HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “MONNEZZE” |
|
top ARTICOLI DEL 4-5-6-7-8-9 FEBBRAIO 2008 #TOP
NAPOLI
L'ex manifattura tabacchi, a Napoli, è idonea a
( da "Tempo,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: Il sindaco
Iervolino, intanto, ripete che il supercommissario ha un ruolo difficilissimo e
invoca un punto di equilibrio fra il diritto della città ad essere pulita e la
doverosa solidarietà alla provincia. La reazione della gente è in qualche caso immediata: mille persone a Marigliano
organizzano una fiaccolata,
Rifiuti,
vedrai che è colpa degli antichi romani
( da "Tempo,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: se così fosse,
avremmo finalmente trovato i responsabili dello sconquasso attuale e non ci
resterebbe che congratularci con il Governatore Bassolino e, perché no?, con il sindaco di Napoli Iervolino, per aver salvato i
napoletani; in fondo grazie a loro "non è morto nessuno". Vai alla homepage 04/02/2008.
Di
ALESSANDRO FARRUGGIA GLI INCENDI dei mucchi di rifiuti liberano dioss ( da "Nazione, La (Nazionale)"
del 05-02-2008) + 1 altra fonte
Abstract: terre saccheggiate
dalle ecomafie che via hanno sversato
decine di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal resto
d'Italia, si moltiplicarono i sequestri di allevamenti di bufale. E il problema
non sono solo le bufale. Due ricerche condotte dall'Ispaam-Cnr
nel 2007 su allevamenti di pecore esposte a bassi e alti livelli di diossine
hanno mostrato dati preoccupanti.
La
campania non è più una sola - paolo frascani ( da "Repubblica, La"
del 05-02-2008)
Abstract: a Napoli con
Pomicino e Di Donato e poi con Bassolino e Iervolino. Di questa città,
diventata centro e punto di riferimento politico ed economico dell'intero
sistema regionale, De Mita ha dovuto tener conto, soprattutto negli ultimi
tempi, ma più nell'ambito di una necessaria contrattazione politica che di una
reale comunicazione simpatetica e culturale.
Ostriche
e medici per gli 80 anni di de mita
( da "Repubblica,
La" del 05-02-2008)
Abstract: Bassolino è
arrivato con sua moglie, la senatrice Carloni. Il
sindaco Iervolino non ha preso parte alla festa. C'era il suo vice, Tino Santangelo. Presenti i rettori universitari Trombetti, Ciriello, Pasquino, Rossi. Una festa a cui ha preso parte
tutto il vertice regionale del Partito democratico, a
cominciare dal segretario Tino Iannuzzi,
Il
film sulla munnezza che nessuno vuole pag.1 ( da "Giornale.it, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: di ecomafia e di criminalità organizzata: drammatiche
attualità, che non restano fuori dal campo visivo, tanto per non disturbare il
manovratore. "Immagini tremende, che conosco bene. Mi hanno
colpito soprattutto le testimonianze umili e dolenti dei pastori, che si vedono
avvelenare l'erba ed è ovvia la responsabilità politica della sinistra e di
Bassolino"
Che
angoscia tra carcasse e rifiuti tossici
( da "Giornale.it, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: educatore
ambientale in lotta con l'ecomafia campana, fa da voce narrante, guidando la
cinepresa nella dura realtà del territorio, come un Virgilio nell'inferno di
quella che fu la Campania felix. Sotto i tendoni
delle piantagioni di frutta, un contadino indica le pesche contaminate dalle
polveri delle 1200 discariche abusive, presenti in Campania.
Campania,
fuga dall'udeur mastella
perde metà dei consiglieri - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La"
del 06-02-2008)
Abstract: A Napoli la
maggioranza del partito non vuole uscire dalla Giunta Iervolino. A Caserta il
partito si è diviso fra i pro e i contro a restare nel centrosinistra che
governa Provincia e Comune. Anche a Avellino il partito locale si è pronunciato
per proseguire l'esperienza amministrativa.
Prezzi
di favore e appalti di facciata così lo stato si arrese alla camorra - carlo bonini
( da "Repubblica,
La" del 06-02-2008)
Abstract: del resto, che,
nella sola Campania, i lavoratori dei rifiuti abbiano loro piccoli sindacati.
Che Cgil, Cisl e Uil, nelle discariche non mettano piede. Non va meglio con la
raccolta. Qui, dove il "privato" continua ad essere soggetto unico
del mercato, la condizione che viene posta è quella dell'appalto.
Udeur,
lo strappo dei consiglieri - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La"
del 06-02-2008)
Abstract: San Giacomo dove
molti esponenti napoletani del partito non hanno mai inteso mettere in dubbio
la loro partecipazione alla amministrazione Iervolino.
Una svolta. Che coinvolge metà del gruppo (oltre ai già citati Ferraro e Errico
ci sono poi la presidente Lonardo e l'ex ds Angelo
Brancaccio). Alla vigilia di una seduta comunque non facile, e aperta alle
polemiche dell'opposizione.
30
( da "Corriere
della Sera" del
06-02-2008)
Abstract: Bassolino o della Iervolino ". Allora di chi è?
"Io so solo che i commissari che si sono avvicendati
sono stati nominati sia da Berlusconi che da Prodi. E poi in questa
vicenda non va dimenticato un particolare importante: le persone che
protestavano per la realizzazione degli inceneritori sono le stesse che oggi si
vedono in tv che si oppongono alla riapertura delle discariche.
Lo
scopo di Marini: temporeggiare ( da "Padania, La"
del 06-02-2008)
Abstract: Bassolino,
Iervolino ed altri, e lasciando fare all'Italia una figura di m&a a livello planetario? c -
perché quando è successo il fattaccio della Sapienza, il Presidente Napolitano
non ha preso la sua Lancia Flaminia e non è andato a prendere il Papa per accompagnarLo di persona alla cerimonia inaugurale,
La
vendetta di pulcinella - aldo loris
rossi ( da "Repubblica, La"
del 07-02-2008)
Abstract: smaltimento della produzione giornaliera di rifiuti solidi
urbani di circa 1200-1300 tonnellate, dall'esercizio di una sola discarica
autorizzata (Pianura) che rischia di essere rapidamente saturata anche per il
conferimento a essa dei rifiuti di altri comuni". Tale discarica
fu aperta nel 1953 da Lauro occupando lo splendido vulcano Senga,
ricoperto di boschi e con resti archeologici.
Brevi,
schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La"
del 07-02-2008)
Abstract: Uno strano approccio all'esistenza cristiana" di
Luigi Giussani. Ne parlano Giancarlo Cesana e
Pierpaolo Donati. GUERRA DEI RIFIUTI Alle
Antonio
cianciullo
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2008)
Abstract: una potenziale fonte di guadagno per le ecomafie",
osserva Vittorio Cogliati Dezza,
presidente di Legambiente. "Ed è inaccettabile che metà dei rifiuti vada
ancora in discarica". Anche per il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro
Scanio dal disastro rifiuti si esce solo rilanciando la raccolta differenziata
e togliendo l'umido dai rifiuti per traformarlo in compost o terriccio.
Regione,
l'eclisse dell'udeur - roberto
fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 08-02-2008)
Abstract: La questione Venanzoni rischia
peraltro di aprire falle nella giunta Iervolino: spaccato il gruppo (Venanzoni e Migliaccio da un lato, Nino Funaro
e Alvino, nominato subito commissario del partito in città, dall'altro), anche
in giunta è probabile che Bruno Terracciano resti
accanto al sindaco mentre Donata Rizzo D'Abundo, mastelliana doc, lasci.
LETTERE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del
09-02-2008)
Abstract: Salvatore
Iervolino - SAN GENNARO VESUVIANO (NA) 'O pino gigante
e secolare / stampato ncopp'a mille cartuline / pur'isso è scumparzo mmiez' 'o mare. / 'O Vesuvio 'o veco stanco, triste e cupo / senza tenè
'o pennacchio 'ncapo. / 'E chilli dduje sunature
'e cuncertino / ca lassarono San Pietro 'mparaviso / nisciuno ne parla.
( da "Tempo, Il" del
04-02-2008)
NAPOLI L'ex manifattura tabacchi, a Napoli, è idonea a
ospitare un sito di ecoballe, perchè
"non c'è traccia di amianto". Via libera anche a Marigliano,
stessa funzione, nel Napoletano, e alla discarica di Villaricca.
Quest'ultima però non sarà ampliata. Home Interni Esteri prec
succ Contenuti correlati Napolitano, via alle
consultazioni Rino Tommasi NAPOLI ... Nei giorni
scorsi era a Napoli nei panni del più classico ... Rino Tommasi
NAPOLI Per fortuna ci ... Il nuovo Napoli ci prova con
l'Udinese Crescono gli spettatori grazie a Juve e Napoli Anzi, l'impegno è di
chiuderla, dopo aver conferito 30 mila tonnellate di frazione organica. De
Gennaro va avanti insomma, con il suo piano. "Il tempo
deve bastare - ha detto a "Che tempo che fa" Siamo ancora in una fase
difficile, di organizzazione, di miglioramento del sistema. Ma cento giorni (quelli prima della scadenza del suo mandato)
devono bastare perchè una crisi non può durare di
più". Il sindaco Iervolino, intanto, ripete che
il supercommissario ha un ruolo difficilissimo e invoca un punto di equilibrio
fra il diritto della città ad essere pulita e la doverosa solidarietà alla
provincia. La reazione della gente è in qualche caso
immediata: mille persone a Marigliano
organizzano una fiaccolata, e i comitati civici annunciano una
resistenza a oltranza, "no a decisioni calate dall'alto". Ostinazione
e sorpresa: perchè il commissario decide? "Non
sono ancora conclusi i rilievi sulle falde acquifere". A
Santa Maria la Fossa (Caserta), invece, c'è attesa: la cittadinanza ha chiesto
di poter ridurre le quantità di rifiuti destinate a Ferrandelle:
sperano di ottenere che arrivino solo quelli del Casertano. La scorsa
notte, dopo gli scontri di sabato, con otto feriti, la gente ha ripulito pure
le strade. Attendono anche i cittadini di Ariano Irpino
(Avellino), per il sito di Difesa Grande: dove gli accertamenti sono in corso.
Napoli ha invece fatto un esperimento, con la domenica ecologica della raccolta
differenziata. Nelle dieci municipalità sono stati allestiti posti di raccolta
straordinaria per vetro, carta, alluminio e plastica con iniziative di
sensibilizzazione alla separazione dei rifiuti. Si sono chiesti consigli alla
gente, "senza collaborazione non decollerà la differenziata", hanno
spiegato i promotori dell'iniziativa, che per il sindaco ha esito positivo. "Per noi - ha sottolineato - raccogliere l'immondizia non è
mai stato un problema. Il problema è sversarla". è stata
anche la domenica di Carnevale: per le strade del centro di Napoli, che in
questi giorni finalmente respirano, si sono visti a terra i coriandoli. Ma
nella periferia, l'immondizia - accumulata da mesi - è stata
"raccolta" dai carri della festa. è
ingrediente feroce di scherno e di satira. A Barra si consegnano virtualmente
megatapiri a Bassolino e a Pecoraro Scanio. Vai alla homepage 04/02/2008.
( da "Tempo, Il" del
04-02-2008)
Mentre le condizioni di vita della popolazione peggiorano
di giorno in giorno, mentre dalle strade della città devono essere asportate
ancora 7mila tonnellate di spazzatura, in aumento progressivo, il sindaco di
Napoli, l'ineffabile Iervolino (foto), continua a difendere l'indifendibile e
rifiuta le dimissioni perché non vuole essere il "capro espiatorio" , tanto, dice, "non è morto nessuno". Home prec succ Contenuti correlati
Pizzi...cati al Senato USA,
aspettando il "Super Tuesday" Funerali
solenni per l'ex dittatore Suharto Roma, scegli il
tuo candidato sindaco Aggredito a colpi di cric da quattro giovani "ACQUAVITE
ITALIA" A Perugia si degusta il meglio dei ... La colpa è di chi l'ha
preceduta. Anche il Presidente della Regione, Bassolino,
che responsabilità per il dissesto della Regione e della città di Napoli ne ha
più di lei, non solo respinge la richiesta dei suoi elettori di dimettersi, ma
compare e discetta in tv, scrive lettere ai giornali. Del resto anche lui ebbe
a dichiarare in tv da Vespa, "mi dimetterei se sapessi che servisse a
qualcosa". E poi anche per lui la colpa è di chi l'ha preceduto. Proprio
per questo una giovane studentessa di Lettere nell'Università di Napoli ha
ricordato a un mio amico la seguente frase, tratta dalle Satire Menippee, di M.
Terenzio Varrone, nella quale
la giovane intravede, non a torto, un'attualità sconcertante: "Perciò
allora in Roma vivevano parcamente e puramente, con sentimento di rispetto. O
Patria! Ora siamo nel caos". M. Terenzio Varrone, grande erudito formatosi presso il filologo romano
Lucius Aelius Stilo e
successivamente ad Atene nell'accademia del filosofo Antioco di Ascalona, scontava allora sulla sua pelle una situazione
certamente più grave di quella che oggi viviamo noi, cioè la guerra civile fra
Cesare e Pompeo, che lo portò nelle liste di
proscrizione di Cesare, dalle quali poi lo salvò Ottaviano Augusto,
probabilmente con la mediazione di Mecenate. Ma la vita di M. Terenzio Varrone presenta un altro curioso avvenimento, che ci
richiama le recenti vicende di Neapoils e della
Campania felix. Nel
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 05-02-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il
(Nazionale))
Di ALESSANDRO FARRUGGIA "GLI INCENDI
dei mucchi di rifiuti liberano diossine e diffondono l'inquinamento in zone già
critiche e anche in aree dove queste sostanze non erano presenti a livelli
significativi. E quindi per le popolazioni campane
l'invito è quello di diversificare la dieta e non assumere quantità elevate di
grassi perché è innanzitutto consumando grassi che l'uomo può assumere queste
sostanze". Il professor Leopoldo Iannuzzi
dell'Ispaam-Cnr di Napoli non è mai stato un
catastrofista, ma con i roghi che si moltiplicano il principio di precauzione è
d'obbligo. Le diossine sono infatti una sostanza molto
insidiosa: una volta entrata nelle cellule, si legano a dei recettori
attraverso i quali riesce ad entrare nel nucleo cellulare, andando, così, ad
interagire con alcuni geni coinvolti nel sistema endocrino ponendo le basi per
alterazioni dello stesso. "Le diossine ? spiega Iannuzzi
? sono bioaccumulabili e il nostro organismo
necessita di un periodo compreso tra i sette e gli undici anni per riuscire a
smaltirle almeno in parte". In Campania la grande emergenza diossine
scoppiò nel 2003. Tra l'agro aversano e il litorale dominio, terre saccheggiate dalle ecomafie che via hanno
sversato decine di migliaia di tonnellate di rifiuti
tossici provenienti dal resto d'Italia, si moltiplicarono i sequestri di
allevamenti di bufale. E il problema non sono solo le bufale. Due ricerche
condotte dall'Ispaam-Cnr nel 2007 su allevamenti di
pecore esposte a bassi e alti livelli di diossine hanno mostrato dati preoccupanti.
"Le due ricerche ? osserva Iannuzzi
? hanno evidenziato una notevole fragilità cromosomica delle pecore: 4 volte
maggiore del normale in quelle esposte a bassi livelli e da
( da "Repubblica, La" del
05-02-2008)
Pagina VIII - Napoli La Campania non è più una sola PAOLO FRASCANI (segue dalla prima di cronaca)
Ovvero l'Irpinia di Guido Dorso e Fiorentino Sullo. Ben prima e meglio di
quanto avvenuto nella Salerno del sindaco Conte, o nella Benevento di Mastella,
l'Irpinia di De Mita è riuscita a far convivere le pratiche del notabilato
politico con la buona amministrazione delle comunità municipali. E lo ha fatto
anche grazie alla dialettica di un confronto, spesso aspro, con un Partito
comunista, poi democratico di sinistra e, infine, "cosa rossa",
irriducibile, a partire dagli anni '70, nella sua opposizione al signore di Nusco, ma permeato dello stesso forte spirito di identità
provinciale. Una via allo sviluppo locale fatta non solo di
"attenzioni" benevolmente elargite durante la Prima Repubblica, ma
anche di tenace operosità e rispetto delle elementari regole del vivere civile.
Qualcosa di profondamente diverso, nei i suoi tratti
storici e culturali, da quello che negli stessi anni si verificava, sia a
livello politico che sociale, a Napoli con Pomicino e Di
Donato e poi con Bassolino e Iervolino. Di questa città, diventata centro e punto di
riferimento politico ed economico dell'intero sistema regionale, De Mita ha
dovuto tener conto, soprattutto negli ultimi tempi, ma più nell'ambito di una
necessaria contrattazione politica che di una reale comunicazione simpatetica e
culturale. In questo modo si è assicurato posizioni chiave nel sistema
di potere regionale ma, bisogna riconoscerlo, ha anche interpretato stati
d'animo e atteggiamenti culturali ben radicati nella sua terra di origine. Gli
abitanti della verde Irpinia, anche quando si fermano a Napoli per studiare o
lavorare, entrano difficilmente in sintonia con l'ambiente locale. Non ne
comprendono le irrimediabili sperequazioni sociali e guardano con apprensione a
rischi e pericoli espressi da uno stato di illegalità meno diffuso nella loro
provincia. Punti di vista che possiamo decidere di ignorare, ma che risultano
condivisi anche a Benevento e, soprattutto, a Salerno, assurta, ora, a modello
antagonista di buon governo municipale. Quando oggi colleghiamo le fratture e
le separazioni emerse nella trama della geografia della regione al detonatore
del piano per lo smaltimento dei rifiuti pronunciamo, dunque, una parziale
verità. Sviati dallo sguardo Napoli centrico, ci accorgiamo di qualcosa che i
dimostranti delle piazze di Ariano Irpino o di Serre
hanno reso ora visibile: l'esistenza di profonde disomogeneità economiche e
culturali nei connotati sociali dei cittadini della Campania. Le loro origini
affondano, certo, in una storia di subordinazioni ed egemonie intercorse tra le
aree interne e l'antica capitale, ma hanno acquistato una nuova concretezza per
effetto delle diverse traiettorie intraprese dai processi di sviluppo del
dopoguerra. In questi ultimi trent'anni si è spezzato, inoltre, il legame che
teneva avvinte le province alla città nel modello di formazione delle sue
classi dirigenti. La costruzione del sistema universitario campano ha sancito,
anche per le sinergie stabilite tra Salerno e Avellino, un distacco destinato a
diventare ben più profondo di quanto non ci dica la contabilità fondata
sull'afferenza a questo o quell'ateneo. Oggi, mentre la politica regionale
sembra voler risorgere, come la fenice, dalle ceneri della sua non brillante
esperienza, dovremmo essere consapevoli dell'esistenza di due, se non di tre, Campanie, tra loro separate. E, per non mettere solo toppe
sul tessuto lacerato della nostra identità regionale, ripensare le differenze
regionali in termini diversi da quelli posti da una "governabilità"
che è riuscita solo a nasconderle sotto il manto della pax politica tra antichi
contendenti. Sappiamo che non è facile muoversi in questa direzione.
L'iniziativa spetterebbe a un Partito Democratico mai come ora in difficoltà su
questo come su tanti problemi che intaccano le fondamenta stesse della sua
consistenza elettorale. Eppure, nel momento in cui sta per decollare una nuova
stagione di interventi legati alle risorse messe in campo dai fondi europei,
sarebbe auspicabile una franca riflessione sugli aspetti culturali e sociali
che dovrebbero garantirne gli esiti; tra questi, va messo in primo piano il
riequilibrio di ruoli e funzioni tra Napoli e gli altri capoluoghi provinciali.
Prima ancora che sugli avveniristici ponti gettati al di là del Mediterraneo,
il destino metropolitano della città si costruisce sulle connessioni
istituzionali e culturali capaci di abbattere gli steccati, anche culturali,
che la separano dal resto del territorio.
( da "Repubblica, La" del
05-02-2008)
Pagina II - Napoli LA FESTA In 500 al ricevimento a
Posillipo Ostriche e medici per gli 80 anni di De Mita Ottant'anni e due
giorni. Celebrati da Ciriaco De Mita sotto braccio con Antonio Bassolino, e portando alla giacca lo spillino con lo storico
simbolo della vecchia Dc. Libertas. "Avere
ottant'anni dà anche un certo vantaggio. Venti anni fa,
l'Unità mi accusava di essermi arricchito con il terremoto; a distanza di tempo
D'Alema e Geremicca mi hanno chiesto scusa",
racconta con soddisfazione l'ex presidente del Consiglio al governatore, in
disparte, tra gli oltre 500 invitati alla festa posillipina,
la terza in tre giorni. Il più affollato dei ricevimenti, ultimo
capitolo della "trilogia" delle celebrazioni, aperta sabato a Roma
con una cena ristretta e proseguita domenica a Nusco.
Per il party posillipino a Villa Lanzillotta,
ieri sera intorno all'ex presidente del Consiglio s'è radunato tutto il mondo
per il quale De Mita non fa mistero di avere un debole. Quello della medicina.
Gli inviti sono stati spediti direttamente da Angelo Montemarano,
l'assessore regionale alla Sanità. Inviti a cui hanno risposto in tanti:
Giovanni Persico, preside del Nuovo Policlinico; il chirurgo cardiovascolare
Giancarlo Bracale; Luigi Muto, manager del Vecchio
Policlinico; Remigio Prudente, direttore sanitario della Asl Napoli 1; Franco Salvatore, del Ceinge; Marco Salvatore, direttore del dipartimento di
radiologia alla Federico II; Franco Corcione,
primario chirurgo al Monaldi; Guido De Sena, primario
chirurgo al Cardarelli. E ancora Nunzio Tricarico,
Paolo Purri, Carmine Petrone.
Olive all'ascolana, bruschette, ostriche, parmigiano. Così sono stati accolti
gli invitati all'ingresso della villa. Bassolino è
arrivato con sua moglie, la senatrice Carloni. Il
sindaco Iervolino non ha preso parte alla festa. C'era il suo vice, Tino Santangelo. Presenti i rettori universitari Trombetti, Ciriello, Pasquino, Rossi. Una festa a cui ha preso parte
tutto il vertice regionale del Partito democratico, a
cominciare dal segretario Tino Iannuzzi,
il deputato salernitano da tempo politicamente vicino all'area di De Mita. E
con lui il vicepresidente della giunta regionale, Antonio Valiante.
Così come il presidente regionale del partito, Graziella Pagano. E ancora Ossorio, Andria, Amato, Tessitore, Mosella,
il segretario regionale della Cgil Gravano. Tra gli invitati presenti a Villa Lanzillotta anche l'ex ministro all'Innovazione, Luigi Nicolais. I dirigenti regionali del Partito democratico
hanno regalato all'ex leader dc un'opera dell'artista
statunitense Mary Obering, "Piazza
Armerina".
( da "Giornale.it, Il" del
05-02-2008)
Il film sulla munnezza che
nessuno vuole di Cinzia Romani - martedì 05 febbraio 2008, 10:01 Già, le scuole
e la questione educativa, invocati a proposito del pompato documentario In
fabbrica, presentato con grande enfasi e dispendio di soldi pubblici dalla Rai,
melenso prodotto di Francesca Comencini: qualcosa di allineato, che Raitre
manderà in onda a mezzanotte, a San Valentino, quando i ragazzi non vegliano
davanti al piccolo schermo, per un film sulla classe operaia, che non va più in
paradiso, ma brucia direttamente in fabbrica. E non in
fabbriche-modello, come la Brembo, l'unica immortalata dalla Comencini, che
agli operai in colorata t-shirt aziendale fa dire battute come: "L'operaio
è quello che si dà da fare", oppure: "Ok, sono stanco, ma ho dato il
meglio di me ed è bello". Nessuna piaggeria, invece, in Biùtiful cauntri, dove, con
filologico rigore, è questione di amianto e di animali morti, di ecomafia e di criminalità organizzata: drammatiche attualità, che non
restano fuori dal campo visivo, tanto per non disturbare il manovratore. "Immagini tremende, che conosco bene. Mi hanno colpito soprattutto le testimonianze umili e dolenti dei
pastori, che si vedono avvelenare l'erba ed è ovvia la responsabilità politica
della sinistra e di Bassolino", spiega il presidente di Legambiente Ermete
Realacci, uno che, certo, non vota a destra.
( da "Giornale.it, Il" del
05-02-2008)
Di Redazione - martedì 05 febbraio 2008, 07:00 Va in scena
il massacro del territorio campano, in Biutiful cauntri, sessantamila euro di budget, un anno di riprese e
mille intimidazioni ai danni dei talentuosi registi Ruggiero (di Legambiente
Campania) D'Ambrosio (autore di Pesci combattenti) e Calabria (quest'ultima,
anche montatrice di Romanzo criminale), che rischiano di diventare i Saviano del grande schermo, data
la forza della loro denuncia. Sullo sfondo del docufilm,
tra allevatori che vedono crepare di diossina le proprie greggi, la camorra
gestisce lo smaltimento dei rifiuti tossici, con la complicità delle
istituzioni, intanto che Raffaele Del Giudice, educatore
ambientale in lotta con l'ecomafia campana, fa da voce
narrante, guidando la cinepresa nella dura realtà del territorio, come un
Virgilio nell'inferno di quella che fu la Campania felix.
Sotto i tendoni delle piantagioni di frutta, un contadino indica le pesche
contaminate dalle polveri delle 1200 discariche abusive, presenti in Campania.
"Queste sono su terreni invasi dal percolato, il
mefitico liquame di discariche che si fingono regolari e tutti gli
amministratori lo sanno. Ma questi politici? Ma che cosa fanno? Io penso
che sono implicati pure loro", s'interroga,
amareggiato, il lavoratore. Un altro coltivatore mostra un campicello di
pomodori, invaso dall'alluminio. "Questa non è la
Campania, questa è l'Italia. I prodotti, dalle mozzarelle ai pomodori,
finiscono sulle nostre tavole. I liquami li mandano nei
fiumi", si sente dire. Assestando un pugno allo stomaco via
l'altro, la regia indugia su chilometri di rifiuti, sacchi di spazzatura e
pezzi di ferro, amianto e carcasse di animali in decomposizione. Il fetore si
avverte e, quasi, si respira, quando, alla sera, un camion passa a raccogliere
carogne di baracca in baracca: di giorno, i bambini giocano con gli agnellini,
stecchiti perché insieme al latte materno, hanno succhiato diossina. Ma non c'è
orrore, nè stupore negli occhi, nei gesti del
camionista, che caricando le bufale avvelenate, chiacchiera familiarmente con
l'allevatrice delle bestie, morte per eccesso di diossina.
( da "Repubblica, La" del
06-02-2008)
I quattro rappresentanti pronti a uscire dal partito se il
consiglio nazionale deciderà di andare nel centrodestra Campania, fuga
dall'Udeur Mastella perde metà dei consiglieri "Non possiamo accettare che
il capogruppo Barbato attacchi Bassolino" ROBERTO
FUCCILLO NAPOLI - L'Udeur si spacca. Proprio in Campania, nella sua roccaforte.
Quattro degli otto consiglieri regionali si ribellano all'ipotesi di un partito
che cambi alleanze e giurano fedeltà al centrosinistra di Antonio Bassolino. I quattro sono Nicola Caputo, Salvatore Arena,
Giuseppe Maisto e Vittorio Insigne. Insieme hanno
firmato ieri un documento nel quale affermano che "oggi più che mai
occorre rilanciare l'attività della Giunta e del Consiglio, superando l'impasse
causata dalle recenti vicende politiche e non". Una scelta di campo netta.
Che contrasta con i messaggi mandati lunedì da Sandra Lonardo
Mastella all'atto del suo rientro negli uffici di presidenza del Consiglio
regionale. "Restiamo nel centrosinistra a meno che non ci cacciano",
aveva detto Lonardo. Ma aveva anche detto "mai
dire mai" alla ipotesi di una sua candidatura col
centrodestra. Di fatto l'Udeur ha già rinunciato all'idea di fornire a Bassolino due nomi in sostituzione degli assessori
dimissionari e ancora agli arresti domiciliari (Andrea Abbamonte
e Luigi Nocera). Inoltre è in attesa del Consiglio
nazionale, che Clemente Mastella ha convocato sabato prossimo a Arpaise, paesino a pochi chilometri dalla sua Ceppaloni. Lì dovrebbero essere sancite le decisioni per la
tornata elettorale. I quattro consiglieri regionali comunque non si spostano da
dove sono. E spiega Maisto, uno dei
quattro: "Basta con questo dentro e fuori dalla maggioranza. Non possiamo continuare ad assistere a questo atteggiamento
ondivago, con Barbato che oggi attacca Bassolino e con
una scarsa chiarezza sulla nostra collocazione". Il Barbato in
questione è proprio il capogruppo al Senato, l'uomo del litigio con Cusumano. Ancora ieri ha definito Bassolino
"smemorato di Collegno" per il suo appoggio al piano
rifiuti di De Gennaro e per la censura del presidente a "chi
sobilla le proteste per interessi ed egoismi localistici". Maisto comunque
è chiaro: "Non ci sta bene che qualcuno decida anche per noi. Se l'Udeur sabato sancisce l'alleanza con il centrodestra noi siamo
pronti ad uscire dal partito". Dopo la mazzata giudiziaria, l'Udeur
sarebbe così virtualmente senza gruppo consiliare. Altri due eletti, Fernando
Errico e Nicola Ferraro, hanno ancora l'obbligo di dimora disposto dai
magistrati. Di "ortodossi" resterebbero soltanto la stessa Lonardo e Angelo Brancaccio. Ma il malessere è anche più
diffuso. A Napoli la maggioranza del partito non vuole
uscire dalla Giunta Iervolino. A Caserta il partito si è diviso fra i pro e i
contro a restare nel centrosinistra che governa Provincia e Comune. Anche a
Avellino il partito locale si è pronunciato per proseguire l'esperienza
amministrativa.
( da "Repubblica, La" del
06-02-2008)
Cronaca Dalla nascita del commissariato straordinario
all'arrivo di Impregilo, 14 anni di compromessi Prezzi di favore e appalti di
facciata così lo Stato si arrese alla camorra CARLO BONINI NAPOLI - Il Grande
Progetto campano dei rifiuti coltivava una doppia illusione. Fare della munnezza, oro. Liberarsi dell'abbraccio della Camorra,
sottraendole un business naturale. L'idea era semplice. Tirare dentro il ciclo
dello smaltimento un grande soggetto industriale come Impregilo avrebbe
consegnato il servizio alle mani di pochi e forti interlocutori. Una grande
azienda, il Commissario, il Governo di Roma. Escludendo così le interferenze
del crimine organizzato. Accadrà esattamente il contrario. E per comprenderne
le ragioni è necessario fare un passo indietro. Al 1994. Nasce il commissario
all'emergenza mentre la Camorra ha il pieno controllo sia della raccolta che
dello smaltimento dei rifiuti, che assicura in discariche
di sua proprietà. Lo Stato decide di aprirne di pubbliche, immaginando di
creare così una diga di legalità "a valle" del ciclo. L'operazione è
nobile, "gli strumenti sono velleitari", come riconoscono oggi a
Napoli ex funzionari che nel tempo hanno lavorato al commissariato per
l'emergenza. I prefetti che si succedono tra il '94 e il '99 riescono infatti ad acquisire o ad aprire meno discariche
di quante ne prevede il piano (18). Non solo. Nella transizione dal
"privato" (Camorra) al "pubblico" non viene aggredito
nessuno dei meccanismi che rendano effettivo il passaggio. Accade infatti che le nuove discariche
"pubbliche" ereditino in blocco sia la forza lavoro che sin lì aveva
assicurato il servizio, sia le attrezzature necessarie a farle funzionare.
Insomma - come documenteranno le inchieste condotte da Carabinieri e Corpo
forestale - nelle nuove discariche lavora esattamente
chi vi lavorava prima all'ombra della Camorra. E ogni singola attrezzatura,
fosse anche una pala meccanica per il movimento terra, un muletto, sono
affittate "a caldo" (con il singolo lavoratore in grado di farle
funzionare) da chi prima gestiva l'intero ciclo. Non è un caso, del resto, che, nella sola Campania, i lavoratori dei rifiuti
abbiano loro piccoli sindacati. Che Cgil, Cisl e Uil, nelle discariche non mettano piede. Non va meglio con la raccolta. Qui, dove il
"privato" continua ad essere soggetto unico del mercato, la
condizione che viene posta è quella dell'appalto. Entra cioè in
discarica solo chi vince una regolare gara per la raccolta. E' una foglia di
fico. Agli appalti partecipano solo aziende "presentabili".
Dopodiché, a riempire i loro camion targati Napoli o Caserta, pensano i soliti.
Con qualunque tipo di rifiuto. Da dovunque venga. Tanto, in discarica non
controllerà nessuno. Tra il '94 e il '99, il peso della Camorra rimane dunque
intatto. Ciò che è peggio, tutti tacciono. Per almeno due buoni motivi. Il
primo è nella reciproca convenienza. Perché ai comuni, le aziende controllate
dalla Camorra possono proporre prezzi fuori mercato. Nel '99, parliamo di
qualcosa come 52 lire al chilo, contro le 140 su scala nazionale, fino ad
arrivare a punte di 10 lire al chilo. Il secondo lo si legge negli atti
parlamentari (commissione di inchiesta "Barbieri"): "Le
politiche di gestione del ciclo dei rifiuti vengono impropriamente utilizzate
come ammortizzatori sociali". Nel circuito illegale, in quello legale
(Bassolino assumerà 2000 lavoratori per un piano di smaltimento che deve ancora
vedere la luce). Questa la situazione, quando, è il '99, Impregilo arriva in
Campania. Il governo (centro-sinistra) dovrebbe sapere che il Grande Progetto
non può muovere un passo se l'intero ciclo tradizionale dei rifiuti è nelle
mani delle cosche. Il prefetto Giuseppe Romano, da commissario straordinario,
ha provato a spiegarlo ("Il 90 per cento delle ditte che lavorano nei
rifiuti è della Camorra o sotto la sua influenza"). Ha dimostrato nei
fatti che ogni tentativo di acquisire nuove discariche
(Andretta, Terzigno, Contursi, Villa Literno)
fallisce. La soluzione del Governo è dimenticare le discariche.
Abbandonarne la ricerca (salvo, oggi, riprenderla con affanno). Peggio,
promettere ciò che non può essere mantenuto: che non un solo nuovo buco verrà
aperto in Campania. Impregilo-Fibe entra in una
tonnara. Non avendo mezzi propri per lavorare al ciclo dei rifiuti, si affida
ad aziende che la Camorra controlla. Quando deve cercare discariche
di servizio per le "ecoballe",
"scopre" che i terreni che compra a 100 sono stati acquistati dal
venditore, soltanto 24 ore prima, a un prezzo di "1" dall'originario
proprietario. Ricorda l'ex subcommissario
Giulio Facchi: "Nel 2002, viene chiusa a Giugliano la discarica dove sono state sin lì stoccate le ecoballe. Quella di Raffaele Giuliani, uomo di
Camorra. Impregilo-Fibe ne acquisisce un'altra,
sempre a Giugliano, che, curiosamente, anche negli
atti ufficiali, viene definita "cava Bianco". Peccato che quello non
sia il nome del suo proprietario. Perché definirla così? Perché
non trattare mai direttamente con chi davvero possiede i terreni?".
Già, perché? Il Sisde decide di metterci il naso. Facchi
viene avvicinato e condotto in un appartamento sicuro di Gaeta. Dove un
magnetofono registra ore e ore di testimonianza. Lui racconta della Camorra,
del traffico dei terreni, di Impregilo prigioniera di aziende gialle che la
asfissiano, ma nulla accade. "Non ho idea cosa il
Servizio abbia fatto di quel materiale. Se qualcuno al Viminale
(ministro Claudio Scajola ndr.) ne abbia mai avuto cognizione. So quello che
pensai allora e continuo a pensare oggi. Che con la Camorra tutti finirono per
considerare inevitabile un appeasement. Lo stesso Bassolino. Ricordo le sue
parole, almeno per il significato di resa che io volli attribuirgli, a inizio
del 2004, pochi giorni prima che rassegnasse le sue dimissioni da commissario
straordinario. Eravamo a cena a casa di Massimo Paolucci,
commissario vicario. Antonio disse: "Dobbiamo mollare.
Qui ci vuole un generale, un militare, un poliziotto. Perché
se continuiamo a provarci noi, o finiamo in galera o finiamo falliti".
Il poliziotto è arrivato. Insieme alla bancarotta.
( da "Repubblica, La" del
06-02-2008)
Pagina V - Napoli Caputo, Arena, Maisto e Insigne firmano un documento che sancisce un
probabile addio al Campanile Udeur, lo strappo dei consiglieri Regione: in 4
decidono di non seguire Mastella e restare a sinistra Nell'ordine del giorno di
domani e venerdì non figura la nomina dei nuovi vertici Corecom
Nella nota si legge: "Occorre rilanciare giunta e Consiglio superando
l'impasse causato da vicende politiche e non" ROBERTO FUCCILLO L'Udeur si
spacca. Azzoppato dalla inchiesta giudiziaria, da
ieri il partito ha un gruppo consiliare che prende le distanze dalle mosse di
Mastella. Quattro consiglieri (Nicola Caputo, Salvatore Arena, Giuseppe Maisto e Vittorio Insigne) firmano un documento che taglia
fuori qualsiasi possibile cambio di alleanze. I quattro esprimono solidarietà
agli amici ancora in difficoltà, ovvero Fernando Errico e Nicola Ferraro,
tuttora sottoposti a obbligo di dimora domiciliari. Ma affermano che "questo è il tempo di scelte nette e
inderogabili. Oggi più che mai occorre rilanciare
l'attività della giunta e del Consiglio, superando l'impasse causata dalle
recenti vicende politiche e no". Sicché "non faremo mancare il
nostro contributo per il rilancio politico-istituzionale". è di fatto un accoglimento dell'appello a un rinnovato
sforzo fatto a suo tempo dal presidente Antonio Bassolino.
Ed è anche l'affermazione che il loro destino è e resta dentro il
centrosinistra. Alla vigilia di un Consiglio nazionale che dovrebbe decidere il
contrario, sabato ad Arpaise, è quasi un preannuncio
di addio al Campanile. Uno strappo, che potrebbe allungarsi anche in altre
sedi, ad esempio quel Palazzo San Giacomo dove molti
esponenti napoletani del partito non hanno mai inteso mettere in dubbio la loro
partecipazione alla amministrazione Iervolino. Una
svolta. Che coinvolge metà del gruppo (oltre ai già citati Ferraro e Errico ci
sono poi la presidente Lonardo e l'ex ds Angelo
Brancaccio). Alla vigilia di una seduta comunque non facile, e aperta alle
polemiche dell'opposizione. Guida l'assalto il
capogruppo di An Franco D'Ercole, che ribadisce come la riunione rischi di
essere inutile se il centrosinistra non chiarisce prima il quadro politico, e
intanto piazza un altro colpo sulla giunta: "Il Tar ha annullato il piano
regionale per le attività estrattive. è una
nuova sberla per Bassolino e il suo assessore Enzo De
Luca. L'avevamo detto: quel piano non poteva avere il via
libera attraverso una semplice ordinanza della giunta". La risposta
da Santa Lucia è burocratica: si sta valutando con l'avvocatura il possibile
ricorso al Consiglio di Stato. Comunque il quadro è scivoloso. Se n'è accorta
anche la presidente Sandra Lonardo ieri mattina in
sede di capigruppo. Nell'ordine del giorno per domani e venerdì non figura un
provvedimento al quale lei tiene molto, la nomina dei nuovi vertici Corecom. Nella terna da sottoporre all'aula c'è anche
Felice Casucci, già consigliere giuridico della
stessa presidente. Il problema è che Casucci è tra
quanti nei mesi scorsi sono stati chiamati a deporre proprio sui tentativi di
"raccomandazione" che sono alla base della ipotesi
di accusa contro la Lonardo. Lo stesso Casucci avrebbe ammesso di avere fatto una segnalazione a
favore di un medico, ma senza che la presidente ne sapesse nulla. Fato sta che
gli altri consiglieri presenti alla riunione ieri hanno rilevato come fosse
meglio accantonare l'argomento, magari rimandarlo a dopo le elezioni. A
proposito di elezioni, da ieri si scaldano i motori per le liste. I problemi
maggiori sono a sinistra. Il Pd vivrà un momento decisivo a metà febbraio.
L'assembla nazionale è infatti chiamata a ratificare
lo statuto, il cui testo prevede che non sia più candidabile chi ha già tre
legislature alle spalle, piene e consecutive. A meno di deroghe, la vittima
principale sarebbe Ciriaco De Mita, fresco reduce dalla
tre giorni di feste per gli ottanta anni. Con lui salterebbero di sicuro anche
Antonio Maccanico, Gerardo Bianco e Umberto Ranieri. Resta poi l'incognita Bassolino. A Roma certo non bramano di andare al voto sotto
il segno dei rifiuti. Lo stesso Bassolino è a un
bivio: procurarsi un paracadute in Parlamento nel caso che la Regione imploda
in autunno oppure tentare fino in fondo la carta del rilancio per presentarsi
poi alle europee del 2009. Intorno a lui però è quasi certa la candidatura di
Teresa Armato nel Pd. Possibile anche quella del socialista Marco Di Lello. Più
difficile quella di Corrado Gabriele con Rifondazione: i posti per la sinistra
appaiono in contrazione, l'assessore dovrebbe scalzare qualcuno degli uscenti.
Comunque il quadro elettorale, comprese le possibili candidature di alcuni
consiglieri, suggerisce un ricambio di giunta più ampio della copertura delle
sole due caselle lasciate dagli assessori Udeur. Meno problemi a destra, dove
si mette in preventivo anche qualche eletto in più. Dunque via libera agli
uscenti, come criterio generale. In più, in Forza Italia dovrebbe tornare
Giuseppe Gargani, che ha ottenuto la deroga per gli
europarlamentari. Due arrivi dai Circoli, Massimo Nicolucci
per quelli di Michela Vittoria Brambilla e Nicola Formichello
per quelli di Dell'Utri. Pende poi una richiesta per
Giulio Di Donato. In An, oltre agli uscenti, ci saranno Luigi Bobbio e
Salvatore Ronghi, vicepresidente del Consiglio
regionale. Dalla Regione potrebbero arrivare anche Franco D'Ercole ad Avellino
e Salvatore Gagliano a Salerno.
( da "Corriere della Sera" del
06-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli -
data: 2008-02-06 num: - pag: 51
categoria: REDAZIONALE Il personaggio Torna alle origini il creatore del
"neapolitan power"
con un album triplo che ripercorre le sue tappe più importanti Daniele
Ricomincio da 30 "E riformo la band con cui ho iniziato" ROMA - Due
foto. Con gli stessi personaggi e un mucchio di tempo trascorso tra il primo e
il secondo scatto. "E io sono l'unico ad avere i capelli bianchi",
sorride Pino Daniele dopo essere riuscito finalmente a "sottrarsi" ai
flash. "Il fatto è che a me non va di fare la star", spiega Pino
mentre afferra la sua chitarra e si avvia verso l'uscita dello studio
fotografico. Pose, obbiettivi, luci, effetti speciali:
niente di più distante dal "mascalzone latino". Ma questa volta il
gioco vale la candela perché il messaggio alla gente deve arrivare forte e
chiaro: Pino Daniele torna a suonare con quel gruppo che nel lontano 1981
radunò in piazza del Plebiscito, a Napoli, circa duecentomila persone.
Succederà a luglio, allo stadio San Paolo, con il concerto "Vai mo'
2008" (dopo il 10 febbraio sarà attivo un omonimo sito internet). Ma non è tutto qui: insieme con Tullio De Piscopo,
Tony Esposito, James Senese, Rino Zurzolo e Joe
Amoruso, l'"uomo in blues" è tornato in sala per registrare tre cd
con il meglio della sua storia musicale: da "Terra mia" a "Che
Dio ti benedica", da "Napule è" a
"Yes I know my
way", da "'Na tazzulella
'e cafè" a "'O scarrafone".
L'album (nei negozi a maggio, ma anticipato da un
singolo in radio da aprile) conterrà quattro inediti (anche in napoletano) e
inoltre vedrà la collaborazione di Al Di Meola e
Chiara Civello. Titolo del cofanetto? ""Ricomincio da 30"". Chiaro
riferimento a... "Massimo Troisi. Quest'anno festeggio trent'anni di carriera e voglio dedicarli al
mio amico". Scusi, ma quando cantava "Je
so' pazzo" era una sorta di outing? "Perché?". Ma come, per anni
ha detto che la stagione del "neapolitan power" era finita, che non avrebbe avuto più senso
tornare con il vecchio gruppo (colpa anche di attriti e dissapori), che non
aveva più voglia di comporre in napoletano... E adesso? "Allora sì, so'
pazzo". Meno sinteticamente? "Mi piace l'idea di fare qualcosa di
positivo, di rimescolare un po' le carte, di ripercorrere la mia storia e
dimostrare che si possono mettere in piedi eventi che non hanno nulla a che
vedere con il marketing". Però sarà difficile tenere alla larga l'effetto
nostalgia. "Se qualcuno sentirà questo sentimento,
libero di provarlo. A me quest'operazione serve a ben
altro". Si può dire? "Certo. Innanzi
tutto a darmi la forza di non abbassare mai la guardia. E poi
ho una gran voglia di lasciare ai miei figli, soprattutto ai tre più piccoli,
qualcosa di importante". Già, perché loro non hanno l'età per
ricordarsi del papà che riempiva piazza del Plebiscito con il suo supergruppo.
E vivendo a Roma, sanno poco anche di Napoli... "Ecco, tra un po' arriva
la domanda sulla monnezza". Impossibile non
fargliela: lei è napoletano e già trent'anni fa cantava "Napule è 'na carta sporca e nisciuno se ne importa". "Aver
composto quella canzone non è mica un vanto. Sarebbe stato più bello
scrivere "Napule è 'na
carta dorata..."". Resta il fatto che la
città è sull'orlo del collasso. "Ma io che posso fare!
Sono solo un musicista. Se qualcuno mi dicesse: "Pino,
se vai a suonare gratis in piazza del Plebiscito per una settimana di seguito
risolviamo il problema", non ci penserei su due volte e mi precipiterei a
Napoli". è vero, lei può fare ben poco per
il disastro dell'immondizia, però altri avrebbero potuto evitare questo scempio.
"Alt, non incominciamo con la storia che la colpa è di Bassolino o della
Iervolino ". Allora di chi è? "Io so solo che i
commissari che si sono avvicendati sono stati nominati sia da Berlusconi che da
Prodi. E poi in questa vicenda non va dimenticato un particolare
importante: le persone che protestavano per la realizzazione degli inceneritori
sono le stesse che oggi si vedono in tv che si oppongono alla riapertura delle
discariche. Basta fare due conti...". Qual
è la cosa che più detesta di Napoli? "La scarsa volontà dei napoletani di
aiutarsi tra di loro e l'incapacità di ribellarsi in modo costruttivo allo
stato delle cose: non ho mai amato gli arruffapopoli o quelli che danno la
colpa al destino". Se la sente di dare un giudizio sul governo che è
andato a casa? "Il fatto è che non mi riconosco più in questa
sinistra". Che fa, sterza a destra? "Questo è impossibile,
perché le mie radici non le abbandono. Di certo non mi sento un
comunista. Mi definirei un socialista che non guarda più ai
partiti ma alle persone". E in questo momento chi le piace? "Bobo Craxi. Ogni tanto ci vediamo, è un grande
intenditore di musica. Lo vedrei bene come ministro della
cultura". Torniamo al suo mestiere: cos'è che le ha fatto venir
voglia di tornare a scrivere in napoletano? "Il nuovo
film di Alessandro Siani, La seconda volta non si
scorda mai, di cui ho scritto la colonna sonora. Alessandro
è bravo, e anche Elisabetta Canalis che recita con lui non sfigura".
Siani le ricorda Troisi?
"Purtroppo il paragone sarà la sua croce, ma lui deve guardare
avanti". Perché tiene tanto alla sua fama di antipatico? Scherzando con il
pubblico, lo ha ribadito anche durante un suo recente concerto al teatro
Smeraldo di Milano. "Un po' perché è il mio carattere, e un po' perché ho
sempre combattuto lo stereotipo del napoletano fanfarone e simpatico a tutti i
costi". C'è un brano che non è mai presente nei suoi show, "T'aggia vede' morta" (Ti devo vedere morta): come mai? "Il testo è di Massimo (Troisi, ndr).
Ricordo perfettamente che eravamo in macchina e lui buttò giù le parole. Non riesco proprio a cantarlo, la malinconia mi strozzerebbe le parole
in gola". 2008 Pasquale Elia.
( da "Padania, La" del
06-02-2008)
Pur di ritardare le elezioni attivata anche la Triplice
sindacale Quello che sta accadendo ha del ridicolo, se non fosse che chi si
esprime in questi termini è ormai ben conosciuto dai cittadini. Ora questi
personaggi, che desiderano un governo transitorio per modificare la legge
elettorale, è evidente che lo fanno per esclusivi interessi politici della loro
parte. Noi invece che non accettiamo il loro progetto e vogliamo andare a
votare per un motivo molto semplice e democratico, e cioè che quasi i tre
quarti del Paese non li vuole più vedere, noi non avremmo a cuore le sorti dell' Italia. Ma chi credono di essere costoro? Questi sono
quelli che hanno portato l'antipolitica al potere, sono i professionisti del
disordine civile, che odiano le nostre imprese, il benessere raggiunto, la
nostra cultura, la nostra civiltà. Progettano di cancellarne le ricchezze
storiche, culturali e religiose. Lo hanno dimostrato in quasi due anni di
governo ... mica sono bugie! Volutamente il mio è un
grido civile e democratico, al voto al voto non ho scritto Alle armi, Alle
armi! Antonio, Treviso Ma che bravo il Presidente Napolitano! Il saggio,
l'illuminato (a detta dei soliti tromboni ) Presidente Napolitano ha partorito
& l'incarico di verificare la possibilità di consenso su una riforma della
legge elettorale& A parte l'italiano ridondante e
la necessità di un traduttore, lo stesso Presidente ha definito questa sua
& una decisione non rituale... Infatti la
Costituzione della Repubblica italiana (alla quale come al solito i tromboni
politi fanno riferimento) non prevede e non contempla una decisione di tal
fatta. Allora, io semplice cittadino italiano, chiedo: a) perché il Presidente
Napoletano non ha adottato una decisione irrituale, anche quando il disastroso
Prodi ha incassato la prima sfiducia alcuni mesi fa? b) perché nella sua
qualità di Presidente del Csm, il Presidente Napolitano non si è mai peritato
di intervenire irritualmente sul disastro dei rifiuti in Campania, lasciando al loro posto gente come Pecoraro Scanio, Bassolino,
Iervolino ed altri, e lasciando fare all'Italia una figura di m&a a livello planetario? c -
perché quando è successo il fattaccio della Sapienza, il Presidente Napolitano
non ha preso la sua Lancia Flaminia e non è andato a prendere il Papa per accompagnarLo di persona alla cerimonia inaugurale,
invece di lasciare che il ministro Amato (quel signore che in una notte di
alcuni anni fa rapinò in banca tutti gli italiani), suggerisse al Papa di farsi
venire l'influenza? Vi sono purtroppo moltissimi altri casi in cui il Signor
Presidente avrebbe potuto intervenire, seppure
irritualmente, ma tant'è, questo purtroppo è il Presidente che ci dobbiamo
sorbire e soprattutto a quale prezzo! Giuseppe Corrad
Non capisco perché il Presidente della Repubblica non abbia sciolto le Camere;
quando un governo va in crisi, il Parlamento va sciolto e questo non è
successo. Sappiamo che Napolitano è un comunista doc, ateo, da giovane
appoggiava l'Urss e le purghe staliniane e allora la Lega Nord ha fatto bene a
non votarlo. Per me non è il mio Presidente e si è dimostrato dalla parte del
governo di centro sinistra; non è superpartes e non
ha dimostrato saggezza ma solo indecisione. Detto
questo, mi auguro che il presidente incaricato Marini lasci l'incarico perché
mi pare tutta una sceneggiata voluta dalla sinistra che ha paura delle elezioni
anticipate. Mi danno nausea i verdi, i comunisti come Giordano o Rizzo che
denunciano ingerenza del Vaticano sulla crisi di governo; la solita scemenza
non sapendo a chi scaricare la colpa. Sono certo comunque che vincerà il centro destra alla grande e Veltroni e i suoi accoliti
non andranno più al governo per molti molti anni. Boscolo Bartolomeo, Venezia Trovo
particolarmente odioso che siano stati ricevuti da Marini sindacati e
referendari. In questo modo i "semplici" cittadini hanno un solo
rappresentante nei confronti del governo, quelli iscritti al sindacato due e se
hanno anche firmato per il referendum addirittura tre! Ma possibile che nessuno
ci abbia pensato? Giuliano Boscaino, Negrar (VR)
Ormai è chiarissimo: la funzione di Marini è quella di temporeggiare, fare
melina fino a quando i sondaggi siano favorevoli al Cavaliere, mentre, qualora
ci dovesse essere una inversione a U nell'opinione
pubblica, allora le elezioni ci diranno quale sarebbe la giusta soluzione e, a
tal uopo, il minculpop della stampa italiana si sarà
già tutto mobilitato. Si è attivata perfino la Triplice sindacale dopo aver
tirato fuori dagli scantinati gli striscioni pronti ad essere utilizzati contro
il futuro governo Berlusconi. VIncenzo De Leo Visto
che per Veltroni la situazione si sta complicando, in quanto Marini non ce la
fa, mi permetto di suggerirgli il nome di Veronica Lario
da proporre al Presidente della Repubblica come premier di un
'Governo di Pacificazione' (o meglio di un 'Governo di Veronica'). La Lario è infatti l'unica
personalità a cui il Berlusca non potrebbe dire di
no. Per supportare tale candidatura, potrebbero darle la Tessera numero 'zero'
del Partito Democratico, e nel programma di governo, per prolungarne la durata,
inserire altre riforme costituzionali, di cui sono certo Veltroni direbbe 'il ppaese e ha veramente bisogno',
come sostituire il Tricolore con la Bandiera del Napoli. Abbiamogiadato59,
Trezzano Rosa MI La prima regola da seguire quando si
finisce nelle sabbie mobili è di limitare i movimenti al minimo per non
peggiorare le cose. Non pare che sia il caso del Pd che si inventa all'ultima
ora soluzioni di ogni tipo per evitare la debacle delle elezioni anticipate.
L'ultima è l'appoggio del partito ai promotori del referendum, adesso stanno
scoprendo di tutto e di più, perfino la salvaguardia di quei 800mila che
andarono a votare mentre prima erano contrari per non mettere in fibrillazione
i loro alleati di estrema sinistra. Una buona notizia forse ci sarà: Rutelli
smetterà di fare del male a tutto il Paese limitando i danni delle sue
incapacità ai suoi concittadini di Roma (RI) proponendosi come sindaco.
Incomincio a pensare che fare il sindaco a Roma non richiede delle specifiche
capacità visti gli ultimi due sindaci ma siano sufficienti i soliti intrallazzi
di "Roma ladrona" per continuare nella
spartizione delle sovvenzioni a fondo perduto da sempre pagate dai cittadini
del nord con il loro lavoro e con le loro tasse. Tornerà a tempo pieno nel suo
"frenetico" ambiente e tra un cappuccino/cornetto e l'altro cercherà
di ricuperare le forze spese senza risparmio nei gravosi adempimenti mondani
del suo (ex) ministero. Paolo, Torino Il settanta per cento del popolo chiede
elezioni anticipate, il sessanta per cento delle forze politiche chiede
elezioni anticipate, e il Presidente comunista della Repubblica, quello super partes che viene dal partito che difendeva il popolo, in
particolare i lavoratori cosa fa? Ascolta la Confindustria, lo shampato stramiliardario, gli ex presidenti mummificati che
dopo i danni perpetrati quando erano in carica continuano imperterriti a farli
al Senato, e soprattutto gli sfigati poltronisti
della sua parte politica, in primis il Veltroni, che dopo le figure di merda
dei suoi compari al governo, in politica estera e interna, le sevizie fiscali,
l'impoverimento del potere d'acquisto e aver aumentato tutto l'
aumentabile, spera che fra qualche mese i fessi i tagliani
abbiano dimenticato lo scempio. E' questo che sperano Napolitano e i suoi: altro
che la legge elettorale ! E' una ecopalla. una palla di merda. Anzi
è un golpe di merda. In piazza. Giuliano Citterio, Milano Leggo da Televideo
quanto detto da Pecoraro: "Il presidente Marini parta dalla maggioranza
che ha confermato la fiducia e dalle forze che non hanno tradito per giungere
ad una legge elettorale". Onorevole Pecoraro, "ma che vor dì"? Ammesso che intervenga mago Telman per riportare due, tre senatori (presi non so dove!)
ad appoggiare l'armata Brancaleone (faccia Lei i conti elementari della serva
per capire cosa viene fuori), Le sembra normale fare una riforma elettorale
così? Bene, poi non si lamenti se il centrodestra dovesse vincere e facesse da
solo tutte le riforme! Sia cortese, in momenti come questi, con tutto quello
che è accaduto, non Le sembra fuori luogo che anche Lei dica la sua? Sa che il
silenzio è meglio del parlare? Sia gentile, stia zitto
ed apprezzi quanto gentili e rispettosi verso di lei sono stati molti elettori
di Napoli e della Campania: pensi, non hanno scalfito un capello né a Lei né a
Suo fratello, che Lei ha fatto eleggere Senatore, proprio con questa
"porcata" di legge, senza preferenze e per volontà dei vertici del
partito "verde" che lo ha messo in lista. L. C. Guerrieri, Roseto
degli Abruzzi (Teramo) Napolitano, già funzionario ed esponente del Pcd-Pds-Ds, eletto presidente con i soli voti delle
sinistre, ha "risolto" la crisi affidando il governo ad un esponente
del Pd, raccogliendo di fatto la "richiesta"
che gli aveva fatto Veltroni, leader del Pd. Dice che è stata una scelta
"difficile". Difficile perché? Forse perché avrebbe preferito
affidare direttamente l'incarico a Veltroni? Il pievano Arlotto
L articolato della Costituzione, nelle funzioni
assegnate al Presidente della Repubblica non si esprime mai con pre, invece, con una certa perentorietà, dice che il
Presidente indice le elezioni delle nuove Camere... fissa... autorizza...
promulga... ecc. Delle due l una: o il pre va inteso
come anteriorità oppure come maggior significato. Dunque se il senso è il primo
il Quirinale, dopo la conclamata pausa di riflessione, si fermerebbe solo ad
una pre diagnosi della crisi governativa, se invece
il senso è il secondo la diagnosi è completa, ma tutti
e due i significati portano a rafforzare la compagine che sosteneva il governo
caduto perché hanno l effetto di allontanare lo scioglimento delle Camere. Mai
come ora si avverte nel Popolo, al di là delle ideologie di ciascuno, che -
certificata la spaccatura in Parlamento - deve sì contare di più, andando alle
urne ove il cittadino esercita la sua libertà democratica. Noi, uomini liberi,
vogliamo elezioni subito per il voto, mai vorremmo un pre
voto. Giuseppe Turco - Udine [Data pubblicazione: 03/02/2008].
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Pagina XIV - Napoli La vendetta di Pulcinella ALDO LORIS
ROSSI (segue dalla prima di cronaca) Tra i principali elementi del Piano vi
erano: la definizione delle caratteristiche qualitative e quantitative dei
rifiuti; la valutazione della loro pericolosità e la scelta dei più idonei
sistemi di trattamento; la delimitazione dei bacini di raccolta e di
conferimento; la individuazione dei siti dove
realizzare gli impianti; la raccolta e il trattamento differenziato dei vari
tipi di residui; l'incentivazione alla riutilizzazione dei materiali e lo
sviluppo di un apposito mercato tendente: a diminuire i quantitativi da inviare
allo smaltimento; e a stimolare lo sviluppo di nuove tecnologie mirante a tale
scopo. Niente di tutto ciò. Mentre per svariati anni si è omesso di redigere il
piano, si è puntato solo all'utilizzo delle esistenti discariche,
non sempre adeguate alle norme di sicurezza imposte per prevenire inquinamenti
secondari (infiltrazione dei percolati nelle falde idriche). Il
risultato è che al giorno d'oggi la città dipende, per lo smaltimento
della produzione giornaliera di rifiuti solidi urbani di circa 1200-1300
tonnellate, dall'esercizio di una sola discarica autorizzata (Pianura) che
rischia di essere rapidamente saturata anche per il conferimento a essa dei
rifiuti di altri comuni". Tale discarica
fu aperta nel 1953 da Lauro occupando lo splendido vulcano Senga,
ricoperto di boschi e con resti archeologici. Dopo 43 anni di sversamenti fu chiusa il 12 gennaio '96 dal commissariato
istituito nel '94 con l'impegno di bonificarla. In 12 anni non è stata
bonificata e, ora, la si vorrebbe riaprire. Operazione disastrosa perché ha
accolto, oltre i rifiuti urbani, migliaia di tonnellate di tossici delle
industrie del Nord, anche con l'autorizzazione della Provincia di Napoli
favorita da un assessore all'Ambiente (Pli) arrestato
per corruzione. In realtà, nella prima repubblica nessun
partito si è opposto allo sversamento dei
rifiuti tossici a Pianura, né ha mai tentato di attuare un moderno ciclo di
rifiuti. La settimana scorsa abbiamo ricordato questa vicenda a Radio Radicale.
Pochi giorni dopo i carabinieri hanno sequestrato alla Provincia un primo
elenco (anni '88-'91) delle industrie inesistenti nel Sud, responsabili di tale
delittuosa operazione. Questa è stata confermata dall'assessore all'Ambiente
del Piemonte, Nicola De Ruggiero: "A Pianura sono arrivate almeno 800 mila
tonnellate dei rifiuti di Cengio (Acna),
azienda per noi emblematica del disastro ambientale causato dal Piemonte"
(Repubblica, 22 gennaio). L'invio di rifiuti tossici dal nord è documentato,
peraltro, da un incidente clamoroso. Il 4 febbraio '91 è ricoverato al
Cardarelli un camionista italo-argentino per ustioni
bio-chimiche, sintomi di asfissia e perdita totale della vista. Proviene da
Cuneo "dove aveva prelevato 571 fusti da un'azienda piemontese
specializzata nello smaltimento dei rifiuti tossici" (A. Iacuelli, 2007) per scaricarli di notte nell'area
vesuviana. Dunque, senza l'aiuto della camorra. Per accorciare il viaggio esce
a Capua dirigendosi verso Lago Patria dove scarica i fusti. Ma uno di essi si
rompe accecandolo con il suo micidiale contenuto (Mattino, 6, 7 , 8 febbraio '91). Le conseguenze di queste azioni
criminali emergono dal '96 quando in località Pantano di Acerra,
dove sorgerà il termovalorizzatore, inizia la moria di ovini e la nascita di
pecore deformi. Il 23 dicembre '98, con il commissario di destra si conclude il
concorso per la costruzione dell'inceneritore vinto dalla Fibe
che s'impegna a terminare i lavori il 31 dicembre 2000. Ma l'anno seguente
esplode il bubbone dei rifiuti tossici ad Acerra.
Nell'ottobre
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
VECCHI E LE POVERTA' Alle 20.45 al Cinema Galliera (via Matteotti 25) "Le nuove povertà:
relazioni tra pari e tra generazioni" con monsignor Ernesto Vecchi.
Partecipano i giornalisti sportivi Gianfranco Civolani e Sabrina Orlandi. DEMOCRAZIA E SICUREZZA
Alle 17.15 alla Fondazione Gramsci (via Galliera 26)
per il laboratorio di analisi politica "Gli orizzonti della
democrazia", incontro con Massimo Pavarini e
Giuseppe Sciortino su "Democrazia e
sicurezza". LIBRO DI GIUSSANI
Alle 21 alla Sala Europa (piazza Costituzione 5/c) presentazione del libro
"Si può vivere così? Uno
strano approccio all'esistenza cristiana" di Luigi Giussani. Ne parlano Giancarlo Cesana e
Pierpaolo Donati. GUERRA DEI RIFIUTI Alle
( da "Repubblica, La" del
07-02-2008)
Cronaca Il rapporto Apat: la
raccolta in contenitori diversi raggiunge solo il 25,8% ANTONIO CIANCIULLO ROMA
- La pratica virtuosa della raccolta differenziata cresce, ma l'ondata dei
consumi corre più veloce. E così la massa dei rifiuti continua a gonfiarsi,
nonostante gli allarmi, nonostante le direttive europee, nonostante le leggi in
vigore. Nel 2006 abbiamo prodotto 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani:
860 mila tonnellate oltre il livello 2005 (più 2,7 per cento) contro le 700
mila tonnellate guadagnate dalla raccolta differenziata che arriva al 25,8 per
cento, molto lontano dalla quota obbligatoria del 40 per cento. Questi numeri,
contenuti nel rapporto 2007 dell'Apat (Agenzia per la
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici), ci fanno capire perché si
moltiplicano le procedure d'infrazione comunitarie a carico dell'Italia in
materia ambientale. Dovremmo ridurre la produzione di rifiuti e dovremmo
portare la raccolta differenziata al 40 per cento: con 550 chili pro capite (il
record negativo in Toscana,
( da "Repubblica, La" del
08-02-2008)
Pagina VI - Napoli Espulsi dal
Campanile i tre consiglieri che restano nel centrosinistra. E il partito perde
pezzi Regione, l'eclisse dell'Udeur Ma il consiglio salta per mancanza del
numero legale Cacciato anche il capogruppo in Comune Venanzoni.
Lascia il portavoce Funaro Possibile uscita dalla
giunta comunale della mastelliana Donata Rizzo D'Abundo ROBERTO FUCCILLO L'Udeur si sfarina. E il
centrosinistra campano, per dirla alla Woody Allen, non si sente tanto meglio. è la cronaca di una giornata nella quale il partito di
Mastella espelle ben quattro vertici, fra cui tre dei quattro consiglieri
regionali che avevano osato dichiarare due giorni fa che sarebbero rimasti
comunque con il centrosinistra. Centrosinistra che però poi in aula non riesce
a tenere il numero legale (solo 28 i presenti) e viene impietosamente infilato
in contropiede dalla Cdl al grido di "vogliamo vedere se c'è ancora una
maggioranza o no". A giudicare dall'esito di ieri, la risposta dovrebbe
essere "la seconda che hai detto", tanto più che in aula al momento
della verifica mancavano fra gli altri sia il presidente della giunta Bassolino che quello dell'aula, Sandra Lonardo
Mastella, con buona pace degli importantissimi provvedimenti che andavano
discussi. Legge sui rifiuti, statuto e decentramento devono attendere ora la
seduta odierna. Ma il clima è quello che è. Segnato dal decreto di espulsione
per gli udeurrini ribelli: Nicola Caputo, Vittorio
Insigne e Giuseppe Maisto, nonché il segretario
napoletano e capogruppo in Comune, Diego Venanzoni.
Motivo: "Abbiamo assistito in questi ultimi giorni - dice l'estensore
Antonio Fantini, segretario regionale - proprio nel momento in cui è necessaria
la massima coesione del partito, ad episodi e dichiarazioni di alcuni che, o
provenienti da altri raggruppamenti o subentrati nelle istituzioni in quanto
gli eletti sono stati chiamati a superiori incarichi, hanno leso la dignità
stessa dei Popolari-Udeur". Primo commento:
"Espulsi per libertà di opinione", nota sarcastico Maisto. Ancora più ironico Caputo:
"Prima di uscire dal partito, Fantini spenga la luce. è rimasto solo lui". Ha invece preso le distanze il
quarto consigliere, Salvatore Arena, di fatto smentendo di aver partecipato a
quel documento che costituiva comunque l'anticamera dell'abbandono.
"L'idea di lasciare l'Udeur non mi ha mai minimamente toccato - spiega
Arena - Sono e resto dell'Udeur, e sono espressione della sua classe dirigente
salernitana, con la quale aspetteremo l'esito dell'esecutivo nazionale di
domani". Quanto basta perché Fantini lo abbia salvato. Non così gli altri
tre, accusati peraltro di essere arrivati in consiglio un po' per grazia
ricevuta: Maisto e Insigne erano subentrati a due
parlamentari eletti, Pisacane e Barbato; Caputo era addirittura entrato in
quota Udc, al posto del dimissionario Zinzi, per poi
passare al Campanile. Quanto a Venanzoni, il quarto
bersaglio, ecco il suo commento: "Non c'è nulla di politico, da tempo
Fantini non mi sopporta". La questione Venanzoni rischia peraltro di aprire falle nella giunta
Iervolino: spaccato il gruppo (Venanzoni e Migliaccio
da un lato, Nino Funaro e Alvino, nominato subito
commissario del partito in città, dall'altro), anche in giunta è probabile che
Bruno Terracciano resti accanto al sindaco mentre
Donata Rizzo D'Abundo, mastelliana
doc, lasci. Come se non bastasse, ci sono state anche le dimissioni di
Pietro Funaro da portavoce regionale: "Motivi
personali", ha laconicamente fatto sapere lui. Se l'Udeur piange, la Cdl,
guidata dal suo capo in aula Franco D'Ercole, fa festa: il missile lanciato
ieri contro il centrosinistra è andato talmente a bersaglio che, sospesa la
seduta, i capi dei vari partiti di opposizione si sono fatti fare una foto
ricordo in consiglio, uno accanto all'altro, modello nazionale dopo la conquista
della Coppa del mondo. Sull'altro fronte, ecco la minaccia del leader verde
Alfonso Pecoraro Scanio di fronte alla scelta di Veltroni di andare al voto da
solo: "Se il Pd rompe l'alleanza, saremo anche noi sciolti da obblighi di
coalizione e in molte situazioni non sopporteremo più cose
insopportabili", Campania compresa.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-02-2008)
Lettere Proteste in versi Silvano Forte - NAPOLI Ci sono
città nelle quali al risveglio / si aprono tende per vedere se le strade / sono
libere dalla neve. / A Napoli si aprono finestre / per vedere se le strade /
sono libere dall'immondizia. / Ci sono città dove puoi passeggiare / tra il
verde degli alberi e dei prati. / A Napoli porti in giro i bambini / tra il
bianco, nero e grigio / dei sacchetti e del contenuto che deborda. / Verdure,
poche. / Ci sono città nelle quali / puoi camminare guardando in alto. / A
Napoli si consigliano occhi a terra / per evitare escrementi canini / spesso
freschi di giornata. / Ci sono città nelle quali / la raccolta è differenziata.
/ A Napoli siamo indifferenti. / Ci sono città. / Napoli no. * * * Salvatore Iervolino - SAN GENNARO VESUVIANO (NA) 'O pino gigante e secolare / stampato ncopp'a
mille cartuline / pur'isso è scumparzo
mmiez' 'o mare. / 'O Vesuvio
'o veco stanco, triste e cupo / senza tenè 'o pennacchio 'ncapo. / 'E chilli dduje
sunature 'e cuncertino / ca
lassarono San Pietro 'mparaviso / nisciuno
ne parla... chist'è 'o destino. / Mo 'o posto
'e sti bellezze / nce
stanno cumule 'e munnezza /
si ancora nisciuno piglia 'a via / nun po' mancà na
brutta malatia. / Pirciò nun stammo accussì,
senza fa' niente, / 'o ttenimmo
'o sanghe dint' 'e vvene? /Aunimmoce 'nzieme, tutte quante / pulezzammo
'sti strade puzzulente / facimmo tunrà Napule
/ bella e sorridente. Bassolino ha tolto altre
immondizie Michele Fiorenza - POMPEI (NA) Prima che Bassolino
facesse il sindaco di Napoli, non ricordo se c'era l'immondizia per le strade, ma ricordo che ce n'era tanta sui volti dei
napoletani, sulle insegne abusive dei negozi e nel mare di auto del parcheggio
di piazza Plebiscito, tra il Palazzo Reale, la Prefettura e il Comiliter. Grazie per averci lasciato solo quella delle
strade. Una difesa del presidente: rara, in questi giorni, dopo tanti osanna negli anni passati. Paese che vai disagi che
trovi Vittorio Scuderi - NAPOLI In un tratto del
carattere di noi napoletani c'è che per ogni disservizio troviamo per prima la
preoccupazione per un'eventuale "brutta figura" con i turisti
stranieri, e solo dopo, la giusta denuncia dei disagi. È venuta a trovarmi una
mia amica da Sheffield, insegna geometria nell'università. Abbiamo fatto un
giro per Napoli. Parla molto bene l'italiano. In effetti
le inglesi non ridono molto e mi è capitato di sentirla ridere solo due volte.
Ha riso quando le ho chiesto se voleva accompagnarmi alla Posta a fare una
raccomandata. Ha trovato buffa questa parola e che una lettera dovesse essere
"raccomandata" e non, ad esempio, registrata. La seconda volta ha
riso mentre stavamo in autobus e sono saliti, con fare deciso e in sincronia,
tre controllori, uno per ogni porta. Non ho capito perché ridesse tanto, mi è
sembrato che ridesse in inglese. Riferendosi ai controllori, ha detto, seria:
"Credo che il loro lavoro sia molto difficile". Le inglesi non ridono
molto. Fortunatamente. Forse la mia amica aveva tutte le ragioni per ridere di
più. A Napoli ci sono tantissime ragioni per farlo. La morale è: non cercare in
casa d'altri, quello che trovi a casa tua, se no ti vien da ridere. E ridere
poco o tanto è solo una questione di educazione. Un amico mi ha raccontato
delle sue risate quando a Londra, in un albergo a quattro stelle, lui e sua
moglie hanno cercato nel bagno quell'accessorio col nome francese, che qui
tutti abbiamo in casa. Paese che vai, usanze che trovi. O peggio, disagi che
trovi. Questa lettera del dottor Scuderi è emersa da
un mucchio di posta dispersa nei computer, come purtroppo capita, e ce ne
dispiace. È sempre attuale, solo che adesso c'è ancora meno da ridere. Un cane
nordista odia neri e cinesi Pietro Paolo Antonucci
- VERONA Sono nato nel reame, a Popoli in Abruzzo. Da anni
vivo a Verona, che mette duramente alla prova l'immigrato che non si
comporti o secondo il folkloristico adattamento di numerosi meridionali che già
il giorno dopo si sentono settentrionali; o come chi non si sente attratto
dalla "cultura" degli indigeni. Il mio lavoro d'insegnante mi ha
portato a contatto con migliaia di allievi, le loro famiglie e decine di
colleghi. Il quadro che emerge può far ricredere quanti pensano che una persona
possa cambiare col miglioramento economico. Se si viene educati alla cultura
"del servo e del padrone", servi si resta pur se si impianta la fabbrichetta di pandori e tortellini. Forse diminuisce il
numero di quanti occorre servire, ma la propensione al disprezzo di chi sta
peggio e il luccichio degli occhi quando si incontra un "sior" non
vengono scalfiti. Ero in un bar in zona Ponte Pietra, centro storico, per un
caffè, quando entra una persona di mezza età con cane grande, grosso e nero;
ordina un bicchiere di vino bianco. Entra un ragazzo nero, chiede educatamente una informazione alla barista, lei risponde dandogli del tu.
Il ragazzo ringrazia ed esce; il padrone del cane dice in dialetto veronese:
"Quando il mio cane vede un negro inizia a innervosirsi, penso che sia la
puzza di questi qua". E la barista: "Il mio cane si innervosisce non
solo coi negri, ma anche con i cinesi". Bisognerebbe che gli abitanti del
Sud rispedissero, come non graditi, tutti i pandori e i tortellini che ci
inviano nei supermercati. Nonostante tutto Napoli è una speranza Nello
Margiotta - NAPOLI Per molti anni la mia principale preoccupazione è stata
quella di evitare di costruirmi un'esistenza lontano da Napoli; anche quando ho
dovuto soggiornare per lavoro in altre città, è avvenuto per un tempo breve,
sentendomi addosso la precarietà che dà la condizione
di emigrante, benchè di lusso; ho evitato di porre le
condizioni per una lunga permanenza. E quando ho avuto la prospettiva di vivere
in un altro continente, il dubbio è durato poco, non lasciando rimpianti.
Ritengo un privilegio vivere a Napoli, più che un luogo una condizione dell'anima.
Esistono aspetti inaccettabili, ma se consideriamo che il traffico esiste da 50 anni e la città ne ha 2500, che ciò che la
criminalità combina non è paragonabile ai soprusi e alle angherie che la
popolazione ha dovuto sopportare lungo la sua storia, si può ancora affermare
che Napoli, col suo ribollire di vitalità e la sua antimodernità, rappresenti
una realtà rassicurante e una speranza per l'umanità. Se si riuscisse a
superare depressione sociale e autolesionismo che ci spingono a fuggire
piuttosto che a restare per amare e migliorare noi stessi e il contesto, forse
riusciremmo a cogliere a pieno il senso di tale speranza e lavoreremmo meglio
per realizzarla per noi e per i nostri figli. Pur avendo condiviso la scelta di
restare, gentile signor Margiotta, le invidio il resistente ottimismo. Il parco
giochi è solo cemento Carlotta Giaquinto - NAPOLI
Abito al Vomero, via Domenico Fontana, parco Orofino.
Fino a qualche anno fa alle spalle del mio edificio c'era uno spazio verde, con
numerosi alberi di agrumi. L'area era di un privato che poco distante aveva un
parcheggio all'aperto di auto, per cui custodiva la zona giorno e notte, curava
il verde e provvedeva a illuminare. Il Comune l'ha espropriata per creare un
parco giochi per i bambini. Invito a vedere cosa è stato fatto: un ammasso di
cemento informe e niente più. E la zona ora è priva di luce, sporca,
abbandonata. Conseguenza: negli ultimi due anni ho subìto due furti in casa, e
non sono la sola. Chiedo al Comune e alla Municipalità: volete spendere i nostri
soldi per fare l'opera pubblica promessa o preferite spendereli
per pagare i danni che stiamo per chiedere? "Sono sotto sfratto e non ho
un euro" Giovanni Di Leo - NAPOLI Sono ormai vicino allo sfratto, non ho
un euro, non so dove andare. Ho una pensione di 248 euro al mese, da fame, e
cercare un avvocato gratis è un'impresa, nessuno fa niente per nulla. Cosà farò
quando verranno a buttarmi fuori con i miei due bambini e mia moglie? Chi può
aiutarmi, si faccia avanti, non posso che ringraziarlo in questa mia
misericordia celeste. Non posso campare più. Questa dolente lettera era
indirizzata anche all'"egregio Stato italiano". Se c'è qualche
patrocinio gratuito, il signor Di Leo risponderà al 340.2959812. Il Bottazzi va salvato Claudia Turrà
Rizzuto - NAPOLI Preg.mo dottor Gargano, alla Asl 5 Napoli il dottor D'Auria
- senza consultare malati e base dei lavoratori - ha ordinato la chiusura del
laboratorio di analisi Bottazzi di Torre del Greco.
Questa struttura serve un territorio vastissimo, da San Giorgio a
Castellammare. Medici, tecnici e infermieri la rendono efficiente, al servizio
dei malati e di utenti particolari: trapiantati, tossicodipendenti,
cardiopatici e diabetici. Sono una trapiantata e preferisco venire al Bottazzi da Napoli, dopo avere sperimentato in città; come
me altri. È l'ennesimo taglio in nome di un aleatorio risparmio quando invece
sarebbe necessario investire. Ci si lascia prendere da sacri furori d'economia
proprio nei confronti di un caso raro di ottima sanità? Se non s'interverrà in
tempo, a farne le spese saranno centinaia d'ammalati. Tanti altri tipi di pena
di morte Giovanni Migliori - PORTICI (NA) Nel nostro "bel" Paese, se
uccidi qualcuno con la tua auto al massimo ti danno gli arresti domiciliari,
con tanto di vista sul mare e la possibilità di sponsorizzare un prodotto
commerciale. Se commetti un reato di qualsiasi tipo, non ne pagherai mai le
conseguenze, perchè tra prescrizioni, indulto e via
dicendo tutto si annulla. I parlamentari sono impegnati a partorire nuove leggi,
senza preoccuparsi del fatto che non c'è ancora chi si occupa di far rispettare
quelle esistenti. Nonostante tutto ciò, c'è un governo che ha il coraggio di
vantarsi di aver ottenuto la sospensione della pena di morte nel mondo, ben
sapendo di non averla ancora abolita qui da noi, dove viene inflitta agli
operai delle fabbriche e dei cantieri, già di per se
condannati a lavorare per mille euro al mese e molto spesso senza diritti, e a
chi si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato, dato il notevole numero
di proiettili vaganti. Però teniamo ben distinti gli argomenti: la moratoria
sulla pena di morte è una grande conquista civile. Piazza Nolana
tornata nel caos Danilo De Luca - NAPOLI Ad agosto un ineccepibile
coordinamento di polizia, carabinieri, vigili, operatori ecologici, ha
restituito decoro a piazza Nolana e al relativo
tratto del corso Garibaldi, sottraendo agli ambulanti abusivi gli spazi
estorti; la legge è stata applicata con severità fino a settembre. Ora piazza Nolana è di nuovo preda degli abusivi e dell'inciviltà:
rifiuti, improvvisati bazar sui marciapiedi, i vicoletti fetidi orinatoi.
Chiedo che il presidente della Municipalità, Alberto Patruno, e il sindaco,
mettano fine allo scempio di una delle piazze più esposte al giudizio dei turisti.
La morte alberga all'interno di noi Vincenzo Cantalupo - BELLIZZI (SA) Caro
dottor Gargano, su Internet foto agghiaccianti: una bambina morta sotto un
marciapiede mentre la gente passava indifferente, finchè
non è arrivata la forza pubblica che ha messo quel corpicino in una busta e lo
ha buttato nella spazzatura. In Cina. Orrore e pietà; anche in Italia corpi di
bambini nei cassonetti. Ma ci chiediamo le cause e le responsabilità? La morte
data in questo orrendo modo avviene perché qualche genitore, impazzito, decide
di sopprimere il figlio? Ci sono anche questi casi, ma la morte è innanzitutto
nel cuore di tanta gente. M'interesso della Caritas del paese in cui vivo e non
immaginavo che potessero esserci tanta miseria e disperazione. Non sono solo gli
extracomunitari a chiedere lavoro o aiuti, ma tanti
italiani e che, pur forniti di titoli di studio, non riescono a trovare lavoro,
se non al nero e sottopagato. Sono un pensionato da 1.440 euro al mese, ma mi
sento un privilegiato; e sono arrabbiato con coloro che guadagnano sempre di
più e per lo più sulla pelle dei più deboli. La morte sta dentro di noi da un
bel po' di tempo, come tante morti bianche sulla coscienza di coloro che hanno
le "barche". Io non sono un grande credente, pur frequentando la
Caritas, ma il Padreterno deve esistere. Proprio dalla più cruda consapevolezza
del male può nascere la voglia di cambiare, ciascuno nel suo minimo. Continui
il lavoro alla Caritas, caro signor Cantalupo. Perché vanno via i giovani del
Sud Guglielmo Cannarile - S. GIORGIO A CREMANO (NA)
Caro amico Gargano, perché i giovani del Sud fuggono verso il ricco Nord?
Quando un giovane attende da anni un posto di lavoro e non lo trova, cosa deve
fare? Vivere alle spalle dei genitori, finché essi vivono. E poi? L'amato
presidente Napolitano disse: "La politica deve fare la sua parte per
evitare a voi ragazzi di essere costretti a lasciare Napoli". Sante
parole. Ma cosa possono fare i politici e gli imprenditori per arginare la
fuga? Gli spazi occupazionali sono di labile consistenza. Allora, questa
gioventù dove troverà lavoro? Nelle maglie della camorra, negli scippi, in
altre attività illecite? La strada sicura è prendere il freno, armati della
valigia e di tanto coraggio per andare al Nord, sistemarsi, formare una famiglia.
Questo calvario l'ho percorso anch'io tanti anni fa, partendo dalla Calabria e
andando a Torino, dove, grazie a Dio, ho trovato lavoro, amici e serenità. È
come dice lei, gentile signor Cannarile, però resta
intollerabile. Anche la politica riparta dalla scuola Antonio Turco - CERCOLA
(NA) Sulla crisi della società, e dunque della politica, da dieci anni lavoro
nelle scuole per rispondere in modo positivo, ricordando una frase di Croce:
"Succede sempre quello che non può non succedere". I più avvertiti
dovrebbero operare come quelli della classe di Giorgio Amendola che
trasformarono in pochi anni la Napoli arretrata degli anni '30 e '