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Rifiuti,
proteste sospese per 48 ore Controlli sanitari sulle discariche. Blitz di
Prodi: aiuti per i nuovi impianti
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del
01-02-2008) + 2 altre fonti
Abstract: ovvero la
geografia delle discariche. Una vittoria di De Gennaro, almeno per ora.
"Si tratta solo di una tregua", dicono in prefettura a Napoli,
quartier generale del supercommissario. In realtà, il vertice per Marigliano e la chiamata del sindaco Gambacorta al
Quirinale segnano un punto per De Gennaro nella partita a scacchi ingaggiata
con i territori per domare l'
Nelle
strade inghiottite dai rifiuti "un mese dopo è ancora un inferno" -
(segue dalla prima pagina) giovanni marino
( da "Repubblica,
La" del 01-02-2008)
Abstract: Bassolino,
Iervolino e Pecoraro Scanio. Accanto alle loro foto una grande scritta:
"Camorra non siamo noi, il nostro tumore siete voi". Alla Riviera di Chiaia, nel cuore elegante della città, non c'è una carta
fuori dai cassonetti. Tre settimane fa c'era stata una rivolta per lo stato di
degrado raggiunto.
DISASTRO
NAPOLETANO ( da "Libero"
del 01-02-2008)
Abstract: Al costo per i
compensi al sindaco Iervolino, al governatore Bassolino, al ministro Pecoraro
Scanio, dobbiamo aggiungere i costi dell'esercito, il compenso e le richieste
del commissario, il danno d'im magine
che colpisce il turismo. E qualcosa per la camorra dovremo pur calcolarla;
La
curia invoca l'aiuto di San Gennaro Il Pd: si intromette
( da "Libero"
del 01-02-2008)
Abstract: attrito fra il
sindaco Iervolino ed il cardinale Sepe a proposito
della presunta "sovraesposizione mediatica" di cui l'alto prelato era
stato accusato in più di una occasione, e non solo dal
primo cittadino. "Pensi a fare il cardinale" aveva detto la Iervolino,
rendendo evidente il fastidio montante dalle sue parti per le iniziative del
cardinale.
<Botte
o cancro fa lo stesso> Così la piazza sta fermando il supercommissario
( da "Corriere
della Sera" del
01-02-2008)
Abstract: Antonio Bassolino
presenta a Pansa una relazione dei suoi collaboratori
nella quale si sostiene che la situazione ambientale è difficile, ma comunque
"percorribile". Poco prima di Natale, un incontro in Prefettura con
Bassolino, il sindaco Iervolino e il presidente della Provincia Dino Di Palma
mette a punto la strategia.
VIAGGIO
NEI 50 SITI FUORILEGGE DEL GIUGLIANESE. I ROM CORRIERI DELLA SPAZZATURA
PERICOLOSA: GUADAGNANO 5 EURO A CARICO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del
01-02-2008)
Abstract: ecomafia. Nella
campagna attorno a Qualiano, dove senti sempre addosso gli occhi di chi non ha bisogno di chiedere per
sapere che cosa stai facendo, la tragedia non è il sacchetto di casa. Ce ne
sono a montagne anche qui, ovviamente. Impudichi e sventrati, a pezzatura di un
centinaio di metri, e fanno da nutrimento per cani randagi e bestie
innominabili.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del
01-02-2008)
Pubblicato anche in: (Nazione, La
(Nazionale)) (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Di NINO FEMIANI ? NAPOLI ? MARIGLIANO getta la spugna, Ariano Irpino
viene messa con le spalle al muro e Prodi fa il blitz sugli incentivi Cip6,
scontentando Verdi e Rifondazione. È il giorno della vittoria per Gianni De
Gennaro che chiude due fronti di rivolta e rinvia a oggi il piano per la
'pattumiera da un milione di tonnellate', ovvero la
geografia delle discariche. Una vittoria di De Gennaro, almeno per ora. "Si tratta
solo di una tregua", dicono in prefettura a Napoli, quartier generale del
supercommissario. In realtà, il vertice per Marigliano
e la chiamata del sindaco Gambacorta al Quirinale segnano un punto per De
Gennaro nella partita a scacchi ingaggiata con i territori per domare l'emergenza.
NESSUNA sorpresa, invece, ci sarebbe sul piano dei rifiuti, sebbene ci sia
sullo sfondo più di un'incognita (da chiarire oggi). Le discariche
aperte e riaperte sarebbero quelle previste dal decreto del maggio scorso
(Savignano Irpino, Sant'Arcangelo Trimonte,
Terzigno e Serre, quest'ultima già in funzione) a cui
si aggiungono quelle individuate, in modo temporaneo da De Gennaro e "fino
al completamento dell'invaso": ovvero Ariano Irpino,
Villaricca e Pianura. Oltre a diversi siti di
stoccaggio e trasferenza tra cui Ferrandelle,
Marigliano e gli ex capannoni della Manifattura
tabacchi di Napoli, dove ancora ieri ci sono stati blocchi e tensione.
Parapoti, altro punto cruciale, resta al momento "in riserva
strategica", sebbene sul sito si addensino molte nubi nere. Su Marigliano in prefettura si sigla un fragile accordo, una
tregua di 48 ore come la definiscono gli amministratori presenti. Di che cosa
si tratta? "Verranno fatti dei carotaggi ? dice il
sindaco, Felice Corcione ? garantiti da organismi
pubblici. Intanto si sospendono i lavori, poi ci
aggiorneremo dopo che le analisi avranno fugato i dubbi della popolazione".
In ogni caso le ecoballe da depositare nell'area di Marigliano assommeranno a 30mila tonnellate e non a 98mila,
come previsto all'inizio, e ricoperte da doppio cellophane. Il primo cittadino
poi spiega che sul territorio verranno effettuate verifiche accurate, prelievi
e analisi condotte dall'Istituto superiore di sanità. Accertamenti anche sulla
presenza di materiale ferromagnetico nel sottosuolo per valutare, una volta per
tutte, se vi siano o meno rifiuti tossici sotterrati.
MENTRE SI CHIUDE qualche fronte di polemica, se ne apre un altro, politico e
tecnico insieme. In uno dei suoi ultimi giorni a Palazzo Chigi, Romano Prodi
mette a segno un vero e proprio blitz e accorda ai termovalorizzatori della
Campania il regime agevolato del Cip6 per favorirne la realizzazione.
Sconfessando la sua stessa Finanziaria che poche settimane fa aveva cancellato
questo tipo di beneficio economico. Il provvedimento di Prodi riapre i giochi
per la gestione del termvolarizzatore di Acerra, dopo che le aziende che intendevano raccogliere il
testimone di Fibe-Impregilo, cioè la francese Veolia e l'italiana A2A, si erano defilate. IL
PROVVEDIMENTO di Palazzo Chigi rimette in corsa le società interessate alla
gestione di Acerra, ma anche alla costruzione del
termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa e dell'impianto di Salerno, non
ancora in cantiere e nemmeno autorizzati. Ma la mossa di Prodi non piace a
Rifondazione e il presidente della commissione Ambiente al Senato, Tommaso
Sodano, la giudica "incomprensibile e inaccettabile". - -->.
( da "Repubblica, La" del
01-02-2008)
Cronaca Pozzuoli, un mese fa Pozzuoli, ieri Melito, un mese fa Melito, ieri
Pianura, un mese fa Pianura, ieri Nelle strade inghiottite dai rifiuti "Un
mese dopo è ancora un inferno" Napoli, viaggio dentro la provincia
assediata dalla spazzatura Il reportage Solo il centro della città è stato
ripulito: in periferia cumuli fino ai primi piani L'immondizia mai raccolta da
fine dicembre E c'è chi cammina con la mascherina (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
GIOVANNI MARINO Immondizia mai raccolta da fine dicembre, se non da prima, a
cui si aggiunge, giorno dopo giorno, inesorabilmente, altra spazzatura. Non si
respira, e non è un eufemismo, nella grande area a ridosso di Napoli: a
Pozzuoli, Quarto, Casoria, Melito, San Giorgio a
Cremano, Casavatore, Afragola, Cardito.
Un mese dopo l'esplosione della grande crisi, andare da quelle parti è un tour
nella disperazione e nel più totale abbandono. Nulla è cambiato in positivo,
anzi, la situazione è peggiorata. Napoli è lì, a pochi minuti di auto, ma
sembra lontanissima. La città, da qualche giorno, è stata ripulita. Dal centro
alla periferia. Pianura è totalmente pacificata. Non ci sono tracce di quei
giorni infernali. La discarica è chiusa da strutture in granito disposte
ordinatamente. A terra, a ricordare quegli scontri, è rimasto uno striscione
contro Prodi, Bassolino, Iervolino e Pecoraro Scanio. Accanto alle loro foto una grande
scritta: "Camorra non siamo noi, il nostro tumore siete voi". Alla
Riviera di Chiaia, nel cuore elegante della città,
non c'è una carta fuori dai cassonetti. Tre settimane fa c'era stata una
rivolta per lo stato di degrado raggiunto. Adesso l'inferno si è
spostato di pochi chilometri. O meglio, c'è sempre stato anche nei giorni di
Pianura. Ma brucia sempre di più. La provincia è letteralmente inghiottita
dalla spazzatura. Eppure, andando in giro, raccogli frustrazione ma nessun
cedimento davanti all'ipotesi di ospitare eventuali discariche o siti da quelle
parti. è come se non si accorgessero che le
discariche, tante mini-nauseabonde discariche, le hanno già sotto casa. Un
cartello rettangolare con la scritta "Napoli" sbarrata di rosso
avverte che si sta lasciando il capoluogo e si entra in un altro comune.
Pozzuoli, area flegrea, è diventato un immondo sversatoio.
E i primi cumuli alti e maleodoranti sono proprio all'altezza di quel cartello,
quasi ad avvisarti che da lì in poi sarà tutto così. Luca ha 13 anni e mugugna:
"Che vergogna". Va in terza media: "Studio a
Napoli alla scuola Fiorelli, lì è pulito ma quando
torno qui, a casa, è tutto uno schifo. Mi alleno con
la corsa, ho dovuto sospendere, non puoi fare un passo con questo fetore".
Attorno a Luca il lungomare è sfregiato da carcasse di mobili, stipiti in legno
bruciacchiati, cucine sfondate, sacchetti di ogni tipo, un antico
calciobalilla, avanzi di cibo, cartoni di detersivo. Qualcuno ci ha buttato
sopra un po' di cemento. "Così puzza di meno", assicura Antonio, un
ragazzo in tuta. C'è un'auto della polizia che scorta una piccola ruspa. Gli
agenti hanno le mascherine sul volto. "Ce le hanno prestate i
netturbini", dicono. Il piccolo mezzo fa avanti e indietro tra i sacchetti
ed è l'immagine dell'impotenza. "Come svuotare l'Oceano
con un secchiello", commenta Carmine, vigile urbano in pensione. Poi
arriva una donna a bordo di una Fiat Cinquecento e inveisce: "Scusate,
poliziotti, ma come è possibile che in tutte le zone di Napoli la monnezza l'hanno tolta e da noi,
invece, no? Che siamo gli appestati, noi?". Gli
agenti si guardano tra loro e allargano le braccia. Un breve tragitto e si
arriva a Quarto. Ma sulla strada, in via Campana, ci si imbatte in un piccolo
podere ostaggio dei rifiuti. Raffaele Rusciano non
parla, scava e basta: deve liberare un passaggio. Maria La Ragione urla:
"Non ne possiamo più, mandate il Tg3, siamo al numero civico 226". A Quarto un uomo alto e robusto si presenta: "Mi chiamo Mario
e ho quasi 70 anni, volevo sapere soltanto una cosa: ma è vero che vogliono
buttare questa schifezza in una cava qua sopra?". Non aspetta la risposta: "Perché noi facciamo le barricate,
capito? E chiamiamo le televisioni".
Inutile tentare il dialogo, provare a ragionare chiedendo: ma da qualche parte
dovranno pur metterla l'immondizia? Mario fa un'espressione
severa e segue il filo del suo discorso che poi è comune a molti a Napoli e
provincia: "A Quarto 20-25 giorni fa vennero i soldati: una sceneggiata.
Guardate come siamo ridotti. La politica ha fatto questo guaio e la politica lo
deve riparare. Noi cittadini che c'entriamo?". è una scena grottesca: dialoghiamo tappandoci bocche e nasi,
in un luogo ostruito dalla spazzatura, dove i primi piani delle case ormai si
intuiscono soltanto tra i cumuli che si arrampicano fino alle finestre, ma
l'unica preoccupazione è dire no a qualsiasi ipotesi di discarica.
"Allora, se mi date i numeri vi chiamo per quando facciamo i blocchi
stradali, poi venite, siamo d'accordo?". "Benvenuti a Casoria".
La cartellonistica, nella provincia a nord di Napoli, andrebbe cambiata. La
scritta giunge al termine di una piramide di spazzatura. Sulla statale
Sannitica, dove si incrociano Casoria, Afragola e Cardito,
un serpentone chilometrico di spazzatura è il paradiso di ratti grossi come
gatti. "Appena si fa sera - racconta Maria, seduta davanti a un bar -
escono per mangiare; a mia figlia piccola ho imposto di andare in giro solo con
gli stivali alti, per evitare morsi e malattie". Si soffoca nella cintura
vesuviana e a San Giorgio a Cremano, il paese di Massimo Troisi,
non c'è nulla di cui sorridere. In via Gramsci sventola un drappo tricolore su
una montagna di monnezza. Si legge: "Ci
vergogniamo di essere italiani". Da una strada della provincia all'altra,
dal degrado al degrado. Ma se c'è una classifica del peggio, in questa
drammatica crisi dei rifiuti, ai primi posti va messa Melito.
Attraversandola si ha l'impressione di stare in zona di guerra. Sono più i
residenti con le mascherine che quelli senza. Le portano i grandi e i piccoli e
non le tolgono mai, finché stanno per strada. Via Giulio Cesare, via Cristoforo
Colombo, Traversa Melitiello, sono ormai discariche a
cielo aperto. Ogni strada reca i segni della protesta: cassonetti rovesciati e
immondizia ovunque. In Corso Europa ci sono due chilometri di spazzatura. Forse
più. Un uomo di colore, furtivo, ci getta su un televisore maxischermo andato
in frantumi e fugge. Pochi metri dopo bisogna fermarsi. Giovani esasperati
stanno bruciando i rifiuti. Impediscono il passaggio. E invocano:
"Aiutateci".
( da "Libero" del
01-02-2008)
Attualità 01-02-2008 DISASTRO NAPOLETANO Mucchi di rifiuti
e montagne di soldi Il commissario De Gennaro chiede soldi per far fronte
all'emergenza rifiuti in Campania. Cosa dovevamo aspettarci? Al costo per i compensi al sindaco Iervolino, al governatore Bassolino, al ministro Pecoraro Scanio, dobbiamo aggiungere i costi
dell'esercito, il compenso e le richieste del commissario, il danno d'im magine che colpisce il
turismo. E qualcosa per la camorra dovremo pur calcolarla; si crede
forse di poterla mettere da parte gratis? Così va il Belpaese presieduto dal
presidente di tutti gli italiani che, innanzi al 60% dei cittadini che desidera
andare al voto, dice che la situazione è complicata. Marco Chierici e.mail Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di
riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
( da "Libero" del
01-02-2008)
Italia 01-02-2008 La curia invoca l'aiuto di San Gennaro
Il Pd: si intromette PEPPE RINALDI NAPOLI Non sono solo i roghi a bruciare in
Campania. C'è anche una sottile e quasi impercettibile fiamma che arde tra le
stanze di Palazzo San Giacomo, sede del comune di Napoli, arriva fino alla
diocesi e si spinge oltre, lambendo la sinagoga della comunità ebraica. Con una
"doverosa" puntatina più in alto, in direzione di quel San Gennaro
cui il popolo s'è votato per un miracolo che cancelli la tragedia dei rifiuti.
Parliamo delle scintille prodotte dall'attrito fra il
sindaco Iervolino ed il cardinale Sepe a proposito
della presunta "sovraesposizione mediatica" di cui l'alto prelato era
stato accusato in più di una occasione, e non solo dal
primo cittadino. "Pensi a fare il cardinale" aveva detto la
Iervolino, rendendo evidente il fastidio montante dalle sue parti per le
iniziative del cardinale. Le veglie di preghiera, l'affidamento al santo
patrono, tutto è stato percepito come ingerenza: del resto i contenuti poco
teneri adottati da Crescenzio Sepe,
riferiti ai livelli istituzionali nel quadro della drammatica, epica, storia
della spazzatura, hanno subito impattato le stanze della politica. La cosa si è
poi trasferita nella sede regionale del Pd, guidato da uno dei "gurka" di Ciriaco De Mita, il
deputato salernitano Tino Iannuzzi. In uno dei
tanti vertici degli organi dirigenti dedicati soprattutto alle conseguenze del
terremoto Udeur e dal rimpasto della giunta Bassolino,
l'ala "sinistra" del partito aveva in qualche modo sposato le
posizioni del sindaco, dicendosi concorde sulla riflessione relativa alla
"spropositata presenza sui media di Sepe".
L'ala cosiddetta "cattolica" del Pd campano (cui pure l'ex basista Dc
Iervolino appparterrebbe) si è invece schierata con
il capo della diocesi, in un caso producendo anche documenti politici a
sostegno del suo diritto di parola e di critica. Com'è stato per un nutrito
gruppo di consiglieri comunali in palese dissenso dal sindaco. A questi si sono
uniti proprio l'al tro ieri un gruppo di
intellettuali napoletani che, in una nota diffusa ai media, ha apertamente
parlato di "arroganza di chi tenta di zittire il cardinale nell'esercizio
del suo magistero invece che prendere consapevolezza della catastrofe e della
necessità di uscirne". Insomma, a liquefarsi non è il sangue di San
Gennaro ma il tessuto di un partito dall'identi tà ancora obliqua alle prime prove generali di tenuta. Ma
la cosa ancor più significativa è l'inciden te con il rabbino capo di Napoli Pierpaolo Pinhas Pinturello. In diverse
occasioni pubbliche, la Iervolino aveva paragonato la situazione mediorientale
all'occupazione nazista, come un Diliberto qualsiasi: inutile dire che Pinturello ha dato forfait alle celebrazioni della Giornata
della Memoria cui pure era stato invitato seppur attraverso una semplice email. Vicenda letteralmente snobbata da tutti, eccezion
fatta per un consigliere comunale di una lista civica, Marco Mansueto. Il che
la dice lunga sulla sproporzione tra la generalizzata, quasi conformistica,
condanna dell'antisemitismo e l'interesse vero manifestato nelle occasioni
concrete. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione
delle notizie senza autorizzazione.
( da "Corriere della Sera" del
01-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache -
data: 2008-02-01 num: - pag: 23
categoria: REDAZIONALE Politica e barricate Le oscillazioni della
Iervolino "Botte o cancro fa lo stesso" Così la piazza sta fermando
il supercommissario DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - I tre bambini prendono la rincorsa
dal prato, tra gli applausi della gente che già pregusta la scena. Si tengono
per mano, salgono sulla strada di corsa, sputano all'unisono sui finestrini
della macchina della polizia, e tornano indietro ridendo. Tutto intorno,
signore strette nei cappotti che si scaldano davanti ad un fuoco acceso sulla
carreggiata, pensionati in bicicletta che distribuiscono viveri, ragazzi che
fanno la faccia feroce ai "nemici ", gli uomini in divisa.
"Tanto qui nessuno tiene paura", dice uno dei tre bambini, avrà al massimo
dieci anni. "O moriamo di tumore o di mazzate". Marigliano
doveva essere facile. Nel piano presentato undici giorni fa dal commissario
straordinario per l'emergenza rifiuti Gianni De Gennaro, l'apertura della
discarica temporanea non avrebbe dovuto presentare problemi, almeno non di
ordine pubblico. Invece, via Isonzo è un percorso di guerra urbana, reticolati
e piastre di cemento che ostruiscono il passaggio. L'autostrada è bloccata, la
statale pure. Il sito, dieci moggi di terreno, è in fondo a una stradina di
campagna, località Bosconfangone. Accanto c'è il
depuratore, sequestrato dalla magistratura nel 2004 perché scaricava liquame
nella falda acquifera. Di fronte, uno stabilimento dell'Alenia sul quale gli
abitanti raccontano storie di esalazioni, operai intossicati, vapori tossici. è su questo sentiero che nei giorni scorsi si sono scontrati
poliziotti e manifestanti. In palio c'era il passaggio di due pale meccaniche
dirette alla futura discarica. Le ha prese il sindaco, le ha prese un bimbo di
otto anni, Filippo. Ma i veri simboli di questa protesta, esibiti come icone,
indicati a vista da chi vuole dare spiegazioni e convincere, sono gli ammalati.
La zia di Filippo, ad esempio. è una donna dall'aria
semplice, per nulla aggressiva, è vestita con gonna nera e dolcevita grigio. Fa
la casalinga, ha 35 anni, ha il cancro. "Linfoma dovuto a fattore
ambientale ", le dissero i medici quattro anni fa. Chemio e radioterapia,
un trapianto di midollo al Cardarelli, la convalescenza sorvegliata e la
convinzione che il calvario sia dovuto ai veleni che si sprigionano da un
terreno esausto, dove per anni è stato abusivamente sepolto di tutto. è qualcosa che dà forza alla protesta, la rende più convinta
e sorda. Il risultato è un pareggio, tregua di due giorni, apertura subordinata
all'esito degli esami sul terreno. Stallo. E così i furgoni della polizia
carichi degli agenti che devono dare il cambio ai colleghi che presidiano il
sito da dieci ore restano in coda sulla stradina, fermi, circondati dai
manifestanti. Non si va avanti, non si va indietro. è
l'immagine che riassume queste giornate, dove i rifiuti sono stati soltanto
oscurati da notizie più nuove. Di immagini ce ne sono anche altre, ormai
consuete. A Cittadella, una frazione di Casoria, i bimbi delle scuole
elementari e medie, accompagnati dai genitori, hanno bloccato la via Nazionale
mettendo di traverso la montagna di immondizia che da settimane colma i
marciapiedi. I camion sono passati lo stesso su questo tappeto nauseabondo,
spiaccicando i sacchi della spazzatura, seminando il loro contenuto per
centinaia di metri. A Ponticelli, quartiere di Napoli, qualcuno ha messo il
metro marino in mezzo ad un cumulo di munnezza che
sfiora i tre metri di altezza. La spazzatura come una marea montante, da
misurare ogni mattina. Il centro di Napoli è pulito, ma è un'illusione ottica.
Le periferie e la provincia sono sommersi, l'esercito che ogni tanto fa
respirare qualche quartiere crea soltanto un effetto placebo. E Gianni De
Gennaro, l'uomo che doveva tamponare una situazione giunta al punto di non
ritorno, è un commissario dai superpoteri ma senza più un governo. L'ex capo
della polizia è stato chiaro fin da subito. A lui spetta la soluzione di questa
emergenza, non dell'emergenza rifiuti nel suo insieme. Ha firmato le ordinanze
per l'entrata nei siti di stoccaggio "battezzati " dal suo piano, e
poco altro. Non firma l'ordinaria amministrazione, si attiene al piano. è una presa di distanza simbolizzata anche dalla scelta di
aprire il proprio ufficio non al Commissariato, ma al Comiliter,
il palazzo dell'esercito in piazza Plebiscito. "Così non si va
avanti", ha detto due giorni fa. I primi 24 giorni di De Gennaro
somigliano molto agli ultimi del suo predecessore, il prefetto Alessandro Pansa. La sensazione di essere fermi, di non avere l'aiuto
necessario, che tutti pensino (anche) ad altro mentre ogni ora dovrebbe essere
invece preziosa. I superpoteri di un Commissario senza governo non scalfiscono
il potere politico locale. E senza politica non si va da nessuna parte. Lo sa
bene il prefetto Pansa, commissario straordinario
"caduto" sulla discarica di Pianura dopo avere ricevuto abbondanti
assicurazioni dai politici campani. è una storia
vecchia di un mese ma da raccontare, perché aiuta a capire come nessuno sia
senza colpa. Nella disperata corsa contro il tempo - la chiusura del sito di
stoccaggio Taverna del Re, annunciata al 31 dicembre, segnava l'inizio del
disastro - l'ipotesi di riaprire Pianura viene considerata l'extrema ratio. Il
Commissariato è perplesso, timori per l'ordine pubblico. Antonio
Bassolino presenta a Pansa una relazione dei
suoi collaboratori nella quale si sostiene che la situazione ambientale è
difficile, ma comunque "percorribile". Poco prima di Natale, un
incontro in Prefettura con Bassolino, il sindaco Iervolino e il
presidente della Provincia Dino Di Palma mette a punto la strategia.
"Nessuna indicazione contraria dei presenti" si legge nelle
informative inoltrate alla presidenza del Consiglio. Si proceda, allora. La
scelta diventa ufficiale. Due giorni dopo, Iervolino si dichiara pubblicamente
contraria alla riapertura della discarica di Pianura, e si schiera al fianco
dei suoi abitanti. Ma ancora il 28 dicembre, quando ormai sono cominciati i
blocchi stradali e ferroviari, durante una riunione in prefettura il sindaco di
Napoli è d'accordo nel cercare "un consenso quantomeno a livello politico
per mediare con la popolazione" e arrivare all'apertura della discarica.
Il cerino resta in mano a Pansa, che si brucia. De
Gennaro ha trovato una soluzione compromessa da notti di battaglia e trattative
con i capi della protesta che avanzavano richieste sempre più esose. E ha
tirato una riga su Pianura. Ma il modo in cui è maturata questa rinuncia è
benzina che alimenta le proteste degli altri, una eredità
che pesa su qualunque nuova trattativa. Anche tra i prati di Marigliano appare chiaro che si è creato un precedente dove
lo Stato è venuto, è stato contestato, se ne è andato sconfitto. Un pensionato,
un attivista, la madre di Filippo: "Siccome noi
siamo persone pacifiche e quelli di Pianura invece no, dobbiamo prenderci i
rifiuti di Napoli al posto loro?" è un coro rassegnato, perché tutti sanno
che alla fine la discarica, qui, si farà. Ma la disfatta che lo Stato ha
incassato a Pianura è un tormento ulteriore, alimenta il retrogusto di
ingiustizia. "Brava gente" dice il vicequestore che dirige la polizia
messa a proteggere il sito. Convinta di subire un torto, l'ennesimo. Lo scorso
anno Marigliano ha vinto un premio per la raccolta
differenziata. "E adesso ci dobbiamo prendere i rifiuti di quelli che non
la fanno?" Qui, come ad Ariano Irpino e negli
altri luoghi della protesta, c'è la convinzione inscalfibile
che ognuno si debba prendere i suoi rifiuti e le sue eventuali colpe, e basta.
L'eterna rivalità campana tra metropoli e provincia. Non c'è bisogno di
arrivare in Veneto. La solidarietà nazionale finisce appena fuori Napoli. Anzi,
non comincia nemmeno. Proteste Prima le parole di sdegno, poi i cortei, ora i
blocchi stradali. è l'onda in crescita delle proteste
contro la riapertura delle discariche indicate da De Gennaro Nella foto un tir
fermo sull'autostrada fra Caserta e Salerno (Ansa) Commissario Gianni De
Gennaro Scontri Tensione per i cortei contro il sito di stoccaggio di Marigliano (Emmevì) Marco Imarisio.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-02-2008)
Viaggio nei 50 siti fuorilegge del Giuglianese. I rom corrieri della spazzatura pericolosa: guadagnano 5
euro a carico DALL'INVIATO A QUALIANO PIETRO TRECCAGNOLI I roghi li appiccano
alle cinque di mattina, quando il vento spinge il fumo nero e i veleni verso il
mare e grazia i 27mila abitanti di Qualiano. Nella
terra dei fuochi, prima dell'alba, ardono i copertoni, ammonticchiati dovunque.
Gli pneumatici non servono a riscaldare l'Onu della prostituzione che lungo tutta
la Circumvallazione fa mostra di sé a tutte le ore
del giorno e della notte. A loro ci pensano i magnaccia (africani e slavi per
lo più) che le hanno prese in franchising della Camorra, quella con la
"c" maiuscola. Le gomme sono usate come combustibile. È come una
legna tossica che serve a far sparire più rapidamente le morchie di nafta che
vengono sversate in abbondanza sui copertoni. Poi
basta un fiammifero e, puff, il veleno è servito.
Brucia prima e, a fine rogo, è impossibile capirci qualcosa in quell'impasto
scuro e fetente. A Ponte Riccio, poco lontano dalla zona Asi
di Giugliano, c'è l'inferno. Chi passa velocemente
lungo l'Asse Mediano intuisce e qualche volta annusa. Ma per scoprirne i
gironi, le balze e la dannazione bisogna addentarsi nelle strade di campagna,
prima asfalto e poi pantani, neri di fango, di scorie, impregnanti di peste
chimica che la pioggia di gennaio non riesce a neutralizzare. Attorno a Qualiano ci sono una cinquantina di siti di scarico. A
volte piccoli, nascosti tra i frutteti, le case in costruzione, i campi da
tennis mai finiti, o sotto i ponti che dal lago Patria si addentrano negli
acquitrini dove ancora si ostinano ad allevare bufale. Qualiano
paga l'esoso prezzo della geografia, stretto tra le periferie di Giugliano e di Villaricca. Perché
si scrive Taverna del Re, Giugliano, appunto, e si
legge Qualiano. Si scrive Cava Riconta, via Ripuaria,
Villaricca, e si legge Qualiano.
"In un'area molto concentrata, per decenni si è scaricato di tutto, senza
nessun controllo" denuncia Raffaele Del Giudice di Legambiente che qui ci
è nato e ci vive e di questa battaglia ne ha fatto una ragione di vita. "Si brucia, si sotterra, si uccide una zona di frutteti
ricchissima. Qui se pianti l'asta di una scopa dopo un
po' fruttifica". E ora? "Ora solo veleni di tutti i
tipi". È qui che Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero
hanno girato il documentario "Biùtiful cauntri" che ha entusiasmato Nanni Moretti e che tra
poco arriverà nelle sale. Lungo strade e sentieri senza nome, fiancheggiati da
canneti rinsecchiti dalla diossina, si possono trovare tubi catodici, divani, aspirapolveri, volumi sparsi di enciclopedie, bottiglie,
parafanghi e altri residui di smaltimento di auto, in gran parte derivati del
petrolio. Ci sono anche pezzi di tronchi di palme. Sono quelle infettate dal
punteruolo rosso, un insetto mediorientale. Non le smaltiscono secondo la
legge. Le bruciano insieme a tutto il resto. E l'animale sta sempre lì. Ma i
rifiuti più pericolosi sono quelli che non si riescono a distinguere. Come
attorno alla centrale Enel, dove le puttane battono accanto a un monterozzo di scorie di fonderie che due giorni fa non
c'era e che è bruciato per una mattinata intera. I vigili del fuoco? Ormai
nessuno li chiama più. Se v'infilate in una traversa dalle parti della Masseria
del Cardinale, poco dopo la costruenda chiesa
dell'Immacolata, siete in piena discarica. Qualche contadino si ostina a potare
alberi di albicocche, ma l'assedio è totale. Vedono, mugugnano, ma la loro
rabbia non produce effetti. E così molti tacciono. Frutteti si alternano a
piccoli spazi incolti, scampìe. I più sfiduciati
hanno sradicato tutto e hanno attaccato le cesoie al chiodo, perché i cumuli
abusivi e tossici, crescono di giorno in giorno. A trasportare le schifezze
sono i rom. Chi ha bisogno di far scomparire monnezza pericolosa o ingombrante gli mette in mano cinque
euro ed è fatta. Provvedono loro, con i propri trabiccoli improbabili a portare
tutto dove l'occhio non vede, ma il naso sente e i polmoni s'incancreniscono.
Del resto i nomadi tra i veleni, all'ingresso dell'area industriale, ci vivono
in settecento, su un terreno dove, anno dopo anno, è stato infilato di tutto.
Poco più avanti, superato l'immpianto verde di Cdr, c'è una vecchia discarica abusiva dove fino a dieci
anni fa, quando è stata finalmente chiusa, hanno interrato ogni specie di
scoria. C'è un recinto di cemento che la contiene, ma la collinetta, dove
cresce erba grigia, svetta beffarda tra gli alberi di percoche
(le indimenticabili puteolane), i cui tronchi hanno ora un colore indefinibile,
che intossica già a guardarlo. Non si raccoglie più nulla, sperano i
consumatori. A cinque metri dall'ecomostro ci sono i teloni di alcune serre
dove per ora non è ancora spuntato nulla, se mai spunterà. Per contrasto, i
broccoli sono già "spicati", come altrove
le mimose: c'è chi caparbio e incosciente li coltiva a due passi da una delle
ex-centrali dell'ecomafia. Nella campagna attorno a Qualiano,
dove senti sempre addosso gli occhi di chi non ha
bisogno di chiedere per sapere che cosa stai facendo, la tragedia non è il
sacchetto di casa. Ce ne sono a montagne anche qui, ovviamente. Impudichi e
sventrati, a pezzatura di un centinaio di metri, e fanno da nutrimento per cani
randagi e bestie innominabili. È un contrappasso che Dante non aveva
previsto per i suoi peccatori. Anche perché qui puniscono soprattutto gli
innocenti. Innocenti come le folaghe (quelle che amava cacciare Ferdinando IV
di Borbone), i gabbiani e qualche cormorano che sguazzano nelle acque del lago
Patria. Sono immersi in una schiuma bianca che infesta le rive. E sbattono le
ali come il cormorano nel petrolio della prima guerra del Golfo. Allora sapevi
da dove arrivava la morte. Oggi, invece, nessuno sa dirtelo con certezza. (1. continua).