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DOSSIER “ALITALIA”

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T ARTICOLI DEL 1-5 febbraio 2009       #TOP



Report "Alitalia 2"

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Indice delle sezioni

Alitalia 2 (117)


Indice degli articoli

Sezione principale: Alitalia 2

Addio agli aerei in orario ma nessuno si arrabbia più ( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: uno con cravatta salmone a righe gialle su giacca carta da zucchero e camicia che ne riprende i colori). Tutti che cristonano nel telefonino, tutti che chiedono come stai a chi risponde dall'altro capo. segue >> 13 L'operazione Alitalia-Cai ha azzerato la concorrenza. Ormai la norma è il volo "differito" 01/02/2009

L'aereo è in ritardoma nessuno alza la voce ( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: durante i quali si è svolto il pazzesco teatrino della privatizzazione di Alitalia, hanno a tal punto fiaccato la pazienza della gente che adesso il ritardo fa parte del novero delle cose certe, assieme alla morte e le tasse. Quelli di noi che si erano illusi, nelle meno delle due settimane trascorse dall'avvio della nuova Alitalia, che quella brutta parentesi si fosse chiusa,

Protesta il sindaco di Torino: quanto s'è perso anche con l'Ici? Beffati proprio i comuni virtuosi ( da "Unita, L'" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e altrettanti con l'abolizione dell'Ici, l'unico modo che il governo ha trovato per fare soldi è toglierli agli enti locali. Altro che federalismo». Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e ministro ombra delle Riforme, condivide in pieno la presa di posizione dell'Anci contro la nuova circolare del ministero dell'

da malpensa a boffalora il deserto sulla bretella - stefano rossi ( da "Repubblica, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: apertura di Malpensa 2000 e addirittura inaugurata a fine marzo del 2008, in coincidenza con il taglio dei voli deciso da Alitalia. Di qui le preoccupazioni ecologiste per il programma di infrastrutture previste nella regione, otto progetti per un totale di quasi 470 km. «Polemiche strumentali», risponde dal Pirellone l´assessore alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo.

DUE verità stanno emergendo. La prima è che le politiche di salvataggio delle banche, il p... ( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere.

ROMA - Lufthansa punta su Roma. E si prepara a sfidare Alitalia in casa, rosicchiando quote ... ( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E si prepara a sfidare Alitalia in casa, rosicchiando quote di mercato e offrendo un servizio di qualità. Nei piani di Wolfgang Mayrhuber non c'è infatti solo la richiesta degli slot sulla Fiumicino-Linate, la rotta più redditizia, ma anche l'espansione di Air Dolomiti - posseduta al 100% dai tedeschi - nel Centro-Sud Italia.

È rimasta nei bilanci per cautelarsi di fronte all'incertezza o è stata usata... ( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere.

Quella lettera di Bruxelles sui turni di notte <L'esenzione per le mamme? Discriminatoria> ( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia di Roberto Colaninno e Rocco Sabelli. La lettera di Å pidla, che concede al nostro governo due mesi per rispondere prima di andare avanti con la procedura di infrazione, farà certamente piacere all'azienda, spaventata dall'idea di dover esonerare dal lavoro notturno ben 360 hostess che sotto la vecchia Alitalia godevano di questo diritto e intendono avvalersene anche nella

Colaninno: "Mai ricevuto offerta da Lufthansa" ( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: perché Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese". Quotazione in borsa "Non credo chiederemo fra 3 anni la quotazione in Borsa" ha proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un "miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha precisato, "la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air France"

SI è INVECE SALVAGUARDATA LA LIQUIDITà E I REQUISITI PATRIMONIALI, AL FINE DI EVITARE LO S... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere.

Colaninno: nessun patto segreto con Air France ( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: perché Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese". Quotazione in borsa "Non credo chiederemo fra 3 anni la quotazione in Borsa" ha proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un "miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha precisato, "la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air France"

Colaninno su Alitalia: 'Nessuna cessione ad AirFrance' ( da "Voce d'Italia, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cronaca Articoli correlati: *Gf 9, Daniela Martani: hostess a rischio licenziamento *Alitalia, primo sciopero: e' guerra sui numeri *Alitalia: primo sciopero dell' 'era Cai' Guarda tutti i correlati

Se la Germania nazionalizza ( da "Manifesto, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: un istituto statale in cui far confluire tutti i titoli «tossici» in circolazione - e ricalca alla lettera il «lodo Alitalia» (scissa in due società diverse, la good company regalata ai privati e la bad garantita dallo stato). Era questa, del resto, la prima idea-guida del «piano Paulson» (l'ex ministro del Tesoro Usa), con 300 miliardi di dollari di dotazione.

Cancellazioni e accorpamenti per riempire gli aerei ( da "Stampa, La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La nuova Alitalia (che su Caselle ha i colori di Air One) non opera sempre tutti i collegamenti previsti tendendo ad accorpare sovente voli troppo vicini, altrimenti destinati a coefficienti di riempimento troppo bassi. Succede di solito con quelli del pomeriggio e la "manovra" ha quasi sempre il risultato di provocare la cancellazione di due collegamenti,

Caselle, Cai scatena la lotteria dei prezzi ( da "Stampa, La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Qui la nuova Alitalia e la low-cost Blu Express si stanno affrontando in una vivace battaglia: se Alitalia programma nei giorni feriale 13 voli al giorno (da 85 euro), molto attraente è anche l'offerta di Blu Express che ne offre 6 (ma a partire da appena 25 euro).

Brunetta: <8 miliardi per la cassa integrazione> ( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come è stato nel caso di Malpensa e dell'accordo di Alitalia con Air France, che si è fatto comunque. È chiaro che il governo non aiuterà solo la Fiat e infatti, in settimana, è previsto un secondo giro di tavolo con le parti sociali sulla crisi dell'auto, che è anche emergenza dell'indotto: «Non c'è solo un aiuto specifico alla Fiat.

Colaninno: <Non esistonoaccordi segreti con Air France> ( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la nuova alitalia roma. A poco più di 15 giorni dal varo della nuova Alitalia il suo presidente, Roberto Colaninno, usa parole di grande ottimismo sui primi vagiti del nuovo vettore. «La societàè partita straordinariamente bene anche al di là delle nostre più rosee aspettative», ha detto ai microfoni della trasmissione "In mezz'ora"

"nessun patto segreto con air france" - vittoria puledda ( da "Repubblica, La" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Va fatta una scelta tra Malpensa e Linate" "Nessun patto segreto con Air France" Colaninno: Alitalia non tornerà in Borsa fra tre anni VITTORIA PULEDDA MILANO - «Gli azionisti che hanno fondato Cai per quattro anni lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perché Alitalia torni ad essere la compagnia-ambasciatore del nostro Paese».

Nuova Alitalia, nessun patto segreto ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Politica Italiana Pagina 104 Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il controllo azionario Nuova Alitalia, nessun patto segreto Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il controllo azionario --> ROMA Nessun patto segreto sulla nuova Alitalia per la cessione, tra qualche anno, della quota di controllo della compagnia italiana ad Air France-Klm.

Colaninno: Linate ha costi insostenibili ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Gli scali Il presidente Alitalia: Malpensa, ora serve una scelta. Le comodità si pagano Colaninno: Linate ha costi insostenibili «Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a 40 chilometri di distanza». Parola di Roberto Colaninno, numero uno Cai, ospite ieri di In mezz'ora: «Le comodità non sono gratis.

Colaninno: Linate o Malpensa, scelta obbligata ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: scelta obbligata Il presidente di Alitalia: due aeroporti così vicini non possono coesistere Sembra ormai delineato il sacrificio dello scalo di viale Forlanini, definito il «silenzioso cannibale» dell'hub varesino La premessa è che «non possono coesistere due aeroporti con la stessa vocazione a 40 chilometri di distanza».

I vertici e la compagnia ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-02 num: - pag: 4 categoria: BREVI I vertici e la compagnia Il presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno. La compagnia sta valutando la situazione degli scali milanesi

Colaninno: <La scelta è tra Linate e Malpensa> ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La scommessa di Alitalia non si gioca solo in volo ma anche sui binari: «Il grande concorrente dell'Alitalia sulla rotta Roma-Milano, non c'è dubbio, sono le Ferrovie dello Stato — ha aggiunto Colaninno —. Dobbiamo trovare il modo migliore di competere: migliorare nei servizi, nel tempo impiegato e nelle tariffe».

Rimpasto: tutti contro tutti Partiti alla lotta delle poltrone ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma un risultato c'è già: tra Fiat di Cassino, Alitalia e Telecom il Lazio sarà colpito dall'emergenza occupazionale in modo drammatico. I partiti, però, sembrano da tempo concentrati su altro. Alessandro Capponi Piero Marrazzo Francesco De Angelis

Alitalia, resta il rebus Fiumicino ( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stampa resta il nodo Malpensa-Linate-Roma Alitalia, resta il rebus Fiumicino Resta ancora in sospeso il ruolo dei due aeroporti, Linate e Malpensa nel futuro di Cai e di conseguenza quello di Fiumicino. In una intervista al Sole 24Ore il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, lascia intendere che la questione è ancora aperta.

In arrivo provvedimenti severi per l'hostess al Grande Fratello ( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: hostess al Grande Fratello Si profilano problemi per l'hostess Alitalia che ha partecipato al reality telvisivo «Grande Fratello», la pasionaria Daniela Martani. Il presidente della Cai Roberto Colaninno ha annunciato che la compagnia userà «un atteggiamento molto severo ed intransigente» nei confronti della dipendente.

I segreti del Grande Fratello ( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: oro dei boiardi Alitalia avrebbe giovato), e nelle scorse ore minacciata di "sanzioni severe e intransigenti" da Colaninno, dovrà dire alla Marcuzzi se intende restare dietro la porta rossa o tornare a indicare le uscite di emergenza ai passeggeri. In caso di tracollo emotivo, gli autori sono pronti a rivoluzionare la scaletta.

Il maltempo si abbatte sull'Italia: neve e gelo Porto chiuso a Genova ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lunghe le code agli sportelli di British Airways ma anche allo stand informativo di Alitalia che ha cancellato i voli diretti da Roma delle 12.30 e delle 13. Disagi si segnalano in genere su tutte le rotte. Al momento non ci sono voli in fase di partenza. Dal volo air one delle 8.10 per Roma, ancora in attesa a Linate, al volo per Madrid di Alitalia delle 11.

ALESSANDRA CHELLO MA QUALE ACCORDO SOTTOBANCO. SUL DESTINO DELLA NUOVA ALITALIA NON CI SONO OMBRE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: si pensi alla sorpresa quando Alitalia presenterà il primo bilancio in utile. Colaninno ha poi ribadito che Cai non ha «mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France». Il presidente della nuova Alitalia si è poi soffermato sul nodo Milano Malpensa-Linate-Roma Fiumicino.

SONO STATE DATE INDICAZIONI AL PERSONALE DI TRATTARE LA FACCENDA IN MANIERA MOLTO SEVERA E INT... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Questo il commento del presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno alla domanda posta da Lucia Annunziata, nel corso del programma «In mezz'ora». La giornalista gli aveva chiesto se l'hostess che partecipa al «Grande fratello» sarà licenziata o meno. «Dopo di che di questa vicenda se ne è parlato anche troppo», ha poi concluso Colaninno.

A SINISTRA LA HOSTESS ALITALIA CONCORRENTE AL GRANDE FRATELLO SOTTO IL... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A sinistra la hostess Alitalia concorrente al «Grande Fratello» sotto il cardinale Tettamanzi e un pranzo della Caritas al centro aerei Alitalia e Air France

Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso. ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: società (9) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.

Formigoni: "Se non c'è accordo con Alitalia potenzieremo Linate" ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se non c'è accordo con Alitalia potenzieremo Linate" di Redazione Il presidente della Lombardia: "Cerchiamo una soluzione unitaria, se non ci sarà proseguiremo con il piano alternativo, cioè la raccolta delle compagnie straniere che effettuino collegamenti col resto del mondo, e il potenziamento di Linate come city airport".

Il Nord sotto la neve: Milano-Lecco bloccata Ritardi e voli cancellati ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stand informativo di Alitalia che ha cancellato i voli diretti da Roma delle 12.30 e delle 13. Disagi si segnalano in genere su tutte le rotte. Al momento non ci sono voli in fase di partenza. Ripercussioni sui voli per il nord e centro Italia, in particolare Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna colpite dal maltempo, e per le avverse condizioni meteo che interessano anche Parigi,

Colaninno e GF ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente»: così il presidente della nuova Alitalia ha risposto a Lucia Annunziata (nel programma ?In mezz'ora?), che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al GF sarà licenziata o meno. «Dopo di che di questa vicenda si è parlato anche troppo».

La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: società (9) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.

Crisi, Berlusconi: 40 miliardi di aiuti "Intercettazioni, raggiunta l'intesa" ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.

Crisi, Berlusconi: "Quaranta miliardi di aiuti" ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.

Eterna campagna elettorale di Berlusconi: contro la crisi 40 miliardi. Anzi no, 80 ( da "EUROPA ON-LINE" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nel preannunciare per i prossimi consigli dei ministri nuovi provvedimenti a sostegno di settori industriali strategici come auto e componentistica e del credito al consumo, il premier si spinge anche oltre fino a sostenere che i debiti di Alitalia (pari a 4 miliardi) saranno pagati dalla Cai e non dai cittadini. Il Pd definisce gravissime queste affermazioni e chiede chiarimenti.

passa da linate il futuro di fiumicino - massimo riva ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: FUTURO DI FIUMICINO MASSIMO RIVA La nuova Alitalia ha preso il volo indicando come sua base principale ? il cosiddetto "hub" ? l´aeroporto di Fiumicino. Per le istituzioni politiche locali (Comune, Provincia e Regione) questa è stata una battaglia vinta, anche se con perdite piuttosto elevate: il numero complessivo dei voli dallo scalo capitolino è stato comunque ridimensionato,

"alle europee ci vogliono cancellare" e il governatore sceglie di trattare - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nella trattativa con Berlusconi sulla vicenda Alitalia-Cai. E ai vertici dell´Mpa, con un filo di perfidia, si ricorda che Caronia senior aveva chiesto agli autonomisti una candidatura per le Europee. «Marianna ha preferito il calduccio del sistema di potere palermitano alle battaglie per l´innovazione», commenta il presidente dei senatori autonomisti Giovanni Pistorio.

atitech, vertice con lonardo e cozzolino "ora serve un incontro con il governo" ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stato avviato un nuovo network integrato con rete di collegamenti Alitalia e Air One, cercando di lasciare inalterati i voli e razionalizzando gli operativi laddove c´erano duplicazioni». «Su Atitech ci sono state delle manifestazioni di interesse di imprenditori locali che la Regione ha incoraggiato e che ha portato all´attenzione del governo, con il quale ora serve un incontro»,

una raccolta di firme per linate - stefano rossi ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il sindaco attacca il presidente di Cai Alitalia, Roberto Colaninno: «Spero che le sue dichiarazioni siano state mal riportate, quando dice che Alitalia è un´impresa privata e non vuole pagare i costi delle comodità dei milanesi fra Malpensa e Linate. Se davvero Alitalia è un´impresa privata, non si capisce perché abbia sovvenzioni statali con una sorta di monopolio sulla Milano-

slot vuoti, il colombo non vola più - massimo minella ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nuova compagnia aerea nata dalle ceneri della vecchia Alitalia e che ha assorbito Air One, sono scesi i collegamenti giornalieri fra Genova e la capitale. Trattative con altri vettori, ce ne sono da mesi. Si parla soprattutto di Air Vallée e di Blue Panorama. Ma anche su questo fronte, non ci sono novità, perché la trattativa esiste ma è ancora lontana dalla sua formalizzazione.

mambo Se La Russa provasse a lavorare? ( da "Riformista, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: si era occupato della hostess Alitalia del Grande Fratello chiedendone il licenziamento. Gasparri mi ha telefonato amichevolmente rivendicando il proprio zelo perché scandalizzato dal fatto che tanti poveri dipendenti della compagnia di bandiera fossero finiti in cassa integrazione mentre la signorina in questione se la godeva in tv.

Alitalia, il reality del licenziamento ( da "Unita, L'" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, il reality del licenziamento LICENZIataPer Daniela Martani, l'hostess dell'Alitalia protagonista del Grande Fratello, è in arrivo la lettera di licenziamento. A dirlo sono i suoi avvocati dopo che il presidente Colaninno aveva annunciato che la vicenda sarebbe stata trattata «in maniera molto severa ed intransigente»

vento e mare agitato cancellati quattro voli ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: un Alitalia per Milano Malpensa e un RyanAir per Londra Stansted. Cinque voli non sono invece mai atterrati al Karol Wojtyla. Ai disagi al trasporto aereo ieri si sono aggiunti i problemi sulle strade nel Sud-Est barese: le raffiche di vento di scirocco, che ieri hanno raggiunto i 55 nodi, con alberi divelti,

Contro la crisi Berlusconi annuncia ottanta miliardi Dove sono nessuno lo sa ( da "Unita, L'" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia sono finiti in capo a Cai. «È gravissimo» replica Tiziano Treu. PAESE FERMO La realtà fotografa un paese che deve combattere con continui tagli di spesa. Le Regioni fanno l'altolà sui fondi per la formazione, i Comuni denunciano l'impossibilità di chiudere i bilanci, ieri gli assessori al sociale di Legautonomie riuniti in un convegno hanno fatto i conti con lo stop al piano-

l'hostess pasionaria accusa "cai contro di me, lascio il gf" - roberto rombi roma ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, diventata celebre per la fotografia, pubblicata su tutti i giornali, dove appariva con un cappio, ha deciso per il lavoro rinunciando alle sue speranze di entrare nel mondo della televisione. Rischiava il licenziamento dalla Cai perché era entrata nella casa del Grande Fratello senza dare nessun avviso della sua assenza.

<Basta privilegi a Cai, su Linate serve concorrenza> ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Porte sbattute Nelle tre settimane che separano l'affondo pubblico di Letizia Moratti contro Alitalia dell' 11 gennaio scorso (sempre davanti alle telecamere di In mezz'ora) e l'uscita di Colaninno domenica, si era tentata la via del dialogo. Ma ora Milano e Alitalia tornano a sbattersi la porta in faccia. «Ho una visione diversa da quella di Colaninno —

Volareweb, comprata per 39 milioni e cancellata ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: scomparso e ad ogni clic si viene automaticamente indirizzati sul sito di Alitalia; gli slot che appartenevano alla compagnia sono stati presi da Cai, che mette però in vendita i biglietti a tariffe normali. Dei dipendenti, 160 circa sono in «cassa», qualche pilota è passato ad Alitalia e una pattuglia di impiegati rimane in servizio per portare a termine la procedura fallimentare.

Aeroporti, la Moratti contro Colaninno <Cai? Troppi favori a un'azienda privata> ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ex Alitalia per 39 milioni e poi cancellata Aeroporti, la Moratti contro Colaninno «Cai? Troppi favori a un'azienda privata» «Visto che ora Alitalia è privata, non si capisce perché possa contare sul monopolio Roma-Milano». Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, attacca i vertici di Alitalia difendendo Malpensa e Linate.

Cancellato un volo, anche attese di 6 ore ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ancora ritardi sul volo EasyJet per Malpensa delle 12,40 (partito alle 17,30) e sull'AirOne per Roma delle 13,30 (decollato alle 16,45). Forti disagi sugli arrivi con numerosi ritardi e con la cancellazione del volo Alitalia da Milano Linate delle 13,30. In serata la situazione è migliorata e i collegamenti sono ripresi con regolarità.

ROMA - La frase è epica, degna dell'occasione: Con il cuore resto nella casa, ma con... ( da "Messaggero, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, ha scelto il posto sicuro e ha lasciato le effimere lusinghe del Grande Fratello. Con il dovuto corredo di lacrime, il videomessaggio della mamma e l'occasione irrinunciabile della diretta del lunedì (l'Auditel vuole la sua parte) ha comunicato al popolo televisivo la sua decisione, ampiamente preparata con tanto di suspence creata ad hoc (

Il contagio degli operai protezionisti ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: alla questione Alitalia, non consentendo che la società venisse comprata da Air France-KLM, anche se poi quella stessa compagnia aerea straniera ha finito per comperare un 25 per cento di azioni ancora più a buon mercato di prima. Questo nazionalismo potrebbe sembrare giusto ad alcuni, specialmente quando si spende il denaro dei contribuenti.

<Finmeccanica punta sugli Usa Non taglieremo gli investimenti> ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Siamo disponibili anche a intervenire nella manutenzione Alitalia, però solo con un ruolo secondario» ROMA — Presidente, con l'attuale crisi che futuro vede per Finmeccanica? «Sul lungo periodo ha notevoli possibilità di espandersi e mantenere il livello di redditività. Sono abbastanza ottimista ma lo scenario economico globale esige un grande sforzo.

La hostess: abbandono il Grande fratello ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è avvisata. «Non posso assolutamente restare qui dentro, devo difendere il mio diritto al lavoro. E quello dei tanti colleghi che hanno perso il posto ». Così, tra lacrimoni e sospiri sotto al fiore di paillettes rosse del corpetto da prima serata, l'hostess Daniela Martani ha fatto la scelta che nessuno (Cai compresa)

Cappio e proteste ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-03 num: - pag: 47 categoria: BREVI Cappio e proteste Daniela Martani, assistente di volo Alitalia, lo scorso settembre alla manifestazione presso la sede del ministero del Lavoro

Berlusconi: "Quaranta ... ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia.

L'impero dei sensi è qui, a un niente da me. Cristina ... ( da "Tempo, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: oro dei boiardi Alitalia avrebbe giovato), e nelle scorse ore minacciata di "sanzioni severe e intransigenti" da Colaninno, dovrà dire alla Marcuzzi se intende restare dietro la porta rossa o tornare a indicare le uscite di emergenza ai passeggeri. In caso di tracollo emotivo, gli autori sono pronti a rivoluzionare la scaletta.

Slot a Malpensa, la Consulta <atterra> la Regione ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I tecnici della Regione si stanno confrontando con quelli di Alitalia e se non arriveremo a una visione comunale con Alitalia porteremo avanti il nostro piano alternativo». Quale? La liberalizzazione dei voli su Malpensa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

<Per uscire dalla crisi 40 miliardi in tre anni> ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: fallimento Alitalia evitato, nuovo impulso al settore infrastrutture), assicurare che il Paese uscirà presto e meglio di altri dalla crisi economica, ribadire la necessità di riformare la giustizia, limitando le intercettazioni. Collegato telefonicamente da Arcore, il premier elogia innanzitutto il «nuovo metodo comunicativo,

La pasionaria Alitalia lascia e... ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 29 del 2009-02-03 pagina 30 La pasionaria Alitalia lascia e torna a lavorare di Laura Rio La hostess pasionaria dei giorni caldi di Alitalia ha deciso di lasciare la casa del Gf per evitare il licenziamento. La donna accusa la Cai: "Non mi ha concesso l'aspettativa" Milano - Daniela Martani è uscita dalla casa del Grande Fratello.

FRANCESCA BELLINO ROMA. DEVO DIFENDERE IL MIO DIRITTO AL LAVORO E I MIEI COLLEGHI CHE HANNO... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: hostess della nuova Alitalia minacciata di licenziamento, è uscita ieri dalla casa del «Grande fratello». Una decisione difficile e presa piangendo in diretta tv, incalzata dalle domande della conduttrice del reality di Canale 5, Alessia Marcuzzi, e con tanto di videomessaggio della mamma che le consigliava di tornare al lavoro.

Alitalia, Anpac e Up verso il primo sciopero ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 03 pagina 0 Alitalia, Anpac e Up verso il primo sciopero di Redazione L'accusa a Cai da parte delle associazioni di categoria: "La compagnia non rispetta gli accordi sottoscritti con i sindacati". Il primo di una serie di stop dovrebbe essere in calendario già a marzo: "Il management si deve sedere intorno a un tavolo" Roma - Pronti,

Fellay: "Spiritualmente, siamo ebrei". ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia lascia e torna a lavorareRussia: uccidono una ragazza la fanno a pezzi e la mangianoSpagna: documenti falsi per al QaedaSci, SuperG mondiale alla Vonn. Azzurre male Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Francesco Agnoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Giacomo Galeazzi il blog di Jesùs Bastante Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog

Perché è quasi impossibile sfuggire al Grande fratellamento ( da "Foglio, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia deve temere la sua verve di “pasionaria” – e a forza di appellarla tale, tra televisioni e giornali (che ieri alla faccenda dedicavano intere paginate: evento che onestamente Gutenberg non poteva prevedere), uno s?immagina la tratta Roma-Tokyo in compagnia di Dolores Ibarruri.

Che si tratti di un'offensiva mediatica in piena regola non c'è dubbio. L'altro ... ( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dalla cordata italiana per Alitalia. Altrimenti potrebbe correre grossi rischi non tanto per l'oggi quanto per il domani. Con una crisi come l'attuale, il rapporto di fiducia tra l'esecutivo, il suo leader e l'opinione pubblica è un elemento fondamentale. Dato che le risorse sono comunque limitate, la gente - sono i discorsi che fanno gli esperti del Cavaliere -

La linea Torino-Roma via Crucis degli aerei ( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Monica Perosino Alessandro Mondo Servizio Con la nuova Alitalia in ritardo il 40 per cento dei voli Profumo risponde a Pelizzetti «Le sue parole mi hanno sorpreso» Andrea Rossi Alla Cai non piace la rotta Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo il maxiritardo che ha condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, l'altra sera.

[FIRMA]JACOPO D'ORSI Roma-Torino, quando il ritardo è capitale. Storia di un pomeriggio... ( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Miracoli che nella nuova Alitalia targata Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G. - ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti». Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18.

"Ore di attesa e ci perdono pure i bagagli" ( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Miracoli che nella nuova Alitalia targata Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G. - ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti». Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18.

Torino-Roma L'aereo in orario ( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, dal canto, suo è stata esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del Carignano,

Ore di attesa in aeroporto e ci perdono anche i bagagli ( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia targata Cai. Mentre quasi tutto il resto dei voli su Caselle è arrivato in orario, sulla tratta da e per la capitale si sono registrati diversi ritardi. A volte un'ora, altre 40 minuti, altre mezz'ora: mai puntuali, però. E, se il ritardo fa più notizia quando sull'aereo c'è Roberto Benigni, l'attore premio Oscar deve dividere rabbia e disappunto con centinaia di altri viaggiatori

Torino-Roma, ritardi quotidiani ( da "Stampa, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, dal canto, suo è stata esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del Carignano,

epifani sulla hostess "ha dovuto decidere ha scelto il posto fisso" - roberto rombi ( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia che partecipava al Grande Fratello. Di fronte all´aut aut dell´azienda ha scelto il posto fisso, nella situazione di incertezza di oggi non possiamo assumere come valore negativo il desiderio di certezza del posto di lavoro». Senza più lacrime, affiancata da due avvocati, ieri la Martani ha incontrato la stampa per ribadire che non c´

L'affondo di Berlusconi: Soru ha fallito ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e tutte le aziende crisi», ha aggiunto Soru. BOTTA E RISPOSTA Interviene il Pd nazionale, con il portavoce Andrea Orlando: «C'è da chiedersi se il modo migliore di interpretare il ruolo di presidente del Consiglio in questo momento così difficile per il nostro Paese sia quello di trasformarsi in propagandista da campagna elettorale permanente allo scopo di coprire gli evidenti

È davvero un segno dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella ( da "Riformista, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella nuova società Cai È davvero un segno dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella nuova società Cai.

Lo scalo lombardo ha 11 anni di vita ma nessun padre. È stato disconosciuto da Ue, governi, amministrazioni regionali. E adesso se ne va anche mamma Alitalia, anche se arriva Lufth ( da "Unita, L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo scalo lombardo ha 11 anni di vita ma nessun padre. È stato disconosciuto da Ue, governi, amministrazioni regionali. E adesso se ne va anche mamma Alitalia, anche se arriva Lufthansa

berlusconi all'attacco di soru - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi pensi piuttosto ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle aziende che hanno tagliato migliaia di posti di lavoro, faccia qualcosa per l´Italia». Il Cavaliere e il Governatore non sono proprio fatti per piacersi. Ecco come Berlusconi descrive il temperamento di Soru: «Ha distrutto con il suo carattere torvo, iroso, la stessa coalizione di sinistra che lo sosteneva»

Anpac e Up pronti allo stop. Aerei semivuoti e tensioni ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA /FINITA LA TREGUA Anpac e Up pronti allo stop. Aerei semivuoti e tensioni Anpac e Up hanno aperto le procedure per il primo di una serie di scioperi dei piloti di Alitalia-Cai, a cominciare dal mese di marzo. La categoria dei piloti «è ormai da molte settimane alla ricerca di un dialogo costruttivo con Alitalia-

CAGLIARI - Il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna rischia di perdere sempre più le c... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E invita il premier a «fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e di tutte le aziende in crisi». Giunto poi nel tardo pomeriggio a Bologna, aggiunge: «Mi viene tristezza a vedere un uomo di 73 anni che per vincere un'elezione in più è disposto a calunniare chiunque e a dimostrare che si può vincere imbrogliando».

ROMA Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del prim... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dichiarazione del primo di una serie di scioperi in Alitalia che saranno calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire da marzo. Lo rendono noto le due sigle spiegando che Alitalia non rispetta l'accordo quadro di palazzo Chigi e non ha rispettato i criteri di assunzione. Anpac e Up ricordano che «rappresentano la quasi totalità dei piloti della nuova compagnia guidata dall'

Alitalia, a marzo nuovi scioperi ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi Alitalia, a marzo nuovi scioperi I piloti: «L'azienda viola l'accordo di palazzo Chigi e i criteri di assunzione»

GRANDE mobilitazione per l'hostess che abbandona il reality perchè a rischio licenziamento... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia non la farà atterrare a casa (quella sua, non quella con la C maiuscola del Grande fratello). Lei, per dare corpo alla fama di pasionaria, non abbandona i toni epici, ma in realtà la sua missione televisiva è compiuta. Nel senso che la sua permanenza nella scombiccherata assemblea di varia umanità che popola il reality di Canale 5 ha ottenuto tutti gli effetti possibili.

ROMA - "Alea iacta est". Proprio così: "Il dado è tratto". Dan... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia come part time da una decina di anni riscuotendo il plauso anche di Epifani segretario generale della Cgil. Le esternazioni le ha fatte nel corso di una conferenza stampa alla quale si è presentata con i suoi legali. «Voglio comunque chiarire che non sono una hostess ma faccio la hostess, ovvero questo è il lavoro che mi dà da mangiare ma il mio desiderio più grande è cantare

Passera contro la Moratti: su Linate sbaglia ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Rotte Il banchiere rinvedica il ruolo della nuova Alitalia: salvati 14 mila posti di lavoro. E Meridiana chiede 40 slot sul Forlanini Passera contro la Moratti: su Linate sbaglia L'ad di Intesa Sanpaolo: da agosto sapeva che Cai puntava su Malpensa Alitalia arrogante? Alitalia che s'avvantaggia di una posizione dominante sulla tratta Forlanini-Fiumicino?

L'hostess: ho subìto un'ingiustizia, Berlusconi mi inviti ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se davvero riesce a tenerselo quel contratto a tempo indeterminato con Alitalia, la Martani dovrà dire addio per sempre alle ambizioni da star. Ma va. «Perché dovrei? Vuol dire che richiederò il part-time». Il tempo stringe: il 10 febbraio scadono i termini per rispondere alla seconda contestazione disciplinare della compagnia di bandiera che l'ha sospesa dal servizio.

E l'ex governatore <Silvio imbroglione> ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi farebbe bene a pensare ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle imprese che hanno tagliato migliaia di posti». Lui, come amministratore, si sente la coscienza a posto: «Abbiamo ricevuto in eredità dal centrodestra un debito di 5 miliardi: da tre anni siamo in pareggio e abbiamo cancellato mille posti di sottogoverno».

Passera: aiutare la crescita fa bene anche ai conti pubblici ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma il sindaco di Torino Chiamparino accusa che sono stati buttati per l'Alitalia 3 miliardi di soldi pubblici. «Se fosse fallita, lo Stato se ne sarebbe probabilmente dovuti sobbarcare il doppio e avrebbe avuto alcune decine di migliaia di disoccupati in più. Lo dico senza polemica».

Colaninno? Chi è senza peccato? ( da "Tempo, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La nuova Alitalia le contesta di non essersi presentata né alle visite mediche né all'imbarco del volo Roma-Tokio al quale era stata assegnata, ma anche i giudizi critici sull'azienda espressi in alcune interviste. Per i due legali della hostess, Alessia Montani e Rosario Siciliano, «la condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti dell'

E i piloti della nuova Alitalia minacciano altri scioperi a marzo ( da "Tempo, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stampa E i piloti della nuova Alitalia minacciano altri scioperi a marzo Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del primo di una serie di scioperi in Alitalia che saranno calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire da marzo.

<Cara Alitalia, io non mi pento di nulla> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: televisive che dal 10 febbraio potrebbe essere licenziata dalla nuova Alitalia, non vuole mollare. Tutto è cominciato con la sua foto con il cappio al collo nei giorni caldi dell'Alitalia, pubblicata su tutti i giornali. Poi l'ingresso nella Casa del Grande Fratello , la presa di posizione della compagnia di bandiera, il rischio licenziamento e l'uscita dalla casa del reality show,

Parola d'ordine: alzare il tiro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: L'Alitalia. Ed ecco che al Grande Fratello entra Daniela, la pasionaria del cappio al collo. Ci sta un mesetto, per farsi conoscere, e poi viene posta di fronte a un dubbio etico lacerante: uscire e combattere, oppure restare nella Casa, a farsi criticare da tutti.

<Aspetto ancora di sapere perché Alitalia non mi dà l'aspettativa> ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 30 del 2009-02-04 pagina 11 «Aspetto ancora di sapere perché Alitalia non mi dà l'aspettativa» di Laura Rio Scusi, signora Martani, prima questione: ma se lei voleva fare la donna di spettacolo, perché si è messa in prima fila con un cappio al collo per riavere un posto di lavoro come hostess? «Perché non è così.

Quei manager che si tagliano lo stipendio. ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: società (10) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.

Panasonic manda a casa 15.000 persone ( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cronaca Articoli correlati: *Sacconi: "lavorare meno, ma lavorare tutti" *Esuberi Alitalia: 4.500 posti, la base della trattativa sindacale *Matteoli: "Impossibile quantificare gli esuberi" Guarda tutti i correlati

CARO SIG. LUBRANO, SONO UN PICCOLO RISPARMIATORE, CIOè UNO, COME DICONO CERTI OPERATORI ECONOMI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma incorreggibile come sono ho acquistato, due anni fa, cinquemila azioni Alitalia, che allora costavano un euro. Ora che la vecchia Alitalia è morta ed è rinata passando per la Cai, che succede alle mie povere azioni? Ho preso un'altra fregatura, mi trovo in mano titoli spazzatura. Me la prendo con me stesso, certo.

BOTTA E RISPOSTA TRA SILVIO BERLUSCONI E IL CANDIDATO DEL PD ALLA POLTRONA DI GOVERNATORE DELLA SARD... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: «Pensi lui a fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e tutte le aziende crisi». Poi dal palco Soru torna sul premier: «Berlusconi e i suoi stanno facendo di tutto per "conquistare" la Sardegna: ogni giorno arriva un ministro se non lui direttamente. Non si era mai visto un tale schieramento.

FABRIZIO CORALLO ROMA. DANIELA è USCITA DALLA CASA DI CINECITTà, MA SU DI LEI NON SI SP... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per non essere licenziata dalla nuova Alitalia. Ed è pronta a dare battaglia: la decisione dell'azienda sul suo futuro non dovrebbe arrivare prima del 10 febbraio, lasciandole una settimana per rispondere alle contestazioni della direzione del personale. L'hostess che nei giorni caldi dell'Alitalia finì su tutti i giornali nella foto con il cappio al collo,

Anche Meridiana-Eurofly chiede 40 slot a Linate ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ispiratore del piano di privatizzazione di Alitalia, si è detto in disaccordo con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, la cui posizione è di difesa di Linate. Alitalia chiede un ridimensionamento dello scalo cittadino nell'ottica di una valorizzazione di Malpensa. Ieri frattanto, dopo l'annuncio di EasyJet di aver chiesto 30 slot a Linate, anche il gruppo Meridiana-

Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia leghista ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malpensa soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da 23 a 19 milioni.

Alitalia, Colaninno: 'Mai volato da Malpensa' ( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Politica Articoli correlati: *Malpensa-Italia: un "Paragone" scomodo *Alitalia: primo sciopero dell' 'era Cai' *Alitalia: questa mattina il primo volo Guarda tutti i correlati

Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia Lega ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malpensa soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da 23 a 19 milioni.

"Alitalia ritarda i voli solo per risparmiare" ( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia ritarda i voli solo per risparmiare" Squatter all'assalto di S. Salvario Irene Cabiati Servizio «C'è amianto nelle cantine» Monica Perosino Low cost all'attacco, e Colaninno non risponde sui disagi In quattordici ieri sera hanno fatto irruzione nel consiglio di quartiere che parlava di degrado Massimo Numa Continua la polemica sui ritardi dei voli Cai a Caselle.

La sfida del super treno Torino-Roma in 4 ore e 15' ( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: della nuova Alitalia sull'aeroporto di Caselle. La nuova compagnia di bandiera ha una decina di mesi per migliorare il servizio ma è evidente che il «Freccia Rossa» richiama un numero sempre maggiore di passeggeri. Senza dimenticare che le performance dell'alta velocità - ieri il treno che sta collaudando la linea veloce Bologna-Firenze è stato battuto il record italiano di velocità,

"Cai cancella i voli, così risparmia" ( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia su Torino tende, con una certa frequenza, ad accorpare i voli. E' una politica corretta? «Beh, una compagnia aerea può scegliere fra operare sempre e comunque tutti i suoi voli, rispettando scrupolosamente il proprio orario, oppure pensare a risparmiare quando due aerei che decollano a 50 minuti di distanza uno dall'

Colaninno: io non parto da Malpensa ( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il presidente di Alitalia La sua provocazione: meglio Francoforte Il Carroccio non si rassegna e lo attacca Ma lo scalo perde il 20% dei passeggeri Colaninno: io non parto da Malpensa Barbera A PAGINA 23

Alitalia, Colaninno in Aula litiga con la Lega ( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Colaninno in Aula litiga con la Lega bagarre durante un'audizione al Senato «Io non uso Malpensa, sono affezionato a Francoforte». E il Carroccio insorge: queste sono provocazioni 05/02/2009

Truffa, arrestato"re" delle cliniche ( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nei guai anche il padre Antonio Il figlio socio dell'alitalia 05/02/2009 Giampaolo Angelucci è il più attivo dei quattro figli nell'impresa di famiglia. Nel 2007 è stato indagato per una vicenda di presunta corruzione che vedeva coinvolto anche l'allora governatore della Regione Puglia, e attuale ministro, Raffaele Fitto.

Colaninno (Cai) snobba Malpensa ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per viaggiare il presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno (nella foto) confessa di preferire Francoforte a Malpensa, che ritiene scomoda. Lo fa durante un'audizione in Senato e la Lega insorge. È l'emblema di una giornata di tensione, con uno scontro tra l'amministratore delegato Rocco Sabelli e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani,

Lega: <Delusi da Cai, applica un piano di dieci anni fa> ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il numero uno di Alitalia non vola da Malpensa. Sì, avete letto bene. Roberto Colaninno è «un affezionato di Francoforte». Il presidente della nuova Alitalia tra lo scalo lombardo e quello tedesco preferisce quest'ultimo: «Sono un affezionato di Francoforte e, infatti, per spostarmi faccio sempre Verona-Francoforte con la Air Dolomiti».

Bonomi: <Sarà un anno orribile> ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: «Colaninno annuncia che su Linate i voli Alitalia saranno 669 e 201 su Malpensa». Ma gli aeromobili della nuova Alitalia, continua il presidente di Sea, «oggi volano con un coefficiente di riempimento del 30 per cento su Malpensa e del 40 per cento su Linate quando il punto di pareggio è del 60 per cento».

L'AEROPORTO DI MALPENSA ANCORA PIETRA DELLO SCANDALO. IL PRESIDENTE DELLA NUOVA ALITALIA, ROBER... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, parlando del principale scalo lombardo nel corso di una audizione al Senato ha fatto infuriare la Lega Nord. Colaninno infatti attacca l'assenza di infrastrutture di collegamento allo scalo varesino e racconta: «Io abito a Mantova e per arrivare a Malpensa ci metto 5 ore di macchina: 4 ore di viaggio e un'

In volo CON CAI ( da "Manifesto, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è poca gente in attesa di imbarcarsi sul volo Alitalia per Newark, sobborgo satellite di New York. Meno di un centinaio di passeggeri. Di solito in questo periodo sono di più. I più numerosi sono un gruppo di studenti americani di ritorno dalle vacanze in Europa, scherzano ad alta voce stesi sui loro zaini o fanno il sudoku, poi ci sono quelli che viaggiano per affari.

Cai, Colaninno provoca: io non volo da Malpensa ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malpensa soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da 23 a 19 milioni.

Alitalia, sgambetto a Malpensa Colaninno preferisce Francoforte L'ad Sabelli: aerei... ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha detto - ho ricevuto una lettera da Roberto Colaninno, presidente di Alitalia, in cui diceva che su Linate la compagnia avrebbe operato 669 voli settimanali e 201 su Malpensa». E poi spiega: «Alitalia viaggia con coefficienti di riempimento del 30% a Malpensa e del 40% a Linate, quando il punto di pareggio è circa al 65%.

Caso Eluana, un giudizio controcorrente che fa riflettere. ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Alitalia

Abstract: società (11) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails Attenti, Londra tollera la Shaaria.


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Addio agli aerei in orario ma nessuno si arrabbia più (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Addio agli aerei in orario ma nessuno si arrabbia più ordinarie disavventure di viaggio SONO le 21.34 di venerdì 30 gennaio e, assieme a qualche decina di poveri cristi come me, mi sto girando i pollici nell'aeroporto di Fiumicino. Ci hanno appena comunicato che il volo delle 21.25 per Genova (che sarebbe dovuto decollare nove minuti fa) è differito alle ore 22.00 (in realtà, ci faranno imbarcare in quel momento, col risultato di arrivare a destinazione con quasi un'ora di ritardo). Differito - così ha detto la gentile signorina al gate A22 per placare la rabbia di chi, a quest'ora, vorrebbe tornare da moglie e figli. La reazione dei passeggeri, puoi immaginartela. C'è il vecchietto isterico che "figgi de bagasce!". C'è l'altro prototipo di vecchietto, quello bonaccione con una spolverata di capelli bianchi che la prende sul ridere. C'è la coscialunga in carriera, c'è il ragazzino col computer tempestato di stickers, c'è il manager che prende un appuntamento per domani mattina, ci sono tutte le gradazioni del grigio e del blu negli abiti anonimi e nelle cravatte di questa strana umanità che viaggia per lavoro e rientra in giornata (e qualcuno che azzarda combinazioni più chic, uno con cravatta salmone a righe gialle su giacca carta da zucchero e camicia che ne riprende i colori). Tutti che cristonano nel telefonino, tutti che chiedono come stai a chi risponde dall'altro capo. segue >> 13 L'operazione Alitalia-Cai ha azzerato la concorrenza. Ormai la norma è il volo "differito" 01/02/2009

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L'aereo è in ritardoma nessuno alza la voce (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Alitalia

L'aereo è in ritardoma nessuno alza la voce quando prevale la rassegnazione carlo stagnaro dalla prima pagina Tutti che si affollano al bar per addentare un costosissimo panino alla plastica, tutti che raccontano i pettegolezzi di oggi come se questo potesse ingannare il grande cronometro dell'universo e comprimere lo spazio che ci separa dall'ingresso sul velivolo. E invece tic toc tic toc, l'orologio gira lento come non mai. Sai cosa non c'è, se si esclude qualche isolata reazione iniziale? Non c'è più la rabbia. Una volta, l'annuncio di un ritardo importante, soprattutto in certe giornate e in certi orari, destavano la rabbia dei passeggeri. Qualcuno urlava, qualcuno pretendeva di parlare col capo, qualcuno semplicemente diceva alla signorina al gate tutto quello che pensava di lei, della sua mamma e soprattutto della compagnia per cui lavorava. Invece, nulla. La rabbia è sparita. Gli ultimi due anni, durante i quali si è svolto il pazzesco teatrino della privatizzazione di Alitalia, hanno a tal punto fiaccato la pazienza della gente che adesso il ritardo fa parte del novero delle cose certe, assieme alla morte e le tasse. Quelli di noi che si erano illusi, nelle meno delle due settimane trascorse dall'avvio della nuova Alitalia, che quella brutta parentesi si fosse chiusa, oggi sono tornati alla realtà. E' vero: secondo quanto ha riferito il pilota (di un volo operato da Airone, peraltro) il ritardo era dovuto all'inefficienza dei servizi aeroportuali. Però, resta il fatto che dei quattro voli che io ho preso oggi, tre erano in ritardo, quale che ne fosse la causa. Il problema vero, in fondo, è che la manovra governativa per la privatizzazione di Alitalia e il salvataggio di Airone è stata concepita in modo tale da aggirare quello che dovrebbe essere l'obiettivo vero del processo di de-statalizzazione dell'economia: cioè introdurre concorrenza per fare efficienza. Mentre ai contribuenti sono state accollate tutte le perdite (e il debito) del vettore tricolore, attraverso la bad company, i consumatori hanno visto precipitare tra le braccia del monopolio quello che era un mercato già scarsamente competitivo, almeno per quel che riguarda le tratte nazionali. Uno degli elementi chiave della cessione a Cai è stato infatti la sospensione dei poteri antitrust, che servono proprio a evitare che le regole del confronto competitivo vengano aggirate o annichilite. Così, si è cambiato tutto a condizione che nulla cambiasse. Non bisogna, ciò detto, precipitare nel pessimismo. Nonostante tutte le resistenze e gli accorgimenti in senso contrario, l'uscita del Tesoro dalla compagine azionaria di Alitalia è una buona notizia, perché difficilmente i grandi cambiamenti - e questo lo è, anche se avrebbe dovuto verificarsi meglio e prima - restano senza conseguenze. Quindi, è ragionevole attendersi nel lungo termine il ristabilirsi di un contesto concorrenziale propriamente detto, anche perché le direttive europee puntano esattamente in quella direzione. Si tratta di avere pazienza. Abbiamo sofferto tanto, soffriremo ancora. Soffriremo forse di più, perché quello scampolo di concorrenza che c'era tra Alitalia e Airone è venuto meno. Pagheremo biglietti salati. E continueremo a volare in ritardo, a perdere le connection, a ingurgitare il cibo di Big Jim coi nomi delle piazze romane in quegli squallidissimi chioschetti di Fiumicino. Continueremo a telefonare per annunciare che non aspettarmi a cena, arrivo tardi. Continueremo a fare tutto questo, ma per favore, non perdiamo noi stessi. Continuiamo a incazzarci. Non serve a nulla, ma almeno ci fa sentire vivi. 01/02/2009

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Protesta il sindaco di Torino: quanto s'è perso anche con l'Ici? Beffati proprio i comuni virtuosi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 01-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Protesta il sindaco di Torino: quanto s'è perso anche con l'Ici? Beffati proprio i comuni «virtuosi» Sono misure iugulatorie. Dopo aver buttato tre miliardi di euro con l'Alitalia e altrettanti con l'abolizione dell'Ici, l'unico modo che il governo ha trovato per fare soldi è toglierli agli enti locali. Altro che federalismo». Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e ministro ombra delle Riforme, condivide in pieno la presa di posizione dell'Anci contro la nuova circolare del ministero dell'Economia che irrigidisce il patto di stabilità. E sull'Ici il primo cittadino della Mole vaticina: «Il federalismo la chiamerà in un altro modo, ma se vuole funzionare non potrà fare a meno dell'imposizione autonoma degli enti locali» Sindaco Chiamparino, cosa significherà in pratica per Torino la circolare di Tremonti? «In termini quantitativi dovrei fare uno studio dei dati. Ma in generale se, come capisco, prevede che i proventi delle alienazioni patrimoniali dei Comuni debbano rientrare nel patto di stabilità e non possano essere utilizzati per altri investimenti, ci danneggerà». Sembra che per l'80% dei Comuni italiani non riuscirà a rispettare le regole... «Non voglio continuare le polemiche con Roma. Ma se il governo lasciasse uscire i Comuni dal patto per la spesa degli investimenti, ovviamente finanziandoseli loro, sarebbe un modo per consentire a quelli "virtuosi" di realizzare piccole opere e anche di dare un contributo a questa difficile situazione economica generale». Perché questa mossa del ministro dell'Economia? «Tremonti è preoccupato che nessuno gli sottoscriva il debito pubblico. Ma su Alitalia hanno buttato via tre miliardi di euro. E altrettanti li hanno persi con l'abolizione dell'Ici». Togliere l'Ici è stato un errore? Anche se la crisi era di là da venire? «La si poteva tranquillamente lasciare esentando i redditi più bassi come aveva iniziato a fare l'esecutivo Prodi. E poi, visto che si parla tanto di federalismo, si potrebbe lasciare che decidano i singoli Comuni che conoscono i loro cittadini e i problemi che hanno di fronte». Finirà che si dovrà rimettere l'Ici? «Il federalismo potrà chiamarla diversamente, anche "Pippo" se crede. Ma se lo si vuole realizzare, Comuni e Regioni devono per forza avere imposte autonome». Lei che cosa farebbe con un po' di soldi in più? «Ci sono tante cose. Manutenzioni straordinarie delle scuole, visto che c'è il tema della sicurezza dei ragazzi. Manutenzione stradale. Piazze, strade, sottopassi. Ma se non puoi nemmeno usare i soldi che hai ricavato dalla vendita dei tuoi immobili, è una presa in giro». Il presidente dell'Anci Domenici ha scritto una lettera a Tremonti minacciando la rottura delle relazioni istituzionali . È d'accordo? «Ci siamo sentiti. È una posizione condivisa e concordata». Anche nella maggioranza si registrano dissensi con l'operazione. C'è un imbarazzo della Lega? «C'è una chiara preoccupazione dei sindaci leghisti. Si rendono conto che il federalismo è più sbandierato che praticato. Capiscono che le poche città privilegiate e trattate con attenzione dal governo non sono certo a Nord. Penso a Catania, ad esempio. Alla fine, la sostanza è che l'unico modo trovato dall'esecutivo per fare soldi è toglierli agli enti locali con misure iugulatorie». Il federalismo vi aiuterà a rimpinguare le casse? «Se è federalismo vero, sì. Altrimenti è il solito trasferimento dal centro. Tutto sta nella differenza tra finanza derivata, come è oggi il regime, o finanza autonoma».

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da malpensa a boffalora il deserto sulla bretella - stefano rossi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 01-02-2009)

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Pagina IV - Milano Da Malpensa a Boffalora il deserto sulla bretella Cattaneo: "Ma resta fondamentale per il Nord" Gli ambientalisti "La Regione fa strade anche dove non servono a niente" Ogni giorno è percorsa da 10mila veicoli, ma il progetto ne aveva previsti 90mila STEFANO ROSSI Costata 208 milioni per 18,6 km di percorso con 16 gallerie, due viadotti e otto svincoli, la bretella Malpensa-Boffalora della statale 336 è percorsa oggi da poco più di 10mila veicoli al giorno contro una portata di 90mila. Effetto dell´incapacità della Regione, secondo le accuse degli ambientalisti, di programmare le strade dove servono. E anche quando servono, visto che la bretella, pensata per collegare l´aeroporto all´autostrada Milano-Torino, è stata completata dieci anni dopo l´apertura di Malpensa 2000 e addirittura inaugurata a fine marzo del 2008, in coincidenza con il taglio dei voli deciso da Alitalia. Di qui le preoccupazioni ecologiste per il programma di infrastrutture previste nella regione, otto progetti per un totale di quasi 470 km. «Polemiche strumentali», risponde dal Pirellone l´assessore alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo. Le possibilità per la bretella di recuperare a breve redditività con un maggior utilizzo appaiono scarse. L´altro pezzo della 336, da Busto a Malpensa, percorso da 80mila veicoli al giorno quando lo scalo della brughiera andava a pieno regime, è sceso a 50mila. Il che, di per sé, non è un male, visto che era giunto praticamente alla saturazione. Tuttavia secondo Dario Balotta, per anni segretario regionale Cisl dei Trasporti e ora esperto per Legambiente, «occorre fare attenzione al consumo inutile di territorio. A cosa ci servono i 68 km della Broni-Mortara e i 67 della Cremona-Mantova, autorizzate dalla Regione? E la stessa Brebemi, altri 55 km, che a dieci km di distanza ha la A4, ormai decongestionata grazie alle quattro corsie fino a Bergamo?». «Oggi la bretella Malpensa-Boffalora, che già è costata moltissimo, è del tutto sproporzionata rispetto alle esigenze - insiste Balotta - ci passa un´auto ogni tanto. Ricordo che il Malpensa-Express ha lo stesso problema: 54 treni al giorno che nemmeno nel periodo migliore sono andati oltre la metà dei seimila passeggeri previsti per convoglio. Con l´aeroporto nelle condizioni che sappiamo, non possiamo lasciare 54 treni vuoti. Apriamoli ai pendolari riducendo il biglietto e aumentando le fermate». Il quadro delle infrastrutture promosse da Regione e Anas è completato dalla Pedemontana (87 km), dal tratto lombardo della Tibre, la Tirreno-Brennero (85), dalla Tangenziale est esterna (35), dall´autostrada della Valtrompia (35) e dalla Boffalora-Milano (35). Quest´ultima è la strada prevista nel parco del Ticino che prosegue la bretella, scendendo a sud da Boffalora verso Magenta, Robecchetto sul Naviglio e Cassinetta di Lugagnano e da Albairate a Milano si converte in riqualificazione della provinciale 114. «Inutile, anzi dannosa - la bolla il sindaco di Cassinetta, Domenico Finiguerra - il traffico dalla nostra zona a Malpensa non è mai stato eccezionale eppure la si vuole rendere praticabile a 120mila veicoli al giorno». Anche Albairate e Cisliano avevano fatto ricorso al Tar. Tutte critiche «strumentali», per l´assessore Cattaneo: «A parte Cassinetta, gli altri Comuni sono tutti favorevoli. Il collegamento da Malpensa a Boffalora e la sua prosecuzione in funzione dello sbocco sulla tangenziale Ovest garantiscono un anello autostradale attorno a Malpensa, un secondo asse se l´Autolaghi è bloccata. Opere che hanno un valore in sé per un aeroporto che rimane il principale del Nord, nell´intendimento della Regione e nei numeri».

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DUE verità stanno emergendo. La prima è che le politiche di salvataggio delle banche, il p... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)

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Domenica 01 Febbraio 2009 Chiudi DUE verità stanno emergendo. La prima è che le politiche di salvataggio delle banche, il piano Paulson e variazioni internazionali, sono state un fallimento. La liquidità ricevuta non è stata immessa nel sistema per rialimentare il credito alle imprese e alle famiglie. È rimasta nei bilanci per cautelarsi di fronte all'incertezza o è stata usata per fronteggiare altre perdite. Le semi-nazionalizzazioni e ricapitalizzazioni, con meccanismi punitivi, hanno distolto il management dal prendere i giusti rischi, quelli di offrire credito all'economia. Si è invece salvaguardata la liquidità e i requisiti patrimoniali, al fine di evitare lo stigma di un ulteriore intervento pubblico. Willelm Buiter dice: bisogna nazionalizzare completamente per eliminare questi incentivi perversi. Le banche inglesi sono degli zombie. Negli Stati Uniti anche, e si fa sempre più avanti l'idea di istituire una banca cattiva a livello aggregato, the bad bank, per isolare i titoli tossici e permettere alle banche di ricominciare a sostenere il credito all'economia. Quanto questo sia diverso dal Piano Paulson di quattro mesi fa non è chiaro. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, bisogna prima ripulire i bilanci delle famiglie, condonare i debiti e i mutui. Questa è la priorità e Obama sa di doverlo fare. È consapevole, insomma, di dover lavare i "panni sporchi" dell'America. Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere. Nazionalizzare per vendere, non svendere, riduce i costi dell'operazione per il contribuente, rispetto al progetto di una banca fatta solo di carta straccia. Ed è una scelta di "mercato". In fondo, la liquidità di alcuni privati è abbondante, non solo tra i fondi sovrani. Manca la giusta collocazione. Di questi tempi, nessun imprenditore vuole accollarsi delle mele marce e una ristrutturazione aziendale in periodo di crisi. Più avanti si va con l'avvilupparsi della crisi finanziaria in quella reale e viceversa, più aumenta la parte delle banche che finirà in quella cattiva. Non si tratta solo del problema dei derivati creditizi, ma anche dell'attività tradizionale che incomincia a soffrire per i crediti dati ad imprese ora in difficoltà o per gli investimenti nei Paesi emergenti, anch'essi in ritirata. Questa proposta avrebbe sicuramente funzionato un anno fa. Ora meno. La seconda realtà. È sempre più evidente che il piano di politica fiscale di Obama non potrà fare molto. Lo dicono gli stessi consulenti economici. Per ogni dollaro speso, il prodotto interno lordo aumenterà massimo di un dollaro e mezzo. L'impulso maggiore ci sarà e questo fa molto riflettere nell'ultimo trimestre del 2010. Per il 2009, la contrazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti è prevista al 5% e la disoccupazione sopra il 9%, senza manovra. Con il piano di Obama il prodotto interno lordo si contrarrà solo del 2-3% e la disoccupazione al 7-8%. Poca cosa per un Paese viziato di crescita. Rivitalizzare le banche significa restituire funzionamento alla parte più importante del motore di un sistema capitalistico: la trasformazione della liquidità in investimenti di lungo periodo in crescita. Più la crisi perdura, maggiore è la probabilità che altre parti del motore richiedano simili misure. La stessa operazione di nazionalizzazione e di scorporo si dovrà operare per le imprese in difficoltà. Gli aiuti estemporanei servono solo a tappare i buchi. In tempi normali, la strategia di licenziare per far quadrare i conti è desiderabile. In una crisi sistemica meno, contano di più gli effetti moltiplicativi della disoccupazione: minore domanda, minore produzione. Solo un pianificatore intelligente e benevolo può internalizzare questi costi e distribuire l'aggiustamento fra minori ore lavorate, salari più bassi e disoccupazione. Esiste? Tuttavia anche se le imprese e le banche venissero rimesse a punto, occorre qualcuno che spinga il piede sull'acceleratore. La domanda aggregata è in forte contrazione: consumi, investimenti, resto del mondo. Se fosse un problema di capacità produttiva o produttività, l'offerta scenderebbe maggiormente della domanda e i prezzi salirebbero invece che scendere. I prezzi scendono, quindi è la domanda. Se fosse un problema di bouquet produttivo, non tutti i prezzi scenderebbero. La spinta può solo arrivare dai consumi privati. Questa crisi è ormai un susseguirsi di eventi rari, cigni neri, e di politiche economiche affannosamente in ritardo. Manca una buona dose di lungimiranza, che non è catastrofismo. Come dice Taleb nel Il Cigno Nero, la società tende a premiare chi ci salva dagli eventi critici piuttosto che chi anticipa e evita le difficoltà. Ci ricorderemo del pilota che è ammarato nell'Hudson salvando 120 persone, perché le oche hanno inceppato i motori, e copriremo invece di improperi quello che un minuto prima ha schivato le stesse oche con una strambata all'ultimo secondo.

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ROMA - Lufthansa punta su Roma. E si prepara a sfidare Alitalia in casa, rosicchiando quote ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)

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Domenica 01 Febbraio 2009 Chiudi di UMBERTO MANCINI ROMA - Lufthansa punta su Roma. E si prepara a sfidare Alitalia in casa, rosicchiando quote di mercato e offrendo un servizio di qualità. Nei piani di Wolfgang Mayrhuber non c'è infatti solo la richiesta degli slot sulla Fiumicino-Linate, la rotta più redditizia, ma anche l'espansione di Air Dolomiti - posseduta al 100% dai tedeschi - nel Centro-Sud Italia. E che i progetti siano molto seri lo dimostra il fatto che la compagnia guidata da Michael Kraus ha iniziato il potenziamento della flotta, acquistando 5 nuovi Embraer 195, gli aerei più efficienti, "risparmiosi" e tecnologicamente avanzati nel segmento del mercato regionale. Il primo entrerà in servizio a febbraio. Poi entro giugno il decollo degli altri che andranno a incrementare il traffico tra il Nord Italia, la base di Air Dolomiti è Verona, e la Germania. «Ma in prospettiva - spiega Kraus, che ha portato Air Dolomiti al successo puntando sull'efficienza teutonica e su uno stile made in Italy - pensiamo di crescere verso Sud e ci piacerebbe avere una base nella Capitale con 3 jet». Con quelli acquistati in Brasile, più potenti e moderni, aumenteranno dunque le città italiane servite. Kraus non parla esplicitamente di quella che potrebbe essere la concorrenza sulla Roma-Milano, ma ipotizza che il prezzo "giusto" con i cieli "aperti" oscillerebbe intorno ai 150-190 euro. Molto meno del biglietto attuale. Per ora l'Antitrust blocca tutto con l'esclusiva ad Alitalia. I tedeschi però non si arrendono. E con una strategia avvolgente puntano a conquistare quote di mercato in maniera graduale. Del resto Air Dolomiti con una flotta di 20 aerei prevede un aumento dei passeggeri già quest'anno, mentre al gruppo Lufthansa - che chiuderà l'anno con un utile operativo di circa 1,1 miliardi - verranno consegnati circa 50 nuovi aerei. Insomma, la voglia di crescere nonostante la crisi, c'è ed e tanta. «Abbiamo avuto ottimi risultati in Italia - dice Kraus - con la puntualità e la regolarità del servizio. Una nostra carta vincente? Il cibo di qualità: l'equipaggio è dotato di blackberry e segnala in tempi reali se quello servito a bordo risponde ai nostri requisiti. Se non va bene avvertiamo i fornitori in pochi minuti. E chi non si adegua rischia di perdere la nostra fiducia e la commessa».

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È rimasta nei bilanci per cautelarsi di fronte all'incertezza o è stata usata... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 01-02-2009)

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Domenica 01 Febbraio 2009 Chiudi di PIERPAOLO BENIGNO È rimasta nei bilanci per cautelarsi di fronte all'incertezza o è stata usata per fronteggiare altre perdite. Le semi-nazionalizzazioni e ricapitalizzazioni, con meccanismi punitivi, hanno distolto il management dal prendere i giusti rischi, quelli di offrire credito all'economia. Si è invece salvaguardata la liquidità e i requisiti patrimoniali, al fine di evitare lo stigma di un ulteriore intervento pubblico. Willelm Buiter dice: bisogna nazionalizzare completamente per eliminare questi incentivi perversi. Le banche inglesi sono degli zombie. Negli Stati Uniti anche, e si fa sempre più avanti l'idea di istituire una banca cattiva a livello aggregato, the bad bank, per isolare i titoli tossici e permettere alle banche di ricominciare a sostenere il credito all'economia. Quanto questo sia diverso dal Piano Paulson di quattro mesi fa non è chiaro. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, bisogna prima ripulire i bilanci delle famiglie, condonare i debiti e i mutui. Questa è la priorità e Obama sa di doverlo fare. È consapevole, insomma, di dover lavare i "panni sporchi" dell'America. Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere. Nazionalizzare per vendere, non svendere, riduce i costi dell'operazione per il contribuente, rispetto al progetto di una banca fatta solo di carta straccia. Ed è una scelta di "mercato". In fondo, la liquidità di alcuni privati è abbondante, non solo tra i fondi sovrani. Manca la giusta collocazione. Di questi tempi, nessun imprenditore vuole accollarsi delle mele marce e una ristrutturazione aziendale in periodo di crisi. Più avanti si va con l'avvilupparsi della crisi finanziaria in quella reale e viceversa, più aumenta la parte delle banche che finirà in quella cattiva. Non si tratta solo del problema dei derivati creditizi, ma anche dell'attività tradizionale che incomincia a soffrire per i crediti dati ad imprese ora in difficoltà o per gli investimenti nei Paesi emergenti, anch'essi in ritirata. Questa proposta avrebbe sicuramente funzionato un anno fa. Ora meno. La seconda realtà. È sempre più evidente che il piano di politica fiscale di Obama non potrà fare molto. Lo dicono gli stessi consulenti economici. Per ogni dollaro speso, il prodotto interno lordo aumenterà massimo di un dollaro e mezzo. L'impulso maggiore ci sarà e questo fa molto riflettere nell'ultimo trimestre del 2010. Per il 2009, la contrazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti è prevista al 5% e la disoccupazione sopra il 9%, senza manovra. Con il piano di Obama il prodotto interno lordo si contrarrà solo del 2-3% e la disoccupazione al 7-8%. Poca cosa per un Paese viziato di crescita. Rivitalizzare le banche significa restituire funzionamento alla parte più importante del motore di un sistema capitalistico: la trasformazione della liquidità in investimenti di lungo periodo in crescita. Più la crisi perdura, maggiore è la probabilità che altre parti del motore richiedano simili misure. La stessa operazione di nazionalizzazione e di scorporo si dovrà operare per le imprese in difficoltà. Gli aiuti estemporanei servono solo a tappare i buchi. In tempi normali, la strategia di licenziare per far quadrare i conti è desiderabile. In una crisi sistemica meno, contano di più gli effetti moltiplicativi della disoccupazione: minore domanda, minore produzione. Solo un pianificatore intelligente e benevolo può internalizzare questi costi e distribuire l'aggiustamento fra minori ore lavorate, salari più bassi e disoccupazione. Esiste? Tuttavia anche se le imprese e le banche venissero rimesse a punto, occorre qualcuno che spinga il piede sull'acceleratore. La domanda aggregata è in forte contrazione: consumi, investimenti, resto del mondo. Se fosse un problema di capacità produttiva o produttività, l'offerta scenderebbe maggiormente della domanda e i prezzi salirebbero invece che scendere. I prezzi scendono, quindi è la domanda. Se fosse un problema di bouquet produttivo, non tutti i prezzi scenderebbero. La spinta può solo arrivare dai consumi privati. Questa crisi è ormai un susseguirsi di eventi rari, cigni neri, e di politiche economiche affannosamente in ritardo. Manca una buona dose di lungimiranza, che non è catastrofismo. Come dice Taleb nel Il Cigno Nero, la società tende a premiare chi ci salva dagli eventi critici piuttosto che chi anticipa e evita le difficoltà. Ci ricorderemo del pilota che è ammarato nell'Hudson salvando 120 persone, perché le oche hanno inceppato i motori, e copriremo invece di improperi quello che un minuto prima ha schivato le stesse oche con una strambata all'ultimo secondo.

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Quella lettera di Bruxelles sui turni di notte <L'esenzione per le mamme? Discriminatoria> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-02-01 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Ue L'esonero per le lavoratrici vale solo per motivi di salute. Il caso delle hostess Quella lettera di Bruxelles sui turni di notte «L'esenzione per le mamme? Discriminatoria» ROMA — Con una decisione che farà discutere, la Commissione europea ha messo in mora l'Italia perché prevede l'esonero obbligatorio dal lavoro notturno per le donne con bambini piccoli. Secondo l'Ue si tratta di una norma in contrasto con le direttive comunitarie e alla fine discriminatoria per le donne stesse. Questa posizione è contenuta in una lettera del 29 gennaio firmata dal commissario per l'Occupazione, Vladimir Å pidla, e indirizzata al ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. La decisione, pur presa su un contenzioso nato nel 2006, arriva proprio mentre sul lavoro notturno delle hostess madri è in corso un braccio di ferro tra i sindacati e la nuova Alitalia di Roberto Colaninno e Rocco Sabelli. La lettera di Å pidla, che concede al nostro governo due mesi per rispondere prima di andare avanti con la procedura di infrazione, farà certamente piacere all'azienda, spaventata dall'idea di dover esonerare dal lavoro notturno ben 360 hostess che sotto la vecchia Alitalia godevano di questo diritto e intendono avvalersene anche nella nuova compagnia, richiamandosi alla legge. L'articolo 53 del testo unico 151 del 2001 dice infatti: «è vietato adibire le donne al lavoro, dalle 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino ». E aggiunge che non si possono obbligare al lavoro notturno le madri (o in alternativa i padri) di bambini fino a tre anni e le madri (o i padri) che siano l'unico genitore affidatario di un figlio con meno di 12 anni, così come il lavoratore o la lavoratrice che abbia a proprio carico un disabile. La commissione europea afferma che l'articolo 53 è «in contrasto con il diritto comunitario». Principalmente per due motivi. Le direttive europee, sottolinea Å pidla, esonerano le lavoratrici madri dal turno di notte «quando ciò va a detrimento della loro salute» e dietro presentazione della documentazione sanitaria che «attesti la necessità per la sicurezza o la salute della lavoratrice» di essere esonerata. La norma italiana, prosegue il commissario, «che impone il divieto automatico del lavoro notturno» va «al di là della protezione» prevista dalle norme comunitarie e «si configura come una discriminazione delle donne» anche perché — ed è questo il secondo motivo — le norme italiane stabiliscono che le donne esonerate «hanno diritto a un'indennità giornaliera pari all'80% della retribuzione ». E quindi, conclude il commissario, «il divieto totale e automatico ha come conseguenza per le donne interessate una perdita del 20% del reddito, dovuta unicamente al fatto che sono donne». La finalità delle direttive europee, conclude Å pidla, è «quella di proteggere le lavoratrici dall'obbligo del lavoro notturno, ma non di impedire alle stesse lavoratrici di lavorare se, dal punto di vista della sicurezza e della salute esse sono in grado e disposte a lavorare di notte». Tornando al caso Alitalia (ma non solo, perché il lavoro notturno è ampiamente diffuso) è chiaro che la posizione presa da Bruxelles non potrà che scontentare i sindacati, convinti, al contrario del commissario europeo, che sia discriminatorio per le donne costringerle a fare i turni di notte anche se madri di bambini piccoli o in affidamento. Una delle sigle più intransigenti, Sdl, già si è rivolta al ministero del Welfare con un «interpello» e minaccia di ricorrere alla magistratura se non otterrà il rispetto dell'esonero dal lavoro notturno come previsto dall'articolo 53 della legge 151 del 2001 e ribadito in una risposta a un precedente interpello (il 33 del 2007) riguardante proprio il «personale navigante» delle compagnie aeree. Ma ora quella norma, dice la commissione europea, va cambiata. Enrico Marro

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Colaninno: "Mai ricevuto offerta da Lufthansa" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 28 del 2009-02-01 pagina 0 Colaninno: "Mai ricevuto offerta da Lufthansa" di Redazione "Abbiamo parlato, ma non abbiamo mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France": lo ha affermato il presidente della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite di "In mezz'ora" Roma - "Abbiamo parlato, ma non abbiamo mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France": lo ha affermato il presidente della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite di "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, aggiungendo di non aver creduto possibile che stesse arrivando un fax della compagnia tedesca a due ore dall'assemblea che ha dato l'ok all'intesa con i francesi. La compagnia resterà italiana Il presidente della nuova compagnia aerea di bandiera fuga i dubbi anche sull'eventuale accordo con Air France. Non c'é alcun patto segreto che consenta tra qualche anno ad Air France di rivelare la maggioranza di Alitalia, ha detto Colaninno, dopo le parole in questo senso di Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm. "La realtà dei fatti è che non è prevista alcuna norma, alcun accordo in questo senso", ha detto Colaninno ricordando che gli "azionisti che hanno fondato Cai" per "quattro anni lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perché Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese". Quotazione in borsa "Non credo chiederemo fra 3 anni la quotazione in Borsa" ha proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un "miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha precisato, "la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air France" e comunque la quotazione "non é il nostro obiettivo primario". Migliorare i prezzi Roma-Milano "Il grande concorrente di Alitalia" sulla tratta Roma-Milano "é il treno" e c'é quindi la necessità di competere con le Ferrovie: "dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e abbassare le tariffe". Lo ha precisato Roberto Colaninno, a proposito del prezzo del biglietto sulla rotta Roma-Milano e la concorrenza sempre più agguerrita da parte delle Ferrovie sulla stessa tratta. Linea dura sull'hostess del Gf Il presidente di Alitalia, dice la sua anche sulla discussa questione di Daniela Martani, l'hostess-pasionaria, ora inquilina della casa del Grande Fratello 9. ''Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente'': cosi' il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, ha risposto a Lucia Annunziata che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al Grande fratello sara' licenziata o meno. ''Dopo di che di questa vicenda se ne e' parlato anche troppo'', ha aggiunto Colaninno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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SI è INVECE SALVAGUARDATA LA LIQUIDITà E I REQUISITI PATRIMONIALI, AL FINE DI EVITARE LO S... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Si è invece salvaguardata la liquidità e i requisiti patrimoniali, al fine di evitare lo stigma di un ulteriore intervento pubblico. Willelm Buiter dice: bisogna nazionalizzare completamente per eliminare questi incentivi perversi. Le banche inglesi sono degli zombie. Negli Stati Uniti anche, e si fa sempre più avanti l'idea di istituire una banca cattiva a livello aggregato, the bad bank, per isolare i titoli tossici e permettere alle banche di ricominciare a sostenere il credito all'economia. Quanto questo sia diverso dal Piano Paulson di quattro mesi fa non è chiaro. Alitalia docet. Si possono nazionalizzare completamente le banche, a prezzi ormai stracciati, e studiare come scorporare la parte buona rispetto a quella cattiva. Vendere il buono al mercato, mantenendo una quota di azioni privilegiate, sotto la condizione che la banca ritorni a fare il proprio mestiere. Nazionalizzare per vendere, non svendere, riduce i costi dell'operazione per il contribuente, rispetto al progetto di una banca fatta solo di carta straccia. Ed è una scelta di «mercato». In fondo, la liquidità di alcuni privati è abbondante, non solo tra i fondi sovrani. Manca la giusta collocazione. Di questi tempi, nessun imprenditore vuole accollarsi delle mele marce e una ristrutturazione aziendale in periodo di crisi. Più avanti si va con l'avvilupparsi della crisi finanziaria in quella reale e viceversa, più aumenta la parte delle banche che finirà in quella cattiva. Non si tratta solo del problema dei derivati creditizi, ma anche dell'attività tradizionale che incomincia a soffrire per i crediti dati a imprese ora in difficoltà o per gli investimenti nei Paesi emergenti, anch'essi in ritirata. Questa proposta avrebbe sicuramente funzionato un anno fa. Ora meno. La seconda realtà. È sempre più evidente che il piano di politica fiscale di Obama non potrà fare molto. Lo dicono gli stessi consulenti economici. Per ogni dollaro speso, il prodotto interno lordo aumenterà massimo di un dollaro e mezzo. L'impulso maggiore ci sarà - e questo fa molto riflettere - nell'ultimo trimestre del 2010. Per il 2009, la contrazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti è prevista al 5% e la disoccupazione sopra il 9%, senza manovra. Con il piano di Obama il prodotto interno lordo si contrarrà solo del 2-3% e la disoccupazione al 7-8%. Poca cosa per un Paese viziato di crescita. Rivitalizzare le banche significa restituire funzionamento alla parte più importante del motore di un sistema capitalistico: la trasformazione della liquidità in investimenti di lungo periodo in crescita. Più la crisi perdura, maggiore è la probabilità che altre parti del motore richiedano simili misure. La stessa operazione di nazionalizzazione e di scorporo si dovrà operare per le imprese in difficoltà. Gli aiuti estemporanei servono solo a tappare i buchi. In tempi normali, la strategia di licenziare per far quadrare i conti è desiderabile. In una crisi sistemica meno, contano di più gli effetti moltiplicativi della disoccupazione: minore domanda, minore produzione. Solo un pianificatore intelligente e benevolo può internalizzare questi costi e distribuire l'aggiustamento fra minori ore lavorate, salari più bassi e disoccupazione. Esiste? Tuttavia anche se le imprese e le banche venissero rimesse a punto, occorre qualcuno che spinga il piede sull'acceleratore. La domanda aggregata è in forte contrazione: consumi, investimenti, resto del mondo. Se fosse un problema di capacità produttiva o produttività, l'offerta scenderebbe maggiormente della domanda e i prezzi salirebbero invece che scendere. I prezzi scendono, quindi è la domanda. Se fosse un problema di bouquet produttivo, non tutti i prezzi scenderebbero. La spinta può solo arrivare dai consumi privati. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, bisogna prima ripulire i bilanci delle famiglie, condonare i debiti e i mutui. Questa crisi è ormai un susseguirsi di eventi rari, cigni neri, e di politiche economiche affannosamente in ritardo. Manca una buona dose di lungimiranza, che non è catastrofismo. Come dice Taleb ne «Il Cigno Nero», la società tende a premiare chi ci salva dagli eventi critici piuttosto che chi anticipa e evita le difficoltà. Ci ricorderemo del pilota che è ammarato nell'Hudson salvando 120 persone, perché le oche hanno inceppato i motori, e copriremo invece di improperi quello che un minuto prima ha schivato le stesse oche con una strambata all'ultimo secondo. Pierpaolo Benigno

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Colaninno: nessun patto segreto con Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)

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n. 28 del 2009-02-01 pagina 0 Colaninno: nessun patto segreto con Air France di Redazione Nessun accordo segreto di cessione con Air France: lo ha affermato il presidente della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite di "In mezz'ora" Roma - "Abbiamo parlato, ma non abbiamo mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France": lo ha affermato il presidente della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite di "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, aggiungendo di non aver creduto possibile che stesse arrivando un fax della compagnia tedesca a due ore dall'assemblea che ha dato l'ok all'intesa con i francesi. La compagnia resterà italiana Il presidente della nuova compagnia aerea di bandiera fuga i dubbi anche sull'eventuale accordo con Air France. Non c'é alcun patto segreto che consenta tra qualche anno ad Air France di rivelare la maggioranza di Alitalia, ha detto Colaninno, dopo le parole in questo senso di Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm. "La realtà dei fatti è che non è prevista alcuna norma, alcun accordo in questo senso", ha detto Colaninno ricordando che gli "azionisti che hanno fondato Cai" per "quattro anni lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perché Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese". Quotazione in borsa "Non credo chiederemo fra 3 anni la quotazione in Borsa" ha proseguito il presidente di Alitalia. Sarebbe un "miracolo", ha aggiunto. In ogni caso, ha precisato, "la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air France" e comunque la quotazione "non é il nostro obiettivo primario". Migliorare i prezzi Roma-Milano "Il grande concorrente di Alitalia" sulla tratta Roma-Milano "é il treno" e c'é quindi la necessità di competere con le Ferrovie: "dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e abbassare le tariffe". Lo ha precisato Roberto Colaninno, a proposito del prezzo del biglietto sulla rotta Roma-Milano e la concorrenza sempre più agguerrita da parte delle Ferrovie sulla stessa tratta. Linea dura sull'hostess del Gf Il presidente di Alitalia, dice la sua anche sulla discussa questione di Daniela Martani, l'hostess-pasionaria, ora inquilina della casa del Grande Fratello 9. ''Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente'': cosi' il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, ha risposto a Lucia Annunziata che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al Grande fratello sara' licenziata o meno. ''Dopo di che di questa vicenda se ne e' parlato anche troppo'', ha aggiunto Colaninno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Colaninno su Alitalia: 'Nessuna cessione ad AirFrance' (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 01-02-2009)

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Se la Germania nazionalizza (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 02-02-2009)

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CRISI FINANZIARIA HypoRe e Commerz, due voragini senza fondo che spiazzano il governo Se la Germania nazionalizza Ipotesi alternativa, ma troppo impopolare: una o molte «bad bank» Francesco Piccioni Non c'è piano di salvataggio che basti. Le banche di tutto il mondo detengono nel proprio patrimonio una quantità incalcolabile di titoli che non hanno più un prezzo certo di mercato. Non si possono vendere, perché significherebbe svalutare il patrimonio fino al fallimento. Non si possono considerare «risorse», perché nessuno li vuole. La soluzione - dal punto di vista dei banchieri - è molto semplice: lo stato deve farsi carico (con i soldi dei contribuenti) delle perdite e lasciare le banche libere di agire secondo i propri interessi. In termini tecnici la soluzione porta il nome di bad bank - un istituto statale in cui far confluire tutti i titoli «tossici» in circolazione - e ricalca alla lettera il «lodo Alitalia» (scissa in due società diverse, la good company regalata ai privati e la bad garantita dallo stato). Era questa, del resto, la prima idea-guida del «piano Paulson» (l'ex ministro del Tesoro Usa), con 300 miliardi di dollari di dotazione. Quell'idea non passò e quella cifra, in ogni caso, oggi è una goccia nel mare. Dai mille miliardi di perdite bancarie stimate solo qualche mese fa si è passati agli oltre 2.000 per i soli istituti statunitensi. Ma la massa dei titoli «derivati» di dubbio valore supera i 600.000 miliardi di dollari. Undici volte il Pil mondiale. Nessuno può garantire questa roba. Eppure nessun paese (o continente) può permettersi di veder scomparire il sistema bancario. Così l'ipotesi della bad bank viaggia su un binario parallelo a quello, più brutale e virtuoso, della nazionalizzazione. I problemi sono molti, qualunque strada si scelga. E la Germania le sta prendendo entrambe in considerazione. La bad bank statale, infatti, è molto impopolare. Premia i banchieri «irresponsabili», penalizza i contribuenti ed anche le (poche) banche che non hanno scheletri in cassaforte; la famosa «concorrenza» verrebbe in questo caso distorta tra chi riceve aiuti di stato e chi no. Nel caso tedesco, per risolvere il problema, si pensa a bad banks (al plurale), ossia a «veicoli» predisposti da ogni singola banca, con relativa assunzione dei rischi. Potrebbero comunque chiedere una garanzia pubblica, ma solo nell'ambito del fondo da 500 miliardi di euro già costituito. La nazionalizzazione sembra invece l'ultima risorsa possibile di fronte al disastro di Hypo Real Estate, seconda banca tedesca, specializzata in obbligazioni ipotecarie, e che ha fin qui dilapidato ben 90 miliardi di fondi statali. Senza esito. Il ministro delle finanze, Peer Steinbruck, ha ammesso che «non possiamo continuare a buttare miliardi in un buco nero senza fine». Già. Ma anche per espropriare i soci di una qualsiasi impresa occorre intanto una modifica legislativa. Non facile da realizzare, viste le polemiche nate al momento di comprare - con soldi pubblici - il 25% di CommerzBank. Eppure è una decisione che va presa al più presto. Soltanto le prime quattro banche tedesche potrebbero accusare nelle prossime settimane svalutazioni per 34 miliardi di euro. La metodologia mark-to-market, che tanto aveva spinto al rialzo bilanci e titoli quando le cose andavano bene, ora agisce al contrario. Ma «nazionalizzare» è una parola-choc. Le principali istituzioni della Ue - come i giapponesi di alcune isole del Pacifico - stanno ancora combattendo per imporre liberalizzazioni e privatizzazioni. Il cambio di direzione, provenendo oltretutto dalla Germania, non potrebbe essere più radicale. Ma anche questa soluzione presenta rischi enormi. Fin qui la «globalizzazione» ha esercitato una funzione calmierante i contrasti tra interessi dei singoli paesi. Porre interi sistemi bancari «nazionali» sotto controllo pubblico comporta la certezza di mettere in moto un domino dalle conseguenze imprevedibili. Non soltanto le banche, infatti, potrebbero essere considerate «asset strategici» di un paese (si pensi solo all'industria pesante, con ricadute anche nel militare). Ulteriore complicazione: molti istituti finanziari non hanno più una composizione proprietaria «nazionale», ma - per così dire - «multietnica». Il caso Fortis (istituto franco-belga) ha costretto diversi paesi a «riprendersi» il controllo di quote e attività, smantellando un'architettura costruita in molti anni. Non per caso, una settimana fa, Jacques Attali - a suo tempo consigliere economico «speciale» di François Mitterand - ha ipotizzato un passo che va oltre le attuali ipotesi in campo: l'«europeizzazione» dei principali istituti di credito. Non esistendo un stato europeo, questa funzione dovrebbe esser assunta dalla Bce. Rivoluzioni teoriche, dunque, rese urgenti dalla realtà della crisi. Certo, non si può non notare che tutte le proposte prese qui in esame hanno una radice comune: la constatazione che il profitto privato (di manager o di impresa) è ormai una pietra al collo dell'economia globale. Uno scopo troppo miserabile, per una macchina tanto complessa. Ma non è una novità.

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Cancellazioni e accorpamenti per riempire gli aerei (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Nuovi disagi Cancellazioni e accorpamenti per riempire gli aerei Non è stata una partenza perfetta, quella di Cai su Torino. La nuova Alitalia (che su Caselle ha i colori di Air One) non opera sempre tutti i collegamenti previsti tendendo ad accorpare sovente voli troppo vicini, altrimenti destinati a coefficienti di riempimento troppo bassi. Succede di solito con quelli del pomeriggio e la "manovra" ha quasi sempre il risultato di provocare la cancellazione di due collegamenti, uno in arrivo e l'altro in partenza. Non sono poi nemmeno rari i ritardi (ieri ben 100 minuti per il "Roma" atteso alle 16), soprattutto sulle turnazioni del tardo pomeriggio-prima serata. Meglio sembra invece comportarsi la rivale low-cost Blu Express che vanta un'apprezzata puntualità operativa e non di rado arriva in anticipo.

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Caselle, Cai scatena la lotteria dei prezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

il caso C'è più convenienza rispetto agli altri scali italiani Caselle, Cai scatena la lotteria dei prezzi A Roma con 25 o 400 euro: chi prenota prima risparmia ANGELO CONTI Arriva Cai, scendono i prezzi (ma non alcuni disagi). L'aeroporto di Caselle è in controtendenza rispetto a Milano e ad altri scali italiani. I biglietti dei voli nazionali risultano oggi meno cari rispetto a due mesi fa perché la nuova Alitalia è entrata sul mercato applicando consistenti ribassi, a cui hanno risposto con iniziative analoghe le compagnie low-cost. Anche su alcune tratte internazionali, per via di promozioni stagionali, c'è stato qualche alleggerimento. Piuttosto a far paura è il calo dei passeggeri a Caselle: -9 per cento a gennaio, con Alitalia più in affanno di tutte (l'anno scorso ha perso circa il 20 per cento). Il trend resta fortemente negativo nonostante la buona stagione sciistica e la novità del "ponte aereo Ryanair" del sabato verso Spagna, Belgio, Irlanda e Regno Unito. I maggiori risparmi per chi viaggia sono sulla tratta principe, cioè la Torino-Fiumicino, cha vale quasi 1 milione di passeggeri l'anno. Qui la nuova Alitalia e la low-cost Blu Express si stanno affrontando in una vivace battaglia: se Alitalia programma nei giorni feriale 13 voli al giorno (da 85 euro), molto attraente è anche l'offerta di Blu Express che ne offre 6 (ma a partire da appena 25 euro). Tariffe minime che si possono ottenere anche su prenotazioni a breve, cioè pochi giorni prima del volo. Ovvio che più cresce lo riempimento degli aerei (e questo vale per entrambe le compagnie), più salgono i prezzi. Gli ultimi 2 o 3 posti possono anche essere venduti a 300-400 euro, ma si tratta di eventualità rara, che comunque non fa storia. I prezzi di Blu Express (che punta anche molto sulla puntualità) sembrano comunque fare paura alla nuova Alitalia che ha reagito con una dura lotta per gli slot che potrebbe costringere la low-cost a diminuire il suo impegno da Caselle da aprile. Anche se un agreement fra le due compagnie non è da escludere: Franco Pecci (il patron di Blu Express) ha infatti appena comprato da Alitalia un Boeing 767 e sta trattando alcuni Md80. Può darsi che, dopo lo shopping degli aerei, possa saltare fuori qualche slot. E' meno marcata la differenza tariffaria fra Alitalia e la low-cost Air Italy sulla Torino-Napoli, appena otto euro (75,23 euro contro 67). Qui la compagnia di bandiera ha optato per una politica tariffaria ancor più aggressiva che ha messo difficoltà Air Italy, già costretta a tagliare uno dei suoi voli giornalieri. Questa tratta sta inoltre soffrendo, più della Torino-Roma, del calo passeggeri legato alla crisi. Il resto del panorama tariffario registra qualche buon spunto su Londra (dove, oltre ai mini prezzi di Ryanair, anche British Airways è spesso acquistabile ampiamente sotto i 100 euro per tratta) e le solite dolenti note su Madrid (dove la monopolista Iberia tiene tariffe molto alte, a volte rendendo persino conveniente volare Alitalia con scalo a Roma...). Iberia ha invece ampiamente tagliato i prezzi sul Barcellona (effetto della concorrenza di Ryanair con il Girona) ed è il miglior player sulla classica destinazione di New York, con andata-ritorno acquistabile già a 350 euro. Sui collegamenti etnici Caselle è invece fuori mercato. I migliori prezzi (andata ritorno) per Bucarest partono da 263 euro, 362 per Chisinau, addirittura 860 per Dakar. Le destinazioni raggiungibili a costo ragionevoli da Torino sono solo due: Casablanca a 189 (diretto con Royal Air Maroc) e Tirana a 196 (diretto con Albanian). Ma qui è gravissima la carenza delle low-cost che preferiscono puntare su Levaldigi dove operano già Blue Air (Bucarest e Bacau) e Belle Air (Tirana) e dove si affaccerà presto anche Ryanair con un volo su Cagliari. Intanto il vetusto e plurisbandierato progetto di una base low-cost a Caselle (che non piace all'azionista privato della Sagat, cioè al gruppo Benetton, ma che vede piuttosto evanescenti anche i soci pubblici) continua a restare tristemente sulla carta. E questo mentre lo scalo di Torino, quarta città italiana, figura solo al dodicesimo posto nella graduatoria 2008 degli aeroporti nazionali, in arretramento del 2,5 per cento rispetto al 2007, quindi con perdite più marcate della media.

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Brunetta: <8 miliardi per la cassa integrazione> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Brunetta: «8 miliardi per la cassa integrazione» emergenza occupazione In settimana il governo alle prese con misure anticrisi. Ma la Lega sbarra la strada al sostegno per Fiat: «Non se ne parla», dice Calderoli 02/02/2009 Roma. Si apre una settimana cruciale per gli aiuti al settore dell'auto. Il governo si prepara a varare il decreto con gli incentivi per la rottamazione e le altre misure anti-crisi: il pacchetto approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri, che si riunirà giovedì o venerdì, con l'obiettivo di sbloccare anche gli stanziamenti per la cassa integrazione. «Il governo ha stanziato 8 miliardi di euro per la cassa integrazione in deroga, non finanziata da lavoratori e imprese, per tutti, non solo per la Fiat. I lavoratori sappiano che il governo non lascerà solo nessuno, in termini di garanzia del reddito», ha spiegato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Ma la strada che porta al Consiglio dei ministri è ancora costellata di ostacoli. C'è in primo luogo il mal di pancia della Lega, che non intende concedere aiuti alla Fiat: «Non se ne parla», ha ribadito il ministro Roberto Calderoli. Tuttavia, il dissenso del Carroccio sembra più un manifesto politico che un diktat reale, come è stato nel caso di Malpensa e dell'accordo di Alitalia con Air France, che si è fatto comunque. È chiaro che il governo non aiuterà solo la Fiat e infatti, in settimana, è previsto un secondo giro di tavolo con le parti sociali sulla crisi dell'auto, che è anche emergenza dell'indotto: «Non c'è solo un aiuto specifico alla Fiat. Ci saranno misure di sostegno alla filiera dell'auto e ci saranno anche aiuti per altri settori, che riguarderanno le piccole e medie imprese», ha precisato Calderoli. E dunque, considerando che il pacchetto delle misure sarà articolato, la Lega difficilmente farà mancare il suo voto in Consiglio dei ministri. Non c'è, però, solo la fibrillazione del Carroccio da tenere sotto controllo, anzi questo è forse il problema minore: molto più complicata è la questione delle risorse disponibili, che devono finanziare la manovra anti-crisi e gli ammortizzatori sociali. Il ministro Brunetta parla di 8 miliardi, che sono la somma che servirà per fronteggiare per due anni il boom della cassa integrazione, ma si tartan di stanziamenti ancora sulla carta perché non c'è ancora un quadro preciso degli impegni di sera, cioè non si sa chi deve tirare fuori questi soldi. Lo stesso Brunetta ha spiegato che «Dio sa quanto sia difficile» trovare i fondi perché«bisognerà portarli via da qualche altra parte». Insomma, «non sarà facile» mettere insieme gli 8 miliardi, attivando risorse di varia natura e provenienza: «Li troviamo da fondi non utilizzati, da risparmi nella pubblica amministrazione, purtroppo li troveremo anche rinviando taluni investimenti, che non sono prioritari», ha spiegato Brunetta. E poi ci sono le Regioni, che dovrebbero contribuire con 2,7 miliardi di euro ma oppongono resistenza perché si tratta dei fondi sociali europei già programmati per altri interventi. I governatori temono di perderli se non c'è un accordo chiaro con Bruxelles per il loro riutilizzo sul fronte della cassa integrazione. In settimana, tutti questi nodi verranno al pettine. E tornerà a proporsi anche l'altro intoppo sulla strada degli aiuti all'auto: i vincoli di bilancio del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che tiene stretti i cordoni della borsa anche a costo di litigare con il collega dello Sviluppo, Claudio Scajola, favorevole a mettere in campo almeno un miliardo, di cui circa 500 milioni dovrebbero servire per la rottamazione e il sostegno degli acquisti di auto a rate. Il resto della cifra verrebbe coperta mobilitando i fondi per l'innovazione, che sono già disponibili nel bilancio del ministero dello Sviluppo. Ma è sulla copertura finanziaria de bonus per la rottamazione che è prevedile un braccio di ferro se il Tesoro confermerà la cifra di 300 milioni, considerata troppo esigua da Scajola. Il problema è che solo quando sarà fatta chiarezze sulla disponibilità di bilancio, si potrà decidere l'entità del bonus e la platea dei beneficiari: si parla di 1400-1500 euro, ma il limite imposto alle rottamazione potrebbe fermarsi al dicembre '97 invece che comprendere le Euro 2 immatricolate fino al dicembre '99, come chiedono i concessionari. Un'estensione che costerebbe troppo per le finanze pubbliche indebolite dalla crisi. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 02/02/2009

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Colaninno: <Non esistonoaccordi segreti con Air France> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Colaninno: «Non esistonoaccordi segreti con Air France» la nuova alitalia roma. A poco più di 15 giorni dal varo della nuova Alitalia il suo presidente, Roberto Colaninno, usa parole di grande ottimismo sui primi vagiti del nuovo vettore. «La societàè partita straordinariamente bene anche al di là delle nostre più rosee aspettative», ha detto ai microfoni della trasmissione "In mezz'ora". Parole che giungono nello stesso giorno in cui per la prima volta, dopo l'intesa, parla Jean-Cyril Spinetta, numero uno di Air France-Klm che detiene il 25% della nuova Alitalia. Nonostante un'estrema cautela, anche Spinetta ritiene che la scelta «di aver riunito tutte le forze del settore in Italia è stato un progresso immenso che dà ad Alitalia molte più possibilità di successo» rispetto alla situazione precedente. Dal punto di vista dei francesi la vera «fortuna» della nuova Alitalia è che «non ci sarà più il peso della politica e si partirà con nuove basi anche nel rapporto con il sindacato». Dell'importanza della indipendenza dalla politica è convinto anche Colaninno: «Io - ha detto - ho fatto due grandi operazioni dopo Olivetti: Telecom e Alitalia, due operazioni con due governi diversi a favore del mercato. In entrambe queste due esperienze la correttezza e la volontà di raggiungere obiettivi in favore dell'Italia è sempre stato il denominatore comune». Di qui la voglia di vedere le reazioni di chi, soprattutto a sinistra, critica la sua scelta. «Saranno sorpresi - ha detto - quando Alitalia presenterà il suo primo bilancio». C'è assonanza tra le dichiarazioni dei due manager rispetto al futuro della compagnia. Entrambi confermano che non c'è alcun accordo segreto per cedere ai francesi Alitalia. «Non esiste alcun patto segreto, nessuna side letter perchè siamo una società quotata in borsa, non avremmo il diritto di farlo e neppure lo vorremmo» sono le parole di Spinetta. «La realtà dei fatti - gli ha fatto eco Colaninno - è che non è prevista nessuna norma o accordo» segreto tra Alitalia e Air France. Stessa intesa anche quando parlano dei collegamenti Roma-Milano: «Il grande concorrente di Alitalia sulla Roma-Milano è il treno», ha osservato Colaninno. 02/02/2009

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"nessun patto segreto con air france" - vittoria puledda (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2009)

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Pagina 9 - Economia Il presidente della compagnia smentisce intese per la vendita. "Va fatta una scelta tra Malpensa e Linate" "Nessun patto segreto con Air France" Colaninno: Alitalia non tornerà in Borsa fra tre anni VITTORIA PULEDDA MILANO - «Gli azionisti che hanno fondato Cai per quattro anni lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perché Alitalia torni ad essere la compagnia-ambasciatore del nostro Paese». Roberto Colaninnno, presidente di Cai e ospite di "In mezz´ora", il programma di Lucia Annunziata in onda su Rai Tre, rilancia: «Siamo convinti che Alitalia tornerà ad avere bilanci positivi», ma aggiunge significativamente: «Non credo che tra tre anni chiederemo la quotazione in Borsa della nuova Alitalia: se così fosse significherebbe che è accaduto un miracolo». Miracoli a parte, il ritorno al listino del titolo «non è il nostro obiettivo primario», ha detto ancora Colaninno, e comunque non sarebbe mai la strada per vendere surrettiziamente altre quote della compagnia ai francesi, sgombrando così il campo ad un altro equivoco, a lungo girato: l´esistenza di un patto segreto che consenta tra qualche tempo ad Air France di rilevare la maggioranza di Alitalia. «Non è prevista alcuna norma, alcun accordo in questo senso», ha aggiunto; una smentita-precisazione secca, che segue di un giorno le dichiarazioni analoghe del presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, che in un´intervista al Sole 24 ore aveva appena espresso a chiare lettere lo stesso concetto: l´unico accordo che c´è è il lock up, di quattro anni (l´impegno a non vendere, se non agli azionisti italiani già presenti nella cordata) più un altro anno aggiuntivo, in cui le cessioni a terzi possono avvenire solo a determinate condizioni, tra cui l´ok del cda. Colaninno ha fatto chiarezza anche sul nodo Lufthansa («Abbiamo parlato ma non abbiamo mai ricevuto un´offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo») mentre il momento delle scelte arriverà, ma su altri fronti: per esempio tra gli scali, milanesi e romani. Ma più che «tra Malpensa e Fiumicino, la scelta è tra Malpensa e Linate», ha chiarito il presidente di Cai, «è una bella scelta, che altri Paesi hanno già fatto - ha detto - noi siamo già in ritardo, dobbiamo decidere». Riferendosi ai due aeroporti milanesi, ha sottolineato: «Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a 40 chilometri di distanza», concludendo che è necessario «fare la scelta più giusta, più economicamente sostenibile» (e sollevando subito le reazioni della Lega). Buone novità potrebbero essere in arrivo sul fronte di chi viaggia, anche sul fronte dei prezzi: la vera concorrenza sulla rotta Roma-Milano, ha ricordato Colaninno, si gioca infatti tra treno e aereo. Il presidente di Cai ha ammesso «la necessità di competere con le Ferrovie» e di doverlo fare «migliorando nei servizi, nel tempo impiegato e anche nelle tariffe», con il taglio dei prezzi. Poi, parlando a tutto campo, ha commentato la decisione di Carlo De Benedetti di lasciare le presidenze delle sue società (l´Espresso compreso): una «scelta pragmatica, la carta di identità è un elemento inesorabile» mentre rispondendo alla domanda sulla presenza della hostess Daniela al reality "Grande Fratello" ha detto che «sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente» ma non ha voluto rispondere alla domanda diretta della Annunziata, se verrà licenziata o meno.

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Nuova Alitalia, nessun patto segreto (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-02-2009)

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Politica Italiana Pagina 104 Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il controllo azionario Nuova Alitalia, nessun patto segreto Dopo Spinetta anche Colaninno smentisce piani per cedere il controllo azionario --> ROMA Nessun patto segreto sulla nuova Alitalia per la cessione, tra qualche anno, della quota di controllo della compagnia italiana ad Air France-Klm. La conferma arriva dai presidenti delle due società, che dallo scorso 12 gennaio sono ufficialmente partner, con i franco-oladensi al 25%. Prima Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm, in una intervista al Sole 24 Ore e poi il numero uno di Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, ospite del programma ?In mezz'ora? su Raitre, hanno fornito la stessa versione a difesa dell'italianità della compagnia aerea. «Siamo una società quotata in borsa, non avremmo il diritto di farlo e neppure lo vorremmo», ha affermato Spinetta. «Non è prevista alcuna norma, alcun accordo in questo senso», ha detto Colaninno, indicando questa come «la realtà dei fatti» e ricordando la clausola di lock-up (il blocco di pacchetti azionari) che «gli azionisti che hanno fondato Cai si sono dati autonomamente». Per quattro anni, ossia il periodo in cui i soci italiani potranno vendere le azioni solo tra loro (al quinto anno sarà possibile la cessione a terzi ma solo a certe condizioni, tra cui l'ok del Cda) «lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perchè Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese», ha detto Colaninno. Esclusi anche eventuali escamotage legati alla quotazione in Borsa, che cancellerebbe il congelamento azionario ma che comunque sarebbe possibile solo a partire dal terzo anno. «Non è certamente la strada per poter vendere ad Air France», ha affermato Colaninno, aggiungendo peraltro che questo «non è il nostro obiettivo primario» tanto che, ha detto, «non credo la chiederemo fra tre anni»; sarebbe «un miracolo». In ogni caso, ha sottolineato, «oggi partiamo con una società senza debiti» che «è partita straordinariamente bene, al di là delle aspettative». Di qui la nuova sfida e una promessa: «si pensi alla sorpresa quando Alitalia presenterà il primo bilancio in utile». Colaninno ha poi ribadito che Cai non ha «mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France». Il presidente della nuova Alitalia si è inoltre soffermato sul nodo Milano Malpensa-Linate-Roma Fiumicino. «È una bella scelta, che altri Paesi hanno già fatto. Noi siamo già in ritardo, dobbiamo decidere», ha detto riferendosi ai due scali milanesi: «Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a 40 chilometri di distanza». Dicendosi d'accordo sulla «questione politica» di Malpensa, Colaninno ha quindi evidenziato «la necessità di fare la scelta più giusta, più economicamente sostenibile». Mentre sulla tratta Roma-Milano c'è da affrontare «il grande concorrente di Alitalia» che «è il treno»: «Dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e abbassare le tariffe», ha detto l'imprenditore.

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Colaninno: Linate ha costi insostenibili (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2009-02-02 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Gli scali Il presidente Alitalia: Malpensa, ora serve una scelta. Le comodità si pagano Colaninno: Linate ha costi insostenibili «Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a 40 chilometri di distanza». Parola di Roberto Colaninno, numero uno Cai, ospite ieri di In mezz'ora: «Le comodità non sono gratis. Allora o le paga il cittadino milanese, o le paga in termini di disservizio e di costo la comunità. Noi abbiamo deciso di non sopportare il costo della comodità dei cittadini di Milano ». La politica si divide, con la maggioranza e le istituzioni che continuano a chiedere «salvate Malpensa», mentre le opposizioni puntano a «salvare Linate». Lo farà oggi il Partito democratico, che chiederà al consiglio comunale di votare una mozione in difesa del Forlanini. A PAGINA 4 Santucci

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Colaninno: Linate o Malpensa, scelta obbligata (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-02 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Gli scali Il numero uno della compagnia a Raitre. «Le comodità si pagano. Il nostro concorrente è il treno» Colaninno: Linate o Malpensa, scelta obbligata Il presidente di Alitalia: due aeroporti così vicini non possono coesistere Sembra ormai delineato il sacrificio dello scalo di viale Forlanini, definito il «silenzioso cannibale» dell'hub varesino La premessa è che «non possono coesistere due aeroporti con la stessa vocazione a 40 chilometri di distanza». Il riferimento, ovvio, è a Linate e Malpensa. L'affondo è secco e sembra non lasciare spazio ad alternative: «Le comodità si pagano — ha spiegato ieri il numero uno della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, ospite del programma In mezz'ora su Raitre — Allora o le paga il cittadino milanese, o le paga, in termini di disservizio e di costo, la comunità. Questa però è una scelta politica. Noi come società privata abbiamo deciso di non sopportare il costo della comodità dei cittadini di Milano». Parole che definiscono il sacrificio dello scalo di viale Forlanini. In tema di aeroporti la scacchiera del Nord in questo momento è assai complicata. C'è lo storico dualismo Malpensa- Fiumicino che si è risolto a favore dello scalo romano. C'è Linate che da anni viene descritto o come grande risorsa per la città, o come «silenzioso cannibale » del traffico di Malpensa. E la politica? Si divide, con la maggioranza e le istituzioni che continuano a chiedere «salvate Malpensa», mentre le opposizioni puntano a «salvare Linate». Lo farà oggi il Partito democratico, che chiederà al consiglio comunale di votare una mozione in difesa del Forlanini. «Le dichiarazioni di Colaninno sono inaccettabili », taglia corto il capogruppo Pierfrancesco Majorino. è la linea annunciata già qualche giorno fa dal presidente della Provincia Filippo Penati, che sul tema aveva chiesto un'alleanza con la Lega. Colaninno ha poi aperto anche un altro capitolo nell'agenda della nuova compagnia: «Sulla tratta Roma-Milano — ha spiegato — c'è da affrontare il grande concorrente di Alitalia, che è il treno». Ovvero l'Alta velocità, che ridurrà i tempi del viaggio su rotaia. La sfida per la nuova compagnia di bandiera: «Dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e abbassare le tariffe». Risponde con toni decisi Roberto Biscardini, promotore del Comitato per salvare Linate, dirigente nazionale del Partito socialista: «Per il presidente di Alitalia, più che fra Malpensa e Fiumicino, la scelta è tra Malpensa e Linate. Come dire, se si decidesse di tenere in vita Linate, per Colaninno si potrebbe chiudere Malpensa mandando a picco milioni di passeggeri del nord Italia che comunque Linate non potrebbe assorbire ». Aggiunge il senatore della Lega Roberto Mura, componente della commissione Trasporti in Senato: «Malpensa, con la liberalizzazione degli slot, è a disposizione del mercato e saranno le compagnie nel caso a decidere, non certo le avventate dichiarazioni di Colaninno». Il senatore ha parlato anche di Linate: «è un ottimo city airport, invidiato da tutti e anche su questo non si deve montare un caso tra governo e Cai, ma è il mercato a decidere come sviluppare l'aeroporto milanese». G. San.

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I vertici e la compagnia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-02 num: - pag: 4 categoria: BREVI I vertici e la compagnia Il presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno. La compagnia sta valutando la situazione degli scali milanesi

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Colaninno: <La scelta è tra Linate e Malpensa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-02 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE A «In 1/2 h» Colaninno: «La scelta è tra Linate e Malpensa» MILANO — Più che fra Malpensa e Fiumicino, «la scelta è tra Malpensa e Linate». Lo ha detto il presidente della Cai, Roberto Colaninno, ospite ieri della trasmissione di Lucia Annunziata In 1/2 h. Malpensa non ha futuro? «Non sarei categorico sulle definizioni — ha sostenuto Colaninno —. C'è semmai la necessità di parlare con l'autorità di Malpensa e Linate per fare la scelta economicamente più sostenibile». Alla domanda dell'Annunziata se la campagna in difesa di Malpensa sia solo una questione politica, ha risposto: «Non sa quanto sono d'accordo. Mi si dice che Malpensa fu scelta al posto di Lodi perché le analisi davano un numero di giorni di nebbia su Lodi improponibile per un aeroporto. Oggi Malpensa presenta difficoltà logistiche». Il presidente della nuova Alitalia, tuttavia, non ha chiuso definitivamente la porta nei confronti dello scalo varesino: «Io non sarei mai così categorico. Credo sia necessario parlare con le autorità degli aeroporti milanesi, di confrontarci e fare la scelta più economicamente sostenibile». E lo scalo di Linate? «Le comodità si pagano, non sono gratis. Allora o le paga il cittadino milanese, o chi vuole queste comodità le paga in termini di disservizio oppure di costo la comunità. Questa però è una scelta politica. Noi come società privata abbiamo deciso di non sopportare il costo della comodità dei cittadini di Milano». La scommessa di Alitalia non si gioca solo in volo ma anche sui binari: «Il grande concorrente dell'Alitalia sulla rotta Roma-Milano, non c'è dubbio, sono le Ferrovie dello Stato — ha aggiunto Colaninno —. Dobbiamo trovare il modo migliore di competere: migliorare nei servizi, nel tempo impiegato e nelle tariffe». Cai Il presidente Colaninno

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Rimpasto: tutti contro tutti Partiti alla lotta delle poltrone (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2009)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2009-02-02 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Regione Nessuno si dimette: l'Idv vuole un posto, il Pd è diviso Rimpasto: tutti contro tutti Partiti alla lotta delle poltrone Per chi un poco mastica di politica la sintesi è semplice: Scalia minaccia di mandare all'aria le elezioni per la provincia di Frosinone a meno che non lo facciano assessore, De Angelis non si dimette fino a che non sarà eletto alla Provincia, dalemiani e lettiani fanno fronte comune per evitare che il rimpasto si faccia, il segretario regionale del Pd, il veltroniano Morassut, vorrebbe sostituire Di Stefano - difeso da lettiani e dalemiani - mentre l'Italia dei valori pretende un assessore oppure cambierà i presidenti di Frosinone, Rieti e Viterbo. Stessa richiesta dai parte dei popolari. Non bastasse: la sinistra è sì un po' divisa, perché Tibaldi e Nieri sono sì di Rc ma del pezzo che segue Vendola, ma è compatta nel promettere battaglia al Pd che, con Veltroni, promuove lo sbarramento al 4 per cento. Poi ci sono i socialisti di Mencini, forti a Frosinone, che nel loro «ricatto» a Marrazzo puntano sulla coerenza politica: o ci date un assessore o passiamo col Pdl. Per chi non è solito interessarsi alle vicende politiche, è necessaria qualche spiegazione. Dunque: l'Italia dei valori - che pure sul piano nazionale è sempre più lontana dal Pd - punta da tempo a una poltrona da assessore. Il nome scelto dal partito è quello di Vincenzo Maruccio: secondo alcuni, il candidato è uno degli avvocati dello studio dell'avvocato romano di Antonio Di Pietro. Vero o falso che sia, rimane un fatto: il segretario regionale del partito, Stefano Pedica, non fa mistero del «ricatto»: «O ci danno un assessore - ha dichiarato qua e là a vari giornali locali - oppure cambiamo i presidenti di Rieti Frosinone e Viterbo». C'è da dire che a Frosinone il candidato del Pd è Francesco De Angelis, attuale assessore al commercio: logica vorrebbe che l'assessore e futuro presidente, lasciasse con un certo anticipo la poltrona d'assessore. Macché. Il futuro assessore, d'altro canto, è l'attuale presidente della provincia di Frosinone: il messaggio che manda è chiaro, fatemi assessore oppure mando tutto all'aria prima delle elezioni. Fioroni al suo posto aveva proposto Gargano, già cacciato qualche anno fa dalla giunta Veltroni: Marrazzo ha detto no. Viene da chiedersi: ma il Pd, cioè l'asse portante della coalizione, che fa? Risposta: litiga. Dalemiani e lettiani che insieme non votarono Morassut alla segreteria - difendono Di Stefano, che Morassut vorrebbe cambiare. La partita è quanto mai complessa: anche perché, oltra a Michelangeli, potrebbe uscire dalla giunta una donna. Ma al suo posto chi va? Loredana De Petris era una possibilità, ma l'assessore Zaratti, anche lui dei Verdi, s'è barricato nell'ufficio. Il problema si risolverà nei prossimi giorni: come, non è dato sapere. Ma un risultato c'è già: tra Fiat di Cassino, Alitalia e Telecom il Lazio sarà colpito dall'emergenza occupazionale in modo drammatico. I partiti, però, sembrano da tempo concentrati su altro. Alessandro Capponi Piero Marrazzo Francesco De Angelis

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Alitalia, resta il rebus Fiumicino (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)

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stampa resta il nodo Malpensa-Linate-Roma Alitalia, resta il rebus Fiumicino Resta ancora in sospeso il ruolo dei due aeroporti, Linate e Malpensa nel futuro di Cai e di conseguenza quello di Fiumicino. In una intervista al Sole 24Ore il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, lascia intendere che la questione è ancora aperta. Il governo ha sempre detto che la decisione non è di sua competenza e in questo momento il Pdl non intende aprire un fronte polemico con la Lega che sul tema Malpensa è particolarmente sensibile. Quindi ieri bocche cucite sull'intervista di Spinetta che è parso in linea con quanto ha detto il presidente di Cai Roberto Colaninno ospite di «In 1/2 ora». Il numero uno di Air France spiega che il piano presentato da Cai, ha posto due opzioni sul sistema aeroportuale: «una è Milano Malpensa, a patto però che venga ridefinita la vocazione di Linate come aeroporto specializzato sui voli interni. Oppure se ciò non sarà possibile, si andrà su Fiumicino come piattaforma di riferimento». Spinetta chiarisce di aver detto già a fine agosto che «entrambe le opzioni erano valide». Ma ora si tratta di decidere e il presidente di Air France sottolinea che «si devono fare scelte chiare perchè i compromessi troppo sottili alla fine possono risultare deludenti». Spinetta ribadisce che il piano di partnership concordato con il governo Berlusconi è «migliore dello schema tentato con il governo Prodi. L'apporto di AirOne fa la differenza, è stata una scelta strategica vincente». Il presidente della Cai, Roberto Colaninno, offre qualche indicazione in più sullo scalo romano. Dice che «più che fra Malpensa e Fiumicino, la scelta è tra Malpensa e Linate. Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a 40 chilometri di distanza». Questo lascerebbe intendere che il problema semmai è per Malpensa. Tant'è che a chi gli chiede se Malpensa non ha futuro, risponde che «non si può essere così categorici ma occorre parlare con l'autorità di Malpensa e Linate per fare la scelta economicamente più sostenibile». Sia Spinetta che Colaninno sottolineano che non esiste nessun patto sotto banco tra le due compagnie per la cessione, tra qualche anno, della quota di controllo della compagnia italiana ad Air France-Klm. «Non esiste alcun patto segreto, nessuna side letter perchè siamo una società quotata in Borsa, non avremmo il diritto di farlo e neppure lo vorremmo» sono le parole di Spinetta. «La realtà dei fatti - gli ha fatto eco Colaninno - è che non è prevista nessuna norma o accordo segreto tra Alitalia e Air France». Poi ricorda la clausola di lock-up (il blocco di pacchetti azionari) che «gli azionisti che hanno fondato Cai si sono dati autonomamente». Per quattro anni, ossia il periodo in cui i soci italiani potranno vendere le azioni solo tra loro (al quinto anno sarà possibile la cessione a terzi ma solo a certe condizioni, tra cui l'ok del Cda) «lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perchè Alitalia torni ad essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese», ha detto Colaninno. Entrambi quindi concordano sulla difesa dell'italianità della compagnia aerea. Colaninno ha poi ribadito che Cai «non ha mai ricevuto un'offerta da Lufthansa». Sulla tratta Roma-Milano c'è semmai da affrontare «il grande concorrente di Alitalia» che «è il treno»: «Dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e abbassare le tariffe», ha detto Colaninno.

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In arrivo provvedimenti severi per l'hostess al Grande Fratello (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)

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stampa Il caso In arrivo provvedimenti severi per l'hostess al Grande Fratello Si profilano problemi per l'hostess Alitalia che ha partecipato al reality telvisivo «Grande Fratello», la pasionaria Daniela Martani. Il presidente della Cai Roberto Colaninno ha annunciato che la compagnia userà «un atteggiamento molto severo ed intransigente» nei confronti della dipendente. «Sono state già date indicazioni al personale» in questo senso. L'hostess dovrebe decidere oggi se continuare la sua avventura nel reality show o riprendere servizio alla Cai.

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I segreti del Grande Fratello (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)

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stampa nella casa di Cinecittà I segreti del Grande Fratello Il Tempo ha trascorso una giornata (quasi) all'interno della casa del Grande Fratello. Le mille storie non dette del reality, dove qualcuno si finge gay e dove i rom hanno "chiesto" garanzie su Ferdi. L'impero dei sensi è qui, a un niente da me. Cristina pastrugna le sue sontuose burrate, a stento contenute in una canottiera a pois. Lancia nella mia direzione uno sguardo che pare un barbaglio di sole nell'oceano, poi stringe la boccuccia come un fiore di carne, e lancia un bacio. Peccato che non mi veda. Per l'eternità di un istante mi ero illuso di essere l'eletto, il messo diplomatico di quei milioni che avevano reso il video della sua prima doccia nella Casa uno dei più cliccati al mondo. Invece sono solo uno dei tanti "nominati" dalla sorte. A dividerci per sempre è una lastra di cristallo: dalla sua parte è uno specchio, dalla mia un vetro. Benvenuti (quasi) dentro la dimora del Grande Fratello. Per arrivarci ho dovuto attraversare una New York di fine ottocento, oltrepassare un treno parcheggiato dietro una staccionata, costeggiare un canyon da Far West, superare l'Assisi dei giorni santi di Francesco. Perché il reality dei reality non può che trovare spazio nel regno della cartapesta e della finzione, su una collinetta brulla al margine di Cinecittà. Alla fine approdo in un corridoio buio, a metà fra la catacomba e il rifugio di una setta satanica. Corre per tutto il perimetro dell'edificio. è un intercapedine dove stazionano le spie mediatiche, lì di corvée per conto dei telespettatori. Mi hanno chiesto di vestire di scuro, tra drappi neri alle pareti e voci bisbigliate. Passando per il giardino, mi ero sorpreso notando facce sconosciute nel soggiorno: vuoi vedere che parte della Casa è subaffittata? Macché, erano solo tecnici intenti a riparare luci fulminate: i "ragazzi" erano stati rinchiusi nelle stanze da letto. Dove infatti li scorgo, davanti a me, stavolta in tre dimensioni. L'effetto è spiazzante, a metà fra un peep-show di Amsterdam e gli ambienti protetti del bioparco: dentro, qui davanti, spaparanzati in vari mucchi sui letti, ecco i fancazzisti. Per trovarne 15 (più in là, forse, ne arriveranno altri) che pensassero a "sol" come una preposizione, "Mignolo" uno dei sette nani, e sciorinassero per l'Inno nazionale manciate di strofe a caso, ne hanno provinati 15mila. Uno su mille ce la fa. Veri, mica taroccati. Compreso quel Marcello della Val Brembana che porta i capelli tagliati con il trincetto come il Sordi del "Bello, onesto, emigrato Australia": inutile chiedergli chi erano i Beatles. Nella sua pronuncia, suonano come l'interruttore del confessionale. Qui, nel tenebroso "acquario", ti senti un voyeur, o il guardiano di una specie in via di estinzione. Trentasei cameramen passano otto ore a testa in questo interstizio, vestiti come becchini. Uno di loro, una volta, picchiò sul vetro, esasperato dai concorrenti che si lanciavano gavettoni: fu licenziato in tronco. Accanto a me ce n'è uno che impreca contro Gianluca, il playboy napoletano: «E nun te moveeee!!», soffia, mentre tenta di inquadrarlo. In questa lotta tra esigenze opposte, ai reclusi si rimprovera di sgranchirsi un po'. Eppure, una volta buttati fuori, sono tutti inevitabilmente colpiti dal "mal di casa": li portano in macchina a far interviste, e quelli vomitano subito. Il mondo continua a muoversi, anche in loro assenza. Qui dentro, invece, non c'è molto da fare, se non sbranarsi per un pugno di riso o aderire ai movimenti interiori, cercando alleanze sentimentali o una messa a terra per l'elettricità ormonale. Perché, anche se l'alloggio misura 1600 metri quadrati (più quelli di un misterioso tugurio in cui finiranno due concorrenti nella puntata di stasera), ci vogliono davvero tanta resistenza e ambizione per non scappare dopo due giorni, in preda a panico e claustrofobia. Succede in vacanza con gli amici, figurarsi qui, dove puoi trovare qualcuno che ti sta sugli zebedei. Dicono gli autori: la convivenza forzata amplifica ogni sensazione. Ma qualcosa non quadra. Ecco Vanessa, a mezzo metro dal mio naso. è sul letto con il suo beneamato, quel finto Tomcruise di nome Marco. Lei è in bikini, sdraiata sopra di lui. Comincia a fargli dei grattini in zona addominale, ma il presunto tombeur rimane tombato sulle lenzuola. Mezz'ora dopo, al termine del giro di perlustrazione, li ritroviamo nella stessa posizione. Vanessa gli ha massaggiato la schiena con una crema che evidentemente deve essere al bromuro. Qualunque bipede post-neanderthaliano, o anche solo un gibbone narcotizzato da una siringa, avrebbero fatto registrare una qualche reazione virile. Lui niente, un gatto castrato. La signorina è inquieta: vorrebbe Marchino il calciatore (che cederà solo dopo 24 ore), ma nel frattempo si è lasciata baciare dal camallo Alberto, che però è insidiato dalla gattamorta Annachiara, insomma 'ndo cojo cojo, o quasi. A patto di capire chi bara sulla propria sessualità: se Siria è genuinamente bisex, Leonia non è - giurano - per niente lesbica. Su Youtube una sua presunta fidanzata aveva diffuso un video rivelatore: vi partecipavano pure la macellaia panterona di Ottavia e la mamma, ma pare fosse una specie di "favore" all'amica, un'artista di quartiere o giù di lì. Nel trenino dell'amore, dove la bionda Federica strilla come la Cindy Lauper prima maniera, sempre appitonata al lunare Nicola, la figura migliore la fa il cieco Gerry (che se non fa qualche cacchiata stravince il gioco): lui le persone non le vede, però le percepisce. E tutti sono conquistati dalla sua sensibilità. Tanto che Cristina gli ha concesso di dare una toccatina alle supertette, promettendogli un'esplorazione più approfondita. Eccola ancora, la maggiorata che ha pianto quando ha dovuto rivelare in diretta il suo passato di lap dancer: incuriosisce la mamma (ottava misura di seno) che prima aveva sostenuto di ignorare la sua attività («Ma ora capisco come si è pagata il chirurgo plastico»), e poi ha ammesso di aver sempre saputo tutto, e di esserne andata fiera. Cri, velina mancata ma - sussurrano - segnalata in alto loco, è qui in cucina: improvvisamente, dopo essersi data l'ennesima controllatina allo chassis, intona a tutta voce "Bella stronzaaaaaaaa", il classico con cui Marco Masini salutò l'ex fidanzata, che a lui aveva preferito il palco del Bagaglino. Accanto a lei Daniela, l'hostess-chanteuse, che stasera affronterà in diretta urbi et orbi il suo destino. Processata una settimana fa dal solerte Signorini (tutto giusto, ma una parolina sulle liquidazioni d'oro dei boiardi Alitalia avrebbe giovato), e nelle scorse ore minacciata di "sanzioni severe e intransigenti" da Colaninno, dovrà dire alla Marcuzzi se intende restare dietro la porta rossa o tornare a indicare le uscite di emergenza ai passeggeri. In caso di tracollo emotivo, gli autori sono pronti a rivoluzionare la scaletta. Dentro la Casa, per fortuna, non ci sono cappi e nodi scorsoi, anche se uno dei sessanta monitor perennemente accesi in regia è quello della toilette. Lì muore ogni privacy: in passato qualcuno volle difendere la solitudine del wc con un sombrero in capo, e in tanti rinunciano a partecipare, quando gli vien detto che anche i bisogni corporali diventano materiale da visionare. Perché tutto, nella drammaturgia del Grande Fratello, può tornare utile. Nel confessionale i ragazzi vengono scandagliati dagli autori e da uno psicologo: sostenuti, sì. Ma per lavorare sulle storie, in questo cast che la produzione definisce "fortissimo", si scava incessantemente. Il tema di quest'anno sembrerebbe essere il padre: in tanti nella Casa l'hanno perso, o ne sono stati abbandonati, e ne soffrono. Salvo poi reagire glacialmente come Vanessa la settimana scorsa, quando le hanno buttato il papà in braccio dopo nove anni di assenza. Ci fosse stata la busta della De Filippi, l'avrebbe chiusa. A volte manca tutta una famiglia: come a Ferdi, spiaggiato e poi felicemente inserito nelle Marche dopo la traversata dell'Adriatico in gommone. Stasera Alessia gli dirà se vuole saperne di più, del suo passato. Quando si era diffusa la voce che uno dei protagonisti del Gf9 sarebbe stato un "rom", alcuni sedicenti rappresentanti delle comunità nomadi della Capitale si sono presentati qui a Cinecittà: per chiedere delucidazioni, e chissà cos'altro. In una edizione che non ha ancora visto "assalti" all'area della Casa via cielo o terra, i responsabili incrociano le dita e sperano che nessuno venga a procurare noie. Intanto, fuori dello studio della diretta, la Marcuzzi si allontana verso il West, mordicchiando una mela. A modo suo, anche questo è da impero dei sensi.

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Il maltempo si abbatte sull'Italia: neve e gelo Porto chiuso a Genova (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

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n. 5 del 2009-02-02 pagina 0 Il maltempo si abbatte sull'Italia: neve e gelo Porto chiuso a Genova di Redazione La neve torna a cadere anche a bassa quota. Al Sud le violente piogge hanno causato ancora danni. Nel Trapanese straripa un fiume: due morti. Stroncato dal freddo un clochard a Lecco. In Calabria scende in campo l'esercito. Allarme acqua alta a Venezia Milano - Torna il maltempo. Torna la neve. Ancora maltempo da Nord a Sud del Paese, con la neve che è caduta abbondante anche in bassa quota nel centro nord, mentre le forti piogge hanno causato ancora danni al sud, con due morti nel trapanese: un uomo è stato travolto dalle acque di un fiume straripato, mentre un giovane ha perso la vita in un incidente stradale durante una forte nubifragio. E mentre nel cosentino sono state evacuate 500 persone, in tutta la Calabria interviene l?esercito per ripristinare la viabilità. Dalle Sicilia, infine è arrivato l?allarme per i danni agli agrumeti, "sono come risaie". Da ieri sera nevica su oltre 800 km della rete di autostrade per l?Italia, ma senza particolari disagi, secondo quanto riferisce la società nel fare il punto in un comunicato. Attivati i piani operativi di intervento, con circa 600 mezzi antineve per le operazioni invernali. Acqua alta a Venezia Il fenomeno dell?acqua alta, a Venezia, è previsto a 110 cm sul medio mare intorno alle due e mezza di questa notte. Il fenomeno è generato da una serie di circostanze negative legate al maltempo che imperversa sull?Italia. Per l?ufficio maree del comune di Venezia che ha annunciato il fenomeno si tratta di un "codice arancio". In pratica con l?alta marea a 110 cm risulterebbe invasa dall?acqua una parte consistente del centro storico di Venezia a cominciare, ovviamente dalle parti più basse, tra cui piazza San Marco. Chiuso il porto di Genova Pioggia e vento sulla costa e alture imbiancate dalla neve. Il maltempo annunciato è arrivato in Liguria provocando soprattutto disagi al traffico in città a Genova e su tutto il nodo autostradale genovese. Nel capoluogo ligure, a causa del vento, sono stati chiusi i terminal del porto cittadino e di Voltri. Lunghe code si sono formate stamani sulle autostrade in direzione di Genova sia da Levante che da Ponente. In particolare sono segnalati nove chilometri di coda sulla A12, da Nervi a Genova Est, e disagi e code anche sulla A10 a partire da Arenzano fino al bivio con la A26 a causa di un camion che si è messo per traverso e occupa tre careggiate. La neve ha imbiancato le alture del capoluogo. Non si segnalano particolari disagi. In azione i mezzi spargisale della Provincia. Voli cancellati a Milano Il maltempo sta creando forti disagi a Linate anche a causa della chiusura degli aeroporti londinesi per la forte nevicata che ha isolato la capitale inglese dove sono stati chiusi tutti i collegamenti. Lunghe le code agli sportelli di British Airways ma anche allo stand informativo di Alitalia che ha cancellato i voli diretti da Roma delle 12.30 e delle 13. Disagi si segnalano in genere su tutte le rotte. Al momento non ci sono voli in fase di partenza. Dal volo air one delle 8.10 per Roma, ancora in attesa a Linate, al volo per Madrid di Alitalia delle 11.50 e al momento posticipato alle 13.05, non ci sono imbarchi aperti. Tutto è al momento fermo. Autostrade sotto la neve I fenomeni riguardano in particolare il nord del Paese e le seguenti arterie: A6: Torino-Savona; A7 Genova-Serravalle; A26 Genova Voltri-Gravellona Toce. In queste tre Autostrade è stato inoltre attivato il fermo temporaneo dei mezzi pesanti, con il loro accompagnamento nel tratto interessato dalla nevicata. Si consiglia ai mezzi pesanti che da Genova sono diretti verso nord di percorrere l?A12 Genova-Sestri Levante e l?A11 Firenze-Pisa e l?A1 Milano-Napoli. Viene consigliato il percorso inverso a chi da Milano deve raggiungere il capoluogo ligure. Nevica inoltre sulle seguenti autostrade: A10 Genova-Savona; A12 Genova-Sestri Levante; A8 Milano-Varese; A9 Como-Lainate-Chiasso; A1 Milano-Modena; A4 Milano-Brescia; A27 Venezia-Belluno; A23 Udine-Tarvisio. Autostrade per l?Italia invita i conducenti a mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità, prima di intraprendere il viaggio e a considerare tempi di percorrenza maggiori a causa dell?operatività dei mezzi spazzaneve. Sono consigliate catene a bordo o pneumatici invernali. Ci si può mantenere costantemente informati attraverso Isoradio sulle frequenze FM 103.3 ed attraverso i pannelli a messaggio variabile. Clochard stroncato dal freddo a Lecco Un pensionato senza fissa dimora, G. T., di 75 anni, ufficialmente residente in provincia di Bergamo ma con familiari nel Lecchese, è stato trovato morto - stroncato con ogni probabilità dal freddo - nel rifugio notturno che aveva trovato in un cantiere di Olgiate Molgora (in provincia di Lecco). Il ritrovamento del cadavere è avvenuto la scorsa notte nel cantiere di un albergo in ristrutturazione nei pressi della stazione ferroviaria del comune lecchese. Sul corpo non sono stati trovati segni di violenza. Fiume straripa nel Trapanese Un infermiere dell?ospedale di Alcamo, Mario Melia, 60 anni, è morto travolto dalle acque del fiume San Bartolomeo a Castellammare del Golfo (Trapani). L?uomo alle 7 si trovava nella sua casa di campagna non lontana dal fiume quando è stato travolto da acqua e fango provenienti dall?alveo riempito dalle piogge degli ultimi giorni. Il corpo è stato recuperato nel pomeriggio dai Vigili del Fuoco, che hanno anche tratto in salvo anche una coppia di anziani rimasta isolata nella loro casa. Un giovane di 27 anni, Francesco Bellini, originario di Partanna (Trapani) è morto in un incidente stradale nella notte a Mazara del Vallo mentre era in corso un violento nubifragio. Il giovane, che viaggiava da solo, è finito contro il guard-raill. Esercito in campo in Calabria In Calabria l?attenzione ed il monitoraggio continuano ad essere costanti dopo l?ondata di maltempo che ha investito la parte tirrenica e che anche oggi a provocato la chiusura di alcune strade, di alcuni tratti delle ferrovia e l?evacuazione di 500 persone dalle loro case nella provincia di Cosenza. Per aiutare la popolazione è intervenuto l?Esercito, in particolare proprio per il ripristino della viabilità: sono stati mobilitati 120 uomini, un elicottero AB 212 e 72 mezzi, di cui 57 speciali, quali pale meccaniche, macchine movimento terra. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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ALESSANDRA CHELLO MA QUALE ACCORDO SOTTOBANCO. SUL DESTINO DELLA NUOVA ALITALIA NON CI SONO OMBRE... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

ALESSANDRA CHELLO Ma quale accordo sottobanco. Sul destino della nuova Alitalia non ci sono ombre. O patti segreti per fagocitarla. Niente che possa lasciare la porta aperta alla cessione, tra qualche anno, della quota di controllo della compagnia italiana ad Air France-Klm. Lo giurano i presidenti delle due società che dallo scorso 12 gennaio sono partner, con i franco-olandesi al 25%. Prima, Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm, in una intervista al «Sole 24 Ore». E poi il numero uno di Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno, hanno fornito la stessa versione. Come dire insomma: l'italianità del gruppo non si tocca. «Siamo una società quotata in Borsa, non avremmo il diritto di farlo e neppure lo vorremmo», ha detto Spinetta. Poi, rivolto al premier Berlusconi, lo ha ringraziato: «Mercì, monsieur le premier ministre - ha detto - la fusione con Air One è stata una mossa strategica vincente». Anche Colaninno ha ribadito: «Non c'è nessuna intesa. Esiste una clausola del blocco di pacchetti che gli azionisti fondatori di Cai si sono dati autonomamente». Per quattro anni, vale a dire il periodo in cui i soci italiani potranno vendere le azioni solo tra loro «lavoreranno per rilanciare la società, per investire, perché Alitalia torni a essere la compagnia ambasciatore del nostro Paese», ha spiegato. Esclusi anche eventuali «trucchi» legati alla quotazione in Borsa che cancellerebbe il congelamento azionario ma che comunque sarebbe possibile solo dal terzo anno. «Non è la strada per poter vendere ad Air France», ha detto Colaninno, aggiungendo che questo «non è il nostro obiettivo primario tanto che non credo la chiederemo, fra tre anni sarebbe un miracolo». In ogni caso, ha sottolineato, «oggi partiamo con una società senza debiti che è partita bene, al di là delle aspettative». Di qui la nuova sfida. E una promessa: si pensi alla sorpresa quando Alitalia presenterà il primo bilancio in utile. Colaninno ha poi ribadito che Cai non ha «mai ricevuto un'offerta da Lufthansa, non siamo mai arrivati al nocciolo come abbiamo fatto con Air France». Il presidente della nuova Alitalia si è poi soffermato sul nodo Milano Malpensa-Linate-Roma Fiumicino. «È una bella scelta, che altri Paesi hanno già fatto. Noi siamo già in ritardo, dobbiamo decidere», ha detto riferendosi ai due scali milanesi: «Non possono coesistere due aeroporti, con la stessa vocazione, a 40 chilometri di distanza». Dicendosi d'accordo sulla «questione politica» di Malpensa, ha evidenziato «la necessità di fare la scelta più giusta, più economicamente sostenibile». Mentre sulla tratta Roma-Milano c'è da affrontare il grande concorrente di Alitalia che è il treno. «Dovremo trovare il modo per migliorare il servizio e abbassare le tariffe», ha detto. Premettendo che «le scelte commerciali spettano all'ad Sabelli», anche Spinetta ha rilevato che sulla «riduzione dei biglietti Milano-Roma sono decisivi i tempi dell'alta velocità», mentre sulla questione Malpensa-Fiumicino o Malpensa-Linate, secondo il manager francese la via è: «Malpensa, con Linate specializzato sui voli interni. Oppure Fiumicino come piattaforma di riferimento. L'importante - dice - è che la decisione sia chiara e senza compromessi».

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SONO STATE DATE INDICAZIONI AL PERSONALE DI TRATTARE LA FACCENDA IN MANIERA MOLTO SEVERA E INT... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

«Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente». Questo il commento del presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno alla domanda posta da Lucia Annunziata, nel corso del programma «In mezz'ora». La giornalista gli aveva chiesto se l'hostess che partecipa al «Grande fratello» sarà licenziata o meno. «Dopo di che di questa vicenda se ne è parlato anche troppo», ha poi concluso Colaninno.

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A SINISTRA LA HOSTESS ALITALIA CONCORRENTE AL GRANDE FRATELLO SOTTO IL... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

A sinistra la hostess Alitalia concorrente al «Grande Fratello» sotto il cardinale Tettamanzi e un pranzo della Caritas al centro aerei Alitalia e Air France

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Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso. (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 3 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 54 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 71 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 102 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.17 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (5 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jan 09 Battisti libero grazie a Carla Bruni. Ci risiamo. Dopo aver salvato la brigatista Marina Petrella, Carla Bruni in Srakozy avrebbe avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a non concedere all'Italia l'estradizione del terrorista Battisti. Lo scrivono i giornali brasiliani, ricordando che la coppia presidenziale francese ha trascorso le vacanze natalizie in Brasile, durante le quali ha incontrato il presidente Lula, inducendolo al dietro-front. Poco fa l'Eliso ha smentito, ma l'avvocato di Battisti, Eric Turon conferma: «Il presidente Sarkozy ha accettato di organizzare una riunione con il segretario nazionale della giustizia brasiliana, Romeu Tuma Jr, colloquio grazie al quale Battisti ha ottenuto lo status di rifugiato politico», ha detto al quotidiano Folha de S.Paulo. Insomma, il sospetto è fondato. Lo schema ormai è noto: lei ammalia, lui esegue. Diabolica, inqualificabile, pericolosissima Carlà. C'è ancora qualcuno disposto a cantarne le lodi? PS Segnalo questo godibilissimo pezzo di Stenio Solinas. Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 58 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jan 09 Svolta in vista, l'America preferisce i Paesi arabi ad Israele? Ricapitoliamo: giovedì all'Onu gli Usa si sono inaspettatamente astenuti e hanno permesso che venisse approvata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza su Gaza. Venerdì Obama ha annunciato di voler avviare trattative diplomatiche con l'Iran e ha permesso ai suoi tre collaboratori di spifferare al Guardian che intende parlare con Hamas; smentendo solo quando Fox News lo ha incalzato pubblicamente, ma senza convincere. In alcune dichiarazioni ha espresso simpatia per le sofferenze dei civili sia palestinesi che israeliani, mostrando un'equidistanza insolita per gli standard americani (e Hillary, nell'audizione di ieri, lo ha seguito). Nel frattempo i rapporti tra Bush e Obama sono diventati eccellenti con uno straordinario livello di coordinazione in economia e in politica estera. Mentre Obama apriva a Teheran, gli spin doctor della Casa Bianca passavano al New York Times la notizia secondo cui qualche mese fa Bush bloccò un raid israeliano sulla centrale iraniana di Natanz. Evidentemente innervosito dagli ultimi sviluppi, il premier israeliano Olmert ha dichiarato che è stato lui a ottenere da Bush l'astensione all'Onu sventando una manovra di Condoleezza Rice che, secondo Gerusalemme, voleva addirittura votare a favore. "Ho costretto il presidente americano a interrompere un discorso a Philadelphia", ha affermato Olmert e "la Rice è rimasta molto male". Ma il portavoce di Bush ha smentito immediatamente, precisando che la decisione di astenersi era stata presa prima della telefonata del capo del governo israeliano. Insomma, Washington e Gerusalemme hanno polemizzato pubblicamente. Intanto la stampa Usa, fiutando il vento, ha cominciato a cambiare tono nei reportage e nei commenti su Gaza. Il titolo di copertina del settimanale Time, ad esempio, è "Perché Israele non può vincere". Gli indizi sono chiari: tra Israele e gli Usa qualcosa si è rotto. O meglio: è Washington che ha deciso di allentare parzialmente i legami con quello che fino a ieri era il suo miglior alleato in Medio Oriente. Evidentemente gli Usa pensano che strategicamente l'amicizia dei Paesi arabi stia diventando più importante di quella di Israele. Per il petrolio? sì, ma non solo. Un Medio Oriente stabile diventa vitale per gli interessi di un'America che non ha più la forza e il prestigio di qualche anno fa e che deve far fronte alla crisi finanziaria. L'incognita maggior nel 2009 è la sostenibilità del debito pubblico americano che triplicherà rispetto al 2008. Qualcuno dovrà sottoscrivere i Buoni del Tesoro americani (vedi il post dell'8 gennaio) e se la Cina, come pare, intende ridurre gli acquisti, occorrerà trovare altri acquirenti. Chi? Certo non gli europei e probabilmente nemmeno i giapponesi. Chi ancora possiede notevole liquidità, nonostante il recente calo del greggio, sono i Paesi del Golfo, che potrebbero fare incetta di Treasury bonds. Un riposizionamento degli Usa nei confronti di Israele potrebbe risultare assai gradito agli sceicchi e se si considera che gli iraniani sono indispensabili per stabilizzare un Iraq a maggioranza sciita, l'analisi appare ancora più pertinente. Gli interessi americani convergono in questa direzione. Fine di un'era o crisi transitoria tra Usa e Israele? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 90 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Foa, che la casta di Wall Street sia rimasta immune dallo tsunami finanziario è sicuramente un... Ultime news Napolitano: "Fermare la xenofobia" Fini: "Intollerabili le discriminazioni"Il Nord sotto la neve: Milano-Lecco bloccata Ritardi e voli cancellatiStipendi, balzo del 3,5% Mai così alti dal 1997Gaza, raid israeliano Hamas parla di treguaAntitrust alle Camere: "Banche poco trasparenti"Superbowl a Pittsburgh: meta all'ultimo respiroMotoGp, Valentino rilancia la sfida: "Resto, ma sarà dura"Di Pietro ai suoi: "Via dalle giunte di Napoli". 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Formigoni: "Se non c'è accordo con Alitalia potenzieremo Linate" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 5 del 2009-02-02 pagina 0 Formigoni: "Se non c'è accordo con Alitalia potenzieremo Linate" di Redazione Il presidente della Lombardia: "Cerchiamo una soluzione unitaria, se non ci sarà proseguiremo con il piano alternativo, cioè la raccolta delle compagnie straniere che effettuino collegamenti col resto del mondo, e il potenziamento di Linate come city airport". E la Moratti critica Colaninno mentre Penati pensa a un "Linate day" I tecnici della Regione Lombardia "si stanno confrontando con quelli di Alitalia per vedere se è possibile trovare una soluzione ma, se non ci sarà una visione unitaria, noi proseguiremo con il piano alternativo che stiamo già costruendo, cioè la raccolta delle compagnie straniere che effettuino collegamenti con il resto del mondo, e il potenziamento di Linate come city airport". Lo afferma il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, a margine di un convegno a Milano. "Ho una visione diversa - prosegue Formigoni - da quella di Colaninno. Credo che Malpensa e Linate possano convivere, ciascuno con la sua funzione: Malpensa hub o grande aeroporto intercontinentale, Linate un aeroporto che deve diventare sempre più city airport, razionalizzando il proprio traffico. Però certamente non deve annullarsi, come vorrebbe Cai, alla semplice navetta Milano-Roma». Riguardo alla decisione di Lufthansa di ricorrere alle autorità Antitrust europee, per Formigoni "é una decisione corretta, credo che abbia buone probabilità di riuscita". La Moratti critica Colaninno "Mi auguro che le dichiarazioni di Colaninno non siano quelle che ho letto sui giornali", è invece il commento del sindaco Letizia Moratti dopo che ieri Roberto Colaninno, presidente della nuova Alitalia, aveva definito Linate una comodità dei milanesi di cui non intendeva pagare i costi. "Colaninno dice che la loro è una compagnia privata e quindi non vuole pagare i costi delle comodità dei milanesi, Malpensa e Linate - ha detto il sindaco a margine dell?incontro sul commercio nel Mediterraneo organizzato questa mattina a Milano a Palazzo Mezzanotte - non si capisce perché un?impresa privata debba avere avuto delle sovvenzioni statali, con una sorta di monopolio sulla tratta Milano-Roma". Per Letizia Moratti, per mettere un punto alla questione Alitalia si deve fare una scelta: "O è una compagnia privata e allora non può avere queste facilitazioni, oppure deve capire che non si tratta delle comodità dei milanesi, ma di servire un territorio a vantaggio di tutti i milanesi". Penati: pronti al Linate day Dopo il Malpensa day, il partito democratico è pronto a dare vita a un?analoga iniziativa in difesa di Linate. Lo ha annunciato il presidente della Provincia, Filippo Penati, durante la conferenza stampa indetta per lanciare la raccolta firme promossa dal partito democratico in difesa di Linate e Malpensa. "C?è un forte attacco alle forze economiche e finanziarie dei milanesi. Se non bastasse la raccolta firme a spronare il governo, bisognerà fare una mobilitazione e non è escluso che dopo il Malpensa day ci sia un Linate day", ha specificato Penati. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il Nord sotto la neve: Milano-Lecco bloccata Ritardi e voli cancellati (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 5 del 2009-02-02 pagina 0 Il Nord sotto la neve: Milano-Lecco bloccata Ritardi e voli cancellati di Redazione Da ieri sera nevica su tutto il centro-nord (video). Al Sud le violente piogge causano forti danni. Nel Trapanese straripa un fiume: due morti. Stroncato dal freddo un clochard a Lecco. Porto chiuso a Genova Milano - Torna il maltempo. Torna la neve. Ancora maltempo da Nord a Sud del Paese, con la neve che è caduta abbondante anche in bassa quota nel centro nord, mentre le forti piogge hanno causato ancora danni al sud, con due morti nel trapanese: un uomo è stato travolto dalle acque di un fiume straripato, mentre un giovane ha perso la vita in un incidente stradale durante una forte nubifragio. E mentre nel cosentino sono state evacuate 500 persone, in tutta la Calabria interviene l?esercito per ripristinare la viabilità. Dalle Sicilia, infine è arrivato l?allarme per i danni agli agrumeti, "sono come risaie". Da ieri sera nevica su oltre 800 km della rete di autostrade per l?Italia, ma senza particolari disagi, secondo quanto riferisce la società nel fare il punto in un comunicato. Attivati i piani operativi di intervento, con circa 600 mezzi antineve per le operazioni invernali. Acqua alta a Venezia Il fenomeno dell?acqua alta, a Venezia, è previsto a 110 cm sul medio mare intorno alle due e mezza di questa notte. Il fenomeno è generato da una serie di circostanze negative legate al maltempo che imperversa sull?Italia. Per l?ufficio maree del comune di Venezia che ha annunciato il fenomeno si tratta di un "codice arancio". In pratica con l?alta marea a 110 cm risulterebbe invasa dall?acqua una parte consistente del centro storico di Venezia a cominciare, ovviamente dalle parti più basse, tra cui piazza San Marco. Chiuso il porto di Genova Pioggia e vento sulla costa e alture imbiancate dalla neve. Il maltempo annunciato è arrivato in Liguria provocando soprattutto disagi al traffico in città a Genova e su tutto il nodo autostradale genovese. Nel capoluogo ligure, a causa del vento, sono stati chiusi i terminal del porto cittadino e di Voltri. Lunghe code si sono formate stamani sulle autostrade in direzione di Genova sia da Levante che da Ponente. In particolare sono segnalati nove chilometri di coda sulla A12, da Nervi a Genova Est, e disagi e code anche sulla A10 a partire da Arenzano fino al bivio con la A26 a causa di un camion che si è messo per traverso e occupa tre careggiate. La neve ha imbiancato le alture del capoluogo. Non si segnalano particolari disagi. In azione i mezzi spargisale della Provincia. Aeroporti fermi Il maltempo sta creando forti disagi a Linate anche a causa della chiusura degli aeroporti londinesi per la forte nevicata che ha isolato la capitale inglese dove sono stati chiusi tutti i collegamenti. Lunghe le code agli sportelli di British Airways ma anche allo stand informativo di Alitalia che ha cancellato i voli diretti da Roma delle 12.30 e delle 13. Disagi si segnalano in genere su tutte le rotte. Al momento non ci sono voli in fase di partenza. Ripercussioni sui voli per il nord e centro Italia, in particolare Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna colpite dal maltempo, e per le avverse condizioni meteo che interessano anche Parigi, Londra, Madrid e Francoforte, si registrano oggi a Fiumicino. Finora nello scalo romano risultano cancellati sette voli per Milano Linate, quattro per Londra, due per Parigi, che questa mattina si è di nuovo svegliata imbiancata dalla neve, e uno ciascuno per Madrid, Francoforte, Torino, Parma e Bologna. Autostrade sotto la neve I fenomeni riguardano in particolare il nord del Paese e le seguenti arterie: A6: Torino-Savona; A7 Genova-Serravalle; A26 Genova Voltri-Gravellona Toce. In queste tre Autostrade è stato inoltre attivato il fermo temporaneo dei mezzi pesanti, con il loro accompagnamento nel tratto interessato dalla nevicata. Si consiglia ai mezzi pesanti che da Genova sono diretti verso nord di percorrere l?A12 Genova-Sestri Levante e l?A11 Firenze-Pisa e l?A1 Milano-Napoli. Viene consigliato il percorso inverso a chi da Milano deve raggiungere il capoluogo ligure. Autostrade per l?Italia invita i conducenti a mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità, prima di intraprendere il viaggio e a considerare tempi di percorrenza maggiori a causa dell?operatività dei mezzi spazzaneve. Sono consigliate catene a bordo o pneumatici invernali. Ci si può mantenere costantemente informati attraverso Isoradio sulle frequenze FM 103.3 ed attraverso i pannelli a messaggio variabile. Bloccata la Milano-Lecco Notevoli disagi a causa delle abbonanti precipitazioni nevose in provincia di Lecco. I problemi maggiori allo stato si registrano sulla rete viabilistica. La superstrada 36 Milano-Lecco-Colico è stata chiusa stamani in entrambi i sensi di marcia lungo il tratto Abbadia Lariana-Bellano a causa di un autotreno intraversatosi e finito sull?altra carreggiata rispetto alla sua corsia di marcia. Sono in corso le operazioni di recupero del mezzo. Grossi problemi di traffico e incolonnamenti anche sul troncone sud della superstrada, tra Lecco e Milano, in particolare all?altezza di Nibionno (Lecco). Problematica la circolazione anche in molti centri collinari. Clochard stroncato dal freddo a Lecco Un pensionato senza fissa dimora, G. T., di 75 anni, ufficialmente residente in provincia di Bergamo ma con familiari nel Lecchese, è stato trovato morto - stroncato con ogni probabilità dal freddo - nel rifugio notturno che aveva trovato in un cantiere di Olgiate Molgora (in provincia di Lecco). Il ritrovamento del cadavere è avvenuto la scorsa notte nel cantiere di un albergo in ristrutturazione nei pressi della stazione ferroviaria del comune lecchese. Sul corpo non sono stati trovati segni di violenza. Fiume straripa nel Trapanese Un infermiere dell?ospedale di Alcamo, Mario Melia, 60 anni, è morto travolto dalle acque del fiume San Bartolomeo a Castellammare del Golfo (Trapani). L?uomo alle 7 si trovava nella sua casa di campagna non lontana dal fiume quando è stato travolto da acqua e fango provenienti dall?alveo riempito dalle piogge degli ultimi giorni. Il corpo è stato recuperato nel pomeriggio dai Vigili del Fuoco, che hanno anche tratto in salvo anche una coppia di anziani rimasta isolata nella loro casa. Un giovane di 27 anni, Francesco Bellini, originario di Partanna (Trapani) è morto in un incidente stradale nella notte a Mazara del Vallo mentre era in corso un violento nubifragio. Il giovane, che viaggiava da solo, è finito contro il guard-raill. Esercito in campo in Calabria In Calabria l?attenzione ed il monitoraggio continuano ad essere costanti dopo l?ondata di maltempo che ha investito la parte tirrenica e che anche oggi a provocato la chiusura di alcune strade, di alcuni tratti delle ferrovia e l?evacuazione di 500 persone dalle loro case nella provincia di Cosenza. Per aiutare la popolazione è intervenuto l?Esercito, in particolare proprio per il ripristino della viabilità: sono stati mobilitati 120 uomini, un elicottero AB 212 e 72 mezzi, di cui 57 speciali, quali pale meccaniche, macchine movimento terra. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Colaninno e GF (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Spettacoli e Società Pagina 10250 Colaninno e GF Notizie in breve --> Oggi è il giorno della scelta per Daniela. Nella nuova puntata del Grande Fratello si tornerà a parlare della hostess ?pasionaria? su cui ha detto la sua anche Roberto Colaninno: «Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente»: così il presidente della nuova Alitalia ha risposto a Lucia Annunziata (nel programma ?In mezz'ora?), che gli ha chiesto se l'hostess che partecipa al GF sarà licenziata o meno. «Dopo di che di questa vicenda si è parlato anche troppo».

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La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 8 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 55 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 71 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 102 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.17 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (5 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jan 09 Battisti libero grazie a Carla Bruni. Ci risiamo. Dopo aver salvato la brigatista Marina Petrella, Carla Bruni in Srakozy avrebbe avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a non concedere all'Italia l'estradizione del terrorista Battisti. Lo scrivono i giornali brasiliani, ricordando che la coppia presidenziale francese ha trascorso le vacanze natalizie in Brasile, durante le quali ha incontrato il presidente Lula, inducendolo al dietro-front. Poco fa l'Eliso ha smentito, ma l'avvocato di Battisti, Eric Turon conferma: «Il presidente Sarkozy ha accettato di organizzare una riunione con il segretario nazionale della giustizia brasiliana, Romeu Tuma Jr, colloquio grazie al quale Battisti ha ottenuto lo status di rifugiato politico», ha detto al quotidiano Folha de S.Paulo. Insomma, il sospetto è fondato. Lo schema ormai è noto: lei ammalia, lui esegue. Diabolica, inqualificabile, pericolosissima Carlà. C'è ancora qualcuno disposto a cantarne le lodi? PS Segnalo questo godibilissimo pezzo di Stenio Solinas. Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 58 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jan 09 Svolta in vista, l'America preferisce i Paesi arabi ad Israele? Ricapitoliamo: giovedì all'Onu gli Usa si sono inaspettatamente astenuti e hanno permesso che venisse approvata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza su Gaza. Venerdì Obama ha annunciato di voler avviare trattative diplomatiche con l'Iran e ha permesso ai suoi tre collaboratori di spifferare al Guardian che intende parlare con Hamas; smentendo solo quando Fox News lo ha incalzato pubblicamente, ma senza convincere. In alcune dichiarazioni ha espresso simpatia per le sofferenze dei civili sia palestinesi che israeliani, mostrando un'equidistanza insolita per gli standard americani (e Hillary, nell'audizione di ieri, lo ha seguito). Nel frattempo i rapporti tra Bush e Obama sono diventati eccellenti con uno straordinario livello di coordinazione in economia e in politica estera. Mentre Obama apriva a Teheran, gli spin doctor della Casa Bianca passavano al New York Times la notizia secondo cui qualche mese fa Bush bloccò un raid israeliano sulla centrale iraniana di Natanz. Evidentemente innervosito dagli ultimi sviluppi, il premier israeliano Olmert ha dichiarato che è stato lui a ottenere da Bush l'astensione all'Onu sventando una manovra di Condoleezza Rice che, secondo Gerusalemme, voleva addirittura votare a favore. "Ho costretto il presidente americano a interrompere un discorso a Philadelphia", ha affermato Olmert e "la Rice è rimasta molto male". Ma il portavoce di Bush ha smentito immediatamente, precisando che la decisione di astenersi era stata presa prima della telefonata del capo del governo israeliano. Insomma, Washington e Gerusalemme hanno polemizzato pubblicamente. Intanto la stampa Usa, fiutando il vento, ha cominciato a cambiare tono nei reportage e nei commenti su Gaza. Il titolo di copertina del settimanale Time, ad esempio, è "Perché Israele non può vincere". Gli indizi sono chiari: tra Israele e gli Usa qualcosa si è rotto. O meglio: è Washington che ha deciso di allentare parzialmente i legami con quello che fino a ieri era il suo miglior alleato in Medio Oriente. Evidentemente gli Usa pensano che strategicamente l'amicizia dei Paesi arabi stia diventando più importante di quella di Israele. Per il petrolio? sì, ma non solo. Un Medio Oriente stabile diventa vitale per gli interessi di un'America che non ha più la forza e il prestigio di qualche anno fa e che deve far fronte alla crisi finanziaria. L'incognita maggior nel 2009 è la sostenibilità del debito pubblico americano che triplicherà rispetto al 2008. Qualcuno dovrà sottoscrivere i Buoni del Tesoro americani (vedi il post dell'8 gennaio) e se la Cina, come pare, intende ridurre gli acquisti, occorrerà trovare altri acquirenti. Chi? Certo non gli europei e probabilmente nemmeno i giapponesi. Chi ancora possiede notevole liquidità, nonostante il recente calo del greggio, sono i Paesi del Golfo, che potrebbero fare incetta di Treasury bonds. Un riposizionamento degli Usa nei confronti di Israele potrebbe risultare assai gradito agli sceicchi e se si considera che gli iraniani sono indispensabili per stabilizzare un Iraq a maggioranza sciita, l'analisi appare ancora più pertinente. Gli interessi americani convergono in questa direzione. Fine di un'era o crisi transitoria tra Usa e Israele? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 90 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Rodolfo de Trent: Ho dei seri dubbi che sia vera la non punibilità per la reiterazione del reato!! Credo che il... 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Crisi, Berlusconi: 40 miliardi di aiuti "Intercettazioni, raggiunta l'intesa" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 5 del 2009-02-02 pagina 0 Crisi, Berlusconi: 40 miliardi di aiuti "Intercettazioni, raggiunta l'intesa" di Redazione Il presidente del Consiglio spiega la linea del governo per fronteggiare la crisi economica: "Abbiamo messo a disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra che è compatibile con il debito pubblico. Sono soldi reali che andranno all'economia reale". E potranno diventare 80 miliardi Avellino - "Il governo ha messo a disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra che è compatibile con il debito pubblico" e che potrà arrivare anche fino a 80 miliardi di euro "grazie ai fondi europei". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla manifestazione Governincontra. "Sono soldi reali - ha aggiunto Berlusconi - che transiteranno dallo Stato all?economia reale". Il premier ha citato in particolare i fondi per le infrastrutture, i finanziamenti alle imprese e gli aiuti al settore auto. Credito al consumo "Per la crisi abbiamo fatto e stiamo facendo molto. A giorni vareremo un nuovo provvedimento per il credito a consumo e per garantire nuovi settori strategici. Abbiamo messo in porto - prosegue Berlusconi - anche riforme per colmare i ritardi del sistema Paese che abbiamo ereditato. Lo sappiamo che per realizzare grandi opere occorrono 10-15 anni ma stiamo agendo con la determinazione necessaria. Stiamo lavorando in tutti i modi anche per un ritorno in campo energetico attraverso il rilancio del nucleare e per accordi sulle forniture di gas. Io credo - conclude il premieri - che grazie a tutto questo il sistema in pochi anni sarà migliore". Sino a ora onorati gli impegni "Posso dire senza tema di essere smentito che in questi 9 mesi il governo ha lavorato molto bene. Abbiamo fatto tante cose positive in poco tempo. Non abbiamo mai promesso la luna, ma tutto quelle promesse fatte durante la campagna elettorale sono state mantenute". Il premier difende i risultati conseguiti fino adesso alla guida di palazzo Chigi e considera "utili e positive le iniziative che si inseriscono nel progetto Governicontra. Faccio i miei complimenti al ministro Rotondi". Intercettazioni, c'è l'accordo "Mi ero impegnato - rivela il premier - a combattere la violazione della privacy con pubblicazioni di conversazioni anche di persone non indagate. Anche quest?impegno, con molta difficoltà, è stato mantenuto, c?è un accordo nella maggioranza per limitarle solo ai reati più gravi e per un tempo massimo di 30 giorni prolungabile per altri 15". La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia. Mai Air France aveva fatto un?offerta per incamere i debiti pregressi. E non siamo stati noi a dire no ad Air France ma i sindacati". Autorevoli in politica estera "Con il nostro governo l?Italia ha recuperato autorevolezza in campo internazionale. Il governo Prodi era diviso su tutto, anche in politica estera, mentre ora c?è un governo coeso con una chiara linea europeista e atlantica". "La sinistra - prosegue Berlusconi - continua a criticarci dicendo che noi siamo la politica delle pacche sulle spalle, io invece - aggiunge ancora - sono convinto che i rapporti di amicizia siano fondamentali in politica estera". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Crisi, Berlusconi: "Quaranta miliardi di aiuti" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

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n. 5 del 2009-02-02 pagina 0 Crisi, Berlusconi: "Quaranta miliardi di aiuti" di Redazione Il presidente del Consiglio spiega la linea del governo per fronteggiare la crisi economica: "Abbiamo messo a disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra che è compatibile con il debito pubblico. Sono soldi reali che andranno all'economia reale". E potranno diventare 80 miliardi Avellino - "Il governo ha messo a disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra che è compatibile con il debito pubblico" e che potrà arrivare anche fino a 80 miliardi di euro "grazie ai fondi europei". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla manifestazione Governincontra. "Sono soldi reali - ha aggiunto Berlusconi - che transiteranno dallo Stato all?economia reale". Il premier ha citato in particolare i fondi per le infrastrutture, i finanziamenti alle imprese e gli aiuti al settore auto. Senza finanziaria prezzo più pesante "Se non avessimo fatto la finanziaria prima dello scoppio della crisi, avremmo pagato un prezzo pesantissimo, molto più oneroso". In pochi mesi - ha detto il premier - l?Italia ha acquisito autorevolezza all?estero come mai prima, nei rapporti diplomatici, e in particolare di fronte all?esplosione della crisi finanziaria. Siamo stati i primi, dopo lo scoppio della crisi, a garantire la solidità del sistema bancario e a dire che nessuno avrebbe perso un euro". Credito al consumo "Per la crisi abbiamo fatto e stiamo facendo molto. A giorni vareremo un nuovo provvedimento per il credito a consumo e per garantire nuovi settori strategici. Abbiamo messo in porto - prosegue Berlusconi - anche riforme per colmare i ritardi del sistema Paese che abbiamo ereditato. Lo sappiamo che per realizzare grandi opere occorrono 10-15 anni ma stiamo agendo con la determinazione necessaria. Stiamo lavorando in tutti i modi anche per un ritorno in campo energetico attraverso il rilancio del nucleare e per accordi sulle forniture di gas. Io credo - conclude il premieri - che grazie a tutto questo il sistema in pochi anni sarà migliore". Sino a ora onorati gli impegni "Posso dire senza tema di essere smentito che in questi 9 mesi il governo ha lavorato molto bene. Abbiamo fatto tante cose positive in poco tempo. Non abbiamo mai promesso la luna, ma tutto quelle promesse fatte durante la campagna elettorale sono state mantenute". Il premier difende i risultati conseguiti fino adesso alla guida di palazzo Chigi e considera "utili e positive le iniziative che si inseriscono nel progetto Governicontra. Faccio i miei complimenti al ministro Rotondi". Intercettazioni, c'è l'accordo "Mi ero impegnato - rivela il premier - a combattere la violazione della privacy con pubblicazioni di conversazioni anche di persone non indagate. Anche quest?impegno, con molta difficoltà, è stato mantenuto, c?è un accordo nella maggioranza per limitarle solo ai reati più gravi e per un tempo massimo di 30 giorni prolungabile per altri 15". La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia. Mai Air France aveva fatto un?offerta per incamere i debiti pregressi. E non siamo stati noi a dire no ad Air France ma i sindacati". Autorevoli in politica estera "Con il nostro governo l?Italia ha recuperato autorevolezza in campo internazionale. Il governo Prodi era diviso su tutto, anche in politica estera, mentre ora c?è un governo coeso con una chiara linea europeista e atlantica". "La sinistra - prosegue Berlusconi - continua a criticarci dicendo che noi siamo la politica delle pacche sulle spalle, io invece - aggiunge ancora - sono convinto che i rapporti di amicizia siano fondamentali in politica estera". Rifiuti, rispetteremo gli impegni Rivolgendosi al ministro dell?Attuazione del programma Gianfranco Rotondi il Cavaliere ha detto: "Mi hai segnalato che nei Comuni dell?alta Irpinia sono sorti dei problemi a causa delle nuove discariche. Voglio subito tranquillizzare i sindaci che sono lì da voi. Il completamento del termovalorizzatore di Acerra è ormai vicino e anche lo stato di avanzamento degli appalti degli altri impianti consentirà di superare l?emergenza e risolvere una volta per tutte il problema dello smaltimento in questa regione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Eterna campagna elettorale di Berlusconi: contro la crisi 40 miliardi. Anzi no, 80 (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Eterna campagna elettorale di Berlusconi: contro la crisi 40 miliardi. Anzi no, 80 (ra. c.) Gioca a lascia o raddoppia il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. E lo fa con i fondi anticrisi che, a suo dire, sono stati messi a disposizione dal governo per far uscire il paese dalla crisi. Nel corso di una telefonata a ?Governincontra? ad Avellino, il premier riscrive i conti dei primi mesi del suo governo: finora si era sempre parlato di 5 miliardi messi a disposizione dal governo per la crisi, ma Berlusconi ha rifatto i conti sostenendo che «i provvedimenti presi valgono 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni e sono soldi reali che transitano dallo stato all?economia reale e che potranno salire a 80 miliardi grazie ai fondi europei». Nel preannunciare per i prossimi consigli dei ministri nuovi provvedimenti a sostegno di settori industriali strategici come auto e componentistica e del credito al consumo, il premier si spinge anche oltre fino a sostenere che i debiti di Alitalia (pari a 4 miliardi) saranno pagati dalla Cai e non dai cittadini. Il Pd definisce gravissime queste affermazioni e chiede chiarimenti.

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passa da linate il futuro di fiumicino - massimo riva (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina VII - Roma PASSA DA LINATE IL FUTURO DI FIUMICINO MASSIMO RIVA La nuova Alitalia ha preso il volo indicando come sua base principale ? il cosiddetto "hub" ? l´aeroporto di Fiumicino. Per le istituzioni politiche locali (Comune, Provincia e Regione) questa è stata una battaglia vinta, anche se con perdite piuttosto elevate: il numero complessivo dei voli dallo scalo capitolino è stato comunque ridimensionato, mentre la maggior parte di lavoratori cassintegrati o addirittura lasciati a terra si concentra proprio nell´area romano-laziale. Il punto più serio, tuttavia, è che questa vittoria è ben lontana dall´aver posto fine alla domestica guerra degli aeroporti. Il sindaco Alemanno ha un bel dire che quello di "Malpensa è un aeroporto inventato, un sito che non esiste?". In realtà, la minaccia che lo scalo lombardo possa riproporsi come hub alternativo a quello romano è più che mai aperta. Non lo dicono soltanto i vari Formigoni o Moratti che potrebbero essere ispirati da interessato strabismo campanilistico. A tener viva la questione è lo stesso amministratore delegato della nuova compagnia, Rocco Sabelli, che ha dichiarato in proposito che per lui "la scelta migliore sarebbe Malpensa". Soggiungendo, per fortuna dello schieramento romano-laziale, che una decisione in tal senso resta però condizionata dal problema Linate. Ovvero dalla drastica riduzione dello scalo cittadino milanese a sede dei soli voli fra il capoluogo lombardo e la capitale. Questa posizione di Sabelli ha una logica fin troppo chiara. Linate è da sempre la maggior spina nel fianco di Malpensa perché offre alle maggiori compagnie concorrenti di Alitalia la comoda opportunità di attirare passeggeri, soprattutto "business", nei propri hub europei da dove poi farli proseguire per le più battute rotte intercontinentali. Cosicché, nei prossimi mesi, sarà paradossalmente il destino di Linate il campo sul quale si deciderà lo scontro finale tra Fiumicino e Malpensa. Finora gli esponenti degli enti locali lombardi sembrano offrire un aiuto insperato al partito di Fiumicino, insistendo nel voler salvare insieme la capra di Linate e i cavoli di Malpensa. Il giorno in cui a Milano si dovesse comprendere l´insostenibilità di questa strategia, per Roma saranno guai.

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"alle europee ci vogliono cancellare" e il governatore sceglie di trattare - emanuele lauria (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

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Pagina III - Palermo Dalle difficili alleanze per la corsa a Strasburgo alle defezioni interne. Le spine del leader autonomista "Alle europee ci vogliono cancellare" E il governatore sceglie di trattare Messaggio a Roma per ammorbidire lo sbarramento L´addio della vice capogruppo all´Ars riaccende lo scontro Palermo-Catania EMANUELE LAURIA (segue dalla prima di cronaca) «Scacco dalla regina», diceva ieri sera scherzando un dirigente del Pdl. Dove la regina sarebbe lei, Marianna Caronia, la deputatessa che ha abbandonato Lombardo e l´Mpa additando con sdegno il trasversalismo del governatore. Fra i costituenti siciliani del popolo della libertà ci sono pochi dubbi: la Caronia, irrequieta guida degli autonomisti del Capoluogo finché non sono arrivati Musotto e Vernuccio, finirà alla corte del Cavaliere. Anche se l´interessata nega, alla decisione non sarebbero estranee le sirene dell´area Schifani-Alfano. Pure l´Udc, per inciso, corteggia la transfuga. Un ruolo non secondario, in questa decisione, l´avrebbe avuto il papà dell´onorevole, Giuseppe Caronia, segretario della Uil trasporti che ha rappresentato l´ala sindacale "morbida" nella trattativa con Berlusconi sulla vicenda Alitalia-Cai. E ai vertici dell´Mpa, con un filo di perfidia, si ricorda che Caronia senior aveva chiesto agli autonomisti una candidatura per le Europee. «Marianna ha preferito il calduccio del sistema di potere palermitano alle battaglie per l´innovazione», commenta il presidente dei senatori autonomisti Giovanni Pistorio. Dando sostanza all´impressione che, nella maggioranza in lite, sia in corso una furiosa campagna acquisti. Dalla quale, finora, il movimento per le autonomia è uscito in perdita. Sono andati via due deputati - la Caronia e Marco Forzese, passato all´Udc - e ne è arrvato solo: Francesco Musotto, rimasto però prudentemente nel gruppo misto e tutt´altro che felice di quel che sinora gli ha riservato la nuova esperienza: «Sì, mi aspettavo qualcosa in più - afferma l´ex presidente della Provincia di Palermo - Non è un fatto personale: sono pazientemente in attesa di una svolta, specie per quanto riguarda la spesa dei fondi europei. I tempi d´azione del governo sono troppo lenti, se rapportati alla crisi economica in atto». In ogni caso, nel momento di maggiore tensione all´interno del centrodestra, il partito di Lombardo si indebolisce. L´addio della Caronia segue quello di tre consiglieri comunali dell´Mpa, Giovanni Di Maggio, Franco Orlando e Agostino Genova. La Colomba perde quota nel Capoluogo. E autorizza la Caronia ad attaccare «il partito dei catanesi». Portando, come esempio anche di una «mancanza di democrazia interna», il caso dei delegati al prossimo congresso nazionale dell´Mpa, in programma a fine febbraio. «L´ufficio politico del partito - dice l´ormai ex esponente dei lombardiani - aveva stabilito che la quota dei delegati per provincia sarebbe stata assegnata in proporzione al numero dei voti raccolti alle Regionali. Ma una disposizione giunta dall´alto ha cancellato questa regola, stabilendo che valgono solo i voti delle Politiche, competizione nella quale non è stato eletto alcun palermitano. Morale: al congresso - dice la Caronia - saranno molti di più gli esponenti catanesi». Il graffio della pasionaria fa aumentare le preoccupazioni di Lombardo, in questi giorni particolarmente irritato per la norma sullo sbarramento al 4 per cento per le Europee, da oggi all´esame di Montecitorio. E il risentimento, nei confronti degli alleati che sostengono questa legge, ha pesato sulla crisi siciliana riesplosa alla fine della scorsa settimana. «è in atto un tentativo di eliminarci», ha detto ieri il governatore a «Otto e mezzo». L´Mpa rischia di non riuscire a fare eleggere alcun europarlamentare. Visti i tempestosi rapporti con i compagni di coalizione, impossibile pensare a un´alleanza elettorale con l´Udc, difficile credere a un´ospitalità da parte del Pdl nelle proprie liste, c´è uno spiraglio di intesa con la Lega ma nel 2006 non andò benissimo. E allora: «Apriremo le porte ad altre forze minori», aggiunge Lombardo. Lanciando, però, davanti alle telecamere di La7 un appello neanche velato al Pdl: il via libera a un emendamento che preveda uno sbarramento "regionale" all´8 per cento, in forza del quale l´Mpa centrerebbe almeno un seggio in Sicilia. La richiesta di una ciambella di salvataggio che, in un clima da lotta armata, non potrebbe mai essere accolta. Ieri Lombardo, con qualche sorpresa degli alleati, ha aperto al dialogo sulle riforme. Magari non è stato un caso.

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atitech, vertice con lonardo e cozzolino "ora serve un incontro con il governo" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

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Pagina II - Napoli Regione Atitech, vertice con Lonardo e Cozzolino "Ora serve un incontro con il governo" Una cordata di imprenditori locali pronta a entrare nella compagine azionaria di Atitech; Cai disposta a farne parte «a condizioni di mercato» e la Regione pronta al suo contributo «per garantire - come ha detto il presidente del consiglio regionale, Sandra Lonardo - ai lavoratori dell´azienda il trattamento di integrazione salariale straordinario». è quanto emerso dall´incontro tecnico di ieri tra Cai, la giunta regionale e il consiglio, per discutere sulla questione Atitech e sul trasporto aereo regionale. Guido Improta, responsabile enti locali di Cai, ha assicurato che «non c´è stato alcun disimpegno di Cai nei confronti di Napoli. Dal 13 gennaio è stato avviato un nuovo network integrato con rete di collegamenti Alitalia e Air One, cercando di lasciare inalterati i voli e razionalizzando gli operativi laddove c´erano duplicazioni». «Su Atitech ci sono state delle manifestazioni di interesse di imprenditori locali che la Regione ha incoraggiato e che ha portato all´attenzione del governo, con il quale ora serve un incontro», ha detto l´assessore regionale alle Attività produttive Andrea Cozzolino. Contro l´avvio di Cai si è mostrato critico l´amministratore delegato della Gesac, Mauro Pollio, che ha sottolineato la riduzione di voli e passeggeri in transito a Capodichino dal 13 gennaio, data di avvio della nuova compagnia.

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una raccolta di firme per linate - stefano rossi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Milano Una raccolta di firme per Linate E il consiglio comunale vota compatto una mozione Pd Nel documento si esprime la preoccupazione per il Forlanini e si impegna il sindaco a tutelare i due scali lombardi STEFANO ROSSI Per salvare Linate, il Pd lancia una raccolta di firme attraverso i 160 circoli cittadini e il sito del partito il 14, 15 e 16. Probabile un gazebo in piazza san Babila. è la risposta alla pretesa di Cai Alitalia di azzerare l´aeroporto milanese dopo aver accettato il pesante ridimensionamento di Malpensa. «Registriamo - dice il coordinatore provinciale del Pd, Ezio Casati - il silenzio di Forza Italia e An, favorevoli alle scelte romane a scapito di quelle milanesi, mentre la Lega fa demagogia. Chiediamo ai parlamentari milanesi, anche del centrodestra, di appoggiare questa battaglia». Per ora aderisce Bruno Tabacci dell´Udc, altri secondo Casati avrebbero declinato, «compreso il leghista Matteo Salvini». A livello locale, invece, il consiglio comunale raccoglie subito la sollecitazione, approvando all´unanimità (42 voti) una mozione presentata dal capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, che esprimendo «la profonda preoccupazione del consiglio» per Linate impegna sindaco e giunta a tutelare i due scali. Il centrodestra dice sì: «I due aeroporti vanno salvaguardati - dice il capogruppo Fi Giulio Gallera - se poi la Cai vuole concentrarsi su Malpensa va benissimo». Commenta Majorino: «è la prima volta, nelle ultime settimane, che una istituzione si esprime in modo così chiaro a favore di Linate. Un messaggio che nessuno, nemmeno il governo Berlusconi, può ignorare». Infine, ci sono un comitato «Per salvare Linate» del consigliere provinciale socialista Roberto Caputo, che ha raccolto 172 adesioni, e il ricorso che Assoconsumatoritalia presenterà all´antitrust europeo contro il monopolio Cai. Anche il sindaco attacca il presidente di Cai Alitalia, Roberto Colaninno: «Spero che le sue dichiarazioni siano state mal riportate, quando dice che Alitalia è un´impresa privata e non vuole pagare i costi delle comodità dei milanesi fra Malpensa e Linate. Se davvero Alitalia è un´impresa privata, non si capisce perché abbia sovvenzioni statali con una sorta di monopolio sulla Milano-Roma. Non si tratta delle comodità dei milanesi ma di servire un territorio a vantaggio dell´intero Paese». «Linate non è una comodità ma una risorsa», chiosa il presidente della Camera di commercio, Carlo Sangalli. Ed Easy Jet si veste da cavaliere bianco: «Siamo pronti a salvare Linate, abbiamo già chiesto 30 nuovi slot», svela FranÇois Bacchetta, general manager della compagnia per il Sud Europa.

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slot vuoti, il colombo non vola più - massimo minella (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

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Pagina I - Genova Il caso Indagine del ministero: aeroporto utilizzato solo al 28 per cento delle sue possibilità Slot vuoti, il Colombo non vola più MASSIMO MINELLA Che non andasse bene, non era una novità. Ma che l´aeroporto di Genova lavorasse sostanzialmente sotto il trenta per cento delle sue potenzialità, ancora non era emerso con tanta chiarezza. Il dato circola da giorni al ministero dei Trasporti, all´interno di una dettagliata analisi condotta in tutti i principali scali della Penisola relativa al rapporto fra i movimenti massimi consentiti per ogni ora e quelli effettivamente compiuti (per movimento si intende un decollo o un atterraggio). Non si tratta, in sostanza, di un dato assoluto, ma di un numero variabile da scalo a scalo e quindi realmente indicativo dell´andamento di un aeroporto. Così, se ad esempio Fiumicino può concedersi il lusso di novanta movimenti all´ora, tutti saturati, Genova deve accontentarsi di sedici, per le caratteristiche della sua pista e per altri indicatori che concorrono alla valutazione finale. Il fatto è che il dato del ministero, per Genova, parla di 4,5 movimenti all´ora su 16, che si traduce appunto in un utilizzo del 28 per cento. Perde quindi di spessore anche la vecchia querelle sugli "slot", gli spazi in cui è consentito volare. A Genova ce ne sono da vendere. Basta solo avere la voglia di occuparli. E qui si innesta l´altro ragionamento. Al di là degli sforzi della società aeroportuale, che cerca di reagire alla crisi e incassa una positiva crescita dei propri traffici, va colmata al più presto la lacuna creata dal decollo di Cai. Con la nuova compagnia aerea nata dalle ceneri della vecchia Alitalia e che ha assorbito Air One, sono scesi i collegamenti giornalieri fra Genova e la capitale. Trattative con altri vettori, ce ne sono da mesi. Si parla soprattutto di Air Vallée e di Blue Panorama. Ma anche su questo fronte, non ci sono novità, perché la trattativa esiste ma è ancora lontana dalla sua formalizzazione. Nessuno, infatti, si è ancora presentato al ministero e ai suoi enti competenti chiedendo ufficialmente gli "slot" per volare quotidianamente da Genova a Roma. Quindi, bisogna aspettare.

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mambo Se La Russa provasse a lavorare? (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

mambo Se La Russa provasse a lavorare? Qualche giorno fa mi sono occupato di Maurizio Gasparri che, nel Giorno della Memoria, si era occupato della hostess Alitalia del Grande Fratello chiedendone il licenziamento. Gasparri mi ha telefonato amichevolmente rivendicando il proprio zelo perché scandalizzato dal fatto che tanti poveri dipendenti della compagnia di bandiera fossero finiti in cassa integrazione mentre la signorina in questione se la godeva in tv. Resto dell'idea che i politici che occupano posti di prima linea dovrebbero disinteressarsi del gossip, ma ho ritenuto valide le spiegazioni di Gasparri. Non so che cosa dirà, invece, il ministro La Russa quando leggerà che sto dedicando a lui le stesse parole di sorpresa che avevo speso per Gasparri. Ieri Ignazio La Russa ha imperversato sulle agenzie di stampa come fa ogni giorno (lavorare no?). Prima ha annunciato che non si sarebbe recato, per protesta contro il caso Battisti, a vedere la partita Italia-Brasile. Poi ha dettato il suo pronostico sul prossimo derby Milan-Inter. La Russa è interista ma non si fa i fatti suoi. Nei giorni cruciali della possibile dipartita verso Manchester di Kakà, e della polemica sull'impiego di militari nelle città, aveva rilasciato impegnative dichiarazioni sul fuoriclasse milanista. C'è stato un tempo in cui i politici sono stati convinti dai loro spin doctor che dovevano apparire uguali ai cittadini. C'è un altro tempo, è questo, in cui la gente vorrebbe che i politici si concentrassero solo sul proprio lavoro. Chiediamo troppo? di Peppino Caldarola 03/02/2009

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Alitalia, il reality del licenziamento (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, il reality del licenziamento LICENZIataPer Daniela Martani, l'hostess dell'Alitalia protagonista del Grande Fratello, è in arrivo la lettera di licenziamento. A dirlo sono i suoi avvocati dopo che il presidente Colaninno aveva annunciato che la vicenda sarebbe stata trattata «in maniera molto severa ed intransigente».

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vento e mare agitato cancellati quattro voli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Bari Allarme meteo Vento e mare agitato cancellati quattro voli Allerta meteo su tutta la Puglia per i venti che fino a domenica soffieranno sulla regione, con raffiche fino a 60 nodi. Ieri le condizioni avverse hanno rischiato di paralizzare anche il traffico aereo: i voli programmati in partenza dall´aeroporto di Bari non hanno potuto raggiungere alcune destinazioni bloccate dalla neve. Quattro partenze cancellate: non sono mai decollati un MyAir diretto a Parigi, un Alitalia per Milano Malpensa e un RyanAir per Londra Stansted. Cinque voli non sono invece mai atterrati al Karol Wojtyla. Ai disagi al trasporto aereo ieri si sono aggiunti i problemi sulle strade nel Sud-Est barese: le raffiche di vento di scirocco, che ieri hanno raggiunto i 55 nodi, con alberi divelti, cartelloni e detriti sull´asfalto, hanno rischiato di creare danni agli automobilisti su statali e provinciali fin dalle prime ore della mattina. Il vento di scirocco proseguirà almeno fino a domenica prossima secondo gli esperti: uno stato che ha determinato l´allerta meteo su tutta la regione. Ionio e alto Ionio sono in burrasca, mentre il basso Adriatico è mosso o molto mosso. L´ondata fortissima di vento però, secondo le previsioni del consulente scientifico di Arpa Puglia Vitantonio Laricchia, dovrebbe attenuarsi a partire da giovedì prossimo.

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Contro la crisi Berlusconi annuncia ottanta miliardi Dove sono nessuno lo sa (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Contro la crisi Berlusconi annuncia ottanta miliardi Dove sono nessuno lo sa Ancora slogan e cifre annunciate sui mass media. Finora il governo non ha stanziato un euro contro la crisi. I provvedimenti varati sono restrittivi: lo Stato ci guadagna. Per l'auto risorse al prossimo consiglio. Forse. Mentre l'economia italiana sprofonda, il presidente del consiglio dà numeri a vanvera. Parla di 40 miliardi già stanziati, che potrebbero diventare il doppio con i fondi Ue. Peccato che sia semplicemente falso, visto che finora tutte le misure adottate (dalla manovra d'estate al decreto anticrisi) sono restrittive: lo Stato non investe ma risparmia. Ogni voce è coperta con un'altra voce già finanziata, si toglie da una parte e si mette in un'altra. Quei 16,6 miliardi per le infrastrutture indicati, quei 10 miliardi (dove?) per le imprese, quei 6 miliardi sull'Iva o gli 8 per gli ammortizzatori o sono fondi già esistenti, oppure sono numeri solo annunciati sui giornali per ora. «Dopo 10 manovre di finanza pubblica da giugno a dicembre - dichiara Stefano Fassina - non vi è un euro aggiuntivo per affrontare la crisi. Gli 80 miliardi di euro strombazzati anche oggi dal premier sono risorse interamente previste in Bilancio ben prima della crisi». Ma Silvio Berlusconi non teme di fare proclami oontani dalla realtà. Addirittura afferma che i debiti di Alitalia sono finiti in capo a Cai. «È gravissimo» replica Tiziano Treu. PAESE FERMO La realtà fotografa un paese che deve combattere con continui tagli di spesa. Le Regioni fanno l'altolà sui fondi per la formazione, i Comuni denunciano l'impossibilità di chiudere i bilanci, ieri gli assessori al sociale di Legautonomie riuniti in un convegno hanno fatto i conti con lo stop al piano- casa e con i tagli alle politiche per i più deboli. Il Paese è fermo. Maurizio Sacconi ammette: per gli ammortizzatori si è aperta una trattativa con le Regioni, ci vorrà una settimana per chiuderla. Il prossimo consiglio dei ministri dovrebbe deliberare sugli aiuti all'auto (lo dice Berlusconi): ma non si esclude l'ennesimo rinvio. Intanto Giulio Tremonti in un'intervista radiofonica conferma la sua politica di rigore. «Non possiamo fare più spesa pubblica di quella che ci è consentita - dichiara il ministro dell'Economia - perché dobbiamo considerare anche la concorrenza degli altri paesi». Ai Comuni in rivolta manda a dire che «la legge è uguale per tutti» (in realtà il patto di stabilità europeo è molto diverso da quello interno), rivelando che la Cassa depositi e prestiti ha già erogato 8 miliardi per investimenti degli enti locali. Dunque, nessun blocco degli investimenti secondo il ministro. Eppure a denunciare l'impraticabilità delle ultime disposizioni per i Comuni è stata ieri anche Letizia Moratti, sindaco di centrodestra (anche se spesso in rotta di collisione con il ministro). Sugli ammortizzatori il ministro si è detto fiducioso: «Una strada si troverà». Tra le molte dichiarazioni, anche una «semi- difesa» dell'ex governatore Antonio Fazio: «Faceva cose giuste in modo sbagliato». Detto dopo averlo defenestrato, suona quasi come una conversione. Intanto ieri le Regioni hanno tenuto il primo incontro tecnico sui fondi per gli ammortizzatori, iniziato con l'altolà di Vasco Errani: «Il fas non è un bancomat». BIANCA DI GIOVANNI ROMA bdigiovanni@unita.it

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l'hostess pasionaria accusa "cai contro di me, lascio il gf" - roberto rombi roma (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina 40 - Spettacoli L´hostess pasionaria accusa "Cai contro di me, lascio il GF" Tra le lacrime: "Hanno violato i diritti dei lavoratori" Il sindacato: "Per il nostro contratto se non rientrava doveva essere licenziata" ROBERTO ROMBI ROMA Daniela Martani ieri sera è uscita dalla casa del Grande Fratello. La hostess chiamata la pasionaria nei giorni dell´agonia dell´Alitalia, diventata celebre per la fotografia, pubblicata su tutti i giornali, dove appariva con un cappio, ha deciso per il lavoro rinunciando alle sue speranze di entrare nel mondo della televisione. Rischiava il licenziamento dalla Cai perché era entrata nella casa del Grande Fratello senza dare nessun avviso della sua assenza. Alessia Marcuzzi l´ha invitata quindi a andare nel corridoio dove si aprivano due porte, una verso l´esterno, l´altra per rientrare nella casa. Su tacchi altissimi la ragazza si è avviata turbata. E l´apparizione della mamma ha dato il via alle sue lacrime. La signora Martani ha fatto un appello al buonsenso: «Non siamo tranquilli pensando a quello che sta accadendo con Alitalia. Pensaci bene». «Irrazionalmente» ha detto la Martani piangendo «tornerei dentro la casa. Ma c´è una ritorsione verso di me da parte della Cai. Non ho avuto la possibilità di esercitare un mio diritto, quello di chiedere l´aspettativa. Mi si vuole colpire. La Cai ha violato il diritto di moltissimi lavoratori». Alessia Marcuzzi incalza perché Daniela Martani prenda una decisione definitiva. «Devo difendere il mio diritto al lavoro» conclude affranta la ragazza «come devo difendere quello dei miei colleghi che hanno perso il posto. Per questo non potrei più rientrare nella casa. Quindi esco». Grandi applausi per la decisione che è venuta dopo un lungo confrontarsi con se stessa. «Solo una mente diabolica» si sfoga la Martani «avrebbe potuto pensare di mettersi un cappio al collo per partecipare al Grande Fratello. Ora non so con che spirito potrei rimanere qui dentro rinunciando a lottare per un risarcimento morale. Col cuore rimango nella casa, con la testa so che devo uscire». Asciugandosi gli occhi ha aggiunto: «Sono rimasta commossa da quello che ha detto mia madre: i miei sono convinti che il lavoro fisso è una sicurezza per tutta la vita. Ma la mia passione sono il canto e la recitazione». Così è uscita questa ragazza che dal suo ingresso al Grande Fratello ha suscitato una serie di polemiche. Nei suoi confronti aveva preso posizione anche il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno che ha dato istruzioni all´ufficio del personale di «trattare questa vicenda in maniera molto severa ed intransigente. Di questa vicenda abbiamo parlato fin troppo». E Marco Veneziani, pilota e segretario nazionale della Uil, non è disposto a fare grandi battaglie sul caso Martani: «Se lei intende fare il suo mestiere, ha fatto bene ad andarsene dalla casa del Grande Fratello. Il nostro contratto» aggiunge «non prevede che si possano prendere giorni di aspettativa per partecipare a un reality e l´azienda, se non rientra al lavoro, ha tutto il diritto di licenziarla».

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<Basta privilegi a Cai, su Linate serve concorrenza> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-03 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE «Basta privilegi a Cai, su Linate serve concorrenza» Moratti contro il piano di Colaninno. La compagnia EasyJet: pronti a investire su Milano In consiglio approvata una mozione bipartisan: pronti a scendere in piazza se il governo non tutela gli scali lombardi Tra Alitalia e Milano l'armistizio ha retto giusto un paio di settimane. A rompere la tregua, domenica scorsa, il presidente della compagnia. «Siamo un'azienda privata e non possiamo pagare le comodità dei milanesi accollandoci le diseconomie che derivano dal gestire insieme sia Malpensa, sia Linate », ha detto Roberto Colaninno intervistato su Raitre da Lucia Annunziata. La risposta di Letizia Moratti è arrivata a stretto giro: «Non si capisce perché un'impresa privata debba contare sul monopolio Roma-Milano ». «In ballo non c'è la comodità dei milanesi — ha aggiunto il sindaco — ma il servizio a un territorio a vantaggio di tutto il Paese». Porte sbattute Nelle tre settimane che separano l'affondo pubblico di Letizia Moratti contro Alitalia dell' 11 gennaio scorso (sempre davanti alle telecamere di In mezz'ora) e l'uscita di Colaninno domenica, si era tentata la via del dialogo. Ma ora Milano e Alitalia tornano a sbattersi la porta in faccia. «Ho una visione diversa da quella di Colaninno — ha sottolineato ieri anche il presidente della Regione, Roberto Formigoni —. Credo che Malpensa e Linate possano convivere, ciascuno con la propria funzione. Il Forlanini non va annullato come vorrebbe Cai». «L'aeroporto di Linate non è una comodità, ma un'opportunità — ha ribadito il presidente della Camera di Commercio, Carlo Sangalli —. Milano è così importante che due scali non solo convivono, ma sono necessari». Stranieri all'attacco I tavoli tecnici con Alitalia, in Sea come in Regione, restano aperti. Ma il margine d'azione è sempre più ristretto. E così alzano la testa le compagnie straniere. «Cai guarda soprattutto ai propri interessi e non a quelli dei consumatori - attacca Francois Bacchetta, general manager di EasyJet per il Sud Europa -. Abbiamo già chiesto 30 slot a Linate e 40 a Fiumicino e siamo pronti a batterci per ottenerli. Affermare che Milano sia troppo piccola e troppo poco importante per avere due aeroporti è uno schiaffo alla città». Intanto Lufthansa Italia è partita ieri con i primi voli da Malpensa. I tedeschi hanno promesso un ricorso all'antitrust europeo contro Alitalia. «E' una decisione corretta — approva Formigoni — con buone possibilità di successo». Dal canto suo Sea non fa che chiedere da mesi la liberalizzazione delle rotte su Malpensa. «La nostra intenzione è di avviare negoziati con i Paesi veramente interessati», ha detto ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Secondo il titolare della Farnesina per rinegoziare i diritti di volo potrebbe bastare un anno (in passato si era parlato di almeno 24 mesi). Fronte bipartisan Prove di fronte bipatisan in difesa di Linate e Malpensa, ieri, in Comune. Il consiglio ha approvato all'unanimità una mozione del Pd in cui si impegna la giunta «a sviluppare tutte le iniziative necessarie a tutelare il futuro degli aeroporti». Il Pd provinciale ha lanciato una raccolta di firme in difesa degli scali. «Se il governo risponderà col silenzio, siamo pronti a scendere in piazza», promette Ezio Casati, segretario del Pd metropolitano. «Molti dei nostri negozi firmeranno — prevede Giorgio Montingelli, rappresentante delle associazioni di via dell'Unione del Commercio —. Nonostante la maggioranza degli associati abbia simpatie per il centrodestra». Rita Querzé

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Volareweb, comprata per 39 milioni e cancellata (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-03 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Inchiesta La compagnia, fallita, fu acquistata dall'ex Alitalia con soldi pubblici Volareweb, comprata per 39 milioni e cancellata Per salvare la compagnia low cost Volareweb sono stati spesi 39 milioni di euro di denaro pubblico, è stata modificata una legge ad hoc e - secondo la procura di Busto Arsizio - è stata pure truccata la gara d'asta in modo che la compagnia finisse tra le braccia di Alitalia. Quando Cai ha assunto il controllo di quest'ultima, ha cancellato Volareweb e ne ha messo in cassa integrazione gran parte dei dipendenti. E' una storia tutta italiana - quella del tormentato vettore di Gallarate dove interessi locali e opportunismo politico hanno il sopravvento su qualunque altro criterio guida. La realtà dei fatti è che, da un mese circa, Volareweb è solo un'azienda fantasma: il sito dal quale era possibile prenotare on line voli a basso costo per l'Italia e l'Europa è scomparso e ad ogni clic si viene automaticamente indirizzati sul sito di Alitalia; gli slot che appartenevano alla compagnia sono stati presi da Cai, che mette però in vendita i biglietti a tariffe normali. Dei dipendenti, 160 circa sono in «cassa», qualche pilota è passato ad Alitalia e una pattuglia di impiegati rimane in servizio per portare a termine la procedura fallimentare. Un epilogo lontano anni luce dalle ambizioni con cui era nata Volareweb (all'inizio semplicemente Volare): fondata da un gruppo di industriali del Nordest per far concorrenza ai colossi dei cieli, nel giro di pochi anni era finita a picco in un mare di debiti, spese pazze e dirigenti arrestati. Per scongiurarne la scomparsa nel 2005 era stata appositamente modificata la legge Marzano: la massa debitoria di Volareweb era troppo piccola per usufruire del beneficio con il quale vengono salvate aziende di grande rilevanza e la norma, per volontà della Lega che nel Varesotto ha la sua cassaforte elettorale, era stata modificata. Affidata a un commissario governativo (come Parmalat) e risanata, la compagnia low cost era stata rimessa sul mercato; a sorpresa era stata aggiudicata ad Alitalia (siamo nel 2006) già sommersa dai debiti, che per assicurarsi il piccolo vettore aveva sborsato 39 milioni di euro. Fino all'epilogo di questi giorni. «Non è certo questo l'esito che avevamo sperato - commenta oggi Marco Sartori che fu vicecommissario di Volare durante l'applicazione della Marzano - e non nascondo che personalmente avrei visto un acquirente diverso da Alitalia. Forse sarebbe stata necessaria qualche riflessione in più e oggi avremmo già la compagnia aerea del Nord bell'e pronta. Ma il management di Alitalia fece un'operazione spregiudicata, solo per garantirsi gli slot di cui Volareweb disponeva». «Perché è stato fatto tutto quel bailamme se l'esito era lasciare a casa tutti i dipendenti?» - si domanda Giuliana De Poli, che ha vestito la divisa di Volare per quindici anni. «Sarebbe stato meglio - riflette l'ormai ex dipendente, che è stata anche rappresentante sindacale - valutare altre offerte, garantire maggiormente la salvaguardia dell'azienda». Già, ma nel frattempo la magistratura ha scoperto che la gara attraverso cui Alitalia si aggiudicò la low cost non fu proprio cristallina: Carlo Rinaldini, commissario di Volare, morto due anni fa, avrebbe chiesto favori per le sue aziende personali, che navigavano in cattive acque, in cambio di informazioni riservate destinate a dare un vantaggio decisivo ad Alitalia nell'aggiudicarsi la gara. L'equipaggio I 160 dipendenti sono in «cassa», alcuni piloti sono passati ad Alitalia e qualche impiegato sarà in servizio fino al fallimento Claudio Del Frate

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Aeroporti, la Moratti contro Colaninno <Cai? Troppi favori a un'azienda privata> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2009-02-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Polemiche anche su Volareweb, la compagnia comprata dall'ex Alitalia per 39 milioni e poi cancellata Aeroporti, la Moratti contro Colaninno «Cai? Troppi favori a un'azienda privata» «Visto che ora Alitalia è privata, non si capisce perché possa contare sul monopolio Roma-Milano». Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, attacca i vertici di Alitalia difendendo Malpensa e Linate. «Siamo un'azienda privata, non possiamo accollarci i costi delle comodità dei milanesi », aveva detto domenica scorsa il presidente della compagnia, Roberto Colaninno. Intanto il consiglio comunale ha approvato una mozione bipartisan in difesa degli aeroporti. E il Pd provinciale va all'attacco con una raccolta di firme a tutela degli scali lombardi. In vista anche una manifestazione, mentre il sindacato prepara lo sciopero. A PAGINA 3 Del Frate e Querzè

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Cancellato un volo, anche attese di 6 ore (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-02-2009)

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Cronaca Italiana Pagina 109 elmas Cancellato un volo, anche attese di 6 ore Elmas --> Un volo cancellato e ritardi anche di sei ore. Il maltempo che ha colpito Milano e i suoi aeroporti di Malpensa e Linate ha creato ripercussioni sui collegamenti da e per Cagliari. I primi voli sono decollati dallo scalo di Elmas senza particolari problemi. La situazione è precipitata a fine mattina quando il traffico aereo è andato in tilt dopo che gli aeroporti milanesi hanno iniziato a funzionare a singhiozzo, con le piste invase dalla neve. I voli AirOne delle 9 e delle 10,40 diretti a Roma e Milano Linate sono decollati rispettivamente con quasi sei ore e con quattro ore di ritardo. Cancellato il collegamento Meridiana delle 12,40 diretto a Linate. Ancora ritardi sul volo EasyJet per Malpensa delle 12,40 (partito alle 17,30) e sull'AirOne per Roma delle 13,30 (decollato alle 16,45). Forti disagi sugli arrivi con numerosi ritardi e con la cancellazione del volo Alitalia da Milano Linate delle 13,30. In serata la situazione è migliorata e i collegamenti sono ripresi con regolarità.

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ROMA - La frase è epica, degna dell'occasione: Con il cuore resto nella casa, ma con... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 03-02-2009)

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Martedì 03 Febbraio 2009 Chiudi ROMA - La frase è epica, degna dell'occasione: «Con il cuore resto nella casa, ma con la testa devo uscire». Daniela Martani, la hostess pasionaria, celebrata con un cappio al collo durante la protesta degli assistenti di volo nei giorni più caldi dell'Alitalia, ha scelto il posto sicuro e ha lasciato le effimere lusinghe del Grande Fratello. Con il dovuto corredo di lacrime, il videomessaggio della mamma e l'occasione irrinunciabile della diretta del lunedì (l'Auditel vuole la sua parte) ha comunicato al popolo televisivo la sua decisione, ampiamente preparata con tanto di suspence creata ad hoc (i suoi avvocati sono arrivati nello studio poco prima della diretta). D'altra parte, lo stesso presidente della Cai Colanninno l'aveva messa giustamente con le spalle al muro: «L'ufficio del personale sarà intransigente», aveva detto in un'intervista televisiva. E la hostess, che era stata assunta dalla azienda ma non si era mai presentata al lavoro perché scelta nel cast del Gf numero 9, ha capitolato non rinunciando a una frecciata polemica che ha il sapore offensivo per i tanti dipendenti dell'Alitalia rimasti a spasso e cassaintegrati: «La Cai non mi ha dato la possibilità di esercitare il diritto che hanno tutti i lavoratori, cioè di prendere l'aspettativa» come atto di «ritorsione per il gesto simbolico di quei giorni». Ritorno a casa, dunque, per la trentacinquenne ragazza romana dove l'aspetta la divisa della nuova Alitalia, ma con il corredo di quella notorietà inseguita da tempo. Chissà se un giorno le servirà a soddisfare la sua passione dichiarata per il mondo dello spettacolo. Per ora è servita al Grande Fratello che ha messo insieme una serata mediaticamente bella calda, infilando nelle sue vicende perfino una questione nazionale come quella dell'Alitalia. Ma, siccome il reality è un genere di spettacolo onnivoro, ecco che la serata è stata condita anche da una nuova puntata sulla vicenda di Ferdy, il ragazzo albanese arrivato in Italia da clandestino su un gommone in tenera età: ieri sera ha rivisto la madre dopo 18 anni, sia pure in un videomessaggio in cui la donna gli ha svelato di essere stata costretta a lasciarlo assieme alle sorelle «perché vostro padre mi maltrattava, aveva un'amante e la portava in casa». Una seratona ad alto tasso di lacrime, dopo le ultime nuove sul fronte sessuale che annunciano coppie in calore e in particolare «sesso sottocoperta» fra la bionda Federica e l'architetto Nicola: la prossima volta niente coperte, sennò che gusto c'è? m.mol.

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Il contagio degli operai protezionisti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'analisi Il contagio degli operai protezionisti SEGUE DALLA PRIMA Ma la cosa non è sorprendente. In tempi di crisi economica è molto più facile dare la colpa agli stranieri, e dobbiamo aspettarci parecchi casi di nazionalismo di questo genere nel mondo. Dietro le proteste di questi lavoratori britannici c'è però anche dell'altro. Che i sindacati britannici protestino per l'impiego di lavoratori italiani è perlomeno curioso. Negli anni Ottanta, il periodo più recente in cui la disoccupazione è stata particolarmente alta in Gran Bretagna, c'era un popolare sceneggiato televisivo che si intitolava «Auf Wiedersehen, Pet». Parlava di un gruppo di operai inglesi che andavano in Germania a cercare lavoro («Pet» è un nomignolo affettuoso usato nell'Inghilterra del nord-est per indicare la moglie e la fidanzata). Se gli operai tedeschi avessero scioperato contro l'arrivo degli operai inglesi, che senza dubbio lavoravano con paghe più basse, lo sceneggiato non sarebbe mai stato fatto. Inoltre uno dei principi fondamentali dell'Unione europea — il libero movimento del lavoro — sarebbe stato vanificato. Chi in Inghilterra sciopera, alla raffineria di petrolio della Total e altrove, non conosce gli articoli del Trattato di Roma o non se ne cura. Quel che sa bene, però, è che il suo lavoro è incerto, visto che l'economia britannica sta entrando quest'anno in una pesante recessione. Gli attivisti sindacali stanno quindi cercando un modo di far pressione sul governo laburista, che secondo l'opinione pubblica ha salvato le banche, ma non ha fatto molto per aiutare i lavoratori. Il fatto che Gordon Brown, in un suo discorso del 2007, avesse promesso di dare «lavoro britannico ai lavoratori britannici» ha consentito a questa piccola disputa sull'impiego di lavoratori italiani di avere maggior risonanza politica. Per questo gli scioperi si sono diffusi. Tutti vogliono attaccare Gordon Brown. Ma si vogliono davvero attaccare anche gli stranieri? Questi episodi si diffonderanno anche in altri Paesi del mondo? Purtroppo la risposta a entrambe queste domande è sì. Quando Brown fece quel discorso, stava cercando di risolvere una crescente controversia sull'immigrazione in Gran Bretagna. Chi pensa che la Gran Bretagna abbia accolto troppi immigrati non si lamenta, ovviamente, degli italiani, quanto degli europei dell'est e degli africani. Ma sono pur sempre tutti stranieri, ed è per questo che i governi che assecondano questo tipo di pregiudizi anti-immigrazione rischiano alla fine di suscitare reazioni nazionaliste molto più estese e di provocare contromisure da parte di altri Paesi. Non c'è dubbio, purtroppo, che il protezionismo, nei confronti dei lavoratori, dei beni o perfino dei capitali stranieri, andrà diffondendosi. Lo si vede nella vasta manovra economica antirecessiva appena approvata dal Congresso americano e in procinto di essere esaminata dal Senato, che contiene la clausola «Buy American» (comprare americano), per la quale nei nuovi investimenti pubblici devono essere considerati solo prodotti americani e non stranieri. Lo si è visto anche nella promessa elettorale di Silvio Berlusconi di dare «una soluzione italiana» alla questione Alitalia, non consentendo che la società venisse comprata da Air France-KLM, anche se poi quella stessa compagnia aerea straniera ha finito per comperare un 25 per cento di azioni ancora più a buon mercato di prima. Questo nazionalismo potrebbe sembrare giusto ad alcuni, specialmente quando si spende il denaro dei contribuenti. Perché, molti si chiedono, i «nostri» soldi dovrebbero essere usati per sostenere società o banche straniere? è inevitabile che qualche provvedimento nazionalistico venga adottato. Il pericolo, però, è che queste misure possano diventare così pesanti, e a volte anche così offensive, da costringere altri Paesi a ripagare provvedimenti del genere con la stessa moneta. Il commercio mondiale e gli investimenti oltre confine si stanno già riducendo, e misure nazionalistiche non farebbero che peggiorare la situazione. Le ragioni I sindacati attaccano il governo, accusato di occuparsi solo di banche. Ma anche gli stranieri diventano un obiettivo. Il rischio sono i nazionalismi contrapposti Bill Emmott (Traduzione di Maria Sepa)

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<Finmeccanica punta sugli Usa Non taglieremo gli investimenti> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-02-03 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE Intervista «Con l'acquisizione Drs, un balzo per la nostra presenza nell'hi tech» «Finmeccanica punta sugli Usa Non taglieremo gli investimenti» Guarguaglini: ma nella ricerca lo Stato non arretri «Siamo disponibili anche a intervenire nella manutenzione Alitalia, però solo con un ruolo secondario» ROMA — Presidente, con l'attuale crisi che futuro vede per Finmeccanica? «Sul lungo periodo ha notevoli possibilità di espandersi e mantenere il livello di redditività. Sono abbastanza ottimista ma lo scenario economico globale esige un grande sforzo. E' necessario rimettere in moto gli investimenti pubblici». Risponde il «numero uno» del gruppo Finmeccanica. Che tipo d'investimenti? «In infrastrutture, ma non solo strade e ferrovie. Bisogna supportare quegli interventi che favoriscono la competitività dei prodotti, soprattutto le tecnologie». A che punto siamo nel nostro Paese? «La ricerca e lo sviluppo dei prodotti nel settore dell'aerospazio e difesa è sostenuta da leggi specifiche del ministero dello Sviluppo Economico. Finmeccanica se ne è servita per programmi come il C-27J, l'M346, gli elicotteri ». Ci sono stanziamenti simili nell'ultima Finanziaria? «C'è una riconferma dei fondi vincolati allo scopo. Mi auguro che restino invariati e garantiti». Cosa teme? «Che si sacrifichi la ricerca a problemi contingenti. Sarebbe un grosso sbaglio. E' necessario dare soluzioni non temporanee alla competitività del Paese». In Francia 5 miliardi di euro pubblici incentiveranno l'export delle industrie aeronautiche. «E' stato fatto essenzialmente per Airbus. Se e quando ci fosse la ripresa, saranno un passo avanti». Sarkozy ha anche rafforzato il budget per la tecnologia destinata alla difesa. «In questo momento bisogna pensare anche alla difesa intesa come sicurezza: miglior controllo delle frontiere e del mare. Basti pensare a quello che succede nel nostro Paese. O alla pirateria in Medio Oriente». Cosa cambierà con l'avvento del democratico Barack Obama nella politica di difesa Usa? «Intanto il budget per la difesa del 2009-2010 resta ai livelli previsti. L'accento sulla sicurezza è lo stesso perché le strutture informative non cambiano da un momento all'altro. E poi per un nuovo presidente la cosa peggiore sarebbe farsi trovare impreparato, come è accaduto a Bush nel 2001». Ma la crisi Usa e l'orientamento politico del presidente porteranno novità? «Per la difesa, a pari valore di spesa, il governo punterà a attività che danno maggior occupazione: tra studiare un nuovo prodotto e produrne molti con tecnologie esistenti, a mio parere sceglieranno la seconda». Quindi meno investimenti in tecnologia? «Gli Usa hanno già una tecnologia avanzata che possono riutilizzare. Per noi potrebbe essere un vantaggio, visto che abbiamo piazzato già molti prodotti». Cosa cambia con l'acquisto dell'americana Drs Technologies? «Drs ora figura come una società Usa di proprietà straniera. Significa che se abbiamo un prodotto da presentare sul mercato Usa, basta coinvolgere Drs senza cercare altri partner». L'industria aeronautica è in crisi. Gli ordini si riducono con quali effetti per Finmeccanica? «Il nostro portafoglio ordini è elevato. Per ora abbiamo da lavorare. Certo, dipenderà da quanto dura questa crisi». Finmeccanica resterà fuori dal nuovo A350 dell'Airbus? «I colloqui con Airbus ci sono sempre, non credo specifici sull'A350 su cui siamo in fase di stallo. Vedremo come evolverà». Che compito si dà Finmeccanica per il 2009? «Trovare sinergie tra Drs e le altre nostre società e poi guardare con occhio critico ai punti deboli». Quali? «Alcuni, piccoli e grandi, soprattutto nel settore trasporti. Bisogna migliorare i processi e tagliare le spese inutili, ma non gli investimenti». Ansaldo Energia non sarà più quotata? «Aspettiamo condizioni di mercato più favorevoli. Nel frattempo non escludiamo un partner in grado di valorizzare l'azienda». Finmeccanica rileverà la manutenzione di Alitalia? «Al momento non ci siamo neppure seduti a un tavolo per discutere chi possano essere i partner dell'operazione. Di certo siamo disponibili solo a un ruolo secondario». \\ «Il portafoglio ordini è elevato. Per ora abbiamo da lavorare» Pierfrancesco Guarguaglini Antonella Baccaro

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La hostess: abbandono il Grande fratello (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-03 num: - pag: 47 categoria: REDAZIONALE Reality Daniela la pasionaria: è in atto un licenziamento e devo difendermi, non sarei serena se rimanessi qui La hostess: abbandono il Grande fratello «Ritorsione della Cai contro di me, ha violato un mio diritto». L'addio in lacrime «Voglio tutelare anche i tanti colleghi che hanno perso il loro posto» E Cristina: «Brava, sei una gran donna» ROMA — La pasionaria è uscita, la pasionaria è tornata, Alitalia è avvisata. «Non posso assolutamente restare qui dentro, devo difendere il mio diritto al lavoro. E quello dei tanti colleghi che hanno perso il posto ». Così, tra lacrimoni e sospiri sotto al fiore di paillettes rosse del corpetto da prima serata, l'hostess Daniela Martani ha fatto la scelta che nessuno (Cai compresa) forse si aspettava: alle 21.25, in diretta tv, ieri si è autoeliminata dal Grande Fratello 9 ed è uscita da Cinecittà a passi incerti sui tacchi a spillo. Tra gli applausi dei compagni: «Vai, così nessuno ti potrà più dire nulla ». Consolata dalla maximaggiorata Cristina che le bisbigliava all'orecchio (microfonato): «Brava, dimostri a tutti che sei una gran donna, al tuo posto non l'avrei mai fatto». Daniela era appena uscita, è già un altro concorrente piangeva pure lui: l'ex clandestino albanese Ferdy. Che dopo 18 anni ha rivisto (in filmato) la madre che l'ha abbandonato da piccolo. «Darei la vita per riabbracciarti, fui costretta a lasciarvi, papà mi maltrattava e aveva l'amante ». Ferdy replica: «Non dimentico che mia madre e mio padre non volevano né me né mia sorella ». Ora deciderà se rivederla. Dunque dopo 22 giorni di reclusione e colazioni a letto davanti alle telecamere, Dani la ragazza col cappio che voleva fare la cantante, lascia il reality e ritorna nella vita reale. Dove l'aspetta una dura battaglia legale per evitare il licenziamento. Anzi l'hostess romana, 35 anni, ritrovando la grinta, comincia subito a picchiare sulla compagnia di bandiera: «C'è una sorta di ritorsione contro di me per le parole che ho detto sull'azienda e per quel gesto simbolico. Mi si vuole colpire come simbolo», rivendica. E sembra quasi che il GF già non esista più. «Io credo che Alitalia abbia violato il diritto di moltissimi lavoratori. Compreso il mio: avrei voluto poter chiedere l'aspettativa, non mi è stato concesso». Forse l'ha aiutata la preghiera di illuminazione buddista. O come tante brave figlie, anche la Martani ha ascoltato la mamma, intervenuta in video-messaggio: «Cara Dani, pensaci mille volte prima di lasciare il tuo posto fisso. Ti vogliamo bene qualunque cosa deciderai». Poi Daniela ha deciso: «Se scegliessi col cuore, tornerei nella Casa e al mio sogno di bambina. Ma la ragione mi dice che devo uscire e difendermi. Non sarei serena, non potrei ridere e scherzare pensando che io e altri abbiamo perso il posto». Il suo è a massimo rischio. Ancor più dopo che il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, ha spiegato di «aver dato istruzioni all'ufficio del personale di trattare questa vicenda in maniera molto severa ed intransigente ». Sotto procedimento disciplinare per non essersi presentata a Fiumicino (il 23 gennaio) per l'imbarco del Roma-Tokio, la Martani potrebbe ritrovarsi licenziata tra 20 giorni. Ma i suoi legali, il professor Vincenzo Cerulli Irelli più gli avvocati Alessia Montani e Rosario Siciliano, sono convinti che «sia solo un pretesto per punirla» e che ci siano «ottimi margini per impugnare il provvedimento, è evidente lo spirito di ritorsione dell'azienda». Così per l'hostess, riemersa in studio alle 23 e accolta da Alfonso Signorini («Non fare la martire, tenevi il piede in due staffe, hai fatto l'unica cosa sensata»), torneranno presto i giorni del cappio. «Tutto quello che ho fatto è perché ci credevo. Il mio sogno non svanisce. Ma ora con tanti colleghi mandati via e che non avranno una seconda occasione, non so con che spirito sarei potuta restare. Senza almeno aver lottato per un risarcimento, economico o morale». Giovanna Cavalli GUARDA Le foto del Grande fratello su www.corriere.it

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Cappio e proteste (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-03 num: - pag: 47 categoria: BREVI Cappio e proteste Daniela Martani, assistente di volo Alitalia, lo scorso settembre alla manifestazione presso la sede del ministero del Lavoro

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Berlusconi: "Quaranta ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 29 del 2009-02-03 pagina 0 Berlusconi: "Quaranta miliardi contro la crisi" Misure per tre anni di Redazione Il presidente del Consiglio: "Abbiamo messo a disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni. Sono soldi reali che andranno all'economia reale". E potranno diventare 80 miliardi Avellino - "Il governo ha messo a disposizione del sistema 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni, una cifra che è compatibile con il debito pubblico" e che potrà arrivare anche fino a 80 miliardi di euro "grazie ai fondi europei". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla manifestazione Governincontra. "Sono soldi reali - ha aggiunto Berlusconi - che transiteranno dallo Stato all?economia reale". Il premier ha citato in particolare i fondi per le infrastrutture, i finanziamenti alle imprese e gli aiuti al settore auto. Senza finanziaria prezzo più pesante "Se non avessimo fatto la finanziaria prima dello scoppio della crisi, avremmo pagato un prezzo pesantissimo, molto più oneroso". In pochi mesi - ha detto il premier - l?Italia ha acquisito autorevolezza all?estero come mai prima, nei rapporti diplomatici, e in particolare di fronte all?esplosione della crisi finanziaria. Siamo stati i primi, dopo lo scoppio della crisi, a garantire la solidità del sistema bancario e a dire che nessuno avrebbe perso un euro". Credito al consumo "Per la crisi abbiamo fatto e stiamo facendo molto. A giorni vareremo un nuovo provvedimento per il credito a consumo e per garantire nuovi settori strategici. Abbiamo messo in porto - prosegue Berlusconi - anche riforme per colmare i ritardi del sistema Paese che abbiamo ereditato. Lo sappiamo che per realizzare grandi opere occorrono 10-15 anni ma stiamo agendo con la determinazione necessaria. Stiamo lavorando in tutti i modi anche per un ritorno in campo energetico attraverso il rilancio del nucleare e per accordi sulle forniture di gas. Io credo - conclude il premieri - che grazie a tutto questo il sistema in pochi anni sarà migliore". Sino a ora onorati gli impegni "Posso dire senza tema di essere smentito che in questi 9 mesi il governo ha lavorato molto bene. Abbiamo fatto tante cose positive in poco tempo. Non abbiamo mai promesso la luna, ma tutto quelle promesse fatte durante la campagna elettorale sono state mantenute". Il premier difende i risultati conseguiti fino adesso alla guida di palazzo Chigi e considera "utili e positive le iniziative che si inseriscono nel progetto Governicontra. Faccio i miei complimenti al ministro Rotondi". Intercettazioni, c'è l'accordo "Mi ero impegnato - rivela il premier - a combattere la violazione della privacy con pubblicazioni di conversazioni anche di persone non indagate. Anche quest?impegno, con molta difficoltà, è stato mantenuto, c?è un accordo nella maggioranza per limitarle solo ai reati più gravi e per un tempo massimo di 30 giorni prolungabile per altri 15". La verità sui debiti di Alitalia "Da parte di molti protagonisti della sinistra è stata fatta una ricostruzione della vicenda Alitalia di una disonestà assoluta". Il presidente del Consiglio sottolinea: "Non è neppure vero che ci sono 4 miliardi di debiti pregressi caricati sulle spalle degli italiani: fanno carico agli azionisti di Alitalia. Mai Air France aveva fatto un?offerta per incamere i debiti pregressi. E non siamo stati noi a dire no ad Air France ma i sindacati". Autorevoli in politica estera "Con il nostro governo l?Italia ha recuperato autorevolezza in campo internazionale. Il governo Prodi era diviso su tutto, anche in politica estera, mentre ora c?è un governo coeso con una chiara linea europeista e atlantica". "La sinistra - prosegue Berlusconi - continua a criticarci dicendo che noi siamo la politica delle pacche sulle spalle, io invece - aggiunge ancora - sono convinto che i rapporti di amicizia siano fondamentali in politica estera". Rifiuti, rispetteremo gli impegni Rivolgendosi al ministro dell?Attuazione del programma Gianfranco Rotondi il Cavaliere ha detto: "Mi hai segnalato che nei Comuni dell?alta Irpinia sono sorti dei problemi a causa delle nuove discariche. Voglio subito tranquillizzare i sindaci che sono lì da voi. Il completamento del termovalorizzatore di Acerra è ormai vicino e anche lo stato di avanzamento degli appalti degli altri impianti consentirà di superare l?emergenza e risolvere una volta per tutte il problema dello smaltimento in questa regione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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L'impero dei sensi è qui, a un niente da me. Cristina ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 03-02-2009)

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stampa L'impero dei sensi è qui, a un niente da me. Cristina ... L'impero dei sensi è qui, a un niente da me. Cristina pastrugna le sue sontuose burrate, a stento contenute in una canottiera a pois. Lancia nella mia direzione uno sguardo che pare un barbaglio di sole nell'oceano, poi stringe la boccuccia come un fiore di carne, e lancia un bacio. Peccato che non mi veda. Per l'eternità di un istante mi ero illuso di essere l'eletto, il messo diplomatico di quei milioni che avevano reso il video della sua prima doccia nella Casa uno dei più cliccati al mondo. Invece sono solo uno dei tanti "nominati" dalla sorte. A dividerci per sempre è una lastra di cristallo: dalla sua parte è uno specchio, dalla mia un vetro. Benvenuti (quasi) dentro la dimora del Grande Fratello. Per arrivarci ho dovuto attraversare una New York di fine ottocento, oltrepassare un treno parcheggiato dietro una staccionata, costeggiare un canyon da Far West, superare l'Assisi dei giorni santi di Francesco. Perché il reality dei reality non può che trovare spazio nel regno della cartapesta e della finzione, su una collinetta brulla al margine di Cinecittà. Alla fine approdo in un corridoio buio, a metà fra la catacomba e il rifugio di una setta satanica. Corre per tutto il perimetro dell'edificio. è un intercapedine dove stazionano le spie mediatiche, lì di corvée per conto dei telespettatori. Mi hanno chiesto di vestire di scuro, tra drappi neri alle pareti e voci bisbigliate. Passando per il giardino, mi ero sorpreso notando facce sconosciute nel soggiorno: vuoi vedere che parte della Casa è subaffittata? Macché, erano solo tecnici intenti a riparare luci fulminate: i "ragazzi" erano stati rinchiusi nelle stanze da letto. Dove infatti li scorgo, davanti a me, stavolta in tre dimensioni. L'effetto è spiazzante, a metà fra un peep-show di Amsterdam e gli ambienti protetti del bioparco: dentro, qui davanti, spaparanzati in vari mucchi sui letti, ecco i fancazzisti. Per trovarne 15 (più in là, forse, ne arriveranno altri) che pensassero a "sol" come una preposizione, "Mignolo" uno dei sette nani, e sciorinassero per l'Inno nazionale manciate di strofe a caso, ne hanno provinati 15mila. Uno su mille ce la fa. Veri, mica taroccati. Compreso quel Marcello della Val Brembana che porta i capelli tagliati con il trincetto come il Sordi del "Bello, onesto, emigrato Australia": inutile chiedergli chi erano i Beatles. Nella sua pronuncia, suonano come l'interruttore del confessionale. Qui, nel tenebroso "acquario", ti senti un voyeur, o il guardiano di una specie in via di estinzione. Trentasei cameramen passano otto ore a testa in questo interstizio, vestiti come becchini. Uno di loro, una volta, picchiò sul vetro, esasperato dai concorrenti che si lanciavano gavettoni: fu licenziato in tronco. Accanto a me ce n'è uno che impreca contro Gianluca, il playboy napoletano: «E nun te moveeee!!», soffia, mentre tenta di inquadrarlo. In questa lotta tra esigenze opposte, ai reclusi si rimprovera di sgranchirsi un po'. Eppure, una volta buttati fuori, sono tutti inevitabilmente colpiti dal "mal di casa": li portano in macchina a far interviste, e quelli vomitano subito. Il mondo continua a muoversi, anche in loro assenza. Qui dentro, invece, non c'è molto da fare, se non sbranarsi per un pugno di riso o aderire ai movimenti interiori, cercando alleanze sentimentali o una messa a terra per l'elettricità ormonale. Perché, anche se l'alloggio misura 1600 metri quadrati (più quelli di un misterioso tugurio in cui finiranno due concorrenti nella puntata di stasera), ci vogliono davvero tanta resistenza e ambizione per non scappare dopo due giorni, in preda a panico e claustrofobia. Succede in vacanza con gli amici, figurarsi qui, dove puoi trovare qualcuno che ti sta sugli zebedei. Dicono gli autori: la convivenza forzata amplifica ogni sensazione. Ma qualcosa non quadra. Ecco Vanessa, a mezzo metro dal mio naso. è sul letto con il suo beneamato, quel finto Tomcruise di nome Marco. Lei è in bikini, sdraiata sopra di lui. Comincia a fargli dei grattini in zona addominale, ma il presunto tombeur rimane tombato sulle lenzuola. Mezz'ora dopo, al termine del giro di perlustrazione, li ritroviamo nella stessa posizione. Vanessa gli ha massaggiato la schiena con una crema che evidentemente deve essere al bromuro. Qualunque bipede post-neanderthaliano, o anche solo un gibbone narcotizzato da una siringa, avrebbero fatto registrare una qualche reazione virile. Lui niente, un gatto castrato. La signorina è inquieta: vorrebbe Marchino il calciatore (che cederà solo dopo 24 ore), ma nel frattempo si è lasciata baciare dal camallo Alberto, che però è insidiato dalla gattamorta Annachiara, insomma 'ndo cojo cojo, o quasi. A patto di capire chi bara sulla propria sessualità: se Siria è genuinamente bisex, Leonia non è - giurano - per niente lesbica. Su Youtube una sua presunta fidanzata aveva diffuso un video rivelatore: vi partecipavano pure la macellaia panterona di Ottavia e la mamma, ma pare fosse una specie di "favore" all'amica, un'artista di quartiere o giù di lì. Nel trenino dell'amore, dove la bionda Federica strilla come la Cindy Lauper prima maniera, sempre appitonata al lunare Nicola, la figura migliore la fa il cieco Gerry (che se non fa qualche cacchiata stravince il gioco): lui le persone non le vede, però le percepisce. E tutti sono conquistati dalla sua sensibilità. Tanto che Cristina gli ha concesso di dare una toccatina alle supertette, promettendogli un'esplorazione più approfondita. Eccola ancora, la maggiorata che ha pianto quando ha dovuto rivelare in diretta il suo passato di lap dancer: incuriosisce la mamma (ottava misura di seno) che prima aveva sostenuto di ignorare la sua attività («Ma ora capisco come si è pagata il chirurgo plastico»), e poi ha ammesso di aver sempre saputo tutto, e di esserne andata fiera. Cri, velina mancata ma - sussurrano - segnalata in alto loco, è qui in cucina: improvvisamente, dopo essersi data l'ennesima controllatina allo chassis, intona a tutta voce "Bella stronzaaaaaaaa", il classico con cui Marco Masini salutò l'ex fidanzata, che a lui aveva preferito il palco del Bagaglino. Accanto a lei Daniela, l'hostess-chanteuse, che stasera affronterà in diretta urbi et orbi il suo destino. Processata una settimana fa dal solerte Signorini (tutto giusto, ma una parolina sulle liquidazioni d'oro dei boiardi Alitalia avrebbe giovato), e nelle scorse ore minacciata di "sanzioni severe e intransigenti" da Colaninno, dovrà dire alla Marcuzzi se intende restare dietro la porta rossa o tornare a indicare le uscite di emergenza ai passeggeri. In caso di tracollo emotivo, gli autori sono pronti a rivoluzionare la scaletta. Dentro la Casa, per fortuna, non ci sono cappi e nodi scorsoi, anche se uno dei sessanta monitor perennemente accesi in regia è quello della toilette. Lì muore ogni privacy: in passato qualcuno volle difendere la solitudine del wc con un sombrero in capo, e in tanti rinunciano a partecipare, quando gli vien detto che anche i bisogni corporali diventano materiale da visionare. Perché tutto, nella drammaturgia del Grande Fratello, può tornare utile. Nel confessionale i ragazzi vengono scandagliati dagli autori e da uno psicologo: sostenuti, sì. Ma per lavorare sulle storie, in questo cast che la produzione definisce "fortissimo", si scava incessantemente. Il tema di quest'anno sembrerebbe essere il padre: in tanti nella Casa l'hanno perso, o ne sono stati abbandonati, e ne soffrono. Salvo poi reagire glacialmente come Vanessa la settimana scorsa, quando le hanno buttato il papà in braccio dopo nove anni di assenza. Ci fosse stata la busta della De Filippi, l'avrebbe chiusa. A volte manca tutta una famiglia: come a Ferdi, spiaggiato e poi felicemente inserito nelle Marche dopo la traversata dell'Adriatico in gommone. Stasera Alessia gli dirà se vuole saperne di più, del suo passato. Quando si era diffusa la voce che uno dei protagonisti del Gf9 sarebbe stato un "rom", alcuni sedicenti rappresentanti delle comunità nomadi della Capitale si sono presentati qui a Cinecittà: per chiedere delucidazioni, e chissà cos'altro. In una edizione che non ha ancora visto "assalti" all'area della Casa via cielo o terra, i responsabili incrociano le dita e sperano che nessuno venga a procurare noie. Intanto, fuori dello studio della diretta, la Marcuzzi si allontana verso il West, mordicchiando una mela. A modo suo, anche questo è da impero dei sensi.

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Slot a Malpensa, la Consulta <atterra> la Regione (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

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n. 29 del 2009-02-03 pagina 4 Slot a Malpensa, la Consulta «atterra» la Regione di Gianandrea Zagato Bocciata la legge che permetteva di gestire gli spazi di decollo. Cattaneo: «Volevamo difendere i nostri scali» «È importante che Regione Lombardia sia coinvolta nelle decisioni delle concessioni e degli slot perché lo sviluppo economico del territorio è strettamente legato allo sviluppo del trasporto aereo». Così, nel novembre 2007, l'assessore alle Infrastrutture e mobilità Raffaele Cattaneo motivava la legge 29 del 9 novembre 2007 approvata a larga maggioranza dal consiglio regionale. Un provvedimento per avere «un ruolo che non è invasivo ma rispettoso» nella definizione «delle regole per salvaguardare il ruolo di Malpensa». Ma la Consulta, costretta a esprimersi dal governo Prodi, blocca quella legge: è costituzionalmente illegittima. Con sette pagine di motivazione la Corte costituzionale cancella il testo voluto da Roberto Formigoni che, in soldoni, non può intervenire né nella gestione liberalizzata degli slot (cioè le fasce orarie assegnate all'interno degli aeroporti in cui gli aerei possono decollare) né esprimere parere sul «soggetto coordinatore delle bande orarie» (attualmente è Assoclearance, associazione composta dai vettori e dagli enti gestori degli scali). Ai quindici giudici della Consulta replica l'assessore Cattaneo: «Se la legge si è spinta al limite delle competenze costituzionali attribuite alle Regioni, è stato solo per difendere Malpensa e i nostri aeroporti». E già quella legge è stata «utile» in due occasioni: «Ha permesso di evitare la dispersione degli slot di Malpensa - dopo il 31 marzo 2008 - mantenendo aperta la possibilità di Alitalia di essere l'hub carrier dello scalo e, poi, seconda volta, impedendo che il governo Prodi assegnasse per 40 anni lo scalo di Montichiari alla Catullo di Verona». Naturalmente, avverte Cattaneo, «continueremo a difendere i legittimi interessi del territorio» anche se la Consulta «tra questi e le esigenze di coordinamento statale ha privilegiato queste ultime». E mentre Easyjet ha già richiesto 30 slot per lo scalo di Linate sostiene che Cai «guarda ai suoi interessi e non a quelli dei consumatori», il sindaco Letizia Moratti si chiede perché «una impresa privata, Alitalia, ha avuto sovvenzioni statali con una sorta di monopolio sulla tratta Milano-Roma?» Interrogativo che segue le dichiarazioni del presidente di Cai Roberto Colaninno che sostiene di non volere pagare i costi della «comodità» dei milanesi tra Malpensa e Linate. «Non si tratta della comodità dei milanesi», aggiunge il sindaco «ma di servire un territorio che è a vantaggio di tutto il Paese». Virgolettato replicato dal presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli, «Linate è una risorsa, una opportunità e va sfruttata». Anche il presidente della Provincia Filippo Penati definisce «l'aeroporto di Linate strategico per lo sviluppo del territorio». Nel parterre di chi ha una visione opposta da quella di Colaninno c'è anche, in prima fila, il governatore Formigoni: «Resto convinto che Malpensa e Linate sempre più city airport possano convivere. I tecnici della Regione si stanno confrontando con quelli di Alitalia e se non arriveremo a una visione comunale con Alitalia porteremo avanti il nostro piano alternativo». Quale? La liberalizzazione dei voli su Malpensa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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<Per uscire dalla crisi 40 miliardi in tre anni> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

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n. 29 del 2009-02-03 pagina 7 «Per uscire dalla crisi 40 miliardi in tre anni» di Vincenzo La Manna Berlusconi: «Nel nostro pacchetto a sostegno dell'economia soldi reali, che raddoppieranno con i contributi Ue E a giorni vareremo nuovi provvedimenti per il credito al consumo e a garanzia di settori strategici come l'auto» nostro inviato ad Avellino «Comunicare in presa diretta», a tu per tu con il cittadino, per evitare «manipolazioni, disinformazioni». Il silenzio forzato è alle spalle, così come la febbre alta della scorsa settimana. E così, «con quattro chili in meno», Silvio Berlusconi approfitta della quinta tappa di Governincontra, che va in scena al Teatro Gesualdo di Avellino, per rivendicare i successi ottenuti dall'esecutivo nei suoi primi nove mesi d'attività (abolizione dell'Ici, soluzione dell'emergenza rifiuti, fallimento Alitalia evitato, nuovo impulso al settore infrastrutture), assicurare che il Paese uscirà presto e meglio di altri dalla crisi economica, ribadire la necessità di riformare la giustizia, limitando le intercettazioni. Collegato telefonicamente da Arcore, il premier elogia innanzitutto il «nuovo metodo comunicativo, franco e costruttivo» del governo, affidato al ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Un metodo giusto, per evitare distorsioni, come avvenuto lo scorso 20 dicembre, alla conferenza stampa di fine anno. «Il giorno dopo, nonostante una mia lunga introduzione - riferisce il presidente del Consiglio - non è uscita una riga su quanto già fatto dal governo. Tutti, invece, si sono concentrati sul presidenzialismo. In realtà, rispondendo a una domanda, ho spiegato che non era, e non è mai stato, un tema all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri». «Ho affermato - aggiunge - che entro la legislatura avremmo potuto affrontare il problema, con l'accordo di tutte le parti politiche». E invece, attacca il Cavaliere, «mi attribuiscono altro». Si è trattato di una «ennesima manipolazione, fatta ad arte per suscitare polemiche». Archiviata la bega mediatica, Berlusconi rivendica di essere alla guida di «un governo che non ha precedenti», in fatto di risultati. Ricorda, quindi, che grazie al suo intervento Alitalia non è stata svenduta ai francesi. E, puntando l'indice contro la sinistra, rimarca: «Non è vero che i 4 miliardi di debiti pregressi saranno a carico dei cittadini. Invece, saranno a carico degli azionisti». Affermazioni che per la sinistra e l'Udc sono solo «frutto di fantasia». Si passa alla crisi, con il consueto invito alla fiducia, dato che la sua «estensione temporale e la sua profondità dipenderanno dalla capacità di tutti noi». Tanto da ripetere: «Sono fiducioso che ne usciremo meglio di altri Paesi, grazie anche alle nostre banche, che non sono avvelenate da titoli tossici, e alle nostre famiglie, che risparmiano e hanno un debito privato contenuto». Il Cavaliere, inoltre, sottolinea che «il pacchetto dei nostri interventi per l'economia è pari, in totale, a 40 miliardi in tre anni. Soldi reali, una cifra compatibile con il nostro debito pubblico, che salirà a 80 miliardi con i contributi europei». E a giorni, prosegue, «vareremo un nuovo provvedimento per il credito al consumo e per garantire settori strategici», come l'auto e la componentistica. Sul fronte infrastrutture, invece, Berlusconi ricorda che «per realizzare grandi opere occorrono 10-15 anni» e che «stiamo agendo con la determinazione necessaria». Stesso impegno, messo in campo dal governo, anche sul settore energetico, «attraverso il rilancio del nucleare e con accordi sulle forniture di gas». Altro capitolo chiave: la giustizia. «Stiamo lavorando alla riforma del settore penale», rilancia il premier, che ricorda: «Non ci sarà la separazione delle carriere, ma quella degli ordini». Quindi, «quello degli avvocati dell'accusa diviso da quello degli avvocati della difesa». Il testo della riforma, informa, «è pronto e sarà approvato in uno dei prossimi Cdm». Inevitabile un passaggio dedicato al nodo intercettazioni, «usate a strascico». «Mi ero impegnato a combattere la violazione della privacy, con pubblicazioni di conversazioni anche di persone non indagate e sbattute come mostri sui media», dichiara Berlusconi, convinto che «anche quest'impegno, pur se con molta difficoltà, è stato mantenuto». Ovvero, c'è accordo nella maggioranza per «limitarle ai reati più gravi e per un tempo massimo di 30 giorni, prolungabile per altri 15 più 15». Infine, un occhio alla politica estera, dove, «con il nostro governo, l'Italia ha recuperato autorevolezza». E per evitare nuove contrapposizioni tra Stati Uniti e Russia, il presidente del Consiglio rilancia un suo punto fermo: «Tornare allo spirito di Pratica di Mare». E sarà questo «un impegno prioritario» che osserverà nel corso della presidenza del G8. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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La pasionaria Alitalia lascia e... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

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n. 29 del 2009-02-03 pagina 30 La pasionaria Alitalia lascia e torna a lavorare di Laura Rio La hostess pasionaria dei giorni caldi di Alitalia ha deciso di lasciare la casa del Gf per evitare il licenziamento. La donna accusa la Cai: "Non mi ha concesso l'aspettativa" Milano - Daniela Martani è uscita dalla casa del Grande Fratello. è questa è la notizia che tutti, soprattutto quelli arrabbiati con lei, non vedevano l'ora di sentire. «Quella là che aveva due lavori, finalmente ora l'ha capita che non può prendere in giro tutti», avranno pensato molti spettatori alle prese con il bilancio familiare in rosso. Però, se dobbiamo dirla tutta, la decisione di Daniela di aprire la porta verso l'esterno, non è stato nulla in confronto a quello che è successo poco dopo. Quest'anno il Grande Fratello non ci risparmia proprio niente e sottopone i concorrenti - ovviamente consenzienti a qualsiasi sevizia - a prove cattivissime, cui pochi umani dotati di sentimenti potrebbero resistere. Il povero Ferdi, il ragazzo rom, si è dovuto ascoltare un messaggio di sua madre che non sente da vent'anni nel quale dice di averlo abbandonato perché il padre la maltrattava. Dunque, lui si è visto passare tutto il suo dolore di una vita di sofferenza e stenti in cinque minuti di televisione che fanno paura anche ai più scafati. Ma questo è il Gieffe, nessuno ci è stato chiuso dentro a forza. Dunque, applausi, lo spettacolo va avanti. Anzi torniamo indietro a Daniela, la hostess che tanto ha fatto parlare l'Italia. Lei ha fatto prevalere la ragione sul cuore. E dopo tanti giorni di discussione con i suoi avvocati ha deciso di uscire dalla casa e di tentare di salvare il posto di lavoro. Per chi non ricorda tutta la storia, ricordiamo che Daniela rischia di essere licenziata dalla Cai, la compagnia che ha assorbito Alitalia. Entrata nel Gieffe nei giorni in cui nasceva la nuova azienda, non si è presentata al lavoro quando chiamata. I suoi avvocati sostengono che non ha potuto chiedere né l'aspettativa né la cassa integrazione in quei giorni confusi. Alla fine la compagnia aerea ha annunciato un provvedimento disciplinare e il possibile licenziamento. Daniela, di fronte alla reale possibilità di perdere il posto, ha scelto di uscire, non rinunciando comunque al suo carattere combattivo: «La Cai non mi ha dato la possibilità di esercitare il diritto che hanno tutti i lavoratori, cioè di prendere l'aspettativa - ha detto la hostess immortalata nei giorni della protesta con una foto col cappio al collo -. è una ritorsione nei miei confronti per le mie parole di quei giorni contro la Cai e per il mio gesto simbolico. Mi si vuole colpire per quello che ho fatto e per questo devo uscire per combattere e avere un risarcimento almeno morale. Neppure una mente diabolica - ha concluso - avrebbe pensato di fare un cosa come il cappio per arrivare in tv. Sono stata hostess per più di 10 anni, ma la mia passione sono il canto e la recitazione. Con il cuore resto nella casa ma con la testa devo uscire». Insomma Daniela non si è sentita coinvolta dalle polemiche che l'hanno travolta e cioè di essersi tenuta due lavori mentre molti suoi colleghi rimanevano a casa e comunque non ha deciso di uscire per questo motivo. Ma ha capito di non avere più chance, che non l'avrebbe passata liscia con la nuova Cai. La hostess ha 35 anni, difficilmente sarebbe riuscita a sfondare nel mondo dello spettacolo grazie al Grande Fratello, com'è suo desiderio fin da bambina. Però si è fatta i conti: il Gieffe dura poche settimane. E poi? Meglio tornare da mamma Alitalia, anzi mamma Cai e avere almeno uno stipendio sicuro. Certo, su di lei si sono concentrate fin troppe critiche, è diventata un simbolo negativo in un momento di crisi economica, le sue colpe si sono ingigantite oltre quelle che sono le sue reali responsabilità, però alla fine da questa esperienza non ne è uscita proprio bene. E ora dovrà pure affrontare gli sguardi se non i rimproveri dei passeggeri a cui dovrà servire il caffè in quota semmai riuscirà a conservare il suo posticino. Vai allo speciale Grande Fratello 9 © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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FRANCESCA BELLINO ROMA. DEVO DIFENDERE IL MIO DIRITTO AL LAVORO E I MIEI COLLEGHI CHE HANNO... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-02-2009)

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Francesca Bellino Roma. «Devo difendere il mio diritto al lavoro e i miei colleghi che hanno perso il loro posto». Pasionaria fino in fondo, Daniela Martani, l'hostess della nuova Alitalia minacciata di licenziamento, è uscita ieri dalla casa del «Grande fratello». Una decisione difficile e presa piangendo in diretta tv, incalzata dalle domande della conduttrice del reality di Canale 5, Alessia Marcuzzi, e con tanto di videomessaggio della mamma che le consigliava di tornare al lavoro. «Voglio però che si sappia che non l'ho presa con leggerezza», ha detto Daniela (nella foto). Nel pomeriggio i suoi avvocati l'avevano informata della situazione e delle polemiche che il caso ha suscitato. La ragazza, infatti, dopo aver preso parte alle proteste dei lavoratori Alitalia per la riassunzione nella nuova società che ha rilevato la compagnia di bandiera, conquistando improvvisa notorietà dopo il provocatorio sventolio di un cappio («è questa la vera cordata»), era entrata nella casa del «Grande fratello». E, non potendo chiedere l'aspettativa («un mio diritto»), ha chiesto la cassa integrazione, cosa che ha suscitato un vespaio anche politico. «La vicenda può sembrare bizzarra, ma in realtà assume un valore emblematico», ha detto il senatore Gasparri, mentre il presidente della nuova Alitalia, Colaninno, intervistato da Lucia Annunziata su Raitre, aveva ribadito la linea dura: «Abbiamo dato istruzioni all'ufficio del personale di trattare questa vicenda in maniera molto severa e intransingente». Ma Daniela non ci sta: «È una ritorsione nei miei confronti per il mio gesto simbolico. Mi si vuole colpire per quello che ho fatto e per questo devo uscire per combattere e avere un risarcimento almeno morale. Neppure una mente diabolica avrebbe pensato di fare un cosa come il cappio per arrivare in tv. Sono stata hostess per più di dieci anni, ma la mia passione è il canto e la recitazione. Con il cuore resto nella casa, ma con la testa devo uscire». Nel corso del programma, un altro concorrente, Ferdi, il ragazzo montenegrino di origine rom, ha conosciuto la verità sul suo doloroso passato. Gli è stato proposto un filmato in cui la madre, che non vedeva da diciotto anni, gli spiega perché lo abbandonò con la sorellina: «Tuo padre era violento, aveva un'amante che portava in casa, non potevo più sopportarlo».

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Alitalia, Anpac e Up verso il primo sciopero (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

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n. 29 del 2009-02-03 pagina 0 Alitalia, Anpac e Up verso il primo sciopero di Redazione L'accusa a Cai da parte delle associazioni di categoria: "La compagnia non rispetta gli accordi sottoscritti con i sindacati". Il primo di una serie di stop dovrebbe essere in calendario già a marzo: "Il management si deve sedere intorno a un tavolo" Roma - Pronti, via. Ed è già sciopero. Anpac e Up hanno dato inizio alle procedure per la dichiarazione del primo di una serie di scioperi dei piloti di Alitalia-Cai che saranno calendarizzati nel rispetto delle norme a partire dal mese di marzo. Le due organizzazioni, si legge in una nota, "non hanno condiviso e sottoscritto gli ultimi accordi sindacali antecedenti la partenza della nuova Alitalia. La categoria dei piloti è ormai da molte settimane alla ricerca di un dialogo costruttivo con Cai teso a riportare un clima sereno all?interno dell?azienda. Purtroppo - proseguono i sindacati - tutte le aperture e i tentativi di riprendere il confronto sono stati rifiutati dal management della compagnia e questo, unito all?applicazione distorta e gratuitamente punitiva degli accordi contrattuali, sta generando un clima interno invivibile e un crescente senso di sfiducia dei piloti verso l?azienda". Clima negativo Secondo Anpac e Up "questo clima viene chiaramente percepito in modo negativo anche dalla clientela che, sempre più numerosa, sta abbandonando gli aerei Cai, sia Alitalia che Airone; il coefficiente di riempimento degli aeromobili, punto centrale e qualificante del piano industriale Cai, è infatti in caduta libera e si attesta ora intorno al 39%. Con queste performance industriali e questa percezione di generale inaffidabilità della compagnia - proseguono - anche se tutti i dipendenti lavorassero senza percepire lo stipendio, i conti dell?azienda rimarrebbero, come oggi già sono, in rosso. A nulla quindi risultano a oggi serviti i pesantissimi tagli del personale, sia di volo che di terra, e l?azzeramento dei contratti di lavoro e delle tutele sociali imposte da Cai durante la fase di acquisizione di Alitalia". Reinserimenti I sindacati auspicano quindi che sia reinserito "il personale messo in Cigs, mediante il ricorso a formule quali il part-time obbligatorio, il job sharing, la solidarietà o la rotazione tra lavoratori in Cigs mediante contratti a tempo determinato. Questo - spiegano - sarebbe di fondamentale importanza per i piloti in quanto il mantenimento delle qualifiche professionali per i cassaintegrati ha dei costi altissimi. Si avrebbe in pratica personale più motivato e sereno, minori costi riflessi per l?azienda e minori oneri a carico della collettività dei cittadini che potrebbero così riacquisire fiducia nella nuova compagnia". Anpac e Up. conclude la nota, "continueranno a perseguire con ogni mezzo questi obiettivi, anche mediante il ricorso allo strumento dello sciopero che sarà solo ed esclusivamente addebitabile all?incomprensibile atteggiamento di estrema rigidità e indisponibilità al confronto del top management di Alitalia-Cai". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Fellay: "Spiritualmente, siamo ebrei". (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

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Dopo aver dato spazio ai protagonismi e alle dichiarazioni oggettivamente imbarazzanti di qualche membro della Fraternità San Pio X, è giusto sottolineare l'importanza delle parole usate da monsignor Fellay nell'intervistra a "Famille Chrétienne". Ecco il brano più interessante: «Noi condanniamo fermamente ogni gesto assassino nei confronti di un innocente. E' un crimine che grida vendetta verso il cielo! Soprattutto quando è rivolto a un intero popolo. Noi rigettiamo ogni accusa di antisemitismo. In maniera totale e assoluta. Rigettiamo qualunque forma di approvazione di ciò che è accaduto sotto Hitler. E'un qualcosa di abominevole. Il Cristianesimo mette la carità al di sopra di tutto. San Paolo, parlando degli Ebrei, proclama: "Desidero io stesso essere separato da Cristo a favore dei miei fratelli! (Rom. 9,3). Gli Ebrei sono i "nostri fratelli maggiori", nel senso che abbiamo un qualcosa in commune, cioè l'antica Alleanza. Certo che il riconoscimento della venuta del Messia ci separa». «È molto interessante notare che la Chiesa non ha atteso il Concilio per stabilire una linea d'azione riguardo agli Ebrei. Fin dagli anni '30, e anche durante la guerra, diversi documenti della Chiesa di Roma hanno stabilito una posizione assai giusta: gli abomini del regime hitleriano devono essere condannati!. Pio XI aveva detto "siamo spiritualmente tutti semiti". È una verità che scaturisce direttamente dalle Sacre Scritture. Come afferma anche san Paolo, "siamo figli di Abramo"». Scritto in Varie Commenti ( 56 ) » (7 votes, average: 4.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Benedetto XVI e la libertà religiosa in Turchia Papa Ratzinger ha rivolto oggi un discorso ai vescovi della Turchia. E ha parlato della libertà religiosa: «La comunità cristiana del vostro paese vive in una nazione retta da una Costituzione che afferma la laicità dello Stato, ma dove la maggior parte degli abitanti è musulmana. È dunque molto importante che cristiani e musulmani si possano impegnare insieme per l'uomo, per la vita, come pure per la pace e la giustizia. Inoltre, la distinzione fra la sfera civile e la sfera religiosa è certamente un valore che deve essere tutelato. Tuttavia, in questo ambito, spetta allo Stato assicurare in maniera effettiva ai cittadini e alle comunità religiose la libertà di culto e la libertà religiosa, rendendo inaccettabile qualsiasi violenza nei confronti dei credenti, qualunque sia la loro religione». Scritto in Varie Commenti ( 24 ) » (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Jan 09 Scomuniche, disattenzioni e strumentalizzazioni Sul Giornale di oggi pubblico un commento dedicato alla vicenda Williamson e alle parole con le quali ieri mattina Benedetto XVI ha inteso chiudere il caso. Questa invece è la cronaca con l'intervento papale e le dichiarazioni del Gran Rabbinato d'Israele; infine questo è il mio terzo articolo della pagina, l'intervista con il rabbino Giuseppe Laras. Comprendo la preoccupazione del mondo ebraico per le dichiarazioni negazioniste sulle camere a gas, e riduzioniste sulle vittime dello sterminio, ed è innegabile che ci sia stato più di un intoppo nella gestione del caso da parte della Santa Sede. Ma non si può non notare come vi siano state evidenti forzature e strumentalizzazioni, come se si dubitasse della cristallina posizione di Papa Ratzinger e della Chiesa cattolica sull'antisemitismo e sulla Shoah. Certe critiche sono state davvero pretestuose ed eccessive. Scritto in Varie Commenti ( 308 ) » (8 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Il Papa contro il negazionismo Come anticipato stamane dal Giornale, Benedetto XVI al termine dell'udienza ha parlato della revoca della scomunica ai quattro verscovi della Fraternità San Pio X, della Shoah e del negazionismo, con parole inequivocabili. "Auspico - ha detto - che la Shoha faccia riflettere tutta l'umanità e la sua memoria sia per tutti monito contro l'oblio, la negazione o il riduzionismo". Ha detto anche che il gesto della revoca della scomunica è un "atto di paterna misericordia" verso i quattro vescovi e ha aggiunto: "Auspico che a questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II". Scritto in Varie Commenti ( 113 ) » (7 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jan 09 Caso Williamson, le scuse dei lefebvriani a Benedetto XVI Questo è il testo integrale della lettera di scuse al Papa per le dichiarazioni negazioniste di Williamson scritta oggi da mons. Fellay, superiore della Fraternità San Pio X. «Abbiamo avuto conoscenza di un'intervista rilasciata da Mons. Richard Williamson, membro della nostra Fraternità San Pio X, alla televisione svedese. In questa intervista, egli si esprime su questioni storiche, in particolare sulla questione del genocidio degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti. È evidente che un vescovo cattolico non può parlare con autorità ecclesiastica che su questioni che riguardano la fede e la morale. La nostra Fraternità non rivendica alcuna autorità sulle altre questioni. La sua missione è la propagazione e la restaurazione della dottrina cattolica autentica, esposta nei dogmi della fede. È per questo motivo che siamo conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo intero. È con grande dolore che costatiamo quanto la trasgressione di questo mandato può far torto alla nostra missione. Le affermazioni di Mons. Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità. Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche. Noi domandiamo perdono al Sommo Pontefice e a tutti gli uomini di buona volontà, per le conseguenze drammatiche di tale atto. Benché noi riconosciamo l'inopportunità di queste dichiarazioni, noi non possiamo che costatare con tristezza che esse hanno colpito direttamente la nostra Fraternità discreditandone la missione. Questo non possiamo ammetterlo e dichiariamo che continueremo a predicare la dottrina cattolica e di amministrare i sacramenti della grazia di Nostro Signore Gesù Cristo.Menzingen, 27 gennaio 2009+ Bernard Fellay, Superiore Generale» Scritto in Varie Commenti ( 60 ) » (8 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Jan 09 Inizio d'anno critico per Papa Ratzinger Cari amici, come avrete constatato, a causa del cambio di provider, il blog e il sito del Giornale hanno funzionato a rilento gli ultimi due giorni. Sabato è stato annunciata ufficialmente la notizia anticipata dal nostro quotidiano (e qualche ora prima da questo blog) della revoca della scomunica ai lefebvriani. Il tentativo di bloccare la decisione papale, con il rilancio delle deliranti dichiarazioni negazioniste dell'imbarazzante vescovo Williamson (lo ripeto: imbarazzante per la stessa Fraternità San Pio X, perché straparla ogni volta che apre bocca, non soltanto sulla Shoah, ma anche sui temi "religiosi".) non ha avuto successo. Il decreto era già stato notificato il 21 gennaio e in Vaticano conoscevano bene le assurdità dette dal prelato, che ha negato l'esistenza delle camere a gas affermando che gli ebrei sterminati nei lager sarebbero 300mila e non sei milioni. Aver tolto la scomunica non significa ancora aver sanato la frattura creatasi nel 1988, non significa la piena comunione tra la Chiesa cattolica e la Fraternità San Pio X: è un passo significativo di un cammino che deve essere ancora percorso. Non significa in alcun modo - com'è stato autorevolmente ribadito - accogliere o condividere nemmeno in parte le assurdità negazioniste. Varebbe la pena rileggere l'importante discorso pronunciato da Ratzinger nel corso della sua visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Benedetto XVI è stato duramente criticato per questa scelta, in particolare da alcuni settori del mondo ebraico, che da mesi ormai polemizzano con il Pontefice. A questo fronte critico si è aggiunto nelle ultime ore quello americano, dopo la decisione di Obama di rifinanziare le Ong abortiste. Questo l'articolo che pubblico oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 184 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Il Papa ha firmato la revoca della scomunica ai lefebvriani Sarà reso pubblico nei prossimi giorni il decreto con cui Benedetto XVI ha deciso di cancellare la scomunica comminata ai quattro nuovi vescovi ordinati da monsignor Lefebvre nel 1988. Allora, oltre ai quattro (Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson) erano stati scomunicati lo stesso Lefebvre e il vescovo brasiliano De Castro Mayer che aveva partecipato alla cerimonia. In quella occasione, dopo essere stato sul punto di accordarsi con la Santa Sede (e dopo aver trattato con l'allora cardinale Ratzinger e aver sottoscritto un protocollo d'intesa), monsignor Lefebvre decise d'improvviso la rottura e consacrando vescovi quattro suoi giovani preti compì un atto scismatico, da lui giustificato con la necessità di far sopravvivere la sua Fraternità San Pio X. Ora, con un gesto davvero magnanimo, accogliendo la richiesta formulata da Fellay, Benedetto XVI ha deciso di togliere la scomunica. Scomunica che, va precisato, ha sempre e solo riguardato i vescovi consacranti (Lefebvre e De Castro Mayer, entrambi scomparsi da tempo) e i quattro consacrati, mai i sacerdoti lefebvriani né tantomeno i fedeli. Questo è l'articolo che pubblico sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 304 ) » (12 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Ancora sulla polemica dei rabbini. Riflessione a freddo E' per certi versi paradossale che proprio Papa Ratzinger, cioè il Pontefice che più dei suoi predecessori ha riflettuto e scritto sul legame imprescindibile e non assimilabile a quello di altre religioni che unisce ebrei e cristiani, sia oggi accusato di riportare indietro di cinquant'anni le lancette del dialogo ebraico-cristiano. Le parole scritte dal rabbino di Venezia Richetti vano valutate con attenzione e non rappresentano una voce isolata: ricordo che molta preoccupazione espresse a suo tempo anche il presidente dei rabbini italiani, Giuseppe Laras, dopo aver letto la versione modificata della preghiera del Venerdì Santo. Ora, il Papa ha voluto venire incontro alle richieste di parte ebraica, ma non ha il potere di riformulare il Vangelo o le lettere di San Paolo. E vale la pena ricordare che proprio nelle preghiere del breviario post-conciliare sono contenuti vari riferimenti all'illuminazione chiesta per il popolo ebraico "perché giunga alla pienezza della redenzione", perché sia salvato da Gesù, perché riconosca Cristo come Messia e Salvatore. Preghiere usatissime da decenni in tutta la Chiesa, molto di più di quella secondo il rito antico, al quale Benedetto XVI ha ridato cittadinanza, ma che è comunque seguito da una piccola minoranza di fedeli. Perché solo ora si considera questa preghiera uno stop al dialogo? Perché i breviari post-conciliari sono andati bene fino ad oggi? Vi confesso che per me rimane un mistero. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) » (6 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Il Papa su Youtube e le informazioni "in presa diretta" Sul Giornale di oggi rilancio la notizia dell'accordo tra il Centro televisivo vaticano, la Radio vaticana e Google, il più importante motore di ricerca mondiale del web, che sarà annunciato ufficialmente venerdì prossimo in occasione della presentazione del messaggio di Benedetto XVI sulle comunicazioni sociali, dedicato quest'anno alle nuove tecnologie. Grazie all'accordo e alla creazione di un canale dedicato, sarà possibile seguire in diretta i discorsi del Pontefice via Internet, e accedere ai testi in modo ordinato attraverso Google. L'utilissimo blog di Raffaella, "Paparatzingerblog", che oltre a offrire una completa rassegna stampa sul Papa monitora costantemente le strumentalizzazioni e fraintendimenti del suo messaggio veicolate dai media, elenca quelle del 2008 e sono davvero troppe. Un migliore accesso alle fonti dirette, dunque, per un'informazione migliore. Permettetemi di aggiungere - non per difendere la categoria a cui appartengo - che non ritengo affatto tramontato o da archiviare il ruolo del giornalista, cioè di colui che testimonia o comunque media, raccontando la notizia all'utente finale: non sempre infatti una massa maggiore di informazioni significa automaticamente un'informazione migliore. Internet lo dimostra in modo lampante. Permettemi infine un'osservazione dedicata alla guerra a Gaza: ho trovato sprezzante e offensivo il modo con cui Michele Santoro ha liquidato la dissenziente Lucia Annunziata che criticava lo squilibrio della trasmissione, e non mi è piaciuta la piega a senso unico del dibattito. Ma quella trasmissione ha avuto il merito di far vedere un reportage, immagini e testimonianze agghiaccianti sulla situazione di Gaza, sulle sofferenze della popolazione civile, sui metodi usati per l'attacco. Immagini che non ho visto nei Tg italiani. Ecco, vanno bene le reazioni sdegnate, ma se ne avessi la possibilità chiederei semplicemente all'ambasciatore israeliano, prontamente intervenuto per protestare, se quelle (rare) immagini e quei (rari) racconti in presa diretta sono veri oppure sono una montatura di Santoro & company, un falso della propaganda di Hamas. Perché se fossero veri anche soltanto al cinquanta per cento (e, ahimè, temo che lo siano), dovremmo avere tutti un sussulto di indignazione. Scritto in Varie Commenti ( 109 ) » (7 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jan 09 Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto La rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale - critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera, "Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 253 ) » (11 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (309) Ultime discussioni Physikelly: Fra una settimana, in Israele si voterà. Vincerà l'ultra-destra (e l'ultra-ultra-destra).... cosimo de matteis: IL VANGELO DI OGGI PROCLAMAVA: - un padre(Giairo) implora Gesù per la Guarigione della propria... Vincenzo: .ohhh.la "fine" ironia su Fini e i suoi."Compagni&82 21; di Partito... Vincenzo: .@Phisykelly.mi sono collegato al sito da Lei indicato e, non so se ho interpretato... Vincenzo: .@Luisa. grazie per l'imbeccata. Ho appena letto sul sito di "Le Monde" da Lei... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Ultime news Eluana, il Vaticano: "Così la uccidono" Il padre: "Non parlo più fino alla fine"Negazionisti, la Merkel "Il Papa deve chiarire" Santa Sede: "Già fatto"Sbarramento europee Via libera della Camera Scoppia la bagarre in aulaObama, caos sui ministri: in tre hanno rinunciato per problemi con il fiscoCastellammare: ucciso consigliere comunale Freddato da due sicari in moto per la stradaFitto rinviato a giudizio: "Errore nella sentenza"La pasionaria Alitalia lascia e torna a lavorareRussia: uccidono una ragazza la fanno a pezzi e la mangianoSpagna: documenti falsi per al QaedaSci, SuperG mondiale alla Vonn. 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Corrado: Mi scuso per la .http://blog.ilgiornale. it/tornielli/2008/07/02/roma-e -fraternita-san-pio-x-il-dialo go-va-avanti/Read "How can I tell the difference from phalaris grass that has DMT in it?" at Home & Garden The Daily P.E.E.P.: Antonio Cardinal Cañizares Llovera Abiura: Comment on Thornborn, un Dan Brown cattolico? by Rovere Thornborn, un Dan Brown cattolico?: Dan Brown I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts Fellay: "Spiritualmente, siamo ebrei" Benedetto XVI e la libertà religiosa in Turchia Scomuniche, disattenzioni e strumentalizzazioni Il Papa contro il negazionismo Caso Williamson, le scuse dei lefebvriani a Benedetto XVI Inizio d'anno critico per Papa Ratzinger Il Papa ha firmato la revoca della scomunica ai lefebvriani Ancora sulla polemica dei rabbini. 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Perché è quasi impossibile sfuggire al Grande fratellamento (sezione: Alitalia 2)

( da "Foglio, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Alitalia

3 febbraio 2009 Perché è quasi impossibile sfuggire al Grande fratellamento Poi, quando anche la Gialappa?s è andata a dormire e le pomiciate del giorno prima si tramutano in rancore e in un groviglio di “cazzo” e “merda” e “sigaretta! sigaretta!” la notte si muta in giorno e il giorno si tramuta in notte – si rimane lo stesso lì davanti, occhi sbarrati sul nulla del video a fissare occhi sbarrati sul nulla esistenziale. Due di notte. Persino la Marcuzzi, che a forza di bifidus activo ha preso regolarità intestinale e, beata lei, regolarità biologica, ormai dorme. Sfinita, si suppone: in video si è appena assistito alla prima disputa sindacal-lavorativa affrontata tra avvocati e lavoratrice in un confessionale (televisivo, infatti ecco il titolo del Corriere: “Daniela nel confessionale con gli avvocati”) e alla riconsegna (virtuale) a un ragazzo che non la vedeva da una ventina d?anni di sua mamma. Nel cuore della notte restano piatti sporchi, gente in mutande, panni sparsi, risatine oscure, chiacchiere a vuoto, maschi contro femmine e femmine contro maschi – a parte tutto tale indefinito ammasso, la casa è correttamente ecologica, “in linea con le preoccupazioni globali legate all?ambiente”. L?altra sera, al Grande fratello (e la gloria dell?Auditel certifica l?inutilità di ogni possibile stupore, per non dire di ogni sciocca indignazione) è stata una serata, diciamo così, indimenticabile. Ad assistere all?uscita dalla baraccopoli di gran lusso di Canale 5 della hostess Daniela Martani – e lacrime da non dire, e tormenti a non finire – a momenti c?era più gente di quella che aveva assistito all?insediamento di Obama. Una roba che, non per scherzo, da Colaninno a Vittorio, “diploma di geometra a Roma, in America ha conseguito quello di ?life guard?”, tutti hanno dibattuto, e persino la Marcuzzi ne ha anticipato l?evento in diretta al Tg5 – e quella sempre sospirava e si commuoveva sospesa su tacchi altissimi, “è una ritorsione nei miei confronti”, molto l?Alitalia deve temere la sua verve di “pasionaria” – e a forza di appellarla tale, tra televisioni e giornali (che ieri alla faccenda dedicavano intere paginate: evento che onestamente Gutenberg non poteva prevedere), uno s?immagina la tratta Roma-Tokyo in compagnia di Dolores Ibarruri. Daniela, con tanto di annotazione della saggia mamma sul valore del posto fisso – che poi, quante domeniche puoi passare a schiamazzare a Buona domenica? – ha dunque scelto ed è uscita da quella bolgia senza capo né coda, senza notte né giorno, senza certezze né discrezione – al confronto, tutta la vertenza Alitalia appare lieve come la Primavera di Vivaldi. Eppure, alle due di notte ancora gli occhi fissi sul nulla. Inguardabile – lo stesso sei lì che non smetti di guardare – questa sagra di rancori e scopate sotto le coperte e pettorali scolpiti e tette della sesta misura e discussioni dove le frasi hanno meno senso compiuto di quelle ascoltate ai cellulari in tram. Con Alfonso Signorini in studio che ispirato e dolente rimprovera ai maschi di casa – due: un ormeggiatore senza un ideale di donna perché “se lo avessi mi sentirei limitato” e uno studente-calciatore che “si ritiene un leader naturale” (tutte le informazioni sul sito ufficiale della trasmissione) – di non avere “gli attributi”, mentre quasi tutta la serata è andata in chiacchiere intorno a una vispa concorrente che un po? si è dedicata a uno e un po? all?altro, “non ho ancora scelto, mi piacciono tutti e due e sono stata male per questo”, e i due ganzi a fare comunella, “siamo noi comunque a decidere”. Si capisce che uno non dovrebbe stare lì – tra chi piange e chi ride e chi litiga e chi (non) si vergogna e chi ci prova: una bionda cercava disperatamente di ormeggiare l?ormeggiatore dalle sue parti – ma è irresistibile come quasi tutte le cose che non si dovrebbero fare. Gente da licenza media – non che questo sia un limite, perché poi c?è chi fa Scienze della comunicazione, e allora si può pure pensare che sia meglio fermarsi prima – e professioni disparate. A caso (dalle schede ufficiali): “Barista, saltuariamente lavora come hostess in congressi ed animatrice per agenzie che trattano eventi. Ha fatto qualcosa anche nel campo della moda”, poi dicono complicata la professione di fisico nucleare; “professional windsurfer”; “è stata una delle semifinaliste nell?ultima edizione di ?Veline?” (l?informazione alla voce “lavoro”); “maggiordomo di casa Savoia e assistente personale della principessa Maria Doria”, dunque “è partito dal nulla, ma ora è ?l?uomo di fiducia di una donna molto in vista?”, cribbio!; uno che “si ispira al modo di sedurre di Dean Martin”, roba che manco il Cav. se ne rammenta più; una macellaia che “negli ultimi tempi ha frequentato un corso di taglio e cucito” (la strada della redenzione?); quello che non sopporta “le persone che vogliono stare sempre al centro dell?attenzione” – e si è andato a cacciare in un posto con le telecamere sempre accese; chi si definisce “un creativo su svariati fronti, un poliedrico”; la ragazza che come mestiere ha quello di “artista, performer di spettacoli con il fuoco nei locali”. Ce n?è un altro curioso: libro preferito “I demoni” di Dostoevskij, promette bene, e come caratteristica “sono molto riservato” (al Grande fratello?). Un mondo alla rovescia di smutandati che dormono ammucchiati a casaccio nei letti, vanterie da caserme, mamme che apprendono così che la figliola faceva la cubista mica la barista, e che un giorno si ripresentò con la sesta di reggiseno, “se l?è pagata di tasca sua quando aveva diciotto anni. Ora ho capito da dove arrivavano quei guadagni”. E tutti a strillacchiare – i ragazzi! i ragazzi! – anziché mettere mano allo scopettone. Il deprecabile fatto (grande e mesto) spettacolo. La mattina dopo sei pentito e giuri di non farlo più – come dopo troppe frappe fritte a cena. Meglio provare a imbarcarsi per Tokyo… di Stefano Di Michele

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Che si tratti di un'offensiva mediatica in piena regola non c'è dubbio. L'altro ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Che si tratti di un'offensiva mediatica in piena regola non c'è dubbio. L'altro ieri il presidente del Consiglio ha parlato al telefono durante un convegno organizzato ad Avellino dal ministro per l'Attuazione del Programma, Rotondi, per fare un annuncio importante. Il governo spenderà per far fronte alla crisi 40 miliardi di euro che potrebbero diventare 80 e per assicurare che è alla guida di «una squadra giovane e coesa». Ieri mattina a Studio Aperto, su Italia Uno, ha spiegato che il governo italiano sta investendo sulla crisi più del cancelliere Merkel che pure ha il plauso di Veltroni e soci, ha annunciato gli aiuti a settori come l'auto e gli elettrodomestici, ha assicurato che in tempi brevi si farà la legge sulle intercettazioni e la riforma della giustizia e, visto che c'era, ha attaccato il candidato del Pd in Sardegna, Soru, dandogli del «fallito». Insomma, ha caricato l'avversario a testa bassa. Questa mattina, poi, il Cavaliere farà un'altra uscita dello stesso tenore su Canale Cinque. Costretto a letto da un'influenza per una settimana, Berlusconi è tornato con una sola idea in testa: rimettere il governo e il suo decisionismo al centro dell'attenzione. Una scelta obbligata che il Cavaliere avrebbe fatto in ogni caso e che la possibilità di riflettere con calma, concessagli da una settimana di convalescenza, ha reso ancora più convinta. Il motivo è semplice: il protagonismo della Lega di questi ultimi mesi, le polemiche con An che stanno accompagnando la nascita del Pdl, il ritorno periodico agli egoismi personali e di partito, i tanti discorsi sul dialogo con l'opposizione che hanno portato solo accordi in buona parte di potere (legge elettorale e probabile intesa sulla Rai) hanno rischiato di offuscare l'immagine «decisionista» del governo. Domenica Veltroni ha accusato il governo di «assenza» rispetto ai problemi del Paese. Ed è un'accusa che ha mandato su tutte le furie il premier: «E poi parlano di dialogo! Tentano di denigrare tutto quello che facciamo o sottovalutano gli sforzi che compiamo in questa situazione difficile - si è sfogato con i suoi collaboratori -. Nascondono tutto e offrono sempre e comunque un'immagine drammatica della situazione. E tra noi c'è chi li aiuta. Su ogni questione c'è chi apre una trattativa dentro la coalizione che deve fare contenti tutti. E c'è sempre un gioco al rialzo. E con la logica dell'accontentare sempre e comunque tutti l'immagine "decisionista" del governo rischia di andare a farsi benedire. Si parte in un modo e si finisce in un altro. Tutti vogliono dimostrare di contare e con il loro modo di agire provocano danni all'immagine del governo». Insomma, il Cavaliere ha capito che deve rinverdire l'immagine «efficace» che il suo governo aveva dato nei primi mesi di vita. Quella caratterizzata dalla soluzione del problema dei rifiuti di Napoli, dall'approvazione anticipata della Finanziaria triennale, dalla cordata italiana per Alitalia. Altrimenti potrebbe correre grossi rischi non tanto per l'oggi quanto per il domani. Con una crisi come l'attuale, il rapporto di fiducia tra l'esecutivo, il suo leader e l'opinione pubblica è un elemento fondamentale. Dato che le risorse sono comunque limitate, la gente - sono i discorsi che fanno gli esperti del Cavaliere - deve «fidarsi» ed «affidarsi». In altre parole una leadership sicura e riconosciuta è più importante per il successo di un governo, di una maggioranza o di una coalizione nei momenti di «crisi» che non in quelli in cui le cose vanno per il meglio. Non c'è bisogno di scomodare il Roosevelt della ripresa Usa dalla Grande Depressione, il de Gaulle che rifondò la repubblica francese dopo la crisi d'Algeria, la Thatcher che nel secondo mandato risollevò l'economia inglese, per comprenderlo. E' un'ovvietà che traspare anche dai dati di oggi che dimostrano come l'esecutivo sia riuscito a superare indenne, almeno per ora, una crisi che ha intaccato la popolarità di molti governi europei: la maggioranza di centro-destra supera di poco il 50%, ma l'elemento trainante resta l'indice di gradimento del premier (attorno al 60%) e quello del governo (4-5 punti superiore a quello della coalizione). Ora l'ultimo mese ha messo a dura prova proprio l'immagine «decisionista» del governo e ha dato un'idea meno compatta della coalizione. «L'attivismo eccessivo della Lega, le rivendicazioni di An, la questione del "delfinato" per Fini - osserva l'azzurro Osvaldo Napoli - hanno innescato nel centrodestra un meccanismo concorrenziale». Naturalmente non si tratta di problemi strutturali. «Il vettore principale della coalizione - spiega Fabrizio Cicchitto - resta il governo. Solo che c'è la schiuma prodotta da ambizioni e protagonismi che non rende nitida l'immagine della sua azione». «I dati - rimarca il portavoce Paolo Bonaiuti - sono innegabili: in otto mesi su 46 grandi leggi approvate 45 sono di iniziativa del governo e una di iniziativa parlamentare. Però certe pulsioni, per lo più mediatiche, che tendono a mettere in campo altri protagonismi, di partito o personali, non aiutano. L'unico modo per risolvere la questione è proprio richiamare l'attenzione all'azione del governo. E' quello che sta facendo il presidente proprio per "prevenire" i rischi». Appunto: rimettere al «centro» il governo per far dimenticare i protagonismi dei singoli partiti. Quel processo perverso che nelle ultime settimane ha fatto sospirare più di una volta il Cavaliere: «Certe volte questi non si rendono conto che logorando la mia immagine e quella dell'esecutivo segano il ramo dove sono seduti».

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La linea Torino-Roma via Crucis degli aerei (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

DEGRADO CULTURA LA DENUNCIA DEL MEDICO INCHIESTAIN MEDIA QUASI MEZZ'ORA OLTRE L'ORARIO. IL RECORD LUNEDÌ POMERIGGIO: 3 ORE E 10 All'interno Un dormitorio nel parco della Confluenza Il 14 giornata di protesta contro i tagli Botte alle Vallette direttore convocato in Regione La linea Torino-Roma via Crucis degli aerei «Noi e l'ateneo due modelli diversi» Monica Perosino Alessandro Mondo Servizio Con la nuova Alitalia in ritardo il 40 per cento dei voli Profumo risponde a Pelizzetti «Le sue parole mi hanno sorpreso» Andrea Rossi Alla Cai non piace la rotta Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo il maxiritardo che ha condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, l'altra sera. Le cifre confermano questa sensazione: il 5% dei voli vengono cancellati ed il 36,7% viaggiano con ritardi superiori ai 14 minuti. Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del Carignano, il premio Oscar Roberto Benigni, Nicoletta Braschi e il direttore di Rai 1 Fabrizio Del Noce, ha fatto registrare il peggior ritardo sulla rotta dalla nascita di Cai. Quel volo, cha sarebbe dovuto decollare da Fiumicino alle 16,40 ed atterrare a Torino alle 17,50, ha invece lasciato Roma alle 19,40 per posare i carrelli sulla pista di Caselle alle 21 in punto. 190 minuti di ritardo. Angelo Conti e Jacopo D'Orsi ALLE PAGINA 48 E 49

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[FIRMA]JACOPO D'ORSI Roma-Torino, quando il ritardo è capitale. Storia di un pomeriggio... (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]JACOPO D'ORSI Roma-Torino, quando il ritardo è capitale. Storia di un pomeriggio qualsiasi a Caselle. Basta dare un'occhiata al tabellone degli arrivi per scoprire che il volo fuori orario è sempre lo stesso, salvo rare eccezioni che confermano la regola: quello che collega Torino alla città eterna, e viceversa. Quando sopra c'è Roberto Benigni fa più notizia, ma l'attore premio Oscar deve dividere la rabbia e il disappunto con centinaia di viaggiatori che quotidianamente lottano con le lancette dell'orologio. I voli arrivano in orario praticamente da ogni dove. Da Pescara, su vettori Air Vallee. Da Girona, su Ryanair. C'è anche chi si si guadagna lo stupore della gente in attesa di parenti e amici davanti alle porte scorrevoli atterrando in anticipo: succede al volo Iberia partito da Barcellona, che tocca a terra alle 18,45 invece che alle 19. Miracoli che nella nuova Alitalia targata Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G. - ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti». Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18. «Mi accontento». Meno bene è andata ai passeggeri del volo precedente, Alitalia AZ1419, giunti sotto la Mole con 50 minuti di ritardo: erano attesi alle 17,15, compaiono dopo le 18,05. Qualcuno con un diavolo per capello. È il caso di Gianfranco Ruggiero, 36 anni, impiegato in una società di progettazione software. «Questa è una vergogna - racconta - è bene che la gente sappia». Arriva da Chicago, diverse ore dopo il previsto. «Negli Usa hanno cancellato il nostro volo Air One per motivi tecnici, di cui nessuno ha saputo nulla, poi ad Amsterdam è stato quasi impossibile fare un nuovo check-in». Quindi, a Fiumicino, la ciliegina sulla torta. «Un'altra ora di attesa, senza sapere il perché». «E ci hanno pure perso i bagagli - aggiunge il collega Corrado De Martino, 35 anni - ma non è la prima volta. Ormai, quando andiamo ad aspettarli al nastro, sappiamo che è tempo perso». Un'ora dopo arriva un altro Roma-Torino, sempre Alitalia (AZ1423), sempre in ritardo. Mezz'ora, stavolta: 19,12 anziché 18,40. «Questa è la regola - racconta Alberto Pezzolo, 40 anni, impiegato in un'azienda di telecomunicazioni - me ne rendo conto perché viaggio tutte le settimane. Ieri mattina, per esempio, c'è stato ritardo perché hanno accorpato due voli, uno Air One e uno Alitalia». Scende anche l'ex presidente del Perugia calcio, Vincenzo Silvestrini, 38 anni, romano, titolare di un'impresa di pulizie che opera nel capoluogo piemontese: abituato da anni a fare avanti e indietro, nelle ultime settimane s'è abituato anche ad arrivare in ritardo. Se c'è chi non si lamenta («Oggi è stato accettabile, una volta siamo atterrati sei ore dopo il previsto» spiega un uomo che chiede di restare anonimo), la maggioranza punta l'indice contro la nuova compagnia. È il caso di Maria Aprile, consulente aziendale, di ritorno dalla capitale dopo un giorno di lavoro. «Tre quarti d'ora di ritardo al mattino, mezz'ora al pomeriggio: poteva andarci anche peggio». «Meno male che ci siamo tenuti larghi con gli appuntamenti - chiude il collega Francesco Bernabei - così siamo riusciti ad arrivare in tempo nonostante ci abbiano cancellato il volo, accorpandolo con un altro».

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"Ore di attesa e ci perdono pure i bagagli" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

La rabbia dei viaggiatori "Ore di attesa e ci perdono pure i bagagli" [FIRMA]JACOPO D'ORSI Roma-Torino, quando il ritardo è capitale. Storia di un pomeriggio qualsiasi a Caselle. Basta dare un'occhiata al tabellone degli arrivi per scoprire che il volo fuori orario è sempre lo stesso, salvo rare eccezioni che confermano la regola: quello che collega Torino alla città eterna, e viceversa. Quando sopra c'è Roberto Benigni fa più notizia, ma l'attore premio Oscar deve dividere la rabbia e il disappunto con centinaia di viaggiatori che quotidianamente lottano con le lancette dell'orologio. I voli arrivano in orario praticamente da ogni dove. Da Pescara, su vettori Air Vallee. Da Girona, su Ryanair. C'è anche chi si si guadagna lo stupore della gente in attesa di parenti e amici davanti alle porte scorrevoli atterrando in anticipo: succede al volo Iberia partito da Barcellona, che tocca a terra alle 18,45 invece che alle 19. Miracoli che nella nuova Alitalia targata Cai non accadono di frequente. «Diciamo che non accadono mai - spiega Paola G. - ma almeno questa volta siamo stati fortunati, il ritardo è di dieci minuti». Vero. La signora è appena scesa dall'Air One delle 17,50, atterrato alle 18. «Mi accontento». Meno bene è andata ai passeggeri del volo precedente, Alitalia AZ1419, giunti sotto la Mole con 50 minuti di ritardo: erano attesi alle 17,15, compaiono dopo le 18,05. Qualcuno con un diavolo per capello. È il caso di Gianfranco Ruggiero, 36 anni, impiegato in una società di progettazione software. «Questa è una vergogna - racconta - è bene che la gente sappia». Arriva da Chicago, diverse ore dopo il previsto. «Negli Usa hanno cancellato il nostro volo Air One per motivi tecnici, di cui nessuno ha saputo nulla, poi ad Amsterdam è stato quasi impossibile fare un nuovo check-in». Quindi, a Fiumicino, la ciliegina sulla torta. «Un'altra ora di attesa, senza sapere il perché». «E ci hanno pure perso i bagagli - aggiunge il collega Corrado De Martino, 35 anni - ma non è la prima volta. Ormai, quando andiamo ad aspettarli al nastro, sappiamo che è tempo perso». Un'ora dopo arriva un altro Roma-Torino, sempre Alitalia (AZ1423), sempre in ritardo. Mezz'ora, stavolta: 19,12 anziché 18,40. «Questa è la regola - racconta Alberto Pezzolo, 40 anni, impiegato in un'azienda di telecomunicazioni - me ne rendo conto perché viaggio tutte le settimane. Ieri mattina, per esempio, c'è stato ritardo perché hanno accorpato due voli, uno Air One e uno Alitalia». Scende anche l'ex presidente del Perugia calcio, Vincenzo Silvestrini, 38 anni, romano, titolare di un'impresa di pulizie che opera nel capoluogo piemontese: abituato da anni a fare avanti e indietro, nelle ultime settimane s'è abituato anche ad arrivare in ritardo. Se c'è chi non si lamenta («Oggi è stato accettabile, una volta siamo atterrati sei ore dopo il previsto» spiega un uomo che chiede di restare anonimo), la maggioranza punta l'indice contro la nuova compagnia. È il caso di Maria Aprile, consulente aziendale, di ritorno dalla capitale dopo un giorno di lavoro. «Tre quarti d'ora di ritardo al mattino, mezz'ora al pomeriggio: poteva andarci anche peggio». «Meno male che ci siamo tenuti larghi con gli appuntamenti - chiude il collega Francesco Bernabei - così siamo riusciti ad arrivare in tempo nonostante ci abbiano cancellato il volo, accorpandolo con un altro».

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Torino-Roma L'aereo in orario (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Torino-Roma L'aereo in orario è un sogno Accuse alla Cai: "Snobbata la nostra linea Sempre puntuali invece i voli con Milano" [FIRMA]ANGELO CONTI Alla Cai non piace la rotta Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo il maxi ritardo che ha condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, lunedì sera. Le cifre confermano, almeno in parte, questa sensazione: il 5% dei voli vengono cancellati ed il 36,7% viaggiano con ritardi superiori ai 14 minuti. Che il 63,3% dei voli sia invece puntuale e che la media dei ritardi sia contenuta in 27 minuti pare invece contare meno. Alitalia, dal canto, suo è stata esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del Carignano, il premio Oscar Roberto Benigni, la di lui consorte Nicoletta Braschi, il direttore di Rai 1 Fabrizio Del Noce e pure il direttore dell'Unità Concita Di Gregorio, ha fatto registrare il peggior ritardo sulla rotta dalla nascita di Cai. Quel volo (operato da Air One), cha sarebbe dovuto decollare da Fiumicino alle 16,40 ed atterrare a Torino alle 17,50, ha invece lasciato Roma alle 19,40 per posare i carrelli sulla pista di Caselle alle 21 in punto. Con un ritardo di 190 minuti, cioè 3 ore e 10 minuti. Evento che ha scatenato vivaci polemiche nel foyer: «Questa Cai non funziona. La nuova compagnia è un disastro. Era meglio prima. Sulla rotta Roma-Torino gli aerei tardano sempre, sulla Roma-Milano invece no». Se la rideva, dietro le lenti degli occhiali, solo il direttore artistico del teatro, Mario Martone: lui era invece decollato puntualissimo, atterrando poi in lieve anticipo e pagando il biglietto meno della metà degli illustri ritardatari. Impresa riuscita volando con la compagnia low-cost Blu Express. Cosa è successo? Ecco la spiegazione ufficiale di Air One: «Lunedì è stata una giornata difficilissima per le condizioni meteo avverse: tutto il Nord sotto la neve, tutto il Sud colpito da bufere di vento. Nel caso specifico del volo 6862 a ritardare è stato l'equipaggio, messo in difficoltà da una cancellazione». Ma le difficoltà della nuova Alitalia sulla Torino-Roma, la seconda rotta italiana per passeggeri (quasi 1 milione all'anno) dopo la Linate-Fiumicino, sono innegabili. A confermarlo c'è anche l'ultima cancellazione, quella del volo delle 7,55 di ieri mattina, accorpato a quello delle 7,50 (poi decollato con 35 minuti di ritardo). Un pasticcio accaduto nell'ora di picco del traffico in direzione Roma. In realtà le cancellazioni da parte di Cai su questa rotta sono quotidiane (ben 22 dal 13 gennaio). Qualcuno le pone in relazione ad una eccessiva programmazione di voli, nel tentativo di impedire ad altre compagnie di appropriarsi di slot inutilizzati. Una «guerriglia» che ha recentemente provocato interrogazioni in consiglio comunale da parte di Lonero (La Destra), Zanolini (Moderati) e Bonino (Socialisti). Quanto al dettaglio dei ritardi, in tutta l'operatività di gennaio, nessuno ha superato i 100 minuti e sei sono stati superiori a 50. Non sono dati drammatici, in un mese meteorologicamente difficile, ma stridono un po' con la più costante puntualità della "Cenerentola" Blu Express che ha anche cancellato pochissimo, pur avendo una flotta di appena 10 aerei.

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Ore di attesa in aeroporto e ci perdono anche i bagagli (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

LA RABBIA DEI PASSEGGERI «Ore di attesa in aeroporto e ci perdono anche i bagagli» Anche ieri è stata una giornata difficile sulla rotta Torino-Roma per la nuova Alitalia targata Cai. Mentre quasi tutto il resto dei voli su Caselle è arrivato in orario, sulla tratta da e per la capitale si sono registrati diversi ritardi. A volte un'ora, altre 40 minuti, altre mezz'ora: mai puntuali, però. E, se il ritardo fa più notizia quando sull'aereo c'è Roberto Benigni, l'attore premio Oscar deve dividere rabbia e disappunto con centinaia di altri viaggiatori in lotta con le lancette dell'orologio. «Mi hanno pure perso le valigie - racconta un impiegato in un'azienda di software - questa è una vergogna ed è bene che la gente sappia». «Tre quarti d'ora al mattino, mezz'ora stasera: ormai è diventata la norma», spiega un'altra signora che ha viaggiato per lavoro.

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Torino-Roma, ritardi quotidiani (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

TRASPORTI POLEMICHE DOPO L'ARRIVO FUORI ORARIO DELL'AEREO CHE PORTAVA BENIGNI E DEL NOCE AL CARIGNANO Torino-Roma, ritardi quotidiani [FIRMA]ANGELO CONTI Alla Cai non piace la rotta Torino-Roma. Ne sono convinti in tanti, dopo il maxi ritardo che ha condizionato l'arrivo di Benigni al Carignano, lunedì sera. Le cifre confermano, almeno in parte, questa sensazione: il 5% dei voli vengono cancellati ed il 36,7% viaggiano con ritardi superiori ai 14 minuti. Che il 63,3% dei voli sia invece puntuale e che la media dei ritardi sia contenuta in 27 minuti pare invece contare meno. Alitalia, dal canto, suo è stata esplicita: «E' partita un'azienda nuova, appena venti giorni fa. Dopo il rodaggio faremo i necessari aggiustamenti». Cai, cioè la Nuova Alitalia, è stata anche sfortunata. Perché il volo AP6862, reo di avere consegnato in ritardo alla platea, proprio la sera dell'inaugurazione del Carignano, il premio Oscar Roberto Benigni, la di lui consorte Nicoletta Braschi, il direttore di Rai 1 Fabrizio Del Noce e pure il direttore dell'Unità Concita Di Gregorio, ha fatto registrare il peggior ritardo sulla rotta dalla nascita di Cai. Quel volo (operato da Air One), cha sarebbe dovuto decollare da Fiumicino alle 16,40 ed atterrare a Torino alle 17,50, ha invece lasciato Roma alle 19,40 per posare i carrelli sulla pista di Caselle alle 21 in punto. Con un ritardo di 190 minuti, cioè 3 ore e 10 minuti. Evento che ha scatenato vivaci polemiche nel foyer: «Questa Cai non funziona. La nuova compagnia è un disastro. Era meglio prima. Sulla rotta Roma-Torino gli aerei tardano sempre, sulla Roma-Milano invece no». Se la rideva, dietro le lenti degli occhiali, solo il direttore artistico del teatro, Mario Martone: lui era invece decollato puntualissimo, atterrando poi in lieve anticipo e pagando il biglietto meno della metà degli illustri ritardatari. Impresa riuscita volando con la compagnia low-cost Blu Express. Cosa è successo? Ecco la spiegazione ufficiale di Air One: «Lunedì è stata una giornata difficilissima per le condizioni meteo avverse: tutto il Nord sotto la neve, tutto il Sud colpito da bufere di vento. Nel caso specifico del volo 6862 a ritardare è stato l'equipaggio, messo in difficoltà da una cancellazione». Ma le difficoltà della nuova Alitalia sulla Torino-Roma, la seconda rotta italiana per passeggeri (quasi 1 milione all'anno) dopo la Linate-Fiumicino, sono innegabili. A confermarlo c'è anche l'ultima cancellazione, quella del volo delle 7,55 di ieri mattina, accorpato a quello delle 7,50 (poi decollato con 35 minuti di ritardo). Un pasticcio accaduto nell'ora di picco del traffico in direzione Roma. In realtà le cancellazioni da parte di Cai su questa rotta sono quotidiane (ben 22 dal 13 gennaio). Qualcuno le pone in relazione ad una eccessiva programmazione di voli, nel tentativo di impedire ad altre compagnie di appropriarsi di slot inutilizzati. Una «guerriglia» che ha recentemente provocato interrogazioni in consiglio comunale da parte di Lonero (La Destra), Zanolini (Moderati) e Bonino (Socialisti). Quanto al dettaglio dei ritardi, in tutta l'operatività di gennaio, nessuno ha superato i 100 minuti e sei sono stati superiori a 50. Non sono dati drammatici, in un mese meteorologicamente difficile, ma stridono un po' con la più costante puntualità della "Cenerentola" Blu Express che ha anche cancellato pochissimo, pur avendo una flotta di appena 10 aerei.

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epifani sulla hostess "ha dovuto decidere ha scelto il posto fisso" - roberto rombi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina 39 - Spettacoli Daniela Martani del Grande Fratello Epifani sulla hostess "Ha dovuto decidere ha scelto il posto fisso" Epifani sulla hostess "Ha dovuto decidere ha scelto il posto fisso" ROBERTO ROMBI ROMA - «Ai giovani del Grande Fratello hanno chiesto chi fossero i sette nani. Qualcuno di loro citava Emolo e Tantolo. Così va il mondo di questi tempi». Walter Veltroni torna a criticare il reality più antico e sottolinea «l´immagine un po´ pesante e spesso volgare della casa del Grande Fratello, di quei ragazzi che possono vincere 300 mila euro e sono coetanei di altri ragazzi che si spezzano la schiena e vivono di lavori precari». Anche il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha ricordato la trasmissione a proposito di Daniela Martani. «Mi ha molto colpito» ha commentato «il caso della hostess dell´Alitalia che partecipava al Grande Fratello. Di fronte all´aut aut dell´azienda ha scelto il posto fisso, nella situazione di incertezza di oggi non possiamo assumere come valore negativo il desiderio di certezza del posto di lavoro». Senza più lacrime, affiancata da due avvocati, ieri la Martani ha incontrato la stampa per ribadire che non c´è stata volontà di strumentalizzare la sua battaglia sindacale nei giorni caldi dell´Alitalia quando è diventata celebre agitando un cappio. Ora su di lei pesa la minaccia di un licenziamento. «Ho partecipato alla protesta con tanti colleghi. I media hanno scelto me come simbolo della protesta. Ho fatto il mio lavoro con passione, mi ha dato da mangiare per undici anni e per otto ho fatto la pendolare tra Milano e Roma. Sono scesa in campo per difendere il mio posto di lavoro ma non posso nascondere le mie passioni, il canto e la recitazione. Sono arrivata a 35 anni e un´occasione così era veramente importante. Non sono una sprovveduta, il mondo dello spettacolo non ti garantisce niente. Per questo con dolore sono uscita dalla casa del Grande Fratello. E non sono pentita. è ingiusto mettermi alla gogna per questo».

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L'affondo di Berlusconi: Soru ha fallito (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 L'affondo di Berlusconi: Soru ha fallito «Non ha saputo gestire le sue aziende e ha impoverito i sardi» --> «Non ha saputo gestire le sue aziende e ha impoverito i sardi» Il premier attacca l'ex governatore Renato Soru: ha fallito come imprenditore e come politico. ROMA L'attacco di Berlusconi è partito ieri mattina in un'intervista a Studio Aperto: non bisogna più votare Soru, ha detto il premier, «perché è un incantatore di serpenti: è una persona che ha fallito in tutto quello che ha fatto. Ha fallito come imprenditore, come politico e come governatore della Sardegna». «Come imprenditore - ha detto il premier - ha messo su una azienda che è riuscita ad inanellare 11 anni di perdite continuative, per oltre tre miliardi di passività: incredibile, ma vero». «Un'azienda - ha proseguito - che è stata quotata in Borsa e che ha raggiunto il valore per azione di oltre 100 euro e che adesso vale 39 centesimi: pensiamo a quante persone sono state defraudate e impoverite da questa situazione. Un'azienda che sta dimezzando i suoi organici: insomma credo che un imprenditore che non è riuscito a far funzionare le sue aziende non possa presentarsi come colui che potrà presentare sostegno e aiuto alle aziende della Sardegna». «Come politico - ha proseguito Berlusconi - con il suo carattere torvo e iroso, ha distrutto la stessa coalizione di sinistra che lo sosteneva in un teatrino di risse continuative, con l'ultima farsa delle dimissioni». Infine, ha concluso, «come governatore, la Sardegna è arrivata al record di famiglie sotto il livello di povertà e di disoccupati: eppure c'è la sinistra che continua a portarlo sugli scudi e a leggere i giornali di sinistra gli fanno dei monumenti; per non parlare dell'Unità, che è di sua proprietà, che lo incensa quotidianamente e che usa addirittura toni poetici nel presentarlo». LE REAZIONI Parole che hanno scosso il mondo politico. Soru, nel tour elettorale a Torino, ha replicato:«Diversamente da Berlusconi io non sono più un imprenditore e faccio politica a tempo pieno da cinque anni, ovvero mi occupo della gente, dei sardi e dei loro problemi. Pensi lui a fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e tutte le aziende crisi», ha aggiunto Soru. BOTTA E RISPOSTA Interviene il Pd nazionale, con il portavoce Andrea Orlando: «C'è da chiedersi se il modo migliore di interpretare il ruolo di presidente del Consiglio in questo momento così difficile per il nostro Paese sia quello di trasformarsi in propagandista da campagna elettorale permanente allo scopo di coprire gli evidenti limiti del candidato del centrodestra sardo. Lo stile e gli argomenti che Berlusconi utilizza sono esattamente quelli da lui lamentati, quando denuncia gli eccessi dell'anti berlusconismo, ossia il dileggio dell'avversario, l'insulto e l'aggressione personale che tradiscono nient'altro che il crescente timore della sconfitta». Pronta replica del Pdl col deputato Piero Testoni: «Il meglio di sè Orlando, naturalmente quello che porta la voce del Pd, lo dà quando è furioso. Ma, dai e ridai, anche quando prova a fare il comico attaccando il carro dove vuole il padrone, cioè Veltroni e il padroncino, cioè Soru, comincia ad essere simpatico. Solo che non sta facendo le prove per andare a Zelig, ma parla e straparla delle interviste televisive del presidente del Consiglio, dei suoi legittimi giudizi sulla pochezza di Soru come imprenditore e come governatore, insomma si mette a fare il maestrino di comunicazione con chi è molto ma molto più esperto di lui. Tra l'Orlando prima maniera e il comico apprendista - conclude Testoni - preferiamo il primo, il vecchio e sanguigno, inesorabile portavoce del Partito Democratico».

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È davvero un segno dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

È davvero un segno dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella nuova società Cai È davvero un segno dei tempi la decisione di Daniela Martani, ex pasionaria delle hostess Alitalia, di lasciare la casa del Grande Fratello per conservare il posto di lavoro nella nuova società Cai. La mamma, come tutte le mamme di ogni epoca, le ha consigliato in diretta di tenersi il «posto fisso». Ma in un'altra epoca, in tempi più rampanti, una figlia non l'avrebbe ascoltata - si sa, i giovani vogliono emanciparsi, tentare la fortuna - e difficilmente avrebbe resistito al miraggio di una carriera televisiva, da starlette, e poi al Grande Fratello, in definitiva la massima ambizione dei giovani d'oggi in questo sfortunato Paese. E invece. Sarà la crisi, sarà quello che scrivono ogni giorno i giornali, sarà il clima di allarme e di austerità che si sta impossessando di tutti noi, la pasionaria ha scelto il posto fisso. Magari non particolarmente remunerativo, ora che Alitala non è più la vacca grassa che è stata, magari a rischio di cassa integrazione, ma sempre posto fisso. L'età del rischio è finita, si torna al bisogno di sicurezza e di protezione. C'è anche un altro aspetto per cui la storia di Daniela Martani è emblematica, ed è questa: con la vecchia Alitalia, potete star sicuri che la pasionaria avrebbe potuto tenersi il posto e fare contemporaneamente il Grande Fratello. Con l'arrivo del privato, e di un tipo come Colaninno che è andato in tv a minacciarla di licenziamento, non si può più. Per una volta, il Grande Fratello è stata una trasmissione altamente educativa. 04/02/2009

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Lo scalo lombardo ha 11 anni di vita ma nessun padre. È stato disconosciuto da Ue, governi, amministrazioni regionali. E adesso se ne va anche mamma Alitalia, anche se arriva Lufth (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Lo scalo lombardo ha 11 anni di vita ma nessun padre. È stato disconosciuto da Ue, governi, amministrazioni regionali. E adesso se ne va anche mamma Alitalia, anche se arriva Lufthansa

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berlusconi all'attacco di soru - gianluca luzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Pagina 11 - Interni Il premier Il governatore Berlusconi all´attacco di Soru "Ha fallito in tutto". La replica: "Mi fa una tristezza infinita" Soru è un incantatore di serpenti, ha fallito come imprenditore, come politico e come governatore Dice bugie e falsità: Ho toccato con mano il lodo Alfano: può dire le peggiori cose e resta impunito GIANLUCA LUZI ROMA - Attacca per primo, e con violenza, Berlusconi: «Soru è un incantatore di serpenti, ha fallito in tutto». Risponde a muso duro il Governatore della Sardegna: «Berlusconi mi fa una tristezza infinita. Dice falsità e bugie» in una campagna elettorale «che conduce in prima persona», «ai limiti della legalità». A due settimane dal voto nell´isola lo scontro si incattivisce. La partita non si gioca tra Soru e il candidato del Pdl Cappellacci, ma tra Soru e il presidente del Consiglio Berlusconi che ogni fine settimana nell´ultimo mese - con l´eccezione dello scorso week end a causa dell´influenza - gira la Sardegna per sostenere il suo candidato. Berlusconi non vuole perdere, ma davanti ha un osso duro. A tal punto che nei giorni scorsi Soru ha denunciato il presidente del consiglio per alcune frasi dette in un comizio. Anche se «ho toccato con mano cos´è il lodo Alfano. Lui può insultare ma rimarrà impunito». Così, davanti alla telecamera di Studio Aperto, tg del gruppo Mediaset, il Cavaliere ha scatenato l´offensiva e ha attaccato Soru su tutti i fronti: «E´ un incantatore di serpenti, ha fallito in tutto quello che ha fatto, come imprenditore, come politico e come Governatore». Come imprenditore «ha inanellato 11 anni di perdite continuative. Un´azienda che in Borsa aveva raggiunto il valore di cento euro per azione, oggi vale 38 centesimi ad azione. E ha licenziato recentemente 250 persone». Quindi «un imprenditore che non è riuscito a far funzionare le sue aziende penso che non possa presentarsi come colui che darà sostegno e aiuto alle aziende della Sardegna». La risposta di Soru è tagliente: «Io penso ai sardi e non alle mie aziende. Berlusconi pensi piuttosto ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle aziende che hanno tagliato migliaia di posti di lavoro, faccia qualcosa per l´Italia». Il Cavaliere e il Governatore non sono proprio fatti per piacersi. Ecco come Berlusconi descrive il temperamento di Soru: «Ha distrutto con il suo carattere torvo, iroso, la stessa coalizione di sinistra che lo sosteneva». Soru non gliela passa liscia: «Berlusconi parla e straparla, ma non si capisce bene di cosa. Parla di Kakà, del calcio, racconta barzellette irripetibili, parla delle donne che devono essere accompagnate dai militari e di altre cose assurde. Parla della mia antipatia, dice che i sardi devono ridere, così i sardi si distraggono e lui può fregarli meglio». Ma Soru, per Berlusconi, ha fallito anche come Governatore: «La Sardegna - accusa il premier - ha il record di famiglie sotto il livello di povertà e di disoccupati. Eppure c´è la sinistra che continua a portarlo sugli scudi». Contrattacca il Governatore in tour elettorale tra Torino e Bologna per parlare ai sardi emigrati nel «continente», ma che hanno parenti nell´isola, «ma di quale fallimento parla Berlusconi? Da tre anni abbiamo il bilancio in pareggio, abbiamo cancellato mille posti di sottogoverno e abbiamo una spesa di gestione inferiore del 40 per cento». La verità, per Soru, è che con Berlusconi «siamo tornati indietro rispetto alla monarchia sabauda. Per lui si può fare tutto pur di vincere e mi viene una tristezza infinita se penso a un uomo di 73 anni che pur di vincere un´elezione in più pensa di poter offendere e calunniare chiunque e che si può vincere imbrogliando».

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Anpac e Up pronti allo stop. Aerei semivuoti e tensioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA /FINITA LA TREGUA Anpac e Up pronti allo stop. Aerei semivuoti e tensioni Anpac e Up hanno aperto le procedure per il primo di una serie di scioperi dei piloti di Alitalia-Cai, a cominciare dal mese di marzo. La categoria dei piloti «è ormai da molte settimane alla ricerca di un dialogo costruttivo con Alitalia-Cai teso a riportare un clima sereno all'interno dell'azienda. Purtroppo tutte le aperture sono state rifiutate dal management della compagnia». Un clima percepito in modo negativo anche dalla clientela. «Il coefficiente di riempimento degli aeromobili si attesta ora intorno al 39%». Anche se «tutti i dipendenti lavorassero senza stipendio, i conti dell'azienda rimarrebbero in rosso». Intanto, sul futuro degli «hub» della compagnia ieri si è tenuto un «botta e risposta» tra il presidente della provincia di Milano Filippo Penati e il sindaco di Roma Gianni Alemanno: quest'ultimo ha detto che «l'hub naturale di Alitalia è a Fiumicino»; e Penati ha risposto: «L'hub della nuova Alitalia non è nè a Fiumicino nè a Malpensa, ma a Parigi Charles De Gaulle».

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CAGLIARI - Il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna rischia di perdere sempre più le c... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi CAGLIARI - Il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna rischia di perdere sempre più le connotazioni di un'elezione regionale per assumere una valenza diversa. Almeno a basarsi sugli ultimi fatti: i giudizi di Silvio Berlusconi su Renato Soru («un incantatore di serpenti, che ha fallito in tutto, come imprenditore, come politico, come governatore») e la replica del candidato del centrosinistra («dice falsità e bugie, può dire le peggiori cose di chiunque e rimane impunito»). L'affondo del premier arriva poco prima delle 13. In una intervista a "Studio Aperto", Berlusconi attacca Soru sotto tutti i profili, da quello imprenditoriale a quello politico fino a quello di presidente della Regione. Soru non replica subito, ma già a margine di una manifestazione con gli emigrati sardi a Torino, precisa di non essere più un imprenditore e di fare ormai politica a tempo pieno. E invita il premier a «fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e di tutte le aziende in crisi». Giunto poi nel tardo pomeriggio a Bologna, aggiunge: «Mi viene tristezza a vedere un uomo di 73 anni che per vincere un'elezione in più è disposto a calunniare chiunque e a dimostrare che si può vincere imbrogliando».

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ROMA Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del prim... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi ROMA Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del primo di una serie di scioperi in Alitalia che saranno calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire da marzo. Lo rendono noto le due sigle spiegando che Alitalia non rispetta l'accordo quadro di palazzo Chigi e non ha rispettato i criteri di assunzione. Anpac e Up ricordano che «rappresentano la quasi totalità dei piloti della nuova compagnia guidata dall'amministratore delegato Rocco Sabelli, non hanno condiviso e sottoscritto gli ultimi accordi sindacali antecedenti la partenza della nuova Alitalia. La categoria dei piloti - si legge nella nota - è ormai da molte settimane alla ricerca di un dialogo costruttivo» con l'azienda ma «tutte le aperture ed i tentativi di riprendere il confronto sono stati rifiutati dal management e questo, con l'applicazione distorta e gratuitamente punitiva degli accordi contrattuali, sta generando un clima interno invivibile ed un crescente senso di sfiducia dei piloti verso l'azienda». Clima che - proseguono Anpac e Up - «viene chiaramente percepito in modo negativo anche dalla clientela» visto che «il coefficiente di riempimento degli aeromobili» è «in caduta libera e si attesta ora intorno al 39%». Secondo le due associazioni, «con queste performance industriali e questa percezione di generale inaffidabilità della compagnia, anche se tutti i dipendenti lavorassero senza percepire lo stipendio, i conti dell'azienda rimarrebbero, come oggi già sono, in rosso. A nulla quindi risultano ad oggi serviti i pesantissimi tagli del personale, sia di volo che di terra, e l'azzeramento dei contratti di lavoro e delle tutele sociali imposte da Cai durante la fase di acquisizione di Alitalia».

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Alitalia, a marzo nuovi scioperi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi Alitalia, a marzo nuovi scioperi I piloti: «L'azienda viola l'accordo di palazzo Chigi e i criteri di assunzione»

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GRANDE mobilitazione per l'hostess che abbandona il reality perchè a rischio licenziamento... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

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Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi GRANDE mobilitazione per l'hostess che abbandona il reality perchè a rischio licenziamento. Tornerà a volare se la nuova Alitalia non la farà atterrare a casa (quella sua, non quella con la C maiuscola del Grande fratello). Lei, per dare corpo alla fama di pasionaria, non abbandona i toni epici, ma in realtà la sua missione televisiva è compiuta. Nel senso che la sua permanenza nella scombiccherata assemblea di varia umanità che popola il reality di Canale 5 ha ottenuto tutti gli effetti possibili. Quello dell'entrata e quello della sceneggiata sulla sua sorte: massima esposizione possibile, massimo risultato ottenibile (il clamore è l'anima dello share che, infatti, l'altra sera ha immediatamente risposto alle sollecitazioni emotive della vicenda). Non ci si poteva aspettare di più. Senza contare che, stavolta, il reality si è preso la bella soddisfazione di influire direttamente sulla realtà. Quanto alla bella Daniela Martani, può mettere in conto un bene da spendere nei prossimi mesi: quello della notorietà che vuol dire inviti, ospitate, servizi fotografici, insomma tutto l'armamentario del caso. Un bel corredo che gli tornerà utile pure se la Cai deciderà di dare l'esempio ai suoi nuovi assunti (anche in questo caso sfruttando la sua notorietà) licenziandola. L'unica cosa di cui la signorina Martani dovrà tenere conto nei prossimi mesi è che la notorietà è un bene a scadenza: non c'è scritta la data ma è bene saperlo. Poi avanti un altro o un'altra, non necessariamente hostess.

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ROMA - "Alea iacta est". Proprio così: "Il dado è tratto". Dan... (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

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Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi di PATRIZIA SALADINI ROMA - "Alea iacta est". Proprio così: "Il dado è tratto". Daniela Martani, l'hostess "pasionaria", a meno di 24 ore dall'uscita dal bunker di Cinecittà dove sperava di avere un po' di visibilità per entrare nel mondo dello spettacolo, ha deciso. «Lottare per il diritto al lavoro è più importante dello show business anche se il mio sogno è sempre stato quello di partecipare a Grande Fratello», ha detto la trentacinquenne (bella presenza) dipendente dell'Alitalia come part time da una decina di anni riscuotendo il plauso anche di Epifani segretario generale della Cgil. Le esternazioni le ha fatte nel corso di una conferenza stampa alla quale si è presentata con i suoi legali. «Voglio comunque chiarire che non sono una hostess ma faccio la hostess, ovvero questo è il lavoro che mi dà da mangiare ma il mio desiderio più grande è cantare e recitare. Non vedo perché queste due cose non si possano conciliare». E già! Il problema è serio. La Nuova Alitalia le contesta il fatto di non essersi presentata né alle visite mediche né all'imbarco del volo al quale era stata assegnata. La sua uscita dalla casa del Gf non ha appianato le divergenze. Anzi. Roberto Colannino, presidente della linea aerea nazionale, domenica scorsa, ha ribadito il concetto: «Sono state date indicazioni al personale di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente». Vale a dire che la strada intrapresa è quella del licenziamento. Alessia Montani e Rosario Siciliano, avvocati di Daniela, nel corso dell'incontro con i giornalisti hanno spiegato però che a loro avviso non ci sono i termini per una soluzione così drastica. «La nostra assistita - hanno puntualizzato - ancor prima di conoscere della sua partecipazione al programma si era premurata di cercare un referente per chiedere un periodo di aspettativa. Ma era l'interegno fra Alitalia e Cai e nessuno, ribadiamo "nessuno", è stato in grado di recepire la sua richiesta. Il contratto la Martani l'ha firmato il 28 dicembre ma non c'era scritto quando sarebbe diventato operativo. Poi sono arrivati i due provvedimenti. Il primo il 23 e il secondo il 30 gennaio. La condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti dell'assistita e c'è l'intenzione di punire quello che la Martani ha rappresentato in precedenza. Comunque se non ci sarà una soluzione positiva procederemo di conseguenza». «Credo che di essere stata messa alla gogna - ha detto la "pasionaria" -. Tutto è cominciato con un cappio che mostravo nel corso di una protesta. Ma non ero soltanto io a manifestare in quel modo. Probabilmente il mio atteggiamento ha dato più fastidio di quello di altri. Sono una combattente - ha continuato Daniela -. Non mi pento di quello che ho fatto. Ma non ho usato questo mezzo in maniera strumentale, per farmi pubblicità. Sarebbe stato diabolico. Spero che la mia lotta serva anche agli ottomila lavoratori Alitalia rimasti a casa senza lavoro». Daniela ha anche precisato che l'uscita dalla Casa non l'ha presa a cuor leggero: «Ne sono dispiaciuta. Ma so anche che ha 35 anni il successo come arriva può dissolversi nel nulla. Un posto di lavoro è una cosa molto importante». Intanto Francesco Alberoni ha detto la sua: «La Martani non resterà senza lavoro. Il suo futuro è nella politica».

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Passera contro la Moratti: su Linate sbaglia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-02-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Rotte Il banchiere rinvedica il ruolo della nuova Alitalia: salvati 14 mila posti di lavoro. E Meridiana chiede 40 slot sul Forlanini Passera contro la Moratti: su Linate sbaglia L'ad di Intesa Sanpaolo: da agosto sapeva che Cai puntava su Malpensa Alitalia arrogante? Alitalia che s'avvantaggia di una posizione dominante sulla tratta Forlanini-Fiumicino? Corrado Passera — amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e grande regista dell'operazione Cai — non ci sta. «Non sono d'accordo con il sindaco di Milano, Letizia Moratti — ha detto ieri Passera —. Forse c'è cattiva informazione. Nonostante il piano di Cai sia noto fin da agosto ». Il manager ha sottolineato che la nascita della nuova compagnia ha permesso di evitare il fallimento della vecchia Alitalia e di salvare 14 mila posti di lavoro. Oltre a «creare un'azienda che ha tutti i numeri per avere successo». Per quanto riguarda il futuro degli aeroporti milanesi, secondo Passera la nuova Alitalia vuole contribuire «a creare un vero hub su Malpensa» ma questo comporta scelte da portare fino in fondo perché «cento aeroporti in Italia non si possono avere». Alla fine il nodo resta sempre lo stesso: il sacrificio di Linate per avere 11 rotte intercontinentali in più di Alitalia su Malpensa. Ma, secondo un'indagine della Camera di commercio di Monza, con il ridimensionamento di Linate nel 2009 si perderebbero complessivamente in Lombardia circa 910 milioni di euro di indotto turistico (di cui 338 a Milano) e circa 130 milioni in costi aggiuntivi legati agli spostamenti verso altri aeroporti (di cui 56 a carico dei milanesi). Le compagnie straniere (Lufthansa, Easyjet) stanno valutando la possibilità di rivolgersi all'antitrust europeo contro il monopolio Alitalia sulla Forlanini- Fiumicino. «Al momento non mi risulta che le compagnie di bandiera abbiano idea di muoversi — fa il punto Osvaldo Gammino, rappresentante delle venti compagnie aeree che operano a Linate —. Per una serie di motivazioni tecnico organizzative, è più probabile che qualche vettore low cost valuti seriamente l'opportunità». Dopo Easyjet, anche Meridiana ha annunciato ieri di aver richiesto 40 slot su Linate. «Siamo in fila da oltre 10 anni — fa notare la compagnia —. La nostra tariffa sulla Linate-Roma (41 euro tutto incluso) è più bassa del 70% rispetto a quella media applicata dall'unico vettore concorrente. In attesa dell'annunciato consiglio dei ministri al Pirellone sulla questione aeroporti, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, ha risposto al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che rivendica per Fiumicino il ruolo di hub: «L'hub della nuova Alitalia non è né Fiumicino, né Malpensa, ma a Parigi Charles De Gaulle». \\ In Italia cento aeroporti non si possono avere La nuova Alitalia crede in un vero hub a Malpensa ma questo comporta scelte difficili Il manager Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo Rita Querzé

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L'hostess: ho subìto un'ingiustizia, Berlusconi mi inviti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-04 num: - pag: 47 categoria: REDAZIONALE Grande fratello Ascolti record (27,3%) di share per la puntata sulla rinuncia di Daniela alla «casa». Epifani: ha fatto bene L'hostess: ho subìto un'ingiustizia, Berlusconi mi inviti ROMA — Magari è solo jet lag da Grande Fratello se, primo giorno fuori dalla Casa di Cinecittà, vegliata dalla sorella Stefania (suo duplex biondo), Daniela la pasionaria stanca riconferma che «soffro ma non mi pento di nulla. Sono uscita per difendere i miei diritti calpestati di lavoratrice». E con questo intasca il plauso doc di Guglielmo Epifani, segretario Cgil: «Sono rimasto molto colpito dal caso dell'hostess che di fronte all'ultimatum dell'azienda ha scelto di conservarsi il posto fisso». Mica solo lui. Grazie a miss Fiumicino, il GF9 ha fatto boom: 6 milioni e 941 mila spettatori (27,3% di share) con picco di oltre 9 mentre andavano in onda i suoi tormenti, vado o resto. Poi però uno approfondisce. Se davvero riesce a tenerselo quel contratto a tempo indeterminato con Alitalia, la Martani dovrà dire addio per sempre alle ambizioni da star. Ma va. «Perché dovrei? Vuol dire che richiederò il part-time». Il tempo stringe: il 10 febbraio scadono i termini per rispondere alla seconda contestazione disciplinare della compagnia di bandiera che l'ha sospesa dal servizio. Da quel momento potrà scattare il licenziamento. Spiega Marco Marazza, avvocato di Alitalia: «La signora ha partecipato ad una trasmissione tv anziché onorare gli impegni contrattuali. La spettacolare uscita dalla casa, fin troppo tardiva, non modifica la gravità del fatto». Il tris dei suoi legali, Vincenzo Cerulli Irelli, Alessia Montani e Rosario Siciliano, ribadisce invece che «la risoluzione del rapporto di lavoro sarebbe ingiusta e ingiustificata» nonché viziata da una «volontà di punirla » per i giorni ruggenti del cappio al collo. Di cui Dani parla così: «Sono scesa in campo perché ci credevo, un caso che abbiamo ripreso proprio me, la corda al collo ce l'avevamo in tanti, pensare che l'abbia usata per arrivare in tv è diabolico». E al suo presidente Roberto Colaninno, che ha invocato per lei una mano «severa e intransigente », trovandoselo a tu per tu, rinfaccerebbe che «mi ha rovinato il sogno più bello, si è accanito contro di me in modo cattivo ed esagerato. Altre 8 mila persone non hanno più un lavoro per colpa sua. Risani l'azienda e li riporti dentro tutti quanti». Hanno insinuato che fosse stata raccomandata dal premier, dopo sosta a Palazzo Grazioli. «E dov'è, mica lo so. Ho protestato proprio contro il governo. Destra, sinistra, non guardo la collocazione, ma la persona. Di là mi piacciono Di Pietro e Bertinotti, di qua Schifani perché fa il moderatore. E pure Berlusconi, così è contento. Comunque se mi invita ci vado volentieri, voglio proprio sapere che pensa». Non avrà paura, nel caso, di affrontare colleghi e passeggeri indignati: «Ho le spalle larghe ». Però precisa: «Non sono una hostess, faccio la hostess per vivere. Sono un'artista, colleziono provini da quando ho 18 anni». Che non siano ancora andati a buon fine a 35 non la smonta: «La vita offre sempre possibilità, Carla Bruni ha cominciato a cantare a 40 anni». Oltre al GF, ha tentato la via di X Factor: «Ho portato Pensiero stupendo e Roxanne, ero piaciuta, poi una paparazzata sui giornali, hanno scritto che ero la fidanzata di Massimo Giletti, ha rovinato tutto». Un amico, Dani è single. «L'ultima storia seria è finita 3 anni fa, grande amore, mi ha lasciato per una che ha 17 anni di meno. Non mi importa più». Si consola leggendo gli sms sul cellulare: «Tutti carini. Mi ha scritto pure il direttore della banca: brava Daniela, hai vinto tu». Giovanna Cavalli

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E l'ex governatore <Silvio imbroglione> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-02-04 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE La replica E l'ex governatore «Silvio imbroglione» DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — «Imbroglione». «Impunito». E pure «barzellettiere da strapazzo»: che forse, per il Cavaliere, è la peggiore delle offese. Renato Soru contro Silvio Berlusconi. La Sardegna del centrosinistra mette l'elmetto. Intercettato a metà del suo tour elettorale dagli strali del premier («Soru è un fallito, ha fallito in tutto, è un incantatore di serpenti»), il governatore dimissionario della Sardegna, deciso a riprendersi la poltrona alle elezioni del 15-16 febbraio, è calato a Bologna con un solo obiettivo: rispondere colpo su colpo alle cannonate, alla faccia dello spirito bipartisan e delle buone maniere. A muso duro: «Io fallito? Mi fa tristezza vedere un uomo di 70 anni che, per vincere un'elezione in più, è disposto a calunniare chiunque, dimostrando che si può vincere imbrogliando». Applausi e olè dal migliaio di sardi emigrati a Bologna, stipati nella saletta universitaria per ascoltare il candidato in trasferta. Che sa bene quali tasti toccare. Il lodo Alfano, ad esempio: «Berlusconi può dire le peggiori cose e rimanere impunito: è una barbarie». Roba da «monarchia sabauda» tuona Soru, che sta girando come una trottola per convincere i sardi sparsi in mezza Italia a tornare nell'isola per votare (un comitato si sobbarcherà le spese di viaggio ed è già pronto un pullman speciale, il "Renatobus"). Ancora randellate: «Berlusconi ha avvelenato goccia dopo goccia le coscienze di tanti italiani, inculcando l'idea che per vincere bisogna essere disposti a tutto». E poi fendenti contro la scelta del premier di giocare in prima persona la sfida elettorale sarda: «Siamo al limite della legalità. Nel simbolo del Pdl non c'è il nome del mio avversario, Ugo Cappellacci, ma la scritta Berlusconi presidente. Se voleva fare il candidato, doveva dimettersi da Palazzo Chigi». E invece, aggiunge, «viene in Sardegna, straparla, dice barzellette irripetibili, ma non parla mai di cosa fare per l'isola. Vuole far ridere i sardi, così poi lui li frega». Stavolta, a ridere, sono i sardi-bolognesi. In platea, ci sono anche il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, e il segretario del Pd felsineo, Andrea De Maria. Soru non molla la presa: «Io fallito? Io penso ai sardi, non alle mie aziende. Berlusconi farebbe bene a pensare ad Alitalia, a Telecom e a tutte quelle imprese che hanno tagliato migliaia di posti». Lui, come amministratore, si sente la coscienza a posto: «Abbiamo ricevuto in eredità dal centrodestra un debito di 5 miliardi: da tre anni siamo in pareggio e abbiamo cancellato mille posti di sottogoverno». \\ Berlusconi ha inculcato l'idea che per vincere bisogna essere disposti a tutto Francesco Alberti

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Passera: aiutare la crescita fa bene anche ai conti pubblici (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-04 num: - pag: 11 autore: di DARIO DI VICO categoria: REDAZIONALE Passera: aiutare la crescita fa bene anche ai conti pubblici «Sì ai Tremonti bond». «Riforme, ha ragione Ichino sul contratto unico» MILANO - Un lettore canadese ha raccontato al Financial Times di aver suggerito a sua nipote di 8 anni di portare in banca i 250 dollari messi assieme tra regali e mance. Ma la bambina lo ha freddato con una risposta secca: "No, nonno. Non ho fiducia nelle banche". Racconto la storiella a Corrado Passera di ritorno da Davos e gli chiedo da dove debbano ripartire banche e capitalismo. «Dalla responsabilità di cooperare per il bene comune» è la risposta. «Democrazia e capitalismo sono una conquista della nostra civiltà occidentale. Il nostro modello economico, che ha permesso l'uscita dalla miseria di miliardi di uomini e donne, perché ha saputo evolversi di continuo. Ora deve imparare dai suoi più recenti errori, evitare gli eccessi e diminuire le ingiustizie ». Vista così, la crisi è persino una grande occasione per toglierci di dosso quella che Passera chiama «l'ultima ideologia». Il mercato è un formidabile strumento ma parecchi dogmi sono caduti: la somma degli interessi individuali non porta sempre al bene comune, il gioco di domanda e offerta non sempre porta a prezzi significativi, la concorrenza non sempre porta all'equilibrio ma, anzi, - se non regolata - porta a bolle dove pochi guadagnano tanto e tanti perdono tutto. «Detto questo dobbiamo lavorare a un capitalismo più giusto e responsabile. La Storia non è finita nemmeno questa volta». Si riparte da un mondo che a Davos si è mostrato multipolare come non mai. Benvenuto, dunque, Mr. Obama, gli Usa continueranno ad avere un ruolo prioritario con il loro 19% del Pil del globo, «ma senza coinvolgere Cina, India e Russia non lo si governa ». Il G8 andrà in pensione e verrà sostituito probabilmente dal G20. «Il rammarico è che anche al Forum l'Europa è parsa disunita, debole, non all'altezza del ruolo che potrebbe avere. Gli orizzonti strategici si ampliano e la Ue purtroppo gioca solo di rimessa, nonostante tutti riconoscano che il modello europeo, mercato più tutela sociale, sia la via da seguire». Capitalismo responsabile non è per Passera «una contraddizione in termini». Anzi, «è una proposta per governare modernità e globalizzazione. Chi pensa che la globalizzazione vada fermata per superare la crisi, sbaglia di grosso. Anzi, se vogliamo ricostruire la fiducia a livello planetario, dobbiamo chiudere in tempi brevissimi il Doha Round». La peggiore delle cure sarebbe il protezionismo: già una volta ha gettato il mondo nella Depressione. Chi ne parla sembra dimenticare che le nostre migliori aziende dipendono per oltre il 50% dalle esportazioni. L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo pensa che avere un manifatturiero ampio e diffuso «sia una benedizione» e chi voleva superarlo per crescere solo nei servizi «aveva evidentemente torto». Lo dimostra la storia della Total di Grimsby. Gli inglesi hanno rinunciato alla loro industria e sono costretti a dar lavoro alle aziende straniere specializzate. «Noi dovremmo valorizzare il manifatturiero competitivo: dare risorse e agevolazioni a chi investe nella propria azienda, la internazionalizza e magari la fonde con un'altra». Ma, obietto, un capitalismo responsabile che si ricandida a guidare il mondo ha bisogno di una classe dirigente capace di visione e in possesso di un'etica personale e pubblica. Invece le cronache sono piene di fatcats, di manager ingrassati a colpi di bonus miliardari e insensibili al bene comune. «Soprattutto nei paesi anglosassoni - risponde Passera - i sistemi di governance, tanto adulati dagli aedi di casa nostra, hanno creato sistemi di retribuzione abnormi che hanno esasperato l'orientamento al brevissimo termine ed esclusivamente al cosiddetto shareholders value. E' una stagione finita, certi comportamenti sono stati giustamente cancellati». Ma le stock option le avete copiate anche in Italia e anche lei ne ha usufruito. «Le stock option sono uno strumento utile se bene utilizzate mentre portano a risultati molto negativi se usate male. Mettere in condizione i manager di comprare nel tempo azioni della società che gestiscono non è sbagliato. L'importante è che le quantità siano ragionevoli, i meccanismi di assegnazione siano legati ai risultati di medio periodo e le tempistiche di vendita successiva premino la fedeltà all'azienda. Io sono addirittura di quelli che credono che un capo azienda debba tenere tutte le azioni che ha potuto comprare fino a quando mantiene la sua posizione». Il banchiere racconta che a Davos si è parlato del miliardo di giovani che in tutto il mondo cerca di entrare nel mercato del lavoro e dispera di riuscirci. «Il rischio è che la crisi tuteli chi è già tutelato e crei un'economia senza giovani. E faccia dell'Italia un Paese di giovani, di donne e di non-ancora-vecchi inattivi. Oggi chi è fuori dal mercato del lavoro e i precari pagano i privilegi e le rigidità di una parte di coloro che il lavoro ce l'hanno: ben vengano il contratto unico e le proposte del professor Ichino! Più in generale, se vogliamo costruire l'Italia di domani dobbiamo però affrontare finalmente i nodi strutturali della nostra società: l'eguaglianza dei punti di partenza, la scuola, la ricerca, la meritocrazia, la mobilità sociale». Volete una società più aperta ma poi le banche sono accusate di dare i soldi sempre e solo ai soliti noti. Un nome per tutti: la Fiat. «Pensa davvero che finanziamo Torino per scelta ideologica? Non è così. La Fiat ha fatto un grande lavoro di ristrutturazione e rilancio e a fronte di progetti industriali seri noi ci siamo stati. Ricordo la primavera del 2003: ero da poco entrato in banca e scoppiò il caso Fiat. Facemmo bene ad insistere per trovare una soluzione finanziaria che desse al gruppo un futuro. Non stiamo parlando di una sola azienda ma di un settore fatto di migliaia di aziende e di centinaia di migliaia di occupati». Ma non un soldo che andrà a Torino verrà tolto alle piccole imprese, assicura Passera. Cita i dati di Intesa Sanpaolo: 200 miliardi di affidamento alle piccole e piccolissime, 120 alle medie e grandi aziende. «In Italia non siamo al credit crunch, anche a gennaio - così come nel 2008 - come banca abbiamo aumentato l'ammontare di credito erogato malgrado il forte calo della domanda di finanziamenti e la forte crescita della rischiosità. Dai prossimi giorni farò un giro dell'Italia per spiegare ai nostri 8000 responsabili sul territorio che malgrado la crisi non ci tiriamo indietro». Ma i Tremonti bond poi alla fine li prenderete o no? Costano troppo? «Apprezziamo il lavoro del Tesoro e stiamo dando il nostro contributo per una soluzione equilibrata. Altri Paesi hanno dovuto fare operazioni di salvataggio, in Italia invece si sta solo valutando l'ipotesi di rafforzare il patrimonio delle banche perché possano crescere di più e sostenere ancora meglio l'economia reale». Passera pensa a un'operazione temporanea e che i soldi possano essere restituiti in capo a 2-3 anni «ma se il meccanismo fosse troppo costoso non ce lo potremmo permettere: le autorità europee, che hanno l'ultima parola, dovrebbero, a mio parere, favorire di più questo tipo di operazioni». E se alla fine questi bond restassero nel cassetto del Tesoro? «Si sarà persa un'occasione, perché se avremo meno patrimonio potremo erogare meno credito e potremo dare un contributo inferiore al superamento della crisi». Guai però a ripetergli la litania corrente secondo la quale le banche italiane si sono salvate perché antiquate. «Arretrati perché non abbiamo fatto finanza creativa? Perché abbiamo cercato di coniugare credito e responsabilità, perché abbiamo diffidato dell'eccessiva crescita a debito? Che avrei dovuto fare quando mi portavano ad esempio la Northern Rock che dava i prestiti a 30 anni e raccoglieva risorse sull'interbancario a tre mesi? O quando le banche di investimento facevano operazioni con un effetto leva pari a 60?». Tempo fa Passera propose un piano di 250 miliardi da spendere in 5 anni per finanziare opere infrastrutturali, incentivare investimenti privati e assicurare ammortizzatori sociali alle fasce non coperte. Il ministro Tremonti e il governo hanno scelto un'altra strada per non compromettere l'immagine rigorista di un Paese che dovrà tra breve chiedere ai risparmiatori di sottoscrivere i suoi titoli di Stato. Lei è rimasto della stessa opinione? «Sono preoccupato anch'io dello spread tra i nostri Btp e i bund, così come trovo sensatissima l'idea di dar vita a una sorta di eurobond per finanziare i grandi progetti» risponde. Ma, aggiunge, «siamo sicuri di non poter fare di più per recuperare l'enorme ritardo infrastrutturale che abbiamo accumulato e che necessiterebbe di quell'ammontare di impegni? 50 miliardi di euro all'anno sono tanti, ma non poi così tanti se mettiamo insieme ciò che il Cipe ha già avviato, gli stanziamenti già programmati per Fs e Anas, i fondi Bei. Forse si potrebbe razionalizzare il 10% dell'attuale spesa sul territorio per opere pubbliche, dismettere l'1% del patrimonio pubblico, recuperare il 2-3% di sprechi nella spesa pubblica. E attirare fondi privati: noi abbiamo creato una banca specializzata proprio nelle infrastrutture e nelle partnership tra pubblico e privato. Mi rendo conto delle difficoltà, ma se non riattiveremo una fase di crescita sostenibile i conti pubblici andranno comunque a gambe all'aria». Ma il sindaco di Torino Chiamparino accusa che sono stati buttati per l'Alitalia 3 miliardi di soldi pubblici. «Se fosse fallita, lo Stato se ne sarebbe probabilmente dovuti sobbarcare il doppio e avrebbe avuto alcune decine di migliaia di disoccupati in più. Lo dico senza polemica».

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Colaninno? Chi è senza peccato? (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-02-2009)

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stampa Gf9, ora difende il posto di lavoro Daniela a Colaninno: "Chi è senza peccato... " «Colaninno? Scagli la prima pietra chi è senza peccato». Daniela Martani risponde così a chi le chiede quale messaggio vorrebbe inviare al presidente Cai. La ragazza è uscita da poche ore dalla Casa del Grande Fratello. E ora deve difendere il posto di lavoro di assistente di volo. La sua battaglia è appena cominciata ma, attraverso i suoi legali, fa già sapere che non si fermerà neppure di fronte a un eventuale licenziamento. Nei giorni scorsi proprio Roberto Colaninno era sceso in campo in prima persona per chiedere la linea dura. «Sono state date indicazioni al personale - ha detto - di trattare la faccenda in maniera molto severa e intransigente». A queste parole la «pasionaria» replica in modo fermo e deciso. «Cosa vorrei dire a Colaninno? Di riassumere tutti i colleghi che non sono stati reintegrati. E di essere più magnanimo. Scagli la prima pietra chi non ha peccato». La nuova Alitalia le contesta di non essersi presentata né alle visite mediche né all'imbarco del volo Roma-Tokio al quale era stata assegnata, ma anche i giudizi critici sull'azienda espressi in alcune interviste. Per i due legali della hostess, Alessia Montani e Rosario Siciliano, «la condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti dell'assistita» e «c'è l'intenzione di punire quello che la Martani ha rappresentato in precedenza». In queste ore vicino alla hostess c'è anche sua sorella Stefania, insegnante di italiano, latino e greco. «Daniela ha fatto bene ad abbandonare la Casa del Grande Fratello - ha detto la bionda Stefania - deve combattere sia per la sua immagine pubblica sia per ristabilire la verità. Ha protestato perché ci credeva ma è vero anche il suo sogno di entrare nel mondo dello spettacolo». Gli avvocati raccontano che la hostess «ha firmato il contratto il 28 dicembre, ma non c'era scritta la data di inizio dell'operatività». Poco prima di entrare nella Casa, affermano, «è stata presentata la richiesta di cassa integrazione. Una volta entrata al Gf, il 12 gennaio, non aveva chiesto l'aspettativa. La richiesta è stata fatta il 30 gennaio come "potenziale via d'uscita", anche se il procedimento disciplinare era già iniziato. In quel momento era ancora nella Casa e concedendo l'aspettativa c'era una possibilità per non arrivare al provvedimento espulsivo. Ci auguriamo che non si arrivi a licenziarla, altrimenti - annunciano - assumeremo la difesa nelle sedi più opportune». E sulla vicenda ha parlato anche il segretario della Cgil Epifani che ha detto: «Bene ha fatto l'hostess dell'Alitalia a lasciare la casa del Grande Fratello, preferendo alla partecipazione al reality show il posto di lavoro». Ora la mente vola a martedì 10 febbraio, quando è attesa la decisione definitiva della Cai.

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E i piloti della nuova Alitalia minacciano altri scioperi a marzo (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

stampa E i piloti della nuova Alitalia minacciano altri scioperi a marzo Le associazioni dei piloti Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del primo di una serie di scioperi in Alitalia che saranno calendarizzati, nel rispetto delle norme, a partire da marzo. Lo rendono noto le due sigle spiegando che Alitalia non rispetta l'accordo quadro di palazzo Chigi e non ha rispettato i criteri di assunzione. Anpac e Up ricordano che «rappresentano la quasi totalità dei piloti della nuova compagnia guidata dall'a.d. Rocco Sabelli, non hanno condiviso e sottoscritto gli ultimi accordi sindacali antecedenti la partenza della nuova Alitalia. La categoria dei piloti - si legge nella nota - è ormai da molte settimane alla ricerca di un dialogo costruttivo» con l'azienda ma «tutte le aperture ed i tentativi di riprendere il confronto sono stati rifiutati dal management e questo, con l'applicazione distorta e gratuitamente punitiva degli accordi contrattuali, sta generando un clima interno invivibile ed un crescente senso di sfiducia dei piloti verso l'azienda». Clima che - proseguono Anpac e Up - «viene chiaramente percepito in modo negativo anche dalla clientela» visto che «il coefficiente di riempimento degli aeromobili» è «in caduta libera e si attesta ora intorno al 39%». Secondo le due associazioni, «con queste performance industriali e questa percezione di generale inaffidabilità della compagnia, anche se tutti i dipendenti lavorassero senza percepire lo stipendio, i conti dell'azienda rimarrebbero, come oggi già sono, in rosso. A nulla quindi risultano ad oggi serviti i pesantissimi tagli del personale, sia di volo che di terra, e l'azzeramento dei contratti di lavoro e delle tutele sociali imposte da Cai durante la fase di acquisizione di Alitalia».

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<Cara Alitalia, io non mi pento di nulla> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Spettacoli e Società Pagina 10239 Tv. Dopo l'uscita dalla casa del Grande Fratello la hostess rischia il licenziamento «Cara Alitalia, io non mi pento di nulla» Tv.. Dopo l'uscita dalla casa del Grande Fratello la hostess rischia il licenziamento Daniela Martani e il lungo sogno di diventare una showgirl --> Daniela Martani e il lungo sogno di diventare una showgirl Non si pente di nulla e vuole combattere per difendere il suo diritto al lavoro. Forse non si aspettava di diventare un ?caso?, ma ora che è in gioco, Daniela Martani, la hostess part-time con ambizioni artistico-televisive che dal 10 febbraio potrebbe essere licenziata dalla nuova Alitalia, non vuole mollare. Tutto è cominciato con la sua foto con il cappio al collo nei giorni caldi dell'Alitalia, pubblicata su tutti i giornali. Poi l'ingresso nella Casa del Grande Fratello , la presa di posizione della compagnia di bandiera, il rischio licenziamento e l'uscita dalla casa del reality show, l'altra sera. Pentita? «Di nulla», risponde, «ma non nascondo che sono molto dispiaciuta. Fare la hostess mi ha dato da mangiare per undici anni, ho rinunciato a molte cose, ho fatto la pendolare tra Roma e Milano per otto anni. Ma il mio sogno da sempre è lavorare nel mondo dello spettacolo. E il mio part-time prevedeva che seguissi le mie passioni. Una cosa non esclude l'altra. Non capisco perchè sono stata messa alla gogna per questo». La scelta lasciare il Gf è stata «molto sofferta» ma «assolutamente autonoma», spiega la Martani. «È da quando avevo 18 anni che faccio provini, l'anno scorso al Gf e anche a X Factor , io sono una cantante», dice. «Ho avuto l'occasione che avevo sempre cercato. A 35 anni poteva essere l'ultima chance. Ma se fossi rimasta sarebbe stato calpestato un diritto. Sono provata ma vado avanti». Intanto per lei si profila lo spettro del licenziamento. La nuova Alitalia le contesta il fatto di non essersi presentata nè alle visite mediche nè all'imbarco del volo al quale era stata assegnata, ma anche i giudizi critici sull'azienda espressi in alcune interviste. Per i due legali, Alessia Montani e Rosario Siciliano, «la condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti dell'assistita» e «c'è l'intenzione di punire quello che la Martani ha rappresentato in precedenza». La vogliono punire per il cappio? «Resta il dubbio», replicano i legali. Dopo il primo provvedimento disciplinare, arrivato il 23 gennaio, ne è arrivato un altro, il 30 gennaio, «prima dell'arrivo a destinazione delle giustificazioni al primo provvedimento», rilevano. «In entrambe le contestazioni non ci sono gli estremi per un provvedimento espulsivo così traumatico». Gli avvocati raccontano che la hostess «ha firmato il contratto il 28 dicembre, ma non c'era scritta la data di inizio dell'operatività». Poco prima di entrare nella casa, affermano, «è stata presentata la richiesta di cassa integrazione. Una volta entrata al Gf , il 9 gennaio, non aveva chiesto l'aspettativa. La richiesta è stata fatta il 30 gennaio come ?potenziale via d'uscita?, ma il procedimento disciplinare era già iniziato. «Sono una combattente per natura», dice Daniela. «Dicono che ho sfruttato la protesta per entrare nello show business: questo non lo accetto».

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Parola d'ordine: alzare il tiro (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Spettacoli e Società Pagina 10239 Se il reality show ha bisogno di emozioni sempre più forti Parola d'ordine: alzare il tiro Se il reality show ha bisogno di emozioni sempre più forti --> Qual è il nodo più aggrovigliato degli ultimi mesi? L'Alitalia. Ed ecco che al Grande Fratello entra Daniela, la pasionaria del cappio al collo. Ci sta un mesetto, per farsi conoscere, e poi viene posta di fronte a un dubbio etico lacerante: uscire e combattere, oppure restare nella Casa, a farsi criticare da tutti. Opta per la prima soluzione, con un colpo di teatro talmente astuto da far pensare che sia tutto combinato: ingresso euscita, polemiche e reprimende morali. Daniela lascia per raddoppiare. Resterà in Alitalia o volerà su altri lidi? Quel che sappiamo, finora, o crediamo di sapere, è che dopo anni di reality o si alza il tiro o cala l'audience. E il tiro stavolta gli autori lo hanno alzato proponendo una serie ripetuta di pugni allo stomaco: agli spettatori non interessa più vedere come i ragazzi vivono nella suite o tra i disagi. Devono scrutare le loro anime, e pazienza se qualche volta la strada passa per una sesta (fasulla) di reggiseno. Pazienza se per studiarle bene, le anime, si reclutano ragazzi con un passato difficile. Padri persi per strada che si rifanno vivi sotto le telecamere, mamme disgraziate che ricompaiono dopo 18 anni. Come la povera giovane e sdentata mamma di Ferdi, il ragazzo rom che in Italia ha trovato il suo equilibrio. Ieri lei gli ha chiesto perdono in tv: curioso, lui si è sciolto in lacrime. E allora se cinismo deve essere, meglio lasciare da parte la pornografia dei sentimenti e giocare sui Tre Moschettieri Amos, Pathox e Aramix, sul «anche tu qui, Bruto?», sul nano di nome Dondolo. Una volta tanto si parla di vera ignoranza e non di finta partecipazione. M.P.M.

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<Aspetto ancora di sapere perché Alitalia non mi dà l'aspettativa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 30 del 2009-02-04 pagina 11 «Aspetto ancora di sapere perché Alitalia non mi dà l'aspettativa» di Laura Rio Scusi, signora Martani, prima questione: ma se lei voleva fare la donna di spettacolo, perché si è messa in prima fila con un cappio al collo per riavere un posto di lavoro come hostess? «Perché non è così. Nei giorni della protesta contro la Cai io ero in strada insieme a tanti colleghi e molti altri avevano il cappio. Non è colpa mia se i fotografi hanno preso me e se quell'immagine è girata su tutti i giornali. In quel momento io difendevo i diritti dei dipendenti dell'Alitalia, anche se non è un peccato sognare di fare un altro lavoro». Daniela, la hostess più contestata d'Italia, che l'altro ieri sera ha deciso di uscire dalla casa del Grande Fratello sotto minaccia di licenziamento, non recede di un passo. Nonostante sia stata subissata di critiche per essere entrata nel reality pur avendo ottenuto un contratto con la nuova compagnia aerea mentre migliaia di colleghi restavano senza lavoro, ieri ha passato la prima giornata fuori dalla casa di Cinecittà a difendersi. Da oggi comincerà il nuovo mestiere di ospite nei vari programmi che si occupano del Gieffe, prima di tutto Pomeriggio Cinque. Intanto i suoi avvocati (entro il 10 febbraio) risponderanno alle contestazioni della Cai che ha prospettato il licenziamento dopo che non si è presentata su un volo assegnatole. Dunque, cerchiamo di fare chiarezza: ma lei ha chiesto la cassa integrazione, l'aspettativa o nessuno delle due? In molti l'hanno criticata perché voleva tenersi due retribuzioni... «Prima di entrare nella casa abbiamo chiesto la cassa integrazione, ma non potevo più rivolgermi ad Alitalia che stava fallendo né a Cai che stava nascendo. Poi, quando ero dentro, i miei legali hanno cercato di ottenere l'aspettativa non retribuita». Perché non le è stata concessa? «Non hanno fornito motivazioni». Magari perché è difficile concedere un'aspettativa quando non si è ancora cominciato a lavorare, dato che il Gieffe è iniziato il giorno prima del battesimo della Cai. «Ma tra Alitalia e la nuova compagnia c'è continuità: io ho lavorato come hostess per undici anni e penso dunque che fosse mio diritto. E quando ho firmato il contratto, a fine dicembre, non c'era una data precisa di avvio della nuova compagnia». Non pensa che sarebbe stato più corretto licenziarsi? «E perché avrei dovuto farlo? Entrare nel reality non mi avrebbe certo garantito un lavoro futuro. Rifiutare invece un posto vero sarebbe stato sì una mancanza di rispetto verso chi non ce l'ha». Be', ne avrebbe liberato uno per qualcun altro... «Non faccio altro che esercitare un mio diritto, che è quello di tutti i lavoratori». Di nuovo mette i panni della «pasionaria» e trasforma il suo caso personale in una battaglia generale, è sicura che i suoi colleghi siano contenti di averla come portabandiera? «Comunque, dopo che i riflettori sull'Alitalia si erano spenti, il mio caso ha fatto parlare dei molti lavoratori che sono in cassa integrazione o senza lavoro». Che forse è una priorità maggiore della sua aspettativa... «Io ho sempre sognato di entrare nel mondo dello spettacolo, ho studiato canto e recitazione, ho fatto tanti provini e lavorato in tv, a 35 anni volevo darmi un'ultima chance. Che male c'è? In quella casa lascio il cuore». Non teme gli sguardi negativi dei colleghi se e quando tornerà su un aereo? «Ho ricevuto critiche, ma anche tanti messaggi di solidarietà. Non tutti la pensano allo stesso modo». Tenterà di nuovo di fare qualcosa nello spettacolo? C'è già chi scommette che entrerà in politica... «Per ora penso solo a riprendere servizio come hostess se me lo permetteranno». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Quei manager che si tagliano lo stipendio. (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Dopo lo scandalo dei bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di 500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece premia la casta, legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi come questo sarebbe stato necessario un segnale molto più forte che, evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece giungono da alcune aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui annuncia una riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che definisce la "Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri, lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace moltissimo. Scritto in economia, società, era obama, globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 56 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) » (5 voti, il voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (8 voti, il voto medio è: 3.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103 ) » (7 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jan 09 Battisti libero grazie a Carla Bruni. Ci risiamo. Dopo aver salvato la brigatista Marina Petrella, Carla Bruni in Srakozy avrebbe avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a non concedere all'Italia l'estradizione del terrorista Battisti. Lo scrivono i giornali brasiliani, ricordando che la coppia presidenziale francese ha trascorso le vacanze natalizie in Brasile, durante le quali ha incontrato il presidente Lula, inducendolo al dietro-front. Poco fa l'Eliso ha smentito, ma l'avvocato di Battisti, Eric Turon conferma: «Il presidente Sarkozy ha accettato di organizzare una riunione con il segretario nazionale della giustizia brasiliana, Romeu Tuma Jr, colloquio grazie al quale Battisti ha ottenuto lo status di rifugiato politico», ha detto al quotidiano Folha de S.Paulo. Insomma, il sospetto è fondato. Lo schema ormai è noto: lei ammalia, lui esegue. Diabolica, inqualificabile, pericolosissima Carlà. C'è ancora qualcuno disposto a cantarne le lodi? PS Segnalo questo godibilissimo pezzo di Stenio Solinas. Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 58 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (16) democrazia (50) economia (21) era obama (4) europa (9) francia (20) germania (3) giornalismo (43) gli usa e il mondo (50) globalizzazione (31) immigrazione (37) islam (18) israele (1) Italia (140) medio oriente (12) notizie nascoste (37) presidenziali usa (22) russia (13) sindacati (1) società (10) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Difatti, appunto maristaurru, e proprio così, hai ragione. Salutonen. Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again later. Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it February 2009 M T W T F S S « Jan 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 Archivio dei post February 2009 (2) January 2009 (14) December 2008 (11) November 2008 (10) October 2008 (13) September 2008 (13) August 2008 (9) July 2008 (6) June 2008 (11) May 2008 (8) April 2008 (14) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Trackback recenti Dall'America una cura forte per l'editoria: Orientalia4All Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati Ancora su Vasco Rossi e la droga - 54 Votes Una vita meritocratica... - 34 Votes I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes Petrolio, libero mercato o libera speculazione? - 20 Votes E la sicurezza? Ai politici non interessa più - 18 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Recent Posts Quei manager che si tagliano lo stipendio. Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Battisti libero grazie a Carla Bruni. 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Panasonic manda a casa 15.000 persone (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

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CARO SIG. LUBRANO, SONO UN PICCOLO RISPARMIATORE, CIOè UNO, COME DICONO CERTI OPERATORI ECONOMI... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Caro sig. Lubrano, sono un piccolo risparmiatore, cioè uno, come dicono certi operatori economici, del «parco buoi». Ho preso più di un «bagno», ma incorreggibile come sono ho acquistato, due anni fa, cinquemila azioni Alitalia, che allora costavano un euro. Ora che la vecchia Alitalia è morta ed è rinata passando per la Cai, che succede alle mie povere azioni? Ho preso un'altra fregatura, mi trovo in mano titoli spazzatura. Me la prendo con me stesso, certo. Ma se ricordo, il governo aveva garantito che i risparmiatori, in quest'operazione patriottica, non ci avrebbero rimesso un euro... Il fatto è che i risparmiatori come me sono sempre i più maltrattati; ma mi sono fatto l'idea che il disamore di noi tutti verso il mercato finanziario finirà col danneggiare anche le aziende sane. Persino come consumatori siamo considerati l'ultima ruota del carro: appena c'è possibilità di rivalerci, arrivano botte. Esemplare la storia del servizio di depurazione delle acque. Pur se il depuratore non è stato ancora costruito, diceva la legge, bisogna pagare la tariffa inclusa nella bolletta idrica. Adesso che la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della norma, nessuno parla di rimborso ai consumatori. Corrado Piula - NAPOLI Il suo pessimismo, caro lettore, è più che giustificato. Dopo sessant'anni e più di democrazia, il cittadino non ha ancora il ruolo che dovrebbe avere, quello del protagonista. La società civile è spaccata in due: da un lato il malcostume politico; dall'altro coloro che non hanno poteri e tentano di vivere rispettando le regole, che sembrano saltate. È appena uscito, da Guida, un illuminante libro-intervista: «Napoli siccome immobile». Rispondendo alle domande di Claudio Scamardella, il filosofo Aldo Masullo parla di quel che è diventato un principio nazionale di vita: «Gran parte dei cosiddetti politici, tra l'interesse generale della società e l'interesse della famiglia, intesa come gruppo di appartenenza, non esita a scegliere il secondo; tra la giustizia e gli amici, il politico sceglie gli amici; tra il rispetto delle regole e il favore al cliente-elettore, sceglie quest'ultimo». In altre parole non prevale mai l'interesse della comunità. Prenda il caso dell'azione risarcitoria collettiva o class action. Stanno vincendo i poteri forti. La legge è stata rinviata al giugno prossimo ma intanto, tra un emendamento e l'altro, subisce una serie di modifiche che la renderanno innocua. Scrive il Salvagente: «Il provvedimento adesso non solo esclude la retroattività dell'azione ma secondo gli esperti taglia anche la possibilità d'intentare una class action contro una banca o una società finanziaria che abbiano venduto titoli spazzatura». Sui casi specifici che lei cita, però, qualche segnale di reazione c'è. Titoli Alitalia: due associazioni di consumatori, l'Adusbef e la Federconsumatori, già all'indomani della cancellazione dal listino di Borsa hanno manifestato l'intenzione di fare causa per recuperare gli investimenti in azioni rivelatesi oggi carta straccia. E hanno vivacemente polemizzato con il presidente della Consob, «molto lesto nel sospendere i titoli» dimenticando i diritti di piccoli azionisti e obbligazionisti. Sarebbero all'incirca 40 mila i risparmiatori bastonati: la perdita si aggirerebbe intorno ai trecento milioni di euro. La questione del depuratore inesistente. Venerdì scorso rispondendo in tv («Insieme sul due») a un telespettatore sullo stesso tema, ho citato il caso del depuratore di Isola Farnese, a nord di Roma, mai costruito. ll presidente della commissione urbanistica del municipio XX ha dichiarato che i 15mila abitanti della zona possono chiedere indietro le somme versate negli ultimi cinque anni. Qualcosa come 150 euro l'anno. Moltiplicando 750 per 15mila si arriva ad una previsione di 10 milioni di euro. Ora in tutta Italia stanno nascendo dei comitati di lotta per ottenere dai gestori del servizio idrico il rimborso. Si caverà finalmente il ragno dal buco? La speranza è che i cittadini reagiscano. Come qualcuno comincia a fare, contando sull'aiuto delle associazioni di consumatori.

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BOTTA E RISPOSTA TRA SILVIO BERLUSCONI E IL CANDIDATO DEL PD ALLA POLTRONA DI GOVERNATORE DELLA SARD... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Botta e risposta tra Silvio Berlusconi e il candidato del Pd alla poltrona di governatore della Sardegna, Renato Soru. È il premier ad attaccare, nel corso di un'intervista concessa a Studio Aperto, laddove Berlusconi parla di Soru: «È un incantatore di serpenti, che ha fallito in tutto, come imprenditore, come politico e come governatore della Sardegna». Pronta la replica di Soru, nel corso di un incontro elettorale con i cittadini sardi che vivono in Piemonte. Prima dichiara a margine: «Diversamente da Berlusconi io non sono più un imprenditore e faccio politica a tempo pieno da cinque anni, ovvero mi occupo della gente, dei sardi e dei loro problemi». E aggiunge: «Pensi lui a fare qualcosa per gli italiani, per gli esuberi di Telecom, Alitalia e tutte le aziende crisi». Poi dal palco Soru torna sul premier: «Berlusconi e i suoi stanno facendo di tutto per "conquistare" la Sardegna: ogni giorno arriva un ministro se non lui direttamente. Non si era mai visto un tale schieramento. Ha anche coniato lo slogan "La Sardegna torna a sorridere". Ma sorridere per cosa mi chiedo io? Ogni volta viene, parla per un'ora, racconta barzellette e scherza sul Milan, zittisce tutti quegli che gli stanno intorno e non accenna ad un solo reale problema. Insulta chi non è d'accordo con lui, come me, tanto sa di non essere perseguibile, e se ne va. Vogliamo consegnare la Sardegna a chi si vanta di voler decidere per noi, o vogliamo andare avanti a creare una Sardegna in grado di scegliersi il futuro che vuole?».

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FABRIZIO CORALLO ROMA. DANIELA è USCITA DALLA CASA DI CINECITTà, MA SU DI LEI NON SI SP... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Fabrizio Corallo Roma. Daniela è uscita dalla casa di Cinecittà, ma su di lei non si spengono i riflettori dei mass media, anzi è al centro dell'attenzione. E per i ragazzi del «Gf», in genere, l'importante è questo, anche se un posto di lavoro è comunque un posto di lavoro, soprattutto in tempi di crisi. Ecco, allora, che Daniela Martani non si pente di nulla: di essere entrata nel cast del «Grande fratello 9», e di esserne uscita lunedì sera (con ascolti record: quasi sette milioni) per non essere licenziata dalla nuova Alitalia. Ed è pronta a dare battaglia: la decisione dell'azienda sul suo futuro non dovrebbe arrivare prima del 10 febbraio, lasciandole una settimana per rispondere alle contestazioni della direzione del personale. L'hostess che nei giorni caldi dell'Alitalia finì su tutti i giornali nella foto con il cappio al collo, è decisa: «Non sono pentita, ma dispiaciuta sì. Fare la hostess mi ha dato da mangiare per 11 anni, ho rinunciato a molte cose, ho fatto la pendolare tra Roma e Milano per otto anni. Ma il mio sogno da sempre è lavorare nel mondo dello spettacolo. E il mio part-time prevedeva che seguissi le mie passioni. Una cosa non esclude l'altra. Non capisco perché sono stata messa alla gogna. Comunque, la decisione di lasciare la casa è stata sofferta ma autonoma», aggiunge la Martani, riferendosi al video-appello al buon senso rivoltole in diretta tv dalla madre. «È da quando avevo 18 anni che faccio provini, l'anno scorso ho tentato la strada del "Gf" e di "X Factor": sono una cantante e questa volta avevo avuto l'occasione che avevo sempre cercato. A 35 anni poteva essere l'ultima chance. Ma se fossi rimasta sarebbe stato calpestato un diritto». La nuova Alitalia le contesta il fatto di non essersi presentata né alle visite mediche né all'imbarco del volo al quale era stata assegnata, ma anche i giudizi critici sull'azienda espressi in alcune interviste. Per i legali Alessia Montani e Rosario Siciliano «la condotta di Alitalia-Cai è dettata da motivi che esulano dai comportamenti dell'assistita: c'è l'intenzione di punire quello che la Martani ha rappresentato in precedenza». La foto con il cappio? «Resta il dubbio». Dopo il primo provvedimento disciplinare, arrivato il 23 gennaio, ne è arrivato un secondo il 30 gennaio, «prima dell'arrivo a destinazione delle giustificazioni al primo provvedimento», continuano gli avvocati, osservando che nelle «contestazioni non ci sono gli estremi per un provvedimento espulsivo così traumatico» e che la hostess «ha firmato il contratto il 28 dicembre, ma non c'era scritta la data di inizio dell'operatività». Le sue richieste di cassa integrazione prima e di aspettativa poi non avrebbero sbloccato il caso, anzi l'azienda avrebbe mostrato una «chiusura totale». «Sono una combattente», assicura la ragazza, «sono scesa in campo con tantissimi colleghi, non sono corsa davanti alle telecamere col cappio. Dicono che ho sfruttato la protesta per entrare nello show business: questo non lo accetto». «Bene ha fatto l'hostess dell'Alitalia a preferire il posto di lavoro alla partecipazione al reality show», ha commentato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. E il sociologo Alberoni ipotizza per lei addirittura un approdo in politica.

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Anche Meridiana-Eurofly chiede 40 slot a Linate (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

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n. 30 del 2009-02-04 pagina 22 Anche Meridiana-Eurofly chiede 40 slot a Linate di Redazione Dopo l'iniziativa di EasyJet, il gruppo dell'Aga Khan è deciso a puntare sullo scalo milanese Anpac e Up hanno avviato le procedure per la dichiarazione del primo di una serie di scioperi dei piloti di Alitalia che saranno indetti a partire da marzo. «Tutte le aperture e i tentativi di riprendere il confronto - si legge in una nota - sono stati rifiutati dal management della compagnia» e questo, unito «all'applicazione distorta» degli accordi contrattuali, soprattutto riferiti alle procedure di assunzione, «sta generando un clima interno invivibile e un crescente senso di sfiducia dei piloti verso l'azienda». Secondo Anpac e Up il clima viene chiaramente percepito in modo negativo dalla clientela che, sempre più numerosa, sta abbandonando gli aerei di Alitalia (e di Air One); il coefficiente di riempimento dei velivoli sarebbe «in caduta libera», «intorno al 39%». Uno dei fronti di polemica sempre rovente è l'irrisolta querelle Malpensa-Linate, relativa alla riorganizzazione del traffico aereo milanese e lombardo. Ieri l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ispiratore del piano di privatizzazione di Alitalia, si è detto in disaccordo con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, la cui posizione è di difesa di Linate. Alitalia chiede un ridimensionamento dello scalo cittadino nell'ottica di una valorizzazione di Malpensa. Ieri frattanto, dopo l'annuncio di EasyJet di aver chiesto 30 slot a Linate, anche il gruppo Meridiana-Eurofly ha annunciato di aver fatto domanda per ottenere 40 slot. Meridiana ricorda che è in fila da oltre 10 anni e di aver richiesto anche nel 2008 e 2009 oltre 40 slot sull'aeroporto di Linate. La compagnia ricorda che la tariffa che Meridiana-Eurofly offre sulla linea Linate-Roma (41 euro tutto incluso) è più bassa circa del 70% rispetto a quella media applicata dall'unico vettore concorrente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia leghista (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 30 del 2009-02-04 pagina 0 Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia Lega di Redazione Il presidente di Alitalia: "Mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia per trovare una soluzione compatibile". Poi punta sulla necessità di una struttura aeroportuale che funzioni: "Pl futuro delle pmi è centrato sulle esportazioni verso i mercati internazionali" Roma - Roberto Colaninno non ha mai volato dall?aeroporto di Malpensa, anzi è "affezionato" a quello di Francoforte. Lo sottolinea il presidente di Alitalia nel corso di un?audizione al Senato. "Io sono un affezionato di Francoforte. A Malpensa non sono mai venuto - spiega Colaninno - faccio Verona-Francoforte, con Air Dolomiti. Tutti facciamo così e siamo tutti contenti: arriviamo a Francoforte e possiamo finalmente volare". E aggiunge: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta sola per andare in Sudamerica, ma la scelta era partire da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino". Le prospettive di Malpensa Il presidente di Alitalia parla delle prospettive dell?hub milanese. "Noi mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia - sostiene Colaninno - per trovare una soluzione compatibile con i costi e dare un miglior servizio agli utenti utilizzando Malpensa e Linate. Se alla fine di questo percorso, che abbiamo avviato con Sea, non troveremo soluzioni economicamente compatibili, non le faremo con molto dispiacere. In caso contrario le faremo". "Ci troviamo e ci siamo trovati - ha aggiunto - a gestire una società, una compagnia di volo, che è direttamente implicata su una struttura aeroporti italiani. Una compagnia che vola e ha successo se dall?altra parte può contare su una struttura aeroportuale che funziona. In caso contrario la gente a bordo non ci va. Io - ha osservato - da Mantova a Malpensa impiego 6 ore. Sulla strada incontro Verona, Brescia, Bergamo, Linate e Malpensa. Da cittadino lombardo mi chiedo perché deve essere riservato questo servizio? Il sistema delle pmi non è concentrato in pochi chilometri e il futuro delle imprese è sempre più centrato sulle esportazioni verso i mercati internazionali". I sistemi europei A tale proposito Colaninno si è rivolto ai parlamentari: "Ma avete fatto un confronto tra i sistemi francese, tedesco, inglese, cinese, americano e il nostro? Le nostre infrastrutture hanno caratteristiche tecniche, ingegneristiche, non filosofiche. Con questo sistema di trasporti, non vi viene in mente che qualcosa c?è da fare? Che non è colpa di Alitalia se Malpensa va male? Non è ironia o provocazione: quello che dico è che abbiamo la necessità di avere un?infrastruttura efficiente". Quanto all?aeroporto di Linate, l?amministratore delegato Rocco Sabelli ha aggiunto che "ha raggiunto oggi una frequenza di 18 voli l?ora con una sola pista a disposizione. è completamente saturo". Malpensa soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da 23 a 19 milioni. Sono dati comunicati dal presidente della Società di Gestione Aeroportuale, Giuseppe Bonomi, durante la sua audizione alla commissione territorio del consiglio regionale lombardo. Nel 2008 sono calati anche i voli e le merci in transito dagli aeroporti milanesi. Nel complesso i voli sono diminuiti del 14,9% (-19,3% Malpensa) e le merci del 14,1% (-14,3% a Malpensa). "Anche il 2009 sarà un anno molto duro - afferma il presidente della Sea Giuseppe Bonomi - perchè i dati 2008 scontano solo per gli ultimi nove mesi il ?de-hubbing? di Alitalia da Malpensa, mentre nel 2009 lo dovremmo affrontare per l?intero anno. Il calo di traffico è stato chiaramente causato anche dalla crisi economica in atto - aggiunge - che abbiamo avvertito soprattutto a partire dall?estate". A Malpensa il calo dei soli passeggeri Alitalia l?anno scorso è stato di 7,7 milioni di persone, compensato dalla crescita di 3,1 milioni di passeggeri di altre compagnie aeree, diverse delle quali low cost. La Lega ribatte Le parole di Colaninno non sono piaciute a parlamentari e senatori della Lega che le hanno commentate con un breve battibecco. "Lei pensa a Parigi", gli hanno detto i rappresentanti del Carroccio, accennando all?accordo di partnership con Air France. E ancora: "Sono provocazioni, fa dell?ironia". "Questi sono i fatti", ha replicato Colaninno. "In Lombardia, ma anche a Torino, o nel Nord Est, chi pensa a Malpensa?". La nuova Alitalia ha già indicato di considerare strategicamente migliore la scelta di rafforzarsi su Malpesna come hub per i voli intercontinentali, ma per farlo chiede un accordo sulla razionalizzazione del sistema degli aeroporti milanesi (perché è "insostenibile" il costo di due scali internazionali nell?orbita della stessa città) e sulle infrastrutture di supporto. è per sottolineare questa esigenza che, nel corso dell?audizione in Senato, Colaninno ha spiegato che per chi come lui vive a Mantova per i voli intercontinentali è preferibile raggiungere Francoforte in aereo piuttosto che Malpensa in auto: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta per andare in Sud America. Io sono un affezionato di Francoforte, per sostarmi vado sempre da Verona a Francoforte con Air Dolomiti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Alitalia, Colaninno: 'Mai volato da Malpensa' (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2009)

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Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia Lega (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

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n. 30 del 2009-02-04 pagina 0 Colaninno: "Non volo da Malpensa". Furia Lega di Redazione Il presidente di Alitalia: "Mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia per trovare una soluzione compatibile". Poi punta sulla necessità di una struttura aeroportuale che funzioni: "Il futuro delle pmi è centrato sulle esportazioni verso i mercati internazionali" Roma - Roberto Colaninno non ha mai volato dall?aeroporto di Malpensa, anzi è "affezionato" a quello di Francoforte. Lo sottolinea il presidente di Alitalia nel corso di un?audizione al Senato. "Io sono un affezionato di Francoforte. A Malpensa non sono mai venuto - spiega Colaninno - faccio Verona-Francoforte, con Air Dolomiti. Tutti facciamo così e siamo tutti contenti: arriviamo a Francoforte e possiamo finalmente volare". E aggiunge: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta sola per andare in Sudamerica, ma la scelta era partire da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino". Le prospettive di Malpensa Il presidente di Alitalia parla delle prospettive dell?hub milanese. "Noi mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia - sostiene Colaninno - per trovare una soluzione compatibile con i costi e dare un miglior servizio agli utenti utilizzando Malpensa e Linate. Se alla fine di questo percorso, che abbiamo avviato con Sea, non troveremo soluzioni economicamente compatibili, non le faremo con molto dispiacere. In caso contrario le faremo". "Ci troviamo e ci siamo trovati - ha aggiunto - a gestire una società, una compagnia di volo, che è direttamente implicata su una struttura aeroporti italiani. Una compagnia che vola e ha successo se dall?altra parte può contare su una struttura aeroportuale che funziona. In caso contrario la gente a bordo non ci va. Io - ha osservato - da Mantova a Malpensa impiego 6 ore. Sulla strada incontro Verona, Brescia, Bergamo, Linate e Malpensa. Da cittadino lombardo mi chiedo perché deve essere riservato questo servizio? Il sistema delle pmi non è concentrato in pochi chilometri e il futuro delle imprese è sempre più centrato sulle esportazioni verso i mercati internazionali". I sistemi europei A tale proposito Colaninno si è rivolto ai parlamentari: "Ma avete fatto un confronto tra i sistemi francese, tedesco, inglese, cinese, americano e il nostro? Le nostre infrastrutture hanno caratteristiche tecniche, ingegneristiche, non filosofiche. Con questo sistema di trasporti, non vi viene in mente che qualcosa c?è da fare? Che non è colpa di Alitalia se Malpensa va male? Non è ironia o provocazione: quello che dico è che abbiamo la necessità di avere un?infrastruttura efficiente". Quanto all?aeroporto di Linate, l?amministratore delegato Rocco Sabelli ha aggiunto che "ha raggiunto oggi una frequenza di 18 voli l?ora con una sola pista a disposizione. è completamente saturo". Malpensa soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da 23 a 19 milioni. Sono dati comunicati dal presidente della Società di Gestione Aeroportuale, Giuseppe Bonomi, durante la sua audizione alla commissione territorio del consiglio regionale lombardo. Nel 2008 sono calati anche i voli e le merci in transito dagli aeroporti milanesi. Nel complesso i voli sono diminuiti del 14,9% (-19,3% Malpensa) e le merci del 14,1% (-14,3% a Malpensa). "Anche il 2009 sarà un anno molto duro - afferma il presidente della Sea Giuseppe Bonomi - perchè i dati 2008 scontano solo per gli ultimi nove mesi il ?de-hubbing? di Alitalia da Malpensa, mentre nel 2009 lo dovremmo affrontare per l?intero anno. Il calo di traffico è stato chiaramente causato anche dalla crisi economica in atto - aggiunge - che abbiamo avvertito soprattutto a partire dall?estate". A Malpensa il calo dei soli passeggeri Alitalia l?anno scorso è stato di 7,7 milioni di persone, compensato dalla crescita di 3,1 milioni di passeggeri di altre compagnie aeree, diverse delle quali low cost. La Lega ribatte Le parole di Colaninno non sono piaciute a parlamentari e senatori della Lega che le hanno commentate con un breve battibecco. "Lei pensa a Parigi", gli hanno detto i rappresentanti del Carroccio, accennando all?accordo di partnership con Air France. E ancora: "Sono provocazioni, fa dell?ironia". "Questi sono i fatti", ha replicato Colaninno. "In Lombardia, ma anche a Torino, o nel Nord Est, chi pensa a Malpensa?". La nuova Alitalia ha già indicato di considerare strategicamente migliore la scelta di rafforzarsi su Malpesna come hub per i voli intercontinentali, ma per farlo chiede un accordo sulla razionalizzazione del sistema degli aeroporti milanesi (perché è "insostenibile" il costo di due scali internazionali nell?orbita della stessa città) e sulle infrastrutture di supporto. è per sottolineare questa esigenza che, nel corso dell?audizione in Senato, Colaninno ha spiegato che per chi come lui vive a Mantova per i voli intercontinentali è preferibile raggiungere Francoforte in aereo piuttosto che Malpensa in auto: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta per andare in Sud America. Io sono un affezionato di Francoforte, per sostarmi vado sempre da Verona a Francoforte con Air Dolomiti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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"Alitalia ritarda i voli solo per risparmiare" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

PERSONAGGIO DOPO LA POLEMICA ALLARME INCHIESTA SULLA TRATTA ROMA-TORINO IL PATRON DI BLU EXPRESS: ECCO PERCHÉ CANCELLA I VIAGGI All'interno «Così invento gli apparecchi che aiutano i disabili» Eluana, Bresso scrive al giornale del cardinale Paura in via Dina "Alitalia ritarda i voli solo per risparmiare" Squatter all'assalto di S. Salvario Irene Cabiati Servizio «C'è amianto nelle cantine» Monica Perosino Low cost all'attacco, e Colaninno non risponde sui disagi In quattordici ieri sera hanno fatto irruzione nel consiglio di quartiere che parlava di degrado Massimo Numa Continua la polemica sui ritardi dei voli Cai a Caselle. Franco Pecci, patron di Blu Express, la compagnia low cost principale competitor di Cai attacca i rivali. «Una compagnia aerea può scegliere fra operare sempre e comunque tutti i suoi voli, rispettando scrupolosamente l'orario, o pensare a risparmiare accorpandoli. Diciamo che Alitalia qualche volta ha preferito risparmiare. Noi no: voliamo sempre, anche se l'aereo ha uno riempimento modesto. E' prioritario dare certezze ai clienti». Ieri anche il senatore piemontese del Pdl Valter Zanetta, in commissione Lavori pubblici, ha incalzato Roberto Colaninno sui ritardi dei voli Cai a Torino. Morale? «Nessuna risposta» Angelo Conti e Andrea Rossi ALLE PAGINE 56 E 57 Racconta i tuoi disagi sul sito www.lastampa.it

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La sfida del super treno Torino-Roma in 4 ore e 15' (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

La sfida del super treno Torino-Roma in 4 ore e 15' ALESSANDRO MONDO MAURIZIO TROPEANO Chissà che cosa ha pensato Maurizio Montagnese, presidente della Sagat, quando durante l'inaugurazione della stazione di Porta Nuova ha sentito Mario Moretti, amministratore delegato delle ferrovie, annunciare che da sabato 12 dicembre sarà operativo il collegamento ad alta velocità Torino-Milano-Salerno. Già, perché da quel giorno per arrivare nella Capitale ci vorranno solo 4 ore e 15 minuti. E si potrebbero risparmiare altri 15 minuti se le Fs decideranno di mettere un «Freccia Rossa» diretto da Porta Susa alla Tiburtina. Certo Montagnese subisce le conseguenze del disservizio della nuova Alitalia sull'aeroporto di Caselle. La nuova compagnia di bandiera ha una decina di mesi per migliorare il servizio ma è evidente che il «Freccia Rossa» richiama un numero sempre maggiore di passeggeri. Senza dimenticare che le performance dell'alta velocità - ieri il treno che sta collaudando la linea veloce Bologna-Firenze è stato battuto il record italiano di velocità, 362 chilometri l'ora - rappresentano la miglior campagna di promozione. Del resto in pochi mesi di esercizio il super-treno sta conquistando quote progressive di mercato tanto che Rfi, rete Ferroviaria Italiana, studia un collegamento non stop ad alta velocità tra la stazione di Milano Rogoreto e Roma Tiburtina. Moretti ha puntato molto sull'alta velocità. E ieri ha annunciato che il «bando per l'acquisto dei nuovi treni ad Alta Velocità è in fase di predisposizione». Ma questo è il futuro. Ieri la lingua è tornata a battere dove il dente duole, per la precisione sui treni dei pendolari. L'argomento è stato introdotto dal ministro Matteoli, interessato ai deficit del servizio (ritardi, guasti e pulizia) tanto quanto le performance dell'alta velocità. Sul fronte della pulizia, la buona notizia è che le gare sono state completate: ad aprile le nuove imprese cominceranno a lavorare in cinque Regioni, a giugno seguiranno le altre (tra queste il Piemonte). Questione annosa, quella dei treni regionali ed interregionali, sulla quale Moretti ha un'idea precisa: «Da quando sono alle Ferrovie non ho ancora speso un soldo per l'Alta Velocità, vorrei che fosse chiaro: ho solamente comprato 150 locomotori e 700 carrozze per il trasporto locale. Se nel 2009 i conti andranno a posto è perché abbiamo aumentato la produttività del lavoro del 10% e l'efficienza complessiva». Vallo a spiegare ai pendolari. Moretti non ci sta: «I media esagerano, l'ultima occupazione dei binari rimanda a poche persone». E poi attacca: «Questa storia mi ha stufato. Il problema si risolve comprando treni nuovi e aumentandone il numero. Invece da una parte le Regioni pretendono il servizio senza mettere i soldi, dall'altra i clienti reclamano. Ma finora le Regioni ci hanno dato meno soldi di quanti hanno fornito per i bus extra-urbani... non succede da nessuna altra parte al mondo». Conclusione: «Se le Regioni vogliono puntare sul trasporto locale allora mettano i soldi, come accade in Francia e in Spagna».

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"Cai cancella i voli, così risparmia" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Intervista Patron Blu Express "Cai cancella i voli, così risparmia" ANGELO CONTI Franco Pecci è il patron di Blu Express, la compagnia low cost che vola sei volte al giorno fra Torino e Roma e ormai principale competitor di Cai sulla rotta. Blu Express piace non solo per i prezzi (si parte da un minimo di 27 euro, tutto compreso) ma anche per la puntualità, sorprendente per una compagnia che ha una flotta di appena dieci aerei. Anche se i guai sono sempre in agguato, come quello che ha portato alla cancellazione di uno dei voli di ieri: «Nel trasporto aereo occorre molta duttilità, grande capacità di programmazione e magari anche un pizzico di fortuna. Le spiego: martedì pomeriggio un nostro Boeing 737, atterrando a Catania, ha colpito un uccello, subendo un danno al finestrino del primo ufficiale. Ovvio che quell'aereo è stato messo a terra e ci è rimasto per il tempo necessario alla riparazione ed alle successive verifiche: quasi 24 ore. Noi avevamo un aereo di riserva, un Boeing 757 da 200 posti, ma era a Roma: è decollato subito verso Catania, ma siamo stati costretti a far attendere i passeggeri. I ritardi non sono stati enormi, ma superiori ad un'ora. Inoltre la mancanza di un aeromobile si è poi fatta sentire su altre rotte». Alitalia su Torino tende, con una certa frequenza, ad accorpare i voli. E' una politica corretta? «Beh, una compagnia aerea può scegliere fra operare sempre e comunque tutti i suoi voli, rispettando scrupolosamente il proprio orario, oppure pensare a risparmiare quando due aerei che decollano a 50 minuti di distanza uno dall'altro, sulla stessa rotta, hanno entrambi solo 1/3 dei posti occupati. Diciamo che Alitalia qualche volta ha preferito risparmiare caricando tutti i passeggeri sul secondo dei voli e cancellando il primo». E' la stessa vostra strategia? «No, noi preferiamo non farlo: voliamo sempre, anche nei casi in cui l'aereo ha uno riempimento modesto. E' una scelta. Per noi è prioritario dare certezze alla clientela. Ovvio che, invece, accorpiamo i voli anche noi di fronte a problemi tecnici, ad esempio quando un aereo si guasta o quando, come è successo a Catania, subiamo un danno imprevedibile». Blu Express e Alitalia sono in lotta per gli slot su Torino. La sua compagnia ha annunciato che, se non avrà gli slot richiesti, dimezzerà i voli dalla fine di marzo. E' un rischio concreto? «Sì, c'è questo rischio. Nonostante le nostre richieste non ci sono stati ancora concessi gli slot del primo volo da Torino su Roma, che oggi parte alle 7,30. O meglio, ci hanno proposto di volare alle 6 o giù di lì, in orari inaccettabili. Per noi quel volo è fondamentale: se lo avremo nell'orario richiesto confermeremo subito i sei voli giornalieri da Torino a Roma, altrimenti ci limiteremo a tre. Sarebbe un peccato perché, in quest'ultima ipotesi, dovremmo rinunciare ai voli turistici che abbiamo già previsto di fare nei week-end da Torino: certamente Ibiza, Sharm El Sheik e Marsa Alam».

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Colaninno: io non parto da Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Il presidente di Alitalia La sua provocazione: meglio Francoforte Il Carroccio non si rassegna e lo attacca Ma lo scalo perde il 20% dei passeggeri Colaninno: io non parto da Malpensa Barbera A PAGINA 23

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Alitalia, Colaninno in Aula litiga con la Lega (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, Colaninno in Aula litiga con la Lega bagarre durante un'audizione al Senato «Io non uso Malpensa, sono affezionato a Francoforte». E il Carroccio insorge: queste sono provocazioni 05/02/2009

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Truffa, arrestato"re" delle cliniche (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

Truffa, arrestato"re" delle cliniche Giampaolo Angelucci ai domiciliari, nei guai anche il padre Antonio Il figlio socio dell'alitalia 05/02/2009 Giampaolo Angelucci è il più attivo dei quattro figli nell'impresa di famiglia. Nel 2007 è stato indagato per una vicenda di presunta corruzione che vedeva coinvolto anche l'allora governatore della Regione Puglia, e attuale ministro, Raffaele Fitto. Angelucci possiede una quota della nuova Alitalia, fa infatti parte della cordata di imprenditori che hanno partecipato al salvataggio della compagnia di bandiera 05/02/2009 il padre sanità e giornali 05/02/2009 Antonio Angelucci, deputato del Pdl nato in provincia dell'AquiIa nel 1944, è il fondatore della Tosinvest, società che gestisce 25 strutture tra cliniche e ambulatori. Dalla fine degli anni '90 estende il suo interesse all'editoria, con l'ingresso nel capitale de L'Unità (fino al 2000) e il salvataggio del quotidiano dei Ds, sull'orlo della bancarotta. Oggi Tosinvest possiede il 100% di "Libero" e una quota rilevante del "Riformista" 05/02/2009

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Colaninno (Cai) snobba Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-02-2009)

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Economia Pagina 212 Colaninno (Cai) snobba Malpensa --> Per viaggiare il presidente della nuova Alitalia Roberto Colaninno (nella foto) confessa di preferire Francoforte a Malpensa, che ritiene scomoda. Lo fa durante un'audizione in Senato e la Lega insorge. È l'emblema di una giornata di tensione, con uno scontro tra l'amministratore delegato Rocco Sabelli e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, oltre a dati poco lusinghieri per l'aeroporto lombardo, il cui traffico nel 2008 è sceso del 20%. «Io a Malpensa», ha detto Colaninno, non ci sono mai andato. «Vivo a Mantova e da là andiamo tutti a Francoforte. E siamo contenti. Ci siamo trovati a gestire una compagnia che vola e ha successo solo se può contare su una infrastruttura aeroportuale che funziona». Con i senatori leghisti è nato un battibecco: «Lei pensa a Parigi», hanno detto a Colaninno i rappresentanti della Lega, accennando all'accordo di partnership con Air France.

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Lega: <Delusi da Cai, applica un piano di dieci anni fa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 31 del 2009-02-05 pagina 2 Lega: «Delusi da Cai, applica un piano di dieci anni fa» di Gianandrea Zagato Il Carroccio attacca Colaninno, che confessa: «Preferisco Francoforte, io non volo mai dallo scalo lombardo» Sorpresa, il numero uno di Alitalia non vola da Malpensa. Sì, avete letto bene. Roberto Colaninno è «un affezionato di Francoforte». Il presidente della nuova Alitalia tra lo scalo lombardo e quello tedesco preferisce quest'ultimo: «Sono un affezionato di Francoforte e, infatti, per spostarmi faccio sempre Verona-Francoforte con la Air Dolomiti». Da Malpensa aggiunge «non ho mai volato». Anzi, «una volta sola per andare in Sudamerica» ma, avverte, «la scelta era partire da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino». Come dire: «Abito a Mantova e per arrivare a Malpensa ci metto cinque ore di macchina, quattro di viaggio e una per trovare parcheggio. Sulla mia strada incontro prima Verona, Brescia, Bergamo, Linate e poi, finalmente, Malpensa». Virgolettato sulle presunte debolezze del sistema Malpensa - «perché mai ai cittadini e agli imprenditori deve essere riservato questo servizio?» - che, chiosa Filippo Penati, «dopo il danno aggiunge anche la beffa». Già, «Colaninno che si vanta di non aver mai volato da Malpensa vuole farci chiudere anche Linate e far partire tutti i milanesi da un aeroporto che non ha mai preso in considerazione» commenta il presidente della Provincia. Che, «viste le premesse», chiede al Governo di «intervenire per impedire che la politica del trasporto aereo nel nostro Paese sia non solo decisa, ma neppure ipotizzata da Alitalia-Cai». Ancora più dura la replica della Lega che definisce «inconcepibile» l'uscita di Colaninno nel corso di una animata audizione al Senato: «Siamo molto delusi dal comportamento di Cai perché avevamo sperato e creduto nella volontà della società di pensare davvero alle esigenze del trasporto aereo, invece è stato applicato lo stesso piano che Alitalia porta avanti dal 1998». Conseguenza? «Non sono più la compagnia di bandiera ma sono una compagnia privata» tuona Marco Reguzzoni, vicepresidente dei deputati leghisti, ovvero «hanno il diritto di fare quello che vogliono» ma seguendo «le regole della concorrenza» che, dettaglio non da poco, «non ci sono però sulla tratta Milano-Roma». Tratta che, continua l'ex presidente della Provincia di Varese, con Cai è diventata «la rotta più redditizia del mondo» grazie «a una tariffa di 750 euro». E mentre Sea, gestore degli scali di Linate e Malpensa, non replica a Colaninno, - «è libero di esprimere qualsiasi cosa» -, Giovanni Bordoni, presidente commissione territorio di Regione Lombardia, osserva che Sea è «un interlocutore in grado di affrontare Malpensa anche dopo l'abbandono di Alitalia. E, anzi, da qui a dieci anni le proiezioni del traffico aereo portano 80 milioni di passeggeri in Lombardia». L'uscita di Alitalia, comunque, secondo dati Sea, ha comportato un calo passeggeri su Malpensa pari al 19,8 per cento rispetto all'anno precedente anche se lo scalo ha visto «aumentare di cira 3,1 milioni i passeggeri con altri vettori che non sono low cost». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Bonomi: <Sarà un anno orribile> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 31 del 2009-02-05 pagina 2 Bonomi: «Sarà un anno orribile» di Redazione L'obiettivo di Sea per Malpensa è quello «riportare i livelli di traffico a quelli precedenti all'uscita di Alitalia» ovvero «farlo diventare un grande hub attraverso un forte vettore di riferimento». Obiettivo «prioritario» afferma Giuseppe Bonomi, presidente della società che gestisce gli scali di Linate e Malpensa. In quanto tempo? «Tre anni nel caso l'aeroporto abbia funzione di hub, in cinque se Malpensa sarà invece un aeroporto internazionale point to point». Ma il 2009, avverte Bonomi, comunque «sarà un annus horribilis» con una riduzione del traffico passeggeri del 7 per cento rispetto al 2008. Intanto, aggiunge Bonomi, «Colaninno annuncia che su Linate i voli Alitalia saranno 669 e 201 su Malpensa». Ma gli aeromobili della nuova Alitalia, continua il presidente di Sea, «oggi volano con un coefficiente di riempimento del 30 per cento su Malpensa e del 40 per cento su Linate quando il punto di pareggio è del 60 per cento». Che, in soldoni, significa «qualcosa non va nell'offerta complessiva di Alitalia». Che cosa? «Il mix prezzo-qualità». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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L'AEROPORTO DI MALPENSA ANCORA PIETRA DELLO SCANDALO. IL PRESIDENTE DELLA NUOVA ALITALIA, ROBER... (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

L'aeroporto di Malpensa ancora pietra dello scandalo. Il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno, parlando del principale scalo lombardo nel corso di una audizione al Senato ha fatto infuriare la Lega Nord. Colaninno infatti attacca l'assenza di infrastrutture di collegamento allo scalo varesino e racconta: «Io abito a Mantova e per arrivare a Malpensa ci metto 5 ore di macchina: 4 ore di viaggio e un'ora per trovare parcheggio. In Lombardia, come a Torino o nel nordest, secondo voi pensano a Malpensa?». E infatti «lei pensa a Parigi», gli urla un parlamentare del Carroccio che lo interrompe. E Colaninno: «Io sono un affezionato di Francoforte e infatti per spostarmi faccio sempre Verona-Francoforte con la Air Dolomiti. Da Malpensa non ho mai volato se non una volta sola per andare in Sudamerica, ma la scelta era partire da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino...». I leghisti alzano la voce: «Queste sono provocazioni, lei fa dell'ironia», gridano. Ma Colaninno non si scompone: «Non faccio ironia e non provoco: questi sono i fatti». Intanto arrivano i dati Sea sull'andamento nel 2008 dei due principali scali lombardi. Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa ha perso il 15,7% di passeggeri. Malpensa giù del 19,8%.

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In volo CON CAI (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

reportage - DUE GIORNI DA HOSTESS IN AEREO In volo CON CAI Stop al servizio navetta per rientrare a casa, stipendi ridotti anche di 650 euro. E quando da Roma si atterra a Newark, tutti in un albergo circondato dal nulla e da qualche mega centro commerciale. Così, tutti a divertirsi da Wal Mart Adriana Pollice Al gate di Fiumicino c'è poca gente in attesa di imbarcarsi sul volo Alitalia per Newark, sobborgo satellite di New York. Meno di un centinaio di passeggeri. Di solito in questo periodo sono di più. I più numerosi sono un gruppo di studenti americani di ritorno dalle vacanze in Europa, scherzano ad alta voce stesi sui loro zaini o fanno il sudoku, poi ci sono quelli che viaggiano per affari. Gli italoamericani, in piccoli gruppi familiari, si riconoscono e si salutano mentre, un po' più in là, la tipica coppia sixties, capelli lunghi e abiti colorati nonostante siano vicini alla sessantina, si trascinano figlio e bagaglio a mano. L'equipaggio accoglie tutti a bordo con il solito sorriso ma non è facile mostrarsi tranquilli quando a Natale, nel momento di massimo lavoro, l'azienda ha lasciato quasi tutti a casa in ferie forzate, in attesa di essere chiamati a firmare un contratto capestro. Bisogna rasserenare il clima e infatti la Cai ha tenuto a sottolineare, nella lettera di dimissioni che ha fatto firmare ai lavoratori, che non farà causa per mancato preavviso. Humor imprenditoriale. «A inizio gennaio sono tornata a lavorare - racconta Eleonora - Mentre ero a metà del mio turno mi hanno comunicato che al mio rientro non avrei avuto più il servizio navetta che mi riportava a casa». Letteralmente lasciata a piedi a Fiumicino senza preavviso: «Per mesi programmi televisivi e telegiornali hanno raccontato di come fossimo privilegiati, di quanti servizi inutili e costosi usufruissimo, ma nessuno raccontava dei colleghi di Alitalia Team, di base a Milano, che il servizio non l'avevano. A decine si sono schiantati in autostrada, dopo aver lavorato in piedi per dieci ore con altrettante ore di fuso orario non smaltino sulle spalle». Eleonora, ma non è il suo vero nome perché di usare i nomi veri non se ne parla dopo i mesi di intimidazioni continue che hanno subito, adesso va in aeroporto con la sua macchina, spenderà circa 250 euro al mese, che si traduce a fine anno in uno stipendio in meno, lasciando ogni volta la macchina nel parcheggio vicino gli hangar della manutenzione, nel mezzo del nulla. Per farlo dovrà dare 2 euro al giorno ai fratelli Benetton, padroni della struttura nonché nella cordata Cai, mentre una navetta a pagamento la porterà ai gate, la sera solo a richiesta. L'Alitalia, compagni di bandiera italiana simbolo dello sviluppo postbellico, è ufficialmente morta a dicembre. A gennaio la Cai, con il suo gruppo di imprenditori selezionati accuratamente da Berlusconi, ne ha divorato le spoglie, ma solo quelle commestibili, per poi ripresentarsi sul mercato con la nuova Alitalia, stesso marchio ma con Air One al seguito. E pensare che il governo italiano nel 1994 sciolse la fruttuosa e sana Ati, la compagnia che forniva il trasporto aereo in Italia e nel bacino del Mediterraneo, in nome della concorrenza internazionale, per ritrovarsi adesso con un vettore locale pieno di debiti da sostenere per salvare dal fallimento il suo patron Carlo Toto. Le hostess sorridono nella loro divisa blu e verde, la stessa da oltre nove anni, antidiluviana rispetto a quella di una qualsiasi low cost, nessuno ha pensato di sostituirle tanto per dare un segnale di discontinuità aziendale. Sembra tutto immutato solo che Eleonora, dopo il nuovo contratto, si ritrova con 650 euro in meno sul suo stipendio base, ridotto a mille euro e pochi spiccioli dopo venti anni di lavoro. Non le è andata male, la sua collega Francesca, dopo otto anni da stagionale, si ritrova con 500 euro come paga di partenza poiché alla casella anzianità c'è uno zero, come se non avesse mai fatto l'assistente di volo in vita sua. E invece per quasi dieci anni l'hanno chiamata a lavorare senza preavviso, nove mesi in giro per il mondo e il resto a casa senza garanzie e senza stipendio, spostandola di base tra Roma, Milano e Venezia: «Se vivi nella capitale o in Lombardia, fai il pendolare anche se significa aggiungere altre ore di volo per raggiungere lo scalo di partenza. Ma se ti mandano a Venezia sei costretto a trasferirti. A meno di mille euro non si trova niente e così si finisce a coabitare in due o tre, come gli universitari». I passeggeri si dividono, una decina vanno in "Magnifica", la classe extralusso per chi è disposto a pagare il biglietto quattro volte di più, tutti gli altri in economica. La differenza comincia a farsi sentire quando il responsabile del coordinamento dell'equipaggio, anche lui sorridente nonostante abbia in tasca il rinnovo del contratto per soli tre mesi, offre le trousse omaggio in prima classe, per poi aumentare quando in due distribuiscono i visori personali con le cuffiette: su uno schermo otto pollici è possibile scegliere tra una decina di film, titoli non recentissimi come Batman beginning o Alla ricerca di Nemo, il più gettonato Sex and the city, mentre in economica i passeggeri sbirciano lo schermo grande al centro con una certa noia, in visione c'è il superclassico vintage Ghost. A marcare la differenza in modo definitivo ci pensano i pasti. Avanti arriva il menu in due lingue, si può scegliere tra farfalle ai gamberi e penne al pomodoro pachino, di secondo ci sarebbe il salmone o la carne al sugo di tartufo ma il pesce non è si è imbarcato, concludono formaggio, frutta e dolcetti, il tutto servito su piattini di porcellana e annaffiato da vini e spumante. Gran finale con caffè e limoncello. In economica regna sovrana la vaschetta doppia, rigorosamente in plastica cellofanata: i meno pretenziosi gnocchi di polenta fanno compagnia allo spezzatino. Gli assistenti di volo fanno avanti e indietro divisi in due gruppi: c'è chi si occupa della prima classe e della cabina di pilotaggio, chi della seconda. Ci sono i giornali, i pasti e lo spuntino da offrire ma anche distribuire bagagli e passeggeri in modo che il velivolo sia bilanciato o gestire le emergenze, come le crisi di panico o l'affidamento di minori senza genitore, fino a casi più estremi come la perdita di conoscenza. «Secondo la legge, per motivi di sicurezza ci vuole un assistente di volo ogni 50 passeggeri - spiega Eleonora - e invece ci dipingono come camerieri viziati. Il mese scorso il macellaio sotto casa mi ha urlato senza motivo "siete falliti", ecco il risultato di mesi di disinformazione a mezzo stampa». Disinformazione a ogni livello, il nuovo management ha addirittura proposto di ridurre il titolo di studio alla terza media, «poi però ci devono spiegare come fanno a pretendere un'ottima conoscenza dell'inglese», commentano a bordo. Si muovono tra gli spazi stretti, in molti finiscono per soffrire di claustrofobia, «madonna com'è sporco st'aereo» si lamenta Claudia, in servizio in Magnifica, e scuote la testa, a finire per strada ci sono i suoi colleghi, le due cooperative che li riaccompagnavano a casa ma anche quella che puliva i velivoli. È stata sostituita dalla Pegaso, secondo molti controllata da Toto, così resta tutto in famiglia. Nel pomeriggio si arriva a destinazione: con sei ore di fuso orario da smaltire, il pullman li accompagna in albergo, un quattro stelle nella cittadina di Secaucus. L'albergo è pieno di equipaggi di compagnie americane ma anche di ragazzi e famiglie. È sabato e sono qui per fare acquisti nei tre o quattro centri commerciali circondati dal nulla, la sera a due passi c'è il multisala e al bar gli schermi danno il football. Le stanze sono organizzate come miniappartamenti, salottino e camera da letto, forno a microonde e macchina elettrica per tè e caffè. «Pure per gli alberghi siamo stati crocifissi - prosegue Eleonora - ma la clientela di questo non è certo Ivana Trump con la sua nuova fiamma. In Italia nei tre stelle rischi di trovare gli scarafaggi e poi non sono qui per divertirmi, ho bisogno di riposare bene, prima di rimettermi sulle spalle il jet lag». Affacciandosi alle finestre si scopre che la neve ricopre tutto, c'è chi esce a comprare un pasto da asporto per chiudersi in camera a dormire e chi preferisce andare in gruppo a cena fuori. Prima bisogna trovare un bancomat da cui prelevare dollari, la diaria non esiste più dal 2004: «Le spese bancarie dei prelievi all'estero toccano a noi, così c'è chi cerca di non farlo utilizzando solo la carta di credito ma se solo prendi un autobus, tanto per andare da qualche parte, ti tocca prelevare» spiegano. A tavola o tra uno spostamento e l'altro, scatta il momento delle confidenze: «Un accanimento così non l'avevo mai visto - racconta Francesca - Rocco Sabelli (amministratore delegato di Alitalia, ndr) prima ci ha definito "materiale umano a basso costo" e poi ci ha mandato una mail di benvenuto scrivendo che dobbiamo avere "un'attenzione spasmodica al cliente", cioè mi devo far venire le convulsioni davanti ai passeggeri? Io devo pagare 60 euro per certificare di non avere carichi pendenti quando i proprietari di Cai sono pluri-inquisiti». Quando si resta un giorno si può fare due passi a Manhattan, se la sosta dura una sola sera tutto quello che resta è chiudersi nell'incubo della grande distribuzione, Walmart, tanto per far passare le ore: «Se sei single - racconta Matteo - sei fregato perché tutto è in confezione extra size». Tra scaffali e pubblicità fino all'ora del pick up: tutti nella hall dell'albergo e via in aeroporto.

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Cai, Colaninno provoca: io non volo da Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 31 del 2009-02-05 pagina 0 Cai, Colaninno provoca: io non volo da Malpensa di Redazione Il presidente di Alitalia: "Mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia per trovare una soluzione compatibile". Poi punta sulla necessità di una struttura aeroportuale che funzioni Roma - Roberto Colaninno non ha mai volato dall?aeroporto di Malpensa, anzi è "affezionato" a quello di Francoforte. Lo sottolinea il presidente di Alitalia nel corso di un?audizione al Senato. "Io sono un affezionato di Francoforte. A Malpensa non sono mai venuto - spiega Colaninno - faccio Verona-Francoforte, con Air Dolomiti. Tutti facciamo così e siamo tutti contenti: arriviamo a Francoforte e possiamo finalmente volare". E aggiunge: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta sola per andare in Sudamerica, ma la scelta era partire da Malpensa o andare fino a Roma e partire da Fiumicino". Le prospettive di Malpensa Il presidente di Alitalia parla delle prospettive dell?hub milanese. "Noi mettiamo a disposizione intelligenza e tecnologia - sostiene Colaninno - per trovare una soluzione compatibile con i costi e dare un miglior servizio agli utenti utilizzando Malpensa e Linate. Se alla fine di questo percorso, che abbiamo avviato con Sea, non troveremo soluzioni economicamente compatibili, non le faremo con molto dispiacere. In caso contrario le faremo". "Ci troviamo e ci siamo trovati - ha aggiunto - a gestire una società, una compagnia di volo, che è direttamente implicata su una struttura aeroporti italiani. Una compagnia che vola e ha successo se dall?altra parte può contare su una struttura aeroportuale che funziona. In caso contrario la gente a bordo non ci va. Io - ha osservato - da Mantova a Malpensa impiego 6 ore. Sulla strada incontro Verona, Brescia, Bergamo, Linate e Malpensa. Da cittadino lombardo mi chiedo perché deve essere riservato questo servizio? Il sistema delle pmi non è concentrato in pochi chilometri e il futuro delle imprese è sempre più centrato sulle esportazioni verso i mercati internazionali". I sistemi europei A tale proposito Colaninno si è rivolto ai parlamentari: "Ma avete fatto un confronto tra i sistemi francese, tedesco, inglese, cinese, americano e il nostro? Le nostre infrastrutture hanno caratteristiche tecniche, ingegneristiche, non filosofiche. Con questo sistema di trasporti, non vi viene in mente che qualcosa c?è da fare? Che non è colpa di Alitalia se Malpensa va male? Non è ironia o provocazione: quello che dico è che abbiamo la necessità di avere un?infrastruttura efficiente". Quanto all?aeroporto di Linate, l?amministratore delegato Rocco Sabelli ha aggiunto che "ha raggiunto oggi una frequenza di 18 voli l?ora con una sola pista a disposizione. è completamente saturo". Malpensa soffre Alitalia Nel 2008 il sistema aeroportuale di Linate e Malpensa, che fa capo alla Sea, ha perso il 15,7% di passeggeri rispetto all?anno precedente. Particolarmente forte il calo registrato su Malpensa (-19,8%), in seguito all?uscita di Alitalia, che ha evidenziato una riduzione dei passeggeri da 23 a 19 milioni. Sono dati comunicati dal presidente della Società di Gestione Aeroportuale, Giuseppe Bonomi, durante la sua audizione alla commissione territorio del consiglio regionale lombardo. Nel 2008 sono calati anche i voli e le merci in transito dagli aeroporti milanesi. Nel complesso i voli sono diminuiti del 14,9% (-19,3% Malpensa) e le merci del 14,1% (-14,3% a Malpensa). "Anche il 2009 sarà un anno molto duro - afferma il presidente della Sea Giuseppe Bonomi - perchè i dati 2008 scontano solo per gli ultimi nove mesi il ?de-hubbing? di Alitalia da Malpensa, mentre nel 2009 lo dovremmo affrontare per l?intero anno. Il calo di traffico è stato chiaramente causato anche dalla crisi economica in atto - aggiunge - che abbiamo avvertito soprattutto a partire dall?estate". A Malpensa il calo dei soli passeggeri Alitalia l?anno scorso è stato di 7,7 milioni di persone, compensato dalla crescita di 3,1 milioni di passeggeri di altre compagnie aeree, diverse delle quali low cost. La Lega ribatte Le parole di Colaninno non sono piaciute a parlamentari e senatori della Lega che le hanno commentate con un breve battibecco. "Lei pensa a Parigi", gli hanno detto i rappresentanti del Carroccio, accennando all?accordo di partnership con Air France. E ancora: "Sono provocazioni, fa dell?ironia". "Questi sono i fatti", ha replicato Colaninno. "In Lombardia, ma anche a Torino, o nel Nord Est, chi pensa a Malpensa?". La nuova Alitalia ha già indicato di considerare strategicamente migliore la scelta di rafforzarsi su Malpesna come hub per i voli intercontinentali, ma per farlo chiede un accordo sulla razionalizzazione del sistema degli aeroporti milanesi (perché è "insostenibile" il costo di due scali internazionali nell?orbita della stessa città) e sulle infrastrutture di supporto. è per sottolineare questa esigenza che, nel corso dell?audizione in Senato, Colaninno ha spiegato che per chi come lui vive a Mantova per i voli intercontinentali è preferibile raggiungere Francoforte in aereo piuttosto che Malpensa in auto: "Da Malpensa non ho mai volato se non una volta per andare in Sud America. Io sono un affezionato di Francoforte, per sostarmi vado sempre da Verona a Francoforte con Air Dolomiti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Alitalia, sgambetto a Malpensa Colaninno preferisce Francoforte L'ad Sabelli: aerei... (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Alitalia

n. 31 del 2009-02-05 pagina 24 Alitalia, sgambetto a Malpensa Colaninno preferisce Francoforte L'ad Sabelli: aerei mezzi vuoti, riempimento al 43 per cento ma personale impeccabile. Cancellati solo 4 voli su 20mila di Paolo Stefanato Colaninno snobba Malpensa. Sabelli blandisce il personale ma polemizza col sindacato. Bonomi s'impegna per la difesa e lo sviluppo di Malpensa, oggi la grande malata del sistema aeroportuale italiano. È proprio quest'ultimo, presidente della Sea - ascoltato ieri dalla Commissione territorio della Regione Lombardia - a mettere il dito sulla piaga e a fare numeri precisi: «Verso il 10 gennaio - ha detto - ho ricevuto una lettera da Roberto Colaninno, presidente di Alitalia, in cui diceva che su Linate la compagnia avrebbe operato 669 voli settimanali e 201 su Malpensa». E poi spiega: «Alitalia viaggia con coefficienti di riempimento del 30% a Malpensa e del 40% a Linate, quando il punto di pareggio è circa al 65%. Allora c'è qualcosa che non va: il mix tra qualità offerta dal vettore e il prezzo». L'ad della compagnia, Rocco Sabelli, ammette che gli aerei viaggiano mezzi vuoti: «Nelle prime tre settimane di vita della nuova Alitalia il tasso di riempimento medio è stato del 43% - ha detto, durante un'audizione al Senato -. L'anno scorso nello stesso periodo il tasso di riempimento era di circa il 50%, combinando le due compagnie che sono state integrate». Va ricordato che Air One, secondo i dati Aea, è sempre stata la compagnia con il più basso riempimento in Europa, e questo condiziona il confronto; Alitalia pre-commissariamento ha sempre avuto indici onorevoli, superiori al 70%. Da parte sua Sabelli, che ha polemizzato con il leader della Cigl Epifani, ha giudicato «impeccabile il comportamento del personale, di piloti e assistenti di volo. Su 20mila voli effettuati ne sono stati cancellati quattro». Dichiarazioni che vengono fatte all'indomani dell'annuncio di Anpac e Up di avere in cantiere una serie di scioperi per il mese di marzo, per protestare contro le molte anomalie riscontrate nel processo di riassunzione dei dipendenti. Sabelli ieri ha spiegato: «Non abbiamo fatto noi l'elenco dei dipendenti. Il commissario ci ha dato una lista sulla base dei criteri concordati con i sindacati». Il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, nella stessa audizione ha snobbato Malpensa: non lo uso, preferisco Francoforte. Anche se la sua affermazione - da cittadino mantovano - intendeva criticare soprattutto le carenze infrastrutturali italiane e la mancanza di organizzazione del sistema aeroportuale, le sue parole hanno suscitato polemiche, soprattutto da parte della Lega e delle autorità lombarde. Quanto a Malpensa, Bonomi ha dato il numeri del disastro: nel 2008 l'aeroporto ha registrato un calo di passeggeri del 19% rispetto al 2007, mentre Linate ha subito una flessione del 6,7%; il calo complessivo dei due scali è stato del 15,7%. Il 2009 sarà un altro anno horribilis: i passeggeri saranno un altro 7% in meno». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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