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ARCHIVIO GENERALE DEL  DOSSIER SCUOLA


 

 

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Indice dell’Archivio Generale

 

 

 

Articoli del 7-2-2008

Articoli dal 29 gennaio al 6 febbraio 2008

Articoli dal 23 al 28 gennaio 2008

Articoli dal 17 al 22 gennaio 2008

Articoli dal 12 dicembre 2007 al 16 gennaio 2008

Articoli dal 6 all’11 dicembre 2007

Articoli dal 29 novembre al 5 dicembre 2007

Articoli dal 23 al 28 novembre 2007

Articoli dal 15 ottobre al 14 novembre 2007

Articoli del 16-10-2007

Articoli dell’11-10-2007

Articoli del 10-10-2007

ARTICOLI DELL’8-10-2007

ARTICOLI DEL 7-10-2007

INDICE DAL 31-8-2007  AL 3-10-2007

 

 

 

 

 

 



 

ARTICOLI DEL 7-2-2008

"Difendete i vostri diritti ( da "Stampa, La" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: capo della squadra mobile di Asti, che parlerà della sua esperienza in Kosovo e della lotta alle nuove mafie dell'Est. Le giornate gestite dagli studenti si chiuderanno domani con un dibattito sulla "Riforma della scuola", che reintroduce gli esami di riparazione a settembre: fra gli ospiti anche Giovanna Pentenero,

Lombardi primi della classe: ecco i più <secchioni> d'Italia pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: L'obiettivo? "Recuperare in matematica rispetto alla media Ocse". E per riuscirci come farete? "Grazie ai progetti a cui stiamo già lavorando e a quelli in collaborazione con la Consulta speciale voluta dal ministro della pubblica Istruzione Fioroni".

SSIS, niente accesso alle graduatorie per gli studenti del IX ciclo: supplenti a tempo determinato ( da "Blogosfere" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: E il Ministro Fioroni si è giustificato affermando che gli iscritti al IX° ciclo sapevano benissimo che non avrebbero potuto accedere alle graduatorie. Verissimo! Peccato che da bravi Italiani che conoscono l'Italia, gli specializzandi abbiano pensato: “

CAPUANO: LA NOSTRA FORMULA? COMBATTERE IL DISAGIO E VALORIZZARE L'ECCELLENZA ( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 07-02-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: recepita anche dal ministro Fioroni e attuata su scala nazionale. Il grande intuito della regione ha compreso come la scuola sia un grande strumento di agitazione positivo del sociale. Anche a Castellammare, dopo il terzo circolo anche l'istituto alberghiero ha aderito all'attività, mentre i dodici capi di istituto locali hanno avviato un confronto stabile su temi come il recupero,


Articoli

"Difendete i vostri diritti (sezione: Schola)

( da "Stampa, La" del 07-02-2008)

Argomenti: Scuola

CONFERENZA.TESTIMONIANZE IN OCCASIONE DELLA COGESTIONE Dibattiti "Difendete i vostri diritti Il ricordo della tragedia nella fabbrica torinese dove a dicembre morirono sette addetti Investigatori e nuove mafie [FIRMA]CLAUDIA CANEGALLO ASTI "Il nostro è un Paese che aveva cancellato gli operai, come se non ci fossimo. Eccoci invece, noi esistiamo: ma per dimostralo dovevamo morire". La fabbrica che ti ruba il tempo e la vita, i diritti conquistati e quelli negati, ma soprattutto il ricordo della morte orrenda dei loro sette compagni di lavoro che non potrà mai lasciarli. Parole, rabbia e un dignitoso dolore hanno attraversato le loro testimonianze di ragazzi di neppure trent'anni, già costretti a sembrare più vecchi nella loro "tuta blu". Ciro Argentino, Luigi Gerardi e Mirco Puscedddu sono operai alla "Thyssen Krupp": nello stabilimento di Torino la notte tra il 5 e 6 dicembre 2007 sette lavoratori vennero investiti, e morirono nel giro di un mese, dalla fiammata generata da una fuoriuscita di olio bollente. Ieri mattina al liceo Scientifico "Vercelli" hanno partecipato alla conferenza che aveva per tema la sicurezza sul lavoro organizzata nell'ambito della cogestione. A parlarne, insieme al giornalista della "Stampa" Roberto Gonella, c'erano anche Sergio Ardissone, responsabile dello Spresal, il gruppo di tecnici Asl che si occupa di prevenzione infortuni nelle 10 mila aziende astigiane, oltre a Claudio Caron, ex segretario della Camera del lavoro di Asti, sottosegretario nel Governo D'Alema e fino a pochi mesi fa presidente dell'Asp. I tre operai della "Thyssen" hanno speso buona parte della loro testimonianza spiegando ai ragazzi cosa significa lavorare in un'acciaieria che non si ferma mai, su un turno "6+2" (sei giorni di lavoro e due a casa), sabati e domeniche compresi, alternando orari diurni e notturni, senza contare gli straordinari. "La fabbrica diventa anche un po' la tua famiglia - hanno spiegato - Soprattutto quando non hai più il tempo di frequentare amici che vivono settimane e orari normali". Per questo motivo la perdita dei sette compagni di lavoro si trasforma ancora di più in una ferita difficile da curare. "Ho dato il cambio all'ultimo degli operai che è morto - racconta uno dei tre - Erano le 22 quando gli ho dato le consegne della giornata. Non l'ho più rivisto. Potevo essere io al suo posto". Le facce attonite degli studenti hanno accompagnato i racconti di quei momenti da incubo, quando gli estintori usati per spegnere l'incendio sono risultati scarichi, quando le manichette dell'acqua hanno rivelato falle e cattivo funzionamento. "Gli incendi erano episodi a cui eravamo abituati - ha rivelato Ciro Argentino, delegato Rsu Fiom - Ma la "Thyssen" da almeno due anni non aveva più investito nella manutenzione degli impianti e nella sicurezza". Se oggi il tema del lavoro è ancora molto lontano dalla realtà in cui vivono gli studenti del "Vercelli", l'augurio è che questa testimonianza serva a quanti, in un futuro, si troveranno a gestire ambienti di lavoro. "Molti di voi andranno al Politecnico - ha suggerito Gonella agli studenti - Ma difficilmente qualcuno vi insegnerà qualcosa sulla prevenzione degli incidenti nelle fabbriche o nei cantieri". "Le imprese in questo Paese non hanno più doveri sociali - ha affermato Caron in un passaggio - e a voi dico di affrontare i problemi e non chinare la testa: non mettete mai in discussione la vostra integrità fisica". Ardissone ha approfondito il fenomeno delle malattie professionali, sottolineando come pur in presenza di una abbondante normativa, gli organici non siano sufficienti a garantire i controlli necessari: "Ci hanno definiti "sceriffi della salute" - ha affermato - e in effetti ci troviamo ad operare in una sorta di Far West". Stimoli di riflessione sono venuti anche da altri appuntamenti in programma nella prima giornata di Cogestione allo scientifico. Un esempio è stato l'incontro su "Mondo Ultrà", dove i relatori hanno spiegato i sistemi adottati dalle forze di polizia per mantenere l'ordine pubblico. "Abbiamo scoperto che gli stadi sono un banco di prova - ha spiegato Marco Barla, docente di Educazione fisica - I metodi testati negli stadi sono spesso utilizzati anche in altri contesti. Interessante anche il paragone con altri sistemi adottati nei paesi anglosassoni, dove il fenomeno "ultras" è gestito in maniera molto diversa". Il programma di Cogestione al "Vercelli" prosegue con un calendario di conferenze, dibattiti e concerti. Oggi è in programma una conferenza a cura dell'associazione "Oremi" sui Medici senza frontiere, e in contemporanea i ragazzi potranno assistere a un incontro con Antonio Evangelista, capo della squadra mobile di Asti, che parlerà della sua esperienza in Kosovo e della lotta alle nuove mafie dell'Est. Le giornate gestite dagli studenti si chiuderanno domani con un dibattito sulla "Riforma della scuola", che reintroduce gli esami di riparazione a settembre: fra gli ospiti anche Giovanna Pentenero, assessore regionale all'Istruzione. E' infine previsto anche un intervento di Franco Testore, primario del Day Hospital di Oncologia, che parlerà di "Musica a 40 anni dal '68". Proseguono, inoltre, i laboratori e i corsi: fra i più curiosi, "Percussioni africane", "Boxe", "clownterapia" e "Logica e statistica applicata al poker sportivo". \.

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Lombardi primi della classe: ecco i più <secchioni> d'Italia pag.1 (sezione: Schola)

( da "Giornale.it, Il" del 07-02-2008)

Argomenti: Scuola

Lombardi primi della classe: ecco i più "secchioni" d'Italia di Redazione - giovedì 07 febbraio 2008, 07:00 Le ragazze battono i colleghi nel campo della lettura e si aggiudicano un testa a testa nelle altre materie che, nel resto d'Italia, vengono dominate dai ragazzi. "Sono orgogliosa dei miei studenti - ha commentato Anna Maria Dominici, direttore generale dell'Ufficio scolastico della Lombardia - ma non mi accontento e guardo già avanti, verso le prossime rilevazioni". L'obiettivo? "Recuperare in matematica rispetto alla media Ocse". E per riuscirci come farete? "Grazie ai progetti a cui stiamo già lavorando e a quelli in collaborazione con la Consulta speciale voluta dal ministro della pubblica Istruzione Fioroni".

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SSIS, niente accesso alle graduatorie per gli studenti del IX ciclo: supplenti a tempo determinato (sezione: Schola)

( da "Blogosfere" del 07-02-2008)

Argomenti: Scuola

Feb 08 7 SSIS, niente accesso alle graduatorie per gli studenti del IX ciclo: supplenti a tempo determinato Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 09:50 in Scuola Insegnati, categoria a rischio. Roberta, studentessa della SSIS a Bologna (Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Superiore) solleva il problema degli iscritti all'ultimo ciclo, a cui è negato l'accesso alle graduatorie. Lo fa in una lettera pubblicata da Blogosfere Politca e Società; la riprendiamo anche qui. Il 1 Febbraio 2008 presso l'Università di Bologna, si è tenuto uno tra i tanti incontri presieduti dall'ANIEF (Associazione Nazionale degli Insegnanti ed Educatori in Formazione) che nelle ultime settimane si stanno svolgendo nelle diverse sedi universitarie di tutta Italia. L'ANIEF si sta infatti facendo carico dell'assurda situazione che riguarda TUTTI gli iscritti al IX° ciclo SSIS che secondo quanto stabilito dall'art. 24-bis. DdL AC 3324/2007, una volta ottenuta l'abilitazione all'insegnamento non potranno accedere alle graduatorie permanenti, trasformate in graduatorie ad esaurimento. In poche parole agli ultimi iscritti non verrà garantito lo stesso diritto garantito ai loro colleghi del I, II, III…VIII ciclo SSIS. Il paradosso sta nel fatto che avendo superato un test di ammissione, a queste persone non viene garantito un posto di lavoro che spetta loro di diritto perchè vincitori di un concorso pubblico. Dopo aver frequentato corsi universitari per due anni, con frequenza obbligatoria, nella maggior parte dei casi lavorando già nelle scuole in qualità di supplenti (alcuni ormai da anni), pagando tasse universitarie che complessivamente ammonteranno a circa 4.000 euro, e dopo aver superato un esame di stato, ottenendo così l'abilitazione all'insegnamento, questi futuri prof continueranno ad essere trattati a livello contrattuale come supplenti a tempo determinato. è già scandaloso che il sistema delle SSIS, pur essendo stato approvato dal 1990, sia stato avviato solo nel 1999, ma quel che sbalordisce ancora di più è il trattamento riservato agli “ultimi arrivati”. Quando l'ANIEF ha presentato l'emendamento all'Art. 24-bis. DdL AC 3324/2007 per modificare la normativa, si è sentita rivolgere la sentenza di INAMMISSIBILITA', nonostante l'appoggio sottoscritto anche dai Direttori SSIS che hanno approvato all'unanimità la mozione in cui si dichiara che “...il mancato inserimento degli specializzandi del IX ciclo nelle graduatorie ex-permanenti è costituzionalmente censurabile per eccesso di potere, disparità di trattamento e ingiustizia manifesta, costituendo un grave pericolo per il servizio pubblico separando la formazione dal reclutamento”. E il Ministro Fioroni si è giustificato affermando che gli iscritti al IX° ciclo sapevano benissimo che non avrebbero potuto accedere alle graduatorie. Verissimo! Peccato che da bravi Italiani che conoscono l'Italia, gli specializzandi abbiano pensato: “Chissà che non cada il Governo o non cambi qualche legge prima della fine del ciclo...” E una volta inseriti nel “sistema” SSIS si sono resi conto dell'incostituzionalità della loro posizione. Per non parlare dell'assurdità dell'avviamento di un nuovo ciclo SSIS nel momento in cui il Ministero aveva già provveduto a chiudere le graduatorie! Perché far abilitare nuovi insegnanti se non possono essere inseriti nelle graduatorie “per abilitati”? Forse per quei 4000 euro a biennio (moltiplicati per il totale degli iscritti)? A sostenere la paradossale situazione di questi specializzandi sembra esserci l'ANIEF, che sta raccogliendo firme per l'approvazione di una norma che recepisca l'emendamento e per la pre-adesione a un eventuale ricorso contro il Decreto Ministeriale (oltre a una possibile manifestazione nazionale). Sembra infatti che, a livello sindacale, nessuno sia particolarmente interessato a sostenere la campagna del IX° ciclo SSIS…forse perché qualche migliaio di ipotetici neo-tesserati non fa poi così gola?!.

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CAPUANO: LA NOSTRA FORMULA? COMBATTERE IL DISAGIO E VALORIZZARE L'ECCELLENZA (sezione: Schola)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud2)" del 07-02-2008)

Argomenti: Scuola

Capuano: "La nostra formula? Combattere il disagio e valorizzare l'eccellenza" CATIA DI NARDO Castellammare. Dirigente dal 1979 del terzo circolo didattico, in via Cicerone nel quartiere San Marco, è Rosario Capuano. Figura nota nel panorama scolastico extracittadino, Capuano è promotore del progetto Scuole Aperte già da tempo. "Siamo alla seconda annualità di un progetto regionale - spiega il dirigente - a cui abbiamo aderito fin dalla prima ora, quando l'assessore regionale Gabriele attivò questa iniziativa. Una partecipazione quasi ovvia, visto che già facevamo normalmente attività extrascolastica pomeridiana attraverso corsi di informatica, con tre laboratori, e di lingua inglese, in un presidio organizzato che ci ha consentito di diventare un polo di rilievo provinciale dell'insegnamento". La formula del successo? "Il nostro obiettivo è trasformare le attività extrascolastiche in attività ordinarie. Queste attività hanno il compito di ampliare il curriculum nascosto di giovani e adulti. La scuola del mattino ha i suoi tempi, le sue funzioni, e noi la vogliamo integrare alla scuola del pomeriggio. Il doposcuola, gli esercizi pomeridiani, dovranno far parte di questo progetto e consentire di seguire l'intero processo di formazione dei ragazzi. A questo, poi, si aggiungono anche i corsi di cucina, danza, palestra dolce e tante altre attività aperte a tutti i partecipanti". I soggetti a rischio come rispondono all'appello? "Disagio ed eccellenza sono al centro delle nostre attività e, attraverso un percorso già collaudato nell'anno di attività precedenti, abbiamo constatato un recupero automatico di questi soggetti. Ma la scuola non si apre soltanto al disagio infantile, ma anche a quello della coppia e delle famiglie con problemi, senza perdere di vista la valorizzazione dell'eccellenza e stabilizzando la normalità. Cerchiamo di fornire ai giovani ragazzi tutti gli strumenti utili a sviluppare le loro propensioni". La scuola centro di eccellenza? "L'iniziativa regionale dell'assessore Gabriele è stata recepita anche dal ministro Fioroni e attuata su scala nazionale. Il grande intuito della regione ha compreso come la scuola sia un grande strumento di agitazione positivo del sociale. Anche a Castellammare, dopo il terzo circolo anche l'istituto alberghiero ha aderito all'attività, mentre i dodici capi di istituto locali hanno avviato un confronto stabile su temi come il recupero, la sicurezza e la salvaguardia dell'ambiente".

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ARTICOLI DAL 6 AL’11 DICEMBRE 2007

 

Riforme, famiglie e docenti inadeguati i tre malanni della scuola italiana EDERICO ORLANDO RISPONDE   Europa 6-12-2007

Intrappolato dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola ( da "Arena, L'" del 06-12-2007)

I tedeschi secchioni : complimenti ( da "Alto Adige" del 06-12-2007)

Intrappolato dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola ( da "Arena.it, L'" del 06-12-2007)

No alla riforma della scuola i sindacati scrivono al premier ( da "Repubblica, La" del 07-12-2007)

LIGURIA/ISTRUZIONE: REGIONE, IN 2 ANNI 36 MLN PER STUDENTI E FAMIGLIE ( da "Asca" del 07-12-2007)

Quale futuro per l'universitàe per la docenza in medicina ( da "Sicilia, La" del 10-12-2007)

SARDEGNA: PROSEGUE ESAME FINANZIARIA IN COMMISSIONE BILANCIO ( da "Asca" del 10-12-2007)

 

 

 

 

 

Riforme, famiglie e docenti inadeguati i tre malanni della scuola italiana EDERICO ORLANDO RISPONDE   Europa 6-12-2007

Cara Europa, finalmente un accenno dei giornali e delle tv alle questioni della scuola, che interessano (o, meglio, dovrebbero interessare) milioni di famiglie.
Ho sentito che, da inchieste internazionali, siamo tra i paesi più ignoranti del mondo, mentre Cina e India sfornano laureati di livello sempre più alto. Ho sentito anche parlare di merito, ma dove è possibile trovarne? MAURO SINISCALCHI, NAPOLI

Caro Siniscalchi, l’inchiesta internazionale a cui lei si riferisce è quella dell’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, e si chiama, in sigla, Pisa (Programme for international student assessment).
Essa fotografa la capacità di utilizzare le nozioni da parte dei quindicenni nei 30 paesi dell’Ocse e in altri, in totale 57. La terza edizione, 2006, è dedicata alle scienze. Le due precedenti la matematica (2000) e la lingua nazionale (2003). Gli studenti italiani sono al 38° posto in matematica, al 33° in lingua madre e al 36° in scienze. Insomma, non sanno risolvere i problemi e, molti, non sanno leggere e scrivere. È l’ignoranza l’enorme macigno sulla strada della vita sociale, dello sviluppo economico e della democrazia in Italia. La Stampa ha anticipato i dati dell’inchiesta. Per le scienze – si dice – siamo ignoranti perché non abbiamo i laboratori. Ma per la matematica e per la lingua italiana quali laboratori sono necessari? Due, certamente, anche se non si chiamano così: la preparazione dei professori e la severità (voti, esami, sbarramenti) la cui mancanza autorizza gli studenti, com’è ovvio alla loro età, a occuparsi di tutt’altro. Sui professori, riporto dalla Stampa questa considerazione del ministro Fioroni: «Dobbiamo rivedere il sistema dei master e dei corsi di aggiornamento.
Perché si è verificata una situazione simile a quella che Lutero condannava a proposito delle indulgenze: è certo il lucro di chi vende le indulgenze e non è affatto certa l’acquisizione del posto in paradiso». Per gli studenti, la cosa migliore l’abbiamo sentita da docenti e rettori delle università torinesi: siccome chi entra all’università spesso non sa scrivere e non sa fare due conti, occorre sottoporli a un esame d’ingresso in lingua italiana e in matematica. Se non superi questa porta, non accedi alla strada che porta alla laurea e alla professione.
È questione di mezzi e di merito. I mezzi si può cominciare a rastrellarli eliminando una infinità di ciarpame per concentrare i mezzi nella preparazione di insegnanti e studenti nelle materie di base: che sono italiano, matematica, scienza, lingue, storia e filosofia. Per il merito, è necessario bocciare, nonostante le famiglie, licenziare i docenti inidonei, fare concorsi pubblici durissimi. Insomma una democrazia governante e non una democrazia elemosinante voti di clientele. Sarà la bandiera del neocentrismo laico (quello del rigore) auspicato da Ichino, gemello del neocentrismo democristiano (quello della spesa pubblica)? Non credo, sia perché il neocentrismo laico è un’ipotesi illuministica (per non dire veteroazionista), sia perché la lotta all’ignoranza nazionale dev’essere di tutta la politica e non di un partito.
Chissà se ci faranno un summit, o una verifica, magari a gennaio.

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Intrappolato dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola (sezione: Scuola)

( da "Arena, L'" del 06-12-2007)

 

ODISSEA. I genitori lo hanno ritirato dalla prima per problemi con l'insegnante e non hanno potuto iscriverlo altrove Intrappolato dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola Non riesce ad andare a scuola per colpa...della scuola. È una trama ingarbugliata quella in cui è rimasto "intrappolato" un bimbo veronese il quale, dopo aver iniziato la prima elementare in una scuola di provincia, vicino a casa sua, a metà anno scolastico è stato ritirato dai genitori per gravi problemi sorti nel rapporto con l'insegnante prevalente (sfociati anche in somatizzazioni con eritemi e attacchi asmatici) ma non ha più potuto essere iscritto alla seconda classe di un'altra scuola, in città, perchè non risulta aver finito la prima. "In realtà la prima classe era stata di fatto completata, almeno per la legge", spiega l'avvocato di famiglia Bruno De Paoli, "anche se il ritiro del bambino era avvenuto il 24 marzo. Per questo abbiamo chiesto alla scuola di provincia un nulla osta per poter iscrivere il bimbo alla seconda classe in città, in una scuola privata e parificata. Ma anche questa seconda scuola ha voluto a sua volta sottoporrlo a una specie di esame di idoneità, per verificare le sue capacità. E questo esame, com'era anche prevedibile, ha rivelato della lacune nella preparazione. Ma nel frattempo è stato perso altro tempo prezioso per il bambino, che più volte ha chiesto ai genitori perchè non riusciva ad andare a scuola come tutti gli altri suoi coetanei". L'istituto privato cittadino ha risposto ai genitori del bimbo solo il 24 ottobre, ad anno scolastico ampiamente iniziato. Ma nel frattempo mamma e papà hanno adottato una decisione drastica: cambiare città e iscrivere il figlio a una scuola che si trova in un'altra regione. Adesso il piccolo va a scuola e ha recuperato tutte le lacune ma la famiglia s'è trovata costretta a vivere il disagio del trasferimento in un altro ambiente. "Una situazione assurda per tutti, per il bambino e per la sua famiglia", ribadisce l'avvocato ricordando che non c'è nessuna norma che preveda un esame di idoneità per l'ammissione a una classe elementare nel passaggio da una scuola all'altra, "così come non è comprensibile il motivo per cui la prima scuola non ha concesso subito un nulla osta, o un documento adatto per facilitare l'iscrizione del suo ex scolaro alla classe seconda dell'altro istituto". Per inciso, all'Ufficio scolastico provinciale il bimbo risultava regolarmente iscritto alla scuola privata cittadina e risultava perciò incomprensibile il motivo per cui non frequentava la seconda elementare. Per questo motivo i genitori hanno rischiato anche una denuncia penale per non aver mandato il figlio a scuola, come prevede la legge. "Noi avremmo anche voluto fargli rifare la prima", spiega la madre, "ma per legge, in base a un regio decreto ancora vigente, essendo il bambino stato ritirato il 24 marzo, cioè dopo la data del 15 marzo entro la quale l'anno scolastico in corso non sarebbe risultato valido, il piccolo risultava aver frequentato la prima". "Ma poi abbiamo scoperto che non abbiamo potuto iscriverlo alla seconda classe perchè...non aveva fatto la prima. Cose da perdere la testa. So solo che in questa assurda storia di burocrazia mio figlio si è sentito trattato come un deficiente, un minorato, nonostante tutti i nostri sforzi per fargli capire che i problemi erano dei grandi e non suoi. E alla fine abbiamo scelto la strada del trasferimento in un'altra regione. Ma ha senso tutto questo?" E.C.


I tedeschi secchioni : complimenti (sezione: Scuola)

( da "Alto Adige" del 06-12-2007)

 

HÖllrigl e Kasslatter Mur I tedeschi "secchioni": complimenti BOLZANO. La nuova edizione dell'indagine "Pisa" sulle competenze scolastiche dei quindicenni in scienze, matematica e lettura ha promosso gli studenti tedeschi e bocciato gli italiani. L'intendente scolastico tedesco - Peter HÖllrigl - esprime la sua soddisfazione per il risultato. Nota di merito arriva anche dall'assessora Kasslatter Mur. Caustica la Cgil che si complimenta con gli studenti ma ricorda che i giovani "premiati" non sono quelli coinvolti dalla riforma della scuola tedesca. BREVI SOVRINTENDENZA Scatta l'iscrizione alle scuole medie La Sovrintendenza comunica che è fissato al 31 gennaio, il termine entro il quale dovranno essere effettuate le iscrizioni alle scuole secondarie di I grado (media), in lingua italiana, per l'anno scolastico 2008/2009. Le domande vanno presentate in carta semplice al dirigente dell'elementare frequentata, che provvederà a trasmetterle al dirigente della scuola secondaria di I grado di competenza. LA TESSMANN Biblioteche, forum per l'innovazione Lo sviluppo di progetti per il futuro delle biblioteche è stato al centro dell'incontro "Forum delle biblioteche" in collaborazione con la Teßmann che ha celebrato i 25 anni.


Intrappolato dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola (sezione: Scuola)

( da "Arena.it, L'" del 06-12-2007)

 

ODISSEA. I genitori lo hanno ritirato dalla prima per problemi con l'insegnante e non hanno potuto iscriverlo altrove Intrappolato dalla burocrazia Bimbo non può andare a scuola La famiglia si è trasferita in un'altra regione per fargli frequentare un istituto senza perdere l'anno   Non riesce ad andare a scuola per colpa...della scuola. È una trama ingarbugliata quella in cui è rimasto "intrappolato" un bimbo veronese il quale, dopo aver iniziato la prima elementare in una scuola di provincia, vicino a casa sua, a metà anno scolastico è stato ritirato dai genitori per gravi problemi sorti nel rapporto con l'insegnante prevalente (sfociati anche in somatizzazioni con eritemi e attacchi asmatici) ma non ha più potuto essere iscritto alla seconda classe di un'altra scuola, in città, perchè non risulta aver finito la prima. "In realtà la prima classe era stata di fatto completata, almeno per la legge", spiega l'avvocato di famiglia Bruno De Paoli, "anche se il ritiro del bambino era avvenuto il 24 marzo. Per questo abbiamo chiesto alla scuola di provincia un nulla osta per poter iscrivere il bimbo alla seconda classe in città, in una scuola privata e parificata. Ma anche questa seconda scuola ha voluto a sua volta sottoporrlo a una specie di esame di idoneità, per verificare le sue capacità. E questo esame, com'era anche prevedibile, ha rivelato della lacune nella preparazione. Ma nel frattempo è stato perso altro tempo prezioso per il bambino, che più volte ha chiesto ai genitori perchè non riusciva ad andare a scuola come tutti gli altri suoi coetanei". L'istituto privato cittadino ha risposto ai genitori del bimbo solo il 24 ottobre, ad anno scolastico ampiamente iniziato. Ma nel frattempo mamma e papà hanno adottato una decisione drastica: cambiare città e iscrivere il figlio a una scuola che si trova in un'altra regione. Adesso il piccolo va a scuola e ha recuperato tutte le lacune ma la famiglia s'è trovata costretta a vivere il disagio del trasferimento in un altro ambiente. "Una situazione assurda per tutti, per il bambino e per la sua famiglia", ribadisce l'avvocato ricordando che non c'è nessuna norma che preveda un esame di idoneità per l'ammissione a una classe elementare nel passaggio da una scuola all'altra, "così come non è comprensibile il motivo per cui la prima scuola non ha concesso subito un nulla osta, o un documento adatto per facilitare l'iscrizione del suo ex scolaro alla classe seconda dell'altro istituto". Per inciso, all'Ufficio scolastico provinciale il bimbo risultava regolarmente iscritto alla scuola privata cittadina e risultava perciò incomprensibile il motivo per cui non frequentava la seconda elementare. Per questo motivo i genitori hanno rischiato anche una denuncia penale per non aver mandato il figlio a scuola, come prevede la legge. "Noi avremmo anche voluto fargli rifare la prima", spiega la madre, "ma per legge, in base a un regio decreto ancora vigente, essendo il bambino stato ritirato il 24 marzo, cioè dopo la data del 15 marzo entro la quale l'anno scolastico in corso non sarebbe risultato valido, il piccolo risultava aver frequentato la prima". "Ma poi abbiamo scoperto che non abbiamo potuto iscriverlo alla seconda classe perchè...non aveva fatto la prima. Cose da perdere la testa. So solo che in questa assurda storia di burocrazia mio figlio si è sentito trattato come un deficiente, un minorato, nonostante tutti i nostri sforzi per fargli capire che i problemi erano dei grandi e non suoi. E alla fine abbiamo scelto la strada del trasferimento in un'altra regione. Ma ha senso tutto questo?" E.C.  .


No alla riforma della scuola i sindacati scrivono al premier (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 07-12-2007)

 

Pagina X - Bari Iniziative di protesta in tutte le prefetture delle province pugliesi No alla riforma della scuola i sindacati scrivono al premier La Finanziaria non premia la scuola pubblica e i sindacati scrivono al prefetto Carlo Schilardi. Ieri mattina i rappresentanti dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil del comparto scuola, hanno presentato nelle 5 prefetture pugliesi, e anche a Bari, una lettera di protesta contro il governo Prodi. "Il testo del disegno di legge Finanziaria per il 2008 approvato dal Senato - hanno scritto - lascia senza risposta le rivendicazioni sostenute con lo sciopero e la manifestazione nazionale del 27 ottobre scorso". In particolare i sindacati della scuole protestano perché all'interno della legge in discussione al Parlamento non sono state inserite le risorse economiche per il rinnovo dei contratti per gli anni 2008 e 2009 e per risolvere il problema del precariato all'interno del settore dell'istruzione pubblica. "Nella Finanziaria - si legge nella lettera - non sono previsti gli interventi finanziari necessari per una scuola pubblica di qualità. Continua invece la politica delle riduzioni degli organici che determina ulteriori difficoltà per i lavoratori, non assicura la necessaria qualità dell'offerta formativa ed il concreto esercizio del diritto allo studio".


LIGURIA/ISTRUZIONE: REGIONE, IN 2 ANNI 36 MLN PER STUDENTI E FAMIGLIE (sezione: Scuola)

( da "Asca" del 07-12-2007)

 

(ASCA) - Genova, 7 dic - Ammontano a 13 milioni di euro nel 2007 gli stanziamenti per il diritto allo studio universitario, cui si aggiungono 5 milioni di euro per la residenzialita' degli studenti fuori sede. Su questo fronte, il numero dei posti letto a disposizione, attualmente e' di 624, con la prospettiva di passare a 910 nel 2008, per arrivare a 1207 nel 2010, quando saranno completati i lavori di ristrutturazione di due nuove strutture: il Convento di San Nicola (65 posti letto) e l'ex Caserma Garibaldi (176 posti letto). Per quanto riguarda il diritto allo studio scolastico sono pari a 18.050.000 euro i finanziamenti regionali erogati alle famiglie, ai Comuni e alle Province nel 2007. Tale stanziamento riguarda le borse di studio per il merito scolastico, i contributi per le spese di frequenza, mensa, trasporto, laboratorio e attivita' integrative, libri di testo. Nel pacchetto sono compresi i trasferimenti alle scuole dell'infanzia e alle istituzioni scolastiche autonome (ISA). Sono inoltre comprese le risorse destinate all'integrazione di alunni diversamente abili, con un ammontare pari a 6.700.000 euro. Sono questi i dati che il presidente della Regione Claudio Burlando e il vicepresidente Massimiliano Costa hanno illustrato questa mattina nel corso della conferenza stampa dopo la riunione di giunta. ''Siamo al secondo anno dell'applicazione della legge regionale sul diritto allo studio approvata l'anno scorso - ha dichiarato il vicepresidente - e possiamo dire che l'impegno della Regione Liguria per questa partita sta dando i suoi frutti, con un indice di soddisfazione delle richieste di borse di studio scolastiche e universitarie che raggiunge il 100%''. Per quanto riguarda il diritto allo studio scolastico, rispetto al 2006 gli stanziamenti sono aumentati, passando dai 13 milioni di euro nel 2006 a 18.050.000 euro nel 2007. In particolare, per il 2007 e' previsto un aumento da 1.000 a 1.200 euro dell'importo complessivo dei contributi alle famiglie quale rimborso per le spese di iscrizione, frequenza, libri di testo, mensa, trasporto. Tutte le borse di studio vengono erogate sulla base del reddito familiare per un ammontare massimo del 40% delle spese giustificate sostenute dalla famiglia. A queste borse di studio si aggiungono quelle per il merito scolastico, che per la prima volta in Liguria vengono assegnate agli studenti delle scuole superiori che hanno ottenuto un risultato finale con media dei voti superiore all'8. Anche questo contributo viene erogato sulla base del reddito ISEE. ''Si tratta - ha spiegato Costa - di un segnale importante che punta a diffondere una cultura della meritocrazia e a garantire a tutti gli studenti diligenti la possibilita' di aspirare ai piu' alti gradi dell'istruzione''. res-rus/cam/rob (Asca).


Quale futuro per l'universitàe per la docenza in medicina (sezione: Scuola)

( da "Sicilia, La" del 10-12-2007)

 

Incontro al policlinico Quale futuro per l'università e per la docenza in medicina Rapporto tra formazione, ricerca ed assistenza, ristrettezza di risorse e tagli minacciati di "posti-letto", riforma delle scuole di specializzazione mediche e del dottorato di ricerca, reclutamento dei ricercatori e concorsi per associati e ordinari. Su tutti questi argomenti, alcuni dei quali "scottanti" oltre che attuali, si è soffermata l'attenta disamina del prof. Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale, intervenuto alla seduta della Conferenza permanente dei presidenti dei corsi di laurea magistrali in Medicina e chirurgia - di cui è anche il coordinatore nazionale - i cui lavori si sono svolti a Catania, al Policlinico. Lenzi ha anche raccolto - prima di intervenire - le numerose sollecitazioni provenienti dal rettore Antonino Recca, dal preside della facoltà Nunzio Crimi e dal presidente del cdl Gaetano Catania, interessati ad avere notizie di prima mano sullo stato dei principali provvedimenti messi in cantiere dal Ministero dell'Università e sull'iter delle riforme annunciate dallo stesso Mussi, illustrando poi tutti questi punti ad una platea composta da una quarantina di presidenti di cdl provenienti da ogni parte d'Italia e a una cospicua rappresentanza di docenti catanesi. "In questo momento l'università italiana - ha premesso il presidente del Cun, organo consultivo del Ministero, eletto da docenti e personale degli atenei italiani, di cui fa parte anche il ricercatore catanese della facoltà di Agraria Attilio Toscano - sta subendo attacchi furiosi da diverse parti sociali, come si può apprendere da tutti i mass media. Forse perché è uno dei pochi soggetti istituzionali che sta provando a navigare, pur a fatica, verso un nuovo modello di sviluppo. Non ci nascondiamo le difficoltà, ma è pur vero che la politica, i politici in generale, non ci hanno aiutato e non ci aiutano moltissimo". In ogni suo passaggio, Lenzi ha rivendicato con orgoglio l'appartenenza alla comunità universitaria e alla facoltà di Medicina in particolare: "I nostri corsi di laurea - ha spiegato - si autovalutano da tempo, per migliorare la qualità e il servizio agli studenti, anticipando così anche le attività della futura agenzia di valutazione istituita dal ministero. Per questo possiamo dire che le facoltà mediche oggi sono all'avanguardia, e stanno compiendo passi importanti in direzione dell'autonomia, dell'innovazione e della sperimentazione nella didattica, ancor più di tante altre realtà solitamente più celebrate". Il rettore Recca ha posto con forza il problema dei nuovi fondi per il reclutamento di ricercatori: "In molti casi - ha detto - rischiano di non poter essere utilizzati, a scapito delle università che si sono dimostrate virtuose nel recente passato". E si è detto perplesso sull'annuncio dato da Mussi relativamente allo sblocco dei concorsi per ordinari ed associati: "Se si vuole fare in fretta, occorre intanto applicare la vecchia legge Moratti, e successivamente approvare un nuovo provvedimento". Su questo punto è intervenuto anche l'onorevole Giuseppe Palumbo, membro della commissione Sanità della Camera: "Siamo disponibili a promuovere un accordo parlamentare per varare dei correttivi alla normativa attuale, approvandoli già in sede legislativa. Altrimenti temo che per far partire i concorsi serviranno 4 o 5 anni". Recca, infine, ha auspicato una maggiore autonomia delle università per quanto riguarda la gestione dei Policlinici, sia dal Sistema sanitario nazionale, sia dalla politica, "dato che, per la loro missione peculiare legata anche alla didattica e alla ricerca, non possono essere considerati in nessun modo come normali aziende ospedaliere". Il preside Crimi ha invece lamentato lo "scarso peso" in cui vengono tenute le facoltà di Medicina in sede di valutazione per i finanziamenti, a causa della ridotta quantità di studenti dovuta al numero programmato: "Ci sono tanti altri fattori qualitativi che non vengono tenuti in considerazione come dovrebbero dai criteri nazionali, ad esempio il rapporto privilegiato tra studenti e docenti, la grande attrattività che i nostri corsi riscuotono e l'altissimo numero di allievi che giungono alla laurea". Lenzi ha quindi commentato la proposta di nuovo regolamento per il reclutamento dei ricercatori avanzata da Mussi, che intendeva rivoluzionare la normativa del precedente governo e "sostanzialmente emendata sia dal Consiglio di Stato che dal Cun: era troppo complessa, oserei dire 'barocca'. La riscrittura che abbiamo suggerito mi sembra migliore, poiché normative troppo arzigogolate, seppur in nome della trasparenza, sono difficilmente applicabili e creano anticorpi all'interno del sistema, anche se per non perdere 20 milioni di euro già stanziati Mussi sta facendo bandire concorsi con le vecchie regole". Infine ha annunciato una bozza di decreto, da lui definita "molto interessante" sulla riorganizzazione del dottorato di ricerca, "perché non possiamo pensare che i dottorandi abbiano come unico sbocco la carriera universitaria, ma devono potersi affermare, con la loro alta professionalità, anche nel sistema delle imprese e della pubblica amministrazione", e l'imminente varo della riforma globale delle scuole di specializzazione, che contempla pure la compatibilità tra percorso specialistico e dottorato: "Sia chiaro però - ha precisato - che sulla gestione delle scuole non tollereremo eventuali 'scippi' alle nostre facoltà da parte della Sanità, specie se subdolamente consentiti da normative inserite in finanziaria".


SARDEGNA: PROSEGUE ESAME FINANZIARIA IN COMMISSIONE BILANCIO (sezione: Scuola)

( da "Asca" del 10-12-2007)

 

(ASCA) - Cagliari, 10 dic - Prosegue l'esame della manovra finanziaria 2008 da parte della commissione Bilancio del Consiglio regionale della Sardegna, convocata per domani mattina. I lavori andranno avanti nei giorni successivi, di mattina e di pomeriggio. La commissione Trasporti si riunira' invece mercoledi' mattina. All'ordine del giorno il disegno di legge 204 sul governo del territorio. Per giovedi' in programma l'audizione dell'assessore ai trasporti sulla concessione del servizio alla Tirrenia. La commissione Agricoltura e' convocata domani, presso lo stagno di Calich (Alghero) per un sopralluogo e per un incontro con la cooperativa concessionaria. Sul problema dello smaltimento dei rifiuti audizione giovedi' del rappresentante della societa' Certo. Le ''norme di riordino delle aree industriali'' sono all'ordine del giorno della commissione Industria, che si riunira' a partire da domani pomeriggio. Si iniziera' l'esame del testo unificato di tre proposte di legge (Giagu, Sanciu, Pisano). Gli assessori della pubblica istruzione e del lavoro sono stati invitati dalla commissione Cultura che discutera' sul testo unificato della riforma della scuola (istruzione e formazione professionale). Lavori previsti dal mattino di mercoledi'. res-muz/mcc/lv (Asca).

Indagine shock tra gli studenti Il 70% ha assistito a violenze (La Repubblica 10-12-2007)


Ricerca dell'Istituto di Pediatriatra sul bullismo: "Fenomeno in crescita" Secondo il 26,6 per cento chi compie angherie è un tipo in gamba

 

ROMA- Il fenomeno del bullismo nelle scuole è in costante aumento nel nostro Paese. Se nel 2005 gli adolescenti che dichiaravano di avere assistito a prepotenze erano il 65,8 per cento, oggi sono il 72. Questo è quanto emerge dall'indagine sulle abitudini e gli stili di vita degli adolescenti condotta nel 2007 dalla Società italiana di pediatria.

Realizzata su un campione nazionale di 1.200 studenti della scuole media inferiori di età compresa fra i 12 e 14 anni, l'indagine indica che hanno assistito a episodi di bullismo soprattutto i maschi (75,6 per cento) e che il bullismo non è affatto una preprogativa maschile (59,2 per cento degli intervistati sono maschi, il 69,1 femmine).

Il 70 per cento (pari al 62 dei maschi) giudica negativamente un bullo, ma il 26,6 per cento (il 32 per cento dei maschi), se non ha subìto personalmente prepotenze, non ha nulla da eccepire sul suo comportamento.

In generale il bullo è considerato un tipo in gamba. Tanto che si comporta così per essere ammirato dagli amici (82 per cento dei maschi, 86 delle femmine), essere il leader del gruppo (77 per cento e 81), essere attraente (68,8 per cento e 71,2), non rischiare di essere una vittima (61 per cento). Solo secondo il 45 per cento degli intervistati il bullo è colui che si diverte alle spalle di qualcuno.

Per il 79 per cento è giusto denunciare a un adulto gli atti di bullismo, mentre secondo il 20,5 (26 per cento dei maschi) chi lo fa è una spia. Tuttavia, se fossero loro a subire prepotenze, il 64 per cento (74 dei maschi) non lo riferirebbe nè a insegnanti nè ai genitori; il 47,3 per cento (60,4 dei maschi) si difenderebbe da solo, il 10per cento (5,4 dei maschi) informerebbe al massimo un amico e il 4,6 per cento (5,7 dei maschi) subirebbe in silenzio le prepotenze se non dovessero essere eccessive.

(10 dicembre 2007)

 

 

 

 

 

Private, in Italia le peggiori d'Europa "Meglio studiare nella pubblica" di SALVO INTRAVAIA (La Repubblica 11-12-2007)

         Indagine Ocse-Pisa boccia senza apello gli istituti non statali
Nella maggioranzadei Paesi, invece, il privato alza il livello medio

 

 

LA scuola privata italiana è la peggiore d'Europa. Ma non solo. E' anche una delle ultime al mondo. In Italia, sulle scuole non statali, da alcuni anni a questa parte si confrontano due opposte idee (pro e contro il finanziamento pubblico). I favorevoli ritengono che il ruolo (e il conseguente trasferimento di fondi pubblici) delle scuole private sia indispensabile per fare crescere l'intero sistema scolastico nazionale. I contrari pensano sostengono che il trasferimento diretto di risorse pubbliche alle scuole non statali sia incostituzionale. Ma intanto arriva l'impietoso giudizio dell'indagine Ocse-Pisa (Programme for international student assessment) 2007, che boccia gli istituti privati senza appello.
Il report internazionale sulle competenze dei quindicenni nelle cosiddette literacy relative alla Lettura, alle competenze in Matematica e scientifiche certifica, in Italia, la maggiore qualità del pubblico sul privato. In poche parole, il pur deludente quadro emerso dalla comparazione internazionale dei quindicenni italiani con i coetanei di altri 56 stati sparsi nei 5 continenti, pubblicato appena una settimana fa, si accentua se si prendono in considerazione i risultati delle sole scuole private.
L'Italia è uno dei pochi paesi occidentali e industrializzati dove gli adolescenti della scuola pubblica risultano "più" attrezzati dei compagni delle private. I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a troppi dubbi. Degli oltre 21 mila quindicenni presi in considerazione nel Belpaese il 4 per cento, al momento dell'indagine, era iscritto in istituti privati. Il divario emerso nella literacy Matematica è pari a 11 punti: 462 per gli adolescenti delle scuole statali e 451 per i compagni iscritti nelle classi delle scuole private. Distanza che diventa ancora più imbarazzante se si prende in considerazione la literacy scientifica: 476 contro 462. Solo in quella riguardante la Lettura (comprensione e produzione di testi scritti) il divario è minimo (appena 3 punti), pur sempre a favore degli studenti che affollano le scuole pubbliche.
Ma è il confronto internazionale a fare emergere una realtà ancora poco conosciuta e soprattutto, misurata. Tra le 48 nazioni di cui l'Ocse ha pubblicato i risultati disaggregati (pubblico/privato), in Matematica, l'Italia viene sopravanzata da nazioni come Uruguay e Israele che nella classifica complessiva la seguono e precede di appena un punto il Cile. Facendo sempre riferimento ai risultati dei soli alunni che frequentano le scuole private il nostro paese si colloca fra gli ultimissimi posti anche per le competenze in Lettura e nella literacy scientifica dove paesi come l'Azerbaijan e la Giordania, a giudicare dai risultati dei propri alunni, mostrano scuole private più competitive della blasonata Italia.
E se nella maggior parte dei paesi del mondo nel complesso le scuole private innalzano la qualità dell'intero sistema scolastico lo stesso non può dirsi per il nostro paese dove quel 4 per cento di studenti, sulle conoscenze scientifiche ad esempio, contribuisce ad abbassare il livello italiano già di per sé preoccupante. Solo a titolo di esempio, in Germania gli studenti delle private ottengono in Matematica quasi 40 punti in più dei compagni delle statali. Stesso discorso per il Regno Unito dove il distacco passa addirittura a 75 punti o in Spagna: più 25 punti a favore degli alunni delle private.
(11 dicembre 2007)

 

 

Articoli dal 29 novembre al 5 dicembre 2007

 

CARRARA - GIOVANI TALENTI, magnifiche eccellenze  ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 02-12-2007)

 

Superiori a caccia di nuovi iscritti  ( da "Nuova Venezia, La" del 02-12-2007)

 

Ricerca e sviluppo L'anomalia italiana ( da "Unita, L'" del 03-12-2007)

Precari e finanziaria 2008 ( da "Blogosfere" del 03-12-2007)

La scuola a passo di gambero ( da "Alto Adige" del 04-12-2007)

Il vero problema è il dirigismo politico - bernhard rathmayr ( da "Alto Adige" del 04-12-2007)

L'obiettivo strategico? Nessuno deve essere lasciato indietro ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 04-12-2007)

Il senso di responsabilità visto da destra e da sinistra ( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-12-2007)

L'Italia delle eccellenze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2007)

Il senso di responsabilità visto da destra e da sinistra ( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-12-2007)

SABATO SCORSO in Sala Zarri si è tenuta la presentazione del neonato Circolo dell ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 04-12-2007)

Con lo slogan "Per una scuola g-local" ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 04-12-2007)

Montezemolo: <L'assenteismo costa quasi un punto di Pil> ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 04-12-2007)

L'INTERVISTA/1 ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 04-12-2007)

SCUOLA/ GARDINI (FI): OCSE CI BOCCIA, ORA SCELTE CHIARE E URGENTI ( da "Virgilio Notizie" del 04-12-2007)

Statali nel mirino/ L'assenteismo costa quasi un punto di Pil. Montezemolo: maglia nera all'Inpdap e alla Difesa pag.1 ( da "Affari Italiani (Online)" del 04-12-2007)

Gardini: ''E Fioroni come risponde a bocciatura Ocse?'' ( da "Redattore sociale" del 04-12-2007)

Senza le assenze diverse dalle ferie potremmo risparmiare quasi l'1% del pil ( da "Stampa, La" del 05-12-2007)

Montezemolo spara nel mucchio ( da "Unita, L'" del 05-12-2007)

Lintervento ( da "Italia Oggi" del 05-12-2007)

Riconoscere il merito per combattere le caste ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2007)

Assessore catechista nega il bonus agli immigrati Il partito e la Chiesa lo riprendono: <Leso un diritto> ( da "Corriere del Veneto" del 05-12-2007)

Più meritocrazia per riqualificare ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 05-12-2007)

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 05-12-2007)

<Statali assenteisti ci costano più di 14 miliardi> ( da "Libero" del 05-12-2007)

Montezemolo attacca i fannulloni ( da "Tempo, Il" del 05-12-2007)

IL CASO L'ASSESSORE PAITA: I SERVIZI FUNZIONANO E IL MUNICIPIO NON E' DESERTO 0 Comunali assenteisti, le bacchettate di Montezemolo ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 05-12-2007)


Articoli

CARRARA - GIOVANI TALENTI, magnifiche eccellenze (sezione: Scuola)

( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 02-12-2007)

? CARRARA ? "GIOVANI TALENTI, magnifiche eccellenze". I ragazzi più bravi, gli studenti che si sono distinti per meriti particolari, ma anche quelli le cui doti ancora non sono saltate fuori e che attendono dalla scuola gli strumenti per dire la loro nella società". Tutti i giovani sono stati protagonisti della Festa della Toscana che il nostro consiglio comunale, coordinato dal presidente Luca Ragoni, ha celebrato ieri mattina al Cinema Garibaldi di fronte a un folto pubblico di studenti. DOPO L'INTERVENTO del sindaco Angelo Zubbani (di cui riferiamo nell'articolo di sopra), e un singolare e brillante spot (così ha autodefinito il suo intervento) del prefetto Carlo Striccoli, il quale ha voluto ricordare l'importanza del genio che è in ognuno di noi, l'assessore alla Cultura Giovanna Bernardini, ricordando il valore di questa manifestazione, in occasione dell'anniversario della soppressione della pena di morte da parte del duca Leopoldo di Toscana, ha sottolineato come non solo gli alunni premiati siano eccellenti, ma come ognuno di noi abbia peculiarità e particolarità che lo rendono unico. "Siamo tutti diversi, quindi tutti eccellenti" ha spiegato Bernardini nel corso di una lunga prolusione in cui ha posto l'accento sui più importanti valori che devono essere trasmessi ai giovani con quello della vita, della solidarietà, del volontariato. Infine è passata sul ruolo della scuola che deve proprio tirare fuori le capacità di ogni alunno, favorire le condizioni "La politica deve tornare a meritarsi i giovani: una giornata come questa che celebra le nuove leve è un atto di grande responsabilità. E proprio per celebrare i giovani è stata data oportunità a tre studenti liceali di intevenire sul tema. Pertanto al loro debutto in pubblico Camilla Pezzica, Stefano Pegoraro dello Scientifico e Chiara Vatteroni del Classico hanno parlato di differenza fra meritocrazia e privilegio, di illuminismo e importanza della ragione, ma anche dell'importanza dei sogni, e del compito della scuola che dovrebbe fare in modo che ogni ragazzo coroni il proprio desiderio. Spesso invece proprio fra i banchi i sogni si spengono. Infine i vicepresidentei del consiglio comunale, Rigoletta Vincenti e Luciano Tonarelli hanno conferito un attestato speciale a due soggetti svantaggiati che con la propria attività letteraria hanno contribuito a tenere alto il nome della città qui e altrove. Così la medaglia è andata al poeta Stefano Mazzoni e alla scrittrice Silvia Tamberi, sui cui testi più di una scuola imposta lezioni di italiano e di antologia. INFINE I VARI consiglieri hano premiato gli studenti più eccellenti delle scuole superiori, segnalati dai vari istituti: per l'Einaudi Azzurra Salerno e Giuseppe Valerio, per lo scientifico Stefano Pegoratro e Camilla Pezzica, per il Galilei Andrea Odifredi, Pietro Tognotti, Ulises Dvid Gomara, per l'Artistico Tania Maffei, Federica Ricci, Maria Chiara Tosi, per il classico Davide Amendola, Valdo Berretti, Chiara Vatteroni, per la scuola comunale di Musica Michele Bianchi e Gaia Fantoni, per i giovani espositori all'Accademia di Belle arti Marta Cadonici, Sandro Del Pistoia, Chiara Parodi, Francesco Ricci, Michele Tajariol, Francesca Toti. Infine le tesi di laurea sui vari aspetti della città che dal 2000 hanno ricevuto il premio del concorso "Tesi per Carrara": Barbara Micheli, Supremo Zuccherini, Claudia Giannotti, Cristina Giromella, Marcello Nesti, Ilaria Tusini, Lucia Brizzi, Chiara Nostrato, Cristina Andrei, Marco Beccaria, Monica Catalucci, Luca Evangelisti, David Merli, Elisa Sordelli, Davide Lambruschi, Matteo Lucchesi, Andrea Vatteroni, Barbara Violi, Stefano Maltese, Francesca Rozzi, Maria Giovanna Vivoli. Cristina Lorenzi - -->.


Superiori a caccia di nuovi iscritti  ( da "Nuova Venezia, La" del 02-12-2007)

ALL'EX PLIP DI CARPENEDO Superiori a caccia di nuovi iscritti Istituti in vetrina per incontrare gli alunni di terza media e le famiglie Una vetrina delle scuole superiori all'ex Plip di via San Donà, per orientare gli studenti di terza media. Ieri mattina si è tenuta a Carpenedo la seconda edizione di "Tutti a scuola!", promossa dal Forum delle scuole superiori e dal Centro formazione professionale di Venezia e Mestre nell'ambito del progetto "Orienta in rete Venezia e Terraferma", un network di 27 scuole, sostenuto da fondi regionali. I tanti istituti superiori del territorio hanno promosso le loro attività con numerosi e colorati stand, in cui professori ed in alcuni casi studenti, presentavano i corsi, non solo dispensando consigli e brochure, ma anche mostrando accattivanti presentazioni multimediali sui monitor di computer portatili. Molti i ragazzini delle medie ed i genitori, che hanno preso parte all'iniziativa ma non c'è stata l'invasione, che ci si sarebbe potuto aspettare, visto l'importanza dell'appuntamento con la scelta della scuola superiore. Si tratta di un momento, che oggi, a differenza di quanto succedeva sino a qualche anno fa, interessa la totalità degli studenti di terza media, visto che l'obbligo scolastico oggi si estende sino ai 16 anni. Forse l'iniziativa non è stata sufficientemente pubblicizzata? "Veramente - spiega il coordinatore di "Tutti a scuola" Domenico Ticozzi, che è anche preside dell'istituto tecnico Zuccante - sono state inviate lettere a tutte le scuole medie. Forse abbiamo pagato lo scotto dei problemi di traffico. Infatti, a causa dei cantieri del tram, non è facile arrivare sino al centro espositivo". Un genitore, che ha guardato con attenzione tutti gli stand, dialogando con gli insegnanti e prendendosi un pacco di materiale, alla fine ha detto: "Ho avuto l'impressione che ci sia la guerra tra scuole sino all'ultimo studente. Insomma più che cercare di indirizzare i ragazzi verso la scuola più adatta a loro ho avuto l'impressione che ci sia il tentativo di convincere più ragazzi possibili che il proprio istituto è il migliore per i preadolescenti". Abbiamo girato l'osservazione ad un'insegnante del tecnico Zuccante, che ha commentato: "Non credo che sarebbe l'atteggiamento giusto quello di cercare di attrarre indiscriminatamente più alunni possibili. Un ragazzo che fa la scelta più appropriata poi vivrà meglio la scuola superiore". Due studentesse della scuola media di Favaro hanno dimostrato di avere le idee chiare: "Abbiamo scelto ci iscriveremo all'indirizzo pedagogico del liceo sperimentale Stefanini". Conoscete bene il piano di studi? "Sì, abbiamo avuto degli incontri informativi a scuola". Ieri, inoltre, sempre all'ex Plip c'è stato anche un incontro sul tema: "L'obbligo di istruzione nella riforma della Scuole superiori", con l'assessore comunale alle Politiche educative, Annamaria Giannuzzi Miraglia. (Michele Bugliari).

 

 

Ricerca e sviluppo L'anomalia italiana (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 03-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del A FORLÌ Il convegno sulla comunicazione della scienza Ricerca e sviluppo L'anomalia italiana di Cristiana Pulcinelli Il mondo si trova ad una svolta epocale per quello che riguarda la scienza. Gli investimenti per la ricerca non sono mai stati così alti: nel 2007 hanno superato i 1.100 miliardi di dollari. Il che vuol dire che il mondo investe in ricerca e sviluppo il 2,1% della ricchezza che produce. È un processo che riguarda tutti, ma alcuni paesi più di altri. Ad esempio, l'Europa, che per 400 anni è stata il cuore della scienza, oggi investe meno della media del mondo: l'1,9%. Mentre l'Asia si situa al primo posto. La Corea del sud, ad esempio, che ha un Pil più basso del 40% rispetto al nostro, investe in termini assoluti quanto l'Italia e la Spagna messe insieme. In questo quadro di luci e ombre, ma che prospetta un futuro in cui la ricerca diventa multipolare, l'Italia sembra non essere toccata da questo vento e andare in una direzione opposta: l'investimento è solo dell'1,1% del Pil. Non investiamo in ricerca e i risultati sono drammatici: cala il reddito pro capite, il numero degli occupati, peggiora la nostra efficienza energetica (e, quindi, inquiniamo anche di più). I dati sono emersi dal convegno sulla comunicazione della scienza, organizzato dal gruppo per l'Innovazione nella comunicazione della scienza (Ics) della Sissa di Trieste e dall'associazione Nuova civiltà delle macchine. Quali sono i mali italiani che ci impediscono di entrare a far parte di questa corrente che investe il resto del mondo? Nel corso del convegno ne sono stati analizzati alcuni. Il primo, ad esempio, è la mancanza di una ricerca privata nel nostro paese: nel mondo si è passati da un tempo in cui per ogni due dollari investiti dal pubblico nella ricerca corrispondeva un dollaro investito dai privati ad un tempo in cui il rapporto si è invertito. Unica eccezione l'Italia, dove gli investimenti privati sono diminuiti. Il secondo è l'imposizione all'organizzazione della scienza di paradigmi estranei alla scienza stessa, ad esempio la burocratizzazione. E ancora, la mancanza di una discussione tra ricercatori e cittadini: un fenomeno che genera due atteggiamenti opposti, da un lato la paura della scienza, dall'altro la fiducia cieca nei suoi risultati che non possono venir messi in discussone. Inoltre, ci sono mali antichi: ad esempio, una ricerca che non è basata su principi di meritocrazia e che è troppo condizionata dalla politica, o ancora una classe dirigente culturalmente lontana dalla scienza. A tutto ciò si aggiunga il fatto che ai nostri ricercatori spesso manca quello che gli anglosassoni chiamano "positive attitude and thinking" e che potrebbe essere sintetizzato nell'espressione "credere in quello che si fa", e il quadro si fa fosco. Per fortuna, è emerso dal convegno, nel nostro paese fioriscono anche tante piccole iniziative che cercano di avvicinare la gente alla scienza e che potrebbero avere un ruolo importante nel ribaltare la nostra vocazione al declino.


Precari e finanziaria 2008 (sezione: Scuola)

( da "Blogosfere" del 03-12-2007)

 

Dic 07 2 Precari e finanziaria 2008 Pubblicato da Franca Corradini alle 23:45 in Scuola&Società riceviamo , e pubblichiamo, da parte dei docenti delle associazioni CIPNA (Comitato Insegnanti Precari Non Abilitati Forum PrecariSalerno Forum Precariscuola Blog PrecariaMente La Finanziaria è stata emendata dalla VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati in modo positivo nella parte che riguarda la scuola: sono state recepite le osservazioni dei docenti precari contro la ricollocazione del personale senza titolo di studio, l'eliminazione della deroga al numero complessivo di insegnanti di specializzati di sostegno in presenza di handicap grave e certificato e quelle per l'aumento dell'organico di diritto sul sostegno. Altre questioni sono però rimaste irrisolte: 1) Cancellazione dei docenti a tempo indeterminato dalle Graduatorie ad Esaurimento. Le attuali graduatorie sono piene di docenti di ruolo che usano le GaE come canale per la mobilità snaturando la funzione delle graduatorie che dovrebbero servire esclusivamente per stabilizzare i docenti precari. Oltretutto il 50% dei posti vacanti è già assegnato ai docenti di ruolo come quota per la mobilità. Con la cancellazione dei docenti di ruolo dalle GaE si avrebbe la certezza che tutte le future assunzioni saranno destinate a docenti effettivamente precari; oltretutto le graduatorie sarebbero molto più gestibili visto che verrebbe ridotto il numero di iscritti. 2) Scioglimento immediato della riserva per i docenti abilitati Dm85 I docenti che si sono abilitati con i corsi attivati con il DM 85 non hanno ancora potuto sciogliere la riserva, quindi non hanno potuto accedere alle recenti 50000 immissioni in ruolo ed alle supplenze annuali. Sono necessari quindi i seguenti provvedimenti: - Ruolo: nomina giuridica dal 1° settembre 2007 per chi si fosse già abilitato e fosse collocato in posizione utile per il ruolo; - Data fine corsi: tassativamente entro 31/12/2007 incluso esame di Stato, con sanzioni per chi non rispetti tale scadenza; - Scioglimento della riserva: immediato per tutti coloro che abbiano già conseguito l'abilitazione e contestuale al conseguimento dell'abilitazione per tutti coloro i cui corsi debbano ancora terminare, in modo tale da poter concorrere almeno alle rimanenti supplenze brevi da assegnare nel corrente A.S. 2007-08; - Corsi non ancora attivati: Il MPi proceda con immediatezza a fornire alla SSIS Lazio gli elenchi degli aventi diritto, secondo quanto stabilito dalla nota prot. AOODGPER 22100 del 20 novembre 2007, affinchè tali corsi possano trovare attuazione nei tempi previsti dalla Convezione stipulata in data 16 novembre 2007 dal Dott. Masia (MiUR), Dott. Fiori (MPI) e Prof. Guattari (SSIS Lazio). Con l'auspicio che, stavolta, i Ministeri competenti sappiano muoversi nel rispetto dei tempi concordati e sottoscritti e nell'assoluta certezza che il Prof. Guattari saprà dimostrare la medesima perizia, scrupolosità ed attenzione già dimostrata con l'attivazione dei percorsi "ordinari" del DM 85/05 gestiti dalla struttura da lui dirette (SSIS Lazio), una delle poche a far partire e terminare i corsi nei tempi previsti dal DM 85/05. 3) Un maggiore impegno contro i tagli agli organici e a favore di una scuola pubblica di qualità Una scuola che sia veramente di qualità non può prescindere da organici e finanziamenti adeguati: la finanziaria prevede il taglio di 33000 cattedre in 3 anni, con conseguenze drammatiche per il diritto allo studio e la qualità della didattica. L' attuale governo non considera la scuola pubblica gratuita ed aperta a tutti come una risorsa vitale per lo sviluppo del Paese su cui investire risorse e professionalità, ma solo come un peso, mentre i finanziamenti alle scuole private vengono aumentati. 4) L'immissione in ruolo sul sostegno da GaE dei docenti che possono vantare più anni di esperienza In questi anni tanti docenti sono entrati di ruolo senza aver fatto un solo giorno di servizio sul sostegno solo perchè erano in I o II fascia GaE, a discapito dei ragazzi diversamente abili e di tanti colleghi che hanno maturato professionalità e competenza. E' necessario immettere in ruolo sul sostegno da GaE i docenti con più anni di esperienza in questo delicato campo di insegnamento, PRESCINDENDO DALLE FASCE DI APPARTENENZA NELLE GRADUATORIE, per evitare che "il sostegno divenga solo un ascensore, un grimaldello per arrivare prima al ruolo" (parole del Min.Fioroni). I docenti precari chiedono quindi che il Parlamento si impegni nella risoluzione delle questioni poste in questo documento.


La scuola a passo di gambero (sezione: Scuola)

( da "Alto Adige" del 04-12-2007)

 

Cultura e Spettacoli La scuola a passo di gambero Dai pedagogisti arriva un grido d'allarme: così non si cresce TEMA SCOTTANTE IN ALTO ADIGE La scuola altoatesina è stata ed è al centro di un dibattito accesissimo, con posizioni trasversali che percorrono i gruppi linguistici e che hanno spaccato etnicamente anche la giunta provinciale. A questo dibattito è dedicato l'ultimo numero di Rassegna, la rivista dell'Istituto Pedagogico altoatesino in lingua italiana. Il panorama delle riforme scolastiche è analizzato attraverso una serie di contributi focalizzati sulle nuove direttive emanate dal ministro alla Pubblica Istruzione, Fioroni nell'agosto scorso. Si tratta delle nuove linee di insegnamento "per competenze" che riguardano in particolare la scuola del primo ciclo e il nuovo elevamento dell'obbligo scolastico a 16 anni. Le scuole hanno davanti a sé due anni di sperimentazione di tali proposte, ma in Alto Adige le indicazioni saranno fornite, nell'ambito delle competenze autonomistiche, dalla Giunta Provinciale. Il tema rientra - a livello provinciale - nella legge di riforma della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione che la Provincia di Bolzano sta predisponendo e su cui si sono registrati molti pareri, critiche e proposte di miglioramento, oltre - come abbiamo detto - alla frattura all'interno stesso della giunta tra assessori di lingua tedesca e di lingua italiana. Ed è appunto questo difficile intreccio di politiche scolastiche (statali e provinciali, articolate inoltre per i diversi gruppi linguistici)) e di innovazioni pedagogiche che è al centro di tutti gli articoli di "Rassegna" scritti da Renza Celli, Carlo Bertorelle, Franco Frabboni, Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi, Andrea Bernabei, Bernhard Rathmayr, Dietmar Larcher, Domenico Chiesa. Siegfried Baur, curatore del fascicolo, firma l'editoriale in cui mette in guardia dal rischio che "le tre scuole dell'Alto Adige vadano definitivamente per strade diverse e che i contatti reciproci vadano persi". Qui di seguito pubblichiamo la sintesi - curata da Carlo Bertorelle - di due tra gli interventi più importanti della rivista curata dall'Istituto Pedagogico. Si tratta delle relazioni di due autorità riconosciute nel campo della didattica come Dietmar Larcher e Bernhard Rathmayr. Il primo, pedagogista ed esperto di linguistica, è uno dei massimi esperti di interculturalità; il secondo invece è un pedagogista di formazione cattolica che da sempre si occupa di adolescenza, formazione, scuola, nonché comunicazione di massa. Pur partendo da due punti di vista diversi, la loro conclusione è convergente: il rischio concreto per la scuola altoatesina di adottare modelli pedagogici regressivi e impositivi. Un rischio da evitare a tutti i costi.


Il vero problema è il dirigismo politico - bernhard rathmayr (sezione: Scuola)

( da "Alto Adige" del 04-12-2007)

 

BERNHARD RATHMAYR Il vero problema è il dirigismo politico BERNHARD RATHMAYR Nel mondo scolastico e pedagogico si assiste ad un eterno ritorno di teorie che si ripresentano a fasi alterne. Negli anni Settanta in Austria e in Germania si sviluppò una vivace ricerca scientifica e una discussione sullo sviluppo del percorsi di apprendimento, che produsse materiali molto interessanti di rinnovamento dei vecchi "programmi", soprattutto nel campo della comunicazione linguistica. Ma ambienti conservatori e bigotti bloccarono in tutti i modi queste innovazioni. In genere anche gli insegnanti non compresero del tutto che la riforma di questi percorsi era di per sé la miglior riforma della scuola. In realtà quel periodo fu anche ricco di feconde sperimentazioni e di interazione tra la comunità scientifica e gli insegnanti sul campo, come ho constatato in particolare nella mia esperienza nel progetto "Lingua come agire sociale", e ci fu grande disponibilità dei docenti all'innovazione. La vera contraddizione rimase tra interessi di controllo statale e sviluppo democratico e autonomo delle scuole; lo stesso contrasto di fondo, presente fin dai tempi di Federico di Prussia, per cui ancor oggi, nelle intenzioni fondamentali dello stato, la scuola serve anche a mantenere la stratificazione sociale e le gerarchie dei ruoli. Ma il rapporto tra scuola e società non deve essere solo di riproduzione di un modello di ordine stabilito per le generazioni future, ma promuovere un equilibrato sviluppo di entrambe le dinamiche della società: le possibilità e gli interessi di sviluppo dei bambini e dei giovani e le finalità della convivenza sociale. Così stando le cose, appare logico e inevitabile creare grandi spazi liberi per i contenuti e per gli obiettivi dell'apprendere. Solo gli stessi giovani e gli insegnanti che interagiscono profondamente con loro possono sapere in cosa consistono le proprie possibilità ed interessi di sviluppo e come possono collegarsi contemporaneamente, con una motivante ed efficace relazione, alle esigenze sociali di apprendimento e insegnamento. Questo inevitabile processo di decentramento dell'insegnamento (non solo per ragioni di democrazia, ma soprattutto per ragioni didattiche legate alle intime motivazioni dell'apprendimento e ad una possibilità di esperienza soddisfacente per gli alunni) sta diametralmente all'opposto dell'interesse di controllo centralistico del potere statale, anche se paradossalmente al giorno d'oggi il dirigismo statale nel controllo è ormai venuto meno in tutti gli altri campi della vita sociale. Nelle linee-guida per i piani di studio personalizzati in Provincia di Bolzano si può notare che il tema degli interessi di chi apprende compare solo nella terza parte dell'orario scolastico, quello facoltativo, e non anche nella parte di orario obbligatorio uguale per tutti. E questo caratterizza le linee guida come frutto di una tecnica di programmazione dell'insegnamento tradizionale e che riporta l'orologio indietro addirittura a prima degli anni Settanta. Una tecnica di programmazione basata sulla prescrizione centralizzata e sulla successiva verifica-accertamento di obiettivi dettagliati esprime una ideologia superata in tempi di pluralismo e di individualizzazione, in tempi in cui vanno piuttosto sostenute la socializzazione e la solidarietà. Al posto di obiettivi didattici prescritti dall'alto, dovrebbero invece essere formulate intenzioni generali aperte che consentano spazi interpretativi, la cui applicazione non cada dall'alto in modo automatico, ma nasca da una partecipazione e co-progettazione allo sviluppo e dentro lo sviluppo dei percorsi di insegnamento.


L'obiettivo strategico? Nessuno deve essere lasciato indietro (sezione: Scuola)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 04-12-2007)

 

Cronaca pag. 12 L'obiettivo strategico? "Nessuno deve essere lasciato indietro" Giornata piena quella di ieri a Brescia per il viceministro della Pubblica Istruzione Mariangela Bastico. In mattinata ha incontrato (ciome riferiamo qui accanto) una delegazione di insegnanti e studenti dell'Istituto Lunardi, che l'hanno coinvolta in un dibattito a ruota libera. Il punto più controverso delle innovazioni riguarda il recupero dei debiti. " È un passaggio molto delicato - spiega il viceministro - che riguarda quel 41% di studenti che viene promosso con il debito: di questi solo 1 su 4 recupera, gli altri rimangono col debito. A differenza degli esami a settembre lo studente non verrà lasciato solo, ma verranno istituiti corsi di sostegno e di recupero". Il pomeriggio, ospite dell'Istituto Sraffa, Mariangela Bastico ha partecipato ad un incontro organizzato dai giovani del P.D. Il viceministro è in giro un po' per tutta l'Italia per sentire il polso della situazione proprio nelle scuole, perché se molte sono state le novità in questo campo, non sempre sono state recepite nel giusto modo. "Abbiamo scelto la strada del cambiamento senza affrontare una controriforma generale - racconta l'on. Bastico - perché ci vuole un'intera legislatura per mettere a segno una riforma della scuola e nel momento dell'applicazione spesso si cambia legislatura e si riparte da capo. Abbiamo deciso di introdurre elementi di novità anche radicali attraverso norme puntuali e precise". LA TECNICA, che viene chiamata da Prodi "del cacciavite", montaggio e smontaggio degli elementi, presenta però un inconveniente che è quello di non riuscire a fornire un'idea complessiva. "Il nostro obiettivo strategico - conclude Mariangela Bastico - è una scuola pubblica, di qualità, che non lasci indietro nessuno. C'è ancora una grande dispersione nelle nostre scuole, ben 22 studenti su 100 lasciano la scuola prima di conseguire un diploma. Abbiamo deciso di lottare contro questo fenomeno partendo dalla scuola dell'infanzia perché il divario che c'è nell'apprendimento corrisponde quasi sempre a una diversità sociale e spesso economica. Vogliamo invece che tutti i ragazzi abbiano le stesse opportunità. L'uguaglianza si può raggiungere solo se la scuola interviene per rimuovere almeno alcune delle cause della disuguaglianza".L.PERR.


Il senso di responsabilità visto da destra e da sinistra (sezione: Scuola)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-12-2007)

 

Udine Il senso di responsabilità visto da destra e da sinistra PersonalMente di FULVIO CUIZZA Responsabilità. Il termine trasmette una sensazione positiva, richiama un'idea di consapevolezza, di coscienza, di affidabilità, di serietà. L'assenza di responsabilità richiama invece sensazioni negative, azioni socialmente dannose, sia nei confronti delle persone sia dell'ambiente. L'idea di responsabilità, nel tradizionale pensiero politico di destra e di sinistra, ha sempre presentato delle differenze, delle diverse modalità di interpretazione. Pur schematizzando un po', la tendenza del pensiero di destra è quella di concentrarsi prioritariamente sulla responsabilità individuale, personale, mentre il pensiero di sinistra tende a rivolgere la sua sensibilità alla responsabilità sociale. La nostra cultura occidentale si fonda fortemente sulla dimensione dei "diritti umani", e per questo è molto sensibile alla loro difesa e alla loro salvaguardia. Questi diritti sono principalmente diritti individuali, così vengono in primo luogo percepiti, e per questo il centro del nostro sistema è rappresentato dall'individuo, dalla sua tutela e dalle sue possibilità di realizzazione personale. D'altra parte è altrettanto vero che lo sviluppo dell'individuo non può prescindere dall'ambiente culturale nel quale si forma e si sviluppa. Credo che possa essere molto utile culturalmente sviluppare una sensibilità che riesca a superare la distanza, la divisione tra le idee di responsabilità individuale e responsabilità sociale, e un pensiero moderno che si ponga come riferimento importante per l'evoluzione sociale dovrebbe poter integrare le due visioni. Senza la responsabilità individuale precipitano i princìpi della convivenza civile cui siamo abituati, e senza il concetto di responsabilità sociale succede lo stesso, perché si compromette lìidea di una società democratica in grado di dare opportunità a tutti. Lo sbilanciamento sul sociale tende a deresponsabilizzare lìindividuo e giustificarlo, lo sbilanciamento sullìindividuo tende a esasperare lìinteresse particolare, perdendo di vista la qualità del contesto nel quale questo interesse può realizzarsi. In un caso, troppo può essere giustificato come prodotto di situazioni sociali, nell'altro viene perso di vista il fattore ambientale, il contesto, la matrice culturale dalla quale poi inevitabilmente emergono comportamenti e atteggiamenti, individuali sì, ma collettivi e dunque sociali. In una direzione si tende a perdere la meritocrazia e si appiattisce tutto, si disarma la spinta alla realizzazione, nell'altra - se esasperata - si tende a considerare valido solo chi "vince", rafforzando solo la competizione e non anche la collaborazione. Riuscire a cogliere bene l'intreccio dei due livelli può offrire una visione molto più completa, nella quale i meccanismi sociali e psicologici si integrano, e riconoscimenti e responsabilità possono risultare più equi e motivanti. Così, se da un lato è evidente che il singolo deve pagare per i suoi errori, è altrettanto evidente che spiegare i fenomeni attribuendoli solo a forme di negatività e devianza personali significa rimanere ciechi nei confronti del contesto nel quale i fatti avvengono. Non riuscire a cogliere questo intreccio lascia aperto anche il rischio di una diffusa ipocrisia sociale, rischio che mi pare si possa correre a esempio in un caso come quello della ragazzina che vende delle sue foto per una ricarica telefonica. Ferma restando la positività di qualsiasi intento di salvaguardia dei minori, il modo in cui viene fatto può essere molto diverso, a seconda se prescinde o meno dal contesto. Allora, lo pongo come paradosso da considerare. Proviamo solo a immaginare che la ragazzina avesse diciassette anni anziché quindici, e oggi compisse il suo diciottesimo anno. Da domani non sarebbe più etichettata come una depravata che si prostituisce, con l'aggravante della futilità della motivazione. Da domani sarebbe una candidata al successo professionale e artistico, potendo con le sue foto fare dei calendari e venderli, andando orgogliosa della sua iniziativa ed essendo ospitata in televisione come un personaggio vincente, una che ce l'ha fatta, perfettamente in sintonia con i valori sociali dominanti. Che ci sia sfuggito qualcosa?.


L'Italia delle eccellenze (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2007)

 

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2007-12-04 - pag: 18 autore: Competitività. Montezemolo consegna i riconoscimenti a undici medie imprese del made in Italy L'Italia delle eccellenze A Paolo Vitelli (Azimut-Benetti) il premio Campioni della crescita Massimo Mascini ROMA Undici campioni della nostra crescita. Confindustria li ha selezionati e ieri li ha premiati. Undici medie aziende campioni della crescita, che in questi anni, nonostante le mille difficoltà, sono state capaci di continuare a crescere, internazionalizzarsi, innovare, rispondendo in maniera egregia alla sfida della globalizzazione. Una pattuglia, dietro alla quale però marciano in tante, tutte piccole e medie aziende che lottano tutti i giorni sui mercati internazionali per portare avanti il made in Italy. La migliore fra tutte è stata l'Azimut Benetti, guidata da Paolo Vitelli, che ha ricevuto una menzione speciale. Ma hanno ben meritato anche tutte le altre: Acciaierie Venete, Campari, Cementir, Isagro, Stabilia, Industrie Polieco, El. En. Group, Leitner, Nice, Rosetti Marino. Consegnando le pergamene del premio il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha ricordato i tratti distintivi di queste aziende, la loro capacità, la loro spinta all'innovazione, all'internazionalizzazione. "Veri imprenditori – ha detto – che si confrontano tutti i giorni sui mercati internazionali cercando innovazione a 360 gradi. Non solo quella di prodotto e di processo, che sarebbe naturale, ma quella di marketing, di organizzazione aziendale, dell'andare per il mondo, del fare politica di brand". E ha ricordato il loro forte radicamento nel territorio, sempre però "con le finestre aperte sul mondo, segno di una grande mentalità". Andrea Pininfarina, vicepresidente di Confindustria, ha presentato il premio, per il quale, ha ricordato, hanno collaborato attivamente il Cerved, la McKinsey e la Bocconi per selezionare questi campioni tra tutte le aziende con un fatturato tra i 100 e i 1.000 milioni di euro. Un riconoscimento alle piccole e medie imprese, "enorme potenzialità – ha detto – per il Paese, segno dell'elevato spirito imprenditoriale che lo contraddistingue, una realtà ormai indiscutibile del nostro tessuto produttivo". Un'iniziativa di Confindustria che, ha ricordato Montezemolo è sempre attenta, naturalmente, alla diffusione della cultura d'impresa e alla difesa degli interessi degli imprenditori, ma non dimentica da un lato il filone della progettualità, come testimoniano i tanti temi lanciati dalla confederazione e divenuti oggetto del dibattito nazionale, dalle riforme istituzionali alla concorrenza, al merito, all'internazionalizzazione, da un altro lato quello della crescita. "Non ci rassegniamo – ha detto – a crescere da dieci anni meno di tutti in Europa. Per questo spingiamo per portare all'estero le nostre imprese, e i risultati sono molto lusinghieri, e cerchiamo in tutti i modi di provocare il confronto con gli altri, mettendo in vetrina i campioni, come facciamo con questa iniziativa". L'analisi di queste undici aziende ha evidenziato alcune caratteristiche comuni tra loro: una forte tensione alla crescita, il non sentirsi in una nicchia, vista come una prigione, l'accettazione delle acquisizioni, anche se scomode, e la forte spinta alla meritocrazia. IL PROGETTO I vincitori scelti tra tutte le aziende con un fatturato tra i 100 e i mille milioni Cerved, McKinsey e Bocconi i partner dell'iniziativa STUDIO FRANCESCHIN Premiazione. Da sinistra Andrea Pininfarina, Luca Cordero di Montezemolo e Paolo Vitelli.


Il senso di responsabilità visto da destra e da sinistra (sezione: Scuola)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-12-2007)

 

Gorizia Il senso di responsabilità visto da destra e da sinistra PersonalMente di FULVIO CUIZZA Responsabilità. Il termine trasmette una sensazione positiva, richiama un'idea di consapevolezza, di coscienza, di affidabilità, di serietà. L'assenza di responsabilità richiama invece sensazioni negative, azioni socialmente dannose, sia nei confronti delle persone sia dell'ambiente. L'idea di responsabilità, nel tradizionale pensiero politico di destra e di sinistra, ha sempre presentato delle differenze, delle diverse modalità di interpretazione. Pur schematizzando un po', la tendenza del pensiero di destra è quella di concentrarsi prioritariamente sulla responsabilità individuale, personale, mentre il pensiero di sinistra tende a rivolgere la sua sensibilità alla responsabilità sociale. La nostra cultura occidentale si fonda fortemente sulla dimensione dei "diritti umani", e per questo è molto sensibile alla loro difesa e alla loro salvaguardia. Questi diritti sono principalmente diritti individuali, così vengono in primo luogo percepiti, e per questo il centro del nostro sistema è rappresentato dall'individuo, dalla sua tutela e dalle sue possibilità di realizzazione personale. D'altra parte è altrettanto vero che lo sviluppo dell'individuo non può prescindere dall'ambiente culturale nel quale si forma e si sviluppa. Credo che possa essere molto utile culturalmente sviluppare una sensibilità che riesca a superare la distanza, la divisione tra le idee di responsabilità individuale e responsabilità sociale, e un pensiero moderno che si ponga come riferimento importante per l'evoluzione sociale dovrebbe poter integrare le due visioni. Senza la responsabilità individuale precipitano i princìpi della convivenza civile cui siamo abituati, e senza il concetto di responsabilità sociale succede lo stesso, perché si compromette lìidea di una società democratica in grado di dare opportunità a tutti. Lo sbilanciamento sul sociale tende a deresponsabilizzare lìindividuo e giustificarlo, lo sbilanciamento sullìindividuo tende a esasperare lìinteresse particolare, perdendo di vista la qualità del contesto nel quale questo interesse può realizzarsi. In un caso, troppo può essere giustificato come prodotto di situazioni sociali, nell'altro viene perso di vista il fattore ambientale, il contesto, la matrice culturale dalla quale poi inevitabilmente emergono comportamenti e atteggiamenti, individuali sì, ma collettivi e dunque sociali. In una direzione si tende a perdere la meritocrazia e si appiattisce tutto, si disarma la spinta alla realizzazione, nell'altra - se esasperata - si tende a considerare valido solo chi "vince", rafforzando solo la competizione e non anche la collaborazione. Riuscire a cogliere bene l'intreccio dei due livelli può offrire una visione molto più completa, nella quale i meccanismi sociali e psicologici si integrano, e riconoscimenti e responsabilità possono risultare più equi e motivanti. Così, se da un lato è evidente che il singolo deve pagare per i suoi errori, è altrettanto evidente che spiegare i fenomeni attribuendoli solo a forme di negatività e devianza personali significa rimanere ciechi nei confronti del contesto nel quale i fatti avvengono. Non riuscire a cogliere questo intreccio lascia aperto anche il rischio di una diffusa ipocrisia sociale, rischio che mi pare si possa correre a esempio in un caso come quello della ragazzina che vende delle sue foto per una ricarica telefonica. Ferma restando la positività di qualsiasi intento di salvaguardia dei minori, il modo in cui viene fatto può essere molto diverso, a seconda se prescinde o meno dal contesto. Allora, lo pongo come paradosso da considerare. Proviamo solo a immaginare che la ragazzina avesse diciassette anni anziché quindici, e oggi compisse il suo diciottesimo anno. Da domani non sarebbe più etichettata come una depravata che si prostituisce, con l'aggravante della futilità della motivazione. Da domani sarebbe una candidata al successo professionale e artistico, potendo con le sue foto fare dei calendari e venderli, andando orgogliosa della sua iniziativa ed essendo ospitata in televisione come un personaggio vincente, una che ce l'ha fatta, perfettamente in sintonia con i valori sociali dominanti. Che ci sia sfuggito qualcosa?.


SABATO SCORSO in Sala Zarri si è tenuta la presentazione del neonato Circolo dell (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 04-12-2007)

 

A Libertà 'Liberal Noi Per Cento' affiliato all'Associazione nazionale Circolo della Libertà presieduto da Michela Vittoria Brambilla. Il Presidente del sodalizio centese Marco Rabboni ha presentato i dieci soci fondatori e il Direttivo composto da Alessandra Bonzagni, Vito Perboni, Marco Cevolani, Paolo Govoni. Alessandra Bonzagni, giovane imprenditrici centese, ricopre il ruolo di vicepresidente e coordina le iniziative socio-culturali del Circolo. La Bonzagni, oltre a occuparsi delle aziende di famiglia, è fondatrice con il padre Giancarlo della Virtus Cento; Vito Perboni è assicuratore e Capogruppo nella maggioranza in Consiglio Comunale di 'Gruppo Autonomo di Centro Destra'; Marco Cevolani è ex Presidente della Bocciofila Centese e ora nel direttivo dello storico sodalizio sportivo centese. Paolo Govoni, conosciuto nell'ambiente calcistico centese e, ovviamente, Marco Rabboni, membro del direttivo e del comitato comunale della formazione politica Udc. Il Presidente ha elencato i fondamenti del Circolo e perché è nato a Cento sottolineando che "il cittadino è stanco dei vecchi rituali della politica e ha bisogno di sentire più vicino la politica e i politici sui temi forti come sicurezza, tasse più eque, legalità, trasparenza e meritocrazia. Tutti elementi che il Circolo di Cento ? ha proseguito Rabboni ? vede nella figura del Sindaco Tuzet". Vito Perboni, nel suo intervento, ha parlato del congresso comunale di FI che "manifestava la presenza di 17 soci contro un centinaio d'iscritti". Alessandra Bonzagni ha posto l'accento sul fatto che "il Circolo non è solo politica ma anche interventi a favore della cultura e sociali". Rabboni si è detto "soddisfatto per come i centesi hanno accolto il Circolo che si avvia a porre come obiettivo le 50 adesioni entro fine anno. Al nostro appello hanno aderito anche persone con un ruolo nel tessuto socio politico ed economico centese come l'avvocato Vincenzo Giberti e l'Assessore Leonardo Frabetti". - -->.


Con lo slogan "Per una scuola g-local" (sezione: Scuola)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 04-12-2007)

 

Con lo slogan "Per una scuola g-local" l'istituto tecnico commerciale Barbarigo ha presentato un nuovo corso per l'anno 2008-2009, caratterizzato dall'introduzione di una materia decisamente singolare: la Leadership. In programma un pacchetto di 200 ore distribuite in 4 anni, cui si aggiunge il quinto di specializzazione e preparazione all'esame di Stato finalizzato a incoronare i giovani "ragionieri" a tutti gli effetti.La propensione alla dirigenza non è dunque più una semplice attitudine, bensì "una competenza chiave della nuova riforma della scuola", come precisa il professor Mario Comoglio dell'Università pontificia salesiana di Roma. Di qui l'idea di una formazione professionale in questa direzione che parta dalla prima superiore."Si tratta di un progetto unico in Italia - spiega il preside del Barbarigo Don Giancarlo Battistuzzi - perché punta sull'internazionalizzazione della scuola, con stage tenuti non più in Italia ma in Europa sino al terzo anno, in Asia il quarto, e dal quinto in Africa o in Sud America; il problema infatti è che i ragazzi devono uscire con una visione completa del mondo del lavoro, bancario e finanziario, per questo devono conoscere il modo di operare dei paesi emergenti, che si metteranno in contrasto o a confronto con noi. L'esperienza permetterà agli studenti di capire anche come le economie che oggi sono deboli, si preparano alla globalizzazione".Ai dirigenti di domani, insomma, serve una visione nitida e completa del mondo, e non solo quello degli affari. Per questo allo studio dell'inglese e del tedesco, si somma lo spagnolo e un approccio all'arabo. Scambi Comenius a partire dal primo anno, infine, forgeranno i manager di domani alla conoscenza culturale e ambientale dei partner commerciali del globo.Costo del corso, 4mila e 500 euro annui, cui si sommano le spese per i libri di testo, ma non quelli per i viaggi, quasi totalmente assorbiti dalla scuola con l'aiuto di Unindustria, che ammicca ai dirigenti di domani, come spiega il vicepresidente della sezione Giovani, Orazio Stangherlin: "Si va in contro sia alle esigenze delle aziende - dice - sia all'evidente nuova competitività. Per questo, insieme anche alla Camera di commercio, metteremo a disposizione testimonianze, persone, progetti".Michela Danieli.


Montezemolo: <L'assenteismo costa quasi un punto di Pil> (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 04-12-2007)

 

Montezemolo: "L'assenteismo costa quasi un punto di Pil" commenti - | | 4 dicembre 2007 Quasi un punto di Pil. Tanto costa all'Azienda Italia l'assenteismo. Un male endemico, che pesa su un tasso di crescit del Paese ancora troppo "modesto e non più accettabile" e che secondo il presidnete di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, "è l'emblema dell'inefficienza e del cattivo funzionamento della Pubblica amministrazione. Compresi i giorni di ferie l'assenteismo nel pubblico impiego è del 30% superiore rispetto alle grandi imprese industriali". Azzerando le assenze diverse dalle ferie, secondo Montezemolo, si avrebbe quindi un risparmio di quasi un punto di Pil, ovvero 14,1 miliardi. Per il presidente di Confindustria, "portare la quota di assenze totali, comprese le ferie, a livello di quelle nel settore privato darebbe un risparmio di 11,1 miliardi di euro", senza contare "i costi generati dalla bassa o nulla produttività di quella parte dei dipendenti pubblici (minoritaria ma non piccola) che svolge poco o male la sua attività pur essendo ufficialmente presente sul luogo di lavoro". Tra ferie e permessi vari un pubblico dipendente, ha detto Montezemolo parlando all'inaugurazione dell'Anno accademico della Luiss, è fuori ufficio "mediamente un giorno di lavoro su 5". Tra i diversi ministeri il top riguarda il ministero della Difesa con 65 giornate di assenze in un anno seguito dal ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente, con oltre 60 giorni. Elevato anche l'assenteismo nell'Agenzia delle Entrate e all'Inpdap con oltre 67 giorni. Questi dati, secondo Montezemolo, danno la misura di quanto si debba fare ancora per far diventare la Pubblica Amministrazione quel fulcro "indispensabile per rilanciare lo sviluppo del Paese". Senza una Pubblica Amministrazione efficiente, infatti, non si potranno "fornire servizi di qualità alle imprese e ai cittadini, tempi certi della giustizia, sostegno concreto ai redditi dei più deboli, un welfare moderno, una scuola e una Università valutate e premiate in base al merito". Montezemolo ha poi sottolineato che "la nostra rimane una società incentrata sulle caste, dove la mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni". Ecco perché occorre puntare su "una istruzione ed una Università imperniate sul riconoscimento del merito e che diffondano la cultura del merito in tutta la societa", perchè "solo così possiamo affrontare il cambiamento richiesto dalle sfide globali e imboccare la strada della modernizzazione del Paese". Un appello rivolto anche a Governo e Parlamento, dal momento che "ogni sforzo di creare valutazioni del merito e meccanismi premiali viene regolarmente vanificato". E "anche l'ultimo è stato di fatto insabbiato: durante l'estate era stato raggiunto un accordo nel governo per destinare nel 2008 il 5% del fondo di finanziamento ordinario dell'Università agli atenei migliori, ma in Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di risorse. Nel frattempo - dice ancora Montezemolo - l'Agenzia per la valutazione è stata parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento dei ricercatori e stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati". Al contrario, per il presidente degli industriali "vincono la spesa a pioggia, l'allergia alla meritocrazia, l'università uguale per tutti ispirata a un falso solidarismo che in realtà danneggia i più deboli, perchè i più ricchi possono sempre andare a studiare all'estero. In questo modo l'Università non sarà mai in grado di essere fonte di progresso economico, sociale e civile".


L'INTERVISTA/1 (sezione: Scuola)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 04-12-2007)

 

"Essere figli di un professore universitario non deve essere un vantaggio, ma nemmeno un motivo per essere discriminato". Andrea Ballabio, direttore del Tigem (l'istituto Telethon di Genetica e Medicina), si è laureato nella facoltà di Medicina di Napoli, poi ha lavorato in Inghilterra e in America. Scherzosamente (ma non troppo) assicura: "Ve lo dice un genetista, non esite il gene del professore universitario, non è possibile che i figli dei professori nascano già professori". Chi ha già un docente in famiglia è avvantaggiato? "È ovvio che un piccolo vantaggio deriva dal fatto che un padre possa trasmettere una parte delle sue conoscenze ed esperienze al figlio, e in questo non c'è nulla di male. Ma se un giovane sceglie di seguire la carriera universitaria a mio parere dovrebbe farlo in una facoltà diversa da quella del padre. Io avrei fatto così". Anche il figlio di un docente può essere meritevole "Certamente. Ma qui entriamo in un discorso delicato, quello del conflitto d'interesse che in Italia viene interpretato in maniera sui generis. Ho visto come questo problema viene affrontato in Usa. Là non si discute se una persona abbia sfruttato o meno la situazione, ma si parte dall'idea che il conflitto non si deve comunque verificare. Una ragazzo che è stato favorito, ma è bravo, ha comunque goduto di un vantaggio. Il fatto che dei giovani siano bravi non giustifica il fatto che debbano essere facilitati". Genitori e figli: ne esistono solo nella università napoletana? "Assolutamente no. Anzi, in altre facoltà la situazione è anche peggiore, perciò non metterei cappio al collo solo alla Federico II". Questa situazione danneggia il nostro sistema formativo? "Sicuramente questo è uno dei fattori che non fa funzionare al meglio la nostra università perché intacca la meritrocrazia. E uno dei difetti del nostro Paese è proprio la mancanza di meritocrazia che ci impedisce di essere veramente competitivi". d.d.c.


SCUOLA/ GARDINI (FI): OCSE CI BOCCIA, ORA SCELTE CHIARE E URGENTI (sezione: Scuola)

( da "Virgilio Notizie" del 04-12-2007)

 

04-12-2007 15:26 "Aveva ragione il centrodestra quando chiedeva una riforma" Roma, 4 dic. (Apcom) - "L'Italia retrocede drammaticamente nella classifica Ocse. Bocciata la scuola italiana e in particolare gli istituti professionali: dopo lingua e matematica viene sancito anche il fallimento nelle scienze. Allora aveva ragione il governo Berlusconi quando per rispondere alla crisi del sistema scolastico propose una riforma che, tra l'altro, creava un percorso di formazione professionale altamente qualificato, competitivo col resto d'Europa e aperto al dialogo con il mercato del lavoro". Così in una nota la deputata di Forza Italia Elisabetta Gardini, portavoce azzurra. "La sinistra quando il governo Berlusconi avanzava questa necessaria riforma della scuola e del percorso professionale - ricorda - ha fatto le barricate e appena arrivata al governo si è subito impegnata per bloccarla: ora l'Ocse certifica chi avesse ragione e chi torto. Restano però sul tavolo interrogativi che impongono risposte precise: cosa sta facendo il comitato per la promozione delle discipline scientifiche presieduto dall'ex ministro Luigi Berlinguer?", domanda la deputata azzurra. "Come pensa di rispondere a questa pesante bocciatura il ministro tradizionalista Fioroni? La scuola italiana - conclude Gardini - ha bisogno di scelte urgenti, chiare e nette per non compromettere definitivamente una situazione già assai difficile".


Statali nel mirino/ L'assenteismo costa quasi un punto di Pil. Montezemolo: maglia nera all'Inpdap e alla Difesa pag.1 (sezione: Scuola)

( da "Affari Italiani (Online)" del 04-12-2007)

 

Statali nel mirino/ L'assenteismo costa quasi un punto di Pil. Montezemolo: maglia nera all'Inpdap e alla Difesa Martedí 04.12.2007 12:19 --> Montezemolo ha poi invitato a osservare quello che accade negli altri paesi. "Nel confronto internazionale l'orario di lavoro in Italia rimane basso e in riduzione - ha evidenziato - è inferiore del 7,5% rispetto a quello del Regno Unito, del 13% rispetto a quello della Spagna e del 16% rispetto a quello degli Stati Uniti. E' maggiore di quello che c'è in Francia e Germania ma in entrambi questi paesi gli ultimi accordi sindacali e le politiche dei governi vanno tutti nella direzione di allungare l'orario di lavoro e di remunerare di più i lavoratori". Per il numero uno di viale dell'Astronomia più meritocrazia e maggiore produttività sono vitali per una società competitiva che vuole svilupparsi. L'aumento della produttività è inoltre "l'unica strada - ha avvertito Montezemolo - per migliorare il livello delle retribuzioni". Negli ultimi sei anni, ha evidenziato Montezemolo, invece le retribuzioni reali sono salite più della produttività: +0,7% all'anno nel manifatturiero, contro una diminuzione dello 0,6% all'anno della produttività. "La produttività è tornata a salire a partire dal 2006 nell'industria - ha spiegato Montezemolo - ma ciò rischia di essere vano se non c'è uno sforzo di tutto il paese". "La nostra rimane una società incentrata sulle caste", ha concluso Montezemolo. Invece di premiare chi merita viviamo in una società in cui "la mobilità sociale è bassissima - ha rimarcato il leader degli industriali - dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni". Tra le persone di 18-37 anni, sei figli di operai su 10 fanno gli operai: "una quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni precedenti - ha commentato Montezemolo - sentre sette (su 10) figli di professionisti, imprenditori, dirigenti, fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti. Qualche segnale di mobilità in più c'è nelle regioni del Nord ma non nel resto del Paese". Le parole di Montezemolo non sono per nulla piaciute ai sindacati: il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, pur concordando sul fatto che l'assenteismo "va combattuto perché danneggia i lavoratori onesti", rileva che i dati forniti dal leader degli industriali "non corrispondono al vero". "Bisogna - ha poi aggiunto - smettere di parlare solo". Anche il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni critica l'affondo di Montezemolo definendolo "un'iperbole usata per fare sensazione sbagliata che offende chi lavora". Infine, Luigi Angeletti segretario generale della Uil invita sarcasticamente Montezemolo ad occuparsi della "vera emergenza" e cioè dei bassi salari: "Montezemolo si dovrebbe occupare in primo luogo del fatto che i lavoratori italiani hanno bassi salari sia nel privato che nel pubblico. Questa è la vera emergenza, se cambiamo sempre le priorità non risolveremo mai il problema". --> << pagina precedente.


Gardini: ''E Fioroni come risponde a bocciatura Ocse?'' (sezione: Scuola)

( da "Redattore sociale" del 04-12-2007)

 

SCUOLA 14.3204/12/2007 Gardini: ''E Fioroni come risponde a bocciatura Ocse?'' Roma - "Aveva ragione il governo Berlusconi quando reagi' alla crisi della scuola proponendo una riforma che, tra l'altro, creava un percorso di formazione professionale altamente qualificato, competitivo col resto d'Europa e aperto al dialogo con il mercato del lavoro". La portavoce di Forza Italia, Elisabetta Gardini, commenta cosi' i risutati dello studio Ocse. "La Sinistra quando il governo Berlusconi avanzava questa necessaria riforma della scuola e del percorso professionale- aggiunge- ha fatto le barricate e appena arrivata al governo si e' subito impegnata per bloccarla". Ora l'Ocse "certifica chi avesse ragione e chi torto", sentenzia Gardini. "Come pensa di rispondere a questa pesante bocciatura il ministro tradizionalista Fioroni?". (DIRE).


Senza le assenze diverse dalle ferie potremmo risparmiare quasi l'1% del pil (sezione: Scuola)

( da "Stampa, La" del 05-12-2007)

 

"Senza le assenze diverse dalle ferie potremmo risparmiare quasi l'1% del pil" [FIRMA]STEFANO LEPRI ROMA Contro i fannulloni di nuovo si scaglia il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. Per lui l'inefficienza del settore pubblico è la vera palla al piede dell'economia italiana; ed "emblema dell'inefficienza" è l'assenteismo. Se si riuscisse ad "azzerare le assenze diverse dalle ferie" e in quei giorni gli impiegati pubblici lavorassero, si avrebbe "un risparmio di quasi un punto di Pil, 14,1 miliardi di euro"; riducendo la somma di ferie e assenze al livello del settore privato si avrebbe "un risparmio di 11,1 miliardi". Montezemolo parla di istruzione e di freni allo sviluppo, di come evitare che l'Italia "cada indietro" nella competizione internazionale; perché si tratta dell'inaugurazione dell'anno accademico alla Luiss, l'università romana che appartiene alla Confindustria. Propone di premiare il merito e la produttività, anche per consentire l'ascesa sociale di chi non è figlio di ricchi. Ma a sollevare un vespaio è l'atto d'accusa contro il pubblico impiego: "tra ferie e permessi vari un pubblico dipendente è fuori ufficio mediamente un giorno su 5". Tra ferie malattie e permessi, appunto, secondo il presidente della Confindustria "l'assenteismo è del 30% superiore rispetto alle grandi imprese industriali"; "il top si raggiunge al ministero della Difesa, con 65 giorni di assenza in un anno, seguito dal ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente, entrambi con oltre 60 giorni. Altrettanto elevato è l'assenteismo nell'Agenzia delle Entrate. All'Inpdap si sfondano i 67 giorni". Ribatte il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: "L'assenteismo va combattuto perché danneggia i lavoratori onesti ma Montezemolo ha fatto confusione, i suoi dati non corrispondono al vero". Va oltre Luigi Angeletti della Uil: "Montezemolo si dovrebbe preoccupare in primo luogo del fatto che i lavoratori italiani, sia pubblici che privati, hanno bassi salari. Questa è la vera emergenza". Andando a chiedere, però, i dati sono gli stessi. La fonte è unica, è il "Conto annuale" delle pubbliche amministrazioni pubblicato dalla Ragioneria dello Stato. I sindacalisti sostengono che occorre guardare al numero dei giorni di malattia e altre assenze retribuite, 18,71 nel 2005 secondo gli ultimi dati disponibili, senza metterci le ferie. Anche così, tuttavia, le assenze nel pubblico sono alquanto superiori rispetto al settore privato. Anche nel settore privato occorre lavorare di più, secondo il leader degli industriali, perché l'orario annuale è troppo corto; solo Francia e Germania l'hanno più corto ancora, ma accordi sindacali e politiche dei governi stanno allungandolo. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, insinua che l'uscita di Montezemolo, presidente anche della Fiat, potrebbe essere "conseguenza del rifiuto degli incentivi alla rottamazione delle auto" annunciato un paio d'ore prima alla Camera dei deputati. Certo ai sindacati del pubblico impiego suona sgraditissima la richiesta confindustriale di arrivare a "una verifica oggettiva dell'impegno" degli statali, invece dei "premi di risultato uguali per tutti" finora contrattati. "Sembra che tutti i problemi del Paese derivino dalla pubblica amministrazione" commenta il ministro che la regge, Luigi Nicolais. Nella visione di Montezemolo i successi più recenti dell'economia sono merito degli imprenditori; proprio per questo occorre prendere di petto le inefficienze del settore pubblico, indcpace anche di aiutare i più deboli e di garantire "tempi certi alla giustizia". Romano Prodi ha scelto di non commentare. Il governo era chiamato in causa da un'altra parte del discorso di Montezemolo, con critiche evidentemente dirette al ministro per l'Università Fabio Mussi: "stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati" mentre è "privo di vere risorse" l'impegno preso l'estate scorsa di destinare il 5% finanziamenti alle sole università migliori; insomma "vincono la spesa a pioggia, l'allergia alla meritocrazia, l'università uguale per tutti ispirata a un falso solidarismo che in realtà danneggia i più deboli, perché in realtà i più ricchi possono sempre andare a studiare all'estero". Già, i più deboli; perché il presidente della Confindustria biasima la nostra "società incentrata sulle caste, dove la mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il lavoro dei padri": "tra le persone di 18-37 anni sei figli di operai su dieci fanno gli operai, una quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni precedenti, mentre 7 figli di professionisti, imprenditori, dirigenti fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti"; qualche segnale di mobilità sociale in più "c'è nelle regioni del Nord, ma non nel resto del Paese".


Montezemolo spara nel mucchio (sezione: Scuola)

( da "Unita, L'" del 05-12-2007)

 

Stai consultando l'edizione del Montezemolo spara nel mucchio Alfredo Recanatesi Segue dalla Prima Per altro verso, accrescono la desolazione e lo sconforto di quanti lavorano nella pubblica amministrazione con impegno, fornendo ad un tempo un alibi a quanti sono ben felici di avere argomenti per dimostrare alla propria coscienza che impegnarsi sarebbe del tutto inutile sia per se che per gli altri. Non ha fatto eccezione il presidente della Confindustria. In un intervento all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università confindustriale, ieri ha dipinto la burocrazia pubblica solo ed esclusivamente come una palla al piede del Paese, la sentina di ogni inefficienza, una tara di miliardi di euro che l'economia è condannata a portarsi appresso nel suo sforzo di produrre ricchezza, progresso, benessere. A parte le enfasi, gli accenti e un evidente eccesso di manicheismo, in quanto ha detto la notizia non c'è: sappiamo tutti che l'efficienza di una larga parte delle amministrazioni pubbliche è uno dei problemi cruciali, ma dirlo duemila volte non rappresenta un passo avanti rispetto al dirlo solo mille volte. Il passo avanti potrebbe compiersi solo se si cominciasse a parlare del perché le cose stanno così, anzi dei tanti perché fino ad individuare quello dal quale, a cascata, derivano tutti gli altri. Ma questo è scomodo e genera risentimenti ed inimicizie. Quindi ancora una volta Montezemolo si è limitato a sparare nel mucchio, non sulla organizzazione della amministrazione, ma sugli statali. L'assenteismo, sul quale ha incentrato il suo intervento con tanto di dati ad effetto, è un indicatore, non una causa. Un impiegato presente, ma che non fa niente o che, più spesso, è messo a svolgere inutili mansioni è fonte di improduttività ancora più onerosa di un impiegato assente, se non altro perché nella maggior parte dei casi le assenze - questo Montezemolo sembra ignorarlo - sono punite con una trattenuta sullo stipendio. Così come è fonte di improduttività quell'egualitarismo che non viene applicato solo sulle retribuzioni e persino, paradossalmente, sui premi di produttività, ma anche sugli scatti di carriera che, nelle classi impiegatizie più basse fino alla magistratura, sono determinati essenzialmente dalla anzianità di servizio. È responsabilità del dipendente se il tempo che passa è più importante dell'impegno sul lavoro o sugli indici di presenza? Il merito, dice Montezemolo. Certo, il merito. Ma il merito implica selezione, la selezione postula la responsabilità di selezionare, e questa responsabilità, come tutte del resto, può essere attribuita solo insieme ad un incentivo che induca a conferirgli una valenza funzionale. E invece, sia la storia (i decenni del dopoguerra durante i quali il posto pubblico, ancorché sottopagato, era in primo luogo una forma assistenziale) sia la politica (gli anni della democrazia bloccata durante i quali le varie forme di quell'unica maggioranza che governò l'Italia non potevano permettersi di rischiare il consenso dei milioni di dipendenti pubblici) hanno determinato un ordinamento che, nello spirito ancor più che nella lettera, non solo non favorisce alcunché che sappia di meritocrazia, ma la avversa, addirittura emarginando chi ne tentasse una qualche applicazione. È un ordinamento il cui nocciolo duro resiste tuttora ai pur numerosi tentativi esperiti negli anni per riformarlo proprio perché nessuno di questi si è assunto la responsabilità di incentrare l'organizzazione funzionale delle amministrazioni pubbliche su una gerarchia di responsabilità, assumendosi al tempo stesso la responsabilità di valutarla e, quando ritenuto necessario, di intervenire per modificarla. Come l'influenza non è colpa del termometro, così l'inefficienza delle amministrazioni pubbliche non è colpa degli assenteisti di Montezemolo o dei fannulloni di Ichino e della sua scuola. Prendersela con loro è una operazione qualunquista sia perché è generica coinvolgendo anche le amministrazioni che funzionano - ce ne sono, ce ne sono - sia perché istillano una sensazione di inutilità e di impotenza in quanti - e ce ne sono - si impegnano, ci credono, e vorrebbero poter essere orgogliosi di servire lo Stato. Il Presidente della Confindustria dovrebbe essere parecchio impegnato nella analisi delle debolezze del nostro sistema produttivo e nella individuazione dei rimedi verso i quali sollecitare l'intero mondo imprenditoriale. Ma, semmai gli rimanesse del tempo, così come quando parla di industria ama, e giustamente, citare quelle che hanno maggiore successo tacendo regolarmente quelle che, invece, sono rimaste a vedersela con i cinesi o con i romeni, faccia altrettanto con le amministrazioni pubbliche, parlando di quelle che, malgrado tutto, sono efficienti per additarle, esplicitamente questa volta, a quelle che efficienti non sono. Quelle efficienti sono poche, lo sappiamo, ma sono poche anche le imprese che, anziché lamentarsi ed aspettare che altri si diano carico dei loro problemi, si sono impegnate per farsi valere nel mondo e ci riescono.


Lintervento (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 05-12-2007)

 

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Economia e Politica Numero 288, pag. 10 del 5/12/2007 Autore: on. Simone Baldelli (Forza Italia) Visualizza la pagina in PDF     Lintervento Lassenteismo nel pubblico impiego non certo lunico problema del nostro sistema, ma cercare in modo improbabile di minimizzarlo, o peggio ancora di negarlo, ridicolo, e non aiuta affatto a svolgere un confronto onesto e leale, che dovrebbe essere la premessa per affrontare e poi risolvere concretamente un problema che riguarda da vicino la credibilit dello stato e le tasche dei cittadini. Dal 19 luglio, in uninterrogazione parlamentare sul caso degli arresti nella sanit a Perugia, in cui denunciavo che nel pubblico impiego ci fosse un tasso di assenteismo tra il 12 e il 14 %, a fronte di un tasso nel privato tra il 4 e il 6%, ho chiesto al governo quali iniziative avesse intenzione di intraprendere per ridurre in maniera strutturale questo fenomeno. Neppure a dirlo: non mai giunta alcuna risposta. Su questo fronte, cos come su tutto il meccanismo di valutazione e di premio della produttivit nel pubblico impiego, il governo ha la grave responsabilit di non aver incentivato la meritocrazia, e di avere, invece, assecondato logiche di segno opposto, sia attraverso interventi legislativi, come quelli della sanatoria dei cosiddetti precari, che mortifica i diritti dei vincitori di concorso e degli idonei, sia attraverso il rinnovo del contratto nazionale, che di fatto distribuisce soldi a pioggia tra i dipendenti, vanificando lo sforzo di chi si impegna di pi, e non tiene alta la guardia proprio sullassenteismo, come, successivamente, ebbero a confermare ed a commentare anche illustri esperti, a partire dal professor Ichino. Il caso di Perugia, spunto di quella interrogazione parlamentare, da questo punto di vista, emblematico di come in Italia si affronti questo genere di problemi: nessuna delle persone arrestate per assenteismo fraudolento in quella inchiesta stata licenziata. Un altro caso emblematico quello del comune di Roma, dove, per ammissione dellassessore al personale, su 27 mila dipendenti, sono oltre 6 mila ogni giorno, per un motivo o per un altro, a disertare lufficio. Quelli che, come il professor Ichino, ritengono che per risolvere il problema si debba licenziare i dirigenti che non riducono lassenteismo, dovrebbero prima proporre, forse, di rendere effettiva per i dirigenti stessi la facolt di licenziare i dipendenti assenteisti e quella di premiare effettivamente i pi produttivi, anche attraverso la possibilit di intervento nelle cosiddette progressioni verticali, che oggi sono sostanzialmente nelle mani dei sindacati. Gli ispettorati sono ridotti allosso, le verifiche sulle assenze per malattie sono state rese facoltative in diversi contratti, le procedure disciplinari sono lente, rigide e farraginose: questi sono altri nodi da sciogliere se si vuole ridurre il divario sempre pi ampio e sempre meno giusto che si va creando tra il mondo del lavoro pubblico e quello privato. Ma questo, in un sistema pubblico ultrasindacalizzato, in cui il governo si impegnato con il Memorandum a concertare ogni virgola del proprio operato, appare solo come un vago miraggio. Un miraggio di unItalia pi moderna ed efficiente che tutti, a parole, vogliono, e che pochi, nei fatti si battono per costruire. Questo potrebbe e dovrebbe essere uno dei grandi terreni di confronto politico da iscrivere nellagenda del paese, a prescindere dalla legge elettorale, dalla data delle elezioni e da chi le vincer. Un terreno su cui innescare, come dovrebbe accadere per le liberalizzazioni, un meccanismo virtuoso di gioco al rialzo, di gara al coraggio, e alla spinta riformista e riformatrice di segno liberale, della quale ritengo davvero abbiamo un disperato bisogno.


Riconoscere il merito per combattere le caste (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2007)

 

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2007-12-05 - pag: 11 autore: Riconoscere il merito per combattere le caste Pubblichiamo un estratto del discorso tenuto ieri da Luca Cordero di Montezemolo all'Università Luiss di Roma. di Luca Cordero di Montezemolo U n'istruzione e un'università imperniate sul riconoscimento del merito e che diffondano la cultura del merito in tutta la società. Solo così possiamo affrontare il cambiamento richiesto dalle sfide globali e imboccare la strada della modernizzazione permanente. Altrimenti non si sta fermi sulle posizioni conquistate faticosamente: si cade indietro. Solo mettendo al centro il merito potremo vincere quella competizione per le idee ed i talenti che è, e sarà la sfida di questo secolo. Contano e conteranno sempre di più il capitale umano, le persone creative, le idee, l'innovazione e la ricerca. E le persone vanno formate a questa finalità. Blair in Gran Bretagna ha varato una riforma che premia le università migliori con risorse aggiuntive, tolte a quelle peggiori. E il meccanismo funziona: nelle graduatorie mondialidue università europee spezzano il monopolio di quelle americane e sono entrambe inglesi; cinque delle dieci migliori università europee sono britanniche. E da noi? Oggi (ieri ndr.) escono ufficialmente i dati Ocse sulla valutazione degli studenti quindicenni e sappiamo già che l'Italia, già molto indietro nella graduatoria internazionale, è ancora peggiorata. Il rapporto Pisa (Programme for International Student Assessment) fa un'impietosa fotografia del livello di preparazione dei nostri studenti. Siamotrail33 Úeil38Úposto, asecondadellema-terie, su 57 Paesi analizzati. Risultati mortificanti di per se, ma ancora di più se pensiamo che peggiorano rispetto alle precedenti rilevazioni. Vanno meglio di noi tutti i Paesi del G7 e anche la maggioranza di quelli europei. E non potrà che continuare così finché ogni sforzo di creare valutazione del merito e meccanismi premiali viene regolarmente vanificato. Anche l'ultimo è stato di fatto insabbiato: durante l'estate era stato raggiunto un accordo nel Governo per destinare nel 2008 il 5% del fondo di finanziamento ordinario dell'università agli atenei migliori, ma in Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di vere risorse. Nel frattempo l'Agenzia per la valutazione è stata parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento dei ricercatori e stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati. Vincono la spesa a pioggia, l'allergia alla meritocrazia, l'università uguale per tutti ispirata a un falso solidarismo che in realtà danneggia i più deboli,perché i più ricchi possono sempre andare a studiare all'estero. In questo modo l'università non sarà mai in grado di essere fonte di progresso economico, sociale e civile. Perché il merito è segno di civiltà oltre che di equità. Premiare chi merita significa riconoscere le persone per quello che valgono, per il loro impegno e non per la loro estrazione sociale. La nostra rimane invece una società incentrata sulle caste, dove la mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni. Tra le persone di 18-37 anni sei figli di operai su dieci fanno gli operai, una quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni precedenti; mentre sette figli di professionisti, imprenditori, dirigenti fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti. Qualche segnale di mobilità in più c'è nelle regioni del Nord. Ma non nel resto del Paese. (...) Maggiore produttività, più meritocrazia sono vitali per una società competitiva che vuole continuare a crescere. E sono fondamentali perché per i giovani possano esserci prospettive e opportunità reali all'altezza delle loro aspettative e delle loro capacità. Nella mia relazione di maggio all'assemblea dissi che la gente sogna di vivere in un Paese migliore, più prospero, più giusto e più funzionante, proiettato nel futuro, ma ha paura del cambiamento e non sa neanche bene come chiamare questo sogno. Io credo, come dissi allora, che la parola evocativa di questo sogno è "merito", nel senso di premiare chi merita. Attraverso il merito è possibile ristabilire il nesso,oggi perduto, fra ciò che un individuo vale e fa e quello che riceve in cambio. Questa è la via maestra che conduce a una società più giusta. IL CONFRONTO TRA SISTEMI L'incentivazione degli atenei migliori ideata da Blair funziona In Italia vince la spesa a pioggia e l'università uguale per tutti, basata su un falso solidarismo.


Assessore catechista nega il bonus agli immigrati Il partito e la Chiesa lo riprendono: <Leso un diritto> (sezione: Scuola)

( da "Corriere del Veneto" del 05-12-2007)

 

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2007-12-05 num: - pag: 2 categoria: BREVI Assessore catechista nega il bonus agli immigrati Il partito e la Chiesa lo riprendono: "Leso un diritto" ROMANO D'EZZELINO (Vicenza) - Bonus scolastici negati agli extracomunitari, è bufera sull'assessore-catechista. La decisione del sindaco forzista di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo ormai da qualche giorno è al centro di furiose polemiche. Il provvedimento, già approvato in Consiglio comunale, prevede un finanziamento di circa 500 euro agli studenti meritevoli, indipendentemente dalle condizioni economiche. Unico vincolo: essere cittadini comunitari. Quindi potranno accedere al bonus bambini e ragazzi italiani, francesi, romeni, bulgari, rom, ma non gli extracomunitari. Relatore in consiglio della delibera è stato l'assessore dell'Udc Michele Sella, 28 anni, da 5 catechista nella Chiesa parrocchiale di Romano d'Ezzelino. Cattolico convinto e praticante, Sella non ha pensato solo un attimo che il provvedimento potesse contrastare minimamente con il precetto evangelico di "accogliere i forestieri" e ha difeso a spada tratta dagli attacchi dell'opposizione la delibera. Opposizione che però non si è data per vinta. L'ex assessore ai Servizi Sociali Giovanni Baron ha infatti spedito una lettera informativa al vescovo di Padova Antonio Mattiazzo e al parroco di Romano capoluogo Tarcisio Favaron. La prima bacchetta all'assessore- catechista arriva da un illustre esponente del proprio partito: l'assessore regionale alle Politiche Sociali Stefano Valdegamberi. "Non si può non essere contrari a provvedimenti simili, l'integrazione passa anche attraverso il riconoscimento del valore degli stranieri- commenta l'assessore Udc - Mi viene da dire che la meritocrazia, come l'ignoranza, non ha limiti di nazionalità ". Touché. Nonostante la solidarietà non arrivi nemmeno dai compagni di partito, Sella si dice (con un po' di candore) stupito e amareggiato di fronte alle polemiche. "Francamente non mi aspettavo tutto questo polverone - ribatte - La delibera estende i bonus, che fino alla settimana scorsa erano riservati solo agli italiani, anche ai cittadini comunitari ". Escludere dagli incentivi economici extracomunitari però non va contro gli insegnamenti della di Santa Romana Chiesa? "Ai bambini del Catechismo non mi permetterei mai d'insegnare qualcosa che esuli dal messaggio evangelico - afferma l'assessore - Detto questo la sfera politica e quella religiosa vanno distinte e la delibera è conforme alle leggi vigenti". Va prudente, ma non se la sente di difendere Sella, nemmeno la Diocesi di Padova sotto la quale ricade il territorio di Romano d'Ezzelino. "Non conosco il caso e quindi non voglio entrare nel merito - commenta il vicario episcopale monsignor Franco Costa - ciò che posso dire è che la Costituzione garantisce ai minori stranieri residenti l'assistenza sanitaria e il diritto allo studio. In virtù di questo, non si capisce perché si dovrebbero negare i bonus gli extracomunitari". Un'altra tegola sulla giunta guidata da Rossella Olivo arriva da Samira, una donna marocchina, madre di tre figli sposata con un cuoco italiano. "Dal 2002 percepivo 1000 euro all'anno dal Comune per mandare all'asilo due dei mie figli. Mio marito, che fa il cuoco, ha mantenuto inalterato il suo reddito e io lo stesso racconta la donna- Gli anni scorsi era sufficiente presentare un richiesta agli uffici competenti e io lo facevo a nome di Mario Cavasin, mio marito. Quest'anno l'assessore al Sociale David Cei ha voluto vedere di persona i richiedenti. Mi sono presentata io e guarda caso la richiesta è stata respinta. Mi viene il dubbio che il mio non essere italiana c'entri qualcosa". Alberto Rodighiero Assessore Michele Sella Sindaco Rossella Olivo.


Più meritocrazia per riqualificare (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 05-12-2007)

 

Nord-Ovest sezione: ISTITUZIONI (con Cantiere leg data: 2007-12-05 - pag: 15 autore: INTERVISTA Giovanni Valotti Economista e direttore dell'Ocap "Più meritocrazia per riqualificare" "Negli ultimi anni le Regioni hanno snellito gli organici, ma i risultati sono giunti per imposizione dall'alto. è mancata, invece, una capacità di riformarsi dall'interno per puntare a una maggiore efficienza". L'analisi è di Giovanni Valotti, direttore dell'Ocap e docente di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche alla Bocconi di Milano. Professore, Piemonte e Liguria hanno un numero di dirigenti regionali per abitanti inferiore alla media. è un dato positivo o rischia di penalizzare nel medio termine l'efficienza della macchina amministrativa? La strada intrapresa è quella giusta: gli organici si possono ridurre, senza penalizzare il servizio per gli utenti finali. Il percorso resta comunque lungo: la Pa in generale, e le Regioni in particolare, non hanno bisogno di troppi uomini, ma di professionisti qualificati ed efficienti. Un discorso, il suo, che vale soprattutto per i nuovi. La realtà vede, però, ai vertici delle Regioni soprattutto persone mature. è vero: molti degli attuali dirigenti hanno svolto tutta la propria carriera professionale all'interno della Pa,per cui manca la contaminazione di competenze che un'alternanza di lavoro tra pubblico e privato può assicurare. Occorre ripensare la formazione universitaria per creare una nuova classe dirigente, in grado di superare l'eccesso di burocrazia che caratterizza ancora molte regioni. Come si supera il problema? Nelle Regioni non c'è sufficiente riconoscimento del merito. Prenda le retribuzioni da risultato: sono su livelli molto contenuti e in alcuni casi inesistenti. Occorre accelerare sul fronte delle retribuzioni variabili per attrarre competenze dal privato. L.D.O. Direttore Ocap. Giovanni Valotti ROBERTO SORRENTINO.


Interventi e Repliche (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 05-12-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2007-12-05 num: - pag: 45 categoria: BREVI Interventi e Repliche L'incontro tra Berlusconi e Blair Contrariamente a quanto riportato a pagina 13 del Corriere di ieri, non c'è stata alcuna presenza estemporanea della dottoressa Michela Vittoria Brambilla all'incontro tra il presidente Silvio Berlusconi e Tony Blair. La dottoressa Brambilla era ad Arcore in attesa dell'appuntamento successivo alla visita di Blair, previsto tra il presidente Berlusconi e tutti i responsabili della Tv della Libertà e del Giornale della Libertà. Luca d'Alessandro Capo ufficio stampa FI Praticare un'iniezione di meritocrazia Con la consueta chiarezza, Pietro Ichino ha invitato nuovamente il governo a praticare "un'iniezione di meritocrazia nei contratti collettivi e individuali" ( Corriere, 27 novembre). Ma, a giudicare dalla posizione dei sindacati su questo versante, c'è poco ahimè da aspettarsi. Di recente, il ministro Padoa-Schioppa ha affermato che quella delle retribuzioni dei dipendenti pubblici è una delle principali voci del bilancio statale. Ecco dunque che grandi progressi si potrebbero conseguire se, da un lato, venissero premiati i meritevoli e, dall'altro, severamente penalizzati i fannulloni o, come li chiama Ichino, i nullafacenti. (Non è un mistero la penosa impressione che si offre di alti ufficiali che si alternano sugli schermi televisivi al solo scopo di leggere i bollettini meteorologici). Un buon passo in questa direzione sarebbe quello di abolire definitivamente lo scorrere del tempo come metro di misura per fare scattare gli avanzamenti di carriera e di grado e sostituirlo finalmente con il merito. Ma, suppongo, sarà dura anche qui. Lorenzo Milanesi, Milano Il simpatico comportamento del polpo Ho molto apprezzato l'articolo di Danilo Mainardi "Il polpo si muove con il navigatore" ( Corriere, 13 novembre). Vorrei aggiungere, da quell'apneista dilettante che sono, quello che la mia più che quarantennale esperienza di osservatore del comportamento di Octopus vulgaris (Cuvier, 1798) mi suggerisce. I polpi sono socievoli, giocherelloni (ho giocato con uno di loro più volte a nascondino), amano essere accarezzati sulla testa, riconoscono le persone e sono in grado di usare strumenti per procurarsi il cibo: rompono le conchiglie utilizzando delle pietre. Rivolgo, pertanto, a tutti gli amanti del mare l'invito a ucciderne di meno e osservarli di più, specialmente nelle aree naturali marine protette, dove sono a proprio agio. Sebastiano Caronni Orsenigo, Pavia Paperino e Topolino come testimoni Ho letto sul Corriere di ieri che la Procura della repubblica di Napoli ha citato a comparire come testimoni innanzi al tribunale di tale città, in un processo per la contraffazione di giochi e adesivi con il marchio di Topolino, i noti personaggi Disney di nome Topolino, Paperino e altri. L'Ufficio notifiche di Milano ha poi notificato l'atto allo studio legale milanese che rappresenta la Disney. è paradossale che nei vari passaggi burocratici nessuno si sia accorto della bizzarria, ma data la situazione della macchina giudiziaria, e poiché ovviamente i testimoni convocati non si presenteranno, non mi meraviglierei se Topolino, Paperino e compagni venissero condannati per mancata osservanza dell'atto di comparizione. Giuseppe Federico, Milano.


<Statali assenteisti ci costano più di 14 miliardi> (sezione: Scuola)

( da "Libero" del 05-12-2007)

 

Prima pagina 05-12-2007 "Statali assenteisti ci costano più di 14 miliardi" di LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO Un'istruzione e un'università imperniate sul riconoscimento del merito e che diffondano la cultura del merito in tutta la società. Solo così possiamo affrontare il cambiamento richiesto dalle sfide globali e imboccare la strada della modernizzazione permanente. Altrimenti non si sta fermi (...) segue a pagina 13 LE CASTE IL MERITO ::: segue dalla prima LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO IL DISCORSO Luca Cordero di Montezemolo. Ansa .p Attraverso il merito è possibile ristabilire il nesso, oggi perduto, fra ciò che un individuo vale e fa e quello che riceve in cambio. È la via maestra che conduce a una società più giusta p Premiare chi merita significa riconoscere le persone per il loro impegno e non per la loro estrazione sociale. La nostra rimane invece una società incentrata sulle caste (...) sulle posizioni conquistate faticosamente: si cade indietro. Solo mettendo al centro il merito potremo vincere quella competizione per le idee ed i talenti che è e sarà la sfida di questo secolo. Contano e conteranno sempre di più il capitale umano, le persone creative, le idee, l'innovazione e la ricerca. E le persone vanno formate a questa finalità. Blair in Gran Bretagna ha varato una riforma che premia le università migliori con risorse aggiuntive, tolte a quelle peggiori. E il meccanismo funziona: nelle graduatorie mondiali due università europee spezzano il monopolio di quelle americane e sono entrambe inglesi; cinque delle dieci migliori università europee sono britanniche. E da noi? Oggi escono ufficialmente i dati Ocse sulla valutazione degli studenti quindicenni e sappiamo già che l'Italia, già molto indietro nella graduatoria internazionale, è ancora peggiorata. Il rapporto Pisa (Programme for International Student Assessment) fa un'impietosa fotografia del livello di preparazione dei nostri studenti. Siamo tra il 33° ed il 38° posto, a seconda delle materie, su 57 paesi analizzati. Risultati mortificanti di per se, ma ancora di più se pensiamo che peggiorano rispetto alle precedenti rilevazioni. Vanno meglio di noi tutti i paesi del G7 e anche la maggioranza di quelli europei. E non potrà che continuare così finché ogni sforzo di creare valutazione del merito e meccanismi premiali viene regolarmente vanificato. Anche l'ultimo è stato di fatto insabbiato: durante l'estate era stato raggiunto un accordo nel governo per destinare nel 2008 il 5% del fondo di finanziamento ordinario dell'università agli atenei migliori, ma in Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di vere risorse. Nel frattempo l'Agenzia per la valutazione è stata parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento dei ricercatori e stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati. Alla velocità del più lento Vincono la spesa a pioggia, l'allergia alla meritocrazia, l'università uguale per tutti ispirata a un falso solidarismo che in realtà danneggia i più deboli, perché i più ricchi possono sempre andare a studiare all'estero. In questo modo l'università non sarà mai in grado di essere fonte di progresso economico, sociale e civile. Perché il merito è segno di civiltà oltre che di equità. Premiare chi merita significa riconoscere le persone per quello che valgono, per il loro impegno e non per la loro estrazione sociale. La nostra rimane invece una società incentrata sulle caste, dove la mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni. Tra le persone di 18-37 anni sei figli di operai su dieci fanno gli operai, una quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni precedenti; mentre 7 figli di professionisti, imprenditori, dirigenti fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti. Qualche segnale di mobilità in più c'è nelle regioni del Nord. Ma non nel resto del Paese. In tutto il nostro Paese, anche nel settore privato e nell'industria, c'è spazio per accrescere l'efficienza e aumentare la produttività. Il livello della produttività nei diversi settori dell'economia è nettamente inferiore, tra il 20% e il 25%, rispetto a quella che si osserva nei Paesi nostri concor- renti europei. Aumentare la produttività è l'unica strada per migliorare il livello delle retribuzioni. Negli ultimi sei anni le retribuzioni reali sono salite più della produttività: +0,7% all'anno nel manifatturiero contro una diminuzione dello 0,6% all'anno della produttività. La produttività è tornata a salire a partire dal 2006 nell'industria, ma ciò rischia di essere vano se non c'è uno sforzo di tutto il Paese. L'efficienza della pubblica amministrazione è il fulcro indispensabile per rilanciare lo sviluppo del Paese. Senza una pubblica amministrazione efficiente non si potranno fornire servizi di qualità alle imprese e ai cittadini, tempi certi della giustizia, sostegno concreto ai redditi dei più deboli, un welfare moderno, una scuola e un'università valutate e premiate in base al merito. L'assenteismo è l'em blema dell'inefficienza e del cattivo funzionamento della pubblica amministrazione, il fenomeno più evidente e clamoroso. Compresi i giorni di ferie, l'assenteismo nel pubblico impiego è infatti del 30% superiore rispetto alle grandi imprese industriali. Azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe a un risparmio di quasi un punto di Pil, 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali. Portare la quota di assenze totali, comprese le ferie, al livello di quelle nel settore privato darebbe un risparmio di 11,1 miliardi. E poi si aggiungono i costi generati dalla bassa o nulla produttività di quella parte di dipendenti pubblici (minoritaria ma non piccola) che svolge poco e male la sua attività, pur essendo ufficialmente presente sul luogo di lavoro. Tra ferie e permessi vari un pubblico dipendente è fuori ufficio mediamente un giorno di lavoro su cinque. Tra i ministeri il top si raggiunge al ministero della Difesa, con 65 giornate di assenza in un anno, seguiti dal ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente, entrambi con oltre 60 giorni. Altrettanto elevato è l'assentei smo nell'Agenzia delle Entrate. All'In pdap si sfondano i 67 giorni. Negli enti locali spicca il comune di Bolzano con 74 giorni di assenza all'anno, pari al 29% delle giornate lavorative. Oltre 70 giorni anche il comune di La Spezia e la provincia di Ascoli Piceno. Come si deve reagire? Occorre anzitutto tornare a remunerare di più chi lavora di più, sia nel pubblico sia nel privato. E sanzionare chi non produce pur essendo pagato per farlo. Nel pubblico impiego serve poi una verifica oggettiva dell'impegno. Basta con premi di risultato uguali per tutti! Guardate, nella pubblica amministrazione così come in ogni parte della nostra società ci sono eccellenze che dobbiamo far emergere. Persone straordinarie il cui entusiasmo viene ogni giorno mortificato da un sistema che ha come obiettivo portare tutti alla velocità del più lento. Produttività e aumenti Questi sono gli argomenti che dobbiamo affrontare nel dialogo con i sindacati, se vogliamo fare crescere di più il Paese e innalzare i salari dei lavoratori. La riforma del metodo di contrattazione ha proprio questa finalità: decidere gli aumenti delle retribuzioni in base alla produttività là dove la produttività nasce, cioè in azienda. Sono questioni che certamente interessano anche il governo ma in primo luogo vanno affrontate tra le parti sociali. Non bisogna mai perdere di vista quello che accade negli altri Paesi, osservare come si stanno muovendo gli altri. Nel confronto internazionale l'orario di lavoro in Italia rimane basso e in riduzione. È inferiore del 7,5% a quello del Regno Unito, del 13% a quello della Spagna e del 16% a quello degli Stati Uniti. È maggiore di quello che c'è in Francia e Germania, ma in entrambi questi Paesi gli ultimi accordi sindacali e le politiche dei governi vanno tutti in direzione di allungare l'orario di lavoro e di remunerare di più i lavoratori. Maggiore produttività, più meritocrazia sono vitali per una società competitiva che vuole continuare a crescere. E sono fondamentali perché per i giovani possano esserci prospettive e opportunità reali all'altezza delle loro aspettative e delle loro capacità. Nella mia relazione di maggio all'assemblea dissi che la gente sogna di vivere in un paese migliore, più prospero, più giusto e più funzionante, proiettato nel futuro, ma ha paura del cambiamento e non sa neanche bene come chiamare questo sogno. Io credo, come dissi allora, che la parola evocativa di questo sogno è merito, nel senso di premiare chi merita. Attraverso il merito è possibile ristabilire il nesso, oggi perduto, fra ciò che un individuo vale e fa e quello che riceve in cambio. Questa è la via maestra che conduce ad una società più giusta. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.


Montezemolo attacca i fannulloni (sezione: Scuola)

( da "Tempo, Il" del 05-12-2007)

 

Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Luca Cordero di Montezemolo torna all'attacco. Il presidente di Confindustria mette nel mirino gli statali: "L'assenteismo nel pubblico impiego costa all'Italia un punto di Pil e cioè 14,1 miliardi di cui 8,3 miliardi negli enti centrali e 5,9 in quelli locali. Home Economia prec succ Contenuti correlati Ospedale, Allegrini attacca Aloisio "La sanità sull'orlo del fallimento" Ospedale, Allegrini attacca Aloisio "La sanità sull'orlo del fallimento" Ospedale An attacca "Spese folli" Calamante attacca "Comportamento grave e ingiustificabile" Aeroporto, Caligiore attacca: e ora Scalia si dimetta Dini attacca la sinistra: "Sta subendo una grande sconfitta" Un fenomeno che è l'emblema dell'inefficenza della pubblica amministrazione". La dura accusa è arrivata in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss. Ma i sindacati non ci stanno e contestano, oltre che i modi, anche i dati "sbagliati e fuorvianti" forniti dal leader degli industriali. Critiche anche dal governo. Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero incalza: "Il vero scandalo sono gli stipendi record dei manager". Montezemolo critica anche gli atenei dove, a suo giudizio, vincono la spesa a pioggia e l'allergia alla meritocrazia. Pronta la replica del ministro dell'Università e della Ricerca scientifica, Fabio Mussi: "Parla di cose che non conosce. Io parlo con prudenza delle Ferrari, lui faccia lo stesso con gli atenei". Tornando al pubblico impiego, Montezemolo sostiene che "senza una pubblica amministrazione efficiente non c'e rilancio per il Paese. E i numeri parlano chiaro: "l'assenteismo nel pubblico impiego è del 30% superiore rispetto a quello che si registra nelle grandi imprese industriali". I "fannulloni" tanto spesso evocati in questi anni da politici ed economisti, tornano sul banco degli imputati. "Ricorrere all'iperbole per fare sensazione è sbagliato perché così si offende anche chi lavora", dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Ma Montezemolo legge un vero e proprio elenco di super assenteisti davanti alla folta platea di studenti, economisti, riceratori e alla presenza del Governatore di Bankitalia, Mario Draghi. In pole position c'è il ministero della Difesa con 65 giornate di assenza in un anno, seguito da quello dell'Economia e da quello dell'Ambiente che mediamente totalizzano oltre 60 giorni. Non brilla neppure l'Agenzia delle entrate con 60 giorni di assenza in un anno mentre tra gli enti di previdenza è l'Inpdap a conquistare il podio sfondando quota 67. E ce n'è anche per gli enti locali: il comune di Bolzano registra 74 giorni di assenza all'anno, pari al 29% delle giornate lavorative, denuncia ancora Montezemolo che addita anche gli esempi del comune di La Spezia e la Provincia di Ascoli Piceno con oltre 70 giorni. Cifre che però raccolgono le critiche della Cgil. "L'assenteismo va combattuto - dice il leader della confederazione di Corso Italia, Guglielmo Epifani - Il sindacato è pronto, il governo si muova e Confindustria, invece di parlare e basta, cooperi a questo obiettivo". Per il leader della Uil, Luigi Angeletti "Montezemolo si dovrebbe preoccupare più del fatto che i salari dei lavoratori italiani sono bassi". 05/12/2007.


IL CASO L'ASSESSORE PAITA: I SERVIZI FUNZIONANO E IL MUNICIPIO NON E' DESERTO 0 Comunali assenteisti, le bacchettate di Montezemolo (sezione: Scuola)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 05-12-2007)

 

IL CASO L'ASSESSORE PAITA: "I SERVIZI FUNZIONANO E IL MUNICIPIO NON E' DESERTO" Comunali assenteisti, le bacchettate di Montezemolo IL PRESIDENTE di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha affibbiato ieri al Comune della Spezia un record nazionale poco invidiabile: quello del maggior assenteismo dei dipendenti. Come riferiamo nelle pagine nazionali del giornale. La risposta dell'amministrazione non si è fatta attendere. "Sono rimasta sorpresa ? replica l'assessore al personale Raffaella Paita ? perchè non ho la sensazione di operare in un Comune deserto. Sicuramente nel dato complessivo incidono fattori quali i permessi di natura familiare, riferito in particolar modo alla presenza di una elevata popolazione anziana. anche la gestione diretta di alcuni servizi come ad esempio scuole e nidi incide nell'ambito di permessi per maternità. Tutti fattori che analizzeremo nei prossimi giorni con maggiore approfondimento". La Paita ritiene le affermazioni di Montezemolo una lettura semplicistica del fenomeno ("La Spezia tra l'altro svetta in altre classifiche come l'organizzazione dei servizi e le poche assenze dei dipendenti per malattia"). E ricorda la battaglia avviata dal Comune sui principi della meritocrazia e dell'efficienza. - -->.


Articoli dal 23 al 28 novembre 2007

 

FACOLTA' OCCUPATA per protesta. Ieri presso l'ala universitaria del Pol ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 23-11-2007)

Lettere @ ( da "Corriere del Veneto" del 23-11-2007)

Meritocrazia in arrivo nei Tribunali ( da "Corriere della Sera" del 23-11-2007)

Scuola e riforme Storia di fallimenti ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 23-11-2007)

Laureata con lode ma disoccupata da 3 anni ( da "Settegiorni (Rho)" del 23-11-2007)

SOCIALISTI, A MATERA LE PRIMARIE DELLE IDEE ( da "Basilicanet.it" del 24-11-2007)

CESENA - Si costituisce il ''Gruppo della Libertà'' ( da "RomagnaOggi.it" del 24-11-2007)

I finanziamenti della discordia ( da "AprileOnline.info" del 24-11-2007)

Sorpresa, i giovani scoprono la politica - raffaele bonaccorso ( da "Trentino" del 25-11-2007)

Slitta di un anno la riforma della scuola dell'assessora Annamaria Miraglia ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 25-11-2007)

'talento e meritocrazia' ( da "Gazzetta di Modena,La" del 26-11-2007)

Sei troppo bravo. E Storti mi cacciò ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-11-2007)

La grande fuga delle multinazionali ( da "Corriere Adriatico" del 26-11-2007)

La buona politica non ama ipocrisie ( da "Italia Oggi" del 27-11-2007)

Come nel calcio anche all'università esistono serie A e B dei laureati? ( da "Gazzetta del Sud" del 27-11-2007)

La "privata" vista da vicino ( da "Messaggero Veneto, Il" del 27-11-2007)

IL MERITO E IL SALARIO ( da "Corriere della Sera" del 27-11-2007)

Per l'istruzione al Sud 4,2 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2007)

Università: bilancio inrosso. E Agraria non trasloca Rimandata l'operazione da 35 milioni di euro perla nuova facoltà. La Finanza andrà nell'ex caserma sui lungarni ( da "Nazione, La (Firenze)" del 27-11-2007)

Castelli: 'Basta con le ingerenze I politici si arrendano' ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 27-11-2007)

"Primari, da oggi stop alle spintarelle" ( da "Corriere Adriatico" del 27-11-2007)

I PARADOSSI DEL TALENTO ( da "Corriere di Bologna" del 28-11-2007)

Il riformismo del nuovo millennio ( da "Avanti!" del 28-11-2007)


Articoli

FACOLTA' OCCUPATA per protesta. Ieri presso l'ala universitaria del Pol (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 23-11-2007)

 

Iclinico i giovani medici si sono riuniti nella hall del centro didattico, concentrandosi davanti all'ingresso della presidenza di Medicina e Chirurgia. E' stato Gabriele Romani, a nome della Federspecializzandi, organizzazione che tutela i frequentatori delle scuole di specialità sanitarie, ad annunciare la manifestazione e a riferire di aver ottenuto la solidarietà del preside, professor Aldo Tomasi (nella foto) al quale sono stati illustrati i motivi della contestazione. "PROTESTIAMO perchè quest' anno il ministro Mussi vorrebbe fissare a gennaio il calendario delle prove di ammissione alle scuole ? spiega il dottor Romani, che è in pista per entrare a Urologia ? consideriamo che la scelta della data è quantomai infelice, poichè taglia fuori dal concorso i medici che sono in pari e che stanno portando a termine il tirocinio. Non sappiamo perchè il calendario sia stato fissato in questo modo, non ha senso. Rimarrebbero fuori tanti posti liberi". LA CONTESTAZIONE una volta registrata la comprensione del preside è rientrata, salvo tornare alla ribalta nei prossimi giorni se i dimostranti, che si sono riuniti in assemblea, non otterranno al più presto quanto richiesto. Il movimento è presente in tutta italia. e fa riferimento al sito web www.specializzandi.org mentre analoghe manifestazioni che riguardano i corsi di specializzazione in materie medico chirurgiche si tengono a Roma, Milano e in tanti altri atenei d'Italia. "IL MINISTRO sta per firmare il decreto che istituisce i bandi di concorso ma con la scusa di dare certezze sulle date si determinerà una gravissima ingiustizia nei confronti dei giovani medici che si sono laureati nelle sessioni di luglio e ottobre ? spiegano i camici bianchi ? in quanto conseguiranno l'abilitazione alla professione nel mese di febbraio. Il ministro Mussi in nome della coerenza e meritocrazia ? affermano ironicamente i promotori dell' occupazione ? ha deciso di premiare i neo-laureati con un esame di accesso a cui i più meritevoli, ovvero i laureati in corso, non potranno partecipare. Chiediamo che al fine di evitare l'enorme confusione che si è verificata solo pochi mesi fa il bando venga emanato a gennaio, con concorso a marzo. Riteniamo che quanto sta accadendo sia dovuto alla non conoscenza, da parte di chi legifera, del percorso che porta un giovane laureato a immettersi nel mondo del lavoro e sia il risultato di pressioni politiche". Alessandro Malpelo - -->.


Lettere @ (sezione: Scuola)

( da "Corriere del Veneto" del 23-11-2007)

 

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: NOTTEEGIORNO - data: 2007-11-23 num: - pag: 21 categoria: BREVI Lettere @ E-mail: corrierediverona@corriereveneto.it Fax: 045 8030137 Infrastrutture "Sì" al traforo Il Comitato centro storico, certo di interpretare anche la volontà della stragrande maggioranza dei veronesi, è favorevole alla realizzazione della galleria sotto le Torricelle perchè gli amministratori locali, da molti anni, caldeggiano la realizzazione di questa opera pubblica di fondamentale interesse. Già più di 20 anni addietro i professionisti prevedevano il collegamento della Valpantena con la Valpolicella con la galleria sotto le Torricelle che il Prg indicava come circonvallazione nord. Ora che l'attuale amministratore comunale si è impegnato di realizzarla la gente è rimasta stupita nel vedere una manifestazione di ecologisti a osteggiare la sua realizzazione. Si tratta di un'opera che interessa i residenti di Veronetta e le migliaia di cittadini obbligati a fare lunghe code per attraversare con la loro macchina la parte nord della città. In realtà questa opera va a completare l'anello attorno alla città agevolando e razionalizzando il traffico in tutti i sensi. Per quanto riguarda le ragioni avanzate dagli ecologisti contro la galleria sono sorprendenti: non si può pensare che la galleria possa deturpare più di quanto non facciano le code di macchine che intasano Veronetta e la strada delle Torricelle, che è così trafficata che gli alberi stanno morendo. Per fare funzionare una città come Verona si richiedono una quantità di interventi su cui siamo abbastanza in ritardo. Il traforo è uno di questi interventi che è indispensabile per migliorare la qualità della vita. Ugo Soldà presidente Comitato centro storico Antonio Padoan vicepresidente Comitato centro storico Carriere Meriti e meritocrazia Leggo che anche in Vaticano arriva la meritocrazia. E' quanto hanno stabilito i vertici della Santa Sede in una riunione cui hanno partecipato i capi dicastero e i responsabili di diversi organismi collegati. Se anche il Vaticano sta pensando di risolvere questo vecchio problema, chissà cosa faranno i nostri politici che stanno copiando sistemi tedeschi, inglesi, spagnoli, francesi ad ogni piè sospinto e per le più svariate occasioni. Le parole "merito" e "meritocrazia" sono state tra le più utilizzate anche al recente congresso dei Democratici di Sinistra ma poi vengo a sapere che il sindacato sta allegramente firmando accordi per favorire l'esodo dei dipendenti a seguito delle mega-fusioni bancarie e che questi accordi prevedono che la risoluzione del rapporto di lavoro del dipendente sia condizionata all'assunzione del figlio del dipendente in uscita. Boh. Potenza delle parole fini a se stesse o accordi di comodo ? Molti altri poi identificano il problema dei "baroni" universitari italiani come flagello dell'università, origine dei "cervelli in fuga" e mera questione di nepotismo, non sapendo che in Italia Baroni si nasce e non si diventa, alla Totò insomma. Non credo quindi al Partito Democratico, in cui persino all'interno i meriti sono decisi da una oligarchia e sotto la conveniente etichetta di meritocrazia si ripetono vecchi vizi corporativi; ma non credo neppure alle strombazzate vaticane, per le quali staremo a vedere. Semmai funzionasse per davvero potremo copiare senza allontanarci troppo da Roma, cosa molto gradita a tutti i nostri politicanti eroi. Umberto Brusco Bardolino.


Meritocrazia in arrivo nei Tribunali (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 23-11-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2007-11-23 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Scelta dei capi Meritocrazia in arrivo nei Tribunali ROMA - I capi degli uffici giudiziari verranno scelti in base al merito e all'attitudine e non più per anzianità. Lo stabilisce una risoluzione del Consiglio superiore della magistratura (contrario Anedda, An; astenuto Saponara, FI) che avrà come effetto uno svecchiamento ai vertici delle procure e dei tribunali. Oggi, l'età dei "capi" oscilla tra i 67 e i 68 anni ma presto la media si dovrebbe abbassare di almeno 10 anni. Altro effetto, precisa Ezia Maccora, presidente della V commissione del Csm, "sarà l'allargamento della platea" dei concorrenti. Per il prossimo concorso (154 direttivi) si sono fatti avanti 1.200 magistrati con 7.800 domande. D.Mart.


Scuola e riforme Storia di fallimenti (sezione: Scuola)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 23-11-2007)

 

LIBRI /1. UN LUCIDO SAGGIO DI ADOLFO SCOTTO DI LUZIO Scuola e riforme Storia di fallimenti Cambiare le superiori: quanti tentativi inutili     Paolo Vidali La scuola degli italiani di Adolfo Scotto Di Luzio (Il Mulino 2007, pagg. 423, euro 25) è un libro impegnativo. Non solo per il problema che affronta, ma soprattutto per le risposte che dà e per quelle che mostra di non poter dare. Scotto Di Luzio insegue, nella storia italiana dall'Unità ad oggi, le diverse idee di scuola che si sono succedute, leggendole attraverso i progetti di riforma e i loro fallimenti. La tesi del libro ruota, infatti, attorno al principale di questi fallimenti, quello della riforma delle superiori, concentrandosi sul suo snodo principale: il liceo classico. Il liceo classico, secondo la borghesia ottocentesca che l'ha partorito, è il luogo di formazione dell'individuo, "tempo dell'adolescenza e della decifrazione interiore, del lavoro che ognuno fa scavando in profondità su se stesso": è "una scuola della solitudine e dei linguaggi dell'individuo". È così per il liceo pensato da Casati nel 1859, ma è ancora così per la riforma di Gentile del 1923. In entrambi i casi il liceo "è una scuola che fa della solitudine l'occasione per sottrarsi alla pressione uniformante dei linguaggi pubblici". Tesi problematica per chi, come la mia generazione di cinquantenni, ha vissuto il liceo come il luogo della formazione alla coscienza sociale, come il primo vagito di una coscienza politica. Tra l'altro, non è proprio Gentile che inserisce la riforma della scuola superiore nel quadro della società di massa plasmata dal fascismo? Sembra una contraddizione, ma proprio qui sta uno dei meriti del libro di Scotto Di Luzio. Egli mostra come il progetto fascista di inglobare l'individuo nella collettività si svolga contro Gentile, non grazie a lui. Infatti il progetto di riforma gentiliana viene trasformato dal sistema fascista e in questo viene alla luce un primo, fatale, tradimento. Quello che ogni cultura di massa fa di una formazione che si incentra su un'idea individuale di uomo. Fascismo, comunismo, cattolicesimo privilegiano lo stato, la classe, la comunità, e tutti offuscano l'Io, fino a dissolverlo. Per questo anche la politica dell'Italia democratica, con le sue ideologie contrapposte, trova l'accordo solo per una riforma della scuola media. Dc e Pci condividono il bisogno di superare la disparità sociale. Ma questo non basta per affermare un nuovo modello di uomo. Non è un caso che il sistema politico dell'Italia repubblicana tenti a più riprese una riforma delle superiori, ma fallisca sempre. Da Gonella (1951) a Berlinguer (2000) alla Moratti (2003) la proposta di un progetto di scuola superiore non trova il consenso necessario: manca un'idea condivisa del tipo di formazione che si vuole produrre. O meglio la formazione liceale si mostra incapace di adattarsi alla società di massa, a quella in cui contano la collettività, la comunità, l'appartenenza di classe. Il percorso di formazione tecnica e professionale trova una sua strada, anche perché è più facile definire un'identità attraverso il lavoro. È in difficoltà la formazione superiore, sospesa in una terra di nessuno che dura da cinquant'anni e che trascina nella sua incertezza anche il sistema della formazione universitaria, con i suoi 3029 corsi di laurea e 104.000 insegnamenti (dati 2004): una ricchezza di opportunità che mostra la povertà di una sintesi. Resta da chiedersi, alla fine di questo libro colto e documentato, se non sia il caso di superare anche le categorie tradizionali su cui, pure, esso è costruito. Veramente la nostra è una società di massa o non è piuttosto una massa di individui? Veramente viviamo nell'epoca della collettività che annulla l'io o, piuttosto, non siamo nel tempo in cui i confini dell'io sono fin troppo affermati per comprendere la complessità del nostro mondo? Non si deve forse cercare un nuovo modello culturale per il XXI secolo, partendo dalla nostra tradizione, ma anche sapendola dimenticare? Veramente il progresso scientifico, lo sviluppo tecnologico, l'allargamento degli orizzonti linguistici e culturali, la globalizzazione dei mercati e delle coscienze non sono sfide sufficienti per elaborare un'idea di uomo contemporaneo di cui il liceo, o qualcos'altro, sia la formazione? Il libro si ferma su una sconsolata incapacità a dare risposte a queste sfide. Resta il sospetto che gli strumenti usati finora per cercarle siano insufficienti. Ma appunto questa è la sfida intellettuale che viene prima, ben prima, di una riforma.


Laureata con lode ma disoccupata da 3 anni (sezione: Scuola)

( da "Settegiorni (Rho)" del 23-11-2007)

 

LAVORO La richiesta di "raccomandazione" da parte di una giovane al presidente Napolitano LAUREATA CON LODE MA DISOCCUPATA DA 3 ANNI "Caro presidente Napolitano, sono una ragazza di ventisette anni, laureata da tre, e le scrivo questa lettera per chiederle una raccomandazione. Da quando ho concluso i miei studi universitari sono all'incessante ricerca di un lavoro ma ho potuto tristemente constatare che nel nostro Paese è quasi impossibile entrare nel mondo lavorativo unicamente per le proprie capacità e per la preparazione di cui si dispone. Mi sono sempre battuta per affermare quelli che ritenevo e ritengo i giusti diritti e per la meritocrazia, rifiutando compromessi e scorciatoie che andassero in altre direzioni, seppur più convenienti. Ho avuto qualche occasione per scavalcare selezioni e graduatorie ma, volendo confidare unicamente in me stessa e nel mio curriculum di tutto rispetto, ho sempre optato per la correttezza che mi è stata insegnata e che è parte integrante di me. Ora, però, ho l'assoluto bisogno di avere uno stipendio con cui mantenermi e, dato che non vivo esclusivamente d'aria e di ideali, devo prendere atto della realtà e cercare la mia strada che mi porta dritta dritta a lei. Le confesso che è, a dir poco, sconcertante assistere giornalmente a dibattiti politici e schermaglie in Parlamento sulla durata del governo Prodi, su compravendite di senatori, nuove pseudo-alleanze e dichiarazioni al vetriolo di leader delegittimati. Il tutto condito ad arte con le armi di distrazione di massa che rispondono di volta in volta al nome di "delitto di Cogne", "caso di Garlasco" e ultimamente "omicidio di Perugia". Posso dire che, nonostante una mia collaudata capacità di fare zapping affinata con gli anni, non riesco a sfuggire da plastici e ricostruzioni minuziose (oltre che da commenti qualunquisti) che mi rendono informatissima, mio malgrado, su tracce ematiche su pedali di biciclette, pentolini e coltelli. Politica e informazione non sono mai stati così lontani da me e dalle mie effettive esigenze. In primis, trovare un lavoro. Nelle rare occasioni, poi, in cui si cerca di affrontare il tema della disoccupazione giovanile ci si concentra esclusivamente sulla precarietà del lavoro, intesa come durata dell'impiego. Quando si parlerà anche dell'accesso al mondo lavorativo che al giorno d'oggi è impossibile? Con una laurea in Lettere con votazione di 110/110 con lode, due master e diversi stage all'attivo sono disoccupata da tre anni, non certo per una mia mancanza di iniziativa, sacrificio e determinazione. Le porte per me sono chiuse per due motivi, paradossalmente opposti: primo, sono troppo titolata e la busta paga che mi spetterebbe sarebbe un onere eccessivo per un datore di lavoro che mi assumesse per un primo impiego; secondo, non ho abbastanza esperienza. Se non fosse una situazione pesante, non dovessi fare i conti a fine mese con il pagamento di un affitto e con la necessità di chiedere ancora a mia madre di mantenermi, troverei il tutto addirittura divertente. Un non-sense all'italiana. Come uscire dal tunnel dei "bamboccioni per scelta altrui"? Vista l'innata sensibilità del ministro Padoa Schioppa forse mi sarei potuta rivolgere a lui ma temevo che con venti euro e un'allegra pacca sulla spalla mi avrebbe spronato a cercare una soluzione da sola. Quindi mi rivolgo a lei e le chiedo pubblicamente di raccomandarmi, allegando il mio curriculum cosicchè possa sapere qualcosa in più su di me. La ringrazio anticipatamente per la "grazia" che spero mi concederà e le invio i miei saluti. In fede". Articolo pubblicato il 23/11/07 Lidia Mancini.


SOCIALISTI, A MATERA LE PRIMARIE DELLE IDEE (sezione: Scuola)

( da "Basilicanet.it" del 24-11-2007)

 

11.51.15 [Basilicata] Domani 25 Novembre 2007, alle ore 17:00, presso l'Hotel S. Domenico a Matera, si terrà un incontro organizzato dalla Federazione dei Giovani Socialisti sul tema "Riforme, equità, meritocrazia: il nuovo corso socialista". All'assemblea parteciperà l'On. Giacomo Mancini, parlamentare socialista e membro della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare. "I relatori saranno tutti giovani con età inferiore ai 30 anni provenienti dalle varie organizzazioni socialiste e dalla società civile, a dimostrazione che, a differenza degli altri partiti, ai giovani viene riconosciuto un ruolo attivo, propositivo e determinante nella attività politica di partito riconoscendogli la massima libertà di espressione e di proposta. "L'appuntamento rientra nell'ambito dell'iniziativa "Primarie delle idee" promossa dal Partito Socialista su scala nazionale e regionale per porre alle basi del nuovo partito un programma di temi concreti come le riforme istituzionali, il welfare, lo statuto regionale, la riforma del lavoro, la riforma dell'università e del mondo della ricerca, le politiche industriali, l'ambiente e l'energia, le infrastrutture". (bas - 04).


CESENA - Si costituisce il ''Gruppo della Libertà'' (sezione: Scuola)

( da "RomagnaOggi.it" del 24-11-2007)

 

Sei in news/Cesena, data 24.11.2007, orario 12:12. CESENA - Si costituisce il ''Gruppo della Libertà'' CESENA - I quattro consiglieri comunali del Gruppo di Forza Italia, Luca Mancini, Stefano Angeli, Giampiero Biondi ed Antonella Celletti, hanno costituito un nuovo Gruppo che prenderà il nome di “Gruppo della Libertà”. “Da mesi, – hanno spiegato i consiglieri – sia a livello nazionale che locale, si sta lavorando nella direzione di dare vita ad un nuovo grande soggetto politico che si apra alla società in senso lato e che accolga ed interpreti le istanze della gente. Dopo lo straordinario successo popolare della campagna di raccolta firme 'per tornare a votare', dello scorso fine settimana, il Presidente Berlusconi, a San Babila, raccogliendo il messaggio dei milioni di firmatari, ha rivoluzionato lo scenario politico italiano ed ha sancito di fatto la nascita di questa nuova formazione, che raccoglierà tanti soggetti del mondo politico, associazioni, movimenti e soprattutto persone, ed in particolare giovani, che, pur non essendosi mai impegnate in politica o nelle Istituzioni, intendono oggi dare il loro contributo per rimettere in piedi il nostro Paese”. “Questo non vuol dire un distacco, un taglio netto da Forza Italia, anzi il contrario. – affermano ancora i consiglieri – Noi siamo gli esploratori, l'avanguardia di un flusso in movimento verso il futuro. Forza Italia è la nostra casa di origine, oggi, insieme a tanti, cerchiamo di fondare una casa più grande, dove trovino collocazione ancora più amici che concordino con i nostri principi fondanti: il rispetto delle regole e delle libertà, gli ideali della nostra tradizione, la tutela della famiglia e della vita, la sicurezza e la difesa della nostra identità, ma anche un recupero della meritocrazia e del contatto diretto con le persone in politica, come nelle Istituzioni. Crediamo infatti che debba essere colmato quella sorta di baratro che si è frapposto fra la politica e le Istituzioni e la società civile, che si sente delusa nelle aspettative ed inascoltata nelle legittime richieste. La risposta a questa situazione non sono l'antipolitica o il qualunquismo, ma il recupero della vera politica da parte di soggetti sempre più numerosi. Questo il principale obiettivo del nuovo soggetto politico di cui noi siamo orgogliosi di fare parte”.


I finanziamenti della discordia (sezione: Scuola)

( da "AprileOnline.info" del 24-11-2007)

 

Carlo Patrignani, 24 novembre 2007 Ricerca Si accende la polemica dopo la dichiarazione del Ministro Livia Turco sulrila presunta "guerra tra bande", alla quale in particolare risponde l'Istituto per la ricerca sul cancro di Genova. E rimane aperto anche il caso-Garaci, che divide i rappresentanti di categoria all'Istituto Superiore di Sanità. Martedì il nuovo direttore generale, Monica Bettoni Brandanti Ma quale guerra per bande! Il Ministro della Salute, Livia Turco, cui riconosco sensibilità e attenzione, fa un'affermazione, "vergognosa guerra per bande", offensiva: è triste che l'Italia non abbia ancora l'unico sistema, universalmente ammesso, di finanziamento della ricerca, la peer review', basata su trasparenza e meritocrazia, e che a tale esigenza si risponda con guerra per bande', o tra poteri accademici. E' stupito il direttore del laboratorio di medicina rigenerativa dell'Istituto per la ricerca sul cancro di Genova, Ranieri Cancedda, che con Elena Cattaneo e Paolo Bianco, ha chiesto alla Turco chiarimenti sulla distribuzione dei finanziamenti gestiti dall'Istituto Superiore di Sanità per la ricerca sulle tanto dibattute cellule staminali. Finanziamenti che è dal 2001 che seguono percorsi poco chiari e trasparenti: concessi dall'alto al basso, secondo il top down', cioè quasi ad personam, senza controlli ed in assenza di rigorose procedure. "Hanno ragione da vendere i colleghi: non c'è alcun dubbio che per far correttamente le cose il sistema migliore è la peer review e non già il top-down", afferma il genetista Edoardo Boncinelli, riferendosi al metodo in voga in Italia e sui quali è intervenuta la rivista internazionale Nature' con un editoriale dedicato alla gestione dell'Iss ed alla "scienza ai maccheroni". Boncinelli è uno dei maggiori scienziati italiani, al quale abbiamo chiesto cosa ne pensa della vergognosa guerra per bande. "Non è importante - risponde il genetista - l'importante è stare dalla parte giusta, quella degli scienziati e ricercatori, di chi fa effettivamente la ricerca". Dunque, siamo un Paese indietro come dice Nature? "Siamo un Paese ancora troppo clientelare, dove il clientelismo impera indisturbato - conclude - l'Italia dovrebbe provincializzarsi". E alla domanda se la politica dovrebbe non occupare e non invadere campi non suoi, come la ricerca scientifica, lo scienziato ritiene che "il Ministro ha sanato, a quanto pare, la piaga dell'assegnazione dei fondi senza alcuna procedura di bando pubblico, e quando smentisce che siano già stati assegnati fondi per la ricerca senza ricorrere a bando pubblico non puo' che farci piacere". Dunque, "se alla Turco va riconosciuto il merito e il coraggio di aver cambiato registro con l'introduzione del bando pubblico e di una commissione di referee esterni - prosegue - forse la nostra iniziativa non è stata inutile e, con altrettanta sincerità, non possiamo che restare sorpresi dalla sua affermazione: non è una vergognosa guerra per bande' la nostra richiesta di fare ciò che il Ministro stesso ora riconosce necessario fare". Secondo le assicurazioni del Ministro potranno concorrere per l'assegnazione dei fondi (pari a 8 e non 3 milioni di euro), solo i destinatari istituzionali, ossia le Regioni e gli Istituti di ricerca: neanche un euro a singole persone, come avvenuto in passato. "E non deve accadere che chi far parte della Commissione che valuta i progetti da finanziare - avverte Cancedda - sia contemporaneamente autore, esaminatore e finanziatore dello stesso progetto". Eccola la "scienza dei maccheroni" di cui parla Nature e che va soppressa. "Quanto detto dal Ministro su bando pubblico e commissione di referee esterni va bene: è un bel risultato", conclude Cancedda che però di per se non chiude la polemica: i tre ricercatori ci tengono a dire che loro non hanno nulla di personale verso Enrico Garaci, riconfermato dalla Turco per la terza volta alla guida dell'Istituto Superiore di Sanità; semmai sono da cambiare ed innovare le modalità di scelta, come fatto il Ministro dell'Università e Ricerca, Fabio Mussi, che per il rinnovo della Presidenza del Cnr, ha affidato ad un nucleo di 12 esperti nazionali ed internazionali (dei quali non ci conosce il nome), il compito di comporre una rosa' di candidati da cui sceglierà il Presidente. "Avremmo preferito un rinnovamento all'Iss: come del resto sta facendo Mussi per il Cnr", nota Gianna Cioni, segretario nazionale della Flc-Cgil. Rinnovamento non soltanto della Presidenza ma anche, come emerso dalla Conferenza di Produzione, "delle strutture interne, con la creazione di un nuovo organismo, il Consiglio Scientifico', per una maggiore democrazia e partecipazione alla gestione dell'ente". Un po' diversa la posizione delle Rdb, il sindacato di base. "Per noi la gestione-Garaci del personale è positiva, sia per quanto riguarda i dipendenti a tempo indeterminato' che per i precari: la condizione di lavoro è migliorata rispetto alle passate gestioni", sostiene Claudio Argentini delle Rdb. Poi ci sono le assunzioni dei tempo determinato' (195 tra ricercatori, tecnici, personale amministrativo e operativo), che "derivano dalle nostre lotte per la stabilizzazione dei precari", precisa Argentini. Ciò e stato ottenuto anche grazie, aggiunge, "all'opera del Ministero della Salute e del Presidente dell'Iss". Sulle critiche alla gestione dei fondi per la ricerca mosse a Garaci da Nature' e dai tre ricercatori, Cattaneo, Bianco e Cancedda, Argentini commenta: "La gestione dei fondi è da criticare in tutti gli enti di ricerca, i pochi fondi dappertutto vengono gestiti in maniera clientelare, per cui la critica a Garaci - conclude Argentini - va estesa a tutto il mondo della ricerca". Se una decina tra ricercatori ed amministrativi, prima firmataria la ricercatrice precaria, Lucia Gabriele, hanno chiesto al Ministro della Salute, con una lettera, la riconferma di Garaci, "importante per l'Istituto che ha bisogno di stabilità e continuità per continuare a svolgere i delicati compiti di ricerca", un altro gruppo più numeroso di ricercatori, amministrativi e tecnici, vuole "un confronto immediato" con Garaci sulle critiche riportate dalla stampa, e soprattutto "una gestione meno centralistica e verticista". Obiettivo: arrivare all'assemblea generale dei dipendenti. "L'assunzione dei 195 precari sono merito dell'azione dei sindacati sul Governo", avverte la Cioni e non sono ascrivibili a singoli dirigenti. Questa è la situazione all'Iss, dove si susseguono riunioni e lettere, contrapposizioni tra chi vuol mantenere lo status quo' e chi invece vuole cambiare, fermo restando l'autonomia, le competenze e la tutela di un importante istituto. Sarà un bel banco di prova per l'ex senatrice ds Monica Bettoni Brandanti, che da martedì 27 si insedierà come direttore generale.


Sorpresa, i giovani scoprono la politica - raffaele bonaccorso (sezione: Scuola)

( da "Trentino" del 25-11-2007)

 

Primiero. L'iniziativa è stata promossa dal Comprensorio. Le impressioni di sei ragazzi coinvolti nel progetto Sorpresa, i giovani "scoprono" la politica Un inatteso livello di partecipazione agli incontri con le istituzioni RAFFAELE BONACCORSO PRIMIERO. Più di cento giovani hanno partecipato all'incontro con il difensore civico Borgonovo Re, altrettanti hanno invaso la sala del Comprensorio per discutere con il presidente Cristiano Trotter e con il consigliere provinciale Marco Depaoli, con lo stesso livello di partecipazione hanno ascoltato Sergio Bonini docente dell'università di Trento. Tutto questo succede a Primiero ed è sorprendente. Non capita spesso, specie nelle piccole periferie, vedere così tanti giovani, partecipare a riunioni che richiedono un certo impegno. Il successo è frutto della strategia scelta dai responsabili del Tavolo delle politiche giovanili del Comprensorio di Primiero. "Le giovani generazioni hanno un atteggiamento di sfiducia e distacco nei confronti delle istituzioni - spiega Irene Grazzi, referente tecnico del Tavolo stesso - e questo spesso è dovuto alla poca conoscenza del tema ed alla scarsa coscienza civica. Partendo da queste osservazioni il Tavolo delle politiche giovanili ha voluto creare un percorso che riuscisse a superare questo stato di fatto. L'input è venuto dagli stessi ragazzi, che lo scorso anno avevano partecipato al progetto "Sentieri" e che li aveva portati fino ad Auschwitz, proponendo come seconda tappa Roma e le sue istituzioni: il parlamento, il governo, la presidenza della Repubblica. Propedeuticamente a questo obiettivo si sono voluti dare dei contenuti in grado di preparare i giovani all'evento ed ecco quindi i quattro incontri con il difensore civico, con i rappresentanti delle istituzioni locali, con un docente universitario sugli aspetti giuridici ed infine sul servizio civile". Ci si può chiedere quanto abbia influito nell'adesione al progetto la visita a Roma. "Certo fra le due cose c'è un legame - chiarisce Martina - ma avevamo anche l'esperienza positiva di Auschwitz e la puntuale e concreta presenza della scuola superiore e del suo dirigente scolastico che ha saputo valorizzare l'iniziativa. Il risultato è stata la grande partecipazione agli incontri informativi". Ma i giovani come vedono la politica? "Prima vedevo la politica come un mondo lontano da noi - dice Cinzia - invece ora sto capendo come sia essenziale per raggiungere degli scopi e degli obiettivi per poi realizzare anche i nostri progetti di vita. L'impegno nella politica è importante". Ed ancora: "La politica la si fa tutti i giorni quando si discute per risolvere i problemi - aggiunge Martino - quelli che non fanno politica sono a Roma, dove certa gente fa commedia". Anche sulla finanziaria le idee sono chiare: "Un obiettivo che deve contenere è sicuramente quello di puntare sull'impiego dei giovani e quindi garantire maggiore indipendenza, come avviene in Scandinavia - dice Albert - e questo si fa scommettendo sulla qualità dell'istruzione, in modo da fornire una vera preparazione per il mondo del lavoro". Una osservazione puntuale la fa Martino: "In Italia purtroppo non si punta sulla meritocrazia, né nella scuola, né nel mondo del lavoro. Si tende sempre a livellare e la carriera la si fa per anzianità. Questo non aiuta i giovani capaci". Su questo argomento Ambra aggiunge che "sono poche le università che, come Pisa ed Udine, offrono il sistema di "scuola superiore" e questo influisce sulla preparazione dei giovani". Andando infine alle istituzioni più vicine, Provincia e Regione, i ragazzi si rendono conto della specificità trentina. "Lo statuto speciale ci dà certamente dei vantaggi - ammette Mariapiera - purtroppo a volte si dà poca importanza a ciò, non riuscendo a valorizzare le opportunità".


Slitta di un anno la riforma della scuola dell'assessora Annamaria Miraglia (sezione: Scuola)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 25-11-2007)

 

Il Piano di accorpamenti non ha convinto nessuno. E lei lo congela Slitta di un anno la riforma della scuola dell'assessora Annamaria Miraglia (al.spe.) La riforma della scuola targata Miraglia è rinviata di un anno. Lo ha deciso, all'unanimità, la Giunta adottando l'atto d'indirizzo presentato dalla stessa assessora alla Pubblica istruzione che non ha fatto finta di non vedere che aveva tutti contro: sindacati, insegnanti, genitori. Ma attenzione perché Anna Maria Miraglia non fa marcia indietro sul contenuto del suo piano di razionalizzazione delle rete scolastica comunale, ma si impegna ad un maggiore approfondimento con le parti in causa. "Ho compiuto un giro di consultazioni dal quale ho potuto evincere che c'è scarsa comunicazione; se da un lato rimango convinta del fatto che il progetto vada bene nel merito, dall'altro mi sono resa conto che è necessario avviare ulteriori occasioni d'incontro e confronto per approdare a un disegno maggiormente condiviso, senza forzature ma concertando" - ha detto Miraglia. Il risultato finale è che la riforma per adesso viene sospesa e non entrerà in vigore prima dell'anno scolastico 2009-10. In sintesi il piano si traduceva in tre parole: dimensionamento, verticalizzazione, costituzione di poli scolastici in attuazione di una linea guida nazionale vecchia di una decina di anni. In buona sostanza puntava al rafforzamento dei cosiddetti "istituti comprensivi" accorpando una scuola dell'infanzia, una primaria ed una secondaria sotto un'unica dirigenza, un'unica segreteria e struttura burocratica. L'opposizione è stata generalizzata con l'assessora che ha raccolto critiche e perplessità ovunque. Pareri contrari che hanno spinto Miraglia a una riflessione quanto meno sui tempi di attuazione fino a chiederne alla Giunta la posticipazione. Detto e fatto, con piena soddisfazione dei sindacati, insegnanti, genitori. L'atto di indirizzo, inoltre, fa riferimento all'opportunità di sviluppare l'educazione permanente degli adulti e impegna altresì il referato ai Lavori pubblici a mettere mano alle strutture scolastiche.


'talento e meritocrazia' (sezione: Scuola)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 26-11-2007)

 

Provincia 'Talento e meritocrazia' Il segretario diessino Pecoraro parla del nuovo Pd 'Stiamo organizzando iniziative e forum tematici' Il segretario diesse Ciro Alessio Pecoraro interviene sui primi passi del PD in città. "C'è ancora da lavorare perché le persone si sentano davvero coinvolte - dice - ma stiamo mettendo in campo iniziative e forum tematici". Cosa cambierà a Sassuolo? "La prima cosa è il gruppo unico del Pd in Consiglio comunale. Martedì ci sarà la prima assemblea in città, da dicembre inizierà la distribuzione dei "Certificati di socio fondatore" ed entro gennaio contatteremo le 2600 persone che hanno votato il 14 ottobre per costituire il Pd in città". Si vociferano divisioni tra i consiglieri Ds e possibili uscite. "I consiglieri devono prima di tutto coerenza verso chi li ha eletti, poi al partito di appartenenza. Siccome i Ds chiudono non è detto che tutti aderiscano al Pd; se qualcuno non si sente vicino al progetto è giusto che si chiami fuori. Questo però non significa che chi esce dal Pd sia fuori dalla maggioranza". Ha più volte detto che vuoi un Pd come la moderna sinistra europea, Scalabrini (coordinatore della Margherita) lo vorrebbe più moderato. "Entrambi crediamo nel dialogo e nel confronto. Quando parlo di moderna sinistra europea, penso ad una sinistra efficace, di governo, capace di cambiare rapidamente le cose che non funzionano. Il Pd dovrà essere laico e le diverse credenze, religiose e non, non devono essere vissute come bandiere per battaglie ideologiche". Cosa direbbe agli scettici di oggi? "I 20/25enni hanno votato pochissimo alle primarie. Il primo passo è far loro capire che farsi ascoltare non è impossibile; la presenza di giovani nelle assemblee elettive dovrà essere importante. Finora nei partiti c'è stata chiusura verso chi non è politico di professione: una delle novità potrebbe essere l'impegno a tempo". Cosa si aspetta in generale? "Che sappia premiare talento e meritocrazia. Finora non è successo e per questo il Paese è fermo". (ch.di.).


Sei troppo bravo. E Storti mi cacciò (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-11-2007)

 

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2007-11-25 - pag: 12 autore: Il potere ai settantenni. Marini: oggi giovani meno combattivi "Sei troppo bravo. E Storti mi cacciò" di Nunzia Penelope F ranco Marini è allievo di Donat-Cattin e, come al suo maestro, la franchezza non gli manca: "è naturale guardare con simpatia i giovani, ma occorre chiedersi: cos'è che determina questa situazione? Io sono entrato nel sindacato a fine anni Cinquanta: nel corso del tempo ho visto affievolirsi il coraggio di proporsi, di affrontare battaglie nei gruppi dirigenti, come accadeva in Cisl negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta. Non ho più trovato una dialettica forte come ai tempi della mia generazione: i tempi di Pierre Carniti, Eraldo Crea, Mario Colombo, io stesso. Eravamo entrati nel sindacato senza alcun potere, e poi abbiamo saputo conquistare ruoli e peso. Non ci siamo tirati indietro su nessuna battaglia: l'incompatibilità tra cariche sindacali e politiche, la difesa della meritocrazia, il sì o no all'unità sindacale. All'epoca erano argomenti che dividevano profondamente, in modo anche drammatico. Ci siamo schierati, rischiando. Nessuno di noi restava alla finestra, in attesa della "chiamata" o della cooptazione. A volte si vinceva e a volte si perdeva, ma era così che ci si formava, che si conquistava spazio. Poteva andare bene e poteva andare male. A me è capitato ad esempio nel '63-64: con la Cisl fortemente divisa al suo interno mi schierai contro Bruno Storti, allora numero uno dell'organizzazione. Così un giorno Storti mi chiama dicendomi: "Marini, tu sei troppo bravo per restare qui. Trovati un lavoro da un'altra parte". In pratica, mi ha messo alla porta. Che feci? Naturalmente cercai un lavoro. Lo trovai al ministero del Mezzogiorno, con Giulio Pastore. Da questa portarientrai nella Cisl riprendendo il cammino interrotto. Racconto questo episodio perché è vita vissuta, testimonianza concreta. Come potrei narrare delle decine e decine di battaglie nei congressi o degli scontri tra noi e con i "cugini" delle altre organizzazioni: si è vinto, si è perso, si è rivinto e anche riperso ma siamo andati avanti conquistando di volta in volta qualche incarico di responsabilità& Questi eravamo noi, i giovani di allora: non sfuggivamo al confronto per quanto aspro e per quali che fossero le conseguenze. Un periodo d'oro del sindacato, in un'Italia che cambiava profondamente nelle sue strutture economico-sociali". Dunque, cosa dovrebbe fare un giovane oggi per farsi spazio, conquistare posizioni, ruolo, potere? La ricetta di Marini è semplice: "Darsi da fare, scegliere, puntare a degli obiettivi, avere pazienza e determinazione, capacità di ascoltare e fiducia in se stessi. è una cosa che ti forma, insegna anche ad assumerti le responsabilità. Mi pare che all'epoca era la regola, oggi più l'eccezione. Il gusto del confronto politico, l'orgoglio, il coraggio di correre qualche rischio. Cercare di nuotare da soli: questa è la cosa essenziale". Ma è davvero possibile che sia solo colpa dei giovani se non arrivano da nessuna parte? Non c'è qualche responsabilità anche da parte degli anziani nel costituire una chiusura del sistema politico, sindacale, economico, che finisce per tenere fuori dalla porta, eternamente a bagno-maria, le giovani leve? "Certo, negli anni si è creata anche una maggiore rigidità della struttura, un problema del sindacato come della società nel suo insieme. Forse è più complesso di un tempo entrare, farsi strada, emergere. Ma quello che constato è soprattutto un affievolimento della spinta di cui parlavo prima ". (...) Su una cosa però Marini concorda, e cioè che oggi scarseggiano i luoghi deputati alla selezione della classe dirigente. Una volta c'erano i partiti, le scuole di partito, le sezioni. Tutto questo è scomparso. E ancora non si è capito cosa può sostituire il patrimonio disperso. "Sì, i luoghi di selezione della classe dirigente si sono ristretti e impoveriti. E la prevalenza della comunicazione ha fatto molti danni ai partiti stessi. Ha preso il potere, lo ha personalizzato. La vita interna ai partiti è dettata dalla comunicazione. Il rapporto oggi è direttamente tra i leader – personaggi conosciuti, noti,ma che a volte sono capaci e a volte no – e i media. Si bada di più a come "narrare" una decisione che alla qualità della decisione stessa, al suo fondamento, alla sua giustezza, alla sua rispondenza rispetto al problema che l'ha generata e al processo democratico di cui dovrebbe essere frutto. Così capita di dire cose che durano il tempo di un Tg o di un quotidiano ma che non lasciano traccia a distanza di ore, e questo non fa bene alla politica e alla sua credibilità (...)". ADDIO VECCHIE SCUOLE Il presidente del Senato: "I luoghi di selezione della classe dirigente si sono ristretti e impoveriti, prevale la comunicazione".


La grande fuga delle multinazionali (sezione: Scuola)

( da "Corriere Adriatico" del 26-11-2007)

 

Per arginare la disoccupazione si pensa ad una imprenditoria prettamente locale La grande fuga delle multinazionali ASCOLI Quale futuro economico (ed occupazionale) per il Piceno in difficoltà e, soprattutto, con quali strumenti affrontarlo? Ad interrogarsi sono un po' tutti: dalla politica alle istituzioni, dal sindacato (che a tal fine ha anche promosso un incontro, poi aggiornato al 10 dicembre) agli imprenditori. E se c'è chi, Assindustria (per bocca del direttore Vizioli, che si è anche prodotto in un richiamo all'assunzione di maggiori responsabilità da parte di altri enti economici strumentali del territorio quali la Camera di Commercio e le banche), afferma che dalle multinazionali e dalla grande e media industria il nostro territorio non può prescindere e che quindi bisognerebbe operare per tenersi stretti i grandi gruppi (almeno quelli che sono rimasti), c'è anche chi, la Provincia ma anche la regione Marche (con il vice presidente Luciano Agostini), pensa che alle prime si possa affiancare una nuova imprenditoria (e quindi un nuovo sviluppo) prettamente locale, in grado di sfruttare al meglio le risorse che il nostro territorio è in grado di offrire. Certo è che, in una società dei consumi in crisi e che di contro sconta una forte capacità produttiva di tipo manifatturiero, con il mercato appannaggio però di paesi dove il costo del lavoro è più basso, non basta più, a nostro avviso, puntare solo ad introdurre nelle aziende innovazione, nuove tecnologie, maggiore qualità di prodotto. Bisognerebbe invece forse puntare di più, oltre che su produzioni non delocalizzabili (perché non riproducibili altrove), anche e soprattutto a "produrre" innovazione, da poter immettere sul mercato. Perché è vero che il futuro di un territorio si gioca sull'aumento della produttività e della competitività del proprio sistema economico, ma è altresì vero che la vera competizione, sia essa riferita al sistema industriale che ad altri segmenti economici, sarà sempre più sui "saperi". Saperi che però mal si coniugano con il rischio di mobilità sociale, in un sistema come il nostro dove, sposando una tesi tanto cara al presidente Montezemolo, ci sarebbe bisogno di maggiore "meritocrazia", messa però in forse dalle condizioni economiche date, dove è più alta la probabilità che il figlio di un operaio rischi di fare a sua volta l'operaio, rispetto a quella che investe i rampolli di altre classi sociali. P.L. ,.


La buona politica non ama ipocrisie (sezione: Scuola)

( da "Italia Oggi" del 27-11-2007)

 

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Primo Piano Numero 281, pag. 8 del 27/11/2007 Autore: L. Franco Bussinello, Verona Visualizza la pagina in PDF       Uno lettore di IO ci bacchetta per l'uso del sarcasmo sul caso Rai. Ma il punto è questo? La buona politica non ama ipocrisie Basta con le false indignazioni su quello che tutti sanno Egregio dottor Bechis, l'ironia e il sarcasmo sono figure retoriche che ben concorrono a rendere qualitativamente pregiata e gradevole la penna di chi scrive. Ma possono anche divenire (per esempio, per un giornalista) strumenti di buon ausilio per "banalizzare" o ridicolizzare una notizia che non si compone bene nel mosaico che s'è costruito il giornale cui appartiene. ItaliaOggi del 23/11/2007: "Rai, scoperta una lottizzazione". Sottotitolo: "Il clamoroso caso della Bergamini, raccomandata da Berlusconi". è curioso che quando certe cose accadono si dica che "tutti lo sapevano" e che quando si sapevano nessuno abbia mai detto: "Ecco, io le so e le denuncio". In ogni caso, Lei è così sicuro che l'"emergere di intercettazioni telefoniche - che rivelano inquietanti accordi collusivi facenti capo, non tanto alla Bergamini, quanto a eminenti personaggi del giornalismo delle due testate televisive, e proprio per favorire l'allora presidente del consiglio Berlusconi" - sia roba da affidare a qualche bontempone in vena di barzellette? Staremo a vedere gli sviluppi della vicenda, ma le preoccupazioni sono legittime e dovrebbero essere anche le Sue. Perché, allora, giocare con l'ironia in una notizia seria ("scoperta una lottizzata")? Uso io stavolta l'ironia: lasci che sia Berlusconi - personaggio che è rimasto, da quando è sceso in politica, notoriamente neutro e fuori da ogni interesse televisivo e politico, a minimizzare o a parlare di sciacallaggio. Lo ha sempre fatto, anche quando le sue vicende giudiziarie sono risultate tutt'altro che l'invenzione di qualche "magistrato comunista", e lo fa tuttora, quando, ahimè!, qualche volta, fanno timidamente capolino "falsi problemi o sciocchi diversivi" come la riforma del sistema televisivo e il conflitto di interessi. Ecco, dott. Bechis, non ho mai avuto difficoltà a riconoscerLe il coraggio, la capacità di graffiare, di dissacrare, di essere fuori dal coro, in un tempo in cui il conformismo, anche nel Suo mestiere, dilaga. Non so se Lei si picchi di non avere appartenenze politiche o se il suo cuore batta proprio e interamente da una parte sola. Non importa. Si può essere obiettivi e buoni giornalisti anche se si è politicamente schierati. In ogni caso, non di rado, si ha l'impressione che non traspaia dal Suo giornale la genuina e preoccupata ricerca della verità. Le forzature evidenti o lo scoop non aiutano questa ricerca. Né tutto ciò può essere dissimulato dagli sforzi, spesso malamente riusciti, di dosaggio e di equilibrismo degli attacchi fra i due blocchi contrapposti. Le ho detto ancora che la testata del Suo giornale (quotidiano economico, giuridico e politico), dovrebbe essere rovesciata, giacché ItaliaOggi resta e si qualifica come un quotidiano "politico" prima che economico e giuridico. Forse le intenzioni editoriali all'atto della sua fondazione erano diverse. Niente di male. Ma chiamiamo le cose con il loro nome, e se vogliamo proprio attestarci sull'onda di Libero e consimili quotidiani, padroni di farlo. A me pare che la Sua penna e la Sua intelligenza, come quella di tanti altri valenti Suoi colleghi, potrebbero servire un giornalismo meno vociante, meno teso a vellicare la pancia della gente. E qualche esempio positivo lo abbiamo anche nel giornalismo di casa nostra. Umilmente, un consiglio: si tiri fuori, tiri fuori il Suo giornale dallo Tsunami dell'antipolitica, uno sport che durerà poco, come la storia dimostra. Denunciare, denunciare, denunciare. Documenti alla mano. Contro tutte le caste, certo. è servito e serve per moralizzare questo paese. Ma la denuncia impietosa è apprezzata quando è costruttiva, quando non mostra di essere fine a se stessa, o quando non nasconde altri obiettivi, o quando approfondisce (dura fatica) e non si lascia trascinare dallo scoop. Ne abbiamo bisogno in un paese dove tutto è gridato, dove tutto è marcio, dove tutte le vacche sono grigie, dove imperano populismo e demagogia, dove pochi s'accontentano di come le cose possono apparire e vogliono vedere come realmente stanno. Abbiamo bisogno di capire. Per fortuna, la gente è, forse, meno disposta di quanto si creda a farsi lavare il cervello. Risponde Franco Bechis. Caro Bussinello, finalmente! Le avevo chiesto di continuare a tirarmi le orecchie dopo le amichevoli e sagge correzioni che sempre mi ha imposto, ma era un po' di tempo che non lo faceva più. Con questa sua però si riprende il dovuto con gli interessi e garbatamente mi mette all'angolo. Comprendo, ma sono convinto delle mie ragioni. Lei ha citato due argomenti- forse non a caso- che hanno un tratto comune: la recente vicenda Rai (come le dimostreremo nella pagina qui a fianco la realtà è assai diversa da quel che appare spiando le telefonate) e le inchieste sull'antipolitica. D'accordo con lei che alla fine quel che preme a tutti noi cittadini è avere una buona politica, non la cacciata in massa di una intera classe dirigente per quanto questa non abbia brillato. Ma negli articoli che lei prende di mira- l'ironico commento sulla scoperta della lottizzazione in Rai e i numerosi interventi sui costi della politica- l'intenzione era quella di portare alla luce del sole la grande ipocrisia che circonda gli uni e gli altri fatti. Ipocriti quelli che si indignano per la lottizzazione Rai solo perché riguarda un loro nemico politico. Quando invece i partiti hanno dato uno stipendio alto e garantito a giornalisti amici o anche semplicemente a giornalisti con stipendi che pesavano come macigni sui conti delle loro aziende editoriali (felici di liberarsene), ecco grandi giugulatorie sulla professionalità premiata, etc_ etc_ Stesso copione per l'antipolitica: un bravo politico, un ministro con i fiocchi dovrebbe non solo essere pagato, ma ricevere uno stipendio da supermanager. Il fatto è che riempiamo di soldi degli incapaci, e allora va un po' meno bene. Sui costi della politica poi siamo sommersi di bugie. Nel 2005 la finanziaria di Giulio Tremonti tagliò del 10% l'indennità parlamentare. Si dimenticarono però di dire che la riduzione sarebbe scattata lo stesso giorno in quell'indennità sarebbe aumentata del 10 per cento. Dissero a tutti che tagliavano esponendo in tv volti contriti ed emaciati, e non tagliarono un bel fico secco. Stessa cosa i successori: in questa finanziaria hanno annunciato una riduzione dei costi della politica di 1,2 miliardi di euro. Poi zitti zitti hanno stralciato, emendato, modificato. Alla fine resta una riduzione di qualche migliaio di euro per l'anno prossimo, poi si vedrà. Altra meraviglia: lo sa che 100 parlamentari con auto blu (per cariche varie, governative o parlamentari) percepiscono un rimborso taxi di 1.300 euro per taxi che non prendono mai? E perché quello si chiama rimborso e non stipendio? Poi prendono 4.500 euro netti al mese per pagarsi fino a tre collaboratori (i portaborse). La cifra intera non viene mai spesa, e mai restituita l'eccedenza. Ma almeno la metà di loro non assume nessun collaboratore e intasca l'intera somma. Quello è stipendio. E agli italiani comuni non è consentito. Basterebbe chiamare le cose con il loro nome e introdurre un po' di meritocrazia nella classe politica. Si licenzino i fannulloni, ad esempio: i cittadini non possono più farlo perché è stato sottratto loro il voto di preferenza con cui rimandarli a casa. Con un po' di chiarezza su questi punti e la rinuncia alla grande ipocrisia, potremmo tutti discutere più serenamente delle cose da fare. Che al momento non si fanno, perché meno si fa, meno si rischia la fine anticipata della legislatura_.


Come nel calcio anche all'università esistono serie A e B dei laureati? (sezione: Scuola)

( da "Gazzetta del Sud" del 27-11-2007)

 

Le scelte del ministro Mussi a proposito della specializzazione alle scuole di medicina Come nel calcio anche all'università esistono serie A e B dei laureati? Nicola D'Agrosa C'è una disparità di trattamento tra i giovani medici laureati tra novembre 2006 e marzo 2007 (appartenenti all'anno accademico 2005-2006 e abilitati a luglio 2007) e quelli laureati tra luglio e ottobre 2007 (appartenenti all'anno accademico 2006-07, che si abiliteranno nel febbraio 2008), in merito al problema dell'accesso alle scuole di specializzazione medica. Infatti gli abilitati di luglio 2007 sono stati estromessi dal concorso tenutosi a luglio in quanto non in possesso dell'abilitazione al momento del termine della presentazione della domanda (1-10 giugno 2007), poiché la data dell'esame di Stato fissato per il 18 luglio non permetteva di ottenere tale requisito nei tempi richiesti. Il ministro Mussi, interpellato in merito, ha risposto che non era in suo potere modificare il Dm 172 del ministro Moratti, e inoltre che l'abilitazione all'esercizio della professione era un requisito indispensabile dal momento che si stata sostituendo una borsa di studio con un contratto, motivo per cui in base alla regolamentazione della partecipazione a concorsi pubblici, che prevede l'acquisizione dei requisiti necessari al momento della presentazione delle domande, non erano ammissibili deroghe (anche se questo implicava la partecipazione al concorso di una sola sessione di abilitazione e non di due come dovrebbe essere). Grazie a una sospensiva del Tar Lazio, però, alcuni abilitandi hanno potuto sostenere il concorso; il ministro si è quindi appellato al Consiglio di Stato (in linea con quanto affermato nel Dm 172 "(...) Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare".) che ha decretato l'esclusione dalle graduatorie di merito dei ricorsisti vincitori, adducendo come motivazione la necessità inderogabile di possedere l'abilitazione all'atto dell'iscrizione al concorso. Contemporaneamente il ministro annunciava la volontà di ripristinare una normale calendarizzazione del concorso con l'emissione del bando nel mese di settembre e lo svolgimento delle prove nel mese di novembre in concomitanza con l'inizio dell'anno accademico. Tuttavia questo non è accaduto e benché il ministro abbia dichiarato, sia il 25 ottobre in risposta a una interrogazione parlamentare sia il 31 ottobre durante una videoconferenza, che avrebbe emesso il decreto per l'emanazione del bando a giorni con svolgimento delle prove al massimo entro metà gennaio, ha invece deciso di ritardare la pubblicazione del bando per permettere agli abilitandi di febbraio di partecipare al concorso. A tal fine il ministro ha addirittura emanato due decreti: nel primo anticipa la data di svolgimento dell'esame di abilitazione dal 15 febbraio al 6 febbraio; nel secondo stabilisce l'avvio dei corsi di specializzazione al 10 marzo, disattendendo così la promessa di non perpetuare il ritardo accumulato dai suoi predecessori. Ci si chiede per quale motivo il ministro Mussi abbia ora il potere di modificare in un solo giorno un decreto per il quale a maggio era necessario addirittura un nuovo regolamento poiché un decreto non sarebbe stato sufficiente. Sembra quasi che per il ministro i giovani medici abilitatisi a luglio abbiano meno diritti dei medici che si abiliteranno a febbraio e questo sul presupposto di una falsa meritocrazia. Il ministro pare quindi riconoscere l'esistenza di laureati di serie A e di serie B, benché in entrambe le categorie siano presenti laureati in corso e fuori corso e con il massimo dei voti. Si chiede quindi al ministro Mussi quali siano state le motivazioni che l'hanno indotto a questo cambio di rotta e come sia possibile che gli ostacoli burocratici e legislativi presenti nel mese di maggio si siano ora dissolti. Le colonne della "Gazzetta del Sud" sono a disposizione del ministro Mussi, per un chiarimento dovuto. (martedì 27 novembre 2007).


La "privata" vista da vicino (sezione: Scuola)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 27-11-2007)

 

Confronto con la scuola pubblica: parla un'allieva che ha sperimentato pecche e pregi di entrambi gli ambienti scolastici La "privata" vista da vicino La riforma ha modificato le regole per gli esami finali I luoghi comuni da abbattere: tocca ai ragazzi Differenze tra scuola pubblica e privata. Ecco un argomento che la riforma Fioroni ha riportato in evidenza e che su Internet occupa parecchio spazio in blog e post. Personalmente ho avuto la fortuna, se così vogliamo chiamarla, di poter conoscere le due realtà, frequentando prima la scuola pubblica e oggi quella privata che mi trovo a scoprire giorno per giorno. Non è certo con il fine di raccontare la mia "disastrosa" situazione scolastica senza l'ombra di un successo che affronto questo tema ma per esprimere anch'io la mia opinione riguardo a un argomento che accomuna noi giovani e che ci tocca così da vicino. In Italia abbiamo un sistema scolastico tra i più arretrati d'Europa ed è per questo che Fioroni ha voluto riformare l'istituzione scolastica, che ha una notevole quantità di pecche. Non capisco perché chi parla di realtà come la scuola privata senza comprenderla si possa azzardare a criticare un sistema sconosciuto dai più. Mi trovo d'accordo con chi sostiene che la scuola privata "è divenuta una scuola statale di gestione privata" che non ha molto di diverso da "una scuola statale di gestione governativa". Ma chi l'ha resa tale? Semplicemente quegli alunni che con la testa fra le nuvole che serve solo a portare coloratissimi cappellini e nessuna intenzione di spianarsi la strada per il futuro, hanno cambiato sede di studio per continuare a non muovere nemmeno un dito, con la giustificazione che "pagando bisogna ottenere la promozione". A mio avviso, dunque, la colpa non va attribuita unicamente allo Stato o delle riforme quanto dei giovani che non si rendono conto di alimentare un sistema in degrado totale con la loro poca voglia di imparare! I genitori dal loro canto non si preoccupano di spiegare ai figli che i soldi non crescono dagli alberi. Non è un luogo comune pensare che siano molti i figli di papà che frequentano le scuole private pagate da genitori che, lavorando mattina e sera (poco propensi a prestare attenzione alla famiglia altra istituzione arretrata e disgregata) pretendono che non gli venga richiesto nessun genere di sforzo perché abituati ad ottenere tutto pagando! La scuola privata non dovrebbe essere questo, dovrebbe essere un luogo di studio con percorsi studiati ad hoc per dare spazio anche a chi non si è trovato nella pubblica, che, peraltro, ha molte cose da riformare, non solo gli edifici. Tutti i malintesi sono creati da coloro che non capiscono, che non approfittano dell'istruzione. Per mia fortuna non mi sono ritrovata davanti a un muro anzi, ritengo che mi siano dati occasione e stimolo a fare di più. Ritengo che ciò dipenda anche da chi riceve questo messaggio e da come esso viene interpretato senza dimenticare che sono indispensabili applicazione e costanza. Tra le riforme che hanno toccato anche la scuola privata va registrata la modifica agli esami di stato delle private che i candidati dovranno sostenere o nella propria regione o nelle regioni limitrofe e non più migrando, per esempio, dal Nord al Sud. un duro colpo alla necessita di una preparazione che deve dunque livellarsi a quella della scuola pubblica. Julia Klein jules15k@hotmail.com liceo linguistico - recupero anni Joppi.


IL MERITO E IL SALARIO (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-11-2007)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2007-11-27 num: - pag: 1 autore: di PIETRO ICHINO categoria: REDAZIONALE LA FATICA DEL LAVORARE BENE IL MERITO E IL SALARIO I l presidente di Confindustria, Montezemolo, ha rilanciato con forza, in questi giorni, la parola d'ordine della meritocrazia; e il segretario della Cisl, Bonanni, gli ha risposto positivamente: "Il nostro obiettivo è lavorare meglio e di più, per produrre e guadagnare di più". Su questo tema, invece, la Cgil resta abbottonata. Questa sua riluttanza non risponde a ragioni tattiche contingenti: ha radici profonde nella cultura della sinistra. E niente affatto disprezzabili. A sinistra l'idea dominante è che la produttività non sia un attributo del lavoratore, bensì dell'organizzazione aziendale in cui egli è inserito. "Prendi un ingegnere bravissimo e mettilo a spaccare le pietre: otterrai probabilmente un lavoratore molto meno produttivo di uno spaccapietre analfabeta". Se, poi, nessuno domanda pietre, entrambi stanno fermi e la produttività di entrambi è zero. Nel dibattito di tutto lo scorso anno sui nullafacenti del settore pubblico, questo è stato immancabilmente il concetto che veniva contrapposto all'idea di commisurare le retribuzioni anche ai meriti individuali: "Il risultato penosamente basso di molti uffici - si è detto da sinistra - ma anche il difetto di impegno di molti impiegati dipendono dal pessimo livello di organizzazione e strumentazione ". C'è del vero in questo argomento; ma a sinistra si cade spesso nell'errore di fermarsi qui. è l'errore che il grande Jacovitti rappresentò con l'indimenticabile vignetta dove una mucca dall'aria torpida e pigra diceva: "Sono una mucca per colpa della società". La realtà è che la produttività del lavoro dipende da entrambe le variabili: sia dall'organizzazione, e talvolta da circostanze esterne incontrollabili, sia dalla competenza e dall'impegno del singolo addetto. E conta anche il suo impegno nel cercare l'azienda dove il proprio lavoro può essere meglio valorizzato. Commisurare interamente la retribuzione al risultato significa, certo, scaricare sul lavoratore tutto il rischio di un esito negativo che può non dipendere da suo demerito. Ma garantire una retribuzione del tutto stabile e indifferente al risultato significa cadere nell'eccesso opposto: così viene meno l'incentivo alla fatica del far bene il proprio lavoro e del muoversi alla ricerca del lavoro più utile, per gli altri e per se stessi. Questa stabilità e indifferenza della retribuzione è la regola oggi di fatto imperante in tutto il settore pubblico, ma troppo largamente applicata anche in quello privato, per effetto di contratti collettivi che lasciano uno spazio del tutto insufficiente al premio legato al risultato. E questo è uno dei motivi - insieme, certo, a tanti altri difetti strutturali e imprenditoriali - della bassa produttività media del lavoro nel nostro Paese. Per uno stipendio magari basso, che però matura qualsiasi cosa accada, ci sono sempre i lavoratori che si impegnano a fondo, se non altro per rispetto verso se stessi, e si ribellano alle situazioni di improduttività; ma ce ne sono sempre anche altri che se la prendono comoda, fino al limite del non far nulla. Un'iniezione di meritocrazia nei contratti collettivi e individuali fa certamente bene anche a questi ultimi.


Per l'istruzione al Sud 4,2 miliardi (sezione: Scuola)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2007)

 

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2007-11-27 - pag: 23 autore: Fondi. Un piano di Bersani e Fioroni Per l'istruzione al Sud 4,2 miliardi Luigi Illiano ROMA Circa 4,2 miliardi di euro faranno rotta verso Sud per rafforzare il canale dell'istruzione. Lo ha annunciato ieri a Lamezia Terme il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, durante il convegno "La nuova politica del Quadro strategico nazionale: l'istruzione motore dello sviluppo". All'incontro ha partecipato anche il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. "Il contributo della scuola è sempre decisivo, ma nel Sud è strategico. Per questo il Quadro nazionale 2007/2013 assegna all'istruzione nel Mezzogiorno un ruolo centrale e un volume di risorse cospicuo: circa 3,6 miliardi di euro per il programma nazionale sull'istruzione ed altri 600 milioni di euro ai programmi regionali ", ha detto Bersani. Intanto, sul versante dell'accesso all'occupazione, resta molto scarsa la fiducia verso criteri di meritocrazia: secondo l'89% degli italiani per trovare lavoroè importante conoscere la persona giusta. In pratica: la raccomandazione resta la chiave più importante per aprire le porte. è quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla Swg e reso noto ieri nel corso del convegno. Il sondaggio è stato rivolto a cittadini italiani di età compresa tra i 15 e i 30 anni e tra i 30 e i 64 anni con figli in età scolare. Quanto alle competenze occorrenti per trovare un lavoro, quelle matematiche o scientifiche, sono giudicate importanti dal 92% degli intervistati, quelle socio-economiche dal 94%, quelle tecniche dal 93%, quelle professionali dal 94% e quelle umanistiche dal 75 per cento. Giudizio positivo degli intervistati sulla preparazione fornita nella propria zona dalle scuole: il 60% la ritiene ottima o buona. Quanto alle singole aree, nel Nord-Ovest d'Italia hanno espresso un giudizio positivo il 69% degli intervistati, al Nord-Est il 60%, al Centro il 61%, al Sud il 53% e nelle Isole il 51 per cento. Inoltre, gran parte dei cittadini che vivono nelle regioni meridionali non crede che la qualità della formazione scolastica delle regioni del CentroNord sia migliore di quella impartita nella propria regione: il 55% degli abitanti del Sud e il 51% degli abitanti delle Isole ha affermato che non ci sono differenze. "Sapevamo bene che nel senso comune degli italiani la spintarella c'era – ha commentato Bersani – questi dati certificano che, purtroppo, quest'idea c'è anche nella mentalità dei giovani. Tutto quello che abbiamo battezzato "liberalizzazione" vuole dire basta con le spintarelle. Vuol dire che se un giovane sa fare un mestiere deve poterlo fare. Punto e basta. Se noi non afferriamo questo concetto, per quanto ci costi in termini di cambiamento, di rottura di meccanismi corporativi, di semplificazioni, noi consumiamo una rottura nei confronti delle nuove generazioni", ha detto, infine, il ministro dello Sviluppo. "Bisogna ripristinare nella scuola il merito e l'eccellenza che è tutt'altro che una scuola selettiva e classista – ha affermato il ministro Fioroni – anzi, è l'unico strumento per chi sa di non poter accedere alle classi dirigenti in base alle competenze che ha acquisito, alle capacità ed ai meriti che mette in campo. Rimuovere dalla scuola il merito e le eccellenze significa consegnare a chi è figlio di operaio l'opportunità di rimanere soltanto figlio di operaio. Sfida valida per tutto il Paese ma soprattutto nella scuola del Sud", ha concluso Fioroni. SONDAGGIO SWG Resta scarsa la fiducia nella meritocrazia: 8 italiani su 10 pensano che per trovare un posto serva conoscere la persona giusta.


Università: bilancio inrosso. E Agraria non trasloca Rimandata l'operazione da 35 milioni di euro perla nuova facoltà. La Finanza andrà nell'ex caserma sui lungarni (sezione: Scuola)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 27-11-2007)

 

Di PAOLA FICHERA LA CERIMONIA ufficiale per inaugurare l'anno accademico 2007-2008 dell'ateneo fiorentino si è svolta nel Salone de' Cinquecento. Ma la soluzione ad almeno uno dei problemi più urgenti dell'Università fiorentina è arrivata dalle retrovie di Palazzo Vecchio. Uno dei problemi dell'ateneo, infatti, è il trasferimento della facoltà di Agraria dagli immobili delle Cascine al polo scientifico di Sesto. Costo dell'operazione oltre 35 milioni di euro. Troppi. Tanto che il magnifico rettore Augusto Marinelli ha più volte allargato le braccia per dichiarare l'impossibilità a sostenere l'operazione. Il mancato trasloco di Agraria, però, rischiava di far saltare il protocollo d'intesa per il passaggio di proprietà della Fortezza da Basso (dal Demanio a Regione, Provincia e Comune) e del complesso di Sant'Orsola (dal Demanio alla Provincia). Insomma un pasticcio che avrebbe gravemente compromesso i rapporti fra Università e enti locali. Le prime avvisaglie già ieri proprio nel Salone de' Cinquecento quando il vicepremier Francesco Rutelli, ospite d'onore della manifestazione, ha sostenuto a spada tratta "l'autonomia" del sistema universitario che "deve dare il suo contributo forte anche al territorio". Che in altre parole significa: è ora che l'Università impari a risolvere da sola i suoi problemi. MA PER RIAVERE la Fortezza e fare in modo che Sant'Orsola torni ad essere il cuore di San Lorenzo, l'assessore all'urbanistica Gianni Biagi si è ingegnato. Così ha proposto alla Guardia di Finanza una soluzione transitoria (anche se non di brevissimo periodo): il trasferimento nella ex caserma De Laugier, sul lungarno della Zecca Vecchia. I vertici delle Fiamme Gialle sono andati a fare un sopralluogo: hanno trovato la soluzione un po' piccola, ma si sono dichiarati disponibili. Morale: la facoltà di Agraria potrà restare alle Cascine per tutto il tempo necessario a trovare i fondi per costruire la nuova sede nel polo universitario di Sesto (in un terreno di proprietà dell'Università a fianco della ex caserma Quarleri che, invece, deve essere abbattuta e bonificata causa amianto). Una notizia trapelata al termine della cerimonia, dopo che il magnifico rettore, Augusto Marinelli, avvolto nel manto d'ermellino delle grandi occasioni, aveva sciorinato i numeri negativi di un'Università in costante difficoltà economica. DOPO l'intervento su tradizione e innovazione di Francesco Rutelli, ministro ai Beni culturali e al turismo, chiamato a sostituire il collega Fabio Mussi (impegnato nell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Milano Bicocca). Rutelli ha parlato a lungo, (della meritocrazia che deve tornare ad essere l'unico criterio di giudizio e di selezione per la formazione della nuova società, per ridare fiducia ai giovani) ma non ha dato risposte ai tanti problemi sollevati. "Il ministro Fabio Mussi è al lavoro e lo vedo battagliare in tutti i consigli dei ministri a difesa delle università italiane e della nostra ricerca ? ha detto Rutelli ? e credo che le cose oggi siano già migliorate". Poi la fiducia d'ordinanza: "I segni si vedranno; i primi dati sono positivi anche se c'è molta strada da fare. È un cammino lungo". Del tutto insoddisfatti, come era facilmente prevedibile, gli studenti di "Lista aperta": "L'affermazione di Rutelli, in merito all'autonomia degli Atenei, conferma che il Governo continua a non prendere responsabilità di fonte ai problemi dell'Università". - -->.


Castelli: 'Basta con le ingerenze I politici si arrendano' (sezione: Scuola)

( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 27-11-2007)

 

SANITA' LE NOMINE DEI PRIMARI Castelli: 'Basta con le ingerenze I politici si arrendano' ? SENIGALLIA ? "NON SARANNO più ammissibili ingerenze politiche nella scelta dei nuovi primari ospedalieri di Senigallia ed altre strutture sanitarie regional'': a parlare è Guido Castelli, consigliere regionale di An. ''Proprio contro le recenti "invasioni di campo" ho cercato di accelerare l'iter di una proposta lasciata da tempo nei cassetti della Regione". Di quale legge si tratta? "Una proposta, a mia firma e del collega Marco Luchetti (Margherita), diretta proprio a modificare il procedimento per la nomina dei primari. Duplice l'obiettivo: ridurre la totale discrezionalità di cui godono i direttori di Zona e contrastare il triste fenomeno della lottizzazione politica della salute pubblica. Il risultato è stato che il consiglio regionale ha approvato la legge 6 novembre 2007 n. 15 che introduce elementi oggettivi di meritocrazia in uno dei settori più delicati". Quali le novità introdotte? "Da ora in poi la commissione medica non dovrà limitarsi a fornire un mero giudizio di idoneità all'incarico, ma sarà chiamata ad enucleare una terna graduata dei migliori aspiranti. Tra questi il direttore di Zona dovrà individuare il vincitore del concorso con un provvedimento rigorosamente motivato. Speriamo che anche il sindaco Luana Angeloni voglia "arrendersi" a queste evidenze e riconoscere, dunque, alla categoria medica ed all'organizzazione sanitaria il diritto di recuperare autonomia e meritocrazia". - -->.


"Primari, da oggi stop alle spintarelle" (sezione: Scuola)

( da "Corriere Adriatico" del 27-11-2007)

 

Castelli (An) e Luchetti (Pd) rivoluzionano il sistema di assunzione "Però si tenta di rallentare l'entrata in vigore della normativa Il sostituto di Quagliarini non ci rientra ma confidiamo nel buon senso di Bevilacqua" La bufera politica per Chirurgia fa approvare la legge anti-raccomandazioni in Regione "Primari, da oggi stop alle spintarelle" SENIGALLIA - La bufera sul primariato di chirurgia che ha investito l'ospedale di Senigallia è arrivata fino in Regione: un caso politico che ha dato la spinta che serviva alla rivoluzione delle normative sull'assunzione dei dirigenti dei reparti, con una proposta bipartisan diventata legge lo scorso 6 novembre. Consigliere Guido Castelli lei ha presentato in Regione assieme al suo collega Marco Luchetti la legge antiraccomandazioni nella sanità. Alleanza nazionale e un esponente del nuovo Pd uniti su un tema che scotta e che fa discutere a destra e a sinistra. E tutto è partito da Senigallia... "Le aspre polemiche che si sono innescate nella vostra città per le ingerenze politiche sulle designazione del primario di Chirurgia ma anche di quello di Fisiatria non sono certo rimaste inascoltate in Regione. Proprio dopo essere venuto a conoscenze delle invasioni di campo del sindaco e dell'assessore Volpini che hanno suscitato una ridda di polemiche da parte dell'opposizione, ho cercato di accelerare l'iter della nostra proposta di legge che da tempo giaceva nei cassetti degli uffici regionali e diretta modificare il procedimento per la nomina dei primari negli ospedali". Il risultato è stata l'approvazione della nuova normativa proprio nei giorni scorsi. Quali sono i contenuti innovativi della legge? "Intanto ridurre la discrezionalità di cui godono i direttori di zona nella scelta del primario e contrastare il triste fenomeno della lottizzazione politica della salute pubblica. Con questa legge si introducono elementi di meritocrazia in uno dei settori più delicati della pubblica amministrazione". Come funzionerà dunque la nomina di un primario dopo la pubblicazione del bando? "Prima di tutto la commissione medica non dovrà dovrà limitarsi a fornire un mero giudizio di idoneità all'incarico ma sarà chiamata ad enucleare una terna graduata dei migliori aspiranti. Tra questi, poi, il direttore di Zona dovrà individuare il vincitore del concorso con un provvedimento rigorosamente motivato. Fino al 6 novembre il direttore di Zona poteva decidere a suo piacimento il nuovo primario senza spiegare il perchè della scelta: una situazione che di fatto impediva il ricorso al Tar. Da adesso in poi non sarà più così". Però la scelta del nuovo primario di Chirurgia e Fisiatria di Senigallia non rientra in questa legge... "In effetti no, dal momento che il bando è stato pubblicato prima dell'approvazione in Regione. Ma il Consiglio regionale si è espresso chiaramente sulla volontà di cambiare le regole e di puntare sulla meritocrazia, quindi lo riterrei quasi un atto dovuto che il direttore Bevilacqua si attenesse alle nuove direttive che sono state indicate nella nuova legge. In fondo anche il suo lavoro nell'Asur di Senigallia sarà valutato a gennaio sulla base delle cose che ha fatto nell'ultimo triennio. Non vedo perchè non possa muoversi in questo senso pure il primariato di Chirurgia. In assenza di garanzie giuridiche bisognerà confidare nel buon senso di tutti, soprattutto di coloro che rappresentando le istituzioni come il sindaco Angeloni, devono assumere comportamenti esemplari, arrendendosi a queste evidenze e riconoscere alla categoria medica e all'organizzazione sanitaria il diritto di recuperare autonomia e meritocrazia". Dopo l'approvazione della legge da parte del Consiglio regionale a che punto siamo? "La normativa prevede che i componenti delle commissioni dovranno essere estratti a sorte con un atto aziendale. Non nascondo di avere un sospetto: quello che si tenti di rallentare l'entrata in vigore della legge inanellandosi sul come dovrà avvenire l'estrazione e cercando così di sfruttare il più a lungo possibile le vecchie regole. Una situazione che contrasteremo fino in fondo, perchè non si può giocare sulla pelle dei pazienti". M. TERESA BIANCIARDI,.


I PARADOSSI DEL TALENTO (sezione: Scuola)

( da "Corriere di Bologna" del 28-11-2007)

 

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: 1APAGINA - data: 2007-11-28 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE GIOVANI E LAVORO I PARADOSSI DEL TALENTO di FRANCO MOSCONI P rendiamo due immagini fra le tante - tutte illuminanti - emerse dall'inchiesta su "I giovani e il lavoro" condotta dal Corriere di Bologna. La prima è sul "paradosso- chiave" nelle libere professioni, che - racconta una testimonianza - "sono le massime esaltatrici della competizione ", ma nel contempo alzano "a dismisura le barriere all'ingresso". La seconda, sulla "meta inarrivabile " spesso rappresentata dal livello di top manager. "Non è un problema di precariato - spiegano ad Almalaurea - nel privato le percentuali di stabilità sono doppie rispetto al pubblico. Si tratta piuttosto di dare chance di crescita". Ma allora c'è ancora una speranza, ci si può domandare giunti a questo punto? Una speranza per ragazze e ragazzi di talento, preparati e capaci? Oppure ciò che conta - più che il merito - è il censo, il potere della famiglia e l'appartenenza a una lobby, come alcuni recenti libri ampiamente dimostrano per il caso italiano? Quando si cerca di scavare sotto la superficie, come il Corriere ha fatto in queste settimane, è difficile dividere il mondo (la città) in bianco e nero: di qua i buoni, di là i cattivi. Non è facile, dopo le tante storie che abbiamo letto, trovare la ricetta giusta valida per tutti i campi. In economia, più che altrove, in molti ci saremmo ritrovati - alla vigilia di questo viaggio fra i giovani - lungo una linea di demarcazione pubblico- privato. Era (ed è) difficile negare come una quota consistente di imprese private (il riferimento va in particolare alle "medie " imprese) abbia, in questi anni, posto in essere un rilevante ricambio generazionale. Era (ed è) innegabile constatare come nelle banche e nella finanza i trentenni e i quarantenni abbiano raggiunto posizioni di grande responsabilità. La linea di demarcazione pubblico- privato mantiene, certo, una sua validità se pensiamo al blocco generazionale nelle cariche pubbliche. Essa, tuttavia, non spiega tutto, e fortunatamente anche la sfera pubblica è capace - almeno in alcuni ambiti - sia di dar vita a istituzioni efficienti sia di offrire opportunità professionali a persone di valore (dalle nostre parti non di rado). Forse la vera linea di demarcazione è, oggigiorno, quella fra attività esposte alla concorrenza (interna e internazionale) e attività che invece godono di varie forme di protezione (barriere all'entrata e pesanti regolamentazioni). Con un corollario: fra attività nelle quali si deve rendere conto dei propri comportamenti in maniera trasparente e attività garantite da un certo grado di "irresponsabilità". La meritocrazia ha maggiori possibilità di affermarsi laddove le attività economiche si svolgono in campo aperto (ossia, in condizioni di concorrenza e sotto il vincolo della responsabilità), anche se non mancano neppure qui margini di miglioramento. I volti e le storie messi in luce dal Corriere ci dicono che le ragazze e i ragazzi di talento fanno bene a coltivare, in fondo al cuore, quella speranza di cui prima dicevamo.


Il riformismo del nuovo millennio (sezione: Scuola)

( da "Avanti!" del 28-11-2007)

 

LE PROPOSTE DEI GIOVANI PER UN PARTITO SOCIALISTA CHE NASCA DALLA GENTE E PER LA GENTE Il riformismo del nuovo millennio 28/11/2007 "Accanto a chi è indietro e compiendo un passo in avanti", così Pietro Nenni spiegava il senso del socialismo. Ma oggi cosa significa essere socialista in Italia? E ancor più, giovani e socialisti. Non è soltanto ideologia ma è una cultura, un modo di vivere. Non potrà mai essere soltanto un partito. Partiti degli uomini e non uomini del partito, forse, questo è il senso di una diaspora così lunga; forse, il problema di un socialismo ridotto a pochi pensieri, non propositivo, non degno a volte dell'alta cultura degli esponenti del passato, svilito e accomodato su quelle briciole caritatevolmente donate dal magnate di turno. Il socialista, l'uomo dei lumi e del senso della società, il riformismo dalla parte del popolo. Uomini che come Pertini hanno molto più parlato con le azioni che non con la prosa, che spesso non diventa né poesia, né storia. Ma oggi, noi della generazione cresciuta nell'assenza del partito socialista italiano, quello che in Europa non seguiva ma si faceva seguire nelle idee e nei contenuti, quello che non credeva che soltanto esserci abbia un senso. Quello della lotta partigiana, della Costituente, delle scissioni, del presidente Pertini, del Concordato, dei ministri, del presidente del Consiglio, di Sigonella, dei grandi errori, di tangentopoli e della distruzione del 1992. Noi, per continuare ad essere socialisti abbiamo bisogno di un futuro. Vogliamo un partito socialista vero, intraprendente, a 360 gradi e non arroccato solo su pochi temi e pure di nicchia. Un partito memore degli errori del passato ma anche orgogliosamente fiero delle grandi innovazioni apportate. Il socialista è un uomo dotato di cultura, intendendo non il sapere scolastico o lo sfoggio dei titoli ma l'apertura mentale per capire che la società italiana è in crisi perché ormai troppo sufficiente. Gli italiani, specialmente le nuove e nuovissime generazioni, non hanno più fame di sapere. Abbiamo il dovere sociale di agire, di intervenire sul troppo ormai svilito sistema scolastico e di informazione. Le nostre università si sono adeguate allo standard europeo per numero di laureati. Risultato? Più quantità, meno qualità. L'Italia è una Repubblica incompleta. Non tutti hanno pari possibilità, cioè il nepotismo soverchia abbondantemente la meritocrazia. Come potrà essere competitivo un sistema che, già dall'ingresso alla formazione, non è per i capaci e i meritevoli? Il socialista deve essere accanto ai giovani. I giovani socialisti devono aprire gli occhi alle dirigenze di partito sulle problematiche giovanili. Non "bamboccioni" che seguono il proprio padrino di partito, ma intelligenze che si fanno guidare dall'esperienza ma fanno valere la propria forza vitale, la propria visione innovativa e le proprie qualità. Essere giovani è difficile: oltre alla necessità anagrafica occorre esserlo dentro. Il mondo del lavoro attraversa una crisi sistemica enorme. I diritti del lavoratore vengono quotidianamente calpestati nelle garanzie e nelle retribuzioni. La parola flessibilità malamente interpretata in legge è divenuta precarietà cronica. La precarietà è una di quelle malattie che distrugge il futuro e il presente di uomini e donne. Un ottimo contraccettivo per una società che tende alla senilità. I sindacati? Avendoli i sindacalisti di un tempo? I partiti? Troppo impegnati in tv o nelle fumose stanze del potere e con le finestre chiuse per non ascoltare il mormorio della gente. Dove sono i colti uomini che discutevano nel Transatlantico e crescevano con il senso dello Stato? Gli elettori? Non rappresentati. I socialisti non possono che auspicare e lavorare ad una riforma elettorale che sia proporzionale. Ogni manuale di diritto pubblico parla di connubio tra società eterogenea e questo tipo di sistema. Gli sbarramenti sono le correzioni specifiche: ingenti sono gli esempi. Si aspetta il voto di preferenza: il rappresentante esercita senza vincolo di mandato, perché, eletto su un impegno politico preso e perché dovrà rappresentare le vicissitudini della propria circoscrizione di appartenenza. Non il Parlamento dei fidi di partito ma quello dei territori e dei politici veri. Si aspetta giustizia verso l'ignavia delle candidature multiple. Il premio di maggioranza così come è stato concepito garantisce l'instabilità. Il bipolarismo di coalizione e dell'alternanza ha fatto vedere tutti i suoi grandi limiti. Il bipolarismo di partito che potrebbe nascere in seno al referendum elettorale, sarebbe come Caronte: batte col remo qualunque s'adagia e ti traghetta all'inferno della non rappresentatività e dell'antidemocrazia. Il partito socialista è democratico, cioè aperto al confronto. Laico, cioè non anticlericale (quello è laicismo), date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio. Il laico è chi vive del proprio lavoro e non ha costrizioni mentali (Martelli docet), cioè non nega a nessuno (anche ai compagni credenti) di esprimere il proprio essere. Chi è convinto di un'idea si confronta e non chiede il silenzio. Liberale e non liberalista. La grandezza del socialismo è la capacità di crescere nella sua spiccata predisposizione all'eterogeneità. Un partito socialista deve essere il partito degli elettori e non degli eletti. Le istanze e le idee partono sempre dai territori e la capacità di una dirigenza è quella di convogliarle e renderle attualizzabili. Giovani e meno giovani abbiamo il dovere di rendere all'Italia di oggi, e alle generazioni future, la cultura e il partito socialista. Non possiamo sbagliare. Le idee si reggono sempre sulle gambe degli uomini, ma questi devono sempre dimenticare che quelle gambe sono proprie e pensare che siano di tutti. * Direzione nazionale fed. Giovani "I Socialisti".

 

 

 

Articoli dal 15 ottobre al 14 novembre 2007

 

 

Il corteo se la prende anche col Papa  ( da "Denaro, Il" del 15-10-2007) 6

Professionale in sciopero contro gli esami di riparazione  ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 16-10-2007) 6

Consiglio scolastico, no a Saurer Bocciata la riforma provinciale  ( da "Corriere Alto Adige" del 16-10-2007) 7

Fioroni e gli esami di riparazione stasera su Mtv: gli studenti scioperano in diretta Web ( da "Blogosfere" del 16-10-2007) 7

FIORONI, NESSUN RIPRISTINO DEGLI ESAMI DI RIPARAZIONE  ( da "Agi" del 17-10-2007) 8

Scuola, debito formativo Il Senato vuole capire Calderoli: Illegale il test di riparazione ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 18-10-2007) 9

Educazione, vera emergenza  ( da "Provincia di Cremona, La" del 18-10-2007) 9

L'Fmi deluso dalla linea di Prodi La crisi dei mutui rallenta la crescita. Solo la Cina fa la locomotiva ( da "Unita, L'" del 18-10-2007) 10

Scuola occupata, ma la metà entra in classe - pierpaolo poggianti  ( da "Tirreno, Il" del 18-10-2007) 11

SCUOLA, NUOVO SITO WEB SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE ROSSONI: STRUMENTO DI COMUNICAZIONE CON FAMIGLIE E STUDENTI  ( da "marketpress.info" del 18-10-2007) 11

SCUOLA. Via al decreto. Fioroni: a cambiare sono "i tempi sul recupero dei debiti formativi" Esami d... ( da "Brescia Oggi" del 18-10-2007) 12

Esami di riparazione, un dubbio dal Senato  ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 18-10-2007)  Pubblicato anche in: (Arena.it, L') 12

Nicola Rossi: rinnovare la classe dirigente Meritocrazia, chi non vale sia tenuto fuori ( da "Corriere della Sera" del 19-10-2007) 13

Troina, corteo per rivendicareil diritto ai corsi di recupero  ( da "Sicilia, La" del 19-10-2007) 13

Edilizia, stanziati 130 milioni per la sicurezza delle scuole  ( da "Gazzetta del Sud" del 20-10-2007) 14

OGGI Forza Italia Giovani scende in piazza per manifestare contro la riforma della scuola ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 20-10-2007) 15

Scuola: la "crisi" dell'istruzione pubblica italiana sotto la lente d'ingrandimento ( da "Legambiente" del 20-10-2007) 15

"sulla riforma fioroni subito un referendum" - tea maisto  ( da "Repubblica, La" del 23-10-2007) 16

Con gli istituti cattolici si risparmiano 6 milioni di euro  ( da "Libero" del 24-10-2007) 16

Al via il giornale degli studenti goriziani  ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 25-10-2007) 17

Al via il giornale degli studenti triestini  ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 25-10-2007) 18

In cerca della buona scuola  ( da "Tirreno, Il" del 25-10-2007) 19

Monito di Draghi, è allarme sui salari  ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 27-10-2007)  Pubblicato anche in: (Giornale di Vicenza, Il) 19

L'Universität archivia il '68  ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2007) 20

Benvenuti nell'Italia di Franti  ( da "Affari Italiani (Online)" del 01-11-2007) 21

Cultura Ancora un'altra possibilità: che l'effetto complessivo dei cambiamenti in positivo e in nega... ( da "Repubblica, La" del 02-11-2007) 22

Giocare in appennino  ( da "Gazzetta di Modena,La" del 02-11-2007) 23

<La legge Fioroni è contradditoria>  ( da "Brescia Oggi" del 03-11-2007) 24