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HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di ARCHIVIO GENERALE DEL DOSSIER “LA RIFORMA
ELETTORALE” |
ARTICOLI DAL 19 AL 26 NOVEMBRE 2007
Aosta, il referendum fa flop
( da "Stampa, La"
del 19-11-2007) I "piccoli" del
centrosinistra impegnati a evitare il referendum
( da "Gazzetta del Sud"
del 19-11-2007) Il rischio delle mani libere
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-11-2007) ROMA Ora che anche Bossi ha
riconosciuto l'errore di Berlusconi , il plenipo
( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 19-11-2007) + 1 altra fonte L'Unione è già finita, il
Prof quasi ( da "Panorama" del
19-11-2007) Legge elettorale caos totale
( da "Opinione, L'"
del 19-11-2007) (continua dalla prima pagina) Roberto
( da "Gazzettino, Il"
del 19-11-2007) "RAI..fondazione" o
"Ri..affondazione"? ( da "AprileOnline.info" del
19-11-2007) Berlusconi pronto a incontrare
Veltroni: <Riforma elettorale e poi il voto>
( da "Sole 24 Ore Online, Il"
del 19-11-2007) Berlusconi: Prodi faccia proporzionale,
poi si voti ( da "Reuters Italia" del
19-11-2007) BERLUSCONI: DIALOGO, SOLO RIFORMA
ELETTORALE E POI VOTO ( da "Wall Street Italia" del
19-11-2007) Riforme/ Palazzo Chigi: positive le
disponibilità al dialogo ( da "Affari Italiani (Online)" del
19-11-2007) Nel 2008 si rinnova il Consiglio con la
riforma varata ad agosto ( da "Stampa, La" del
20-11-2007) Politici ancora in trincea Caveri:
"Esco rafforzato" ( da "Stampa, La" del
20-11-2007) L'ultima metamorfosi - (segue dalla
prima pagina) ( da "Repubblica, La" del
20-11-2007) Riforma elettorale, la resa di
Berlusconi Alla fine si rassegna al dialogo: Proporzionale puro, ma subito
dopo alle urne ( da "Unita, L'" del
20-11-2007) Sulle riforme ora è possibile il
dialogo con tutta la Cdl ( da "Unita, L'" del
20-11-2007) La retromarcia del Cavaliere (
da "Unita, L'"
del 20-11-2007) Fini va nei guai L'alleato a destra
sarà Storace ( da "Giornale.it, Il" del
20-11-2007) Il pd e lo spettro della bicamerale
"non si può far cadere il governo" - goffredo de marchis
( da "Repubblica, La"
del 20-11-2007) E i "piccoli" temono di
essere tagliati fuori ( da "Messaggero Veneto, Il" del
20-11-2007) Veltroni, aperture ma senza condizioni
( da "Piccolo di Trieste, Il"
del 20-11-2007) Veltroni: dialogo, ma su tutto
( da "Manifesto, Il"
del 20-11-2007) Grande gelo da An, Udc e Lega
( da "Secolo XIX, Il"
del 20-11-2007) Bossi: serve armistizio tra alleati
( da "Giornale di Brescia"
del 20-11-2007) I commenti
( da "Libertà"
del 20-11-2007) Verso il 'Veltronellum'. Ipotesi
fusione di due sistemi elettorali Spagnoli e Tedeschi
( da "Voce d'Italia, La"
del 20-11-2007) Udeur-Pdci: no a corsie preferenziali
con il Pd ( da "Corriere Adriatico" del
20-11-2007) MAGGIORITARIO E PROPOSTA VASSALLO A
CONFRONTO ( da "Lavoce.info" del
20-11-2007) L.ELETTORALE: COM. REFERENDUM BOCCIA
TEDESCO, 'RITORNO A 1* REPUBBLICA' ( da "Asca" del 20-11-2007) Veltroni smentisce l'asse con il
Cavaliere: discuterò con tutti Il leader ripete che nel 2008 non si
voterà, convince Mastella, apre al dialogo con Fini
( da "Unita, L'"
del 21-11-2007) La variabile Dini
( da "Unita, L'"
del 21-11-2007) Il ritorno della Nuova Dc Obiettivo il
partito-pivot ( da "Sole 24 Ore, Il" del
21-11-2007) Amato: prima le regole sui fondi ai
gruppi ( da "Sole 24 Ore, Il" del
21-11-2007) Troppi luoghi comuni sull'attuale legge
elettorale ( da "Manifesto, Il" del
21-11-2007) L'inciucio è roba da pazzi
( da "Manifesto, Il"
del 21-11-2007) Veltroni teme una beffacome fu la
bicamerale ( da "Secolo XIX, Il" del 21-11-2007)
L'asse Pd-Pdl piace. Non a Prodi
Rifondazione esulta. Intesa Veltroni-Mastella. Il Prof: Si parli con tutti
( da "Nazione, La (Nazionale)"
del 21-11-2007) + 2 altre fonti Legge elettorale, proposte a confronto
( da "Denaro, Il"
del 21-11-2007) Maroni: Lega arbitro del dialogo sulla
legge elettorale ( da "Padania, La" del
21-11-2007) "Sì a riforme, no a grande
coalizione" ( da "Stampaweb, La" del
21-11-2007) Riforma elettorale, Segni 'Un salto
indietro di 20 anni' ( da "Voce d'Italia, La" del
21-11-2007) Berlusconi, diktat a Veltroni:
"Legge elettorale, poi il voto"
( da "Giornale.it, Il"
del 21-11-2007) Riforme: Veltroni incontra Fini e
Berlusconi. Prodi: non servono grandi coalizioni
( da "Sole 24 Ore Online, Il"
del 21-11-2007) Il Cavaliere: ''Il Parlamento
sfiduciato non può fare le riforme"
( da "ADN Kronos"
del 21-11-2007) Per il Colle l'esempio della Germania
serve a non demonizzare le larghe intese
( da "Stampa, La"
del 22-11-2007) "Progetti referendari al limite
dell'eversivo" ( da "Stampa, La" del
22-11-2007) Il Cavaliere insiste: Intesa e poi
subito al voto ( da "Giornale di Brescia" del
22-11-2007) Veltroni vede prima Fini Berlusconi per
ultimo Telefonata con l'ex premier per fissare la data Non ci sono assi
privilegiati ( da "Unita, L'" del
22-11-2007) Berlusconi: punto a un sistema con due
partiti - francesco bei ( da "Repubblica, La" del
22-11-2007) E dal Quirinale arriva l'input: corsia
privilegiata al modello tedesco ( da "Italia Oggi" del 22-11-2007)
Walter e Silvio, primo colloquio
segreto ( da "Corriere della Sera" del
22-11-2007) Proposta Veltroni: le mie risposte ai
critici ( da "Corriere della Sera" del
22-11-2007) Berlusconi: "Vogliamo due soli
grandi partiti" ( da "Tempo, Il" del
22-11-2007) LEGGE ELETTORALE, VELTRONI SENTE
BERLUSCONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del
22-11-2007) Romano Prodi contro le riforme
( da "Opinione, L'"
del 22-11-2007) Via alla grande trattativa: primo round
Veltroni-Fini ( da "Gazzettino, Il" del 22-11-2007)
Berlusconi: basta alleanze, avanti con
due grandi partiti ( da "Gazzettino, Il" del
22-11-2007) Trambusto nei poli sulla legge
elettorale: è l'effetto Berlusconi
( da "Sole 24 Ore Online, Il"
del 22-11-2007) Riforme tra ricordi distorti della
bicamerale e la novità dei giorni nostri
( da "Riformista, Il"
del 23-11-2007) Veltroni: Non tratterò sulla fine
del governo ( da "Arena, L'" del
23-11-2007) + 1 altra fonte Veltroni: <Non tratterò sulla
fine del governo> ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
23-11-2007) + 1 altra fonte Le prede della volpe silvio
( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 23-11-2007) SARDEGNA: DAI CONSIGLIERI ARRIVA NUOVA
PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE ( da "Asca" del 23-11-2007) Prodi, Fini, cosa rossa: ecco chi teme
l'asse Berlusconi-Veltroni ( da "Panorama.it" del
23-11-2007) Veltroni: non si parla di grande
coalizioneLa riforma elettorale ( da "Sicilia, La" del
23-11-2007) "Walter deve capire che il Pd non
è roba sua" ( da "Stampa, La" del
24-11-2007) Diplomatique conversazione con
l'ambasciatore tedesco in italia michael steiner
( da "Riformista, Il"
del 24-11-2007)
RIFORME, IL DIRE E IL FARE
( da "Stampa, La"
del 25-11-2007) La maggioranza deve essere ampia, ma
cercare l'unanimità è sbagliato
( da "Stampa, La"
del 25-11-2007) <Le riforme si fanno in
Parlamento> ( da "Corriere della Sera" del
25-11-2007) Aria da bicamerale sulle riforme
( da "Giornale di Brescia"
del 25-11-2007) "non ci sarà inciucio tra
veltroni e il cavaliere riforma entro gennaio" - umberto rosso
( da "Repubblica, La"
del 25-11-2007) La sciagura del proporzionale Meglio
andare al referendum ( da "Adige, L'" del
25-11-2007) L.ELETTORALE/ BERTINOTTI: ESCLUDO
INCIUCIO VELTRONI-BERLUSCONI(REP) ( da "Virgilio Notizie" del
25-11-2007) Il pasticcio tv lega le mani a
Berlusconi ( da "Sicilia, La" del
25-11-2007) Riforme e sospetti
( da "EUROPA.it"
del 25-11-2007) Il destino di Prodi tra welfare e
Walter Pierfrancesco Frerè ( da "Provincia di Sondrio, La" del
25-11-2007) "portiamo l'italia fuori dal
tunnel" - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del
26-11-2007) Bipolarismo, An pianta il primo
picchetto Leader e alleanze prima del voto. Oggi l'incontro tra Fini e il
segretario del Pd ( da "Unita, L'" del
26-11-2007) Riforme al bivio, per ora il dialogo
c'è ( da "Unita, L'" del
26-11-2007) Romano prepara la maratona
( da "Panorama"
del 26-11-2007) Riforma a due piazze
( da "Panorama"
del 26-11-2007) Big bang della libertà
( da "Panorama"
del 26-11-2007) L. ELETTORALE/ BINDI: IL VELTRONELLUM
SA DI PRIMA REPUBBLICA ( da "Virgilio Notizie" del
26-11-2007) Ha un bel dire Franceschini che nel
Partito democratico la democrazia c'è davvero
( da "Stampa, La"
del 26-11-2007) Veltroni inizia i colloqui per le
riforme: faccia a faccia con Fini ( da "Rai News 24" del
26-11-2007) Bluff, contro-bluff e veleni
( da "Opinione, L'"
del 26-11-2007) VELTRONI-TREMONTI, PROVE DI DIALOGO
( da "Mattino, Il (Circondario
Sud2)" del 26-11-2007) Fini-Veltroni: legge elettorale insieme
a riforma di istituzioni ( da "Reuters Italia" del
26-11-2007) Fini-Veltroni: legge elettorale insieme
a riforma di istituzioni ( da "Websim" del
26-11-2007) ArticoliAosta, il referendum fa flop
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Stampa, La" del 19-11-2007) CONSULTAZIONE
PROPOSITIVA. SU LEGGE ELETTORALE E OSPEDALE Aosta, il referendum
fa flop Alle urne solo il 27,6%. Ha avuto successo la campagna del "Non
voto" [FIRMA]ENRICO MARTINET AOSTA Non passano i 5 referendum
propositivi. Gli elettori valdostani, i primi in Italia a poter essere
legislatori votando proposte di legge, non sono andati
alle urne nella misura minima prevista: 45 per cento. Ha votato solo il 27,6
per cento degli aventi diritto. Quattro referendum
erano per la riforma della legge sulle elezioni al
Consiglio regionale (il voto sarà nella primavera 2008) e uno per
avere un ospedale nuovo. Il fronte referendario era composto dal
centrosinistra allargato a due movimenti transfughi dell'Union valdôtaine,
Renouveau e Vallée d'Aoste Vive: l'alleanza che aveva vinto le elezioni
politiche di aprile. Ma il successo non si è ripetuto. Gli elettori
hanno seguito le indicazioni della maggioranza regionale formata da tre
movimenti locali: Union valdôtaine, Fédération autonomiste e Stella alpina
che proponevano il "Non voto", motivato da un giudizio di "non
senso" dei referendum. Il "Non voto"
è stato sostenuto con forza anche dai rappresentanti delle
istituzioni, i presidenti di Regione e Consiglio e gli assessori. Nell'agosto
scorso il Consiglio regionale, anche per arginare gli
effetti del referendum, aveva varato leggi di riforma elettorale. La
parte più innovativa delle proposte
referendarie prevedeva l'elezione diretta dell'intero governo regionale. La
più bassa percentuale di voto è stata per il referendum sull'ospedale, la più alta per la preferenza unica. I "piccoli" del centrosinistra impegnati a evitare il referendum (sezione: Riforma elettorale)(
da "Gazzetta del Sud" del
19-11-2007) Franceschini
rassicura gli alleati: sul sistema elettorale il Pd
non giocherà da solo I "piccoli" del centrosinistra
impegnati a evitare il referendum Fabrizio Nicotra
ROMA Silvio Berlusconi socchiude la porta al dialogo sulle riforme. Il
Cavaliere, in difficoltà con gli alleati, vuole recuperare un ruolo da
protagonista e prova a far capire a tutti, nella CdL e nell'Unione, che
chiunque voglia trattare deve farlo con lui. L'apertura (molto cauta, a dire
il vero) viene accolta con tiepida prudenza dal governo e dal centrosinistra.
I big del Partito democratico e diversi ministri, prima di fidarsi, vogliono
vedere se Berlusconi fa sul serio. Il confronto tra i poli e dentro le stesse
coalizioni continua e il vicesegretario del Pd Dario Franceschini vuole
rassicurare i "piccoli" del centrosinistra: sulla legge elettorale non giochiamo da
soli. La scena ieri è stata occupata dal presidente di Forza Italia
che, a sorpresa, lancia il nuovo partito. E, sulle riforme, assicura:
"Se l'altra parte avanzerà proposte o
dirà si alle nostre, saremo lieti di trovare per il nostro Paese una
direzione di svolta che arricchisca la democrazia, lo sviluppo e la
libertà". La mossa serve a uscire dalla morsa degli alleati, che
hanno messo sotto accusa la leadership del centrodestra. Gianfranco Fini,
Pierferdinando Casini e la Lega sono pronti a sedersi al tavolo con il
centrosinistra e anche ieri sono tornati a sollecitare Forza Italia, con
accenti piuttosto ruvidi. Il leader di An, in un'intervista a
"Repubblica", avverte: la strada più rapida per andare alle
elezioni è quella di un accordo tra i poli su legge
elettorale e riforme della Costituzione. E Casini
chiede a Berlusconi di attivare l'uomo del dialogo, e cioè Gianni
Letta. Nella CdL al momento i rapporti sono molto tesi e dunque governo e
maggioranza, che da settimane offrono il confronto agli avversari, aspettano
di vedere cosa succede. Franceschini, intervistato dal
"Messaggero", ribadisce che l'Unione è pronta a coinvolgere
tutta l'opposizione, ma nello stesso tempo avverte il Cavaliere: non ci si
ferma per il no di uno solo, e se Berlusconi continua a dire no, "allora
toccherà procedere anche senza di lui". Ora il leader di FI
socchiude la porta e questa prima, timida disponibilità viene letta a
sinistra con grande cautela. In molti, tra i parlamentari dell'Unione,
ricordano che non è il caso di fidarsi dell'ex premier. Però
Walter Veltroni ha sempre detto che vuole dialogare con tutti e Romano Prodi
non si stanca di ripetere che serve una larga convergenza. Vedremo se le
parole di Berlusconi saranno confermate dai fatti, si ragiona in ambienti del
Pd vicini al presidente del Consiglio, e comunque le aperture sono sempre le
benvenute. In ogni caso, Berlusconi viene visto come un interlocutore alla
stregua degli altri leader della CdL. Il tempo dirà se il Cavaliere
vuole realmente rientrare nei giochi con il dialogo, e in particolare
toccherà a Veltroni sondare il terreno. Casini si dice certo che il
segretario del Pd sta già "parlando" con Gianni Letta.
Intanto, qualche giorno fa, il sindaco di Roma ha fatto capire che è
alle viste un incontro con Fini. Veltroni deve comunque fronteggiare anche il
dissenso degli alleati più piccoli. Pdci, Verdi, socialisti, Di Pietro
e Mastella si battono contro l'ipotesi di riforma elettorale
messa il campo dal segretario del neonato partito (un misto tra il sistema
spagnolo e quello tedesco). Franceschini li rassicura, ma nell'Unione si
registra intanto una nuova tensione. È quella tra l'Italia dei valori
e Lamberto Dini. Antonio Di Pietro e i suoi hanno attaccato l'ex premier per
lo smarcamento dal centrosinistra, accusandolo di essere un "estorsore
politico". La replica dei diniani è immediata e durissima:
"Estorsione politica? Certamente Di Pietro parla di
una cosa che conosce meglio di noi". Intanto, Mastella ribadisce:
"Il referendum va evitato perché porta alla creazione di due partiti unici,
uno di qua, l'altro di là. La riforma elettorale
è la conclusione di un'operazione programmatica che deve vedere
protagoniste le forze politiche. Eliminando questa fase di asprezza
che c'è assai spesso sia all'interno delle coalizioni che tra le
stesse coalizioni. L'Italia è un paese bipolare, non
bipartitico". (lunedì 19 novembre 2007). Il rischio delle mani libere
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2007)
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2007-11-18 - pag: 10 autore: Lettera Il
rischio delle "mani libere" di Giovanni Guzzetta* C aro direttore
la fotografia della situazione italiana, tracciata da Stefano Folli sul
Sole-24 Ore di ieri, non potrebbe essere più precisa. L'approvazione
della legge finanziaria al Senato apre uno scenario
complesso, nel quale si ripropone l'opportunità di un intervento sulle
regole di funzionamento della democrazia, a cominciare dalla legge elettorale. Ogni
opportunità contiene in sé dei rischi. Ma condivido, anche dal mio
particolare punto di osservazione, che sarebbe grave non correre questi
rischi. Purché sia chiara la direzione di marcia. Ed è questo, in
realtà, il groppo di ambiguità che il dibattito di questi
giorni non è riuscito a sciogliere e ha, in un certo senso, aggravato.
Ci sono due modi di uscire dal-la crisi. Ma bisogna scegliere se si vuol
diventare carne o pesce. Un modo è quello di tornare
indietro,sacrificando tutto all'illusione che i processi politici, a
cominciare dallo sviluppo dei soggetti a vocazione maggioritaria, possano da
soli risolvere i problemi di sistema. In questa prospettiva si muove chi
propone una legge elettorale
che dia una spintarella ai partiti più grandi e riduca un po' il peso
dei piccoli. La speranza è che ne seguano effetti virtuosi a catena.
è lo schema della Dc degasperiana. Un partito grande che disciplina
gli alleati e relega all'opposizione i partiti avversari. Questo schema, per
mille ragioni, oggi non funzionerebbe. I soggetti a vocazione maggioritaria
di oggi non hanno la solidità che aveva la Dc di De Gasperi. Il
contesto politico è completamente diverso e gli aspiranti al gioco del
governo sono molti di più.Così come gli schemi di gioco e le
strategie delle alleanze post-elettorali. C'è chi ritiene che il
bipolarismo sia ormai radicato. Certamente non è radicata la
fedeltà di schieramento di molti partiti. L'esito paradossale di una
strategia del genere sarebbe invece quello di indebolire i soggetti a vocazione
maggioritaria. Perché da un partito del 30% non rifarne due del 15, ma con
maggiore potere di interdizione e potenziale di coalizione? Aumenterebbe il
peso dei partiti "centristi", veri e propri croupier del tavolo di
governo. Aumenterebbe per i partiti delle estreme, che finalmente potrebbero
abbandonare l'ambiguità di fare i partiti di lotta e di governo e
tornare ad essere partiti di lotta e basta. Perciò non mi sorprende
che Bertinotti e Casini, per ragioni diverse, coltivino questa strategia. Questo
schema ha un rischio certo. Buttare a mare l'idea che ha costituito il cuore
delle conquiste degli ultimi anni, sin dal referendum del ROMA Ora che anche Bossi ha riconosciuto l'errore di Berlusconi , il plenipo (sezione: Riforma elettorale)(
da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del
19-11-2007) Di CLAUDIA
TERRACINA ROMA Ora che anche Bossi ha riconosciuto "l'errore di
Berlusconi", il plenipotenziario leghista al tavolo delle trattative
sulla legge elettorale,
Roberto Maroni, è convinto che "confrontarsi è un dovere e
che lo farà anche Berlusconi. Perchè gli conviene e per onorare
il patto che ha stretto con la Lega a Gemonio, quando fu stabilito il
percorso per evitare il referendum". Adesso
però, onorevole Maroni, Berlusconi chiede solo e sempre il voto
anticipato, anche se pare che Gianni Letta sia incaricato di trattare
riservatamente con la maggioranza". "Una trattativa segreta, o
comunque parallela sulla legge elettorale
sarebbe un fatto gravissimo. Non siamo a Bisanzio. Non abbiamo bisogno di
ambasciatori, nè di tavole appartate, o crostate. Dobbiamo piuttosto
sederci tutti insieme a un tavolo istituzionale per confrontarci alla luce
del sole". Tutti chi? La Cdl, dichiarata sepolta da Fini e Casini, o il
nuovo partito del popolo delle libertà, annunciato da Berlusconi?
"Tutto il centrodestra. Berlusconi sta pensando a un nuovo partito?
Auguri, ma non è una cosa che riguarda noi leghisti. E' una vecchia
fissazione di Silvio quella dei nuovi contenitori a cui cambia continuamente
nomi. Ma così dimostra di non saper fare politica". Bossi vuol
davvero trattare sulla legge elettorale,
anche se ha firmato l'appello per il voto di Forza Italia? "Ovviamente.
Del resto, questo era il percorso deciso insieme a Berlusconi. Siamo tutti con lui per tentare di mandare a casa Prodi, ma se
questo non succede, e non è successo, si apre la fase due con il
confronto per riformare l'attuale sistema elettorale.
Questo è il patto e penso che Berlusconi lo onorerà
senz'altro". Come riuscirete a convincerlo? "Ora insiste
perchè aspetta di vedere se, per caso, il governo non cada sulle
pensioni o quando la Finanziaria tornerà al Senato. Ma, alla fine,
prenderà atto della realtà e cioè che in democrazia i
governi cadono solo se in Parlamento viene meno la maggioranza che li sostiene.
Cosa che non si è realizzata e che, secondo noi, non si
realizzerà neppure nelle prossime settimane". Non crede
però che l'opposizione, divisa come è, si troverà a
trattare su posizioni più deboli? "Credo che sia folle dividersi
ora e non condivido gli attacchi di Fini e Casini a Berlusconi, scatenati
dalla sindrome del delfino e da problemi personalistici. Comunque, sono
affari che non riguardano la Lega, che ha un patto trasparente con
Berlusconi". Ma a voi leghisti piace il modello di legge
elettorale proposto da Veltroni? "Noi chiediamo
di sapere se quella proposta è condivisa da tutto il centrosinistra,
cosa che, per ora, non sembra proprio. Certo, potrebbe anche darsi che il
tutto sia un espediente per allungare la vita al governo, ma se c'è la
volontà di trattare sul serio, abbiamo il dovere di andare a vedere le
carte". Sempre che non prevalga l'ipotesi di un governo istituzionale..
"Inutile che circolino strane idee, che piacciono all'Udc e magari anche
ad An. Noi non ci stiamo. La cosa più saggia è studiare un
nuovo modello elettorale, basato sul ritorno del
proporzionale, la scelta preventiva del premier e il premio di maggioranza.
Credo che questa sia l'unica strada per la Cdl, anche se ora la vedo
impantanata in liti che non porteranno nulla di buono. La Lega, comunque, va
avanti. Se il governo arriva al 2009 sarebbe una pazzia illudersi di fare una
continua guerriglia parlamentare, invece di usare il tempo in modo
costruttivo per ottenere anche la riforma costituzionale, a partire dal
Senato federale". L'Unione è già finita, il Prof quasi
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Panorama" del 19-11-2007) L'Unione è
già finita, il Prof quasi CARLO PUCA governo Dopo il voto sulla
Finanziaria, il futuro di Prodi sembra segnato. Dini è in uscita dalla
maggioranza, Mastella tratta con Berlusconi. E adesso si gioca tutto sul
tavolo della riforma elettorale. "Prodi l'ho
fregato io, rispondendo sì al dialogo sulle riforme. Altro che
Finanziaria: nel centrosinistra, il vero terremoto lo ha prodotto l'apertura
sulla legge elettorale. E
il terremoto, notoriamente, fa più crepe di qualche spallata".
È un vispo Pier Ferdinando Casini quello che in piena votazione per la
Finanziaria conversa amabilmente con i suoi "grandi amici",
abituali per lui ma non per la grande stampa. Gente dell'associazionismo
cattolico, appartenente al Movimento per la vita di Carlo Casini o al
Movimento cristiano lavoratori di Carlo Costalli, e altri portatori di voti e
valori (cattolici, s'intende). Sono tutti compagni di ventura in allarme per
le voci sull'unione di fatto tra Savino Pezzotta, l'uomo del Family day, con
il centrosinistra. "Aspetterei a vedere l'approdo di Savino, certo
è che una netta smentita non è mai arrivata" è stato
il commento di Casini agli amici, con i quali si è intrattenuto anche
su altri temi. Anzi, sul tema dei temi, il più difficile da
scandagliare: il futuro. Anche il leader dell'Udc ritiene che Romano Prodi
sia politicamente finito, spallate o meno. Un Prodi bis, con metà
ministri e Lamberto Dini dentro? Un governo utile ad approvare la legge elettorale? Può
darsi che si facciano, può darsi di no. In ogni caso, se nuovo governo
ci sarà, sarà a tempo. Ma quel che è più chiaro
è il seguente postulato: "A decidere l'eventuale nuova legge elettorale per conto del
centrosinistra sarà il premier ombra, Walter Veltroni" ha
spiegato Casini ai suoi interlocutori. Resta da capire se il sindaco di Roma
vorrà "finalmente buttare a mare la zavorra", la sinistra radicale
dei Diliberto, dei Pecoraro e dei Mussi, "quella che si è
ribellata quando ho aperto a Veltroni". Casini salva soltanto
Bertinotti: "Ha tutto l'interesse a dialogare con noi. E noi a dialogare
con lui sul sistema tedesco, non sul modello spagnolo mascherato di Veltroni.
Se la proposta rimane questa, noi non ci stiamo. Nel frattempo, mal che vada,
capitalizziamo le divisioni nell'Unione". E poi non è detto che
non si vada al voto subito, già a marzo, come continua a sostenere Silvio
Berlusconi. Ed ecco perché il leader centrista ha avvertito gli amici che
sognano il grande centro sganciato dai poli: "La politica si fa
sull'esistente. Se la legge elettorale
rimane il porcellum, alle elezioni noi andremo con il centrodestra. Dialogo
con la maggioranza sì, ma nessuna frattura insanabile con la Casa
delle libertà". Anche perché sono tanti gli ostacoli sulla strada
impervia del centrosinistra: i mal di pancia di tante parti dell'Unione, a
cominciare da quelli di Dini; il modello spagnolo, che ha appunto diviso i
piccoli partiti dai grandi; il referendum sulla legge elettorale, che si
celebrerà a maggio o giugno. Su Dini la sensazione è che sia
l'apripista di ben altri sommovimenti. Se ne è accorto per primo il
quotidiano Europa di Stefano Menichini, la voce più vicina a quella
del vicepremier Francesco Rutelli. Sommovimenti che di fatto sanciscono la
fine dell'Unione, almeno nella versione prodiana. Succede quando metti
assieme cani e gatti. Prendiamo il welfare. Già mercoledì sera
il senatore ex di Rifondazione Franco Turigliatto denunciava il "colpo
mortale alla stabilizzazione dei precari stabilito con il protocollo sul
welfare", che pure a Dini non è mai piaciuto, ma per ragioni
opposte. Essere comunista o essere liberale, questo è da sempre il
problema di Prodi. Ma fin qui parliamo di singole personalità (o
quasi). Il problema diventa ancor più sentito se la faccenda investe
interi partiti, che già prima della Finanziaria si scannavano
sull'ipotesi di legge elettorale
proposta da Veltroni. Willer Bordon, a capo della neonata Unione democratica,
dice apertamente che "è meglio staccare la spina che il
Veltronellum". Cesare Salvi ribadisce che in Russia "c'è una
soglia di sbarramento del 7 per cento, ma almeno è chiara e non
mascherata come quella di Walter". Massimo D'Alema organizza con la sua
fondazione, la Italianieuropei, convegni bipartisan dai quali emerge un
modello diverso da quello veltroniano. Insomma, ognuno va per la sua strada.
Soprattutto Mastella. Lui, il Clemente nazionale, finora ha criticato
l'operato della maggioranza ma si è ben guardato dal far aprire la
crisi alla sua Udeur. Ma con la legge elettorale cambia tutto. A suo tempo diede a Prodi una
scadenza precisa: "Caro Romano" spiegò "piuttosto che
far passare il referendum elettorale,
faccio tornare il Paese alle urne". Oggi che il pallino ce l'ha in mano
Veltroni, la posizione non è cambiata. Anzi, è diventata ancora
più critica. Il leader dell'Udeur sospetta quello che sospettano
(quasi) tutti, Casini compreso, che anche per questo non alza i toni contro
il Cav di lotta e di postgoverno. Qual è il sospetto? Semplice: che il
sindaco di Roma abbia fatto la sua proposta sapendo che non passerà;
quindi potrà cavalcare "da vittima del sistema dei partiti"
(Mastella) il referendum; ottenuta la nuova legge elettorale per via
referendaria, a quel punto vorrebbe anche le elezioni politiche. Dato questo
calendario, si celebrerebbero più o meno nell'autunno 2008, dopo aver
assicurato al 30 per cento dell'attuale Parlamento il raggiungimento
dell'agognato vitalizio, il vero punto critico per la fine della legislatura.
E così Mastella ha riaperto un canale con Berlusconi (e viceversa).
Cosa si siano detti i due la settimana scorsa trapela soltanto come
ragionamento. In pratica, "Clemente" ha fatto notare
"all'amico Silvio" che stante il referendum
la più interessata a tornare alle urne è proprio l'Udeur. Ma
che il passaggio al centrodestra è prematuro. Però, dal punto
di vista di Forza Italia, si giustificherebbe con un atto politico forte: un
patto di desistenza che non vincolerebbe il Campanile al programma della Cdl.
Sarebbe il Mastella delle semilibertà. Fatto sta che con il
"Porcellum" e il Clemente desistente, in caso di voto Berlusconi
potrebbe vincere al Senato anche in almeno tre regioni finite al
centrosinistra nel 2006. E garantirsi così a Palazzo Madama una
maggioranza più sicura di quella che ha snervato Prodi, al netto dei
senatori a vita. Il Cavaliere ha blandito Mastella, nonostante gli alleati,
che in caso di accordo con l'Udeur non sarebbero propriamente contenti.
Così come sono già scontenti per il fiorire di partiti
satellite di Forza Italia, dalla Dca di Gianfranco Rotondi al Pdl di Michela
Vittoria Brambilla. Ma per rimediare alle "intemperanze degli
alleati", così le definisce in privato Berlusconi,
"c'è sempre tempo e modo". Il leader di Forza Italia ha
già in mente una sua "exit strategy" per le prossime
settimane. Prima la raccolta di 5 milioni di firme per chiedere di andare al
voto il prima possibile; poi, in caso di necessità, lo scavalco di
Casini e Fini sul dialogo con Veltroni; infine, sempre in caso di
necessità, la cavalcata verso il referendum.
Non a caso dal quartier generale del comitato referendario giunge notizia di
una cordiale telefonata del Cavaliere al coordinatore Mario Segni. Telefonata
arrivata dopo che Segni aveva bocciato Veltroni attraverso il quotidiano La
Stampa: "Walter ha sempre detto di ispirarsi a Kennedy", ha
accusato Segni "ma si sta comportando come un voltagabbana, si sta
rimangiando 15 anni di battaglie fatte con noi per il maggioritario e per il
sindaco d'Italia". E ancora: "Ha ragione Berlusconi, questa
è una proposta che riporta indietro l'Italia di 20 anni". Letta
l'intervista, il Cav ha pensato che un ringraziamento bisognava farlo, in
attesa degli eventi e di un via libera di Umberto Bossi, il capo leghista che
mentre i due Roberto, Calderoli e Maroni, aprivano alla possibilità di
dia logare con l'Unione, se n'è stato calmo e zitto. Del Senatur resta
l'ultima dichiarazione sul punto, quella del 23 ottobre:
"Siamo alla fine di un governo. Andiamo alle elezioni. Non c'è
più tempo per fare una riforma elettorale".
Gianfranco Fini ritiene invece che Berlusconi prima o poi approderà al
referendum, se ci si arriverà. "È troppo sveglio per
non cavalcarlo", ha spiegato ai suoi collaboratori il leader di Alleanza
nazionale. Che pure non ha ancora perdonato al Cavaliere di aver
sponsorizzato la nascita della Destra di Francesco Storace. Certo, i veleni
restano. Ma anche per Fini non è più tempo di fare le facce
troppo feroci, meglio aspettare il dopo-elezioni per riaprire le grandi
ferite. Esattamente come all'epoca tribolata della convivenza con Marco
Follini. Legge elettorale caos totale
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Opinione, L'" del 19-11-2007) Oggi è Lun,
19 Nov 2007 Edizione 251 del 19-11-2007 Al convegno voluto dalla fondazione
"Italianieuropei" mille tesi a confronto Legge elettorale
caos totale di Barbara Alessandrini Prove generali di dialogo sulla riforma
della legge elettorale.
Non, però, almeno al momento e presumibilmente fino al giorno della
caduta del governo Prodi, per il leader della Cdl Silvio Berlusconi. Che ieri
pomeriggio, al convegno organizzato dalla Fondazione Italiani-europei dal
titolo "Legge elettorale: una sfida per la
politica" ha fatto il convitato di pietra. Tenendo il punto sulla sua
posizione di chiusura alla modifica della legge che
regolamenta il voto, di cui ufficialmente Berlusconi ritiene giusto cambiare
solo "la parte che riguarda l'attribuzione del premio di maggioranza da
regionale a nazionale". Anche se, al di là dei tecnicismi che
inducono il Cavaliere a ricordare al centrosinistra il buon funzionamento
dell'attuale legge alla Camera e ad rimarcare che
" noi al Senato abbiamo vinto con 250mila voti in più e i signori
della sinistra riescono ad avere la maggioranza al Senato soltanto
appoggiandosi ai voti dei senatori a vita", il punto è ben altro.
Non concedere alla coalizione di maggioranza alcun margine di trattativa fino
a quando non avrà la testa di Romano Prodi. Questa la sostanza del
comportamento con cui Berlusconi ha replicato sia al leader del Pd Valter
Veltroni sia al ministro degli Esteri Massimo D'Alema sia a Palazzo Chigi
impegnati ad invitare il Cavaliere al dialogo sulle riforme. Anche il
vicepresidente del gruppo dell'Ulivo al Senato Nicola La Torre ha rinnovato
l'invito al Cavaliere. " Si puo' essere o meno d'accordo con l'azione del
governo, e su questo e' chiaro il nostro giudizio e' diverso da quello di
Berlusconi e della Cdl, ma che in Italia la riforma della legge
elettorale non sia più rinviabile è un
fatto incontrovertibile, sul quale Forza Italia farebbe bene a riflettere.
Ora si apre una nuova fase politica, una fase in cui il muro contro muro non
e' produttivo. Dobbiamo dialogare per varare una riforma della legge elettorale che sia il
piu'possibile condivisa". Ora, al di là dei calcoli politici,
Berlusconi, mantenendo la sua linea dura che gli impone di non gettarsi in
questa arena del confronto, rischia anche di avvalorare di fronte ai suoi
elettori quell'immagine di leader restio ai teatrini della politica. Dato che
la discussione sulla legge elettorale
ancora di nitido ha ben poco. Ad ognuno i suoi tatticismi. Le posizioni
emerse dalla convention di ieri pomeriggio sono a dir poco articolate e
l'impressione è che sebbene Veltroni abbia indicato nella sua ricetta
chiari principi di massima (stabilità al governo; proporzionale che
eviti la frammentazione senza il premio di maggioranza ma con un vero
bipolarismo programmatico e possibilità per i cittadini di scegliere
gli eletti o con liste ridotte o con collegi uninominali), ancora molta chiarezza debba essere fatta in materia di riforma
elettorale. Lo stesso professor Giovanni Sartori, un guru in materia,ha
bocciato la proposta Ceccanti- Vassallo elaborata per ricercare una
convergenza tra maggioranza e opposizione sulla riforma elettorale. Sartori ha infatti puntato il dito contro il cosiddetto
modello ispano-tedesco considerato "troppo furbo" poiché'
fonde due voti diversi: quello espresso con la proporzionale e quello
maggioritario. "Dichiaro di essere contro, senza se e senza ma -ha
spiegato il politologo - al premio di maggioranza. E' nefasto e lo
sconsiglio. Con il sistema parlamentare italiano, che prevede 20-25 partiti,
la coalizione che vince prende tutto e mette insieme cani e gatti, porci e
cani. Questo non va bene" . Stesse corde per quella che il Professore ha
definito " la miscela ibero-tedesca" che " mi lascia perplesso
plesso in quanto mi sembra che questo sistema sia più' spagnolo che
tedesco e si perde in meandri che pochi riescono a capire. Credo sia stato
escogitato per ragioni di furbizia, per aggirare la soglia di sbarramento che
molti partiti non vogliono". Di parere opposto il costituzionalista
Stefano Ceccanti, autore della proposta e convinto che " non c'è
maggioranza per arrivare ad una riforma elettorale
sul modello tedesco, che comunque nel contesto italiano porterebbe ad un
sistema peggiore di quello che potrebbe scaturire dal referendum.
"Italiaieuropei". Oltretutto " il tedesco puro -spiega
Ceccanti- ci porterebbe probabilmente alla grande coalizione A torto o a
ragione (io credo a ragione) anche settori significativi del Pd e della
maggioranza ritengono che un sistema cosi' fotografico come quello tedesco
potrebbe avere come conseguenza più probabile, nel nostro contesto,
una spinta verso la grande coalizione, con un nuovo blocco al centro della democrazia
senza alternative". Di fatto un richiamo ufficiale al ministro
dell'Interno Giuliano Amato che la scorsa estate ne parlò. E proprio a
parere di Amato non basta cambiare la legge elettorale se regolamenti parlamentari e "norme di
contorno" rimangono gli stessi. Tanto che secondo il ministro prima che
sulla legge elettorale e'
necessario intervenire prima su questi due aspetti al fine di consentire al
modello elettorale di contenere la frammentazione
parlamentare. Mentre ora i partiti si riuniscono nelle coalizioni e si
presentano agli elettori ma una volta giunti in Parlamento ognuno va per
conto proprio. Infine, "ora che siamo diventati grandi più grandi
-ha continuato ritengo sarebbe bene evitare il viagra del premio di
maggioranza". Convinto che "la vocazione del Pd è quella di
concorrere ad una nuova legge elettorale
che abbia il maggior consenso possibile e veda la convergenza con le forze
dell'opposizione" Francesco Rutelli, il cui cuore batterebbe per il
sistema francese, ha però proposto di adottare il sistema tedesco
"ma senza snaturarlo". Disponibilità al confronto è
stata espressa dal capogruppo di An Ignazio La Russa copnvinto che "per
arrivare presto alle elezioni la strada migliore passa attraverso una nuova legge elettorale". Ma con due
paletti: " il no alla frammentazione", e il fatto che per noi il
bipolarismo è una bandiera". Aspetto non secondario "senza
un reale premio di maggioranza il bipolarismo e' una scommessa: siamo pronti
ad ascoltare proposte, ma finora nessuna convincente
e' arrivata". E Maroni? "La Lega - ha detto il capogruppo alla
Camera del Carroccio ? è contro il Referendum a tutti i costi,
ribadisce l'intenzione di dialogare se il percorso è serio e non un
modo per tirare a campare ed è favorevole al sistema proporzionale,
all'indicazione del candidato premier prima delle elezioni come criteri per
il nuovo testo di legge". Ma nessun appoggio
per prolungare l'agonia dell'esecutivo. Allora, tutti d'accordo?. (continua dalla prima pagina) Roberto
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Gazzettino, Il" del 19-11-2007) (continua dalla
prima pagina)Roberto Maroni ha il mandato di un irritato Umberto Bossi a
trattare con la sinistra per modificare la legge elettorale e evitare il referendum.Quando
scoprirà le carte?"È una posizione che teniamo da tempo
quella di capire se la maggioranza sia disponibile a un'iniziativa seria sul
piano delle riforme; così come annunciato".In quel
caso..."Da un anno abbiamo aperto discussioni col ministro Chiti, ed
esponenti della maggioranza. Che hanno preso un impegno di fare una proposta
sul federalismo fiscale, sul Senato Federale e sulla legge elettorale".Tre cose che possono cambiare il volto di un
paese...."Soprattutto la legge elettorale è un tema di grande attualità. Perché se non si
fa nulla fra otto mesi ci sarà ci sarà un referendum".Disponibili a..."A certe condizioni. La prima: che
non si confonda l'azione di governo col Parlamento. Le riforme le fa
il Parlamento e questo non significa, ne può significare per noi, un
sostegno al Governo".Governo che..."Soprattutto su sicurezza,
immigrazione e tasse è quanto più distante ci sia dalla nostra
posizione. Ma quando abbiamo chiarito che non c'è alcun sostegno al
governo...".In quel momento?"Se Prodi va avanti fino al 2009: non
vedo perché in Parlamento non si possa discutere di riforme...".Lei che
dice?"Dopo il voto dell'altro ieri credo che quella che il governo resti
sia una possibilità molto concreta. Purtroppo...".E tutte 'ste
firme che Forza Italia raccoglie contro il governo quanto valgono?"Le
due cose sono distinte: per noi l'obiettivo è far cadere il governo;
ma se Prodi sta su fino al 2009 possiamo passare il tempo tutti giorni a
chiederne le dimissioni. Oppure...".Oppure?"Cercare di fare
qualcosa di buono in Parlamento. Se il Professore resta al governo - senza
aiutarlo - preferisco, francamente, se esiste una maggioranza, fare la
riforma federale".Bossi è apparso molto scorato nei confronti de
Berlusconi che prevedeva "spallate" a Prodi ogni due giorni.
È anche un sentimento diffuso nella Lega?"Molto, come quel
sentimento che dice: finora siamo stati buoni e tranquilli dietro Berlusconi.
Abbiamo assecondato la sua strategia, perché siamo stati leali. Però
adesso dovremo capire che posizione tenere visti i futuri
appuntamenti".Capire quanto rimane su il governo e che altro?"Che
ha mente Berlusconi... Come diceva Mao "c'è grande confusione e
quindi la situazione è eccellente". Si riaprono tutti i
giochi".Cosa pensa Berlusconi?"Di far cadere il governo. È
un sentimento diffuso ma non basta".Perché?"Perché come si è
visto - e questa è la novità vera di questi giorni - quelli che
Berlusconi pensava che avrebbero dovuto ribellarsi per far cadere Prodi in
realtà avevano in mente un'altra cosa".Del tipo?"Dini,
Manzione...hanno in mente non di far cadere Prodi e di andare a votare
bensì di farlo cadere. E far nascere un governo, ma
istituzionale".Magari con loro alla guida?"Esattamente. È
per questo che non l'hanno fatto cadere adesso. Se Prodi cade ora si fa a
votare. Se cade a febbraio non c'è più tempo per andare a
votare e allora si dà vita ad un governo dei lobbisti".Vi
piacerebbe?"Per noi sarebbe peggio del governo Prodi!. Non ci stiamo a
fare il gioco di chi vuole mandare al governo gente che nessuno ha votato,
nessuno ha eletto. Il governo dei lobbisti, il governo tecnico sono la
negazione della democrazia".Federalismo fiscale, senato federale e legge elettorale: mica direte
solo si o no?"Non partiamo da zero: ci sono già numerose proposte sulla legge elettorale; e per il Senato Federale siamo già alla
discussione in aula dopo averla discussa in commissione alla Camera. Siamo
già avanti. Per il federalismo fiscale c'è la proposta
approvata dal governo in agosto: è già in commissione. Ci sono proposte del governo e nostre: bisogna capire se esistano
condizioni per discutere, approvandole".Strade più
concrete?"Sì, anche c'è molta ideologia diffusa e molto
personalismo. elementi che nuocciono all'approccio concreto che ha la Lega:
non siamo ideologici. Vogliamo affrontare e risolvere i problemi con molto
pragmatismo: ciò che serve al Nord va bene. Se non serve non va bene.
A prescindere da chi offre sostegno".Stop al muro contro muro?"Noi
siamo l'ancoraggio al pragmatismo, speriamo che finisca tutto quello che
radicalizza i problemi".Lei con chi parla dell'Unione?"Ce ne sono
tanti di uomini che possono guidare queste trasformazioni. Si tratta di
capire se ci siano confluenze politiche di là dei
singoli".Concretamente?"Spesso col presidente della Camera
Bertinotti che pure appartiene ad un partito ideologico. Ma essendo lui del
Nord si rende conto che il Federalismo serve. È persona assai
ragionevole come ce ne sono tante nell'Unione".Lo scenario dentro la
Cdl?"Mi pare semplice: se, come credo il Governo non cade sulla
Finanziaria allora è evidente che resterà fino al 2009. Questi
18 mesi davanti dovrebbero tutti, primo Berlusconi, a dire: mettiamoci
d'accordo per il Senato federale e la Legge elettorale".Fiducioso?"Dubito
perché i pasdaran di tutti i partiti si impegnerebbero solo a impedire le
riforme, non a far cader il governo. E ci sono le questioni interne ai
partiti...".Casini. Fini- Come stanno le cose nella Cdl?"Anche qui
ci sono difficoltà, però non è un problema nostro. Prima
o poi, se non cade Prodi, si chiarirà la strategia. Ma credo quella
del confronto la più utile".Il 16 la Lega manifesta."Per la
sicurezza che è emergenza vera al Nord: denunceremo
l'incapacità del governo. Un recente sondaggio di Mannheimer dice che
il 51\% di italiani è favorevole alle ronde: controllo e presidio del
territorio l'abbiamo inventato noi. Poi il federalismo".Se cadesse il
governo?"Subito alle elezioni e non vedo negativamente la legge elettorale
vigente."Torniamo all'Unione."Sentirò Veltroni che mi aveva
già chiesto incontro, ma abbiamo atteso in vista finanziaria. Ci
vedremo la settimana".Casini e Fini?"Ci sentiamo tutti i giorni. Ma
lei sa che a noi non interessa la leadership della Cdl...".Adriano
Favaro. "RAI..fondazione" o
"Ri..affondazione"? (sezione: Riforma elettorale)
(
da "AprileOnline.info" del
19-11-2007) Gianni Rossi, 19
novembre 2007 Politica Siamo ormai all'emergenza istituzionale e aziendale
per Viale Mazzini. Il rischio è che, continuando con le battaglie
legali o lasciando questo tema, fondamentale per le sorti della democrazia e
per la formazione dell'opinione pubblica, subito dopo una nuova tornata elettorale, se vincesse il centro-destra, Berlusconi
resterà così il proprietario dell'interruttore unico mediatico.
Intervista a Giuseppe Giulietti, parlamentare Ulivo e portavoce Articolo 21
Dopo la sentenza del TAR del Lazio sulla RAI, che ha dato ragione in parte al
consigliere Angelo Maria Petroni, espressione di Forza Italia, c'è ora
il rischio che la "questione RAI" venga gestita con metodi e rimedi
che già nel recente passato hanno procurato la crisi cui assistiamo.
La "questione RAI", invece è un'emergenza politica di grande
rilevanza, come la riforma elettorale e il conflitto
di interessi. L'eventualità di non prendere una soluzione immediata,
legandola invece alla nuova stagione di riforme, che da sinistra e da destra
si invoca, è concreta. I danni immediati sarebbero incalcolabili, sia
per il sistema democratico, sia per il futuro industriale del Servizio
pubblico. Per queste ragioni Articolo 21 lancia un appello alle forze del
centro-sinistra, ma anche a quei settori del centro-destra che in questi
ultimi giorni sembrano aver intrapreso una via di marcamento dalle sorti
iconoclastiche del "padre-padrone" dell'opposizione. Silvio
Berlusconi: aprire un dialogo concreto sulla riforma della
"governance" RAI, così come proposta dalla legge del ministro Gentiloni, arrivando ad una sua rapida
approvazione; opporsi a qualsiasi escamotage che utilizzi l'attuale fonte di
nomina, così come prevista dalla scellerata legge
Gasparri; mettere in grado il vertice di Viale Mazzini di proseguire
nell'attuazione del Pian o industriale e del Piano editoriale, senza che la
Commissione di Vigilanza si erga a vero e proprio "contro-CDA" del
Servizio pubblico. Come proposta di lavoro, mi sembra
piuttosto impegnativa... Bisogna finirla di fare finta che si possa
scorporare la questione della RAI dal più generale tema della legge elettorale e dell'assetto dei media. In che senso? Milioni e milioni di
italiani,tra le altre ragioni per le quali ci hanno dato il voto, vi
era anche la necessità di superare la legge elettorale "porcata", ma anche di cancellare
quelle altre autentiche "leggi porcate", rappresentate dal
conflitto di interessi e dalla legge Gasparri, che
ha sancito il controllo integrale da parte dei governi e dei partiti sulla
RAI. Se, per disgrazia, si dovesse tornare al voto tra qualche mese anche con
una nuova legge elettorale,
e la destra berlusconiana dovesse tornare a vincere, senza colpo ferire e
senza dover abrogare alcunché, riassumerà il controllo integrale del
sistema radio-televisivo. Noi torneremo a fare i cortei ( sempre meno
credibili) , l'Europa si indignerà e Berlusconi se la riderà!
Non ci sarà nemmeno bisogno di un altro editto bulgaro, nemmeno dalla
sua villa Certosa in Sardegna! Basterà che il "portatore sano di
conflitto di interessi", Berlusconi, applichi le norme attuali, che sono
le stesse approvate durante il suo passato governo, e le medesime che hanno
suscitato scandalo in tutto mondo liberale. Se non si cambia questo sistema,
Berlusconi resterà così il proprietario dell'interruttore unico
mediatico. Uno scenario a tinte fosche, dunque. Ma cosa proponi di fare? E'
quindi necessario che questo tema generale del sistema dei media, e non solo
la RAI, entri finalmente nelle priorità del governo e della
maggioranza. Che sia considerato un argomento di prima grandezza e che sia
connesso alle modalità dell'esercizio del voto, come avviene in
qualsiasi altro paese civile occidentale. E' assolutamente necessaria una
riunione della maggioranza ai più altri livelli su questi argomenti,
per costruire il più largo e convinto schieramento a favore della
riforma Gentiloni. E una maggioranza più solida e compatta
potrà dialogare positivamente anche con l'opposizione. Attualmente
vedo in giro troppi trasversalismi deteriori. Troppi interessi particolari
che tendono a prevalere su quelli generali. Dopo la sentenza del TAR allora
cosa dovrebbe cambiare per la RAI? Intanto, mi auguro che un giorno qualcuno
voglia spiegarci le ragioni per le quali si è deciso di procedere in
quel modo e nei confronti del solo consigliere Petroni e, scartando invece la
strada di procedere contro i 5 consiglieri che, nominando Meocci a Direttore
generale, avevano provocato un gravissimo danno patrimoniale. C'è
qualcosa in questa vicenda che non mi ha mai convinto, che resta
misteriosa... Penso che in questo momento la priorità non possa essere
data alla battaglia in tribunale, ma alla necessità di assicurare
subito una nuova fonte di nomina all'interesse del Servizio pubblico. Per
quanto ci riguarda, come Articolo 21 daremo un nostro appoggio, a cominciare
dalla proposta di legge Gentiloni, ma solo e
soltanto ad una legge che in modo chiaro ed
inequivocabile metterà fine all'attuale metodo, metterà alla
porta qualsiasi governo e ridurrà drasticamente l'interferenza dei
singoli partiti nella gestione del CDA e dell'azienda RAI. Ci sembra inoltre
che non sia più tollerabile per la stessa azienda e la sua
sopravvivenza che esistano due Consigli di amministrazione, con la stessa
uguale fonte di nomina: uno a Viale Mazzini e un'altra, la Commissione di
vigilanza, a via San Macuto. E' del tutto evidente che uno dei due organismi,
in questa condizione, è assolutamente superfluo e vada abrogato. Dal
momento che questo CDA, comunque, è arrivato alla sua scadenza
naturale, e che non è neppure ipotizzabile che si possa utilizzare la
Gasparri a parti invertite, è del tutto evidente che le decisioni e i
provvedimenti conseguenti debbono essere assunti nei prossimi giorni. Senza
dimenticarsi che la televisione pubblica è dei cittadini che pagano il
canone e che pretenderebbero di vedere dei cambiamenti attraverso l'audio e
il video, nel segno della qualità, dello stile, della fantasia e
dell'innovazione alta verso la produzione. In queste condizioni, invece, mi
sembra difficile che un'azienda così complessa possa approvare Piano
industriale e Piano editoriale e dare segnali forti di cambiamento ai propri
abbonati. Giovanni Minoli ha parlato nei giorni scorsi di una
necessità di una "RAIfondazione"... Ho la sensazione che
siamo alla vigilia di una "Riaffondazione" del Servizio pubblico, a
tutto vantaggio dei soliti noti, anzi del notissimo e solitissimo
padre-padrone dell'opposizione. Berlusconi pronto a incontrare Veltroni: <Riforma elettorale e poi il voto> (sezione: Riforma elettorale)(
da "Sole 24 Ore Online, Il" del 19-11-2007)
Berlusconi pronto a
incontrare Veltroni: "Riforma elettorale e poi
il voto". commenti - | | 19 novembre 2007 ANALISI No di Fini a
Berlusconi: An non confluirà nel Partito del Popolo ANALISI L'idea
ambiziosa del Cavaliere di Stefano Folli Berlusconi fonda nuovo partito Riforma elettorale, la proposta Veltroni Sondaggio/ Il
nuovo partito di Berlusconi Processo Mediaset: per Berlusconi prescritta
l'accusa di falso in bilancio Nel corso della conferenza stampa a Roma di
presentazione del suo nuovo partito, Silvio Berlusconi si dice pronto ad
incontrare il leader del Pd, Walter Veltroni. E fa sapere che la riforma elettorale si può fare con questo governo. Ma la
sua apertura al dialogo riguarda solo ed esclusivamente la riforma della legge elettorale. Subito dopo, ha
detto Berlusconi, si deve andare al voto. "Solo se c'è l'assicurazione che dopo l'approvazione di questa nuova legge elettorale si va al voto", c'è la sua disponibilità.
Per quanto riguarda invece la riforma istituzionale per Berlusconi se ne
dovrà occupare il nuovo parlamento. Il nuovo partito guidato da Silvio
Berlusconi si chiamerà "Popolo delle libertà o Partito
delle libertà". Lo ha detto il leader di Forza Italia nel
corso della conferenza stampa a Roma, al Tempio di Adriano. Il nome, ha
aggiunto Berlusconi, "sarà scelto da un assemblea di
cittadini". Il simbolo, però, sembra già pronto: un
contrassegno tondo di sfondo verde con in basso a destra i colori della
bandiera italiana e la scritta in blu, in grande e in stampatello, "Il
popolo della libertà". Berlusconi ha detto che il nuovo partito
"sarà il corrispondente dell'European people party, perché noi
siamo parte della famiglia della libertà in Europa". "Non
possiamo deludere e disperdere la forza di 10 milioni di cittadini", ha
proseguito Berlusconi, riferendosi alle firme raccolte da Forza Italia in
tutta la penisola nelle giornate di venerdì, sabato e domenica per
chiedere il ritorno alle urne. "È nostra intenzione che il nuovo
partito nasca non come una fusione a freddo, come il Pd, ma dal basso, dalla
gente - ha commentato Berlusconi - Per questo, nel prossimo week-end ci
saranno ancora gli stessi gazebo per raccogliere le adesioni al nuovo
partito". Berlusconi: Prodi faccia proporzionale, poi si voti
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Reuters Italia" del 19-11-2007) 7.25 Versione per
stampa ROMA (Reuters) - Silvio Berlusconi, annunciando oggi la nascita del
suo nuovo partito, ha proposto che il governo Prodi faccia
in tempi rapidi una nuova riforma elettorale in
senso proporzionale con soglie di sbarramento e che poi si vada al voto. Dopo
l'annuncio di ieri, quella di oggi è apparsa come il compimento di una
vera e propria virata nella politica del leader di Forza Italia che,
come chiedevano i suoi alleati, non insiste più sulla caduta del
governo Prodi ma anzi chiede all'attuale governo ("non è nelle
possibilità delle opposizioni di far cadere un governo") di
approvare in tempi brevi una riforma elettorale alla
tedesca. "Non difendiamo più l'attuale legge
elettorale [...]. Alla fine mi sono dovuto rendere
conto che il bipolarismo non è qualcosa che può funzionare per
il governo del nostro Paese. Da qui la scelta di un sistema proporzionale
puro con uno sbarramento che possa evitare il frazionamento", ha detto
Berlusconi. Secca anche la bocciatura di un governo istituzionale, proposta
avanzata da Lamberto Dini nei giorni scorsi, per fare le riforme
istituzionali, riforma elettorale inclusa: "Con
questo governo si può fare benissimo", ed ha anche detto di
"non avere mai parlato di far cadere il governo perché non è
nelle possibilità delle opposizioni di far cadere il governo".
Per il nuovo partito partecipare a questo processo di riforma elettorale avrà come unica condizione
"l'assicurazione che una volta approvata la legge
elettorale si vada subito al voto". Berlusconi
è stato molto duro con i suoi attuali alleati, ed ha avuto parole di
ringraziamento solo per il leader della Lega Umberto Bossi, con il quale ha
detto di avere parlato oggi. Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini non li
ha mai citati direttamente ("non si risponde alle piccole polemiche del
momento", ha risposto a chi gli chiedeva un commento alle critiche
ricevute dai due alleati). Circa il nuovo partito, che si dovrebbe chiamare
Il popolo delle libertà -- come mostrava il simbolo mostrato alle
spalle di Berlusconi nel corso della conferenza stampa --, ha detto che
sarà formato nei prossimi tempi e che "avrà regole strette
di democrazia: sono il primo a mettere a disposizione la mia
responsabilità", lasciando intendere quindi di pensare che
passeranno almeno alcuni mesi prima delle prossime elezioni. Il nome ed il
simbolo del partito saranno decisi democraticamente: "Non c'è
altra via per assumere la rappresentanza che passare da assemblee ed elezioni
interne e le porte saranno aperte a tutti". BERLUSCONI: DIALOGO, SOLO RIFORMA ELETTORALE E POI
VOTO (sezione: Riforma
elettorale)
(
da "Wall Street Italia" del
19-11-2007) Berlusconi:
dialogo, solo riforma elettorale e poi voto di ANSA
Disposto a incontrare Veltroni, punta a proporzionale puro -->(ANSA) -
ROMA, 19 NOV - Berlusconi fa sapere che la sua apertura al dialogo riguarda solo
la riforma della legge elettorale,
subito dopo si deve andare al voto. Per quanto riguarda la riforma
istituzionale per Berlusconi se ne dovra' occupare il nuovo parlamento. In
questo senso, ha detto di essere disponibile 'nell'immediato ad un incontro a
questo fine' con Veltroni su una proposta di riforma elettorale
ed ha parlato di 'proporzionale puro con sbarramento'. Con una precisazione:
Il bipolarismo 'oggi in Italia, con queste forze politiche, con queste
individualita', non e' piu' possibile'. Anche se, ha ammesso, le riforme 'si
possono fare benissimo anche con questo governo'. L'ex premier si e' poi
soffermato sulla nuova formazione: si chiamera' 'Popolo della liberta'' o
'Partito della liberta'', lo decidera' un'assemblea, e sara' il corrispondente
dell'European people party. Qualunque sia il nome, il nuovo partito non
nascera' 'come una fusione a freddo, come il Pd, ma dal basso, dalla gente.
Per questo, nel prossimo week-end ci saranno ancora gli stessi gazebo per
raccogliere le adesioni'. Berlusconi comincera' un tour in tutta Italia. Agli
alleati lancia un appello a confluire poiche' 'il programma e' chiaro, quello
dei nostri 5 anni di governo'.(ANSA). Riforme/ Palazzo Chigi: positive le disponibilità al dialogo (sezione: Riforma elettorale)(
da "Affari Italiani (Online)" del
19-11-2007) Argomenti: Esempi esteri Lunedí 19.11.2007
19:12 --> "Sulle riforme si è già lavorato in
Parlamento. Il dialogo, ad esempio sulle riforme istituzionali alla Camera,
c'è stato e va rilanciato. Ci sono già forze di opposizione che
hanno dato il loro assenso al dialogo. Se, per ultime, arrivano ulteriori
disponibilità a dialogare, le accogliamo in modo favorevole". Lo
affermano fonti di Palazzo Chigi sulla posizione del partito di Silvio
Berlusconi. I giornalisti sottolineano che Berlusconi sarebbe disponibile a
dialogare sulla legge elettorale a patto di andare
subito dopo al voto... "Il dialogo - commentano le stesse fonti di
palazzo Chigi - non può avere dei però...". Alla domanda
se il Governo sia favorevole ad un sistema elettorale
di tipo tedesco, le fonti di palazzo Chigi replicano: "Il Governo non
parla di sistemi elettorali". D'ALEMA: SEMPRE STATO FAVOREVOLE AL
SISTEMA TEDESCO. Alla richiesta di un commento sulla nascita a destra del
Partito del popolo della libertà, il ministro degli Esteri, Massimo
D'Alema, ha risposto che si tratta di una "una situazione complessa che
va studiata prima di fare dichiarazioni troppo affrettate". Poi,
però, a chi gli chiede se tutto questo non lasci intravedere la fine
del maggioritario, D'Alema ricorda "di non essere
mai stato contrario ad una riforma del sistema elettorale basata sull'impianto tedesco". Il ministro degli Esteri
dice di averne parlato ancora di recente in un convegno, dove "Fabrizio
Cicchitto (vicecoordinatore di Forza Italia, ndr) ha detto che non se ne
parlava nemmeno. Dopo pochi minuti - ha scandito Massimo D'Alema -
è stato smentito da Berlusconi. Ma questo è un problema
loro". -->. Nel 2008 si rinnova il Consiglio con la riforma varata ad agosto (sezione: Riforma elettorale)(
da "Stampa, La" del 20-11-2007) Sfiducia
costruttiva e "quote rosa" al 20% La novità prevede anche il
doppio turno Nel 2008 si rinnova il Consiglio con la riforma varata ad agosto
Tutto come è oggi: i referendum sulla riforma
elettorale non hanno raggiunto il quorum, quindi
nella primavera del 2008 i cittadini andranno a votare per il rinnovo del
Consiglio regionale secondo il sistema che è stato riformato ad agosto
con un'ampia maggioranza, 30 "Sì" su 35 consiglieri. Secondo
le leggi in vigore il sistema resta proporzionale, così come il numero
degli amministratori pubblici che siederanno nell'assemblea di piazza
Deffeyes: 35. Ciò che cambia rispetto al 2003 è che è
previsto un doppio turno di votazione qualora nessuna lista raggiunga i 18
seggi, oppure superi il 50 per cento dei voti validi. Se la maggioranza non
viene raggiunta, ma viene superata la soglia del 50% allora scatta il premio
dei 21 seggi. Premio che scende a 18 per chi vince al secondo turno. L'altra
novità è rappresentata dalla possibilità delle
coalizioni. Le preferenze, invece, restano invariate: ogni elettore può
esprimere tre preferenze (la proposta referendaria ne
indicava soltanto una). Al contrario di quanto indicato dai referendum il governo regionale viene eletto dal Consiglio fra i 35
consiglieri. La riforma di agosto ha poi introdotto la sfiducia costruttiva,
la possibilità cioè di cambiare l'intero governo senza
interrompere la legislatura e andare al voto anticipato. Per farlo
però ci vuole un governo alternativo che abbia i voti e che presenti
al Consiglio l'intera giunta con un programma dettagliato. La proposta
referendaria divideva governo da Consiglio che condividevano però
l'identico destino in caso di presidente sfiduciato. Si doveva cioè
tornare alle urne. L'ultima novità della riforma in vigore è
quella delle "quote rosa": ogni lista ha un limite minimo del 20
per cento. Il referendum chiedeva fosse il 33.\. Politici ancora in trincea Caveri: "Esco
rafforzato" (sezione: Riforma elettorale)
(
da "Stampa, La" del 20-11-2007) REFERENDUM.NON SI
PLACA LO SCONTRO Nuovo ospedale Politici ancora in trincea Caveri: "Esco
rafforzato" Il presidente annuncia "La legge
va migliorata ma non lo faremo in questa legislatura" Ipotesi bocciata
dagli elettori [FIRMA]ENRICO MARTINET AOSTA E adesso? Scivoleranno ancora
veleni a inquinare politica e società? I referendum
naufragano, gli elettori non rispondono. I cittadini non vogliono fare i
legislatori. Ma c'è chi avverte "non è stato compreso il
valore del referendum propositivo". Le
barricate, le accuse di attacco alla democrazia, il "Non voto", gli
ammiccamenti perfino ad una possibile rivoluzione pacifica, a un
capovolgimento del sistema, tutto spazzato? Pare di no. Elio Riccarand, uno
degli sconfitti, "padre" della legge sui referendum varati dal Consiglio, e sulle proposte referendarie: "Ci speravamo e invece niente
rivoluzione". Lo dice sorridendo. Aggiunge: "Forse era troppo
chiederla, non c'è una domanda di cambiamento così profonda.
Occasione sprecata, deviata dal ''non voto'' che ha condizionato la vicenda
impedendo un confronto democratico". Paolo Louvin, leader di Vallée
d'Aoste Vive, ricorda l'aprile di vittoria alle politiche: "Rispetto ad
allora c'è di mezzo la segretezza del voto. Ora non c'è stata,
battaglia impari. Il controllo, sempre il controllo, non se ne esce. Contro
chi gioca a carte truccate non c'è niente da fare. Finché tutto
è basato su piccoli o grandi privilegi il cambiamento è
difficile, lento". No, non c'è pace. Ancora trincee. Il fronte
dei vincitori sostiene che la democrazia non è mai stata in pericolo,
quello degli sconfitti insiste nel dire il contrario. E così i
cittadini non sono riusciti a comprendere i contenuti delle leggi
referendarie per poterle bocciare o approvare. E' sembrato uno scontro quasi
ideologico, una sorta di rivincita di quell'aprile. Il presidente della
Regione Luciano Caveri è sceso in campo più di una volta, ha
scritto e parlato del perché non si doveva votare. Convinto e, visti i
risultati, convincente. Ora dice: "Provo una grande soddisfazione e vivo
lo stupore per i trionfalismi di chi è stato sconfitto dalle urne.
Dopo le politiche ho detto con chiarezza ''hanno vinto gli altri''. Invece
adesso la sconfitta ha paternità incerte, il bimbo referendario
è in cerca di un padre che non si trova". Annuncio di
"guerra" per il Consiglio regionale di domani: "All'assemblea
farò il punto politico, parlerò del fenomeno di causa-effetto.
Tra i referendari c'era chi intendeva questo voto come la cacciata del
governo Caveri. Se guardiamo i risultati, posso dire non soltanto che questa
strategia è stata sconfitta, ma che il mio governo esce rafforzato dal
referendum. Sono più forte di prima".
Aggiunge: "Fossi Raimondo Donzel, segretario del Pd appena formato...
Beh, mi guarderei per bene allo specchio". E non evita la battuta caustica:
"I referendari hanno chiuso la campagna offrendo una castagnata, in
realtà la castagnata gliel'hanno data gli elettori". Se questo
è l'annuncio politico, in Consiglio ci sarà battaglia.
Riccarand dice "noi non molliamo" e ricorda come "il giochino del
non voto sia stato meschino, sleale". Spiega: "Ho sentito
dichiarazioni dei leader del Leone che parlano di Union valdôtaine ritornata
al centro. Come? Non partecipando? Troppo comodo. Posso ricordare che se non
ci fossero state le proposte referendarie nulla, ma
proprio nulla del sistema elettorale sarebbe
cambiato? Invece c'è stata la riforma che qualcosa ha migliorato. Sono
state introdotte le quote rosa e si faranno le coalizioni. Questi sono
risultati, sono strumenti di democrazia, piccoli passi, ma ci sono. E adesso
dobbiamo stare attenti che i referendum propositivi
non vengano cancellati. Certo non accadrà in questa legislatura, ma
sarà al centro della prossima. Lo sappiamo, l'ha detto con chiarezza
il presidente Caveri". Il presidente: "La legge
c'è e ce la teniamo. E' da rendere più razionale, ma non in
questa legislatura. La logica è la tutela della democrazia
rappresentativa. Fatto così il referendum non
ha alcun significato, sarebbe stato molto più logico proporre agli
elettori la soluzione A, quella referendaria, e quella B,
cioè le riforme del Consiglio. Il meccanismo del referendum propositivo è sbilenco, una legge di
iniziativa popolare che diventa legge senza
passare per il Consiglio non si è mai vista al mondo".La proposta
referendaria sul nuovo ospedale è quella che ha avuto meno consensi.
Lo scarto è minimo per la percentuale dei votanti, ma è
significativo il 36,44% di "No". Segno che costruire un nuovo
ospedale è stato giudicato sbagliato. La Regione ha già
approvato l'ipotesi dell'ampliamento ad Est. La Cgil insiste: "Non
è possibile. Non vedremo mai quell'ampliamento. E' un progetto
folle". Il segretario Claudio Viale aggiunge: "Non pensavo che il referendum fosse ammesso, tuttavia, voti o non voti, la
proposta di legge è servita per aprire un
dialogo che mai c'è stato". L'ultima metamorfosi - (segue dalla prima pagina)
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Repubblica, La" del 20-11-2007) Commenti L'ULTIMA
METAMORFOSI Il fondatore di Forza Italia scioglie il partito in un giorno
solo, senza congressi, dibattiti e altre democratiche perdite di tempo e ne
fa uno nuovo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Chiusa la conta sulla cifra tonda,
Berlusconi ha smesso i panni dell'agitatore di piazza e si è messo in
fila per trattare con Walter Veltroni. Anzi, da buon italiano, arrivando per
ultimo ha sorpassato chi in fila era già da tempo, Fini e Casini. E'
lui da oggi il primo interlocutore del leader democratico per la riforma
della legge elettorale.
L'ennesima trasformazione di Berlusconi non ha nulla di strabiliante. Se non
forse la rapidità nel cambiare marchio, strategia, opinioni, per
giunta indossando lo stesso completo da trent'anni. Il "padre del
bipolarismo italiano", come lo celebrava Ferrara, da oggi è per
il proporzionale. Il fondatore di Forza Italia scioglie il partito in un
giorno solo, senza congressi, dibattiti, lacrimucce e altre democratiche
perdite di tempo, e ne inaugura uno nuovo, "il Partito della Libertà,
anzi il Popolo della Libertà", o come si chiamerà. Il nome
della cosa in effetti conta meno della proprietà, che rimane la
stessa. E' questione di marketing. L'uomo che aveva promesso di distruggere
la sinistra, sfascia la destra e fa rottamare in fretta il suo contenitore,
la Casa della Libertà, in vista di una nuova stagione, improntata al
"dialogo, al rispetto reciproco, al senso di
responsabilità". Spallate al governo? "Mai parlato di
spallate". Una mossa abile. Del genere che, praticato da altri, viene
bollato come "politica politicante". Oppure storicamente irriso
("contrordine, compagni"). Berlusconi, fallita la spallata, temeva
che Fini e Casini potessero accordarsi con Veltroni alle sue spalle. E magari
non soltanto quei due, ma anche Bossi, in cambio di un qualche regalo
federalista. Si è rassicurato con una telefonata al leader leghista,
ed è partito per la svolta. Per sedersi al tavolo della trattativa
aveva bisogno della prova di forza, i gazebo, le firme, la piazza. Il cambio
repentino di strategia dal braccio di ferro al dialogo rientra in una logica
aziendale. Il gruppo ha troppi interessi al sole per permettersi il lusso di
sfidare le vituperate manovre dei politicanti e finire tagliato fuori da
alleanze trasversali. Non si sa mai. Si comincia con la legge
elettorale ma si può finire a discutere la
riforma televisiva. Sono vent'anni che il gruppo Berlusconi riesce alla fine
a mettersi d'accordo con qualsiasi maggioranza al potere, purché non si
tocchino le faccende essenziali (televisioni, pubblicità). Dall'attuale
governo, da questo punto di vista, non sembrano arrivare minacce. In
più, Berlusconi può offrire a Veltroni una serie di offerte
speciali. Comanda il partito più consistente, senza il quale è
complicato varare una riforma elettorale. E condivide
con Veltroni il vantaggio di poter giocare su due tavoli, quello delle
riforme e quello del referendum. Se vincessero i
quesiti referendari il premio di maggioranza andrebbe tutto o al Partito
Democratico o all'ex Forza Italia. E' vero che pretende in cambio molto e
forse troppo. Per esempio la data delle elezioni anticipate, meglio se in
pochi mesi. Ma è un'altra strategia aziendale. Chiedere cento per
ottenere la metà, ovvero le elezioni nella primavera 2009. Tutto
torna, insomma. E torna Berlusconi, come sempre. Ma stavolta forse la mossa
non è del tutto azzeccata. Agli occhi del famoso popolo della destra,
il grande leader conferma d'aver smarrito l'iniziativa originale, il colpo
spiazzante, il carisma magico. E' costretto a inseguire l'uomo del momento,
Veltroni, scimmiotta la nascita del Partito Democratico, si accoda alle
riforme proposte dal rivale. Non è più
al centro della scena. Per sua fortuna, le telecamere che la riprendono sono
ancora le sue. Riforma elettorale, la resa di Berlusconi Alla fine si rassegna al dialogo: Proporzionale puro, ma subito dopo alle urne (sezione: Riforma elettorale)(
da "Unita, L'" del 20-11-2007) Stai consultando l'edizione del Riforma elettorale, la resa di
Berlusconi Alla fine si rassegna al dialogo: "Proporzionale puro, ma
subito dopo alle urne" di Natalia Lombardo / Roma LA STRAMBATA In
quarant'otto ore Silvio Berlusconi azzera FI e pure la Cdl nel partito del
"Popolo delle libertà" copiando il Pd e liberandosi di Fini
e Casini. E si dice pronto a dialogare con Veltroni ma solo sul
"proporzionale puro" con sbarramento al 7%, un soglia così
alta che sbaraglia i piccoli partiti (per la Lega un salvagente
territoriale). Fatta la legge "tornare a votare
subito", è la nuova strategia di Berlusconi che ora tradisce il
"porcellum": non difendiamo più la vigente legge elettorale. Siamo per un
proporzionale puro - applauso - con uno sbarramento che eviti il
frazionamento dei partiti". Niente esecutivi istituzionali, la legge elettorale "con questo
governo si può fare benissimo". Meglio ancora dialogare con
Veltroni: "Ho intenzione di rendermi disponibile nell'immediato ad un
incontro a questo fine". Dialogo sì, ma con uno sbarramento: no
alle riforme costituzionali, il governo durerebbe almeno fino al 2009. Dopo
l'annuncio suggellato dal bacio alla rossa Brambilla, ieri Silvio Berlusconi
ha formalizzato la nascita del nuovo partito nello stesso posto in cui Walter
Veltroni ha celebrato le primarie: il tempio di Adriano a piazza di Pietra,
sede della Confcommercio. "Ci copia", ha commentato il segretario
del Pd domenica, e in effetti così appare: l'ex premier ha trasformato
in primarie per sé gli "8 milioni di firme, 10 con quelle raccolte dai
Circoli" di Michela Brambilla e di Dell'Utri (rivali accorpati
d'ufficio). Il nome non è deciso ma basta aggiungere una
"elle" al Pd: si chiamerà o "il popolo delle
libertà o il partito delle libertà", lascia in sospeso il
cavaliere. Ma la sigla è uguale: Pdl. Addio bipolarismo, stavolta con
la benedizione di Giuliano Ferrara. Addio CdL, Avanti tutta col Pdl. Con chi?
"Con tutti, a partire dagli alleati" (che hanno detto di no),
Regole "strette della democrazia", decisioni a maggioranza, organi
eletti e primarie per i vertici. Ci sono volute ben due telefonate per
placare l'ira di Umberto Bossi (che lo accusava pure di "svendersi per
salvare le proprie tv"). "La Lega ha la sua autonomia e avrà
con noi lo stesso rapporto di prima", assicura Berlusconi. Ma ha dovuto
promettere al Senatur di cambiare legge elettorale per evitare il referendum.
Eppure la prospettiva dei "due grandi partiti, uno di qua e uno di
là", indicata dall'ex premier (e da Prodi), si avvicina all'esito
del referendum. Il Pdl nasce nella famiglia
dell'"European people party" (fa più scena di Ppe);
"nasce dal basso e non è un fusione fredda tra vertici come il
Pd", azzarda. Infatti è nato solo da lui... Silvio, che fa
balenare il passo indietro: "Sono il primo a rimettere a disposizione il
mio ruolo". Non senza aver fatto il "giro d'Italia" per
promuovere il Pdl. Niente battute, tono (solo quello) da statista e da
condottiero ("ci sono appuntamenti della storia che non si possono
mancare"), Berlusconi torna alla "scesa in campo" del '94 per
fare fuori la Cdl dei "veti, i giochetti, i compromessi della politica
italiana". Non ha più convocato vertici "per le troppe
divisioni", ammette. Fini e Casini, anche loro "parrucconi"?
"I mestieranti della politica che vivono nel Palazzo. Io invece capisco
la gente". Sulla quale si tuffa in un comizio volante ma preparato.
Arriva a piedi a Palazzo Grazioli, "i sondaggi sono ottimisti",
dice "senza rimpianti". Secondo Bonaiuti a convincere Berlusconi
alla "strambata" sono stati i fischi lanciati a Fabrizio Cicchitto
dalla platea di An riunita ad Assisi (proprio i berluscones Gasparri e La
Russa) domenica. Quando Fini ha fatto un ultimatum: "O si cambia oppure
ognuno per sé"; Casini lo aveva già bacchettato ma ieri coglie
con favore "l'uscita dallo stallo". Stufo, Silvio come sempre ha
fatto "tana" tagliando fuori i due prima che potessero dire A.
Scelta "plebiscitaria" accusa Fini "Non rispondo a piccole
polemiche occasionali", chiude Berlusconi. E Bonaiuti scherza e
sintetizza: "tiè"... Sullo sfondo compare il logo con la scritta
"Il popolo delle Libertà" e non il "partito"
registrato dalla Brambilla. Sparito il logo di Forza Italia; Francesco Giro
guarda il maxischermo in piazza sconsolato: "vede? il simbolo non
c'è più..." Come l'avete presa? "Insomma, mica tanto
bene... ma nasce una cosa bellissima". Lo stato maggiore forzista
è colpito, colto di sorpresa, Bondi, Vito, Verdini sono arretrati in
terza fila, Cicchitto osa la prima con Schifani. Oggi alle Sulle riforme ora è possibile il dialogo con tutta la Cdl (sezione: Riforma elettorale)(
da "Unita, L'" del 20-11-2007) Stai consultando
l'edizione del NICOLA LATORREIl vicepresidente dei senatori dell'Ulivo:
"Nel Pd devono essere garantite prerogative importanti per gli
iscritti" "Sulle riforme ora è possibile il dialogo con
tutta la Cdl" di Ninni Andriolo / Roma Senatore Latorre ha sentito
Berlusconi? "Ho visto la diretta tv, naturalmente. Non c'è che
dire, Berlusconi è uno che perde, ma sa anche perdere". Anche lei
pensa che il Cavaliere sia riuscito a ribaltare il tavolo? "I contenuti
della conferenza stampa di ieri, così come la lettera di Fini e le dichiarazioni
di Bossi e Casini, hanno confermato che l'approvazione della Finanziaria
segna un cambio di fase nella vita di questa legislatura. La crisi
politico-strategica della Cdl, in realtà, è
frutto della sconfitta elettorale del 2006, confermata dal referendum
costituzionale. Il sì del Senato alla legge di
Bilancio si è incaricato solo di farla esplodere". Esplosione che
mette in forse l'attuale leadership della Cdl? "In ballo non c'è
solo la leadership, liquidare così la crisi del centrodestra sarebbe
un errore. Nella Cdl si pongono questioni strategiche che non possono
essere eluse". La rottura è avvenuta dopo il flop della spallata,
ma anche Berlusconi adesso apre al dialogo con la maggioranza... "La
novità è che, superata la Finanziaria, il centrodestra assume
come centrale il tema delle riforme, considerato non più rinviabile
già dal centrosinistra. I due schieramenti scendono sullo stesso
terreno di confronto". Il Cavaliere guarda alla legge
elettorale e non ad altre riforme... "Per noi
è essenziale il dialogo con tutti i partiti dell'opposizione.
Sicuramente c'è da affrontare come prioritario il problema della legge elettorale. Sul tappeto,
però, ci sono alcune riforme urgenti che non possono essere rinviate.
Nel centrodestra, tra l'altro, questa consapevolezza è presente.
È la Lega che pone il tema del Senato Federale. È Fini che
associa il sistema tedesco alla necessità di un premier forte. Le proposte per dare maggiore potere al capo del governo e
per superare il bicameralismo perfetto sono parte integrante del pacchetto in
discussione alla Camera. Possibile, quindi, un primo terreno di
collaborazione tra maggioranza e opposizione. Occorre metter mano, anche, ai
regolamenti parlamentari, poi. E a proposito di finanziamenti ai partiti,
credo si debba vincolare la formazione dei gruppi agli stessi simboli sotto i
quali deputati e senatori si presentano alle elezioni. Un modo, questo, per
impedire la frammentazione che produce instabilità politica" Per
Berlusconi dopo la legge elettorale
ci sono solo le elezioni. Lei è d'accordo? "Nessun medico ha
ordinato che dopo la riforma elettorale ci debba
essere il voto. Se è legittimo che Berlusconi chieda elezioni,
è altrettanto chiaro che noi lavoriamo per dare una prospettiva di
legislatura al governo Prodi". Fine del bipolarismo, in ogni caso?
"Il problema non è arretrare dal bipolarismo, ma eliminare i
difetti di questo sistema: la frammentazione e la demonizzazione degli
avversari politici. Questi limiti possono essere superati rinnovando il
meccanismo elettorale, il quadro istituzionale e il
sistema politico del Paese" Che idea si è fatto del Partito del
popolo o delle libertà messo in campo all'improvviso da Berlusconi?
"Capiremo meglio qual è il disegno, per il momento abbiamo di
fronte soltanto un simbolo. C'è, tra l'altro, un margine di
ambiguità evidente nelle parole del Cavaliere. Detto ciò, credo
indispensabile che si proceda sulla strada di un'autoriforma del sistema
politico. Verso grandi aggregazioni che semplifichino il campo, quindi. Il Pd
è nato da questo presupposto. Devo rilevare, in ogni caso, che nessuno
si scandalizza più di fronte alla parola partito. Perfino Berlusconi
fa nascere un partito e abbandona il termine "movimento". Un fatto
positivo visto che una democrazia non può vivere senza partiti".
L'urgenza di cambiare i connotati di Forza Italia nasce dalla novità
di un Pd che potrebbe erodere consensi alla Cdl? "Per la prima volta
è Berlusconi a dover inseguire l'elemento di novità
rappresentato dal Pd. Lo dico con il rispetto dovuto a chi si è posto
il problema di rispondere in positivo a una sconfitta. La determinazione con
la quale il governo Prodi e il centrosinistra hanno tenuto il campo in
passaggi difficili, ultimo quello della Finanziaria, ha contribuito a rendere
più esplicita la crisi del centrodestra. La nascita del Pd, poi, ha
rafforzato la coalizione e ha prodotto contraddizioni nell'opposizione. E
tutto questo ha fatto piazza pulita di considerazioni strumentali sul Pd che
avrebbe indebolito Prodi e rafforzato il centrodestra. È accaduto
l'esatto contrario. La nascita del Partito democratico ha rappresentato un
fatto dirompente nel sistema politico italiano". Soltanto positivi,
quindi, i primi passi del Pd? "Importanti e positivi, anche per i
risultati politici già ottenuti. Un'impresa rilevante ha preso le
mosse con il giusto tono. Il grande successo delle primarie, il risultato
ottenuto da Veltroni, l'Assemblea costituente di Milano, hanno rappresentato
un ottimo inizio. Adesso si tratta di portare avanti il lavoro necessario per
strutturare il partito e valorizzarne l'ingrediente essenziale già
richiamato da Veltroni". Quale, senatore? "La grande partecipazione
democratica che si registra. La discussione sullo Statuto è aperta. Si
tratta di compiere scelte capaci di valorizzare sia coloro i quali vorranno
aderire al nuovo partito, sia coloro i quali vorranno votare per il suo
simbolo. Gli iscritti dovranno avere il ruolo e la funzione che già
assegnano loro i grandi partiti europei. Nel contempo, però,
bisognerà trovare il modo per valorizzare coloro che, magari, non
intendono espressamente iscriversi, pur non volendo rinunciare alle occasioni
di partecipazione che riguardano le grandi scelte politiche" Nel Pd non
deciderà solo chi milita a tempo pieno, quindi? "Non voglio
anticipare la discussione che si deve sviluppare all'interno della
Commissione per lo Statuto. Sono convinto, però, che non si possa
rinunciare al ruolo e alla funzione prioritaria di chi aderisce a un partito,
prevedendo prerogative importanti da definire. Dall'altro lato, però,
sarebbe un errore circoscrivere il contributo decisivo alle scelte politiche
fondamentali. Ed è per questo che bisognerà sancire una
partecipazione attiva dei cosiddetti elettori. Da questo punto di vista non
dovremo inventare particolari meccanismi. Basta guardare all'esperienza dei
grandi partiti europei. Dei laburisti inglesi o dei socialisti danesi, ad
esempio". La fase costituente si concluderà con un congresso
fondativo del Pd o questo non sarà necessario dopo le primarie?
"Che le primarie abbiano legittimato la leadership di Veltroni è
fuori discussione. Che non si debbano rifare congressi che ripropongano riti
tradizionali è logico, visto che fondiamo un partito nuovo. Dopodiché,
credo non sarebbe giusto rinunciare - nei tempi che riterremo utili - a un
passaggio congressuale che definisca in maniera compiuta non solo gli assetti
ma anche le prospettive del Pd. Questo passaggio si renderà
indispensabile". La retromarcia del Cavaliere
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Unita, L'" del 20-11-2007) Stai consultando
l'edizione del La retromarcia del Cavaliere Gianfranco Pasquino Segue dalla
Prima I candidati che vincono,e, ma anche quelli che hanno perso per poco,
mantengono tutto l'interesse a fare funzionare l'organizzazione e a
diffondere il marchio, anche soltanto per rimanere in politica. Per di
più, a prescindere dagli errori di Berlusconi e dalle sue sbruffonate,
gli elettori di Forza Italia esistono e, probabilmente, esistono anche
elettori degli altri partiti di centro-destra che non sarebbero affatto
disposti a vedere i loro partiti andarsene distanti da Forza Italia e da
Berlusconi, come hanno dimostrato i risultati delle elezioni del 2006. Anche
se sommerso dai fischi di Alleanza Nazionale, aveva ragione Cicchitto a
ricordare, nient'affatto retoricamente, a quei militanti di An che, senza un
rapporto con Forza Italia, non potrebbero andare da nessuna parte. Mentre
Bossi e la Lega sanno benissimo che Berlusconi è il più
sensibile ai loro interessi e alle loro richieste, Alleanza Nazionale e
persino l'Udc sembrano avere dimenticato che nei loro gruppi dirigenti e
ancor più nel loro elettorato esiste un nucleo duro di berlusconiani.
Infine, anche senza essere truccati o esagerati, i sondaggi continuano a dare
esistente una maggioranza complessivamente favorevole al centro-destra nel
suo insieme. Naturalmente, tra i sondaggi e le elezioni anticipate che
Berlusconi reclamava a gran voce ci starebbe, anzitutto, una campagna elettorale che, se condotta in ordine sparso, potrebbe non
giovare né a Forza Italia né al centro-destra. In secondo luogo, sta anche
l'eventuale riforma elettorale oppure il referendum. Le variabili politiche si incrociano con le
variabili istituzionali. Questa lunga premessa consente di capire meglio
perché Berlusconi abbia deciso di prendere atto che, come sostengono da
qualche tempo i suoi ex-alleati, la Casa delle Libertà non esiste
più. Non c'è dunque neppure più bisogno di un sistema elettorale che imponga la formazione di coalizioni non
omogenee decisive per vincere, in difficoltà per governare. Se
bisognerà contarsi, deve avere finalmente ragionato Berlusconi, allora
il sistema elettorale tedesco, presumo considerato
nella sua interezza, potrebbe costituire una buona soluzione. In questo modo,
da un lato, Berlusconi va incontro all'Udc di Casini, che vuole fortemente
proprio quel sistema elettorale, dall'altro,
dà la sua disponibilità anche a Veltroni su una proposta chiara
e, come stanno i rapporti di forza nel Parlamento, rapidamente praticabile.
Costruire il bipolarismo non è necessariamente compito del sistema elettorale. Anzi, sono le modalità di competizione
e di collaborazione fra i partiti che danno vita e linfa al bipolarismo.
Magari non è il bipolarismo quello che desiderano l'Udc, l'Udeur e
altri (nel centro-sinistra), ma il Partito del Popolo avrebbe, pensa
Berlusconi, voti e seggi sufficienti a convincere qualche alleato riluttante,
a entrare in trattative dopo il voto, se non addirittura a essere il perno di
una nuova alleanza di governo. La vera novità, che potrebbe cambiare
il volto di questa legislatura e, forse, addirittura del sistema politico
italiano, è costituita dal riconoscimento da parte di Berlsuconi,
tardivo, ma non fuori tempo massimo, che nello
schieramento di centro-sinistra esistono persone con le quali il capo di
Forza Italia potrebbe dialogare. La prova immediata è data dalla
riforma elettorale che potrebbe essere la premessa di un ritorno alle urne,
magari non altrettanto immediato se Veltroni e Violante insistessero, come
forse dovrebbero, ad accompagnare quella riforma, in special modo se
tedesca, con meccanismi di stabilizzazione del governo, ovvero con la
sfiducia costruttiva (che regolamenta e rende difficili i tanto temuti
"ribaltoni") che richiede una riforma costituzionale. Resta tutto
da vedere. Per il momento, tuttavia, è lecito concluderne che la
costruzione del Partito Democratico ha messo in moto un processo di
cambiamento e di ristrutturazione anche nel centro-destra; che la disciplina
e la presenza dei senatori del centro-sinistra hanno efficacemente segnalato
che il governo può anche durare per parecchio tempo; che i tentativi
di Berlusconi di sovvertire con la piazza o con la "persuasione"
l'esito delle elezioni dell'aprile 2006 sono falliti. Si sta per aprire una
nuova fase che, con l'obiettivo di riforme di alto profilo sistemico,
potrebbe vedere rapporti imprevisti e impensati fra i maggiori partiti
italiani. Senza precorrere i tempi e senza pregiudicare i modi, una Grande
Coalizione che sappia fare le riforme istituzionali e economiche necessarie
in tempi relativamente contenuti potrebbe non essere del tutto riprovevole.
In fondo, sospendendo il giudizio, in Germania questa è la situazione
attuale. Fini va nei guai L'alleato a destra sarà
Storace (sezione: Riforma
elettorale)
(
da "Giornale.it, Il" del
20-11-2007) Di Redazione -
martedì 20 novembre 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia
ad un amico Vota 1 2 3 4 5 Risultato La fine della Casa delle libertà
mette in evidenza che i tre partiti alleati godevano di una rendita di
posizione grazie a Berlusconi. La Lega, ormai residua dal suo grande momento,
usufruiva della sua forza al nord per costringere Berlusconi a darle voti e
seggi. Scegliendo di collaborare per la riforma della Costituzione e per il
federalismo fiscale, la Lega ha rotto di fatto, sotto la direzione di Roberto
Maroni, il suo vincolo con la Casa delle libertà. Il proporzionale
alla tedesca riduce le possibilità elettorali della Lega anche al
nord. Alleanza nazionale vedrà Fini in difficoltà: l'alleanza
con Berlusconi gli dava la possibilità di essere padre padrone in An.
Non essendo più il partner di Berlusconi, Fini perde i poteri assoluti
che aveva in Alleanza nazionale. Egli ha scelto di abbandonare la linea di
Giorgio Almirante, che considerava il postfascismo come un elemento della
democrazia italiana. Ha invece scelto una linea di destra laica neogollista,
in un paese in cui non c'è la tradizione nazionale della Francia e
l'eredità di De Gaulle. Del resto non si vedono in Fini l'attivismo e
le competenze di Sarkozy. Gasparri, La Russa e Alemanno avevano cercato di
trovare legittimità nel rapporto con il mondo cattolico. Fini ha
duramente condannato questi sforzi, che invece appartenevano alla tradizione
di Almirante. È probabile che in An le correnti filocattoliche
tradizionali riprendano forza. Fini dovrà fare i conti anche con la
posizione di Almirante che è stata assunta da Francesco Storace e
corrisponde ai temi fondamentali del postfascismo. E, non a caso, il primo segno che Berlusconi stava per rompere con Fini
è venuto dalla partecipazione del leader di Forza Italia al congresso
di fondazione della Destra. Ciò vuol dire che Storace sarà
alleato di Berlusconi al posto di Fini. Il leader di An puntava sul referendum e sulla legge elettorale proposta dai referendari che comporta un'alleanza stretta con
Berlusconi. Ma ora anche su questo punto Fini si trova senza strategia.
Berlusconi lo ha aggirato a destra: una manovra tattica perfetta. La
posizione di Casini è paradossale. Egli chiedeva la proporzionale alla
tedesca e Berlusconi l'ha scelta. Ma un conto era imporla a Berlusconi
inchiodato sul bipolarismo e un altro è l'essere imposta da
Berlusconi. Casini, che ha usato persino la perfidia di Follini per umiliare
Berlusconi, si trova ora, come si dice in gergo, in "braghe di
tela". Cambieranno le cose anche in Forza Italia, l'accenno ai
"parrucconi" è significativo. Berlusconi non ha certamente
dimenticato le pressioni che alcuni senatori di Forza Italia gli avevano
fatto per essere garantiti della loro elezione, minacciando altrimenti di
disertare il voto in Senato. Egli certamente gradirà contornarsi di giovani,
perché questa è la sua intenzione da più di tre anni quando
disse che Forza Italia si era secolarizzata, cioè aveva perduto il
sentimento della battaglia. Forza Brambilla. Pagina successiva >>. Il pd e lo spettro della bicamerale "non si può far cadere il governo" - goffredo de marchis (sezione: Riforma elettorale)(
da "Repubblica, La" del 20-11-2007) Il leader e il
premier temono trappole dal Cavaliere. Ma D'Alema apprezza il sì al
proporzionale Il Pd e lo spettro della bicamerale "Non si può far
cadere il governo" Il Professore però esulta per la lite nella
Cdl: "Godiamoci questo momento" GOFFREDO DE MARCHIS ROMA -
"Lui sta all'opposizione, regola i conti dentro la Cdl e fa come gli
pare. Noi invece non possiamo far cadere il governo". Su questa linea si è mosso ieri Walter Veltroni dopo la
nascita del nuovo partito di Silvio Berlusconi. Una linea costruita anche
attraverso una serie di telefonate con Romano Prodi. Al premier naturalmente
non è piaciuto il riferimento del Cavaliere a una riforma elettorale approvata in Parlamento che dovrebbe portare automaticamente a
nuove elezioni politiche. "Anzi, sembra quasi che la legge elettorale sia solo un
corollario, l'obiettivo resta la caduta del mio esecutivo". Queste le
note dolenti. Lo ha soddisfatto di più osservare l'implosione del
Polo: "Godiamoci questo momento - ha detto il Professore ai suoi
fedelissimi - . Perché la Finanziaria non è ancora stata votata in via
definitiva, ma adesso il suo percorso è molto più
scorrevole". E sul resto? "Wait and see", risponde Prodi
facendo il verso all'ex premier. Ufficialmente, Palazzo Chigi guarda con
favore alla disponibilità berlusconiana sulle riforme. Così fa
il segretario del Partito democratico. Massimo D'Alema si spinge oltre.
Ricorda di essere stato lui a immaginare per primo un proporzionale alla
tedesca come chiave per uscire dalla crisi di sistema. Dunque, apprezza la
svolta del Cavaliere. Goffredo Bettini ieri pomeriggio si è attaccato
al telefono per cercare Gianni Letta. Obiettivo: capire meglio gli effetti
della sortita berlusconiana e come il Partito del popolo influisce sui
progressi della trattativa sotterranea tra Pd e Forza Italia. All'appello del
Cavaliere per un incontro immediato Veltroni risponde con il silenzio,
rilanciando la linea del dialogo a tutto campo. Teme anche i corsi e ricorsi
storici. Con il pensiero fisso alla Bicamerale di D'Alema, una sede di
confronto in cui Berlusconi andò fino in fondo prima di mollare tutto
lasciando a terra il centrosinistra. "L'opposizione è divisa in
tre-quattro pezzi - spiega il sindaco - . Voglio parlare con tutti. Certo,
Berlusconi compreso". Ma su quali basi? Il Vassallum, la bozza di
riforma sottoscritta dal sindaco di Roma, parte dal proporzionale ma punta a
non distruggere il bipolarismo. Come dialogare allora con chi dice che quella
stagione è finita? Assieme al testo, i costituzionalisti che lo hanno
scritto hanno spedito un allegato a Veltroni in cui si diceva che gli
interlocutori privilegiati potevano essere An e Lega bypassando, se
necessario, Forza Italia. Ma Veltroni non vuole seguire questo binario, non
vuole alimentare la disarticolazione della Cdl. E soprattutto Veltroni non
può rimanere scoperto dentro il Partito democratico. Le parole di
D'Alema di ieri, in questo senso, sono un monito chiaro: una parte importante
del Partito democratico sposa il modello prospettato ieri dal Cavaliere.
Prendere tempo, perciò. Per sé e per il governo. "Non basta la
riforma elettorale - dice Veltroni -. Le modifiche
costituzionali non solo sono necessarie, ma sarebbero anche più capite
dall'opinione pubblica. La legge per il voto
è roba di Palazzo, una cosa tutta interna ai partiti. La fine del
bicameralismo, il taglio dei parlamentari invece è anche una risposta
alla protesta sui costi della politica". Il Pd tende a vedere cosa
succede nel campo del centrodestra. Ma nella cerchia più vicina a
Veltroni si immagina anche un altro scenario: "Berlusconi vuole andare
dritto al referendum e si sta già creando un
partito pronto a raccogliere tutti, come prevede la legge
modificata attraverso il quesito". Se fosse questo lo sbocco, il Pd ha
già detto da che parte sta. "Se andiamo al referendum,
i democratici sosterranno il sì", ha annunciato il vicesegretario
Dario Franceschini. E i "piccoli" temono di essere tagliati
fuori (sezione: Riforma
elettorale)
(
da "Messaggero Veneto, Il" del
20-11-2007) Attualità E
i "piccoli" temono di essere tagliati fuori LE REAZIONI ROMA.
Silvio Berlusconi si siede al tavolo della riforma elettorale.
"Sono pronto a incontrare Veltroni", fa sapere spiegando che il
modello al quale guarda è un proporzionale alla tedesca. Un fatto
politico nuovo dopo i tanti no del Cavaliere, anche se in qualche modo
anticipato da un intervento di apertura di Gianni Letta al
"Corsera" sulle riforme e dalla presenza del vicecoordinatore di
Forza Italia Fabrizio Cicchitto al convegno di "Italianieuropei"
sulla modifica del sistema di voto. Proprio in quell'occasione il numero tre
azzurro aveva sottolineato come, sulle riforme, "la maggioranza non
può prescindere dal dialogo con il primo partito
dell'opposizione". E, in effetti, l'uscita di Berlusconi non lascia indifferente
l'Unione. Nei "piccoli" si materializza immediatamente lo spettro
di un accordo che li tagli fuori; il Pd, invece, adotta la tecnica del
"wait and see" ("aspettiamo che cada la polvere", osserva
il ministro delle Riforme Vannino Chiti) per capire meglio le intenzioni
dell'ex premier. Si dialoga con tutti - è il ragionamento - ma
sull'intero pacchetto che comprende anche riforma costituzionale e dei
regolamenti parlamentari. Berlusconi propone di
modificare solo la legge elettorale e poi andare al voto? Palazzo Chigi replica che il dialogo
"non può avere dei però". Lo dice esplicitamente
Chiti: "Abbiamo già detto e ridetto - sottolinea - che esiste un
pacchetto di riforme senza il quale la legge elettorale non ha senso. Tutti hanno capito che non si
voterà nel 2008". Il prossimo anno, puntualizza anche Veltroni,
va impiegato per le riforme, "per noi questa rimane la scadenza". I
"cespugli" dell'Unione, però, avvertono, che una corsia
preferenziale per il dialogo con Forza Italia può rappresentare la pietra
tombale per il governo. "Un dialogo privilegiato con gli azzurri -
osserva il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio - sarebbe un modo per
mandare a casa Prodi". Anche l'Udeur è preoccupato:
"Qualcuno - ragiona Mauro Fabris - in un campo e nell'altro vuole
eliminare gli alleati". Mentre Rifondazione, da tempo sul tedesco,
plaude (così come, dall'altra parte l'Udc), i "piccoli" (che
pure fanno sapere di aver avuto assicurazioni sul fatto che "non ci sono
ancora proposte definite") continuano a chiedere
un vertice per trovare una proposta condivisa nel centro-sinistra da proporre
alla Cdl. Ma il Pd punta al dialogo in Parlamento e con tutti, "senza
pregiudiziali o veti". Da questa prossima settimana - spiegano fonti
della maggioranza - si accelera in commissione affari costituzionali al
Senato ed entro una decina di giorni al massimo potrebbe essere depositato un
testo base al quale sta lavorando il costituzionalista Antonio Agosta
(chiamato proprio dalla commissione la scorsa settimana). Anche negli
ulivisti serpeggia il malumore. "Berlusconi - è l'appello del
ministro della Difesa Arturo Parisi - non ceda al proporzionale". E non
butti a mare il bipolarismo. Ma la strada sembra ormai segnata. Lo stesso si
potrebbe dire per il referendum dopo l'apertura di
Berlusconi. Un parte del Pd teme che il Cavaliere punti alla fine a quello,
ma molti altri sono più convinti che lo voglia cavalcare unicamente
come arma contro l'Unione. "Berlusconi - è il ragionamento di un
esponente del Pd - si siederà al tavolo e dialogherà anche
perchè, vista la sfida che sta lanciando ad avversari e alleati,
è chiaro che non vuole il referendum". Veltroni, aperture ma senza condizioni
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Piccolo di Trieste, Il" del
20-11-2007) Argomenti: Esempi esteri La maggioranza fra
ottimismo e cautela: "Per ora l'unica certezza è la fine della
Casa delle libertà" Il ministro degli Esteri D'Alema: "Non
sono mai stato contrario a un cambiamento basato sul sistema
elettorale tedesco" Veltroni, aperture ma senza condizioni
"Una discussione a tutto campo, anche se il governo non si tocca"
ROMA Walter Veltroni e Palazzo Chigi danno il benvenuto all'apertura al
confronto da parte di Silvio Berlusconi. A patto che, spiega in mattinata il
leader del Pd, il dialogo sia a tutto campo, dalla legge elettorale
alle riforme costituzionali; e che, concordano in serata fonti di Palazzo
Chigi, non "abbia però", cioè non preveda l'equazione
nuova legge elettorale-voto. E che non tocchi questo
governo. Tra ottimismo e cautela, il Pd guarda alle mosse del Cavaliere e
alle conseguenze che il terremoto nella Cdl può portare al tavolo del
confronto sulle riforme. Ottimismo perchè, è la convinzione di
Veltroni ma anche del premier Romano Prodi, il dialogo con il principale
partito di opposizione è necessario per raggiungere le più
ampie convergenze anche se bisogna andare con i piedi di piombo per mandare
davvero in porto le riforme ed evitare fallimenti come quello della Bicamerale,
quando proprio Berlusconi fece saltare all'ultimo l'accordo politico. Luci e
ombre del nuovo scenario politico sono state, ieri mattina, al centro
dell'esecutivo del Pd, nel quale Veltroni ha ribadito che il partito
"dialogherà con tutte le forze che sono disponibili a
collaborare" senza pregiudiziali nè preferenze. Ma una
subordinata è fondamentale per il leader del Pd: si discute su tutto
il pacchetto e non solo sulla riforma elettorale,
per continuare a considerare il Vassallum "una soluzione possibile"
e da tenere come base di discussione. "Benissimo il dialogo - è
la rotta di Veltroni - benissimo il confronto, ma per quanto ci riguarda la
prospettiva è che legge elettorale, riforme
istituzionali e nuovi regolamenti parlamentari vadano insieme". E al
Cavaliere, che condiziona il dialogo sulla legge elettorale
al voto, il leader del Pd fa sapere già dalla mattinata che
"l'unica scadenza è che il 2008 deve essere impegnato" per
fare le riforme. Alla stessa pretesa del leader azzurro fonti di Palazzo Chigi
rispondono a caldo, subito dopo la manifestazione di piazza di Pietra:
"Il dialogo è dialogo, non può avere un però".
Sotto la lente di ingrandimento del nuovo vertice del Pd non è finita
ieri mattina solo l'eventuale strategia di Berlusconi sul terreno delle
riforme. Anche la nuova creatura politica è stata analizzata da
Veltroni e dai suoi ed il giudizio, in attesa di capirne caratteristiche e
peso, non è certo stato lusinghiero. "Per ora Berlusconi annuncia
la fine della stagione politica della Cdl - dice il segretario del Pd - nel
merito valuteremo dopo, perchè, allo stato, più che la nascita
di un nuovo partito sembra un cambiamento di denominazione". Certo,
hanno sottolineato alcuni esponenti dell'esecutivo, al momento il Partito del
popolo "non sembra meritarsi la patente di novità politica",
anzi l'impressione è che il Cavaliere ricalchi l'idea di un Pd di
destra, copiando l'idea dei gazebo e dei votanti e addirittura scegliendo per
il battesimo lo stesso luogo, il tempo di Adriano, scelto da Veltroni per
festeggiare la vittoria delle primarie e dare il via alla "nuova
stagione". Alla richiesta di un commento sulla nascita a destra del
Partito del popolo delle libertà, il ministro degli Esteri, Massimo
D'Alema, ha risposto che si tratta di una "una situazione complessa che
va studiata prima di fare dichiarazioni troppo affrettate". Poi,
però, a chi gli chiedeva se tutto questo non lasci intravedere la fine
del maggioritario, D'Alema ricordava "di non essere
mai stato contrario ad una riforma del sistema elettorale basata sull'impianto tedesco". Il ministro degli Esteri
ha detto di averne parlato ancora di recente in un convegno, dove
"Fabrizio Cicchitto (vicecoordinatore di Forza Italia, ndr) ha detto che
non se ne parlava nemmeno. Dopo pochi minuti - ha scandito Massimo
D'Alema - è stato smentito da Berlusconi. Ma questo è un
problema loro". "Pur da avversari, non abbiamo mai misconosciuto il
ruolo di Berlusconi nell'evoluzione del sistema
politico italiano nella direzione del bipolarismo e di una democrazia
competitiva. Oggi registriamo con rammarico che da innovatore-riformatore
Berlusconi si trasforma in restauratore di un sistema
segnato da pratiche e dei vizi antichi: frammentazione, instabilità,
trasformismo". Così Franco Monaco, deputato ulivista del Pd,
commenta il giudizio del leader di Fi, secondo il quale il bipolarismo in
Italia "oggi non è più possibile". "Indifferente
alla configurazione del sistema politico - conclude
Monaco - il Cavaliere ora si contenta di esserci e contare. Da un progetto
maiuscolo a uno minuscolo di mero potere". Veltroni: dialogo, ma su tutto
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Manifesto, Il" del 20-11-2007) Il leader Pd non si
fida. Bene la svolta di Berlusconi "ma discutiamo anche sulle
riforme". Da Palazzo Chigi un no al voto anticipato Daniela Dalerci Roma
La stagione politica della Cdl è finita, "ora la geografia del
centrodestra cambierà". La prima reazione di Walter Veltroni alla
svolta di Silvio arriva in mattinata, nell'esecutivo del Partito democratico.
Ma è una fotografia. Non più di una presa d'atto, persino
cauta. Il soggetto Berlusconi è mobile, e quanto ad accelerazioni ha
dimostrato di non essere secondo a nessuno. Neanche a Veltroni. Aspettare,
dunque, ancora qualche scossa di assestamento. "Aspettiamo che scenda la
polvere", dice il ministro Vannino Chiti. Prima di azzardare un bilancio
del dopo-terremoto, ovvero la nuova fase politica aperta ieri da Silvio
Berlusconi nella sua ultima e favolosa interpretazione. Nei panni di
"Pa-Peròn", dice Francesco Cossiga, in quelli dell'ennesimo
leader nuovo di zecca, questa volta capo del (presunto) popolo delle
libertà. Ma se si apre un dialogo, continua Veltroni appena riprende
fiato, "per noi il quadro non è solo la legge
elettorale. Per noi sul tavolo ci sono tutte le
questioni, che vanno insieme". Quindi da qui all'eventuale voto
anticipato non c'è solo una riforma elettorale,
ma anche "la riforma istituzionale e la modifica del regolamento
parlamentare". La road map del governo, secondo Veltroni, è
questa, e occuperà tutto il 2008. Dialogo sì, senza
"però" né condizioni. Lo manda a dire anche Palazzo Chigi in
serata, quando l'effetto sorpresa è quasi svanito, ma resta il dubbio
sulle reali intenzioni dell'ex leader della Cdl. Romano Prodi è in
Germania, da dove fioccano le anticipazioni di una sua intervista alla
'Sueddeutsche Zeitung'. Rilasciata però il 15 novembre. Al quotidiano
tedesco il premier ribadisce la ferma intenzione di governare fino a fine
legislatura, "anche se i sondaggi sono veramente brutti. Poi una
stoccatina al leader del Pd: "Io ho vinto le elezioni, e non Veltroni.
Perciò governerò per cinque anni, a meno che il Parlamento non
mi conceda più la fiducia".Poi spiega: "Veltroni ed io
abbiamo sempre collaborato. Ho già annunciato di non ricandidarmi dopo
la fine della presente legislatura. Fra Veltroni e me esiste, quindi, un
programma temporale che rispetta sia la democrazia, sia il rapporto fra di
noi". Fatto sta che la risposta a Berlusconi a nome del centrosinistra,
ieri l'ha data Veltroni, e non Prodi. Il leader del primo partito della
coalizione, e non quello del governo. E Veltroni è stato cautissimo,
timoroso di non aprire una linea di credito nei confronti di Berlusconi, con
il rischio di rimanere bruciato in caso di fallimento. Come ai tempi della
Bicamerale successe a Massimo D'Alema. Veltroni tranquillizza gli alleati e
ribadisce che non ci sarà un confronto privilegiato fra il Pd e il
partito del popolo delle libertà, o come diavolo si chiamerà la
nuova formazione azzurra. Gli alleati, però, non si fidano: "Un
dialogo privilegiato con gli azzurri sarebbe un modo per mandare a casa
Prodi", per il Pdci. E Mauro Fabris, dell'Udeur: "Qualcuno in un
campo e nell'altro vuole eliminare gli alleati". Ma altri dubbi arrivano
dall'interno del Pd. Il Cavaliere punta al referendum,
fingendo di dialogare per poi fare saltare il banco? O sono a demolire
l'Unione. "Berlusconi - ragiona un esponente del Pd - si siederà
al tavolo e dialogherà anche perchè, vista la sfida che sta
lanciando ad avversari e alleati, è chiaro che non vuole il referendum che, con il premio di maggioranza, lo
costringerebbe a fare coalizione con patiti dei quali, a detta di lui stesso,
si è rotto...". "L'offerta di trattare con il segretario del
Pd Veltroni è seria. E io so quel che dico", chiosa Cossiga.
Sarà. Intanto la proposta di una legge elettorale ispirata al sistema tedesco senza variazioni, ovvero
proporzionale più soglia di sbarramento, spariglia le carte delle
consultazioni avviate dal segretario del Pd. Rischia di piacere, almeno
quanto o più della proposta Vassallo-Ceccanti, l'arzigogolato tedesco
in salsa spagnola. Ieri Gennaro Migliore (Prc), lo ha detto esplicitamente.
"Per noi il proporzionale alla tedesca è la soluzione
migliore". Ora il percorso delle riforme dovrebbe spostarsi della
scrivania di Veltroni alla commissione Affari Costituzionali al Senato, dove
entro dieci giorni potrebbe arrivare un testo base al quale - vi starebbe il
costituzionalista Antonio Agost, chiamato dalla commissione la scorsa
settimana. Grande gelo da An, Udc e Lega
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Secolo XIX, Il" del 20-11-2007) Fini: "Non se
ne parla". Maroni: "Non siamo interessati". Casini però
rischia: Giovanardi se ne va Roma. Ognuno va per la sua strada. Spiazzati
dall'annuncio fatto in tv, gli alleati di Silvio Berlusconi prendono le
distanze da quella che il leader di An, Gianfranco Fini, non esita a bollare
come "scorciatoia plebiscitaria e confusa". Una cosa è
certa: la mossa del Cavaliere segna l'inizio della fine della Casa delle
libertà e apre nuovi scenari, anche sulla riforma elettorale. Ma gli altri non accettano un salto nel buio: non vogliono
salire su un treno in corsa e diretto verso una meta stabilita da Berlusconi.
Più di tutti è Fini, che si sente tradito. Proprio lui,
addirittura considerato il delfino nel caso di un matrimonio tra Fi e An, non
accetta di incassare uno smacco come quello che gli ha inferto Berlusconi,
liquidandolo addirittura come uno dei "parrucconi" della politica
da mettere in disparte. Del nuovo partito, battezzato in piazza, Fini non ne
vuole sapere: "No, non se ne parla proprio. An non si
scioglierà", dice. La proposta del Cavaliere non convince neanche
Lega e Udc, che però non hanno mai accettato l'idea di deporre le
rispettive insegne per entrare in un partito unico del centrodestra concepito
per fare concorrenza al neonato Pd di Walter Veltroni. E dunque, ora che il
dado è tratto, anche loro dicono no: "La Lega non è
interessata", afferma Roberto Maroni. "Ognuno ha la sua storia.
L'Udc non c'era prima e non c'è ora", spiega il segretario
centrista, Lorenzo Cesa. Del resto, Pier Ferdinando Casini si è sempre
smarcato rispetto alle scelte strategiche di Berlusconi: è stato lui
il più feroce critico della mitica spallata sulla Finanziaria. In fin
dei conti, la svolta del Cavaliere, per quanto non condivisa, gli dà
ragione ma di questo Casini può compiacersi fino a un certo punto.
Già, perché il nuovo partito rimescola le carte della Cdl ma
può diventare una scossa tellurica in grado di scuotere i singoli
partiti del centrodestra. Il più insidiato è proprio Casini,
che rischia di perdere pezzi: i berlusconiani, guidati da Carlo Giovanardi,
sono pronti a fare le valigie e a traslocare nel Partito della
libertà. Giovanardi non fa giri di parole e avverte: "Dobbiamo
sciogliere l'Udc per concorrere alla nascita del nuovo partito". Anche
il senatore Francesco D'Onofrio non snobba la mossa a sorpresa di Berlusconi
anche se gli alleati non sono stati neanche invitati: "A gennaio, quando
sarà chiara la sorte di Prodi, l'Udc dovrà cogliere la sfida
basata su un nuovo equilibrio tra popolo e Parlamento". Dentro An, Fini
sembra per ora avere il controllo dei suoi colonnelli, che ieri si sono
riuniti per fare il punto della situazione e decidere la linea da adottare
ora che ognuno ha le mani libere. In ballo, c'è l'opposizione da fare
al governo ora che la spallata non è più all'ordine del giorno.
Ma bisognerà anche studiare il da farsi sul versante della riforma elettorale, rispetto alla quale Berlusconi si è
rimesso in gioco pronunciandosi a favore del sistema proporzionale tedesco e
preparandosi però anche al referendum se la
Corte Costituzionale darà il suo via libera a gennaio. Rispetto a Lega
e Udc, An oggi ha una necessità più urgente di aggiustare la
rotta dopo che il Cavaliere ha scelto il campo, su cui giocare la partita a
modo suo. L'irritazione di Fini è comprensibile perché in un colpo
soltanto rischia di perdere tutto il vantaggio, che finora aveva accumulato
come più fedele e stimato alleato romano dell'ex premier, che lo
metteva sullo stesso piano di Umberto Bossi. Ora invece si vede costretto a
difendersi di fronte all'offensiva mediatica e politica del Cavaliere:
"Non mi riconosco nella categoria dei parrucconi", taglia corto
Fini. Il quale deve prendere atto che la Cdl è stata archiviata ed
è arrivato il momento di andare oltre, ma con un'avvertenza: "Si
rischia di fare l'interesse dell'altra parte. Berlusconi esagera quando se la
prende con coloro che restano indispensabili per non far vincere Prodi",
si sfoga con i suoi il capo di An. "Non rispondo alle piccole polemiche",
lo liquida Berlusconi, invitandolo a tornare a Canossa. I colonnelli di An
fanno quadrato: "Non ci possiamo sciogliere. An va avanti per la sua
strada. Ma valuteremo le proposte sulle
riforme", osservano un po' tutti. L'importante è ridare smalto al
partito ora che a destra c'è aria di resa dei conti, con Francesco
Storace e Alessandra Mussolini che applaudono al colpo di teatro. Anche
Umberto Bossi non sale sul carro del nuovo partito ma Berlusconi telefona per
due volte al Senatur per rassicurarlo: "Non è una cosa contro di
voi. Troveremo un accordo". Forse Bossi è l'unico che si
aspettava e non stigmatizza lo strappo. La Lega si è sempre tenuta
distante da un progetto di partito unico e quindi è la meno spiazzata.
Ma ora si apre la partita della riforma elettorale.
E il Cavaliere sembra intenzionato a giocarla in proprio senza vincoli né
concessioni agli ex alleati. Michele Lombardi 20/11/2007 ognuno ha la sua
storia. Non c'eravamo prima, non ci siamo ora lorenzo cesaSegretario Udc
20/11/2007 " 20/11/2007. Bossi: serve armistizio tra alleati
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Giornale di Brescia" del
20-11-2007) Edizione:
20/11/2007 testata: Giornale di Brescia sezione:IN PRIMO PIANO LA LEGA D'ACCORDO
SUL SISTEMA TEDESCO Bossi: serve armistizio tra alleati Umberto Bossi con
Roberto Maroni e Roberto Castelli nella sede milanese della Lega MILANO - La
Lega Nord non è disposta a confluire nel nuovo partito ma tra Bossi e
Berlusconi l'"asse del Nord" sembra comunque essere saldo. No al
nuovo partito, dicono "rassicurati" da Via Bellerio dove ieri si
è svolto il federale del Carroccio, sì al proporzionale.
"Ho parlato con Berlusconi - ha detto il Senatur - e devo dire che
mostra una grande capacità politica, perché a mio
parere sta cercando un armistizio per arrivare a fare la riforma elettorale". E anche il Senatur sembra essere d'accordo con
Berlusconi: "Suggerisco agli alleati un armistizio per la riforma della legge elettorale. Ripartendo dal patto di Gemonio". Per quanto riguarda la
proposta della Lega sulla legge elettorale:
"Proporzionale, indicazione del premier e stabilità dei
governi". Sembra per altro che sulla nuova legge
elettorale che eviti il referendum
ci sia un accordo tra Bossi e Berlusconi. A confermarlo è Roberto
Maroni, che ha dichiarato: "Abbiamo fatto un accordo con Berlusconi
sulla necessità di fare una nuova legge elettorale che eviti il referendum.
Oggi Bossi ha parlato con Berlusconi e mi pare che l'accordo ci sia e siamo
fiduciosi che qualsiasi cosa abbia in mente Berlusconi, non ci sia un
cambiamento su questo punto". Positiva anche la valutazione di Roberto
Castelli, capogruppo del Carroccio in Senato: "L'annuncio fatto da
Berlusconi sulla formazione di una nuova compagine politica ha portato
"a un riazzeramento delle posizioni, poi si vedrà. È una
mossa importante e il Federale è stato convocato per valutare questo
fatto". I commenti (sezione: Riforma elettorale)
(
da "Libertà" del 20-11-2007) Quotidiano partner
di Gruppo Espresso LIBERTA' di martedì 20 novembre 2007 > In Primo
Piano i commenti I "piccoli" in fibrillazione: no a percorsi
privilegiati ROMA - Silvio Berlusconi si siede al tavolo della riforma elettorale. "Sono pronto a incontrare Veltroni",
fa sapere spiegando che il modello al quale guarda è un proporzionale
alla tedesca. Un fatto politico nuovo dopo i tanti no del Cavaliere, anche se
in qualche modo anticipato da un'intervento di apertura di Gianni Letta al
"Corsera" sulle riforme e dalla presenza del vice coordinatore di
Forza Italia Fabrizio Cicchitto al convegno di Italianieuropei sulla modifica
del sistema di voto. Proprio in quell'occasione il numero tre azzurro aveva
sottolineato come, sulle riforme, "la maggioranza non può
prescindere dal dialogo con il primo partito dell'opposizione". E, in
effetti, l'uscita di Berlusconi non lascia indifferente l'Unione. Nei piccoli
si materializza immediatamente lo spettro di un accordo che li tagli fuori;
il Pd, invece, adotta la tecnica del "wait and see"
("aspettiamo che cada la polvere", osserva il ministro delle
Riforme Vannino Chiti) per capire meglio le intenzioni dell'ex-premier. Si
dialoga con tutti - è il ragionamento - ma sull'intero pacchetto che
comprende anche riforma costituzionale e dei regolamenti parlamentari. Berlusconi propone di modificare solo la legge elettorale e poi andare al voto? Palazzo Chigi replica che il dialogo
"non può avere dei però". Lo dice esplicitamente
Chiti: "Abbiamo già detto e ridetto - sottolinea - che esiste un
pacchetto di riforme senza il quale la legge elettorale non ha senso. Tutti hanno capito che non si
voterà nel 2008". Il prossimo anno, puntualizza anche Veltroni,
va impiegato per le riforme, "per noi questa rimane la scadenza". I
"cespugli" dell'Unione, però, avvertono, che una corsia
preferenziale per il dialogo con Forza Italia può rappresentare la
pietra tombale per il governo. "Un dialogo privilegiato con gli azzurri
- osserva il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio - sarebbe un modo
per mandare a casa Prodi". Anche l'Udeur è preoccupato:
"Qualcuno - ragiona Mauro Fabris - in un campo e nell'altro vuole
eliminare gli alleati". Mentre Rifondazione, da tempo sul tedesco,
plaude (così come, dall'altra parte l'Udc), i piccoli (che pure fanno
sapere di aver avuto assicurazioni sul fatto che "non ci sono ancora proposte definite") continuano a chiedere un vertice
per trovare una proposta condivisa nel centrosinistra da proporre alla Cdl.
Ma il Pd punta al dialogo in Parlamento e con tutti. "Da questa prossima
settimana - spiegano fonti della maggioranza - si accelera in commissione
Affari Costituzionali al Senato e entro una decina di giorni al massimo
potrebbe essere depositato un testo base al quale sta lavorando il
costituzionalista Antonio Agosta" (chiamato proprio dalla Commissione la
scorsa settimana). Anche negli ulivisti serpeggia il malumore.
"Berlusconi - è l'appello del ministro della Difesa Arturo Parisi
- non ceda al proporzionale". E non butti a mare il bipolarismo. Ma la
strada sembra ormai segnata. Lo stesso si potrebbe dire per il referendum dopo l'apertura di Berlusconi. Un parte del Pd
teme che il Cavaliere punti alla fine a quello, ma molti altri sono
più convinti che lo voglia cavalcare unicamente come arma contro
l'Unione. "Berlusconi - è il ragionamento di un esponente del Pd
- si siederà al tavolo e dialogherà anche perchè, vista
la sfida che sta lanciando ad avversari e alleati, è chiaro che non vuole
il referendum che, con il premio di maggioranza, lo
costringerebbe a fare coalizione con patiti dei quali, a detta di lui stesso,
si è rotto...". Alessandra Chini [. Verso il 'Veltronellum'. Ipotesi fusione di due sistemi elettorali Spagnoli e Tedeschi (sezione: Riforma elettorale)(
da "Voce d'Italia, La" del
20-11-2007) Argomenti: Esempi esteri La Voce d'Italia -
nuova edizione anno II n.64 del 20/11/2007 Home Cronaca Politica
Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Politica Votata la
finanziaria, si torna a parlare di riforme Verso il "Veltronellum".
Ipotesi fusione di due sistemi elettorali Spagnoli e Tedeschi Intanto le
acque si agitano in seno Cdl Trapani, 20 Nov.- Votata al Senato la
Finanziaria 2008 si ritorna a parlare di riforme elettorali. Lo spunto lo ha
dato la proposta di riforma avanzata dal Leader del Pd Walter Veltroni:
"Un sistema proporzionale, senza premio di
maggioranza, che riduca la frammentazione e dia la possibilità ai
cittadini di scegliere i propri rappresentanti" questo secondo il leader
del neonato Pd. L'ipotesi avanzata dal sindaco romano, prevederebbe una legge
elettorale che sia vicina anche se non in tutti i
punti, a quella in vigore in Germania: un
proporzionale corretto, con sbarramento al 5 per cento e senza premio di
maggioranza, il tutto riveduto e corretto con tracce del sistema
elettorale spagnolo. Il quale, per il suo modus operandi, tende a
produrre una drastica semplificazione del sistema
dei partiti e un sensibile rafforzamento delle maggioranze parlamentari. E'
di fatto il sistema elettorale proporzionale con i
più rilevanti effetti maggioritari: tra i partiti con consenso
uniforme sul territorio nazionale, vengono avvantaggiati i partiti maggiori
mentre sono danneggiati i partiti più piccoli. Evidentemente le
conclusioni devono essere balzate agli occhi dei "cespugli"
dell'Unione che si sono detti pronti a controbattere. Ma mentre Veltroni
getta il sasso nello stagno, le acque si agitano in seno alla Cdl. Mentre
Forza Italia annuncia di aver raccolto quasi 2 milioni e mezzo di firme nella
sua campagna per chiedere elezioni anticipate, il presidente di An Gianfranco
Fini torna a criticare Silvio Berlusconi, dicendo che "bisogna votare
solo dopo la riforma istituzionale e che chiedere le dimissioni del premier
Romano Prodi lo rafforza".Sulla riforma elettorale,
ha detto l'ex premier, "ci sono troppe posizioni nella maggioranza.
Neppure la proposta di Veltroni è chiara... il governo cadrà e
neanche le polemiche all'interno del centrodestra bloccheranno questo
processo. Mai come ora ho tanto consenso nel Paese. Lascio a tutti gli altri,
alleati compresi, i giochi di Palazzo, il teatrino della politica", così
si pronuncia ancora il leader di Forza Italia. Non resta che aspettare la
prossima settimana per vedere a che gioco si giocherà, mentre l'opione
pubblica continua a sorbirsi il "reality show" quotidiano.
Alessandro De Bartolomeo politica.milano@voceditalia.it. Udeur-Pdci: no a corsie preferenziali con il Pd
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Corriere Adriatico" del
20-11-2007) Ma i
"cespugli" bocciano l'apertura Udeur-Pdci: no a corsie preferenziali
con il Pd ROMA - Silvio Berlusconi si siede al tavolo della riforma elettorale. "Sono pronto a incontrare Veltroni",
fa sapere spiegando che il modello al quale guarda è un proporzionale
alla tedesca. Un fatto politico nuovo dopo i tanti no del Cavaliere, anche se
in qualche modo anticipato da un'intervento di apertura di Gianni Letta al
"Corsera" sulle riforme e dalla presenza del vice coordinatore di
Forza Italia Fabrizio Cicchitto al convegno di Italianieuropei sulla modifica
del sistema di voto. Proprio in quell'occasione il numero tre azzurro aveva
sottolineato come, sulle riforme, "la maggioranza non può
prescindere dal dialogo con il primo partito dell'opposizione". E, in
effetti, l'uscita di Berlusconi non lascia indifferente l'Unione. Nei piccoli
si materializza immediatamente lo spettro di un accordo che li tagli fuori;
il Pd, invece, adotta la tecnica del 'wait and see' ("aspettiamo che
cada la polvere", osserva il ministro delle Riforme Vannino Chiti -
nella foto con Prodi) per capire meglio le intenzioni dell'ex-premier. Si
dialoga con tutti - è il ragionamento - ma sull'intero pacchetto che
comprende anche riforma costituzionale e dei regolamenti parlamentari. Berlusconi propone di modificare solo la legge elettorale e poi andare al voto? Palazzo Chigi replica che il dialogo
"non può avere dei però". Lo dice esplicitamente
Chiti: "Abbiamo già detto e ridetto - sottolinea - che esiste un
pacchetto di riforme senza il quale la legge elettorale non ha senso. Tutti hanno capito che non si
voterà nel 2008". Il prossimo anno, puntualizza anche Veltroni,
va impiegato per le riforme, "per noi questa rimane la scadenza". I
'cespugli' dell'Unione, però, avvertono, che una corsia preferenziale
per il dialogo con Forza Italia può rappresentare la pietra tombale
per il governo. "Un dialogo privilegiato con gli azzurri - osserva il
capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio - sarebbe un modo per mandare a
casa Prodi". Anche l'Udeur è preoccupato: "Qualcuno -
ragiona Mauro Fabris - in un campo e nell'altro vuole eliminare gli
alleati". Mentre Rifondazione, da tempo sul tedesco, plaude (così
come, dall'altra parte l'Udc), i piccoli (che pure fanno sapere di aver avuto
assicurazioni sul fatto che "non ci sono ancora proposte
definite") continuano a chiedere un vertice per trovare una proposta
condivisa nel centrosinistra da proporre alla Cdl. Ma il Pd punta al dialogo
in Parlamento e con tutti, "senza pregiudiziali o veti". Da questa
prossima settimana - spiegano fonti della maggioranza - si accelera in
commissione Affari Costituzionali al Senato e entro una decina di giorni al
massimo potrebbe essere depositato un testo base al quale sta lavorando il
costituzionalista Antonio Agosta (chiamato proprio dalla Commissione la
scorsa settimana). Anche negli ulivisti serpeggia il malumore.
"Berlusconi - è l'appello del ministro della Difesa Arturo Parisi
- non ceda al proporzionale". E non butti a mare il bipolarismo. Ma la
strada sembra ormai segnata. Lo stesso si potrebbe dire per il referendum dopo l'apertura di Berlusconi. ALESSANDRA CHINI
,. MAGGIORITARIO E PROPOSTA VASSALLO A CONFRONTO
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Lavoce.info" del 20-11-2007) Istituzioni e Federalismo
MAGGIORITARIO E PROPOSTA VASSALLO A CONFRONTO di Tommaso Nannicini 20.11.2007
Il maggioritario a turno unico può garantire il bipolarismo, ma non la
governabilità. Il doppio turno favorirebbe entrambe le cose, ma non ha
nessuna chance di essere adottato. La proposta Vassallo si muove sul terreno
delle scelte possibili: riduce la frammentazione, ma non troppo; favorisce la
credibilità delle opzioni di governo, ma può creare
scricchiolii nel bipolarismo. Mentre il vero effetto della legge
elettorale sulla qualità e l'impegno della classe politica dipende dal grado di concorrenza che si crea in
contesti diversi. Ora che si allontana lo spettro delle elezioni anticipate e
si avvicina quello del referendum, il dibattito sulla riforma elettorale entra
nel vivo. Tito Boeri e Vincenzo Galasso mettono sul piatto il dilemma che
minaccia di dividere il fronte degli innovatori: sistema maggioritario o
proposta Vassallo? Gli effetti delle due alternative dovrebbero essere
valutati sia in un'ottica macro (sistema partitico e governabilità)
sia in un'ottica micro (caratteristiche della classe politica). Gli effetti
sul sistema politico La proposta Vassallo ha il merito di introdurre un
obiettivo troppo spesso sottovalutato: evitare il formarsi di "coalizioni
pre-elettorali artificiose, prive di coesione programmatica". È
il problema che Giovanni Sartori pone da anni: la stabilità (dei
governi) si rivela dannosa se non è accompagnata
dall'effettività (del governare). Nella Seconda Repubblica, tutte le
maggioranze governative si sono rivelate eterogenee e inconcludenti. Il
sistema prevalentemente maggioritario (al 75 per cento) che abbiamo
sperimentato dal 1994 al 2001 non ha ridotto la frammentazione partitica.
Boeri e Galasso si chiedono se ciò non sia dipeso dal fatto che il
maggioritario era "diluito" (dal 25 per cento della quota
proporzionale). La frammentazione, tuttavia, era tale solo nella parte
maggioritaria e non in quella proporzionale (con sbarramento). Nell'ultima
legislatura del Mattarellum (2001-06), i deputati eletti nel proporzionale
appartenevano a cinque partiti, mentre i deputati eletti nel maggioritario
appartenevano a ben tredici. Le formazioni minori, grazie al loro potere di
ricatto ("se non mi dai qualche collegio sicuro, mi presento ovunque e
ti faccio perdere"), riuscivano a far eleggere
i loro esponenti proprio nei collegi uninominali. È vero che, in
un'ottica dinamica, si potrebbe pensare che, a forza di votare con il
maggioritario a turno unico (al 100 per cento), i partiti minori potrebbero
sparire a causa delle poche occasioni per contarsi. Ma in Italia, dove si
vota con il proporzionale a molti livelli (regionale, comunale) e i
regolamenti parlamentari permettono la formazione di piccoli gruppi non
presenti sulla scheda elettorale, le occasioni di
visibilità politica esisterebbero comunque. Solo il doppio turno
ridurrebbe il potere di ricatto dei partiti minori, ma proprio per questo la
probabilità che si faccia strada è quasi nulla. D'altro canto,
è vero che il Mattarellum ha consentito una competizione bipolare e la
scelta della maggioranza di governo da parte degli elettori. Mentre esiste il
rischio paventato da Boeri e Galasso che la proposta Vassallo aumenti il
potere d'interdizione dei partitini di centro, riducendo, però, il
potere di ricatto dei partitini alle estreme. Quella proposta, tuttavia,
è perfettamente compatibile con una competizione bipolare incentrata
su due grandi partiti a vocazione maggioritaria, che collaborino con le
formazioni minori senza snaturare il proprio programma di governo. Ma,
affinché ciò si realizzi, dovrebbero verificarsi condizioni non
così scontate nel contesto italiano, come un accordo esplicito tra le
forze maggiori. In Spagna, ad esempio, il partito socialista ha già
dichiarato ufficialmente che, se dovesse prendere anche un solo voto in meno
del suo diretto antagonista , lo lascerebbe governare, anche qualora il
partito popolare non raggiungesse il 50 per cento e fosse realizzabile una
coalizione alternativa formata dal Psoe e dai partiti minori (comunisti,
nazionalisti). Un'altra peculiarità italiana che, sposandosi con la
riforma Vassallo, rischia di aumentare a dismisura il potere dei partitini di
centro è l'invadenza della politica in molti settori economici e
sociali. L'Italia è ancora piena di "partiti degli
assessori" che si auto-riproducono grazie al potere discrezionale del
ceto politico in molti campi. È chiaro che molti esponenti di questo
ceto periferico verrebbero attratti, come gli orsi dal miele, dal nuovo
potere d'interdizione delle piccole formazioni di centro. Diciamola
così: in un'ottica macro, il maggioritario a turno unico può
garantire il bipolarismo, ma non la governabilità. Il doppio turno
favorirebbe tutte e due le cose, ma non ha nessuna chance di essere adottato.
La proposta Vassallo si muove sul terreno delle scelte possibili: riduce la
frammentazione, ma non troppo (per schivare il fuoco dei veti incrociati);
favorisce la credibilità delle opzioni di governo, ma può
creare scricchiolii nel bipolarismo (soprattutto se non si sposerà con
un accordo tra i partiti maggiori e una riduzione dell'invadenza della
politica nella società). Gli effetti sulla qualità del
personale politico Quali sono invece gli effetti che possiamo attenderci
dalla riforma Vassallo (o da un ritorno al maggioritario) in termini di
selezione della classe politica? Un recente studio econometrico sui deputati
eletti con il Mattarellum (1) mostra che gli eletti nella parte maggioritaria
danno prova di un maggiore impegno parlamentare rispetto ai loro colleghi eletti
con il proporzionale, secondo le misure disponibili di produttività
parlamentare: assenteismo alle votazioni elettroniche, produzione
legislativa. In termini di caratteristiche osservabili, inoltre, il
maggioritario favorisce chi ha avuto esperienze amministrative a livello
locale (56 per cento contro il 43 per cento nel proporzionale), mentre
sfavorisce le donne (9 contro il 24 per cento) e chi ha avuto incarichi
nazionali di partito (21 contro il 27 per cento). Il ritorno al
maggioritario, quindi, favorirebbe l'accountability politica e il controllo
degli elettori sugli eletti, ma potrebbe avere effetti collaterali
sull'eguaglianza di genere. La proposta Vassallo, dal canto suo, sarebbe
associata a una minore accountability rispetto al maggioritario, pur
rappresentando un miglioramento rispetto all'attuale legge
elettorale con (lunghe) liste bloccate. Anche se il
ruolo delle liste bloccate nella proposta Vassallo restasse esiguo (al
momento, sarebbero rilevanti solo per quei partiti che ottengono più
del 50 per cento dei voti in una circoscrizione), gli incentivi individuali
verrebbero ridotti dal fatto che gli sconfitti nei collegi uninominali che
vengono ripescati perdono comunque il contatto con l'elettorato e, in prima
battuta, hanno pochi stimoli a impegnarsi sapendo di essere eletti in ogni
caso. Per esempio, i dati sul Senato eletto con il Mattarellum ci dicono che
i "ripescati" mostravano un tasso di assenteismo parlamentare del
49 per cento contro il 35 per cento dei vincitori nei collegi uninominali.
È probabile, tuttavia, che il vero effetto della legge
elettorale sulla qualità e l'impegno della
classe politica dipenda dal grado di concorrenza che si crea in contesti
diversi. Anche con il maggioritario, se la distribuzione ideologica dei votanti
tra aree del paese rendesse tutti i collegi "sicuri" in favore di
una parte politica o dell'altra, gli incentivi a selezionare i candidati
migliori o agire nell'interesse degli elettori sarebbero comunque tenui.
Certo, con le liste bloccate decise dalle segreterie dei partiti gli
incentivi sono pressoché nulli. Ma se la proposta Vassallo si conciliasse con
le primarie per ogni singola candidatura, alcuni elementi di apertura
potrebbero essere recuperati. L'importante è trovare modi efficaci per
aumentare la contestabilità di tutte le cariche elettive. Solo
così si potranno rimuovere i due effetti perversi della scarsa
concorrenza politica: la "solitocrazia" (il basso tasso di ricambio
della classe dirigente) e la "gerontocrazia" (la difficoltà
delle giovani generazioni nel raggiungere posizioni di
responsabilità). (1) Si veda Gagliarducci S., Nannicini T. e
Naticchioni P. (2007), "Electoral Rules and Politicians' Behavior: A
Micro Test", Cemfi Working Paper n.0716. L.ELETTORALE: COM. REFERENDUM BOCCIA TEDESCO, 'RITORNO A 1* REPUBBLICA' (sezione: Riforma elettorale)(
da "Asca" del 20-11-2007) (ASCA) - Roma, 20
apr - Bocciatura netta e senza appello, da parte del
Comitato per il referendum, della proposta di riforma elettorale
adottando il modello tedesco. ''Si tratterebbe - ha detto Giovanni Guzzetta,
presidente del Comitato, in una conferenza stampa a Montecitorio - di un
ritorno alla prima Repubblica, un ritorno al proporzionale. Una grande
contraddizione con le scelte da parte dei cittadini che quando hanno potuto
esprimersi hanno sempre scelto il maggioritario. E' evidente - ha aggiunto -
che se le maggioranze non escono dalle elezioni poi si formano in parlamento
e insieme al consociativismo delle colaizioni sopravvirebbero i ricatti.
Resto convinto che senza incentivi non si realizza un vero bipolarismo.
Mentre il nostro problema e' quello di liberaci della schiavitu' delle
coalizioni''. Guzzetta boccia anche la motivazione espressa da Berlusconi per
giustificare il suo repentino cambiamento: ''Non condivido l'affermazione di
Berlusconi che nel nostro Paese il bipolarismo non e' possibile. L'Italia e'
invece pronta a vivere uno schema politico bipolare. Gli italiani vogliono scegliere
chi dovra' governare e non affidare questa scelta ad alchimie di palazzo''.
Giudizio negativo anche per il mix tedesco-spagnolo, ovvero per la variante
che con l'adozione di circoscrizioni piu' piccole favorirebbe la
bipolarizzazione. ''Anche qui - e' il commento di Guzzetta - non si
garantisce una maggioranza e non si garantisce che dopo le elezioni i
soggetti politici rimangano tali, che non si scindano. E poi il sistema puo'
funzionare con una serie di meccanismi che devono tutti coesistere. Ne dovesse
mancare anche uno solo... E' difficile credere che passando al vaglio del
parlamento non ci saranno modifiche''. min/mcc/sr. Veltroni smentisce l'asse con il Cavaliere: discuterò con tutti Il leader ripete che nel 2008 non si voterà, convince Mastella, apre al dialogo con Fini (sezione: Riforma elettorale)(
da "Unita, L'" del 21-11-2007) Stai consultando
l'edizione del Veltroni smentisce l'asse con il Cavaliere: discuterò
con tutti Il leader ripete che nel 2008 non si voterà, convince
Mastella, apre al dialogo con Fini di Bruno Miserendino/ Roma ASSI Non
sarà affatto un blitz. Veltroni e Berlusconi si incontreranno presto,
visto che i mediatori, ossia Bettini e Gianni Letta si sono già sentiti
più volte nelle ultime ore, ma l'accordo di cui si parla e che
vorrebbe Partito democratico e nuova creatura del Cavaliere pronti a fare
sfracelli sulla legge elettorale
a danno dei "piccoli", al momento non c'è. Anzi, non ci
sarà. Eccolo il grande bubbone, scoppiato dopo la sortita del
Cavaliere. I boatos danno per fatto il Grande Accordo. Caldarola, ad esempio,
assicura che l'intesa è prossima. Invece i messaggi che arrivano dal
Campidoglio ma anche da tutti quelli che in queste ore hanno sentito Veltroni,
dicono che la partita è più complicata e che il segretario del
Pd è pronto ad accelerare ma non vuol sentir parlare di assi
privilegiati. "Il problema - dicono - è far capire a Berlusconi
che per quanto lui si adoperi, nel 2008 non si voterà, e che Prodi non
cadrà. A quel punto il Cavaliere, placata la furia anti-alleati,
potrebbe essere tentato da un modello più bipolare del tedesco puro
che adesso invoca". Si potrebbe aggiungere, rispondendo anche all'ultima
proposta berlusconiana, ossia governo istituzionale per fare la legge elettorale se cade Prodi e
Grosse Koalition se necessario, dopo le elezioni, che nel Pd non c'è
alcuna tentazione di larghe intese con il Cavaliere né adesso né dopo.
Veltroni, assicurano, vuole parlare con tutti e ha perfettamente presente i
rischi di un accordo privilegiato con Berlusconi. Tanto per dire, ha sentito
le parole di Fini a proposito della necessità di preservare il
bipolarismo e ha commentato così: "Molto interessante la sua
posizione". Del resto il leader di An ha indirettamente ricambiato:
"Io voglio fare le riforme, Berlusconi no". Per intenderci An
è disponibile (e subito) al confronto su tutte le riforme, compresi i
ritocchi costituzionali indispensabili. Insomma se il dialogo prenderà
corpo e realizzerà qualche risultato, si capirà quando davvero
la Finanziaria sarà approvata definitivamente, e quando tramonteranno
definitivamente gli improbabili scenari alternativi all'attuale maggioranza. Indicative ieri le parole di Mastella dopo l'incontro con
Walter Veltroni. Teoricamente il ministro della Giustizia è tra i
più preoccupati di ogni ipotesi di riforma elettorale, per
non parlare del referendum. Invece ha preso atto che l'ipotesi del "Vassallum",
ossia il mix iberico-tedesco sponsorizzato al momento da Veltroni, gli
garantisce una rappresentanza come forza radicata regionalmente. Si è
detto disponibile al confronto su questa e altre proposte,
purché ci sia "lealtà" tra gli alleati. Lui, per quanto lo
riguarda, assicura la sua al governo Prodi: il premier, dice "sta
raccogliendo dal suo lavoro frutti positivi e ha dimostrato, sia pure tra
molte difficoltà, di governare bene e di poter andare avanti".
Esattamente il contrario, notano i maliziosi, di quel che ha detto Dini
qualche giorno fa al Senato. Difficile, tanto per dirne una, che si faccia il
gruppo Dini-Mastella-Bordon, se questa è l'analisi della situazione.
Certo l'allarme dei cespugli c'è, e Diliberto e Angius gli hanno dato
voce: "L'offerta del Cavaliere è una polpetta avvelenata,
Veltroni non cada nella trappola". I Verdi consigliano "più
cura per gli alleati", mentre Bertinotti ricorda che "la trattativa
a due è una via sbagliata perché individua degli azionisti di
maggioranza e invece serve il concerto di tutte le forze". Conclusione:
servirà molto equilibrio. Ma da parte di tutti. La variabile Dini
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Unita, L'" del 21-11-2007) Stai consultando
l'edizione del La variabile Dini Giuseppe Tamburrano Non è facile capire
quali sono i fini della clamorosa iniziativa di Berlusconi né quali possono
essere le conseguenze. La spiegazione più semplice è che
sconfitto nello scontro con il governo Prodi rilancia; un'altra spiegazione
è che vuole far cadere le alleanze che gli hanno tarpato le ali e
combattere da solo certo di essere il più forte. Ma ci sono cose che
non quadrano: e la più importante è che oggi è in testa
nei sondaggi. Se il governo dura e lavora e Veltroni fa bene il suo mestiere
gli umori dei cittadini possono cambiare; d'altronde l'elettorato del Partito
del popolo può essere galvanizzato dalle otto milioni di firme (chi
era quello che aveva otto milioni di baionette?), ma l'elettorato complessivo
di centro-destra può essere scoraggiato dalla crisi dell'alleanza: e
può riprendere fiducia quello del centro-sinistra. La verità
è che il tempo è un fattore decisivo per l'ambizione di
Berlusconi a tornare a Palazzo Chigi. Ma forse stiamo sottovalutando una
variabile. Sottovalutiamo la talpa che scava sotto la poltrona di Prodi. Mi
riferisco a Dini il quale ha in mano tre carte pericolose per il governo: a)
fa parte della maggioranza; b) capeggia un gruppo di senatori ben
individuati; c) critica duramente il governo e la sua politica. A questo
punto, sulla carta, Prodi non ha più la maggioranza al Senato. Si
paleserà con un voto impegnativo questo mutamento e di conseguenza
avremo la crisi? Questa ipotesi è più realistica di quella
agitata - a vuoto, s'è visto - da Berlusconi poiché non sono ombre o
fantasmi i parlamentari che sono con Dini: hanno nome e cognome. Certo, il
governo può anche andare in minoranza - come è successo su
alcune norme della finanziaria - senza che ciò comporti l'obbligo di
dimettersi. Ma Dini ha uno strumento decisivo nelle mani: il voto di sfiducia.
Del governo ha detto: non è stato capace in questi diciotto mesi di
trovare rimedi al degrado, al declino economico, all'insicurezza, alla
sfiducia nelle istituzioni, all'ondata di populismo: è una situazione
di scollamento. Sono espressioni forti, di chi ha preso le distanze dal
governo. Se alla fine il governo cade, quali possono essere i percorsi
politici istituzionali per uscire dalla crisi? Elezioni subito? Su questo
punto l'opposizione non sembra più oggi compatta. Del resto il Capo
dello Stato sa bene che è suo dovere cercare una maggioranza
parlamentare se c'è. Ed ha sconsigliato ripetutamente di votare con la
legge elettorale in vigore.
L'uovo di Colombo è l'incarico a Veltroni, il leader più
autorevole dell'attuale maggioranza. Il quale Veltroni, d'accordo in
ciò con Napolitano, è deciso a cambiare la legge
elettorale e alcune norme costituzionali: in otto
mesi - ha detto - si può fare (anche meno se vi è la
volontà politica). E se il problema principale è questo, chi
meglio di Veltroni può affrontarlo ora che anche Berlusconi sembra
disposto a trattare: con lui e non - è ovvio - con Prodi. Veltroni ha
ottenuto una investitura plebiscitaria nelle primarie ed ha un alto
gradimento degli elettori: sarebbe giusto che si accingesse al compito per il
quale è stato investito. Che senso ha che il governo sia diretto da
chi ha poco più del 20% dei sondaggi e non da chi ha 10, 15 punti in
più? E che ha assai più chances di trovare un'intesa con
l'opposizione che non Prodi? E che - sia detto tra di noi - può
recuperare molti dei voti dell'Unione in libera uscita? Lo scoglio è
la legge elettorale. Mi
sembra che la proposta di Veltroni non incontri ampi consensi nel Pd.
È possibile che il fattore decisivo per il varo della legge alla tedesca sia il consenso di Berlusconi? Certo,
perché tutto è possibile in questo paese. E però vi è da
essere sgomenti! Circa trenta anni di storia vengono sconfessati: torna
quella tanto vituperata proporzionale che priva i cittadini del potere di
investire direttamente il governo, che mette gli esecutivi allo sbando, nei
giochi dei partiti, delle correnti, dei gruppi, provoca instabilità
(un governo ogni anno). Con in più che nella prima Repubblica c'erano
partiti strutturati, oggi ci sono ectoplasmi di partiti. E dove finiscono le
esaltazioni per i grandi successi dei referendum,
per la crisi delle oligarchie, per la "rivoluzione del
bipolarismo", per la sovranità restituita al popolo che decide
con il voto? Tutto ciò viene spazzato via in conseguenza di una furba
operazione di cosmesi politica di Berlusconi? Si poteva sperare che i settori
più responsabili - maggioranza e opposizione - del sistema politico si
impegnassero a rinnovare l'assetto istituzionale con una legge
elettorale funzionale ad un sano bipolarismo, con la
riforma dei regolamenti parlamentari e con un ragionevole rinnovamento della
Costituzione. Invece si torna indietro! E deve essere chiaro: il sistema elettorale tedesco che ora Berlusconi vuole purché puro e
che tratterà con Veltroni è perfettamente proporzionale. Eppure c'è una riforma elettorale che
calza al disgregato sistema politico italiano: il doppio turno alla francese
con opportune modifiche. Veltroni si è dichiarato anche di recente
favorevole. Era questa la proposta "ufficiale" dei Ds. Vi ha civettato
Fini e lo ha sponsorizzato tempo fa lo stesso Berlusconi. Perché non
ci riprovano?. Il ritorno della Nuova Dc Obiettivo il partito-pivot
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del
21-11-2007) Argomenti: Esempi esteri Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2007-11-21 - pag: 14 autore: Il ritorno
della Nuova Dc Obiettivo il partito-pivot C on la dichiarazione di Berlusconi
sulla impossibilità del bipolarismo in Italia si chiude un ciclo,
forse. Nel 1992 avevamo un sistema proporzionale
quasi puro. Grazie a un referendum siamo passati nel 1993 ad un sistema prevalentemente maggioritario. Nel 2005 questo sistema è stato sostituito da un proporzionale con
premio di maggioranza. Qualche giorno fa Veltroni ha proposto un sistema proporzionale con effetti maggioritari. Adesso
Berlusconi parla di un sistema elettorale
proporzionale puro, cioè con effetti proporzionali. Di maggioritario
non resta più nulla. E così la transizione si chiude dove era
cominciata. Dal proporzionale. Quale modello proporzionale abbia in testa
Berlusconi in realtà non si sa. I sistemi elettorali sono materia
ostica per tutti, anche per il Cavaliere. Nelle ultime ore lo abbiamo sentito
parlare di sistema tedesco, poi di proporzionale
puro. Non sono esattamente la stessa cosa. Nel tedesco ci sono i collegi
uninominali che al Cavaliere non piacciono. Gli elettori hanno un doppio voto
e anche questo al Cavaliere non piace. Per questo alla fine si orienterà
probabilmente per un proporzionale puro con uno sbarramento qualsiasi.
è questo il sistema che più gli
conviene. Con questo sistema invece di dover
dannarsi per mettere insieme una coalizione prima delle elezioni, lo
farà dopo alle sue condizioni. Berlusconi non è un ingenuo. Sa
benissimo che il futuro partito delle libertà non riuscirà mai
a raggiungere da solo la maggioranza assoluta dei voti. Non esiste nessun
partito in nessuna grande democrazia europea capace di una simile impresa.
Quello che vuole è semplicemente avere le mani libere prima del voto e
durante la campagna elettorale. E fare i conti dopo.
Per questo il bipolarismo del maggioritario non gli serve più. Gli
serve invece un proporzionale puro. Questo sistema conviene
sia a Fi/Pdl che all'Udc, o meglio alla Nuova Dc, più che a qualunque
altro partito. Certamente più che al Pd. Lo avevamo scritto prima
dell'addio di Berlusconi al bipolarismo e lo ripetiamo oggi con l'ausilio di
altre simulazioni. Proprio per dimostrare questa ipotesi abbiamo costruito
tre simulazioni molto favorevoli al Pd. Il sistema elettorale che abbiamo utilizzato è quello del quoziente naturale
(come in Germania) con una soglia di sbarramento del 5% (come in Germania), applicato a livello nazionale (come in Germania) ma senza collegi uninominali. In tutte e tre le simulazioni
abbiamo attribuito al Pd circa il 35% dei voti. La stessa percentuale
di voti con cui Blair ha vinto le ultime elezioni in Gran
Bretagna. è anche la stessa percentuale di
voti della Spd tedesca e del partito socialdemocratico svedese. In tutte e
tre le simulazioni abbiamo volutamente sottostimato Fi/Pdl dandogli sempre il
24% dei voti. Le varianti tra i primi due scenari riguardano i partiti alla
sinistra del Pd e la Nuova Dc. Nel terzo scenario abbiamo aggiunto la Lega
sotto la soglia del 5% per dimostrare che solo in questo modo, con due
partiti sotto soglia, il sistema tedesco favorirebbe
le formazioni maggiori. Il risultato politico (non aritmetico) di queste
simulazioni è uno solo. La Nuova Dc sarebbe l'ago della bilancia e il
Pd avrebbe due sole alternative plausibili: una coalizione con il partito di
Casini oppure la grande coalizione con Berlusconi. Se poi facessimo uno
scenario in cui il Pd è meno forte e Fi più forte allora al Pd
verrebbe a mancare anche la possibilità di fare maggioranza con la
Nuova Dc. In questo caso proprio Fi/Pdl sarebbe il partito più
avvantaggiato in quanto indispensabile per qualunque maggioranza
politicamente plausibile, rimettendo Berlusconi al centro della scena
politica. Ed è questo l'obiettivo delCavaliere.A meno che non coltivi
un altro piano ancora più ambizioso e rischioso: andare al referendume
subito dopo a nuove elezioni con un nuovo partito, solo contro tutti, alla
caccia del premio che lo farebbe governare finalmente da solo. LA STRATEGIA
L'ex premier punta ad avere mani libere prima delle elezioni per formare una
coalizione alle sue condizioni. Amato: prima le regole sui fondi ai gruppi
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Sole 24 Ore, Il" del
21-11-2007) Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2007-11-21 - pag: 14 autore: Il dibattito
sulla legge elettorale.
"Soldi solo a chi entra in Parlamento" Amato: prima le regole sui
fondi ai gruppi Barbara Fiammeri ROMA Prima di varare la riforma elettorale bisogna rivedere le regole sul finanziamento ai
partiti e ai gruppi parlamentari. Giuliano Amato ne è convinto: solo
così si capirà chi sta bluffando e chi, invece, punta davvero a
ridurre la frammentazione e a costruire un bipolarismo fondato su coalizioni
omogenee. Il ministro dell'Interno la chiama scherzosamente"la prova
d'amore ". "Deve essere chiaro che il denaro dei contribuenti deve
essere destinato esclusivamente alle formazioni politiche che si sono
presentate davanti agli elettori e hanno ricevuto il consenso sufficiente ad
entrare in Parlamento", spiega l'ex premier intervenendo alseminario
sulla legge elettorale
organizzato da Astrid, l'associazione di Franco Bassanini presieduta dallo
stesso Amato. Al centro del dibattito – cui hanno partecipato numerosi
costituzionalisti e parlamentari, tra cui i presidenti delle commissioni
Affari costituzionali di Camera e Senato, Violante e Bianco – il sistema elettorale tedesco e le possibili correzioni
"spagnole" contenute nella proposta Vassallo-Ceccanti. Ed è
proprio sulle possibili contaminazioni tra i due sistemi elettorali che si
sta ora concentrando il dibattito. I tempi però sono ristrettissimi:
la nuova legge elettorale
deve entrare in vigore prima del referendum che si
terrà ad aprile. Sia il modello tedesco che quello spagnolo
consentirebbero di superare i quesiti referendari. La conferma arriva sempre
da Astrid, che sta per dare alle stampe (Passigli editori) un volume dedicato al rapporto tra referendum e
riforma, da cui emerge che tutti i modelli elettorali che non prevedano premi
di maggioranza alle coalizioni sono in grado di far saltare la consultazione
popolare. Di qui il forte appeal suscitato dal sistema elettorale in vigore in Germania: un proporzionale con sbarramento al 5%
senza vincoli di coalizione. Ma anche ( soprattutto tra i cultori del
bipolarismo) da quello spagnolo che, grazie a una forte restrizione delle
circoscrizioni elettorali – più o meno paragonabili alle nostre
province –, impone soglie di sbarramento molto alte favorendo così i
due maggiori partiti. A tentare un mix tra i due sistemi è la proposta
Vassallo-Ceccanti che piace a Walter Veltroni ma che viene criticata anche all'interno
del Pd. "Il rischio di questo sistema è che si incentivi la
formazione di liste localistiche – ha confermato Violante – le quali per
assurdo potrebbero avere una rappresentanza in Parlamento che sarebbe invece
preclusa a partiti di dimensioni nazionali rilevanti vicini all'8%". Una
tesi che invece viene contestata dal costituzionalista Beniamino Caravita
secondo cui per rispettare i partiti di medie dimensioni sarebbe sufficiente
aumentare l'area territoriale delle circoscrizioni. "Dobbiamo procedere
per trovare una soluzione realistica – ha chiosato Bassanini –: fino a pochi
mesi fa eravamo in pochi a sostenere la necessità di cancellare il
premio di maggioranza, il vero ostacolo alla costruzione di alleanze non
effimere, finalizzate cioè solo a vincere le elezioni. Adesso se ne
sono convinti tutti. Il passo successivo è affiancare qualunque
ipotesi di legge elettorale
alle indispensabili riforme costituzionali e regolamentari ". I GIURISTI
DI ASTRID Sia il modello con lo sbarramento, sia quello spagnolo con collegi
piccoli sono sufficienti a neutralizzare il referendum. Troppi luoghi comuni sull'attuale legge elettorale
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Manifesto, Il" del 21-11-2007) L'intervento Troppi
luoghi comuni sull'attuale legge elettorale Paolo Hutter Discutere di riforme elettorali sembra noioso e
capzioso, ma la disattenzione e la demagogia in questo campo producono
disastri quindi dobbiamo occuparcene in tanti. Se non sarà proprio il
tema della riforma elettorale a soffocare sul nascere la progettata federazione a sinistra
del Partito democratico, sarebbe bello e utile che quella che è
stata finora la sinistra dell'Unione socializzasse il più possibile il
dibattito, senza il timore di contrastare i luoghi comuni poco fondati. La legge elettorale con cui abbiamo
eletto la Camera dei deputati, ad esempio, è stata demonizzata e le si
sono attribuiti tutti i mali. A un esame un pochino più obiettivo si
potrebbe osservare che il cosiddetto Porcellum è in sintonia con le
leggi elettorali dei comuni delle province e delle regioni, che è un
sistema originale nel mondo, molto intelligente e equilibrato nel consentire
bipolarismo rappresentatività e governabilità, e che tutti i
mali di questi due anni sono venuti invece dal Senato. Questo vale se per
mali intendiamo il governo sempre appeso a un filo e i condizionamenti
centristi. C'è chi considera invece un male il fatto in sé che ci
siano forze minori in Parlamento e vuole abrogarle con un referendum
che porterebbe a una sorta di forzoso bipartitismo. Per i referendari la legge attuale è troppo proporzionale. Certo un po'
proporzionale lo è, ma non è responsabile della frammentazione,
né dei casi Dini Mastella Bordon. Con il Porcellum (ingiustamente vituperato
persino dal suo creatore) sarebbero rappresentati in Parlamento solo i
partiti che superano il 2 per cento e sarebbero dieci. La proliferazione di
gruppi dipende dai regolamenti parlamentari, la proliferazione di liste
civetta dipende dal lassismo in tema di raccolta firme per presentarsi, il
verticismo nella decisione su chi andrà in Parlamento dipende dai
difetti dei partiti, non dal sistema elettorale
(anche se forse il ripristino della preferenza, peraltro presente nelle leggi
comunale e regionale, sarebbe opportuno): il Porcellum è innocente.
Tutti i sistemi con la coalizione di liste e il premio di maggioranza
ripartito tra di loro hanno un comune difetto o merito, a seconda come lo si
guarda: nell'attuale fase rendono decisivi l'apporto e la presenza delle
forze minori, della sinistra. I referendari tentano di spazzare questo
ingombro a cannonate, salvo poi trovarsi rientrare dalla finestra ciò
che cacciano dalla porta. Se la lista più votata prende il premio per
governare è chiaro che sarà una lista di coalizione. La
proposta "spagnoleggiante" cerca di evitare questo rischio ma anche
di evitare l'esito più probabile di un eventuale sistema tedesco e
cioè la inevitabilità di una "grande coalizione" o
anche "stretta coalizione" al centro. Cerca invece di premiare il
partito più forte senza far fuori le forze minori, facendo in modo che
un partito del che so 40 per cento possa anche prendere il 50 per cento dei
seggi mentre uno del 5 per cento si dovrebbe accontentare del 3 per cento dei
seggi. Mi lasciava già abbastanza sconcertato che Rifondazione fosse
così innamorata del sistema tedesco. E' vero che la soglia del 5 per
cento obbligherebbe le altre formazioni di sinistra a convergere o perire ma
è anche vero che senza premio di coalizione è quasi impossibile
che la federazione a sinistra del Pd possa mai più partecipare a un
governo di centro sinistra. Pd al massimo 35 per cento sinistra al massimo 13
per cento. In un sistema alla tedesca la sinistra si troverebbe probabilmente
a dover scegliere se partecipare a un governo Pd-Udc o lasciar campo libero a
soluzioni peggiori. Ma se il sistema viene addirittura spagnoleggiato la
sinistra si accontenterebbe addirittura di essere sottorappresentata in
Parlamento pur di togliersi dall'impiccio del conflitto quotidiano nel
governo? E pensa in questo modo di attirare più voti? E che ne sarebbe
di tutto il sistema bipolare di coalizione degli enti locali? Per favore
evitiamo queste ulteriori alterazioni della democrazia elettorale
e queste avventure. Non accettiamo più le mistificazioni interessate o
superficiali. Tutti i mali son venuti dal Senato, dal bicameralismo perfetto,
dall'esclusione dei giovani dal voto per la seconda camera, dalla legge elettorale coi premi di
maggioranza regionali. Infatti ora si sta finalmente per abolire il Senato
come doppione. Se si considerano troppi i gruppetti parlamentari si conceda
il gruppo solo a chi ha passato lo sbarramento, se si considera eccessivo il
2 per cento come sbarramento ( ma perché?) si metta il 3 e non si avran
più di 6 massimo 7 partiti. Non si abbia questo sacrosanto timore di
un referendum che o non passa il quorum o
produrrà un risultato talmente assurdo da non reggere. Si discuta
francamente del problema reale, che siamo una minoranza che vuole contare e
incidere e che questo risultato nessuna legge elettorale ce lo può dare meglio di quella attuale. L'inciucio è roba da pazzi
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Manifesto, Il" del 21-11-2007) No di Alfonso
Pecoraro Scanio al proporzionale tedesco: difendiamo il bipolarismo
"L'inciucio è roba da pazzi" Bisogna accelerare
sull'unità a sinistra. L'assemblea dell'8 siglerà un "new
deal" tra sinistra e società. Siamo aperti al confronto, anche
con Beppe Grillo Matteo Bartocci "Insistere sul sistema tedesco è
una pazzia, come dimostrano le ultime svolte di Berlusconi serve solo a
favorire un inguardabile inciucio tra il Pd e la destra. E' vero che alla
sinistra piace farsi del male ma smettiamola con il tafazzismo". Per
Alfonso Pecoraro Scanio la sinistra arcobaleno farebbe "un errore"
ad accettare la fine del bipolarismo in cambio di qualche vantaggio elettorale di breve durata. Al contrario, il leader dei
Verdi rilancia sull'"unità della sinistra e degli
ecologisti", unica garanzia di innovazione e apertura per un "new
deal" tra progressisti e società. L'apertura di Berlusconi al
proporzionale, in sintonia con i centristi e con partiti della sinistra, apre
alla fine del bipolarismo di coalizione. Che ne pensi? Abbandonare il
bipolarismo è un errore. E' un sistema che consente agli elettori di
decidere in modo trasparente chi deve governare. Ha consentito al
centrosinistra di farlo per due volte e alla sinistra di vincere in Puglia
con Vendola o a Taranto con Stefàno. Non possiamo archiviarlo con leggerezza, dopo c'è solo una politica che
privilegia la compravendita di interessi. Ma qualche problema in queste
coalizioni sterminate c'è. Non sono innamorato di alleanze coatte ma
di un programma chiaro e trasparente, come si fa senza troppi clamori nella
maggior parte dei comuni e delle regioni. Eppure a Roma condiziona di
più Dini con i suoi tre senatori che i vostri 150 parlamentari. La
sinistra ha garantito molti provvedimenti scritti nel programma. E' vero, noi
agiamo in modo opposto a Dini, siamo una forza responsabile che non ha mai
fatto ricatti. Con 150 parlamentari abbiamo il dovere di avere un
comportamento corretto e di portare avanti contenuti positivi e non
personali. Berlusconi intanto reagisce alla sconfitta. E passa dalla
"spallata" allo scioglimento di Forza Italia come se nulla fosse.
E' un uomo abile. Ma che si sciolga con un comizio e sui giornali un partito
così votato, senza alcun dibattito o congresso, la dice lunga sulla
sua concezione della democrazia. E' la conferma che non abbiamo risolto il
conflitto di interessi. Forse oggi, che nuoce anche a loro, An e Udc si
rendono conto dell'errore di aver taciuto su questa anomalia gigantesca. Non
è che rischiate di finire schiacciati tra il referendum
di Berlusconi/Veltroni e il tedesco di Bertinotti, D'Alema e Casini? Noi
insistiamo per il bipolarismo e per le preferenze. La federazione della
sinistra e degli ecologisti la faremo comunque, a prescindere dal sistema elettorale. Rifondazione ha ragione a chiedere
libertà di movimento ma in Germania quel sistema è in crisi e
in Italia sarebbe usato per una grande coalizione tra Pd e Berlusconi. Un
inciucio inguardabile che non può essere favorito da chi vuole
spostare a sinistra le scelte del paese. Qual è la
vostra proposta sulla legge elettorale? Prima di paralizzarci su modelli stranieri valutiamo il
modello delle comunali: un doppio turno di coalizione a livello nazionale. Ma
non implica l'elezione diretta del premier, come del sindaco? No, l'elezione
diretta del presidente del consiglio è stata bocciata dal referendum costituzionale. Con il doppio turno nazionale il Pd
deciderà se allearsi o meno con la sinistra, sennò si
deciderà al secondo turno. E' un sistema proporzionale che la gente
conosce e che consente una maggioranza certa. Ma con il sistema francese la
sinistra non governa da anni. Non è il sistema francese. Io non parlo
di un doppio turno di collegio, parlo del sistema delle comunali: partiti
coalizzati o meno che indicano un premier. Ne avete parlato con Veltroni? No,
gli ho detto che il modello spagnolo che ha proposto è sbagliato:
favorisce i partiti provinciali e personali. Soprattutto perché qui, a
differenza che in Spagna, i presidenti di regione sono eletti direttamente, e
nascerebbero mille comitati locali che renderebbero il panorama ancora
più disarticolato. C'è il Pd e un partito unico a destra. La
federazione della sinistra va bene o bisogna accelerare? Io contesto l'idea
che una federazione sia meno innovativa di un partito unico. A me il
politburo non interessa né vedo l'ora di venerare la salma di Lenin. Dobbiamo
costruire un modello più moderno, che consenta la partecipazione anche
a chi non è comunista, socialista o ambientalista. Abbiamo il dovere
di essere creativi in tutto. L'8 e 9 dicembre avete convocato un'assemblea
generale. E' una data fondativa? Secondo me è un vero punto di
partenza. Vorrei un grande forum tipo Porto Alegre, che lanci una carta dei
valori comune e primarie di programma sulle 10 grandi riforme arcobaleno.
Dobbiamo dire come vogliamo cambiare la società: reddito di
cittadinanza, unioni civili, bioedilizia. Dobbiamo costruire un "new
deal" per la nuova sinistra, non un arroccamento di nostalgici. Il
nostro obiettivo è fondere i diritti sociali, che sono un patrimonio
di tutta la sinistra, con i nuovi diritti di libertà e dell'ambiente.
Dobbiamo mettere la laicità al centro di ogni nostra azione, misurarci
davvero su questioni come la sessualità o il software libero. Mi
piacerebbe molto, per esempio, che si confrontassero con noi l'Arcigay, ma
anche Beppe Grillo e i suoi "meet up", o i comitati per la difesa
del paesaggio di Asor Rosa. Questa sinistra ecologista non sarà solo
una federazione tra partiti ma deve essere uno spazio aperto a disposizione
di tutti. Veltroni teme una beffacome fu la bicamerale
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Secolo XIX, Il" del 21-11-2007) Centrosinistra
nRoma. Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, si limita a dire:
"Berlusconi vuol far cadere il governo. La sua proposta, quindi, non
può essere altro che una "polpetta avvelenata". Veltroni
stia in guardia". In privato, gli stessi timori sono stati espressi da altri
leader del centrosinistra: Berlusconi ha già fatto saltare in aria il
"tavolo" della Bicamerale di D'Alema, e nulla
impedisce che tenti lo stesso gioco nuovamente. In altre parole: potrebbe
trattare sulla riforma elettorale, fino al giorno prima del referendum, e
poi fermarsi e chiedere nuovamente il voto. Altro fumo negli occhi,
soprattutto dei piccoli partiti della coalizione, la fine del bipolarismo.
Ventiquattro ore dopo la fine della Cdl, la maggioranza scopre che si tratta
di una vittoria piena di insidie. Gli emissari di Veltroni e Berlusconi
(Bettini e Letta) sono già al lavoro per organizzare il "faccia a
faccia". Ma il segretario del partito democratico deve prima sondare
tutti gli alleati del governo Prodi. Ieri ha incontrato Clemente Mastella:
"Sul tavolo c'è una proposta - ha detto il sindaco di Roma - ma
nulla vieta di trovare altre soluzioni. Magari tornare alla "bozza"
elaborata dal ministro delle Riforme, Vannino Chiti". "Un incontro
positivo - ha detto il Guardasigilli, che sembra preferire la seconda ipotesi
- Veltroni ha mostrato di tenere in considerazione le nostre richieste".
Ma è a sinistra della coalizione che si avvertono scricchiolii
sinistri. Da una parte c'è Rifondazione:: "Ora la riforma sul
modello tedesco è a portata di mano" ha sostenuto il segretario,
Giordano. Dall'altra, Verdi e Comunisti italiani che vedono con
preoccupazione le mosse di Berlusconi. "Il bipolarismo è un
valore che l'Italia ha dimostrato di apprezzare. Non possiamo permettere che
sia Berlusconi, da solo, ad archiviare, dopo 12 anni, questa esperienza"
ammonisce Alfonso Pecoraro Scanio, portavoce dei "Verdi".
"Sarebbe la vittoria del trasformismo. Altrimenti Pd e Pl potrebbero
anche accordarsi per riscrivere la Costituzione" rincara la dose anche
Manuela Palermi, capogruppo del Pdci al Senato. Veltroni e Prodi hanno dovuto
tranquillizzare tutti. Prima, da Palazzo Chigi è arrivata la conferma:
"Le riforme si fanno ricercando l'accordo di tutti: non ci sono
interlocutori privilegiati". A parlare, a nome del segretario del Pd,
è Dario Franceschini: "Vogliamo capire se la tattica di
Berlusconi è seria, oppure solo un tentativo di intimidire i suoli
alleati. La riforma non la facciamo a colpi di maggioranza, e neppure
"tirando a fregare" qualcuno". A.M.B. Diliberto:
"È una polpetta avvelenata". Prodi: "Riforme solo
ricercando l'accordo di tutti" 21/11/2007. L'asse Pd-Pdl piace. Non a Prodi Rifondazione esulta. Intesa Veltroni-Mastella. Il Prof: Si parli con tutti (sezione: Riforma elettorale)(
da "Nazione, La (Nazionale)" del
21-11-2007) L'asse Pd-Pdl
piace. Non a Prodi Rifondazione esulta. Intesa Veltroni-Mastella. Il Prof:
"Si parli con tutti" ? ROMA ? NEGLI AMBIENTI veltroniani si
dà per scontato che Prodi sia soddisfatto della piega presa dal
dialogo sulle riforme. "Se il confronto decolla ? spiegano dalle parti
del senatore Goffredo Bettini ? il governo si allunga la vita e nessuno di
noi avrà interesse a riproporre la questione, oggettivamente
destabilizzante, del rimpasto di governo". Eppure, qualche dubbio Romano
Prodi deve averlo. Dubbi di merito e di metodo. Palazzo Chigi, infatti, ieri
ha piantato due paletti: la riforma elettorale deve
garantire "bipolarismo, governabilità e
rappresentatività"; il dialogo dev'essere "polifonico"
e non ridursi a un duetto tra Veltroni e Berlusconi. La prima precisazione si
spiega col fatto che, come mostrano gli strali dei prodiani Monaco e Parisi,
Prodi non è un fautore del proporzionale. La seconda risponde al
timore che, pur di chiudere l'accordo col Cavaliere, Walter Veltroni possa
decidere di sacrificare l'attuale governo. "Già il fatto che
autorizzi i suoi a parlare di elezioni nel 2009 non ci rassicura...",
confida un prodiano. MA IL SINDACO di Roma non se ne cura. Lo descrivono
"cautamente ottimista" sul fatto che Silvio Berlusconi intenda
affrontare il dialogo sulle riforme con animo costruttivo perché, spiegano,
"ora che ha rotto con gli alleati, è più difficile che
rovesci il tavolo per ripiegare su un referendum
che, se passasse, lo obbligherebbe a presentarsi alle elezioni assieme a Fini
e Casini". Nell'immediato, il leader del Pd intende rassicurare gli
alleati. E ieri con il ministro Clemente Mastella c'è riuscito. Gli ha
detto che non punta al referendum, gli ha spiegato che la sua proposta di legge elettorale avvantaggerebbe l'Udeur e, soprattutto, gli ha fatto capire di
avere tutto l'interesse ad allearsi con una forza marcatamente cattolica come
la sua. Veltroni, infatti, intende dar vita a un sistema bipartitico, ma,
spiega Mastella, "quello che ha in mente è un bipartitismo
imperfetto come accadeva nella Prima repubblica, dove attorno alla Dc,
forza egemone, gravitavano alcuni satelliti". A MASTELLA va bene, anche
perché potrebbe di volta in volta "gravitare" attorno al Pd o al
Pdl di Berlusconi. Mentre, se davvero il proporzionale con sbarramento
diventasse legge, i partitini della sinistra
sarebbero obbligati ad accorparsi senza peraltro alcuna garanzia di poter
orbitare attorno al Pd qualora questo vincesse le elezioni. La prospettiva va
bene a Fausto Bertinotti, che infatti ieri apprezzava il fatto che,
"dopo le aperture di Berlusconi, il sistema tedesco è alla
portata dell'approvazione del Parlamento". Ed è stato sempre il
presidente della Camera il protagonista di un siparietto sorprendente in
Transatlantico. Dice, infatti, Bertinotti incontrando gli azzurri Fabrizio
Cicchitto e Antonio Leone: "Fantastico", "eccezionale",
un gran colpo di teatro", "l'alfa e l'omega della Seconda
Repubblica", un politico che "decide le regole del gioco, mentre
gli altri le seguono". Chi è il politico? Berlusconi. Ma,
tornando alle riforme, a parte Sd, l'asse Pd-Pdl non va bene agli altri
potenziali inquilini della Cosa Rossa. E infatti il segretario del Pdci,
Oliviero Diliberto, dopo essersi visto respingere la proposta di inserire la
falce e il martello nel simbolo del futuribile partito, ieri metteva in
guardia Veltroni dal trattare con Berlusconi. "E' una trappola per far
cadere Prodi", diceva. Mentre il verde Bonelli definiva quell'embrione
di dialogo secondo il più classico degli schemi: "Un
inciucio". E se si considera che il socialista Angius rilascia
dichiarazioni di fuoco sulle mire egemoniche del Pd, si capisce perché
Veltroni pare intenzionato ad evitare che al tema della legge
elettorale venga dedicato un vertice di maggioranza.
Prodi? Dissente. a. can. - -->. Legge elettorale, proposte a confronto
(sezione: Riforma elettorale)
(
da "Denaro, Il" del 21-11-2007) Commenti
politica Legge elettorale, proposte a confronto di Tommaso Nannicini* Ora che si allontana lo
spettro delle elezioni anticipate e si avvicina quello del referendum, il dibattito sulla riforma elettorale
entra nel vivo. Il dilemma che minaccia di dividere il fronte degli
innovatori è: sistema maggioritario o proposta Vassallo?
Gli effetti delle due alternative dovrebbero essere valutati sia in un'ottica
macro (sistema partitico e governabilità) sia in un'ottica micro
(caratteristiche della classe politica). La proposta Vassallo ha il merito di
introdurre un obiettivo troppo spesso sottovalutato: evitare il formarsi di
"coalizioni pre-elettorali artificiose, prive di coesione
programmatica". È il problema che Giovanni Sartori pone da anni:
la stabilità (dei governi) si rivela dannosa se non è
accompagnata dall'effettività (del governare). Nella Seconda Repubblica,
tutte le maggioranze governative si sono rivelate eterogenee e inconcludenti.
Il sistema prevalentemente maggioritario (al 75 per cento) che abbiamo
sperimentato dal 1994 al 2001 non ha ridotto la frammentazione partitica.
Boeri e Galasso si chiedono se ciò non sia dipeso dal fatto che il
maggioritario era "diluito" (dal 25 per cento della quota
proporzionale). La frammentazione, tuttavia, era tale solo nella parte
maggioritaria e non in quella proporzionale (con sbarramento). Nell'ultima
legislatura del Mattarellum (2001-06), i deputati eletti nel proporzionale
appartenevano a cinque partiti, mentre i deputati eletti nel maggioritario
appartenevano a ben tredici. Le formazioni minori, grazie al loro potere di
ricatto ("se non mi dai qualche collegio sicuro, mi presento ovunque e
ti faccio perdere"), riuscivano a far eleggere
i loro esponenti proprio nei collegi uninominali. È vero che, in
un'ottica dinamica, si potrebbe pensare che, a forza di votare con il
maggioritario a turno unico (al 100 per cento), i partiti minori potrebbero
sparire a causa delle poche occasioni per contarsi. Ma in Italia, dove si
vota con il proporzionale a molti livelli (regionale, comunale) e i
regolamenti parlamentari permettono la formazione di piccoli gruppi non
presenti sulla scheda elettorale, le occasioni di
visibilità politica esisterebbero comunque. Solo il doppio turno
ridurrebbe il potere di ricatto dei partiti minori, ma proprio per questo la
probabilità che si faccia strada è quasi nulla. D'altro canto,
è vero che il Mattarellum ha consentito una competizione bipolare e la
scelta della maggioranza di governo da parte degli elettori. Mentre esiste il
rischio paventato da Boeri e Galasso che la proposta Vassallo aumenti il
potere d'interdizione dei partitini di centro, riducendo, però, il
potere di ricatto dei partitini alle estreme. Quella proposta, tuttavia,
è perfettamente compatibile con una competizione bipolare incentrata
su due grandi partiti a vocazione maggioritaria, che collaborino con le formazioni
minori senza snaturare il proprio programma di governo. Ma, affinché
ciò si realizzi, dovrebbero verificarsi condizioni non così
scontate nel contesto italiano, come un accordo esplicito tra le forze
maggiori. In Spagna, ad esempio, il partito socialista ha già
dichiarato ufficialmente che, se dovesse prendere anche un solo voto in meno
del suo diretto antagonista , lo lascerebbe governare, anche qualora il
partito popolare non raggiungesse il 50 per cento e fosse realizzabile una
coalizione alternativa formata dal Psoe e dai partiti minori (comunisti,
nazionalisti). Un'altra peculiarità italiana che, sposandosi con la
riforma Vassallo, rischia di aumentare a dismisura il potere dei partitini di
centro è l'invadenza della politica in molti settori economici e
sociali. L'Italia è ancora piena di "partiti degli
assessori" che si auto-riproducono grazie al potere discrezionale del
ceto politico in molti campi. È chiaro che molti esponenti di questo
ceto periferico verrebbero attratti, come gli orsi dal miele, dal nuovo
potere d'interdizione delle piccole formazioni di centro. Diciamola
così: in un'ottica macro, il maggioritario a turno unico può
garantire il bipolarismo, ma non la governabilità. Il doppio turno
favorirebbe tutte e due le cose, ma non ha nessuna chance di essere adottato.
La proposta Vassallo si muove sul terreno delle scelte possibili: riduce la
frammentazione, ma non troppo (per schivare il fuoco dei veti incrociati);
favorisce la credibilità delle opzioni di governo, ma può
creare scricchiolii nel bipolarismo (soprattutto se non si sposerà con
un accordo tra i partiti maggiori e una riduzione dell'invadenza della
politica nella società). Quali sono invece gli effetti che possiamo
attenderci dalla riforma Vassallo (o da un ritorno al maggioritario) in
termini di selezione della classe politica? Un recente studio econometrico
sui deputati eletti con il Mattarellum mostra che gli eletti nella parte
maggioritaria danno prova di un maggiore impegno parlamentare rispetto ai
loro colleghi eletti con il proporzionale, secondo le misure disponibili di
produttività parlamentare: assenteismo alle votazioni elettroniche,
produzione legislativa. In termini di caratteristiche osservabili, inoltre,
il maggioritario favorisce chi ha avuto esperienze amministrative a livello
locale (56 per cento contro il 43 per cento nel proporzionale), mentre
sfavorisce le donne (9 contro il 24 per cento) e chi ha avuto incarichi
nazionali di partito (21 contro il 27 per cento). Il ritorno al
maggioritario, quindi, favorirebbe l'accountability politica e il controllo
degli elettori sugli eletti, ma potrebbe avere effetti collaterali
sull'eguaglianza di genere. La proposta Vassallo, dal canto suo, sarebbe
associata a una minore accountability rispetto al maggioritario, pur rappresentando
un miglioramento rispetto all'attuale legge elettorale con (lunghe) liste bloccate. Anche se il ruolo
delle liste bloccate nella proposta Vassallo restasse esiguo (al momento,
sarebbero rilevanti solo per quei partiti che ottengono più del 50 per
cento dei voti in una circoscrizione), gli incentivi individuali verrebbero
ridotti dal fatto che gli sconfitti nei collegi uninominali che vengono
ripescati perdono comunque il contatto con l'elettorato e, in prima battuta,
hanno pochi stimoli a impegnarsi sapendo di essere eletti in ogni caso. Per
esempio, i dati sul Senato eletto con il Mattarellum ci dicono che i
"ripescati" mostravano un tasso di assenteismo parlamentare del 49
per cento contro il 35 per cento dei vincitori nei collegi uninominali.
È probabile, tuttavia, che il vero effetto della legge
elettorale sulla qualità e l'impegno della
classe politica dipenda dal grado di concorrenza che si crea in contesti
diversi. Anche con il maggioritario, se la distribuzione ideologica dei
votanti tra aree del paese rendesse tutti i collegi "sicuri" in
favore di una parte politica o dell'altra, gli incentivi a selezionare i
candidati migliori o agire nell'interesse degli elettori sarebbero comunque
tenui. Certo, con le liste bloccate decise dalle segreterie dei partiti gli
incentivi sono pressoché nulli. Ma se la proposta Vassallo si conciliasse con
le primarie per ogni singola candidatura, alcuni elementi di apertura
potrebbero essere recuperati. L'importante è trovare modi efficaci per
aumentare la contestabilità di tutte le cariche elettive. Solo
così si potranno rimuovere i due effetti perversi della scarsa
concorrenza politica: la "solitocrazia" (il basso tasso di ricambio
della classe dirigente) e la "gerontocrazia" (la difficoltà
delle giovani generazioni nel raggiungere posizioni di
responsabilità). (Il testo è tratto dal sito www.lavoce.info)
*docente di Economia all'Università Carlos III di Madrid 21-11-2007. Maroni: Lega arbitro del dialogo sulla legge
elettorale (sezione: Riforma
elettorale)
(
da "Padania, La" del 21-11-2007) Il capogruppo dei
deputati leghisti a colloquio con il presidente di An: "Fini apprezza e
considera molto utile l azione di Bossi sulla legge elettorale e il Patto di Gemonio" Maroni: Lega
arbitro del dialogo sulla legge elettorale
Fabrizio Carcano La Lega? "L'azione di Umberto Bossi è stata
apprezzata anche da Fini ed è considerata molto utile. Ancora un volta l azione di Bossi riveste un ruolo determinante
per farci ottenere un risultato importante, ovvero una legge elettorale che eviti il referendum". La partita sulla
riforma della legge elettorale, bloccata da mesi, sembra essersi riaperta e la Lega Nord,
come sempre, è pronta a recitare un ruolo da protagonista, come
ha spiegato lunedì la segreteria politica, Umberto Bossi, impegnato
nella veste di mediatore e di garante degli impegni assunti, e come ribadisce
anche Roberto Maroni, presidente dei deputati che, all indomani dell annuncio
di Silvio Berlusconi di voler accettare un confronto con la maggioranza di
centrosinistra sulla riforma elettorale, osserva:
"Bossi è favorevole alla trattativa tra Berlusconi e il Governo
purché si rispettino i punti del nostro accordo raggiunto a Gemonio, ovvero
un proporzionale con lo sbarramento simile a quello tedesco e l'indicazione
del candidato premier che avviene prima". L iter della trattativa sulla
riforma elettorale, quindi, riparte dall accordo
stipulato nei primi giorni di settembre a Gemonio, a casa del Senatur, alla presenza
dello stato maggiore leghista, di Berlusconi e di Gianfranco Fini che,
proprio ieri, ha ricordato l importanza di questo patto. "Nei prossimi
giorni solleciteremo Berlusconi a garantire il mantenimento degli impegni
presi con il patto di Gemonio, anche se mi pare che Berlusconi abbia
già dato garanzie da questo punto di vista. Ma - sottolinea Maroni -
prima che lui incontri Prodi o Veltroni, se e quando li incontrerà,
è utile che venga riconfermato quell'accordo di Gemonio. Anche per
utiizzare l occasione per cercare di rimettere insieme i pezzi della Casa
delle Libertà che sta andando o è andata un po' in frantumi in
questi ultimi tempi. Non certo per responsabilità della Lega
naturalmente". La Lega, anzi, in questo momento di tensione tra i vari
partiti della coalizione, sembra avere un ruolo di mediatore e di pungolo nel
proseguire sulla strada delle riforme. Un ruolo riconosciuto anche da Fini.
"E così. L'azione di Umberto Bossi è stata apprezzata
anche da Fini ed è considerata molto utile". Lunedì
Berlusconi, parlando di legge elettorale,
ha menzionato il proporzionale ma non gli altri due punti dell accordo di
Gemonio, l indicazione del premier e quella preventiva delle alleanze. Cosa
ne pensa? "Noi siamo tranquilli. E tranquillo Umberto Bossi, che ha
sentito al telefono Berlusconi, ed è tranquilla la Lega. Questi punti
sono scritti nel patto di Gemonio, li ha scritti Tremonti. E Berlusconi ha
riconfermato tutto a Bossi nelle ultime telefonate. E in ogni caso non penso
che Berlusconi abbia alcun interesse a lasciare fuori la Lega, perché in
qualunque caso, con qualunque legge elettorale, e la Lega ne ha passate tante di leggi
elettorali, non si può fermare la forza e il radicamento che la Lega
ha nei territori del Nord. Berlusconi non può pensare di fare a meno
della Lega perché senza di noi sa di perdere, ma non mi pare che sia nelle
sue intenzioni. Abbiamo un accordo e non vedo quali siano i problemi per non
mantenerlo e da parte di Berlusconi non vediamo nessun segnale in tal senso.
Ripeto, noi siamo tranquilli". Non sono tranquilli però gli altri
partiti della Cdl, soprattutto An, dopo l annuncio del varo del nuovo partito
di Berlusconi. No? "Mah... la vera novità non mi sembra l
annuncio di un nuovo partito a cui nessuno ha intenzione di aderire e che
dunque sarà solo Forza Italia che cambia nome. La vera novità,
quella più importante, è che dopo mesi in cui ha detto e
ripetuto di non voler avviare nessuna trattativa con il centrosinistra ora
Berlusconi dice mettiamoci ad un tavolo, discutiamo e facciamo una nuova legge elettorale . Questa
è la novità vera. E da questo punto di vista il richiamo che
Fini fa all'iniziativa di Bossi è importante". Una novità,
l apertura berlusconiana al confronto, accolta con piacere dalla Lega.
Giusto? "Sicuramente. Il fatto che Berlusconi abbia accettato un dialogo
sulle riforme realizza quello che noi avevamo sempre auspicato, Ribadisco,
Bossi è favorevole alla trattativa tra Berlusconi e il Governo, purché
si rispettino i punti del nostro accordo raggiunto a Gemonio".
Berlusconi intanto ha rilanciato: il Governo imploderà a breve,
probabilmente sul Welfare. "E quello che auspichiamo anche noi. Il
nostro obiettivo, ovviamente, resta quello di mandare a casa questo Governo.
Ma la maggioranza sembra tenere quindi, probabilmente, non si andrà al
voto fino al 2009 e allora che facciamo il prossimo anno? La guerriglia
oppure le riforme di cui il Paese ha bisogno?". Al Senato, però,
le divisioni non mancano e nemmeno gli scontenti, soprattutto nell area
moderata... "Personalmente eviterei di mettere il nostro destino, quello
della Lega e del Nord, ma anche quello della Cdl, nelle mani di senatori che,
senza offesa per nessuno, alla fine rappresentano solo sé stessi. Perché i
vari Bordon o Dini possono anche far cadere Prodi ma certamente non per
andare a votare: se lo fanno cadere lo fanno per fare un nuovo Governo, dove
magari siano dentro anche loro e dubito che un'operazione del genere possa
interessarci. Comunque mandare a casa Prodi è l'obiettivo di tutti, ma
se non ci si dovesse riuscire, visto che sono attaccati alle poltrone con
l'attack, allora cosa si fa? Se il Governo purtroppo non cade, e noi siamo
tutti impegnati a farlo cadere, ma se non cade e non si va a votare, e
pertanto fino al 2009 non si voterà, allora cosa facciamo da qui al
2009? Facciamo la guerriglia tutti i giorni, sapendo che tanto il Governo non
cade? O cerchiamo di fare cose utili, riforme importanti, come la legge elettorale e il Senato
federale? Noi siamo per questa seconda ipotesi e mi pare che a poco a poco
anche Berlusconi stia venendo su queste posizioni. Anche perché..."
Anche perché? "E bene ricordare che l azione di Governo è una
cosa distinta e separata dalla questione delle riforme. Sono due cose che non
c entrano. L azione del Governo viene sostenuta dalla maggioranza, solo dalla
maggioranza e punto. Il dialogo sulle riforme è un altra cosa e non
vuol dire affatto sostenere il Governo. Adesso, se questo Governo non dovesse
cadere, avremmo davanti 18 mesi di tempo, visto che non si voterebbe prima
del 2009, e allora penso sia più utile cercare di ottenere il massimo
possibile, ovvero il Senato Federale e la riforma della legge
elettorale". A proposito: per la riforma elettorale i tempi sono davvero stretti. Dicembre si
brucia per la Finanziaria e il referendum si
terrebbe in primavera. Dunque in mezzo ci sarebbero meno di tre mesi.
Basteranno? "Se non c è un accordo politico non bastano dieci
anni. Se c è l accordo politico con la maggioranza e con Berlusconi si
può fare la riforma in due settimane". [Data pubblicazione:
21/11/2007]. "Sì a riforme, no a grande
coalizione" (sezione: Riforma elettorale)
(
da "Stampaweb, La" del 21-11-2007) (11:14)
"Sì a riforme, no a grande coalizione" Romano Prodi + Pdl,
Fini-Berlusconi: è guerra + La campagna acquisti a danno degli alleati
MULTIMEDIA VIDEO Berlusconi lancia il Pdl e apre al dialogo AUDIO Berlusconi
presenta il nuovo partito AUDIO Il nuovo corso della politica di Berlusconi
Il premier: "Il Paese ha bisogno di riforme". E sul sistema elettorale non si sbilancia ROMA È durato quasi
un'ora il colloquio tra il presidente del Consiglio, Romano Prodi e il
segretario del Pd, Walter Veltroni a palazzo Chigi, presente anche il vice
Dario Franceschini. Veltroni è arrivato intorno alle 8 e ha lasciato
la sede del governo prima delle 9. Al centro dell'incontro le riforme, la legge elettorale e i contatti con
l'opposizione che il leader del Pd sta tenendo. Una riunione
"rapida" nella quale il segretario del Pd ha presentato il nuovo
simbolo del partito. Prodi racconta così l'incontro di stamani con
Walter Veltroni. "È venuto a presentarmi il simbolo del partito,
è stata una riunione rapida. Un simbolo molto bello, dove c'è
la scritta Pd sotto quella dell'Ulivo. Oggi lo presenterà in
pubblico". Lunedì prossimo incontro tra Fini e Veltroni Veltroni,
intanto continua il suo giro di consultazioni e lunedì 26 novembre
alle ore 16 incontrerà il leader di An, Gianfranco Fini. Proprio
dall'Ulivo arriva un monito. È quello del ministro della Famiglia Rosy
Bindi, proprio in vista dei suoi incontri con Berlusconi e il resto
dell'opposizione sulla riforma elettorale.
"Deve trovare prima l'accordo sulla legge elettorale con tutti gli alleati di centro sinistra, e, solo
dopo, trattare con tutto il centrodestra", affema il ministro sconfitto
da Veltroni nella corsa alla segreteria del Pd. "Non facciamo come
Berlusconi che cannibalizza il centro destra - dice Bindi - Se no lasceremmo
il sospetto di uno, o forse due patti segreti, o una legge elettorale che cannibalizza i partiti minori o il referendum, che significherebbe poi andare a votare comunque". Pdl:
"Se rimane in carica Prodi, dialogo solo su legge elettorale" Dall'opposizione arriva una precisazione: il Pdl
è pronto al dialogo con il Pd di Walter Veltroni per realizzare una
nuova legge elettorale ma ritiene "impensabili" altre riforme se il
governo Prodi resterà in carica, come dichiara il portavoce di Silvio
Berlusconi, Paolo Bonaiuti. "Questo nuovo partito, come è ovvio -
dice Bonaiuti - accetta un dialogo sulla legge elettorale: essendo una nuova formazione ritiene giusto,
inserendosi in una realtà nuova, di partecipare al dibattito sulla
riforma elettorale. E riconosce a Veltroni l'idea di
andare a discuterne". Ma "al di là" della riforma elettorale, "ogni dialogo sulle riforme - prosegue
Bonaiuti- non è però possibile, perchè non è
pensabile che un governo che in 18 mesi ha fallito tutto ed è
precipitato ai piu bassi livelli di fiducia nella storia della repubblica
italiana, d'improvviso si sveglia e dice: dopo esserci preso tutto,
discutiamo di riforme, perdiamo tempo e così portiamo avanti la
legislatura fino al 2011..". Riforma elettorale, Segni 'Un salto indietro di 20
anni' (sezione: Riforma
elettorale)
(
da "Voce d'Italia, La" del
21-11-2007) |