ARTICOLI DEL 7-2-2008
"Difendete i vostri
diritti ( da "Stampa, La" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
capo della squadra mobile di Asti, che parlerà della
sua esperienza in Kosovo e della lotta alle nuove mafie dell'Est. Le giornate
gestite dagli studenti si chiuderanno domani con un dibattito sulla
"Riforma della scuola", che reintroduce gli esami di riparazione a
settembre: fra gli ospiti anche Giovanna Pentenero,
Lombardi primi della
classe: ecco i più <secchioni> d'Italia pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
L'obiettivo? "Recuperare in matematica rispetto
alla media Ocse". E per riuscirci come farete? "Grazie ai progetti
a cui stiamo già lavorando e a quelli in collaborazione con la
Consulta speciale voluta dal ministro della pubblica Istruzione
Fioroni".
SSIS, niente accesso alle
graduatorie per gli studenti del IX ciclo: supplenti a tempo determinato ( da "Blogosfere" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
E il Ministro Fioroni si è giustificato
affermando che gli iscritti al IX° ciclo sapevano benissimo che non avrebbero
potuto accedere alle graduatorie. Verissimo! Peccato che da bravi Italiani
che conoscono l'Italia, gli specializzandi abbiano pensato: “
CAPUANO: LA NOSTRA FORMULA?
COMBATTERE IL DISAGIO E VALORIZZARE L'ECCELLENZA ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del
07-02-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
recepita anche dal ministro Fioroni e attuata su scala
nazionale. Il grande intuito della regione ha compreso come la scuola sia un
grande strumento di agitazione positivo del sociale. Anche a Castellammare,
dopo il terzo circolo anche l'istituto alberghiero ha aderito
all'attività, mentre i dodici capi di istituto locali hanno avviato un
confronto stabile su temi come il recupero,
Articoli
( da "Stampa, La" del
07-02-2008)
Argomenti: Scuola
CONFERENZA.TESTIMONIANZE IN OCCASIONE
DELLA COGESTIONE Dibattiti "Difendete i vostri diritti Il ricordo della tragedia
nella fabbrica torinese dove a dicembre morirono sette addetti Investigatori
e nuove mafie [FIRMA]CLAUDIA CANEGALLO ASTI "Il nostro è un Paese
che aveva cancellato gli operai, come se non ci fossimo. Eccoci invece, noi
esistiamo: ma per dimostralo dovevamo morire". La fabbrica che ti ruba
il tempo e la vita, i diritti conquistati e quelli negati, ma soprattutto il
ricordo della morte orrenda dei loro sette compagni di lavoro che non
potrà mai lasciarli. Parole, rabbia e un dignitoso dolore hanno attraversato
le loro testimonianze di ragazzi di neppure trent'anni, già costretti
a sembrare più vecchi nella loro "tuta blu". Ciro Argentino,
Luigi Gerardi e Mirco Puscedddu sono operai alla "Thyssen Krupp":
nello stabilimento di Torino la notte tra il 5 e 6 dicembre 2007 sette
lavoratori vennero investiti, e morirono nel giro di un mese, dalla fiammata
generata da una fuoriuscita di olio bollente. Ieri mattina al liceo
Scientifico "Vercelli" hanno partecipato alla conferenza che aveva
per tema la sicurezza sul lavoro organizzata nell'ambito della cogestione. A
parlarne, insieme al giornalista della "Stampa" Roberto Gonella,
c'erano anche Sergio Ardissone, responsabile dello Spresal, il gruppo di
tecnici Asl che si occupa di prevenzione infortuni nelle 10 mila aziende
astigiane, oltre a Claudio Caron, ex segretario della Camera del lavoro di
Asti, sottosegretario nel Governo D'Alema e fino a pochi mesi fa presidente
dell'Asp. I tre operai della "Thyssen" hanno speso buona parte
della loro testimonianza spiegando ai ragazzi cosa significa lavorare in
un'acciaieria che non si ferma mai, su un turno "6+2" (sei giorni
di lavoro e due a casa), sabati e domeniche compresi, alternando orari diurni
e notturni, senza contare gli straordinari. "La fabbrica diventa anche
un po' la tua famiglia - hanno spiegato - Soprattutto quando non hai
più il tempo di frequentare amici che vivono settimane e orari
normali". Per questo motivo la perdita dei sette compagni di lavoro si
trasforma ancora di più in una ferita difficile da curare. "Ho
dato il cambio all'ultimo degli operai che è morto - racconta uno dei
tre - Erano le 22 quando gli ho dato le consegne della giornata. Non l'ho
più rivisto. Potevo essere io al suo posto". Le facce attonite
degli studenti hanno accompagnato i racconti di quei momenti da incubo,
quando gli estintori usati per spegnere l'incendio sono risultati scarichi,
quando le manichette dell'acqua hanno rivelato falle e cattivo funzionamento.
"Gli incendi erano episodi a cui eravamo abituati - ha rivelato Ciro
Argentino, delegato Rsu Fiom - Ma la "Thyssen" da almeno due anni
non aveva più investito nella manutenzione degli impianti e nella
sicurezza". Se oggi il tema del lavoro è ancora molto lontano
dalla realtà in cui vivono gli studenti del "Vercelli",
l'augurio è che questa testimonianza serva a quanti, in un futuro, si
troveranno a gestire ambienti di lavoro. "Molti di voi andranno al
Politecnico - ha suggerito Gonella agli studenti - Ma difficilmente qualcuno
vi insegnerà qualcosa sulla prevenzione degli incidenti nelle
fabbriche o nei cantieri". "Le imprese in questo Paese non hanno
più doveri sociali - ha affermato Caron in un passaggio - e a voi dico
di affrontare i problemi e non chinare la testa: non mettete mai in
discussione la vostra integrità fisica". Ardissone ha
approfondito il fenomeno delle malattie professionali, sottolineando come pur
in presenza di una abbondante normativa, gli organici non siano sufficienti a
garantire i controlli necessari: "Ci hanno definiti "sceriffi della
salute" - ha affermato - e in effetti ci troviamo ad operare in una
sorta di Far West". Stimoli di riflessione sono venuti anche da altri
appuntamenti in programma nella prima giornata di Cogestione allo
scientifico. Un esempio è stato l'incontro su "Mondo
Ultrà", dove i relatori hanno spiegato i sistemi adottati dalle
forze di polizia per mantenere l'ordine pubblico. "Abbiamo scoperto che
gli stadi sono un banco di prova - ha spiegato Marco Barla, docente di
Educazione fisica - I metodi testati negli stadi sono spesso utilizzati anche
in altri contesti. Interessante anche il paragone con altri sistemi adottati
nei paesi anglosassoni, dove il fenomeno "ultras" è gestito
in maniera molto diversa". Il programma di Cogestione al
"Vercelli" prosegue con un calendario di conferenze, dibattiti e
concerti. Oggi è in programma una conferenza a cura dell'associazione
"Oremi" sui Medici senza frontiere, e in contemporanea i ragazzi
potranno assistere a un incontro con Antonio Evangelista, capo della squadra mobile di Asti, che parlerà della sua
esperienza in Kosovo e della lotta alle nuove mafie dell'Est. Le giornate
gestite dagli studenti si chiuderanno domani con un dibattito sulla
"Riforma della scuola", che reintroduce gli esami di riparazione a settembre:
fra gli ospiti anche Giovanna Pentenero, assessore regionale
all'Istruzione. E' infine previsto anche un intervento di Franco Testore,
primario del Day Hospital di Oncologia, che parlerà di "Musica a
40 anni dal '68". Proseguono, inoltre, i laboratori e i corsi: fra i più
curiosi, "Percussioni africane", "Boxe",
"clownterapia" e "Logica e statistica applicata al poker
sportivo". \.
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( da "Giornale.it, Il" del
07-02-2008)
Argomenti: Scuola
Lombardi primi della classe: ecco i
più "secchioni" d'Italia di Redazione - giovedì 07
febbraio 2008, 07:00 Le ragazze battono i colleghi nel campo della lettura e si
aggiudicano un testa a testa nelle altre materie che, nel resto d'Italia,
vengono dominate dai ragazzi. "Sono orgogliosa dei miei studenti - ha
commentato Anna Maria Dominici, direttore generale dell'Ufficio scolastico
della Lombardia - ma non mi accontento e guardo già avanti, verso le
prossime rilevazioni". L'obiettivo? "Recuperare
in matematica rispetto alla media Ocse". E per riuscirci come farete?
"Grazie ai progetti a cui stiamo già lavorando e a quelli in
collaborazione con la Consulta speciale voluta dal ministro della pubblica
Istruzione Fioroni".
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( da "Blogosfere" del
07-02-2008)
Argomenti: Scuola
Feb 08 7 SSIS, niente accesso alle
graduatorie per gli studenti del IX ciclo: supplenti a tempo determinato
Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 09:50 in Scuola Insegnati,
categoria a rischio. Roberta, studentessa della SSIS a Bologna (Scuola di
Specializzazione per l'Insegnamento Superiore) solleva il problema degli
iscritti all'ultimo ciclo, a cui è negato l'accesso alle graduatorie.
Lo fa in una lettera pubblicata da Blogosfere Politca e Società; la riprendiamo
anche qui. Il 1 Febbraio 2008 presso l'Università di Bologna, si
è tenuto uno tra i tanti incontri presieduti dall'ANIEF (Associazione
Nazionale degli Insegnanti ed Educatori in Formazione) che nelle ultime
settimane si stanno svolgendo nelle diverse sedi universitarie di tutta
Italia. L'ANIEF si sta infatti facendo carico dell'assurda situazione che
riguarda TUTTI gli iscritti al IX° ciclo SSIS che secondo quanto stabilito
dall'art. 24-bis. DdL AC 3324/2007, una volta ottenuta l'abilitazione all'insegnamento
non potranno accedere alle graduatorie permanenti, trasformate in graduatorie
ad esaurimento. In poche parole agli ultimi iscritti non verrà
garantito lo stesso diritto garantito ai loro colleghi del I, II, III…VIII
ciclo SSIS. Il paradosso sta nel fatto che avendo superato un test di
ammissione, a queste persone non viene garantito un posto di lavoro che
spetta loro di diritto perchè vincitori di un concorso pubblico. Dopo
aver frequentato corsi universitari per due anni, con frequenza obbligatoria,
nella maggior parte dei casi lavorando già nelle scuole in
qualità di supplenti (alcuni ormai da anni), pagando tasse
universitarie che complessivamente ammonteranno a circa 4.000 euro, e dopo
aver superato un esame di stato, ottenendo così l'abilitazione
all'insegnamento, questi futuri prof continueranno ad essere trattati a
livello contrattuale come supplenti a tempo determinato. è già
scandaloso che il sistema delle SSIS, pur essendo stato approvato dal 1990,
sia stato avviato solo nel 1999, ma quel che sbalordisce ancora di più
è il trattamento riservato agli “ultimi arrivati”. Quando l'ANIEF ha
presentato l'emendamento all'Art. 24-bis. DdL AC 3324/2007 per modificare la
normativa, si è sentita rivolgere la sentenza di INAMMISSIBILITA',
nonostante l'appoggio sottoscritto anche dai Direttori SSIS che hanno
approvato all'unanimità la mozione in cui si dichiara che “...il
mancato inserimento degli specializzandi del IX ciclo nelle graduatorie
ex-permanenti è costituzionalmente censurabile per eccesso di potere,
disparità di trattamento e ingiustizia manifesta, costituendo un grave
pericolo per il servizio pubblico separando la formazione dal reclutamento”. E il Ministro Fioroni si è giustificato
affermando che gli iscritti al IX° ciclo sapevano benissimo che non avrebbero
potuto accedere alle graduatorie. Verissimo! Peccato che da bravi Italiani
che conoscono l'Italia, gli specializzandi abbiano pensato: “Chissà
che non cada il Governo o non cambi qualche legge prima della fine del
ciclo...” E una volta inseriti nel “sistema” SSIS si sono resi conto
dell'incostituzionalità della loro posizione. Per non parlare
dell'assurdità dell'avviamento di un nuovo ciclo SSIS nel momento in
cui il Ministero aveva già provveduto a chiudere le graduatorie!
Perché far abilitare nuovi insegnanti se non possono essere inseriti nelle
graduatorie “per abilitati”? Forse per quei 4000 euro a biennio (moltiplicati
per il totale degli iscritti)? A sostenere la paradossale situazione di
questi specializzandi sembra esserci l'ANIEF, che sta raccogliendo firme per
l'approvazione di una norma che recepisca l'emendamento e per la pre-adesione
a un eventuale ricorso contro il Decreto Ministeriale (oltre a una possibile
manifestazione nazionale). Sembra infatti che, a livello sindacale, nessuno
sia particolarmente interessato a sostenere la campagna del IX° ciclo
SSIS…forse perché qualche migliaio di ipotetici neo-tesserati non fa poi
così gola?!.
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( da "Mattino, Il
(Circondario Sud2)" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola
Capuano: "La nostra formula?
Combattere il disagio e valorizzare l'eccellenza" CATIA DI NARDO
Castellammare. Dirigente dal 1979 del terzo circolo didattico, in via
Cicerone nel quartiere San Marco, è Rosario Capuano. Figura nota nel
panorama scolastico extracittadino, Capuano è promotore del progetto
Scuole Aperte già da tempo. "Siamo alla seconda annualità
di un progetto regionale - spiega il dirigente - a cui abbiamo aderito fin
dalla prima ora, quando l'assessore regionale Gabriele attivò questa
iniziativa. Una partecipazione quasi ovvia, visto che già facevamo
normalmente attività extrascolastica pomeridiana attraverso corsi di
informatica, con tre laboratori, e di lingua inglese, in un presidio
organizzato che ci ha consentito di diventare un polo di rilievo provinciale
dell'insegnamento". La formula del successo? "Il nostro obiettivo
è trasformare le attività extrascolastiche in attività
ordinarie. Queste attività hanno il compito di ampliare il curriculum
nascosto di giovani e adulti. La scuola del mattino ha i suoi tempi, le sue
funzioni, e noi la vogliamo integrare alla scuola del pomeriggio. Il
doposcuola, gli esercizi pomeridiani, dovranno far parte di questo progetto e
consentire di seguire l'intero processo di formazione dei ragazzi. A questo,
poi, si aggiungono anche i corsi di cucina, danza, palestra dolce e tante
altre attività aperte a tutti i partecipanti". I soggetti a
rischio come rispondono all'appello? "Disagio ed eccellenza sono al
centro delle nostre attività e, attraverso un percorso già
collaudato nell'anno di attività precedenti, abbiamo constatato un
recupero automatico di questi soggetti. Ma la scuola non si apre soltanto al
disagio infantile, ma anche a quello della coppia e delle famiglie con
problemi, senza perdere di vista la valorizzazione dell'eccellenza e
stabilizzando la normalità. Cerchiamo di fornire ai giovani ragazzi tutti
gli strumenti utili a sviluppare le loro propensioni". La scuola centro
di eccellenza? "L'iniziativa regionale dell'assessore Gabriele è
stata recepita anche dal ministro Fioroni e attuata su scala nazionale. Il grande intuito della regione ha
compreso come la scuola sia un grande strumento di agitazione positivo del
sociale. Anche a Castellammare, dopo il terzo circolo anche l'istituto
alberghiero ha aderito all'attività, mentre i dodici capi di istituto
locali hanno avviato un confronto stabile su temi come il recupero, la
sicurezza e la salvaguardia dell'ambiente".
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ARTICOLI DAL 6 AL’11
DICEMBRE 2007
Riforme,
famiglie e docenti inadeguati i tre malanni della scuola italiana EDERICO
ORLANDO RISPONDE Europa 6-12-2007
Intrappolato
dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola
( da "Arena, L'"
del 06-12-2007)
I tedeschi
secchioni : complimenti ( da "Alto Adige" del
06-12-2007)
Intrappolato
dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola
( da "Arena.it, L'"
del 06-12-2007)
No alla riforma
della scuola i sindacati scrivono al premier
( da "Repubblica, La"
del 07-12-2007)
LIGURIA/ISTRUZIONE:
REGIONE, IN 2 ANNI 36 MLN PER STUDENTI E FAMIGLIE
( da "Asca"
del 07-12-2007)
Quale
futuro per l'universitàe per la docenza in medicina
( da "Sicilia, La"
del 10-12-2007)
SARDEGNA:
PROSEGUE ESAME FINANZIARIA IN COMMISSIONE BILANCIO
( da "Asca"
del 10-12-2007)
Riforme, famiglie e docenti inadeguati i tre malanni
della scuola italiana EDERICO ORLANDO RISPONDE Europa 6-12-2007
Cara Europa, finalmente un
accenno dei giornali e delle tv alle questioni della scuola, che interessano
(o, meglio, dovrebbero interessare) milioni di famiglie.
Ho sentito che, da inchieste internazionali, siamo tra i paesi più
ignoranti del mondo, mentre Cina e India sfornano laureati di livello sempre
più alto. Ho sentito anche parlare di merito, ma dove è
possibile trovarne? MAURO SINISCALCHI, NAPOLI
Caro
Siniscalchi, l’inchiesta internazionale a cui lei si riferisce è
quella dell’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico,
e si chiama, in sigla, Pisa (Programme for international student assessment).
Essa fotografa la capacità di utilizzare le nozioni da parte dei
quindicenni nei 30 paesi dell’Ocse e in altri, in totale 57. La terza
edizione, 2006, è dedicata alle scienze. Le due precedenti la
matematica (2000) e la lingua nazionale (2003). Gli studenti italiani sono al
38° posto in matematica, al 33° in lingua madre e al 36° in scienze. Insomma,
non sanno risolvere i problemi e, molti, non sanno leggere e scrivere.
È l’ignoranza l’enorme macigno sulla strada della vita sociale, dello
sviluppo economico e della democrazia in Italia. La Stampa ha anticipato i
dati dell’inchiesta. Per le scienze – si dice – siamo ignoranti perché non
abbiamo i laboratori. Ma per la matematica e per la lingua italiana quali
laboratori sono necessari? Due, certamente, anche se non si chiamano
così: la preparazione dei professori e la severità (voti,
esami, sbarramenti) la cui mancanza autorizza gli studenti, com’è
ovvio alla loro età, a occuparsi di tutt’altro. Sui professori,
riporto dalla Stampa questa considerazione del ministro Fioroni: «Dobbiamo
rivedere il sistema dei master e dei corsi di aggiornamento.
Perché si è verificata una situazione simile a quella che Lutero
condannava a proposito delle indulgenze: è certo il lucro di chi vende
le indulgenze e non è affatto certa l’acquisizione del posto in
paradiso». Per gli studenti, la cosa migliore l’abbiamo sentita da docenti e
rettori delle università torinesi: siccome chi entra
all’università spesso non sa scrivere e non sa fare due conti, occorre
sottoporli a un esame d’ingresso in lingua italiana e in matematica. Se non
superi questa porta, non accedi alla strada che porta alla laurea e alla
professione.
È questione di mezzi e di merito. I mezzi si può cominciare a
rastrellarli eliminando una infinità di ciarpame per concentrare i
mezzi nella preparazione di insegnanti e studenti nelle materie di base: che
sono italiano, matematica, scienza, lingue, storia e filosofia. Per il
merito, è necessario bocciare, nonostante le famiglie, licenziare i
docenti inidonei, fare concorsi pubblici durissimi. Insomma una democrazia
governante e non una democrazia elemosinante voti di clientele. Sarà
la bandiera del neocentrismo laico (quello del rigore) auspicato da Ichino,
gemello del neocentrismo democristiano (quello della spesa pubblica)? Non
credo, sia perché il neocentrismo laico è un’ipotesi illuministica
(per non dire veteroazionista), sia perché la lotta all’ignoranza nazionale
dev’essere di tutta la politica e non di un partito.
Chissà se ci faranno un summit, o una verifica, magari a gennaio.
Articoli
( da "Arena, L'" del
06-12-2007)
ODISSEA. I genitori lo hanno ritirato dalla prima per
problemi con l'insegnante e non hanno potuto iscriverlo altrove Intrappolato
dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola
Non riesce ad andare a scuola per colpa...della scuola. È una trama ingarbugliata quella in cui
è rimasto "intrappolato" un bimbo veronese il quale, dopo
aver iniziato la prima elementare in una scuola di
provincia, vicino a casa sua, a metà anno scolastico è stato
ritirato dai genitori per gravi problemi sorti nel rapporto con l'insegnante
prevalente (sfociati anche in somatizzazioni con eritemi e attacchi asmatici)
ma non ha più potuto essere iscritto alla seconda classe di un'altra scuola, in città, perchè non risulta aver
finito la prima. "In realtà la prima classe era stata di fatto
completata, almeno per la legge", spiega l'avvocato di famiglia Bruno De
Paoli, "anche se il ritiro del bambino era avvenuto il 24 marzo. Per questo abbiamo chiesto alla scuola di
provincia un nulla osta per poter iscrivere il bimbo alla seconda classe in
città, in una scuola
privata e parificata. Ma anche questa
seconda scuola ha voluto a sua volta sottoporrlo a una specie di esame di
idoneità, per verificare le sue capacità. E questo
esame, com'era anche prevedibile, ha rivelato della lacune nella
preparazione. Ma nel frattempo è stato perso altro tempo prezioso per
il bambino, che più volte ha chiesto ai genitori perchè non
riusciva ad andare a scuola come tutti gli altri
suoi coetanei". L'istituto privato cittadino ha risposto ai genitori del
bimbo solo il 24 ottobre, ad anno scolastico ampiamente iniziato. Ma nel
frattempo mamma e papà hanno adottato una decisione drastica: cambiare
città e iscrivere il figlio a una scuola che
si trova in un'altra regione. Adesso il piccolo va a scuola
e ha recuperato tutte le lacune ma la famiglia s'è trovata costretta a
vivere il disagio del trasferimento in un altro ambiente. "Una
situazione assurda per tutti, per il bambino e per la sua famiglia",
ribadisce l'avvocato ricordando che non c'è nessuna norma che preveda
un esame di idoneità per l'ammissione a una classe elementare nel
passaggio da una scuola all'altra, "così
come non è comprensibile il motivo per cui la prima scuola
non ha concesso subito un nulla osta, o un documento adatto per facilitare
l'iscrizione del suo ex scolaro alla classe seconda dell'altro
istituto". Per inciso, all'Ufficio scolastico provinciale il bimbo
risultava regolarmente iscritto alla scuola privata
cittadina e risultava perciò incomprensibile il motivo per cui non
frequentava la seconda elementare. Per questo motivo i genitori hanno
rischiato anche una denuncia penale per non aver mandato il figlio a scuola, come prevede la legge. "Noi avremmo anche
voluto fargli rifare la prima", spiega la madre, "ma per legge, in
base a un regio decreto ancora vigente, essendo il bambino stato ritirato il
24 marzo, cioè dopo la data del 15 marzo entro la quale l'anno
scolastico in corso non sarebbe risultato valido, il piccolo risultava aver
frequentato la prima". "Ma poi abbiamo scoperto che non abbiamo
potuto iscriverlo alla seconda classe perchè...non aveva fatto la
prima. Cose da perdere la testa. So solo che in questa assurda storia di
burocrazia mio figlio si è sentito trattato come un deficiente, un
minorato, nonostante tutti i nostri sforzi per fargli capire che i problemi
erano dei grandi e non suoi. E alla fine abbiamo scelto la strada del
trasferimento in un'altra regione. Ma ha senso tutto questo?" E.C.
( da "Alto Adige" del
06-12-2007)
HÖllrigl e Kasslatter Mur I tedeschi
"secchioni": complimenti BOLZANO. La nuova edizione dell'indagine
"Pisa" sulle competenze scolastiche dei quindicenni in scienze,
matematica e lettura ha promosso gli studenti tedeschi e bocciato gli
italiani. L'intendente scolastico tedesco - Peter HÖllrigl - esprime la sua
soddisfazione per il risultato. Nota di merito arriva anche dall'assessora
Kasslatter Mur. Caustica la Cgil che si complimenta con gli studenti ma
ricorda che i giovani "premiati" non sono
quelli coinvolti dalla riforma
della scuola tedesca. BREVI SOVRINTENDENZA
Scatta l'iscrizione alle scuole medie La Sovrintendenza comunica che è
fissato al 31 gennaio, il termine entro il quale dovranno essere effettuate
le iscrizioni alle scuole secondarie di I grado (media), in lingua italiana,
per l'anno scolastico 2008/2009. Le domande vanno presentate in carta
semplice al dirigente dell'elementare frequentata, che provvederà a
trasmetterle al dirigente della scuola secondaria di
I grado di competenza. LA TESSMANN Biblioteche, forum per l'innovazione Lo
sviluppo di progetti per il futuro delle biblioteche è stato al centro
dell'incontro "Forum delle biblioteche" in collaborazione con la
Teßmann che ha celebrato i 25 anni.
( da "Arena.it, L'" del
06-12-2007)
ODISSEA. I genitori lo hanno ritirato dalla prima per
problemi con l'insegnante e non hanno potuto iscriverlo altrove Intrappolato
dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola
La famiglia si è trasferita in un'altra regione per fargli frequentare
un istituto senza perdere l'anno Non riesce ad andare a scuola per colpa...della scuola.
È una trama ingarbugliata quella in cui è rimasto
"intrappolato" un bimbo veronese il quale, dopo aver iniziato la
prima elementare in una scuola di provincia, vicino
a casa sua, a metà anno scolastico è stato ritirato dai
genitori per gravi problemi sorti nel rapporto con l'insegnante prevalente
(sfociati anche in somatizzazioni con eritemi e attacchi asmatici) ma non ha
più potuto essere iscritto alla seconda classe di un'altra scuola, in città, perchè non risulta aver
finito la prima. "In realtà la prima classe era stata di fatto completata,
almeno per la legge", spiega l'avvocato di famiglia Bruno De Paoli,
"anche se il ritiro del bambino era avvenuto il 24 marzo. Per questo abbiamo chiesto alla scuola di
provincia un nulla osta per poter iscrivere il bimbo alla seconda classe in città,
in una scuola
privata e parificata. Ma anche questa
seconda scuola ha voluto a sua volta sottoporrlo a una specie di esame di
idoneità, per verificare le sue capacità. E questo
esame, com'era anche prevedibile, ha rivelato della lacune nella preparazione.
Ma nel frattempo è stato perso altro tempo prezioso per il bambino,
che più volte ha chiesto ai genitori perchè non riusciva ad
andare a scuola come tutti gli altri suoi
coetanei". L'istituto privato cittadino ha risposto ai genitori del
bimbo solo il 24 ottobre, ad anno scolastico ampiamente iniziato. Ma nel
frattempo mamma e papà hanno adottato una decisione drastica: cambiare
città e iscrivere il figlio a una scuola che
si trova in un'altra regione. Adesso il piccolo va a scuola
e ha recuperato tutte le lacune ma la famiglia s'è trovata costretta a
vivere il disagio del trasferimento in un altro ambiente. "Una
situazione assurda per tutti, per il bambino e per la sua famiglia",
ribadisce l'avvocato ricordando che non c'è nessuna norma che preveda
un esame di idoneità per l'ammissione a una classe elementare nel
passaggio da una scuola all'altra, "così
come non è comprensibile il motivo per cui la prima scuola
non ha concesso subito un nulla osta, o un documento adatto per facilitare
l'iscrizione del suo ex scolaro alla classe seconda dell'altro
istituto". Per inciso, all'Ufficio scolastico provinciale il bimbo
risultava regolarmente iscritto alla scuola privata
cittadina e risultava perciò incomprensibile il motivo per cui non
frequentava la seconda elementare. Per questo motivo i genitori hanno
rischiato anche una denuncia penale per non aver mandato il figlio a scuola, come prevede la legge. "Noi avremmo anche
voluto fargli rifare la prima", spiega la madre, "ma per legge, in
base a un regio decreto ancora vigente, essendo il bambino stato ritirato il
24 marzo, cioè dopo la data del 15 marzo entro la quale l'anno
scolastico in corso non sarebbe risultato valido, il piccolo risultava aver
frequentato la prima". "Ma poi abbiamo scoperto che non abbiamo
potuto iscriverlo alla seconda classe perchè...non aveva fatto la
prima. Cose da perdere la testa. So solo che in questa assurda storia di
burocrazia mio figlio si è sentito trattato come un deficiente, un
minorato, nonostante tutti i nostri sforzi per fargli capire che i problemi
erano dei grandi e non suoi. E alla fine abbiamo scelto la strada del
trasferimento in un'altra regione. Ma ha senso tutto questo?" E.C.
.
( da "Repubblica, La" del
07-12-2007)
Pagina X - Bari Iniziative di
protesta in tutte le prefetture delle province pugliesi No alla riforma della scuola i sindacati scrivono al premier La Finanziaria non premia la scuola pubblica e i sindacati scrivono al prefetto Carlo Schilardi.
Ieri mattina i rappresentanti dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil del comparto
scuola, hanno presentato nelle 5 prefetture pugliesi, e anche
a Bari, una lettera di protesta contro il governo Prodi. "Il testo del
disegno di legge Finanziaria per il 2008 approvato dal Senato - hanno scritto
- lascia senza risposta le rivendicazioni sostenute con lo sciopero e la
manifestazione nazionale del 27 ottobre scorso". In particolare i
sindacati della scuole protestano perché all'interno della legge in
discussione al Parlamento non sono state inserite le risorse economiche per
il rinnovo dei contratti per gli anni 2008 e 2009 e per risolvere il problema
del precariato all'interno del settore dell'istruzione pubblica. "Nella
Finanziaria - si legge nella lettera - non sono previsti gli interventi
finanziari necessari per una scuola pubblica di
qualità. Continua invece la politica delle riduzioni degli organici
che determina ulteriori difficoltà per i lavoratori, non assicura la
necessaria qualità dell'offerta formativa ed il concreto esercizio del
diritto allo studio".
( da "Asca" del
07-12-2007)
(ASCA) - Genova, 7 dic - Ammontano a 13 milioni di
euro nel 2007 gli stanziamenti per il diritto allo studio universitario, cui
si aggiungono 5 milioni di euro per la residenzialita' degli studenti fuori
sede. Su questo fronte, il numero dei posti letto a disposizione, attualmente
e' di 624, con la prospettiva di passare a 910 nel 2008, per arrivare a 1207
nel 2010, quando saranno completati i lavori di ristrutturazione di due nuove
strutture: il Convento di San Nicola (65 posti letto) e l'ex Caserma
Garibaldi (176 posti letto). Per quanto riguarda il diritto allo studio
scolastico sono pari a 18.050.000 euro i finanziamenti regionali erogati alle
famiglie, ai Comuni e alle Province nel 2007. Tale stanziamento riguarda le
borse di studio per il merito scolastico, i contributi per le spese di
frequenza, mensa, trasporto, laboratorio e attivita' integrative, libri di
testo. Nel pacchetto sono compresi i trasferimenti alle scuole dell'infanzia
e alle istituzioni scolastiche autonome (ISA). Sono inoltre comprese le
risorse destinate all'integrazione di alunni diversamente abili, con un
ammontare pari a 6.700.000 euro. Sono questi i dati che il presidente della
Regione Claudio Burlando e il vicepresidente Massimiliano Costa hanno
illustrato questa mattina nel corso della conferenza stampa dopo la riunione
di giunta. ''Siamo al secondo anno dell'applicazione della legge regionale
sul diritto allo studio approvata l'anno scorso - ha dichiarato il
vicepresidente - e possiamo dire che l'impegno della Regione Liguria per
questa partita sta dando i suoi frutti, con un indice di soddisfazione delle
richieste di borse di studio scolastiche e universitarie che raggiunge il
100%''. Per quanto riguarda il diritto allo studio scolastico, rispetto al
2006 gli stanziamenti sono aumentati, passando dai 13 milioni di euro nel 2006 a 18.050.000 euro nel
2007. In
particolare, per il 2007 e' previsto un aumento da 1.000 a 1.200 euro
dell'importo complessivo dei contributi alle famiglie quale rimborso per le
spese di iscrizione, frequenza, libri di testo, mensa, trasporto. Tutte le
borse di studio vengono erogate sulla base del reddito familiare per un
ammontare massimo del 40% delle spese giustificate sostenute dalla famiglia.
A queste borse di studio si aggiungono quelle per il merito scolastico, che
per la prima volta in Liguria vengono assegnate agli studenti delle scuole
superiori che hanno ottenuto un risultato finale con media dei voti superiore
all'8. Anche questo contributo viene erogato sulla base del reddito ISEE.
''Si tratta - ha spiegato Costa - di un segnale importante che punta a
diffondere una cultura della meritocrazia e a
garantire a tutti gli studenti diligenti la possibilita' di aspirare ai piu'
alti gradi dell'istruzione''. res-rus/cam/rob (Asca).
( da "Sicilia, La" del
10-12-2007)
Incontro al policlinico Quale futuro per
l'università e per la docenza in medicina Rapporto tra formazione,
ricerca ed assistenza, ristrettezza di risorse e tagli
minacciati di "posti-letto", riforma delle
scuole di specializzazione mediche e del dottorato di ricerca, reclutamento
dei ricercatori e concorsi per associati e ordinari. Su tutti questi
argomenti, alcuni dei quali "scottanti" oltre che attuali, si
è soffermata l'attenta disamina del prof. Andrea Lenzi,
presidente del Consiglio universitario nazionale, intervenuto alla seduta
della Conferenza permanente dei presidenti dei corsi di laurea magistrali in
Medicina e chirurgia - di cui è anche il coordinatore nazionale - i
cui lavori si sono svolti a Catania, al Policlinico. Lenzi ha anche raccolto
- prima di intervenire - le numerose sollecitazioni provenienti dal rettore
Antonino Recca, dal preside della facoltà Nunzio Crimi e dal
presidente del cdl Gaetano Catania, interessati ad avere notizie di prima
mano sullo stato dei principali provvedimenti messi in cantiere dal Ministero
dell'Università e sull'iter delle riforme annunciate dallo stesso
Mussi, illustrando poi tutti questi punti ad una platea composta da una
quarantina di presidenti di cdl provenienti da ogni parte d'Italia e a una
cospicua rappresentanza di docenti catanesi. "In questo momento
l'università italiana - ha premesso il presidente del Cun, organo
consultivo del Ministero, eletto da docenti e personale degli atenei
italiani, di cui fa parte anche il ricercatore catanese della facoltà
di Agraria Attilio Toscano - sta subendo attacchi furiosi da diverse parti
sociali, come si può apprendere da tutti i mass media. Forse perché
è uno dei pochi soggetti istituzionali che sta provando a navigare,
pur a fatica, verso un nuovo modello di sviluppo. Non ci nascondiamo le
difficoltà, ma è pur vero che la politica, i politici in
generale, non ci hanno aiutato e non ci aiutano moltissimo". In ogni suo
passaggio, Lenzi ha rivendicato con orgoglio l'appartenenza alla
comunità universitaria e alla facoltà di Medicina in
particolare: "I nostri corsi di laurea - ha spiegato - si autovalutano
da tempo, per migliorare la qualità e il servizio agli studenti,
anticipando così anche le attività della futura agenzia di
valutazione istituita dal ministero. Per questo possiamo dire che le
facoltà mediche oggi sono all'avanguardia, e stanno compiendo passi
importanti in direzione dell'autonomia, dell'innovazione e della
sperimentazione nella didattica, ancor più di tante altre realtà
solitamente più celebrate". Il rettore Recca ha posto con forza
il problema dei nuovi fondi per il reclutamento di ricercatori: "In
molti casi - ha detto - rischiano di non poter essere utilizzati, a scapito
delle università che si sono dimostrate virtuose nel recente passato".
E si è detto perplesso sull'annuncio dato da Mussi relativamente allo
sblocco dei concorsi per ordinari ed associati: "Se si vuole fare in
fretta, occorre intanto applicare la vecchia legge Moratti, e successivamente
approvare un nuovo provvedimento". Su questo punto è intervenuto
anche l'onorevole Giuseppe Palumbo, membro della commissione Sanità
della Camera: "Siamo disponibili a promuovere un accordo parlamentare
per varare dei correttivi alla normativa attuale, approvandoli già in
sede legislativa. Altrimenti temo che per far partire i concorsi serviranno 4
o 5 anni". Recca, infine, ha auspicato una maggiore autonomia delle
università per quanto riguarda la gestione dei Policlinici, sia dal
Sistema sanitario nazionale, sia dalla politica, "dato che, per la loro
missione peculiare legata anche alla didattica e alla ricerca, non possono
essere considerati in nessun modo come normali aziende ospedaliere". Il
preside Crimi ha invece lamentato lo "scarso peso" in cui vengono
tenute le facoltà di Medicina in sede di valutazione per i
finanziamenti, a causa della ridotta quantità di studenti dovuta al
numero programmato: "Ci sono tanti altri fattori qualitativi che non
vengono tenuti in considerazione come dovrebbero dai criteri nazionali, ad
esempio il rapporto privilegiato tra studenti e docenti, la grande
attrattività che i nostri corsi riscuotono e l'altissimo numero di
allievi che giungono alla laurea". Lenzi ha quindi commentato la
proposta di nuovo regolamento per il reclutamento dei ricercatori avanzata da
Mussi, che intendeva rivoluzionare la normativa del precedente governo e
"sostanzialmente emendata sia dal Consiglio di Stato che dal Cun: era
troppo complessa, oserei dire 'barocca'. La riscrittura che abbiamo suggerito
mi sembra migliore, poiché normative troppo arzigogolate, seppur in nome
della trasparenza, sono difficilmente applicabili e creano anticorpi
all'interno del sistema, anche se per non perdere 20 milioni di euro
già stanziati Mussi sta facendo bandire concorsi con le vecchie
regole". Infine ha annunciato una bozza di decreto, da lui definita
"molto interessante" sulla riorganizzazione del dottorato di
ricerca, "perché non possiamo pensare che i dottorandi abbiano come
unico sbocco la carriera universitaria, ma devono potersi affermare, con la
loro alta professionalità, anche nel sistema delle imprese e della
pubblica amministrazione", e l'imminente varo della riforma
globale delle scuole di specializzazione, che contempla pure la
compatibilità tra percorso specialistico e dottorato: "Sia chiaro
però - ha precisato - che sulla gestione delle scuole non tollereremo
eventuali 'scippi' alle nostre facoltà da parte della Sanità,
specie se subdolamente consentiti da normative inserite in finanziaria".
( da "Asca" del
10-12-2007)
(ASCA) - Cagliari, 10 dic - Prosegue l'esame della
manovra finanziaria 2008 da parte della commissione Bilancio del Consiglio
regionale della Sardegna, convocata per domani mattina. I lavori andranno
avanti nei giorni successivi, di mattina e di pomeriggio. La commissione
Trasporti si riunira' invece mercoledi' mattina. All'ordine del giorno il
disegno di legge 204 sul governo del territorio. Per giovedi' in programma
l'audizione dell'assessore ai trasporti sulla concessione del servizio alla
Tirrenia. La commissione Agricoltura e' convocata domani, presso lo stagno di
Calich (Alghero) per un sopralluogo e per un incontro con la cooperativa
concessionaria. Sul problema dello smaltimento dei rifiuti audizione giovedi'
del rappresentante della societa' Certo. Le ''norme di riordino delle aree
industriali'' sono all'ordine del giorno della commissione Industria, che si
riunira' a partire da domani pomeriggio. Si iniziera' l'esame del testo
unificato di tre proposte di legge (Giagu, Sanciu, Pisano). Gli assessori
della pubblica istruzione e del lavoro sono stati invitati dalla commissione
Cultura che discutera' sul testo unificato della riforma
della scuola (istruzione e formazione professionale). Lavori previsti
dal mattino di mercoledi'. res-muz/mcc/lv (Asca).
Indagine shock tra gli studenti Il 70% ha
assistito a violenze (La Repubblica 10-12-2007)
Ricerca dell'Istituto di Pediatriatra sul bullismo: "Fenomeno in
crescita" Secondo il 26,6 per cento chi compie angherie è un tipo
in gamba
ROMA- Il fenomeno del bullismo nelle
scuole è in costante aumento nel nostro Paese. Se nel 2005 gli
adolescenti che dichiaravano di avere assistito a prepotenze erano il 65,8
per cento, oggi sono il 72. Questo è quanto emerge dall'indagine sulle
abitudini e gli stili di vita degli adolescenti condotta nel 2007 dalla
Società italiana di pediatria.
Realizzata su un campione nazionale di 1.200 studenti della scuole media
inferiori di età compresa fra i 12 e 14 anni, l'indagine indica che
hanno assistito a episodi di bullismo soprattutto i maschi (75,6 per cento) e
che il bullismo non è affatto una preprogativa maschile (59,2 per cento
degli intervistati sono maschi, il 69,1 femmine).
Il 70 per cento (pari al 62 dei maschi) giudica negativamente un bullo, ma il
26,6 per cento (il 32 per cento dei maschi), se non ha subìto
personalmente prepotenze, non ha nulla da eccepire sul suo comportamento.
In generale il bullo è considerato un tipo in gamba. Tanto che si
comporta così per essere ammirato dagli amici (82 per cento dei
maschi, 86 delle femmine), essere il leader del gruppo (77 per cento e 81),
essere attraente (68,8 per cento e 71,2), non rischiare di essere una vittima
(61 per cento). Solo secondo il 45 per cento degli intervistati il bullo
è colui che si diverte alle spalle di qualcuno.
Per il 79 per cento è giusto denunciare a un adulto gli atti di
bullismo, mentre secondo il 20,5 (26 per cento dei maschi) chi lo fa è
una spia. Tuttavia, se fossero loro a subire prepotenze, il 64 per cento (74
dei maschi) non lo riferirebbe nè a insegnanti nè ai genitori;
il 47,3 per cento (60,4 dei maschi) si difenderebbe da solo, il 10per cento
(5,4 dei maschi) informerebbe al massimo un amico e il 4,6 per cento (5,7 dei
maschi) subirebbe in silenzio le prepotenze se non dovessero essere
eccessive.
(10 dicembre 2007)
Private,
in Italia le peggiori d'Europa "Meglio studiare nella pubblica" di
SALVO INTRAVAIA (La Repubblica 11-12-2007)
Indagine
Ocse-Pisa boccia senza apello gli istituti non statali
Nella maggioranzadei Paesi, invece, il privato alza il livello medio
LA scuola privata
italiana è la peggiore d'Europa. Ma non solo. E' anche una delle
ultime al mondo. In Italia, sulle scuole non statali, da alcuni anni a questa
parte si confrontano due opposte idee (pro e contro il finanziamento
pubblico). I favorevoli ritengono che il ruolo (e il conseguente trasferimento
di fondi pubblici) delle scuole private sia indispensabile per fare crescere
l'intero sistema scolastico nazionale. I contrari pensano sostengono che il
trasferimento diretto di risorse pubbliche alle scuole non statali sia
incostituzionale. Ma intanto arriva l'impietoso giudizio dell'indagine
Ocse-Pisa (Programme for international student assessment) 2007, che boccia
gli istituti privati senza appello.
Il report internazionale sulle competenze dei quindicenni nelle cosiddette
literacy relative alla Lettura, alle competenze in Matematica e scientifiche
certifica, in Italia, la maggiore qualità del pubblico sul privato. In
poche parole, il pur deludente quadro emerso dalla comparazione
internazionale dei quindicenni italiani con i coetanei di altri 56 stati
sparsi nei 5 continenti, pubblicato appena una settimana fa, si accentua se
si prendono in considerazione i risultati delle sole scuole private.
L'Italia è uno dei pochi paesi occidentali e industrializzati dove gli
adolescenti della scuola pubblica risultano "più" attrezzati
dei compagni delle private. I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a
troppi dubbi. Degli oltre 21 mila quindicenni presi in considerazione nel
Belpaese il 4 per cento, al momento dell'indagine, era iscritto in istituti
privati. Il divario emerso nella literacy Matematica è pari a 11
punti: 462 per gli adolescenti delle scuole statali e 451 per i compagni
iscritti nelle classi delle scuole private. Distanza che diventa ancora
più imbarazzante se si prende in considerazione la literacy
scientifica: 476 contro 462. Solo in quella riguardante la Lettura
(comprensione e produzione di testi scritti) il divario è minimo
(appena 3 punti), pur sempre a favore degli studenti che affollano le scuole
pubbliche.
Ma è il confronto internazionale a fare emergere una realtà
ancora poco conosciuta e soprattutto, misurata. Tra le 48 nazioni di cui
l'Ocse ha pubblicato i risultati disaggregati (pubblico/privato), in
Matematica, l'Italia viene sopravanzata da nazioni come Uruguay e Israele che
nella classifica complessiva la seguono e precede di appena un punto il Cile.
Facendo sempre riferimento ai risultati dei soli alunni che frequentano le
scuole private il nostro paese si colloca fra gli ultimissimi posti anche per
le competenze in Lettura e nella literacy scientifica dove paesi come
l'Azerbaijan e la Giordania, a giudicare dai risultati dei propri alunni,
mostrano scuole private più competitive della blasonata Italia.
E se nella maggior parte dei paesi del mondo nel complesso le scuole private
innalzano la qualità dell'intero sistema scolastico lo stesso non
può dirsi per il nostro paese dove quel 4 per cento di studenti, sulle
conoscenze scientifiche ad esempio, contribuisce ad abbassare il livello
italiano già di per sé preoccupante. Solo a titolo di esempio, in
Germania gli studenti delle private ottengono in Matematica quasi 40 punti in
più dei compagni delle statali. Stesso discorso per il Regno Unito
dove il distacco passa addirittura a 75 punti o in Spagna: più 25
punti a favore degli alunni delle private.
(11 dicembre 2007)
Articoli dal 29 novembre al 5 dicembre 2007
CARRARA - GIOVANI TALENTI,
magnifiche eccellenze ( da
"Nazione, La (Massa - Carrara)" del 02-12-2007)
Superiori a caccia di nuovi
iscritti ( da "Nuova Venezia,
La" del 02-12-2007)
Ricerca e
sviluppo L'anomalia italiana ( da "Unita, L'" del
03-12-2007)
Precari e
finanziaria 2008 ( da "Blogosfere" del
03-12-2007)
La scuola a
passo di gambero ( da "Alto Adige" del
04-12-2007)
Il vero
problema è il dirigismo politico - bernhard rathmayr
( da "Alto Adige"
del 04-12-2007)
L'obiettivo
strategico? Nessuno deve essere lasciato indietro
( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 04-12-2007)
Il senso di
responsabilità visto da destra e da sinistra
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 04-12-2007)
L'Italia
delle eccellenze ( da "Sole 24 Ore, Il" del
04-12-2007)
Il senso di
responsabilità visto da destra e da sinistra
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 04-12-2007)
SABATO
SCORSO in Sala Zarri si è tenuta la presentazione del neonato Circolo
dell ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 04-12-2007)
Con lo
slogan "Per una scuola g-local"
( da "Gazzettino, Il
(Padova)" del 04-12-2007)
Montezemolo:
<L'assenteismo costa quasi un punto di Pil>
( da "Sole 24 Ore Online,
Il" del 04-12-2007)
L'INTERVISTA/1
( da "Mattino, Il
(Benevento)" del 04-12-2007)
SCUOLA/
GARDINI (FI): OCSE CI BOCCIA, ORA SCELTE CHIARE E URGENTI
( da "Virgilio Notizie"
del 04-12-2007)
Statali nel
mirino/ L'assenteismo costa quasi un punto di Pil. Montezemolo: maglia nera
all'Inpdap e alla Difesa pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del
04-12-2007)
Gardini:
''E Fioroni come risponde a bocciatura Ocse?''
( da "Redattore sociale"
del 04-12-2007)
Senza le
assenze diverse dalle ferie potremmo risparmiare quasi l'1% del pil
( da "Stampa, La"
del 05-12-2007)
Montezemolo
spara nel mucchio ( da "Unita, L'" del
05-12-2007)
Lintervento
( da "Italia Oggi"
del 05-12-2007)
Riconoscere
il merito per combattere le caste ( da "Sole 24 Ore, Il" del
05-12-2007)
Assessore
catechista nega il bonus agli immigrati Il partito e la Chiesa lo riprendono:
<Leso un diritto> ( da "Corriere del Veneto" del
05-12-2007)
Più
meritocrazia per riqualificare ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del
05-12-2007)
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera" del
05-12-2007)
<Statali
assenteisti ci costano più di 14 miliardi>
( da "Libero"
del 05-12-2007)
Montezemolo
attacca i fannulloni ( da "Tempo, Il" del
05-12-2007)
IL CASO
L'ASSESSORE PAITA: I SERVIZI FUNZIONANO E IL MUNICIPIO NON E' DESERTO 0
Comunali assenteisti, le bacchettate di Montezemolo
( da "Nazione, La (La
Spezia)" del 05-12-2007)
Articoli
CARRARA - GIOVANI
TALENTI, magnifiche eccellenze (sezione: Scuola)
( da "Nazione, La
(Massa - Carrara)" del
02-12-2007)
?
CARRARA ? "GIOVANI TALENTI, magnifiche eccellenze". I ragazzi
più bravi, gli studenti che si sono distinti per meriti particolari,
ma anche quelli le cui doti ancora non sono saltate fuori e che attendono
dalla scuola gli strumenti per dire la loro nella società". Tutti
i giovani sono stati protagonisti della Festa della Toscana che il nostro
consiglio comunale, coordinato dal presidente Luca Ragoni, ha celebrato ieri
mattina al Cinema Garibaldi di fronte a un folto pubblico di studenti. DOPO
L'INTERVENTO del sindaco Angelo Zubbani (di cui riferiamo nell'articolo di
sopra), e un singolare e brillante spot (così ha autodefinito il suo
intervento) del prefetto Carlo Striccoli, il quale ha voluto ricordare
l'importanza del genio che è in ognuno di noi, l'assessore alla Cultura Giovanna Bernardini, ricordando il valore di
questa manifestazione, in occasione dell'anniversario della soppressione
della pena di morte da parte del duca Leopoldo di Toscana, ha sottolineato
come non solo gli alunni premiati siano eccellenti, ma come ognuno di noi
abbia peculiarità e particolarità che lo rendono unico.
"Siamo tutti diversi, quindi tutti eccellenti" ha spiegato
Bernardini nel corso di una lunga prolusione in cui ha posto l'accento sui
più importanti valori che devono essere trasmessi ai giovani con
quello della vita, della solidarietà, del volontariato. Infine
è passata sul ruolo della scuola che deve proprio tirare fuori le
capacità di ogni alunno, favorire le condizioni "La politica deve
tornare a meritarsi i giovani: una giornata come questa che celebra le nuove
leve è un atto di grande responsabilità. E proprio per
celebrare i giovani è stata data oportunità a tre studenti
liceali di intevenire sul tema. Pertanto al loro debutto in pubblico Camilla
Pezzica, Stefano Pegoraro dello Scientifico e Chiara
Vatteroni del Classico hanno parlato di differenza fra meritocrazia e privilegio, di illuminismo e importanza della ragione, ma
anche dell'importanza dei sogni, e del compito della scuola che dovrebbe fare
in modo che ogni ragazzo coroni il proprio desiderio. Spesso invece proprio
fra i banchi i sogni si spengono. Infine i vicepresidentei del
consiglio comunale, Rigoletta Vincenti e Luciano Tonarelli hanno conferito un
attestato speciale a due soggetti svantaggiati che con la propria
attività letteraria hanno contribuito a tenere alto il nome della
città qui e altrove. Così la medaglia è andata al poeta
Stefano Mazzoni e alla scrittrice Silvia Tamberi, sui cui testi più di
una scuola imposta lezioni di italiano e di antologia. INFINE I VARI
consiglieri hano premiato gli studenti più eccellenti delle scuole
superiori, segnalati dai vari istituti: per l'Einaudi Azzurra Salerno e
Giuseppe Valerio, per lo scientifico Stefano Pegoratro e Camilla Pezzica, per
il Galilei Andrea Odifredi, Pietro Tognotti, Ulises Dvid Gomara, per
l'Artistico Tania Maffei, Federica Ricci, Maria Chiara Tosi, per il classico
Davide Amendola, Valdo Berretti, Chiara Vatteroni, per la scuola comunale di
Musica Michele Bianchi e Gaia Fantoni, per i giovani espositori all'Accademia
di Belle arti Marta Cadonici, Sandro Del Pistoia, Chiara Parodi, Francesco
Ricci, Michele Tajariol, Francesca Toti. Infine le tesi di laurea sui vari
aspetti della città che dal 2000 hanno ricevuto il premio del concorso
"Tesi per Carrara": Barbara Micheli, Supremo Zuccherini, Claudia
Giannotti, Cristina Giromella, Marcello Nesti, Ilaria Tusini, Lucia Brizzi,
Chiara Nostrato, Cristina Andrei, Marco Beccaria, Monica Catalucci, Luca
Evangelisti, David Merli, Elisa Sordelli, Davide Lambruschi, Matteo Lucchesi,
Andrea Vatteroni, Barbara Violi, Stefano Maltese, Francesca Rozzi, Maria
Giovanna Vivoli. Cristina Lorenzi - -->.
Superiori a caccia di nuovi iscritti ( da "Nuova Venezia, La" del
02-12-2007)
ALL'EX
PLIP DI CARPENEDO Superiori a caccia di nuovi iscritti Istituti in vetrina
per incontrare gli alunni di terza media e le famiglie Una vetrina delle
scuole superiori all'ex Plip di via San Donà, per orientare gli
studenti di terza media. Ieri mattina si è tenuta a Carpenedo la
seconda edizione di "Tutti a scuola!",
promossa dal Forum delle scuole superiori e dal Centro formazione
professionale di Venezia e Mestre nell'ambito del progetto "Orienta in
rete Venezia e Terraferma", un network di 27 scuole, sostenuto da fondi
regionali. I tanti istituti superiori del territorio hanno promosso le loro
attività con numerosi e colorati stand, in cui professori ed in alcuni
casi studenti, presentavano i corsi, non solo dispensando consigli e
brochure, ma anche mostrando accattivanti presentazioni multimediali sui
monitor di computer portatili. Molti i ragazzini delle medie ed i genitori,
che hanno preso parte all'iniziativa ma non c'è stata l'invasione, che
ci si sarebbe potuto aspettare, visto l'importanza dell'appuntamento con la
scelta della scuola superiore. Si tratta di un
momento, che oggi, a differenza di quanto succedeva sino a qualche anno fa,
interessa la totalità degli studenti di terza media, visto che
l'obbligo scolastico oggi si estende sino ai 16 anni. Forse l'iniziativa non
è stata sufficientemente pubblicizzata? "Veramente
- spiega il coordinatore di "Tutti a scuola"
Domenico Ticozzi, che è anche preside dell'istituto tecnico Zuccante -
sono state inviate lettere a tutte le scuole medie. Forse abbiamo pagato lo
scotto dei problemi di traffico. Infatti, a causa dei cantieri del tram, non
è facile arrivare sino al centro espositivo". Un genitore,
che ha guardato con attenzione tutti gli stand, dialogando con gli insegnanti
e prendendosi un pacco di materiale, alla fine ha detto: "Ho avuto
l'impressione che ci sia la guerra tra scuole sino all'ultimo studente.
Insomma più che cercare di indirizzare i ragazzi verso la scuola più adatta a loro ho avuto l'impressione che
ci sia il tentativo di convincere più ragazzi possibili che il proprio
istituto è il migliore per i preadolescenti". Abbiamo girato
l'osservazione ad un'insegnante del tecnico Zuccante, che ha commentato:
"Non credo che sarebbe l'atteggiamento giusto quello di cercare di
attrarre indiscriminatamente più alunni possibili. Un ragazzo che fa
la scelta più appropriata poi vivrà meglio la scuola superiore". Due studentesse della scuola media di Favaro hanno dimostrato di avere le idee
chiare: "Abbiamo scelto ci iscriveremo all'indirizzo pedagogico del
liceo sperimentale Stefanini". Conoscete bene il piano di studi?
"Sì, abbiamo avuto degli incontri informativi a scuola". Ieri, inoltre, sempre all'ex Plip c'è
stato anche un incontro sul tema: "L'obbligo di istruzione nella riforma della Scuole superiori", con l'assessore
comunale alle Politiche educative, Annamaria Giannuzzi Miraglia. (Michele
Bugliari).
Ricerca e sviluppo L'anomalia
italiana
(sezione: Scuola)
( da "Unita, L'" del
03-12-2007)
Stai consultando l'edizione del A FORLÌ Il
convegno sulla comunicazione della scienza Ricerca e sviluppo L'anomalia
italiana di Cristiana Pulcinelli Il mondo si trova ad una svolta epocale per
quello che riguarda la scienza. Gli investimenti per la ricerca non sono mai
stati così alti: nel 2007 hanno superato i 1.100 miliardi di dollari.
Il che vuol dire che il mondo investe in ricerca e sviluppo il 2,1% della
ricchezza che produce. È un processo che riguarda tutti, ma alcuni
paesi più di altri. Ad esempio, l'Europa, che per 400 anni è
stata il cuore della scienza, oggi investe meno della media del mondo:
l'1,9%. Mentre l'Asia si situa al primo posto. La Corea del sud, ad esempio,
che ha un Pil più basso del 40% rispetto al nostro, investe in termini
assoluti quanto l'Italia e la Spagna messe insieme. In questo quadro di luci
e ombre, ma che prospetta un futuro in cui la ricerca diventa multipolare,
l'Italia sembra non essere toccata da questo vento e andare in una direzione
opposta: l'investimento è solo dell'1,1% del Pil. Non investiamo in
ricerca e i risultati sono drammatici: cala il reddito pro capite, il numero
degli occupati, peggiora la nostra efficienza energetica (e, quindi,
inquiniamo anche di più). I dati sono emersi dal convegno sulla
comunicazione della scienza, organizzato dal gruppo per l'Innovazione nella
comunicazione della scienza (Ics) della Sissa di Trieste e dall'associazione
Nuova civiltà delle macchine. Quali sono i mali italiani che ci
impediscono di entrare a far parte di questa corrente che investe il resto
del mondo? Nel corso del convegno ne sono stati analizzati alcuni. Il primo,
ad esempio, è la mancanza di una ricerca privata nel nostro paese: nel
mondo si è passati da un tempo in cui per ogni due dollari investiti
dal pubblico nella ricerca corrispondeva un dollaro investito dai privati ad
un tempo in cui il rapporto si è invertito. Unica eccezione l'Italia,
dove gli investimenti privati sono diminuiti. Il secondo è l'imposizione
all'organizzazione della scienza di paradigmi estranei alla scienza stessa,
ad esempio la burocratizzazione. E ancora, la mancanza di una discussione tra
ricercatori e cittadini: un fenomeno che genera due atteggiamenti opposti, da
un lato la paura della scienza, dall'altro la fiducia cieca nei suoi
risultati che non possono venir messi in discussone. Inoltre, ci sono mali
antichi: ad esempio, una ricerca che non è basata
su principi di meritocrazia e che è troppo condizionata dalla politica, o ancora una
classe dirigente culturalmente lontana dalla scienza. A tutto ciò si
aggiunga il fatto che ai nostri ricercatori spesso manca quello che gli
anglosassoni chiamano "positive attitude and thinking" e che
potrebbe essere sintetizzato nell'espressione "credere in quello che si
fa", e il quadro si fa fosco. Per fortuna, è emerso dal
convegno, nel nostro paese fioriscono anche tante piccole iniziative che
cercano di avvicinare la gente alla scienza e che potrebbero avere un ruolo
importante nel ribaltare la nostra vocazione al declino.
( da "Blogosfere" del
03-12-2007)
Dic 07 2 Precari e finanziaria 2008 Pubblicato da
Franca Corradini alle 23:45 in Scuola&Società riceviamo , e
pubblichiamo, da parte dei docenti delle associazioni CIPNA (Comitato
Insegnanti Precari Non Abilitati Forum PrecariSalerno Forum Precariscuola Blog PrecariaMente La Finanziaria è stata
emendata dalla VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati in modo
positivo nella parte che riguarda la scuola: sono
state recepite le osservazioni dei docenti precari contro la ricollocazione
del personale senza titolo di studio, l'eliminazione della deroga al numero
complessivo di insegnanti di specializzati di sostegno in presenza di
handicap grave e certificato e quelle per l'aumento dell'organico di diritto
sul sostegno. Altre questioni sono però rimaste irrisolte: 1)
Cancellazione dei docenti a tempo indeterminato dalle Graduatorie ad Esaurimento.
Le attuali graduatorie sono piene di docenti di ruolo che usano le GaE come
canale per la mobilità snaturando la funzione delle graduatorie che
dovrebbero servire esclusivamente per stabilizzare i docenti precari.
Oltretutto il 50% dei posti vacanti è già assegnato ai docenti
di ruolo come quota per la mobilità. Con la cancellazione dei docenti
di ruolo dalle GaE si avrebbe la certezza che tutte le future assunzioni
saranno destinate a docenti effettivamente precari; oltretutto le graduatorie
sarebbero molto più gestibili visto che verrebbe ridotto il numero di
iscritti. 2) Scioglimento immediato della riserva per i docenti abilitati
Dm85 I docenti che si sono abilitati con i corsi attivati con il DM 85 non
hanno ancora potuto sciogliere la riserva, quindi non hanno potuto accedere
alle recenti 50000 immissioni in ruolo ed alle supplenze annuali. Sono
necessari quindi i seguenti provvedimenti: - Ruolo: nomina giuridica dal 1°
settembre 2007 per chi si fosse già abilitato e fosse collocato in posizione
utile per il ruolo; - Data fine corsi: tassativamente entro 31/12/2007
incluso esame di Stato, con sanzioni per chi non rispetti tale scadenza; -
Scioglimento della riserva: immediato per tutti coloro che abbiano già
conseguito l'abilitazione e contestuale al conseguimento dell'abilitazione
per tutti coloro i cui corsi debbano ancora terminare, in modo tale da poter
concorrere almeno alle rimanenti supplenze brevi da assegnare nel corrente
A.S. 2007-08; - Corsi non ancora attivati: Il MPi proceda con immediatezza a
fornire alla SSIS Lazio gli elenchi degli aventi diritto, secondo quanto
stabilito dalla nota prot. AOODGPER 22100 del 20 novembre 2007,
affinchè tali corsi possano trovare attuazione nei tempi previsti
dalla Convezione stipulata in data 16 novembre 2007 dal Dott. Masia (MiUR),
Dott. Fiori (MPI) e Prof. Guattari (SSIS Lazio). Con l'auspicio che,
stavolta, i Ministeri competenti sappiano muoversi nel rispetto dei tempi
concordati e sottoscritti e nell'assoluta certezza che il Prof. Guattari saprà
dimostrare la medesima perizia, scrupolosità ed attenzione già
dimostrata con l'attivazione dei percorsi "ordinari" del DM 85/05
gestiti dalla struttura da lui dirette (SSIS Lazio), una delle poche a far
partire e terminare i corsi nei tempi previsti dal DM 85/05. 3) Un maggiore
impegno contro i tagli agli organici e a favore di una scuola
pubblica di qualità Una scuola che sia
veramente di qualità non può prescindere da organici e finanziamenti adeguati: la finanziaria prevede il taglio
di 33000 cattedre in 3 anni, con conseguenze drammatiche per il diritto allo
studio e la qualità della didattica. L' attuale governo non considera
la scuola pubblica gratuita ed aperta a tutti come una risorsa vitale
per lo sviluppo del Paese su cui investire risorse e professionalità,
ma solo come un peso, mentre i finanziamenti
alle scuole private vengono aumentati. 4) L'immissione in ruolo sul sostegno
da GaE dei docenti che possono vantare più anni di esperienza In
questi anni tanti docenti sono entrati di ruolo senza aver fatto un
solo giorno di servizio sul sostegno solo perchè erano in I o II
fascia GaE, a discapito dei ragazzi diversamente abili e di tanti colleghi
che hanno maturato professionalità e competenza. E' necessario
immettere in ruolo sul sostegno da GaE i docenti con più anni di
esperienza in questo delicato campo di insegnamento, PRESCINDENDO DALLE FASCE
DI APPARTENENZA NELLE GRADUATORIE, per evitare che "il sostegno divenga
solo un ascensore, un grimaldello per arrivare prima al ruolo" (parole
del Min.Fioroni). I docenti precari chiedono quindi che il Parlamento si
impegni nella risoluzione delle questioni poste in questo documento.
( da "Alto Adige" del
04-12-2007)
Cultura e Spettacoli La scuola
a passo di gambero Dai pedagogisti arriva un grido d'allarme: così non
si cresce TEMA SCOTTANTE IN ALTO ADIGE La scuola
altoatesina è stata ed è al centro di un dibattito accesissimo,
con posizioni trasversali che percorrono i gruppi linguistici e che hanno
spaccato etnicamente anche la giunta provinciale. A questo dibattito è
dedicato l'ultimo numero di Rassegna, la rivista dell'Istituto Pedagogico
altoatesino in lingua italiana. Il panorama delle riforme scolastiche
è analizzato attraverso una serie di contributi focalizzati sulle
nuove direttive emanate dal ministro alla Pubblica Istruzione, Fioroni
nell'agosto scorso. Si tratta delle nuove linee di insegnamento "per
competenze" che riguardano in particolare la scuola
del primo ciclo e il nuovo elevamento dell'obbligo scolastico a 16 anni. Le
scuole hanno davanti a sé due anni di sperimentazione di tali proposte, ma in
Alto Adige le indicazioni saranno fornite, nell'ambito
delle competenze autonomistiche, dalla Giunta Provinciale. Il tema rientra -
a livello provinciale - nella legge di riforma della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione che la Provincia
di Bolzano sta predisponendo e su cui si sono registrati molti pareri,
critiche e proposte di miglioramento, oltre - come abbiamo detto -
alla frattura all'interno stesso della giunta tra assessori di lingua tedesca
e di lingua italiana. Ed è appunto questo difficile intreccio di
politiche scolastiche (statali e provinciali, articolate inoltre per i
diversi gruppi linguistici)) e di innovazioni pedagogiche che è al
centro di tutti gli articoli di "Rassegna" scritti da Renza Celli,
Carlo Bertorelle, Franco Frabboni, Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi, Andrea
Bernabei, Bernhard Rathmayr, Dietmar Larcher, Domenico Chiesa. Siegfried
Baur, curatore del fascicolo, firma l'editoriale in cui mette in guardia dal
rischio che "le tre scuole dell'Alto Adige vadano definitivamente per
strade diverse e che i contatti reciproci vadano persi". Qui di seguito
pubblichiamo la sintesi - curata da Carlo Bertorelle - di due tra gli
interventi più importanti della rivista curata dall'Istituto
Pedagogico. Si tratta delle relazioni di due autorità riconosciute nel
campo della didattica come Dietmar Larcher e Bernhard Rathmayr. Il primo,
pedagogista ed esperto di linguistica, è uno dei massimi esperti di
interculturalità; il secondo invece è un pedagogista di
formazione cattolica che da sempre si occupa di adolescenza, formazione, scuola, nonché comunicazione di massa. Pur partendo da due
punti di vista diversi, la loro conclusione è convergente: il rischio
concreto per la scuola altoatesina di adottare
modelli pedagogici regressivi e impositivi. Un rischio da evitare a tutti i
costi.
( da "Alto Adige" del
04-12-2007)
BERNHARD RATHMAYR Il vero problema è il
dirigismo politico BERNHARD RATHMAYR Nel mondo scolastico e pedagogico si
assiste ad un eterno ritorno di teorie che si ripresentano a fasi alterne.
Negli anni Settanta in Austria e in Germania si sviluppò una vivace
ricerca scientifica e una discussione sullo sviluppo del percorsi di
apprendimento, che produsse materiali molto interessanti
di rinnovamento dei vecchi "programmi",
soprattutto nel campo della comunicazione linguistica. Ma ambienti
conservatori e bigotti bloccarono in tutti i modi queste innovazioni. In
genere anche gli insegnanti non compresero del tutto che la riforma di questi percorsi era di per sé la miglior riforma della scuola. In realtà quel periodo fu anche ricco di
feconde sperimentazioni e di interazione tra la comunità scientifica e
gli insegnanti sul campo, come ho constatato in particolare nella mia esperienza
nel progetto "Lingua come agire sociale", e ci fu grande
disponibilità dei docenti all'innovazione. La vera contraddizione
rimase tra interessi di controllo statale e sviluppo democratico e autonomo
delle scuole; lo stesso contrasto di fondo, presente fin dai tempi di
Federico di Prussia, per cui ancor oggi, nelle intenzioni fondamentali dello
stato, la scuola serve anche a mantenere la
stratificazione sociale e le gerarchie dei ruoli. Ma il rapporto tra scuola e società non deve essere solo di riproduzione
di un modello di ordine stabilito per le generazioni future, ma promuovere un
equilibrato sviluppo di entrambe le dinamiche della società: le
possibilità e gli interessi di sviluppo dei bambini e dei giovani e le
finalità della convivenza sociale. Così stando le cose, appare
logico e inevitabile creare grandi spazi liberi per i contenuti e per gli
obiettivi dell'apprendere. Solo gli stessi giovani e gli insegnanti che
interagiscono profondamente con loro possono sapere in cosa consistono le proprie
possibilità ed interessi di sviluppo e come possono collegarsi
contemporaneamente, con una motivante ed efficace relazione, alle esigenze
sociali di apprendimento e insegnamento. Questo inevitabile processo di
decentramento dell'insegnamento (non solo per ragioni di democrazia, ma
soprattutto per ragioni didattiche legate alle intime motivazioni
dell'apprendimento e ad una possibilità di esperienza soddisfacente
per gli alunni) sta diametralmente all'opposto dell'interesse di controllo
centralistico del potere statale, anche se paradossalmente al giorno d'oggi
il dirigismo statale nel controllo è ormai venuto meno in tutti gli
altri campi della vita sociale. Nelle linee-guida per i piani di studio
personalizzati in Provincia di Bolzano si può notare che il tema degli
interessi di chi apprende compare solo nella terza parte dell'orario
scolastico, quello facoltativo, e non anche nella parte di orario
obbligatorio uguale per tutti. E questo caratterizza le linee guida come
frutto di una tecnica di programmazione dell'insegnamento tradizionale e che
riporta l'orologio indietro addirittura a prima degli anni Settanta. Una
tecnica di programmazione basata sulla prescrizione centralizzata e sulla
successiva verifica-accertamento di obiettivi dettagliati esprime una
ideologia superata in tempi di pluralismo e di individualizzazione, in tempi
in cui vanno piuttosto sostenute la socializzazione e la solidarietà.
Al posto di obiettivi didattici prescritti dall'alto, dovrebbero invece
essere formulate intenzioni generali aperte che consentano spazi
interpretativi, la cui applicazione non cada dall'alto in modo automatico, ma
nasca da una partecipazione e co-progettazione allo sviluppo e dentro lo
sviluppo dei percorsi di insegnamento.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del
04-12-2007)
Cronaca pag. 12 L'obiettivo strategico? "Nessuno deve
essere lasciato indietro" Giornata piena quella di ieri a Brescia per il
viceministro della Pubblica Istruzione Mariangela Bastico. In mattinata ha
incontrato (ciome riferiamo qui accanto) una delegazione di insegnanti e
studenti dell'Istituto Lunardi, che l'hanno coinvolta in un dibattito a ruota
libera. Il punto più controverso delle innovazioni riguarda il
recupero dei debiti. " È un passaggio molto delicato - spiega il
viceministro - che riguarda quel 41% di studenti che viene promosso con il
debito: di questi solo 1 su 4 recupera, gli altri rimangono col debito. A
differenza degli esami a settembre lo studente non verrà lasciato
solo, ma verranno istituiti corsi di sostegno e di recupero". Il
pomeriggio, ospite dell'Istituto Sraffa, Mariangela Bastico ha partecipato ad
un incontro organizzato dai giovani del P.D. Il viceministro è in giro
un po' per tutta l'Italia per sentire il polso della situazione proprio nelle
scuole, perché se molte sono state le novità in questo campo, non
sempre sono state recepite nel giusto modo. "Abbiamo scelto la strada
del cambiamento senza affrontare una controriforma
generale - racconta l'on. Bastico - perché ci vuole un'intera legislatura per
mettere a segno una riforma della scuola e nel momento dell'applicazione spesso si cambia legislatura e
si riparte da capo. Abbiamo deciso di introdurre elementi di novità
anche radicali attraverso norme puntuali e precise". LA TECNICA, che
viene chiamata da Prodi "del cacciavite", montaggio e smontaggio
degli elementi, presenta però un inconveniente che è quello di
non riuscire a fornire un'idea complessiva. "Il nostro obiettivo
strategico - conclude Mariangela Bastico - è una scuola
pubblica, di qualità, che non lasci indietro nessuno. C'è
ancora una grande dispersione nelle nostre scuole, ben 22 studenti su 100
lasciano la scuola prima di conseguire un diploma.
Abbiamo deciso di lottare contro questo fenomeno partendo dalla scuola dell'infanzia perché il divario che c'è
nell'apprendimento corrisponde quasi sempre a una diversità sociale e
spesso economica. Vogliamo invece che tutti i ragazzi abbiano le stesse
opportunità. L'uguaglianza si può raggiungere solo se la scuola interviene per rimuovere almeno alcune delle cause
della disuguaglianza".L.PERR.
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 04-12-2007)
Udine Il senso di responsabilità visto da
destra e da sinistra PersonalMente di FULVIO CUIZZA Responsabilità. Il
termine trasmette una sensazione positiva, richiama un'idea di
consapevolezza, di coscienza, di affidabilità, di serietà.
L'assenza di responsabilità richiama invece sensazioni negative,
azioni socialmente dannose, sia nei confronti delle persone sia dell'ambiente.
L'idea di responsabilità, nel tradizionale pensiero politico di destra
e di sinistra, ha sempre presentato delle differenze, delle diverse
modalità di interpretazione. Pur schematizzando un po', la tendenza
del pensiero di destra è quella di concentrarsi prioritariamente sulla
responsabilità individuale, personale, mentre il pensiero di sinistra
tende a rivolgere la sua sensibilità alla responsabilità
sociale. La nostra cultura occidentale si fonda fortemente sulla dimensione
dei "diritti umani", e per questo è molto sensibile alla
loro difesa e alla loro salvaguardia. Questi diritti sono principalmente
diritti individuali, così vengono in primo luogo percepiti, e per
questo il centro del nostro sistema è rappresentato dall'individuo,
dalla sua tutela e dalle sue possibilità di realizzazione personale.
D'altra parte è altrettanto vero che lo sviluppo dell'individuo non
può prescindere dall'ambiente culturale nel quale si forma e si
sviluppa. Credo che possa essere molto utile culturalmente sviluppare una
sensibilità che riesca a superare la distanza, la divisione tra le
idee di responsabilità individuale e responsabilità sociale, e
un pensiero moderno che si ponga come riferimento importante per l'evoluzione
sociale dovrebbe poter integrare le due visioni. Senza la
responsabilità individuale precipitano i princìpi della
convivenza civile cui siamo abituati, e senza il concetto di
responsabilità sociale succede lo stesso, perché si compromette
lìidea di una società democratica in grado di dare opportunità
a tutti. Lo sbilanciamento sul sociale tende a deresponsabilizzare
lìindividuo e giustificarlo, lo sbilanciamento sullìindividuo
tende a esasperare lìinteresse particolare, perdendo di vista la
qualità del contesto nel quale questo interesse può realizzarsi.
In un caso, troppo può essere giustificato come prodotto di situazioni
sociali, nell'altro viene perso di vista il fattore ambientale, il contesto,
la matrice culturale dalla quale poi inevitabilmente emergono comportamenti e
atteggiamenti, individuali sì, ma collettivi e dunque sociali. In una direzione si tende a perdere la meritocrazia e si appiattisce tutto, si disarma la spinta alla
realizzazione, nell'altra - se esasperata - si tende a considerare valido
solo chi "vince", rafforzando solo la competizione e non anche la
collaborazione. Riuscire a cogliere bene l'intreccio dei due livelli
può offrire una visione molto più completa, nella quale
i meccanismi sociali e psicologici si integrano, e riconoscimenti e
responsabilità possono risultare più equi e motivanti.
Così, se da un lato è evidente che il singolo deve pagare per i
suoi errori, è altrettanto evidente che spiegare i fenomeni
attribuendoli solo a forme di negatività e devianza personali
significa rimanere ciechi nei confronti del contesto nel quale i fatti
avvengono. Non riuscire a cogliere questo intreccio lascia aperto anche il
rischio di una diffusa ipocrisia sociale, rischio che mi pare si possa
correre a esempio in un caso come quello della ragazzina che vende delle sue
foto per una ricarica telefonica. Ferma restando la positività di
qualsiasi intento di salvaguardia dei minori, il modo in cui viene fatto
può essere molto diverso, a seconda se prescinde o meno dal contesto.
Allora, lo pongo come paradosso da considerare. Proviamo solo a immaginare
che la ragazzina avesse diciassette anni anziché quindici, e oggi compisse il
suo diciottesimo anno. Da domani non sarebbe più etichettata come una
depravata che si prostituisce, con l'aggravante della futilità della
motivazione. Da domani sarebbe una candidata al successo professionale e
artistico, potendo con le sue foto fare dei calendari e venderli, andando
orgogliosa della sua iniziativa ed essendo ospitata in televisione come un
personaggio vincente, una che ce l'ha fatta, perfettamente in sintonia con i
valori sociali dominanti. Che ci sia sfuggito qualcosa?.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
04-12-2007)
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data:
2007-12-04 - pag: 18 autore: Competitività. Montezemolo consegna i
riconoscimenti a undici medie imprese del made in Italy L'Italia delle
eccellenze A Paolo Vitelli (Azimut-Benetti) il premio Campioni della crescita
Massimo Mascini ROMA Undici campioni della nostra crescita. Confindustria li
ha selezionati e ieri li ha premiati. Undici medie aziende campioni della
crescita, che in questi anni, nonostante le mille difficoltà, sono
state capaci di continuare a crescere, internazionalizzarsi, innovare,
rispondendo in maniera egregia alla sfida della globalizzazione. Una
pattuglia, dietro alla quale però marciano in tante, tutte piccole e
medie aziende che lottano tutti i giorni sui mercati internazionali per portare
avanti il made in Italy. La migliore fra tutte è stata l'Azimut
Benetti, guidata da Paolo Vitelli, che ha ricevuto una menzione speciale. Ma
hanno ben meritato anche tutte le altre: Acciaierie Venete, Campari,
Cementir, Isagro, Stabilia, Industrie Polieco, El. En. Group, Leitner, Nice,
Rosetti Marino. Consegnando le pergamene del premio il presidente di
Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha ricordato i tratti distintivi
di queste aziende, la loro capacità, la loro spinta all'innovazione,
all'internazionalizzazione. "Veri imprenditori – ha detto – che si
confrontano tutti i giorni sui mercati internazionali cercando innovazione a
360 gradi. Non solo quella di prodotto e di processo, che sarebbe naturale,
ma quella di marketing, di organizzazione aziendale, dell'andare per il
mondo, del fare politica di brand". E ha ricordato il loro forte
radicamento nel territorio, sempre però "con le finestre aperte
sul mondo, segno di una grande mentalità". Andrea Pininfarina,
vicepresidente di Confindustria, ha presentato il premio, per il quale, ha
ricordato, hanno collaborato attivamente il Cerved, la McKinsey e la Bocconi
per selezionare questi campioni tra tutte le aziende con un fatturato tra i
100 e i 1.000 milioni di euro. Un riconoscimento alle piccole e medie
imprese, "enorme potenzialità – ha detto – per il Paese, segno
dell'elevato spirito imprenditoriale che lo contraddistingue, una
realtà ormai indiscutibile del nostro tessuto produttivo".
Un'iniziativa di Confindustria che, ha ricordato Montezemolo è sempre
attenta, naturalmente, alla diffusione della cultura d'impresa e alla difesa
degli interessi degli imprenditori, ma non dimentica da un lato il filone
della progettualità, come testimoniano i tanti temi lanciati dalla
confederazione e divenuti oggetto del dibattito nazionale, dalle riforme
istituzionali alla concorrenza, al merito, all'internazionalizzazione, da un
altro lato quello della crescita. "Non ci rassegniamo – ha detto – a
crescere da dieci anni meno di tutti in Europa. Per questo spingiamo per
portare all'estero le nostre imprese, e i risultati sono molto lusinghieri, e
cerchiamo in tutti i modi di provocare il confronto con gli altri, mettendo
in vetrina i campioni, come facciamo con questa iniziativa". L'analisi
di queste undici aziende ha evidenziato alcune caratteristiche comuni tra
loro: una forte tensione alla crescita, il non sentirsi in una nicchia, vista
come una prigione, l'accettazione delle acquisizioni, anche
se scomode, e la forte spinta alla meritocrazia. IL
PROGETTO I vincitori scelti tra tutte le aziende con un fatturato tra i 100 e
i mille milioni Cerved, McKinsey e Bocconi i partner dell'iniziativa STUDIO
FRANCESCHIN Premiazione. Da sinistra Andrea Pininfarina, Luca Cordero di
Montezemolo e Paolo Vitelli.
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 04-12-2007)
Gorizia Il senso di responsabilità visto da
destra e da sinistra PersonalMente di FULVIO CUIZZA Responsabilità. Il
termine trasmette una sensazione positiva, richiama un'idea di
consapevolezza, di coscienza, di affidabilità, di serietà.
L'assenza di responsabilità richiama invece sensazioni negative,
azioni socialmente dannose, sia nei confronti delle persone sia
dell'ambiente. L'idea di responsabilità, nel tradizionale pensiero
politico di destra e di sinistra, ha sempre presentato delle differenze,
delle diverse modalità di interpretazione. Pur schematizzando un po',
la tendenza del pensiero di destra è quella di concentrarsi
prioritariamente sulla responsabilità individuale, personale, mentre
il pensiero di sinistra tende a rivolgere la sua sensibilità alla
responsabilità sociale. La nostra cultura occidentale si fonda
fortemente sulla dimensione dei "diritti umani", e per questo
è molto sensibile alla loro difesa e alla loro salvaguardia. Questi
diritti sono principalmente diritti individuali, così vengono in primo
luogo percepiti, e per questo il centro del nostro sistema è
rappresentato dall'individuo, dalla sua tutela e dalle sue possibilità
di realizzazione personale. D'altra parte è altrettanto vero che lo
sviluppo dell'individuo non può prescindere dall'ambiente culturale
nel quale si forma e si sviluppa. Credo che possa essere molto utile culturalmente
sviluppare una sensibilità che riesca a superare la distanza, la
divisione tra le idee di responsabilità individuale e
responsabilità sociale, e un pensiero moderno che si ponga come
riferimento importante per l'evoluzione sociale dovrebbe poter integrare le
due visioni. Senza la responsabilità individuale precipitano i
princìpi della convivenza civile cui siamo abituati, e senza il
concetto di responsabilità sociale succede lo stesso, perché si
compromette lìidea di una società democratica in grado di dare
opportunità a tutti. Lo sbilanciamento sul sociale tende a
deresponsabilizzare lìindividuo e giustificarlo, lo sbilanciamento
sullìindividuo tende a esasperare lìinteresse particolare,
perdendo di vista la qualità del contesto nel quale questo interesse
può realizzarsi. In un caso, troppo può essere giustificato
come prodotto di situazioni sociali, nell'altro viene perso di vista il
fattore ambientale, il contesto, la matrice culturale dalla quale poi
inevitabilmente emergono comportamenti e atteggiamenti, individuali
sì, ma collettivi e dunque sociali. In una
direzione si tende a perdere la meritocrazia e
si appiattisce tutto, si disarma la spinta alla realizzazione, nell'altra -
se esasperata - si tende a considerare valido solo chi "vince",
rafforzando solo la competizione e non anche la collaborazione. Riuscire a
cogliere bene l'intreccio dei due livelli può offrire una visione
molto più completa, nella quale i meccanismi sociali e
psicologici si integrano, e riconoscimenti e responsabilità possono
risultare più equi e motivanti. Così, se da un lato è
evidente che il singolo deve pagare per i suoi errori, è altrettanto
evidente che spiegare i fenomeni attribuendoli solo a forme di
negatività e devianza personali significa rimanere ciechi nei
confronti del contesto nel quale i fatti avvengono. Non riuscire a cogliere
questo intreccio lascia aperto anche il rischio di una diffusa ipocrisia
sociale, rischio che mi pare si possa correre a esempio in un caso come
quello della ragazzina che vende delle sue foto per una ricarica telefonica.
Ferma restando la positività di qualsiasi intento di salvaguardia dei
minori, il modo in cui viene fatto può essere molto diverso, a seconda
se prescinde o meno dal contesto. Allora, lo pongo come paradosso da considerare.
Proviamo solo a immaginare che la ragazzina avesse diciassette anni anziché
quindici, e oggi compisse il suo diciottesimo anno. Da domani non sarebbe
più etichettata come una depravata che si prostituisce, con
l'aggravante della futilità della motivazione. Da domani sarebbe una
candidata al successo professionale e artistico, potendo con le sue foto fare
dei calendari e venderli, andando orgogliosa della sua iniziativa ed essendo
ospitata in televisione come un personaggio vincente, una che ce l'ha fatta,
perfettamente in sintonia con i valori sociali dominanti. Che ci sia sfuggito
qualcosa?.
( da "Resto del
Carlino, Il (Rovigo)" del 04-12-2007)
A Libertà 'Liberal Noi Per Cento' affiliato
all'Associazione nazionale Circolo della Libertà presieduto da Michela
Vittoria Brambilla. Il Presidente del sodalizio centese Marco Rabboni ha
presentato i dieci soci fondatori e il Direttivo composto da Alessandra
Bonzagni, Vito Perboni, Marco Cevolani, Paolo Govoni. Alessandra Bonzagni,
giovane imprenditrici centese, ricopre il ruolo di vicepresidente e coordina
le iniziative socio-culturali del Circolo. La Bonzagni, oltre a occuparsi
delle aziende di famiglia, è fondatrice con il padre Giancarlo della
Virtus Cento; Vito Perboni è assicuratore e Capogruppo nella
maggioranza in Consiglio Comunale di 'Gruppo Autonomo di Centro Destra';
Marco Cevolani è ex Presidente della Bocciofila Centese e ora nel
direttivo dello storico sodalizio sportivo centese. Paolo Govoni, conosciuto
nell'ambiente calcistico centese e, ovviamente, Marco Rabboni, membro del
direttivo e del comitato comunale della formazione politica Udc. Il
Presidente ha elencato i fondamenti del Circolo e perché è nato a
Cento sottolineando che "il cittadino è stanco dei vecchi rituali
della politica e ha bisogno di sentire più vicino la politica e i
politici sui temi forti come sicurezza, tasse più
eque, legalità, trasparenza e meritocrazia.
Tutti elementi che il Circolo di Cento ? ha proseguito Rabboni ? vede nella
figura del Sindaco Tuzet". Vito Perboni, nel suo intervento, ha parlato
del congresso comunale di FI che "manifestava la presenza di 17 soci
contro un centinaio d'iscritti". Alessandra Bonzagni ha posto
l'accento sul fatto che "il Circolo non è solo politica ma anche
interventi a favore della cultura e sociali". Rabboni si è detto
"soddisfatto per come i centesi hanno accolto il Circolo che si avvia a
porre come obiettivo le 50 adesioni entro fine anno. Al nostro appello hanno
aderito anche persone con un ruolo nel tessuto socio politico ed economico
centese come l'avvocato Vincenzo Giberti e l'Assessore Leonardo
Frabetti". - -->.
( da "Gazzettino, Il
(Padova)" del 04-12-2007)
Con lo slogan "Per una scuola
g-local" l'istituto tecnico commerciale Barbarigo ha presentato un nuovo
corso per l'anno 2008-2009, caratterizzato dall'introduzione di una materia
decisamente singolare: la Leadership. In programma un pacchetto di 200 ore
distribuite in 4 anni, cui si aggiunge il quinto di specializzazione e
preparazione all'esame di Stato finalizzato a incoronare i giovani
"ragionieri" a tutti gli effetti.La propensione alla dirigenza non
è dunque più una semplice attitudine, bensì "una competenza chiave della nuova riforma della scuola", come precisa il professor Mario Comoglio
dell'Università pontificia salesiana di Roma. Di qui l'idea di una
formazione professionale in questa direzione che parta dalla prima
superiore."Si tratta di un progetto unico in Italia - spiega il preside
del Barbarigo Don Giancarlo Battistuzzi - perché punta sull'internazionalizzazione
della scuola, con stage tenuti non più in
Italia ma in Europa sino al terzo anno, in Asia il quarto, e dal quinto in
Africa o in Sud America; il problema infatti è che i ragazzi devono
uscire con una visione completa del mondo del lavoro, bancario e finanziario,
per questo devono conoscere il modo di operare dei paesi emergenti, che si
metteranno in contrasto o a confronto con noi. L'esperienza permetterà
agli studenti di capire anche come le economie che oggi sono deboli, si preparano
alla globalizzazione".Ai dirigenti di domani, insomma, serve una visione
nitida e completa del mondo, e non solo quello degli affari. Per questo allo
studio dell'inglese e del tedesco, si somma lo spagnolo e un approccio
all'arabo. Scambi Comenius a partire dal primo anno, infine, forgeranno i
manager di domani alla conoscenza culturale e ambientale dei partner
commerciali del globo.Costo del corso, 4mila e 500 euro annui, cui si sommano
le spese per i libri di testo, ma non quelli per i viaggi, quasi totalmente
assorbiti dalla scuola con l'aiuto di Unindustria,
che ammicca ai dirigenti di domani, come spiega il vicepresidente della
sezione Giovani, Orazio Stangherlin: "Si va in contro sia alle esigenze
delle aziende - dice - sia all'evidente nuova competitività. Per
questo, insieme anche alla Camera di commercio, metteremo a disposizione
testimonianze, persone, progetti".Michela Danieli.
( da "Sole 24 Ore
Online, Il" del 04-12-2007)
Montezemolo: "L'assenteismo costa quasi un punto
di Pil" commenti - | | 4 dicembre 2007 Quasi un punto di Pil. Tanto
costa all'Azienda Italia l'assenteismo. Un male endemico, che pesa su un tasso
di crescit del Paese ancora troppo "modesto e non più
accettabile" e che secondo il presidnete di Confindustria, Luca Cordero
di Montezemolo, "è l'emblema dell'inefficienza e del cattivo
funzionamento della Pubblica amministrazione. Compresi i giorni di ferie
l'assenteismo nel pubblico impiego è del 30% superiore rispetto alle
grandi imprese industriali". Azzerando le assenze diverse dalle ferie,
secondo Montezemolo, si avrebbe quindi un risparmio di quasi un punto di Pil,
ovvero 14,1 miliardi. Per il presidente di Confindustria, "portare la
quota di assenze totali, comprese le ferie, a livello di quelle nel settore
privato darebbe un risparmio di 11,1 miliardi di euro", senza contare
"i costi generati dalla bassa o nulla produttività di quella
parte dei dipendenti pubblici (minoritaria ma non piccola) che svolge poco o
male la sua attività pur essendo ufficialmente presente sul luogo di
lavoro". Tra ferie e permessi vari un pubblico dipendente, ha detto
Montezemolo parlando all'inaugurazione dell'Anno accademico della Luiss,
è fuori ufficio "mediamente un giorno di lavoro su 5". Tra i
diversi ministeri il top riguarda il ministero della Difesa con 65 giornate
di assenze in un anno seguito dal ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente,
con oltre 60 giorni. Elevato anche l'assenteismo nell'Agenzia delle Entrate e
all'Inpdap con oltre 67 giorni. Questi dati, secondo Montezemolo, danno la
misura di quanto si debba fare ancora per far diventare la Pubblica
Amministrazione quel fulcro "indispensabile per rilanciare lo sviluppo
del Paese". Senza una Pubblica Amministrazione efficiente, infatti, non
si potranno "fornire servizi di qualità alle imprese e ai
cittadini, tempi certi della giustizia, sostegno concreto ai redditi dei più
deboli, un welfare moderno, una scuola e una Università valutate e
premiate in base al merito". Montezemolo ha poi sottolineato che
"la nostra rimane una società incentrata sulle caste, dove la
mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il
lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di
vertice della politica e delle professioni". Ecco perché occorre puntare
su "una istruzione ed una Università imperniate sul
riconoscimento del merito e che diffondano la cultura del merito in tutta la
societa", perchè "solo così possiamo affrontare il
cambiamento richiesto dalle sfide globali e imboccare la strada della
modernizzazione del Paese". Un appello rivolto anche a Governo e
Parlamento, dal momento che "ogni sforzo di creare valutazioni del
merito e meccanismi premiali viene regolarmente vanificato". E
"anche l'ultimo è stato di fatto insabbiato: durante l'estate era
stato raggiunto un accordo nel governo per destinare nel 2008 il 5% del fondo
di finanziamento ordinario dell'Università agli atenei migliori, ma in
Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di risorse. Nel frattempo
- dice ancora Montezemolo - l'Agenzia per la valutazione è stata
parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento dei
ricercatori e stiamo per assistere alla consueta infornata di
raccomandati". Al contrario, per il presidente degli industriali
"vincono la spesa a pioggia, l'allergia alla meritocrazia, l'università uguale per tutti ispirata a un falso
solidarismo che in realtà danneggia i più deboli, perchè
i più ricchi possono sempre andare a studiare all'estero. In questo
modo l'Università non sarà mai in grado di essere fonte di
progresso economico, sociale e civile".
( da "Mattino, Il
(Benevento)" del 04-12-2007)
"Essere figli di un professore universitario non
deve essere un vantaggio, ma nemmeno un motivo per essere discriminato".
Andrea Ballabio, direttore del Tigem (l'istituto Telethon di Genetica e Medicina),
si è laureato nella facoltà di Medicina di Napoli, poi ha
lavorato in Inghilterra e in America. Scherzosamente (ma non troppo)
assicura: "Ve lo dice un genetista, non esite il gene del professore
universitario, non è possibile che i figli dei professori nascano
già professori". Chi ha già un docente in famiglia
è avvantaggiato? "È ovvio che un piccolo vantaggio deriva
dal fatto che un padre possa trasmettere una parte delle sue conoscenze ed
esperienze al figlio, e in questo non c'è nulla di male. Ma se un
giovane sceglie di seguire la carriera universitaria a mio parere dovrebbe
farlo in una facoltà diversa da quella del padre. Io avrei fatto
così". Anche il figlio di un docente può essere meritevole
"Certamente. Ma qui entriamo in un discorso delicato, quello del
conflitto d'interesse che in Italia viene interpretato in maniera sui
generis. Ho visto come questo problema viene affrontato in Usa. Là non
si discute se una persona abbia sfruttato o meno la situazione, ma si parte
dall'idea che il conflitto non si deve comunque verificare. Una ragazzo che
è stato favorito, ma è bravo, ha comunque goduto di un
vantaggio. Il fatto che dei giovani siano bravi non giustifica il fatto che
debbano essere facilitati". Genitori e figli: ne esistono solo nella università
napoletana? "Assolutamente no. Anzi, in altre facoltà la
situazione è anche peggiore, perciò non metterei cappio al
collo solo alla Federico II". Questa situazione danneggia il nostro
sistema formativo? "Sicuramente questo è uno
dei fattori che non fa funzionare al meglio la nostra università
perché intacca la meritrocrazia. E uno dei difetti del nostro Paese è
proprio la mancanza di meritocrazia che ci impedisce di essere veramente competitivi". d.d.c.
( da "Virgilio Notizie" del
04-12-2007)
04-12-2007 15:26 "Aveva ragione il centrodestra
quando chiedeva una riforma" Roma, 4 dic.
(Apcom) - "L'Italia retrocede drammaticamente nella classifica Ocse.
Bocciata la scuola italiana e in particolare gli
istituti professionali: dopo lingua e matematica viene sancito anche il
fallimento nelle scienze. Allora aveva ragione il governo Berlusconi quando
per rispondere alla crisi del sistema scolastico propose una riforma che, tra l'altro, creava un percorso di formazione
professionale altamente qualificato, competitivo col resto d'Europa e aperto
al dialogo con il mercato del lavoro". Così in una nota la
deputata di Forza Italia Elisabetta Gardini, portavoce azzurra. "La
sinistra quando il governo Berlusconi avanzava questa
necessaria riforma
della scuola e del percorso professionale -
ricorda - ha fatto le barricate e appena arrivata al governo si è
subito impegnata per bloccarla: ora l'Ocse certifica chi avesse ragione e chi
torto. Restano però sul tavolo interrogativi che impongono risposte
precise: cosa sta facendo il comitato per la promozione delle discipline
scientifiche presieduto dall'ex ministro Luigi Berlinguer?",
domanda la deputata azzurra. "Come pensa di rispondere a questa pesante
bocciatura il ministro tradizionalista Fioroni? La scuola
italiana - conclude Gardini - ha bisogno di scelte urgenti, chiare e nette
per non compromettere definitivamente una situazione già assai
difficile".
( da "Affari Italiani
(Online)" del 04-12-2007)
Statali nel mirino/ L'assenteismo costa quasi un punto
di Pil. Montezemolo: maglia nera all'Inpdap e alla Difesa Martedí 04.12.2007
12:19 --> Montezemolo ha poi invitato a osservare quello che accade negli
altri paesi. "Nel confronto internazionale l'orario di lavoro in Italia
rimane basso e in riduzione - ha evidenziato - è inferiore del 7,5%
rispetto a quello del Regno Unito, del 13% rispetto a quello della Spagna e
del 16% rispetto a quello degli Stati Uniti. E' maggiore di quello che c'è
in Francia e Germania ma in entrambi questi paesi gli ultimi accordi
sindacali e le politiche dei governi vanno tutti nella direzione di allungare
l'orario di lavoro e di remunerare di più i lavoratori". Per il
numero uno di viale dell'Astronomia più meritocrazia e maggiore produttività sono vitali per una
società competitiva che vuole svilupparsi. L'aumento della
produttività è inoltre "l'unica strada - ha avvertito
Montezemolo - per migliorare il livello delle retribuzioni". Negli
ultimi sei anni, ha evidenziato Montezemolo, invece le retribuzioni reali
sono salite più della produttività: +0,7% all'anno nel
manifatturiero, contro una diminuzione dello 0,6% all'anno della
produttività. "La produttività è tornata a salire a
partire dal 2006 nell'industria - ha spiegato Montezemolo - ma ciò
rischia di essere vano se non c'è uno sforzo di tutto il paese".
"La nostra rimane una società incentrata sulle caste", ha
concluso Montezemolo. Invece di premiare chi merita viviamo in una
società in cui "la mobilità sociale è bassissima -
ha rimarcato il leader degli industriali - dove i figli perpetuano il lavoro
dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di
vertice della politica e delle professioni". Tra le persone di 18-37
anni, sei figli di operai su 10 fanno gli operai: "una quota che
è addirittura in aumento rispetto alle generazioni precedenti - ha
commentato Montezemolo - sentre sette (su 10) figli di professionisti,
imprenditori, dirigenti, fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti.
Qualche segnale di mobilità in più c'è nelle regioni del
Nord ma non nel resto del Paese". Le parole di Montezemolo non sono per
nulla piaciute ai sindacati: il segretario generale della Cgil, Guglielmo
Epifani, pur concordando sul fatto che l'assenteismo "va combattuto
perché danneggia i lavoratori onesti", rileva che i dati forniti dal
leader degli industriali "non corrispondono al vero". "Bisogna
- ha poi aggiunto - smettere di parlare solo". Anche il segretario
generale della Cisl Raffaele Bonanni critica l'affondo di Montezemolo
definendolo "un'iperbole usata per fare sensazione sbagliata che offende
chi lavora". Infine, Luigi Angeletti segretario generale della Uil
invita sarcasticamente Montezemolo ad occuparsi della "vera
emergenza" e cioè dei bassi salari: "Montezemolo si dovrebbe
occupare in primo luogo del fatto che i lavoratori italiani hanno bassi
salari sia nel privato che nel pubblico. Questa è la vera emergenza,
se cambiamo sempre le priorità non risolveremo mai il problema".
--> << pagina precedente.
( da "Redattore
sociale" del 04-12-2007)
SCUOLA 14.3204/12/2007 Gardini: ''E Fioroni come risponde
a bocciatura Ocse?'' Roma - "Aveva ragione il governo Berlusconi quando
reagi' alla crisi della scuola proponendo una riforma che, tra l'altro, creava un percorso di formazione
professionale altamente qualificato, competitivo col resto d'Europa e aperto
al dialogo con il mercato del lavoro". La portavoce di Forza Italia,
Elisabetta Gardini, commenta cosi' i risutati dello studio Ocse. "La
Sinistra quando il governo Berlusconi avanzava questa necessaria riforma della scuola e del percorso professionale-
aggiunge- ha fatto le barricate e appena arrivata al governo si e' subito
impegnata per bloccarla". Ora l'Ocse "certifica chi avesse ragione
e chi torto", sentenzia Gardini. "Come pensa di rispondere a questa
pesante bocciatura il ministro tradizionalista Fioroni?". (DIRE).
( da "Stampa, La" del
05-12-2007)
"Senza le assenze diverse dalle ferie potremmo
risparmiare quasi l'1% del pil" [FIRMA]STEFANO LEPRI ROMA Contro i
fannulloni di nuovo si scaglia il presidente della Confindustria Luca Cordero
di Montezemolo. Per lui l'inefficienza del settore pubblico è la vera
palla al piede dell'economia italiana; ed "emblema
dell'inefficienza" è l'assenteismo. Se si riuscisse ad
"azzerare le assenze diverse dalle ferie" e in quei giorni gli
impiegati pubblici lavorassero, si avrebbe "un risparmio di quasi un
punto di Pil, 14,1 miliardi di euro"; riducendo la somma di ferie e
assenze al livello del settore privato si avrebbe "un risparmio di 11,1
miliardi". Montezemolo parla di istruzione e di freni allo sviluppo, di
come evitare che l'Italia "cada indietro" nella competizione
internazionale; perché si tratta dell'inaugurazione dell'anno accademico alla
Luiss, l'università romana che appartiene alla Confindustria. Propone
di premiare il merito e la produttività, anche per consentire l'ascesa
sociale di chi non è figlio di ricchi. Ma a sollevare un vespaio
è l'atto d'accusa contro il pubblico impiego: "tra ferie e
permessi vari un pubblico dipendente è fuori ufficio mediamente un
giorno su 5". Tra ferie malattie e permessi, appunto, secondo il presidente
della Confindustria "l'assenteismo è del 30% superiore rispetto
alle grandi imprese industriali"; "il top si raggiunge al ministero
della Difesa, con 65 giorni di assenza in un anno, seguito dal ministero
dell'Economia e da quello dell'Ambiente, entrambi con oltre 60 giorni. Altrettanto
elevato è l'assenteismo nell'Agenzia delle Entrate. All'Inpdap si
sfondano i 67 giorni". Ribatte il segretario generale della Cgil
Guglielmo Epifani: "L'assenteismo va combattuto perché danneggia i
lavoratori onesti ma Montezemolo ha fatto confusione, i suoi dati non
corrispondono al vero". Va oltre Luigi Angeletti della Uil:
"Montezemolo si dovrebbe preoccupare in primo luogo del fatto che i
lavoratori italiani, sia pubblici che privati, hanno bassi salari. Questa
è la vera emergenza". Andando a chiedere, però, i dati
sono gli stessi. La fonte è unica, è il "Conto
annuale" delle pubbliche amministrazioni pubblicato dalla Ragioneria
dello Stato. I sindacalisti sostengono che occorre guardare al numero dei
giorni di malattia e altre assenze retribuite, 18,71 nel 2005 secondo gli
ultimi dati disponibili, senza metterci le ferie. Anche così,
tuttavia, le assenze nel pubblico sono alquanto superiori rispetto al settore
privato. Anche nel settore privato occorre lavorare di più, secondo il
leader degli industriali, perché l'orario annuale è troppo corto; solo
Francia e Germania l'hanno più corto ancora, ma accordi sindacali e
politiche dei governi stanno allungandolo. Raffaele Bonanni, segretario
generale della Cisl, insinua che l'uscita di Montezemolo, presidente anche
della Fiat, potrebbe essere "conseguenza del rifiuto degli incentivi
alla rottamazione delle auto" annunciato un paio d'ore prima alla Camera
dei deputati. Certo ai sindacati del pubblico impiego suona sgraditissima la
richiesta confindustriale di arrivare a "una verifica oggettiva
dell'impegno" degli statali, invece dei "premi di risultato uguali
per tutti" finora contrattati. "Sembra che tutti i problemi del
Paese derivino dalla pubblica amministrazione" commenta il ministro che
la regge, Luigi Nicolais. Nella visione di Montezemolo i successi più
recenti dell'economia sono merito degli imprenditori; proprio per questo
occorre prendere di petto le inefficienze del settore pubblico, indcpace
anche di aiutare i più deboli e di garantire "tempi certi alla
giustizia". Romano Prodi ha scelto di non commentare. Il governo era
chiamato in causa da un'altra parte del discorso di Montezemolo, con critiche
evidentemente dirette al ministro per l'Università Fabio Mussi:
"stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati"
mentre è "privo di vere risorse" l'impegno preso l'estate
scorsa di destinare il 5% finanziamenti alle sole università migliori;
insomma "vincono la spesa a pioggia, l'allergia alla
meritocrazia, l'università uguale per tutti ispirata a un falso
solidarismo che in realtà danneggia i più deboli, perché in
realtà i più ricchi possono sempre andare a studiare
all'estero". Già, i più deboli; perché il presidente della
Confindustria biasima la nostra "società incentrata sulle caste,
dove la mobilità sociale è bassissima, dove i figli
perpetuano il lavoro dei padri": "tra le persone di 18-37 anni sei
figli di operai su dieci fanno gli operai, una quota che è addirittura
in aumento rispetto alle generazioni precedenti, mentre 7 figli di
professionisti, imprenditori, dirigenti fanno i professionisti, imprenditori,
dirigenti"; qualche segnale di mobilità sociale in più
"c'è nelle regioni del Nord, ma non nel resto del Paese".
( da "Unita, L'" del
05-12-2007)
Stai consultando l'edizione del Montezemolo spara nel
mucchio Alfredo Recanatesi Segue dalla Prima Per altro verso, accrescono la
desolazione e lo sconforto di quanti lavorano nella pubblica amministrazione
con impegno, fornendo ad un tempo un alibi a quanti sono ben felici di avere
argomenti per dimostrare alla propria coscienza che impegnarsi sarebbe del
tutto inutile sia per se che per gli altri. Non ha fatto eccezione il presidente
della Confindustria. In un intervento all'inaugurazione dell'anno accademico
dell'Università confindustriale, ieri ha dipinto la burocrazia
pubblica solo ed esclusivamente come una palla al piede del Paese, la sentina
di ogni inefficienza, una tara di miliardi di euro che l'economia è
condannata a portarsi appresso nel suo sforzo di produrre ricchezza,
progresso, benessere. A parte le enfasi, gli accenti e un evidente eccesso di
manicheismo, in quanto ha detto la notizia non c'è: sappiamo tutti che
l'efficienza di una larga parte delle amministrazioni pubbliche è uno
dei problemi cruciali, ma dirlo duemila volte non rappresenta un passo avanti
rispetto al dirlo solo mille volte. Il passo avanti potrebbe compiersi solo
se si cominciasse a parlare del perché le cose stanno così, anzi dei
tanti perché fino ad individuare quello dal quale, a cascata, derivano tutti
gli altri. Ma questo è scomodo e genera risentimenti ed inimicizie.
Quindi ancora una volta Montezemolo si è limitato a sparare nel
mucchio, non sulla organizzazione della amministrazione, ma sugli statali.
L'assenteismo, sul quale ha incentrato il suo intervento con tanto di dati ad
effetto, è un indicatore, non una causa. Un impiegato presente, ma che
non fa niente o che, più spesso, è messo a svolgere inutili
mansioni è fonte di improduttività ancora più onerosa di
un impiegato assente, se non altro perché nella maggior parte dei casi le
assenze - questo Montezemolo sembra ignorarlo - sono punite con una
trattenuta sullo stipendio. Così come è fonte di
improduttività quell'egualitarismo che non viene applicato solo sulle
retribuzioni e persino, paradossalmente, sui premi di produttività, ma
anche sugli scatti di carriera che, nelle classi impiegatizie più
basse fino alla magistratura, sono determinati essenzialmente dalla
anzianità di servizio. È responsabilità del dipendente
se il tempo che passa è più importante dell'impegno sul lavoro
o sugli indici di presenza? Il merito, dice Montezemolo. Certo, il merito. Ma
il merito implica selezione, la selezione postula la responsabilità di
selezionare, e questa responsabilità, come tutte del resto, può
essere attribuita solo insieme ad un incentivo che induca a conferirgli una
valenza funzionale. E invece, sia la storia (i decenni del dopoguerra durante
i quali il posto pubblico, ancorché sottopagato, era in primo luogo una forma
assistenziale) sia la politica (gli anni della democrazia bloccata durante i
quali le varie forme di quell'unica maggioranza che governò l'Italia
non potevano permettersi di rischiare il consenso dei milioni di dipendenti
pubblici) hanno determinato un ordinamento che, nello spirito ancor
più che nella lettera, non solo non favorisce alcunché che sappia di meritocrazia, ma la avversa, addirittura emarginando chi ne tentasse una
qualche applicazione. È un ordinamento il cui nocciolo duro resiste
tuttora ai pur numerosi tentativi esperiti negli anni per riformarlo proprio
perché nessuno di questi si è assunto la responsabilità di
incentrare l'organizzazione funzionale delle amministrazioni pubbliche su una
gerarchia di responsabilità, assumendosi al tempo stesso la
responsabilità di valutarla e, quando ritenuto necessario, di
intervenire per modificarla. Come l'influenza non è colpa del
termometro, così l'inefficienza delle amministrazioni pubbliche non
è colpa degli assenteisti di Montezemolo o dei fannulloni di Ichino e
della sua scuola. Prendersela con loro è una operazione qualunquista
sia perché è generica coinvolgendo anche le amministrazioni che
funzionano - ce ne sono, ce ne sono - sia perché istillano una sensazione di
inutilità e di impotenza in quanti - e ce ne sono - si impegnano, ci
credono, e vorrebbero poter essere orgogliosi di servire lo Stato. Il
Presidente della Confindustria dovrebbe essere parecchio impegnato nella analisi
delle debolezze del nostro sistema produttivo e nella individuazione dei
rimedi verso i quali sollecitare l'intero mondo imprenditoriale. Ma, semmai
gli rimanesse del tempo, così come quando parla di industria ama, e
giustamente, citare quelle che hanno maggiore successo tacendo regolarmente
quelle che, invece, sono rimaste a vedersela con i cinesi o con i romeni,
faccia altrettanto con le amministrazioni pubbliche, parlando di quelle che,
malgrado tutto, sono efficienti per additarle, esplicitamente questa volta, a
quelle che efficienti non sono. Quelle efficienti sono poche, lo sappiamo, ma
sono poche anche le imprese che, anziché lamentarsi ed aspettare che altri si
diano carico dei loro problemi, si sono impegnate per farsi valere nel mondo
e ci riescono.
( da "Italia Oggi" del
05-12-2007)
ItaliaOggi ItaliaOggi
- Economia e Politica Numero 288, pag. 10 del 5/12/2007 Autore: on.
Simone Baldelli (Forza Italia) Visualizza la pagina in PDF
Lintervento Lassenteismo nel pubblico impiego non certo lunico problema del
nostro sistema, ma cercare in modo improbabile di minimizzarlo, o peggio
ancora di negarlo, ridicolo, e non aiuta affatto a svolgere un confronto
onesto e leale, che dovrebbe essere la premessa per affrontare e poi
risolvere concretamente un problema che riguarda da vicino la credibilit
dello stato e le tasche dei cittadini. Dal 19 luglio, in uninterrogazione
parlamentare sul caso degli arresti nella sanit a Perugia, in cui denunciavo
che nel pubblico impiego ci fosse un tasso di assenteismo tra il 12 e il 14
%, a fronte di un tasso nel privato tra il 4 e il 6%, ho chiesto al governo
quali iniziative avesse intenzione di intraprendere per ridurre in maniera
strutturale questo fenomeno. Neppure a dirlo: non mai giunta alcuna risposta.
Su questo fronte, cos come su tutto il meccanismo di valutazione e di premio
della produttivit nel pubblico impiego, il governo ha la grave
responsabilit di non aver incentivato la meritocrazia, e
di avere, invece, assecondato logiche di segno opposto, sia attraverso
interventi legislativi, come quelli della sanatoria dei cosiddetti precari, che
mortifica i diritti dei vincitori di concorso e degli idonei, sia attraverso
il rinnovo del contratto nazionale, che di fatto distribuisce soldi a pioggia
tra i dipendenti, vanificando lo sforzo di chi si impegna di pi, e non
tiene alta la guardia proprio sullassenteismo, come, successivamente, ebbero
a confermare ed a commentare anche illustri esperti, a partire dal professor
Ichino. Il caso di Perugia, spunto di quella interrogazione parlamentare, da
questo punto di vista, emblematico di come in Italia si affronti questo
genere di problemi: nessuna delle persone arrestate per assenteismo
fraudolento in quella inchiesta stata licenziata. Un altro caso emblematico
quello del comune di Roma, dove, per ammissione dellassessore al personale,
su 27 mila dipendenti, sono oltre 6 mila ogni giorno, per un motivo o per un
altro, a disertare lufficio. Quelli che, come il professor Ichino, ritengono
che per risolvere il problema si debba licenziare i dirigenti che non
riducono lassenteismo, dovrebbero prima proporre, forse, di rendere effettiva
per i dirigenti stessi la facolt di licenziare i dipendenti assenteisti e
quella di premiare effettivamente i pi produttivi, anche attraverso la
possibilit di intervento nelle cosiddette progressioni verticali, che oggi
sono sostanzialmente nelle mani dei sindacati. Gli ispettorati sono ridotti
allosso, le verifiche sulle assenze per malattie sono state rese facoltative
in diversi contratti, le procedure disciplinari sono lente, rigide e
farraginose: questi sono altri nodi da sciogliere se si vuole ridurre il
divario sempre pi ampio e sempre meno giusto che si va creando tra il mondo
del lavoro pubblico e quello privato. Ma questo, in un sistema pubblico
ultrasindacalizzato, in cui il governo si impegnato con il Memorandum a concertare
ogni virgola del proprio operato, appare solo come un vago miraggio. Un
miraggio di unItalia pi moderna ed efficiente che tutti, a parole, vogliono,
e che pochi, nei fatti si battono per costruire. Questo potrebbe e dovrebbe
essere uno dei grandi terreni di confronto politico da iscrivere nellagenda
del paese, a prescindere dalla legge elettorale, dalla data delle elezioni e
da chi le vincer. Un terreno su cui innescare, come dovrebbe accadere per le
liberalizzazioni, un meccanismo virtuoso di gioco al rialzo, di gara al
coraggio, e alla spinta riformista e riformatrice di segno liberale, della
quale ritengo davvero abbiamo un disperato bisogno.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
05-12-2007)
Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data:
2007-12-05 - pag: 11 autore: Riconoscere il merito per combattere le caste
Pubblichiamo un estratto del discorso tenuto ieri da Luca Cordero di Montezemolo
all'Università Luiss di Roma. di Luca Cordero di Montezemolo U
n'istruzione e un'università imperniate sul riconoscimento del merito
e che diffondano la cultura del merito in tutta la società. Solo
così possiamo affrontare il cambiamento richiesto dalle sfide globali
e imboccare la strada della modernizzazione permanente. Altrimenti non si sta
fermi sulle posizioni conquistate faticosamente: si cade indietro. Solo
mettendo al centro il merito potremo vincere quella competizione per le idee
ed i talenti che è, e sarà la sfida di questo secolo. Contano e
conteranno sempre di più il capitale umano, le persone creative, le
idee, l'innovazione e la ricerca. E le persone vanno formate a questa
finalità. Blair in Gran Bretagna ha varato una riforma che premia le
università migliori con risorse aggiuntive, tolte a quelle peggiori. E
il meccanismo funziona: nelle graduatorie mondialidue università
europee spezzano il monopolio di quelle americane e sono entrambe inglesi;
cinque delle dieci migliori università europee sono britanniche. E da
noi? Oggi (ieri ndr.) escono ufficialmente i dati Ocse sulla valutazione
degli studenti quindicenni e sappiamo già che l'Italia, già
molto indietro nella graduatoria internazionale, è ancora peggiorata. Il
rapporto Pisa (Programme for International Student Assessment) fa
un'impietosa fotografia del livello di preparazione dei nostri studenti.
Siamotrail33 Úeil38Úposto, asecondadellema-terie, su 57 Paesi analizzati.
Risultati mortificanti di per se, ma ancora di più se pensiamo che
peggiorano rispetto alle precedenti rilevazioni. Vanno meglio di noi tutti i
Paesi del G7 e anche la maggioranza di quelli europei. E non potrà che
continuare così finché ogni sforzo di creare valutazione del merito e
meccanismi premiali viene regolarmente vanificato. Anche l'ultimo è
stato di fatto insabbiato: durante l'estate era stato raggiunto un accordo
nel Governo per destinare nel 2008 il 5% del fondo di finanziamento ordinario
dell'università agli atenei migliori, ma in Finanziaria è
rimasto solo un impegno privo di vere risorse. Nel frattempo l'Agenzia per la
valutazione è stata parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi
meccanismi di reclutamento dei ricercatori e stiamo per assistere alla
consueta infornata di raccomandati. Vincono la spesa a pioggia, l'allergia alla meritocrazia,
l'università uguale per tutti ispirata a un falso solidarismo che in
realtà danneggia i più deboli,perché i più ricchi
possono sempre andare a studiare all'estero. In questo modo
l'università non sarà mai in grado di essere fonte di progresso
economico, sociale e civile. Perché il merito è segno di
civiltà oltre che di equità. Premiare chi merita significa
riconoscere le persone per quello che valgono, per il loro impegno e non per
la loro estrazione sociale. La nostra rimane invece una società
incentrata sulle caste, dove la mobilità sociale è bassissima,
dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i
giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni. Tra le
persone di 18-37 anni sei figli di operai su dieci fanno gli operai, una
quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni
precedenti; mentre sette figli di professionisti, imprenditori, dirigenti
fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti. Qualche segnale di
mobilità in più c'è nelle regioni del Nord. Ma non nel
resto del Paese. (...) Maggiore produttività, più meritocrazia sono vitali per una società
competitiva che vuole continuare a crescere. E sono fondamentali perché per i
giovani possano esserci prospettive e opportunità reali all'altezza
delle loro aspettative e delle loro capacità. Nella mia relazione di
maggio all'assemblea dissi che la gente sogna di vivere in un Paese migliore,
più prospero, più giusto e più funzionante, proiettato
nel futuro, ma ha paura del cambiamento e non sa neanche bene come chiamare
questo sogno. Io credo, come dissi allora, che la parola evocativa di questo
sogno è "merito", nel senso di premiare chi merita.
Attraverso il merito è possibile ristabilire il nesso,oggi perduto,
fra ciò che un individuo vale e fa e quello che riceve in cambio.
Questa è la via maestra che conduce a una società più
giusta. IL CONFRONTO TRA SISTEMI L'incentivazione degli atenei migliori
ideata da Blair funziona In Italia vince la spesa a pioggia e
l'università uguale per tutti, basata su un falso solidarismo.
( da "Corriere del
Veneto" del 05-12-2007)
Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO -
data: 2007-12-05 num: - pag: 2 categoria: BREVI Assessore catechista nega il
bonus agli immigrati Il partito e la Chiesa lo riprendono: "Leso un
diritto" ROMANO D'EZZELINO (Vicenza) - Bonus scolastici negati agli
extracomunitari, è bufera sull'assessore-catechista. La decisione del
sindaco forzista di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo ormai da qualche giorno
è al centro di furiose polemiche. Il provvedimento, già approvato
in Consiglio comunale, prevede un finanziamento di circa 500 euro agli
studenti meritevoli, indipendentemente dalle condizioni economiche. Unico
vincolo: essere cittadini comunitari. Quindi potranno accedere al bonus
bambini e ragazzi italiani, francesi, romeni, bulgari, rom, ma non gli
extracomunitari. Relatore in consiglio della delibera è stato
l'assessore dell'Udc Michele Sella, 28 anni, da 5 catechista nella Chiesa
parrocchiale di Romano d'Ezzelino. Cattolico convinto e praticante, Sella non
ha pensato solo un attimo che il provvedimento potesse contrastare
minimamente con il precetto evangelico di "accogliere i forestieri"
e ha difeso a spada tratta dagli attacchi dell'opposizione la delibera.
Opposizione che però non si è data per vinta. L'ex assessore ai
Servizi Sociali Giovanni Baron ha infatti spedito una lettera informativa al
vescovo di Padova Antonio Mattiazzo e al parroco di Romano capoluogo Tarcisio
Favaron. La prima bacchetta all'assessore- catechista arriva da un illustre
esponente del proprio partito: l'assessore regionale alle Politiche Sociali
Stefano Valdegamberi. "Non si può non essere contrari a
provvedimenti simili, l'integrazione passa anche attraverso il riconoscimento
del valore degli stranieri- commenta l'assessore Udc - Mi viene da dire che
la meritocrazia, come l'ignoranza, non ha limiti di
nazionalità ". Touché. Nonostante la solidarietà non
arrivi nemmeno dai compagni di partito, Sella si dice (con un po' di candore)
stupito e amareggiato di fronte alle polemiche. "Francamente non mi
aspettavo tutto questo polverone - ribatte - La delibera estende i bonus, che
fino alla settimana scorsa erano riservati solo agli italiani, anche ai
cittadini comunitari ". Escludere dagli incentivi economici
extracomunitari però non va contro gli insegnamenti della di Santa
Romana Chiesa? "Ai bambini del Catechismo non mi permetterei mai
d'insegnare qualcosa che esuli dal messaggio evangelico - afferma l'assessore
- Detto questo la sfera politica e quella religiosa vanno distinte e la delibera
è conforme alle leggi vigenti". Va prudente, ma non se la sente
di difendere Sella, nemmeno la Diocesi di Padova sotto la quale ricade il
territorio di Romano d'Ezzelino. "Non conosco il caso e quindi non
voglio entrare nel merito - commenta il vicario episcopale monsignor Franco
Costa - ciò che posso dire è che la Costituzione garantisce ai
minori stranieri residenti l'assistenza sanitaria e il diritto allo studio.
In virtù di questo, non si capisce perché si dovrebbero negare i bonus
gli extracomunitari". Un'altra tegola sulla giunta guidata da Rossella
Olivo arriva da Samira, una donna marocchina, madre di tre figli sposata con
un cuoco italiano. "Dal 2002 percepivo 1000 euro all'anno dal Comune per
mandare all'asilo due dei mie figli. Mio marito, che fa il cuoco, ha
mantenuto inalterato il suo reddito e io lo stesso racconta la donna- Gli
anni scorsi era sufficiente presentare un richiesta agli uffici competenti e
io lo facevo a nome di Mario Cavasin, mio marito. Quest'anno l'assessore al
Sociale David Cei ha voluto vedere di persona i richiedenti. Mi sono
presentata io e guarda caso la richiesta è stata respinta. Mi viene il
dubbio che il mio non essere italiana c'entri qualcosa". Alberto
Rodighiero Assessore Michele Sella Sindaco Rossella Olivo.
( da "Sole 24 Ore, Il
(Nord Ovest)" del 05-12-2007)
Nord-Ovest sezione: ISTITUZIONI (con Cantiere leg
data: 2007-12-05 - pag: 15 autore: INTERVISTA Giovanni
Valotti Economista e direttore dell'Ocap "Più meritocrazia per riqualificare" "Negli ultimi anni le Regioni
hanno snellito gli organici, ma i risultati sono giunti per imposizione
dall'alto. è mancata, invece, una capacità di riformarsi
dall'interno per puntare a una maggiore efficienza". L'analisi
è di Giovanni Valotti, direttore dell'Ocap e docente di Economia delle
aziende e delle amministrazioni pubbliche alla Bocconi di Milano. Professore,
Piemonte e Liguria hanno un numero di dirigenti regionali per abitanti
inferiore alla media. è un dato positivo o rischia di penalizzare nel
medio termine l'efficienza della macchina amministrativa? La strada
intrapresa è quella giusta: gli organici si possono ridurre, senza
penalizzare il servizio per gli utenti finali. Il percorso resta comunque
lungo: la Pa in generale, e le Regioni in particolare, non hanno bisogno di
troppi uomini, ma di professionisti qualificati ed efficienti. Un discorso,
il suo, che vale soprattutto per i nuovi. La realtà vede, però,
ai vertici delle Regioni soprattutto persone mature. è vero: molti
degli attuali dirigenti hanno svolto tutta la propria carriera professionale
all'interno della Pa,per cui manca la contaminazione di competenze che
un'alternanza di lavoro tra pubblico e privato può assicurare. Occorre
ripensare la formazione universitaria per creare una nuova classe dirigente,
in grado di superare l'eccesso di burocrazia che caratterizza ancora molte
regioni. Come si supera il problema? Nelle Regioni non c'è sufficiente
riconoscimento del merito. Prenda le retribuzioni da risultato: sono su
livelli molto contenuti e in alcuni casi inesistenti. Occorre accelerare sul
fronte delle retribuzioni variabili per attrarre competenze dal privato.
L.D.O. Direttore Ocap. Giovanni Valotti ROBERTO SORRENTINO.
( da "Corriere della
Sera" del 05-12-2007)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere
- data: 2007-12-05 num: - pag: 45 categoria: BREVI Interventi e Repliche
L'incontro tra Berlusconi e Blair Contrariamente a quanto riportato a pagina
13 del Corriere di ieri, non c'è stata alcuna presenza estemporanea
della dottoressa Michela Vittoria Brambilla all'incontro tra il presidente
Silvio Berlusconi e Tony Blair. La dottoressa Brambilla era ad Arcore in
attesa dell'appuntamento successivo alla visita di Blair, previsto tra il
presidente Berlusconi e tutti i responsabili della Tv della Libertà e
del Giornale della Libertà. Luca d'Alessandro Capo
ufficio stampa FI Praticare un'iniezione di meritocrazia Con
la consueta chiarezza, Pietro Ichino ha invitato nuovamente il governo a
praticare "un'iniezione di meritocrazia nei
contratti collettivi e individuali" ( Corriere, 27 novembre). Ma, a
giudicare dalla posizione dei sindacati su questo versante, c'è poco
ahimè da aspettarsi. Di recente, il ministro Padoa-Schioppa ha
affermato che quella delle retribuzioni dei dipendenti pubblici è una
delle principali voci del bilancio statale. Ecco dunque che grandi progressi
si potrebbero conseguire se, da un lato, venissero premiati i meritevoli e,
dall'altro, severamente penalizzati i fannulloni o, come li chiama Ichino, i
nullafacenti. (Non è un mistero la penosa impressione che si offre di
alti ufficiali che si alternano sugli schermi televisivi al solo scopo di
leggere i bollettini meteorologici). Un buon passo in questa direzione
sarebbe quello di abolire definitivamente lo scorrere del tempo come metro di
misura per fare scattare gli avanzamenti di carriera e di grado e sostituirlo
finalmente con il merito. Ma, suppongo, sarà dura anche qui. Lorenzo
Milanesi, Milano Il simpatico comportamento del polpo Ho molto apprezzato
l'articolo di Danilo Mainardi "Il polpo si muove con il navigatore"
( Corriere, 13 novembre). Vorrei aggiungere, da quell'apneista dilettante che
sono, quello che la mia più che quarantennale esperienza di
osservatore del comportamento di Octopus vulgaris (Cuvier, 1798) mi
suggerisce. I polpi sono socievoli, giocherelloni (ho giocato con uno di loro
più volte a nascondino), amano essere accarezzati sulla testa,
riconoscono le persone e sono in grado di usare strumenti per procurarsi il
cibo: rompono le conchiglie utilizzando delle pietre. Rivolgo, pertanto, a
tutti gli amanti del mare l'invito a ucciderne di meno e osservarli di
più, specialmente nelle aree naturali marine protette, dove sono a
proprio agio. Sebastiano Caronni Orsenigo, Pavia Paperino e Topolino come
testimoni Ho letto sul Corriere di ieri che la Procura della repubblica di
Napoli ha citato a comparire come testimoni innanzi al tribunale di tale
città, in un processo per la contraffazione di giochi e adesivi con il
marchio di Topolino, i noti personaggi Disney di nome Topolino, Paperino e
altri. L'Ufficio notifiche di Milano ha poi notificato l'atto allo studio
legale milanese che rappresenta la Disney. è paradossale che nei vari
passaggi burocratici nessuno si sia accorto della bizzarria, ma data la
situazione della macchina giudiziaria, e poiché ovviamente i testimoni
convocati non si presenteranno, non mi meraviglierei se Topolino, Paperino e
compagni venissero condannati per mancata osservanza dell'atto di
comparizione. Giuseppe Federico, Milano.
( da "Libero" del
05-12-2007)
Prima pagina 05-12-2007 "Statali assenteisti ci
costano più di 14 miliardi" di LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO Un'istruzione
e un'università imperniate sul riconoscimento del merito e che
diffondano la cultura del merito in tutta la società. Solo così
possiamo affrontare il cambiamento richiesto dalle sfide globali e imboccare
la strada della modernizzazione permanente. Altrimenti non si sta fermi (...)
segue a pagina 13 LE CASTE IL MERITO ::: segue dalla prima LUCA CORDERO DI
MONTEZEMOLO IL DISCORSO Luca Cordero di Montezemolo. Ansa .p Attraverso il
merito è possibile ristabilire il nesso, oggi perduto, fra ciò
che un individuo vale e fa e quello che riceve in cambio. È la via
maestra che conduce a una società più giusta p Premiare chi
merita significa riconoscere le persone per il loro impegno e non per la loro
estrazione sociale. La nostra rimane invece una società incentrata
sulle caste (...) sulle posizioni conquistate faticosamente: si cade
indietro. Solo mettendo al centro il merito potremo vincere quella
competizione per le idee ed i talenti che è e sarà la sfida di
questo secolo. Contano e conteranno sempre di più il capitale umano,
le persone creative, le idee, l'innovazione e la ricerca. E le persone vanno
formate a questa finalità. Blair in Gran Bretagna ha varato una
riforma che premia le università migliori con risorse aggiuntive, tolte
a quelle peggiori. E il meccanismo funziona: nelle graduatorie mondiali due
università europee spezzano il monopolio di quelle americane e sono
entrambe inglesi; cinque delle dieci migliori università europee sono
britanniche. E da noi? Oggi escono ufficialmente i dati Ocse sulla
valutazione degli studenti quindicenni e sappiamo già che l'Italia,
già molto indietro nella graduatoria internazionale, è ancora
peggiorata. Il rapporto Pisa (Programme for International Student Assessment)
fa un'impietosa fotografia del livello di preparazione dei nostri studenti.
Siamo tra il 33° ed il 38° posto, a seconda delle materie, su 57 paesi
analizzati. Risultati mortificanti di per se, ma ancora di più se
pensiamo che peggiorano rispetto alle precedenti rilevazioni. Vanno meglio di
noi tutti i paesi del G7 e anche la maggioranza di quelli europei. E non
potrà che continuare così finché ogni sforzo di creare
valutazione del merito e meccanismi premiali viene regolarmente vanificato.
Anche l'ultimo è stato di fatto insabbiato: durante l'estate era stato
raggiunto un accordo nel governo per destinare nel 2008 il 5% del fondo di
finanziamento ordinario dell'università agli atenei migliori, ma in
Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di vere risorse. Nel
frattempo l'Agenzia per la valutazione è stata parcheggiata, si sono
persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento dei ricercatori e stiamo
per assistere alla consueta infornata di raccomandati. Alla velocità
del più lento Vincono la spesa a pioggia, l'allergia
alla meritocrazia, l'università uguale per tutti ispirata a un falso
solidarismo che in realtà danneggia i più deboli, perché i
più ricchi possono sempre andare a studiare all'estero. In questo modo
l'università non sarà mai in grado di essere fonte di progresso
economico, sociale e civile. Perché il merito è segno di
civiltà oltre che di equità. Premiare chi merita significa
riconoscere le persone per quello che valgono, per il loro impegno e non per
la loro estrazione sociale. La nostra rimane invece una società
incentrata sulle caste, dove la mobilità sociale è bassissima,
dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i
giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni. Tra le
persone di 18-37 anni sei figli di operai su dieci fanno gli operai, una
quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni
precedenti; mentre 7 figli di professionisti, imprenditori, dirigenti fanno i
professionisti, imprenditori, dirigenti. Qualche segnale di mobilità
in più c'è nelle regioni del Nord. Ma non nel resto del Paese.
In tutto il nostro Paese, anche nel settore privato e nell'industria,
c'è spazio per accrescere l'efficienza e aumentare la
produttività. Il livello della produttività nei diversi settori
dell'economia è nettamente inferiore, tra il 20% e il 25%, rispetto a
quella che si osserva nei Paesi nostri concor- renti europei. Aumentare la
produttività è l'unica strada per migliorare il livello delle
retribuzioni. Negli ultimi sei anni le retribuzioni reali sono salite più
della produttività: +0,7% all'anno nel manifatturiero contro una
diminuzione dello 0,6% all'anno della produttività. La
produttività è tornata a salire a partire dal 2006
nell'industria, ma ciò rischia di essere vano se non c'è uno
sforzo di tutto il Paese. L'efficienza della pubblica amministrazione
è il fulcro indispensabile per rilanciare lo sviluppo del Paese. Senza
una pubblica amministrazione efficiente non si potranno fornire servizi di
qualità alle imprese e ai cittadini, tempi certi della giustizia,
sostegno concreto ai redditi dei più deboli, un welfare moderno, una
scuola e un'università valutate e premiate in base al merito.
L'assenteismo è l'em blema dell'inefficienza e del cattivo
funzionamento della pubblica amministrazione, il fenomeno più evidente
e clamoroso. Compresi i giorni di ferie, l'assenteismo nel pubblico impiego
è infatti del 30% superiore rispetto alle grandi imprese industriali.
Azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe a un risparmio di quasi un
punto di Pil, 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali.
Portare la quota di assenze totali, comprese le ferie, al livello di quelle
nel settore privato darebbe un risparmio di 11,1 miliardi. E poi si
aggiungono i costi generati dalla bassa o nulla produttività di quella
parte di dipendenti pubblici (minoritaria ma non piccola) che svolge poco e
male la sua attività, pur essendo ufficialmente presente sul luogo di
lavoro. Tra ferie e permessi vari un pubblico dipendente è fuori
ufficio mediamente un giorno di lavoro su cinque. Tra i ministeri il top si
raggiunge al ministero della Difesa, con 65 giornate di assenza in un anno,
seguiti dal ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente, entrambi con
oltre 60 giorni. Altrettanto elevato è l'assentei smo nell'Agenzia delle
Entrate. All'In pdap si sfondano i 67 giorni. Negli enti locali spicca il
comune di Bolzano con 74 giorni di assenza all'anno, pari al 29% delle
giornate lavorative. Oltre 70 giorni anche il comune di La Spezia e la
provincia di Ascoli Piceno. Come si deve reagire? Occorre anzitutto tornare a
remunerare di più chi lavora di più, sia nel pubblico sia nel
privato. E sanzionare chi non produce pur essendo pagato per farlo. Nel
pubblico impiego serve poi una verifica oggettiva dell'impegno. Basta con
premi di risultato uguali per tutti! Guardate, nella pubblica amministrazione
così come in ogni parte della nostra società ci sono eccellenze
che dobbiamo far emergere. Persone straordinarie il cui entusiasmo viene ogni
giorno mortificato da un sistema che ha come obiettivo portare tutti alla
velocità del più lento. Produttività e aumenti Questi
sono gli argomenti che dobbiamo affrontare nel dialogo con i sindacati, se
vogliamo fare crescere di più il Paese e innalzare i salari dei
lavoratori. La riforma del metodo di contrattazione ha proprio questa
finalità: decidere gli aumenti delle retribuzioni in base alla
produttività là dove la produttività nasce, cioè
in azienda. Sono questioni che certamente interessano anche il governo ma in
primo luogo vanno affrontate tra le parti sociali. Non bisogna mai perdere di
vista quello che accade negli altri Paesi, osservare come si stanno muovendo
gli altri. Nel confronto internazionale l'orario di lavoro in Italia rimane
basso e in riduzione. È inferiore del 7,5% a quello del Regno Unito,
del 13% a quello della Spagna e del 16% a quello degli Stati Uniti. È
maggiore di quello che c'è in Francia e Germania, ma in entrambi
questi Paesi gli ultimi accordi sindacali e le politiche dei governi vanno
tutti in direzione di allungare l'orario di lavoro e di remunerare di
più i lavoratori. Maggiore produttività, più meritocrazia sono vitali per una società
competitiva che vuole continuare a crescere. E sono fondamentali perché per i
giovani possano esserci prospettive e opportunità reali all'altezza
delle loro aspettative e delle loro capacità. Nella mia relazione di
maggio all'assemblea dissi che la gente sogna di vivere in un paese migliore,
più prospero, più giusto e più funzionante, proiettato
nel futuro, ma ha paura del cambiamento e non sa neanche bene come chiamare
questo sogno. Io credo, come dissi allora, che la parola evocativa di questo
sogno è merito, nel senso di premiare chi merita. Attraverso il merito
è possibile ristabilire il nesso, oggi perduto, fra ciò che un
individuo vale e fa e quello che riceve in cambio. Questa è la via
maestra che conduce ad una società più giusta. Salvo per uso
personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza
autorizzazione.
( da "Tempo, Il" del
05-12-2007)
Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Luca Cordero
di Montezemolo torna all'attacco. Il presidente di Confindustria mette nel
mirino gli statali: "L'assenteismo nel pubblico impiego costa all'Italia
un punto di Pil e cioè 14,1 miliardi di cui 8,3 miliardi negli enti
centrali e 5,9 in
quelli locali. Home Economia prec succ Contenuti correlati Ospedale,
Allegrini attacca Aloisio "La sanità sull'orlo del
fallimento" Ospedale, Allegrini attacca Aloisio "La sanità
sull'orlo del fallimento" Ospedale An attacca "Spese folli"
Calamante attacca "Comportamento grave e ingiustificabile"
Aeroporto, Caligiore attacca: e ora Scalia si dimetta Dini attacca la
sinistra: "Sta subendo una grande sconfitta" Un fenomeno che
è l'emblema dell'inefficenza della pubblica amministrazione". La
dura accusa è arrivata in occasione dell'inaugurazione dell'anno
accademico della Luiss. Ma i sindacati non ci stanno e contestano, oltre che
i modi, anche i dati "sbagliati e fuorvianti" forniti dal leader
degli industriali. Critiche anche dal governo. Il ministro della
Solidarietà sociale, Paolo Ferrero incalza: "Il vero scandalo
sono gli stipendi record dei manager". Montezemolo critica anche gli
atenei dove, a suo giudizio, vincono la spesa a pioggia e l'allergia alla meritocrazia. Pronta la replica
del ministro dell'Università e della Ricerca scientifica, Fabio Mussi:
"Parla di cose che non conosce. Io parlo con prudenza delle Ferrari, lui
faccia lo stesso con gli atenei". Tornando al pubblico impiego,
Montezemolo sostiene che "senza una pubblica amministrazione efficiente
non c'e rilancio per il Paese. E i numeri parlano chiaro:
"l'assenteismo nel pubblico impiego è del 30% superiore rispetto
a quello che si registra nelle grandi imprese industriali". I
"fannulloni" tanto spesso evocati in questi anni da politici ed
economisti, tornano sul banco degli imputati. "Ricorrere all'iperbole
per fare sensazione è sbagliato perché così si offende anche
chi lavora", dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Ma Montezemolo
legge un vero e proprio elenco di super assenteisti davanti alla folta platea
di studenti, economisti, riceratori e alla presenza del Governatore di
Bankitalia, Mario Draghi. In pole position c'è il ministero della
Difesa con 65 giornate di assenza in un anno, seguito da quello dell'Economia
e da quello dell'Ambiente che mediamente totalizzano oltre 60 giorni. Non
brilla neppure l'Agenzia delle entrate con 60 giorni di assenza in un anno
mentre tra gli enti di previdenza è l'Inpdap a conquistare il podio
sfondando quota 67. E ce n'è anche per gli enti locali: il comune di
Bolzano registra 74 giorni di assenza all'anno, pari al 29% delle giornate
lavorative, denuncia ancora Montezemolo che addita anche gli esempi del
comune di La Spezia e la Provincia di Ascoli Piceno con oltre 70 giorni.
Cifre che però raccolgono le critiche della Cgil. "L'assenteismo
va combattuto - dice il leader della confederazione di Corso Italia,
Guglielmo Epifani - Il sindacato è pronto, il governo si muova e
Confindustria, invece di parlare e basta, cooperi a questo obiettivo".
Per il leader della Uil, Luigi Angeletti "Montezemolo si dovrebbe
preoccupare più del fatto che i salari dei lavoratori italiani sono
bassi". 05/12/2007.
( da "Nazione, La (La
Spezia)" del 05-12-2007)
IL CASO L'ASSESSORE PAITA: "I SERVIZI FUNZIONANO
E IL MUNICIPIO NON E' DESERTO" Comunali assenteisti, le bacchettate di
Montezemolo IL PRESIDENTE di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha
affibbiato ieri al Comune della Spezia un record nazionale poco invidiabile:
quello del maggior assenteismo dei dipendenti. Come riferiamo nelle pagine
nazionali del giornale. La risposta dell'amministrazione non si è
fatta attendere. "Sono rimasta sorpresa ? replica l'assessore al personale
Raffaella Paita ? perchè non ho la sensazione di operare in un Comune
deserto. Sicuramente nel dato complessivo incidono fattori quali i permessi
di natura familiare, riferito in particolar modo alla presenza di una elevata
popolazione anziana. anche la gestione diretta di alcuni servizi come ad
esempio scuole e nidi incide nell'ambito di permessi per maternità.
Tutti fattori che analizzeremo nei prossimi giorni con maggiore
approfondimento". La Paita ritiene le affermazioni di Montezemolo una
lettura semplicistica del fenomeno ("La Spezia tra l'altro svetta in
altre classifiche come l'organizzazione dei servizi e le poche assenze dei
dipendenti per malattia"). E ricorda la battaglia avviata dal Comune sui
principi della meritocrazia e dell'efficienza. -
-->.
Articoli dal 23 al 28 novembre 2007
FACOLTA'
OCCUPATA per protesta. Ieri presso l'ala universitaria del Pol
( da "Resto del Carlino, Il
(Modena)" del 23-11-2007)
Lettere @
( da "Corriere del Veneto"
del 23-11-2007)
Meritocrazia
in arrivo nei Tribunali ( da "Corriere della Sera" del
23-11-2007)
Scuola e
riforme Storia di fallimenti ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
23-11-2007)
Laureata
con lode ma disoccupata da 3 anni ( da "Settegiorni (Rho)" del
23-11-2007)
SOCIALISTI,
A MATERA LE PRIMARIE DELLE IDEE ( da "Basilicanet.it" del 24-11-2007)
CESENA - Si
costituisce il ''Gruppo della Libertà''
( da "RomagnaOggi.it"
del 24-11-2007)
I
finanziamenti della discordia ( da "AprileOnline.info" del
24-11-2007)
Sorpresa, i
giovani scoprono la politica - raffaele bonaccorso
( da "Trentino"
del 25-11-2007)
Slitta di
un anno la riforma della scuola dell'assessora Annamaria Miraglia
( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 25-11-2007)
'talento e
meritocrazia' ( da "Gazzetta di Modena,La" del
26-11-2007)
Sei troppo
bravo. E Storti mi cacciò ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-11-2007)
La grande
fuga delle multinazionali ( da "Corriere Adriatico" del
26-11-2007)
La buona
politica non ama ipocrisie ( da "Italia Oggi" del
27-11-2007)
Come nel
calcio anche all'università esistono serie A e B dei laureati?
( da "Gazzetta del Sud"
del 27-11-2007)
La
"privata" vista da vicino ( da "Messaggero Veneto, Il" del
27-11-2007)
IL MERITO E
IL SALARIO ( da "Corriere della Sera" del
27-11-2007)
Per
l'istruzione al Sud 4,2 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del
27-11-2007)
Università:
bilancio inrosso. E Agraria non trasloca Rimandata l'operazione da 35 milioni
di euro perla nuova facoltà. La Finanza andrà nell'ex caserma
sui lungarni ( da "Nazione, La (Firenze)" del
27-11-2007)
Castelli: 'Basta
con le ingerenze I politici si arrendano'
( da "Resto del Carlino, Il
(Ancona)" del 27-11-2007)
"Primari,
da oggi stop alle spintarelle" ( da "Corriere Adriatico" del
27-11-2007)
I PARADOSSI
DEL TALENTO ( da "Corriere di Bologna" del
28-11-2007)
Il
riformismo del nuovo millennio ( da "Avanti!" del
28-11-2007)
Articoli
( da "Resto del
Carlino, Il (Modena)" del 23-11-2007)
Iclinico i giovani medici si sono riuniti nella hall
del centro didattico, concentrandosi davanti all'ingresso della presidenza di
Medicina e Chirurgia. E' stato Gabriele Romani, a nome della
Federspecializzandi, organizzazione che tutela i frequentatori delle scuole
di specialità sanitarie, ad annunciare la manifestazione e a riferire
di aver ottenuto la solidarietà del preside, professor Aldo Tomasi
(nella foto) al quale sono stati illustrati i motivi della contestazione.
"PROTESTIAMO perchè quest' anno il ministro Mussi vorrebbe
fissare a gennaio il calendario delle prove di ammissione alle scuole ?
spiega il dottor Romani, che è in pista per entrare a Urologia ?
consideriamo che la scelta della data è quantomai infelice,
poichè taglia fuori dal concorso i medici che sono in pari e che
stanno portando a termine il tirocinio. Non sappiamo perchè il
calendario sia stato fissato in questo modo, non ha senso. Rimarrebbero fuori
tanti posti liberi". LA CONTESTAZIONE una volta registrata la
comprensione del preside è rientrata, salvo tornare alla ribalta nei
prossimi giorni se i dimostranti, che si sono riuniti in assemblea, non
otterranno al più presto quanto richiesto. Il movimento è
presente in tutta italia. e fa riferimento al sito web www.specializzandi.org
mentre analoghe manifestazioni che riguardano i corsi di specializzazione in
materie medico chirurgiche si tengono a Roma, Milano e in tanti altri atenei
d'Italia. "IL MINISTRO sta per firmare il decreto che istituisce i bandi
di concorso ma con la scusa di dare certezze sulle date si determinerà
una gravissima ingiustizia nei confronti dei giovani medici che si sono laureati
nelle sessioni di luglio e ottobre ? spiegano i camici bianchi ? in quanto
conseguiranno l'abilitazione alla professione nel mese di febbraio. Il
ministro Mussi in nome della coerenza e meritocrazia
? affermano ironicamente i promotori dell' occupazione ? ha deciso di
premiare i neo-laureati con un esame di accesso a cui i più
meritevoli, ovvero i laureati in corso, non potranno partecipare. Chiediamo
che al fine di evitare l'enorme confusione che si è verificata solo
pochi mesi fa il bando venga emanato a gennaio, con concorso a marzo.
Riteniamo che quanto sta accadendo sia dovuto alla non conoscenza, da parte
di chi legifera, del percorso che porta un giovane laureato a immettersi nel
mondo del lavoro e sia il risultato di pressioni politiche". Alessandro
Malpelo - -->.
( da "Corriere del
Veneto" del 23-11-2007)
Corriere del Veneto - VERONA - sezione: NOTTEEGIORNO -
data: 2007-11-23 num: - pag: 21 categoria: BREVI Lettere @ E-mail:
corrierediverona@corriereveneto.it Fax: 045 8030137 Infrastrutture
"Sì" al traforo Il Comitato centro storico, certo di
interpretare anche la volontà della stragrande maggioranza dei
veronesi, è favorevole alla realizzazione della galleria sotto le
Torricelle perchè gli amministratori locali, da molti anni,
caldeggiano la realizzazione di questa opera pubblica di fondamentale
interesse. Già più di 20 anni addietro i professionisti
prevedevano il collegamento della Valpantena con la Valpolicella con la galleria
sotto le Torricelle che il Prg indicava come circonvallazione nord. Ora che
l'attuale amministratore comunale si è impegnato di realizzarla la
gente è rimasta stupita nel vedere una manifestazione di ecologisti a
osteggiare la sua realizzazione. Si tratta di un'opera che interessa i
residenti di Veronetta e le migliaia di cittadini obbligati a fare lunghe
code per attraversare con la loro macchina la parte nord della città.
In realtà questa opera va a completare l'anello attorno alla città
agevolando e razionalizzando il traffico in tutti i sensi. Per quanto
riguarda le ragioni avanzate dagli ecologisti contro la galleria sono
sorprendenti: non si può pensare che la galleria possa deturpare
più di quanto non facciano le code di macchine che intasano Veronetta
e la strada delle Torricelle, che è così trafficata che gli
alberi stanno morendo. Per fare funzionare una città come Verona si
richiedono una quantità di interventi su cui siamo abbastanza in
ritardo. Il traforo è uno di questi interventi che è indispensabile
per migliorare la qualità della vita. Ugo Soldà presidente
Comitato centro storico Antonio Padoan vicepresidente Comitato centro storico
Carriere Meriti e meritocrazia Leggo che anche in
Vaticano arriva la meritocrazia. E' quanto hanno
stabilito i vertici della Santa Sede in una riunione cui hanno partecipato i
capi dicastero e i responsabili di diversi organismi collegati. Se anche il
Vaticano sta pensando di risolvere questo vecchio problema, chissà
cosa faranno i nostri politici che stanno copiando sistemi tedeschi, inglesi,
spagnoli, francesi ad ogni piè sospinto e per le più svariate
occasioni. Le parole "merito" e "meritocrazia"
sono state tra le più utilizzate anche al recente congresso dei
Democratici di Sinistra ma poi vengo a sapere che il sindacato sta
allegramente firmando accordi per favorire l'esodo dei dipendenti a seguito
delle mega-fusioni bancarie e che questi accordi prevedono che la risoluzione
del rapporto di lavoro del dipendente sia condizionata all'assunzione del
figlio del dipendente in uscita. Boh. Potenza delle parole fini a se stesse o
accordi di comodo ? Molti altri poi identificano il problema dei
"baroni" universitari italiani come flagello
dell'università, origine dei "cervelli in fuga" e mera
questione di nepotismo, non sapendo che in Italia Baroni si nasce e non si
diventa, alla Totò insomma. Non credo quindi al Partito Democratico,
in cui persino all'interno i meriti sono decisi da una oligarchia e sotto la
conveniente etichetta di meritocrazia si ripetono
vecchi vizi corporativi; ma non credo neppure alle strombazzate vaticane, per
le quali staremo a vedere. Semmai funzionasse per davvero potremo copiare
senza allontanarci troppo da Roma, cosa molto gradita a tutti i nostri
politicanti eroi. Umberto Brusco Bardolino.
( da "Corriere della
Sera" del 23-11-2007)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2007-11-23 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE
Scelta dei capi Meritocrazia in arrivo nei Tribunali ROMA - I capi degli
uffici giudiziari verranno scelti in base al merito e all'attitudine e non
più per anzianità. Lo stabilisce una risoluzione del Consiglio
superiore della magistratura (contrario Anedda, An; astenuto Saponara,
FI) che avrà come effetto uno svecchiamento ai vertici delle procure e
dei tribunali. Oggi, l'età dei "capi" oscilla tra i 67 e i
68 anni ma presto la media si dovrebbe abbassare di almeno 10 anni. Altro
effetto, precisa Ezia Maccora, presidente della V commissione del Csm,
"sarà l'allargamento della platea" dei concorrenti. Per il
prossimo concorso (154 direttivi) si sono fatti avanti 1.200 magistrati con
7.800 domande. D.Mart.
( da "Giornale di
Vicenza.it, Il" del 23-11-2007)
LIBRI /1. UN LUCIDO SAGGIO DI ADOLFO SCOTTO DI LUZIO
Scuola e riforme Storia di fallimenti Cambiare le superiori: quanti tentativi
inutili Paolo Vidali La scuola degli
italiani di Adolfo Scotto Di Luzio (Il Mulino 2007, pagg. 423, euro 25)
è un libro impegnativo. Non solo per il problema che affronta, ma
soprattutto per le risposte che dà e per quelle che mostra di non
poter dare. Scotto Di Luzio insegue, nella storia italiana dall'Unità
ad oggi, le diverse idee di scuola che si sono
succedute, leggendole attraverso i progetti di riforma
e i loro fallimenti. La tesi del libro ruota, infatti, attorno al principale
di questi fallimenti, quello della riforma delle
superiori, concentrandosi sul suo snodo principale: il liceo classico. Il
liceo classico, secondo la borghesia ottocentesca che l'ha partorito,
è il luogo di formazione dell'individuo, "tempo dell'adolescenza
e della decifrazione interiore, del lavoro che ognuno fa scavando in
profondità su se stesso": è "una scuola
della solitudine e dei linguaggi dell'individuo". È così
per il liceo pensato da Casati nel 1859, ma è
ancora così per la riforma di Gentile del 1923. In entrambi i casi
il liceo "è una scuola che fa della solitudine
l'occasione per sottrarsi alla pressione uniformante dei linguaggi
pubblici". Tesi problematica per chi, come la mia generazione di
cinquantenni, ha vissuto il liceo come il luogo della formazione alla coscienza
sociale, come il primo vagito di una coscienza politica. Tra l'altro,
non è proprio Gentile che inserisce la riforma della
scuola superiore nel quadro della società di massa plasmata dal
fascismo? Sembra una contraddizione, ma proprio qui sta uno dei meriti del
libro di Scotto Di Luzio. Egli mostra come il progetto fascista di inglobare
l'individuo nella collettività si svolga contro Gentile, non grazie a
lui. Infatti il progetto di riforma gentiliana viene
trasformato dal sistema fascista e in questo viene alla luce un primo,
fatale, tradimento. Quello che ogni cultura di massa fa di una formazione che
si incentra su un'idea individuale di uomo. Fascismo, comunismo, cattolicesimo
privilegiano lo stato, la classe, la comunità, e tutti offuscano l'Io,
fino a dissolverlo. Per questo anche la politica dell'Italia democratica, con
le sue ideologie contrapposte, trova l'accordo solo per una riforma della scuola media. Dc e Pci condividono il
bisogno di superare la disparità sociale. Ma questo non basta per
affermare un nuovo modello di uomo. Non è un caso che il sistema
politico dell'Italia repubblicana tenti a più riprese una riforma delle superiori, ma fallisca sempre. Da Gonella (1951)
a Berlinguer (2000) alla Moratti (2003) la proposta di un progetto di scuola superiore non trova il consenso necessario: manca
un'idea condivisa del tipo di formazione che si vuole produrre. O meglio la
formazione liceale si mostra incapace di adattarsi alla società di
massa, a quella in cui contano la collettività, la comunità,
l'appartenenza di classe. Il percorso di formazione tecnica e professionale
trova una sua strada, anche perché è più facile definire un'identità
attraverso il lavoro. È in difficoltà la formazione superiore,
sospesa in una terra di nessuno che dura da cinquant'anni e che trascina
nella sua incertezza anche il sistema della formazione universitaria, con i
suoi 3029 corsi di laurea e 104.000 insegnamenti (dati 2004): una ricchezza
di opportunità che mostra la povertà di una sintesi. Resta da
chiedersi, alla fine di questo libro colto e documentato, se non sia il caso
di superare anche le categorie tradizionali su cui, pure, esso è
costruito. Veramente la nostra è una società di massa o non
è piuttosto una massa di individui? Veramente viviamo nell'epoca della
collettività che annulla l'io o, piuttosto, non siamo nel tempo in cui
i confini dell'io sono fin troppo affermati per comprendere la
complessità del nostro mondo? Non si deve forse cercare un nuovo
modello culturale per il XXI secolo, partendo dalla nostra tradizione, ma
anche sapendola dimenticare? Veramente il progresso scientifico, lo sviluppo
tecnologico, l'allargamento degli orizzonti linguistici e culturali, la
globalizzazione dei mercati e delle coscienze non sono sfide sufficienti per
elaborare un'idea di uomo contemporaneo di cui il liceo, o qualcos'altro, sia
la formazione? Il libro si ferma su una sconsolata incapacità a dare
risposte a queste sfide. Resta il sospetto che gli strumenti usati finora per
cercarle siano insufficienti. Ma appunto questa è la sfida
intellettuale che viene prima, ben prima, di una riforma.
( da "Settegiorni
(Rho)" del 23-11-2007)
LAVORO La richiesta di "raccomandazione" da
parte di una giovane al presidente Napolitano LAUREATA CON LODE MA
DISOCCUPATA DA 3 ANNI "Caro presidente Napolitano, sono una ragazza di
ventisette anni, laureata da tre, e le scrivo questa lettera per chiederle
una raccomandazione. Da quando ho concluso i miei studi universitari sono
all'incessante ricerca di un lavoro ma ho potuto tristemente constatare che
nel nostro Paese è quasi impossibile entrare nel mondo lavorativo
unicamente per le proprie capacità e per la preparazione di cui si
dispone. Mi sono sempre battuta per affermare quelli che ritenevo e ritengo i giusti diritti e per la meritocrazia,
rifiutando compromessi e scorciatoie che andassero in altre direzioni, seppur
più convenienti. Ho avuto qualche occasione per scavalcare selezioni e
graduatorie ma, volendo confidare unicamente in me stessa e nel mio
curriculum di tutto rispetto, ho sempre optato per la correttezza che mi
è stata insegnata e che è parte integrante di me. Ora,
però, ho l'assoluto bisogno di avere uno stipendio con cui mantenermi
e, dato che non vivo esclusivamente d'aria e di ideali, devo prendere atto
della realtà e cercare la mia strada che mi porta dritta dritta a lei.
Le confesso che è, a dir poco, sconcertante assistere giornalmente a
dibattiti politici e schermaglie in Parlamento sulla durata del governo
Prodi, su compravendite di senatori, nuove pseudo-alleanze e dichiarazioni al
vetriolo di leader delegittimati. Il tutto condito ad arte con le armi di
distrazione di massa che rispondono di volta in volta al nome di
"delitto di Cogne", "caso di Garlasco" e ultimamente
"omicidio di Perugia". Posso dire che, nonostante una mia
collaudata capacità di fare zapping affinata con gli anni, non riesco
a sfuggire da plastici e ricostruzioni minuziose (oltre che da commenti
qualunquisti) che mi rendono informatissima, mio malgrado, su tracce ematiche
su pedali di biciclette, pentolini e coltelli. Politica e informazione non
sono mai stati così lontani da me e dalle mie effettive esigenze. In
primis, trovare un lavoro. Nelle rare occasioni, poi, in cui si cerca di
affrontare il tema della disoccupazione giovanile ci si concentra
esclusivamente sulla precarietà del lavoro, intesa come durata
dell'impiego. Quando si parlerà anche dell'accesso al mondo lavorativo
che al giorno d'oggi è impossibile? Con una laurea in Lettere con
votazione di 110/110 con lode, due master e diversi stage all'attivo sono
disoccupata da tre anni, non certo per una mia mancanza di iniziativa,
sacrificio e determinazione. Le porte per me sono chiuse per due motivi,
paradossalmente opposti: primo, sono troppo titolata e la busta paga che mi
spetterebbe sarebbe un onere eccessivo per un datore di lavoro che mi assumesse
per un primo impiego; secondo, non ho abbastanza esperienza. Se non fosse una
situazione pesante, non dovessi fare i conti a fine mese con il pagamento di
un affitto e con la necessità di chiedere ancora a mia madre di
mantenermi, troverei il tutto addirittura divertente. Un non-sense
all'italiana. Come uscire dal tunnel dei "bamboccioni per scelta
altrui"? Vista l'innata sensibilità del ministro Padoa Schioppa
forse mi sarei potuta rivolgere a lui ma temevo che con venti euro e un'allegra
pacca sulla spalla mi avrebbe spronato a cercare una soluzione da sola.
Quindi mi rivolgo a lei e le chiedo pubblicamente di raccomandarmi, allegando
il mio curriculum cosicchè possa sapere qualcosa in più su di
me. La ringrazio anticipatamente per la "grazia" che spero mi
concederà e le invio i miei saluti. In fede". Articolo pubblicato
il 23/11/07 Lidia Mancini.
( da "Basilicanet.it" del
24-11-2007)
11.51.15 [Basilicata] Domani 25 Novembre 2007, alle
ore 17:00, presso l'Hotel S. Domenico a Matera, si terrà un incontro
organizzato dalla Federazione dei Giovani Socialisti sul tema "Riforme,
equità, meritocrazia: il nuovo corso socialista". All'assemblea
parteciperà l'On. Giacomo Mancini, parlamentare socialista e membro
della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della
criminalità organizzata mafiosa o similare. "I relatori saranno
tutti giovani con età inferiore ai 30 anni provenienti dalle varie
organizzazioni socialiste e dalla società civile, a
dimostrazione che, a differenza degli altri partiti, ai giovani viene
riconosciuto un ruolo attivo, propositivo e determinante nella
attività politica di partito riconoscendogli la massima libertà
di espressione e di proposta. "L'appuntamento rientra nell'ambito
dell'iniziativa "Primarie delle idee" promossa dal Partito
Socialista su scala nazionale e regionale per porre alle basi del nuovo
partito un programma di temi concreti come le riforme istituzionali, il
welfare, lo statuto regionale, la riforma del lavoro, la riforma
dell'università e del mondo della ricerca, le politiche industriali,
l'ambiente e l'energia, le infrastrutture". (bas - 04).
( da "RomagnaOggi.it" del
24-11-2007)
Sei in news/Cesena, data 24.11.2007, orario 12:12.
CESENA - Si costituisce il ''Gruppo della Libertà'' CESENA - I quattro
consiglieri comunali del Gruppo di Forza Italia, Luca Mancini, Stefano
Angeli, Giampiero Biondi ed Antonella Celletti, hanno costituito un nuovo
Gruppo che prenderà il nome di “Gruppo della Libertà”. “Da
mesi, – hanno spiegato i consiglieri – sia a livello nazionale che locale, si
sta lavorando nella direzione di dare vita ad un nuovo grande soggetto
politico che si apra alla società in senso lato e che accolga ed
interpreti le istanze della gente. Dopo lo straordinario successo popolare
della campagna di raccolta firme 'per tornare a votare', dello scorso fine
settimana, il Presidente Berlusconi, a San Babila, raccogliendo il messaggio
dei milioni di firmatari, ha rivoluzionato lo scenario politico italiano ed
ha sancito di fatto la nascita di questa nuova formazione, che raccoglierà
tanti soggetti del mondo politico, associazioni, movimenti e soprattutto
persone, ed in particolare giovani, che, pur non essendosi mai impegnate in
politica o nelle Istituzioni, intendono oggi dare il loro contributo per
rimettere in piedi il nostro Paese”. “Questo non vuol dire un distacco, un
taglio netto da Forza Italia, anzi il contrario. – affermano ancora i
consiglieri – Noi siamo gli esploratori, l'avanguardia di un flusso in
movimento verso il futuro. Forza Italia è la nostra casa di origine,
oggi, insieme a tanti, cerchiamo di fondare una casa più grande, dove
trovino collocazione ancora più amici che concordino con i nostri
principi fondanti: il rispetto delle regole e delle libertà, gli
ideali della nostra tradizione, la tutela della famiglia e della vita, la
sicurezza e la difesa della nostra identità, ma
anche un recupero della meritocrazia e del contatto
diretto con le persone in politica, come nelle Istituzioni. Crediamo infatti
che debba essere colmato quella sorta di baratro che si è frapposto
fra la politica e le Istituzioni e la società civile, che si sente
delusa nelle aspettative ed inascoltata nelle legittime richieste. La
risposta a questa situazione non sono l'antipolitica o il qualunquismo, ma il
recupero della vera politica da parte di soggetti sempre più numerosi.
Questo il principale obiettivo del nuovo soggetto politico di cui noi siamo
orgogliosi di fare parte”.
( da "AprileOnline.info" del
24-11-2007)
Carlo Patrignani, 24 novembre 2007 Ricerca Si accende
la polemica dopo la dichiarazione del Ministro Livia Turco sulrila presunta
"guerra tra bande", alla quale in particolare risponde l'Istituto
per la ricerca sul cancro di Genova. E rimane aperto anche il caso-Garaci,
che divide i rappresentanti di categoria all'Istituto Superiore di
Sanità. Martedì il nuovo direttore generale, Monica Bettoni
Brandanti Ma quale guerra per bande! Il Ministro della Salute, Livia Turco, cui
riconosco sensibilità e attenzione, fa un'affermazione,
"vergognosa guerra per bande", offensiva: è triste che
l'Italia non abbia ancora l'unico sistema, universalmente ammesso, di
finanziamento della ricerca, la peer review', basata su trasparenza e meritocrazia, e che a tale esigenza si risponda con guerra
per bande', o tra poteri accademici. E' stupito il direttore del laboratorio
di medicina rigenerativa dell'Istituto per la ricerca sul cancro di Genova, Ranieri
Cancedda, che con Elena Cattaneo e Paolo Bianco, ha chiesto alla Turco
chiarimenti sulla distribuzione dei finanziamenti gestiti dall'Istituto
Superiore di Sanità per la ricerca sulle tanto dibattute cellule
staminali. Finanziamenti che è dal 2001 che seguono percorsi poco
chiari e trasparenti: concessi dall'alto al basso, secondo il top down',
cioè quasi ad personam, senza controlli ed in assenza di rigorose
procedure. "Hanno ragione da vendere i colleghi: non c'è alcun
dubbio che per far correttamente le cose il sistema migliore è la peer
review e non già il top-down", afferma il genetista Edoardo
Boncinelli, riferendosi al metodo in voga in Italia e sui quali è
intervenuta la rivista internazionale Nature' con un editoriale dedicato alla
gestione dell'Iss ed alla "scienza ai maccheroni". Boncinelli
è uno dei maggiori scienziati italiani, al quale abbiamo chiesto cosa
ne pensa della vergognosa guerra per bande. "Non è importante -
risponde il genetista - l'importante è stare dalla parte giusta, quella
degli scienziati e ricercatori, di chi fa effettivamente la ricerca".
Dunque, siamo un Paese indietro come dice Nature? "Siamo un Paese ancora
troppo clientelare, dove il clientelismo impera indisturbato - conclude -
l'Italia dovrebbe provincializzarsi". E alla domanda se la politica
dovrebbe non occupare e non invadere campi non suoi, come la ricerca
scientifica, lo scienziato ritiene che "il Ministro ha sanato, a quanto
pare, la piaga dell'assegnazione dei fondi senza alcuna procedura di bando pubblico,
e quando smentisce che siano già stati assegnati fondi per la ricerca
senza ricorrere a bando pubblico non puo' che farci piacere". Dunque,
"se alla Turco va riconosciuto il merito e il coraggio di aver cambiato
registro con l'introduzione del bando pubblico e di una commissione di
referee esterni - prosegue - forse la nostra iniziativa non è stata
inutile e, con altrettanta sincerità, non possiamo che restare
sorpresi dalla sua affermazione: non è una vergognosa guerra per
bande' la nostra richiesta di fare ciò che il Ministro stesso ora
riconosce necessario fare". Secondo le assicurazioni del Ministro
potranno concorrere per l'assegnazione dei fondi (pari a 8 e non 3 milioni di
euro), solo i destinatari istituzionali, ossia le Regioni e gli Istituti di ricerca:
neanche un euro a singole persone, come avvenuto in passato. "E non deve
accadere che chi far parte della Commissione che valuta i progetti da
finanziare - avverte Cancedda - sia contemporaneamente autore, esaminatore e
finanziatore dello stesso progetto". Eccola la "scienza dei
maccheroni" di cui parla Nature e che va soppressa. "Quanto detto
dal Ministro su bando pubblico e commissione di referee esterni va bene:
è un bel risultato", conclude Cancedda che però di per se
non chiude la polemica: i tre ricercatori ci tengono a dire che loro non
hanno nulla di personale verso Enrico Garaci, riconfermato dalla Turco per la
terza volta alla guida dell'Istituto Superiore di Sanità; semmai sono
da cambiare ed innovare le modalità di scelta, come fatto il Ministro
dell'Università e Ricerca, Fabio Mussi, che per il rinnovo della
Presidenza del Cnr, ha affidato ad un nucleo di 12 esperti nazionali ed
internazionali (dei quali non ci conosce il nome), il compito di comporre una
rosa' di candidati da cui sceglierà il Presidente. "Avremmo
preferito un rinnovamento all'Iss: come del resto sta facendo Mussi per il
Cnr", nota Gianna Cioni, segretario nazionale della Flc-Cgil.
Rinnovamento non soltanto della Presidenza ma anche, come emerso dalla Conferenza
di Produzione, "delle strutture interne, con la creazione di un nuovo
organismo, il Consiglio Scientifico', per una maggiore democrazia e
partecipazione alla gestione dell'ente". Un po' diversa la posizione
delle Rdb, il sindacato di base. "Per noi la gestione-Garaci del
personale è positiva, sia per quanto riguarda i dipendenti a tempo
indeterminato' che per i precari: la condizione di lavoro è migliorata
rispetto alle passate gestioni", sostiene Claudio Argentini delle Rdb.
Poi ci sono le assunzioni dei tempo determinato' (195 tra ricercatori,
tecnici, personale amministrativo e operativo), che "derivano dalle
nostre lotte per la stabilizzazione dei precari", precisa Argentini.
Ciò e stato ottenuto anche grazie, aggiunge, "all'opera del Ministero
della Salute e del Presidente dell'Iss". Sulle critiche alla gestione
dei fondi per la ricerca mosse a Garaci da Nature' e dai tre ricercatori,
Cattaneo, Bianco e Cancedda, Argentini commenta: "La gestione dei fondi
è da criticare in tutti gli enti di ricerca, i pochi fondi dappertutto
vengono gestiti in maniera clientelare, per cui la critica a Garaci -
conclude Argentini - va estesa a tutto il mondo della ricerca". Se una
decina tra ricercatori ed amministrativi, prima firmataria la ricercatrice
precaria, Lucia Gabriele, hanno chiesto al Ministro della Salute, con una
lettera, la riconferma di Garaci, "importante per l'Istituto che ha
bisogno di stabilità e continuità per continuare a svolgere i
delicati compiti di ricerca", un altro gruppo più numeroso di
ricercatori, amministrativi e tecnici, vuole "un confronto
immediato" con Garaci sulle critiche riportate dalla stampa, e
soprattutto "una gestione meno centralistica e verticista".
Obiettivo: arrivare all'assemblea generale dei dipendenti. "L'assunzione
dei 195 precari sono merito dell'azione dei sindacati sul Governo",
avverte la Cioni e non sono ascrivibili a singoli dirigenti. Questa è
la situazione all'Iss, dove si susseguono riunioni e lettere,
contrapposizioni tra chi vuol mantenere lo status quo' e chi invece vuole cambiare,
fermo restando l'autonomia, le competenze e la tutela di un importante
istituto. Sarà un bel banco di prova per l'ex senatrice ds Monica
Bettoni Brandanti, che da martedì 27 si insedierà come
direttore generale.
( da "Trentino" del
25-11-2007)
Primiero. L'iniziativa è stata promossa dal
Comprensorio. Le impressioni di sei ragazzi coinvolti nel progetto Sorpresa,
i giovani "scoprono" la politica Un inatteso livello di
partecipazione agli incontri con le istituzioni RAFFAELE BONACCORSO PRIMIERO.
Più di cento giovani hanno partecipato all'incontro con il difensore
civico Borgonovo Re, altrettanti hanno invaso la sala del Comprensorio per
discutere con il presidente Cristiano Trotter e con il consigliere
provinciale Marco Depaoli, con lo stesso livello di partecipazione hanno
ascoltato Sergio Bonini docente dell'università di Trento. Tutto
questo succede a Primiero ed è sorprendente. Non capita spesso, specie
nelle piccole periferie, vedere così tanti giovani, partecipare a
riunioni che richiedono un certo impegno. Il successo è frutto della
strategia scelta dai responsabili del Tavolo delle politiche giovanili del
Comprensorio di Primiero. "Le giovani generazioni hanno un atteggiamento
di sfiducia e distacco nei confronti delle istituzioni - spiega Irene Grazzi,
referente tecnico del Tavolo stesso - e questo spesso è dovuto alla
poca conoscenza del tema ed alla scarsa coscienza civica. Partendo da queste
osservazioni il Tavolo delle politiche giovanili ha voluto creare un percorso
che riuscisse a superare questo stato di fatto. L'input è venuto dagli
stessi ragazzi, che lo scorso anno avevano partecipato al progetto "Sentieri"
e che li aveva portati fino ad Auschwitz, proponendo come seconda tappa Roma
e le sue istituzioni: il parlamento, il governo, la presidenza della
Repubblica. Propedeuticamente a questo obiettivo si sono voluti dare dei
contenuti in grado di preparare i giovani all'evento ed ecco quindi i quattro
incontri con il difensore civico, con i rappresentanti delle istituzioni
locali, con un docente universitario sugli aspetti giuridici ed infine sul
servizio civile". Ci si può chiedere quanto abbia influito nell'adesione
al progetto la visita a Roma. "Certo fra le due cose c'è un
legame - chiarisce Martina - ma avevamo anche l'esperienza positiva di
Auschwitz e la puntuale e concreta presenza della scuola superiore e del suo
dirigente scolastico che ha saputo valorizzare l'iniziativa. Il risultato
è stata la grande partecipazione agli incontri informativi". Ma i
giovani come vedono la politica? "Prima vedevo la politica come un mondo
lontano da noi - dice Cinzia - invece ora sto capendo come sia essenziale per
raggiungere degli scopi e degli obiettivi per poi realizzare anche i nostri
progetti di vita. L'impegno nella politica è importante". Ed
ancora: "La politica la si fa tutti i giorni quando si discute per
risolvere i problemi - aggiunge Martino - quelli che non fanno politica sono
a Roma, dove certa gente fa commedia". Anche sulla finanziaria le idee
sono chiare: "Un obiettivo che deve contenere è sicuramente
quello di puntare sull'impiego dei giovani e quindi garantire maggiore
indipendenza, come avviene in Scandinavia - dice Albert - e questo si fa
scommettendo sulla qualità dell'istruzione, in modo da fornire una
vera preparazione per il mondo del lavoro". Una osservazione puntuale la
fa Martino: "In Italia purtroppo non si punta sulla meritocrazia, né nella scuola, né nel mondo del lavoro. Si tende sempre a
livellare e la carriera la si fa per anzianità. Questo non aiuta i
giovani capaci". Su questo argomento Ambra aggiunge che "sono poche
le università che, come Pisa ed Udine, offrono il sistema di
"scuola superiore" e questo influisce sulla preparazione dei
giovani". Andando infine alle istituzioni più vicine,
Provincia e Regione, i ragazzi si rendono conto della specificità
trentina. "Lo statuto speciale ci dà certamente dei vantaggi -
ammette Mariapiera - purtroppo a volte si dà poca importanza a
ciò, non riuscendo a valorizzare le opportunità".
( da "Gazzettino, Il
(Venezia)" del 25-11-2007)
Il Piano di accorpamenti non ha convinto nessuno. E
lei lo congela Slitta di un anno la riforma della scuola
dell'assessora Annamaria Miraglia (al.spe.) La riforma
della scuola targata Miraglia è rinviata di un anno. Lo ha
deciso, all'unanimità, la Giunta adottando l'atto d'indirizzo
presentato dalla stessa assessora alla Pubblica istruzione che non ha fatto
finta di non vedere che aveva tutti contro: sindacati, insegnanti, genitori.
Ma attenzione perché Anna Maria Miraglia non fa marcia indietro sul contenuto
del suo piano di razionalizzazione delle rete scolastica comunale, ma si
impegna ad un maggiore approfondimento con le parti in causa. "Ho
compiuto un giro di consultazioni dal quale ho potuto evincere che c'è
scarsa comunicazione; se da un lato rimango convinta del fatto che il
progetto vada bene nel merito, dall'altro mi sono resa conto che è
necessario avviare ulteriori occasioni d'incontro e confronto per approdare a
un disegno maggiormente condiviso, senza forzature ma concertando" - ha
detto Miraglia. Il risultato finale è che la riforma
per adesso viene sospesa e non entrerà in vigore prima dell'anno
scolastico 2009-10. In
sintesi il piano si traduceva in tre parole: dimensionamento, verticalizzazione,
costituzione di poli scolastici in attuazione di una linea guida nazionale
vecchia di una decina di anni. In buona sostanza puntava
al rafforzamento dei cosiddetti "istituti comprensivi" accorpando
una scuola dell'infanzia, una primaria ed una secondaria sotto un'unica
dirigenza, un'unica segreteria e struttura burocratica. L'opposizione
è stata generalizzata con l'assessora che ha raccolto critiche e
perplessità ovunque. Pareri contrari che hanno spinto Miraglia
a una riflessione quanto meno sui tempi di attuazione fino a chiederne alla
Giunta la posticipazione. Detto e fatto, con piena soddisfazione dei
sindacati, insegnanti, genitori. L'atto di indirizzo, inoltre, fa riferimento
all'opportunità di sviluppare l'educazione permanente degli adulti e
impegna altresì il referato ai Lavori pubblici a mettere mano alle
strutture scolastiche.
( da "Gazzetta di
Modena,La" del 26-11-2007)
Provincia 'Talento e meritocrazia'
Il segretario diessino Pecoraro parla del nuovo Pd 'Stiamo organizzando
iniziative e forum tematici' Il segretario diesse Ciro Alessio Pecoraro
interviene sui primi passi del PD in città. "C'è ancora da
lavorare perché le persone si sentano davvero coinvolte - dice - ma stiamo
mettendo in campo iniziative e forum tematici". Cosa cambierà a
Sassuolo? "La prima cosa è il gruppo unico del Pd in Consiglio
comunale. Martedì ci sarà la prima assemblea in città,
da dicembre inizierà la distribuzione dei "Certificati di socio
fondatore" ed entro gennaio contatteremo le 2600 persone che hanno
votato il 14 ottobre per costituire il Pd in città". Si
vociferano divisioni tra i consiglieri Ds e possibili uscite. "I consiglieri
devono prima di tutto coerenza verso chi li ha eletti, poi al partito di
appartenenza. Siccome i Ds chiudono non è detto che tutti aderiscano
al Pd; se qualcuno non si sente vicino al progetto è giusto che si
chiami fuori. Questo però non significa che chi esce dal Pd sia fuori
dalla maggioranza". Ha più volte detto che vuoi un Pd come la
moderna sinistra europea, Scalabrini (coordinatore della Margherita) lo
vorrebbe più moderato. "Entrambi crediamo nel dialogo e nel
confronto. Quando parlo di moderna sinistra europea, penso ad una sinistra
efficace, di governo, capace di cambiare rapidamente le cose che non
funzionano. Il Pd dovrà essere laico e le diverse credenze, religiose
e non, non devono essere vissute come bandiere per battaglie
ideologiche". Cosa direbbe agli scettici di oggi? "I 20/25enni
hanno votato pochissimo alle primarie. Il primo passo è far loro
capire che farsi ascoltare non è impossibile; la presenza di giovani
nelle assemblee elettive dovrà essere importante. Finora nei partiti c'è
stata chiusura verso chi non è politico di professione: una delle
novità potrebbe essere l'impegno a tempo". Cosa si aspetta in
generale? "Che sappia premiare talento e meritocrazia.
Finora non è successo e per questo il Paese è fermo".
(ch.di.).
( da "Sole 24 Ore, Il" del
26-11-2007)
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data:
2007-11-25 - pag: 12 autore: Il potere ai settantenni. Marini: oggi giovani
meno combattivi "Sei troppo bravo. E Storti mi cacciò" di
Nunzia Penelope F ranco Marini è allievo di Donat-Cattin e, come al
suo maestro, la franchezza non gli manca: "è naturale guardare
con simpatia i giovani, ma occorre chiedersi: cos'è che determina
questa situazione? Io sono entrato nel sindacato a fine anni Cinquanta: nel
corso del tempo ho visto affievolirsi il coraggio di proporsi, di affrontare
battaglie nei gruppi dirigenti, come accadeva in Cisl negli anni Cinquanta,
Sessanta, Settanta. Non ho più trovato una dialettica forte come ai
tempi della mia generazione: i tempi di Pierre Carniti, Eraldo Crea, Mario
Colombo, io stesso. Eravamo entrati nel sindacato senza alcun potere, e poi
abbiamo saputo conquistare ruoli e peso. Non ci siamo
tirati indietro su nessuna battaglia: l'incompatibilità tra cariche
sindacali e politiche, la difesa della meritocrazia, il
sì o no all'unità sindacale. All'epoca erano argomenti che
dividevano profondamente, in modo anche drammatico. Ci siamo schierati, rischiando.
Nessuno di noi restava alla finestra, in attesa della "chiamata" o
della cooptazione. A volte si vinceva e a volte si perdeva, ma era
così che ci si formava, che si conquistava spazio. Poteva andare bene
e poteva andare male. A me è capitato ad esempio nel '63-64: con la
Cisl fortemente divisa al suo interno mi schierai contro Bruno Storti, allora
numero uno dell'organizzazione. Così un giorno Storti mi chiama
dicendomi: "Marini, tu sei troppo bravo per restare qui. Trovati un lavoro
da un'altra parte". In pratica, mi ha messo alla porta. Che feci?
Naturalmente cercai un lavoro. Lo trovai al ministero del Mezzogiorno, con
Giulio Pastore. Da questa portarientrai nella Cisl riprendendo il cammino
interrotto. Racconto questo episodio perché è vita vissuta,
testimonianza concreta. Come potrei narrare delle decine e decine di
battaglie nei congressi o degli scontri tra noi e con i "cugini"
delle altre organizzazioni: si è vinto, si è perso, si è
rivinto e anche riperso ma siamo andati avanti conquistando di volta in volta
qualche incarico di responsabilità& Questi eravamo noi, i giovani
di allora: non sfuggivamo al confronto per quanto aspro e per quali che
fossero le conseguenze. Un periodo d'oro del sindacato, in un'Italia che
cambiava profondamente nelle sue strutture economico-sociali". Dunque,
cosa dovrebbe fare un giovane oggi per farsi spazio, conquistare posizioni,
ruolo, potere? La ricetta di Marini è semplice: "Darsi da fare,
scegliere, puntare a degli obiettivi, avere pazienza e determinazione,
capacità di ascoltare e fiducia in se stessi. è una cosa che ti
forma, insegna anche ad assumerti le responsabilità. Mi pare che
all'epoca era la regola, oggi più l'eccezione. Il gusto del confronto
politico, l'orgoglio, il coraggio di correre qualche rischio. Cercare di
nuotare da soli: questa è la cosa essenziale". Ma è
davvero possibile che sia solo colpa dei giovani se non arrivano da nessuna
parte? Non c'è qualche responsabilità anche da parte degli
anziani nel costituire una chiusura del sistema politico, sindacale,
economico, che finisce per tenere fuori dalla porta, eternamente a
bagno-maria, le giovani leve? "Certo, negli anni si è creata
anche una maggiore rigidità della struttura, un problema del sindacato
come della società nel suo insieme. Forse è più
complesso di un tempo entrare, farsi strada, emergere. Ma quello che constato
è soprattutto un affievolimento della spinta di cui parlavo prima
". (...) Su una cosa però Marini concorda, e cioè che oggi
scarseggiano i luoghi deputati alla selezione della classe dirigente. Una
volta c'erano i partiti, le scuole di partito, le sezioni. Tutto questo
è scomparso. E ancora non si è capito cosa può
sostituire il patrimonio disperso. "Sì, i luoghi di selezione
della classe dirigente si sono ristretti e impoveriti. E la prevalenza della
comunicazione ha fatto molti danni ai partiti stessi. Ha preso il potere, lo
ha personalizzato. La vita interna ai partiti è dettata dalla
comunicazione. Il rapporto oggi è direttamente tra i leader – personaggi
conosciuti, noti,ma che a volte sono capaci e a volte no – e i media. Si bada
di più a come "narrare" una decisione che alla
qualità della decisione stessa, al suo fondamento, alla sua giustezza,
alla sua rispondenza rispetto al problema che l'ha generata e al processo
democratico di cui dovrebbe essere frutto. Così capita di dire cose
che durano il tempo di un Tg o di un quotidiano ma che non lasciano traccia a
distanza di ore, e questo non fa bene alla politica e alla sua
credibilità (...)". ADDIO VECCHIE SCUOLE Il presidente del
Senato: "I luoghi di selezione della classe dirigente si sono ristretti
e impoveriti, prevale la comunicazione".
( da "Corriere Adriatico" del
26-11-2007)
Per arginare la disoccupazione si pensa ad una
imprenditoria prettamente locale La grande fuga delle multinazionali ASCOLI
Quale futuro economico (ed occupazionale) per il Piceno in difficoltà
e, soprattutto, con quali strumenti affrontarlo? Ad interrogarsi sono un po'
tutti: dalla politica alle istituzioni, dal sindacato (che a tal fine ha
anche promosso un incontro, poi aggiornato al 10 dicembre) agli imprenditori.
E se c'è chi, Assindustria (per bocca del direttore Vizioli, che si
è anche prodotto in un richiamo all'assunzione di maggiori
responsabilità da parte di altri enti economici strumentali del
territorio quali la Camera di Commercio e le banche), afferma che dalle
multinazionali e dalla grande e media industria il nostro territorio non
può prescindere e che quindi bisognerebbe operare per tenersi stretti
i grandi gruppi (almeno quelli che sono rimasti), c'è anche chi, la
Provincia ma anche la regione Marche (con il vice presidente Luciano
Agostini), pensa che alle prime si possa affiancare una nuova imprenditoria
(e quindi un nuovo sviluppo) prettamente locale, in grado di sfruttare al
meglio le risorse che il nostro territorio è in grado di offrire.
Certo è che, in una società dei consumi in crisi e che di
contro sconta una forte capacità produttiva di tipo manifatturiero,
con il mercato appannaggio però di paesi dove il costo del lavoro
è più basso, non basta più, a nostro avviso, puntare
solo ad introdurre nelle aziende innovazione, nuove tecnologie, maggiore
qualità di prodotto. Bisognerebbe invece forse puntare di più,
oltre che su produzioni non delocalizzabili (perché non riproducibili
altrove), anche e soprattutto a "produrre" innovazione, da poter
immettere sul mercato. Perché è vero che il futuro di un territorio si
gioca sull'aumento della produttività e della competitività del
proprio sistema economico, ma è altresì vero che la vera
competizione, sia essa riferita al sistema industriale che ad altri segmenti
economici, sarà sempre più sui "saperi". Saperi che
però mal si coniugano con il rischio di mobilità sociale, in un
sistema come il nostro dove, sposando una tesi tanto cara
al presidente Montezemolo, ci sarebbe bisogno di maggiore "meritocrazia", messa però in forse dalle condizioni economiche
date, dove è più alta la probabilità che il figlio di un
operaio rischi di fare a sua volta l'operaio, rispetto a quella che investe i
rampolli di altre classi sociali. P.L. ,.
( da "Italia Oggi" del
27-11-2007)
ItaliaOggi ItaliaOggi - Primo
Piano Numero 281, pag. 8 del 27/11/2007 Autore: L. Franco Bussinello, Verona
Visualizza la pagina in PDF Uno lettore di IO ci
bacchetta per l'uso del sarcasmo sul caso Rai. Ma il punto è questo?
La buona politica non ama ipocrisie Basta con le false indignazioni su quello
che tutti sanno Egregio dottor Bechis, l'ironia e il sarcasmo sono figure
retoriche che ben concorrono a rendere qualitativamente pregiata e gradevole
la penna di chi scrive. Ma possono anche divenire (per esempio, per un
giornalista) strumenti di buon ausilio per "banalizzare" o
ridicolizzare una notizia che non si compone bene nel mosaico che s'è
costruito il giornale cui appartiene. ItaliaOggi del 23/11/2007: "Rai,
scoperta una lottizzazione". Sottotitolo: "Il clamoroso caso della
Bergamini, raccomandata da Berlusconi". è curioso che quando
certe cose accadono si dica che "tutti lo sapevano" e che quando si
sapevano nessuno abbia mai detto: "Ecco, io le so e le denuncio".
In ogni caso, Lei è così sicuro che l'"emergere di
intercettazioni telefoniche - che rivelano inquietanti accordi collusivi
facenti capo, non tanto alla Bergamini, quanto a eminenti personaggi del
giornalismo delle due testate televisive, e proprio per favorire l'allora
presidente del consiglio Berlusconi" - sia roba da affidare a qualche
bontempone in vena di barzellette? Staremo a vedere gli sviluppi della
vicenda, ma le preoccupazioni sono legittime e dovrebbero essere anche le Sue.
Perché, allora, giocare con l'ironia in una notizia seria ("scoperta una
lottizzata")? Uso io stavolta l'ironia: lasci che sia Berlusconi -
personaggio che è rimasto, da quando è sceso in politica,
notoriamente neutro e fuori da ogni interesse televisivo e politico, a
minimizzare o a parlare di sciacallaggio. Lo ha sempre fatto, anche quando le
sue vicende giudiziarie sono risultate tutt'altro che l'invenzione di qualche
"magistrato comunista", e lo fa tuttora, quando, ahimè!,
qualche volta, fanno timidamente capolino "falsi problemi o sciocchi
diversivi" come la riforma del sistema televisivo e il conflitto di
interessi. Ecco, dott. Bechis, non ho mai avuto difficoltà a
riconoscerLe il coraggio, la capacità di graffiare, di dissacrare, di
essere fuori dal coro, in un tempo in cui il conformismo, anche nel Suo
mestiere, dilaga. Non so se Lei si picchi di non avere appartenenze politiche
o se il suo cuore batta proprio e interamente da una parte sola. Non importa.
Si può essere obiettivi e buoni giornalisti anche se si è
politicamente schierati. In ogni caso, non di rado, si ha l'impressione che
non traspaia dal Suo giornale la genuina e preoccupata ricerca della
verità. Le forzature evidenti o lo scoop non aiutano questa ricerca.
Né tutto ciò può essere dissimulato dagli sforzi, spesso
malamente riusciti, di dosaggio e di equilibrismo degli attacchi fra i due
blocchi contrapposti. Le ho detto ancora che la testata del Suo giornale
(quotidiano economico, giuridico e politico), dovrebbe essere rovesciata, giacché
ItaliaOggi resta e si qualifica come un quotidiano "politico" prima
che economico e giuridico. Forse le intenzioni editoriali all'atto della sua
fondazione erano diverse. Niente di male. Ma chiamiamo le cose con il loro
nome, e se vogliamo proprio attestarci sull'onda di Libero e consimili
quotidiani, padroni di farlo. A me pare che la Sua penna e la Sua
intelligenza, come quella di tanti altri valenti Suoi colleghi, potrebbero
servire un giornalismo meno vociante, meno teso a vellicare la pancia della gente.
E qualche esempio positivo lo abbiamo anche nel giornalismo di casa nostra.
Umilmente, un consiglio: si tiri fuori, tiri fuori il Suo giornale dallo
Tsunami dell'antipolitica, uno sport che durerà poco, come la storia
dimostra. Denunciare, denunciare, denunciare. Documenti alla mano. Contro
tutte le caste, certo. è servito e serve per moralizzare questo paese.
Ma la denuncia impietosa è apprezzata quando è costruttiva,
quando non mostra di essere fine a se stessa, o quando non nasconde altri
obiettivi, o quando approfondisce (dura fatica) e non si lascia trascinare
dallo scoop. Ne abbiamo bisogno in un paese dove tutto è gridato, dove
tutto è marcio, dove tutte le vacche sono grigie, dove imperano
populismo e demagogia, dove pochi s'accontentano di come le cose possono
apparire e vogliono vedere come realmente stanno. Abbiamo bisogno di capire.
Per fortuna, la gente è, forse, meno disposta di quanto si creda a
farsi lavare il cervello. Risponde Franco Bechis. Caro Bussinello,
finalmente! Le avevo chiesto di continuare a tirarmi le orecchie dopo le
amichevoli e sagge correzioni che sempre mi ha imposto, ma era un po' di
tempo che non lo faceva più. Con questa sua però si riprende il
dovuto con gli interessi e garbatamente mi mette all'angolo. Comprendo, ma
sono convinto delle mie ragioni. Lei ha citato due argomenti- forse non a
caso- che hanno un tratto comune: la recente vicenda Rai (come le
dimostreremo nella pagina qui a fianco la realtà è assai
diversa da quel che appare spiando le telefonate) e le inchieste
sull'antipolitica. D'accordo con lei che alla fine quel che preme a tutti noi
cittadini è avere una buona politica, non la cacciata in massa di una
intera classe dirigente per quanto questa non abbia brillato. Ma negli
articoli che lei prende di mira- l'ironico commento sulla scoperta della
lottizzazione in Rai e i numerosi interventi sui costi della politica-
l'intenzione era quella di portare alla luce del sole la grande ipocrisia che
circonda gli uni e gli altri fatti. Ipocriti quelli che si indignano per la
lottizzazione Rai solo perché riguarda un loro nemico politico. Quando invece
i partiti hanno dato uno stipendio alto e garantito a giornalisti amici o
anche semplicemente a giornalisti con stipendi che pesavano come macigni sui
conti delle loro aziende editoriali (felici di liberarsene), ecco grandi
giugulatorie sulla professionalità premiata, etc_ etc_ Stesso copione
per l'antipolitica: un bravo politico, un ministro con i fiocchi dovrebbe non
solo essere pagato, ma ricevere uno stipendio da supermanager. Il fatto
è che riempiamo di soldi degli incapaci, e allora va un po' meno bene.
Sui costi della politica poi siamo sommersi di bugie. Nel 2005 la finanziaria
di Giulio Tremonti tagliò del 10% l'indennità parlamentare. Si
dimenticarono però di dire che la riduzione sarebbe scattata lo stesso
giorno in quell'indennità sarebbe aumentata del 10 per cento. Dissero
a tutti che tagliavano esponendo in tv volti contriti ed emaciati, e non
tagliarono un bel fico secco. Stessa cosa i successori: in questa finanziaria
hanno annunciato una riduzione dei costi della politica di 1,2 miliardi di
euro. Poi zitti zitti hanno stralciato, emendato, modificato. Alla fine resta
una riduzione di qualche migliaio di euro per l'anno prossimo, poi si
vedrà. Altra meraviglia: lo sa che 100 parlamentari con auto blu (per
cariche varie, governative o parlamentari) percepiscono un rimborso taxi di
1.300 euro per taxi che non prendono mai? E perché quello si chiama rimborso
e non stipendio? Poi prendono 4.500 euro netti al mese per pagarsi fino a tre
collaboratori (i portaborse). La cifra intera non viene mai spesa, e mai
restituita l'eccedenza. Ma almeno la metà di loro non assume nessun
collaboratore e intasca l'intera somma. Quello è stipendio. E agli
italiani comuni non è consentito. Basterebbe chiamare le cose con il
loro nome e introdurre un po' di meritocrazia nella
classe politica. Si licenzino i fannulloni, ad esempio: i cittadini non
possono più farlo perché è stato sottratto loro il voto di
preferenza con cui rimandarli a casa. Con un po' di chiarezza su questi punti
e la rinuncia alla grande ipocrisia, potremmo tutti discutere più
serenamente delle cose da fare. Che al momento non si fanno, perché meno si
fa, meno si rischia la fine anticipata della legislatura_.
( da "Gazzetta del Sud" del
27-11-2007)
Le scelte del ministro Mussi a proposito della specializzazione
alle scuole di medicina Come nel calcio anche all'università esistono
serie A e B dei laureati? Nicola D'Agrosa C'è una disparità di
trattamento tra i giovani medici laureati tra novembre 2006 e marzo 2007
(appartenenti all'anno accademico 2005-2006 e abilitati a luglio 2007) e
quelli laureati tra luglio e ottobre 2007 (appartenenti all'anno accademico
2006-07, che si abiliteranno nel febbraio 2008), in merito al problema
dell'accesso alle scuole di specializzazione medica. Infatti gli abilitati di
luglio 2007 sono stati estromessi dal concorso tenutosi a luglio in quanto
non in possesso dell'abilitazione al momento del termine della presentazione
della domanda (1-10 giugno 2007), poiché la data dell'esame di Stato fissato
per il 18 luglio non permetteva di ottenere tale requisito nei tempi
richiesti. Il ministro Mussi, interpellato in merito, ha risposto che non era
in suo potere modificare il Dm 172 del ministro Moratti, e inoltre che
l'abilitazione all'esercizio della professione era un requisito
indispensabile dal momento che si stata sostituendo una borsa di studio con
un contratto, motivo per cui in base alla regolamentazione della
partecipazione a concorsi pubblici, che prevede l'acquisizione dei requisiti
necessari al momento della presentazione delle domande, non erano ammissibili
deroghe (anche se questo implicava la partecipazione al concorso di una sola
sessione di abilitazione e non di due come dovrebbe essere). Grazie a una
sospensiva del Tar Lazio, però, alcuni abilitandi hanno potuto
sostenere il concorso; il ministro si è quindi appellato al Consiglio
di Stato (in linea con quanto affermato nel Dm 172 "(...) Il presente
decreto, munito del sigillo dello Stato sarà inserito nella Raccolta
ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare".) che ha
decretato l'esclusione dalle graduatorie di merito dei ricorsisti vincitori,
adducendo come motivazione la necessità inderogabile di possedere
l'abilitazione all'atto dell'iscrizione al concorso. Contemporaneamente il
ministro annunciava la volontà di ripristinare una normale
calendarizzazione del concorso con l'emissione del bando nel mese di
settembre e lo svolgimento delle prove nel mese di novembre in concomitanza
con l'inizio dell'anno accademico. Tuttavia questo non è accaduto e
benché il ministro abbia dichiarato, sia il 25 ottobre in risposta a una
interrogazione parlamentare sia il 31 ottobre durante una videoconferenza,
che avrebbe emesso il decreto per l'emanazione del bando a giorni con
svolgimento delle prove al massimo entro metà gennaio, ha invece
deciso di ritardare la pubblicazione del bando per permettere agli abilitandi
di febbraio di partecipare al concorso. A tal fine il ministro ha addirittura
emanato due decreti: nel primo anticipa la data di svolgimento dell'esame di
abilitazione dal 15 febbraio al 6 febbraio; nel secondo stabilisce l'avvio
dei corsi di specializzazione al 10 marzo, disattendendo così la
promessa di non perpetuare il ritardo accumulato dai suoi predecessori. Ci si
chiede per quale motivo il ministro Mussi abbia ora il potere di modificare
in un solo giorno un decreto per il quale a maggio era necessario addirittura
un nuovo regolamento poiché un decreto non sarebbe stato sufficiente. Sembra
quasi che per il ministro i giovani medici abilitatisi a luglio abbiano meno
diritti dei medici che si abiliteranno a febbraio e questo sul presupposto di
una falsa meritocrazia. Il ministro pare quindi riconoscere l'esistenza di laureati
di serie A e di serie B, benché in entrambe le categorie siano presenti
laureati in corso e fuori corso e con il massimo dei voti. Si chiede quindi
al ministro Mussi quali siano state le motivazioni che l'hanno indotto a
questo cambio di rotta e come sia possibile che gli ostacoli burocratici e
legislativi presenti nel mese di maggio si siano ora dissolti. Le
colonne della "Gazzetta del Sud" sono a disposizione del ministro
Mussi, per un chiarimento dovuto. (martedì 27 novembre 2007).
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 27-11-2007)
Confronto con la scuola
pubblica: parla un'allieva che ha sperimentato pecche e pregi di entrambi gli
ambienti scolastici La "privata" vista da
vicino La riforma ha modificato le regole per gli esami
finali I luoghi comuni da abbattere: tocca ai ragazzi Differenze tra scuola pubblica e privata. Ecco
un argomento che la riforma Fioroni ha riportato in evidenza e che su Internet
occupa parecchio spazio in blog e post. Personalmente ho avuto la fortuna, se
così vogliamo chiamarla, di poter conoscere le due realtà,
frequentando prima la scuola pubblica e oggi quella privata che mi trovo a scoprire giorno per giorno. Non
è certo con il fine di raccontare la mia "disastrosa"
situazione scolastica senza l'ombra di un successo che affronto questo tema
ma per esprimere anch'io la mia opinione riguardo a un argomento che accomuna
noi giovani e che ci tocca così da vicino. In Italia abbiamo un
sistema scolastico tra i più arretrati d'Europa ed è per questo
che Fioroni ha voluto riformare l'istituzione scolastica, che ha una notevole
quantità di pecche. Non capisco perché chi parla di realtà come
la scuola privata senza comprenderla si possa
azzardare a criticare un sistema sconosciuto dai più. Mi trovo
d'accordo con chi sostiene che la scuola privata
"è divenuta una scuola statale di
gestione privata" che non ha molto di diverso
da "una scuola statale di gestione
governativa". Ma chi l'ha resa tale? Semplicemente quegli alunni che con
la testa fra le nuvole che serve solo a portare coloratissimi cappellini e
nessuna intenzione di spianarsi la strada per il futuro, hanno cambiato sede
di studio per continuare a non muovere nemmeno un dito, con la
giustificazione che "pagando bisogna ottenere la promozione". A mio
avviso, dunque, la colpa non va attribuita unicamente allo Stato o delle
riforme quanto dei giovani che non si rendono conto di alimentare un sistema
in degrado totale con la loro poca voglia di imparare! I genitori dal loro
canto non si preoccupano di spiegare ai figli che i soldi non crescono dagli
alberi. Non è un luogo comune pensare che siano molti i figli di
papà che frequentano le scuole private pagate da genitori che, lavorando
mattina e sera (poco propensi a prestare attenzione alla famiglia altra
istituzione arretrata e disgregata) pretendono che non gli venga richiesto
nessun genere di sforzo perché abituati ad ottenere tutto pagando! La scuola privata non dovrebbe essere questo, dovrebbe essere
un luogo di studio con percorsi studiati ad hoc per dare spazio anche a chi
non si è trovato nella pubblica, che, peraltro, ha molte cose da
riformare, non solo gli edifici. Tutti i malintesi sono creati da coloro che
non capiscono, che non approfittano dell'istruzione. Per mia fortuna non mi
sono ritrovata davanti a un muro anzi, ritengo che mi siano dati occasione e
stimolo a fare di più. Ritengo che ciò dipenda anche da chi
riceve questo messaggio e da come esso viene interpretato senza dimenticare
che sono indispensabili applicazione e costanza. Tra le
riforme che hanno toccato anche la scuola privata
va registrata la modifica agli esami di stato
delle private che i candidati dovranno sostenere o nella propria regione o
nelle regioni limitrofe e non più migrando, per esempio, dal Nord al
Sud. un duro colpo alla necessita di una preparazione che deve dunque
livellarsi a quella della scuola pubblica. Julia
Klein jules15k@hotmail.com liceo linguistico - recupero anni Joppi.
( da "Corriere della
Sera" del 27-11-2007)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima
Pagina - data: 2007-11-27 num: - pag: 1 autore: di PIETRO ICHINO categoria:
REDAZIONALE LA FATICA DEL LAVORARE BENE IL MERITO E IL SALARIO I l presidente
di Confindustria, Montezemolo, ha rilanciato con forza, in questi giorni, la
parola d'ordine della meritocrazia; e il
segretario della Cisl, Bonanni, gli ha risposto positivamente: "Il
nostro obiettivo è lavorare meglio e di più, per produrre e
guadagnare di più". Su questo tema, invece, la Cgil resta
abbottonata. Questa sua riluttanza non risponde a ragioni tattiche contingenti:
ha radici profonde nella cultura della sinistra. E niente affatto
disprezzabili. A sinistra l'idea dominante è che la
produttività non sia un attributo del lavoratore, bensì
dell'organizzazione aziendale in cui egli è inserito. "Prendi un
ingegnere bravissimo e mettilo a spaccare le pietre: otterrai probabilmente
un lavoratore molto meno produttivo di uno spaccapietre analfabeta". Se,
poi, nessuno domanda pietre, entrambi stanno fermi e la produttività
di entrambi è zero. Nel dibattito di tutto lo scorso anno sui
nullafacenti del settore pubblico, questo è stato immancabilmente il
concetto che veniva contrapposto all'idea di commisurare le retribuzioni
anche ai meriti individuali: "Il risultato penosamente basso di molti
uffici - si è detto da sinistra - ma anche il difetto di impegno di
molti impiegati dipendono dal pessimo livello di organizzazione e
strumentazione ". C'è del vero in questo argomento; ma a sinistra
si cade spesso nell'errore di fermarsi qui. è l'errore che il grande
Jacovitti rappresentò con l'indimenticabile vignetta dove una mucca
dall'aria torpida e pigra diceva: "Sono una mucca per colpa della
società". La realtà è che la produttività
del lavoro dipende da entrambe le variabili: sia dall'organizzazione, e
talvolta da circostanze esterne incontrollabili, sia dalla competenza e
dall'impegno del singolo addetto. E conta anche il suo impegno nel cercare
l'azienda dove il proprio lavoro può essere meglio valorizzato.
Commisurare interamente la retribuzione al risultato significa, certo,
scaricare sul lavoratore tutto il rischio di un esito negativo che può
non dipendere da suo demerito. Ma garantire una retribuzione del tutto
stabile e indifferente al risultato significa cadere nell'eccesso opposto:
così viene meno l'incentivo alla fatica del far bene il proprio lavoro
e del muoversi alla ricerca del lavoro più utile, per gli altri e per
se stessi. Questa stabilità e indifferenza della retribuzione è
la regola oggi di fatto imperante in tutto il settore pubblico, ma troppo
largamente applicata anche in quello privato, per effetto di contratti
collettivi che lasciano uno spazio del tutto insufficiente al premio legato
al risultato. E questo è uno dei motivi - insieme, certo, a tanti
altri difetti strutturali e imprenditoriali - della bassa produttività
media del lavoro nel nostro Paese. Per uno stipendio magari basso, che
però matura qualsiasi cosa accada, ci sono sempre i lavoratori che si
impegnano a fondo, se non altro per rispetto verso se stessi, e si ribellano
alle situazioni di improduttività; ma ce ne sono sempre anche altri
che se la prendono comoda, fino al limite del non far nulla. Un'iniezione di meritocrazia nei contratti collettivi e individuali fa
certamente bene anche a questi ultimi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
27-11-2007)
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data:
2007-11-27 - pag: 23 autore: Fondi. Un piano di Bersani e Fioroni Per
l'istruzione al Sud 4,2 miliardi Luigi Illiano ROMA Circa 4,2 miliardi di
euro faranno rotta verso Sud per rafforzare il canale dell'istruzione. Lo ha
annunciato ieri a Lamezia Terme il ministro dello Sviluppo economico, Pier
Luigi Bersani, durante il convegno "La nuova politica del Quadro
strategico nazionale: l'istruzione motore dello sviluppo". All'incontro
ha partecipato anche il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni.
"Il contributo della scuola è sempre decisivo, ma nel Sud
è strategico. Per questo il Quadro nazionale 2007/2013 assegna
all'istruzione nel Mezzogiorno un ruolo centrale e un volume di risorse
cospicuo: circa 3,6 miliardi di euro per il programma nazionale
sull'istruzione ed altri 600 milioni di euro ai programmi regionali ",
ha detto Bersani. Intanto, sul versante dell'accesso all'occupazione, resta molto scarsa la fiducia verso criteri di meritocrazia: secondo l'89% degli italiani per trovare lavoroè
importante conoscere la persona giusta. In pratica: la raccomandazione resta
la chiave più importante per aprire le porte. è quanto emerge
da un sondaggio realizzato dalla Swg e reso noto ieri nel corso del convegno.
Il sondaggio è stato rivolto a cittadini italiani di età
compresa tra i 15 e i 30 anni e tra i 30 e i 64 anni con figli in età
scolare. Quanto alle competenze occorrenti per trovare un lavoro, quelle
matematiche o scientifiche, sono giudicate importanti dal 92% degli
intervistati, quelle socio-economiche dal 94%, quelle tecniche dal 93%,
quelle professionali dal 94% e quelle umanistiche dal 75 per cento. Giudizio
positivo degli intervistati sulla preparazione fornita nella propria zona
dalle scuole: il 60% la ritiene ottima o buona. Quanto alle singole aree, nel
Nord-Ovest d'Italia hanno espresso un giudizio positivo il 69% degli intervistati,
al Nord-Est il 60%, al Centro il 61%, al Sud il 53% e nelle Isole il 51 per
cento. Inoltre, gran parte dei cittadini che vivono nelle regioni meridionali
non crede che la qualità della formazione scolastica delle regioni del
CentroNord sia migliore di quella impartita nella propria regione: il 55%
degli abitanti del Sud e il 51% degli abitanti delle Isole ha affermato che
non ci sono differenze. "Sapevamo bene che nel senso comune degli
italiani la spintarella c'era – ha commentato Bersani – questi dati
certificano che, purtroppo, quest'idea c'è anche nella
mentalità dei giovani. Tutto quello che abbiamo battezzato
"liberalizzazione" vuole dire basta con le spintarelle. Vuol dire
che se un giovane sa fare un mestiere deve poterlo fare. Punto e basta. Se noi
non afferriamo questo concetto, per quanto ci costi in termini di
cambiamento, di rottura di meccanismi corporativi, di semplificazioni, noi
consumiamo una rottura nei confronti delle nuove generazioni", ha detto,
infine, il ministro dello Sviluppo. "Bisogna ripristinare nella scuola
il merito e l'eccellenza che è tutt'altro che una scuola selettiva e
classista – ha affermato il ministro Fioroni – anzi, è l'unico
strumento per chi sa di non poter accedere alle classi dirigenti in base alle
competenze che ha acquisito, alle capacità ed ai meriti che mette in
campo. Rimuovere dalla scuola il merito e le eccellenze significa consegnare
a chi è figlio di operaio l'opportunità di rimanere soltanto
figlio di operaio. Sfida valida per tutto il Paese ma soprattutto nella
scuola del Sud", ha concluso Fioroni. SONDAGGIO SWG Resta scarsa la
fiducia nella meritocrazia: 8 italiani su 10 pensano
che per trovare un posto serva conoscere la persona giusta.
( da "Nazione, La
(Firenze)" del 27-11-2007)
Di PAOLA FICHERA LA CERIMONIA ufficiale per inaugurare
l'anno accademico 2007-2008 dell'ateneo fiorentino si è svolta nel
Salone de' Cinquecento. Ma la soluzione ad almeno uno dei problemi più
urgenti dell'Università fiorentina è arrivata dalle retrovie di
Palazzo Vecchio. Uno dei problemi dell'ateneo, infatti, è il
trasferimento della facoltà di Agraria dagli immobili delle Cascine al
polo scientifico di Sesto. Costo dell'operazione oltre 35 milioni di euro.
Troppi. Tanto che il magnifico rettore Augusto Marinelli ha più volte
allargato le braccia per dichiarare l'impossibilità a sostenere
l'operazione. Il mancato trasloco di Agraria, però, rischiava di far
saltare il protocollo d'intesa per il passaggio di proprietà della
Fortezza da Basso (dal Demanio a Regione, Provincia e Comune) e del complesso
di Sant'Orsola (dal Demanio alla Provincia). Insomma un pasticcio che avrebbe
gravemente compromesso i rapporti fra Università e enti locali. Le
prime avvisaglie già ieri proprio nel Salone de' Cinquecento quando il
vicepremier Francesco Rutelli, ospite d'onore della manifestazione, ha
sostenuto a spada tratta "l'autonomia" del sistema universitario
che "deve dare il suo contributo forte anche al territorio". Che in
altre parole significa: è ora che l'Università impari a
risolvere da sola i suoi problemi. MA PER RIAVERE la Fortezza e fare in modo
che Sant'Orsola torni ad essere il cuore di San Lorenzo, l'assessore
all'urbanistica Gianni Biagi si è ingegnato. Così ha proposto
alla Guardia di Finanza una soluzione transitoria (anche se non di brevissimo
periodo): il trasferimento nella ex caserma De Laugier, sul lungarno della
Zecca Vecchia. I vertici delle Fiamme Gialle sono andati a fare un
sopralluogo: hanno trovato la soluzione un po' piccola, ma si sono dichiarati
disponibili. Morale: la facoltà di Agraria potrà restare alle
Cascine per tutto il tempo necessario a trovare i fondi per costruire la
nuova sede nel polo universitario di Sesto (in un terreno di proprietà
dell'Università a fianco della ex caserma Quarleri che, invece, deve
essere abbattuta e bonificata causa amianto). Una notizia trapelata al
termine della cerimonia, dopo che il magnifico rettore, Augusto Marinelli,
avvolto nel manto d'ermellino delle grandi occasioni, aveva sciorinato i
numeri negativi di un'Università in costante difficoltà
economica. DOPO l'intervento su tradizione e innovazione di Francesco
Rutelli, ministro ai Beni culturali e al turismo, chiamato a sostituire il
collega Fabio Mussi (impegnato nell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università
di Milano Bicocca). Rutelli ha parlato a lungo, (della meritocrazia che deve tornare ad essere l'unico criterio di giudizio e di
selezione per la formazione della nuova società, per ridare fiducia ai
giovani) ma non ha dato risposte ai tanti problemi sollevati. "Il
ministro Fabio Mussi è al lavoro e lo vedo battagliare in tutti i
consigli dei ministri a difesa delle università italiane e della
nostra ricerca ? ha detto Rutelli ? e credo che le cose oggi siano
già migliorate". Poi la fiducia d'ordinanza: "I segni si
vedranno; i primi dati sono positivi anche se c'è molta strada da
fare. È un cammino lungo". Del tutto insoddisfatti, come era
facilmente prevedibile, gli studenti di "Lista aperta":
"L'affermazione di Rutelli, in merito all'autonomia degli Atenei,
conferma che il Governo continua a non prendere responsabilità di
fonte ai problemi dell'Università". - -->.
( da "Resto del
Carlino, Il (Ancona)" del 27-11-2007)
SANITA' LE NOMINE DEI PRIMARI Castelli: 'Basta con le
ingerenze I politici si arrendano' ? SENIGALLIA ? "NON SARANNO
più ammissibili ingerenze politiche nella scelta dei nuovi primari
ospedalieri di Senigallia ed altre strutture sanitarie regional'': a parlare
è Guido Castelli, consigliere regionale di An. ''Proprio contro le
recenti "invasioni di campo" ho cercato di accelerare l'iter di una
proposta lasciata da tempo nei cassetti della Regione". Di quale legge
si tratta? "Una proposta, a mia firma e del collega Marco Luchetti
(Margherita), diretta proprio a modificare il procedimento per la nomina dei
primari. Duplice l'obiettivo: ridurre la totale discrezionalità di cui
godono i direttori di Zona e contrastare il triste fenomeno della
lottizzazione politica della salute pubblica. Il risultato è stato che
il consiglio regionale ha approvato la legge 6 novembre 2007 n. 15 che introduce elementi oggettivi di meritocrazia in uno dei settori più delicati". Quali le
novità introdotte? "Da ora in poi la commissione medica non
dovrà limitarsi a fornire un mero giudizio di idoneità
all'incarico, ma sarà chiamata ad enucleare una terna graduata dei
migliori aspiranti. Tra questi il direttore di Zona dovrà individuare
il vincitore del concorso con un provvedimento rigorosamente motivato.
Speriamo che anche il sindaco Luana Angeloni voglia "arrendersi" a
queste evidenze e riconoscere, dunque, alla categoria medica ed
all'organizzazione sanitaria il diritto di recuperare autonomia e meritocrazia". - -->.
( da "Corriere
Adriatico" del 27-11-2007)
Castelli (An) e Luchetti (Pd) rivoluzionano il sistema
di assunzione "Però si tenta di rallentare l'entrata in vigore
della normativa Il sostituto di Quagliarini non ci rientra ma confidiamo nel
buon senso di Bevilacqua" La bufera politica per Chirurgia fa approvare
la legge anti-raccomandazioni in Regione "Primari, da oggi stop alle
spintarelle" SENIGALLIA - La bufera sul primariato di chirurgia che ha
investito l'ospedale di Senigallia è arrivata fino in Regione: un caso
politico che ha dato la spinta che serviva alla rivoluzione delle normative
sull'assunzione dei dirigenti dei reparti, con una proposta bipartisan
diventata legge lo scorso 6 novembre. Consigliere Guido Castelli lei ha
presentato in Regione assieme al suo collega Marco Luchetti la legge antiraccomandazioni
nella sanità. Alleanza nazionale e un esponente del nuovo Pd uniti su
un tema che scotta e che fa discutere a destra e a sinistra. E tutto è
partito da Senigallia... "Le aspre polemiche che si sono innescate nella
vostra città per le ingerenze politiche sulle designazione del
primario di Chirurgia ma anche di quello di Fisiatria non sono certo rimaste
inascoltate in Regione. Proprio dopo essere venuto a conoscenze delle
invasioni di campo del sindaco e dell'assessore Volpini che hanno suscitato
una ridda di polemiche da parte dell'opposizione, ho cercato di accelerare
l'iter della nostra proposta di legge che da tempo giaceva nei cassetti degli
uffici regionali e diretta modificare il procedimento per la nomina dei
primari negli ospedali". Il risultato è stata l'approvazione
della nuova normativa proprio nei giorni scorsi. Quali sono i contenuti
innovativi della legge? "Intanto ridurre la discrezionalità di
cui godono i direttori di zona nella scelta del primario e contrastare il
triste fenomeno della lottizzazione politica della salute pubblica. Con questa legge si introducono elementi di meritocrazia in uno dei settori più delicati della pubblica
amministrazione". Come funzionerà dunque la nomina di un primario
dopo la pubblicazione del bando? "Prima di tutto la commissione medica
non dovrà dovrà limitarsi a fornire un mero giudizio di
idoneità all'incarico ma sarà chiamata ad enucleare una terna
graduata dei migliori aspiranti. Tra questi, poi, il direttore di Zona
dovrà individuare il vincitore del concorso con un provvedimento
rigorosamente motivato. Fino al 6 novembre il direttore di Zona poteva
decidere a suo piacimento il nuovo primario senza spiegare il perchè
della scelta: una situazione che di fatto impediva il ricorso al Tar. Da adesso
in poi non sarà più così". Però la scelta
del nuovo primario di Chirurgia e Fisiatria di Senigallia non rientra in
questa legge... "In effetti no, dal momento che il bando è stato
pubblicato prima dell'approvazione in Regione. Ma il Consiglio regionale si
è espresso chiaramente sulla volontà di cambiare le regole e di
puntare sulla meritocrazia, quindi lo riterrei quasi
un atto dovuto che il direttore Bevilacqua si attenesse alle nuove direttive
che sono state indicate nella nuova legge. In fondo anche il suo lavoro
nell'Asur di Senigallia sarà valutato a gennaio sulla base delle cose
che ha fatto nell'ultimo triennio. Non vedo perchè non possa muoversi
in questo senso pure il primariato di Chirurgia. In assenza di garanzie
giuridiche bisognerà confidare nel buon senso di tutti, soprattutto di
coloro che rappresentando le istituzioni come il sindaco Angeloni, devono
assumere comportamenti esemplari, arrendendosi a queste evidenze e
riconoscere alla categoria medica e all'organizzazione sanitaria il diritto
di recuperare autonomia e meritocrazia". Dopo
l'approvazione della legge da parte del Consiglio regionale a che punto
siamo? "La normativa prevede che i componenti delle commissioni dovranno
essere estratti a sorte con un atto aziendale. Non nascondo di avere un
sospetto: quello che si tenti di rallentare l'entrata in vigore della legge
inanellandosi sul come dovrà avvenire l'estrazione e cercando
così di sfruttare il più a lungo possibile le vecchie regole.
Una situazione che contrasteremo fino in fondo, perchè non si
può giocare sulla pelle dei pazienti". M. TERESA BIANCIARDI,.
( da "Corriere di
Bologna" del 28-11-2007)
Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: 1APAGINA -
data: 2007-11-28 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE GIOVANI E LAVORO I
PARADOSSI DEL TALENTO di FRANCO MOSCONI P rendiamo due immagini fra le tante
- tutte illuminanti - emerse dall'inchiesta su "I giovani e il
lavoro" condotta dal Corriere di Bologna. La prima è sul
"paradosso- chiave" nelle libere professioni, che - racconta una
testimonianza - "sono le massime esaltatrici della competizione ",
ma nel contempo alzano "a dismisura le barriere all'ingresso". La
seconda, sulla "meta inarrivabile " spesso rappresentata dal
livello di top manager. "Non è un problema di precariato -
spiegano ad Almalaurea - nel privato le percentuali di stabilità sono
doppie rispetto al pubblico. Si tratta piuttosto di dare chance di crescita".
Ma allora c'è ancora una speranza, ci si può domandare giunti a
questo punto? Una speranza per ragazze e ragazzi di talento, preparati e
capaci? Oppure ciò che conta - più che il merito - è il
censo, il potere della famiglia e l'appartenenza a una lobby, come alcuni
recenti libri ampiamente dimostrano per il caso italiano? Quando si cerca di
scavare sotto la superficie, come il Corriere ha fatto in queste settimane,
è difficile dividere il mondo (la città) in bianco e nero: di
qua i buoni, di là i cattivi. Non è facile, dopo le tante
storie che abbiamo letto, trovare la ricetta giusta valida per tutti i campi.
In economia, più che altrove, in molti ci saremmo ritrovati - alla
vigilia di questo viaggio fra i giovani - lungo una linea di demarcazione
pubblico- privato. Era (ed è) difficile negare come una quota
consistente di imprese private (il riferimento va in particolare alle
"medie " imprese) abbia, in questi anni, posto in essere un
rilevante ricambio generazionale. Era (ed è) innegabile constatare
come nelle banche e nella finanza i trentenni e i quarantenni abbiano
raggiunto posizioni di grande responsabilità. La linea di demarcazione
pubblico- privato mantiene, certo, una sua validità se pensiamo al
blocco generazionale nelle cariche pubbliche. Essa, tuttavia, non spiega
tutto, e fortunatamente anche la sfera pubblica è capace - almeno in
alcuni ambiti - sia di dar vita a istituzioni efficienti sia di offrire
opportunità professionali a persone di valore (dalle nostre parti non
di rado). Forse la vera linea di demarcazione è, oggigiorno, quella
fra attività esposte alla concorrenza (interna e internazionale) e
attività che invece godono di varie forme di protezione (barriere
all'entrata e pesanti regolamentazioni). Con un corollario: fra attività
nelle quali si deve rendere conto dei propri comportamenti in maniera
trasparente e attività garantite da un certo grado di
"irresponsabilità". La meritocrazia ha maggiori possibilità di affermarsi laddove le
attività economiche si svolgono in campo aperto (ossia, in condizioni
di concorrenza e sotto il vincolo della responsabilità), anche se non
mancano neppure qui margini di miglioramento. I volti e le storie
messi in luce dal Corriere ci dicono che le ragazze e i ragazzi di talento
fanno bene a coltivare, in fondo al cuore, quella speranza di cui prima
dicevamo.
( da "Avanti!" del
28-11-2007)
LE PROPOSTE DEI GIOVANI PER UN PARTITO SOCIALISTA CHE NASCA
DALLA GENTE E PER LA GENTE Il riformismo del nuovo millennio 28/11/2007
"Accanto a chi è indietro e compiendo un passo in avanti",
così Pietro Nenni spiegava il senso del socialismo. Ma oggi cosa
significa essere socialista in Italia? E ancor più, giovani e
socialisti. Non è soltanto ideologia ma è una cultura, un modo
di vivere. Non potrà mai essere soltanto un partito. Partiti degli
uomini e non uomini del partito, forse, questo è il senso di una
diaspora così lunga; forse, il problema di un socialismo ridotto a
pochi pensieri, non propositivo, non degno a volte dell'alta cultura degli
esponenti del passato, svilito e accomodato su quelle briciole
caritatevolmente donate dal magnate di turno. Il socialista, l'uomo dei lumi
e del senso della società, il riformismo dalla parte del popolo.
Uomini che come Pertini hanno molto più parlato con le azioni che non
con la prosa, che spesso non diventa né poesia, né storia. Ma oggi, noi della
generazione cresciuta nell'assenza del partito socialista italiano, quello
che in Europa non seguiva ma si faceva seguire nelle idee e nei contenuti,
quello che non credeva che soltanto esserci abbia un senso. Quello della
lotta partigiana, della Costituente, delle scissioni, del presidente Pertini,
del Concordato, dei ministri, del presidente del Consiglio, di Sigonella, dei
grandi errori, di tangentopoli e della distruzione del 1992. Noi, per
continuare ad essere socialisti abbiamo bisogno di un futuro. Vogliamo un
partito socialista vero, intraprendente, a 360 gradi e non arroccato solo su
pochi temi e pure di nicchia. Un partito memore degli errori del passato ma
anche orgogliosamente fiero delle grandi innovazioni apportate. Il socialista
è un uomo dotato di cultura, intendendo non il sapere scolastico o lo
sfoggio dei titoli ma l'apertura mentale per capire che la società
italiana è in crisi perché ormai troppo sufficiente. Gli italiani,
specialmente le nuove e nuovissime generazioni, non hanno più fame di
sapere. Abbiamo il dovere sociale di agire, di intervenire sul troppo ormai
svilito sistema scolastico e di informazione. Le nostre università si
sono adeguate allo standard europeo per numero di laureati. Risultato?
Più quantità, meno qualità. L'Italia è una
Repubblica incompleta. Non tutti hanno pari possibilità, cioè il nepotismo soverchia abbondantemente la meritocrazia. Come potrà essere competitivo un sistema che,
già dall'ingresso alla formazione, non è per i capaci e i
meritevoli? Il socialista deve essere accanto ai giovani. I giovani
socialisti devono aprire gli occhi alle dirigenze di partito sulle
problematiche giovanili. Non "bamboccioni" che seguono il
proprio padrino di partito, ma intelligenze che si fanno guidare
dall'esperienza ma fanno valere la propria forza vitale, la propria visione
innovativa e le proprie qualità. Essere giovani è difficile:
oltre alla necessità anagrafica occorre esserlo dentro. Il mondo del
lavoro attraversa una crisi sistemica enorme. I diritti del lavoratore
vengono quotidianamente calpestati nelle garanzie e nelle retribuzioni. La
parola flessibilità malamente interpretata in legge è divenuta
precarietà cronica. La precarietà è una di quelle
malattie che distrugge il futuro e il presente di uomini e donne. Un ottimo
contraccettivo per una società che tende alla senilità. I
sindacati? Avendoli i sindacalisti di un tempo? I partiti? Troppo impegnati
in tv o nelle fumose stanze del potere e con le finestre chiuse per non
ascoltare il mormorio della gente. Dove sono i colti uomini che discutevano
nel Transatlantico e crescevano con il senso dello Stato? Gli elettori? Non
rappresentati. I socialisti non possono che auspicare e lavorare ad una
riforma elettorale che sia proporzionale. Ogni manuale di diritto pubblico
parla di connubio tra società eterogenea e questo tipo di sistema. Gli
sbarramenti sono le correzioni specifiche: ingenti sono gli esempi. Si
aspetta il voto di preferenza: il rappresentante esercita senza vincolo di
mandato, perché, eletto su un impegno politico preso e perché dovrà
rappresentare le vicissitudini della propria circoscrizione di appartenenza.
Non il Parlamento dei fidi di partito ma quello dei territori e dei politici
veri. Si aspetta giustizia verso l'ignavia delle candidature multiple. Il
premio di maggioranza così come è stato concepito garantisce
l'instabilità. Il bipolarismo di coalizione e dell'alternanza ha fatto
vedere tutti i suoi grandi limiti. Il bipolarismo di partito che potrebbe
nascere in seno al referendum elettorale, sarebbe come Caronte: batte col
remo qualunque s'adagia e ti traghetta all'inferno della non
rappresentatività e dell'antidemocrazia. Il partito socialista
è democratico, cioè aperto al confronto. Laico, cioè non
anticlericale (quello è laicismo), date a Cesare quel che è di
Cesare e date a Dio quel che è di Dio. Il laico è chi vive del
proprio lavoro e non ha costrizioni mentali (Martelli docet), cioè non
nega a nessuno (anche ai compagni credenti) di esprimere il proprio essere.
Chi è convinto di un'idea si confronta e non chiede il silenzio.
Liberale e non liberalista. La grandezza del socialismo è la
capacità di crescere nella sua spiccata predisposizione
all'eterogeneità. Un partito socialista deve essere il partito degli
elettori e non degli eletti. Le istanze e le idee partono sempre dai
territori e la capacità di una dirigenza è quella di
convogliarle e renderle attualizzabili. Giovani e meno giovani abbiamo il
dovere di rendere all'Italia di oggi, e alle generazioni future, la cultura e
il partito socialista. Non possiamo sbagliare. Le idee si reggono sempre
sulle gambe degli uomini, ma questi devono sempre dimenticare che quelle
gambe sono proprie e pensare che siano di tutti. * Direzione nazionale fed.
Giovani "I Socialisti".