strategici come l'auto» nostro
inviato ad Avellino «Comunicare in presa diretta», a tu per tu con il
cittadino, per evitare «manipolazioni, disinformazioni». Il silenzio forzato è
alle spalle, così come la febbre alta della scorsa settimana. E così, «con
quattro chili in meno», Silvio Berlusconi approfitta della quinta tappa di
Governincontra, che va in scena al Teatro Gesualdo di Avellino, per rivendicare
i successi ottenuti dall'esecutivo nei suoi primi nove mesi d'attività
(abolizione dell'Ici, soluzione dell'emergenza rifiuti, fallimento
Alitalia evitato, nuovo impulso al settore infrastrutture), assicurare
che il Paese uscirà presto e meglio di altri dalla crisi economica, ribadire la
necessità di riformare la giustizia, limitando le intercettazioni. Collegato
telefonicamente da Arcore, il premier elogia innanzitutto il «nuovo metodo
comunicativo, franco e costruttivo» del governo, affidato al ministro
per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Un metodo giusto, per
evitare distorsioni, come avvenuto lo scorso 20 dicembre, alla conferenza
stampa di fine anno. «Il giorno dopo, nonostante una mia lunga introduzione -
riferisce il presidente del Consiglio - non è uscita una riga su quanto già
fatto dal governo. Tutti, invece, si sono concentrati sul presidenzialismo. In
realtà, rispondendo a una domanda, ho spiegato che non era, e non è mai stato,
un tema all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri». «Ho affermato -
aggiunge - che entro la legislatura avremmo potuto affrontare il problema, con
l'accordo di tutte le parti politiche». E invece, attacca il Cavaliere, «mi
attribuiscono altro». Si è trattato di una «ennesima manipolazione, fatta ad
arte per suscitare polemiche». Archiviata la bega mediatica, Berlusconi
rivendica di essere alla guida di «un governo che non ha precedenti», in fatto
di risultati. Ricorda, quindi, che grazie al suo intervento Alitalia
non è stata svenduta ai francesi. E, puntando l'indice contro la sinistra,
rimarca: «Non è vero che i 4 miliardi di debiti pregressi saranno a carico dei
cittadini. Invece, saranno a carico degli azionisti». Affermazioni che per la
sinistra e l'Udc sono solo «frutto di fantasia». Si passa alla crisi, con il
consueto invito alla fiducia, dato che la sua «estensione temporale e la sua
profondità dipenderanno dalla capacità di tutti noi». Tanto da ripetere: «Sono
fiducioso che ne usciremo meglio di altri Paesi, grazie anche alle nostre
banche, che non sono avvelenate da titoli tossici, e alle nostre famiglie, che
risparmiano e hanno un debito privato contenuto». Il Cavaliere, inoltre,
sottolinea che «il pacchetto dei nostri interventi per l'economia è pari, in
totale, a 40 miliardi in tre anni. Soldi reali, una cifra compatibile con il
nostro debito pubblico, che salirà a 80 miliardi con i contributi europei». E a
giorni, prosegue, «vareremo un nuovo provvedimento per il credito al consumo e
per garantire settori strategici», come l'auto e la componentistica. Sul fronte
infrastrutture, invece, Berlusconi ricorda che «per realizzare grandi opere
occorrono 10-15 anni» e che «stiamo agendo con la determinazione necessaria».
Stesso impegno, messo in campo dal governo, anche sul settore energetico,
«attraverso il rilancio del nucleare e con accordi sulle forniture di gas».
Altro capitolo chiave: la giustizia. «Stiamo lavorando alla riforma del settore
penale», rilancia il premier, che ricorda: «Non ci sarà la separazione delle
carriere, ma quella degli ordini». Quindi, «quello degli avvocati dell'accusa
diviso da quello degli avvocati della difesa». Il testo della riforma, informa,
«è pronto e sarà approvato in uno dei prossimi Cdm». Inevitabile un passaggio
dedicato al nodo intercettazioni, «usate a strascico». «Mi ero impegnato a
combattere la violazione della privacy, con pubblicazioni di conversazioni
anche di persone non indagate e sbattute come mostri sui media», dichiara
Berlusconi, convinto che «anche quest'impegno, pur se con molta difficoltà, è
stato mantenuto». Ovvero, c'è accordo nella maggioranza per «limitarle ai reati
più gravi e per un tempo massimo di 30 giorni, prolungabile per altri 15 più
15». Infine, un occhio alla politica estera, dove, «con il nostro governo,
l'Italia ha recuperato autorevolezza». E per evitare nuove contrapposizioni tra
Stati Uniti e Russia, il presidente del Consiglio rilancia un suo punto fermo:
«Tornare allo spirito di Pratica di Mare». E sarà questo «un impegno
prioritario» che osserverà nel corso della presidenza del G8. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
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n. 29 del 2009-02-03 pagina 30 La pasionaria Alitalia lascia e torna a lavorare di Laura Rio La hostess pasionaria dei
giorni caldi di Alitalia ha deciso di lasciare la casa del Gf per evitare il
licenziamento. La donna accusa la Cai: "Non mi ha concesso
l'aspettativa" Milano - Daniela Martani è uscita dalla casa del Grande
Fratello. è questa è la notizia che tutti, soprattutto quelli arrabbiati
con lei, non vedevano l'ora di sentire. «Quella là che aveva due lavori,
finalmente ora l'ha capita che non può prendere in giro tutti», avranno pensato
molti spettatori alle prese con il bilancio familiare in rosso. Però, se
dobbiamo dirla tutta, la decisione di Daniela di aprire la porta verso l'esterno,
non è stato nulla in confronto a quello che è successo poco dopo. Quest'anno il
Grande Fratello non ci risparmia proprio niente e sottopone i concorrenti -
ovviamente consenzienti a qualsiasi sevizia - a prove cattivissime, cui pochi
umani dotati di sentimenti potrebbero resistere. Il povero Ferdi, il ragazzo
rom, si è dovuto ascoltare un messaggio di sua madre che non sente da vent'anni
nel quale dice di averlo abbandonato perché il padre la maltrattava. Dunque,
lui si è visto passare tutto il suo dolore di una vita di sofferenza e stenti
in cinque minuti di televisione che fanno paura anche ai più scafati. Ma questo
è il Gieffe, nessuno ci è stato chiuso dentro a forza. Dunque, applausi, lo
spettacolo va avanti. Anzi torniamo indietro a Daniela, la hostess che tanto ha
fatto parlare l'Italia. Lei ha fatto prevalere la ragione sul cuore. E dopo
tanti giorni di discussione con i suoi avvocati ha deciso di uscire dalla casa
e di tentare di salvare il posto di lavoro. Per chi non ricorda tutta la
storia, ricordiamo che Daniela rischia di essere licenziata dalla Cai, la
compagnia che ha assorbito Alitalia. Entrata nel
Gieffe nei giorni in cui nasceva la nuova azienda, non si è presentata al
lavoro quando chiamata. I suoi avvocati sostengono che non ha potuto chiedere
né l'aspettativa né la cassa integrazione in quei giorni confusi. Alla fine la
compagnia aerea ha annunciato un provvedimento disciplinare e il possibile
licenziamento. Daniela, di fronte alla reale possibilità di perdere il posto,
ha scelto di uscire, non rinunciando comunque al suo carattere combattivo: «La
Cai non mi ha dato la possibilità di esercitare il diritto che hanno tutti i
lavoratori, cioè di prendere l'aspettativa - ha detto la hostess immortalata
nei giorni della protesta con una foto col cappio al collo -. è una ritorsione
nei miei confronti per le mie parole di quei giorni contro la Cai e per il mio
gesto simbolico. Mi si vuole colpire per quello che ho fatto e per questo devo
uscire per combattere e avere un risarcimento almeno morale. Neppure una mente
diabolica - ha concluso - avrebbe pensato di fare un cosa come il cappio per
arrivare in tv. Sono stata hostess per più di 10 anni, ma la mia passione sono
il canto e la recitazione. Con il cuore resto nella casa ma con la testa devo uscire».
Insomma Daniela non si è sentita coinvolta dalle polemiche che l'hanno travolta
e cioè di essersi tenuta due lavori mentre molti suoi colleghi rimanevano a
casa e comunque non ha deciso di uscire per questo motivo. Ma ha capito di non
avere più chance, che non l'avrebbe passata liscia con la nuova Cai. La hostess
ha 35 anni, difficilmente sarebbe riuscita a sfondare nel mondo dello
spettacolo grazie al Grande Fratello, com'è suo desiderio fin da bambina. Però
si è fatta i conti: il Gieffe dura poche settimane. E poi? Meglio tornare da
mamma Alitalia, anzi mamma Cai e avere almeno uno
stipendio sicuro. Certo, su di lei si sono concentrate fin troppe critiche, è
diventata un simbolo negativo in un momento di crisi economica, le sue colpe si
sono ingigantite oltre quelle che sono le sue reali responsabilità, però alla
fine da questa esperienza non ne è uscita proprio bene. E ora dovrà pure
affrontare gli sguardi se non i rimproveri dei passeggeri a cui dovrà servire
il caffè in quota semmai riuscirà a conservare il suo posticino. Vai allo
speciale Grande Fratello 9 © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Francesca Bellino
Roma. «Devo difendere il mio diritto al lavoro e i miei colleghi che hanno perso
il loro posto». Pasionaria fino in fondo, Daniela Martani, l'hostess della nuova Alitalia
minacciata di licenziamento, è uscita ieri dalla casa del «Grande fratello».
Una decisione difficile e presa piangendo in diretta tv, incalzata dalle
domande della conduttrice del reality di Canale 5, Alessia Marcuzzi, e con
tanto di videomessaggio della mamma che le consigliava di tornare al lavoro.
«Voglio però che si sappia che non l'ho presa con leggerezza», ha detto Daniela
(nella foto). Nel pomeriggio i suoi avvocati l'avevano informata della
situazione e delle polemiche che il caso ha suscitato. La ragazza, infatti,
dopo aver preso parte alle proteste dei lavoratori Alitalia
per la riassunzione nella nuova società che ha rilevato la compagnia di
bandiera, conquistando improvvisa notorietà dopo il provocatorio sventolio di
un cappio («è questa la vera cordata»), era entrata nella casa del «Grande
fratello». E, non potendo chiedere l'aspettativa («un mio diritto»), ha chiesto
la cassa integrazione, cosa che ha suscitato un vespaio anche politico. «La
vicenda può sembrare bizzarra, ma in realtà assume un valore emblematico», ha
detto il senatore Gasparri, mentre il presidente della nuova Alitalia,
Colaninno, intervistato da Lucia Annunziata su Raitre, aveva ribadito la linea
dura: «Abbiamo dato istruzioni all'ufficio del personale di trattare questa
vicenda in maniera molto severa e intransingente». Ma Daniela non ci sta: «È
una ritorsione nei miei confronti per il mio gesto simbolico. Mi si vuole
colpire per quello che ho fatto e per questo devo uscire per combattere e avere
un risarcimento almeno morale. Neppure una mente diabolica avrebbe pensato di
fare un cosa come il cappio per arrivare in tv. Sono stata hostess per più di
dieci anni, ma la mia passione è il canto e la recitazione. Con il cuore resto
nella casa, ma con la testa devo uscire». Nel corso del programma, un altro
concorrente, Ferdi, il ragazzo montenegrino di origine rom, ha conosciuto la
verità sul suo doloroso passato. Gli è stato proposto un filmato in cui la
madre, che non vedeva da diciotto anni, gli spiega perché lo abbandonò con la
sorellina: «Tuo padre era violento, aveva un'amante che portava in casa, non
potevo più sopportarlo».
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 29 del 2009-02-03 pagina 0 Alitalia, Anpac e Up verso il primo
sciopero di Redazione L'accusa a Cai da parte delle associazioni di categoria:
"La compagnia non rispetta gli accordi sottoscritti con i sindacati".
Il primo di una serie di stop dovrebbe essere in calendario già a marzo:
"Il management si deve sedere intorno a un tavolo" Roma - Pronti,
via. Ed è già sciopero. Anpac e Up hanno dato inizio alle procedure per la
dichiarazione del primo di una serie di scioperi dei piloti di Alitalia-Cai che saranno calendarizzati nel rispetto delle
norme a partire dal mese di marzo. Le due organizzazioni, si legge in una nota,
"non hanno condiviso e sottoscritto gli ultimi accordi sindacali
antecedenti la partenza della nuova Alitalia. La
categoria dei piloti è ormai da molte settimane alla ricerca di un dialogo
costruttivo con Cai teso a riportare un clima sereno all?interno dell?azienda.
Purtroppo - proseguono i sindacati - tutte le aperture e i tentativi di
riprendere il confronto sono stati rifiutati dal management della compagnia e
questo, unito all?applicazione distorta e gratuitamente punitiva degli accordi
contrattuali, sta generando un clima interno invivibile e un crescente senso di
sfiducia dei piloti verso l?azienda". Clima negativo Secondo Anpac e Up
"questo clima viene chiaramente percepito in modo negativo anche dalla
clientela che, sempre più numerosa, sta abbandonando gli aerei Cai, sia Alitalia che Airone; il coefficiente di riempimento degli
aeromobili, punto centrale e qualificante del piano industriale Cai, è infatti
in caduta libera e si attesta ora intorno al 39%. Con queste performance industriali
e questa percezione di generale inaffidabilità della compagnia - proseguono -
anche se tutti i dipendenti lavorassero senza percepire lo stipendio, i conti
dell?azienda rimarrebbero, come oggi già sono, in rosso. A nulla quindi
risultano a oggi serviti i pesantissimi tagli del personale, sia di volo che di
terra, e l?azzeramento dei contratti di lavoro e delle tutele sociali imposte
da Cai durante la fase di acquisizione di Alitalia".
Reinserimenti I sindacati auspicano quindi che sia reinserito "il
personale messo in Cigs, mediante il ricorso a formule quali il part-time
obbligatorio, il job sharing, la solidarietà o la rotazione tra lavoratori in
Cigs mediante contratti a tempo determinato. Questo - spiegano - sarebbe di
fondamentale importanza per i piloti in quanto il mantenimento delle qualifiche
professionali per i cassaintegrati ha dei costi altissimi. Si avrebbe in
pratica personale più motivato e sereno, minori costi riflessi per l?azienda e
minori oneri a carico della collettività dei cittadini che potrebbero così
riacquisire fiducia nella nuova compagnia". Anpac e Up. conclude la nota,
"continueranno a perseguire con ogni mezzo questi obiettivi, anche
mediante il ricorso allo strumento dello sciopero che sarà solo ed esclusivamente
addebitabile all?incomprensibile atteggiamento di estrema rigidità e
indisponibilità al confronto del top management di Alitalia-Cai".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Dopo aver dato
spazio ai protagonismi e alle dichiarazioni oggettivamente imbarazzanti di
qualche membro della Fraternità San Pio X, è giusto sottolineare l'importanza
delle parole usate da monsignor Fellay nell'intervistra a "Famille
Chrétienne". Ecco il brano più interessante: «Noi condanniamo fermamente
ogni gesto assassino nei confronti di un innocente. E' un crimine che grida
vendetta verso il cielo! Soprattutto quando è rivolto a un intero popolo. Noi
rigettiamo ogni accusa di antisemitismo. In maniera totale e assoluta.
Rigettiamo qualunque forma di approvazione di ciò che è accaduto sotto Hitler.
E'un qualcosa di abominevole. Il Cristianesimo mette la carità al di sopra di
tutto. San Paolo, parlando degli Ebrei, proclama: "Desidero io stesso
essere separato da Cristo a favore dei miei fratelli! (Rom. 9,3). Gli Ebrei
sono i "nostri fratelli maggiori", nel senso che abbiamo un qualcosa
in commune, cioè l'antica Alleanza. Certo che il riconoscimento della venuta
del Messia ci separa». «È molto interessante notare che la Chiesa non ha atteso
il Concilio per stabilire una linea d'azione riguardo agli Ebrei. Fin dagli anni
'30, e anche durante la guerra, diversi documenti della Chiesa di Roma hanno
stabilito una posizione assai giusta: gli abomini del regime hitleriano devono
essere condannati!. Pio XI aveva detto "siamo spiritualmente tutti
semiti". È una verità che scaturisce direttamente dalle Sacre Scritture.
Come afferma anche san Paolo, "siamo figli di Abramo"». Scritto in
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articolo a un amico 02Feb 09 Benedetto XVI e la libertà religiosa in Turchia
Papa Ratzinger ha rivolto oggi un discorso ai vescovi della Turchia. E ha
parlato della libertà religiosa: «La comunità cristiana del vostro paese vive
in una nazione retta da una Costituzione che afferma la laicità dello Stato, ma
dove la maggior parte degli abitanti è musulmana. È dunque molto importante che
cristiani e musulmani si possano impegnare insieme per l'uomo, per la vita,
come pure per la pace e la giustizia. Inoltre, la distinzione fra la sfera
civile e la sfera religiosa è certamente un valore che deve essere tutelato.
Tuttavia, in questo ambito, spetta allo Stato assicurare in maniera effettiva
ai cittadini e alle comunità religiose la libertà di culto e la libertà
religiosa, rendendo inaccettabile qualsiasi violenza nei confronti dei
credenti, qualunque sia la loro religione». Scritto in Varie Commenti ( 24 ) »
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Jan 09
Scomuniche, disattenzioni e strumentalizzazioni Sul Giornale di oggi pubblico
un commento dedicato alla vicenda Williamson e alle parole con le quali ieri
mattina Benedetto XVI ha inteso chiudere il caso. Questa invece è la cronaca
con l'intervento papale e le dichiarazioni del Gran Rabbinato d'Israele; infine
questo è il mio terzo articolo della pagina, l'intervista con il rabbino
Giuseppe Laras. Comprendo la preoccupazione del mondo ebraico per le dichiarazioni
negazioniste sulle camere a gas, e riduzioniste sulle vittime dello sterminio,
ed è innegabile che ci sia stato più di un intoppo nella gestione del caso da
parte della Santa Sede. Ma non si può non notare come vi siano state evidenti
forzature e strumentalizzazioni, come se si dubitasse della cristallina
posizione di Papa Ratzinger e della Chiesa cattolica sull'antisemitismo e sulla
Shoah. Certe critiche sono state davvero pretestuose ed eccessive. Scritto in
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articolo a un amico 28Jan 09 Il Papa contro il negazionismo Come anticipato
stamane dal Giornale, Benedetto XVI al termine dell'udienza ha parlato della
revoca della scomunica ai quattro verscovi della Fraternità San Pio X, della
Shoah e del negazionismo, con parole inequivocabili. "Auspico - ha detto -
che la Shoha faccia riflettere tutta l'umanità e la sua memoria sia per tutti monito
contro l'oblio, la negazione o il riduzionismo". Ha detto anche che il
gesto della revoca della scomunica è un "atto di paterna
misericordia" verso i quattro vescovi e ha aggiunto: "Auspico che a
questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere
gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa,
testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e
dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II". Scritto in Varie
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articolo a un amico 27Jan 09 Caso Williamson, le scuse dei lefebvriani a
Benedetto XVI Questo è il testo integrale della lettera di scuse al Papa per le
dichiarazioni negazioniste di Williamson scritta oggi da mons. Fellay,
superiore della Fraternità San Pio X. «Abbiamo avuto conoscenza di
un'intervista rilasciata da Mons. Richard Williamson, membro della nostra
Fraternità San Pio X, alla televisione svedese. In questa intervista, egli si
esprime su questioni storiche, in particolare sulla questione del genocidio
degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti. È evidente che un vescovo
cattolico non può parlare con autorità ecclesiastica che su questioni che
riguardano la fede e la morale. La nostra Fraternità non rivendica alcuna
autorità sulle altre questioni. La sua missione è la propagazione e la
restaurazione della dottrina cattolica autentica, esposta nei dogmi della fede.
È per questo motivo che siamo conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo
intero. È con grande dolore che costatiamo quanto la trasgressione di questo
mandato può far torto alla nostra missione. Le affermazioni di Mons. Williamson
non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità. Perciò io
gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su
questioni politiche o storiche. Noi domandiamo perdono al Sommo Pontefice e a
tutti gli uomini di buona volontà, per le conseguenze drammatiche di tale atto.
Benché noi riconosciamo l'inopportunità di queste dichiarazioni, noi non
possiamo che costatare con tristezza che esse hanno colpito direttamente la
nostra Fraternità discreditandone la missione. Questo non possiamo ammetterlo e
dichiariamo che continueremo a predicare la dottrina cattolica e di
amministrare i sacramenti della grazia di Nostro Signore Gesù Cristo.Menzingen,
27 gennaio 2009+ Bernard Fellay, Superiore Generale» Scritto in Varie Commenti
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Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 26Jan 09 Inizio d'anno critico per Papa Ratzinger Cari amici, come avrete
constatato, a causa del cambio di provider, il blog e il sito del Giornale
hanno funzionato a rilento gli ultimi due giorni. Sabato è stato annunciata
ufficialmente la notizia anticipata dal nostro quotidiano (e qualche ora prima
da questo blog) della revoca della scomunica ai lefebvriani. Il tentativo di bloccare
la decisione papale, con il rilancio delle deliranti dichiarazioni negazioniste
dell'imbarazzante vescovo Williamson (lo ripeto: imbarazzante per la stessa
Fraternità San Pio X, perché straparla ogni volta che apre bocca, non soltanto
sulla Shoah, ma anche sui temi "religiosi".) non ha avuto successo.
Il decreto era già stato notificato il 21 gennaio e in Vaticano conoscevano
bene le assurdità dette dal prelato, che ha negato l'esistenza delle camere a
gas affermando che gli ebrei sterminati nei lager sarebbero 300mila e non sei
milioni. Aver tolto la scomunica non significa ancora aver sanato la frattura
creatasi nel 1988, non significa la piena comunione tra la Chiesa cattolica e
la Fraternità San Pio X: è un passo significativo di un cammino che deve essere
ancora percorso. Non significa in alcun modo - com'è stato autorevolmente
ribadito - accogliere o condividere nemmeno in parte le assurdità negazioniste.
Varebbe la pena rileggere l'importante discorso pronunciato da Ratzinger nel
corso della sua visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Benedetto
XVI è stato duramente criticato per questa scelta, in particolare da alcuni
settori del mondo ebraico, che da mesi ormai polemizzano con il Pontefice. A
questo fronte critico si è aggiunto nelle ultime ore quello americano, dopo la
decisione di Obama di rifinanziare le Ong abortiste. Questo l'articolo che
pubblico oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 184 ) » (4 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Il Papa ha
firmato la revoca della scomunica ai lefebvriani Sarà reso pubblico nei
prossimi giorni il decreto con cui Benedetto XVI ha deciso di cancellare la
scomunica comminata ai quattro nuovi vescovi ordinati da monsignor Lefebvre nel
1988. Allora, oltre ai quattro (Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier
de Mallerais e Richard Williamson) erano stati scomunicati lo stesso Lefebvre e
il vescovo brasiliano De Castro Mayer che aveva partecipato alla cerimonia. In
quella occasione, dopo essere stato sul punto di accordarsi con la Santa Sede
(e dopo aver trattato con l'allora cardinale Ratzinger e aver sottoscritto un
protocollo d'intesa), monsignor Lefebvre decise d'improvviso la rottura e
consacrando vescovi quattro suoi giovani preti compì un atto scismatico, da lui
giustificato con la necessità di far sopravvivere la sua Fraternità San Pio X.
Ora, con un gesto davvero magnanimo, accogliendo la richiesta formulata da
Fellay, Benedetto XVI ha deciso di togliere la scomunica. Scomunica che, va
precisato, ha sempre e solo riguardato i vescovi consacranti (Lefebvre e De
Castro Mayer, entrambi scomparsi da tempo) e i quattro consacrati, mai i
sacerdoti lefebvriani né tantomeno i fedeli. Questo è l'articolo che pubblico
sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 304 ) » (12 votes, average: 4.5 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Ancora sulla polemica dei
rabbini. Riflessione a freddo E' per certi versi paradossale che proprio Papa
Ratzinger, cioè il Pontefice che più dei suoi predecessori ha riflettuto e
scritto sul legame imprescindibile e non assimilabile a quello di altre
religioni che unisce ebrei e cristiani, sia oggi accusato di riportare indietro
di cinquant'anni le lancette del dialogo ebraico-cristiano. Le parole scritte
dal rabbino di Venezia Richetti vano valutate con attenzione e non
rappresentano una voce isolata: ricordo che molta preoccupazione espresse a suo
tempo anche il presidente dei rabbini italiani, Giuseppe Laras, dopo aver letto
la versione modificata della preghiera del Venerdì Santo. Ora, il Papa ha
voluto venire incontro alle richieste di parte ebraica, ma non ha il potere di
riformulare il Vangelo o le lettere di San Paolo. E vale la pena ricordare che
proprio nelle preghiere del breviario post-conciliare sono contenuti vari
riferimenti all'illuminazione chiesta per il popolo ebraico "perché giunga
alla pienezza della redenzione", perché sia salvato da Gesù, perché
riconosca Cristo come Messia e Salvatore. Preghiere usatissime da decenni in
tutta la Chiesa, molto di più di quella secondo il rito antico, al quale
Benedetto XVI ha ridato cittadinanza, ma che è comunque seguito da una piccola
minoranza di fedeli. Perché solo ora si considera questa preghiera uno stop al
dialogo? Perché i breviari post-conciliari sono andati bene fino ad oggi? Vi
confesso che per me rimane un mistero. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) » (6
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Papa su Youtube e le informazioni "in presa diretta" Sul Giornale di
oggi rilancio la notizia dell'accordo tra il Centro televisivo vaticano, la
Radio vaticana e Google, il più importante motore di ricerca mondiale del web,
che sarà annunciato ufficialmente venerdì prossimo in occasione della
presentazione del messaggio di Benedetto XVI sulle comunicazioni sociali,
dedicato quest'anno alle nuove tecnologie. Grazie all'accordo e alla creazione
di un canale dedicato, sarà possibile seguire in diretta i discorsi del
Pontefice via Internet, e accedere ai testi in modo ordinato attraverso Google.
L'utilissimo blog di Raffaella, "Paparatzingerblog", che oltre a
offrire una completa rassegna stampa sul Papa monitora costantemente le
strumentalizzazioni e fraintendimenti del suo messaggio veicolate dai media,
elenca quelle del 2008 e sono davvero troppe. Un migliore accesso alle fonti
dirette, dunque, per un'informazione migliore. Permettetemi di aggiungere - non
per difendere la categoria a cui appartengo - che non ritengo affatto
tramontato o da archiviare il ruolo del giornalista, cioè di colui che testimonia
o comunque media, raccontando la notizia all'utente finale: non sempre infatti
una massa maggiore di informazioni significa automaticamente un'informazione
migliore. Internet lo dimostra in modo lampante. Permettemi infine
un'osservazione dedicata alla guerra a Gaza: ho trovato sprezzante e offensivo
il modo con cui Michele Santoro ha liquidato la dissenziente Lucia Annunziata
che criticava lo squilibrio della trasmissione, e non mi è piaciuta la piega a
senso unico del dibattito. Ma quella trasmissione ha avuto il merito di far
vedere un reportage, immagini e testimonianze agghiaccianti sulla situazione di
Gaza, sulle sofferenze della popolazione civile, sui metodi usati per
l'attacco. Immagini che non ho visto nei Tg italiani. Ecco, vanno bene le reazioni
sdegnate, ma se ne avessi la possibilità chiederei semplicemente
all'ambasciatore israeliano, prontamente intervenuto per protestare, se quelle
(rare) immagini e quei (rari) racconti in presa diretta sono veri oppure sono
una montatura di Santoro & company, un falso della propaganda di Hamas.
Perché se fossero veri anche soltanto al cinquanta per cento (e, ahimè, temo
che lo siano), dovremmo avere tutti un sussulto di indignazione. Scritto in
Varie Commenti ( 109 ) » (7 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 14Jan 09 Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto La
rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un
intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i
motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non
aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale -
critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico
ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla
lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera,
"Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della
preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di
proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di
Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia
della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 253 ) » (11 votes, average: 3.73 out
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (309)
Ultime discussioni Physikelly: Fra una settimana, in Israele si voterà. Vincerà
l'ultra-destra (e l'ultra-ultra-destra).... cosimo de matteis: IL VANGELO DI
OGGI PROCLAMAVA: - un padre(Giairo) implora Gesù per la Guarigione della
propria... Vincenzo: .ohhh.la "fine" ironia su Fini e i
suoi."Compagni&82 21; di Partito... Vincenzo: .@Phisykelly.mi sono
collegato al sito da Lei indicato e, non so se ho interpretato... Vincenzo:
.@Luisa. grazie per l'imbeccata. Ho appena letto sul sito di "Le
Monde" da Lei... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano"
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aulaObama, caos sui ministri: in tre hanno rinunciato per problemi con il
fiscoCastellammare: ucciso consigliere comunale Freddato da due sicari in moto
per la stradaFitto rinviato a giudizio: "Errore nella sentenza"La
pasionaria Alitalia lascia e torna a lavorareRussia: uccidono una ragazza la fanno a
pezzi e la mangianoSpagna: documenti falsi per al QaedaSci, SuperG mondiale
alla Vonn. Azzurre male Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il
blog di Francesco Agnoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Giacomo Galeazzi
il blog di Jesùs Bastante Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog
di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano Il blog di Phil Pullella Il
blog di Raffaella il blog di Riccardo Bonacina Il blog di Rodari il blog di
Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym
La Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net February
( da "Foglio, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia
3 febbraio 2009
Perché è quasi impossibile sfuggire al Grande fratellamento Poi, quando anche la
Gialappa?s è andata a dormire e le pomiciate del giorno prima si tramutano in
rancore e in un groviglio di “cazzo” e “merda” e “sigaretta! sigaretta!” la
notte si muta in giorno e il giorno si tramuta in notte – si rimane lo stesso
lì davanti, occhi sbarrati sul nulla del video a fissare occhi sbarrati sul
nulla esistenziale. Due di notte. Persino la Marcuzzi, che a forza di bifidus
activo ha preso regolarità intestinale e, beata lei, regolarità biologica,
ormai dorme. Sfinita, si suppone: in video si è appena assistito alla prima
disputa sindacal-lavorativa affrontata tra avvocati e lavoratrice in un
confessionale (televisivo, infatti ecco il titolo del Corriere: “Daniela nel
confessionale con gli avvocati”) e alla riconsegna (virtuale) a un ragazzo che non
la vedeva da una ventina d?anni di sua mamma. Nel cuore della notte restano
piatti sporchi, gente in mutande, panni sparsi, risatine oscure, chiacchiere a
vuoto, maschi contro femmine e femmine contro maschi – a parte tutto tale
indefinito ammasso, la casa è correttamente ecologica, “in linea con le
preoccupazioni globali legate all?ambiente”. L?altra sera, al Grande fratello
(e la gloria dell?Auditel certifica l?inutilità di ogni possibile stupore, per
non dire di ogni sciocca indignazione) è stata una serata, diciamo così,
indimenticabile. Ad assistere all?uscita dalla baraccopoli di gran lusso di
Canale 5 della hostess Daniela Martani – e lacrime da non dire, e tormenti a
non finire – a momenti c?era più gente di quella che aveva assistito all?insediamento
di Obama. Una roba che, non per scherzo, da Colaninno a Vittorio, “diploma di
geometra a Roma, in America ha conseguito quello di ?life guard?”, tutti hanno
dibattuto, e persino la Marcuzzi ne ha anticipato l?evento in diretta al Tg5 –
e quella sempre sospirava e si commuoveva sospesa su tacchi altissimi, “è una
ritorsione nei miei confronti”, molto l?Alitalia deve
temere la sua verve di “pasionaria” – e a forza di appellarla tale, tra
televisioni e giornali (che ieri alla faccenda dedicavano intere paginate:
evento che onestamente Gutenberg non poteva prevedere), uno s?immagina la
tratta Roma-Tokyo in compagnia di Dolores Ibarruri. Daniela, con tanto di
annotazione della saggia mamma sul valore del posto fisso – che poi, quante
domeniche puoi passare a schiamazzare a Buona domenica? – ha dunque scelto ed è
uscita da quella bolgia senza capo né coda, senza notte né giorno, senza
certezze né discrezione – al confronto, tutta la vertenza Alitalia
appare lieve come la Primavera di Vivaldi. Eppure, alle due di notte ancora gli
occhi fissi sul nulla. Inguardabile – lo stesso sei lì che non smetti di
guardare – questa sagra di rancori e scopate sotto le coperte e pettorali
scolpiti e tette della sesta misura e discussioni dove le frasi hanno meno
senso compiuto di quelle ascoltate ai cellulari in tram. Con Alfonso Signorini
in studio che ispirato e dolente rimprovera ai maschi di casa – due: un
ormeggiatore senza un ideale di donna perché “se lo avessi mi sentirei
limitato” e uno studente-calciatore che “si ritiene un leader naturale” (tutte
le informazioni sul sito ufficiale della trasmissione) – di non avere “gli
attributi”, mentre quasi tutta la serata è andata in chiacchiere intorno a una
vispa concorrente che un po? si è dedicata a uno e un po? all?altro, “non ho
ancora scelto, mi piacciono tutti e due e sono stata male per questo”, e i due
ganzi a fare comunella, “siamo noi comunque a decidere”. Si capisce che uno non
dovrebbe stare lì – tra chi piange e chi ride e chi litiga e chi (non) si
vergogna e chi ci prova: una bionda cercava disperatamente di ormeggiare
l?ormeggiatore dalle sue parti – ma è irresistibile come quasi tutte le cose
che non si dovrebbero fare. Gente da licenza media – non che questo sia un
limite, perché poi c?è chi fa Scienze della comunicazione, e allora si può pure
pensare che sia meglio fermarsi prima – e professioni disparate. A caso (dalle
schede ufficiali): “Barista, saltuariamente lavora come hostess in congressi ed
animatrice per agenzie che trattano eventi. Ha fatto qualcosa anche nel campo
della moda”, poi dicono complicata la professione di fisico nucleare;
“professional windsurfer”; “è stata una delle semifinaliste nell?ultima
edizione di ?Veline?” (l?informazione alla voce “lavoro”); “maggiordomo di casa
Savoia e assistente personale della principessa Maria Doria”, dunque “è partito
dal nulla, ma ora è ?l?uomo di fiducia di una donna molto in vista?”, cribbio!;
uno che “si ispira al modo di sedurre di Dean Martin”, roba che manco il Cav.
se ne rammenta più; una macellaia che “negli ultimi tempi ha frequentato un
corso di taglio e cucito” (la strada della redenzione?); quello che non
sopporta “le persone che vogliono stare sempre al centro dell?attenzione” – e
si è andato a cacciare in un posto con le telecamere sempre accese; chi si
definisce “un creativo su svariati fronti, un poliedrico”; la ragazza che come
mestiere ha quello di “artista, performer di spettacoli con il fuoco nei
locali”. Ce n?è un altro curioso: libro preferito “I demoni” di Dostoevskij,
promette bene, e come caratteristica “sono molto riservato” (al Grande
fratello?). Un mondo alla rovescia di smutandati che dormono ammucchiati a
casaccio nei letti, vanterie da caserme, mamme che apprendono così che la
figliola faceva la cubista mica la barista, e che un giorno si ripresentò con
la sesta di reggiseno, “se l?è pagata di tasca sua quando aveva diciotto anni.
Ora ho capito da dove arrivavano quei guadagni”. E tutti a strillacchiare – i
ragazzi! i ragazzi! – anziché mettere mano allo scopettone. Il deprecabile fatto
(grande e mesto) spettacolo. La mattina dopo sei pentito e giuri di non farlo
più – come dopo troppe frappe fritte a cena. Meglio provare a imbarcarsi per
Tokyo… di Stefano Di Michele
( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Che si tratti di
un'offensiva mediatica in piena regola non c'è dubbio. L'altro ieri il presidente
del Consiglio ha parlato al telefono durante un convegno organizzato ad
Avellino dal ministro per l'Attuazione del Programma, Rotondi, per fare un
annuncio importante. Il governo spenderà per far fronte alla crisi 40 miliardi
di euro che potrebbero diventare 80 e per assicurare che è alla guida di «una
squadra giovane e coesa». Ieri mattina a Studio Aperto, su Italia Uno, ha
spiegato che il governo italiano sta investendo sulla crisi più del cancelliere
Merkel che pure ha il plauso di Veltroni e soci, ha annunciato gli aiuti a
settori come l'auto e gli elettrodomestici, ha assicurato che in tempi brevi si
farà la legge sulle intercettazioni e la riforma della giustizia e, visto che
c'era, ha attaccato il candidato del Pd in Sardegna, Soru, dandogli del
«fallito». Insomma, ha caricato l'avversario a testa bassa. Questa mattina,
poi, il Cavaliere farà un'altra uscita dello stesso tenore su Canale Cinque.
Costretto a letto da un'influenza per una settimana, Berlusconi è tornato con
una sola idea in testa: rimettere il governo e il suo decisionismo al centro
dell'attenzione. Una scelta obbligata che il Cavaliere avrebbe fatto in ogni
caso e che la possibilità di riflettere con calma, concessagli da una settimana
di convalescenza, ha reso ancora più convinta. Il motivo è semplice: il
protagonismo della Lega di questi ultimi mesi, le polemiche con An che stanno
accompagnando la nascita del Pdl, il ritorno periodico agli egoismi personali e
di partito, i tanti discorsi sul dialogo con l'opposizione che hanno portato
solo accordi in buona parte di potere (legge elettorale e probabile intesa
sulla Rai) hanno rischiato di offuscare l'immagine «decisionista» del governo.
Domenica Veltroni ha accusato il governo di «assenza» rispetto ai problemi del
Paese. Ed è un'accusa che ha mandato su tutte le furie il premier: «E poi
parlano di dialogo! Tentano di denigrare tutto quello che facciamo o
sottovalutano gli sforzi che compiamo in questa situazione difficile - si è
sfogato con i suoi collaboratori -. Nascondono tutto e offrono sempre e
comunque un'immagine drammatica della situazione. E tra noi c'è chi li aiuta.
Su ogni questione c'è chi apre una trattativa dentro la coalizione che deve
fare contenti tutti. E c'è sempre un gioco al rialzo. E con la logica
dell'accontentare sempre e comunque tutti l'immagine "decisionista"
del governo rischia di andare a farsi benedire. Si parte in un modo e si
finisce in un altro. Tutti vogliono dimostrare di contare e con il loro modo di
agire provocano danni all'immagine del governo». Insomma, il Cavaliere ha
capito che deve rinverdire l'immagine «efficace» che il suo governo aveva dato
nei primi mesi di vita. Quella caratterizzata dalla soluzione del problema dei
rifiuti di Napoli, dall'approvazione anticipata della Finanziaria triennale, dalla cordata italiana per Alitalia.
Altrimenti potrebbe correre grossi rischi non tanto per l'oggi quanto per il
domani. Con una crisi come l'attuale, il rapporto di fiducia tra l'esecutivo,
il suo leader e l'opinione pubblica è un elemento fondamentale. Dato che le
risorse sono comunque limitate, la gente - sono i discorsi che fanno gli
esperti del Cavaliere - deve «fidarsi» ed «affidarsi». In altre parole
una leadership sicura e riconosciuta è più importante per il successo di un
governo, di una maggioranza o di una coalizione nei momenti di «crisi» che non
in quelli in cui le cose vanno per il meglio. Non c'è bisogno di scomodare il
Roosevelt della ripresa Usa dalla Grande Depressione, il de Gaulle che rifondò
la repubblica francese dopo la crisi d'Algeria, la Thatcher che nel secondo
mandato risollevò l'economia inglese, per comprenderlo. E' un'ovvietà che
traspare anche dai dati di oggi che dimostrano come l'esecutivo sia riuscito a
superare indenne, almeno per ora, una crisi che ha intaccato la popolarità di
molti governi europei: la maggioranza di centro-destra supera di poco il 50%,
ma l'elemento trainante resta l'indice di gradimento del premier (attorno al
60%) e quello del governo (4-5 punti superiore a quello della coalizione). Ora
l'ultimo mese ha messo a dura prova proprio l'immagine «decisionista» del
governo e ha dato un'idea meno compatta della coalizione. «L'attivismo
eccessivo della Lega, le rivendicazioni di An, la questione del
"delfinato" per Fini - osserva l'azzurro Osvaldo Napoli - hanno
innescato nel centrodestra un meccanismo concorrenziale». Naturalmente non si
tratta di problemi strutturali. «Il vettore principale della coalizione -
spiega Fabrizio Cicchitto - resta il governo. Solo che c'è la schiuma prodotta
da ambizioni e protagonismi che non rende nitida l'immagine della sua azione».
«I dati - rimarca il portavoce Paolo Bonaiuti - sono innegabili: in otto mesi
su 46 grandi leggi approvate 45 sono di iniziativa del governo e una di
iniziativa parlamentare. Però certe pulsioni, per lo più mediatiche, che
tendono a mettere in campo altri protagonismi, di partito o personali, non
aiutano. L'unico modo per risolvere la questione è proprio richiamare
l'attenzione all'azione del governo. E' quello che sta facendo il presidente
proprio per "prevenire" i rischi». Appunto: rimettere al «centro» il
governo per far dimenticare i protagonismi dei singoli partiti. Quel processo
perverso che nelle ultime settimane ha fatto sospirare più di una volta il
Cavaliere: «Certe volte questi non si rendono conto che logorando la mia
immagine e quella dell'esecutivo segano il ramo dove sono seduti».
( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
DEGRADO CULTURA LA
DENUNCIA DEL MEDICO INCHIESTAIN MEDIA QUASI MEZZ'ORA OLTRE L'ORARIO. IL RECORD
LUNEDÌ POMERIGGIO: 3 ORE E 10 All'interno Un dormitorio nel parco della
Confluenza Il 14 giornata di protesta contro i tagli Botte alle Vallette
direttore convocato in Regione La linea Torino-Roma via Crucis degli aerei «Noi
e l'ateneo due modelli diversi» Monica Perosino Alessandro
Mondo Servizio Con la nuova Alitalia in ritardo il 40 per cento
dei voli Profumo risponde a Pelizzetti «Le sue parole mi hanno sorpreso» Andrea
Rossi Alla Cai non piace la rotta Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo
il maxiritardo che ha condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, l'altra
sera. Le cifre confermano questa sensazione: il 5% dei voli vengono
cancellati ed il 36,7% viaggiano con ritardi superiori ai 14 minuti. Cai, cioè
la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il
volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera
dell'inaugurazione del Carignano, il premio Oscar Roberto Benigni, Nicoletta
Braschi e il direttore di Rai 1 Fabrizio Del Noce, ha fatto registrare il
peggior ritardo sulla rotta dalla nascita di Cai. Quel volo, cha sarebbe dovuto
decollare da Fiumicino alle 16,40 ed atterrare a Torino alle 17,50, ha invece
lasciato Roma alle 19,40 per posare i carrelli sulla pista di Caselle alle
( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]JACOPO D'ORSI
Roma-Torino, quando il ritardo è capitale. Storia di un pomeriggio qualsiasi a
Caselle. Basta dare un'occhiata al tabellone degli arrivi per scoprire che il
volo fuori orario è sempre lo stesso, salvo rare eccezioni che confermano la
regola: quello che collega Torino alla città eterna, e viceversa. Quando sopra
c'è Roberto Benigni fa più notizia, ma l'attore premio Oscar deve dividere la
rabbia e il disappunto con centinaia di viaggiatori che quotidianamente lottano
con le lancette dell'orologio. I voli arrivano in orario praticamente da ogni
dove. Da Pescara, su vettori Air Vallee. Da Girona, su Ryanair. C'è anche chi
si si guadagna lo stupore della gente in attesa di parenti e amici davanti alle
porte scorrevoli atterrando in anticipo: succede al volo Iberia partito da
Barcellona, che tocca a terra alle 18,45 invece che alle 19. Miracoli che nella nuova Alitalia targata
Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G.
- ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti».
Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18.
«Mi accontento». Meno bene è andata ai passeggeri del volo precedente, Alitalia AZ1419, giunti sotto la Mole con 50 minuti di
ritardo: erano attesi alle 17,15, compaiono dopo le 18,05. Qualcuno con un
diavolo per capello. È il caso di Gianfranco Ruggiero, 36 anni, impiegato in
una società di progettazione software. «Questa è una vergogna - racconta - è
bene che la gente sappia». Arriva da Chicago, diverse ore dopo il previsto.
«Negli Usa hanno cancellato il nostro volo Air One per motivi tecnici, di cui
nessuno ha saputo nulla, poi ad Amsterdam è stato quasi impossibile fare un
nuovo check-in». Quindi, a Fiumicino, la ciliegina sulla torta. «Un'altra ora
di attesa, senza sapere il perché». «E ci hanno pure perso i bagagli - aggiunge
il collega Corrado De Martino, 35 anni - ma non è la prima volta. Ormai, quando
andiamo ad aspettarli al nastro, sappiamo che è tempo perso». Un'ora dopo
arriva un altro Roma-Torino, sempre Alitalia (AZ1423),
sempre in ritardo. Mezz'ora, stavolta: 19,12 anziché 18,40. «Questa è la regola
- racconta Alberto Pezzolo, 40 anni, impiegato in un'azienda di
telecomunicazioni - me ne rendo conto perché viaggio tutte le settimane. Ieri
mattina, per esempio, c'è stato ritardo perché hanno accorpato due voli, uno
Air One e uno Alitalia». Scende anche l'ex presidente
del Perugia calcio, Vincenzo Silvestrini, 38 anni, romano, titolare di
un'impresa di pulizie che opera nel capoluogo piemontese: abituato da anni a
fare avanti e indietro, nelle ultime settimane s'è abituato anche ad arrivare
in ritardo. Se c'è chi non si lamenta («Oggi è stato accettabile, una volta
siamo atterrati sei ore dopo il previsto» spiega un uomo che chiede di restare
anonimo), la maggioranza punta l'indice contro la nuova compagnia. È il caso di
Maria Aprile, consulente aziendale, di ritorno dalla capitale dopo un giorno di
lavoro. «Tre quarti d'ora di ritardo al mattino, mezz'ora al pomeriggio: poteva
andarci anche peggio». «Meno male che ci siamo tenuti larghi con gli
appuntamenti - chiude il collega Francesco Bernabei - così siamo riusciti ad
arrivare in tempo nonostante ci abbiano cancellato il volo, accorpandolo con un
altro».
( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
La rabbia dei
viaggiatori "Ore di attesa e ci perdono pure i bagagli" [FIRMA]JACOPO
D'ORSI Roma-Torino, quando il ritardo è capitale. Storia di un pomeriggio
qualsiasi a Caselle. Basta dare un'occhiata al tabellone degli arrivi per
scoprire che il volo fuori orario è sempre lo stesso, salvo rare eccezioni che
confermano la regola: quello che collega Torino alla città eterna, e viceversa.
Quando sopra c'è Roberto Benigni fa più notizia, ma l'attore premio Oscar deve
dividere la rabbia e il disappunto con centinaia di viaggiatori che
quotidianamente lottano con le lancette dell'orologio. I voli arrivano in
orario praticamente da ogni dove. Da Pescara, su vettori Air Vallee. Da Girona,
su Ryanair. C'è anche chi si si guadagna lo stupore della gente in attesa di
parenti e amici davanti alle porte scorrevoli atterrando in anticipo: succede
al volo Iberia partito da Barcellona, che tocca a terra alle 18,45 invece che
alle 19. Miracoli che nella nuova Alitalia targata
Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G.
- ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti».
Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18.
«Mi accontento». Meno bene è andata ai passeggeri del volo precedente, Alitalia AZ1419, giunti sotto la Mole con 50 minuti di
ritardo: erano attesi alle 17,15, compaiono dopo le 18,05. Qualcuno con un
diavolo per capello. È il caso di Gianfranco Ruggiero, 36 anni, impiegato in
una società di progettazione software. «Questa è una vergogna - racconta - è
bene che la gente sappia». Arriva da Chicago, diverse ore dopo il previsto. «Negli
Usa hanno cancellato il nostro volo Air One per motivi tecnici, di cui nessuno
ha saputo nulla, poi ad Amsterdam è stato quasi impossibile fare un nuovo
check-in». Quindi, a Fiumicino, la ciliegina sulla torta. «Un'altra ora di
attesa, senza sapere il perché». «E ci hanno pure perso i bagagli - aggiunge il
collega Corrado De Martino, 35 anni - ma non è la prima volta. Ormai, quando
andiamo ad aspettarli al nastro, sappiamo che è tempo perso». Un'ora dopo
arriva un altro Roma-Torino, sempre Alitalia (AZ1423),
sempre in ritardo. Mezz'ora, stavolta: 19,12 anziché 18,40. «Questa è la regola
- racconta Alberto Pezzolo, 40 anni, impiegato in un'azienda di
telecomunicazioni - me ne rendo conto perché viaggio tutte le settimane. Ieri
mattina, per esempio, c'è stato ritardo perché hanno accorpato due voli, uno
Air One e uno Alitalia». Scende anche l'ex presidente
del Perugia calcio, Vincenzo Silvestrini, 38 anni, romano, titolare di
un'impresa di pulizie che opera nel capoluogo piemontese: abituato da anni a fare
avanti e indietro, nelle ultime settimane s'è abituato anche ad arrivare in
ritardo. Se c'è chi non si lamenta («Oggi è stato accettabile, una volta siamo
atterrati sei ore dopo il previsto» spiega un uomo che chiede di restare
anonimo), la maggioranza punta l'indice contro la nuova compagnia. È il caso di
Maria Aprile, consulente aziendale, di ritorno dalla capitale dopo un giorno di
lavoro. «Tre quarti d'ora di ritardo al mattino, mezz'ora al pomeriggio: poteva
andarci anche peggio». «Meno male che ci siamo tenuti larghi con gli
appuntamenti - chiude il collega Francesco Bernabei - così siamo riusciti ad
arrivare in tempo nonostante ci abbiano cancellato il volo, accorpandolo con un
altro».
( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Torino-Roma L'aereo
in orario è un sogno Accuse alla Cai: "Snobbata la nostra linea Sempre
puntuali invece i voli con Milano" [FIRMA]ANGELO CONTI Alla Cai non piace
la rotta Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo il maxi ritardo che ha
condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, lunedì sera. Le cifre
confermano, almeno in parte, questa sensazione: il 5% dei voli vengono
cancellati ed il 36,7% viaggiano con ritardi superiori ai 14 minuti. Che il
63,3% dei voli sia invece puntuale e che la media dei ritardi sia contenuta in
27 minuti pare invece contare meno. Alitalia, dal canto, suo è stata
esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il
rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere
consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del
Carignano, il premio Oscar Roberto Benigni, la di lui consorte Nicoletta
Braschi, il direttore di Rai 1 Fabrizio Del Noce e pure il direttore dell'Unità
Concita Di Gregorio, ha fatto registrare il peggior ritardo sulla rotta dalla
nascita di Cai. Quel volo (operato da Air One), cha sarebbe dovuto decollare da
Fiumicino alle 16,40 ed atterrare a Torino alle 17,50, ha invece lasciato Roma
alle 19,40 per posare i carrelli sulla pista di Caselle alle
( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
LA RABBIA DEI
PASSEGGERI «Ore di attesa in aeroporto e ci perdono anche i bagagli» Anche ieri
è stata una giornata difficile sulla rotta Torino-Roma per la nuova Alitalia targata Cai. Mentre quasi tutto il resto dei voli su Caselle è
arrivato in orario, sulla tratta da e per la capitale si sono registrati
diversi ritardi. A volte un'ora, altre 40 minuti, altre mezz'ora: mai puntuali,
però. E, se il ritardo fa più notizia quando sull'aereo c'è Roberto Benigni,
l'attore premio Oscar deve dividere rabbia e disappunto con centinaia di altri
viaggiatori in lotta con le lancette dell'orologio. «Mi hanno pure perso
le valigie - racconta un impiegato in un'azienda di software - questa è una
vergogna ed è bene che la gente sappia». «Tre quarti d'ora al mattino, mezz'ora
stasera: ormai è diventata la norma», spiega un'altra signora che ha viaggiato
per lavoro.
( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
TRASPORTI POLEMICHE DOPO
L'ARRIVO FUORI ORARIO DELL'AEREO CHE PORTAVA BENIGNI E DEL NOCE AL CARIGNANO
Torino-Roma, ritardi quotidiani [FIRMA]ANGELO CONTI Alla Cai non piace la rotta
Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo il maxi ritardo che ha
condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, lunedì sera. Le cifre
confermano, almeno in parte, questa sensazione: il 5% dei voli vengono
cancellati ed il 36,7% viaggiano con ritardi superiori ai 14 minuti. Che il
63,3% dei voli sia invece puntuale e che la media dei ritardi sia contenuta in
27 minuti pare invece contare meno. Alitalia, dal canto, suo è stata
esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il
rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere
consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del
Carignano, il premio Oscar Roberto Benigni, la di lui consorte Nicoletta
Braschi, il direttore di Rai 1 Fabrizio Del Noce e pure il direttore dell'Unità
Concita Di Gregorio, ha fatto registrare il peggior ritardo sulla rotta dalla
nascita di Cai. Quel volo (operato da Air One), cha sarebbe dovuto decollare da
Fiumicino alle 16,40 ed atterrare a Torino alle 17,50, ha invece lasciato Roma
alle 19,40 per posare i carrelli sulla pista di Caselle alle
( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina 39 -
Spettacoli Daniela Martani del Grande Fratello Epifani sulla hostess "Ha
dovuto decidere ha scelto il posto fisso" Epifani sulla hostess "Ha
dovuto decidere ha scelto il posto fisso" ROBERTO ROMBI ROMA - «Ai giovani
del Grande Fratello hanno chiesto chi fossero i sette nani. Qualcuno di loro
citava Emolo e Tantolo. Così va il mondo di questi tempi». Walter Veltroni
torna a criticare il reality più antico e sottolinea «l´immagine un po´ pesante
e spesso volgare della casa del Grande Fratello, di quei ragazzi che possono
vincere 300 mila euro e sono coetanei di altri ragazzi che si spezzano la
schiena e vivono di lavori precari». Anche il segretario generale della Cgil,
Guglielmo Epifani, ha ricordato la trasmissione a proposito di Daniela Martani.
«Mi ha molto colpito» ha commentato «il caso della hostess dell´Alitalia che partecipava al Grande Fratello. Di fronte all´aut aut
dell´azienda ha scelto il posto fisso, nella situazione di incertezza di oggi
non possiamo assumere come valore negativo il desiderio di certezza del posto
di lavoro». Senza più lacrime, affiancata da due avvocati, ieri la Martani ha
incontrato la stampa per ribadire che non c´è stata volontà di
strumentalizzare la sua battaglia sindacale nei giorni caldi dell´Alitalia quando è diventata celebre agitando un cappio. Ora
su di lei pesa la minaccia di un licenziamento. «Ho partecipato alla protesta
con tanti colleghi. I media hanno scelto me come simbolo della protesta. Ho fatto
il mio lavoro con passione, mi ha dato da mangiare per undici anni e per otto
ho fatto la pendolare tra Milano e Roma. Sono scesa in campo per difendere il
mio posto di lavoro ma non posso nascondere le mie passioni, il canto e la
recitazione. Sono arrivata a 35 anni e un´occasione così era veramente
importante. Non sono una sprovveduta, il mondo dello spettacolo non ti
garantisce niente. Per questo con dolore sono uscita dalla casa del Grande
Fratello. E non sono pentita. è ingiusto mettermi alla gogna per questo».
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
( da "Riformista, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
È davvero un segno
dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria
delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto
di lavoro nella nuova società Cai È davvero un segno dei tempi la decisione di
Daniela Martani, ex pasionaria delle hostess Alitalia, di
lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella
nuova società Cai. La mamma, come tutte le mamme di ogni epoca, le ha
consigliato in diretta di tenersi il «posto fisso». Ma in un'altra epoca, in
tempi più rampanti, una figlia non l'avrebbe ascoltata - si sa, i giovani
vogliono emanciparsi, tentare la fortuna - e difficilmente avrebbe resistito al
miraggio di una carriera televisiva, da starlette, e poi al Grande Fratello, in
definitiva la massima ambizione dei giovani d'oggi in questo sfortunato Paese.
E invece. Sarà la crisi, sarà quello che scrivono ogni giorno i giornali, sarà
il clima di allarme e di austerità che si sta impossessando di tutti noi, la
pasionaria ha scelto il posto fisso. Magari non particolarmente remunerativo,
ora che Alitala non è più la vacca grassa che è stata, magari a rischio di
cassa integrazione, ma sempre posto fisso. L'età del rischio è finita, si torna
al bisogno di sicurezza e di protezione. C'è anche un altro aspetto per cui la
storia di Daniela Martani è emblematica, ed è questa: con la vecchia Alitalia, potete star sicuri che la pasionaria avrebbe
potuto tenersi il posto e fare contemporaneamente il Grande Fratello. Con
l'arrivo del privato, e di un tipo come Colaninno che è andato in tv a
minacciarla di licenziamento, non si può più. Per una volta, il Grande Fratello
è stata una trasmissione altamente educativa. 04/02/2009
( da "Unita, L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Lo
scalo lombardo ha 11 anni di vita ma nessun padre. È stato disconosciuto da Ue,
governi, amministrazioni regionali. E adesso se ne va anche mamma Alitalia, anche se
arriva Lufthansa
( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Pagina 11 - Interni
Il premier Il governatore Berlusconi all´attacco di Soru "Ha fallito in
tutto". La replica: "Mi fa una tristezza infinita" Soru è un
incantatore di serpenti, ha fallito come imprenditore, come politico e come
governatore Dice bugie e falsità: Ho toccato con mano il lodo Alfano: può dire
le peggiori cose e resta impunito GIANLUCA LUZI ROMA - Attacca per primo, e con
violenza, Berlusconi: «Soru è un incantatore di serpenti, ha fallito in tutto».
Risponde a muso duro il Governatore della Sardegna: «Berlusconi mi fa una
tristezza infinita. Dice falsità e bugie» in una campagna elettorale «che
conduce in prima persona», «ai limiti della legalità». A due settimane dal voto
nell´isola lo scontro si incattivisce. La partita non si gioca tra Soru e il
candidato del Pdl Cappellacci, ma tra Soru e il presidente del Consiglio
Berlusconi che ogni fine settimana nell´ultimo mese - con l´eccezione dello
scorso week end a causa dell´influenza - gira la Sardegna per sostenere il suo
candidato. Berlusconi non vuole perdere, ma davanti ha un osso duro. A tal
punto che nei giorni scorsi Soru ha denunciato il presidente del consiglio per
alcune frasi dette in un comizio. Anche se «ho toccato con mano cos´è il lodo
Alfano. Lui può insultare ma rimarrà impunito». Così, davanti alla telecamera
di Studio Aperto, tg del gruppo Mediaset, il Cavaliere ha scatenato l´offensiva
e ha attaccato Soru su tutti i fronti: «E´ un incantatore di serpenti, ha
fallito in tutto quello che ha fatto, come imprenditore, come politico e come
Governatore». Come imprenditore «ha inanellato 11 anni di perdite continuative.
Un´azienda che in Borsa aveva raggiunto il valore di cento euro per azione,
oggi vale 38 centesimi ad azione. E ha licenziato recentemente 250 persone».
Quindi «un imprenditore che non è riuscito a far funzionare le sue aziende
penso che non possa presentarsi come colui che darà sostegno e aiuto alle
aziende della Sardegna». La risposta di Soru è tagliente: «Io penso ai sardi e
non alle mie aziende. Berlusconi pensi piuttosto ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle aziende che hanno tagliato migliaia
di posti di lavoro, faccia qualcosa per l´Italia». Il Cavaliere e il
Governatore non sono proprio fatti per piacersi. Ecco come Berlusconi descrive
il temperamento di Soru: «Ha distrutto con il suo carattere torvo, iroso, la
stessa coalizione di sinistra che lo sosteneva». Soru non gliela passa
liscia: «Berlusconi parla e straparla, ma non si capisce bene di cosa. Parla di
Kakà, del calcio, racconta barzellette irripetibili, parla delle donne che
devono essere accompagnate dai militari e di altre cose assurde. Parla della
mia antipatia, dice che i sardi devono ridere, così i sardi si distraggono e
lui può fregarli meglio». Ma Soru, per Berlusconi, ha fallito anche come
Governatore: «La Sardegna - accusa il premier - ha il record di famiglie sotto
il livello di povertà e di disoccupati. Eppure c´è la sinistra che continua a
portarlo sugli scudi». Contrattacca il Governatore in tour elettorale tra
Torino e Bologna per parlare ai sardi emigrati nel «continente», ma che hanno
parenti nell´isola, «ma di quale fallimento parla Berlusconi? Da tre anni
abbiamo il bilancio in pareggio, abbiamo cancellato mille posti di sottogoverno
e abbiamo una spesa di gestione inferiore del 40 per cento». La verità, per
Soru, è che con Berlusconi «siamo tornati indietro rispetto alla monarchia
sabauda. Per lui si può fare tutto pur di vincere e mi viene una tristezza
infinita se penso a un uomo di 73 anni che pur di vincere un´elezione in più
pensa di poter offendere e calunniare chiunque e che si può vincere
imbrogliando».
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
/FINITA LA TREGUA Anpac e Up pronti allo stop. Aerei semivuoti e tensioni Anpac
e Up hanno aperto le procedure per il primo di una serie di scioperi dei piloti
di Alitalia-Cai, a cominciare dal mese di
marzo. La categoria dei piloti «è ormai da molte settimane alla ricerca di un
dialogo costruttivo con Alitalia-Cai teso a riportare un clima
sereno all'interno dell'azienda. Purtroppo tutte le aperture sono state
rifiutate dal management della compagnia». Un clima percepito in modo negativo
anche dalla clientela. «Il coefficiente di riempimento degli aeromobili si
attesta ora intorno al 39%». Anche se «tutti i dipendenti lavorassero senza
stipendio, i conti dell'azienda rimarrebbero in rosso». Intanto, sul futuro
degli «hub» della compagnia ieri si è tenuto un «botta e risposta» tra il
presidente della provincia di Milano Filippo Penati e il sindaco di Roma Gianni
Alemanno: quest'ultimo ha detto che «l'hub naturale di Alitalia
è a Fiumicino»; e Penati ha risposto: «L'hub della nuova Alitalia
non è nè a Fiumicino nè a Malpensa, ma a Parigi Charles De Gaulle».
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Mercoledì 04
Febbraio 2009 Chiudi CAGLIARI - Il rinnovo del Consiglio regionale della
Sardegna rischia di perdere sempre più le connotazioni di un'elezione regionale
per assumere una valenza diversa. Almeno a basarsi sugli ultimi fatti: i
giudizi di Silvio Berlusconi su Renato Soru («un incantatore di serpenti, che
ha fallito in tutto, come imprenditore, come politico, come governatore») e la
replica del candidato del centrosinistra («dice falsità e bugie, può dire le
peggiori cose di chiunque e rimane impunito»). L'affondo del premier arriva
poco prima delle
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Mercoledì 04 Febbraio
2009 Chiudi ROMA Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le
procedure per la dichiarazione del primo di una serie di
scioperi in Alitalia che saranno calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire
da marzo. Lo rendono noto le due sigle spiegando che Alitalia non
rispetta l'accordo quadro di palazzo Chigi e non ha rispettato i criteri di
assunzione. Anpac e Up ricordano che «rappresentano la quasi totalità dei
piloti della nuova compagnia guidata dall'amministratore delegato Rocco
Sabelli, non hanno condiviso e sottoscritto gli ultimi accordi sindacali
antecedenti la partenza della nuova Alitalia. La
categoria dei piloti - si legge nella nota - è ormai da molte settimane alla
ricerca di un dialogo costruttivo» con l'azienda ma «tutte le aperture ed i
tentativi di riprendere il confronto sono stati rifiutati dal management e
questo, con l'applicazione distorta e gratuitamente punitiva degli accordi
contrattuali, sta generando un clima interno invivibile ed un crescente senso
di sfiducia dei piloti verso l'azienda». Clima che - proseguono Anpac e Up -
«viene chiaramente percepito in modo negativo anche dalla clientela» visto che
«il coefficiente di riempimento degli aeromobili» è «in caduta libera e si
attesta ora intorno al 39%». Secondo le due associazioni, «con queste
performance industriali e questa percezione di generale inaffidabilità della
compagnia, anche se tutti i dipendenti lavorassero senza percepire lo
stipendio, i conti dell'azienda rimarrebbero, come oggi già sono, in rosso. A
nulla quindi risultano ad oggi serviti i pesantissimi tagli del personale, sia
di volo che di terra, e l'azzeramento dei contratti di lavoro e delle tutele
sociali imposte da Cai durante la fase di acquisizione di Alitalia».
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Mercoledì
04 Febbraio 2009 Chiudi Alitalia, a marzo nuovi
scioperi I piloti: «L'azienda viola l'accordo di palazzo Chigi e i criteri di
assunzione»
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Mercoledì 04
Febbraio 2009 Chiudi GRANDE mobilitazione per l'hostess che abbandona il
reality perchè a rischio licenziamento. Tornerà a volare se la nuova Alitalia non la farà atterrare a casa (quella sua, non quella con la C
maiuscola del Grande fratello). Lei, per dare corpo alla fama di pasionaria,
non abbandona i toni epici, ma in realtà la sua missione televisiva è compiuta.
Nel senso che la sua permanenza nella scombiccherata assemblea di varia umanità
che popola il reality di Canale
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Mercoledì 04
Febbraio 2009 Chiudi di PATRIZIA SALADINI ROMA - "Alea iacta est".
Proprio così: "Il dado è tratto". Daniela Martani, l'hostess
"pasionaria", a meno di 24 ore dall'uscita dal bunker di Cinecittà
dove sperava di avere un po' di visibilità per entrare nel mondo dello
spettacolo, ha deciso. «Lottare per il diritto al lavoro è più importante dello
show business anche se il mio sogno è sempre stato quello di partecipare a
Grande Fratello», ha detto la trentacinquenne (bella presenza) dipendente dell'Alitalia come part time da una decina di anni riscuotendo il plauso anche
di Epifani segretario generale della Cgil. Le esternazioni le ha fatte nel
corso di una conferenza stampa alla quale si è presentata con i suoi legali.
«Voglio comunque chiarire che non sono una hostess ma faccio la hostess, ovvero
questo è il lavoro che mi dà da mangiare ma il mio desiderio più grande è
cantare e recitare. Non vedo perché queste due cose non si possano
conciliare». E già! Il problema è serio. La Nuova Alitalia
le contesta il fatto di non essersi presentata né alle visite mediche né
all'imbarco del volo al quale era stata assegnata. La sua uscita dalla casa del
Gf non ha appianato le divergenze. Anzi. Roberto Colannino, presidente della
linea aerea nazionale, domenica scorsa, ha ribadito il concetto: «Sono state
date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e
intransigente». Vale a dire che la strada intrapresa è quella del licenziamento.
Alessia Montani e Rosario Siciliano, avvocati di Daniela, nel corso
dell'incontro con i giornalisti hanno spiegato però che a loro avviso non ci
sono i termini per una soluzione così drastica. «La nostra assistita - hanno
puntualizzato - ancor prima di conoscere della sua partecipazione al programma
si era premurata di cercare un referente per chiedere un periodo di
aspettativa. Ma era l'interegno fra Alitalia e Cai e
nessuno, ribadiamo "nessuno", è stato in grado di recepire la sua
richiesta. Il contratto la Martani l'ha firmato il 28 dicembre ma non c'era
scritto quando sarebbe diventato operativo. Poi sono arrivati i due
provvedimenti. Il primo il 23 e il secondo il 30 gennaio. La condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti
dell'assistita e c'è l'intenzione di punire quello che la Martani ha
rappresentato in precedenza. Comunque se non ci sarà una soluzione positiva
procederemo di conseguenza». «Credo che di essere stata messa alla gogna - ha
detto la "pasionaria" -. Tutto è cominciato con un cappio che
mostravo nel corso di una protesta. Ma non ero soltanto io a manifestare in
quel modo. Probabilmente il mio atteggiamento ha dato più fastidio di quello di
altri. Sono una combattente - ha continuato Daniela -. Non mi pento di quello
che ho fatto. Ma non ho usato questo mezzo in maniera strumentale, per farmi
pubblicità. Sarebbe stato diabolico. Spero che la mia lotta serva anche agli
ottomila lavoratori Alitalia rimasti a casa senza
lavoro». Daniela ha anche precisato che l'uscita dalla Casa non l'ha presa a
cuor leggero: «Ne sono dispiaciuta. Ma so anche che ha 35 anni il successo come
arriva può dissolversi nel nulla. Un posto di lavoro è una cosa molto
importante». Intanto Francesco Alberoni ha detto la sua: «La Martani non
resterà senza lavoro. Il suo futuro è nella politica».
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-04 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Rotte Il banchiere rinvedica il
ruolo della nuova Alitalia: salvati 14 mila posti di lavoro. E Meridiana chiede 40 slot sul
Forlanini Passera contro la Moratti: su Linate sbaglia L'ad di Intesa Sanpaolo:
da agosto sapeva che Cai puntava su Malpensa Alitalia
arrogante? Alitalia che s'avvantaggia di una posizione dominante sulla tratta
Forlanini-Fiumicino? Corrado Passera — amministratore delegato di Intesa
Sanpaolo e grande regista dell'operazione Cai — non ci sta. «Non sono d'accordo
con il sindaco di Milano, Letizia Moratti — ha detto ieri Passera —. Forse c'è
cattiva informazione. Nonostante il piano di Cai sia noto fin da agosto ». Il
manager ha sottolineato che la nascita della nuova compagnia ha permesso di
evitare il fallimento della vecchia Alitalia e di
salvare 14 mila posti di lavoro. Oltre a «creare un'azienda che ha tutti i
numeri per avere successo». Per quanto riguarda il futuro degli aeroporti
milanesi, secondo Passera la nuova Alitalia vuole
contribuire «a creare un vero hub su Malpensa» ma questo comporta scelte da
portare fino in fondo perché «cento aeroporti in Italia non si possono avere».
Alla fine il nodo resta sempre lo stesso: il sacrificio di Linate per avere 11
rotte intercontinentali in più di Alitalia su
Malpensa. Ma, secondo un'indagine della Camera di commercio di Monza, con il
ridimensionamento di Linate nel 2009 si perderebbero complessivamente in
Lombardia circa 910 milioni di euro di indotto turistico (di cui
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-04 num: - pag: 47 categoria:
REDAZIONALE Grande fratello Ascolti record (27,3%) di share per la puntata
sulla rinuncia di Daniela alla «casa». Epifani: ha fatto bene L'hostess: ho
subìto un'ingiustizia, Berlusconi mi inviti ROMA — Magari è solo jet lag da
Grande Fratello se, primo giorno fuori dalla Casa di Cinecittà, vegliata dalla
sorella Stefania (suo duplex biondo), Daniela la pasionaria stanca riconferma
che «soffro ma non mi pento di nulla. Sono uscita per difendere i miei diritti
calpestati di lavoratrice». E con questo intasca il plauso doc di Guglielmo
Epifani, segretario Cgil: «Sono rimasto molto colpito dal caso dell'hostess che
di fronte all'ultimatum dell'azienda ha scelto di conservarsi il posto fisso».
Mica solo lui. Grazie a miss Fiumicino, il GF9 ha fatto boom: 6 milioni e 941
mila spettatori (27,3% di share) con picco di oltre 9 mentre andavano in onda i
suoi tormenti, vado o resto. Poi però uno approfondisce. Se
davvero riesce a tenerselo quel contratto a tempo indeterminato con Alitalia, la Martani dovrà dire addio per sempre alle ambizioni da star.
Ma va. «Perché dovrei? Vuol dire che richiederò il part-time». Il tempo
stringe: il 10 febbraio scadono i termini per rispondere alla seconda
contestazione disciplinare della compagnia di bandiera che l'ha sospesa dal
servizio. Da quel momento potrà scattare il licenziamento. Spiega Marco
Marazza, avvocato di Alitalia: «La signora ha
partecipato ad una trasmissione tv anziché onorare gli impegni contrattuali. La
spettacolare uscita dalla casa, fin troppo tardiva, non modifica la gravità del
fatto». Il tris dei suoi legali, Vincenzo Cerulli Irelli, Alessia Montani e
Rosario Siciliano, ribadisce invece che «la risoluzione del rapporto di lavoro
sarebbe ingiusta e ingiustificata» nonché viziata da una «volontà di punirla »
per i giorni ruggenti del cappio al collo. Di cui Dani parla così: «Sono scesa
in campo perché ci credevo, un caso che abbiamo ripreso proprio me, la corda al
collo ce l'avevamo in tanti, pensare che l'abbia usata per arrivare in tv è
diabolico». E al suo presidente Roberto Colaninno, che ha invocato per lei una
mano «severa e intransigente », trovandoselo a tu per tu, rinfaccerebbe che «mi
ha rovinato il sogno più bello, si è accanito contro di me in modo cattivo ed
esagerato. Altre 8 mila persone non hanno più un lavoro per colpa sua. Risani
l'azienda e li riporti dentro tutti quanti». Hanno insinuato che fosse stata
raccomandata dal premier, dopo sosta a Palazzo Grazioli. «E dov'è, mica lo so.
Ho protestato proprio contro il governo. Destra, sinistra, non guardo la
collocazione, ma la persona. Di là mi piacciono Di Pietro e Bertinotti, di qua
Schifani perché fa il moderatore. E pure Berlusconi, così è contento. Comunque
se mi invita ci vado volentieri, voglio proprio sapere che pensa». Non avrà
paura, nel caso, di affrontare colleghi e passeggeri indignati: «Ho le spalle
larghe ». Però precisa: «Non sono una hostess, faccio la hostess per vivere.
Sono un'artista, colleziono provini da quando ho 18 anni». Che non siano ancora
andati a buon fine a 35 non la smonta: «La vita offre sempre possibilità, Carla
Bruni ha cominciato a cantare a 40 anni». Oltre al GF, ha tentato la via di X
Factor: «Ho portato Pensiero stupendo e Roxanne, ero piaciuta, poi una paparazzata
sui giornali, hanno scritto che ero la fidanzata di Massimo Giletti, ha
rovinato tutto». Un amico, Dani è single. «L'ultima storia seria è finita 3
anni fa, grande amore, mi ha lasciato per una che ha 17 anni di meno. Non mi
importa più». Si consola leggendo gli sms sul cellulare: «Tutti carini. Mi ha
scritto pure il direttore della banca: brava Daniela, hai vinto tu». Giovanna
Cavalli
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-02-04 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE La replica E l'ex governatore «Silvio imbroglione» DAL NOSTRO
INVIATO BOLOGNA — «Imbroglione». «Impunito». E pure «barzellettiere da
strapazzo»: che forse, per il Cavaliere, è la peggiore delle offese. Renato
Soru contro Silvio Berlusconi. La Sardegna del centrosinistra mette l'elmetto.
Intercettato a metà del suo tour elettorale dagli strali del premier («Soru è
un fallito, ha fallito in tutto, è un incantatore di serpenti»), il governatore
dimissionario della Sardegna, deciso a riprendersi la poltrona alle elezioni
del 15-16 febbraio, è calato a Bologna con un solo obiettivo: rispondere colpo
su colpo alle cannonate, alla faccia dello spirito bipartisan e delle buone
maniere. A muso duro: «Io fallito? Mi fa tristezza vedere un uomo di 70 anni
che, per vincere un'elezione in più, è disposto a calunniare chiunque, dimostrando
che si può vincere imbrogliando». Applausi e olè dal migliaio di sardi emigrati
a Bologna, stipati nella saletta universitaria per ascoltare il candidato in
trasferta. Che sa bene quali tasti toccare. Il lodo Alfano, ad esempio:
«Berlusconi può dire le peggiori cose e rimanere impunito: è una barbarie».
Roba da «monarchia sabauda» tuona Soru, che sta girando come una trottola per
convincere i sardi sparsi in mezza Italia a tornare nell'isola per votare (un
comitato si sobbarcherà le spese di viaggio ed è già pronto un pullman
speciale, il "Renatobus"). Ancora randellate: «Berlusconi ha
avvelenato goccia dopo goccia le coscienze di tanti italiani, inculcando l'idea
che per vincere bisogna essere disposti a tutto». E poi fendenti contro la
scelta del premier di giocare in prima persona la sfida elettorale sarda:
«Siamo al limite della legalità. Nel simbolo del Pdl non c'è il nome del mio
avversario, Ugo Cappellacci, ma la scritta Berlusconi presidente. Se voleva
fare il candidato, doveva dimettersi da Palazzo Chigi». E invece, aggiunge,
«viene in Sardegna, straparla, dice barzellette irripetibili, ma non parla mai
di cosa fare per l'isola. Vuole far ridere i sardi, così poi lui li frega».
Stavolta, a ridere, sono i sardi-bolognesi. In platea, ci sono anche il
presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, e il segretario del Pd felsineo,
Andrea De Maria. Soru non molla la presa: «Io fallito? Io penso ai sardi, non
alle mie aziende. Berlusconi farebbe bene a pensare ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle imprese che hanno tagliato migliaia
di posti». Lui, come amministratore, si sente la coscienza a posto: «Abbiamo
ricevuto in eredità dal centrodestra un debito di 5 miliardi: da tre anni siamo
in pareggio e abbiamo cancellato mille posti di sottogoverno». \\ Berlusconi
ha inculcato l'idea che per vincere bisogna essere disposti a tutto Francesco
Alberti
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-04 num: - pag: 11 autore: di
DARIO DI VICO categoria: REDAZIONALE Passera: aiutare la crescita fa bene anche
ai conti pubblici «Sì ai Tremonti bond». «Riforme, ha ragione Ichino sul
contratto unico» MILANO - Un lettore canadese ha raccontato al Financial Times
di aver suggerito a sua nipote di 8 anni di portare in banca i 250 dollari
messi assieme tra regali e mance. Ma la bambina lo ha freddato con una risposta
secca: "No, nonno. Non ho fiducia nelle banche". Racconto la
storiella a Corrado Passera di ritorno da Davos e gli chiedo da dove debbano
ripartire banche e capitalismo. «Dalla responsabilità di cooperare per il bene
comune» è la risposta. «Democrazia e capitalismo sono una conquista della
nostra civiltà occidentale. Il nostro modello economico, che ha permesso
l'uscita dalla miseria di miliardi di uomini e donne, perché ha saputo
evolversi di continuo. Ora deve imparare dai suoi più recenti errori, evitare
gli eccessi e diminuire le ingiustizie ». Vista così, la crisi è persino una
grande occasione per toglierci di dosso quella che Passera chiama «l'ultima
ideologia». Il mercato è un formidabile strumento ma parecchi dogmi sono
caduti: la somma degli interessi individuali non porta sempre al bene comune,
il gioco di domanda e offerta non sempre porta a prezzi significativi, la
concorrenza non sempre porta all'equilibrio ma, anzi, - se non regolata - porta
a bolle dove pochi guadagnano tanto e tanti perdono tutto. «Detto questo
dobbiamo lavorare a un capitalismo più giusto e responsabile. La Storia non è
finita nemmeno questa volta». Si riparte da un mondo che a Davos si è mostrato
multipolare come non mai. Benvenuto, dunque, Mr. Obama, gli Usa continueranno
ad avere un ruolo prioritario con il loro 19% del Pil del globo, «ma senza
coinvolgere Cina, India e Russia non lo si governa ». Il G8 andrà in pensione e
verrà sostituito probabilmente dal G20. «Il rammarico è che anche al Forum
l'Europa è parsa disunita, debole, non all'altezza del ruolo che potrebbe
avere. Gli orizzonti strategici si ampliano e la Ue purtroppo gioca solo di
rimessa, nonostante tutti riconoscano che il modello europeo, mercato più
tutela sociale, sia la via da seguire». Capitalismo responsabile non è per
Passera «una contraddizione in termini». Anzi, «è una proposta per governare
modernità e globalizzazione. Chi pensa che la globalizzazione vada fermata per
superare la crisi, sbaglia di grosso. Anzi, se vogliamo ricostruire la fiducia
a livello planetario, dobbiamo chiudere in tempi brevissimi il Doha Round». La
peggiore delle cure sarebbe il protezionismo: già una volta ha gettato il mondo
nella Depressione. Chi ne parla sembra dimenticare che le nostre migliori
aziende dipendono per oltre il 50% dalle esportazioni. L'amministratore
delegato di Intesa Sanpaolo pensa che avere un manifatturiero ampio e diffuso
«sia una benedizione» e chi voleva superarlo per crescere solo nei servizi
«aveva evidentemente torto». Lo dimostra la storia della Total di Grimsby. Gli
inglesi hanno rinunciato alla loro industria e sono costretti a dar lavoro alle
aziende straniere specializzate. «Noi dovremmo valorizzare il manifatturiero
competitivo: dare risorse e agevolazioni a chi investe nella propria azienda,
la internazionalizza e magari la fonde con un'altra». Ma, obietto, un
capitalismo responsabile che si ricandida a guidare il mondo ha bisogno di una
classe dirigente capace di visione e in possesso di un'etica personale e
pubblica. Invece le cronache sono piene di fatcats, di manager ingrassati a
colpi di bonus miliardari e insensibili al bene comune. «Soprattutto nei paesi
anglosassoni - risponde Passera - i sistemi di governance, tanto adulati dagli
aedi di casa nostra, hanno creato sistemi di retribuzione abnormi che hanno
esasperato l'orientamento al brevissimo termine ed esclusivamente al cosiddetto
shareholders value. E' una stagione finita, certi comportamenti sono stati
giustamente cancellati». Ma le stock option le avete copiate anche in Italia e
anche lei ne ha usufruito. «Le stock option sono uno strumento utile se bene
utilizzate mentre portano a risultati molto negativi se usate male. Mettere in
condizione i manager di comprare nel tempo azioni della società che gestiscono
non è sbagliato. L'importante è che le quantità siano ragionevoli, i meccanismi
di assegnazione siano legati ai risultati di medio periodo e le tempistiche di
vendita successiva premino la fedeltà all'azienda. Io sono addirittura di
quelli che credono che un capo azienda debba tenere tutte le azioni che ha
potuto comprare fino a quando mantiene la sua posizione». Il banchiere racconta
che a Davos si è parlato del miliardo di giovani che in tutto il mondo cerca di
entrare nel mercato del lavoro e dispera di riuscirci. «Il rischio è che la
crisi tuteli chi è già tutelato e crei un'economia senza giovani. E faccia
dell'Italia un Paese di giovani, di donne e di non-ancora-vecchi inattivi. Oggi
chi è fuori dal mercato del lavoro e i precari pagano i privilegi e le rigidità
di una parte di coloro che il lavoro ce l'hanno: ben vengano il contratto unico
e le proposte del professor Ichino! Più in generale, se vogliamo costruire
l'Italia di domani dobbiamo però affrontare finalmente i nodi strutturali della
nostra società: l'eguaglianza dei punti di partenza, la scuola, la ricerca, la
meritocrazia, la mobilità sociale». Volete una società più aperta ma poi le
banche sono accusate di dare i soldi sempre e solo ai soliti noti. Un nome per
tutti: la Fiat. «Pensa davvero che finanziamo Torino per scelta ideologica? Non
è così. La Fiat ha fatto un grande lavoro di ristrutturazione e rilancio e a
fronte di progetti industriali seri noi ci siamo stati. Ricordo la primavera
del 2003: ero da poco entrato in banca e scoppiò il caso Fiat. Facemmo bene ad
insistere per trovare una soluzione finanziaria che desse al gruppo un futuro.
Non stiamo parlando di una sola azienda ma di un settore fatto di migliaia di
aziende e di centinaia di migliaia di occupati». Ma non un soldo che andrà a
Torino verrà tolto alle piccole imprese, assicura Passera. Cita i dati di
Intesa Sanpaolo: 200 miliardi di affidamento alle piccole e piccolissime, 120
alle medie e grandi aziende. «In Italia non siamo al credit crunch, anche a
gennaio - così come nel 2008 - come banca abbiamo aumentato l'ammontare di
credito erogato malgrado il forte calo della domanda di finanziamenti e la
forte crescita della rischiosità. Dai prossimi giorni farò un giro dell'Italia
per spiegare ai nostri 8000 responsabili sul territorio che malgrado la crisi
non ci tiriamo indietro». Ma i Tremonti bond poi alla fine li prenderete o no?
Costano troppo? «Apprezziamo il lavoro del Tesoro e stiamo dando il nostro
contributo per una soluzione equilibrata. Altri Paesi hanno dovuto fare
operazioni di salvataggio, in Italia invece si sta solo valutando l'ipotesi di
rafforzare il patrimonio delle banche perché possano crescere di più e
sostenere ancora meglio l'economia reale». Passera pensa a un'operazione
temporanea e che i soldi possano essere restituiti in capo a 2-3 anni «ma se il
meccanismo fosse troppo costoso non ce lo potremmo permettere: le autorità
europee, che hanno l'ultima parola, dovrebbero, a mio parere, favorire di più
questo tipo di operazioni». E se alla fine questi bond restassero nel cassetto
del Tesoro? «Si sarà persa un'occasione, perché se avremo meno patrimonio
potremo erogare meno credito e potremo dare un contributo inferiore al
superamento della crisi». Guai però a ripetergli la litania corrente secondo la
quale le banche italiane si sono salvate perché antiquate. «Arretrati perché
non abbiamo fatto finanza creativa? Perché abbiamo cercato di coniugare credito
e responsabilità, perché abbiamo diffidato dell'eccessiva crescita a debito?
Che avrei dovuto fare quando mi portavano ad esempio la Northern Rock che dava
i prestiti a 30 anni e raccoglieva risorse sull'interbancario a tre mesi? O
quando le banche di investimento facevano operazioni con un effetto leva pari a
60?». Tempo fa Passera propose un piano di 250 miliardi da spendere in 5 anni
per finanziare opere infrastrutturali, incentivare investimenti privati e
assicurare ammortizzatori sociali alle fasce non coperte. Il ministro Tremonti
e il governo hanno scelto un'altra strada per non compromettere l'immagine
rigorista di un Paese che dovrà tra breve chiedere ai risparmiatori di
sottoscrivere i suoi titoli di Stato. Lei è rimasto della stessa opinione?
«Sono preoccupato anch'io dello spread tra i nostri Btp e i bund, così come
trovo sensatissima l'idea di dar vita a una sorta di eurobond per finanziare i
grandi progetti» risponde. Ma, aggiunge, «siamo sicuri di non poter fare di più
per recuperare l'enorme ritardo infrastrutturale che abbiamo accumulato e che
necessiterebbe di quell'ammontare di impegni? 50 miliardi di euro all'anno sono
tanti, ma non poi così tanti se mettiamo insieme ciò che il Cipe ha già
avviato, gli stanziamenti già programmati per Fs e Anas, i fondi Bei. Forse si
potrebbe razionalizzare il 10% dell'attuale spesa sul territorio per opere
pubbliche, dismettere l'1% del patrimonio pubblico, recuperare il 2-3% di
sprechi nella spesa pubblica. E attirare fondi privati: noi abbiamo creato una
banca specializzata proprio nelle infrastrutture e nelle partnership tra
pubblico e privato. Mi rendo conto delle difficoltà, ma se non riattiveremo una
fase di crescita sostenibile i conti pubblici andranno comunque a gambe
all'aria». Ma il sindaco di Torino Chiamparino accusa che
sono stati buttati per l'Alitalia 3 miliardi di soldi pubblici. «Se fosse fallita, lo Stato se ne
sarebbe probabilmente dovuti sobbarcare il doppio e avrebbe avuto alcune decine
di migliaia di disoccupati in più. Lo dico senza polemica».
( da "Tempo, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
stampa Gf9, ora
difende il posto di lavoro Daniela a Colaninno: "Chi è senza peccato...
" «Colaninno? Scagli la prima pietra chi è senza peccato». Daniela Martani
risponde così a chi le chiede quale messaggio vorrebbe inviare al presidente
Cai. La ragazza è uscita da poche ore dalla Casa del Grande Fratello. E ora
deve difendere il posto di lavoro di assistente di volo. La sua battaglia è
appena cominciata ma, attraverso i suoi legali, fa già sapere che non si
fermerà neppure di fronte a un eventuale licenziamento. Nei giorni scorsi
proprio Roberto Colaninno era sceso in campo in prima persona per chiedere la
linea dura. «Sono state date indicazioni al personale - ha detto - di trattare
la faccenda in maniera molto severa e intransigente». A queste parole la
«pasionaria» replica in modo fermo e deciso. «Cosa vorrei dire a Colaninno? Di
riassumere tutti i colleghi che non sono stati reintegrati. E di essere più
magnanimo. Scagli la prima pietra chi non ha peccato». La
nuova Alitalia le contesta di non essersi presentata né alle visite mediche né
all'imbarco del volo Roma-Tokio al quale era stata assegnata, ma anche i
giudizi critici sull'azienda espressi in alcune interviste. Per i due legali
della hostess, Alessia Montani e Rosario Siciliano, «la condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti dell'assistita»
e «c'è l'intenzione di punire quello che la Martani ha rappresentato in precedenza».
In queste ore vicino alla hostess c'è anche sua sorella Stefania, insegnante di
italiano, latino e greco. «Daniela ha fatto bene ad abbandonare la Casa del
Grande Fratello - ha detto la bionda Stefania - deve combattere sia per la sua
immagine pubblica sia per ristabilire la verità. Ha protestato perché ci
credeva ma è vero anche il suo sogno di entrare nel mondo dello spettacolo».
Gli avvocati raccontano che la hostess «ha firmato il contratto il 28 dicembre,
ma non c'era scritta la data di inizio dell'operatività». Poco prima di entrare
nella Casa, affermano, «è stata presentata la richiesta di cassa integrazione.
Una volta entrata al Gf, il 12 gennaio, non aveva chiesto l'aspettativa. La
richiesta è stata fatta il 30 gennaio come "potenziale via d'uscita",
anche se il procedimento disciplinare era già iniziato. In quel momento era
ancora nella Casa e concedendo l'aspettativa c'era una possibilità per non
arrivare al provvedimento espulsivo. Ci auguriamo che non si arrivi a
licenziarla, altrimenti - annunciano - assumeremo la difesa nelle sedi più
opportune». E sulla vicenda ha parlato anche il segretario della Cgil Epifani
che ha detto: «Bene ha fatto l'hostess dell'Alitalia a
lasciare la casa del Grande Fratello, preferendo alla partecipazione al reality
show il posto di lavoro». Ora la mente vola a martedì 10 febbraio, quando è
attesa la decisione definitiva della Cai.
( da "Tempo, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
stampa
E i piloti della nuova Alitalia minacciano
altri scioperi a marzo Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le
procedure per la dichiarazione del primo di una serie di scioperi in Alitalia che saranno
calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire da marzo. Lo rendono noto le due sigle
spiegando che Alitalia non rispetta l'accordo quadro
di palazzo Chigi e non ha rispettato i criteri di assunzione. Anpac e Up
ricordano che «rappresentano la quasi totalità dei piloti della nuova compagnia
guidata dall'a.d. Rocco Sabelli, non hanno condiviso e sottoscritto gli ultimi
accordi sindacali antecedenti la partenza della nuova Alitalia.
La categoria dei piloti - si legge nella nota - è ormai da molte settimane alla
ricerca di un dialogo costruttivo» con l'azienda ma «tutte le aperture ed i
tentativi di riprendere il confronto sono stati rifiutati dal management e
questo, con l'applicazione distorta e gratuitamente punitiva degli accordi
contrattuali, sta generando un clima interno invivibile ed un crescente senso
di sfiducia dei piloti verso l'azienda». Clima che - proseguono Anpac e Up -
«viene chiaramente percepito in modo negativo anche dalla clientela» visto che
«il coefficiente di riempimento degli aeromobili» è «in caduta libera e si
attesta ora intorno al 39%». Secondo le due associazioni, «con queste
performance industriali e questa percezione di generale inaffidabilità della
compagnia, anche se tutti i dipendenti lavorassero senza percepire lo
stipendio, i conti dell'azienda rimarrebbero, come oggi già sono, in rosso. A
nulla quindi risultano ad oggi serviti i pesantissimi tagli del personale, sia
di volo che di terra, e l'azzeramento dei contratti di lavoro e delle tutele
sociali imposte da Cai durante la fase di acquisizione di Alitalia».
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Spettacoli e Società
Pagina 10239 Tv. Dopo l'uscita dalla casa del Grande Fratello la hostess
rischia il licenziamento «Cara Alitalia, io non mi pento
di nulla» Tv.. Dopo l'uscita dalla casa del Grande Fratello la hostess rischia
il licenziamento Daniela Martani e il lungo sogno di diventare una showgirl
--> Daniela Martani e il lungo sogno di diventare una showgirl Non si pente
di nulla e vuole combattere per difendere il suo diritto al lavoro. Forse non
si aspettava di diventare un ?caso?, ma ora che è in gioco, Daniela Martani, la
hostess part-time con ambizioni artistico-televisive che
dal 10 febbraio potrebbe essere licenziata dalla nuova Alitalia, non vuole mollare. Tutto è cominciato con la sua foto con il
cappio al collo nei giorni caldi dell'Alitalia,
pubblicata su tutti i giornali. Poi l'ingresso nella Casa del Grande Fratello ,
la presa di posizione della compagnia di bandiera, il rischio licenziamento e
l'uscita dalla casa del reality show, l'altra sera. Pentita? «Di nulla»,
risponde, «ma non nascondo che sono molto dispiaciuta. Fare la hostess mi ha
dato da mangiare per undici anni, ho rinunciato a molte cose, ho fatto la
pendolare tra Roma e Milano per otto anni. Ma il mio sogno da sempre è lavorare
nel mondo dello spettacolo. E il mio part-time prevedeva che seguissi le mie
passioni. Una cosa non esclude l'altra. Non capisco perchè sono stata messa
alla gogna per questo». La scelta lasciare il Gf è stata «molto sofferta» ma
«assolutamente autonoma», spiega la Martani. «È da quando avevo 18 anni che
faccio provini, l'anno scorso al Gf e anche a X Factor , io sono una cantante»,
dice. «Ho avuto l'occasione che avevo sempre cercato. A 35 anni poteva essere
l'ultima chance. Ma se fossi rimasta sarebbe stato calpestato un diritto. Sono
provata ma vado avanti». Intanto per lei si profila lo spettro del
licenziamento. La nuova Alitalia le contesta il fatto
di non essersi presentata nè alle visite mediche nè all'imbarco del volo al
quale era stata assegnata, ma anche i giudizi critici sull'azienda espressi in
alcune interviste. Per i due legali, Alessia Montani e Rosario Siciliano, «la
condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che
esulano dai comportamenti dell'assistita» e «c'è l'intenzione di punire quello
che la Martani ha rappresentato in precedenza». La vogliono punire per il
cappio? «Resta il dubbio», replicano i legali. Dopo il primo provvedimento
disciplinare, arrivato il 23 gennaio, ne è arrivato un altro, il 30 gennaio,
«prima dell'arrivo a destinazione delle giustificazioni al primo
provvedimento», rilevano. «In entrambe le contestazioni non ci sono gli estremi
per un provvedimento espulsivo così traumatico». Gli avvocati raccontano che la
hostess «ha firmato il contratto il 28 dicembre, ma non c'era scritta la data
di inizio dell'operatività». Poco prima di entrare nella casa, affermano, «è
stata presentata la richiesta di cassa integrazione. Una volta entrata al Gf ,
il 9 gennaio, non aveva chiesto l'aspettativa. La richiesta è stata fatta il 30
gennaio come ?potenziale via d'uscita?, ma il procedimento disciplinare era già
iniziato. «Sono una combattente per natura», dice Daniela. «Dicono che ho
sfruttato la protesta per entrare nello show business: questo non lo accetto».
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Spettacoli e Società
Pagina 10239 Se il reality show ha bisogno di emozioni sempre più forti Parola
d'ordine: alzare il tiro Se il reality show ha bisogno di emozioni sempre più
forti --> Qual è il nodo più aggrovigliato degli ultimi mesi? L'Alitalia. Ed ecco che al Grande Fratello entra Daniela, la pasionaria del
cappio al collo. Ci sta un mesetto, per farsi conoscere, e poi viene posta di
fronte a un dubbio etico lacerante: uscire e combattere, oppure restare nella
Casa, a farsi criticare da tutti. Opta per la prima soluzione, con un
colpo di teatro talmente astuto da far pensare che sia tutto combinato:
ingresso euscita, polemiche e reprimende morali. Daniela lascia per
raddoppiare. Resterà in Alitalia o volerà su altri lidi?
Quel che sappiamo, finora, o crediamo di sapere, è che dopo anni di reality o
si alza il tiro o cala l'audience. E il tiro stavolta gli autori lo hanno
alzato proponendo una serie ripetuta di pugni allo stomaco: agli spettatori non
interessa più vedere come i ragazzi vivono nella suite o tra i disagi. Devono
scrutare le loro anime, e pazienza se qualche volta la strada passa per una
sesta (fasulla) di reggiseno. Pazienza se per studiarle bene, le anime, si
reclutano ragazzi con un passato difficile. Padri persi per strada che si
rifanno vivi sotto le telecamere, mamme disgraziate che ricompaiono dopo 18
anni. Come la povera giovane e sdentata mamma di Ferdi, il ragazzo rom che in
Italia ha trovato il suo equilibrio. Ieri lei gli ha chiesto perdono in tv:
curioso, lui si è sciolto in lacrime. E allora se cinismo deve essere, meglio
lasciare da parte la pornografia dei sentimenti e giocare sui Tre Moschettieri
Amos, Pathox e Aramix, sul «anche tu qui, Bruto?», sul nano di nome Dondolo.
Una volta tanto si parla di vera ignoranza e non di finta partecipazione.
M.P.M.
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 30 del 2009-02-04 pagina 11 «Aspetto ancora di sapere perché Alitalia non mi dà l'aspettativa» di Laura Rio Scusi, signora Martani,
prima questione: ma se lei voleva fare la donna di spettacolo, perché si è
messa in prima fila con un cappio al collo per riavere un posto di lavoro come
hostess? «Perché non è così. Nei giorni della protesta contro la Cai io
ero in strada insieme a tanti colleghi e molti altri avevano il cappio. Non è
colpa mia se i fotografi hanno preso me e se quell'immagine è girata su tutti i
giornali. In quel momento io difendevo i diritti dei dipendenti dell'Alitalia, anche se non è un peccato sognare di fare un altro
lavoro». Daniela, la hostess più contestata d'Italia, che l'altro ieri sera ha
deciso di uscire dalla casa del Grande Fratello sotto minaccia di
licenziamento, non recede di un passo. Nonostante sia stata subissata di
critiche per essere entrata nel reality pur avendo ottenuto un contratto con la
nuova compagnia aerea mentre migliaia di colleghi restavano senza lavoro, ieri
ha passato la prima giornata fuori dalla casa di Cinecittà a difendersi. Da
oggi comincerà il nuovo mestiere di ospite nei vari programmi che si occupano
del Gieffe, prima di tutto Pomeriggio Cinque. Intanto i suoi avvocati (entro il
10 febbraio) risponderanno alle contestazioni della Cai che ha prospettato il
licenziamento dopo che non si è presentata su un volo assegnatole. Dunque,
cerchiamo di fare chiarezza: ma lei ha chiesto la cassa integrazione,
l'aspettativa o nessuno delle due? In molti l'hanno criticata perché voleva
tenersi due retribuzioni... «Prima di entrare nella casa abbiamo chiesto la
cassa integrazione, ma non potevo più rivolgermi ad Alitalia
che stava fallendo né a Cai che stava nascendo. Poi, quando ero dentro, i miei
legali hanno cercato di ottenere l'aspettativa non retribuita». Perché non le è
stata concessa? «Non hanno fornito motivazioni». Magari perché è difficile
concedere un'aspettativa quando non si è ancora cominciato a lavorare, dato che
il Gieffe è iniziato il giorno prima del battesimo della Cai. «Ma tra Alitalia e la nuova compagnia c'è continuità: io ho lavorato
come hostess per undici anni e penso dunque che fosse mio diritto. E quando ho
firmato il contratto, a fine dicembre, non c'era una data precisa di avvio
della nuova compagnia». Non pensa che sarebbe stato più corretto licenziarsi?
«E perché avrei dovuto farlo? Entrare nel reality non mi avrebbe certo
garantito un lavoro futuro. Rifiutare invece un posto vero sarebbe stato sì una
mancanza di rispetto verso chi non ce l'ha». Be', ne avrebbe liberato uno per
qualcun altro... «Non faccio altro che esercitare un mio diritto, che è quello
di tutti i lavoratori». Di nuovo mette i panni della «pasionaria» e trasforma
il suo caso personale in una battaglia generale, è sicura che i suoi colleghi
siano contenti di averla come portabandiera? «Comunque, dopo che i riflettori
sull'Alitalia si erano spenti, il mio caso ha fatto
parlare dei molti lavoratori che sono in cassa integrazione o senza lavoro». Che
forse è una priorità maggiore della sua aspettativa... «Io ho sempre sognato di
entrare nel mondo dello spettacolo, ho studiato canto e recitazione, ho fatto
tanti provini e lavorato in tv, a 35 anni volevo darmi un'ultima chance. Che
male c'è? In quella casa lascio il cuore». Non teme gli sguardi negativi dei
colleghi se e quando tornerà su un aereo? «Ho ricevuto critiche, ma anche tanti
messaggi di solidarietà. Non tutti la pensano allo stesso modo». Tenterà di
nuovo di fare qualcosa nello spettacolo? C'è già chi scommette che entrerà in
politica... «Per ora penso solo a riprendere servizio come hostess se me lo
permetteranno». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Dopo lo scandalo dei
bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo
Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di
500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei
sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo:
i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi
pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto
sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece premia la casta,
legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi come questo
sarebbe stato necessario un segnale molto più forte che, evidentemente, Obama
non può permettersi. Segnali che invece giungono da alcune aziende private. In
Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in difficoltà si sono
ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo,
quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a
tutti i collaboratori in cui annuncia una riduzione dei compensi del 25% per
fare fronte a quella che definisce la "Grande Crisi". La lettera è
firmata dal direttore Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato
Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio.
Che differenza rispetto ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta:
se i tempi sono duri, lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via
assumendosi in prima persona i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo
responsabile e mi piace moltissimo. Scritto in economia, società, era obama, globalizzazione,
democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Non commentato » (Nessun
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il clandestino
in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un
bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono
arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero
surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel
nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media,
sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del
verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene
condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come
è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene
afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con
una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non
potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo
stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai
clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più
numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre
ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del
processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre
delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può
assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si
trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese
anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più
tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E
al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan.
Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con
angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti.
O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione
Commenti ( 56 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il
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articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi.
Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che
ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio,
che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in
Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha
comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi
peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai
banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro
finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli
che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro
società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono
accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel
quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche
se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono
d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù
indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita.
Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste,
democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.5
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09
Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni
hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre
riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema
dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte
crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero
di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che,
però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari
verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in
Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva:
povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza
spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori
italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto
questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che
l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di
circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2)
L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà
servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione
Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila
attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di
studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si
combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le
impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il
controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente
identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla
povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa
Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito
dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli
africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che
dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv
cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che
gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio
fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve
rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle
africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa
promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che
oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso
sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto
gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre
parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in
società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) » (5 voti, il
voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan
09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48
ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche
l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi
scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul
Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano
sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa
americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si
sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero
due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su
questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene
non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il
segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla
Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le
quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo
di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo
americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto
smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato
Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio?
I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del
debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di
Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende
ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare
l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il
suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse
gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai
cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere
doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il
principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra
commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello
di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che
aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile?
Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe
prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni
economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse
per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza
rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama,
globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) »
(8 voti, il voto medio è: 3.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran?
"L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha
sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori
della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma
McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che
la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che
l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un
modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di
Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni
orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza
nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle
prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni
prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi.
Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta
ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande
democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza
politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e
all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti
senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano
i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo
blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off
the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che
Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo
leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta
torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più
stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam
fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o
clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come
l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele,
era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103
) » (7 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 21Jan
( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Cronaca
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( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Caro sig. Lubrano,
sono un piccolo risparmiatore, cioè uno, come dicono certi operatori economici,
del «parco buoi». Ho preso più di un «bagno», ma
incorreggibile come sono ho acquistato, due anni fa, cinquemila azioni Alitalia, che allora costavano un euro. Ora che la vecchia Alitalia è morta ed è rinata passando per la Cai, che succede alle mie
povere azioni? Ho preso un'altra fregatura, mi trovo in mano titoli spazzatura.
Me la prendo con me stesso, certo. Ma se ricordo, il governo aveva
garantito che i risparmiatori, in quest'operazione patriottica, non ci
avrebbero rimesso un euro... Il fatto è che i risparmiatori come me sono sempre
i più maltrattati; ma mi sono fatto l'idea che il disamore di noi tutti verso
il mercato finanziario finirà col danneggiare anche le aziende sane. Persino
come consumatori siamo considerati l'ultima ruota del carro: appena c'è
possibilità di rivalerci, arrivano botte. Esemplare la storia del servizio di
depurazione delle acque. Pur se il depuratore non è stato ancora costruito,
diceva la legge, bisogna pagare la tariffa inclusa nella bolletta idrica.
Adesso che la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della norma,
nessuno parla di rimborso ai consumatori. Corrado Piula - NAPOLI Il suo
pessimismo, caro lettore, è più che giustificato. Dopo sessant'anni e più di
democrazia, il cittadino non ha ancora il ruolo che dovrebbe avere, quello del
protagonista. La società civile è spaccata in due: da un lato il malcostume
politico; dall'altro coloro che non hanno poteri e tentano di vivere
rispettando le regole, che sembrano saltate. È appena uscito, da Guida, un
illuminante libro-intervista: «Napoli siccome immobile». Rispondendo alle
domande di Claudio Scamardella, il filosofo Aldo Masullo parla di quel che è
diventato un principio nazionale di vita: «Gran parte dei cosiddetti politici,
tra l'interesse generale della società e l'interesse della famiglia, intesa
come gruppo di appartenenza, non esita a scegliere il secondo; tra la giustizia
e gli amici, il politico sceglie gli amici; tra il rispetto delle regole e il
favore al cliente-elettore, sceglie quest'ultimo». In altre parole non prevale
mai l'interesse della comunità. Prenda il caso dell'azione risarcitoria
collettiva o class action. Stanno vincendo i poteri forti. La legge è stata
rinviata al giugno prossimo ma intanto, tra un emendamento e l'altro, subisce
una serie di modifiche che la renderanno innocua. Scrive il Salvagente: «Il
provvedimento adesso non solo esclude la retroattività dell'azione ma secondo
gli esperti taglia anche la possibilità d'intentare una class action contro una
banca o una società finanziaria che abbiano venduto titoli spazzatura». Sui
casi specifici che lei cita, però, qualche segnale di reazione c'è. Titoli Alitalia: due associazioni di consumatori, l'Adusbef e la
Federconsumatori, già all'indomani della cancellazione dal listino di Borsa
hanno manifestato l'intenzione di fare causa per recuperare gli investimenti in
azioni rivelatesi oggi carta straccia. E hanno vivacemente polemizzato con il
presidente della Consob, «molto lesto nel sospendere i titoli» dimenticando i
diritti di piccoli azionisti e obbligazionisti. Sarebbero all'incirca 40 mila i
risparmiatori bastonati: la perdita si aggirerebbe intorno ai trecento milioni
di euro. La questione del depuratore inesistente. Venerdì scorso rispondendo in
tv («Insieme sul due») a un telespettatore sullo stesso tema, ho citato il caso
del depuratore di Isola Farnese, a nord di Roma, mai costruito. ll presidente
della commissione urbanistica del municipio XX ha dichiarato che i 15mila
abitanti della zona possono chiedere indietro le somme versate negli ultimi
cinque anni. Qualcosa come 150 euro l'anno. Moltiplicando 750 per 15mila si
arriva ad una previsione di 10 milioni di euro. Ora in tutta Italia stanno
nascendo dei comitati di lotta per ottenere dai gestori del servizio idrico il
rimborso. Si caverà finalmente il ragno dal buco? La speranza è che i cittadini
reagiscano. Come qualcuno comincia a fare, contando sull'aiuto delle
associazioni di consumatori.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Botta e risposta tra
Silvio Berlusconi e il candidato del Pd alla poltrona di governatore della
Sardegna, Renato Soru. È il premier ad attaccare, nel corso di un'intervista
concessa a Studio Aperto, laddove Berlusconi parla di Soru: «È un incantatore
di serpenti, che ha fallito in tutto, come imprenditore, come politico e come
governatore della Sardegna». Pronta la replica di Soru, nel corso di un
incontro elettorale con i cittadini sardi che vivono in Piemonte. Prima
dichiara a margine: «Diversamente da Berlusconi io non sono più un imprenditore
e faccio politica a tempo pieno da cinque anni, ovvero mi occupo della gente,
dei sardi e dei loro problemi». E aggiunge: «Pensi lui a
fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e tutte le aziende crisi». Poi dal palco Soru torna sul premier:
«Berlusconi e i suoi stanno facendo di tutto per "conquistare" la
Sardegna: ogni giorno arriva un ministro se non lui direttamente. Non si era mai
visto un tale schieramento. Ha anche coniato lo slogan "La Sardegna
torna a sorridere". Ma sorridere per cosa mi chiedo io? Ogni volta viene,
parla per un'ora, racconta barzellette e scherza sul Milan, zittisce tutti
quegli che gli stanno intorno e non accenna ad un solo reale problema. Insulta
chi non è d'accordo con lui, come me, tanto sa di non essere perseguibile, e se
ne va. Vogliamo consegnare la Sardegna a chi si vanta di voler decidere per
noi, o vogliamo andare avanti a creare una Sardegna in grado di scegliersi il
futuro che vuole?».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Fabrizio Corallo
Roma. Daniela è uscita dalla casa di Cinecittà, ma su di lei non si spengono i riflettori
dei mass media, anzi è al centro dell'attenzione. E per i ragazzi del «Gf», in
genere, l'importante è questo, anche se un posto di lavoro è comunque un posto
di lavoro, soprattutto in tempi di crisi. Ecco, allora, che Daniela Martani non
si pente di nulla: di essere entrata nel cast del «Grande fratello 9», e di
esserne uscita lunedì sera (con ascolti record: quasi sette milioni) per non essere licenziata dalla nuova Alitalia. Ed è
pronta a dare battaglia: la decisione dell'azienda sul suo futuro non dovrebbe
arrivare prima del 10 febbraio, lasciandole una settimana per rispondere alle
contestazioni della direzione del personale. L'hostess che nei giorni caldi
dell'Alitalia finì su tutti i giornali nella foto con il cappio al collo,
è decisa: «Non sono pentita, ma dispiaciuta sì. Fare la hostess mi ha dato da
mangiare per 11 anni, ho rinunciato a molte cose, ho fatto la pendolare tra
Roma e Milano per otto anni. Ma il mio sogno da sempre è lavorare nel mondo
dello spettacolo. E il mio part-time prevedeva che seguissi le mie passioni.
Una cosa non esclude l'altra. Non capisco perché sono stata messa alla gogna.
Comunque, la decisione di lasciare la casa è stata sofferta ma autonoma»,
aggiunge la Martani, riferendosi al video-appello al buon senso rivoltole in
diretta tv dalla madre. «È da quando avevo 18 anni che faccio provini, l'anno
scorso ho tentato la strada del "Gf" e di "X Factor": sono
una cantante e questa volta avevo avuto l'occasione che avevo sempre cercato. A
35 anni poteva essere l'ultima chance. Ma se fossi rimasta sarebbe stato
calpestato un diritto». La nuova Alitalia le contesta
il fatto di non essersi presentata né alle visite mediche né all'imbarco del
volo al quale era stata assegnata, ma anche i giudizi critici sull'azienda
espressi in alcune interviste. Per i legali Alessia Montani e Rosario Siciliano
«la condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che
esulano dai comportamenti dell'assistita: c'è l'intenzione di punire quello che
la Martani ha rappresentato in precedenza». La foto con il cappio? «Resta il
dubbio». Dopo il primo provvedimento disciplinare, arrivato il 23 gennaio, ne è
arrivato un secondo il 30 gennaio, «prima dell'arrivo a destinazione delle
giustificazioni al primo provvedimento», continuano gli avvocati, osservando
che nelle «contestazioni non ci sono gli estremi per un provvedimento espulsivo
così traumatico» e che la hostess «ha firmato il contratto il 28 dicembre, ma
non c'era scritta la data di inizio dell'operatività». Le sue richieste di
cassa integrazione prima e di aspettativa poi non avrebbero sbloccato il caso,
anzi l'azienda avrebbe mostrato una «chiusura totale». «Sono una combattente»,
assicura la ragazza, «sono scesa in campo con tantissimi colleghi, non sono
corsa davanti alle telecamere col cappio. Dicono che ho sfruttato la protesta
per entrare nello show business: questo non lo accetto». «Bene ha fatto
l'hostess dell'Alitalia a preferire il posto di lavoro
alla partecipazione al reality show», ha commentato il segretario generale
della Cgil Guglielmo Epifani. E il sociologo Alberoni ipotizza per lei
addirittura un approdo in politica.
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 30 del 2009-02-04
pagina 22 Anche Meridiana-Eurofly chiede 40 slot a Linate di Redazione Dopo
l'iniziativa di EasyJet, il gruppo dell'Aga Khan è deciso a puntare sullo scalo
milanese Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del primo
di una serie di scioperi dei piloti di Alitalia che
saranno indetti a partire da marzo. «Tutte le aperture e i tentativi di
riprendere il confronto - si legge in una nota - sono stati rifiutati dal
management della compagnia» e questo, unito «all'applicazione distorta» degli
accordi contrattuali, soprattutto riferiti alle procedure di assunzione, «sta
generando un clima interno invivibile e un crescente senso di sfiducia dei
piloti verso l'azienda». Secondo Anpac e Up il clima viene chiaramente
percepito in modo negativo dalla clientela che, sempre più numerosa, sta
abbandonando gli aerei di Alitalia (e di Air One); il
coefficiente di riempimento dei velivoli sarebbe «in caduta libera», «intorno
al 39%». Uno dei fronti di polemica sempre rovente è l'irrisolta querelle
Malpensa-Linate, relativa alla riorganizzazione del traffico aereo milanese e
lombardo. Ieri l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ispiratore
del piano di privatizzazione di Alitalia, si è
detto in disaccordo con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, la cui posizione
è di difesa di Linate. Alitalia chiede un ridimensionamento dello scalo cittadino nell'ottica di
una valorizzazione di Malpensa. Ieri frattanto, dopo l'annuncio di EasyJet di
aver chiesto 30 slot a Linate, anche il gruppo Meridiana-Eurofly ha
annunciato di aver fatto domanda per ottenere 40 slot. Meridiana ricorda che è
in fila da oltre 10 anni e di aver richiesto anche nel 2008 e 2009 oltre 40
slot sull'aeroporto di Linate. La compagnia ricorda che la tariffa che
Meridiana-Eurofly offre sulla linea Linate-Roma (41 euro tutto incluso) è più
bassa circa del 70% rispetto a quella media applicata dall'unico vettore
concorrente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 30 del 2009-02-04
pagina 0 Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia Lega di Redazione
Il presidente di Alitalia: "Mettiamo a
disposizione intelligenza e tecnologia per trovare una soluzione
compatibile". Poi punta sulla necessità di una struttura aeroportuale che
funzioni: "Pl futuro delle pmi è centrato sulle esportazioni verso i
mercati internazionali" Roma - Roberto Colaninno non ha mai volato
dall?aeroporto di Malpensa, anzi è "affezionato" a quello di
Francoforte. Lo sottolinea il presidente di Alitalia
nel corso di un?audizione al Senato. "Io sono un affezionato di
Francoforte. A Malpensa non sono mai venuto - spiega Colaninno - faccio
Verona-Francoforte, con Air Dolomiti. Tutti facciamo così e siamo tutti
contenti: arriviamo a Francoforte e possiamo finalmente volare". E
aggiunge: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta sola per andare
in Sudamerica, ma la scelta era partire da Malpensa o andare fino a Roma e
partire da Fiumicino". Le prospettive di Malpensa Il presidente di Alitalia parla delle prospettive dell?hub milanese.
"Noi mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia - sostiene
Colaninno - per trovare una soluzione compatibile con i costi e dare un miglior
servizio agli utenti utilizzando Malpensa e Linate. Se alla fine di questo
percorso, che abbiamo avviato con Sea, non troveremo soluzioni economicamente
compatibili, non le faremo con molto dispiacere. In caso contrario le
faremo". "Ci troviamo e ci siamo trovati - ha aggiunto - a gestire
una società, una compagnia di volo, che è direttamente implicata su una
struttura aeroporti italiani. Una compagnia che vola e ha successo se
dall?altra parte può contare su una struttura aeroportuale che funziona. In
caso contrario la gente a bordo non ci va. Io - ha osservato - da Mantova a
Malpensa impiego 6 ore. Sulla strada incontro Verona, Brescia, Bergamo, Linate
e Malpensa. Da cittadino lombardo mi chiedo perché deve essere riservato questo
servizio? Il sistema delle pmi non è concentrato in pochi chilometri e il
futuro delle imprese è sempre più centrato sulle esportazioni verso i mercati
internazionali". I sistemi europei A tale proposito Colaninno si è rivolto
ai parlamentari: "Ma avete fatto un confronto tra i sistemi francese,
tedesco, inglese, cinese, americano e il nostro? Le nostre infrastrutture hanno
caratteristiche tecniche, ingegneristiche, non filosofiche. Con questo sistema
di trasporti, non vi viene in mente che qualcosa c?è da fare? Che non è colpa
di Alitalia se Malpensa va male? Non è ironia o
provocazione: quello che dico è che abbiamo la necessità di avere
un?infrastruttura efficiente". Quanto all?aeroporto di Linate,
l?amministratore delegato Rocco Sabelli ha aggiunto che "ha raggiunto oggi
una frequenza di 18 voli l?ora con una sola pista a disposizione. è
completamente saturo". Malpensa soffre Alitalia
Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha
perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente
forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da
( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Politica
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( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 30 del 2009-02-04
pagina 0 Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia Lega di Redazione
Il presidente di Alitalia: "Mettiamo a disposizione
intelligenza e tecnologia per trovare una soluzione compatibile". Poi
punta sulla necessità di una struttura aeroportuale che funzioni: "Il
futuro delle pmi è centrato sulle esportazioni verso i mercati
internazionali" Roma - Roberto Colaninno non ha mai volato dall?aeroporto
di Malpensa, anzi è "affezionato" a quello di Francoforte. Lo
sottolinea il presidente di Alitalia nel corso di
un?audizione al Senato. "Io sono un affezionato di Francoforte. A Malpensa
non sono mai venuto - spiega Colaninno - faccio Verona-Francoforte, con Air
Dolomiti. Tutti facciamo così e siamo tutti contenti: arriviamo a Francoforte e
possiamo finalmente volare". E aggiunge: "Da Malpensa non ho mai
volato se non una volta sola per andare in Sudamerica, ma la scelta era partire
da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino". Le prospettive
di Malpensa Il presidente di Alitalia parla delle
prospettive dell?hub milanese. "Noi mettiamo a disposizione intelligenza e
tecnologia - sostiene Colaninno - per trovare una soluzione compatibile con i
costi e dare un miglior servizio agli utenti utilizzando Malpensa e Linate. Se
alla fine di questo percorso, che abbiamo avviato con Sea, non troveremo
soluzioni economicamente compatibili, non le faremo con molto dispiacere. In
caso contrario le faremo". "Ci troviamo e ci siamo trovati - ha
aggiunto - a gestire una società, una compagnia di volo, che è direttamente
implicata su una struttura aeroporti italiani. Una compagnia che vola e ha
successo se dall?altra parte può contare su una struttura aeroportuale che
funziona. In caso contrario la gente a bordo non ci va. Io - ha osservato - da
Mantova a Malpensa impiego 6 ore. Sulla strada incontro Verona, Brescia,
Bergamo, Linate e Malpensa. Da cittadino lombardo mi chiedo perché deve essere
riservato questo servizio? Il sistema delle pmi non è concentrato in pochi
chilometri e il futuro delle imprese è sempre più centrato sulle esportazioni
verso i mercati internazionali". I sistemi europei A tale proposito
Colaninno si è rivolto ai parlamentari: "Ma avete fatto un confronto tra i
sistemi francese, tedesco, inglese, cinese, americano e il nostro? Le nostre
infrastrutture hanno caratteristiche tecniche, ingegneristiche, non
filosofiche. Con questo sistema di trasporti, non vi viene in mente che
qualcosa c?è da fare? Che non è colpa di Alitalia se
Malpensa va male? Non è ironia o provocazione: quello che dico è che abbiamo la
necessità di avere un?infrastruttura efficiente". Quanto all?aeroporto di
Linate, l?amministratore delegato Rocco Sabelli ha aggiunto che "ha
raggiunto oggi una frequenza di 18 voli l?ora con una sola pista a
disposizione. è completamente saturo". Malpensa soffre Alitalia
Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha
perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente
forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da
( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
PERSONAGGIO DOPO LA
POLEMICA ALLARME INCHIESTA SULLA TRATTA ROMA-TORINO IL PATRON DI BLU EXPRESS: ECCO
PERCHÉ CANCELLA I VIAGGI All'interno «Così invento gli apparecchi che aiutano i
disabili» Eluana, Bresso scrive al giornale del cardinale Paura in via Dina
"Alitalia ritarda i voli solo per risparmiare" Squatter all'assalto
di S. Salvario Irene Cabiati Servizio «C'è amianto nelle cantine» Monica
Perosino Low cost all'attacco, e Colaninno non risponde sui disagi In
quattordici ieri sera hanno fatto irruzione nel consiglio di quartiere che
parlava di degrado Massimo Numa Continua la polemica sui ritardi dei voli Cai a
Caselle. Franco Pecci, patron di Blu Express, la compagnia low cost
principale competitor di Cai attacca i rivali. «Una compagnia aerea può
scegliere fra operare sempre e comunque tutti i suoi voli, rispettando
scrupolosamente l'orario, o pensare a risparmiare accorpandoli. Diciamo che Alitalia qualche volta ha preferito risparmiare. Noi no:
voliamo sempre, anche se l'aereo ha uno riempimento modesto. E' prioritario
dare certezze ai clienti». Ieri anche il senatore piemontese del Pdl Valter Zanetta,
in commissione Lavori pubblici, ha incalzato Roberto Colaninno sui ritardi dei
voli Cai a Torino. Morale? «Nessuna risposta» Angelo Conti e Andrea Rossi ALLE
PAGINE 56 E 57 Racconta i tuoi disagi sul sito www.lastampa.it
( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
La sfida del super
treno Torino-Roma in 4 ore e 15' ALESSANDRO MONDO MAURIZIO TROPEANO Chissà che
cosa ha pensato Maurizio Montagnese, presidente della Sagat, quando durante
l'inaugurazione della stazione di Porta Nuova ha sentito Mario Moretti,
amministratore delegato delle ferrovie, annunciare che da sabato 12 dicembre
sarà operativo il collegamento ad alta velocità Torino-Milano-Salerno. Già,
perché da quel giorno per arrivare nella Capitale ci vorranno solo 4 ore e 15
minuti. E si potrebbero risparmiare altri 15 minuti se le Fs decideranno di
mettere un «Freccia Rossa» diretto da Porta Susa alla Tiburtina. Certo
Montagnese subisce le conseguenze del disservizio della
nuova Alitalia sull'aeroporto di Caselle. La nuova compagnia di bandiera ha una
decina di mesi per migliorare il servizio ma è evidente che il «Freccia Rossa»
richiama un numero sempre maggiore di passeggeri. Senza dimenticare che le
performance dell'alta velocità - ieri il treno che sta collaudando la linea
veloce Bologna-Firenze è stato battuto il record italiano di velocità,
( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Intervista Patron
Blu Express "Cai cancella i voli, così risparmia" ANGELO CONTI Franco
Pecci è il patron di Blu Express, la compagnia low cost che vola sei volte al
giorno fra Torino e Roma e ormai principale competitor di Cai sulla rotta. Blu
Express piace non solo per i prezzi (si parte da un minimo di 27 euro, tutto
compreso) ma anche per la puntualità, sorprendente per una compagnia che ha una
flotta di appena dieci aerei. Anche se i guai sono sempre in agguato, come
quello che ha portato alla cancellazione di uno dei voli di ieri: «Nel
trasporto aereo occorre molta duttilità, grande capacità di programmazione e
magari anche un pizzico di fortuna. Le spiego: martedì pomeriggio un nostro
Boeing 737, atterrando a Catania, ha colpito un uccello, subendo un danno al
finestrino del primo ufficiale. Ovvio che quell'aereo è stato messo a terra e
ci è rimasto per il tempo necessario alla riparazione ed alle successive
verifiche: quasi 24 ore. Noi avevamo un aereo di riserva, un Boeing 757 da 200
posti, ma era a Roma: è decollato subito verso Catania, ma siamo stati
costretti a far attendere i passeggeri. I ritardi non sono stati enormi, ma
superiori ad un'ora. Inoltre la mancanza di un aeromobile si è poi fatta
sentire su altre rotte». Alitalia su Torino tende, con una certa frequenza, ad accorpare i voli.
E' una politica corretta? «Beh, una compagnia aerea può scegliere fra operare
sempre e comunque tutti i suoi voli, rispettando scrupolosamente il proprio
orario, oppure pensare a risparmiare quando due aerei che decollano a 50 minuti
di distanza uno dall'altro, sulla stessa rotta, hanno entrambi solo 1/3
dei posti occupati. Diciamo che Alitalia qualche volta
ha preferito risparmiare caricando tutti i passeggeri sul secondo dei voli e
cancellando il primo». E' la stessa vostra strategia? «No, noi preferiamo non
farlo: voliamo sempre, anche nei casi in cui l'aereo ha uno riempimento
modesto. E' una scelta. Per noi è prioritario dare certezze alla clientela.
Ovvio che, invece, accorpiamo i voli anche noi di fronte a problemi tecnici, ad
esempio quando un aereo si guasta o quando, come è successo a Catania, subiamo
un danno imprevedibile». Blu Express e Alitalia sono
in lotta per gli slot su Torino. La sua compagnia ha annunciato che, se non
avrà gli slot richiesti, dimezzerà i voli dalla fine di marzo. E' un rischio
concreto? «Sì, c'è questo rischio. Nonostante le nostre richieste non ci sono
stati ancora concessi gli slot del primo volo da Torino su Roma, che oggi parte
alle 7,30. O meglio, ci hanno proposto di volare alle 6 o giù di lì, in orari
inaccettabili. Per noi quel volo è fondamentale: se lo avremo nell'orario
richiesto confermeremo subito i sei voli giornalieri da Torino a Roma,
altrimenti ci limiteremo a tre. Sarebbe un peccato perché, in quest'ultima
ipotesi, dovremmo rinunciare ai voli turistici che abbiamo già previsto di fare
nei week-end da Torino: certamente Ibiza, Sharm El Sheik e Marsa Alam».
( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Il
presidente di Alitalia La sua provocazione:
meglio Francoforte Il Carroccio non si rassegna e lo attacca Ma lo scalo perde
il 20% dei passeggeri Colaninno: io non parto da Malpensa Barbera A PAGINA 23
( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, Colaninno in Aula litiga con la
Lega bagarre durante un'audizione al Senato «Io non uso Malpensa, sono
affezionato a Francoforte». E il Carroccio insorge: queste sono provocazioni
05/02/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Truffa,
arrestato"re" delle cliniche Giampaolo Angelucci ai domiciliari, nei guai anche il padre Antonio Il figlio socio dell'alitalia
05/02/2009 Giampaolo Angelucci è il più attivo dei quattro figli nell'impresa di
famiglia. Nel 2007 è stato indagato per una vicenda di presunta corruzione che
vedeva coinvolto anche l'allora governatore della Regione Puglia, e attuale
ministro, Raffaele Fitto. Angelucci possiede una quota della nuova Alitalia, fa infatti parte della cordata di imprenditori che
hanno partecipato al salvataggio della compagnia di bandiera 05/02/2009 il
padre sanità e giornali 05/02/2009 Antonio Angelucci, deputato del Pdl nato in
provincia dell'AquiIa nel 1944, è il fondatore della Tosinvest, società che
gestisce 25 strutture tra cliniche e ambulatori. Dalla fine degli anni '90
estende il suo interesse all'editoria, con l'ingresso nel capitale de L'Unità
(fino al 2000) e il salvataggio del quotidiano dei Ds, sull'orlo della
bancarotta. Oggi Tosinvest possiede il 100% di "Libero" e una quota
rilevante del "Riformista" 05/02/2009
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 212
Colaninno (Cai) snobba Malpensa --> Per viaggiare il
presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno (nella foto) confessa di preferire Francoforte
a Malpensa, che ritiene scomoda. Lo fa durante un'audizione in Senato e la Lega
insorge. È l'emblema di una giornata di tensione, con uno scontro tra
l'amministratore delegato Rocco Sabelli e il segretario della Cgil Guglielmo
Epifani, oltre a dati poco lusinghieri per l'aeroporto lombardo, il cui
traffico nel 2008 è sceso del 20%. «Io a Malpensa», ha detto Colaninno, non ci
sono mai andato. «Vivo a Mantova e da là andiamo tutti a Francoforte. E siamo
contenti. Ci siamo trovati a gestire una compagnia che vola e ha successo solo
se può contare su una infrastruttura aeroportuale che funziona». Con i senatori
leghisti è nato un battibecco: «Lei pensa a Parigi», hanno detto a Colaninno i
rappresentanti della Lega, accennando all'accordo di partnership con Air
France.
( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 31 del 2009-02-05
pagina 2 Lega: «Delusi da Cai, applica un piano di dieci anni fa» di Gianandrea
Zagato Il Carroccio attacca Colaninno, che confessa: «Preferisco Francoforte,
io non volo mai dallo scalo lombardo» Sorpresa, il numero
uno di Alitalia non vola da Malpensa. Sì, avete letto bene. Roberto Colaninno è
«un affezionato di Francoforte». Il presidente della nuova Alitalia tra lo scalo lombardo e quello tedesco preferisce quest'ultimo:
«Sono un affezionato di Francoforte e, infatti, per spostarmi faccio sempre
Verona-Francoforte con la Air Dolomiti». Da Malpensa aggiunge «non ho
mai volato». Anzi, «una volta sola per andare in Sudamerica» ma, avverte, «la
scelta era partire da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino».
Come dire: «Abito a Mantova e per arrivare a Malpensa ci metto cinque ore di
macchina, quattro di viaggio e una per trovare parcheggio. Sulla mia strada
incontro prima Verona, Brescia, Bergamo, Linate e poi, finalmente, Malpensa».
Virgolettato sulle presunte debolezze del sistema Malpensa - «perché mai ai
cittadini e agli imprenditori deve essere riservato questo servizio?» - che,
chiosa Filippo Penati, «dopo il danno aggiunge anche la beffa». Già, «Colaninno
che si vanta di non aver mai volato da Malpensa vuole farci chiudere anche
Linate e far partire tutti i milanesi da un aeroporto che non ha mai preso in
considerazione» commenta il presidente della Provincia. Che, «viste le
premesse», chiede al Governo di «intervenire per impedire che la politica del
trasporto aereo nel nostro Paese sia non solo decisa, ma neppure ipotizzata da Alitalia-Cai». Ancora più dura la replica della Lega che
definisce «inconcepibile» l'uscita di Colaninno nel corso di una animata
audizione al Senato: «Siamo molto delusi dal comportamento di Cai perché
avevamo sperato e creduto nella volontà della società di pensare davvero alle
esigenze del trasporto aereo, invece è stato applicato lo stesso piano che Alitalia porta avanti dal 1998». Conseguenza? «Non sono più
la compagnia di bandiera ma sono una compagnia privata» tuona Marco Reguzzoni,
vicepresidente dei deputati leghisti, ovvero «hanno il diritto di fare quello
che vogliono» ma seguendo «le regole della concorrenza» che, dettaglio non da
poco, «non ci sono però sulla tratta Milano-Roma». Tratta che, continua l'ex
presidente della Provincia di Varese, con Cai è diventata «la rotta più
redditizia del mondo» grazie «a una tariffa di 750 euro». E mentre Sea, gestore
degli scali di Linate e Malpensa, non replica a Colaninno, - «è libero di
esprimere qualsiasi cosa» -, Giovanni Bordoni, presidente commissione
territorio di Regione Lombardia, osserva che Sea è «un interlocutore in grado
di affrontare Malpensa anche dopo l'abbandono di Alitalia.
E, anzi, da qui a dieci anni le proiezioni del traffico aereo portano 80
milioni di passeggeri in Lombardia». L'uscita di Alitalia,
comunque, secondo dati Sea, ha comportato un calo passeggeri su Malpensa pari
al 19,8 per cento rispetto all'anno precedente anche se lo scalo ha visto
«aumentare di cira 3,1 milioni i passeggeri con altri vettori che non sono low
cost». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 31 del 2009-02-05
pagina 2 Bonomi: «Sarà un anno orribile» di Redazione L'obiettivo di Sea per
Malpensa è quello «riportare i livelli di traffico a quelli precedenti
all'uscita di Alitalia» ovvero «farlo diventare un grande
hub attraverso un forte vettore di riferimento». Obiettivo «prioritario»
afferma Giuseppe Bonomi, presidente della società che gestisce gli scali di
Linate e Malpensa. In quanto tempo? «Tre anni nel caso l'aeroporto abbia
funzione di hub, in cinque se Malpensa sarà invece un aeroporto internazionale
point to point». Ma il 2009, avverte Bonomi, comunque «sarà un annus
horribilis» con una riduzione del traffico passeggeri del 7 per cento rispetto
al 2008. Intanto, aggiunge Bonomi, «Colaninno annuncia che
su Linate i voli Alitalia saranno 669 e 201 su Malpensa». Ma gli aeromobili della nuova Alitalia, continua il presidente di Sea, «oggi volano con un coefficiente
di riempimento del 30 per cento su Malpensa e del 40 per cento su Linate quando
il punto di pareggio è del 60 per cento». Che, in soldoni, significa
«qualcosa non va nell'offerta complessiva di Alitalia».
Che cosa? «Il mix prezzo-qualità». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
L'aeroporto di
Malpensa ancora pietra dello scandalo. Il presidente della
nuova Alitalia, Roberto Colaninno, parlando del principale scalo lombardo nel
corso di una audizione al Senato ha fatto infuriare la Lega Nord. Colaninno
infatti attacca l'assenza di infrastrutture di collegamento allo scalo varesino
e racconta: «Io abito a Mantova e per arrivare a Malpensa ci metto 5 ore di
macchina: 4 ore di viaggio e un'ora per trovare parcheggio. In
Lombardia, come a Torino o nel nordest, secondo voi pensano a Malpensa?». E
infatti «lei pensa a Parigi», gli urla un parlamentare del Carroccio che lo
interrompe. E Colaninno: «Io sono un affezionato di Francoforte e infatti per
spostarmi faccio sempre Verona-Francoforte con la Air Dolomiti. Da Malpensa non
ho mai volato se non una volta sola per andare in Sudamerica, ma la scelta era
partire da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino...». I leghisti
alzano la voce: «Queste sono provocazioni, lei fa dell'ironia», gridano. Ma
Colaninno non si scompone: «Non faccio ironia e non provoco: questi sono i
fatti». Intanto arrivano i dati Sea sull'andamento nel 2008 dei due principali
scali lombardi. Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa ha perso
il 15,7% di passeggeri. Malpensa giù del 19,8%.
( da "Manifesto, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
reportage - DUE
GIORNI DA HOSTESS IN AEREO In volo CON CAI Stop al servizio navetta per rientrare
a casa, stipendi ridotti anche di 650 euro. E quando da Roma si atterra a
Newark, tutti in un albergo circondato dal nulla e da qualche mega centro
commerciale. Così, tutti a divertirsi da Wal Mart Adriana Pollice Al gate di
Fiumicino c'è poca gente in attesa di imbarcarsi sul volo Alitalia per Newark, sobborgo satellite di New York. Meno di un centinaio
di passeggeri. Di solito in questo periodo sono di più. I più numerosi sono un
gruppo di studenti americani di ritorno dalle vacanze in Europa, scherzano ad
alta voce stesi sui loro zaini o fanno il sudoku, poi ci sono quelli che
viaggiano per affari. Gli italoamericani, in piccoli gruppi familiari,
si riconoscono e si salutano mentre, un po' più in là, la tipica coppia
sixties, capelli lunghi e abiti colorati nonostante siano vicini alla
sessantina, si trascinano figlio e bagaglio a mano. L'equipaggio accoglie tutti
a bordo con il solito sorriso ma non è facile mostrarsi tranquilli quando a
Natale, nel momento di massimo lavoro, l'azienda ha lasciato quasi tutti a casa
in ferie forzate, in attesa di essere chiamati a firmare un contratto capestro.
Bisogna rasserenare il clima e infatti la Cai ha tenuto a sottolineare, nella
lettera di dimissioni che ha fatto firmare ai lavoratori, che non farà causa
per mancato preavviso. Humor imprenditoriale. «A inizio gennaio sono tornata a
lavorare - racconta Eleonora - Mentre ero a metà del mio turno mi hanno
comunicato che al mio rientro non avrei avuto più il servizio navetta che mi
riportava a casa». Letteralmente lasciata a piedi a Fiumicino senza preavviso:
«Per mesi programmi televisivi e telegiornali hanno raccontato di come fossimo
privilegiati, di quanti servizi inutili e costosi usufruissimo, ma nessuno
raccontava dei colleghi di Alitalia Team, di base a
Milano, che il servizio non l'avevano. A decine si sono schiantati in
autostrada, dopo aver lavorato in piedi per dieci ore con altrettante ore di
fuso orario non smaltino sulle spalle». Eleonora, ma non è il suo vero nome
perché di usare i nomi veri non se ne parla dopo i mesi di intimidazioni
continue che hanno subito, adesso va in aeroporto con la sua macchina, spenderà
circa 250 euro al mese, che si traduce a fine anno in uno stipendio in meno,
lasciando ogni volta la macchina nel parcheggio vicino gli hangar della
manutenzione, nel mezzo del nulla. Per farlo dovrà dare 2 euro al giorno ai
fratelli Benetton, padroni della struttura nonché nella cordata Cai, mentre una
navetta a pagamento la porterà ai gate, la sera solo a richiesta. L'Alitalia, compagni di bandiera italiana simbolo dello
sviluppo postbellico, è ufficialmente morta a dicembre. A gennaio la Cai, con
il suo gruppo di imprenditori selezionati accuratamente da Berlusconi, ne ha
divorato le spoglie, ma solo quelle commestibili, per poi ripresentarsi sul
mercato con la nuova Alitalia, stesso marchio ma con
Air One al seguito. E pensare che il governo italiano nel 1994 sciolse la
fruttuosa e sana Ati, la compagnia che forniva il trasporto aereo in Italia e
nel bacino del Mediterraneo, in nome della concorrenza internazionale, per
ritrovarsi adesso con un vettore locale pieno di debiti da sostenere per
salvare dal fallimento il suo patron Carlo Toto. Le hostess sorridono nella
loro divisa blu e verde, la stessa da oltre nove anni, antidiluviana rispetto a
quella di una qualsiasi low cost, nessuno ha pensato di sostituirle tanto per
dare un segnale di discontinuità aziendale. Sembra tutto immutato solo che
Eleonora, dopo il nuovo contratto, si ritrova con 650 euro in meno sul suo
stipendio base, ridotto a mille euro e pochi spiccioli dopo venti anni di
lavoro. Non le è andata male, la sua collega Francesca, dopo otto anni da
stagionale, si ritrova con 500 euro come paga di partenza poiché alla casella
anzianità c'è uno zero, come se non avesse mai fatto l'assistente di volo in
vita sua. E invece per quasi dieci anni l'hanno chiamata a lavorare senza
preavviso, nove mesi in giro per il mondo e il resto a casa senza garanzie e
senza stipendio, spostandola di base tra Roma, Milano e Venezia: «Se vivi nella
capitale o in Lombardia, fai il pendolare anche se significa aggiungere altre
ore di volo per raggiungere lo scalo di partenza. Ma se ti mandano a Venezia
sei costretto a trasferirti. A meno di mille euro non si trova niente e così si
finisce a coabitare in due o tre, come gli universitari». I passeggeri si
dividono, una decina vanno in "Magnifica", la classe extralusso per
chi è disposto a pagare il biglietto quattro volte di più, tutti gli altri in
economica. La differenza comincia a farsi sentire quando il responsabile del
coordinamento dell'equipaggio, anche lui sorridente nonostante abbia in tasca
il rinnovo del contratto per soli tre mesi, offre le trousse omaggio in prima
classe, per poi aumentare quando in due distribuiscono i visori personali con
le cuffiette: su uno schermo otto pollici è possibile scegliere tra una decina
di film, titoli non recentissimi come Batman beginning o Alla ricerca di Nemo,
il più gettonato Sex and the city, mentre in economica i passeggeri sbirciano
lo schermo grande al centro con una certa noia, in visione c'è il superclassico
vintage Ghost. A marcare la differenza in modo definitivo ci pensano i pasti.
Avanti arriva il menu in due lingue, si può scegliere tra farfalle ai gamberi e
penne al pomodoro pachino, di secondo ci sarebbe il salmone o la carne al sugo
di tartufo ma il pesce non è si è imbarcato, concludono formaggio, frutta e
dolcetti, il tutto servito su piattini di porcellana e annaffiato da vini e
spumante. Gran finale con caffè e limoncello. In economica regna sovrana la
vaschetta doppia, rigorosamente in plastica cellofanata: i meno pretenziosi
gnocchi di polenta fanno compagnia allo spezzatino. Gli assistenti di volo
fanno avanti e indietro divisi in due gruppi: c'è chi si occupa della prima
classe e della cabina di pilotaggio, chi della seconda. Ci sono i giornali, i
pasti e lo spuntino da offrire ma anche distribuire bagagli e passeggeri in
modo che il velivolo sia bilanciato o gestire le emergenze, come le crisi di
panico o l'affidamento di minori senza genitore, fino a casi più estremi come
la perdita di conoscenza. «Secondo la legge, per motivi di sicurezza ci vuole
un assistente di volo ogni 50 passeggeri - spiega Eleonora - e invece ci
dipingono come camerieri viziati. Il mese scorso il macellaio sotto casa mi ha
urlato senza motivo "siete falliti", ecco il risultato di mesi di
disinformazione a mezzo stampa». Disinformazione a ogni livello, il nuovo
management ha addirittura proposto di ridurre il titolo di studio alla terza
media, «poi però ci devono spiegare come fanno a pretendere un'ottima
conoscenza dell'inglese», commentano a bordo. Si muovono tra gli spazi stretti,
in molti finiscono per soffrire di claustrofobia, «madonna com'è sporco
st'aereo» si lamenta Claudia, in servizio in Magnifica, e scuote la testa, a
finire per strada ci sono i suoi colleghi, le due cooperative che li
riaccompagnavano a casa ma anche quella che puliva i velivoli. È stata
sostituita dalla Pegaso, secondo molti controllata da Toto, così resta tutto in
famiglia. Nel pomeriggio si arriva a destinazione: con sei ore di fuso orario
da smaltire, il pullman li accompagna in albergo, un quattro stelle nella
cittadina di Secaucus. L'albergo è pieno di equipaggi di compagnie americane ma
anche di ragazzi e famiglie. È sabato e sono qui per fare acquisti nei tre o
quattro centri commerciali circondati dal nulla, la sera a due passi c'è il
multisala e al bar gli schermi danno il football. Le stanze sono organizzate
come miniappartamenti, salottino e camera da letto, forno a microonde e
macchina elettrica per tè e caffè. «Pure per gli alberghi siamo stati
crocifissi - prosegue Eleonora - ma la clientela di questo non è certo Ivana
Trump con la sua nuova fiamma. In Italia nei tre stelle rischi di trovare gli
scarafaggi e poi non sono qui per divertirmi, ho bisogno di riposare bene,
prima di rimettermi sulle spalle il jet lag». Affacciandosi alle finestre si
scopre che la neve ricopre tutto, c'è chi esce a comprare un pasto da asporto
per chiudersi in camera a dormire e chi preferisce andare in gruppo a cena
fuori. Prima bisogna trovare un bancomat da cui prelevare dollari, la diaria
non esiste più dal 2004: «Le spese bancarie dei prelievi all'estero toccano a
noi, così c'è chi cerca di non farlo utilizzando solo la carta di credito ma se
solo prendi un autobus, tanto per andare da qualche parte, ti tocca prelevare»
spiegano. A tavola o tra uno spostamento e l'altro, scatta il momento delle
confidenze: «Un accanimento così non l'avevo mai visto - racconta Francesca -
Rocco Sabelli (amministratore delegato di Alitalia,
ndr) prima ci ha definito "materiale umano a basso costo" e poi ci ha
mandato una mail di benvenuto scrivendo che dobbiamo avere "un'attenzione
spasmodica al cliente", cioè mi devo far venire le convulsioni davanti ai
passeggeri? Io devo pagare 60 euro per certificare di non avere carichi
pendenti quando i proprietari di Cai sono pluri-inquisiti». Quando si resta un
giorno si può fare due passi a Manhattan, se la sosta dura una sola sera tutto
quello che resta è chiudersi nell'incubo della grande distribuzione, Walmart,
tanto per far passare le ore: «Se sei single - racconta Matteo - sei fregato
perché tutto è in confezione extra size». Tra scaffali e pubblicità fino
all'ora del pick up: tutti nella hall dell'albergo e via in aeroporto.
( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 31 del 2009-02-05
pagina 0 Cai, Colaninno provoca: io non volo da Malpensa di Redazione Il
presidente di Alitalia: "Mettiamo a disposizione
intelligenza e tecnologia per trovare una soluzione compatibile". Poi
punta sulla necessità di una struttura aeroportuale che funzioni Roma - Roberto
Colaninno non ha mai volato dall?aeroporto di Malpensa, anzi è
"affezionato" a quello di Francoforte. Lo sottolinea il presidente di
Alitalia nel corso di un?audizione al Senato. "Io
sono un affezionato di Francoforte. A Malpensa non sono mai venuto - spiega
Colaninno - faccio Verona-Francoforte, con Air Dolomiti. Tutti facciamo così e
siamo tutti contenti: arriviamo a Francoforte e possiamo finalmente
volare". E aggiunge: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta
sola per andare in Sudamerica, ma la scelta era partire da Malpensa o andare
fino a Roma e partire da Fiumicino". Le prospettive di Malpensa Il
presidente di Alitalia parla delle prospettive
dell?hub milanese. "Noi mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia
- sostiene Colaninno - per trovare una soluzione compatibile con i costi e dare
un miglior servizio agli utenti utilizzando Malpensa e Linate. Se alla fine di
questo percorso, che abbiamo avviato con Sea, non troveremo soluzioni
economicamente compatibili, non le faremo con molto dispiacere. In caso
contrario le faremo". "Ci troviamo e ci siamo trovati - ha aggiunto -
a gestire una società, una compagnia di volo, che è direttamente implicata su
una struttura aeroporti italiani. Una compagnia che vola e ha successo se dall?altra
parte può contare su una struttura aeroportuale che funziona. In caso contrario
la gente a bordo non ci va. Io - ha osservato - da Mantova a Malpensa impiego 6
ore. Sulla strada incontro Verona, Brescia, Bergamo, Linate e Malpensa. Da
cittadino lombardo mi chiedo perché deve essere riservato questo servizio? Il
sistema delle pmi non è concentrato in pochi chilometri e il futuro delle
imprese è sempre più centrato sulle esportazioni verso i mercati
internazionali". I sistemi europei A tale proposito Colaninno si è rivolto
ai parlamentari: "Ma avete fatto un confronto tra i sistemi francese,
tedesco, inglese, cinese, americano e il nostro? Le nostre infrastrutture hanno
caratteristiche tecniche, ingegneristiche, non filosofiche. Con questo sistema
di trasporti, non vi viene in mente che qualcosa c?è da fare? Che non è colpa
di Alitalia se Malpensa va male? Non è ironia o
provocazione: quello che dico è che abbiamo la necessità di avere
un?infrastruttura efficiente". Quanto all?aeroporto di Linate, l?amministratore
delegato Rocco Sabelli ha aggiunto che "ha raggiunto oggi una frequenza di
18 voli l?ora con una sola pista a disposizione. è completamente saturo".
Malpensa soffre Alitalia Nel 2008 il sistema
aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha perso il 15,7% di
passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente forte il calo
registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia,
che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da
( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia
n. 31 del 2009-02-05
pagina 24 Alitalia, sgambetto a Malpensa Colaninno
preferisce Francoforte L'ad Sabelli: aerei mezzi vuoti, riempimento al 43 per
cento ma personale impeccabile. Cancellati solo 4 voli su 20mila di Paolo
Stefanato Colaninno snobba Malpensa. Sabelli blandisce il personale ma
polemizza col sindacato. Bonomi s'impegna per la difesa e lo sviluppo di
Malpensa, oggi la grande malata del sistema aeroportuale italiano. È proprio
quest'ultimo, presidente della Sea - ascoltato ieri dalla Commissione
territorio della Regione Lombardia - a mettere il dito sulla piaga e a fare
numeri precisi: «Verso il 10 gennaio - ha detto - ho
ricevuto una lettera da Roberto Colaninno, presidente di Alitalia, in cui diceva che su Linate la compagnia avrebbe operato 669
voli settimanali e 201 su Malpensa». E poi spiega: «Alitalia viaggia
con coefficienti di riempimento del 30% a Malpensa e del 40% a Linate, quando
il punto di pareggio è circa al 65%. Allora c'è qualcosa che non va: il
mix tra qualità offerta dal vettore e il prezzo». L'ad della compagnia, Rocco
Sabelli, ammette che gli aerei viaggiano mezzi vuoti: «Nelle prime tre
settimane di vita della nuova Alitalia il tasso di
riempimento medio è stato del 43% - ha detto, durante un'audizione al Senato -.
L'anno scorso nello stesso periodo il tasso di riempimento era di circa il 50%,
combinando le due compagnie che sono state integrate». Va ricordato che Air
One, secondo i dati Aea, è sempre stata la compagnia con il più basso
riempimento in Europa, e questo condiziona il confronto; Alitalia
pre-commissariamento ha sempre avuto indici onorevoli, superiori al 70%. Da
parte sua Sabelli, che ha polemizzato con il leader della Cigl Epifani, ha
giudicato «impeccabile il comportamento del personale, di piloti e assistenti
di volo. Su 20mila voli effettuati ne sono stati cancellati quattro».
Dichiarazioni che vengono fatte all'indomani dell'annuncio di Anpac e Up di
avere in cantiere una serie di scioperi per il mese di marzo, per protestare
contro le molte anomalie riscontrate nel processo di riassunzione dei
dipendenti. Sabelli ieri ha spiegato: «Non abbiamo fatto noi l'elenco dei
dipendenti. Il commissario ci ha dato una lista sulla base dei criteri
concordati con i sindacati». Il presidente di Alitalia,
Roberto Colaninno, nella stessa audizione ha snobbato Malpensa: non lo uso,
preferisco Francoforte. Anche se la sua affermazione - da cittadino mantovano -
intendeva criticare soprattutto le carenze infrastrutturali italiane e la
mancanza di organizzazione del sistema aeroportuale, le sue parole hanno
suscitato polemiche, soprattutto da parte della Lega e delle autorità lombarde.
Quanto a Malpensa, Bonomi ha dato il numeri del disastro: nel