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Da La Stampa 24-1-2007 - La Consulta boccia la legge Pecorella

La Casa delle Libertà critica la sentenza

ROMA
La Corte costituzionale boccia la legge Pecorella e la Casa delle Libertà va all’attacco,criticando la clamorosa sentenza. I giudici della Consulta hanno dichiarato illegittimo l’articolo 1 della legge 20 febbraio 2006 numero 46 nella parte in cui esclude che il pubblico ministero possa proporre appello contro le sentenze di proscioglimento e dell’articolo 10 nella parte in cui prevede che sia dichiarato inammissibile l’appello proposto dal pm contro una sentenza di proscioglimento prima dell’entrata in vigore della suddetta.

La Corte costituzionale, informa una nota, nella camera di consiglio del 24 gennaio 2007, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1 della legge 20 febbraio 2006, numero 46 (modifiche al codice di procedura penale in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), la cosiddetta legge Pecorella, nella parte in cui esclude che il pubblico ministero possa proporre appello contro le sentenze di proscioglimento e dell’articolo 10, nella parte in cui prevede che sia dichiarato inammissibile l’appello proposto dal pm contro una sentenza di proscioglimento prima dell’entrata in vigore delle legge suddetta.

La Consulta ha dichiarato anche manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 576 del Codice di procedura penale e dell’articolo 10, commi 2 e 3, della legge numero 46 del 2006, in tema di appello della parte civile contro le sentenze di proscioglimento. La sentenza, si legge nel comunicato della Corte costituzionale, verrà depositata nei prossimi giorni.

Immediata la reazione dello stesso Pecorella.«Una sentenza grave, che colpisce alle radici il giusto processo», che apre le porte al «processo inquisitorio» e «crea grande disordini nei tribunali. La giustizia non aveva bisogno di questo colpo ulteriore», commenta Pecorella.

Secondo l’esponente di Forza Italia, la sentenza della Consulta è grave perchè «permette ad un Pm di continuare a perseguitare un cittadino benchè un tribunale lo abbia giudicato già innocente. Torneremo così ad avere dei processi in cui conterà più la carta scritta in grado di appello che non il contraddittorio orale».

Per Pecorella, «oltre tutto la Corte è andata contro precedenti decisioni in cui aveva riconosciuto che il Pm può non avere diritto di appellare anche laddove ce l’abbia imputato. Questa sentenza, peraltro, creerà grande disordine nei tribunali perchè non si capirà più quali processi sono definiti e quali invece torneranno ad essere celebrati in appello».

Immediata la reazione di Forza Italia. «Un colpo terribile alla vera giustizia. Un Pm può continuare a perseguitare un cittadino che un tribunale ha ritenuto innocente», dice il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, secondo il quale « siamo all’interno di una vera e propria cultura dell’inquisizione». «E ciò accade -osserva Bondi- perchè ormai la Corte Costituzionale è un organo politico dominato dalla sinistra. Succede perchè questa non è più una vera democrazia. Non esistono i pesi e i contrappesi. Tutte le istituzioni, nessuna esclusa, sono strumento della sinistra».

«Massimo rispetto per la Consulta, ma era una buona soluzione per evitare qualche situazione di eccessiva pervicacia giudiziaria», commenta Maurizio Paniz, deputato di Fi e membro della commissione Giustizia della Camera.«La sentenza della Consulta sulla sacrosanta legge dell’inappellabilità, è una grave ferita ai diritti dei cittadini. Un ritorno al passato che odora di difesa corporativa e che lede lo stato di diritto. Gli italiani sono nuovamente indifesi, in balia di ogni persecuzione giudiziaria. L’Italia perde un altro tassello di civiltà giuridica», afferma invece Isabella Bertolini di Forza Italia.

Anche Alleanza Nazionale reagisce.«Apprendo con grande sorpresa della decisione della Consulta. Sono proprio curioso di conoscere ora le motivazioni con le quali il giudice delle leggi ha colpito la cosiddetta ’legge Pecorellà. Sarà certamente colpa mia, ma per quanto mi sforzi di comprendere, non so come sia giustificabile tale importante decisione di fronte alla quale non si può far altro che prenderne atto», dichiara Giuseppe Consolo, capogruppo di An in Commissione Giustizia alla Camera.

Per le toghe, invece, nessuna sorpresa. «Era una pronuncia che avevamo messo in preventivo al momento in cui la legge è stata varata»,dice il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Gennaro. Il presidente dell’Anm sottolinea che la magistratura aveva già combattuto per dimostrare l’inefficacia della norma. «Come i dati dimostrano -ha concluso Gennaro- non eravamo in errore».

Una decisione «giusta e in qualche modo aspettata», incalza il togato di Unicost al Csm Fabio Roia, che ha espresso soddisfazione soprattutto per la decisione della Consulta di dichiarare illegittimo l’art. 1 della legge nella parte in cui esclude che il pm posso proporre appello contro le sentenze di proscioglimento. «È una decisione -ha sottolineato Roia- giusta dal punto di vista processuale. Il pm è un organo imparziale e questa sentenza è senz’altro positiva perchè ristabilisce il giusto equilibrio processuale».

Per Magistratura Democratica, dopo la legge Pecorella tocca alla Cirielli. «Siamo soddisfatti perchè la legge Pecorella aveva limitato l’appello del pm nell’ambito di un quadro non razionale. Inoltre questa era una legge tra le tante ad personam emanate nella scorsa legislatura», dice all’ADNKRONOS il segretario generale di Magistratura democratica, Ignazio Juan Patrone, che pur esprimendo soddisfazione per la pronuncia della Consulta si dice «amareggiato perchè queste leggi, come altre della passata legislatura hanno svolto egregiamente il loro compito per i processi per cui erano state pensate. Ora -conclude Patrone- speriamo che il legislatore prenda il coraggio a due mani e voglia immediatamente abrogare la legge ex Cirielli che sta arrecando gravi danni al sistema penale».

Di bocciatura prevedibie parla anche la Margherita. «La decisione della Corte Costituzionale, in cui la Consulta ha bocciato la legge »Pecorella«, era prevedibile perchè vi era nell’impianto della legge un palese contrasto con l’art. 24 della Costituzione in cui è sancita l’obbligatorietà dell’azione penale e la tutela delle parti offese del reato», dichiara in una nota Lanfranco Tenaglia, responsabile Giustizia della Margherita. «L’Ulivo, nella precedente legislatura, in sede di lavori parlamentari, aveva evidenziato questi aspetti minimamente tenuti in considerazione dal governo Berlusconi -aggiunge- Ora si tratta di intervenire con sollecitudine per riparare il guasto causato dalla legge »Pecorella« e intervenire sulle altre leggi ad personam, prima fra tutti la ex-Cirielli e la legge sul falso di bilancio».

Dello stesso parere è L’Italia dei Valori. «La sentenza della Corte Costituzionale che dichiara l’illegittimità della legge Pecorella che, guarda caso, è proprio una delle leggi vergogna di cui Italia dei Valori chiede l’abrogazione nel progetto di legge di riforma del processo penale che oggi abbiamo illustrato durante la conferenza stampa, rappresenta, a nostro avviso, un’altra grande occasione persa dalla politica per riaffermare il proprio primato», dichiarano Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera e Federico Palomba, responsabile Giustizia.

«La politica si lamenta continuamente di una Magistratura che invade spazi che non le sono propri, ma poi, alla prova dei fatti, chi manca sempre all’appello è e solo la politica che, soprattutto in materia di Giustizia, ricorda tanto la figura del signor »Tentenna -aggiungono- È evidente che le intese bipartisan hanno senso e sono una buona cosa quando riguardano le grandi riforme fatte nell’interesse del Paese ma quando si tratta di togliere di mezzo leggi palesemente indecenti, non ci sono larghe intese che tengano. A questo punto chiediamo, con rinnovato vigore, che le altre leggi vergogna di cui si chiede l’abrogazione nella proposta presentata oggi da Italia dei Valori, siano rapidamente approvate, a meno che non si vogliano aspettare altrettante sentenze della Corte Costituzionale?«.

Nessuna sorpresa anche da parte dell’ex magistrato Felice Casson,ora senatore dell’Ulivo. «Non è una sorpresa la pronuncia della Consulta sull’inappellabilità. Era una decisione che ci aspettavamo, talmente palesi erano i profili di illegittimità costituzionale di alcune norme della legge Pecorella», dichiara Casson. «Ora si tratta di aspettare il deposito della motivazione della sentenza per poter verificare completamente quali parti siano rimaste in vigore e quali parti debbano ancora essere modificate con le iniziative di legge pendenti in Parlamento», osserva Casson.

«In attesa delle motivazioni della sentenza dobbiamo dire che avevamo ragione noi nel rilevare in sede parlamentare l’incostituzionalità della legge Pecorella sull’inoppugnabilità da parte del solo pubblico ministero delle sentenze di proscioglimento», dice Pierluigi Mantini, esponente della Margherita in commissione Giustizia della Camera.

«È tuttavia evidente -ha continuato Mantini- che occorre ora una riflessione seria e costruttiva sulla revisione del sistema delle impugnazioni che in Italia sono troppe e contribuiscono a rendere troppo lungo il processo. La somma delle garanzie del rito inquisitorio con quelle tipiche del rito accusatorio costituisce un problema irrisolto che dovrà essere al centro dell’azione di riforma».